Il 15 Dicembre 2003 rilascia testimonianza l’Isp. Leonardo Mazzi, all’epoca in servizio alla Squadra Mobile.

Questa la testimonianza: Mazzi Leonardo Testimonianza 15.12.03

Questo uno stralcio della testimonianza:

Domanda: “Cosa ricorda della scomparsa del Professor Narducci?”

Risposta: “In quel periodo ero alla Squadra Mobile, alla sezione anti droga. Se ben ricordo, un pomeriggio, negli Uffici della Squadra Mobile, arrivò la notizia del ritrovamento del Professor Narducci ed all’epoca, vi era come dirigente il Dr. Speroni ed il comandante della Squadra Mobile era il Maresciallo Napoleoni. Se ben ricordo il Maresciallo Napoleoni andò sul posto e forse, come sua abitudine, andò via con un collega sardo di quelli presenti, che erano Sardara Giampiero, Cambula Angelo e Pascai Giuliano. Per certo, il giorno in cui loro partirono per il lago io non vidi rientrare il personale che si era recato sul posto, in quanto mi recai a casa mia, in quanto erano sopraggiunte le ore 20,00. I miei ricordi mi portano a pensare che il momento che arrivò la notizia del ritrovamento del cadavere era di pomeriggio, perché mi sembra di ricordare che quando partì il personale per il lago, iniziava ad imbrunire. Ricordo che dopo il ritrovamento del cadavere, all’interno dei corridoi della Questura, si diceva che il Narducci fosse ubriaco e che era stato ritrovato con le mani legate dietro la schiena. Tale voce girava più specificatamente nei corridoi della squadra mobile. Questi discorsi vennero fuori alcuni giorni dopo il ritrovamento del cadavere. Alla Squadra Mobile eravamo circa diciotto persone e posso escludere che il particolare delle mani e dei piedi legati dietro la schiena me lo abbiano riferito Ranauro Sergio, Tunesi Giuseppe, Marini Luciano, tutti appartenenti all’anti droga e ritengo che la voce possa essere venuta fuori da quella parte del personale che si era recata al lago per gli accertamenti e cioè, probabilmente, dal Maresciallo Napoleoni, dall’Agente Tardioli, dai colleghi Sardi, tale Cambula , Pascai e Sardara. Mi ricordo, almeno così mi pare, che il personale che fece gli accertamenti disse che il cadavere era legato mani e piedi, dietro la schiena, e che già era stato ripescato e portato a riva prima del loro arrivo. Dissero anche che il Narducci era “ incaprettato” così come usano dire i sardi. Ricordo che io chiesi che cosa significasse del termine “ incaprettamento” e mi fu risposto, non ricordo da chi, che si trattava di un sistema di uccisione in cui la vittima veniva legata mani e piedi al collo in modo tale da determinare una stretta progressiva al collo stesso nel momento in cui la vittima si rilassava e cercava di muoversi, mentre la corda rimaneva lenta quando la vittima rannicchiava le gambe.”

Domanda: “Si ricorda che tipo di turnazione effettuava la domenica, soprattutto in occasione delle partite di calcio?”

Risposta: “Se ben ricordo il turno per la partita aveva come orario 14,00 fine esigenze, ma posso dire che io personalmente sarò andato alle partite raramente perché tutti sapevano che non gradivo assistere alla partita di calcio. In media, la domenica, nella squadra Mobile venivano impiegati due elementi sino alle ore 14,00, mentre il pomeriggio si aggiungevano altre persone, se c’era la partita. Alcune volte erano gli stessi che avevano svolto il servizio di mattina che poi si recavano allo stadio. In generale comunque, la domenica non c’erano più di tre o quattro persone, dalla mattina alla sera.

Domanda: “Cosa altro ricorda dell’episodio del ritrovamento del Narducci Francesco?”

Risposta: “Ricordo che appariva a tutti strano che in un suicidio, perché si parlava di suicidio, una persona si poteva legare da solo in quel modo e per me, il suicidio era molto strano, anzi direi che l’ipotesi del suicidio era impossibile. Ricordo comunque che intervennero i Carabinieri della Stazione di Magione, che sopraggiunsero prima dei colleghi della Squadra Mobile, per quanto mi fu da loro detto. Gli stessi precisarono che il cadavere era già stato ripescato dai Carabinieri.

Domanda: “Si ricorda se il pomeriggio in cui alla Mobile pervenne la notizia del rinvenimento del Narducci, partì anche il Dr. Speroni?”

Risposta: “Non lo ricordo, sicuramente partì Napoleoni in fretta e furia e mi sembra ancora di vederlo mentre cercava le chiavi nel cassetto. Ricordo che la squadra Mobile stava al primo piano di questo palazzo e l’Ufficio del Maresciallo Napoleoni era l’ultimo sulla sinistra , verso il carcere, mentre quello del Dr. Speroni era di fronte a quello di Napoleoni.

Domanda: “Ricorda altri particolari circa la vicenda attinente alla morte del professor Narducci?”

Risposta: “Ricordo che Napoleoni, circa due anni fa, mi telefonò perché voleva che io l’aiutassi a ricordare chi era stato con lui a San Casciano Val di Pesa e se, per caso, fossi stato io. Io gli risposi sorpreso, che non sapevo neppure che lui era stato a San Casciano. Poi gli dissi di consultare i registri dei servizi e gli consigliai anche di sentire i colleghi sardi, che spesso andavano con lui, ma Napoleoni mi rispose che già li aveva consultati e che loro non si ricordavano assolutamente di esserci andati. In ogni caso il Napoleoni mi disse di essere stato a San Casciano e l’unico dubbio era sul fatto di chi lo avesse materialmente accompagnato.

Domanda: “E’ a conoscenza di indagini relative al “ mostro di Firenze” fatte dal Napoleoni sin dal pomeriggio del 10. settembre 1985?”

Risposta: “Non ne sono mai stato a conoscenza e d’altra parte la squadra Mobile allora era compartimentalizzata.

Domanda: “Lei ha mai sentito parlare di un certo Picchi?”

Risposta: “Si, ricordo un certo Picchi, pregiudicato, che venne a Perugia e che, a mezzo di fonte confidenziale, sapemmo che spacciava la droga. Quindi iniziammo una attività investigativa nei confronti di questa persona ma non riuscimmo a raggiungere alcun risultato. Ricordo anche che il personaggio era solito accompagnarsi a molte donne ed era coinvolto anche in orge. Chiudemmo l’attività investigativa perché non ottenemmo risultati circa la droga. Posso dire che di questa attività ne era a conoscenza anche Napoleoni e di tutta l’attività c’è un copioso rapporto. Posso aggiungere che qualcuno bene informato, ma non ricordo con precisione chi, mi confidò che alcuni massoni di grado elevato si erano attivati per la questione Narducci, anche recandosi al lago.

Domanda: “Cosa altro ricorda del fatto del Narducci o di interessamenti di altre persone, al di fuori della Pubblica Amministrazione?”

Risposta: “Ricordo che la dottoressa Barone, all’epoca dei fatti medico legale, presso cui ci recavamo per portare sempre le sostanze stupefacenti sequestrate per le analisi, si sfogò con me alcuni giorni dopo il fatto del rinvenimento del cadavere al lago, dicendomi che non le era mai capitata una cosa del genere in tutti gli anni in cui aveva svolto la sua attività di medico legale, ossia di non essere chiamata al momento di un rinvenimento di un cadavere, soprattutto annegato e quando lei era di turno, come in quell’occasione. Era molto contrariata e la cosa non le era andata giù. Ricordo anche che la Professoressa disse che il cadavere l’avevano portato via in quattro e quattr’otto. Anche successivamente, dopo alcuni mesi dai fatti, rivedendo la dottoressa Barone, questa continuava a lamentarsi ed a chiedersi come mai non fosse stata chiamata. Ricordo anche, che forse dopo qualche anno, la dottoressa Barone mi mandò un giornalista che si occupava del cosiddetto “mostro di Firenze” , che a suo dire faceva parte di una testata fiorentina. Il giornalista mi disse che voleva avere delle notizie circa la morte del Narducci. Io mi mostrai infastidito anche perché il giornalista mi chiese se il Narducci avesse una pistola calibro 22. Ricordo che gli risposi abbastanza bruscamente, facendogli capire che non potevo parlare con lui di certe cose e lo invitavo a recarsi al lago, posto ove fu rinvenuto il Narducci, per carpire notizie dalle persone che vivono in quel luogo. In seguito riscontrai che effettivamente fu la dottoressa Barone ad inviarmi questa persona. Ricordo che qualche anno fa, verso il 1998, questo giornalista mi richiamò, ricordandomi del colloquio avvenuto e mi disse che sarebbe andato dal Magistrato, riferendogli di aver parlato con me; io gli risposi che non avevo alcun problema e che lui poteva andare dove gli pareva. Lo invitai a non chiamarmi più altrimenti lo avrei denunciato.

15 Dicembre 2003 Testimonianza di Leonardo Mazzi

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