Il 12 giugno Enzo Spalletti viene prelevato e portato in questura per essere interrogato. Sono presenti i due magistrati Silvia Della Monica e Adolfo Izzo oltre che il commissario Sandro Federico e il colonnello Olinto Dell’Amico.

Spalletti tenta di sottrarsi negando la sua presenza sul posto affermando in prima istanza di essere andato con una prostituta che aveva trovato a Firenze sul Lungarno Vespucci e che si era appartato con lei nella zona di Roveta.

Gli inquirenti non credono alle sue dichiarazioni e dopo sei ore di interrogatorio riescono ad ottenere l’ammissione che nella realtà si è incontrato con Fosco Fabbri alla “Taverna del Diavolo“, un ristorante in località Roveta, per poi appostarsi sulla collina in attesa di una coppia da spiare. Conclude di essere tornato a casa per la mezzanotte. L’orario di rientro non torna però con le dichiarazioni a verbale della moglie Carla Agnoletti che testimoniò che quando lei aveva deciso di andare a letto, il marito non aveva ancora fatto ritorno a casa e l’orario era circa le una di notte.

Dalle stesse dichiarazioni della moglie e da alcune testimonianze raccolte da avventori del Bar dove si era recato Spalletti la mattina del 7 giugno emerse che lo Spalletti avesse appreso del delitto prima ancora della scoperta dei due cadaveri da parte di Vittorio Sifone. In pratica racconta alla moglie: “dopo un po arrivò intorno alle 12.30 e si iniziò a mangiare. Ricordo che nella circostanza mio marito mi disse che aveva visto la sera nei pressi di Scandicci in una strada vecchia, mi ha precisato anche la località che attualmente non ricordo, che avevano ucciso una coppia di fidanzati. Mi precisò che il ragazzo lo avevano ucciso in macchina con alcuni colpi di pistola mentre la ragazza era stata uccisa e portata qualche metro più in la.

Questa circostanza poneva lo Spalletti in una condizione critica in quanto solo l’assassino o solo un testimone oculare poteva sapere, la domenica a pranzo, dell’omicidio, ma soprattutto dei particolari su come fosse avvenuto. Ricordiamo che la domenica i giornali non erano ancora usciti con la notizia. Quindi, o Spalletti aveva assistito o qualcun altro lo aveva fatto e gli aveva raccontato l’episodio.

Nel corso di un successivo interrogatorio Enzo Spalletti dichiarò: “Voi lo sapete che io non sono l’assassino, ma mi tenete in galera perchè state proteggendo qualcun altro“.

I due Sostituti Procuratori della Repubblica Silvia Della Monica ed Adolfo Izzo si risentono con indignazione: “Ma che sta dicendo, lei? Cosa intende dire? Perché? Eccetera”. Spalletti si morse la lingua: “Niente, niente, dicevo così, tanto per dire qualcosa…”.

12 Giugno 1981 Interrogatorio di Enzo Spalletti

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