7 Luglio 1997, Quindicesima udienza, processo, Compagni di Merende

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Sharon Stepman, Maria Grazia Frigo, Giampaolo Bertaccini, Mauro Poggiali, Fabio Badii

Presidente: Allora, buongiorno a tutti. Ci siamo? Vanni, il difensore. Lotti è presente, come sempre. Lo Zanobini per Corsi. Pellegrini e Curandai, il professsor Voena. Allora, Curandai mi sostituisce tutti gli altri, parti civili mancanti. Va bene? Pubblico Ministero, i testi di oggi possono entrare. Venga il primo.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Senta, vuole essere ripreso dalle telecamere?
S.S.: Non ho capito.
Presidente: Vuol essere ripresa dalle telecamere?
S.S.: No, grazie.
Presidente: Bene. Allora, niente telecamere. Come si chiama lei?
S.S.: Sharon Stepman.
Presidente: Dov’è nata, quando è nata, dove risiede?
S.S.: Sono nata a Xxxxxxx il XX7XX7XX.
Presidente: Residente a Firenze? Dove?
S.S.: Come?
Presidente: Dove risiede?
S.S.: A Xxxxxxxx
Presidente: Vuol leggere quel foglio lì?
S.S.: Non so leggere in italiano. No, posso leggere…
S.S.: No, scusami, io posso farlo in inglese, ma non in italiano. Mi dispiace, io non sono italiana.
Presidente: Insomma, si obbliga a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quello che è a sua conoscenza. Va bene?
S.S.: Grazie.
Presidente: No, dica ‘sì’, non ‘grazie’.
S.S.: Sì.
Presidente: Bene. Può andare, Pubblico Ministero.
P.M.: Grazie, Presidente. Signora, buongiorno. Può dire innanzitutto alla Corte, signora, da guanto tempo lei è in Italia?
S.S.: Questa volta? Sono qui da marzo.
P.M.: Da marzo. Lei era in Italia nel 1985?
S.S.: Sì.
P.M.: Ricorda se nell’estate era in Italia?
S.S.: In genere sono…
P.M.: In genere è in Italia. Ricorda un episodio relativo al fatto che lei aveva percorso la strada degli Scopeti in occasione dell’omicidio che avvenne lì nel settembre ’85 di cui parlò ai Carabinieri? Lo ricorda questo episodio?
S.S.: Senz’altro.
P.M.: Lo ricorda ancora bene?
S.S.: No
P.M.: No.
S.S.: È passato troppi anni.
P.M.: Troppi anni. Però, su questo episodio, lei è stata sentita successivamente e le è stato ricordato che cosa aveva detto ai Carabinieri. Questo…
S.S.: Dopo undici anni, sì.
P.M.: Dopo undici anni. Ricorda che cosa aveva detto ai Carabinieri, o meglio, quello che ricorda ora rispetto a quell’episodio, a ciò che vide? Ce lo può raccontare? Dal momento che, nel nostro ordinamento, è necessario vedere, davanti ad una Corte, se il teste ricorda qualcosa di sua spontanea volontà, cioè con il proprio ricordo. Se questo non è possibile, si cerca di intervenire leggendo gli atti dell’epoca. Lei ha qualche ricordo specifico sul fatto?
S.S.: Io ricordo quello che ho detto quella volta.
P.M.: Quella volta.
S.S.: Sì.
P.M.: Ce lo può raccontare? Dove veniva, dove andava e che cosa ha visto.
S.S.: Io venivo dalla via degli Scopeti, dopo che avevo lasciato un amico lì a casa sua. E…
P.M.: Ricorda… Mi scusi, ricorda chi era questo amico?
S.S.: Sì. Valeriano Raspollini.
P.M.: Ecco, noi lo abbiamo già sentito qua, ci ha fatto lui il suo racconto. E Raspollini stava in direzione di San Casciano.
S.S.: Sì.
P.M.: Ecco. E lei stava tornando da casa di Raspollini.
S.S.: No, io ho lasciato il signor Raspollini lì. Siamo venuti da Panicale di Perugia ed era verso mezzanotte, perché ho guardato l’orologio nella mia macchina.
P.M.: Sì.
S.S.: Perché, in genere, così tardi, non piace prendere quella strada perché rimane un po’ isolata la notte.
P.M.: Ho capito.
S.S.: E invece io ho deciso di prenderla lo stesso. E passando, andando giù verso Firenze, non c’era nessuno, ma ho visto questa macchina uscendo fuori di un… Non so come si dice in italiano.
P.M.: Una strada laterale, uno…
S.S.: Ma non era, non si capiva se era una strada. Ho visto questa macchina uscendo. Quando mi ha visto che io provavo di passare, a quel momento, sembrava che non voleva essere visto, perché lui, questa, la macchina, non mi disturbava il discorso del mio passaggio. Ma ha fatto la marcia indietro ed ha abbassato i fari. E mi sembrava un po’ strano, ma per via che molte persone andavano negli Scopeti per stare insieme, io pensavo che era così.
P.M.: Che non si voleva far vedere.
S.S.: Sì. Ma comunque perché il gesto era così.
P.M.: Lei ricorda il luogo esatto, o almeno approssimativo in cui avvenne questo incontro con questa macchina? Lei è stata portata lì dalla Polizia?
S.S.: Io, 12 anni fa, ho provato io, dopo di fare questo percorso un’altra volta, perché non avevo capito, non ho fatto attenzione. Non ho visto nessun posto che era possibile uscire di questa macchina che pure ho visto. Dopo undici anni, guardando con la Polizia, mi hanno fatto vedere dove usciva, dove sembrava che poteva uscire questa macchina. Che era proprio davanti al piazzolo dove è stato ammazzato queste persone.
P.M.: Lei…
S.S.: Ho chiesto anche se il territorio era uguale undici anni prima e ci hanno fatto vedere una foto fatta con un aeroplano, un elicottero. Così mi hanno detto che era di undici anni fa, che il terreno era uguale.
P.M.: E lei ha avuto la sensazione che era quello il posto…
S.S.: No, non lo so. Non ce l’ho…
P.M.: Non ce l’ha presente. Lei ha presente solo il fatto che, in questa, nel momento in cui lei faceva questa strada, ha visto una macchina che veniva dalla sua destra, andando verso Firenze.
S.S.: Sì.
P.M.: E questa macchina tentava di immettersi sulla strada che percorreva lei?
S.S.: Sì.
P.M.: Ecco. E ha fatto una specie di marcia indietro.
S.S.: Sì.
P.M.: Lei ricorda il colore di quest’auto? Disse che…
S.S.: Era bianca.
P.M.: Era bianca. Lei disse, se non sbaglio, che non era un’auto grossa. Ricorda qualcosa?
S.S.: No, era, sembrava di media-cilindrata, come la mia. Mi hanno chiesto a quel tempo cosa voleva dire di media cilindrata.
P.M.: Ho capito.
S.S.: La mia Alfa a quel tempo, per me era una cosa di media cilindrata.
P.M.: Ho capito. E l’orario, lei dice, potrebbe essere stato sulla mezzanotte.
S.S.: Sì.
P.M.: Le posso mostrare una foto per vedere se è la stessa che ha visto lei? E se le ricorda qualcosa?
S.S.: Senz’altro.
P.M.: Grazie. Vogliamo mostrare… Intanto che aspettiamo: lei ricorda se, nel momento in cui vi incrociaste, quest’auto, il conducente abbassò i fari, spense i fari?
S.S.: Proprio posso dire… Adesso non mi ricordo. Mi sembra che è stato, a quel tempo, che ha abbassato i fari.
P.M.: Ecco.
S.S.: Comunque, come gesto, adesso se lei mi chiede, non è che sono sicura.
P.M.: Così disse all’epoca. Senta una cosa: ed ebbe modo di notare il guidatore, o la persona che c’era dentro, se c’erano più persone?
S.S.: Posso dire che poteva essere la mia fantasia, per via che non è che ho guardato bene. Perché ovviamente era il gesto che mi ha fatto notare la macchina.
P.M.: Certo.
S.S.: Se la macchina non aveva fatto questo gesto, forse passava senza nemmeno fare osservazione. Non so se c’era uno… Ovviamente c’era uno che guidava la macchina. E non lo so se c’era qualcuno accanto. O era la mia fantasia e…
P.M.: Lei sa se ebbe la sensazione o capì se era un uomo, quello che guidava…
S.S.: Quello che guidava la macchina…
P.M.: La fisionomia.
S.S.: Un’altra volta, non posso dire di sì, perché mi sembrava che era un uomo, ma poi…
P.M.: Sì, lei è chiarissima su questo… Vogliamo vedere un attimo la foto del posto? Lei riconosce questa zona dal… La vede…
S.S.: No, così, girato no.
P.M.: Se c’è qualcuno che può girare questo schermo. Sulla sua destra, signora, le giriamo uno schermo. Questi luoghi, visti dall’aereo, le dicono qualcosa?
S.S.: Ovviamente sono diverse, viste da sopra.
P.M.: Eh, certo.
S.S.: Io, visto da sopra, non ho mai avuto il piacere di andare sopra.
P.M.: Sì, è per praticità. Così vediamo…
S.S.: Infatti sono quelle che mi hanno fatto vedere…
P.M.: Sì. È la zona, è la strada che percorse lei quella sera?
S.S.: Se questa è gli Scopeti, è quella che ho fatto. Poi, non posso dire…
P.M.: Sì, sì, quella degli Scopeti. Quindi la macchina che vide lei, guardando…
Presidente: Si è staccato qualche filo? Sì, si è staccato il filo.
P.M.: Guardando la strada le ricorda qualcosa la via degli Scopeti? Qua è Scopeti, qua è San Casciano e qua è Firenze.
S.S.: Se lei mi dice… Io dico, per me non è la stessa cosa che guidare sotto. È un’altra cosa.
P.M.: Questa strada vista dall’alto, quindi, non le dice nulla.
S.S.: No
P.M.: Avrebbe bisogno di vederla…
S.S.: Poteva essere così di strada…
P.M.: Quando la Polizia l’ha portata sul posto, undici anni dopo come ha detto lei, l’ha portata nel tragitto della strada che aveva fatto lei quella volta.
S.S.: Sì.
P.M.: Ecco. E quando le è stato indicato il luogo davanti agli Scopeti, e un punto che poi è raffigurato lì dall’alto, non le è venuto un ricordo più specifico di quel posto? Lei ce l’ha generico, lei lo ha visto sulla destra, dice.
S.S.: Sì. Ma per via come ho detto prima, ho fatto lo stesso passaggio dopo da sola e non ho mai trovato dove poteva uscire, perché non è facile… Questa, dopo, vedendolo da come me lo hanno fatto vedere loro, si vede…
Presidente: Non ci sono strade.
S.S.: Scusami?
Presidente: Non ci sono strade laterali sulla destra.
S.S.: Non che sembrava a me a quel tempo. Poi mi hanno fatto vedere che una macchina poteva stare dove mi hanno portato. Comunque io non posso dire… è l’unico posto che sembra logico che può essere.
P.M.: Certo.
S.S.: Ma soltanto per la deformazione della strada.
P.M.: Ecco, in quel punto, e lei ha visto, che la situazione è tale che ci può essere una macchina che ha fatto, ci poteva stare una macchina che ha fatto la manovra che vide lei quella sera.
S.S.: Sì, sì.
P.M.: E come distanza da quando era partita da casa sua, è grossomodo la stessa distanza, o su questo non ha ricordi?
S.S.: Di casa mia non ho…
P.M.: No casa sua, scusi. Casa del Raspollini.
S.S.: Noi..
P.M.: Non lo può ricordare.
S.S.: No, perchè uno guida la macchina e va avanti. Ho fatto quella strada cinquantamila volte, credo, nella mia vita.
P.M.: Le era mai capitato in altre occasioni di avere una sensazione simile? Di vedere un’auto che faceva quel tipo di manovra come quella volta lì? Tant’è che lei si presentò ai Carabinieri la sera del giorno 10 alle 23.00. Andò ai Carabinieri a raccontarlo, perché le sembrò… Ci andò spontaneamente ai Carabinieri.
S.S.: Sì.
P.M.: Come mai, ce lo vuole raccontare? Come mai si recò ai Carabinieri.
S.S.: Mah, veramente non è che volevo raccontare.
P.M.: Ecco, proprio questo, volevo…
S.S.: Ma non è che volevo raccontare. Mi sembrava per via che… ovviamente, quando ho passato, non sapevo niente. Il giorno dopo era il giorno successivo, si sentiva tutto quello che è successo, è stato proprio su per giù come ora che ho passato io, ho detto: andiamo a sentire.
P.M.: Ecco. Lei si ricorda che disse, le frasi che disse ai Carabinieri? Al momento del fatto – faccio per ricordarglielo meglio – lei dice: “La sera dell’8 corrente, verso…” – mi sembra le 23.00, manca qualcosa, ma… – “alla guida della mia autovettura, percorrevo via degli Scopeti diretta verso Firenze. Giunta poco prima del ristorante denominato la Capannina, ho notato una autovettura di colore bianco, probabilmente non di grossa cilindrata, ma di media cilindrata”. Poi spiegherà com’è la media cilindrata. “La manovra del suo conducente mi ha attirata l’attenzione, in quanto, col sopraggiungere della mia auto, ha fatto marcia indietro riportandosi probabilmente nella stradina interna”. Cioè, quindi lei ebbe la sensazione che veniva da una stradina interna.
S.S.: Sì.
P.M.: Lo dice allora, è così?
S.S.: Sì, sì.
P.M.: “Dandomi la sensazione che il conducente non voleva essere notato”. Poi, nel tempo, viene portata sul posto come ha detto lei successivamente, e ha quel ricordo, e specifica, come ha fatto oggi, che come orario lei dice: “La sera del giorno 8” – voglio farle notare il suo ricordo, dato che qui c’è un 23.00 – lei dice: “la sera del giorno 08/09/85, domenica, sono stata a cena in località Panicale di Perugia con il mio amico Raspollini Valeriano. Poi ho accompagnato quest’ultimo presso la sua abitazione di Via Scopeti XX a bordo della mia autovettura Alfa Romeo Giulia 1300. Oggi ricordo che siamo giunti a casa sua” – qui dice – alle 23.55 – oggi, dice mezzanotte. “Dico questo perché mi fermai a riflettere un attimo se, data l’ora tarda e la zona solitaria era per me più conveniente rientrare a Firenze passando per via degli Scopeti secondo la direzione Spedaletto Sant’Andrea in Percussina, Ponte degli Scopeti, oppure percorrendo l’Autopalio.” È così?
S.S.: Sì.
P.M.: Poi dice: “Scelsi la prima soluzione” – cioè quella della strada che ha percorso e non l’Autopalio — “perché era una strada che mi piaceva di più. Ricordo ancora che, giunta all’altezza del ristorante La Baracchina, non so se esattamente prima o poco dopo, notai una vettura di colore bianco di media cilindrata che da una stradina sterrata” – lei ebbe questa sensazione – “sulla mia destra, si accingeva ad immettersi sulla strada asfaltata. A mio sopraggiungere, il suo conducente innestò rapidamente la marcia indietro e non ricordo se spense anche i fari”. E oggi ci ha precisato che ebbe questa sensazione. “Tuttavia mi diede la chiara impressione di non volere essere visto, perché anche se per un attimo i fari lo illuminarono bene…” – qui mancherebbe una frase — “aggiungo che egli non mi sembrava solo e il mio primo pensiero fu che poteva trattarsi di una coppia di amanti. Il conducente era un uomo di mezza età. Preciso anche che di questa macchina io vidi solo i due terzi, cioè il muso a metà vettura a tre volumi o a due…” – a metà dell’abitacolo, chiedo scusa “Quindi non posso precisare se si trattava di una vettura a tre volumi o a due”. Cioè, lei dice vede solo la parte anteriore.
S.S.: Anteriore, sì. Anteriore.
P.M.: Va bene?
S.S.: Sì.
P.M.: “L’ufficio dà atto che nel sopralluogo concluso sono state individuate stradine sterrate sulla destra in direzione di San Casciano, Ponte degli Scopeti, rispettivamente prima e dopo il ristorante La Baracchina. In soli due punti: all’altezza del civico 120” – le hanno fatto vedere – “e all’altezza del 124. Di cui una è quella con i campanelli intestati…” Cioè, fanno un rilievo di luoghi con lei. E poi danno atto che possono escludersi che questa non è, perché non era perpendicolare alla strada asfaltata. Un’autovettura sarebbe stata illuminata frontalmente per chi sopraggiungesse con le modalità riferite dalla Stepman. Quindi la portano a vedere l’altro e dicono: ‘siccome l’altro è obliquo, è l’altro’, questa è una deduzione che fanno insieme a lei. È cosi?
S.S.: Sì.
P.M.: Lei ricorda questo. Io, Presidente, non ho altre domande. Chiedo l’utilizzazione dei verbali.
Presidente: Bene. Parti civili?
Avvocato: No, grazie.
Presidente: I difensori degli imputati?
Avvocato Bagattini: Sì. Signora, lei ricorda se in quella circostanza notò altre macchine?
S.S.: No.
Avvocato Bagattini: Nel senso che non lo ricorda, o che non ce n’erano?
S.S.: Non lo so. Io non ho visto.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Grazie.
Avvocato Pepi: Avvocato Pepi. Una sola domanda, signora. Lei ha parlato di aver visto l’auto nella parte anteriore.
S.S.: Sì.
Avvocato Pepi: Ecco, nel frontale lei ha notato nessun segno particolare in questa macchina?
S.S.: No.
Avvocato Pepi: Qualche fregio, qualche particolarità, insomma.
S.S.: Veramente non ho notato. Può darsi che c’era, ma non è che ho notato.
Avvocato Pepi: Non se lo ricorda, cioè?
S.S.: Non ho notato.
Avvocato Pepi: Non l’ha notato proprio?
S.S.: Eh, purtroppo quando si guida la macchina, si va avanti…
Avvocato Pepi: Quindi ma lei ritiene che se vi fosse stato forse qualcosa di particolare, lo avrebbe visto, svendo visto bene il frontale?
S.S.: Non lo so.
Avvocato Pepi: Bene, grazie.
Presidente: Può andare, signora. Signora, può andare, grazie.
S.S.: Grazie.

M.G.F.: Buongiorno.
Presidente: Buongiorno. Signora, come si chiama lei? Come si chiama?
M.G.F.: Frigo Maria Grazia:
Presidente: Signora, vuole essere ripresa dalle telecamere o no?
M.G.F.: No, non sono neanche fotogenica. Ne farei a meno.
Presidente: Allora, niente telecamere. Frigo Maria Grazia, dov’è nata?
M.G.F.: Nata a Xxxxx il XX/XX/19XX
Presidente: Residente, dove?
M.G.F.: Residente a Xxxxxx. Devo leggerla?
Presidente: Sì.
M.G.F.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.” Scusate, sono un po’ emozionata.
Presidente: Niente. Signora, stia tranquilla. Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Grazie, Presidente. Signora, può spiegare innanzitutto alla Corte qual è la sua professione? Se lei ha una attività.
M.G.F.: Io sono titolare con mio marito e i miei figli di una ditta artigiana di produzione di borse portadischi e portanastri, articoli della pulizia dell’alta fedeltà. Mi occupo delle mansioni amministrativa e anche manuale, al caso.
P.M.: Senta, signora, ricorda lei, di avere, di essere stata, anzi, innanzitutto, la domenica del 29 luglio dell’84 a Vicchio nei pressi della fattoria La Rena presso presso una abitazione di amici, o conoscenti, o parenti e di aver notato qualcosa che successivamente ha poi raccontato alla Polizia e al P.M.?
M.G.F.: Sì, certo.
P.M.: Ci vuole raccontare innanzitutto come è venuto questo ricordo e cosa ha visto.
M.G.F.: Va bene. Allora, con mio marito e con la bambina che allora aveva nove anni e mezzo, eravamo ospiti in casa di parenti
P.M.: Siamo, scusi, alla domenica 29 luglio dell’84?
M.G.F.: Certamente, 29 luglio. Eravamo lì già dal pomeriggio, anche forse a mangiare – in questo momento non lo ricordo – e ci siamo trattenuti per la cena. E dopo cena, siccome c’era presente anche la bambina di un fratello della famiglia… Sì, questi bambini giocavano fuori nel giardino prospicente alla vallata. Era già…
P.M.: Siamo, mi scusi se interrompo, ma è per focalizzare. Siamo, in linea d’aria, sopra la piazzola di Vicchio dove avvenne l’omicidio.
M.G.F.: Sì.
P.M.: Poi vediamo su una cartina.. .
M.G.F.: Certamente, certamente….
M.G.F.: Sì.
P.M.: Siamo in una casa
M.G.F.: Sì, più avanti…
P.M.: … su quella strada lì.
M.G.F.: Più avanti.
P.M.: Verso la collina, la montagna.
M.G.F.: Verso la collina, certamente.
P.M.: Bene.
M.G.F.: E le bambine giocavano fuori tra i cespugli, eccetera. Io e la signora Lidia eravamo uscite a fumare una sigaretta, perché…
P.M.: Lidia, scusi, ricorda come si chiama?
M.G.F.: Lidia F..
P.M.: F.
M.G.F.: E siamo uscite, con la scusa di guardare le bambine, a fumare una sigaretta. Perché eravamo le uniche due che hanno questo brutto vizio. Era già molto scuro, proprio… le bambine si vedevano appena. Si nuotava la bambina dei Bianchi perché aveva una maglietta bianca. E quello era un giorno che aveva, diciamo, inaugurato la sua prima minigonna, perché aveva un anno e mezzo circa più della mia. Loro giocavano…
P.M.: Che età aveva, che età avevano?
M.G.F.: Nove e mezzo.
P.M.: Bene.
M.G.F.: Sì. E loro giocavano tranquille, noi si guardava il panorama, perché chiaramente, anche se buio e fresco, si vedevano le luci delle varie casette anche molto lontane, eccetera. All’improvviso si sente un boato assordante proprio lungo, un’eco, diciamo, di questo rumore.
P.M.: Continui.
M.G.F.: Sì, continuo. Un fragore proprio. E le bambine corrono verso di noi spaventate: ‘cos’è successo, cos’è successo?’ Io, in quel momento, ho detto: ‘ ma accipicchia, ci son già i cacciatori?’ Perché la caccia non doveva essere ancora il momento. E la signora Lidia invece dice: ‘mah, io direi più che è stato lo scoppio di un pneumatico’. ‘Accipicchia!’ – ho detto – ‘se è un pneumatico, questo è un tir’. Ma una battuta, cioè, la serata prosegue con cose varie, diciamo, chiacchiere, passeggiatine, eccetera, insomma. Non avevo particolarmente premura di tornare a casa, perché la mia bambina, anche se andava al campo solare in quel mese di luglio, avevo deciso che l’avrei tenuta a casa perché avevo visto che si grattava. E allora ho detto: ‘qui ci sono i pidocchi in arrivo, sarà bene che domani gli dia un’occhiata’. E quindi anche se nel chiacchierare si faceva tardi non ci ho fatto caso. Perché altrimenti noi d’abitudine tornavamo via sempre verso le… prima di cena, anche, diciamo. In quel momento, appunto, avevo detto di questo fragore eccetera, allora dopo siamo rientrate in casa, abbiamo finito di fare appunto queste chiacchierate, queste cose. A un certo punto guardo l’orologio che era sul camino e faceva mezzanotte meno cinque minuti. E io ho detto: ‘Giampaolo, via, per piacere, andiamo a casa. Guarda che ora…’
P.M.: A suo marito, quindi?
M.G.F.: A mio marito, sì.
P.M.: Giampaolo è il suo marito.
M.G.F.: Sì. Sì, scusi. A mio marito dico: ‘Giampaolo, andiamo via. Guarda, la bambina sta cascando dal sonno e non abbiamo mai fatto così tardi. E allora, sì, ci salutiamo tutti. Si esce, si monta in macchina. In quel momento la bambina mi dice: ‘ma la zia Lidia non vengono giù a Firenze?’ E io gli ho detto: ‘no, loro si trattengono a dormire e scendono domani mattina’. Basta. Mio marito mette in moto la macchina. Facciamo un tragitto che può essere 60 metri…
P.M.: Un tragitto in discesa, verso la Sagginalese?
M.G.F.: In discesa. Sì, certamente, in discesa. Ora succede questo: che quella strada è grande proprio come una macchina. Cioè, la Citroen di mio marito o prendeva i rovi a destra, o prendeva i rovi a sinistra. E in più una strada molto, molto sconnessa. Perché con la pendenza, bastava magari un temporale estivo, eccetera, si formavano delle buche tremende. Lui, andavamo ad una velocità si può dire due all’ora, in un certo senso? E mentre fa una manovra di sollevare quel meccanismo che ha la Citroen per alzare le ruote, perché così non picchiava sotto. E io vedo che in fondo, in salita, veniva verso di noi una macchina senza i fari accesi, a una velocità incredibile. Allora ho detto ‘guarda, Giampaolo, arriva una macchina’. Perché lui è sempre così, perché con la macchina al buio non… forse non sapeva dove mettere chiaramente le mani; però, questa macchina si avvicinava. E io gli ho detto ‘ma Giampaolo, per piacere, questo non ha intenzione di fermarsi’. E lui mi fa ‘o Maria Grazia, tu vedrai che se non vuole rimetterci si ferma’. Perché chiaramente la Citroen, con l’avantreno che ha, è una macchina piuttosto ostica da, diciamo, demolire. E in quel momento, siccome io ero seduta nel sedile posteriore, avevo abbassato il sedile davanti perché la mia bambina si può dire che si stava addormentando, io ho detto: ‘questo lo guardo come si deve, in faccia, perché se, giuro, mi capita di incontrarlo di giorno, lo fermo e gliene dico quattro. Io ero veramente spaventata. Insomma, fa una, curva velocissima, viene talmente veloce verso di noi che ero proprio…
P.M.: Pensava a un urto frontale.
M.G.F.: Sì, io pensavo a un urto frontale, perché la strada, come ripeto, è grande come una macchina. E quella è una strada che anche di giorno, se si incrocia qualcuno, bisogna farsi una serie di convenevoli – ‘passa lei? passo io?’ -, trovare uno slargo per mettersi, per spostarsi, eccetera. Questo invece viene a tutta velocità, e all’improvviso a una distanza – direi cinque metri a una distanza così, fa una virata inverosimile sulla nostra destra.
P.M.: Cioè vi passa davanti?
M.G.F.: Ci…
P.M.: Vi taglia la strada.
M.G.F.: … taglia la strada – Taglia la strada. Anche se la strada era unica, lui in quel momento ci ha tagliato la strada. Quindi l’ho visto molto bene, quando l’ho… perché lui. aveva i fari spenti, e io invece, noi avevamo i feri accesi.
P.M.: Cioè veniva su al buio, o con delle luci piccole?
M.G.F.: Solo le lucine di posizione.
P.M.: Ho capito.
M.G.F.: Proprio niente, oserei dire, non poteva vederci con quella luce lì, chiamiamo la così. Mentre noi invece, illuminando la macchina, io l’ho visto molto bene. E ho visto che era una , persona piuttosto col collo taurino, capelli tagliati a spazzola, un grigio come potrei essere io, diciamo; ben pettinato, sembrava che fosse, andato dal parrucchiere dal barbiere anzi, nei paesi c’era, la domenica mattina, o al massimo il sabato. E una camicia scozzese colore sui toni dell’azzurro, collo aperto, niente collane, le braccia, aveva le maniche lunghe la camicia, rimboccate; niente orologio. E mentre gira così velocemente in questo posto che praticamente ha fatto una frenata, e mentre frenava noi eravamo già con la macchina al livello della macchina che si era fermata.
P.M.: Gli siete passati accanto.
M.G.F.: Praticamente accanto, sì. E ho detto: ‘ma guarda, è incredibile…’
P.M.: Siete scesi, suo marito è sceso?
M.G.F.: No, mio marito ha detto, voleva quasi scendere, poi, è un carattere molto accomodante, molto – per me, io sarei scesa, e davvero gliene avrei dette due. Ma lui dice: ‘va be’ non è successo nulla questo si vede che conosce bene il luogo, e quindi è entrato dove poteva pensare che…’
P.M.: Per evitare la collisione.
M.G.F.: Sì, perché dalla nostra posizione praticamente noi passavamo in una strisciata di rovi, canne, insomma un.. .
P.M.: Va be’, una strada difficile.
M.G.F.: … piuttosto selvaggio, sì. E non eravamo nella condizione di vedere che invece subito dietro a questa siepe c’era questa possibilità di svoltare.
P.M.: Sulla vostra destra.
M.G.F.: Sulla nostra destra.
P.M.: E la sua sinistra, di lui che veniva in su.
M.G.F.: Sì sì, e la sua sinistra, certamente. E a quel punto dice : ‘ma guarda-, ma è possibile? ‘. Mio marito mi pare che ha detto: ‘ma guarda, ubriaco di sigaro, ma che vuoi? Sarà stato a un festival’. Luglio, è particolarmente tipico che ci siano delle feste del genere. E niente, ha detta: avrà bevuto, insomma. Però io gli posso assicurare, la faccia da bevuto non ce l’aveva. Aveva uno sguardo determinato, era proprio convinto dii non volerci né, diciamo, né avere un incidente
P.M.: Ma come mai lo guardò così bene? Per la manovra? Cioè perché…
M.G.F.: Sì sì, per la… Capisce? Fino all’ultimo momento non mi è sparito davanti, per me lui ci veniva incontro e facevano un incidente.
P.M.: Ho capito. Vada avanti.
M.G.F.: Ecco, era proprio una cosa così drammatica|. Io poi sono un tipo piuttosto strano, quando sono in macchina che non guido io, freno prima degli altri, vedo il semaforo prima degli altri, insomma sono un po’…
P.M.: Ho capito.
M.G.F.: Un po’ rompi.
P.M.: Poi cosa accadde?
M.G.F.: Niente, a quel punto dice mio marito: ‘va be’, è andata bene, tiriamo dritto’. Ma addirittura mi ricordo che aveva fatto l’accenno di frenare e fermarsi.
P.M.: Suo marito.
M.G.F.: E poi ha detto: ‘no no, via, lascia fare, la bambina dorme, andiamo’.
P.M.: Ricorda di che colore era questa macchina, che tipo di macchina?
M.G.F.: la macchina era bianca, un bianco che lì per lì mi poteva sembrare anche un panna, o polverosa.
P.M.: C’era polvere lì?
M.G.F.: Eh, beh, è una strada sterrata di quel tipo bianco, insomma, tutto…
P.M.: Ho capito.
M.G.F.: Non terra nera, ecco terra bianca.

P.M.: Bene. Quindi voi proseguite.
M.G.F.: E proseguiamo. Proseguiamo, e si scende dell’altro, passano diversi, un centinaio di metri, eccetera.
P.M.: Sempre verso la Sagginalese.
M.G.F.: Sempre verso la Sagginalese. Arriviamo in un certo punto della strada che, sempre venendo, cioè in salita, veniva una macchina rossa.
P.M.: Una seconda macchina.
M.G.F.: Una seconda macchina. Andava a andatura tranquilla, sostenuta il giusto per mantenere la strada in salita, ecco, non certo mi ha dato l’impressione che avrebbe fatto come la macchina precedente. E questa macchina rossa, però – noi siamo sempre in direzione, sempre discesa – questa macchina, finita la sua salita, svolta alla sua sinistra.
P.M.: Cioè vi taglia la strada anche questa?
M.G.F.: No, no, no, per niente.
P.M.: C’era spazio.
M.G.F.: C’era spazio, e poi praticamente non ci sarebbe stato il motivo di fermarsi per dire ‘passa lei? passo io?’.
P.M.: C’era spazio.
M.G.F.: C’era spazio. Comunque vada, questo spazio non è stato necessario, perché questa macchina, invece di continuare la camminata a salire per quella, strada, ha svoltato…
P.M.: Sulla sua sinistra.
M.G.F.: Sulla sua sinistra. E basta. Io tra l’altro, in quel momento, mi ricordo di aver pensato ‘ah, guarda, questo è il’ – mi scusi la parola, ho detto – ‘questo è il contadino che abita da quella parte’. Perché o il giorno prima, di giorno, o una settimana prima, perché d ‘ estate noi ci andiamo spesso il sabato e la domenica, sono due giorni di chiusura del lavoro,, eccetera, 1’avevo già vista.
P.M.: Questa macchina rossa.
M.G.F.: La macchina rossa. Sempre una macchina che guidava in modo tranquillo, eccetera. E l’ho vista girare da quella strada lì cioè quella che poi la sera del 29 ha fatto per non incrociarsi – no, non posso dire per non incrociarsi, l’ha fatta perché andava di lì, insomma, ecco. E ho detto: ‘guarda, anche lui deve essere ritornato dal festival’.
P.M.: Da qualche…
M.G.F.: Da qualche cosa, insomma. Perché dentro di me ho pensato: questo è uno che abilita lì. Siccome l’avevo già vista, questa macchina. Però ho riconosciuto la macchina… non potevo dire se dentro c’era una, due, tre, quattro persone; io ho visto semplicemente la macchina che, facendo lo stesso tragitto, io per associaZione di idee, ho detto: ‘questa è la macchina di quello che abita in quei paraggi’.
P.M.: E invece non è. Vada avanti, vada avanti. Teste Frigo : Sì. Dunque…
P.M.: Senta, questa macchina – scusi – che si è immessa sulla sua sinistra in questa strada, questa strada dove porta? Lei l’ha vista, poi?
M.G.F.: Questa strada dove porta…
P.M.: La strada percorsa dalla macchina rossa.
M.G.F.: Senta, la macchina percorsa dalla strada… sì, la macchina…
P.M.: La strada percorsa dalla macchina rossa. 
M.G.F.: La strada percorsa dalla… Passando di giorno , io avevo visto che era una strada che entrava in un grande campo seminato, mi pare che a quell’epoca era tutto a vigne. Però avevo pensato che fosse una strada che portava, a una casa colonica che c’è lì, e che può avere benissimo due entrate per motivi loro, insomma.
P.M.: Perché la casa colonica, rispetto a questa strada, è sulla sinistra. –
M.G.F.: Eh, sì, è sulla sinistra, si vede.
P.M.: Abbastanza distante.
M.G.F.: Da questa strada in discesa, si vede che la casa è lì. 
P.M.: Senta, questa strada in discesa, poi l’ha percorsa, ha visto dove va a finire, o le hanno detto dove va a finire questa strada percorsa dalla macchina rossa?
M.G.F.: Sì. Quando sono andata a fare il sopralluogo, e dove ho detto…
P.M.: Che l’aveva vista.
M.G.F.: …che era andata la macchina, io fino in fondo non ci sono andata. Ci sono andati il personale competente, diciamo. l’unica cosa che ho sentito, quando sono ritornati, fra di loro dicevano all’ispettore che c’era: ‘guardi che dà proprio sulla piazzola’.
P.M.: La parte superiore della piazzola. Poi abbiamo delle foto fatte…
M.G.F.: Sì, la parte superiore della piazzola.
P.M.: Della piazzola dove c’era stato l’omicidio.
M.G.F.: Sì, e io ho chiesto; però questo in fase…
P.M.: Dopo.
M.G.F.: Certamente. Io lì, dove andava quella strada, non lo sapevo.
P.M.: Non lo sapeva.
M.G.F.: E nemmeno ci sono mai passata.
P.M.: Era una strada transitabile, all’epoca?
M.G.F.: No, no, no. Io l’ho definita un tratturo perché aveva proprio i segni di dove passa un trattore, di dove passa un carro, dove possono passare…
P.M.: Invece, quando, ha fatto il sopralluogo con la Polizia?
M.G.F.: Non esisteva più la strada.
P.M.: Non esisteva più.
M.G.F.: No, era tutto a erba, e praticamente questa strada – eh, perché io me la ricordavo veramente, per me c’era, l’avevo vista più di una volta, questa strada, e mi ricordavo appunto che, se ci ho visto passare le macchine, quindi… Le macchine: due volte questa macchina rossa, tra l’altro. Non altre macchine. Niente, noi continuiamo per la nostra strada, si arriva sulla, io la chiamo, la strada provinciale, quella asfaltata, giriamo a sinistra verso Ponte a Vicchio.
P.M.: Mentre a destra, per capirci, è dove c’è stato l’omicidio.
M.G.F.: Sulla destra, ma passato, penso, un due-trecento metri.
P.M.: La direzione del luogo dell’omicidio, è sulla destra…
M.G.F.: La direazione, destra, sì. Noi invece abbiamo preso la direzione sinistra.
P.M.: Ponte a Vicchio.
M.G.F.: La solita che facciamo per ritornare a Molin del Piano.
P.M.: Ho capito.
M.G.F.: E basta. Addirittura mi ricordo che, mentre alla prima macchina, quella bianca, le ho detto, ci siamo trovati quasi… lì, ha frenato di colpo, ha tirato proprio una frenata, e noi si passava ormai andando sempre piano: ho letto anche il numero di targa. Come tutte le persone fanno, dice: ‘ah, questa me la voglio ricordare’. L’ho ripetuta per due o tre volte. Poi, quanto?, il tempo, di arrivare in fondo alla strada, non me la ricordavo già più.
P.M.: Lei ricorda se era targata Firenze?
M.G.F.: Era targata di Firenze, e aveva una targa tutta a numeri, non con l’alfabeto. Perché noi già avevamo una macchina con l’alfabeto. Quindi, era sicuramente una macchina con degli anni di differenza, diciamo. Niente, poi prendiamo…
P.M.: Era targata Firenze?
M.G.F.: Targata Firenze.
P.M.: Senta, voleva aggiungere qualcosa?
M.G.F.: Mmh, non direi. Niente, per tutta la sera è stato un parlottare, a dire: ‘ma guarda che stupidi si trovano in giro’. Però mio marito minimizzava, e io gli ho detto: ‘guarda Giampaolo, che non è assolutamente pensabile comportarsi in quel modo, a quell’ora di notte, in una strada così isolata, che non esiste una lampadina, non esiste un lampione’. No, assolutamente non l’accettavo.
P.M.: Senta, quando in genere venivate via, se venivate via di sera da quel posto, vi era capitato episodi simili, o era una strada poco frequentata?
M.G.F.: No, no, no. Io dico che in tutti gli anni che ci siamo andati nell’estate, forse avremo incontrato due macchine, tre.
P.M.: In epoche diverse.
M.G.F.: In epoche diverse.
P.M.: Quella sera, queste due: una bianca e una rossa.
M.G.F.: Sì, sì.
P.M.: Praticamente…
M.G.F.: Addirittura mi è saltato all’occhio il fatto che ci fossero…
P.M.: Due macchine.
M.G.F.: Però l’avevo attribuito anche al fatto che noi siamo sempre venuti via in un orario tipo ora di cena, e quindi la gente poteva essere a cena. Poi, escono, e rientrano a un orario giusto come può essere la mezzanotte. 
P.M.: Senta, poi quando ha saputo – questo era la domenica sera – che c’è stato un omicidio lì, e ha ripensato a quest’episodio? 
M.G.F.: Dunque, ascolti, il martedì io l’ho saputo, ho sentito la radio che dicevano, però genericamente, parlando di Vicchio, di Sagginale, insomma lì sono tutti posti di campagna, non potevo certo sapere che era un luogo così vicino a dove noi siamo passati. Che era così vicino l’ho saputo il giorno; di Ferragosto, perché la signora Lidia mi ha telefonato, dice: ‘Maria Grazia, via, venite su, siamo qui soli come due stupidi, si passa il pomeriggio insieme, eccetera’. Quindi siamo andati lì a mangiare a mezzogiorno, è una consuetudine, diciamo. Nel pomeriggio il signor Bianchi, il marito della signora Lidia, dice a mio marito: ‘vieni, andiamo a fare un giro, vieni, che ti porto a vedere dov’è il posto’. Noi donne, ci avevano lasciate a casa, anche perché avevo la bambina. E sono andati via loro. Addirittura, una cosa che non riesco a ricordare è se sono andati via con la macchina di mio marito o con quella del signor Bianchi. Penso più facilmente con quella del signor Bianchi, che anche lui aveva una Citroen, però limousine. Quando tornano verso le sei di sera, sei e mezzo, così, dice mio marito: ‘guarda Maria Grazia’, mi porta sempre in quel pezzo di giardino che dà sulla vallata, e mi dice: ‘ma lo sai che il posto dove è successo è proprio qui sotto, guarda, in linea d’aria saranno 250 metri.
P.M.: Cioè voi avevate sentito lo scoppio e in linea d’aria era 250 metri, secondo la ricostruzione di suo marito?
M.G.F.: Secondo… certo. Da persone che non se ne intendono, fra l’altro.
P.M.: Certo. Comunque, ha questa sensazione di vicinanza.
M.G.F.: Sì, sì sì, questa sensazione di vicinanza. E lui dice: ‘ma guarda, praticamente, se si potesse fare un salto’, ma era un modo di dire, perché in realtà la strada fa così, fa così.
P.M.: Fa quelle curve che ci ha detto.
M.G.F.: Ecco, fa tutte le curve che deve fare. Quando lui mi ha detto : ‘ è qui sotto ‘, a quel punto io ho detto: ‘o stai a vedere, Maria Grazia, che quello che hai incontrato che aveva quel comportamento cosi assurdo c’entra qualcosa con questa storia’. Perché, come ripeto, non c’è una giustificazione minima per pensare…
P.M.: Insomma l’ha impressionata molto questo incidente, via.
M.G.F.: Sì, moltissimo, moltissimo.
P.M.: Quindi cosa, ne avete parlato con suo marito di quella sera?
M.G.F.: Certo, ne abbiamo parlato, poi per esempio io anche con i nostri dipendenti. Allora, avevo anche diverse donne, che noi si fa del lavoro artigianale, quindi a mano, è motivo anche per far passar due ore, mentre si lavora. Non è la FIAT, che si sta con la… insomma, ognuno fa il suo. E ho detto: ‘ma sapete? mi è capitato così, così, eccetera’. ‘Ma guarda, davvero?’. ‘Bah:’.., Basta, ecco così, tipo parlarne…
P.M.: Ma ne parlò con qualche maresciallo, con qualche carabiniere?
M.G.F.: Allora dopo, passato questo giorno di Ferragosto… Del giorno di Ferragosto avrei da dire un’altra cosa.
P.M.: Prego. Poi ci deve dire anche se ha riconosciuto le persone. Comunque, andiamo per ordine.
M.G.F.: Sì. Io e la signora Lidia siamo rimaste lì, mentre mio marito e suo marito andavano a fare questo giro turistico, chiamiamolo così.
P.M.: Di curiosità.
M.G.F.: Di curiosità. E la bambina, naturalmente. Mentre eravamo in giardino, però dalla parte dello staccionato dove continua questa strada, perché porta, anzi, portava Sino a San Martino agli Scopeti.
P.M.: A Scopeto.
M.G.F.: Sì, a Scopeto.
P.M.: Ecco, è importante, signora, da dove eravate voi, fattoria La Rena, andando su, si andava a San Martino a Scopeto.
M.G.F.: Certamente.
P.M.: Cioè la strada era libera.
M.G.F.: La strada era libera, quella.
P.M.: Bene.
M.G.F.: E mentre eravamo lì, che era un orario tipo le quattro del pomeriggio, eccetera, io sento il rumore di una macchina che arriva dalla salita diciamo, da dietro la casa.
P.M.: Sempre da giù, dal basso.
M.G.F.: Sempre da giù, sempre da giù verso San Martino, sento ìl rumore di una macchina che sta arrivando. Dentro di me io ero già all’erta, perché la mia convinzione di dire ‘ti ho guardato bene, perché se ti trovo ci prendo una discussione’, perché io sono il tipo…
P.M.: Con quello della domenica famosa.
M.G.F.: Con quello della macchina bianca. L’ho guardato, che macchina arrivava. Però: era una 126, un verde stranissimo, proprio pochissimi verdi così ho visto nella mia vita. Una macchina piccola. Dentro al volante di questa macchina c’era – ma questo poi l’ho rimuginato dopo – la stessa persona della macchina bianca, con la differenza che era vestito con una camicina a manica corta rosa, insomma bianchina-rosa, un giacchino da cacciatore, quelli con tante tasche, e un berretto di quelli che danno di omaggio i mangimi, pollaioli per intenderci, ecco. Però quello che me l’ha fatto riconoscere che era la persona che avevo visto quella notte, è lo sguardo. Lo sguardo: mi ha guardato con una strafottenza, come se in quel momento volesse dire ‘ma che c’hai da guardare, babbiona?’. È un termine che è venuto ora.
P.M.: Una sensazione sua, insomma.
M.G.F.: Ma la sensazione mia era proprio quella. Un’altra cosa da dire: quelle sono strade che passano talmente poche persone, che quando due o tre persone si vedono, un minimo accenno di sorriso o di testa cosi, per dire ‘buonasera’, ‘salve’, chi passa in macchina lo fa, e chi è fermo a chiacchierare con qualcuno lo fa sicuramente, insomma.
P.M.: Senta, e…
M.G.F.: Chiedo alla signora Lidia: ‘ma lo conosci?’. E forse lei non ha fatto in tempo a vederlo, oppure… Dice: ‘no, ma sai, in; questo, momento passano tanti cacciatori, perché si stanno preparando all’apertura della caccia’. Perché effettivamente la caccia apriva il 17 d’agosto, quindi… basta, e quello è finito.

P.M.: Senta, lei ha avuto modo, dicevo, di fare questo suo racconto a organi di Polizia Giudiziaria, nell’immediatezza dei fatti, a qualcuno?
M.G.F.: No.
P.M.: Ne ha parlato con qualche maresciallo?
M.G.F.: Dunque, passato il Ferragosto premettendo che in casa nostra ci frequentava con una certa, non voglio dire assiduità, ma tutti i sabati sicuramente si fermava da noi un maresciallo in pensione : Risicato.
P.M.: Dei Carabinieri?
M.G.F.: Sì. Mi sembra di ricordare che ci avesse detto – io non ho mai controllato, però – che ci avesse detto che lui faceva parte della Stazione di Pitti, o Pitti o Boboli insomma, un qualcosa del genere. Era in pensione. Lui veniva a prendere la Messa a Molin del Piano, poi l’avevo conosciuto perché siccome avevamo degli amici in paese che, o se avevano dei dolorini, o dei disturbi, lui faceva un po’ il pranoterapeuta, chiamiamolo così.
P.M.: Ho capito.
M.G.F.: Allora un giorno se lo sono portato dietro per, così, tanto per girare per il paese.
P.M.: Ma ha raccontato a lui quest’episodio di questa sera?
M.G.F.: Si, e allora gliel’ho raccontato. Perché è capitato lì il sabato pomeriggio successivo al Ferragosto, quindi dopo tre giorni credo, perché Ferragosto era a mezza settimana. E mentre gli fiaccio il caffè, eccetera, lui sfoglia il giornale, perché ce l’avevo sul tavolo, e gli ho detto: ‘ma lo sa, maresciallo, che ci voglio raccontare un episodio. È successo così e così’, eeccetera. ‘Solo che non capisco come mai sul giornale parlano, insomma, di macchine bianche, di macchine rosse, e una come me, che ne ha viste, sia bianche che rosse, cosa dovrebbe fare? ‘, gli ho detto. Però, come ripeto, ancora non ero prevenuta, assolutamente. Quindi, per me era tutto una battuta, parlare di quelle cose, era forse un far passare il tempo, tanto per raccontargli qualcosa, perché sennò tutti i sabati c’era da fare i soliti ragionamenti.
P.M.: Ma in quel momento lì era stato arrestato qualcuno?
M.G.F.: No. Io gli ho detto: ‘però, senta, lei mi faccia un piacere’. Siccome lui era un po’ ancora, tanti amici, tanti colleghi, tutti, eh?, dico: ‘senta, se sente dire qualche cosa, tenga presente questo…
P.M.: Della macchina bianca, e la macchina rossa.
M.G.F.: … questo racconto. Se poi è il caso, io, mi sa dire dove devo andare, insomma’. E lui: ‘sì sì, non si preoccupi’, eccetera eccetera. Passa verso la fine del mese, quindi verso la fine d’agosto, passa un’altra volta a salutarmi, perché era in partenza per le vacanze. Lui prendeva un mese di vacanza di settembre. E dice: ‘io non ci vado giù in Sicilia, quando è molto caldo, preferisco il settembre, eccetera’; e quindi era passato a salutare. E gli ho duetto: ‘ha saputo niente?’. Dice: ‘no, però stia tranquilla, perché so di sicuro che c’è in previsione un arresto, forse due’. ‘Ah’, ho detto ‘meno male’. E allora, ancora più tranquilla diciamo.
P.M.: Prego prego, signora, non si preoccupi.
M.G.F.: Eh?
P.M.: Ha detto che non capisce. È così? Il signor Vanni ha detto che non capisce.
M.G.F.: Forse sbaglio…
P.M.: Sì, magari, Presidente, facciamo finire la teste, insomma. Sennò, che abbia diritto addirittura a interrompere il teste, mi sembra un po’ troppo. Grazie, Presidente.
M.G.F.: E, niente, mi dice così. E infatti, mi sembra nel mese di settembre, un giorno viene a casa mio figlio che lui, quando esce a fare la spesa, compra anche il giornale, dice: ‘tieni, vuoi vedere la faccia del mostro? Anzi, dei mostri?’. Io guardo queste fotografie in prima pagina, vedo che non è la persona che intendevo io: basta, da quel punto…
P.M.: Che aveva visto lei.
M.G.F.: Sì, mi sono messa tranquilla.
P.M.: Lei ricorda chi erano quelli arrestati? Comunque, persone…
M.G.F.: Mah, può essere Mele e Mucciarini?
P.M.: Può essere, ha una buona memoria. Cosa succede dopo?
M.G.F.: Mi metto, la cosa finisce così, mi metto abbastanza tranquilla, dice: ‘va be’, meno male’. Perché naturalmente in casa: ‘mamma, ma cosa ti metti in testa? ma cosa vai a raccontare, che uno che t’ha tagliato la strada potrebbe essere…? Ma non. sta né in cielo né in terra!
P.M.: Quindi lei non l’ha raccontato a nessuno, tranne al maresciallo che poi è deceduto, questo maresciallo.
M.G.F.: Davvero!
P.M.: Va be’. Pei, invece, come mai lei si fa viva, se non sbaglio addirittura col suo avvocato, e poi telefonò…?
M.G.F.: Sì, allora, anche quella faccenda è andata così. Un giorno esco io, era un, mercoledì, finito di fare la spesa mi fermo all’edicola. La Nazione, o era in sciopero, o l’aveva finita. Allora ho detto: beh, piglierò La Repubblica. E ho preso un altro giornale, che non mi ricordo se era L’Unità o L’Avanti. Metto i miei giornali sotto braccio, me li porto a casa. Era quasi ora di preparare da mangiare. Mentre aspetti che tutti siano in comodo di venire in casa – perché noi abbiamo l’abitazione sopra al laboratorio – io sfoglio i giornali. A una seconda, terza pagina, quello che è, vedo una fotografia e ci rimango di stucco.. Mi scusi, perché mi viene la pelle d’oca, tanto l’emozione è stata forte. E dico: ‘ma come? ma questo qui è quello che c’ha attraversato la strada! ma questo è lui!’.
P.M.: Era la foto di chi?
M.G.F.: La foto di… La foto di Pacciani. Premesso che io non mi sono mai interessata assiduamente di legger cose, controcose, eccetera, eccetera. ‘Dio mio, allora adesso che faccio? A quel punto mi sono venuti tutti sensi di colpa possibili e immaginabili: e se avevo dato retta al mio istinto, andavo a raccontare di queste macchine e di questa notte, di quella data ecccetera. Allora che faccio, che non faccio, era un mercoledì pomeriggio, aspetto di essere sola in casa e telefono in Questura.” A quel punto mi sono proprio decisa, non potevo rimandare, perché per me era troppo evidente. Chiedo di parlare con l’ufficio del dottor Canessa, mi risponde una segretaria, mi dice: ‘il dottor Canessa. non c’è, telefoni domani mattina lo trova senz’altro ‘. Non mi chiede né generalità, né niente.
P.M.: Un centralino insomma.
M.G.F.: Sì, sì. Allora… e quello è stato sufficiente a, come dire, a risgonfiarmi un’altra volta, farmi assalire da tutte le remore possibili e immaginabili. Tenga presente appunto che tutti mi dicevano: ‘ma mamma ma cosa ti metti in testa di andare a di re che uno t’ha attraversato la strada’.
P.M.: Parlò con l’avvocato poi?
M.G.F.: Allora che faccio, l’avvocato Ventura è l’avvocato di famiglia, anche in un certo senso parente. Allora lo chiamo: ‘avvocato, abbia pazienta, io ho bisogno di chiedergli un parere perché oggi ho visto una fotografia e sono sicura che quella persona l’ho incontrata… ‘Signora per carità, non ne parli a me, io sono 1’avvocato dei presunto mostro’.
P.M.: Del Pacciani era in quel momento?
M.G.F.: Sì, sì. ‘No, abbia pazienza, non posso stare, non posso ascoltarla’. Ho detto: ‘ma scusi, ho capito che lei è l’avvocato… però è anche avvocato mio, mi permetterà…’
P.M.: Io le dico la verità.
M.G.F.: Ecco. ‘Mi permetterà che io mi senta di chiedere a lei come mi devo contenere’. Allora lui mi dice: ‘guardi, le do il telefono di una collega’ mi pare che si chiamava o Patrizia… non me lo ricordo. ‘Le do il telefono di una collega, ne parla con lei, sente un po’ cosa le dice ‘. Credo di averci parlato anche con questa, una piccola telefonata insomma, che lei mi aveva detto: ‘se vuole può anche rivolgersi direttamente alla Questura’, eccetera. Però nel frattempo passa un’altra settimana. Una settimana che non dormivo più, che agitavo tutti, che ero insofferente di ogni cosa, perché per me poi più passavano i giorni più mi veniva anche un senso di colpa perché non ho pensato a quello, che sarei stata inutile nell’84, ma perbacco ho detto, se io avevo detto una cosa del genere potevano essersi mosse delle indagini, delle cose e l’85 non ci sarebbe stato.~
P.M.: Abbiamo capito. E quindi lei si rivolge poi direttamente a qualcuno.
M.G.F.: Sì. Allora io telefono in Questura e questa volta riesco a parlare per telefono con lei.
P.M.: In Procura.
M.G.F.: Sì, in Procura, mi scusi. E io le ho detto: ‘guardi, io sono sicura di avere incontrato la persona’ – così e così — ‘però ho necessità di vedere una fotografia. che sia esattamente dell’epoca, cioè dell’84’ perché fra pochino erano passati… insomma, erano già compiuti otto anni abbondanti da quella, perciò in otto anni si cambia tantissimo. Dice: ‘va bene, non si preoccupi, mi lasci tutti i suoi dati, sarà contattata’.
P.M.: E la contattò la Polizia.
M.G.F.: E mi dice: ‘si ricorda il colore della macchina?’ ‘Mah, io direi rosso, mi sembra rosso’ Ho detto così. Quando ho finito la telefonata dice: ‘Maria Grazia, ma che cosa dici?’ Avevo accavallato il discorso della macchina bianca con la macchina successiva.
P.M.: Tant’è che c’è un’annotazione che feci io, lei aveva parlato di una macchina… nel racconto telefonico.
M.G.F.: Nel racconto telefonico. Però ho detto: ‘va be’, mi ha detto che mi contatta e vuol dire che quando lo vedo di persona, ne parliamo di questa cosa’. Perché il racconto che sto facendo ora io lo avrei fatto tranquillamente quando…
P.M.: Va be’, questa era una telefonata se non sbaglio, questa qui.
M.G.F.: Sì, una telefonata.
P.M.: Quindi…
M.G.F.: Certo.
P.M.: Io avevo un appunto che poi fornisco alla Corte come documento a questo punto, il contenuto di questa telefonata che è di quel giorno. 
M.G.F.: Infatti vengo contattata, vengo invitata in Procura… 
P.M.: Forse andò in Questura signora? Comunque, per lei è uguale. 
M.G.F.: Sì, per me è lo stesso.
P.M.: Sì. 
M.G.F.: Sono sempre cose dove devi passare attraverso un cordone di Carabinieri che ti vogliono documenti…
P.M.: Quando lei fece questa deposizione – siamo nel ’92 faceste un sopralluogo, ricorda?
M.G.F.: Prima ho fatto la deposizione e poi abbiamo fatto il sopralluogo.
P.M.: Ecco. Io le mostro delle fotografie fatte in questo primo sopralluogo. Lei mi vuol dire se riconosce i posti e comunque se mi… perché il racconto che fece allora, e ha fatto successivamente, è sostanzialmente quello di oggi. Vogliamo prima mostrare il bivio per la fattoria La Rena? (voce fuori microfono) Lei conosce questa strada?
M.G.F.: Questo è lo stato attuale.
P.M.: Sì. Questa è la Sagginalese, no?
M.G.F.: Sì.
P.M.: Siamo sulla Sagginalese.
M.G.F.: Sì. Qui è dove si entra… la strada asfaltata, mi scusi, dove c’è il cartello fattoria La Rena, si sale di qui.
P.M.: Fattoria La Rena è qua.
M.G.F.: Sì, sì.
P.M.: Quindi la strada per andare da…
M.G.F.: Gira a destra.
P.M.: Invece quella sera voi venivate…
M.G.F.: Venivano giù, per questa…
P.M.: Mentre la macchina bianca e l’auto rossa erano..
M.G.F.: Andavano cosi,, .sì.
P.M.: E come direzione, il luogo dell’omicidio…
M.G.F.: Il posto, il luogo è di là.
P.M.: … è qua avanti.
M.G.F.: Sì, sì.
P.M.: Lei ha presente dietro questa…
M.G.F.: Dietro…Sì.
P.M.: Invece…
M.G.F.: Noi abbiamo preso questa direzione, a uscire dal bivio.
P.M.: In…
M.G.F.: In direzione Sagginale insomma, Ponte a Vicchio.
P.M.: Vogliamo…
M.G.F.: Io vedo bene anche da lì.
P.M.: Sì, sì, facevamo per. . .
M.G.F.: Scusi.
P.M.: (voce fuori microfono)
M.G.F.: Ecco, benissimo. Qui si sale…
P.M.: È la stessa, strada di prima…
M.G.F.: Certo, certo. Fa vedere solo la strada bianca, sterrata e non l’asfaltata.
P.M.: Quindi i due posti, sia la fattoria La Rena, che la fattoria dei Bianchi, che i due punti dove avete incontrato le due macchine bianca e rossa, sono in questa direzione.
M.G.F.: Sì, a salire.
P.M.: Ecco, San Martino a Scopeto è dopo.
M.G.F.: Dopo, dopo.
P.M.: Dopo la fattoria. E dice lei all’epoca ricorda che si andava liberamente…
M.G.F.: Sì, sì, l’ho fatta in macchina anche, fino alla chiesa.
P.M.: Sa se dopo San Martino a Scopeto c’è una fonte di acqua che si chiama Brecciana?
M.G.F.: No, non ne sono al corrente, no. Ne ho sentito al corrente però io…
P.M.: Non c’è mai andata.
M.G.F.: … che l’abbia vista, non l’ho mai vista, no.
P.M.: E di qua invece, l’abbiamo visto prima, si va verso Ponte a Vicchio.
M.G.F.: Certamente.
P.M.: Vogliamo mostrare la foto, quella che dalla piazzola… Ecco signora, questo è il luogo della piazzola.
M.G.F.: Sì.
P.M.: Preso dal di sotto e qua c’è una freccia rossa che la Polizia ha rilevato, è la strada che fece vedere lei, dove era l’auto rossa.
M.G.F.: Ho capito.
P.M.: Lei l’ha mai vista? C’è mai arrivata fin qui?
M.G.F.: No. In quel punto lì…
P.M.: Personalmente…
M.G.F.: … personalmente no. Io ho solo sentito…
P.M.: La Polizia.
M.G.F.: … la Polizia che diceva: quella strada dà proprio sulla piazzola.’’
P.M.: L’hanno indicato nel…
M.G.F.: Io anche questa piazzola l’ho vista solo quando abbiamo fatto…
P.M.: Il sopralluogo.
M.G.F.: … il sopralluogo.
P.M.: Lei quindi l’ha visto dal di sotto.
M.G.F.: Sì.
P.M.: Questo punto qua, che è la strada che prima si poteva percorrere…
M.G.F.: No, io non l’ho mai percorsa quella strada.
P.M.: Gliel’ha solo indicata la Polizia.
M.G.F.: Me l’ha solo indicata…
P.M.: Vogliamo vedere com’è ora quella strada? Come l’ha vista la signora.
M.G.F.: Ora l’ho vista tutta erbosa.
P.M.: Dove ha detto c’erano le viti.
M.G.F.: Tutto quello che è cambiato, c’è un palo della luce, perfetto. Ecco, vede, la strada faccia conto…
P.M.: .Dove infilò la macchina rossa.
M.G.F.: Sì, sì. Veniva da quella direzione, ha girato così. Praticamente tenga presente il primo metro di erba, va bene, per tutto quel percorso e ha fatto quella strada.
P.M.: La freccia è la corrispondente di quella che abbiamo visto prima dal di sotto. Lei dice che all’ epoca questa era una strada percorribile. La fattoria, o il contadino….
M.G.F.: Hon percorribile, quella era…
P.M.: Una mulattiera, come l’ha chiamata? Un sentiero…
M.G.F.: Insomma, se lei facesse uno che tiene il campo aratro, ci dovrebbe passare con un trattore.
P.M.: Ecco, invece ci infilò quella macchina lì.
M.G.F.: Si, sì. Ma non c’era, erba, era ben…
P.M.: Ben pulito.
M.G.F.: Ben pulito.
P.M.: Lei ha detto prima che anche qualche sera prima, alcune volte ha detto il sabato prima…
M.G.F.: Sì, questo non sono sicura.
P.M.: Non ne è sicura. Aveva visto la stessa macchina rossa.
M.G.F.: Certo. Però, appunto, lì c’è un discorso che quando l’ho vista, il 29, per me era già una macchina familiare, in quanto delle poche macchine che si vedono circolare in quella zona, quando capita di transitare, quella l’avevo già vista per la seconda volta.
P.M.: Lei ricorda qualche caratteristica particolare sul tipo di colore, sul tipo di forma, se era ben tenuta, vecchia, scolorita?
M.G.F.: No, è una… No, no, non proprio un carretto, però un colore stufo di fare il rosso, insomma, era un rosso sbiadito? Insomma…
P.M.: Lei ha in mente, se le è stata mostrata qualche foto successivamente, le caratteristiche di questa macchina?
M.G.F.: Sì, aveva il sedere di dietro tronco.
P.M.: Perché lei l’ha vista da dietro?
M.G.F.: Io l’ho vista salire e girare e quindi ho visto il dietro. Ora, mentre una macchina fa una manovra, andando a velocità normale, che è uh’ utilitaria non proprio scacia, scacia, ma insomma.
P.M.: Quando la vide la prima volta era giorno?
M.G.F.: Sì, era verso le sette e mezzo, le otto meno un quarto di sera.
P.M.: Senta, lei ha memoria di… Lei ha detto nella macchina bianca quella sera, ha fatto tutto il racconto, dice poi ha individuato la persona del Pacciani. Nella macchina rossa ha avuto modo di individuare qualcuno, o delle sembianze particolari della persona?
M.G.F.: Allora, in questa macchina rossa, quando l’ho vista, come ripeto, non so se il giorno prima o una settimana prima, comunque…
P.M.: Quindi di giorno.
M.G.F.: … sempre di sabato o di domenica, diciamo perché dal lunedì al venerdì noi lavoriamo quindi non si va in giro a fare scampagnate. Quando l’ho vista alle sette e mezzo di sera, niente… d’altronde quella era una cosa normale, guardare…
P.M.: Chi c’era.
M.G.F.: … chi c’è in una macchina.
P.M.: E le sembrò uno dei contadini della zona o no?
M.G.F.: Sì, mi era sembrato…
P.M.: Un contadino.
M.G.F.: … una persona giovane, io l’ho giudicato sui 35-40 anni, una cosa non di più. Aveva una camicia anche lui scozzese però sui toni rosso e verde.
P.M.: Era grosso?
M.G.F.: Sì, una bella… però non esagerato. Io avrei detto che poteva essere una persona sui 90 chili, 80.
P.M.: Senta una cosa, di questa persona ha poi…
M.G.F.: Ho visto che aveva i capelli marroni, castano scuri, insomma, basta. Un faccione bellino pieno insomma, ma giovanile.
P.M.: Poi le sono state mostrate delle fotografie dell’indagato Lotti e lei ha detto che poteva essere una figura come quella, può essere?
M.G.F.: Sì, si.
P.M.: Come figura.
M.G.F.: Somigliantissima.
P.M.: Come figura.
M.G.F.: Si, sì. Con qualche chilo di meno, una decina di chili…
P.M.: Senta una cosa, questa persona che lei vide di giorno, per intendersi, era la stessa che guidava quella notte, o non ha avuto…
M.G.F.: No.
P.M.: Non lo sa…
M.G.F.: Di notte…
P.M.: Non l’ha vista.
M.G.F.: … non ho visto. Io ho riconosciuto solo la macchina, perché chiaramente, avendola vista abbastanza di recente ho detto: ecco, questo è lui che torna a casa.
P.M.: Ho capito.
M.G.F.: Proprio ho fatto questo pensiero.
P.M.: Non ho altre domande. Grazie signora.
M.G.F.: Prego.
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato S. Franchetti: Sì, Presidente. Mi scusi signora, lei ha parlato prima di uno scoppio, come di una gomma di un Tir che esplode. Lo conferma questo?
Presidente: Non ha parlato lei dello scoppio, ha parlato la sua amica.
Avvocato S. Franchetti: Sì, che assomiglia. Cioè di un rumore…
Presidente: No, la sua amica o parente, non so.
P.M.: Lidia Falchetti.
Avvocato S. Franchetti: Lei non ha sentito… Ha sentito questo rumore?
M.G.F.: Io ho sentito un rumore fragoroso.. Io l’ho chiamato boato. Lo sa quante volte ho anche detto: perché non andiamo sul posto e uno da giù fa quello che deve fare visto che sanno tutti e si sente l’eco della vallata il rumore come viene?
P.M.: Un rumore di spari lei dice signore?
M.G.F.: No, un rumore…
P.M.: Ah, per vedere…
M.G.F.: … un rumore, come quando passa un aeroplano che fa quel fa quel…
Avvocato S. Franchetti: Un rumore continuo, quindi.
M.G.F.: Buuuuuh!
P.M.: L’eco diciamo
M.G.F.: Ecco, così.
P.M.: Però lei ha parlato di cacciatori prima, quando l’ho sentita.
M.G.F.: Ma scusi, ma cosa vuole che ne sappia io?
P.M.: Certo, certo.
M.G.F.: Ho detto: ‘accipicchia, ci sono di già i cacciatori? ‘ Non è che ho sentito fare “pam pam” Ho sentito un rumore esagerato. È solo allora che ho detto: ‘ma ci sono di già i cacciatori?’ E la Lidia dice: ‘no, mi è sembrato di più lo scoppio di una gomma’.’ Allora ho detto : ‘se è un pneumatico, è un Tir’. Questo era per enfatizzare quanto il rumore fosse…
Avvocato S. Franchetti: Ma può localizzarlo rispetto al posto dove era, se era sopra la vostra abitazione?
M.G.F.: No, veniva dalla valle verso di noi
Avvocato S. Franchetti: Veniva dal basso.
M.G.F.: Sì, certamente.
Avvocato S. Franchetti: Ecco, ma…
M.G.F.: Io stavo guardando in basso e quel rumore è venuto dal basso. E le dirò che ho guardato proprio in quella direzione, proprio quella direzione che poi ritorna con il discorso della posizione.
Avvocato S. Franchetti: Che saprebbe indicare nuovamente evidentemente?
M.G.F.: Come?
Avvocato S. Franchetti: Saprebbe indicarla ancora questa direzione, se qualcuno…
M.G.F.: Certamente.
Avvocato S. Franchetti: Certo, la ringrazio. Ecco, ma tra questo scoppio, poi lei andrà via da questa casa e incontrerà questa macchina bianca, quanto tempo è passato circa?
M.G.F.: Senta, io ho fatto anche diverse volte delle prove dal mio terrazzo, aspettare che ci fosse proprio quel crepuscolo inoltrato uguale a quella sera.. Può stare certo che era intorno alle 10.25, non prima e non dopo perché sarebbe stato troppo buio. Era proprio al limite, ve l’ho detto, in quel momento si intravedeva la bambina Bianchi perché aveva una maglietta bianca. La mia bambina, che era vestita di colore, già si confondeva con lo scuro degli alberi.
Avvocato S. Franchetti: La ringrazio. Senta, io le volevo fare un’altra domanda: lei ha detto che la macchina bianca procedeva a fari spenti.
M.G.F.: Con due piccole lucine…
Avvocato S. Franchetti: Aveva quelli di posizione. Ma ci si vedeva quella sera abbastanza da poter guidare con i fari spenti? Visto che è anche una strada piuttosto…
M.G.F.: No, era una strada parecchio buia.
Avvocato S. Franchetti: Andava molto forte…
M.G.F.: No buia, però la macchina si vedeva bene.
Avvocato S. Franchetti: Quei fari…
M.G.F.: Sì, sì.
Avvocato S. Franchetti: Ecco, non pensa che li possa aver… Lei ha visto mai questa macchina, e che incrociava prima, coi fari grandi?
M.G.F.: No, mai.
Avvocato S. Franchetti: Quindi viaggiava sempre a fari spenti. Cioè coi fari… coi fari di posizione, non spenti completamente.
M.G.F.: Sì, sì.
Avvocato S. Franchetti: E ci si vedeva comunque abbastanza. Lei a che distanza l’ha vista più o meno? Cioè, non i faretti, la macchina come sagoma? venire verso di noi.
Avvocato S. Franchetti: Ora io signora questi posti li conosco, però non vorrei sbagliare. Quando ha parlato di questa specie di strada da tratturo, ha detto, se non mi ricordo male, che in alcuni punti quando pioveva si formavano delle spaccature, è vero?
M.G.F.: Sì, sì.
Avvocato S. Franchetti: Se è quella…
M.G.F.: No, ma solo in quel punto lì dove eravamo noi si formano le spaccature, perché c’è molta pendenza.
Avvocato S. Franchetti: È molto pendente.
M.G.F.: Molto pendente.

Avvocato S. Franchetti: Presidente, io penso – e la rinnovo questa istanza però – che è molto difficile, per coloro che non hanno, non sono stati con la signora a vedere queste strade, capire esattamente la dinamica di questi posti e quindi forse sarebbe la còsa migliore andare a fare un sopralluogo con la signora e con il signor Lotti per indicare esattamente tutti questi luoghi, indicati sia dal Lotti che dalla signora. Ma io volevo saper questo : quando questa macchina ha imboccato, se ho ben capito, questa specie di tratturo, poi lei l’ha vista fermarsi? O ha proseguito.
M.G.F.: Ma lei di che macchina parla, scusi?
Avvocato S. Franchetti: Della bianca, signora.
M.G.F.: Allora, la macchina bianca ha fatto questa svolta velocissima davanti a noi e ha dovuto tirare un’inchiodata, dopo tre metri.
Avvocato S. Franchetti: E ha preso questo…
M.G.F.: Certamente.
Avvocato S. Franchetti: Perché sennò andava…
M.G.F.: Sennò andava di sotto, io questo l’ho visto…
Avvocato S. Franchetti: Non avevo capito. Certo, è chiaro.
M.G.F.: … quando sono ripassata a Ferragosto, perché a quel punto la curiosità di vedere dove era entrato m’era venuta, ma sempre perchè ricordavo la persona che voglia farci la discussione.
Avvocato S. Franchetti: Non c’è dubbio.
M.G.F.: Ed è entrato, le posso assicurare che lì è fatto così. Naturalmente da chi viene da giù verso su lo vede benissimo. Era dalla mia posizione che non si vedeva che c’era quella possibilità. Però uno che viene molto veloce dovrebbe essere proprio… oppure con una bella luce, vedere dove entra. Lì. c’è stato proprio uno sbaglio: di manovra, chiamiamolo, perché un metro più indietro avrebbe imboccato la strada che invece permetteva di camminare, diciamo. Invece questa macchina è entrata proprio in un pezzettino che sarebbe cascata di sotto da un balzo come questa altezza: Una specie di…
Avvocato S. Franchetti: Ho capito la dinamica, ho capito anche se i luoghi non riesco…
M.G.F.: Una specie di aiuola sopraelevata.
Avvocato S. Franchetti: Ecco, ma lei mi conferma che allora. . . Io signora ho capito, lui va in una piazzola per non venirvi addosso, va bene. Quindi una manovra spericolata e abile insieme.
M.G.F.: Sì.
Avvocato S. Franchetti: Ma quel tratturo dove porta? 
M.G.F.: Non lo so.
Avvocato S. Franchetti: Per me… Comunque non era, se lei si ricorda, agibile a quei tempi quella stradina da una macchina? 
M.G.F.: No lo so, non me ne sono nemmeno interessata. Io mi sono interessata semplicemente…
Avvocato S. Franchetti: Della piazzolina dove si è fermato.
M.G.F.: … di vedere dove quello lì è entrato con la macchina e ha frenato di colpo, basta. Poi non avevo motivo io di vedere dove va quella strada.
Avvocato S. Franchetti: La ringrazio signora, nessun’altra domanda. Rinnovo l’istanza perché sinceramente Presidente… La ringrazio signora. Presidente, comunque riformalizzo… Non la formalizzo neppure: se la Corte riterrà opportuno di vedere tutti noi esattamente questi luoghi, penso che sarebbe molto utile.
Presidente: Va bene.
Avvocato S. Franchetti: La ringrazio.
Presidente: Altre parti civili? 
Avvocato Pellegrini: Presidente. Una domanda signora: con la coda dell’occhio, oppure girandosi indietro quando è passata la macchina bianca, dopo che la macchina bianca si è fermata, lei ha visto se rimaneva ferma, o se riprendeva la strada in salita?
M.G.F.: No, io ho visto… No, no, no, perché poi praticamente la curva che ha fatto poi la macchina bianca salendo… 
Avvocato Pellegrini: Sì.
M.G.F.: … scusi tanto, l’abbiamo fatta noi a scendere. E quindi automaticamente, girando in quella strada, non c’era più la possibilità di… A parte che non mi è venuto in mente di girarmi. Comunque vada, non sarebbe stato possibile vederla. 
Avvocato Pellegrini: Vederla. Grazie signora.
M.G.F.: Prego.
Presidente: Parti civili?
Avvocato Bagattini: Grazie, signor Presidente. Signora, a proposito dell’orario nel quale lei con suo marito e la bambina andaste via dalla casa dei vostri parenti ed amici, lei riferì qualche cosa a proposito dell’ora legale, si ricorda?
M.G.F.: Sì. Però questa cosa dell’ora legale è saltata fuori perché quando io ho fatto la prima deposizione, a un certo punto ero anche interessata a sapere se ero stata utile, se avevano potuto risalire a qualcosa, eccetera. E allora ho telefonato io, ho parlato con l’ispettore e gli ho detto: ‘non ho saputo niente, che mi dice insomma?’ Dice: ‘no signora, guardi che lei ci ha dato delle informazioni che sono assolutamente inattendibili, non tornano gli orari’. !
Avvocato Bagattini: Scusi signora, questo le veniva detto dopo la sua deposizione del 1992.
M.G.F.: Certo, dopo la deposizione, dopo il sopralluogo, dopo che ormai cominciava a poco il processo credo…
Avvocato Bagattini: Di Pacciani.
M.G.F.: Di Pacciani.
Avvocato Bagattini: Quindi lei si riferisce – mi scusi signora – alle informazioni rese fino al 1992, dicembre 1992.
M.G.F.: Certamente, sì.
Avvocato Bagattini: Quando le fu detto che erano inattendibili, non tornavano con gli orari.
M.G.F.: Sì, non tornavano. Allora io a quel punto ha detto: ‘ma cosa ci può essere che non torna con gli orari? ‘ Io sono sicura di avere detto tutta quello che stava. Ho guardato l’orologio che faceva mezzanotte meno cinque minuti e ho pregato mio marito di allontanarci, perché così tardi non l’avevamo mai fatto.
Avvocato Bagattini: E quindi. . .
M.G.F.: L’orario del rumore particolare l’avevo detto che era un crepuscolo inoltrato, insomma ci si vedeva: a mala pena fra di noi in uno spazio grande come questo parterre. Tutto quello che vi può essere di. sballato – ma era una mia supposizione – non abbiamo tenuto conto dell’ora legale. Che io guardato un orologio magari che faceva la una meno cinque in realtà e che però segnava mezzanotte meno cinque.
Avvocato Bagattini: Quindi fu una sua supposizione, signora? 
M.G.F.: Certo, sì, sì.
Avvocato Bagattini: Questo glielo dico signora perché quando lei fu sentita il 26 marzo 1996, espresse un concetto simile ma non completamente. Perché lei disse testualmente : “All’ispettore comunicai che l’orologio della casa di campagna della famiglia Bianchi, presso cui ero ospite la sera del 29 luglio ’94 (’84 – ndr), non era stato regolato secondo l’ora legale. Per cui quando avevo riferito che potevano essere state intorno alle ore 24.00 quando eravamo andati via, doveva intendersi che si trattava in realtà delle ore 01.00 del giorno successivo”. Cioè, in questo verbale lei, parlando con l’ispettore Lamperi, con gli altri investigatori, dà sostanzialmente per certo che non fosse stato regolato l’orologio e quindi fosse l’01.00 quando lei è andata via. Mentre ora, mi sembra di capire che…
M.G.F.: Senta, siccome io sono assolutamente sicura di quello che ho visto, di quella che la mia mente ha fotografato. . .
Avvocato Bagattini: Sì, sì, ma queste…
M.G.F.: Dicevo, mi sembrava talmente inverosimile che potesse essere messo in dubbio quello che io avevo raccontato.
Avvocato Bagattini: Ecco, mi scusi. 
M.G.F.: E io ho trovato…
Avvocato Bagattini: Ho capito, sì.
M.G.F.: Poi le dirò che con la signora Lidia mi era capitato di parlare e una volta che avevo chiesto l’ora ho chiesto: ‘che è giusto quell’orologio?’ Mi ricordo una volta dice: ‘oh, per carità non guardarci, noi in campagna guarda non portiamo orologi, non sistemiamo niente’.
Avvocato Bagattini: Quindi è del tutto verosimile che potesse essere l’una meno cinque, anziché mezzanotte meno cinque.
M.G.F.: Io non lo escludo.
Avvocato Bagattini: Signora scusi, le altre cose per le quali gli investigatori le dicevano che la sua deposizione risultava inattendibile, oltre a quella dell’orario quali erano?
M.G.F.: No, io penso che era solo gli orari.
Avvocato Bagattini: Senta signora, lei si ricorda quante volte fu sentita dalla Polizia o dal Pubblico Ministero?
M.G.F.: Scusi, non ho capito bene.
Avvocato Bagattini: Si ricorda quando è stata sentita la prima volta?
M.G.F.: La prima volta, dunque, doveva essere un dicembre? Dicembre ’92.
Avvocato Bagattini: Lei ebbe questa conversazione telefonica col dottor Canessa in data 2 dicembre 1992.
M.G.F.: Ecco, il 2 dicembre.
M.G.F.: Diciamo, sentita per telefono…
Avvocato Bagattini: E’ possibile il 4 dicembre signora, cioè due giorni dopo?
M.G.F.: Sicuramente, sicuramente. Poi…
Avvocato Bagattini: Successivamente signora, lei è stata sentita – come prima le ricordavo – il 26 marzo 1996. È corretto?
M.G.F.: Marzo?
Avvocato Bagattini: Sì.
M.G.F.: Mi ripeta la data?
Avvocato Bagattini: 26 marzo 1996. Quindi eseguì, insieme agli investigatori, il sopralluogo il 29 marzo 1996.
P.M.: Ne ha fatti due, eh avvocato.
M.G.F.: Scusi, mi faccia fare un po’ mente locale. Siamo nel ’97, giusto? Io ho fatto un sopralluogo con la prima deposizione, un sopralluogo con la seconda. Sentita, sono stata sentita una volta…
Avvocato Bagattini: Comunque, signor Presidente, le date evidentemente son pacifiche perché l’ho lette, quindi quelle sono… 
Presidente: Nei verbali le date sono quelle lì.
Avvocato Bagattini: … la signora si ricordava. Mi riferisco, signora, sempre alla telefonata che lei ebbe col dottor Canessa; nella quale, appunto, parlò di aver visto un’auto rossa a fari spenti. Lei ha spiegato che non appena riattaccata la cornetta, si rammaricò con sé stessa, dice: ‘ma come, io l’ho vista ‘bianca e devo dire…’.
M.G.F.: Sì. Ma come? Sì, infatti.
Avvocato Bagattini: … che l’ho vista rossa.
M.G.F.: Quello lo posso….
Presidente: Aspetti signora, aspetti.
Avvocato Bagattini: In quella telefonata lei riferì anche del colloquio avuto col maresciallo Risicato, che testualmente viene qui riportata. E le ricordo che nel corso dei suoi interrogatori successivi le fu riletta questa nota del dottor Canessa e lei confermò che quello che era riportato su questa nota era, c’era ovviamente da dubitarne; esattamente quello che lei aveva riferito al dottor Canessa. Quindi, in questa conversazione telefonica lei disse, fra l’altro che: “Di queste cose” — cioè dell’auto rossa che lei aveva visto – “parlò all’epoca col maresciallo Risicato dei Carabinieri di Pontassieve che le riferì che gli inquirenti cercavano un’auto bianca per cui lasciò perdere”. Lei si ricorda di aver detto questo?  
M.G.F.: Ho, io non mi ricordo che ho detto questo. Ma senta, io l’ho vista bianca e l’ho vista rossa, di conseguenza per me non esiste questo problema. Posso aver avuto… 

Avvocato Bagattini: Senta signora, lei si ricorda…
M.G.F.: Son passati nove anni.
Avvocato Bagattini: Si ricorda se nell’interrogatorio del 4 di dicembre lei chiaro immediatamente che in effetti non era una macchina rossa, ma era una macchina bianca?
M.G.F.: Sì.
Avvocato Bagattini: Perché dice: ‘riattaccai il telefono, come ho riattaccato mi sono rammaricata, ma come, sono tanti anni che sto pensando a questa cosa, ho la prima occasione per parlare con l’investigatore e mi sbaglio sul colore’. Giusto?
M.G.F.: Sì.
Avvocato Bagattini: Ecco, lei due giorni dopo fui sentita dalla SAM, all’epoca così si chiamava, e si ricorda se rettificò, se disse subito: guardate…
M.G.F.: Allora, riprecisiamo anche questa. Con loro sono sicurissima che abbiamo parlato di macchina bianca, addirittura color panna; mi hanno fatto vedere tutte le fotografie, sette fotografie, per il riconoscimento della persona che mi interessava di riconoscere…
Avvocato Bagattini: Sì. Questo lo dico, signora, perché lei così testualmente si espresse: “Circa il colore non voglio esprimermi con assoluta certezza, anche se ritengo che propendesse sullo scuro;f non era dotata di poggiatesta’.
M.G.F.: Allora, ho una spiegazione tranquillissima per questo.
Avvocato Bagattini: Sì.
M.G.F.: Mi dispiace che non faccio fare… insomma, non lo so chi è che fa bella o brutta figura.
Avvocato Bagattini: Non lo so.
M.G.F.: Durante questo interrogatorio ho guardato tutte le fotografie. Senza esitazione ho trovato quella che corrispondeva a quello che a me interessava per il mio ricordo della persona che avevo visto nella macchina bianca. Era tutto un via vai di entro dall’ufficio, esco dall’ufficio, tipo andare a consultarsi con qualcuno, una cosa e un’altra. Poi, a un cèrto punto, io ho accusato una certa fretta di stilare il verbale, perché, insomma, bisognava chiudere, diciamo, quella… come si può chiamare? Verbale.
Avvocato Bagattini: Questa incombenza.
M.G.F.: Questo verbale. E una di queste persone ha detto: ‘non possiamo scrivere del colore bianco, perché la signora ha detto al P.M. . che era rossa, e quindi diciamo genericamente che è scura’. Avvocato Bagattini: “Genericamente che è scura”, scusi?
M.G.F.: Cioè, per loro non era particolarmente importante che si segnasse…
Avvocato Bagattini: E questo, scusi signora, nonostante che lei avesse fatto presente: ‘ma guardate che io l’ho vista, bianca’?
M.G.F.: Ascolti, può darsi che anche io, dopo due ore fossi stata un po’ giù di tono. Per me la cosa importante, quella che io ritenevo importante, era che avevo riconosciuto la persona che avevo visto quella sera.
Avvocato Bagattini: Ho capito, però signora lei dovrà comprendere che è importante anche…
M.G.F.: Certamente, certamente.
Avvocato Bagattini: … ciò che ha dichiarato in altre occasioni, no? Lei ha parlato di una macchina rossa, e va bene…
M.G.F.: Comunque… 
Avvocato Bagattini: …si era sbagliata; benissimo. Va il giorno dopo, due giorni dopo, in Questura, fa presente di questo errore, comunque…
Presidente: Scusi avvocato Bagattini, io, per carità….
Avvocato Bagattini: Prego, prego.
Presidente: Solamente per una cosa mia.
Avvocato Bagattini: Prego, prego.
Presidente: Lei è sempre il difensore Faggi.
Avvocato Bagattini: Sì, sì. Signor Presidente, io ho interesse a vedere un altro tipo di ricostruzione…
Presidente: Va bene, io volevo solo sapere quello, perché… Questo mi interessava. Va bene.
P.M.: Presidente … io, sennò sembra che il P.M. abbia qualcosa da nascondere.
Presidente: Prego, prego.
M.G.F.: Io non ho niente da nascondere.
P.M.: Non no, era…
Presidente: No, no, lei no.
M.G.F.: Io seno sicurissima…
Presidente: Neanche noi abbiamo nulla da nascondere.
Avvocato Bagattini: Comunque, ecco, questa frase “non voglio esprimermi con assoluta certezza, anche se ritengo che propendesse sullo scuro”
M.G.F.: Come le ripeto, è stata una decisione delle persone che…
Presidente: Ha spiegato come è andata, via.
M.G.F.: … stavano in ufficio.
Presidente: Ora, si può anche non credere, questa è la verità.
M.G.F.: Mi dice: ‘guarda, al P.M. la signora ha detto che era rossa…’
Presidente: Va bene.
M.G.F.: … ‘non possiamo scrivere che era bianca’.
Presidente: Bene.
M.G.F.: ‘Allora‘mettiamo genericamente che era scura’. Avevano tutti una gran premura di andare a mangiare, scusi se glielo dico.
Avvocato Bagattini: Senta signora, vorrei sapere un’altra cosa, ed è l’ultima, se in questo contesto – e cioè il 4 dicembre 19 92 – lei parlò della seconda macchina e se non ne parlò, quando ne parlò per la prima volta.
M.G.F.: Sì, la prima che volta che ho parlato della macchina rossa l’ho fatto con un giornalista; una persona degnissima che ha rispettato…
Avvocato Bagattini: No, io mi riferisco, signora, agli inquirenti. I giornalisti interessano molto, ma relativamente dal punto di vista processuale.
P.M.: (voce fuori microfono)
Avvocato Bagattini: Prego, signora.
M.G.F.: Allora, la prima volta ne ho parlato con una persona che, subito dopo aver fatto la prima deposizione, è passato un pochino di tempo, mi suonano il campanello a casa, mi si presenta questa persona e io ho detto: ‘alla faccia della riservatezza’, perché mi avevano detto di stare tranquilla, che non sarei stata rintracciabile. Comunque, siccome sono una persona molto ospitale, l’ho fatto entrare, abbiamo parlato del più e del meno e io gli ho detto: ‘senta, guardi, veramente avrei avuto la necessità di spiegare le cose proprio veramente più profondamente’, eccetera. Niente…
Avvocato Bagattini: Scusi, abbia pazienza signora, sennò veramente diventa qui troppo articolato il discorso, corrisponde al vero che lei il 2 dicembre del ’94 non parlò di questa seconda auto?
M.G.F.: No, no; non ne ho parlato.
Avvocato Bagattini: Ed è vero, che, invece, ne parlò nel verbale di quattro anni dopo, cioè 26 marzo ’96?
M.G.F.: Sì, in quell’occasione senz’altro.
Avvocato Bagattini: Grazie, non ho altre domande.
Avvocato Pepi: Avvocato Pepi. Signora, senta, lei ha parlato anche stamane di questa macchina – che alla fine dovrebbe essere bianca, ma che prima era rossa e poi di colore scuro – che le avrebbe improvvisamente tagliato la strada alla macchina guidata da suo marito, no?
M.G.F.: Sì.
Avvocato Pepi: Ecco, io le chiedo: temporalmente quanto è durata questa operazione?
M.G.F.: Contando fino a trenta.
Avvocato Pepi: Trenta, contando…
M.G.F.: Uno, due, tre… (conta fino 14)…
Avvocato Pepi: Va bene.
M.G.F.: Diciamo 20, va.
Avvocato Pepi: Quindi un tempo estremamente limitato.
M.G.F.: Una cosa rapidissima…
Avvocato Pepi: Rapidissima. Era buio in quel periodo?
M.G.F.: Sì.
Avvocato Pepi: La macchina che proveniva aveva…
M.G.F.: I fari…
Avvocato Pepi: … i fanalini…
M.G.F.: I fanalini.
Avvocato Pepi: … di posizione, quindi non era illuminata particolarmente.
M.G.F.: Sì, ma io la illuminavo con i fari.
Avvocato Pepi: Ho capito, signora. Io le ho chiesto dell’altra.
M.G.F.: Sì.
Avvocato Pepi: Quindi: era buio…
M.G.F.: Certo.
Avvocato Pepi: … strada di campagna. E lei con il pochissimo lasso di tempo, è riuscita ad individuare perfettamente tutto quello che c’era dentro…
M.G.F.: Sì.
Avvocato Pepi: … anche le caratteristiche che è stato dal parrucchiere, il guidatore?
M.G.F.: Sì.
Avvocato Pepi: Aveva anche l’orologio, per caso, signora?
M.G.F.: No.
Presidente: Avvocato, domande le deve fare, non spiegazioni.
Avvocato Pepi: Ho chiesto…
M.G.F.: No, no, ma non…
Avvocato Pepi: Le ho chiesto se aveva anche l’orologio.
M.G.F.: Mi scusi, non mi crea nessun problema, perché io sono certa di quello che dico. La cosa, proprio… Dica pure.
Avvocato Pepi: Quindi lei ha visto in questo lasso di tempo non solo com’era vestito, ma anche, addirittura, mi ha detto, il tipo di atteggiamento dello sguardo.
M.G.F.: Sì.
Avvocato Pepi: In neanche trenta secondi. Ne prendo atto. Senta signora, in Questa macchina – che lei ha visto, a questo punto, così bene anche se in questo lasso di Tempo così limitato – c’era soltanto una persona?
M.G.F.: Quello che ho visto io era una persona…
Avvocato Pepi: No quello che ha visto lei…
M.G.F.: … accanto a lui non c’era nessuno.
Avvocato Pepi: Non c’era nessuno.
M.G.F.: Non posso escludere che sul sedile di dietro ci fosse qualcosa.
Avvocato Pepi: Comunque, accanto non c’era nessuno.
M.G.F.: Accanto non c’era nessuno.
Avvocato Pepi: Nella seconda macchina?
M.G.F.: Non ho visto.
Avvocato Pepi: Ha visto solo il guidatore.
M.G.F.: No, neanche il guidatore, ho visto solo la macchina.
Presidente: Perché hà girato.
Avvocato Pepi: Bene, io non ho altre domande. 
Avvocato: Presidente.
Presidente: Pubblico Ministero?
P.M.: Sì, chiedo scusa, siccome l’avvocato Franchetti parlava di una eventuale necessità di sopralluogo – alla quale io mi oppongo perché’ c’è, ci sono addirittura le foto di due sopralluoghi in atti – volevo mostrare alla Corte per intero, il verbale di sopralluogo del ’92. Questo per due motivi. Primo perché già nel ’92 si fa vedere esattamente il. posto, spiazzo rispetto alla fattoria La Rena e alla casa degli amici dove è andata la macchina bianca. Ma si fotografa addirittura nel ’92, dove poi nel verbale non si dà atto dell’altra macchina, il luogo dove poi la signora ci ha detto c’era la macchina rossa. Quindi, nel ’92 gli inquirenti addirittura fanno la foto di questi due posti che sono assolutamente diversi.
Presidente: Va bene.
P.M.: È in atti. Le volevo rimostrare per vedere se sono quelli che ha indicato la signora all’epoca.
Presidente: Va bene.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Va bene.
P.M.: Allora, questa è una foto che fu fatta su sua indicazione, gliela descrivo io per quello che si legge…
M.G.F.: Certo, la ricordo.
P.M.: Dove si vede…
M.G.F.: Casa degli amici…
P.M.: … casa degli amici, la curva.
M.G.F.: Che va in su.
P.M.: E lo spiazzo sulla destra.
M.G.F.: E lo spiazzo.
P.M.: Dove andò la macchina bianca.
M.G.F.: Certo. Lei consideri che nell’84 tutto questo particolare rasoterra diciamo, quello tutto a…
P.M.: Era roba alta.
M.G.F.: Era tutto altissimo, non c’era recinto.
P.M.: Bene. Mostriamo l’altra foto, quella: dove… Ecco. Questa, invece, è la curva prima, Lei ha parlato di due o 300 metri prima. Lei ha indicato La Rena; sulla destra la casa degli amici e sulla sinistra quello che era il tratturo che va poi alla piazzola. Ricorda?
M.G.F.: Dunque, no, questo qui?
P.M.: Prego, prego.
M.G.F.: Lì siamo in direzione casa La Rena, giusto?
P.M.: Bene.
M.G.F.: Andando in su per la strada comincia l’erta per arrivare alla casa Bianchi. Quello è lo spiazzettino dove è entrata la macchina, e subito accanto c’è invece il tratturo che forse avrebbe potuto essere l’inizio di una strada che andava…
P.M.: Bene. Avevo capito male io.
M.G.F.: Ah.
P.M.: Benissimo, grazie. Non ho altre domande.
Presidente: Signora, signora…
M.G.F.: Mi scusi.
Presidente: Manca una sola cosa. Quando lei dice di avere visto quella macchina rossa con la coda tronca nei giorni precedenti il sabato sera, domenica sera, dove l’ha vista?
M.G.F.: Sempre sulla strada…
Presidente: Sempre su quella strada lì?
M.G.F.: Sì, sì.
Presidente: Quando…
M.G.F.: Diciamo nella posizione di una macchina che sale dalla strada provinciale, fa la strada per venir in su; con la differenza che invece di continuare e incrociarci, ha girato in questa stradina, nel campo, che poi porta sopra la piazzola.
Presidente: Sempre quella manovra lì lo ha visto fare.
M.G.F.: Sempre quella manovra lì.
Presidente: Bene.
M.G.F.: Identica.
Presidente: Bene.
M.G.F.: Le ripeto, non mi ha nemmeno stupito vederla, la notte, fare quella manovra, perché io ho proprio pensato: ‘questo è quello che abita lì e che rientra’.
Presidente: Lei poc’anzi ha detto che non aveva visto il conducente dà quella macchina.
M.G.F.: Di quella…
Presidente: A domanda dell’avvocato Bagattini o dell’avvocato Pepi.
M.G.F.: Della notte?
Presidente: Come fa a dire che era il Lotti?
M.G.F.: Della notte?
Presidente: Che al Lotti, somigliasse, con qualche chilo in meno.
M.G.F.: Senta, mi ricordo questo ragazzo – ragazzottone insomma, un uomo sui quarant’anni – che andava tranquillo, quindi ho avuto il tempo di guadarlo, così, come si guarderebbe… come guarderei lei se fosse…
P.M.: Questo la sera prima, o il giorno prima?
M.G.F.: O il giorno prima, di giorno…
P.M.: Il giorno.
M.G.F.: … o una settimana prima.
Presidente: Di giorno.
M.G.F.: Di giorno.
P.M.: Poi ha riconosciuto solo la macchina; è così?
M.G.F.: Ecco, e poi dopo ho visto solo la macchina.
Presidente: Cioè, quella sera che fece la manovra lei non l’ha visto.
M.G.F.: No, no, assolutamente. 
Presidente: L ‘aveva osservato nei giorni precedenti.
M.G.F.: Io l’avevo osservato….
Presidente: Bene.
M.G.F.: Tant’è vero che ho riconosciuto la macchina; cioè ho detto: ‘ecco, questo è lui che torna a casa’.
Presidente: Sì, sì.
M.G.F.: ‘Anche lui è uscito’ – era festa – ‘e rientra’.
Presidente: Sì, sì. Bene, se non ci sono altre domande…
P.M.: Nessuna, il P.M, grazie.
Presidente: Ecco, no, l’avvocato Pepi.
Avvocato Pepi: Avvocata Pepi. Signora, senta, le volevo chiedere – perché io non me ne sono occupato in giudizio di I Grado nei confronti di Pacciani – ma lei è stata sentita come teste in quel processo?
M.G.F.: No .
Avvocato Pepi: No. Ecco, nemmeno lei, allora, a questo punto, dopo che l’aveva riconosciuto…
M.G.F.: Senta, ho cercato…
Avvocato Pepi: … cosi! bene, mi lasci finire la domanda, signora per favore.
M.G.F.: Sì, mi ascusi.
Avvocato Pepi: Dico, visto che lei dice di essere così certa di aver riconosciuto in maniera così precisa il Pacciani, come mai durante le fasi del processo non chiese al Pubblico Ministero di essere sentita?
M.G.F.: No, no. Io l’ho fatto. Ho telefonato, non so se loro avranno tracce… 
P.M.: L’abbiamo messo scritto.
M.G.F.: … di questa telefonata; ho detto: ‘ma come mai io non sono sentita?’. Dice: ‘lei non è più in tempo; se crede può mandare una lettera al Presidente’… 
P.M.: Questo glielo disse la Polizia, signora?
M.G.F.: Sì. ‘Se crede può fare una lettera al Presidente per essere sentita ‘. A quel punto io mi sono smontata, ho detto: ma sai che, fate come volete, io il mio dovere…
Avvocato Pepi: E non scrisse la lettera.
M.G.F.: Io il mio dovere l’ho fatto. Io il mio dovere l’ho fatto. Mi sono liberata, come le ripeto, anche di un senso di colpa nei confronti dell’ultima coppia. Perché io, da allora, ho sempre detto: accidenti a me a quando non sono andata a dire queste cose che potevano alla mia famiglia sembrare delle stupidaggini, perché forse da cosa poteva nascere cose.
Avvocato Pepi: Va be’, comunque lei, signora, non è stata sentita, eh?
M.G.F.: No, non sono stata sentita.
Presidente: Bene. Può andare signora. Grazie.
M.G.F.: Di niente, a voi. Buongiorno.
Presidente: Sospendiamo dieci minuti.

Presidente: Allora, comodi.
Avvocato Pepi: Presidente, quando la Corte è comoda avevo un’istanza.
Presidente: Bene.
Avvocato Pepi: All’esito delle dichiarazioni oggi rese dalla Frigo Maria Grazia, chiedo che la Corte voglia sentire immediatamente – ovviamente nei tempi necessari, quindi magari domani – i verbalizzanti dell’interrogatorio 04/12/92, che sarebbero l’ispettore Lamperi, Frillici, Di Genova e Scirocchi. Mi pare che tre di questi sono già indicati anche dal Pubblico Ministero nella lista.
P.M.: Certo.
Presidente: Io chiedo l’audizione soprattutto a chiarimento di queste affermazioni fatte dalla Frigo, perché, a avviso di questo difensore, se emergesse la conferma di quanto la signora Frigo oggi ha dichiarato, vi potrebbero essere anche delle responsabilità di ordine penale di cui la difesa, in questo momento, si riserva eventualmente di esperire le vie necessarie.
Presidente: Il Pubblico Ministero è lì.
P.M.: Sì, sì, Presidente. Io penso che…
Presidente: Va bene. Chi sono i due che ha indicato il P.M.?
P.M.: Sentiamo quelli sentiti dal P.M.. Magari, io preferirei prima continuare a sentire i testi a…
Presidente: Sì, comunque le domande gliele possiamo sempre fare.
P.M.: Sì.
Presidente: Ce n’ha tre, dice, lei. 
Avvocato Pepi: Sono quattro, Presidente.
P.M.: Bene. 
Avvocato Pepi: Lamperi Riccardo, Frillici Pietro, Di Genova Callisto e Scirocchi Lidia.
P.M.: Presidente, sono testi. indicati dal P.M.. Io chiedo soltanto di segurire l’ordine del P.M., nel momento in cui…
Presidente: Va bene.
P.M.: … in cui saranno sentiti…
Presidente: (voce fuori microfono)
P.M.: Comunque sono già indicasti dal P.M., li sentiremo al momento opportuno.
Presidente: Bene.
P.M.: Ora come ora mi sembra opportuno sentire i testi familiari o persone sentite insieme alla Frigo, così vediamo anche avere elementi in proposito. Bertaccini…
Avvocato Pepi: C’è, Presidente, Vanni che voleva fare una dichiarazione.
Presidente: Bene. Signor Vanni. 
Mario Vanni: Senta signor Presidente, tutti i testimoni me non m’hanno rammentato mai nessuno, segno evidente che sono innocente. Io l’è un anno e mezzo che sono in carcere…
Presidente: E noi se lei è innocente, lo possiamo dire… 
Mario Vanni: … male a nessuno. Ha capito?
Presidente: Se lei è innocente lo possiamo dire alla fine, ora non possiamo colloquiare così. 
Mario Vanni: Eh? Non c’è che il Lotti che m’accusa, è un bugiardo.
Presidente: Va bene. 
Mario Vanni: Grazie. Io non ho…
Presidente: Bene.
P.M.: Sentiamo Bertaccini, Presidente.
Presidente: Bertaccini Giampaolo.
P.M.: Esatto. (voce fuori microfono)
Presidente: Lei vuole essere ripreso?
G.B.: No, grazie.
Presidente: Lei è il marito della signora che è uscita prima?
G.B.: Sì, sono il marito.
Presidente: Bene. Allora, niente telecamere, per cortesia, al teste. Dov’è nato lei?
G.B.: Sono nato a Xxxxxxx il XX7XX/19XX.
Presidente: Residente?
G.B.: Xxxxxxx – è una frazione di Xxxxxxx – via Xxxxxxxx numero XX. 
G.B.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.”
Presidente: Ecco, risponda alle domande del Pubblico Ministero.
P.M.: Signor Bertaccini, può spiegare alla Corte, innanzitutto, qual è la sua professione, la sua attività?
G.B.: Sono artigiano di un’azienda che produce accessori per il contenimento dei dischi, dei compact disk e delle musicassette.
P.M.: Senta signor Bertaccini, lei ricorda un episodio avvenuto la sera dell’omicidio dell’84 a Vicchio? Voi vi trovavate, insieme a sua moglie, lì nei pressi. Ci può raccontare cosa ricorda lei di quaest’episodio?
G.B.: Si. È una cosa che è difficile a dimenticare proprio per il fatto che mentre noi ci accingevamo a rientrare a casa, dopo essere stati tutto il giorno ospiti della casa dei Bianchi – che poi è mio cugino – ci siamo visti venire incontro, che era già. buio, una macchina che veniva su su questa strada sterrata, in salita, a velocità sostenuta e a fari spenti. Mia moglie si è allarmata, e ha detto: ‘attento, attento che questo ci viene addosso ‘. Io dissi: ‘mah, si fermerà, eh’, perché noi avevamo una Citroen, una macchina piuttosto grossa e quindi: ‘si farà male lui’. Effettivamente non ci siamo scontrati, perché c’è passsato davanti a un pelo e si è fermato sul ciglio della strada. Io però, onestamente, non ho visto la persona che guidava nella maniera più assoluta, perché la maccchina che avevo, la Citroen è una macchina che aveva la possibilità di sollevarsi, e in quel momento io stavo armeggiando un po’ sulla meccanica perché si sollevasse perché era una strada sterrata; ancora è strada sterrata, ma a quell’epoca era sterrata e forse anche più accidentata, piena di buche, e quindi dovevo tenere la macchina sollevata perché sennò si sbatteva sul fondo. Poi c’era la bambina che dormiva accanto e quindi si andava giù molto piano. Questo è rimasto un fatto unico, perché non succede che uno ti venga incontro con la macchina a tutta velocità su una strada di quel genere lì e avevamo avuto la sensazione di fermarsi e trattarlo male, chiunque fosse perché non si poteva sapere. Poi, dato che la bambina dormiva, non era successo niente, abbiamo proseguito piano piano sulla strada e siamo rientrati verso Firenze, girando verso Ponte a Vicchio, su su, e siamo rientrati. Effettivamente, sulla strada di ritorno non abbiamo notato, non c’erano né Carabinieri, né posti di blocco. Molto probabilmente nessuno ancora si era reso conto…
P.M.: Di quello che era successo.
G.B.: … di quello che era successo, insomma, certamente.
P.M.: Senta, lei ha qualche ricordo preciso relativamente al colore di quest’auto?
G.B.: No, onestamente no. Io questo…
P.M.: Il tipo di auto, nemmeno.
G.B.: No.
P.M.: No, benissimo.
G.B.: Era una macchina che non era grossa, ma io, come ho già anche dichiarato in precedenza, non ho queste memorie.
P.M.: Sì, sì, è sempre… Senta, sua moglie poi di questo episodio gliene ha riparlato subito?
G.B.: Dunque, più che altro lei ha detto: ‘io voglio vederla bene in faccia questa persona’ – non disse persona, ma… – ‘perché se lo ritrovo, lo tratto come si merita’. Quindi, lei ha avuto il tempo di fissarlo, di guardarlo, eccetera. Poi, ripeto, siamo venuti… Poi noi siamo tornati, dopo, a Ferragosto a casa dei Bianchi, j del mio cugino e lui mi ha accompagnato sul luogo dove è avvenuto. E allora mi ha detto: ‘guarda, qui è successo il fatto’.jMi sono reso conto, ci siamo resi conto che dalla casa di mio cugino al luogo dove è avvenuto | l’omicidio in linea d’aria è relativamente vicino, è piuttosto vicino. Tant’è vero che io, tornato, dico: ‘guarda, ma ti rendi conto, da dove eravamo noi a dove è successo l’omicidio, ci saranno 3-400 metri, in linea d’aria, di distanza’. Forse saranno un po’ di più, ma insomma, io dissi così. Poi, siccome mia moglie aveva sempre questo peso, noi uscivamo con un maresciallo in pensione – se ne parlò anche con lui, prima di arrivare a intervenire con la Magistratura e con la Polizia. – lui disse: ‘ma, signora, loro cercano una macchina diversa da quella che ha visto lei’, insomma, si lasciò un po’…
P.M.: Le dettero indicazioni non utili per…
G.B.: No, no, effettivamente non dettero indicazioni utili. Poi mia moglie telefonò in Questura perché aveva sempre questa cosa sopra che le gravava e fu chiamata e fummo interrogati.
P.M.: Ho capito.
G.B.: A suo tempo.
P.M.: Senta…
G.B.: Però in quell’occasione fu detto che non era attendibile perché non c’erano dei riscontri e…
P.M.: Senta ancora una cosa, lei, in genere, o ricorda quella sera che ora potrà essere stata quando siete venuti via dalla casa?
G.B.: Di preciso no, era già buio, sì, perché io avevo i fari della macchina accesi. Erano…
P.M.: Dice che eravate rimasti a cena; sua moglie parla di mezzanotte.
G.B.: A cena, sì, sì. Sì, eravamo rimasti a cena, poi eravamo in campagna si stava al fresco, insomma, logicamente fuori. Quindi…
P.M.: Lei ricorda se nella serata lei personalmente o qualcuno della famiglia dei presenti aveva sentito dei colpi?
G.B.: Sì, avevano sentito un colpo mia moglie e mia cugina, che erano fuori della casa, erano in giardino.
P.M.: Sua cugina si chiama Falchetti?
G.B.: Falchetti Lidia, sì.
P.M.: L’avevano sentito loro.
G.B.: L’hanno sentito loro due, tant’è vero dissero: ‘mah, ci sono già i cacciatori?’. ‘No, no’. I cacciatori ancora effettivamente non c’erano…
P.M.: Lei non lo sentì perché era in casa?
G.B.: No, io ero in casa con mio cugino, eravamo in casa; noi non l’abbiamo sentito.
P.M.: Senta lei ha sempre parlato di aver visto questa macchina che vi tagliò la strada.
G.B.: Sì.

P.M.: Se le mostro una foto relativa al punto, come è stato ricostruito, dove vi taglio la strada, può vedere se è quello?
G.B.: Se è abbastanza simile a allora, sì.
P.M.: Va be’, ora lei…
G.B.: Si può vedere.
P.M.: Lei ci è ritornato sul posto?
G.B.: Io da casa di mio cugino ci passo…
P.M.:Sì, sì.
G.B.: … però non è che mi rifermo.
P.M.: Sì, sì.
G.B.: Ormai, quello è, son passati degli anni, diciamo così, ecco.
P.M.: È stato ricostruito così, con mia moglie, vediamo se è la strada che percorrevate vai.
G.B.: Ci sono… ecco, sì.
P.M.: È come viene…
G.B.: Questa sarebbe la strada che scende, ecco.
P.M.: Sì.
G.B.: Noi venivamo da dove… ecco.
P.M.: C’è scritto “casa degli amici”.
G.B.: Ecco, precisamente. Benissimo, sì va benissimo; è così, sì.
P.M.: Lì sulla destra è dove vi tagliò Isa strada e dove andò la macchina.
G.B.: E si è fermata su quel…. c’era un pianoro, un pezzetto di terra spianato, diciamo così.
P.M.: Quindi, veniva dalla .-direzione opposta alla vostra.
G.B.: Sì, dalla direzione opposta alla nostra, sì.
P.M.: Sua moglie dice però che la strada non era così pulita, i margini, a destra e a sinistra.
G.B.: No, certamente. Ora, sono passati… era un disastro: buche continue, sassi sporgenti.
P.M.: Io dicevo se i. . .
G.B.: Anche gli argini, diciamo così.
P.M.: Ecco.
G.B.: Sì, perché i Bianchi, con il tempo, hanno fatto sempre ripulire, risistemare la strada, perché per loro è importante passare.
P.M.: All’epoca lei ricorda se le due macchine – la sua e quella bianca – avevano spazio per incrociarsi?
G.B.: No, no, impossibile.
P.M.: Impossibile.
G.B.: No, no. Ma neanche ora. Neanche ora forse è possibile; no, no non ci sono spazi.
P.M.: Senta, lei ricorda di aver visto successivamente, dopo questa macchina bianca, un’altra auto che faceva qualche manovra, che lei non ha ricordi?
G.B.: Sì, questa macchina andava alla casa del contadino, ma per noi era la macchina del contadino che – però questo è molto più in basso – c’è un’altra casa che a quell’epoca questo contadino aveva gli animali, le mucche, eccetera. Vedemmo una macchina che saliva su e che girò entrando a fianco a questa casa del contadino, ma per noi poteva essere, era il contadino che tornava a casa.
P.M.: Lei ricorda questa seconda macchina o di questa seconda macchina lei personalmente non ha ricordi?
G.B.: Personalmente ricordo che era una macchina, anche questa, non grande, piccolina; però dovessi precisare no, onestamente no, ecco.
P.M.: Ho capito.
G.B.: Anche perché io non la memoria fotografica come ha mia moglie, perché ognuno ha la propria memoria.
P.M.: Certo. Lei ricorda, se le mostro una foto, il posto dove vedeste andare questa seconda macchina?
G.B.: Sì, sì. Quello, sì.
P.M.: Possiamo vedere quella a colori dello stradello che va sulla piazzola? Ovviamente queste sono foto fatte negli anni successivamente, eh.
G.B.: Sì. Comunque, la posizione non cambia. Dunque…
P.M.: La strada, ecco il contadino dove sarebbe lì? La casa del contadino?
P.M.: Questo di qui non si riesce a individuare.
P.M.: Sulla sinistra.
P.M.: Ah, quello. È lontano però.
P.M.: Ecco.
P.M.: Dove c’è quella freccia sopra. Di qui…
P.M.: Questa strada lei… vista ora, fotografata alcuni anni fa le ricorda qualcosa su come era allora o no?
P.M.: No. Così, non era assolutamente così.
P.M.: Era più percorribile.
P.M.: Certamente. La strada che si fa, deve venire giù,poi c’è una curva e c’era la possibilità di entrare vicino alla casa del contadino con una .. strada battuta che fiancheggiava.
P.M.: Non è… non la riconosce in questa…
P.M.: No. Qui no, nella maniera più assoluta. No.
P.M.: È la stessa – glielo dico io ma non è… non assomiglia come luoghi a…
P.M.: No, la un pole assomigliare, no. In questo caso qui non possono assomigliare.
P.M.: Lei sa, dove c’è quella freccia in questa foto…
P.M.: Sì.
P.M.: Sono foto di ora.
P.M.: Sì.
P.M.: E’ esattamente sotto la freccia il luogo dove è avvenuto l’omicidio. Lei lo sa che è così?
G.B.: Lo so ma io non ci sono, mai stato lì.
P.M.: Ah, ecco, non c’è mai stato.
G.B.: Io ci sono stato dalla strada provinciale.
P.M.: Ecco, da sotto.
G.B.: Da sotto, non di qui. Questo pezzo di strada, io non l’ho mai fatto.
P.M.: Non l’ha mai fatto. Sua moglie le ha poi raccontato di questo episodio quando sapeste dell’omicidio? Ne avete riparlato?
G.B.: Ne abbiamo riparlato… cioè, l’episodio l’abbiamo visto tutti insieme, sicché questo…
P.M.: È pacifico.
G.B.: … non si discute. Il collegamento del… sapendo che è successo l’omicidio quel giorno che noi siamo scesi lì, ma fu un dubbio. Dice: ‘ma se noi si dice che abbiamo… e c’è successo questo qui…’ Perché è una cosa che era molto eccezionale.
P.M.: Per voi.
G.B.: Per noi, capito? Quindi perché un comportamento di questo genere? Poteva essere benissimo uno.. . la strada l’è diritto di passarci tutti. Uno si ferma da una parte, quell’altro passa…
P.M.: Lo ricollegaste perché vi…
G.B.: Allora rimase talmente impresso e talmente particolare il, diciamo così, l’agire di queste persone che… ma, nacque un dubbio. Tant’è vero che poi mia moglie ebbe, diciamo così, la necessità di parlarne con questo maresciallo dei Carabinieri per dire: ‘ma, sarà utile dirlo, non sarà utile…’ eccetera. Ecco, questo.
P.M.: Senta ancora una cosa: lei ricorda se dalla casa dei Bianchi…
G.B.: Sì.
P.M.: … la Fattoria La Rena, andando su oltre si arrivava a San Martino à Scopeto?
G.B.: Si arrivava su a una chiesi, é poi si riscende giù da quell’altra parte, Prima era percorribile quella strada, adesso credo non sia più percorribile.
P.M.: Bene. Grazie, non ho altre domande.
G.B.: Prego. Posso andare?
P.M.: Un attimo.
Avvocato Curandai: Avvocato Curandai. Signor Bertaccini…
G.B.: Dica.
Avvocato Curandai: … sua moglie poi, dopo questo episodio, anche posteriormente ecco nel tempo, le ha mai fatto delle confidenze su alcuni particolari come della macchina, il fatto di aver riconosciuto il Pacciani per esempio?
G.B.: Ne abbiamo parlato e io, come ho già detto, io personalmente non ho la possibilità di dire che ho visto la persona e che… devo solo poter dire che mia moglie ne ha parlato sicuramente.  
Avvocato Curandai: Ecco. Con lei ne ha parlato?
G.B.: Certo. Non solo con me, ma ne abbiamo parlato con il maresciallo, ne abbiano parlato con la Questura, ne abbiamo… non è una cosa che è rimasta dentro l’ambito familiare e basta.
Avvocato Curandai: Ecco. Dopo aver visto quella fotografia sul giornale, le ha confidato la sua impressione? Dice: questo mi sembra il Pacciani. ..
G.B.: Fu immediatamente… no ‘mi sembra che’… ‘questo è la persona che io ho visto lassù la sera’. Nessuno in quel momento che cuoi… che lei ha visto qui, parlava del Pacciami. Nella maniera più assoluta.
Avvocato Curandai: Ecco. Poi confidenzialmente diciamo con lei, le ha mai parlato del colore di quella prima macchina, quella che avete incrociato per prima?
G.B.: Lei ha detto che era una macchina di colore chiaro, bianco. Insomma di sera: se noi l’abbiamo illuminata con i fari della nostra, diciamo così.
Avvocato Curandai: La ringrazio molto.
G.B.: Prego.
Presidente: Difensori degli imputati?
Avvocato Pepi: Senta le volevo chiedere soltanto alcune precisazioni.
G.B.: Dica.
Avvocato Pepi: Lei ha parlato di aver visto una seconda macchina dopo la prima che avrebbe fatto… gli avrebbe tagliato la strada, no? Ne è venuta una successivamente.
G.B.: Sì.
Avvocato Pepi: Ecco, volevo sapere la distanza fra l’una e l’altra. 
G.B.: La distanza, era abbastanza sensibile.. Non era… ora il metro non ce l’ho… saranno dal punto dove ha fatto l’incrocio a quello lì, un, chilometro, 700 metri o non lo so. Ora io onestamente, le chiedo… è molto indicativo quello che io gli dico…
Avvocato Pepi: Certo.
G.B.: … perché la strada è lì da vedere i due punti dove si sono…
Avvocato Pepi: Volevo solo sapere…
G.B.: Onestamente io, questo, con precisione…
Avvocato Pepi: Poi l’ultima domanda…
G.B.: Dica.
Avvocato Pepi: Le ultime due domande sono queste: quando la macchina bianca che avrebbe tagliato la strada, vi ha tagliato la strada a voi, ecco io vorrei sapere in termine di tempo, quest’operazione quanto è durata?
G.B.: Che ci veniva incontro a tagliare la strada, diversi secondi. Perché abbiamo avuto il tempo di dire: ‘guarda, questo ci viene addosso. Che si fa?’ Io ebbi il tempo di dire: ‘ma vedrai, si ferma, perché sennò succede un incidente’. Mentre si diceva questo, zum, ci ha tagliato la strada…
Avvocato Pepi: Qualche secondo, via.
G.B.: Diversi secondi, sì.
Avvocato Pepi: Ecco. Un’ultima, veramente, domanda è questa: a bordo di questa auto bianca c’era una persona sola o più persone?
G.B.: Ah, io non ho visto né… per me poteva essere radiocomandata.
Avvocato Pepi: Bene, grazie.
Presidente: Può andare, grazie.
G.B.: Grazie.

P.M.: Non è arrivato, eh? Allora passiamo a Poggiali Mauro, se c’è. (voce fuori microfono): Presidente…
Presidente: Vuol esser ripreso dalla telecamera? No? Bene. Niente telecamera. Came si chiama?
M.P.: Poggiali Mauro.
Presidente: Dove è nato, dove risiede?
M.P.: Nato a Xxxxxxx, risiedo a Xxxxxxx. Nato il XX/XX/XX. “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.”
Presidente: Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Sì, grazie. Presidente. Poggiali, può spiegare alla Corte qual è la sua attività? Che lavoro svolge?
M.P.: In questo momento faccio l’operatore ecologico.
P.M.: Senta una cosa, lei ha detto che abita a Xxxxxxx: vi abitava anche nell’84?
M.P.: Si.
P.M.: Senta, lei ha conosciuto Claudio Stefanacci e Pia Rontini?
M.P.: Si.
P.M.: Ricorda di aver mai avuto occasione di dare passaggi in auto la sera alla Pia Rontini?
M.P.: Sì.
P.M.: Vuole spiegare le circostanze come le ricorda lei?
M.P.: Allora, le circostanze sono queste: tornavo da Firenze e erano Due giorni particolari della settimana; arrivando al bar, gli amici già giocavano, per cui io non potevo entrare nel gioco, una sera…
P.M.: Scusi, che orario sarà che lei tornava…
M.P.: Mezzanotte e mezzo circa.
P.M.: Siamo in epoca antecedente di…
M.P.: Sì. Più o meno dai dieci a i venti giorni.
P.M.: Prego.
M.P.: E niente, la prima volta è stato proprio il proprietari del bar a invitarmi a accompagnare Pia, ‘perché nel buio’, dice, ‘è un po’ buio, sarebbe bene, visto che sta vicino a casa tua, l’accompagni’. Dico: ‘sì, sì, non c’è problema’.
P.M.: Come si chiamava il proprietario del bar, scusi?
M.P.: Bxxx.
P.M.: Bxxx. Prego, prego. Scusi.
M.P.: E niente, l’ho accompagnata la prima volta…
P.M.: Fu lui quindi a invitarla a accompagnarla a casa?
M.P.: Sì, perché anche se lo poteva fare però, il fatto che stava con Claudio mi dava fastidio accompagnarla a quell’ora anche a casa, però mi dava un po’ fastidio. Comunque con l’invito del proprietario, mi sono sentito diciamo…
P.M.: Motivato.
M.P.: … motivato.
P.M.: Ma il proprietario del bar dava una spiegazione per cui era opportuno accompagnarla a casa o… cioè, c’aveva qualche motivo sspecifico o diceva genericamente?
M.P.: Genericamente che era buio, aveva paura Pia. Un affare del genere.
P.M.: Era la Pia che diceva di aver paura.
M.P.: A me, me l’ha riferito il Bxxxx.
P.M.: Bene. Benissimo. Prego.
M.P.: L’ho accompagnata quattro o cinque volte, di cui due in particolare, mi ricordo, siccome il tragitto era abbastanza strano riferendosi a allora.
P.M.: Ce lo vuole descrivere?
M.P.: Allora, viale della Stazione.
P.M.: Si partiva dalla Stazione dov’era…
M.P.: Esatto. Di fronte alle Porte. Perché io arrivavo, parcheggiavo a mezzanotte e mezzo, parcheggiavo proprio di fronte alle Porte del bar, proprio sulla salitella. Partendo da lì, retromarcia, il viale Beato Angelico, piazza della Vittoria e qui nasce il punto perché nella via che si chiama Benvenuto Cellini, allora era molto strano transitarvi per qualsiasi motivo. Perché era abbastanza scura, abbastanza piena di buche. No, soprattutto perché non serviva per andare in altri posti se non per…
P.M.: Andare a casa di chi ci abitava.
M.P.: Esatto. Più o meno sì, sennò si torna indietro. Quindi, cosa successe?
P.M.: In genere ci transitava chi doveva andarci per qualche motivo.
M.P.: Esattamente.
P.M.: Quindi, cosa successe in queste due occasioni?
M.P.: Niente, la prima volta proprio arrivato per questa via, mi son reso conto di avere una macchina dietro e così ho detto: ‘ma chi viene qui? A quest’ora chi po’ venire…’ Non mi rendevo conto, perché per andare a Dicomano si passava dalla parte di piazza, non si passava da lì.
P.M.: Questa macchina aveva avuto la sensazione che era partita con lei o l’aveva solo…?
M.P.: Diciamo che i tempi mi possan far capire la prima volta che era, poteva esser partita con me.
P.M.: Dalla stazione.
M.P.: Dalla stazione. Però diciamo che me la son trovata nello specchietto in vetta al viale e poi in via Benvenuto Cellini.
P.M.: In questa via dove non c’era…
M.P.: Esatto. Cioè è stato quello la motivazione del perché…
P.M.: C’ha fatto caso.
M.P.: Esatto.
P.M.: Vuole finire il racconto?
M.P.: La seconda volta, invece, è stata più lampante perché partendo dal viale…
P.M.: Dalla stazione?
M.P.: Sì, partendo dal bar, iniziando il viale, mi son visto gli stessi fari, diciamo così, dietro una macchina a 100 metri, 150 metri. Tutto il viale, stesso tragitto, questa volta siccome c’avevo uno precedente, pensavo a uno scherzo più che altro, a uno scherzo di amici a volte, no? che fanno… Fatta la via, io accompagno sempre la Pia davanti a casa, la macchina arriva; sempre all ‘oscuro; aspetto che la Pia entri nel cancello di casa, ho fatto pure retromarcia, la macchina intanto ha fatto lo stop in quell’attimo… è passata di profilo…
P.M.: Accanto a lei?
M.P.: No. Son circa 10-15-20 metri dal cancello allo stop in vetta. Chi conosce Vicchio, più o meno lo può capire. Niente, ho avuto questo profilo di auto nell’oscuro, macchina scura, l’unico dettaglio… perché davanti non la potevo vedere perché c’ho sempre avuto i fari; per cui l’attimo che l’ho vista l’è stato di profilo, l’attimo che ha attraversato lo stop, per andare poi in via Mameli. Io ho fatto retromarcia. La retromarcia che facevo poi per andare a casa, che facevo comunque sempre. Questa volta, la seconda volta ho fatto il giro di Vicchio per vedere se trovavo l’omino che poteva…
P.M.: Aver dato noia?
M.P.: Sì.
P.M.: Ma quella macchina, le ricordava la macchina di qualche amico o era una macchina sconosciuta per lei?
M.P.: Per me era una macchina sconosciuta.
P.M.: Ricorda qualcosa di più di questa macchina, o del suo conducente?
M.P.: No. Di quante persone c’eran sopra, assolutamente, veramente, non mi ricordo niente, è un fatto che m’ha colpito, tutte le volte pensandoci, è che mi son sempre detto che la macchina nel posteriore era senza fari. Questa è la stranezza. O i fari, o il faro destro bruciato. Insomma era senza fari. Questa è una stranezza che m’è tornata a memoria. Vedendola di profilo, la macchina era senza fari. Non si vede la macchina dal dietro, dal punto in do’ ero io.
P.M.: Cioè, i fari erano completamente nella parte posteriore? Non si vedeva alcun…
M.P.: Esatto.
P.M.: Lei ricorda se era una tre volumi o se dietro era tronca? O due volumi, come si suol dire…
M.P.: No, la macchina… il profilo della macchina, era una macchina più o meno del profilo che ci può avere una macchina come ho io per esempio.
P.M.: Cioè?
M.P.: Renault 19. Cioè, così.
P.M.: Smussata dietro?
M.P.: No. Renault 19 Chamade, scusi. Sennò, è così.
P.M.: Ho capito. Senta una cosa: e il colore lei dice ‘scura’ poteva essere un colore che lei ha identificato meglio o genericamente scura?
M.P.: Scura.
P.M.: Era una macchina, le dette l’impressione di essere nuova o…
M.P.: Non lo so. Non lo posso sapere.
P.M.: Non lo può sapere. Ne parlò del fatto che eravate… che aveva avuto 1’impressione di essere seguiti con la Pia?
M.P.: Con la Pia, sì, ecco. Questo me lo ricordo.
P.M.: Cosa gli disse?
M.P.: Generalmente: ‘ma che ci stanno seguendo?’ E come risposta, ho avuto una risposta: ‘chi vuoi che ci dia noia? Chi voi che mi dia noia?’ Un affare del genere. Cioè, è stata fatta una battuta sorridemmo, diciamo. Senza…
P.M.: Però lei non ha impressionato la Pia, però s’è messo a cercarla per vedere se lo identificava.
M.P.: Sì. Ma più che altro non cercavo nulla di particolare, cercavo amici.
P.M.: Sì, sì. Senta una cosa: lei nel corso di una deposizione fatta alla Polizia Giudiziaria, dice riguardo al colore della macchina: “Non era sicuramente chiara, di media cilindrata, poteva essere una utilitaria; non era sicuramente chiara e cioè né bianco e né celeste, era un colore sull’amaranto rosso ma non rosso vivo. I fari non erano grandi come ce li aveva il mio Maggiolone, penso, ho la sensazione che potessero essere tondi.” È così questo ricordo?
M.P.: La sensazione dei fari, eran tondi. Sì.
P.M.: Erano doppi?
M.P.: No, no. Singoli, singoli.
P.M.: Senta una cosa: il giro che lei fece nel paese le consentì di vedere che c’erano altre macchine a giro o non vide nessuno?
M.P.: No, nessuno.
P.M.: Nessuno. Senta, di questo fatto lei ne ha parlato all’epoca con qualcuno dei Carabinieri?
M.P.: Mi ricordo che subito dopo le ferie, sono stato in caserma a Vicchio.
P.M.: E lo disse a qualcuno?
M.P.: Sì.
P.M.: Ricorda a chi?
M.P.: Ne ho parlato sicuramente con l’appuntato…
P.M.: Ruggero…
M.P.: Ruggero, esatto. Ecco, con Ruggero, siccome stava vicino a casa mia, io non ricordo, con Ruggero sicuramente, non ricordo se ne ho parlato direttamente in caserma o se c’era, quando sono andato in caserma, qualcun altro. Con Ruggero ne ho parlato.
P.M.: E c’è ancora a Vicchio questo…
M.P.: No.
P.M.: Non c’è più…
M.P.: Non so se ancora è in servizio o no, comunque … a Borgo.
P.M.: Senta una cosa: lei la piazzola dove poi sono morti Pia e Claudio, ricorda?
M.P.: Sì.
P.M.: La conosce. Lei ricorda se sopra la piazzola c’era una strada o c’era un punto esattamente sopra la piazzola, che era raggiungibile dalla strada dietro?
M.P.: Facendo il giro della montagna?
P.M.: Sì.
M.P.: C’è una strada, non molto segnata., però c’è.
P.M.: C’era all’epoca?
M.P.: Sì.
P.M.: Era sulla strada che andava alla Fattoria La Rena?
M.P.: Sì.
P.M.: Cioè, andando verso La Rena bisognava fare una specie di U per intendersi, per andare… una curva sulla sinistra.
M.P.: Esatto.
P.M.: Dico bene?
M.P.: Sì.
P.M.: Mentre La Rena: poi è verso destra, che sale su, per andare…
M.P.: Sì, per girare intorno alla montagna, alla collinetta.
P.M.: Ah, ecco. Da quella collinetta, si poteva arrivare con la macchina e vedere giù la piazzola, lei ricorda di aver fatto questa strada?
M.P.: Non l’ho fatta, tutti dicono di sì, però… 
P.M.: Ecco, non l’ha fatto lei… Non ho altre domande, grazie Presidente.
Presidente: Avvocato Peilegrini? 
Avvocato Pellegrini: Soltanto questa: se in queste due-tre occasioni, o quattro, nelle quali lei ha riaccompagnato a casa Pia parlaste, accennaste alla paura che poteva aver avuto Pia per la quale il Bxxx le aveva raccomandato di. riaccompagnarla. Fu detto qualcosa?
M.P.: No, no. Più che altro parlavo anche di Claudio, non è che parlavo più di tanto di paura. L’è stato un accenno così, che ho avuto io come sensazione e l’ho detta quella volta lì, ma non dandogli il peso della paura. Cioè: ‘chi potrebbe scherzare?’ come dire? ‘Chi potrebbe venire a rompere…’ 
Avvocato Pellegrini: Grazie.
PRESIDENTE: Prego avvocato.
Avvocato Pepi: Avvocato Pepi. Senta, io le volevo fare solo due domande. La prima è questa: in questa auto che lei dice di aver visto e ha pensato che la seguisse, quante persone c’erano a bordo?
M.P.: Non si può sapere. Cioè, non si può vedere, da uno specchietto di un’auto non si può vedere.
Avvocato Pepi: Quindi, lei ha visto soltanto la sagoma del guidatore?
M.P.: Neanche.
Avvocato Pepi: Va bene. Senta, allora io le volevo chiedere lei ha reso due interrogatori, se non vado errato.
M.P.: Sì.
Avvocato Pepi: Uno nel ’93 e uno nel ’96. Nel ’93 lei disse sul colore dell’auto che pensava fosse scuro ma non era chia… non era sicuro perché poteva dipendere anche dalle condizioni ambientali. Mentre in quella del ’96 dà un colore ben preciso, parla di amaranto o comunque rosso. Ecco, io vorrei sapere con esattezza quale è la versione da seguire.
M.P.: La versione da seguire è che era una macchina scura. Tra l’altro ho fatto più di una prova nell’arco di questi mesi, era scura sicuramente. Potrebbe essere un colore amaranto, ma non è. Cioè, non posso dire con certezza che fosse un…
Avvocato Pepi: Un’auto scura.
M.P.: Un’auto scura, sicuramente.
Avvocato Pepi: Basta.
Presidente: Bene.
P.M.: Un’ultima domanda solo, Presidente, di riferimento.
Presidente: Sì.
P.M.: Lei ricorda di aver parlato di questo fatto oltre che con il praticamente Bxxx che l’aveva invitato e con il Ruggero, con qualche amico?
M.P.: Sì, con gli amici di sempre. Ma non solo ho parlato… cioè, dopo che sono stato in Questura, me ne sono venuti in mente talmente tanti, lì al bar tutti: la Manuela che serviva….
P.M.: La Manuela sapeva di questo fatto che veniva seguita?
M.P.: Non era un fatto di… cioè che veni…
P.M.: No, no. Mi scusi, ho sbagliato io. Di questo episodio che ha raccontato lei prima.
M.P.: Sì, l’ho… sì, sì, l’ho raccontato io.
P.M.: La Manuela si chiama Bazzi?
M.P.: La conosco perché è sposata con Lilli, però, Manuela per me è il nome di riferimento.
P.M.: È una teste indotta già dal P.M.. Ne ha parlato con B.P.?
M.P.: B.F….
P.M.: F., chiedo scusa.
M.P.: …è un mio amico, sì.
P.M.: Ricorda anche con qualche altro amico che possiamo eventualmente citare in seguito e che non l’abbiamo per ora…
M.P.: Mah. . .
P.M.: Il B. l’abbiamo fatto, dovrebbe essere qua oggi se non sbaglio.
M.P.: Mah, lì al bar comunque ne ho parlato, sicuramente.
P.M.: Ricorda qualche altro nome?
M.P.: Tutta la compagnia.
P.M.: Noi, sa citare una compagnia, ci è difficile.
M.P.: I….
P.M.: Scusi, scusi. Le dispiace, I.?
M.P.: I… ora non mi viene in mente. I….
P.M.: Qualche soprannome…
M.P.: Sì, va beh, “Profumino”.
P.M.: Allora, scusi questo I. dove abita?
M.P.: Non abita più a Vicchio.
P.M.: All’epoca dove abitava?
M.P.: A Vicchio.
P.M.: Si, se…
M.P.: Al passaggio a livello abitava.
P.M.: Al passaggio a livello. Faceva qualche lavoro che possiamo identificare?
M.P.: Penso, che tuttora faccia l’elettricista.
P.M.: Ha qualche altra persona in mente che ancora, cioè che le è venuta successivamente in mente?
M.P.: Nell’ambiente del tennis sicuramente ne ho parlato, in azienda sicuramente…
P.M.: Ho capito.
M.P.: Ma persone esatta…
P.M.: Ho capito. A B.P. senz’altro.
M.P.: B. F..
P.M.: F., scusi.
M.P.: È un amico intimo.
P.M.: Bene. Grazie, non ho altre domande.
M.P.: R., ecco. “Profumino” R.. Sì. I.R.. Lo dice il Giuttari. Non mi veniva in mente R..
P.M.: Bene. Grazie. Non ho altre domande.
Presidente: Può andare, grazie.

P.M.: Allora, uno perché l’altro non è venuto. Badii Fabio.
Presidente: Si chiama lei?
F.B.: Badii Fabio.
Presidente: Badii Fabio.
F.B.: Sì.
Presidente: Le telecamere possono stare o no? Vuol essere ripreso?
F.B.: No, non mi interessa.
Presidente: No. Niente telecamere. Dove è nato, quando è nato e via dicendo.
F.B.: Allora, sono nato il XX/XX/XX a Xxxxx. E abito a Xxxxx. 
(voce fuori microfono) Vuole leggere?
F.B.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.”
Presidente: Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Sì, grazie Presidente. Che lavoro fa, signor Badii?
F.B.: Da due anni sono a lavorare con mio padre, un’impresa edile. Sono un collaboratore familiare per ora.
P.M.: Senta, lei conosce Poggiali Mauro?
F.B.: Sì, sì.
P.M.: Come mai? Siete entrambi di Vicchio?
F.B.: Sì, siamo entrambi di Vicchio. Poi abbiano la stessa età, per cui insomma…
P.M.: Lei conosceva la Pia Rontini…
F.B.: Sì.
P.M.: … e Claudio Stefanacci?
F.B.: Sì, entrambi.
P.M.: Senta, lei ricorda se il Poggiali le ha parlato dopo quello che era avvenuto a quei ragazzi, del fatto che lui accompagnava la… aveva accompagnato la ragazza a casa la sera?
F.B.: Sì, ora no. Vagamente, qualcosa. Ma l’ho già detto l’altra volta in Questura.
P.M.: Le dispiace…
F.B.: Lui…
P.M.: … ripetere cosa le riferì Poggiali?
F.B.: Lui, a livello di bar ha detto sicuramente che gli sembrava ci fosse una macchina. Però, insomma, non ha dato peso…
P.M.: Una macchina?
F.B.: …macchina che lo seguiva. Gli sembrava…
P.M.: Quando accompagnava la Pia.
F.B.: Sì. Però non l’abbiamo preso neanche sul serio. Voglio dire, proprio a livello di bar, non…
P.M.: Non gli avete chiesto maggiori particolari?
F.B.: No. Io personalmente, no.
P.M.: Lei personalmente, no. Ricorda se questo racconto lo fece dopo l’omicidio, qualche tempo dopo?
F.B.: Sì, probabilmente qualche tempo dopo.
P.M.: Di quello che diceva su questa macchina che li seguiva, lei non ha altri ricordi?
F.B.: No, io purtroppo…
P.M.: Non ho altre domande, grazie. 
Avvocato: Parti civili, no grazie.
Presidente: Difensori? Nulla. Può andare, grazie.
P.M.: Presidente, alcuni testi citati non sono venuti e quindi noi finiamo così stamattina.
Presidente: Allora, bene. Allora ci vediamo domani mattina alle ore 9.00 per gli altri testi. Nuova traduzione del Vanni. L’udienza è tolta per oggi.

7 Luglio 1997 15° udienza processo Compagni di Merende

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