Le indagini sul ruolo del medico Narducci: «Entrò in una setta»
«Mostro, una loggia protesse un mandante»
Firenze, un testimone rivela: tra i massoni qualcuno sapeva e non denunciò. Giuttari: ora c’è chi parla
DAL NOSTRO INVIATO
FIRENZE — «La massoneria perugina sapeva che Francesco Narducci, il medico annegato nel lago Trasimeno nell’ottobre 1985, era coinvolto nei delitti del “Mostro di Firenze”, ma decise di non far trapelare nulla per evitare che fossero coinvolti tutti» . Una nuova testimonianza nell’inchiesta sui mandanti degli omicidi compiuti in Toscana tra il 1968 e il 1985 svela intrecci finora insospettabili. E delinea nuove responsabilità di chi avrebbe tentato di nascondere la verità. Sono centinaia i verbali raccolti negli ultimi due anni dai pubblici ministeri umbri e fiorentini che stanno cercando di identificare i componenti della congrega che avrebbe armato la mano dei « compagni di merende».Ma anche di individuare chi provocò la morte del medico perugino. Gli accertamenti svolti sinora portano infatti a escludere che Narducci sia stato vittima di un incidente mentre era in barca, come si era pensato fino a due anni fa. « È stato ucciso — ribadiscono gli inquirenti — e la sua morte è certamente legata agli assassinii delle coppiette». È stato Ferdinando Benedetti, uno storico che ha compiuto un’indagine personale sulla vicenda, a rivelare il ruolo della massoneria, alla quale lui stesso apparterrebbe. E le sue dichiarazioni sono state poi confermate da altre persone che frequentavano la famiglia Narducci.

«Il padre del medico — ha raccontato Benedetti
 — faceva parte della loggia Bellucci e insieme al consuocero si rivolse al Gran Maestro per evitare che fosse effettuata l’autopsia sul cadavere del figlio. So che Francesco Narducci aveva preso in affitto una casa vicino Firenze, nella zona dove sono avvenuti i delitti. Era entrato a far parte di un’associazione segreta denominata “la setta della rosa rossa”. Al momento dell’iniziazione era al livello più basso, ma dopo un po’ di tempo aveva raggiunto il ruolo di “custode”. Già nel 1987 si disse che poteva essere uno dei ‘ mostri’ e la massoneria si attivò per sapere la verità. Tra il 1986 e il 1987 ci furono riunioni tra logge diverse e si decise di compiere alcune indagini. Alla fine la loggia accertò che era coinvolto, ma si decise di non far trapelare nulla perché altrimenti c’era il rischio che venissero coinvolti tutti».
Tra i testimoni ascoltati dai magistrati c’è anche Augusto De Megni, nonno del bimbo rapito nel 1990, per anni al vertice del Grande Oriente d’Italia. « So che Narducci andava a Firenze — ha confermato — e che frequentava giri poco raccomandabili » .
Secondo le indagini compiute sinora il dottore potrebbe essere stato il « custode » dei reperti genitali asportati alle vittime. E adesso si sta verificando se possa esserci un nesso tra la sua morte e la spedizione di un lembo di seno di Naudine Mauriot al pubblico ministero Silvia Della Monica.L’omicidio della francese e del suo compagno Jean- Michel Kraveichvili avvenne l’ 8 settembre agli Scopeti. Recentemente si è scoperto che la coppia era in Toscana per partecipare a pratiche esoteriche e che sarebbe poi rimasta vittima di un rito satanico. Un mese dopo il delitto scomparve il dottor Narducci. Era in ospedale a Perugia e dopo aver ricevuto una telefonata andò via sconvolto.
Di lui non si seppe più nulla fino al 13 ottobre, quando il suo cadavere affiorò a circa duecento metri dalla riva.

Alcuni testimoni dell’epoca hanno raccontato che aveva numerosi ecchimosi, ma la famiglia si oppose allo svolgimento dell’autopsia. Soltanto due anni fa si è scoperto che i rilievi del medico legale furono effettuati sul corpo di una persona alta almeno cinque centimetri più del dottore. Un’evidente sostituzione sulla quale dovranno adesso fornire spiegazioni alcuni familiari di Narducci e il questore dell’epoca Francesco Trio, tutti indagati per occultamento di cadavere. «Dalle lettere anonime che attribuivano un ruolo a Narducci e ai suoi amici di Firenze come mandanti dei delitti — ha dichiarato ieri Michele Giuttari, capo della squadra investigativa — , siamo passati alle testimonianze dirette. Tanti sapevano e ora hanno parlato».

Fiorenza Sarzanini

24 Gennaio 2004 Stampa: Corriere della Sera

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