Il 30 Maggio 2005 rilascia testimonianza Domenico Maria Rizzuto, detenuto nella Casa Circondariale di Lauro. Il Rizzuto oltre che rendere spontanee dichiarazioni a Giuliano Mignini gli consegna un memoriale che il magistrato allega al procedimento n. 2782/05 R.G.N.R. della Procura di Perugia.
Vedi 15 luglio 2005 Richiesta decisione di competenza pag. 37/38
Questo il Memoriale Rizzuto: Domenico Maria Rizzuto memoriale 12 maggio 2005
Questo uno stralcio della testimonianza:
“….Risposta: ” La confermo integralmente dopo averne avuto integrale lettura. Se vuole, la posso sottoscrivere. Desidero produrre, altresì, l’estratto della sentenza della Corte Europei dei Diritti dell’Uomo del 13.07.2000 n.39221/98i, a proposito della cooperativa “Il Forteto” che si trova tra Vicchio e Dicomano, nel Mugello. La denuncia nei confronti de “il Forteto” è partita dall’Associazione “Progetto Futura” di cui ero il presidente e di cui Dorina SCOZZARI era una nostra assistita Domanda: “Quando e come ha conosciuto la Signora Carlizzi?” Risposta: ” L’ho conosciuta leggendo il suo sito “la Giusta Informazione”. Ho ritenuto che gli articoli che lei scriveva fossero da condividere, anche se non completamente e, incuriosito, l’ho contattata ed abbiamo avuto uno scambio di corrispondenza epistolare. Poiché me lo chiede, le rispondo che la CARLIZZI mi ha detto che si interessava molto dell’ indagine sulla morte del Narducci ma posso dirle che già nel 2004 io le scrissi una lettera non appena la televisione dette notizia di una indagine nei confronti di magistrati fiorentini che si svolgeva a Genova, su impulso della Procura di Perugia ed in particolare di lei, dr. Mignini. In quel momento io ho pensato: “”Questo è uno che ha cominciato a capire qualcosa””. Sulla base di tutto questo e dell’interessamento dimostratomi dalla CARLIZZI per l’indagine sulla morte del NARDUCCI e per tutto quello che io le avevo scritto, ho ritenuto di inviare alla signora il memoriale che oggi lei mi ha letto che mandai alla signora via e-mail. Poiché me lo chiede, le dico che cominciai ad interessarmi di vicende legate alla criminalità, facendo il segretario dell’Avv. Carmelo DONZELLI del Foro di Napoli. Prima del 1992, poiché me lo chiede lei tenente MORRA, facevo il muratore. Nel 1992, come ho detto, entrai come segretario nello studio legale dell’Avv. DONZELLI che si trova nei pressi della Stazione Centrale di Napoli, in Via Firenze n.11. In quel periodo, aiutai l’Avvocato nella difesa di Luciano MILESI che veniva soprannominato “Il mostro di Bergamo”, P.M. era la Dr.ssa PUGLIESE, il GIP era il Dr. PALESTRA. Il MILESI era accusato di due delitti e si parlò, in quell’occasione, di possibili coinvolgimenti di una setta satanica ma ciò non fu confermato nella sentenza di condanna del MILESI e la cosa è rimasta piuttosto oscura. Poiché me lo chiede, le dico che io abitavo nel Mugello fin dal 1990 dove svolgevo personalmente, da solo, l’attività di muratore. Poiché me lo chiede, Tenente MORRA, le dico che io sono solo nato occasionalmente in Calabria ma i miei genitori abitano a Secondigliano e mia madre è proprio napoletana. Poiché me lo chiede, Dr. MIGNINI, il rapporto di lavoro con l’Avv. DONZELLI è stato occasionale e, verso il 1994, ho cominciato a lavorare con l’Avv. Giovanni NOCENTINI di Borgo San Lorenzo che collaborava con l’Avv. Rosario Bevacqua, successivamente difensore di Pietro Pacciani. Già in quell’occasione io sentii a parlare de “il Forteto” dall’Avv. Rosario BEVACQUA, secondo cui questa struttura poteva ospitare i possibili mandanti dei delitti del “Mostro di Firenze” ed era ubicata in una località dalla quale si poteva facilmente accedere ai vari luoghi dei delitti. Infatti, ad esempio, da Calenzano si raggiunge agevolmente e rapidamente “Il Forteto” attraverso la Strada delle Croci che non è segnata nelle cartine geografiche. Aggiungo che “il Forteto” è a un passo da San Piero a Sieve da cui fu mandato il lembo di seno alla Dr.ssa DELLA MONICA, dopo l’ultimo delitto degli Scopeti. Poiché me lo chiede, le dico che ho avuto occasione di avere un colloquio con Pietro PACCIANI, dopo la sua scarcerazione, quando andò ospite da Suor Elisabetta, in Via dei Michelozzi, così ricordo”” A.D.R.: “Sentii parlare per la prima volta di Francesco NARDUCCI quando collaboravo con l’Avv. NOCENTINI che coadiuvava l’Avv. BEVACQUA nella difesa di PACCIANI, pur non figurando formalmente. Ne sentii parlare dall’Avv. Fioravanti nel 1997 – 1998 quando il legale disse che il delitto NARDUCCI era chiaramente ricollegabile ai duplici omicidi del “Mostro di Firenze”. Preciso che non mi ricordo come entrammo in argomento; ricordo solo che io lo tempestavo di domande su tutta la vicenda e il FIORAVANTI si lasciò sfuggire questa ammissione pur rimanendo sul vago, come faceva, d’altra parte, l’Avv. NOCENTINI . E’ successivamente, e da altre fonti, che io ho avuto la conferma dei rapporti di NARDUCCI con la vicenda del “Mostro di Firenze”, in particolare, nell’esperienza di “Progetto Futura”. Su questa situazione io mi riservo di fornire tutti i necessari particolari e riscontri, sottolineando che la documentazione inequivocabile che lo comprova si trova all’estero, ivi comprese registrazioni telefoniche, testimonianze e quant’altro. La documentazione in mio possesso, che mi riservo di fornire, è in un luogo sicuro ed io farò intervenire la Signora Dorina SCOZZARI che la custodisce, proprio per essere chiaro. L’Autorità Giudiziaria fiorentina è a conoscenza di queste cose e debbo dire che con le iniziative giudiziarie che sono state ingiustamente prese nei miei confronti, si è cercato di minare la mia credibilità di testimone. ” Domanda: ” Lei ha fatto riferimento all’appartenenza al gruppo buddista Soka-Gakkai della maggior parte dei personaggi che gravitano attorno a “Il Forteto”. Sa se il NARDUCCI facesse parte di questo gruppo?” Risposta: ” Io ho posto molto l’accenti sull’appartenenza alla Soka-Gakkai di tutti o quasi i personaggi che gravitano intorno a “Il Forteto” e questo perché la Soka-Gakkai italiana, la cui sede è a Firenze, è stata ripudiata da tutti i seguaci di Nicheren dai Shonin. Per inciso gli adepti della Soka-Gakkai devono recitare per tre volte al giorno una preghiera che si chiama Gonghio ilcui contenuto è segreto e sconosciuto agli stessi adepti, come anche la preghiera Daimoku. La SokaGakkai del Forteto ha subito un processo di commistione con dottrine esoteriche di tipo pagano ed in particolare con il culto di Iside e una filiazione di questo gruppo buddista è all’origine dell’attentato alla metropolitana di Tokyo, avvenuto nel 1995, con l’impiego di gas nervino. La diffusione di questa setta è molto forte negli ambienti sociali elevati. Per quanto riguarda il NARDUCCI, io non so se lui fosse direttamente affiliato a questo gruppo ma lo credo probabile. Poiché me lo chiede, le dico che tutti i componenti della famiglia NARDUCCI hanno avuto rapporti con questo ambiente de “il Forteto”. So anche che il padre del NARDUCCI è massone della “loggia BELLUCCI” come lo è il fratello. Poiché me lo chiede, non posso fornire informazioni precise delle appartenenze del NARDUCCI Francesco, so solo che era un attivo partecipante alle orge de “Il Forteto”. Poiché me lo chiede il Tenente MORRA, rispondo che i Soka-Gakkai odiano il normale rapporto etero-sessuale e nei delitti del “Mostro di Firenze” veniva colpito il sesso normale ed era un colpo inferto a Dio come creatore della sessualità, perché i buddisti sono tendenzialmente atei. Poiché me lo chiede, le dico che il responsabile italiano della Soka.Gakkai è il signor TAGAKI, giapponese, commerciante di pesce spada tra Firenze ed il Giappone. Non ricordo come faccia di nome. Poiché me lo chiede, le dico che la Soka-Gakkai ha rapporti con gli Hare-Krishma non so dirle di che tipo. “ Domanda: “Come mai sarebbe stato ucciso NARDUCCI e da chi? ” Risposta: ” Il NARDUCCI partecipava pienamente a tutta la attività de “Il Forteto” ed aveva compreso il rapporto tra i capi del gruppo della setta – loggia del Forteto ed i delitti del mostro. A quanto mi è stato detto, il NARDUCCI era coinvolto nelle perversioni sessuali che si praticavano ma, a quanto mi stato riferito, non nei delitti del mostro. Ha cominciato ad avere paura perché si è reso conto che si trovava nel luogo da cui partivano questi delitti. Fra i capi della setta c’erano, tra gli altri, Mario Spezi, Francesco Calamandrei, Gianfranco CAPPPELLI, i Marchesi ANTINORI, i ROSSELLI DEL TURCO ed altri. Essendo divenuto un pericolo per la setta, queste persone avrebbero deciso la sua eliminazione, utilizzando una manovalanza mafiosa, vale a dire i soggetti CAVATAIO, SUTERA e CAVALLARO. Ci sono delle persone che potrebbero anche aprirsi e confessare tutto ciò di cui sono a conoscenza di questo delitto, uno dei quali è un buddista altolocato. Poiché me lo chiede, le dico che ho un parente a Perugia e che mi risulta che all’interno della Massoneria vi sia uno scontro tra un gruppo che vuole che si faccia luce su queste vicende ed un gruppo che vuol mantenere il segreto. Il mio parente è il mio cugino di sangue Valentino RIZZUTO che, prima di trasferirsi a Perugia, abitava a Firenze….”
Nella stessa giornata del 30.05.2005 Domenico Maria RIZZUTO veniva nuovamente sentito riferendo quanto qui di seguito riportato:
“….Risposta: ” Lorenzo BARGELLINI è un mio amico leader dei centri sociali fiorentini e, da sempre, oppositore della massoneria deviata e ricordo che quando parlavo con l’Avv.to BEVACQUA era spesso presente anche perché ero io che gli chiedevo di accompagnarmi perché potesse testimoniare quello che mi veniva detto. Quando l’Avv.to FIORAVANTI mi parlava della vicenda NARDUCCI, in un paio di occasioni erano presenti degli amici di cui mi riservo di fornire le generalità. Quanto all’Avv.to NOCENTINI, lo stesso era molto riluttante a parlare delle indagini sul mostro di Firenze. Ricordo che un giorno del 1994, grosso modo, io chiesi all’Avv.to NOCENTINI di darmi delle spiegazioni perché lo vedevo sempre riluttante a parlare della vicenda del mostro di Firenze. In particolare volevo chiedergli spiegazioni sull’invio, alla Dott.ssa Della Monica, di un lembo di seno appartenente all’ultima vittima degli Scopeti e sul fatto che nessuno si fosse accorto di nulla. Mentre io gli stavo chiedendo spiegazioni lui, all’improvviso, perse il controllo di se e mi colpì come se fosse stato toccato di persona da quelle mie domande, tanto che io reagii ed intervennero i Carabinieri di San Piero a Sieve che ci separarono e a cui potrete chiedere notizie sull’accaduto. Poiché me lo chiede le dico che il “Forteto” fino al 1976-1977 si trovava a Prato e poi fu trasferito nel Mugello. A domanda del Tenente Morra risponde: “ NARDUCCI era entrato al Forteto verso il 1980 attraverso ambienti massonici. Poiché me lo chiede, lei Dott. Mignini, le dico che il NARDUCCI curava lo SPEZI e anche il CALAMANDREI. So che faceva il gasrtroenterologo. Il NARDUCCI entrò al Forteto tramite Mario SPEZI e, quando si portava al Forteto, si spacciava come un fotografo di Prato all’interno del Forteto, utilizzando un falso nome. Poiché me lo chiede le dico che non ho sentito fare allusioni alla custodia, da parte del NARDUCCI, dei reperti femminili delle vittime dei duplici omicidi, reperti che venivano utilizzati nei rituali del Forteto che mettevano insieme il buddismo con il culto di Iside. Poiché me lo chiede le dico che nel 1985 la setta rischiò di restare scoperta, non solo per la morte del NARDUCCI, ma anche per l’arresto del presidente e del vice presidente del Forteto. Non so perché da allora i delitti sono cessati. Forse perché il ciclo era finito dopo lo smembramento in 14 pezzi del corpo di Iside o
di Osiride, non ricordo bene. Comunque è innegabile che la morte del NARDUCCI e l’arresto del FIESOLI e del GOFFREDO Luigi, comportano la cessazione della serie omicidiaria. Poiché me lo chiede le dico che in queste mie affermazioni non ha influito la CARLIZZI la cui ricostruzione dei fatti è spesso contraddittoria e carente e valida solo da un punto di vista giornalistico. Le conclusione che ho fatto sono tratte dalla mie esperienza e dalle confidenze che mi sono state fatte. Aggiungo che vicina al Forteto era “Mamma EBE” che era di San Piero a Sieve. Poiché me lo chiede le dico che al Forteto sono scomparse diverse persone, ma questo l’ho solo sentito dire. Poiché me lo chiede le dico che tra i Magistrati frequentatori del Forteto, vi sono Piero Tony, già Presidente del Tribunale per i Minori di Firenze e rappresentante della Procura Generale al processo d’appello a carico del PACCIANI. Il TONY, inoltre, si è sempre espresso contro le indagini in diverse interviste rilasciate soprattutto a “La Nazione”. Il Dott. TONY, inoltre, ha organizzato numerosi convegni ed iniziative in favore dell’infanzia insieme al Forteto di cui è un sostenitore. Un altro Magistrato che sostiene l’attività pubblica del Forteto, è il Dott. CRIVELLI come anche il Dott. Vigna e il Dott. Canessa. Ribadisco quanto ho già dichiarato circa la puntata a Perugia dell’ex Procuratore dopo la morte del NARDUCCI. Quello che io posso dire è solo quello di cui ho conoscenza diretta, perché di questo ne sono sicuro o, comunque, mi sono state riferite da persone che hanno frequentato il Forteto e che erano perfettamente informate sulla sua attività e mi riservo di produrre le prove di quello che dico. Aggiungo anche che, nella Sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, a cui ho fatto riferimentio questa mattina, alcuni bambini, divenuti oggi maggiorenni, hanno riferito che ai festini partecipavano persone che giungevano al Forteto a bordo di auto apparentemente private ma con il lampeggiante mobile. Quanto a Gianfranco CAPPELLI io lo conosco bene e posso dire che proviene da una famiglia che produce vini a Greve in Chianti; è un Gran Maestro massone coinvolto nella vicenda del Forteto anche della morte del NARDUCCI. Lei mi chiede se ho avuto modo di parlare con suor Elisabetta e io le rispondo di si. Posso dire che PACCIANI mi ricorda un pò la figura del NARDUCCI sul piano dei rapporti con il Forteto. Quando il NARDUCCI si mostrò titubante e si dimostrò propenso a denunciare i crimini commessi dal c.d. mostro di Firenze, fu minacciato di essere, a sua volta, denunciato come esecutore materiale dei delitti, un po’ come avvenne al PACCIANI. Alcuni di questi colloqui tra me e suor Elisabetta, sono avvenuti nel Carcere di Sollicciano e sono registrati. Ne ho avuti diversi ma non li ricordo in dettaglio, anche se è mia convinzione che suor Elisabetta fosse a conoscenza della vicenda del Forteto, della vicenda del NARDUCCI e avesse tentato di convincere PACCIANI a tacere, ma quest’ultimo che non si accontentava più dei soldi presi dalla setta e minacciava di crollare sotto le iniziative giudiziarie che venivano intentate contro di lui, dopo la Sentenza di assoluzione in appello, era divenuto un pericolo intollerabile per il gruppo che decise per la sue eliminazione, come era avvenuto per il NARDUCCI. A domanda del Maresciallo Laurizi risponde: “ Il NARDUCCI aveva un appartamento in locazione in località Gattaia nei pressi del Forteto, di cui era proprietario un Funzionario di Polizia. Fuori dell’immobile ci sono stato di persona perché quello che sapevo, nei miei accertamenti sul Forteto, cercavo di verificarlo di persona. Poiché me lo chiede, Dott. Mignini, le rispondo che sarei in grado di trovare l’appartamento del Dott. NARDUCCI. Poiché me lo chiede le dico che non ho mai sentito parlare del conte CORSINI. All’interno del carcere di Sollicciano io ero in confidenza con Stefano CAVATAIO di cui ho prima parlato a proposito dell’omicidio del NARDUCCI, nell’anno 2002. Poiché me lo chiede le dico che non so come venissero vestiti i defunti appartenenti alla setta del Forteto, ma ricordo che qualcun altro mi ha fatto una domanda simile e non ricordo chi. Aggiungo che vi prego di non informare delle mie dichiarazioni la Questura di Firenze….”
Vedi: Nota Carabinieri 27 giugno 2007 pag. 259/260/261/262/263/264
Questa la trascrizione del Memoriale Rizzuto:
DOMENICO MARIA RIZZUTO
MEMORIA DESCRITTIVA DEI FATTI IN NARRAZIONE, PER LA COMPETENZA DEL SOSTITUTO PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI PERUGIA, DOTTOR GIULIANO MIGNINI.
Io sottoscritto Domenico Maria Rizzuto, attualmente recluso nel carcere di Lauro (Avellino), dichiaro quanto segue.
Già prima del 2001, anno in cui fondai l’associazione denominata “Progetto Futura”, avente come scopo quello di appoggiare le indagini difensive in forza della legge sul “giusto processo”, avevo collaborato con gli avvocati Bevacqua e Fioravanti per le vicende relative a Pietro Pacciani, del quale erano i difensori, essendo costui accusato
di essere stato l’autore dei duplici delitti attribuiti al cosiddetto mostro di Firenze.
Dell’ingerenza massonica in tali tristi eventi, me ne accorsi quasi subito.
Lorenzo Bargellini, “boss” dei centri sociali fiorentini, a capo del movimento di lotta per la casa, del centro sociale autogestito “ex emerson”, mi accompagnava spesso quando andavo a portare al Bevacqua le conclusioni investigative cui giungevo via via, in relazione alle indagini cui erano interessati i due difensori di Pacciani.
L’avvocato Bevacqua (padre), manteneva nel frattempo costanti rapporti con un losco individuo: l’avv. Nocentini, abitante a Borgo San Lorenzo, e col quale avevo anche io lavorato con mansioni di segretario.
Il Nocentini era alcolizzato (come lo ero anch’io all’epoca), e frequentava un luogo denominato “Il Forteto”, struttura di cui spiegherò meglio in seguito.
Ricordo che il Nocentini, presentandomi a Bevacqua, gli raccontò delle mie capacità investigative, ma soprattutto dell’esperienza che avevo in materia di sette sataniche, essendomi imbattuto in passato, in un’indagine di tal genere a Bergamo.
Anche il figlio dell’avvocato Bevacqua, Massimo, mi chiese di collaborare con lui.
Fu in quel periodo che mi accorsi, dovendomi documentare anche a riguardo del comportamento di una certa stampa, sul “caso Pacciani”, della strana attività che svolgeva il quotidiano “La Nazione di Firenze”: notai che le notizie erano distorte, e palesemente strumentali, scrivevano tutto ma anche il contrario, come se fossero al servizio di poteri occulti, che in seguito riconobbi nella massoneria.
Colui che sembrava l’esperto sul mostro, era Mario Spezi, il quale, pur non essendo il direttore del giornale, determinava la linea del giornale, e anche molta soggezione nei colleghi.
Nel 2001, appena si costituì “Progetto Futura”, chiese il nostro aiuto, tale Dorina Scozzari, la quale tramite Futsum Amare Futsum Berhame, cittadino eritreo nonché socio di “Progetto Futura”, (attualmente abitante in via corelli n°4 a Firenze, lavora all’hotel Fiorentino, in prossimità della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella), ci incaricò di effettuare indagini difensive su di un luogo situato nel Mugello, fra Vicchio e Dicomano, denominato “Il Forteto”: cooperativa che produce latticini ed altri prodotti tipici.
Dorina Scozzari, abitante in Belgio, a Thies de Forcy, visitava periodicamente questo luogo, presso cui vengono affidati dal Tribunale dei Minori di Firenze, bambini ed adolescenti, per le più svariate motivazioni.
In questa cooperativa, affluiscono anche ex tossicodipendenti, malati di mente o ritardati, in una sorta di stranissima aggregazione: infatti tutti coloro che vi fanno riferimento sono Buddisti.
E’ questa un’aggregazione molto forte nella zona, e che addirittura trova come sede nazionale il “Kaikan” di Firenze in via di Bellaggio.
“Il Forteto” assunse ai miei occhi fin dall’inizio contorni molto inquietanti.
Infatti i minori non potevano essere visti da alcun estraneo, neppure dai clienti che si recavano lì semplicemente per acquistare prodotti agricoli, e non si poteva vedere neanche l’edificio dove i ragazzi erano segregati.
Collaboratore de “Il Forteto” (in cosa?) un certo Mauro Sarti, della zona, e capo settore dei buddisti.
Mi servii di lui per infiltrarmi ed entrare all’interno della struttura.
Rischiai veramente di essere fatto a pezzi, e devo confessare di aver provato un’indegna paura li dentro.
E’ bene ribadire con forza , che all’interno de “Il Forteto”, si sono perpetuati per anni, riti esoterico massonici, ed è sconcertante il fatto che i bambini continuino ad essere lì affidati da “magistrati – massoni”, nonostante che il Presidente e il suo vice, siano stati condannati in via definitiva, per abusi sessuali compiuti con animali e pedofilia.
Penso sia necessario far osservare una serie di circostanze che non ritengo affatto casuali, bensì tutte riconducibili alla stessa data: il 1985.
Infatti nel 1985 furono arrestati Fiesoli e Goffred, responsabili de “Il Forteto”, ma fu ucciso anche Francesco Narducci, ed il mostro di Firenze smise di colpire, almeno nei dintorni di Firenze, e con quelle modalità.
Questi eventi sono strettamente legati fra di loro: la Loggia massonica in quel periodo rischiò d’essere scoperta, e solo apparentemente cessarono i rituali (continuando altrove), ma si rese comunque necessario eliminare il testimone che avrebbe potuto mettere a repentaglio la sicurezza dell’intera Cupola Massonica che operava all’interno de “Il Forteto”.
Francesco Narducci doveva essere ucciso.
La sua morte sembrò risolvere ogni problema.
Il pericolo si ripresentò quando noi di “Progetto Futura”, essendoci spinti troppo in là, eravamo giunti a un passo dallo scoperchiare tutto.
Ma tutto cosa?
La verità è che questa Loggia massonico-esoterica, vedeva e vede ancor oggi al proprio interno tanti di quei nomi illustri da far impallidire chiunque: gente irreprensibile di giorno che si trasformano in mostri di notte.
Quando si riunivano a “Il Forteto”, effettuavano riti esoterici, conditi di orge omosessuali, zoofile e pedofile, e forse erano interessati per questi cerimoniali a prendere i feticci delle vittime, quando il mostro uccideva, e sconvolto dopo il delitto,
andava a rifugiarsi nel “Il Forteto”.
Poi magari lo facevano ritrovare ubriaco da qualche parte, come se avesse passato la notte in macchina.
Nelle nostre ricerche, spesso chiedevamo notizie alla gente che aveva vissuto da vicino i delitti del mostro, e più di una volta ci era capitato di ascoltare qualche allusione su Mario Spezi, perché nessuno si spiegava come mai fosse sempre il primo giornalista ad arrivare sul luogo dei delitti.
All’epoca non feci caso a queste allusioni tipiche dei toscani, pensai che Spezi fosse ammanicato con qualche fonte giudiziaria che lo avvertiva prima degli altri, ma quando ho letto il sito della signora Carlizzi, molti dubbi mi si sono chiariti, e quelle voci hanno assunto per me un significato diverso dai pettegolezzi di provincia.
Ma torniamo al comportamento del mostro.
Il fatto che il più delle volte uccidesse nei giorni prefestivi o di festa, consentiva all’assassino delle coppie di trovare presso “Il Forteto” dove si rifugiava, i pedofili eccellenti, i quali sostavano lì approfittando della vacanza, in modo da non
insospettire nessuno, essendo quella una cooperativa agricola, ove si poteva giocare a carte e bersi un buon bicchiere di vino.
Potrei scendere in dettagli precisi, ma allo stato attuale, trovandomi recluso, rischierei di vanificare le prove, né me la sento, senza le necessarie protezioni, di svelare l’identità delle mie fonti: non posso far rischiare coloro che mi hanno aiutato, e magari far loro subire le stesse intimidazioni che sto subendo io.
Chi mi conosce da molti anni sa cosa dico, ma io pago in prima persona, per tutti.
Devo fare anche molta attenzione a non essere ammazzato, anche se ritengo che l’evenienza sarebbe in questo momento un boomerang per questa gente: le prove, sono ben nascoste, e loro lo sanno.
Il telefono di “Progetto Futura”, da quando si rivolse a noi Dorina Scozzari, era sfacciatamente sotto controllo, e mai nessuno, neanche per il processo, si è azzardato a tirare fuori le intercettazioni telefoniche, a riprova dell’abuso in tale iniziativa.
Dorina Scozzari aveva ragione: presso ”Il Forteto” si perpetuavano allegramente abusi sessuali sui minori.
Il fascicolo che poi mi verrà sequestrato il 28.02.2002, di cui al processo nelle mani dell’avv. Pantalone, contiene lettere scritte di proprio pugno dalla Scozzari, dove la stessa ben descrive i racconti che gli venivano fatti ormai da anni, dai bambini “detenuti” in quel posto.
I flash delle macchine fotografiche e da presa, (fanno anche i filmini), i continui riferimenti ad un santone e la paura, i lividi, gli abusi sessuali descritti dai bimbi.
La Comunità Europea ne è perfettamente al corrente, continua a denunciare, ma appena arriva alla magistratura toscana, tutto si insabbia.
La Scozzari mi fornì anche di due sentenze della Corte di Cassazione che condannano il Presidente ed il suo vice de “Il Forteto”, per atti di pedofilia, legati a riti esoterici perpetuati anche con animali.
Non solo.
Sconcertante è apprendere che nell’assetto societario della cooperativa compaiono diversi magistrati, di cui ben tre del Tribunale dei Minori di Firenze.
Costoro non possono non sapere delle vicende giudiziarie di Goffredo e del suo degno compare Fiesoli.
La Scozzari raccontava di essere stata addirittura schiaffeggiata nell’ufficio d’un magistrato all’interno del Tribunale dei Minori di Firenze, dove andava a denunciare l’accaduto, e dove veniva zittita e minacciata proprio dagli stessi magistrati.
Lei gli sventolava in faccia le sentenze di Cassazione, riceveva in cambio minacce di morte…non è cosa nuova.
Tale ispettore Vincenzo Del Prete (è agli atti del 3151/02), minacciò in tipico stile mafioso, anche uno degli avvocati di “Progetto Futura”, Federico Ceccarelli: per avere denunciato questo fatto, io fui accusato di calunnia!!!
La mia querela con tanto di registrazione telefonica, venne poi archiviata dal PM Suchan.
Del Prete, non potendo minacciare me, minacciò il Ceccarelli, figlio d’un generale dei carabinieri, il quale avrebbe dovuto presenziare alla mia testimonianza contro gli sbirri dell’Ufficio Stranieri della Questura di Firenze: la testimonianza fu ugualmente resa il 20 e 21 luglio 2001, ma Ceccarelli, pesantemente intimidito, non si presentò.
Mediante serrati appostamenti, e grazie alle informazioni prese con molta cautela, da confidenze di ex frequentatori de “Il Forteto”, mezzi “pentiti”, benché terrorizzati al punto di non sbottonarsi più di tanto, ebbi modo di accertare che in quel posto si radunava gente ad altissimo livello, tutti protetti dalle forze dell’ordine, tanto che in determinate ore, e in un determinato giorno, “Il Forteto” divieniva letteralmente inavvicinabile.
Chi sono i frequentatori?
Sono i Rosselli Del Turco, il “sig.” Gianfranco Cappelli, gli Antinori, il magistrato
Carisiviglia, Gip del Tribunale di Firenze, il famoso Pm Canessa., (saldamente titolare dell’inchiesta sul mostro) .
Ma anche l’ex Procuratore Piero Luigi Vigna, e l’ex Procuratore Generale Piero Toni, attualmente Presidente del Tribunale dei Minori di Firenze.
Altri personaggi ben noti frequentavano “Il Forteto”, come Maurizio Costanzo, e lo scrittore Bevilacqua.
Il Costanzo e la moglie Maria De Filippi, qualche anno fa adottarono un figlio: come e grazie a chi?
Le frequentazioni di questi signori, da me verificate, corrispondevano nei tempi e nei contenuti, con le dichiarazioni della Scozzari: a costei i bambini raccontavano puntualmente di riti esoterici, di “persone che riuniscono” per delle “specie di messe” durante le quali subivano violenze di tutti i generi. I bambini riferivano di aver visto anche “del sangue” e “giovani donne che dormono, ma con gli occhi aperti” .
Nel contesto de “Il Forteto” dunque, maturarono grazie ad un fitto intreccio di complicità, oltre i duplici delitti compiuti dal mostro, anche l’omicidio di Francesco Narducci e Pietro Pacciani.
Pacciani era natio di quei luoghi, e spesso ci tornava nei suoi giri per le campagne intorno a Firenze, e in quel posto trovava quanto gli serviva, cose pornografiche, ma anche medicine, e si scambiava favori con la gente di lì, mentre spiava tutto ciò che poteva fare alzare il prezzo del suo silenzio.
Del medico perugino se ne parlava, ma non come autore dei delitti, bensì il nome Narducci si inseriva piuttosto nel gruppo dei massoni deviati e pedofili, comodi in quel posto in quanto medici, e perciò in grado di intervenire in situazioni tali che non potevano accedere in un ospedale senza destare seri sospetti.
Così si frequentavano persone che ci tenevano a non essere schedati, come malati di mente, o alcolisti noti professionisti come Mario Spezi, il quale non si è mai capito come riuscisse a mantenere il posto a La Nazione, nonostante tutti sapessero che era un alcolista in fase avanzatissima.
Ma lo stesso posto nascondeva anche latitanti, perfino del clan dei sardi.
Mario Spezi conobbe Francesco Narducci, a “Il Forteto”, e questo mi fu confermato da uno dei due che potrebbero diventare “pentiti”, avendo loro stessi fatto parte della setta e visto tutti in faccia, ed essendo riusciti a dileguarsi per miracolo.
Ciò non toglie che io non sappia dove si trovino, ma come ho già detto, non posso tradire e mettere in pericolo, le persone che mi documentarono su quanto avveniva in quel posto, dandomi i suggerimenti per verificare io stesso.
Lo Stato, se è intenzionato a porre fine a questa vergognosa situazione, deve prima proteggere chi collabora con la giustizia.
Il Narducci gastroenterologo consigliava cure, procurava farmaci, evitando così a persone come Spezi, di esporsi con ricette che avrebbero svelato la sua dipendenza dall’alcol.
Evitare questa umiliazione, per chi come me è stato alcolista, è molto importante.
Narducci, che però frequentava quel luogo solo per orge e devianze sessuali, scoprì che anche altri partecipavano invece ai rituali che ho descritto prima, e cercò di capire cosa veramente fosse “Il Forteto”, anzi mi fu detto che allertò un amico poliziotto, e così venne a sapere che il mostro di cui si sospettava era proprio Spezi, e scoprì anche che i suoi stessi parenti, padre e fratello ginecologi, non erano estranei a questa associazione criminale.
Narducci voleva denunciare tutto, ma aveva paura, si sentiva minacciato, ed era ossessionato dal fatto che avrebbero gettato i sospetti su di lui, avendo egli stesso sentito molte voci sul proprio conto.
Alla fine preferirono ammazzarlo, mi dissero che lo avevano fatto ritrovare incaprettato, per dare un avvertimento mafioso a chiunque avesse parlato.
Compresi che questo poteva essere vero solo quando lessi sui giornali dell’ipotesi del doppio cadavere.
La riesumazione dimostrò infatti che il cadavere di Narducci non aveva acqua nei polmoni e che la morte fu causata da strangolamento.
A “Il Forteto” era facile uccidere e procurare anche un cadavere da sostituire a quello vero, visto che nella cooperativa lavorano anche persone bisognose, o stranieri, o soli al mondo, gente di cui nessuno reclama la scomparsa.
Tantopiù che dispongono di manovalanza mafiosa, a vari livelli.
A tale proposito io stesso sono a conoscenza di una rete di mafiosi siciliani, trapiantati in Toscana, che si minacciano, ricattano, ed hanno messo in atto, su commissione, gli omicidi ben congegnati di Pacciani e di Narducci.
Pacciani e Narducci sono stati uccisi perchè sapevano.
So anche che laa famiglia di Narducci e anche la famiglia della moglie, Francesca Spagnoli, erano massoni nella potente Loggia Bellocci, il cui Gran Maestro, Mario Bellucci, comandò all’allora Procuratore Capo Restivo, di non fare l’autopsia e di occultare il cadavere, in attesa di collocare il vero Narducci nella bara, appena sarebbe stato fugato il rischio di qualche verifica.
Il Questore di Perugia, Trio, che conosceva questa realtà, garantì che tutto si sarebbe svolto sotto il suo personale controllo, e per questo accompagnò il feretro salendo sul carro funebre, proprio come recentemente si è letto sui giornali.
Tutte queste persone, sono anche inglobate nella rete di pedofilia, una rete molto presente anche tra Foligno e Perugia, e per questo sono ricattabili dagli stessi responsabili de “Il Forteto”, Rodolfo Fiesoli e Goffredo Luigi.
Mario Spezi, anche lui ricatta indirettamente Restivo e Bellucci, in un libro che ha scritto, intitolato “Il Passo dell’Orco” proprio mettendo in relazione il caso Chiatti con il mostro, come dire se toccate me, io tiro fuori voi.
Nessun altro prima di Spezi aveva sospettato qualcosa in comune tra mostro e pedofili.
Un altro fatto sconcertante è constatare che Pierluigi Chiatti è detenuto nel carcere di Sollicciano, indice che anche lui conosce molto di più di quello che ebbe a confessare, ma che contestualmente viene tenuto sotto controllo dai magistrati della Loggia massonica, con la detenzione a Firenze, territorio su cui sono competenti.
In proposito devo spiegare, che la detenzione di Chiatti a Firenze non è un caso isolato: infatti nell’ottica del controllo della Massoneria, anche Fabio Savi, un componente della “uno bianca” è stato detenuto a Sollicciano, e poiché niente accade per caso, nel processo a “Progetto Futura”, compare anche la testimonianza di tale dott. Carlo Buono.
Raccapriciante pensare che Buono, diplomaticamente collocato come Capo della Mobile a Bologna, perché la “uno bianca” ce l’aveva praticamente nel suo reparto, viene trasferito a Firenze, stessa città in cui è detenuto Savi.
L’intreccio è ancora più perverso di quanto possa sembrare.
Contemporaneamente, sempre a Sollicciano, erano detenuti i fratelli Cavallaro (nella stessa sezione di Savi, la 13), difesi dal fiorentino avv. Luca Cianferoni, grande amico e collaboratore dell’avvocato Fioravanti, il quale spesso “firma” per suo conto anche i ricorsi per Cassazione. L’avvocato Cianfaroni è anche il legale di Totò Riina (…vedi intreccio fra massoneria e mafia…comprensivo delle bombe inspiegabilmente messe a Firenze).
Mario Spezi, conosce assai bene l’avvocato Cianfaroni, al quale non manca modo, sotto la copertura di avvocato, di contattare delinquenti mafiosi disponibili ad uccidere su commissione, come accadde nel 1985 per Francesco Narducci.
La cosca di questa manovalanza si inquadra nei soggetti Cavataio-Sutera-Cavallaro, fedelissimi costoro di Totò Riina.
Naturalmente Spezi sapeva come rivolgersi ai componenti massoni, contestualmente magistrati, aderenti alla Loggia responsabile delle “riunioni” presso “Il Forteto”.
Ripercussioni di questi eventi, si sono avute anche nel 2002, essendosi adoperato il Cianferoni in qualità di mediatore fra la cosca ed i magistrati massoni, allorquando fu riaperto il “Caso Narducci” e ripresero le indagini sulle cause della sua morte.
Da sottolineare in questo contesto, che i fratelli Cavallaro, proprio nel 2002, furono assolti dalla Corte d’Appello di Firenze, da reati di associazione per delinquere di stampo mafioso , traffico internazionale di stupefacenti ed altro.
E naturalmente il loro difensore, fu appunto Luca Cianferoni.
Mario Spezi dunque, sapeva quali magistrati e poliziotti frequentavano “Il Forteto”, essendo egli stesso frequentatore di quel luogo, insieme ad altri due giornalisti de La Nazione, (Caroppo e Contraffatto).
In verità questi poliziotti, ma anche altri, avevano sospettato che il mostro fosse Spezi, ma tacquero temendo di essere a loro volta ricattati.
In definitiva, sia loro che lo stesso Spezi erano protetti dalla stessa Loggia massonica.
Un altro personaggio coinvolto in queste attività di pedofilia, orge e traffico di minorenni era il farmacista di San Casciano, Calamandrei, ma anche lui ben protetto, nonostante sul suo conto girassero voci per nulla rassicuranti per i suoi sporchi vizi.
Fioravanti e Bevacqua sapevano tutto quello che avveniva a “Il Forteto”, e non avendo il coraggio di denunciarlo, pretesero l’assoluzione di Pacciani, ma sapendo della presenza anche di personaggi mafiosi, fecero esporre come nuovo avvocato, Nino Marazzita, il quale utilizzò forti agganci con i servizi segreti.
L’ex Procuratore V. sapeva che Spezi e Narducci si conoscevano, e per questo subito dopo la morte di quest’ultimo, di persona si precipitò a Perugia, preoccupato che Narducci avesse lasciato qualche traccia col rischio di smascherare tutta questa realtà.
Spesso l’avvocato Fioravanti si lasciava scappare particolari preziosi, dai quali era evidente che Pacciani sapeva e si faceva pagare il silenzio.
Come pure anche Suor Elisabetta svolse un ruolo di importanza capillare, convincendo Pacciani a tacere, e inducendogli la paura che lo avrebbero ammazzato.
Inoltre, suor Elisabetta, facendo volontariato, era assiduamente presente nel carcere di Sollicciano, ed in un determinato periodo, divenne il fulcro delle confessioni anche di Savi, di Chiatti ed altri personaggi che ruotano a vario titolo intorno alla vicenda: un esempio è Claudio Casamassima , amico intimo di Gianfranco Cappelli, nella sezione 13, come Cavallaro e Savi.
Vale la pena a questo punto, di identificare chi è il sig. Gianfranco Cappelli.
E’ un “Gran Maestro” anche lui, e a Firenze tutti lo sanno.
Il Cappelli svolge la sua attività, in via Ponte Rosso a Firenze, aiutato da una segretaria brasiliana (vedi avenida questa senora de Copocabana a Rio de Janeiro) che a tutt’oggi gli organizza e pianifica viaggi in quella terra a scopo di pedofilia.
Iscritto alla medesima Loggia, anche il Questore di Firenze dell’epoca, Forleo condannato a sette anni per un inspiegabile omicidio d’un contrabbandiere in Puglia.
Perché, cosa poteva fare un contrabbandiere pugliese?
Bene, “trattava” anche carne umana proveniente dall’Albania, giovani donne e bambini…sapeva troppo, sapeva che lo “sbirro” faceva parte d’una “non meglio precisata” organizzazione le cui giovani vittime, venivano smistate al mercato della prostituzione…ma anche utilizzate per sacrifici umani, in Toscana.
Scoppiato lo scandalo, Forleo si fece trasferire come questore a Firenze, ove l’organizzazione gli avrebbe garantito l’impunità.
Qualcosa però non andò per il verso giusto, e il Tribunale di Bari lo condannò.
A Monzuno fra Firenze e Bologna, in un Night Club, alcune deportate dallo scafista, furono avvicinate e fatte parlare.
Così si scoprì che l’organizzazione aveva ramificazioni e “mandanti” proprio a Firenze, e a far da tramite figuravano diversi altri poliziotti, fra i quali spiccava il nome dell’ispettore Zanca, già coinvolto nel processo a “Progetto Futura”, proprio per traffico di permessi di soggiorno ed altro, a danno di cittadine immigrate.
Il soggetto dovrà anche deporre nel processo a mio carico per calunnia, nel quale io sono difeso dall’avvocato Paola Pantalone, e i poliziotti, parti civili, dall’avvocato Fioravanti e Bevacqua.
Aggiungo che le ricerche che mi furono commissionate da Dorina Scozzari, mi portarono a scoprire nell’ambito di questa Loggia massonica, l’esistenza di ben tre livelli: una manovalanza costituita da persone aventi scarsa cultura, ma vitali
sull’ordine pratico, Pacciani, Vanni, Lotti, ma anche altri, tutta gente che sapeva bene dell’esistenza della setta, così come sapeva che tale setta perpetuava abusi sessuali su minori.
Ci si ricordi di Pacciani, il quale non solo abusava delle proprie figlie, ma consentiva che altri ne abusassero, come ad esempio Gianfranco Cappelli.
Un secondo livello è costituito da investigatori in divisa e giornalisti, i quali con un occhio controllavano la manovalanza e con l’altro erano pronti a ricattare il livello superiore.
Del terzo livello, fanno parte i capi della Loggia massonica, tra i quali anche Gianfranco Cappelli, e naturalmente i magistrati di cui sopra.
In pratica, seguendo il percorso indicatomi da Dorina Scozzari, mi ero imbattuto nelle identiche situazioni cui era forse arrivato Giuttari alla fine del 2001, quando però si capì che l’inchiesta si era improvvisamente bloccata.
Almeno fino a quando, per la riapertura del “Caso Narducci”, il magistrato di Perugia diede nuovo impulso alle indagini. Ciò che più premeva, era bloccare le mie ricerche, e screditare la verità cui ero giunto.
Si escogitò così l’espediente classico quando si vuole “incastrare” qualcuno.
Fu così che fu reperita droga nei locali della sede di “Progetto Futura”, fatto reso “credibile” in quanto in un periodo del mio passato avevo fatto uso di queste sostanze.
Mi trovo ora nel carcere di Lauro, col timore di essere ucciso da un momento all’altro, in quanto solo io potrei testimoniare e spiegare quel’è l’anello di congiunzione tra la Loggia di pedofili, i delitti del mostro di Firenze, e l’omicidio di Francesco Narducci.
Solo io sono in grado di portare il magistrato al recupero delle prove necessarie per la soluzione di questi casi giudiziari, e indicare anche eventuali testimoni, qualora venga loro data protezione, al pari di altri collaboratori di giustizia.
E’ inoltre utile sapere che in data 26.02.2002, i miei collaboratori Futsum Berhane e Pryke Scrlett Valentina, consegnarono copia del fascicolo “Dorina Scozzari” agli uomini di Giuttari presso la Questura di Firenze, ed il 28.02.2002, il cascinale sede di “Progetto Futura” fu perquisito, e il sottoscritto arrestato. (La Nazione del 01.03.2002)
Per una questione di opportunità, penso che debba essere il magistrato di Perugia dottor Mignini a procedere al mio interrogatorio, sulla base di quanto sommariamente ho rappresentato in questa memoria, tenendo conto che la Procura di Firenze, vista la situazione giudiziaria in essere, potrebbe avere nei miei confronti pregiudizi tali, da non attribuire alle mie dichiarazioni la credibilità che meritano.
Spero anche che il dottor Mignini, essendo stato informato di quanto io ho riferito alla signora Gabriella Pasquali Carlizzi, consideri con la massima urgenza e responsabilità, la mia necessità di protezione sul piano dell’incolumità fisica, anche
se vogliamo, nell’interesse della giustizia stessa, che deve avvalersi di testimoni vivi e capaci di intendere e volere.
Ribadisco pertanto il mio sentirmi in una costante condizione di pericolo.
Rispettosamente
Domenico Maria Rizzuto
