Salvatore Vinci

Nel 1958 Salvatore Vinci sposa, con un matrimonio derivante da un accordo con il fratello Francesco Steri e il padre Salvatore Steri, una 17enne di nome Barbarina Steri. Nel febbraio del 1959 nasce un figlio che viene chiamato Antonio Vinci.

Barbarina è in realtà innamorata del suo primo fidanzato, Antonio Pili che continua a frequentare all’insaputa di Salvatore. Il 3 dicembre 1959 durante un incontro amoroso con Antonio viene sorpresa, forse fotografata, da dei ragazzi del luogo. I ragazzi la minacciano di dire tutto se non si concede loro da un punto di vista sessuale. Spaventata dalla situazione racconta al marito Salvatore di un presunto tentativo di violenza da parte di alcuni ragazzi. Salvatore la porta dai carabinieri per formalizzare una denuncia. I carabinieri si rendono conto che la storia di Barbarina non regge e la stessa alla fine racconta la storia per come è andata veramente.
In quel momento Salvatore apprende la verità e cosi l’intero paese. Salvatore la chiude in casa e non bastasse questo l’intero paese la guarda con vergogna. Barbarina decide di fuggire e di trasferirsi a Cagliari insieme al piccolo Antonio, ha trovato lavoro presso un orfanotrofio. La data della partenza è fissata per il 21 gennaio 1960 giorno in cui avrebbe dovuto prendere servizio, ma nella notte tra il 14 ed 15 gennaio trova la morte durante il sonno a causa del gas liberato da una bombola il cui tubo era adagiato sul guanciale.
Il racconto di Salvatore Vinci rispetto all’accaduto è abbastanza lineare e confermato dal fratello della Barbarina che è rimasto in sua compagnia dalle 22.30 fino alle 23.45 presso il bar di Cadoni Almerigo. A quel punto rincasa e vede la culla del figlio Antonio in cucina, questo gli pare strano in quanto di solito veniva fatto dormire nella loro camera da letto. La porta della camera è chiusa. Savatore racconta: “Bussai una sola volta e chiamai Barbarina ma non ebbi nessuna risposta, pensai immediatamente che mia moglie fosse in compagnia dell’amante e così mi precipitai all’esterno della casa per chiamare il padre e fargli vedere come si comportava la figlia”.
Salvatore chiama il suocero, il fratello di Barbarina e un vicino di casa tale Francesco Usula. Tutti e tre tornano alla casa di Salvatore e lo stesso con una spallata butta giù la porta della camera dopo che avevano più volte chiamato la Donna.  Nella sua testimonianza Salvatore disse di aver avvertito un forte odore di gas e di aver subito visto il tubo della bombola del gas appoggiato sul cuscino. La Steri giace bocconi a terra con la chiave della porta sotto la mano destra. Nella stanza una bombola di gas liquido da kg. 10, marca “Liquigas” vuota. La bombola ha un regolatore di pressione che viene chiuso dal padre di Barbarina quando entra nella stanza.
Un biglietto viene trovato su uno dei due comodini dal padre della ragazza Salvatore Steri, lo stesso lo mette in tasca e più tardi lo consegna al pretore. Il foglio scritto a mano riporta la seguente frase: “Avevo un grande cuore ma nell’ansia tutto me svanito ed ecco che non resisto piu’; tutto il resto mi e’ insopportabile soto degli oscuri. Ansiosamente penso e ripenso d’essere amata do chi invidiata epure nello spasimo prego al bambino. E buona fortuna”. Sia Salvatore che Francesco Steri riconoscono la scrittura di Barbarina.
Chiamati i carabinieri interviene il Brigadiere Delio Pisano assieme al Brigadiere Savino Sale e formalizzano un verbale di sopralluogo. Viene convocato il medico Angelo Antioco Vacca, medico chirurgo di Villacidro che arrivato sul posto alle 1.20 del 15 gennaio 1960. Il medico dichiara che la morte è avvenuta da almeno 2 ore e 1/2. Viene quindi convocato il Pretore che arrivava assieme all’ufficiale sanitario di Villacitro Dott. Giorgio Zuddas. I vari attori poi convocati presso la caserma redigono un verbale che viene firmato dal Brigadiere Delio Pisano.
14 Gennaio 1960 Morte di Barbarina Steri

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