Salvatore Vinci

Nel 1958 Salvatore Vinci sposa, con un matrimonio derivante da un accordo con il fratello Francesco Steri e il padre Salvatore Steri, una 17enne di nome Barbarina Steri. Nel febbraio del 1959 nasce un figlio che viene chiamato Antonio Vinci.

Barbarina è in realtà innamorata del suo primo fidanzato, Antonio Pili che continua a frequentare all’insaputa di Salvatore.

In seguito ai fatti del 3 dicembre e 5 dicembre e al desiderio di Barbarina di andarsene qualcosa succede nella notte tra il 14 ed 15 gennaio, Barbarina trova la morte durante il sonno a causa del gas liberato da una bombola il cui tubo era adagiato sul guanciale.

Il racconto di Salvatore Vinci rispetto all’accaduto è abbastanza lineare e confermato dal fratello della Barbarina che è rimasto in sua compagnia dalle 22.30 fino alle 23.45 presso il bar di Cadoni Almerigo. A quel punto rincasa e vede la culla del figlio Antonio in cucina, questo gli pare strano in quanto di solito veniva fatto dormire nella loro camera da letto. La porta della camera è chiusa. Salvatore racconta: “Notai che il finestrino della porta era semi-aperto ed assicurato interamente con un semplice chiavistello in legno girevole, per cui con una leggera spinta lo aprii e varcai l’ingresso. Accesi la luce e notai, insolitamente, la culla contenente il mio bambino vicino al caminetto privo di fuoco, mentre intravedevo dalla fessura della porta, che accede alla camera da letto, sulla parte inferiore la luce della lampadina. Rimasi completamente sconvolto precipitandomi alla porta della camera da letto per chiamare mia moglie. Bussai una sola volta e chiamai Barbarina, ma non ebbi nessuna risposta; pensai immediatamente che mia moglie fosse in compagnia dell’amante e così mi precipitai all’esterno della casa, temendo di essere aggredito. Nel raggiungere il cortile mi sembra di aver sentito una voce sconosciuta e, maggiormente convinto che mia moglie fosse con la compagnia anzidetta allungai il passo fuggendo per raggiungere quanto prima la casa di mio cognato”. Rapporto Torrisi del 22 aprile 1986.

Salvatore chiama il suocero, il fratello di Barbarina e un vicino di casa tale Francesco Usula. Tutti e tre tornano alla casa di Salvatore e lo stesso con una spallata butta giù la porta della camera dopo che avevano più volte chiamato la Donna.  Nella sua testimonianza Salvatore disse di aver avvertito un forte odore di gas e di aver subito visto il tubo della bombola del gas appoggiato sul cuscino. La Steri giace bocconi a terra con la chiave della porta sotto la mano destra. Nella stanza una bombola di gas liquido da kg. 10, marca “Liquigas” vuota. La bombola ha un regolatore di pressione che viene chiuso dal padre di Barbarina quando entra nella stanza.

Un biglietto viene trovato su uno dei due comodini dal padre della ragazza Salvatore Steri, lo stesso lo mette in tasca e più tardi lo consegna al pretore. Il foglio a quadretti con scritto a mano riporta la seguente frase: “Avevo un grande cuore ma nell’ansia tutto me svanito ed ecco che non resisto piu’; tutto il resto mi e’ insopportabile soto degli oscuri. Ansiosamente penso e ripenso d’essere amata do chi invidiata epure nello spasimo prego al bambino. E buona fortuna“. Sia Salvatore che Francesco Steri riconoscono la scrittura di Barbarina.

Chiamati i carabinieri interviene il Brigadiere Delio Pisano assieme al Brigadiere Savino Sale e formalizzano un verbale di sopralluogo. Viene convocato il medico Angelo Antioco Vacca, medico chirurgo di Villacidro che arrivato sul posto alle 1.20 del 15 gennaio 1960. Il medico dichiara che la morte è avvenuta da almeno 2 ore e 1/2. Viene quindi convocato il Pretore che arrivava assieme all’ufficiale sanitario di Villacitro Dott. Giorgio Zuddas. I vari attori poi convocati presso la caserma redigono un verbale che viene firmato dal Brigadiere Delio Pisano.

14 Gennaio 1960 Morte di Barbarina Steri

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