Testimonianza di Giuseppe Barranca

R: Confermo le dichiarazioni rese di cui ricevo lettura.

R: Quella sera mi ero incontrato con mio cognato Lo Bianco e lo avevo invitato a venire a venire a cena in trattoria insieme a me e al mio fratellastro Colombo, ma egli non accettò l’invito dicendo che aveva un impegno, senza specificare di che natura.

R: Mi sono recato a trovare mio fratello Giacomo soggiornante obbligato a (illeggibile) alcuni giorni prima dell’omicidio di mio cognato e ciò posso provarlo perchè, essendo mio fratello sottoposto a vincoli, ci siamo visti dal comandante la stazione CC per essere autorizzati a farlo stando fuori oltre l’orario. Il comandante non ci autorizzò, perchè ci disse che non era di sua competenza. Questa visita fu dovuta alla festività di ferragosto.

R: Non sapevo che mio cognato avesse relazione con la moglie del Mele.

R: Conosco il Mele che lavorò con me come muratore per circa sei mesi con la ditta Casamento Ignazio, meglio lavorò con me per circa venti giorni presso detta ditta.

A. D. del P.M. R.: Il giorno del delitto Mele lasciò il lavoro verso le undici dicendo di sentirsi male, e non ritornò al lavoro dopo il pranzo.

A. D. del P.M. R.: Non ho mai abitato sopra la tavola calda di Signa, ma ivi andavo spesso a mangiare.

A. D. della Difesa R.: Non ho avuto occasione di invitare la moglie del Mele al cinema, avendo da questa un rifiuto con la scusa che c’era uno con il motorino che la seguiva, e mai – pertanto – ho potuto fare questo discorso al Mele dopo l’uccisione della moglie, nella caserma dei CC. L’unica volta che sono stato con la famiglia Mele a mangiare una pizza, è stato molto tempo prima del delitto, e io poi fui invitato a casa sua a bere un po’ di vino.

Il Mele avuta la parola ricorda al teste di aver appreso da lui quanto sopra riferito, il teste R: Questa frase non l’ho detta io al Mele, fu la moglie di lui a dirmi una sera che eravamo insieme in occasione della fiera di Signa, nell’agosto del ’68, ed io l’avevo invitata ad avere rapporti con me. “Ci potrebbero sparare mentre siamo in macchina”. Io riflettendo al fatto che sia ella che il marito erano sardi e temendo qualcosa, non ebbi alcun rapporto con lei e la riaccompagnai a casa. Questo discorso avvenne in una stradina presso il cimitero di Lastra. Ciò avvenne verso le 22 o 23.

A. D. del P.M. R.: La donna non disse che c’era qualcuno che ci seguiva con il motorino, io riferii il fatto al tenente dei CC, mentre mi trovavo con gli altri congiunti nella camera mortuaria a Firenze, in una conversazione e non in sede di interrogatorio.

A. D. della Difesa R.: Non riesco a comprendere come il Mele sia a conoscenza del fatto, io l’ho detto solo al tenente.

A.D.R.:  Conosco il Vinci Francesco con il quale spesso mi trovavo al bar e si sapeva in giro che era l’amante fisso della Barbara.

A.D.R.: Quando la donna mi parlò di quella minaccia non pensai affatto che chi potesse sparare potesse essere il Vinci Francesco.

A.D.R.: Non posso dire sui rapporti che ho avuto con lui, che il Vinci Francesco fosse prepotente o violento.

A. D. della Difesa R.: Non ho visto il Mele alla Guida di motoveicoli o biciclette.

A. D. del P.M. R.: L’episodio della gita con la donna è stato il più vicino alla morte della stessa, ma non so dire a che distanza di tempo dalla consumazione della pizza.

A. D. della Difesa R.: Anche il Mele a me appariva come un individuo pacifico, non violento.

A. D. del P.M. R.: La donna aveva aderito alla mia proposta di congresso, ma quando disse quella frase lei non appariva preoccupata, ma fui io a preoccuparmi pensando all’ambiente sardo in cui ci può essere sangue caldo come il nostro siciliano.

 

24 Agosto 1968 Trascrizione testimonianza Giuseppe Barranca

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