Prato e il Mostro di Firenze, dalla vittima telefonista in tv al sardo fermato a Iolo per l’omicidio del ’68. Tutti i punti di contatto tra la vicenda e la città

Non sono pochi i punti di contatto tra Prato e le vicende legate ai delitti del mostro di Firenze. Nelle ultime ore il caso più complicato e probabilmente più efferato della cronaca nera italiana è tornato alla ribalta con la notizia di una nuova pista e di un nuovo indagato. Quest’ultimo è Giampiero Vigilanti, 86 anni, originario di Vicchio come Pietro Pacciani ma residente a Prato da moltissimi anni nella zona del Cantiere. Il nome di Vigilanti non è nuovo a chi segue con attenzione le inchieste e la lunghissima storia processuale legata agli otto duplici delitti del mostro di Firenze. Già nel 1985, pochi giorni dopo l’omicidio di Scopeti, l’ultimo della serie, i carabinieri vennero a Prato a perquisire l’abitazione di Vigilanti, uomo dotato di una enorme forza fisica e con un passato da soldato nella Legione straniera.

Gli altri punti di contatto con la città di Prato e il caso riguardano le vittime e alcuni personaggi oggetto di indagine nel corso degli anni.

Stefano Baldi e Susanna Cambi. Il 22 ottobre 1981 il mostro colpì per la quarta volta. A Travalle di Calenzano, nel campo chiamato Le Bartoline, furono uccisi due giovani fidanzati mentre si trovavano appartati all’interno di una Golf nera. I cadaveri vennero scoperti da due contadini della zona la mattina del 23 ottobre. Stefano, 26 anni, abitava vicino al luogo del delitto a La Querce in via Mugellese e lavorava al lanificio Stura a Vaiano. Susanna invece viveva a Firenze e per un certo periodo era stata assunta dalla ditta Eurogiochi di Padova come telefonista in alcune televendite registrate all’Hotel Palace di Prato e trasmesse su Tv Prato. Inoltre i due frequentavano spesso la città laniera dove avevano molti amici.

Salvatore Vinci. Nato a Villacidro in Sardegna nel 1935 è arrivato in Toscana, a Casellina, vicino Firenze, nel 1960 per raggiungere il fratello Giovanni. Tre anni dopo si trasferisce con la moglie alla Briglia, nel Comune di Vaiano. E a Prato, mentre lavorava in un cantiere edile a Iolo, il 23 dicembre del 1968, fu raggiunto dai carabinieri per essere interrogato in caserma. Il conterraneo Stefano Mele lo aveva accusato di complicità nell’omicidio della moglie Barbara Locci e dell’amante Antonio Lo Bianco, avvenuto il 21 agosto dello stesso anno. È il primo duplice delitto firmato con la pistola calibro 22 poi usata per tutti gli omicidi del mostro. Scagionato, rientra nel mirino degli inquirenti nel 1984, dopo l’omicidio di Vicchio, il settimo della serie. Negli anni Sessanta Salvatore, assieme al fratello Francesco, frequentava il cosiddetto «bar dei sardi» in piazza Mercatale, luogo di ritrovo abituale dei tanti immigrati dal sud Italia, non solo sardi, che in quegli anni erano venuti a Prato in cerca di lavoro. Di Salvatore Vinci si sono perse le tracce dal 1988.

Rolf Reinecke. Era conosciuto a Prato per essere stato socio di un carbonizzo alla Briglia tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta e per aver sposato Silvia Bartolini, appartenente ad una delle più note famiglie di industriali pratesi. Reinecke, cittadino tedesco, è entrato a far parte degli atti sul mostro perché fu lui, il 10 settembre del 1983, a ritrovare i corpi senza vita dei due connazionali uccisi dalla solita Beretta calibro 22 a Giogoli, in un campo adiacente alla villa dove era tornato ad abitare dopo la separazione dalla Bartolini. Reinecke è morto in Germania nel 1996 all’età di 59 anni. Due anni fa, nel luglio del 2015, le cronache parlano ancora del mostro di Firenze. È Tv Prato a dare la notizia che i Ros stanno eseguendo in città alcuni interrogatori nei confronti di coloro che hanno conosciuto Reinecke per amicizia o per motivi di lavoro. Le indagini sono ancora una volta condotte da Paolo Canessa, il pm che più di tutti si è occupato del mostro di Firenze e detiene ancora la delega dell’inchiesta. In questo caso stiamo parlando delle indagini sui mandanti dei delitti, commessi secondo la verità giudiziaria dai Compagni di merende, secondo quella che viene chiamata la pista esoterica. Sembra che Reinecke fosse un appassionato di occulto. Dopo aver divorziato dalla moglie si era «accasato» con Francoise Walther, una cittadina svizzera, che diceva di essere una medium. La donna, interrogata dopo il duplice omicidio dei tedeschi, pur confermando la versione del compagno, aggiunse: «Il mio sesto senso mi diceva che erano morti e che erano due… pensai che ci potessero essere due morti perché io sono sensitiva».

http://www.tvprato.it/2017/07/prato-e-il-mostro-di-firenze-dalla-vittima-telefonista-in-tv-al-sardo-fermato-a-iolo-per-lomicidio-del-68-tutti-i-punti-di-contatto-tra-la-vicenda-e-la-citta/

27 Luglio 2017 Stampa: Prato e il Mostro di Firenze, dalla vittima telefonista in tv al sardo fermato a Iolo per l’omicidio del ’68. Tutti i punti di contatto tra la vicenda e la città

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