Elisabetta Ciabani una ragazza fiorentina di 22 anni, nata a Firenze il 31/1/1961 e residente a Firenze in via del Ponte All’Asse 13, studentessa al secondo anno di Architettura. Ha sostenuto da pochi mesi una prova per un concorso alla Regione per un impiego stabile. Sino a quel momento aveva fatto vari lavori part-time in uffici di Import-Export. Impegnata con la Chiesa di San Jacopino dove svolgeva del volontariato per l’assistenza degli anziani. Viene uccisa la domenica del 22 agosto 1982, tra le 8,30 e le 9,30, presso La Baia Saracena (residence), di Sampieri a pochi chilometri da Scicli, sul litorale della provincia di Ragusa.

La ragazza parte per le vacanze, dalla sua abitazione di via del Ponte All’Asee 13, il 30 luglio 1982 assieme alla sorella Giovanna Ciabani, 40 anni, a bordo di una FIAT Panda rossa di Giovanna. Pernottano a Battipaglia (Salerno) per raggiungere Sampieri il 1 Agosto 1982. Vengono raggiunti il 3 agosto dalla mamma delle due ragazze e dal fratello Riccardo Ciabani partiti in treno da Firenze. Sempre il 3 agosto arrivano con l’aereo a Catania Silvano Rotoli di 52 anni, fidanzato di Giovanna e sua madre ottantaseienne Jolanda. Il 14 agosto Riccardo e la madre, terminata la vacanza, rientrano a Firenze in treno. Infine sono raggiunti il 16 agosto dalla figlia di primo letto di Rotolo, Lorena Rotolo di 29 anni.

Il 21 agosto alle 7 di mattina Silvano, Giovanna e Lorena partono per Palermo con previsione di stare lontani 2 giorni. Giovanna e Silvano sarebbero dovuti tornare dopo un paio di giorni a Sampieri, mentre Lorena doveva prendere un aereo per Pisa e rientrare a Firenze.

Rotolo a tarda sera del 21 telefona da Palermo per avere notizie della mamma: “Tutto bene“, aveva risposto Elisabetta.

Alle 8.00 di domenica mattina il 22 agosto la portinaia del residance vede Elisabetta dirigersi verso la lavanderia del residence posta sul tetto dello stesso.

Alle 9.30 Elisabetta Ciabani viene ritrovata morta nella lavanderia che si trova nel terrazzo lastricato sopra il tetto del residence.

La stessa mattina arriva la seconda telefonata di Rotolo per avere notizie della madre e apprendono l’agghiacciante notizia: “Rientrate subito a Sampieri, è successo qualcosa di grave”.

Elisabetta è stata ritrovata nuda, riversa sul fianco destro, il costume era arrotolato, in parte sotto al suo corpo, in una pozza di sangue nella lavanderia.

Il medico legale accerterà che la morte è stata causata da due coltellate, una al cuore e l’altra al pube. Il coltello, con una lama lunga sedici centimetri, è stato affondato interamente nel corpo della ragazza, addirittura è penetrata una parte del manico. Le ferite si possono cosi descrivere: “lunga ferita alla parete addominale con direzione dall’alto verso il basso fino a raggiungere il pube; tre ferite poco profonde sempre all’addome; ferita al torace con penetrazione della lama tra le costole all’altezza della mammella sinistra con conseguente perforazione di cuore e polmone; ferita al braccio sinistro.” Il medico legale accerterà anche una contusione al pube, ricorda quella di un calcio, e il fatto che la ragazza era vergine.

Non vengono ritrovate impronte digitali sul coltello. Nemmeno quelle della stessa Elisabetta Ciabani, il che pare strano dato che in prima istanza, sostenuta dai commenti della gente, prende campo l’idea di un “suicidio anomalo”. Nei giorni successivi si pensò che il coltello era stato comprato dalla stessa Elisabetta e questo avvalorava la tesi del suicidio, ma in realtà il piccolo supermercato li vicino non aveva in vendita quel coltello.

Sinceramente definirlo solo “anomalo” come suicidio mi sembra riduttivo. I suicidi strani sono frequenti, ma immaginare una ragazza, che fino al giorno prima era tranquilla, recarsi in una lavanderia, denudarsi e buttare a terra il costume, assestarsi un colpo sugli addominali tale da lasciare una ecchimosi che ricorda un calcio, poi si ferisce al braccio sinistro, pratica tre ferite leggere all’addome, poi si apre il ventre dall’alto verso il basso sino al pube, con fuoriuscita degli intestini, ed infine si vibra una coltellata sulla poco sopra la mammella sinistra, cosi violenta da far penetrare 16 cm. di lama e una parte del manico raggiungendo il cuore e polmone. Infine, prima di morire con un coltello piantato nel cuore, pulisce il manico del coltello da ogni impronta. Suicidio anomalo? Siamo seri.

Anche una prima analisi del medico legale tende ad avvalorare questo pensiero, un suicidio. La tesi del suicidio non convince tutti e tra questi il maresciallo Giovanni Fontana, allora capo della polizia giudiziaria della Procura di Modica, competente per territorio. Il giudice Severino Santiapichi che si occupò del caso aveva ospite presso di se, Vincenzo Tricomi procuratore di Firenze, e notando le ferite in prossimità del pube e della mammella sinistra interessò Tricomi in quanto gli ricordavano gli omicidi del MdF. Tricomi decide di inviare le fotografie del corpo della Ciabani a Firenze dove fu eseguita una analisi da Maurri/Maurini i quali lo verbalizzarono, incredibilmente, come suicidio.

La ragione per cui il delitto della Ciabani si lega al MdF è veramente una combinazione particolare. Si genera da un magistrato che trovandosi davanti a questa strana morte, dove le ferite possono ricordare quelle del MdF, la ricollega alle vicende fiorentine; l’effetto combinazione si amplifica considerando che proprio ospite di questo magistrato è presente il procuratore di Firenze. Il giudice che si occupa del caso è Severino Santiapichi e l’ospite presso di lui è Vincenzo Tricomi procuratore di Firenze. La combinazione è evidente dato che questo evento avviene molto lontano da Firenze, in Sicilia, ma la ragazza uccisa è fiorentina e si sospetta che avesse un “contatto” con la Susanna Cambi. Probabilmente se non ci fosse stata la combinazione della presenza di Tricomi mai la sua morte sarebbe stata collegata al MdF. 

L’unico che non si adattò a questa risultanza, il suicidio, fu il maresciallo Giovanni Fontana che prosegui le indagini per quattro anni recandosi anche a Firenze. Fontana in una intervista ricorda: “La ragazza fu rinvenuta supina con il coltello conficcato nel petto. La ferita al basso ventre era comunque diversa dall’altra causata da un coltello da cucina. La ferita al pube era come fosse stata provocata da un bisturi. Il coltello da cucina che fu ritrovato non avrebbe potuto fare un taglio di quel tipo, quasi chirurgico. E mi pare sin troppo strano che una che si dà una coltellata al pube di quel tipo possa poi trovare la forza per darsene un’altra al cuore, facendo penetrare nel suo corpo circa sedici centimetri di lama”. Inoltre aggiunge, come risultanze delle sue indagini “Il medico legale accertò che la ragazza era vergine. Abbiamo anche saputo che aveva quasi paura degli uomini, un carattere chiuso, riservato, quasi scontroso, era taciturna. Si era fatta notare poco anche all’Università“.

Altro particolare anomalo è il fodero del coltello trovato insanguinato sul ripiano della lavatrice che invece risultava pulita e senza alcuna macchia di sangue. Appare evidente che se il fodero è insanguinato sia stato posato dopo aver inferto le ferite e appare strano che la ragazza ferita a morte abbia fatto un paio di metri per poggiare il fodero sulla lavatrice, ovviamente senza macchiarla di sangue.

Il cognato della vittima Silvano Rotolo rincara la dose: “Quello che è certo è che la ragazza non si è suicidata, come hanno voluto farci credere gli inquirenti siciliani. Elisabetta probabilmente ha visto o ha saputo qualcosa che non doveva sapere. Penso che si fosse portata da Firenze qualche suo pensiero… C’era qualcosa di oscuro che noi non sapevamo“.

A Firenze comincia a girare la voce che la Susanna Cambi e la Elisabetta Ciabani erano amiche. Questo dato non trova però riscontro in quanto sia gli amici intimi della Ciabani che la madre della Cambi smentiscono la frequentazione fra le due ragazze, anche se di questa smentita non abbiamo trovato un riscontro, solo voce di corridoio?

Le due giovani fiorentine non è detto che si frequentassero, ma di vista molto probabilmente si conoscevano avendo abitato davvero molto vicine l’una dall’altra. Era ipotizzabile che frequentando gli stessi luoghi (bar, giardini, ritrovi ecc.) il volto di una non era sicuramente ignoto all’altra e viceversa, e forse si conoscevano anche per nome. Magari si salutavano e niente più. Semplici conoscenti si direbbe, magari solo per un volto visto e rivisto e quindi riconosciuto. Pensiamo agli anni 80, i ragazzi uscivano, e senza cellulare in mano, il divertimento era l’interazione diretta e fra le abitazioni delle due ragazze c’era piazza San Jacopino, sicuramente un angolo di aggregazione fra ragazzi e gruppi di ragazzi. Per un certo periodo la Ciabani ha abitato in via del Ponte all’Asse al 13, a soli 97 m. dalla casa della Cambi che era in via del Ponte all’Asse 25 (non dovevano nemmeno attraversare la strada) e poi dovendo lasciare l’appartamento si è trasferita dalla zia con tutta la famiglia in via Benedetto Marcello 45 che è comunque a soli 400 m. dalla casa della Cambi. Anche la Cambi frequentava la chiesa come la Ciabani?

Un dato assolutamente senza riscontro, dato che il documento che lo riporta è secretato, è che Silvia Della Monica dopo il delitto del 22 ottobre 1981, il duplice omicidio Susanna Cambi e Stefano Baldi, interrogando i conoscenti della ragazza, conduca un interrogatorio ad una ragazza che però rimarrà secretato. In pratica non viene svelato il nome della testimone e la sua deposizione. Questa ragazza gli disse (essendo anche un po’ turbata da quello che stava dicendo) che Susanna le aveva rivelato di aver conosciuto un medico di Perugia, tant’è che Della Monica pensò e disse un’amante, frase smentita dalla stessa ragazza sostenendo che Susanna teneva troppo a Stefano per arrivare ad averne uno. Non è ovviamente dato sapere se la testimonianza fosse davvero della Elisabetta Ciabani, addirittura non è possibile dire se la testimonianza esista davvero.

Perchè la Ciabani dovrebbe essere diventata un testimone scomodo? Per poter capire questo si deve ampliare le informazioni disponibili. La Susanna Cambi ha abitato fino al 1981 in un appartamento a Firenze di proprietà della signora Ada Pinori. L’appartamento è sito in via Benedetto Marcello, 45 a Firenze (La Nazione, 16.12.2004). La Nazione riporta Calenzano, ma via Benedetto Marcello non esiste a Calenzano. La signora Ada Pinori è la moglie di Giuseppe Jommi, avvocato fiorentino e i due abitavano sullo stesso pianerottolo della casa data in affitto alla famiglia Cambi. Necessitiamo dell”acquisizione di un’altra informazione fornita dall’amante dello Jommi la Signora Alves Jorge Emilia Maria. Alves Jorge Emilia Maria è originaria di Petropolis (Brasile). Rilasciò dichiarazioni alla SAM il 4 luglio ed il 17 novembre 1990 e fu nuovamente sentita dal capo della squadra mobile, Michele Giuttari, il 6 novembre 2001. A lungo è stata l’amante di Giuseppe Jommi, avvocato fiorentino, la cui moglie aveva ceduto in affitto l’abitazione ubicata in Via Benedetto Marcello alla famiglia di Susanna Cambi. La Alves riferì che l’avvocato fiorentino era stato pedinato da un’agenzia investigativa che ella stessa aveva incaricato. La Alves pensava che Jommi avesse un’altra amante oltre lei. Non trovò corrispondenza per una seconda amante, ma scoprì che Jommi frequentava San Casciano e che si incontrava spesso con un certo Francesco di Foligno, medico di ottima famiglia, professore all’università di Perugia. L’investigatore riferì che all’epoca questo medico: “aveva una Citroen Pallas di colore verdino, e che questa macchina qualche volta fu guidata dallo stesso Jommi.” L’avvocato Jommi ha sempre smentito la conoscenza con il medico umbro. Sappiamo però da altre testimonianze (Gabriella Ghiribelli ed altre) che il Prof. Francesco Narducci si era spesso presentato come medico di Prato o di Foligno.

Cosa c’entra tutto questo?

Nel 1981, per tre mesi estivi, (luglio, agosto e settembre) la Ciabani ha lavorato come cameriera ai tavoli a Castel dell’Oscano sul lago Trasimeno. Questa è la sede abituale per i ritrovi conviviali della massoneria della loggia Bellucci, capitanata da Ugo Narducci e frequentata anche dal figlio Francesco Narducci. La testimonianza della presenza della Ciabani a Castel dell’Oscano è di Silvano Rotoli, marito della sorella e cognato di Elisabetta, il quale testimonia che fu un annuncio di lavoro trovato su un quotidiano a cui la Elisabetta Ciabani rispose. La probabilità che la Ciabani avesse conosciuto il Prof. Francesco Narducci presso quella struttura era molto alta, anche solo per averlo servito al tavolo. Il Francesco Narducci era un uomo che si faceva notare dalle donne. Da dire che questa informazione compare solo nel 2002.

In questo forse si chiude il cerchio.

Possiamo ipotizzare, ma solo di ipotesi si tratta, che la Elisabetta Ciabani possa aver conosciuto il Dott. Francesco Narducci a Castel dell’Oscano sul lago Trasimeno e lo abbia rivisto in compagnia della Cambi e se non della Cambi magari dello Jommi. Allo stesso tempo poteva essere la secretata testimone di Della Monica alla quale racconta come la Cambi conosceva un medico di Perugia, medico che lei stessa conosceva e ricordava bene. Forse la Ciabani aveva fatto due più due e saper contare le è costato caro.

Il Maresciallo Giuseppe Fontana redige il suo rapporto il 16 febbraio 1983, in quanto operativo nel caso Ciabani, e leggendo questo rapporto si comprende quanto sia strano pensare al suicidio per la giovane Elisabetta Ciabani. Il Maresciallo venne sino a Firenze per consegnare il proprio rapporto personalmente al Colonnello Olinto dell’Amico presso la stazione dei carabinieri di Borgo Ognisanti, ma dopo svariate ore d’attesa non fu ricevuto. Nel 1983 il giudice Emanuele Di Quarto dispose l’archiviazione del caso come suicidio. Nell’Agosto del 1984 fu lo stesso Emanuele Di Quarto a riaprire il caso dopo l’omicidio di Vicchio del MdF, ma il sostituto procuratore Paolo Canessa non vi trovò alcuno spunto investigativo utile.

Ultima informazione, il nome di Elisabetta Ciabani si lega anche alla morte di uno psicologo deceduto nel 2003, anche lui morto per suicidio, impiccato al parapetto della sua casa di campagna di Trevignano in provincia di Venezia, con i piedi che toccavano terra. Maurizio Antonello era uno studioso di esoterismo e sembra aver avuto una corrispondenza con la Elisabetta Ciabani. Si interessarono a lui anche gli uomini del GIDES e vennero a sapere che in casa dell’Antonello non fu trovato nessun archivio cartaceo e quando fu acceso il computer per visionare i file questo esplose danneggiando irreparabilmente l’hard disk.

22 Agosto 1982 Delitto di Elisabetta Ciabani
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