4 Luglio 1997, Quattordicesima udienza, processo, Compagni di Merende

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Lorenzo Nesi, Andrea Caini, Tiziana Martelli, Pietro Pasquini, Luciano Bartolini, Renzo Rontini

Presidente: Ci siamo tutti? Zanobini c’è. Le parti civili…c’è Pellegrini, c’è Curandai che rappresenta…Curandai, anche gli altri. Va bene? Per il momento. Tanto arriveranno un po’ alla volta. Va bene? Pubblico Ministero, può far entrare il suo teste di oggi.
P.M.: Sì, bene. Comincerei con il teste Nesi Lorenzo, Presidente.
L.N.: Buongiorno.
Presidente: Buongiorno. Senta, vuole essere ripreso dalle telecamere, o ha difficoltà?
L.N.: No, nessuna.
Presidente: Bene. Come si chiama lei?
L.N.: Nesi Lorenzo.
Presidente: Dov’è nato, dove risiede.
L.N.: Xxxxxxxx, in via Xxxxxx, domicilio Xxxxxxxx
Presidente: Ecco, le faccia leggere la formula, per cortesia.
L.N.: Bene. “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Scusi, la signorina non ha capito la data di nascita. Se la vuol ripetere, per cortesia. La data di nascita.
L.N.: XX/XX/XX.
Presidente: Bene, grazie. Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Grazie, Presidente. Signor Nesi, può spiegare innanzitutto alla Corte qual è la sua attività, che lavoro esplica?
L.N.: Io ho fatto per 16 anni il tipografo, alle Tipografie Stianti. E dopo fo una attività di artigiano di maglie…
P.M.: In proprio?
L.N.: In proprio.
P.M.: Senta, signor Nesi, lei conosce Mario Vanni?
L.N.: Sì.
P.M.: Può spiegarci come l’ha conosciuto, da quanto lo conosce?
L.N.: Mario Vanni lo conosco fino, diciamo, da quando ero ragazzo. In quanto che lui, Mario Vanni, all’epoca, portava i telegrammi, non so, avventizio alla posta. Mio zio faceva il postino, erano amici, sicché lo conosco fin da bambino. Con Mario Vanni c’è stato una amicizia molto fraterna. Io, Mario Vanni mi aiutava me, così in amicizia nel lavoro. Io aiutavo lui quando, non so, avevo bisogno di scaricare, caricare, avevo poco posto all’epoca. E, di conseguenza, Mario era un amico fraterno.
P.M.: Andavate, le dava una mano nel lavoro, anche andavate a giro?
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Può spiegare…
L.N.: Veniva con me col furgone…
P.M.: Ecco, può spiegare queste circostanze?
L.N.: Quando finiva il suo turno di posta, veniva con me spesso spesso, ecco. Mario è lì, lo può tranquillamente…
P.M.: Sì, sì, lo ha detto. Non si preoccupi di questo. E dove andavate, che zone frequentavate per lavoro?
L.N.: Ma le zone erano le più varie. Io lavoravo con Scandicci, con Sigila, con Poggio a Caiano, con Bacchereto, con Prato. Mario, Mario era molto spesso con me, ecco. 
P.M.: Il pomeriggio, in genere? Perché la…
L.N.: Eh, sì, perché la mattina doveva consegnare la posta, sicché.
P.M.: Ma lo trovava occasionalmente fuori, per strada, o vi davate per dire…
L.N.: Mah, no…
P.M.: ‘Allora domani si va a Signa, domani si va a Scandicci..,’
L.N.: Mario poteva essere al bar, si poteva fissare il giorno prima. Ora io preciso non me lo ricordo, ma comunque…
P.M.: Questo tipo di…
L.N.: Sì, ‘che vai via? Vengo con te’, ecco, così.
P.M.: E stavate fuori il pomeriggio.
L.N.: Sì, il pomeriggio. Sì, sì. Quando aveva bisogno lui di qualcosa, io ero a sua disposizione. Perché, le ripeto, era un amico veramente fraterno.
P.M.: Può spiegare, ad esempio, di cosa aveva bisogno e cosa può esser capitato che lei le abbia…
L.N.: Bisogno, che le posso dire…
P.M.: Per capire, più che altro.
L.N.: Poteva aver bisogno di prendere… Non so, comprava la legna dal Pacciani. ‘Lorenzo, mi porti col furgone, ho comprato delle balle di legna dal Pacciani, si va e si portano in casa mia per la stufa?’ Poteva aver bisogno…
P.M.: Scusi, scusi, questo della legna è capitato più volte? O ha qualche ricordo preciso?
L.N.: Mah…
P.M.: Dove stava il Pacciani quando andavate a, quando andava Vanni…
L.N.: A Montefiridolfi, a Sant’Anna.
P.M.: Ecco, l’epoca di… Montefiridolfi.
L.N.: Ora, io, gli anni precisi non me li ricordo.
P.M.: Va bene. No, era per capire. Le è capitato di trovare il Vanni fuori per strada? Non so alla fermata dell’autobus…
L.N.: Sì, sì, a volte era a fare l’autostop. Andavo fuori, l’ho montato.
P.M.: Cioè, lui faceva anche l’autostop?
L.N.: Sì.
P.M.: Ho capito. A volte lo ha trovato anche alla fermata della SITA…
L.N.: Sì, sì, alla stazione, sì.
P.M.: A Firenze, questo?
L.N.: No, no a San Casciano.
P.M.: Alla stazione di San Casciano?
L.N.: Ora si chiama la stazione, però era San Casciano.
P.M.: Senta, e questo rapporto in cui il Vanni veniva con lei fuori, a che anni lo fa risalire? Cioè, quand’è che lei ha cominciato questo lavoro in proprio – se ho capito bene – è corrispondente.
L.N.: Lo farei risalire agii anni ’70.
P.M.: Agli anni ’70 lei inizia, lascia la Stianti…
L.N.: No, prima. Ma insomma, io direi ’68, finché non mi spostai alla Sambuca e dopo Vanni lo vedevo meno. Ma negli anni ’68,’69,’84.
P.M.: In questo periodo qui, in questi 15 anni.
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Senta, è mai capitato che andaste Signa, a Signa a Lastra a Signa?
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Come mai?
L.N.: Perché io passavo, avevo da fare ad esempio delle consegne a Scandicci e dopo, per esempio, andavo a Poggio a Caiano, sicché passavo da Lastra a Signa e Signa.
P.M.: Le ha mai detto, il Vanni, di essere stato a Signa o a Lastra a Signa con Pacciani?
L.N.: Sì.
P.M.: Ci può spiegare meglio il suo ricordo?
L.N.: Ci si fermava a un bar. A volte si diceva: ‘prendo un caffè, si piglia un caffè, Mario, si beve una birra a questo bar’. Vanni diceva: ‘me l’ha detto… ci si ferma al bar di sopra, perché c’ero col Pacciani domenica’. Questo, è fuori discussione.
P.M.: Lei ricorda questi racconti relativi a Vanni che le diceva di essere stato a un bar di Signa con Pacciani a che anni si riferiva?
L.N.: ’80, ’81, ’79… una…
P.M.: Quando l’ha raccontato a lei. Ma il Vanni e Pacciani, il Vanni le ha detto in quale periodo andava a questo bar?
L.N.: No, io codesto non me lo ricordo.
P.M.: Non se lo ricorda.
L.N.: No… Gli anni glieli quantifico male, perché non… Le posso quantificare le cose, ma gli anni veramente sono un po’ una negazione.
P.M.: Può essere che queste frequentazioni al bar di Signa da parte di Vanni e Pacciani lei abbia capito che risalissero agli anni ’70, come ha riferito alla Polizia, o è un suo ricordo impreciso?
L.N.: ’70, ’78, ’79…
P.M.: Capisce? ’70, ’78 sono…
L.N.: Eh…
P.M.: Va bene, lei non è sicuro…
L.N.: Non glielo posso confermare con tutta tranquillità.
P.M.: Benissimo. Senta, le è mai capitato di sapere o di avere… Anzi, di sapere se il Vanni andava a Firenze e aveva rapporti con prostitute?
L.N.: Sì. Sì, sì.
P.M.: Ci può spiegar quello che sa, a proposito?
L.N.: Dunque, io con Vanni sono stato da una prostituta che ci si andò da ragazzi.
P.M.: Da ragazzi, quindi…
L.N.: Da ragazzi diciamo 18 anni io, ecco, 18-19 anni.
P.M.: Quindi negli anni ’60, se faccio bene i conti.
L.N.: Sì, ’42 facciamo il conto…
P.M.: Bene.
L.N.: Ci si andò e la stava in centro, mi sembra, in via Cavo.
P.M.: Ricorda il nome di questa persona?
L.N.: Manfredi Gina.
P.M.: Sì.
L.N.: Ci si andò dopo… Io ci andai due o tre volte con lui, dopo questa…
P.M.: La conosceva lui, o la…
L.N.: No, no, la conosceva lui.
P.M.: Lui ci èra già stato per conto suo.
L.N.: Sì. C’era stato con persone oggi defunte, sicché non… io credo non sia nemmeno…
P.M.: Di San Casciano?
L.N.: Eh?
P.M.: Con altre persone di San Casciano.
L.N.: Sì, sì. Sì. E si andò da questa prostituta, io ero poco più di un ragazzo, gliel’ho detto, 18-19 anni.
P.M.: Lui è più grande di lei, no?
L.N.: Eh, cioè, specifichiamo una cosa: l’amicizia mia con Pacciani era una amicizia molto sincera, ;e molto… Però non era l’amico che io, non so, potevo andare al mare insieme, andavo…
P.M.: Stiamo parlando di Pacciani, o di Vanni, scusi?
L.N.: Di Vanni, scusi.
P.M.: Bene.
L.N.: Era una persona più vecchia di me, sicché io facevo… Cioè, non veniva con me fuori insieme la sera a ballare, o al mare, o a sciare, o dove vuole.
P.M.: Era l’amico più grande, insomma.
L.N.: Sì, era un amico più grande, però non era l’amico…
P.M.: Più grande di età, eh.
L.N.: Più grande di età. Questa prostituta si andò… dopo, questa prostituta, la fu persa di vista. Io ci andai due o tre volte.
P.M.: A proposito di questa prostituta, il Vanni le ha mai raccontato niente? Il tipo di rapporti che aveva.
L.N.: Questa era una prostituta molto signora, molto gentile. Quando era in via Cavo. Dopo una ventina d’anni, cioè negli anni… Sì, dopo una ventina d’anni, questa prostituta cambiò indirizzo. E Vanni mi disse: ‘guarda, ho ritrovato la Manfredi’.
P.M.: Dopo vent’anni.
L.N.: Dopo vent’anni, sì, dopo vent’anni.
P.M.: Le spiegò come l’aveva ritrovata, o se l’ha frequentata in tutti i vent’anni lei non lo sa?
L.N.: No. No, no, non lo so. No.
P.M.: Gliene ha riparlato dopo vent’anni.
L.N.: Dopo vent’anni, dice: ‘guarda, la sta in un posto a Rifredi, così e così. Mi ci porti?’ ‘Eddio, vai, ti ci porto. Vengo anch’io, non c’è…’ E si andò, la stava in una via… lì a Rifredi, io avevo un fornitore in via Corridoni, che andavo lì diverse volte la settimana. E ci si andò, ed era quella, sì, sì. Era quella prostituta lì. Ci si andò diverse volte. Io andavo un po’ per ridere, lui forse… Ma comunque, non entriamo in particolari… Se dopo gli occorrono…
P.M.: Ce li dica, quali sono. Un po’ per ridere, cosa vuol dire?
L.N.: No, così.
P.M.: Ci dica i particolari.
L.N.: I particolari…
P.M.: Lei li ha già raccontati, vediamo se…
L.N.: I particolari, dunque, vediamo un po’. Io gli dicevo: ‘Madonna, Mario, gli si dà 15 mila lire a questa. Si sente se la ci piglia a letto tutti e due, se la ne piglia 20 in due…’, vero?
P.M.: Un particolare chiarissimo. È capitato? È capitato questo.
L.N.: Sì.
P.M.: Senta, sa se Mario, con questa prostituta, usava vibratori o cose del genere?
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Se lo portava con sé il vibratore?
L.N.: Sì, ce l’aveva. Dopo la ce l’aveva anche lei, mi sembra, sì.
P.M.: E’ capitato a lei, da questa prostituta… Cioè, innanzitutto sa se questa prostituta è viva, l’ha più vista?
L.N.: Io so che l’è morta.
P.M.: Ecco. E ha mai avuto occasione di fare incontri che sono rimasti a lei in mente da questa prostituta perché particolarmente…
L.N.: Questa prostituta, io ,una volta ci lasciai Vanni, lì davanti, io non andai. Dopo dovevo, io andai in via Corridoni, tornare a prendere Vanni. Io feci icché avevo da fare e dopo tornai a prendere Vanni. Si era fissato, mi aspettava lì, sul marciapiede. E Vanni non c’era. Sicché suonai il campanello. Mi ricordo che dalla finestra c’era un omettino piccolo, un omino, guardava chi c’era. Io… suonò e mi aprì la porta. Io salii le scale, questa casa dunque l’era: si entrava, c’era questa saletta d’aspetto qua; dopo c’era la camera qua. Dopo qua c’era la cucina, il bagno, un’altra stanza. Non c’era Mario, sicché io credevo fosse, Mario fosse sempre a letto con questa donna. Sicché io mi permisi di aprire la camera, tanto… Aprii la camera e non c’era né prostituta e né Mario. E c’era un mago alla finestra con un affare rosso – c’era una finestra che la dava sulla strada – con un affare rosso che, appena io aprii la porta, quest’uomo…
P.M.: “Affare rosso”, scusi, cosa vuol dire?
L.N.: Tipo una lampada, un affare… Io, fu un attimo, ha capito? Io vidi questa cosa. Aveva una tonaca tipo la vostra, quella che c’ha lei…
P.M.: Un po’ maghi siamo anche noi.
L.N.: Io le spiego, le spiego… Io richiusi, presi le scale e venni via. E in fondo alla strada trovai Mario. Trovai Mario e lui era andata in un bar a prendere qualcosa. Gli dissi questa cosa, io gli dissi: ‘per l’amor di Dio, non ci torno più. Perché c’era questo, questo e questo…’ B
P.M.: In questa stanza, dove c’era questo vestito diciamo da mago – si fa prima – non c’era né. .. Mario, no. La prostituta c’era?
L.N.: No, no. ‘
P.M.: Questo signore che lei vide che reazioni ebbe quando…
L.N.: Mah, un gesto di stizza. Gesto come… di stizza, ecco. Io richiusi la porta.
P.M.: Lei sa chi’ ‘ era questa persona, oppure ha riconosciuto questa persona in fotografie che le ha mostrato la Squadra Mobile?
L.N.: No.
P.M.: Non ricorda
L.N.: Perché fu…
P.M.: … che gli sono state mostrate fotografie? Perché in un verbale si dà atto che le sono state mostrate fotografie e che lei ha detto che forse poteva essere un certo mago Indovino…
L.N.: Sì, ma…
P.M.: Aspetti, aspetti, aspetti. Scusi, eh, mi lasci finire. Le vengono mostrate delle foto e lei dice che: “La persona in alto ritratta insieme ad una donna” – che è la Filippa, Filippa Nicoletti – lei dice: “Ha una forte somiglianza con il mago da me visto, che però, ih quella occasione, era un po’ più grosso di come si presenta in questa foto”. Lei ricorda di aver visto questa foto?
L.N.: Si.
P.M.: E di aver avuto questa impressione.
L.N.: SI, sì.
P.M.: Ecco. Questa Filippa Nicoletti, lei la conosceva?
L.N.: La Filippa Nicoletti, sì. Ma io ci avrò parlato una volta o due, così, al bar. La vedevo… Però non è che io abbia amicizia, che abbia…
P.M.: Sì, sì.
L.N.: Cioè, non le so dir niente.
P.M.: Lei ha avuto, vedendo, questa foto di questo signore che la Polizia gli ha detto si chiama Indovino Salvatore…
L.N.: Esatto.
P.M.: … di aver avuto l’impressione che fosse lui.
L.N.: Che fosse quello. Però..,.
P.M.: Era una sua impressione.
L.N.: Una mia impressione.
P.M.: Daltronde lei, con questo mago, per quanto tempo lo ha visto? E’ stata una cosa…
L.N.: Sì, due secondi. «
P.M.: Ecco. Senta una cosa: sa se Mario Vanni andava anche con altre prostitute?
L.N.: C’era…
P.M.: O in altri posti, in altri…
L.N.: C’era una prostituta, però io non so se Mario ci andava. C’era una prostituta, era vicino a piazza dell’indipendenza. Siamo stati insieme con una prostituta in via della Scala…
P.M.: In che anni, ricorda? Cioè, il periodo è quello?
L.N.: Eh
P.M.: Lei ce lo ha detto…
L.N.: Andava da una prostituta a Poggibonsi o a Colle Val d’Elsa. Questo, tutto per detto di Vanni.
P.M.: Raccontato da lui.
L.N.: Io, dopo…
P.M.: Le è mai capitato di portare Mario alle Cascine?
L.N.: A?
P.M.: Alle Cascine.
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Ci può spiegare come avveniva questo? Il furgone suo?
L.N.: Il furgone mio, sì.
P.M.: Con prostitute che trovava alle Cascine.
L.N.: Sì.
P.M.: Andava anche in via Fiume?
L.N.: Eh, codesto io credo che Mario, per quello che ne so io, in via Fiume credo non fosse stato ben accetto.
P.M.: Lo può spiegare?
L.N.: Eh…
P.M.: Cosa vuol dire “ben accetto”? E poi “credo”, cosa vuol dire?
L.N.: Credo, credo che in via Fiume non ci sia stato. Però, dottore, sono tutte cose negli anni, sono tutte cose… sicché…
P.M.: Allora, se sono tutte cose, ci fa capire come mai le sembra di aver capito che non fosse ben accetto?
L.N.: Perché…
P.M.: Qual era il motivo?
L.N.: Ho nella mente dei discorsi che da questa prostituta in via, vicino a piazza dell’indipendenza, Mario non era ben accetto. Dopo…
P.M.: Perché, per il tipo di rapporti che aveva?
L.N.: Non lo so. E
P.M.: Non lo sa.
L.N.: Io gli dico…
P.M.: Sa chi era, può far capire chi fosse questa prostituta?
L.N.: No, non la conosco.
P.M.: Sono discorsi che le ha fatto lo stesso Mario, o che le ha fatto qualchedun altro?
L.N.: No, no. Mario, Mario.
P.M.: È lui che le ha detto, qui in via Fiume, però non…
L.N.: Sono ricordi nel tempo, che dopo si focalizzano, si quantificano… Io non credo che da questa prostituta in via, vicino a piazza dell’indipendenza… Non so via Fiume in dov’è, non lo so.
P.M.: Sì, sì, è vicino.
L.N.: C’era una prostituta…
P.M.: Sempre alla Stazione Senza, lei sa se Mario andava anche dalla Sperduto?
L.N.: Sì, sì.
P.M.: È un fatto abbastanza, oramai notorio in questi…
L.N.: Sì, sì, sicuramente.
P.M.: E che tipo di rapporti aveva con la Sperduto? Ci… se lo sa personalmente lei, o se glielo ha raccontato Mario.
L.N.: Dunque, il rapporto con la Sperduto, glielo spiego io, glielo posso spiegare benissimo.
P.M.: Sperduto Antonietta.
L.N.: Il rapporto con la Sperduto: Mario portava la posta, credo a codesta donna.
P.M.: Dove stava questa donna?
L.N.: La stava… Mario faceva un giro, salvo errori, comunque confrontatele tutte e guardatele queste cose, perché…
P.M.: Sì, le abbiamo già guardate…
L.N.: Anzi, faceva un giro da Montefiridolfi calava giù da Fabbrica, prendeva dal ponte nuovo. Il rapporto con la Sperduto cominciò così: nei primi tempi questa donna era un po’ restia, era un po’… diffidata di…
P.M.: Lui era il postino e lei era la signora a cui portava la posta.
L.N.: Sì, questo. Ed era un po’ diffidata.
P.M.: E stava dalle parti di Fabbrica alla Sambuca?
L.N.: Sì, una strada. . . come la si chiama? Via Chiantigiana…
P.M.: Bene. Via Chiantigiana.
L.N.: Mario cominciò a fare le sue avances con questa donna, e questo me lo ricordo bene.
P.M.: Glielo diceva Mario.
L.N.: Sì, me lo diceva a me. Cominciò a fare le sue avances con questa donna. E questa donna non è, che la gli si concedesse subito. Ci fu dei momenti che mi ricordo mi diceva che lei la gli girava intorno alla tavola – c’era una tavola, non lo so io – e lui si masturbava. E dopo, a regola, questa donna la cominciò… cioè, da… questa poeretta, la si concesse.
P.M.: Lei sa se da questa signora ci andava anche il Pacciani?
L.N.: Sì.
P.M.: Ci può spiegare come lo sa e cosa sa.
L.N.: Perché… Perché Mario una volta, Mario una volta mi disse che era l’ora di farla finita di andare dalla Sperduto, perché il marito era incazzato nero…
P.M.: Sa come si chiamava il marito?
L.N.: Il marito non lo conosco.
P.M.: È Renato Malatesta, quello che è morto impiccato.
L.N.: So che è morto, ma io ‘non lo conosco, non l’ho mai visto. Non…
P.M.: Bene. Era…
L.N.: Era incazzato nero, perché questi insomma, facevano un po’…
P.M.: “Questi”, sarebbero Vanni e Pacciani?
L.N.: Vanni e Pacciani. Facevano un po’ come uso essere in casa sua. E che quest’uomo era arrabbiato e che . questa cosa la doveva finire. E che quest’uomo, se andava a dormire dopo desinare, andava con una falce sotto il guanciale, roba del genere. Questi sono discorsi del Vanni. Dopo, quest’uomo morì, io non lo so.
P.M.: Lei sa se nel rapporto che c’era con la Sperduto quando andavano insieme, c’era qualcosa di anomalo, fra…
L.N.: No, di anomalo…
P.M.: Quando andavano Pacciani e Vanni.
L.N.: D’anomalo c’era, io credo, io credo, questa è una mia opinione però. Io credo che Pacciani ci sia entrato di prepotenza in questo rapporto con questa donna. Ci sia entrato di prepotenza, però io se gli dovessi proprio dire delle cose… Io gli vo a discorsi fatti, a cose…
P.M.: Da Mario.
L.N.: Da Mario, sì.
P.M.: Lei sa se avevano avuto, Pacciani e Vanni, discussioni col marito della Sperduto? Minacce…
L.N.: Io penserei di sì.
P.M.: Penserebbe perché glielo ha raccontato Vanni.

P.M.: Senta una cosa, lei sa dirci qualcosa della moglie . del Vanni, la conosce lei?
L.N.: Dunque, la moglie del Vanni Ora qui bisogna fare un pochino di cronistoria, non so se…
P.M.: Ce la faccia.
L.N.: La moglie del Vanni Io credo che il Vanni voleva una moglie. Credo non l’abbia… Insomma, trovò questa donna che questa donna, insomma, proprio… la Luisa io la conosco bene, siamo andati, quando la gli scappava di casa, siamo andati diversi volte a trovarla a…
P.M.: Come mai scappava di casa? Lei lo? sa perché scappava di casa?
L.N.: Arrivo.
P.M.: Prego, prego. Mi scusi se l’ho interrotta.
L.N.: Lui trovò questa donna. .. 0 che la gli sia stata trovata, o che l’abbia trovata lui io non glielo so dire. Trovò questa donna e questa donna dopo 15 giorni, un mese di matrimonio, o due mesi, questa donna non è una donna che la c’abbia un cervello normale, questa donna la chiuse bottega. Vanni forse… Bisogna fare ima considerazione, credo la sia giusta. Vanni l’è un…
Avvocato Pepi: Presidente, le considerazioni il teste non le può fare.
P.M.: Mi sembra sta dicendo fatti, avvocato…
L.N.: Io, per l’amor di Dio.
P.M.: Facciamogliela fare e poi vediamo dopo.
Presidente: Vediamo.
P.M.: Prego, prego.
L.N.: Io ho in visione un ricordo molto preciso: Vanni che porta le legne in casa, che fa da mangiare, che fa la spesa, che dà il cencio in terra e si raccomanda alla Luisa: ‘o Luisa, non mi mandare a Firenze me’, io gli spiego le cose reali, dottore. ‘Non mi mandare a Firenze ma, fo il postino, sono…’
P.M.: A Firenze a prostitute, per capirsi?
L.N.: Sì, senza andare da puttane, ‘Fammi fare una caricatina te, una volta ogni tanto’. E la Luisa a questo la rispondeva sempre con; picche. La rispondeva con picche e al che, Mario, a quel punto lì diventava un po’ violento.
P.M.: Ci vuol spiegare? Ha assistito lei a episodi di violenza?
L.N.: Sì, sì, diverse volte.
P.M.: Ce lo spiega Diverse volte.
L.N.: Diverse volte perché questa Luisa la si faceva forte. La si faceva forte perché Mario fu arrestato, perché gli tirò una manata proprio per questi fatti qui, gli tirò un ceffone, non so che fece. Fu arrestato quattro o cinque giorni. La Luisa la si faceva forza di questa…
P.M.: Questo precedente.
L.N.: Di questo precedente. Lei la pigliava il telefono e la chiamava i Carabinieri. A questo plinto, Mario diventava violento. Diventava violento fino a rincorrerla, gli aveva una baionetta, un mezzo pugnale. E quando ci sono stato io, gli posso dire in tutta franchezza, Mario l’è lì, lo può dire, l’ho fermato, gli ho detto: ‘lascia fare’, fino ad arrivare a consigliargli: ‘o Mario’ – ma questo 20 anni fa – ‘se un tu vai d’accordo con questa donna dividiti, fai qualcosa perché codesta la ti scappa, tu vai a ricercarla all’albergo popolare dalla tu’ cugina a Firenze’. Cioè, io gli voglio far capire: Mario nel concetto familiare della moglie – questo glielo dico di mio, mi scusi – l’era l’uomo che; sì faceva ogni cosa in casa, però d’altra parte quando questa… il poveretto, voleva una donna per andarci a letto e questa la gli rispondeva sempre picche. Allora poteva diventare, diventava, aveva una certa violenza.
P.M.: Ricorda in episodio particolare? Sta parlando di quello col pugnale…
L.N.: Un episodio? Gii poteva tirare fuori l’uccello, dice: ‘guarda che uccello ho’, parliamoci franchi, chiari. E questo Mario, è inutile che tu rida, è vero.
P.M.: Senta una cosa, e di questa baionetta. . .
L.N.: No, è gl’è inutile che vu rida, capito signori, sono cose serie.
P.M.: Ne siamo tutti convinti, anche perché… Signor Nesi, è un processo che…
L.N.: Io sto parlando di una cosa per me angosciosa, tragica.
P.M.: Lei…
L.N.: Che le genti che le ridano, le mi garbano poco.
P.M.: Noi cerchiamo di seguire il suo racconto e…
L.N.: Io sto facendo un sacrificio, ha capito?
Presidente: Io l’ho capito, signor Nesi, almeno io l’ho capito, quindi le sarei grato se potesse andare avanti.
L.N.: Sì, sì, io vo avanti.
P.M.: Senta una cosa, di questo pugnale che aveva in quest’occasione l’ha visto lei?
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Era una baionetta, cos’era?
L.N.: Io non me ne intendo di pugnali. Io credo che…
P.M.: Era una cosa di… >
L.N.: Un pugnale.
P.M.: … dimensioni?
L.N.: Un affare così, con un manico o con un coso qui. Io però, bisognerebbe lo vedessi, ecco. Capito?
P.M.: Dove lo teneva lei l’ha visto?
L.N.: L’aveva in casa.
P.M.: In camera?
L.N.: Mah, io un lo so. Questo pugnale l’è circolato diverse volte.
P.M.: Ecco. Senta, lei può darsi abbia riferito, in un’occasione: “Mario prese questo pugnalone da un cassetto che si trovava nella camera senza aperture, che si trova tra la cucina e la stanza da letto”.
L.N.: No, no la un era la camera. L’era la stanza, in casa di Mario, che dopo si entrava nella camera.
P.M.: Una stanza di passaggio, insomma.
L.N.: Sì, sì, sì.
P.M.: Ho capito. E’ mal verbalizzato “camera”. Ho capito. Senta una cosa, lei sa se il Mario Vanni andava, frequentava il Mugello, Vicchio, Scarperia?
L.N.: Con Pacciani, si.
P.M.: Con Pacciani andava.
L.N.: Sì.
P.M.: Chi gliel’ha dette queste cose?
L.N.: Frequentava il Mugello, io l’ho sentito una volta, tornarono con la 500 dal Mugello. Mah, io dopo questa volta che gli aprirono la macchina, perché gli avevan bevuto per la strada, gli apriron la macchina, il tettino della 500.
P.M.: Sa se erano stati a Vicchio?
L.N.: No, io in dof erano stati non gliene so dire.
P.M.: Cioè…
L.N.: Nel Mugello. Ma se erano stati a Vicchio o in un altro posto non lo so.
P.M.: Lei, in un momento in cui ricordava almeno in questo modo, ha riferito alla Polizia: “Se non ricordo male a Vicchio e a Scarperia”.
L.N.: O Vicchio o Scarperia, io di preciso non gliene so dire, dottore.
P.M.: Ho capito. Senta una cosa, ci può raccontare…
L.N.: Nel Mugello, sì.
P.M.: … raccontare l’episodio relativo alla lettera che il Vanni ricevette?
L.N.: Sì, sì, è molto preciso.
P.M.: Ecco, se può essere preciso nel raccontarlo, con i particolari.
L.N.: Non c’è nessun problema.
P.M.: Lei l’ha già raccontato.
L.N.: Non c’è nessun problema.
P.M.: Vediamo…
L.N.: Dunque, io ero a lavorare, era un pomeriggio verso le cinque.
P.M.: A lavorare dove, nella sua ditta?
L.N.: A lavorare in ditta mia, sì. Ero a San Casciano nel viale San Francesco. La ditta allora, a quel tempo, l’avevo lì. Dopo mi spostai alla Sambuca. Venne Mario…
P.M.: “In quel tempo”, in che epoca siamo?
L.N.: ’80…
P.M.: Lei ha parlato…
L.N.: Io avevo il Ducato, sicché ’80, lo comprai nell’81. .. ’83,’ ’84.
P.M.: E’ sicuro, perché poi…
L.N.: E un me ne ricordo, dottore.
P.M.: … l’ha localizzato in epoca ben successiva…
L.N.: Non me lo ricordo, dottore.
P.M.: … negli anni ’90.
L.N.: Non me ne ricordo, dottore, gli anni; non me ne ricordo.
P.M.: Bene. Anche perché poi l’ha detto lo stesso Mario – Vanni – che questa lettera l’ha ricevuta negli anni ’90.
L.N.: Venne Mario, mi disse: ‘mi porti a Mercatale dall’Angiolina? Perché gli ho da fare… mi ha scritto Pietro dal carcere che gli devo portare una lettera’. Io: ‘Boh, un tu puoi andar da te?’, perché teniamo presente che Mario la mattina passava, però pioveva, sicché forse in Vespa non ci voleva andare.
P.M.: Quel pomeriggio.
L.N.: Quel pomeriggio.
P.M.: Lei gli disse: ‘perché non ci vai domattina?’.
L.N.: Io dico: ‘tu passi di lì domattina’, passa a 500 metri, un chilometro. Va be’, comunque insistè e io lo portai. ‘Che ti scrive Pietro di carcere’…
P.M.: Era agitato?
L.N.: Sì, sì, sì.
P.M.: Era teso?
L.N.: Sì, sì, sì. ‘Che ti scrive?’. Ma qui l’è tutto un fa’ qui, l’è tutto un fa’ là’, il discorso è reale in questa maniera e…
P.M.: È tutto un?
L.N.: L’è tutto un far qui, un far là, c’è sempre da far qualcosa’. ‘Ma icché vole Pietro dal carcere? E lui tirò fuori di tasca la lettera. Mentre io guidavo il furgone – il avevo il furgone li davanti e presi quello – mentre guidavo il furgone, dice: ‘guarda, m’ha scritto, bisogna porti questa lettera all’Angiolina’. Io non sapevo nemmeno che di carcere si pole scrivere, non lo so. ‘Icché vole?’. ‘Mah, c’è cose grosse, c’è fatti brutti e c’è cose di sangue’. Io, sa, Mario l’ho sempre…
P.M.: Di sangue.
L.N.: Sì, sangue, sangue. Sì, sì, questa è la realtà. Mario l’ho sempre preso come, come gli.posso dire, non gli so trovare l’espressione giusta, come la persona che non sai mai se fa burletta, se…
P.M.: Se dice le cose scherzando.
L.N.: Se dice le cose scherzando, se – non state dietro che Mario l’era continuamente ubriaco, io credo che Mario ubriaco, Mario beveva ma ubriaco io l’ho visto una volta sola – se aveva bevuto un bicchiere in più, ha capito?
P.M.: Bene.
L.N.: Io lessi la lettera, va bene. Io lo portai lì fino a davanti…
P.M.: Lei, scusi, quando disse ‘fatti brutti, fatti di sangue’, gli chiese spiegazioni o no?
L.N.: No, no. Gliene ripeto, io lo portai a Mercatale. Gli dissi: ‘ti devo aspettare, Mario? Ti devo’ ‘ aspettare?’.
P.M.: Lo portò a casa della…
L.N.: Lo portai davanti al bar a Mercatale, feci il giro così, me ne ricordo bene; pioveva, lo lasciai davanti al bar: ‘ti devo aspettare?’. Di solito mi diceva: ‘piglia un caffè, aspettami dieci minuti’. ‘No’ – mi disse – ‘vai via’. Io presi e venni via.
P.M.: Ma pioveva, era a piedi, e come tornava da San Casciano a Mercatale?
L.N.: Non lo so.
P.M.: Anzi, da Mercatale a San Casciano.
L.N.: Non lo so.
P.M.: Non lo sa.
L.N.: No.
P.M.: Gliel’ha mai spiegato com’è tornato?
L.N.: No.
P.M.: E cosa andava a fare in questa casa? La lettera era indirizzata a Mario o all’Angiolina?
L.N.: La lettera io credo che la lettera 1 ‘ era indirizzata a Mario.
P.M.: Ce l’aveva lui, sì.
L.N.: Ce l’aveva lui.
P.M.: Ma cosa doveva andare a fare in questa casa l’ha capito?
L.N.: Non ho idea.
P.M.: Le disse, il Mario, parlando di questa lettera, che ne aveva… le fece capire che ne aveva ricevute anche altre?
L.N.: Sì, sì, sì. Sì, sì.
P.M.: Da Pacciani.
L.N.: Sì, sì.
P.M.: E le disse per caso una frase tipo: ‘si era bell’e rotto i coglioni…’.
L.N.: Sì.
P.M.: che il Pacciani scriveva.
L.N.: Sì, sì. Cioè, lui si era rotto le scatole con questo Pacciani che dal carcere…
P.M.: Gli dava istruzioni.
L.N.: Io icché gli dava non lo so, dottore. Icché gli dava non lo so..
P.M.: Gli diceva di fare qualcosa.
L.N.: Mario era molto infastidito di questa corrispondenza con Pacciani.
P.M.: Ma il motivo Nella lettera c’era qualcosa per cui lui si doveva recare in quella casa.
L.N.: Si.
P.M.: Ha capito così.
L.N.: Sì.
P.M.: E non le spiegò perché ci doveva andare così alla svelta quella sera?
L.N.: No, no. Io voglio che l’abbia capito il concetto, no? Questo mi dice: ‘portami a Mercatale’, l’amico vuol andare a Mercatale da San Casciano: ‘io ti porto a Mercatale’, dopo…
P.M.: Capito. Le sai se di questa lettera, poi, il Vanni ha parlato con qualchedun altro: con i Carabinieri, con gli avvocati?
L.N.: No, non so nulla.
P.M.: Non lo sa. Direttamente da Vanni non sa niente.
L.N.: No.

P.M.: Ha mai parlato con Vanni, o ha cercato di capire da Vanni, se Vanni aveva qualcosa a che fare coi delitti del “mostro”?
L.N.: Ma…
P.M.: Ha cercato? Ci vuol spiegare?
L.N.: Vanni, in diverse occasioni – e questo l’è un po’ il mi’ rimorso – in diverse occasioni…
P.M.: Ci spieghi.
L.N.: Vanni, in diverse occasioni, m’ha detto che con Pacciani, cioè, cominciò una volta che mi disse: ‘Pacciani l’aveva ammazzato un omo’. Bah, io anche qui, l’è sempre la solita storia. Perché io Pacciani, quando l’ho conosciuto io, per me l’era una persona squisita. Veniva da me, mi portava le fragole, davo il filato per le monache di Croce di Via, che le facevano le magline alle bambine. Per me l’era una persona… E Mario mi diceva, per lo meno in un paio d’occasioni ha detto che ‘Pietro l’ha ammazzato un omo ‘. Io l’ho sempre preso con le molle, perché l’ha ammazzato un omo e l’è a fare in contadino a Montefiridolfi? Cioè…
P.M.: Le sembrava strano.
L.N.: Mi sembrava strano. In diverse occasioni Mario… Mario 1’ebbe un periodo molto brutto. Io lo addebitavo che l’aveva smesso di bere, che fosse un po’ in depressione perché beveva e non doveva bere più. Che Mario m’ha detto: ‘col Pacciani si fa delle cose, si fa delle cose’, però non son mai entrato in queste cose, perché si ritorna al discorso di prima, io non l’ho mai preso in considerazione, questo…
P.M.: Che cosa facevano gliel’ha detto?
L.N.: Cose, ‘si fa delle cose, si fa delle covse’. E questo, in tutta questa vicenda, l’è il mio rimorso. Forse…
P.M.: Cioè, le sembrava… Prego, prego, scusi.
L.N.: Quest’omo se l’avesse potuto capire… Ma che vuole pensare Mario che potesse – io non lo, perché non fo – che potesse -avere un qualche legame con queste cose? Io l’ho sempre tralasciato, ha capito? L’ho sempre…
P.M.: Quindi, le sembrò che…
L.N.: D’altra parte io ero giovane, non avevo questi cosi qui, sicché non gli ho mai dato ascolto.
P.M.: Cioè, le è sembrato, in quel periodo, ripensandoci ora, che lui si volesse confidare con lei di questo fatto.
L.N.: Io… però l’è un’opinione mia, dottore.
P.M.: Era il modo con cui si presentava in questo periodo di depressione.
L.N.: Era il modo con cui si presentava in questo periodo di depressione.
L.N.: La la prenda con le molle, perché questa l’è…
P.M.: Noi tutti la prendiamo con le molle.
L.N.: … una cosa mia.
P.M.: Ed era il periodo in cui riceveva queste lettere, il periodo…
L.N.: No, prima.
P.M.: Era prima.
L.N.: Sì.
P.M.: E lei è mai andato, specifico, sul discorso: ‘ma per caso tu hai a che fare con i delitti del “mostro”?’.
L.N.: No.
P.M.: Gliel’ha mai chiesto?
L.N.: No, no.
P.M.: No.
L.N.: Assolutamente.
P.M.: Facendo questi discorsi, le è mai sembrato che il Vanni avesse una reazione, sbiancasse?
L.N.: No, no; io questi discorsi no, mai, mai.
P.M.: Poi vediamo le…
L.N.: Discorsi del mostro, con Vanni non si son mai affrontati.
P.M.: Direttamente.
L.N.: No, no, no. Vanni era, mi ricordo bene, Vanni era. . . io andai con un amico il lunedì, no il lunedì, il martedì, dopo il delitto degli Scopeti, Vanni era agli Scopeti – e ero con Rolando Nesi – era agli Scopeti con la Vespa, lì, però c’era chiuso. Si andò così, per curiosità. Ma questi discorsi mai.
P.M.: Cosa stava raccontando? Dopo il delitto degli Scopeti trovò Vanni che era sul posto?
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Beh, ora vediamo, andiamo per ordine.
L.N.: Ma ce n’era duecento, trecento.
P.M.: Certo, ci passò lei.
L.N.: Posso avere un bicchier d’acqua?
P.M.: Sì, vediamo. Antonio, ci può pensare lei?
(voce fuori microfono)
P.M.: Senta, andiamo ancora per ordine. Lei il Lotti Giancarlo lo conosce?
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Ci può spiegare come?
L.N.: Lo conosco, ci si trovava a desinare. Io passai un periodo, quando ero divorziato, separato dalla mi’ moglie, che andavo a mangiare al Ponte Rotto, ci si trovava a mangiare lì. Andava a far merenda alla Cantinetta, lo trovavo lì, lo trovavo a San Casciano… Lo conosco. Nei paesi ci si conosce tutti.
P.M.: Era amico, il Lotti, del Pacciani e del Vanni?
L.N.: Sì, di Vanni sì, io credo anche del Pacciani.
P.M.: Si frequentavano.
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Con lei il Lotti come si comportava, che carattere aveva? Persona -tranquilla, persona educata?
L.N.: Persona tranquilla, persona forse un po’ irruente; andava, sapevo che aveva una relazione con questa Filippa, persona normale.
P.M.: Pucci Fernando lo conosce?
L.N.: Lo conosco di vista; ci avrò parlato una volta.
P.M.: E sul carattere del Pucci?
L.N.: No, un gli so dire nulla.
P.M.: Lei ha riferito, in proposito, su queste due persone, delle considerazioni su come li ha conosciuti lei. Gliele leggo e lei mi dice se è la verità. Lei dice: “Il Lotti è una brava persona, buona di carattere, silenziosa, non è capace di far male a nessuno. Conoscendolo, ed avendo appreso ciò che ha riferito agli inquirenti, penso che non ha detto bugie proprio perché conosco bene il suo carattere”…
L.N.: Se…
P.M.: È anche un tipo caparbio, per cui lo vedo bene come colui che dice al Pucci, dopo essere stati minacciati di nascondersi sul posto” – di Scopeti, dico io – ”per vedere ciò che succedeva…”.
L.N.: Codesto…
P.M.: L’ha detto lei.
L.N.: Il carattere di Lotti glielo confermo, a vista mia.
P.M.: Certo, certo. Come l’ha conosciuto lei.
L.N.: Come l’ho conosciuto io. Lotti… Cioè, non son persone…
P.M.: E’ mai stato a casa di Lotti, lei?
L.N.: Sono stato una volta, quando gli stava al Ponte Rotto; sì, sì, forse c’era anche Vanni, mi sembra. Stava al Ponte Rotto, lui; dopo, l’è lì Lotti, gliene può confermare lui.
P.M.: Ce la descriva.
L.N.: In un casa un po’ diroccata, stava lì. Si rammaricava perchè gli pioveva dentro.
P.M.: Come mai lei e Vanni andaste a casa del Lotti?
L.N.: Perché si sarà stati a desinare al Ponte Rotto, dice: ‘vieni a vedere, mi piove in casa’, ecco come. Grazie. Prego.
P.M.: Lei ricorda se il Lotti aveva delle auto, o che auto poteva avere?
L.N.: Lotti ci aveva una 124 celeste; e quando voi mi faceste vedere – ero con lei – una fotografia della 128 spider, coupé, io vi dissi: ‘no, questa macchina non la conosco’; però sbagliai… no sbagliai, sbagliai involontariamente, sì, sì, dopo ci aveva…
P.M.: Ci spieghi. S
L.N.: Aveva anche la 128 rossa, me lo ricordai dopò, io.
P.M.: Ho capito. Lei ha mai avuto l’impressione, o visto personalmente, o avuto l’impressione di vedere il Pacciani su macchine di Lotti?
L.N.: A me mi sembra: sulla 124.
P.M.: 124 quale?
L.N.: 124 quella celeste.
P.M.: Ho capito.
L.N.: Mi sembra a me d’aver visto Pacciani alla guida di questa macchina.
P.M.: Le ha mai detto, il Lotti, che…
L.N.: Però tenete presente che credo che . il Lotti questa macchina… perché bisogna ricosarsi un po’ l’idee…
P.M.: Ce le dica.
L.N.: Questa macchina la c’aveva dietro un coso di peluche rosso, non so se sbaglio.
P.M.: Questa 124. Poi glielo chiediamo. Ora lei parli con noi, con me.
L.N.: Mi sembra che… sì, sì; a me mi sembra che Pacciani, io, su questa macchina l’ho visto, ecco.
P.M.: Insieme a Lotti o da solo?
L.N.: L’ho visto o intorno la Cantinetta, o nel piazzone. Io l’ho visto, però fatevelo confermare anche da Lotti.
P.M.: Glielo chiederemo noi.

P.M.: Senta una cosa, le ha mai parlato Lotti dei rapporti che aveva, con la Filippa?
L.N.: Sì.
P.M.: Nicoletti.
L.N.: Sì, così, ma vaganti. Vaganti.
P.M.: Cioè?
L.N.: Mi ricordo che questa Filippa, a un certo punto, la stava verso il Valdarno. Mi ricordo ci fu un problema nel fare all’amore, che a questa donna gli venne tipo un’emorragia o cosa del genere. Però, insomma, queste le son cose un po’ confuse, le son cose un pochino… Accertatevene anche con il Lotti.
P.M.: Lo chiediamo a lui. Lei sa se il Vanni ha avuto rapporti con la Filippa, o andava dalla Filippa, che si prostituiva a Firenze?
L.N.: Io, di sicuro, questo non gliene so dire.
P.M.: “Di sicuro” cosa vuol dire?
L.N.: Di sicuro…
P.M.: Che ha qualche…
L.N.: Non so dare una risposta sicura. Penserei di sì, l’era tutta una congrega, lì. Però proprio sicuro, dottore, no.
P.M.: “Congrega” nel senso che anche Vanni, oltre Lotti, frequentavano la Filippa?
L.N.: Io però, gli dovessi dare una risposta certa, non gliela posso dare.
P.M.: Lei non…
L.N.: Può darsi.
P.M.: Lei non li ha mai visti insieme.
L.N.: No, no.
P.M.: Se ha questa sensazione è perché dice che era “una congrega”. Ci vuol spiegare cosa vuol dire “era una congrega”?
L.N.: Come fo a spiegargliene?
P.M.: Beh, insomma Dice: “l’era tutta una congrega”, ci deve far capire chi sono i componenti della congrega.
L.N.: Allora: Lotti…
P.M.: Io le ho chiesto solo…
L.N.: …il Vanni, Pucci, il maresciallo morto, Pacciani, insomma, l’era gente che stavano sempre insieme. Io…
P.M.: Chi era il maresciallo morto, il Simonetti?
L.N.: Eh?
P.M.: Il maresciallo Simonetti?
L.N.: Sì, Simonetti. L’unico che dissociava da questa congrega qui, l’era il mi’ zio Oliviero, postino anche lui.
P.M.: Dori.
L.N.: Sì, Dori. Questi l’eran sempre insieme. Dopo, io preciso, dottore, icché facevano icché un facevano, se quello gli scopava quello, quello gli scopava quell’altro, io non è che… Il Lotti aveva un rapporto con la Filippa, io me ne ricordo bene. Il Vanni io non gliene so dire, di preciso, se ce l’aveva; può darsi. Io, le cose che gli dico sono sicuro, sono sicuro; quelle che gli dico incerte, valutatele, son qui.
P.M.: Senta, lei ha presente il Faggi, quello di Calenzano?
L.N.: Io il Faggi l’ho visto o alla trattoria al Ponte Rotto o alla Cantinetta, però non lo conosco.
P.M.: Ricorda di averlo visto col Vanni e col Pacciani?
L.N.: Lì l’eran tutti insieme, sicché… Io l’ho visto o al Ponte Rotto a desinare…
P.M.: Con loro?
L.N.: Sì, o alla Cantinetta a far merenda, si andava a far merenda. In questa veste qua, ecco.
P.M.: Ricorda gli anni?
L.N.: Però questa faccia l’era lì, però io non so chi sia, non so…
P.M.: Lei ha riconosciuto in fotografia la faccia, è quel Faggi che poi è stato nel precedente processo e l’ha visto alla Cantinetta con Pacciani e Vanni. C’era anche Lotti?
L.N.: Non gliene so dire.
P.M.: Lei ha meglio in mente il Pacciani e il Vanni.
L.N.: Uhm.
P.M.: Senta una cosa, anche alla trattoria del Ponte Rotto può darsi?
L.N.: Sì, si andava lì diverse volte a desinare, due o tre volte la settimana.
P.M.: La trattoria del Ponte Rotto è quella vicino a dove abitava prima il Lotti?
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Senta, ancora, io le ho chiesto prilla se mai aveva avuto sensazioni, o a seguito di discorsi fatti col Vanni, del fatto che lui fosse implicato in questi delitti. E lei ci ha spiegato che si sente un certo rimorso perché non ha approfondito.
L.N.: Lo dissi – Rontini è lì – lo dissi mi sembra due anni fa a Rontini, vero Renzo?
P.M.: Ecco, però lei ha anche riferito che, parlando…
L.N.: Lo dissi piangendo, sicché la guardi, non piango nemmen facile.
P.M.: Ecco. Quindi lei si sentiva come questo rimorso.
L.N.: Sì.
P.M.: Di non aver assecondato Vanni in questa…
L.N.: Forse per quest’omo, forse, però chi è l’Indovino? Quest’ omo forse, se – non fo il giudice io, né l’avvocato – se veramente la sta in questa maniera, forse con un amico gli andava fatto sentire icché l’aveva, questo peso che aveva. Però è un’opinione mia.
P.M.: Certo. Ma lei ha riferito, però, che in una di queste occasioni, parlando di queste cose, il Vanni sbiancò in volto.
L.N.: Sì. Allora, io una volta feci un po’ una predica a Vanni, s’era sul piazzale della mia ditta a Tavarnelle. Gli dissi: ‘Mario, te non hai avuto un comportamento trasparente in questa cosa; tu navighi…’
P.M.: Perché c’era già stato quel processo?
L.N.: C’era in corso il primo processo, l’era sulla chiusura. Gli dissi: ‘Mario, guarda, se tu sai qualcosa’- è vero, Mario? – ‘se tu sai qualcosa, dillo, non aver paura; che vuoi aver paura, che vuoi fare, che vuoi dire… che vuoi aver paura, d’altra parte…’. Finché si arrivò al discorso che gli dissi: ‘o Mario, ma te che hai fatto qualcosa?’. Mario mi disse: ‘portami a casa, portami a casa’. Lo montai in macchina e lo portai a casa. Il giorno dopo io telefonai all’ispettore Lamperi, lo conosce, vero?
P.M.: Sì, era nella Squadra Mobile.
L.N.: Mi prese una certa angoscia da questa cosa qui, perché per me la cosa di Mario l’è stata un’angoscia. Mi prese una certa angoscia e telefonai a Lamperi per avere una precisazione e gli dissi: ‘ispettore, ma questo Vanni che l’è, un povero diavolo che poeretto un sa nulla; lo torturano i giornali, lo torturan qui, lo tortura quello e quell’altro: non sa nulla, poeretto, non sa nulla; questa è un’ipotesi. È un bischero che sa qualcosa ed è intestardito a non lo dire e non lo vuol dire e si fa martorizzare perché non lo vuol dire, o è uno che forse l’ha fatto qualcosa?’ questi sono i discorsi che feci a Lamperi.
P.M.: Questi erano i suoi dubbi che lei faceva con il Lamperi, con la Questura.
L.N.: ‘Ispettore’ – gli dissi – ‘la mi dica una di queste tre versioni’. Lamperi mi prese quella di mezzo, che l’è un coglione che sa qualcosa e non lo vuol dire. La terza la fu scartata e io ebbi un grosso sollievo da questa cosa.
P.M.: In quel momento le indagini erano diverse e quindi questo ispettore… Quindi lei ne riparlò…
L.N.: Con Lamperi, si, sì.
P.M.: Sì, ma dico con il Vanni.
L.N.: Sì, sì.
P.M.: E il Vanni, la volta che sbiancò in volto come andarono le cose?
L.N.: Ma: ‘che hai fatto qualcosa?’. ‘Portami a casa’. Il discorso fu così. Ecco perché a me venne un poco questo dubbio.
P.M.: E questo era successivo all’altro episodio in cui lei aveva parlato con Vanni che si voleva confidare con lei?
L.N.: Eh… Questo, il primo, a distanza di dieci anni.
P.M.: Ho capito. Senta una cosa, lei diceva per quel che ha potuto capire lei, in realtà, il Mario non si ubriacava. L’ha visto ubriaco una volta sola.
L.N.: Una volta mi disse: ‘non sono riuscito a salire le scale, sono stato a sedere sull’ultimo gradino.’ – Mario ha una rampa di scale – ‘Ier sera s’è preso una briacata, una sbornia, un ho salito le scale’. L’unica volta che ho sentito Mario… Dopo, sì, Mario poteva essere allegro, poteva cantare una canzone poteva, ma dopo, ubriaco da non star ritto io non l’ho mai visto.
P.M.: Senta, tornando un attimo ancora alle prostitute che Mario frequentava con altri di San Casciano, a volte con lei, con qualcuno morto come ci ha detto, ricorda o sa se abbia mai frequentato ima prostituta al Ponte di Ferro, quello che si chiamava Ponte di Ferro, in piazza Ferrucci, che poi è stata ammazzata?
L.N.: Era una prostituta, sì, la fu ammazzata; qualcuno di San Casciano ci andava. Ora son tutti morti, sicché non ci vanno più. Io credo che ci sia stato anche Mario, perché ci dovevo andare anch’io, però non ci son mai andato.
P.M.: Gliel’ha detto Mario di andarci?
L.N.: Uhm.
P.M.: Senta, le ha mai mostrato, Vanni, una busta con dentro dei peli di pube?
L.N.: Sì.
P.M.: Ci vuole spiegare?
L.N.: Io credevo li avesse presi a una prostituta.
P.M.: Li avesse presi a una prostituta…
L.N.: Che glien’avesse dati una prostituta.
(voce fuori microfono)
P.M.: Ce lo facciamo spiegare dal signor Nesi. Io la domanda gliel’ho fatta. Ci può rispiegare cosa c’era in questa busta e perché lei crede che li avesse presi a una prostituta, se sono peli…
L.N.: Una volta Vanni aveva una busta da lettere, e questo qui 1’è venuto fuori dopo, non è che questi ricordi sian venuti fuori tutti insieme. Aveva una busta da lettere e mi disse che l’eran dei peli di fica. Io dissi: ‘boh, icché tu ne fai? ‘, li avrà presi da una prostituta, la glieli avrà dati una prostituta; fu questo discorso qua.
P.M.: Ricorda se fu lui…
L.N.: Fu lui, fu lui.
P.M.: … a farle questo racconto.
L.N.: Sì.
P.M.: E le mostrò questa busta.
L.N.: Sì, sì, sì.
P.M.: Sa se questa busta l’aveva fatta vedere a qualche altro?
L.N.: No, non lo so.
P.M.: Lei mi ha detto che forse l’aveva fatta vedere a Lotti, o ne aveva parlato Lotti è una sua impressione? Lei disse: ‘chiedetelo…’.
L.N.: ‘Chiedetelo anche al Lotti’.
P.M.: Questa prostituta che poi è stata ammazzata e che abitava dalle parti del ponte Ferrucci, lei sa ih che epoca l’ha frequentava?
L.N.: No.
P.M.: Ricorda…
L.N.: No.
P.M.: Sono sempre quell’arco di anni ’80…
L.N.: Sì un me lo ricordo.
P.M.: ’80.
L.N.: Un me lo ricordo, preciso io non gliene so dire.
P.M.: E fu Vanni a dirle: ‘vieni, si va da questa qui, accompagnami’.
L.N.: Sì, mi disse: ‘c’è una donna nova, si va, la sta così così e così’. Però io… insomma, non è che io sia stato un gran puttaniere, sono stati più…
P.M.: Sa quando è stata ammazzata?
L.N.: No, no.
P.M.: Io, al momento, non ho altre domande, Presidente. Vorrei però indicare alla Corte che vorrei produrre, ex 238, 11 verbali relativi alle deposizioni fatte dal Nesi nel processo a carico di Pacciani, e chiederei, ora, direttamente al Nesi, fatta questa produzione, se in quel processo ha detto la verità e se intende confermare le dichiarazioni che aveva fatto nel precedente processo. Quello che raccontò relativo alla pistola, relativo…
L.N.: Sì, sì, senz’altro.
P.M.: Ha detto la verità in quell’occasione.
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Io non farei ulteriori domande su questi fatti, mi accontento di questa produzione e del fatto che Nesi ha confermato ciò che ha già dichiarato. Questo per non appesantire ulteriormente il lavoro della Corte e la deposizione del Nesi che in fondo, su questi argomenti, è stato sentito due volte in bibattimento, in contraddittorio delle parti, sono atti di altro processo, per cui ritengo siano utilizzabili. Non ho altre domande, grazie.

Presidente: Parti civili?
Avvocato Curandai: Sì, avvocato Curandai. Signor Nesi, due domande. Per quanto riguarda l’episodio che lei ha riferito anche oggi davanti alla Corte, cioè relativo al fatto che Vanni sbiancò dopo che lei gli aveva fatto una precisa domanda, cioè ‘o Mario, che hai fatto anche tu qualcosa?’, ecco, lei sul momento, immediatamente, cosa pensò?
L.N.: Io non pensai nulla, io il giorno dopo telefonai a Lamperi. Icché pensai io…
Avvocato Curandai: Sì. Ecco, su questo punto, signor Nesi – non è una contestazione, no, no, è solo una precisazione, quando lei…
L.N.: Sono a sua disposizione.
Avvocato Curandai: No, no. Quando lei, sentito dalla Questura, nel febbraio del ’96, fu molto più preciso; disse: “Quando Vanni sbiancò, pensai che anche Vanni aveva fatto quei delitti”.
L.N.: Io…
Avvocato Curandai: “Anche perché “…
Avvocato Pepi: Presidente, c’è opposizione. Il teste non può riferire quello che pensò, il teste deve riferire.
Presidente: Ho capito, però…
Avvocato Pepi: No…
Presidente: … lui gli fa una contestazione di quello che ha detto a suo tempo.
Avvocato Curandai: Riferisco quello che ha detto.
Avvocato Pepi: Allora gli suggerisce la risposta, sempre opposizione, allora, perché…
Presidente: Può farlo, può farlo anche perché l’esame è diretto, esame o controesame, può fare anche questo. Scusi, può continuare, avvocato.
Avvocato Curandai: Ecco, lei conferma quanto aveva dichiarato in Questura su questo punto?
L.N.: Gliel’ho detto prima: io telefonai all’ispettore Lamperi.
Presidente: È una valutazione sua che avrà il peso che avrà, non vedo perché non lo possa dire. Avvocato: (voce fuori microfono)
P.M.: No, un attimo. Io verbalizzo quello che dice. 
(vooci fuori microfono)
Avvocato Curandai: No, posso per cortesia concludere la domanda?
Avvocato: Vorrei intervenire. Dicevo signor Presidente, è più una questione se si vuole accademica o di principio che non di utilità pratica, anche perché la domanda è stata fatta e la risposta è stata data. Però voglio dire, che il signor Nesi, o qualunque altro testimone, abbia espresso delle valutazioni durante le indagini e che sono state verbalizzate, questo è ovvio che non consente al dibattimento di porre la relativa domanda. Perché c’è un divieto espresso.
Presidente: L’avvocato sta contestando alcune dichiarazioni che ha reso a verbale, tutto qui.
Avvocato: Ho capito. Ma si tratta di valutazioni…
Presidente: Poi la Corte valuterà se si tratta di fatti o circostanze…
Avvocato: Comunque voglio che l’eccezione rimanga a verbale anche per il…
Presidente: Bene. Può continuare avvocato.
Avvocato Curandai: Sì. Ecco, vuole spiegare per cortesia alla Corte per quale motivo lei trasse queste conclusioni? Anche per altri motivi, ha spiegato in Questura.
L.N.: Io non mi sono spiegato. Io le ho detto, il giorno dopo telefonai a un ispettore di Polizia per un’angoscia mia che avevo dentro. Telefonai e gli dissi: ‘voi che vu siete addetti ai lavori’, gli proposi tre ipotesi…
Avvocato Curandai: Sì, sì, ho capito. No, no, signor Nesi, ho capito, ho capito.
L.N.: Io non credo di più… Icché la vole? Le dico le cose come le stanno.
Avvocato Curandai: No, no, ma io le faccio una domanda…
L.N.: Che dopo c’è cose processuali o che, io le rispondo a quello che la mi domanda.
Avvocato Curandai: Io le faccio una domanda molto precisa, quando lei fu sentito dalla Questura disse: “Quando Vanni sbiancò, pensai che anche Vanni aveva fatto quei…”
L.N.: Sì.
Avvocato Curandai: “Anche perché nei vari discorsi sul Pacciani, il Vanni mi aveva detto, in qualche occasione, che con Pacciani avevano fatto cose brutte”.
L.N.: Sì, sì.
Avvocato Curandai: Lo conferma questo?
L.N.: Sì.
Avvocato Curandai: Basta, grazie. Un’altra domanda. Lei riferì, sempre davanti alla Polizia in quell’occasione, febbraio ’96, un episodio – che può sembrare così… ma che può avere anche un suo significato in questo processo – cioè, lei si trovava un giorno in casa di Vanni.
L.N.: Sì.
Avvocato Curandai: Ed era, si trovava esattamente sotto il lucernario.
Avvocato: La domanda.
Avvocato Curandai: La domanda è questa: che cosa le disse il Vanni in quella occasione quando lei si trovava sotto il lucernario?
L.N.: No, no, avvocato, mi scusi. Codesta cosa…
Avvocato Curandai: La domanda è questa, è sémplicissima.
L.N.: Codesta cosa non la sa dall’inizio lei.
Avvocato Curandai: La domanda è questa. Che cosa le disse il Vanni in quella occasione.
L.N.: Sì. C’è un inizio su codesta cosa, però l’è un inizio io tralascerei. Mi disse sotto questo lucernario: ‘vieni via, l’è un posto maledetto’.
Avvocato Curandai: Ecco, questo volevo sapere. La ringrazio.
L.N.: Però c’è a monte altre cose.
Avvocato Curandai: Quali…
L.N.: L’è a verbale.
Avvocato Curandai: Siamo qui… La Corte deve esserne informata.
L.N.: Sì, sì.
Avvocato Curandai: Siamo qui per questo. Se vuole essere più preciso…
L.N.: No, no, io ho risposto alla su’ domanda.
Presidente: Faccia capire anche a noi, perché si capisce…
Avvocato Curandai: Lei ha detto: ‘ci sono delle cose a monte’.
Presidente: Noi non abbiamo… la Corte non ha i verbali che ha il Pubblico Ministero e i difensori. Quindi quando fate riferimento a circostanze particolari, per cortesia siate più chiari.
L.N.: L’avvocato mi ha fatto una domanda, io gli ho risposto.
Presidente: Sì.
Avvocato Curandai: E lei ha risposto, ha confermato quanto aveva dichiarato. Però adesso lei parla di cose a monte. Ci vuole spiegare di che cosa si tratta?
L.N.: Ne fu parlato con l’avvocato Colao, in Questura.
Avvocato Curandai: Di che cosa fu parlato?
L.N.: Se l’avvocato Colao non c’è, io…
Avvocato Curandai: C’è la Corte però. La Corte deve essere informata.
L.N.: Comunque, guardi, è una cosa che non… Io credo, per me, a mio modesto avviso non rappresenti niente, sicché.
Avvocato Curandai: Scusi tanto, io ho fatto una domanda precisa a lei: che cosa lei in quell’occasione disse all’avvocato Colao su queste cose a monte?
L.N.: Quello che la m’ha domandato lei.
Avvocato Curandai: Del lucernario?
L.N.: Sì.
Avvocato Curandai: Cosa c’è a monte del lucernario, di questo posto maledetto?
P.M.: Perché è maledetto?
Avvocato Curandai: Perché è maledetto, ce lo dica. Signor Nesi, cortesemente, se lo sa. Se poi lei mi dice: ‘non lo so’, è un…
L.N.: Allora, una notte io sognai Vanni. Però i sogni si sa bene, rimangono nel letto.
Presidente: Va be’.
(voce fuori microfono)
L.N.: Ecco, allora vu’ venite al discorso mio.
Avvocato Curandai: Aspettiamo la risposta, cortesemente.
Presidente: Sta facendo una premessa, sta introducendo l’argomento. Allora avvocato, stiamo un po’ pazienti.
Avvocato Pepi: (voce fuori microfono)
Avvocato Curandai: Anch’io sono paziente, anch’io sono molto paziente. Siamo tutti pazienti.
P.M.: È stata fatta una domanda e il signor Nesi sta spiegando…
Presidente: Allora, signor Nesi vada avanti, lasci perdere. 
(voce fuori microfono)
L.N.: Come?
Avvocato Curandai: Ma siamo qui per accertare la verità.
Presidente: Scusi avvocato, per cortesia, non entrate in polemica perché altrimenti il processo non può andare avanti.. Raccogliete ogni minima provocazione, santo cielo. Volete trasformare il processo… si va avanti così bene, io non capisco perché. Fatelo parlare il teste, scusate. Può continuare signor Nesi.
L.N.: Io le ho fatto la premessa, signor Giudice.
Presidente: Bene.
L.N.: Una notte sognai Vanni. Vanni veniva da Borgo Sarchiani con la Vespa in mano. Lo salutai, non mi rispose. Seguitò a spingere questa Vespa. Questo è il sogno.
Presidente: Sogno, sogno, appunto.
Avvocato Pepi: (voce fuori microfono)
L.N.: Allora avvocato, se la comincia a battermi io la mando a…
(voci sovrapposte)
L.N.: E gl’è un’ora gli spiego io son già adirato, lei la mi batte e l’abbia pazienza.
Avvocato Pepi: Io faccio formale opposizione perché.,,
L.N.: Allora non se ne parla nemmeno.
Avvocato Pepi: (voce fuori microfono)
L.N.: Oh. Se non le riferisco sono tutto contento. Io ero anche contento se non c’ero.
Presidente: Basta.
Avvocato Pepi: (voce fuori microfono)
Presidente: Avvocato, avvocato. Lei faccia opposizione, l’opposizione è respinta. Lei può continuare.
L.N.: Per cortesia, mi faccia riposare un minuto, signor Presidente.
Presidente: Benissimo. Vuole che sospendiamo un attimo?
L.N.: Ecco, un attimino, fumo una sigaretta.
Presidente: Allora, cinque minuti di sospensione.
L.N.: Tanto l’è sempre questa musica.

« DOPO LA SOSPENSIONE »

Presidente: Lei può riprendere.
Avvocato Curandai: Sì, signor Presidente, mi perdoni.
Presidente: Mi dica.
Avvocato Curandai: Volevo dire questo al signor Nesi, che se si tratta di descrivere esclusivamente un sogno, io posso anche ritirare la domanda su questo punto, ecco. Se c’è qualche cosa in più rispetto al sogno allora sì, ma se si tratta di descrivere un sogno.
Presidente: Va bene. Io volevo dire un’altra cosa. Ha fatto riferimento lei nella domanda a una casa maledetta, a un lucernario.
Avvocato Curandai: Un posto maledetto, sì.
Presidente: Siccome noi non sappiamo di chi è questa casa, di chi è questo lucernario, dov’è, dove non è. Non so se interessa o no nel processo.
P.M.: È la casa di Vanni.
Presidente: Eh, però se non ce lo dite come facciamo a saperlo noi…
P.M.: Noi Presidente…
Presidente: … se si riferisce alla casa di Vanni. Quello volevo dire… Bene? Signor Nesi, può rispondere alla domanda dell’avvocato.
L.N.: : Me la ripete per cortesia?
Avvocato Curandai: Sì, la domanda è questa: se ci vuole spiegare appunto il lucernario dove si trovava, in casa del Vanni?
L.N.: : Sì.
Avvocato Curandai: Ecco. A questo punto ecco, dico, se a monte di questo lucernario c’è soltanto un sogno io ritiro la domanda. Se c’è qualcosa in più allora ce lo descriva.
L.N.: : C’è questo: in base a questo sogno – che l’è un sogno lo ripeto – è venuto alla mente dei ricordi che…
Avvocato Curandai: Bene, bene. Io passerei a un’altra domanda, signor Presidente. La domanda è questa: dunque, lei un giorno si trovava in Questura insieme al Vanni.
L.N.: Sì.
Avvocato Curandai: E ambedue avete esaminato un fascicolo fotografico che, appunto, le cui fotografie ritraevano i corpi straziati dei due ragazzi francesi.
L.N.: Esatto.
Avvocato Curandai: Lei ricorda che cosa esclamò lei e che cosa esclamò il signor Vanni in quella occasione?
L.N.: : Prima le guardò Vanni, le guardò tutte. C’era sempre Lamperi e Venturini mi sembra e la Lidia Spiccio, le guardano tutte. Vanni quando arrivò alla fine, ora non mi ricordo chi dei tre, ma senz’altro uno gli disse: ‘Ha’ visto Mario questa persona che cosa fa? Se la ci può aiutare, la cerchi di aiutarci’. Vanni li guardò e gli disse: ‘mah, non sono mica mi’ parenti’.
Avvocato Curandai: Sì, lei davanti alla Polizia fu diciamo più preciso, disse: “Il Vanni sfogliò lentamente tutto il fascicolo senza batter ciglio, mentre io guardai solamente due o tre fotografie…”
L.N.: : Io guardai due o tre foto, dopo dissi: ‘no, no…’
Avvocato Curandai: “… e alla domanda dell’ispettore Lamperi: ‘vedi Vanni come sono stati ridotti questi poveri ragazzi?’ Vanni rispose: ‘mica son parenti miei’.
L.N.: : Sì, sì.
Avvocato Curandai: Questo lo conferma?
L.N.: : Sì, sì, sì, senz’altro. S’era quattro sicché, potete trovare altre testimonianze. Non ero solo.
Avvocato Curandai: Ecco, poi credo che sul fatto che Pacciani aveva preso in prestito la macchina dal Lotti…
P.M.: Ne abbiamo già parlato.
Avvocato Curandai: Lei ne ha già parlato vero su…
P.M.: Abbiamo già parlato.
Avvocato Curandai: Abbiamo già parlato, ha già chiarito prima davanti…
Presidente: 124 celeste ha detto…
Avvocato Curandai: Grazie.
Presidente: Altre domande?
Avvocato Pellegrini: Avvocato Pellegrini. Signor Nesi, lei ricorda di avere avuto una confidenza da parte di Vanni, il quale gli avrebbe detto una frase, che io vorrei lei ricordasse da solo, senza bisogno che gliela suggerisca io, a proposito di cose, di un certo rammarico del Vanni per aver fatto qualcosa con Pacciani.
L.N.: Sì, l’ho detto prima e gliene confermo.
Avvocato Pellegrini: Vuole essere un pochino più preciso. Come è stato…
L.N.: : Che con Pacciani, Vanni si è confidato, che facevano – mi cosa negli orecchi da lontano – che facevano delle cose, facevano delle cose, però io queste cose belle, brutte, come siano io non lo so.
Avvocato Pellegrini: Ma…
L.N.: : Non ho mai approfondito, ha capito?
Avvocato Pellegrini: Sì, sì, questo abbiamo capito. Ma la frase che usò Vanni in quella occasione e che è stata da lei in precedenza riportata fra virgolette quale fu?
L.N.: Che facevano delle cose brutte.
Avvocato Pellegrini: Cose brutte con Pacciani che non va bene, giusto?
L.N.: Sì, sì.
Avvocato Pellegrini: Vero, questa era la frase…
L.N.: Sì, sì.
Avvocato Pellegrini: … con la quale si confidò in qualche modo…
L.N.: Esatto.
Avvocato Pellegrini: Eh?
L.N.: Sì.
Avvocato Pellegrini: Giusto, bene. Senta, è vero che quando Vanni è stato arrestato, lei aveva intenzione di andare a parlargli?
L.N.: Sì, sì, esatto. Telefonai all’avvocato, non mi ricordo se all’avvocato… come si chiama?
Avvocato Pellegrini: Pepi.
L.N.: Telefonai perché proprio volevo parlare con Vanni.
Avvocato Pellegrini: Ecco…
L.N.: : Ma volevo parlare con Vanni per amicizia, per animo, non parlare… parlare con lui ecco.
Avvocato Pellegrini: Sì, certo. Cosa gli avrebbe voluto dire se fosse stato possibile?
L.N.: : Mah, icché gli direi ora.
Avvocato Pellegrini: E cioè?
L.N.: : Che se… Io non lo so, la mia opinione me la tengo per me. Se Mario t’hai fatto qualcosa, tu sai qualcosa, tu sai.. . apriti perché te tu mori in galera e il Pacciani campa fori. Mario, tu lo sai come siamo amici noi. Te fai come tu vuoi. Io gli volevo dir questo, ecco perché codesta… O Marino, tu lo sai il bene che ti voglio io.
Presidente: Bene. Altra domanda?
Avvocato Pellegrini: Sissignore. Ecco, sempre riferendo alla Polizia, lei ha detto che negli anni, o perlomeno in un certo periodo…
L.N.: Scusi, avvocato, alla?
Avvocato Pellegrini: Alla Polizia.
L.N.: Ah, sì.
Avvocato Pellegrini: O alla Polizia, o a.. .
L.N.: Non avevo capito.
Avvocato Pellegrini: Sì, sì. O alla Procura della Repubblica, cioè nella fase… un annetto fa grossomodo, un anno e mezzo fa. Ecco, lei ha detto che nel tempo, negli anni passati ha visto Vanni in una certa collocazione rispetto ai delitti del mostro. E’ stata usata anche una parola specifica per descrivere la posizione di Vanni, come lei la vedeva rispetto… Ecco, come la vedeva allora – poi non so come la vede adesso – ma come la vedeva allora, in quegli anni precedenti al momento in cui lei fa questa dichiarazione?
L.N.: : Cioè al momento in cui gl’è venuta fuori la storia Pacciani?
Avvocato Pellegrini: Certamente.
L.N.: : O prima? Come si riferisce?
Avvocato Pellegrini: Credo che lei si volesse riferire dal momento in cui è venuto fuori il Pacciani, penso.
L.N.: : Sì, sì.
Avvocato Pellegrini: Ecco, ce lo vuol dire, per la Corte non lo sa. Lei deve sapere che questi verbali li abbiamo noi ma non li ha la Corte.
L.N.: Ah, un no so io.
Avvocato Pellegrini: Questa è la tecnica, quindi lei queste cose le ha dette ma la Corte le deve ancora sapere.
L.N.: Vanni, gliel’ho detto prima, non ha mai avuto un comportamento trasparente, io gliel’ho detto tante volte, lui lo sa. Non ha mai avuto un comportamento trasparente. Fino all’ultima volta che io ho visto Vanni, che dopo lo rivedo oggi, che gl’era sul mi’ piazzale e successe questa cosa qui. Non ha mai avuto, a vista mia, un comportamento cristallino. Comportamento, non so nemmeno definirlo perché non sono istruito, comportamento strano, comportamento… Io gli ho detto diverse volte, Mario lo sa, di agire secondo coscienza, di agire secondo queste cose qui. Mario, tu mi puoi guardare negli occhi.
Presidente: Va bene, su questo punto ha già riferito prima.
Avvocato Pellegrini: Sì.
L.N.: L’ho detto prima, l’ho già riferito prima.
Presidente: Sì, sì.
Avvocato Pellegrini: Ecco, ma allora, per essere più precisi, lei ha detto che aveva intenzione di parlare con Vanni, e ha parlato…
L.N.: Sì, quando fu arrestato. Perché quando Vanni fu arrestato per me fu un grosso dispiacere, una grossa angoscia.
Avvocato Pellegrini: Benissimo. Lei ha dichiarato: “Ho questa intenzione” – cioè di parlare con Vanni – “perché io ho sempre visto il Vanni come fiancheggiatore nei delitti del mostro”
(voci fuori microfono)
Presidente: Dà un giudizio suo effettivamente.
Avvocato Pellegrini: “Io ho sempre visto il Vanni come fiancheggiatore”.
Presidente: Va bene, questo… 
(voci sovrapposte)
Avvocato Pellegrini: Certo, l’avrà ricavato da qualche cosa questa impressione.
Presidente: Domanda, domanda.
Avvocato Pellegrini: La domanda è questa: se conferma di avere avuto la visione di Vanni come fiancheggiatore. Di aver visto Vanni…
Presidente: La domanda va posta diversamente. 
Avvocato: (voce fuori microfono)
Presidente: Glielo dico io, senza un po’: lei ha espresso quel giudizio, ha detto che secondo lei Vanni era un fiancheggiatore del Pacciani.
L.N.: No, io…
Presidente: Aspetti. Da cosa ricavò, quali fatti li portarono a trarre quella conclusione a lei.
L.N.: Mi scusi signor Giudice, se io gli dico a lei, a lei.
Presidente: Eh.
L.N.: Non so come la si chiama… ‘ma te che c’entri in queste cose’? E lei la mi si chiude, la mi sbianca, la mi si cosa, a me mi si crea dei dubbi.
Presidente: Ecco, quello fu il fatto…
L.N.: Sennò ci si fraintende, ha capito.
Presidente: Bene. Quel giudizio nacque da quello sbiancamento che lui ebbe in quella occasione.
L.N.: Ecco. Dopo io telefonai a Lamperi.
Presidente: Bene, bene.
L.N.: Il giorno dopo… Cioè, sennò ci si fraintende, chiariamo bene le cose. Io telefonai a Lamperi il giorno dopo, gli dissi… telefonai per un’angoscia mia, dico: ‘Lamperi, lei che è addetto ai lavori’, non sono mica io addetto ai lavori.
Presidente: Bene.
L.N.: Non so se gli ho reso…
Presidente: No, no, ha chiarito benissimo.
L.N.: Eh?
Presidente: Bene, avvocato, può continuare.

Avvocato Pellegrini: Lei sapeva, o quantomeno pensava già a quell’epoca, che Vanni sapesse da diversi anni e non volesse parlare. Era questa la sua…
L.N.: Sì.
Avvocato Pellegrini: … il suo pensiero in quel momento?
L.N.: Il mio pensiero gl’era quello sì.
Avvocato Pellegrini: La sua posizione mentale?
L.N.: Però era il mio.
Avvocato Pellegrini: Certo, certo.
L.N.: Era il mio.
Avvocato Pellegrini: Stiamo parlando della sua visione del problema.
Avvocato Pepi: E qui Presidente, mi tocca nuovamente… qui si chiede giudizio, pareri… 
(voci sovrapposte)
Presidente: Ma dov’è il problema? 
(voci sovrapposte)
Presidente: Lei crea un falso problema, non vedo dov’è il problema. o santo cielo! 
(voce fuori microfono)
L.N.: È il mio pensiero, non deve mica essere quello del Giudice.
Presidente: Lui ha spiegato…
L.N.: È il mio.
Presidente: Scusi, aspetti un attimo. Lui ha spiegato quale a sua convinzione… basta finito lì.
Avvocato Pepi: No, non può Presidente il teste dire ‘quello è il mio pensiero, io penso che il Tizio sia un fiancheggiatore, io penso che il Tizio…’
Presidente: Ma io credo che lei, come persona intelligente, non penserà che la Corte condannerà al bando o altro perché lo pensa il Nesi.
L.N.: Lo penso io, ma per l’amor di Dio.
Presidente: Siamo seri, eh. Siamo seri per cortesia.
Avvocato Pepi: Per una questione di serietà appunto Presidente, il processo va fatto secondo le regole, sennò è inutile.
Presidente: Ogni persona si esprime in un certo modo, ha modo di fare, noi dobbiamo assecondarla nel suo linguaggio.
L.N.: Io esprimo il mio pensiero, dopo valutatelo voi.
Presidente: Benissimo, andiamo. Altre domande avvocato…
Avvocato Pellegrini: No, grazie.
Presidente: .. . perché su questo punto ha già detto abbastanza.
Avvocato Pellegrini: No, grazie signor Presidente.
Presidente: Bene. Altri?
Avvocato Bagattini: Sì, grazie. Un paio di domande signor Nesi. Lei ha detto di conoscere il signor Lotti, vero?
L.N.: Sì.
Avvocato Bagattini: Senta, le risulta se in talune circostanze il signor Lotti abbia riferito in paese, o anche a ei, che aveva visto in extraterrestre?
L.N.: Senta, l’extraterrestre a San Casciano, per conto mio, non lo vide Lotti, lo vide un certo Zuccalà, che forse Mario… Lo vide un certo Zuccalà a Cetinella, ma tantissimi anni fa. A me non mi risulta che il Lotti abbia visto extraterrestri.
Avvocato Bagattini: Quindi a Lotti lei questa circostanza non…
L.N.: No, perlomeno per quanto riguarda me. Lo vide, sì, sì, ci fu una certa cosa che aveva visto i marziani, ma si chiama Zuccalà faceva il sarto. Mario lo sa.
Avvocato Bagattini: Sì, sì, ho capito.
L.N.: Collaboriamo.
Avvocato Bagattini: Signor Nesi, lei mi sembra che abbia detto di aver conosciuto la signora Filippa Nicoletti?
L.N.: Così, di vista, c’ho parlato una volta o due.
Avvocato Bagattini: Le risulta se la signora Nicoletti fosse un’alcolizzata?
L.N.: La beveva la Vecchia Romagna. Io se l’era alcolizzata o no, non lo so.
Avvocato Bagattini: La mattina o il pomeriggio?
L.N.: Eh. . .
Presidente: L’ha vista una volta…
Avvocato Bagattini: Senta signor Nesi, le risulta se anche il Lotti fosse aduso ad abusare di sostanze alcooliche?
L.N.: Queste genti un po’ di vino lo bevevano tutti, ma io ubriachi non li ho mai visti, né Pacciani, né Vanni, né Lotti.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
L.N.: Ho visto Mario una volta, s’appisolò un pochino su uno scalino in fondo alle scale e basta.
Avvocato Bagattini: Signor Nesi, l’ultima domanda. Lei prima, rispondendo al Pubblico Ministero, ha detto di aver visto il Faggi alla Cantinetta, o al Ponte Rotto, è così?
L.N.: Uhm.
Avvocato Bagattini: Ecco, io volevo ricordarle che nelle sue dichiarazioni rese il 13 novembre 1995, lei si espresse in termini diversi. E cioè a dire, a proposito appunto di quel signore, di aver avuto l’impressione di averlo visto.
L.N.: Impressione, visto… Comunque questa persona di Calenzano io, o alla Cantinetta, o al Ponte Rotto al ristorante, l’ho vista.
Avvocato Bagattini: Ecco. Comunque lei mi conferma che di fronte al Pubblico Ministero usò l’espressione “impressione”?
L.N.: Ma io
P.M.: Dice l’ha visto via, è uguale. Sennò… 
Avvocato Bagattini: No, no..
L.N.: La pigli “impressione”, la pigli… la pigli come la vuole.
Presidente: Lui non ricorda dove l’ha visto, se alla Cantinetta, o al Ponte Rotto, però l’ha visto, almeno è come dice ora, poi non…
Avvocato Bagattini: Lo ha visto, o ha avuto l’impressione di vederlo? Se poi per la Corte è la stessa cosa, io mi cheto qui.
P.M.: È per il signor Nesi, non per la Corte.
Presidente: Va bene.
L.N.: Io con Faggi non c’ho mai ragionato, però vedere l’ho visto. Ora, se io dissi impressione…
Avvocato Bagattini: Quindi non era con lei?
L.N.: No, no, no. Non era con me, era con loro semmai. Con me, no. Con me no perché non c’ho mai parlato.
Avvocato Bagattini: Se l’ha visto lei doveva essere quantomeno nei pressi?
L.N.: Perbacco! Se siamo in una trattoria al Ponte Rotto… Se gl’era al Ponte Rotto l’è una stanza così, siamo a mangiare tutti insieme ai tavolini, ce n’è uno, dopo ne viene un altro. Insomma, non so se gli rendo l’idea.
Avvocato Bagattini: C’era anche lei? Era in compagnia di Vanni in quell’occasione?
L.N.: Ma forse può più darsi di Lotti, perché Vanni… No, Vanni no, al Ponte Rotto a desinare. O alla Cantinetta con il Lotti Giancarlo. Ci siamo stati diverse volte a mangiare insieme. Lì, tu eri lì, venivo io, si finiva di lavorare… non sono mica tavoli riservati. C’è i tavolini, c’è una tavola, ci si mette lì e si mangia.
Presidente: Sì, sì, va bene.
Avvocato Bagattini: Quindi lei ha più ricordo che fosse con il Lottiche non con il Vanni?
L.N.: No, il Vanni a desinare al Ponte Rotto no, credo difficilissimo. Perché lui finiva il giro della posta tardi, sicché no, no. Il Vanni al Ponte Rotto a desinare no.
Avvocato Bagattini: No.
L.N.: No.
Avvocato Bagattini: Bene, grazie.
Presidente: Avvocato Pepi. 
Avvocato Pepi: Senta signor Nesi, alcune domande. Lei si ricorda quante volte è stato sentito dal Pubblico Ministero e dalla Polizia?
L.N.: Diverse volte. 
Avvocato Pepi: Senta, ma lei la prima volta si è presentato spontaneamente, oppure è stato chiamato direttamente dalla Polizia?
L.N.: No. La prima volta io ero tornato, ero stato a caccia in Calabria, sicché era verso ottobre del ’90-’91. Io tornando a casa, in Calabria non avevo letto i giornali, sfogliando i giornali cominciai a leggere che Pacciani era sospettato di essere l’autore di questi delitti. Cosa strana. La prima ipotesi la fu, dice: ‘bah, Pacciani’, s’aveva tutti… ‘Pacciani…’ Dopo si cominciò a vedere Pacciani alla televisione, sui giornali, ‘io sono un uomo buono, sono un uomo qui, sono un uomo là, non ho mai messo in mano una pistola’ e allora cominciò a tornarmi in mente che Pacciani diceva che gli sparava ai fagiani con la pistola, perché me l’ha detto. Dopo mi cominciò a tornare in mente la lettera al Vanni. Dopo cominciò a tornare i discorsi sul giornale che Pacciani gli aveva morto una persona nel ’49, ’59, quando la fu. E mi tornò a mente i discorsi del Vanni, che mi diceva che gli aveva morto un uomo. Mi segue?
Avvocato Pepi: Sì, sì, sì.
L.N.: Ci fu un momento di riflessione. ‘Bah, che si fa? Questo dice non hai preso in mano una pistola, ma i fagiani, la pistola…’ Io come sia possibile ammazzare un fagiano con una rivoltella non lo so. Va bene…
Avvocato Pepi: Quindi lei si presentò spontaneamente.
L.N.: Ci fu un momento di riflessione.
P.M.: (voce fuori microfono)
Avvocato Pepi: Io gli ho chiesto solo se si è presentato…
P.M.: Ancora non l’ha detto, ancora non l’ha detto.
L.N.: Rimuginai parecchio. Chiesi consiglio all’avvocato Sechi, che era a Tavarnelle, gli dissi: ‘avvocato, come la farebbe lei? Si va…’ ‘Mah, io le direi queste cose che tu sai’. E io optai per la situazione do una botta al cerchio e una alla botte. Cioè dissi: ‘io che Pacciani gl’era agli Scopeti lo sapevo, intanto fo così’. E parlai con il dottor Canessa, a cui il discorso primario fu – vero dottore – ‘io guardi, le dico queste cose…’
P.M.: C’è un verbale signor Nesi, stia tranquillo. Quello che abbiamo detto l’abbiamo scritto.
L.N.: Ecco. Il discorso primario… ‘Io gli dico queste cose perché io…’
P.M.: Eravamo io e lei.
L.N.: ‘… dentro non me le posso tenere. Gliele dico però dopo fate voi, però a me non mi… lasciatemi al di fuori’, vero?
P.M.: Questo è vero, l’ho scritto anche nel verbale.
L.N.: Dopo purtroppo non è andata così.
P.M.: L’ho richiamata.
L.N.: Ognuno deve fare il su’ mestiere.
Avvocato Pepi: 
Senta signor Nesi, nell’ambito di queste indagini complesse che ci sono state, lei ha per caso subito una perquisizione domiciliare?

L.N.: Sì, una mattina gl’arrivò quattro poliziotti, di cui mi rammarico anche un pochino, ma comunque…
P.M.: Ognuno fa il suo mestiere, signor Nesi, via ce lo siamo detti.
L.N.: Bene. Dice: ‘si deve fare una perquisizione’. ‘Fate voi’.
Avvocato Pepi: 
Si ricorda che cosa fu trovato? Se fu trovato dei documenti, delle lettere?

L.N.: Un’agenda, una lettera che scrissi al Giudice Ognibene perché c’era l’abitudine in questo processo, specie al primo, s’aveva l’abitudine molto di offendere i testi. L’avvocato Bevacqua ai testi addirittura ai testi gli ha dato di pattume, di malvagi. Queste le sono cose scritte. Sicché una lettera scrissi, io dico: ‘guardi, io non sono né malvagio, non sono né…’, insomma un affa… trovarono una lettera scritta…
Presidente: Sì, va bene.
L.N.: Ce l’hanno loro. 
Avvocato Pepi: C’era forse anche una lettera inviata al Presidente del Consiglio dell’Ordine e al dottor Toni.
L.N.: Al dottor?
Avvocato Pepi: Toni.
L.N.: Toni… Sì, sì, sì. Sì, perché l’avvocato… gliene spiego io. Perché l’avvocato Bevacqua disse che io non ero credibile in quanto che, nel 1977 ebbi una causa per rumori molesti, in quanto che non c’era rumori, un vicino mi fece rumori molesti, non ero che ero con una motocicletta senza marmitta. Stavo lavorando, non c’era rumori e ebbi ragione. Dopo che avevo una causa pendente presso la Pretura di Firenze, perché avevo mandato a pescare un vigile perché mi faceva cardo tutto il giorno, ecco, questo, io non ero credibile per questo. Comunque la veda lei.
Avvocato Pepi: Senta, Nesi, lei ha detto di conoscere abbastanza bene, mi sembra, il Lotti. Vero?
L.N.: Sì, lo conosco.
Avvocato Pepi: E anche mi sembra abbia fatto tutta una descrizione del carattere del Lotti. Io le chiedo questo – siccome sarebbe emerso dalle carte processuali – lei era a conoscenza che il Lotti fosse omosessuale?
L.N.: No.
Avvocato Pepi: Neppure sapeva se a San Casciano lo ritenevano tale?
L.N.: No. Dopo… La tenga presente una cosa, avvocato: che io, da quando nell’84, mi sembra, o che, io sono andato come lavoro alla Sambuca, io a San Casciano ci stavo meno. Sicché tutti gli eventi, i fatti, li conoscevo meno, ecco.
Avvocato Pepi: Certo. Senta, veniamo un attimo alla vicenda della lettera del Vanni. Io le volevo chiedere due o tre cose. Lei ha collocato questo fatto circa in che anno?
L.N.: Io, io gliene ripeto, con gli anni…
Avvocato Pepi: Più o meno.
L.N.: Con gli anni, me la mi piglia male, avvocato, perché non me ne ricordo. Non me ne ricordo, non me ne ricordo. Gli direi un… Non me ne ricordo.
Avvocato Pepi: Comunque grossomodo fine anni ’80…
L.N.: Eh, non me ne lo ricordo, avvocato. No, oltre l’81, sì. Però io l’anno non glielo so dire, avvocato.
P.M.: Era in carcere Pacciani, sicché…
Avvocato Pepi: Appunto. Quindi, grossomodo anni ’90-’91.
L.N.: Io non gli posso dire una cosa che non so.
Avvocato Pepi: No, lei è stato…
L.N.: Gli posso dire che pioveva, questo me ne ricordo.

Avvocato Pepi: Senta, lei sa per caso quando Mario Vanni sarebbe andato in pensione da postino?
L.N.: No.
Avvocato Pepi: Senta, io le chiedo, siccome lei ha detto che vi è stata una lunga frequentazione con Vanni, eravate molto amici. Anche oggi ha ribadito questi fatti…
L.N.: Sì, sì.
Avvocato Pepi: Dico: ma come mai lei non chiese al Vanni di fargli leggere il contenuto della lettera? Visto che, come lei ha detto, si trattava di una lettera, perché gli aveva dato…
L.N.: Guardi, io guidavo il furgone.
Avvocato Pepi: Sì, ma vi sarete anche fermati.
L.N.: Guidavo il furgone. Questo mi fece vedere la lettera. Che vuole a me m’importi di che gli scrive il Pacciani a il Vanni… Ha capito, avvocato? Gli è di tanti anni fa. Io ero, ero… Ora, forse… Eh, alla luce dei fatti, si farebbe tutti bene. Eh, non me lo dice mica io: ‘mi scrive una lettera…’, allora che vuole ‘mi scrive una lettera’, so un accidente, mi importa a me di’ Vanni, di’ Pacciani, di… Non me ne frega nulla. Io gli dico icché mi disse il Vanni. E il Vanni, se gli è sincero, lo conferma.
Avvocato Pepi: Senta, Nesi, l’ultima domanda: lei, visto che il Pubblico Ministero ha chiesto l’acquisizione ex 238 delle sue dichiarazioni…
L.N.: Non lo so icché sia questo 238, sicché…
Avvocato Pepi: Sì, sì, non è questo il punto. Le chiedo: lei aveva dichiarato, in quell’interrogatorio…
Presidente: Comunque, a proposito di queste dichiarazioni, sono state trasmesse già, facevano parte del fascicolo…
Avvocato Pepi: Sì, sì, certo.
Presidente: . . . del dibattimento che sono state trasmesse dal GIP.
Avvocato Pepi: Ah, bene. Comunque. . .
Presidente: Io le ho viste che…
P.M.: Benissimo, Presidente. Grazie. Allora ne chiediamo…
Presidente: Le ho qui davanti a me.
P.M.: … la utilizzabilità perché il teste è confermato.
Avvocato Pepi: Allora, lei si ricorda che avrebbe detto, dopo l’omicidio degli Scopeti, di aver visto Pacciani a bordo di una macchina.
L.N.: Sì.
Avvocato Pepi: Ecco. Si ricorda se lo avrebbe visto da solo o in compagnia di qualche d’uno, in questa macchina? In compagnia con un’altra persona, sì. 
Avvocato Pepi: Ebbe modo di riconoscere quest’altra persona?
L.N.: No.
Avvocato Pepi: Lo esclude in maniera assoluta. 
L.N.: In maniera assoluta.
Avvocato Pepi: Non ho altre domande.
Presidente: Avvocato Bertini?
Avvocato Bertini: Grazie, Presidente. Signor Nesi, lei prima ha parlato delle amicizie e delle frequentazioni del signor…
L.N.: Non capisco.
Presidente: Avvocato Bertini, eh?
Avvocato Bertini: Lei prima ci ha ricordato delle amicizie e delle frequentazioni del signor Lotti. Ci ha detto che il Lotti frequentava, era amico del Vanni. Io le chiedo: era amico anche del Pacciani, che le risulti?
L.N.: Il Lotti?
Avvocato Bertini: Sì.
L.N.: Sì, sì.
Avvocato Bertini: Amico nello stesso senso, col Vanni? Cioè…
L.N.: Amico.
Avvocato Bertini: … nello stesso modo…
L.N.: Amico, l’amico principale di Pacciani era Vanni. Lotti era amico. Io, a che livello sia l’amicizia, io non lo so.
Avvocato Bertini: Ma la frequentazione del Lotti era maggiore col Vanni, o col Pacciani? O era uguale?
L.N.: Lotti era molto amico di Vanni. Di Pacciani gli era amico, ma a che livello…
Avvocato Bertini: Ho capito. La ringrazio.
Presidente: Per cortesia, dite il nome. Avvocato Bagattini. Perché sennò nella registrazione non viene. 
Avvocato Bagattini: Sì.
Presidente: Grazie.
Presidente: Volevo tornare un attimo, signor Nesi, all’episodio dei fagiani uccisi con la pistola. Se non ho capito male lei ha detto che si consultò con un avvocato, anche, per decidere se rivelare o meno queste circostanze agli inquirenti.
L.N.: Che vuole, uno della strada come me, dice: ‘o avvocato, come fo? Io so queste cose’. Questo tu lo senti ala televisione, dice: ‘questo, questo e questo. Come fo, come mi devo contenere, come mi devo… come devo agire’. All’avvocato che tu conosci, tu gliene domandi.
Avvocato Bagattini: Certo. All’epoca nella quale lei faceva queste riflessioni e che manifestava a quel collega, lei aveva già il ricordo di aver visto il Pacciani agli Scopeti?
L.N.: Sissignore.
Avvocato Bagattini: In quella circostanza, tuttavia, non riferì agli inquirenti.
L.N.: No. Gliel’ho detto prima.
Avvocato Bagattini: Sì. Vuole riferire alla Corte come mai soltanto in un secondo momento si determinò a riferire questo episodio alla I Corte di Assise?
L.N.: Eh… perché io prima dissi: ‘vai, io lo fare’. Io… prima di tutto perché io non dovevo essere coinvolto in questa faccenda; sicché la prima volta io stetti zitto. Dopo, quando Pacciani perché non mi riconobbe Pacciani, a me non mi riconobbe qui, disse: ‘questo qui gli è uno comprato, gli è uno…’, e allora io feci un discorso molto sereno. E dissi: ‘bah, va bene. Te un tu mi riconosci. Ora ti fo vedere io se tu mi riconosci’.
Avvocato Bagattini: Ho capito. 
L.N.: Tanto c’era stato uno svolgimento del processo, si è letto più o meno tutti, si è visto un po’ tutti, più o meno. E allora dissi: ‘te…’, io lo definii un partorito dell’inferno, opinione mia, dissi: ‘ora ti sistemo io, te. Te tu eri agli Scopeti’, e gli era agli Scopeti.
Avvocato Bagattini: Per me è sufficiente così, Presidente. Grazie.
P.M.: Poi, Presidente, quando crede, ho ancora qualche domanda.
Presidente: Dopo fa le domande. Ora…
P.M.: Sì, grazie.
Presidente: Signor Nesi, si rivolga verso di me, per cortesia, perché ho una domanda da fare.
L.N.: Mi dica.
Presidente: Lei ha parlato del Faggi che era, quello di Calenzano, che era alla cantinetta a Tavarnelle, o alla trattoria Ponte Rotto, insieme al Vanni e il Pacciani. Ma lei, questo Faggi, lo conosceva? Com’è che dice che ha visto il Faggi?
L.N.: No, io non lo conoscevo e io non ci ho mai parlato, né coso, con Faggi. Vedendolo al processo, che lui diceva che a San Casciano non ci era mai stato, se gli avesse detto: ‘sì, io a San Casciano ci sono stato’, c’era stato, vedendolo al processo io ho detto : ‘no, no, questo stia tranquillo, signor Giudice. Faggi, per me, o era al Ponte Rotto o alla Cantina. . .
Presidente: Bene. Lei…
L.N.: Il Faggi era…
Presidente: Il Vanni non gli ha mai parlato del Faggi?
L.N.: No.
Presidente: Mai?
L.N.: No.
Presidente: Senta, un’altra cosa: fu sentito l’altra volta nel processo quello Pacciani, per intenderci. E lei diceva che non sa se per 365 giorni, per 100 giorni, per 30 o per cinque…
L.N.: Sì, sì, no, no…
Presidente: Andavano insieme… Andavano in giro il Vanni e il Pacciani.
L.N.: Non l’ho seguita…
Presidente: Gliela leggo.
L.N.: Non ho capito.
Presidente: Ecco, gli leggo questa frase, perché lei possa chiarirmi un po’ il contenuto: “So che il Vanni e Pacciani non so, si giravano su 365 giorni, 100, cinque, o 30, però che la notte andavano in giro insieme”.
L.N.: Sì.
Presidente: “Questo, domandatelo quando ci sono io, a Pacciani e al Vanni”.
L.N.: Sì.
Presidente: Come faceva a sapere questo, come fa a sapere questo?
L.N.: Lo raccontava Vanni.
Presidente: Raccontava Vanni. E diceva anche dove andavano e che facevano?
L.N.: Sì, sì, sì.
Presidente: Ecco, me lo vuol dire per cortesia?
L.N.: Sì, sì. Una volta, per esempio, persero la macchina a San Donato. Credo ci sia stato anche il Lotti a ricercarla.
Presidente: Andarono a San Donato?
L.N.: Sì, persero la macchina.
(voce fuori microfono)
L.N.: E vu siete costì, Dio bono, ditelo!
Presidente: No, no, ma ora non possono parlare con… Non possono interloquire, ora, capito? Non possono interloquire.
L.N.: Va bene.
Presidente: Se vogliono, possono farlo, eh. Signor Lotti e signor Vanni.
L.N.: Signor Giudice, io non lo so.
Presidente: E vi ricordo sempre che avete possibilità di fare dichiarazioni spontanee quando lo ritenete opportuno. Però dovete farle di vostra iniziativa.
L.N.: Io vedo Vanni gli ha annuito, per esempio.
Presidente: Sì, sì.
L.N.: Non lo so… Dopo, vedete voi.
Presidente: Va bene. Poi faremo la domanda anche a loro, certamente. Senta, un’altra cosa: lei disse che quella sera del delitto degli Scopeti, tornava con gli amici suoi, Santucci… Non so.
L.N.: No, un altro Nesi.
Presidente: Eh?
L.N.: Un altro Nesi.
Presidente: Ah, Nesi. Un altro Nesi. Con la famiglia, con degli amici, eccetera. Eravate partiti verso le nove, avevate mangiato e poi tornati da lì.
L.N.: Sì, sì.
Presidente: E passando per gli Scopeti, ha visto quella macchina, eccetera.
L.N.: No. Io, gli Scopeti, ho detto: ‘ho visto, in relazione…’ gli Scopeti gliene spiego.
Presidente: Ecco, bravo.
L.N.: Scopeti, da quando c’era questa faccenda di queste uccisioni, gli Scopeti noi ci siamo passati fin da ragazzi per venire a Firenze, per…
Presidente: Sì.
L.N.: Ci si passa quando la domenica c’è il traffico sulla superstrada, c’è la coda, si passa dagli Scopeti. Gli Scopeti, negli ultimi anni, ’84, ’83, ’82, dalle macchine che c’era una fila, tutti a fare all’amore agli Scopeti, fino a che non ci fu la faccenda del… del “mostro”. Quando ci fu questa faccenda, agli Scopeti, prima gli eran pieni, ora gli erano vuoti. Non c’era nemmeno una macchina, la notte. Era difficilissimo vedere una macchina. Quella sera che noi si passò… e questo me lo rammentò Rolando Nesi, anno di luglio, avanti di andare in ferie. Mi disse: ‘guarda, Lorenzo, io, facendo mente locale, te tu mi dicesti una cosa quella sera’. ‘Eh, ma io non me ne ricordo lì per lì’, perché le cose io forse non me le ricordo tutte insieme, me ne ricordo… come un lo so se… E dopo me ne sono ricordato icché gli dissi, me ne sono ricordato bene. Perché quella sera, nella strada degli Scopeti, quando si passò noi – e questo credo sia ai verbali -…
P.M.: Lo ha ridetto lei, signor Nesi.
L.N.: Ecco, quando si passò noi c’era diverse macchine. Cioè, c’era diverse macchine. Io gli dissi: ‘guarda, Madonna, stasera l’è serata… Porco boia, l’è un lavoro di nulla qui’. Perché avevo trovato delle macchine. Ora io non mi ricordo il tipo di macchina, o… Avevo trovato il Pacciani all’incrocio. Dico: ‘qui stasera l’è serata di guerra’. Ma noi si prese e si andò a casa.
P.M.: Questo, parlò, lo disse col suo amico Nesi Rolando?
L.N.: Sì. Sì, sì. Non so io se c’era…
Presidente: Sì. Senta, lei disse anche che l’autostrada era interrotta. Se lo ricorda questo?
L.N.: L’autostrada era interrotta, stia tranquillo.
Presidente: Ecco, va bene.
L.N.: Se la vuole un teste per confermargli che gli morì la su’ mamma quella sera…
Presidente: No, no…
P.M.: Lo ha confermato il Galli ieri.
Presidente: Sì, sì.
P.M.: Che ci è passato anche lui.
Presidente: Comunque conferma le dichiarazioni che rese a suo tempo…
L.N.: Sì, sì. 

Presidente: Va bene. Senta, il Vanni le ha mai parlato della casa lì a… Putignano, come si chiama?
P.M.: Faltignano.
Presidente: Faltignano, del mago?
L.N.: Dice che lì ci andava a caricare, però io non ci sono mai entrato.
P.M.: Diceva che andava a caricare, chi lo ha detto?
Presidente: Andava a caricare.
L.N.: Eh?
P.M.: Chi lo diceva?
L.N.: Vanni.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Non ha mai parlato di riti, non riti, magie, o non magie…
L.N.: No. No, no…
Presidente: Bene, altre domande?
P.M.: Si, Presidente. E cominciamo da quest’ultima che gli volevo fare. Perché ne ha parlato a verbale. Cioè, nella casa di via Faltignano, dove stava… Lei sa chi ci abitava in quella casa lì?
L.N.: Lì ci stava la Sperduto… Io, chi c’era… Indovino, insomma… ci stava queste gente. Io però non ci ho mai messo piede.
P.M.: La Nicoletti Filippa, lo sa che ci stava?
L.N.: Sì, sì.
P.M.: Ecco. Lei ci è passato, a volte, con Vanni in macchina?
L.N.: Davanti, cento volte, perché andavo a Scandicci, ci avevo una ditta in via Amendola a Scandicci, sicché passavo sempre di lì.
P.M.: E lui diceva: ‘in quella casa lì si va, ci vado a caricare’. Ho capito. Non diceva con chi?
L.N.: No.
P.M.: Senta ancora una cosa…
L.N.: Io mi immaginavo con questa Antonietta.
P.M.: Però ci stava anche la Filippa che faceva la prostituta.
L.N.: Sì, sì. Ma io sapevo che la Filippa l’era la donna di’ Lotti.
P.M.: Ho capito. Lui diceva genericamente: ‘ci vado a caricare’, e non si sa…
L.N.: Mai fermato lì, mai… Ma non perché mai fermato per… non per pregiudizi a loro, o che…
P.M.: Passava a diritto, senta ancora una cosa: lei ha mai saputo se il Vanni teneva la Vespa in un garage?
L.N.: Sì.
P.M.: Me lo vuole spiegare?
L.N.: La teneva in un garage da… ora non mi ricordo, se la teneva da Fagiolino, da… come si chiama?
(voce fuori microfono)
P.M.: Da il Bartoli, sta dicendo.
L.N.: Da il Bartoli. Non da quello che aveva i ferri vecchi. 
(voce fuori microfono)
L.N.: Ecco, e da… Sì, sì.
P.M.: Lei è mai stato in questo garage?
L.N.: No.
P.M.: Non è mai andato, non è mai entrato, ma vicino ci è andato.
L.N.: Sì, sì. A volte non gli partiva la Vespa, si cambiava la candeletta. Ma io, dentro, non ci sono mai stato.
P.M.: Come mai dentro no?
L.N.: A me, questo garage, non…
P.M.: Si vuole spiegare? Non aveva piacere che entrasse?
L.N.: Sì, se gli aveva da pigliare qualcosa dentro…
P.M.: Andava lui.
L.N.: Sì.
P.M.: Lei non ci è…
L.N.: No, io l’aspettavo fuori. Stavo fuori.
P.M.: Ma ha avuto la sensazione che non lo volesse fare entrare…
Avvocato Pepi: Opposizione. Le sensazioni non le può dare il teste.
Presidente: Ora diciamo i fatti, poi ci dirà i fatti.
P.M.: Queste, le può dare secondo me. Perché gli chiediamo se…
Presidente: Perché non è entrato.
P.M.: È un fatto storico.
Presidente: Ci spieghi perché non è entrato, se voleva entrare, o…
L.N.: No, volevo entrare. Mario, per esempio, la… Io, coi motorini, un po’ ho sempre aggeggiato fin da ragazzo. Se non parte, una cosa… A volte a Mario, la Vespa la gli serviva. Poteva… Dice: ‘la un mi parte’. A parte il fatto gli andava dal meccanico, per esempio. Io non ci sono mai entrato. Ci sarà stato un po’ di cosa da parte sua, ma io questa Vespa celeste, ricordo era celeste, vero Mario? Io non ci… Non gliene so quantificare bene, signor Giudice.
Presidente: Va bene.
P.M.: Senta ancora un’ultima cosa: lei ci ha spiegato che i rapporti che aveva Vanni con la Sperduto quando andava a casa sua, dell’ulteriore circostanza che poi ci andava anche Pacciani. E del fatto che poi, sappiamo tutti, il marito della Sperduto è deceduto impiccato. Io le chiedo: dopo quella morte, lei ha potuto notare se il carattere di Mario Vanni era cambiato? Se l’atteggiamento di Mario era cambiato nei confronti di Pacciani?
L.N.: Non glielo so dire. Mario ebbe un periodo, ebbe un periodo molto cupo, molto… molto… Mi ricordo tirò una seggiola dietro al mi’ zio. Ebbe un periodo molto di nervosismo, molto di coso. Si attribuiva tutti che il dottore gli aveva detto di smettere di bere. Però io questo…
P.M.: Ma io le dico: quando, dopo che era morto il…
L.N.: No, non glielo so dire, dottore.
P.M.: Lei ha riferito che le sembrò…
L.N.: Cambiato.
P.M.: … cambiato.
L.N.: Però noi si dava la colpa che non…
P.M.: Ma le sembrò nei rapporti, eh, non senza… Nei rapporti di…
L.N.: Che era cambiato come carattere. Perché Mario gli era un carattere allegro, gli era un carattere… Gli era lì, cupo a sedere, stava zitto. Nervoso. Non con me, eh. Con me Mario…
P.M.: Ma le sembrò che avesse soggezione di Pacciani o che…
L.N.: Di codesto senz’altro.
P.M.: Di codesto senz’altro. Non ho altre domande, grazie.
L.N.: Anzi, guardi…
P.M.: Prego.
L.N.: Questa l’è una domanda che non mi fa lei. Ma sono sicuro che una volta Mario mi disse che Pacciani gli voleva carica’ la moglie. Io gli dissi: ‘o Mario, la un la dà a te, figuriamoci se…’ Questo… è vero, o non è vero?
Presidente: Va bene, va bene. Senta…
P.M.: Cosa voleva dire? Scusi, lasciamolo finire, Presidente. E quindi, cos’è successo?
L.N.: No, mi è venuto in mente ora, gliel’ho detto.
P.M.: Ah.
Presidente: Va be’…
L.N.: Lei mi ha detto: soggezione di’ Pacciani, gli ho detto: Mario una volta mi confidò che il Pacciani gli voleva scopa’ la moglie. Tanto…
P.M.: Più soggezione di così, dice lei.
L.N.: Tanto siete tutti maggiorenni, sicché non si scandalizza nessuno.
P.M.: È una forma di soggezione che…
L.N.: Ecco, Mario gli ha annuito anche, sicché…
Presidente: Sì, sì. Senta, signor Nesi…
P.M.: Lo ha visto la Corte, io no.
Presidente: Signor Nesi, l’ultima domanda: senta, lei ha detto, nella deposizione di questa mattina, che il Vanni, che lei era fraterno amico del Vanni.
L.N.: Sì.
Presidente: E viceversa, eccetera.
L.N.: Sì.
Presidente: Gli ha mai parlato, il Vanni, a lei che voleva acquistare una pistola e per che ragione?
L.N.: No. No, codesto non lo so.
Presidente: Non sa nulla di questa pistola che voleva acquistare…
L.N.: No, no.
Presidente: … è andato, riandato, ha insistito…
L.N.: Ma forse sarà stato già negli anni…
Presidente: Eh?
L.N.: Negli anni che io ero separato, che andavo a dormire a Prato. Sicché a San Casciano mi fermavo meno.
Presidente: Va bene.
L.N.: E che la ditta l’aveva, la…
Presidente: Insomma, a lei non si è mai rivolto per una pistola.
L.N.: No. No
Presidente: Bene. Allora… Mi dica. Avvocato Bagattini.
Avvocato Bagattini: Mi riferisco a quelle macchine il cui ricordo le fu stimolato dalla frase che poi le disse il signor Rolando Nesi, no?
L.N.: Sì.
Avvocato Bagattini: La sera, eccetera. Lei ha parlato di tre, quattro macchine. È così?
L.N.: Cioè, c’era da, dalla strada degli Scopeti che era sempre deserta in quei tempi li, quella sera c’era traffico. E questa frase la venne fuori, mi ricordo abbastanza bene, non diciamo… Mi ricordo anche ho detto: ‘porca miseria, l’è serata di guerra, qui ‘. Si tornava a casa da una gita, ha capito? Ora io se gli devo dire…
Avvocato Bagattini: Non volevo che l’espressione “c’era traffico”, non volesse riferirsi alle macchine in movimento, ma alle macchine ferme.
L.N.: No, no, macchine ferme.
Avvocato Bagattini: Macchine ferme.
L.N.: Sì.
Avvocato Bagattini: E si ricorda se erano tre o quattro?
L.N.: Eh, no, no.
Avvocato Bagattini: E si ricorda, diciamo, l’area che occupavano queste varie macchine?
L.N.: No, no, non… Cioè, voglio… La capisca, gli Scopeti deserti per tre anni… Deserti, c’era qualcheduno di loro, si passò di lì perché la superstrada l’era chiusa, si passò di lì, e dico: ‘guarda, le gente le rimettan fuori la testa’, un discorso così, ha capito? Va bene.
Avvocato Bagattini: Si ricorda, signor Nesi, se queste macchine erano isolate l’una rispetto all’altra, oppure concentrate?
L.N.: No, no. No, mi ricordo di questo discorso e basta.
Avvocato Bagattini: E si ricorda se la visione di queste macchine era, è stato per un lungo tratto di strada, un relativo…
L.N.: No, no, c’era delle macchine, però dopo non gli so dire altro.
Avvocato Bagattini: Lei ha parlato del verbale del 26 febbraio ’97, quindi mi sembra che sia oggetto di attività integrativa di indagine, parlava di un’area di circa 300- 400 metri entro la quale avrebbe visto queste auto. Poi glielo dico, perché lo vedo scritto lì detto da lei, eh.
L.N.: Può darsi, può darsi. Però io guardi, non… C’era, quella sera agli Scopeti, c’era movimento, però io proprio quantificarglielo in pieno, proprio in tutta sincerità… C’era movimento. E questa frase la venne fuori. Quando al bivio trovai…
Avvocato Bagattini: Sì, ho capito com’è venuto fuori.
L.N.: Ecco.
Avvocato Bagattini: Però mi riferivo, ancora una volta, in sostanza, che lei…
L.N.: Che poi non me…
Avvocato Bagattini: … lo ha quantificato. Ha parlato di 300-400 metri.
L.N.: Non gli posso dire c’era una macchina viola, una rossa, ce n’era cinque, o ce n’era sette.
Avvocato Bagattini: Io non le sto chiedendo questo, signor Nesi, io le sto chiedendo di confermarmi o meno quello che lei, poche settimane fa, e cioè nel febbraio ’97, ha dichiarato al…
L.N.: Io penso di aver dichiarato che c’era movimento di macchine agli Scopeti.
Avvocato Bagattini: Lei ha dichiarato anche che queste auto insistevano su un’area di 300-400 metri.
L.N.: Io… Codesto io, guardi, sarà. Non gliene so… Non sono in grado di…
Presidente: Bene, ha già risposto. Altre domande, avvocato?
P.M.: No, grazie, Presidente.
Presidente: No, no, l’avvocato Bagattini.
Avvocato Bagattini: No, io ho finito. Ho soltanto da produrre la contestazione…
Presidente: Ah, bene. Senta, signor Nesi, l’ultima, l’ultima.
L.N.: Sì.
Presidente: Non sa, non si ricorda l’ora in cui passò lì, eh, lei? Grossomodo.
L.N.: Come?
Presidente: L’orario in cui passò agli Scopeti quella sera.
L.N.: Eh, anche qui gliene dico male, perché noi si venne via da questo posto, da questa Madonna dei Fornelli…
Presidente: Sì, lei ha spiegato nell’altro verbale tutto…
L.N.: Sì, sì. Era, era buio. Ora, con l’ora legale, quando gli è buio di settembre? Io non lo so. Si venne via che era buio. Io la collocherei verso l’il. Si venne via che era buio, ci si fermò a mangiare e dopo si venne a casa. Ora io però l’ora…
Presidente: Bene.
L.N.: Ma io, io la collocherei dalla dieci e mezzo all’undici e mezzo, in quell’ora lì, ecco.
Presidente: Sì.
L.N.: Però non lo prenda, anche questo… Le sono cose, ha capito…
Presidente: Ce lo ha detto. Sì, sì.
L.N.: Di anni, come fo a saperlo?
Presidente: Bene. Se non ci sono altre domande, il signor Nesi può andare via. Grazie.
L.N.: Bene. Buongiorno.
Presidente: Buongiorno.
P.M.: Presidente, un minuto per prepararmi… Un minuto, basta.
Presidente: Eh, un minuto. Allora stiamo qui se è un minuto.
P.M.: Sì, senz’altro.
Presidente: Può entrare il prossimo teste. Intanto quel teste può entrare.  
P.M.: Caini Andrea.
Presidente: L’Ufficiale Giudiziario dov’è? Antonio… ecco, bravo, il primo teste, sì. Come si chiama lei?
A.C.: Caini Andrea.
Presidente: Dove è nato lei?
A.C.: A Xxxxxxx
Presidente: Quando?
A.C.: Il XX/XX/XX.
Presidente: Risiede dove?
A.C.: A Xxxxxxxx.
Presidente: Vuole essere ripreso dalle telecamere o no?
A.C.: Va bene, non c’ho nulla da nascondere.
Presidente: Bene. Legga quel foglio che le ha dato ora il…
A.C.: Sì. “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.”
Presidente: Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Grazie, Presidente. Signor Caini, buongiorno. Può spiegare alla Corte, innanzitutto, qual è la sua professione, la sua attività?
A.C.: Artigiano. Si lavora un po’ da tutte le parti.
P.M.: Senta, signor Caini, lei ricorda se in occasione dell’omicidio del 1984 in Vicchio, che avvenne, fu scoperto nella notte… la data del 29 luglio dell’84, lei era nella zona di Vicchio?
A.C.: Si, mi trovavo…
P.M.: Vuole spiegare nei dettagli…
A.C.: Sì.
P.M.: … tenendo presente che quello che lei ha riferito al P.M., agli inquirenti i sopralluoghi, la Corte non sa assolutamente niente. Quindi dovrebbe essere così cortese da riferire tutti i dettagli. Noi abbiamo fatto delle foto quando siamo andati in sopralluogo e abbiamo fatto… ripreso una cartina, quindi lei potrà aiutarsi dopo con quelle. Però se ci può spiegare . il racconto, nel senso, perché si trovava lì, con chi era e cosa successe, cosa ebbe poi motivo di riferire agli inquirenti e perché.
A.C.: Sì, ora un po’ di tempo è passato…
P.M.: Come se lo ricorda lei.
A.C.: Un po’… Dunque, io con mia moglie, mio figlio, mio suocero, mia suocera eravamo di rientro, diciamo, verso Fiesole, perché eravamo stati a un… diciamo, un anniversario di matrimonio – che era proprio quella domenica lì – in una casa in campagna che ha mio cognato, diciamo, sulla strada che da Dicomano va verso Bricciana la parte alta che poi si ricollega sulla via… aspetti eh…
P.M.: Sulla Provinciale, la Sagginalese.
A.C.: Sagginalese, perfetto.
P.M.: Quindi, per intendersi, siamo su una strada a monte della Sagginalese, in alto.
A.C.: Esatto. Sì. Che è…
P.M.: Dove c’è una località che si chiama Bricciana, dove lei…
A.C.: Esatto.
P.M.: … dove c’era questa casa con questi suoi parenti.
A.C.: Sì, diciamo sì. La casa si chiama Santa Margherita, con precisione.
P.M.: La località più vicina, sia pure una frazione, si chiama Bricciana.
A.C.: Sì, fra Bricciana e Dicomano, diciamo, nel mezzo. E noi, giunta l’ora… non mi ricordo di preciso ma intorno a mezzanotte, undici e mezzo, un quarto a mezzanotte, rientravamo verso Fiesole. E siccome c’è una fonte lungo la strada – era la fine di luglio, insomma, si cerca l’acqua un pochino migliore – ci si fermò un attimino a prendere l’acqua, come si faceva abbastanza corrente, insomma, quando s’andava là.
P.M.: Allora, vediamo di capire meglio. Lei da Bricciana dice si… da questa località, in questa strada sopra la Sagginalese, vi dirigevate verso Fiesole per rientrare a casa.
A.C.: Sì, verso la strada dalla Sagginalese.
P.M.: Sì. Cercavate di raggiungere la Sagginalese, cioè, Vicchio, per intendersi.
A.C.: Sì.
P.M.: Grosso modo, poi vediamo…
A.C.: Ponte a Vicchio, diciamo, c’è vicino.
P.M.: Ponte a Vicchio. Ponte a Vicchio c’è un incrocio e poi…
A.C.: Esatto.
P.M.: Quindi la vostra direzione era Bricciana verso Vicchio.
A.C.: Sì. Esatto.
P.M.: Nel mezzo c’è una località che si chiama San Martino a Scopeto?
A.C.: Sì, ora non… Comunque, si guarderà sulla cartina…
P.M.: Sulla carta, ecco.
A.C.: … ecco, magari è meglio, mi vien più memoria.
P.M.: La direzione vostra era comunque in questo senso…
A.C.: Esatto.
P.M.: … non verso Dicomano…
A.C.: Esatto, sì.
P.M.: … ma verso la direzione opposta.
A.C.: Esatto. E siccome questa fontana si trova un po’ interno verso la strada, praticamente, l’unico sistema per fermarsi è mettere la macchina in una posizione tale che i fari illuminino la fontana. Quindi noi si scendeva con delle bottiglie per riempire. E mentre, praticamente, noi eravamo lì fermi con la macchina, i fari accesi – si stava attraversando la strada – si sentirono dei rumori di una macchina che proveniva, insomma, in senso contrario…
P.M.: In senso contrario, cioè, dalla parte di Vicchio verso di voi.
A.C.: Sì. La parte, diciamo, la strada poteva essere…
P.M.: Sì, comunque la direzione era quella inversa a quella…
A.C.: Esatto, e andava verso Dicomano.
P.M.: Bene.
A.C.: Verso Dicomano. E la cosa ci stupì che queste macchine non rallentavano, perché, di solito, c’è un po’ l’uso di, insomma…
P.M.: C’è traffico in genere?
A.C.: No, è una strada che fanno solo chi ci risiede, insomma, chi sta lì. Non è che è una strada di molto di traffico.
P.M.: Non è di transito.
A.C.: Poi è sterrata, quindi…
P.M.: Malmessa era.
A.C.: Polvere, sì, c’è di tutto. Quindi, le persone praticamente, vengono, rallentano, perché vedono che c’è una macchina contraria in tutti i modi, insomma, per non fare… c’è un po’ di rispetto. E queste macchine… che poi erano due… venivano invece a forte velocità e si disse…
P.M.: Era su una curva lei ha detto.
A.C.: Sì, ero… c’è un ponte e passato il ponte c’è un po’ di largo e c’è questa curva. E si disse: ‘ma questi e vengano addosso’. Cioè, ci si impaurì anche perché si vide questa macchina venivano abbastanza sostenuta. E la cosa strana fu che guardando le persone che erano sopra gì. fece effetto – almeno a me – e dissi: ‘ma, queste persone d’una certa età, che vanno a tutta velocità così, perché?’ Cioè, nel senso, come mai una persona si mette di notte, a mezzanotte a andare a una folle velocità così? Poi notai una cosa strana, che la macchina di dietro aveva i fari di posizione, invece che i fari normali, erano due macchine una dietro l’altra. E così, niente, di solito se sono ragazzi si mandano un po’ a quel paese, cioè, nel senso, mi fece prendere…
P.M.: Invece, erano più…
A.C.: Se… Riconoscendo un po’ la sagoma, un po’ la persona, diciamo che…
Presidente: (voce fuori microfono)
A.C.: … ci fece, appunto, ci fece effetto che dice: ‘ma come si mettono a correre a quest’ora di notte’, non ci sembrò una cosa normale, insomma.
P.M.: Scusi un attimo, lei dice ‘ci fece impressione’, ci vuole ridire chi eravate? Lei…
A.C.: Io, mia moglie, poi mio suocero – che purtroppo è morto – mia suocera era rimasta in macchina, perché c’aveva… c’avevo un bambino aveva un anno e mezzo…
A.C.: Invece, lei, suo suocero e sua moglie eravate scesi a prendere l’acqua.
A.C.: Sì, anche perché, insomma, un attimo di sosta uno, insomma, fa, come dire, in macchina ci si sta un po’ scomodi.
P.M.: Certo. E poi cosa è successo?
A.C.: Niente, ci si prese l’acqua, si rimontò in macchina…
P.M.: Questi andavano, quindi, verso Dicomano.
A.C.: Verso Dicomano, si. A una velocità…
P.M.: Cioè, la strada si ricollega sulla Sagginalese…
A.C.: Sì.
P.M.: .. . verso Dicomano.
A.C.: Cioè la parte finale di Dicomano, proprio… c’è un ponte, siamo a…
P.M.: Va a finire su…
A.C.: … due chilometri a Dicomano dove c’è il campo sportivo, insomma, tanto per intendersi.
P.M.: Quindi va sulla strada asfaltata.
A.C.: Esatto.
P.M.: E poi Dicomano, Pontassieve, Firenze, Arezzo…
A.C.: Può prendere qualsiasi direzione.
P.M.: … dove uno deve andare. Senta ancora una cosa, lei di quest’incontro un po’ particolare ne parlò con i suoi parenti?
A.C.: Sì, anche perché la cosa ci sembrò strana i giorni dopo che venne fuori sul giornale che c’era stato questo, insomma, omicidio che era successo.
P.M.: Perché in linea d’aria è lì vicno.
A.C.: Eh, insomma, siamo non, diciamo, lontanissimi, però ci sarà mezzora, insomma a piedi o una macchina un pò robusta. Insomma, ci vuole…
P.M.: Mezzora a piedi.
A.C.: No, dico, mi scusi, mezzora con una macchina un pò… un fuoristrada, perché lì la strada l’è brutta, insomma, una mezzoretta circa ci sarà dal punto… come l’è… sulla strada provinciale, insomma.
P.M.: Su questo si può provare.
A.C.: Non so.
P.M.: Ci vuole qualche minuto eh, noi l’abbiamo fatto. Comunque non ha importanza.
A.C.: Ora…
P.M.: È il suo ricordo…
A.C.: Sì. Diciamo quella strada all’incirca…
P.M.: In mezzora lei andava a Fiesole, se ci pensa. no?
A.C.: No, insamma, un pochino di più. Noi s’andava piano perché la strada è brutta.
P.M.: Va bene, comunque poi lo vediamo e se necessario ci andiamo. Senta ancora una cosa, i suoi familiari delle persone o di queste macchine, o lei, avete avuto qualche impressione maggiore su che tipo di macchine potevano essere? Eventuali colori.
A.C.: Ma, noi quando si lesse sui giornali cosa era successo, un po’, insomma, si disse: ‘ma forse queste persone avevano, o visto qualcosa o essere stati lì, chi lo sa’.
P.M.: Avete avuto questa impressione da come andavano.
A.C.: Da come si comportavano, più che altro, perché, sì il modo…
P.M.: E perchè non erano persone del luogo.
A.C.: Ma, quello… sa io non è che sono di lì, non lo posso sapere.
P.M.: Benissimo. Allora… comunque non le aveva mai viste quelle macchine.
A.C.: No, sinceramente…
P.M.: Bene. Che tipo…
A.C.: . . . anche perché non sono lì io, insomma.

P.M.: …che tipo di macchine fossero lo ricorda? Come struttura…
A.C.: Sì.
P.M.: … grandi, piccole, medie, chiare, scure o colori…
A.C.: C’era la prima che aveva i fari rettangolari ed era, diciamo, un colore sul rosso insomma, come… o rosso, non mi ricordo quello che dissi, se era rosso scuro…
P.M.: Lei lo disse all’epoca, addirittura disse era una tre volumi, gliela leggo, lei dice: “La prima auto aveva i fari anteriori rettangolari, poteva essere una due volumi oppure anche una tre volumi, comunque, con cofano della bauliera corto, tipo la Ford Escort…”, lei disse.
A.C.: Sì.
P.M.: “… della prima serie, di colore scuro. La seconda auto poteva essere rossa più chiara della precedente. Entrambe erano vetture di media cilindrata.” Ecco, il discorso di queste macchine, lei ha focalizzato che fossero di media cilindrata.
A.C.: Sì. Cioè non era una Cinquecento, non era un’Alfa, cioè, nel senso…
P.M.: Sul discorso colori è un discorso che ognuno di voi ha avuto poi un’ impressione poi raccontandola diversa?
A.C.: Sì, un po’ è stato anche questo, sì.
P.M.: Ecco, non siete stati…
A.C.: Anche perché lì per lì al colore uno non è che… Io guardai più che altro le persone per capire come mai…
P.M.: E il modo in cui andavano.
A.C.: Sì. Più che altro la paura, perché venivano addosso, cioè, nel senso, io ero proprio sul ciglio della strada, non è che ero lontano.
P.M.: Ho capito. Vogliamo vedere un attimo la cartina dei luoghi, per cortesia? Lei ricorda…
Presidente: Sì, sì. Vada lì il…
A.C.: Sì, dunque noi siamo partiti da Santa Margherita – che è questo punto qui – poi siamo… e questa è una strada brutta, appunto, sterrata, e ci siamo fermati nel… ora qui si vede… 
(voce fuori microfono)
A.C.: Era la fonte, ecco, perché non sapevo come… 
(voce fuori microfono)
A.C.: Sì, appunto. Ecco, noi da Santa Margherita: eravamo andati lungo questa strada e ci siamo fermati in questa posizione. Praticamente il tempo di riempire delle bottiglie e poi ripartire passando vicino a San Martino a Scopeto, e poi la strada si dirige giù fino… ecco, questa dovrebbe essere la Sagginale.
P.M.: Senta una cosa, la strada… nella carta… lei lo sa?
A.C.: Sì, sì, lo so.
P.M.: Qua c’è una strada… qua segnata…
A.C.: Quella verde?
P.M.: … chiedo scusa, questa qua guardi.
A.C.: Sì.
P.M.: E qui c’è un posto che si chiama Fattoria… Sa se era aperta?
A.C.: No, no perché… Cioè, io andavo sempre per quest’altro verso. C’era mio cognato che aveva un fuoristrada in quel periodo e si faceva delle giratine intorno, ma non… sinceramente non l’avevo mai fatta.
P.M.: Da San Martino a Scopeti alla Sagginalese.
A.C.: Sì, quella l’avevo già fatta, sì. Perché una volta c’era un professore del mio bambino che andava all’asilo e aveva la casa lì a San Bovino lì, come si chiama? Bovini, sì.
P.M.: Badia Bovino.
A.C.: Badia Bovino, esatto. E siamo andati a trovarlo…
P.M.: Ecco, le macchine che ha visto venivano in senso inverso, ci vuole indicare la direzione da dove venivano le macchine?
A.C.: Allora, sì, le macchine venivano, praticamente su questa strada qui, contro di me.
P.M.: Lei era su questa…
A.C.: Esatto, sì, che c’è un ponte poi…
P.M.: Vogliamo mostrare… le foto della fonte…
A.C.: Ecco, sì. Praticamente…
P.M.: (voce fuori microfono) … la fonte…
A.C.: La fonte è a destra… sì, ora non so come…
P.M.: (voce fuori microfono)
A.C.: No, no, no. La fonte… perché noi siamo dall’altra parte qui. La fotografia è fatta… questa è la curva.
P.M.: (voce fuori microfono)
A.C.: Io avevo la macchina dove, praticamente, si vedono questi due signori lì accanto c’è uno spiazzo, mi scusi, ecco, dove ci sono questi due signori qui c’è lo spiazzo che con i fari illumino verso questa direzione. E la fonte è qua, o è questa addirittura, sì è questa, guardi, si vede, insomma, ero andato un po’ troppo…
P.M.: Le auto che venivano… una dietro l’altra…
A.C.: Esatto. Praticamente ci venivano incontro, facevano questa strada qui e noi eravamo di qua dietro a questi alberi dove, praticamente, d’estate ci sono la vegetazione e non si vedeva bene l’arrivo di queste macchine. Si sentiva che venivano abbastanza sostenute però quando sono arrivate proprio sul ponte ci siamo, praticamente impauriti perché le macchine, insomma, venivano a forte velocità.
P.M.: Lei ricorda se la strada era sterrata come ora o peggio?
A.C.: Ma, forse peggio, perché vedo, insomma, qui c’è stato rimesso della ghiaia, insomma.
P.M.: Lei ricorda o ha mai visto se qui sotto c’è uno scolo di acqua, se l’acqua della fonte…
A.C.: Sì, esatto, sì, sì, l’acqua attraverso dei tubi si raccorda qui perché c’è… nasce un fiume, insomma, nasce una sorgente, cioè, una grossa…
P.M.: (voce fuori microfono)
A.C.: Sì, sì, sì, abbastanza, insomma cioè…
P.M.: (voce fuori microfono)
A.C.: Sì, questo è lo scolo, praticamente, di… credo sia il deposito che c’è di qua dal… Io la macchina, ecco, la macchina mia era in questa posizione qui e la fonte è in questa direzione, sì, esatto.
P.M.: La strada che abbiamo visto ora…
A.C.: E sempre quella, sì. Qui c’è l’inizio del ponte… in questo punto qui è l’inizio del ponte.
P.M.: (voce fuori microfono)Presidente, io non ho altre domande, grazie.
Presidente: Parti civili, domande? Niente. Gli avvocati difensori?
P.M.: C’è anche la signora che era con lei, no?
A.C.: Sì, mia moglie, si.
P.M.: Come teste oggi.
A.C.: Sì, sì.
Presidente: Nessuna domanda. Lei è stato a fare il sopralluogo poi alla fine? 
(voce fuori microfono)
Presidente: Se non lo dite, ragazzi. 
(voce fuori microfono)
Avvocato Pepi: Senta, signor Caini, volevo chiedere due precisazioni, niente di che. Lei questa strada l’ha fa spesso, oppure una volta ogni tanto?
A.C.: Cioè… no… il discorso è questo, d’estate, siccome c’ha la casa mio cognato, ogni tanto andiamo…
Avvocato Pepi: Ogni tanto, quindi, non è che passi da questa strada frequentemente, una volta ogni tanto.
A.C.: Ma, diciamo, nell’arco di un anno ci passerò dieci, quindici, volte, insomma, nel …
Avvocato Pepi: Si ricorda mica, per caso, a che ora era qui?
A.C.: Ecco, siamo intorno a mezzanotte, 11.45, insomma. Perché avevamo il bambino piccolo non si voleva fare l’ore più tardi, insomma, più tardi.
Avvocato Pepi: Sulla mezzanotte, insomma.
A.C.: Intorno alla mezzanotte, ora preciso non me lo ricordo.
Avvocato Pepi: Poi l’ultima domanda è questa, lei ha parlato di due macchine, no?
A.C.: Sì.
Avvocato Pepi: Ecco, volevo sapere, ma ha visto, nelle due macchine, solo i conducenti o c’era altre persone?
A.C.: No, io avevo solo i conducenti, sì.
Avvocato Pepi: Grazie.
A.C.: Non c’era… cioè, almeno quello che riuscii a vedere in quell’attimo.
Avvocato Pepi: Bene, grazie.
P.M.: Allora, se permette ancora una domanda, lei può escludere che in qualcuna delle macchine ci fosse anche un’altra persona o…
A.C.: No, questo, a proprio…
P.M.: Non lo sa. Bene.
A.C.: Non lo so.
Presidente: Senta, e sul colore delle macchine?
A.C.: Il colore della macchina è… siamo stati sempre un po’…
Presidente: Ma lo disse a sua volta o no? Il colore.
A.C.: Sì, io dissi che era una macchina, una scura e una chiara, poi, diciamo. . .
P.M.: Ha sempre detto così.
Presidente: Una scura e una chiara. Va bene.
A.C.: Quando sono andato a fare le altre deposizioni che, diciamo, quando io… successe questo, ci fu il processo e tutto, dissi: ma strano non abbiano preso in esame questi miei discorsi, perché mi sembrava importante visto il posto. Allora dissi: ma, li c’erano due macchine. Queste due macchine una poteva essere. Mi fecero vedere delle foto di macchine, sinceramente, vidi c’era… una poteva essere il 128 quello SL rosso e una una Fiesta bianca, così, per quello che mi hanno fatto vedere, poi…
P.M.: Senta una cosa…
A.C.: In quel momento…
P.M.: . .. vuol precisare alla Corte come lei fece sapere agli inquirenti questo suo ricordo? Quando la prima volta, come andò, perché è una di quelle deposizioni che nel tempo hanno sofferto, signor Presidente, soprattutto per quanto riguarda la verbalizzazione, quindi il signor Caini, mi sembra ci stesse facendo capire: insomma, io all’epoca se mi sentivano subito, a verbale avevo i ricordi più chiari. È così?

A.C.: Sì, infatti… cioè, noi…
P.M.: Ci vuol spiegare come lei…
A.C.: Con il fatto che era successo, che noi eravamo lì, si disse: ‘ma, forse sarà importante dire che queste…
P.M.: Vi presentaste da qualcuno? Si ricorda?
A.C.: Sì, s’andò lì in via… dove c’è ora la SAM, insomma.
P.M.: In Questura.
A.C.: In Questura.
P.M.: Questo al momento… nei giorni… 
A.C.: Al momento… no, nei giorni, no. Nei giorni, no, dico la verità, nel senso, proprio… passò anche un mese, insomma, perché si disse: ‘ma, si farà bene, si farà male, sarà…’. Perché noi, più che altro, diciamo, si pensava che una cosa, ima macchina che viaggia a questa velocità di notte a quest’ora, si disse: ‘ma, è strano’, perché uno un po’ di rispetto ci vuole, insomma, usando lo scambio…
P.M.: Non vi era mai capitato di trovare una macchina in quel.,,
A.C.: No, no…
P.M.: Neanche il comportamento.
A.C.: … cioè, anche perché quando ci si trova si rallenta per una questione anche di scambio, perché non c’è molto spazio. Sicché si disse: ‘andiamo a dirlo che noi s’era lì’, però la cosa non… poi piano piano, insomma, c’era stato altre interessi e nulla. Poi una cena, una cena banale con… così, si cominciò a dire… c’era il dottore, ci s’aveva i figli che facevano baseball insieme, quindi ci siamo ritrovati, dice: ‘ma noi una volta si fece una deposizione di questo che è successo, ci siamo trovati in questa situazione, dico, ma non è mai arrivato nulla, non ho mai visto niente, mai saputo nulla..’
P.M.: Cioè, mi dicevate che non eravate stati citati.
A.C.: Appunto, la cosa ci sembrava abbastanza, insomma, visto l’ora, visto il momento, ci sembrava che forse un capellino di…
P.M.: Attenzione in più meritavate.
A.C.: Esatto. E poi si venne, appunto, a…
P.M.: In Questura, andaste a fare la deposizione…
A.C.: A depositare, sì.
P.M.: … e poi abbiamo fatto il sopralluogo. Ecco.
A.C.: Esatto.
P.M.: Questi i fatti. Presidente.
Presidente: Il colore rosso come è venuto fuori? Di un’ auto.
A.C.: Il colore rosso perché c’era mio suocero che era accanto a me – praticamente, io guidavo e lui era accanto – e anche lui era sceso insieme a me, perché usava anche lui fumare abbastanza, una sigaretta dietro l’altra, allora col fatto che ci s’aveva il bambino in macchina scese anche lui…
Presidente: Scese per fumare.
A.C.: … per fumare. E anche lui diceva, nei momenti che se n’era riparlato, diceva anche lui che era una macchina rossa, perché l’aveva vista bene. Lui… il discorso del rosso, io avevo più guardato magari alle persone…
Presidente: Sì, sì.
A.C.: … e lui aveva guardato più alla macchina e…
Presidente: E una macchina secondo suo suocero era rossa
A.C.: … addirittura lui diceva che era tipo una, come si chiama, la Lancia, quella, sempre tipo Lancia Delta, insomma…
P.M.: A coda tronca.
A.C.: A coda tronca, Sicchè…
Presidente: A coda rotta.
A.C.: A coda tronca. Sicché, più o meno…
Presidente: E quella andava avanti o indietro? Tanto per sapere.
A.C.: Secondo me era davanti. Così…
Presidente: Va bene.
P.M.: Secondo suo suocero non se lo ricorda.
A.C.: Cioè, se n’era riparlato, ma non era mai…
P.M.: Nessun altra domanda il P.M., grazie.
Avvocato Pepi: Io ho soltanto una precisazione, avvocato Pepi, perché, o ho capito male io, o non lo so. Dico, ma lei ha detto, mi sembra, pochi minuti fa, che avrebbe riconosciuto il tipo delle macchine in base poi a delle fotografie che le avrebbero fatto vedere, se ho capito bene io…
A.C.: Cioè, si…
Avvocato Pepi: … ma lei, visivamente, si può…
A.C.: Sì, più o meno, sì, ci siamo. Cioè, il faro rettangolare, la coda tronca, più o meno è, diciamo, ora la macchina con precisione, purtroppo è passato troppo tempo e non è…
Avvocato Pepi: , Quindi, però lei può pensare che potrebbe anche essere una macchina simile alla Fiesta, potrebbe essere un altro tipo…
A.C.: Sì, sì.
Avvocato Pepi: … tanto per fare un esempio.
A.C.: Ora io ho detto quel discorso delle macchine perché, diciamo, più o meno, la fisionomia della macchina era quella, insomma, poi…
P.M.: Bene, grazie.
Avvocato Pepi: E il colore allora…
A.C.: Una rossa e una bianca, insomma.
Avvocato Pepi: È sicuro di questo?
A.C.: Sì, ora, mi ricordo che c’era una macchina che tendeva a essere più _ scuri e una macchina più chiarat, quindi, poteva essere magari avana, ma insomma, ho detto bianca…
Avvocato Pepi: Poteva, insomma.
A.C.: Magari nel polverone si riconosce anche male.
Avvocato Pepi: Poteva essere anche di un altro colore simile.
A.C.: Ma, diciamo, più sul bianco che più sullo scuro.
Avvocato Pepi: Bene, grazie.
Presidente: Bene. Non ha altre domande?
P.M.: Nessuna. La signora Martelli, grazie.
Presidente: Può andare, grazie.
A.C.: Grazie.
Presidente: Si chiama, lei, signora?
T.M.: Tiziana Martelli.
Presidente: Senta signora, vuole essere ripresa dalle telecamere, ha difficoltà?
T.M.: È uguale.
Presidente: Va bene. Dove è nata?
T.M.: A Xxxxx
Presidente: Quando?
T.M.: XX/XX/XX
Presidente: Legga quel foglio clie ora le viene dato.  
T.M.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.”
Presidente: Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Grazie, Presidente. Signora, lei può spiegare alla Corte, innanzitutto, qual è la sua attività? Lavora?
T.M.: Attività?
P.M.:  Sì, che lavoro fa?
T.M.: Sono artigiana; abbiamo una ditta, io e mio marito.
P.M.: Senta, lei ricorda se alla data in cui fu scoperto l’omicidio del 29 luglio ’84, a Vicchio, lei e suo marito vi trovavate in zona, in quella zona lì? In caso positivo dove?
T.M.: Sì, eravamo stati a cena a casa della mia…
P.M.: Può parlare nel microfono…
Presidente: Un po’ più forte, signora, un po’ più forte.
T.M.: Eravamo stati a, cena a casa della mia cognata, che il posto si chiama Santa Margherita, sopra Dicomano? Era l’anniversario del matrimonio dei miei genitori e eravamo io, mio marito, il mio babbo, la mia mamma e il bambino che aveva un anno e mezzo. Siamo venuti via la sera…
P.M.: Era quella domenica?
T.M.: Sì, era domenica, sì. L’anniversario sarebbe stato il giorno dopo, si era festeggiato quella domenica lì. Venendo via, abbiamo fatto, come di norma, questa strada che…
P.M.: Come facevate di solito.
T.M.: Sì. Che arriva a Sagginale e quindi per noi, per andare a Fiesole, era più breve e noi…
Presidente: Che tornare a Dicomano, e andare dalla Sagginalese.
T.M.: Sì, certo.
P.M.: È più…
T.M.: È più breve.
P.M.: È più breve.
T.M.: Perché siamo già a metà strada.
P.M.: Si taglia dal bosco, insomma, dalla montagna.
T.M.: Sì, sì. Praticamente sì.In più, era nostra abitudine, quando venivamo via di là di fermarsi a prendere l’acqua a questa fonte per tutta la settimana, insomma; si partiva già organizzati con le bottiglie.
P.M.: Faceste così anche quella sera?
T.M.: Eh sì. Fortunatamente, perché quando siamo arrivati alla fonte ci siamo fermati praticamente sulla destra della strada, che c’è una piccola insenatura, e mio marito e il mio babbo erano scesi e avevano attraversato la strada per andare verso la fonte, perché noi abbiamo parcheggiato in modo che la nostra macchina illuminasse la fonte, perché…
P.M.: Perché è buio pesto lì.
T.M.: Era buio pesto. Io ero scesa e dovevo ancora attraversare la strada. Ho detto “fortunatamente”, perché se fossimo stati magari cento metri più in là, quando arrivarono queste due macchine a questa grande velocità, la strada lì è strettissima, è pericoloso; noi si sarebbe stati dalla parte del burrone. Praticamente…
P.M.: Poteva succedere qualcosa, dice.
T.M.: Poteva succedere qualcosa di brutto.
P.M.: Come mai? Come mai, non erano prudenti, questi?
T.M.: No, no, queste due macchine erano una cosa che ci sgomenti, non c’era mai successo di incontrare due macchine che…
P.M.: Ci vuol descrivere meglio quest’incontro?
T.M.: Dunque, dove io ero ferma, subito dopo c’è una curva e un ponticino, questa strada sterrata.
P.M.: È destrorsa, verso…
T.M.: Sì, che gira verso destra.
P.M.: … rispetto alla fonte.
T.M.: Sì. Le auto arrivarono in senso contrario a quello nostro.
P.M.: Cioè da Vicchio. verso Dicomanof per intendersi.
T.M.: Sì, da Sagginale versò Dicomano.
P.M.: Sì.
T.M.: Arrivarono a velocità spaventosa, che…
P.M.: Nonostante la curva.
T.M.: Nonostante la curva e nonostante, secondo me, avessero anche pochi fari accesi, o comunque i fari di posizione non erano così illuminate. Si sentì più che altro dal rumore. Si illuminarono noi, con i fari proiettati della nostra macchina. La cosa che ci colpì di più, oltre a questa folle velocità che lì non esiste, perché è una strada che usano solamente quelli che vi abitano, e normalmente quelli che vi abitano vanno piano, primo per non impolverar la macchina, e poi anche per la pericolosità. Oltre alla velocità, appunto, i fari quasi spenti e così…
P.M.: Cioè luci basse.
T.M.: Luci basse. E così vicine l’una all’altra, come se fosse un inseguimento, insomma. Poi quando… lì per lì, cioè, quando si son sentite arrivare si pensava, a volte si può incontrare dei ragazzi che fanno un po’ così, invece poi si rimase così, sbigottiti, perché non erano dei ragazzi, erano delle persone mature, di una certa età.
P.M.: Lei vide solo guidatori, o vide anche dei passeggeri?
T.M.: No, io ricordo un guidatore per ogni auto e basta.
P.M.: Può escludere che in una o nelle macchine ci fosse anche qualchedun’altro? Non lo sa.
T.M.: No.
P.M.: Andiamo avanti, mi scusi.
T.M.: Eh…
P.M.: Dopo questa scena, quest’incontro… Fu velocissimo allora.
T.M.: Fu velocissimo, fu proprio un attimo.
P.M.: Suo padre e suo marito li videro anche loro?
T.M.: Sì, loro dalla parte di là della strada, li hanno visti anche loro.
P.M.: Di queste macchine ebbe qualche impressione più puntuale su che macchine fossero, sul tipo di autovettura, su un eventuale colore, se le mise… Ebbe modo di vedere il. c’era polvere? Non lo so. T.M.: Ecco, su questo… Cioè, la scena fu talmente impressionante che io credo non si è nemmeno fatto a tempo a distinguere più di tanto anche i passeggeri.
P.M.: Di quel che…
T.M.: Però, ecco, io mi ricordo che era una macchina tipo a tre volumi la prima; e della seconda io avevo un ricordo un po’ vago, che però è sempre stato valorizzato dal mio babbo, che ora è dieci anni che è morto, però me l’hanno confermato anche la mia mamma e il mio fratello. Io ricordo benissimo che lui diceva, appunto: ‘vai a testimoniare, va, perché quella era una macchina sportiva, con la coda tronca, rossa.
P.M.: Diceva il suo babbo.
T.M.: Ecco. Io ho molto bene in mente il ricordo delle parole del mio babbo, molto di più del ricordo che ho io, ecco, dell’auto; anche perché, insomma, dopo tanto tempo così. . .
P.M.: Ho capito.
T.M.: … è un po’ difficile.
P.M.: E lei ha il ricordo di questi discorsi che faceva soprattutto il suo babbo e anche gli altri familiari che…
T.M.: Confermato dai miei familiari.
P.M.: Lei si ricorda che ora potesse essere questo incontro?
T.M.: L’ora precisa no, comunque fra le undici e mezzanotte, più o meno. Era l’ora che solitamente si veniva via.
P.M.: Senta, dalla fonte o comunque da casa di sua sorella, sua cognata, cos’era…
T.M.: Cognata e mio fratello.
P.M.: E suo fratello, a Fiesole, grosso modo a andatura normale, quanto ci mettevate voi?
T.M.: Io penso sui quarantacinque minuti.
P.M.: Quindi, se lei è in grado di dirlo, in questa strada, dal punto fonte al punto Sagginalese, in macchina a un’andatura normale quanto ci vorrà?
T.M.: Cioè, dalla fonte fino all’uscita della stradina?
P.M.: Sì.
T.M.: Ci vorrà dai dieci minuti a un quarto d’ora.
P.M.: Grazie, non ho altre domande, Presidente.
Presidente: Parti civili? Difensori? Signora, ma queste macchine erano due?
T.M.:Sì, due.
Presidente: Erano due. E il colore, come li vide lei?
T.M.:La prima chiara e la seconda rossa.
Presidente: E la seconda rossa; qual è la sportiva di cui parlava suo babbo, la prima o la seconda?
T.M.:La seconda.
Presidente: La seconda. Bene, io non ho altro, può andare, grazie.
T.M.:Prego.
Presidente: E quella a tre volumi era la prima, vero?
T.M.:(voce fuori microfono)
Presidente: La prima, parlava di un’auto a tre volumi. Era la prima.
T.M.: Sì.
Presidente: Bene.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Signora, venga qui, venga qui.
P.M.: (voce fuori microfono)
T.M.: Eh, tre volumi, con due sportelli davanti e il portellone dietro, tipo una Fiesta, insomma, una macchina cosi.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Bene.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Va bene.
P.M.: (voce fuori microfono)
T.M.: Ecco, io volevo dire l’ultima cosa. I volti di queste persone non li ricordo, però ho proprio il ricordo dell’atteggiamento di queste figure che erano…
P.M.: Dell’espressione, vuole dire.
T.M.:Dell’espressione; che proprio persone che stavano scappando dà e si vedeva che erano…
Presidente: Avevano fretta.
T.M.:… sudati, in fretta insomma;fecco, proprio…
P.M.: Lei ebbe quest’impressione qui.
T.M.:Sì.
Presidente: Bene.
T.M.:Io ebbi questa impressione, infatti quando io…
P.M.: Non erano in passeggiata, vuol dire.
T.M.:No. Quando io andai a fare la prima testimonianza, andai proprio con l’intenzione di segnalare due guardoni che probabilmente avevano visto qualcosa, ecco.
P.M.: Lei li…
T.M.:Perché magari andavano ricercati perché secondo me avevano visto qualcosa.
P.M.: Lei l’ha sempre detto, onestamente, signora. Son passati tanti, ma ha sempre detto questo.
T.M.:Sì.
P.M.: Bisogna riconoscerlo, siamo noi che abbiamo avuto notevole difficoltà a farglielo dire nel tempo.
T.M.:No, no, insomma…
P.M.: È così.
T.M.:Okay.
Presidente: Va bene, signora, può andare. Grazie.
T.M.: Prego.

Presidente: Chi altro teste c’è?
P.M.: Sentiamo, Presidente,
Presidente: Pasquini Pietro.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Come si chiama lei?
P.P.: Pasquini Pietro.
Presidente: Senta, vuole essere ripreso dalle telecamere, oppure ha difficoltà?
P.P.: È uguale, non c’è problema.
Presidente: È uguale. Allora nessuna difficoltà. Dov’è nato lei signor Pasquini?
P.P.: A Xxxxxxx
Presidente: Quando è nato?
P.P.: XX/XX/XX
Presidente: XX/XX…
P.P.: XX/XX/XX
Presidente: XX/XX/XX. E risiede dove, a Xxxxxx?
P.P.:A Xxxxxx
Presidente: Legga quel foglio che ora gli viene porto.
P.P.:Ci vedo poco. Come c’è scritto…
Presidente: Ad alta voce, ad alta voce.
P.P.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di guanto è a mia conoscenza.”
Presidente: Si impegna a dire tutta la verità e a nascondere nulla di quello che sa. Va bene?
P.P.: Sì, grazie.
Presidente: Ecco, questo è l’impegno solenne che ha assunto questa mattina. Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Signor Pasquini, può spiegare innanzitutto alla Corte qual è la sua attività? Che lavoro fa lei?
P.P.: Faccio il macellaio.
Presidente: Senta, signor Pasquini, lei conosce il signor Rontini?
P.P.: Sì.
P.M.: Dove abita?
P.P.: Io abito a Xxxxxx
P.M.: All’epoca dell’omicidio della figlia del Rontini e dello Stefanacci, abitava a Xxxxxx, o…
P.P.: Sempre a Xxxxxx
P.M.: Sempre a Xxxxxx. Senta, lei ricorda di essersi trovato a casa del Rontini il giorno seguente e di aver fatto qualche racconto, qualche constatazione con lui? Ce lo vuole spiegare?
P.P.: No, io sono andato dai Rontini il lunedì, il lunedì, a casa sua. Perché ci andavo… Prima si andava anche a mangiarci con loro.
P.M.: Ah.
P.P.: Sono gente che… Insomma, brave, capito? E nulla, glielo dissi io. Ero stato a lavar la macchina in quel posto e ci avevo trovato delle… delle goccde di sangue che andavano di là dalla Sieve.
P.M.: Sulla strada? O nella Sieve?
P.P.: Allora, partivano dalla strada, poi andavano giù giù e attraversavano la Sieve a parte di là. Perché il greto era molto asciutto, ha capito? Io gli dissi in quella maniera lì, la sera quando andai a trovare il Rontini.
P.M.: Il lunedì.
P.P.: Il lunedì, bravo.
P.M.: E lei quando le aveva viste queste macchie?
P.P.: Io le avevo viste…
P.M.: Lei ci va la sera del lunedì.
P.P.: Lunedì.
P.M.: Sì.
P.P.: Sì, io le avevo viste…
P.M.: Il giorno, la mattina?
P.P.: La sera, la sera.
P.M.: Il pomeriggio, quando…
P.P.: Sì, sì.
P.M.: Senta una cosa: lei ricorda se avvertiste i Carabinieri di questo fatto?
P.P.: C’era un mio amico lì che avvertì subito i Carabinieri.
P.M.: Il suo amico come si chiamava?
P.P.: È quello che venne a testimoniare. 
P.M.: Bartolini.
P.P.: Bartolini, sì.
P.M.: Era anche lui dai Rontini? O era con lei?
P.P.: No, no, si era tutti dal Rontini, quella sera lì, si…
P.M.: Io le voglio chiedere: di questo rinvenimento di queste macchie quella sera, lei… avvertiste i Carabinieri?
P.P.: Io, in casa di Rontini vennero subito i Carabinieri. Cioè, furono avvertiti subito i Carabinieri e siamo andati dentro a vedere tutto il fatto.
P.M.: Quindi voi, avvertiti i Carabinieri, siete andati con i Carabinieri il lunedì a vedere quelle macchie.
P.P.: Esatto, esatto.
P.M.: E gliele avete fatte vedere.
P.P.: Sì, sì.
P.M.: I Carabinieri cosa fecero?
P.P.: I Carabinieri credo abbiano preso… Ora non mi ricordo quando, ora è 13 anni, presero delle…
P.M.: Delle pietre.
P.P.: Delle pietre., che c’éra delle gocce di sangue.
P.M.: Lei ricorda chi era, il nome del maresciallo?
P.P.: Il maresciallo era… il maresciallo Muratta, però stava a Borgo San Lorenzo.
P.M.: Era con altri Carabinieri quando presero queste pietre?
P.P.: Sì, sì. Sì.
P.M.: Senta un po’, se io le faccio vedere la strada e la zona, lei è in grado… Ecco, vediamo se riesce… La riconosce quella strada lì?
P.P.: Sì, sì.
P.M.: Eh?
P.P.: Sì.
P.M.: Lei riconosce… Ci sono due frecce: una sulla destra e una sulla sinistra. Eh?
P.P.: Sì.
P.M.: A leggere la didascalia, sulla destra c’è la piazzola, sulla sinistra c’è il fiume.
P.P.: Esatto.
P.M.: Ecco, lei dove era e dove aveva visto… Lei quindi era stato al fiume a lavar la macchinai?
P.P.: Sì.
P.M.: Dove aveva visto le macchie?
P.P.: Le macchie… Io avevo visto le macchie, siccome c’era tante di quella gente, e poi gli feci a quei ragazzi: ‘ma guarda qui, una gocciola di sangue qui… un’altra qui, un’altra lì’, e poi le andavano a Sieve, queste gocce di sangue.
P.M.: Quindi, le macchie le aveva viste sulla strada asfaltata.
P.P.: Ecco, bravo, sì.
P.M.: E poi andavano sulla Sieve.
P.P.: E le andavano sulla Sieve. Perché le riperdevano, perché non era asfaltata…
P.M.: E andavano fino ail’acqua, fino…
P.P.: Andavano alla parte di là della Sieve, perchè era molto asciutta la Sieve.
P.M.: Senta una cosa: e i Carabinieri vennero proprio lì, gliele fece vedere?
P.P.: No, venne i Carabinieri, venne un affare di gente… Cioè, Polizia, c’era stato la DIGOS. Perché non so che…
P.M.: Insomma, vennero in parecchi per questo vostro…
P.P.: Sì. E poi mi interrogarono… se avevano sentito… Cioè, fecero la prova del colpo della rivoltella…
P.M.: Quella è un’altra cosa.
P.P.: Ah.
P.M.: Lei ricorda, quindi, che queste macchie le aveva viste per primo lei e li accompagnò lì. E insieme c’era questo Bartolini Luciano e sicuramente, di questi Carabinieri, si ricorda questo maresciallo La Muratta di Borgo.
P.P.: Sì.
P.M.: Presidente – così, per informazione della Corte – al maresciallo La Muratta e ai Carabinieri, è stato chiesto questo particolare. E il maresciallo, mi sembra di ricordare – non vorrei fargli torto – è deceduto; dei Carabinieri e di questo accertamento, purtroppo non c’è alcun tipo di Questo è il fatto storico relativo agli atti fatti allora. Lei dice che insieme a questo maresciallo La Muratta c’erano parecchi Carabinieri.
P.P.: Parecchi Carabinieri, sì. Molti, perché poi chiusero la strada lì per lì, perché vollero riprovare tutta la scena. Io non avevo neanche… Poi mi tennero lì un paio d’ore.
P.M.: E fu, lei ricorda se avete scritto qualcosa? Se fu fatto un verbale?
P.P.: No, no.
P.M.: Non fu fatto verbale.
P.P.: No. Di me no.
P.M.: Né di lei…
P.P.: Niente.
P.M.: Né per lei, né per il Bartolini Luciano.
P.P.: Ma io il Bartolini non lo so, ma io…
P.M.: Per lei non fu fatto il verbale. Ricorda la grandezza di queste macchie?
P.P.: Beh, c’era qualche piccolina, un po’ piccola, un po’ più grande…
P.M.: Quelle sul fiume erano più grandi?
P.P.: C’era delle pie… molti sassi grandi, c’era delle belle piastre così di sangue, sì.
P.M.: E i Carabinieri, dice, presero delle pietre.
P.P.: Presero ‘ delle pietre. Poi io non ho risaputo niente… Insomma, io non ho mica…
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
P.P.: Prego.
Presidente: Parti civili? No, no, aspetti, aspetti. I difensori degli imputati?
Avvocato Bagattini: Una precisazione, signor Presidente. Queste macchie di sangue erano concentrate in una certa zona, oppure seguivano un percorso?
P.P.: Seguivano il percorso.
Presidente: Ha detto che dall’asfalto andavano verso la Sieve.
Avvocato Bagattini: È in grado di dire più o meno quanti metri fosse lungo questo percorso?
P.P.: Beh, una era qui, una… Ogni, nel pezzettino dov’è lo sfalto, era una qui, una a un metro e mezzo-due, poi un’altra e poi un’altra.
Avvocato Bagattini: Ecco, in tutto, fra la prima e l’ultima macchia di sangue, che tratto era, quanto era lungo?
P.P.: C’è un tratto di strada. Poi dopo la si devia per andare…
Avvocato Bagattini: Ho capito. Ma vogli dire, come lunghezza, quanto poteva essere?
P.P.: Sarà… non so, una decina di metri.
Avvocato Bagattini: Una decina di metri.
P.P.: Sì.
Avvocato Bagattini: Grazie.
P.M.: Scusi, l’ultima cosa, per vedere se è stato chiarito a sufficienza: le macchie sull’asfalto nascevano dalla piazzola dove c’era stato il delitto?
P.P.: Esatto.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Venivano dalla piazzola?
P.P.:Sì.
Presidente: Attraversavano la strada.
P.P.: Sì, sì, venivano dalla piazzola. Poi c’era…
P.M.: Presidente, un teste a riscontro del racconto di Lotti.
Presidente: Va bene. Altre domande?
P.M.: Non ho altre domande, Presidente.
Presidente: Può andare, grazie.

P.M.: Sentiamo Bartolini.
Presidente: Come si chiama lei?
L.B.: Bartolini Luciano.
Presidente: Vuole essere ripreso dalle telecamere o no?
L.B.: No, non mi interessa.
Presidente: Eh?
L.B.: No.
Presidente: No. Bene. Allora, niente telecamere. Dove è nato?
L.B.: A Xxxxx
Presidente: Quando? Quando è nato?
L.B.: Il XX/XX/XX.
Presidente: XX/XX/XX, residente?
L.B.: ‘XX.
Presidente: ‘XX. Risiede?
L.B.: A Xxxxxx.
Presidente: Prego. Legga ad alta voce.
L.B.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo Con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di guanto è a mia conoscenza.”
Presidente: Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Signor Bartolini, può spiegare innanzitutto alla Corte qual è la sua attività lavorativa?
L.B.: Bronzista.
P.M.: Senta, lei conosce il signor Rontini?
L.B.: Sì.
P.M.: E il giorno in cui fu scoperto l’omicidio, il lunedì successivo, lei si trovava in casa… andò a trovare il Rontini?
L.B.: Cioè, sì. Andai in casa del Rontini, ma Renzo non c’era. Cioè, era fuori sede, mi sembra.
P.M.: Lei ricorda se la sera del lunedì arrivò qualcuno e parlò di aver fatto un rinvenimento di macchie sulla…?
L.B.: Sì.
P.M.: Ci può spiegare esattamente come andarono le cose?
L.B.: No, c’erano delle persone lì in giardino di Renzo, di’ Rontini che parlavano di’ più e di’ meno. E sentii queste persone che dicevano che avevan visto delle tracce di sangue che andavano dalla piazzetta dove è successo il fatto, insomma, che andavano lungo la strada comunale e poi andavano giù in un’altra strada più piccola che andava giù al filarne. Così, gli chiesi se l’avevan detto ai Carabinieri o alla Polizia, un so.
P.M.: Se queste persone che facevano questo racconto, se l’avevano detto…
L.B.: Se l’avevan detto. Dice: ‘no, un s’è detto niente’. Allora io gli dissi: ‘ma, proviamo a sentire se l’hanno viste’. Allora, li accompagnai alla caserma e…
P.M.: Andaste chi alla caserma? Lei…
L.B.: Lei, mi sembra e altre due persone.
P.M.: Cioè, lei signor…
L.B.: Io e altre…
P.M.: Il signore che c’era prima?
L.B.: Sì.
P.M.: Sì.
L.B.: E un altro mi sembra.
P.M.: Non ricorda chi era questo terzo?
L.B.: No, ora io, così…
P.M.: E quindi andaste dai Carabinieri di dove?
L.B.: Lì in paese, a Vicchio.
P.M.: A Vicchio.
L.B.: Però, mi sembra siccome che fosse stato dopo le sette, e pertanto non. fanno servizio, risposero…
P.M.: I Carabinieri a Vicchio non c’era nessuno.
L.B.: No. Ci saranno stati sicuramente.
P.M.: Però non le…
L.B.: Non rispondano al campanello dopo una cert’ora.
P.M.: E quindi cosa successe?
L.B.: Risposero da, credo, dalla stazione di Borgo San Lorenzo.
P.M.: Cioè, c’era la citofonica. Quella che si dice stazione citofonica.
L.B.: Sì, preciso.
P.M.: Suonaste e vi rispose una voce…
L.B.: Sì. E ci diedero l’appuntamento che sarebbero venuti loro a…
P.M.: Cioè, gli spiegaste il fatto…
L.B.: Sì, preciso.
P.M.: E vi dettero appuntamento dove?
L.B.: Lì davanti al teatro Giotto, mi sembra.
P.M.: A Vicchio?
L.B.: Sì, a Vicchio.
P.M.: Arrivarono i Carabinieri?
L.B.: Sì.
P.M.: Erano parecchi?
L.B.: No, venne una volante mi sembra.
P.M.: Bene. Poi cosa faceste?
L.B.: Si montò sopra la volante e ci portarono a i’ posto dove l’era successo il fatto.
P.M.: Gli faceste vedere lei le vide, cioè?
L.B.: Sì, ci fecero aspettare un pochinino.
P.M.: Andarono prima loro?
L.B.: No, perché c’era lì… un so, avevan chiuso la strada, un so icché facevano. Si andò lì…
P.M.: C’era qualche sopralluogo, qualche altra…
L.B.: Sì, c’era un sopralluogo. Io le vidi per la prima volta queste macchie. C’era queste macchie…
P.M.: Le vide lei?
L.B.: Anch’io le vidi.
P.M.: Ce le vuole…
L.B.: Ce n’era poche.
P.M.: … ci vuole descrivere cosa vide lei.
L.B.: Mah, c’era per dire una gocciola di sangue qui, poi nello sterrato se ne vedeva più poco, perché il giorno c’era stato…
P.M.: Nello sterrato della piazzola.
L.B.: Della piazzola, c’era più…
P.M.: C’era rimasto poco. Invece sull’asfalto?
L.B.: Sull’asfalto c’erano e poi c’erano giù, sul greto diciamo del fiume
P.M.: Verso l’acqua.
L.B.: Sì.
P.M.: Queste sul greto le vide meglio? Erano più grandi, più piccole…
L.B.: Era come se uno c’avesse appoggiato qualcosa ecco. L’era più, 1’erano più grosse.
P.M.: Più grosse.
L.B.: Quell’altre l’erano gocciolette.
P.M.: Allora, quelle lungo la strada eran come se gocciolato.
L.B.: Sì.
P.M.: Quelle al fiume era come se fosse…
L.B.: Se fosse appoggiato qualcosa.
P.M.: Lei lo ricorda, ha vivo questo ricordo?
L.B.: Sì.
P.M.: E i Carabinieri le videro, presero le pietre, fecero delle foto?
L.B.: Che cosa fecero dopo non lo so, perché a quel punto questi due signori rimasero lì. Perché io praticamente li avevo accompagnati, ecco. Un è che… Il mio lavoro l’era stato quello che… di informare i Carabinieri, ecco.
P.M.: Avvertire i Carabinieri.
L.B.: Poi, a qui’ punto mi mandarono, mi fecero riaccompagnare in paese.
P.M.: E rimasero gli altri.
L.B.: E rimasero gli altri.
P.M.: Cosa fecero non lo sa.
L.B.: No, non lo so. Cioè, lo so pe’ i giornali icché l’era successo…
P.M.: Ho capito.
L.B.: Così, ma non che abbia visto…
P.M.: Lei ricorda questi Carabinieri se ne vennero altri, chi potevano essere?
L.B.: Mah, ora così… son passati tanti anni, non saprei.
P.M.: Bene.
L.B.: Perché poi l’è una cosa la passa, perché… in pratica una volta detto…
P.M.: Se ne devono occupare loro.
L.B.: Ecco.
P.M.: Non ho altre domande. Grazie.
Presidente: Parti civili? 
Avvocato: No, grazie.
Presidente: I difensori degli imputati? Avvocato Bagattini.
Avvocato Bagattini: Se si ricorda, ha detto che erano due i Carabinieri intervenuti? Quelli con i quali prendeste appuntamento di fronte…
L.B.: Eh, ora non mi ricordo. Così, se erano due o uno… ma sicuramente saranno stati due.
Avvocato Bagattini: Non si ricorda se c’era qualche sottufficiale o erano Carabinieri semplici?
L.B.: No, così non… Mi ricordo di un nome.
Avvocato Bagattini: Lo dica.
L.B.: Cioè, però lì sono incerto.
Avvocato Bagattini: Eh, lo dica.
L.B.: Perché è un nome di città: o Racusa o roba del genere. Uno di questi Carabinieri.
Avvocato Bagattini: Lei attribuisce a uno dei Carabinieri intervenuti quella sera?
L.B.: Sì.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Ed era, e venivono da Borgo San Lorenzo.
L.B.: Sì.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
L.B.: Cioè, penso di Borgo San Lorenzo perché il comando più vicino è Borgo San Lorenzo.
Avvocato Bagattini: Ecco, lei si ricorda se evidentemente via radio quei Carabinieri chiesero l’intervento di altri colleghi o comunque si misero in contatto con altri comandi dei Carabinieri?
L.B.: No, no. Non saprei. Dirrei una cosa che non mi ricordo bene, ecco.
Avvocato Bagattini: E comunque lei esclude che quella sera, quando andaste sul posto siano intervenuti altri Carabinieri poi?
L.B.: Ma ce n’era già tanti lì, eh.
Avvocato Bagattini: Già lì ce n’erano?
L.B.: Sì, sul posto ce n’era… cioè, i Carabinieri, c’era… persone ce n’era tante lì.
Avvocato Bagattini: Ed era recintato il posto? Non si poteva entrare?
L.B.: Sì, l’era chiuso, la strada.
Avvocato Bagattini: Era chiusa. Quindi erano tutte persone in qualche modo, addette ai lavori?
L.B.: Eh, appunto. Penso.
Avvocato Bagattini: E lei si ricorda se questi Carabinieri che erano con voi, fecero presente anche agli altri addetti ai lavori della presenza di queste macchie?
L.B.: Io so che si aspettò un po’ lì, perché un so come… c’eran delle transenne. S’aspettò lì in macchina mi ricordo, che dopo un pezzetto perché ci chiamarono dopo. Sicché ne avranno parlato sicuramente.
Avvocato Bagattini: Ma vi chiamarono i soliti Carabinieri che erano…
L.B.: Sì, vennero lì e con altre persone però non so chi erano…
Avvocato Bagattini: Con altre persone.
L.B.: Sì.
Avvocato Bagattini: Grazie.
P.M.: Presidente, così per chiarimento degli atti, l’unica cosa che risulta sicura dagli atti è che quella sera, e presumo quindi le altre persone a cui si riferisce il teste, non quelle intervenute con loro, furono incaricate di fare un esperimento giudiziario quella sera per vedere se sparando dei colpi le persone vicine potevano sentire nelle case vicine quei rumori; in quanto nessuno diceva di… non c’erano… Quindi, quella sera sembra da questo racconto in concomitanza dalla lettura degli atti che sia praticamente nello stesso grossomodo periodo o nell’organizzazione di quell’esperimento di P.G. che fu fatto e che risulta dagli atti.
Presidente: Comunque, i rapporti che fece a suo tempo alla stazione dei Carabinieri di Vicchio, nulla parla…
P.M.: Nulla di questo parla.
Presidente: Parla di tanti altri testimoni che…
P.M.: Di questo niente.
Presidente: … non riferisce nulla.
P.M.: L’abbiamo saputo in questo modo.
Presidente: Bene. Avvocato… 
Avvocato Pellegrini: Presidente, mi scusi una precisazione da parte del teste. Sono l’avvocato Pellegrini, parte civile per Rontini. Questo carabiniere di cui lei ricorda vagamente il nome, invece che Ragusa può darsi che si chiamasse o che si chiami tuttora Siracusa?
L.B.: Può darsi benissimo. Cioè, gliel’ho detto…
Presidente: Un nome di città ha detto. 
Avvocato Pellegrini: Nome di città per l’appunto sempre siciliano.
Presidente: Si, sì.
L.B.: Ora, così, gli dirrei una cosa… 
Avvocato Pellegrini: Lei non sa se questa persona ora è maresciallo dei Carabinieri a Ronta?
L.B.: No, un lo so. Ora, mi capisce, io lo seppi lì perché parlavan fra sé e chiesero, e dissero questo nome.
P.M.: Presidente, lo possiamo accertare facilmente e chiedere l’ammissione come teste di almeno il maresciallo Siracusa esiste.
Presidente: Esiste?
P.M.: Come teste di…
Presidente: E facciamolo venire.
P.M.: Certo.
Presidente: Come no! Senta, Pubblico Ministero ma il suo ufficio ha fatto gli accertamenti su questo punto o no?
P.M.: Certo e ci hanno risposto che il maresciallo, 1′ altro è deceduto. Ora vado un attimo… Presidente, non mi faccia dire cose di cui non ho perfetta conoscenza. Il secondo nominativo non ho ancora la possibilità di riscontrarlo. L’abbiamo oggi…
Presidente: Va beh, Siracusa. Va bene, si può citare.
P.M.: Il Pubblico Ministero all’epoca…
Presidente: Va bene.
Avvocato Bagattini: Dicevo signor Presidente…
Presidente: Dica.
Avvocato Bagattini: Se il teste è in condizione di dare una descrizione…
Presidente: No, non sento.
Avvocato Bagattini: Dicevo: se il teste è in condizione di dare una descrizione della persona che lui ricorda avesse il nome di città, Ragusa, Siracusa, Venezia, quello che è.
L.B.: So che è… cioè, mi ricordo che all’epoca era una persona giovane. Non so quant’anni ci… Non so ora di preciso…
Presidente: Era sotto ai 40 anni? Sotto i 40 anni?
L.B.: Sì, sì. Sotto i 40 anni. 
Presidente: Bene.
L.B.: Poi, non mi misi a guardare il colore dei capelli e roba di’ genere.
Presidente: Si capisce. Non è quello che ci interessa. Va bene.
L.B.: Sì.
P.M.: Presidente, proporrei alla Corte, dato che io ho finito coi testi di sentire subito su queste circostanze il signor Rontini cosa ricorda di questi fatti. Se… è esclusivamente sul fatto se il nome del carabiniere se lui sa qualcosa.
Presidente: Di questo carabiniere?
P.M.: Certo. Se il teste ora ci ha detto qua che è presente in aula…
Presidente: … lui.
P.M.: Benissimo.
Presidente: Bene. Perché no? Avanti può andare lei signor Rontini.
Avvocato Bagattini: Stavo facendo la stessa richiesta.
Presidente: Signor Bartolini.
P.M.: Innanzitutto sull’episodio cosi come è raccontato da questi testi.

Presidente: Venga signor Rontini.
P.M.: Secondo, se è possibile tramite il suo ricordo focalizzare chi potessero essere questi Carabinieri. E se lui ha visto le macchie.
Presidente: Venga signor Rontini, venga. Già qualificato in atti, sotto il vincolo dell’impegno già assunto nelle scorse udienze lei depone di dirci la verità.
R.R.: Sì, senz’altro.
Presidente: Ecco. Il Pubblico Ministero già le fatto domanda e l’ha sentita.
P.M.: Signor Rontini lei ricorda qualcosa di questo episodio di questi due suoi amici o anzi, l’amico, se non sbaglio, era solo il Pasquini che le riferì questo…
R.R.: Gli amici erano tutti e due.
P.M.: Chiedo scusa.
Presidente: Parli al microfono.
P.M.: Chiedo scusa. “sono suoi amici” non volevo assolutamente fare giudizi su questo vostro rapporto.
R.R.: No. Che erano venuti quella sera dopo quello che era successo a confortarci e starci vicini, che non era semplice sinceramente. Sono Pietro, mi pare, Boncini…
P.M.: Pasquini semmai.
R.R.: Pasquini, va bene. Pasquini viene…
P.M.: Il macellaio di Dicomano, giusto?
R.R.: …che è il macellaio di Dicomano, venne a casa mia e poi mi raccontò di aver visto delle gocce di sangue che dalla piazzola, dalla fine della piazzola attraversavano la strada fino alla Sieve. Vorrei essere preciso che la Sieve in quei giorni lì c’era una gocciola d’acqua perché era stato molto caldo e il filare si era seccato tutto.
P.M.: Quindi, l’acqua era solo nel centro.
R.R.: Sì, appena, appena. Ma sarà stato cinque centimetri. A quel punto lì, io chiesi: ‘figlioli, chiamate i Carabinieri, avvisate loro’. Lei può capire in che condizioni uno…
Presidente: Si capisce.
R.R.: … si trova. ‘Chiamatemi i Carabinieri, andate a vedere. Pietro fagli vedere dove hai visto’ Con Boncini andò anche Bartolini che chiamarono i Carabinieri e andarono, li portarono sul posto dove…
P.M.: Ci andò anche lei? No?
R.R.: No. Perché un ce la facevo. Li portarono sul posto tanto più che io non avevo visto niente e loro avevan visto, di conseguenza avevo fiducia di quello che diceva sia Boncini che Bartolini che sono due persone serissime e non ci sarebbero…
P.M.: Non lo dubitiamo.
R.R.: … imbarcati in fatti che non era a loro conoscenza. Riguardo al carabiniere, credo che fosse a quell’epoca brigadiere Siracusa che era nella stazione di Borgo e che ora credo che sia maresciallo nella stazione di Ronta
P.M.: Senta…
R.R.: Questo signor Siracusa poi è venuto successivamente a casa mia, diverse volte.
P.M.: E gli ha parlato di queste macchie?
R.R.: M’aveva detto che avevano fatto un sopralluogo, sì.
P.M.: Gliel’ha ammesso che avevano fatto questo sopralluogo?
R.R.: No.
P.M.: Ah. Non…
R.R.: Non s’è parlato.
P.M.: Non ne avete parlato.
R.R.: Veniva per altre informazioni.
P.M.: Questo altro carabiniere La Moratta o La Muratta…
R.R.: Questo altro carabiniere…
P.M.: Esiste.
R.R.: … esisteva, era maresciallo nella caserma di Borgo e è deceduto qualche anno fa.
P.M.: Non ho altre domande, grazie Presidente. Mi sembra chiarito.
Presidente: Ah, aspetti, aspetti. Voleva fare una domanda l’avvocato.. .
Avvocato Bagattini: Non ho capito bene, signor Rontini. Il maresciallo Siracusa le disse che aveva saputo di queste macchie?
R.R.: C’era stato.
Avvocato Bagattini: Ah, le disse che c’era stato.
R.R.: C’era stato a fare il sopralluogo quella sera.
Avvocato Bagattini: Ecco, ma dico glielo disse lui o come lo seppe lei?
R.R.: Io come l’ho saputo? Da Bartolini e da…
Avvocato Bagattini: Ah, ecco. Bartolini le disse che era venuto questo…
R.R.: Sì, era venuto questo brigadiere che era senz’altro Siracusa.
Avvocato Bagattini: “Che era senz’altro” come fa a dirlo? Mi scusi?
R.R.: Perché operava a Borgo nella squadra lì.
P.M.: Pensa che perché era lì.
Avvocato Bagattini: No, pensavo che fosse…
R.R.: No, perché Siracusa per un periodo s’è interessato delle indagini.
Avvocato Bagattini: Però Siracusa non le ha mai detto che aveva fatto questo…
R.R.: Siracusa… e altre. In quel periodo lì però che erano stati a fare i rilievi.
Avvocato Bagattini: Ecco, neanche successivamente…
R.R.: Perché erano stati a fare i rilievi ma non mi ha dato tante spiegazioni.
Avvocato Bagattini: Bene, grazie.
Presidente: Va bene, può andare signor Rontini.
R.R.: Grazie.
Presidente: Mi sembra, a questo punto…
P.M.: Non ci sono altri testi.
Presidente: A questo punto senza voler anticipare niente, ma siccome un testo di riferimento importante…
P.M.: Chiediamo di…
Presidente: … si può, se siete d’accordo, ricercare e portare in aula questo teste.
P.M.: Senz’altro, Presidente…
Presidente: Bene?
P.M.: …e anche altri se eventualmente venissimo a appurare.
Presidente: Quanto prima. Va bene.
P.M.: Di accertamenti su carta documentali, io non ne ho trovati.
Presidente: Bene.
P.M.: Può darsi esistano, ma io li ho cercati e non li ho trovati.
Presidente: No, questo brigadiere Siracusa…
P.M.: Esiste.
Presidente: …è alla stazione di Borgo.
P.M.: Esiste, Presidente.
Presidente: Bene. Senta, a questo punto ci sono altri testi?
P.M.: No, Presidente.
Presidente: Allora si va a lunedì mattina, che giorno viene? Lunedì 7 alle ore 9.00.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Nuova traduzione del Vanni. L’udienza è tolta.

4 Luglio 1997 14° udienza processo Compagni di Merende

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