Il 13 Ottobre 1985 il corpo rinvenuto nel lago viene sbarcato dalla barca sul pontile di Sant’Arcangelo circa alle 8.45, come testimoniano le foto di Pietro Crocconi. Appena sbarcati i due pescatori che hanno ritrovato il corpo, Ugo Baiocco e suo cognato Arnaldo Budelli, vengono invitati ad allontanarsi. Intorno al corpo si crea un fitto cordone di Poliziotti, Guardie Lacustri, vigili del Fuoco, Carabinieri, parenti e amici; contemporaneamente si tiene a distanza dal cadavere i curiosi, ma anche i giornalisti e i fotografi.

Oltre a Polizia e Carabinieri sul pontile erano già presenti: Il Questore di Perugia, Francesco Trio, il quale dato non aveva mansioni di pubblica sicurezza rappresentava una anomalia come presenza. Il giudice della Corte d’Appello, Dottor Alfredo Arioti. Il Sostituto Procuratore della Repubblica Federico Centrone. Il Procuratore Nicola Restivo. Il capo del Nucleo Radiomobile Operativo dei Carabinieri Capitano Roberto Fioravanti. Il Comandante del Nucleo Carabinieri Francesco Di Carlo. Della famiglia Narducci era presente Pierluca Narducci e due colleghi del fratello, il Prof. Antonio Morelli ed il gastroenterologo Ferruccio Farroni.

Il corpo sul pontile è tumefatto, gonfio, calvo e in avanzato stato di decomposizione. Esclusi gli effetti personali, non ha nulla che ricordi Francesco Narducci. L’appuntato della motovedetta dei carabinieri di Castiglione del Lago Maresciallo Lorenzo Bruni prova a slacciare il giacchetto di renna del cadavere. “Non lo tocchi” gli intima Pier Luca Narducci.

Lorenzo Bruni è sorpreso, al lago Trasimeno i casi di annegamento sono in media quattro o cinque all’anno e sempre era intervenuta la stazione dei Carabinieri di Magione. Per la prima volta, adesso, era stata avvisata prima la Questura e solo in un secondo momento era stato chiesto l’intervento dei Carabinieri. Il Bruni in sede di incidente probatorio dice: “Normalmente siamo noi a fare i rilievi fotografici, al limite pago un fotografo locale se mancano gli appuntati Fiore o Camera, quel giorno siccome il capitano Di Carlo mi disse che aveva provveduto a tutto credevo avesse pensato anche al fotografo, invece le foto non vennero fatte.

Normalmente solo dopo aver svolto tutti i rilievi, se le cause del decesso erano chiare, il medico, sentito il parere del sostituto procuratore, dava l’autorizzazione alla sepoltura o all’autopsia e i cadaveri venivano portati all’obitorio di Perugia. Sempre. Una prassi consueta, collaudata, senza eccezioni.

Questa volta invece la procedura è un’altra.

13 Ottobre 1985 Corpo sul pontile: le autorità a Sant’Arcangelo
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