Stefano Mele

Alle 21.15 Stefano Mele viene interrogato ancora una volta. Nella sua versione il piccolo Natalino sarebbe stato accompagnato da Francesco Vinci ma alla luce della ricostruzione fatta da Natalino nel pomeriggio il Mele cambia ancora una volta la sua versione ed afferma quindi: “lasciato il ragazzo passai attraverso i campi fino a casa. Non è vero cioè che io abbia incontrato il Francesco”.

PROCURA DELLA REPUBBLICA DI FIRENZE

L’anno 1968 il giorno 24 del mese di agosto ad ore 21:15 in Firenze, carceri delle Murate avanti di noi dottor Antonino Caponnetto procuratore della Repubblica di Firenze assistiti dal sottoscritto segretario è comparso l’imputato sotto indicato il quale viene da noi invitato a dichiarare le proprie generalità ammonendolo delle conseguenze cui si espone chi si rifiuta di darle o l’età false.

Mi è stato notificato l’ordine di cattura emesso dalla S.V. per duplice omicidio premeditato. Confermo il mio secondo interrogatorio, quello cioè in cui ho accusato, come di nuovo accuso, Vinci Francesco di avere premeditato con me, e poi materialmente eseguito in mia presenza, il duplice omicidio.
La S.V. mi fa presente che un paio di ore fa, prima che mi venisse permesso di riabbracciare e salutare mio figlio presso il Comando Carabinieri, il ragazzo ha rivelato che quella notte fui io a condurlo, un po’ per mano e un po’ a cavalluccio, fin nei pressi della casa colonica della quale poi il ragazzo suonò il campanello. È vero, è andata proprio così; però, per la verità, io l’avevo già dichiarato ai carabinieri durante il sopralluogo del giorno 23 pomeriggio. Lasciato il ragazzo, passai attraverso i campi, finché mi sono ritrovato sulla strada asfaltata vicino al cimitero. Ho proseguito a piedi fino a casa; non è vero, cioè, che io abbia incontrato il Francesco. Francesco si allontanò di corsa, e andò a riprendere il suo motorino, mentre io mi portavo accanto al ragazzo che si stava svegliando.
Gli avevo detto di aspettarmi sulla strada, ma non lo rividi più. È vero che, come la S.V. mi riferisce essere stato detto dal ragazzo, io mi misi a sedere sul sedile posteriore dell’auto, accanto al ragazzo, poco prima che egli si svegliasse. Mi rendo conto che appaiono senza senso le diverse cose che io ho detto nel precedente interrogatorio sui punti or ora contestatimi: ma non avevo mai avuto a che fare con la giustizia e non sapevo come comportarmi.
LCS Firma

24 Agosto 1968 Interrogatorio Stefano Mele (7°)

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