Il 12 giugno 1998 l’ufficio della Mobile inviò alla procura della Repubblica una nota con una serie di fatti e circostanze riferibili alla persona di Giovanni Spinoso che non apparivano affatto giustificabili dalla sua attività lavorativa di giornalista Rai.

Egli, infatti:

a) Si era recato nell’abitazione di via Sonnino del Pacciani già nell’estate del 1990 quando l’imputato era detenuto a Sollicciano e, nella circostanza, aveva scattato alcune foto all’orto della casa, riprendendo la panoramica della parte in cui a distanza di due anni sarà poi rinvenuta la nota cartuccia cal. 22;

b) Successivamente il 31 dicembre 1992, consegnava dette foto alla Polizia per far verificare un eventuale mutamento dei luoghi tra il luglio 1990 e la data di rinvenimento della cartuccia nel corso della maxi perquisizione (27 aprile 1992);

c) Nell’estate 1990 iniziava una corrispondenza riservata con il detenuto, al quale forniva anche dei suggerimenti sulla difesa e manifestava proprie considerazioni che poi ritornavano in alcuni scritti dell’Anonimo Fiorentino (tipo chiedere l’esame del DNA in relazione all’ultimo duplice omicidio sul tessuto umano recapitato alla dott.ssa Della Monica; chiedere l’esame del sangue sui fazzolettini trovati sul luogo del delitto; l’ipotesi che il killer potesse essere una donna…). La relazione epistolare in questione veniva rilevata a seguito di una perquisizione nella cella della Casa Circondariale di Sollicciano occupata dal Pacciani, eseguita il 6 dicembre 1991 (nella circostanza veniva rinvenuta una lettera datata 8 ottobre 1990, inviata al detenuto dallo Spinoso);

  • lo Spinoso, dopo la scarcerazione del Pacciani nell’anno 1991, è stato l’unico giornalista che ha avuto accesso nella casa di via Sonnino del Pacciani, con cui si intratteneva a discutere e, in una circostanza, anche per cinque ore, così come risulta chiaramente dall’ascolto del servizio di intercettazione ambientale, a suo tempo, in atto in quella abitazione;

  • lo Spinoso, nel seguire per la RAI la vicenda del Mostro, era uno dei più attivi giornalisti, se non il più attivo, e colui che in un certo senso aveva un canale privilegiato con alcuni investigatori dell’epoca, così come risulta chiaramente anche da alcune intercettazioni telefoniche, già riferite alla S.V. con altra nota;

  • lo Spinoso in passato – verosimilmente nell’anno 1986 -, si era recato in Francia, presso un domicilio riservato di Vinci Francesco, in compagnia di una donna, intrattenendosi a discutere con l’uomo. La circostanza apparve quanto mai strana ai familiari del Vinci; in particolare alla moglie Melis Vitalia ed al figlio Vinci Fabio, che l’hanno recentemente riferita a verbale. La Melis, infatti, sentita in data 1 marzo 2001 in relazione all’incarico affidato all’agenzia di investigazioni Falco per far luce sulla uccisione del marito, tra l’altro, dichiarava che nel periodo di tempo dal 1985 al 1989 la famiglia si era trasferita per lavoro e per stare tranquilli in Francia, a Saint Paul De Vence, nelle vicinanze di Nizza, dove il marito aveva trovato un lavoro come muratore. In un successivo verbale del 5 marzo 2001, sempre la Melis riferiva notizie che riguardavano lo Spinoso. In particolare, raccontava di averlo conosciuto nel 1983 in occasione di una visita che il giornalista aveva fatto presso la sua abitazione di Montelupo Fiorentino e di averlo incontrato successivamente in diverse occasioni, nelle quali lo Spinoso le domandava sempre notizie sulla vicenda del Mostro. Riferiva, inoltre, che nel 1986, quando abitavano in Francia, un giorno videro giungere presso la loro abitazione un’autovettura targata Firenze, a bordo della quale vi era lo Spinoso ed una donna con capelli mori, di carnagione scura. L’aveva fatto entrare in casa dove c’erano il marito ed i figli Sergio e Fabio. Gli aveva chiesto come avesse fatto a trovarli in Francia ed il giornalista le aveva risposto: “sono stato bravo, arrivo dovunque”. Quindi, il marito con il figlio Fabio, Spinoso e la donna erano andati a mangiare in un ristorante tornando a metà pomeriggio. Vinci Sergio e Vinci Fabio, sentiti anch’essi a verbale, confermavano la circostanza della visita dello Spinoso in Francia. Sergio Vinci, sentito il 2 marzo 2001, precisava che il padre era rimasto molto meravigliato che il giornalista fosse riuscito a trovarlo in Francia e che i due erano andati a mangiare al ristorante. Precisava anche che Spinoso era arrivato di mattina ed era andato via di pomeriggio. Fabio Vinci, sentito il 9 marzo 2001 ed il 20 aprile 2001, precisava che la donna che accompagnava lo Spinoso era di bell’aspetto. La descriveva come una donna con capelli lunghi mossi neri, carnagione olivastra, alta circa 1.60 – 1.65 metri, snella, di circa 35 anni. Erano a bordo di una autovettura tipo station wagon, probabilmente una Alfa Romeo 33 di colore verde o rosso fegato, comunque senza scritte Rai sulle fiancate. I due si erano fermati in Francia, almeno così ricordava, due giorni. Confermava di essere andato a pranzo con il padre, Spinoso e la donna in un ristorante.

(Nota informativa della Squadra Mobile del 3 dicembre 2001)

12 Giugno 1998 Nota su Giovanni Spinoso

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