Perizia Balistica comparativa dei bossoli e proiettili usati nei delitti del MdF redatta da Giovanni Jadevito e Antonio Arcese realizzata su richiesta del Giudice Istruttore Mario Rotella.

Perizia Arcese Jadevito 1983

Riassunto della perizia.

Il risultato della perizia evidenzia che furono trovati 4 bossoli tutti con simili caratteristiche. Munizione pertinente ad una cartuccia, esplosa, a percussione anulare, sul cui fondello è impressa la lettera H. Il diametro interno, medio è di 5,25, sul bordo del fondello è ben visibile l’impronta impressa dal percussore di un’arma. Le impronte da percussione dei 4 bossoli esaminati sono uguali e quindi riconducibili ad un’unica arma.

Nel confronto con uno dei bossoli del delitto Lo Bianco Locci si evidenzia l’impronta del percussore è identica e quindi trattasi della stessa arma. Ne consegue che, data precedente perizia che accertava la correlazione fra l’arma del delitto Lo Bianco Locci con i successivi delitti Gentilcore-Pettini, Foggi-De Nuccio, Baldi-Cambi e Migliorini-Mainardi, trattasi sempre della stessa arma.

L’esame del segno del percussore e dell’estrattore avvalorano il precedente atto periziale che indica la pistola come una Beretta calibro 22 L.R. della serie relativa 70/S-71-72-73-74-75 e 76. I proiettili consegnati erano in pessimo stato di conservazione, non puliti dalle tracce ematiche in decomposizione e l’azione di pulizia ha condizionato l’esame di eventuali osservazioni di microstriature filamentose.

Esame dei tre proiettili contenuti nella provetta identificata come Meyer Wilhelm. Proiettile fotografia n° 14. Piombo riconducibile a calibro 22, profondamente deformato, dal peso di g.1,704, presenza, appena visibili, 2 impronte da rigatura destrorse.

Proiettile fotografia n° 15. Si tratta di un proiettile in piombo, deformato, dal peso di g.2,555 verosimilmente pertinente ad una cartuccia cal.22 L.H. Sulla sua superficie sono presenti n. 6 impronte da rigatura con andamento destrorso. L’ampiezza media delle righe è pari a mm. 0,51, il passo medio di rigatura è pari a mm. 380,33.

Proiettile fotografia n° 16. Si tratta di un proiettile in piombo ramato, modestamente deformato, dal peso di g.2,536, verosimilmente pertinente ad una cartuccia cal. 22 L.R. Sulla sua superficie sono presenti n. 6 impronte da rigatura di senso destrorso. Esame dei due proiettili contenuti nella provetta identificata come Uwe Rusch Sens.

Proiettile fotografia n.17. Si tratta di un grosso frammento di un proiettile in piombo, dal peso di g.1,436, verosimilmente pertinente ad una cartuccia cal. 22 L.R. Sulla sua superficie sono, parzialmente, visibili 2 frammenti di impronta da rigatura. In dipendenza delle profonde deformazioni da impatto balistico, non è stato possibile rilevare alcun altro dato tecnico.

Frammento fotografia n.18. Si tratta di un frammento, verosimilmente, da proiettile in piombo, dal peso di g.0,998. Null’altro è possibile dire, date le profonde deformazioni subite all’atto dell’impatto balistico. Esame dei due frammenti di proiettile contenuti nella provetta identificata come (forse) “quello”.

Frammento fotografia n.19. Si tratta di un frammento, di grandi dimensioni, di un proiettile in piombo, verosimilmente pertinente ad una cartuccia ca1. 22 L.R., dal peso di g. 2,421. In conseguenza delle profonde deformazioni da impatto balistico, non è stato possibile rilevare alcun altro dato tecnico.

Frammento fotografia n.20. Si tratta di un piccolo frammento, dal peso di g.0,774, pertinente verosimilmente ad un proiettile, sulla cui superficie sono parzialmente evidenti n.2 piccoli frammenti di impronte di rigatura. Anche in questo caso, null’altro è possibile dire. L’esame delle rigature dei proiettili 15 e 16 e la comparazione con uno dei proiettili dell’omicidio Lo Bianco Locci permette di accumularli ad una stessa arma come calibro, classe e marca.

Considerazioni: In esito all’esame autoptico, effettuato sui cadaveri di Keyer e Rusch, fu:

a) rilevato il numero delle ferite;

b) evidenziato il numero dei colpi esplosi;

c) stabilita la causa dei decessi;

d) individuato i tramiti di ognuno dei colpi che attinsero le vittime;

e) argomentato quale fosse stata la successione dei colpi;

f) Ipotizzata la distanza dalla quale erano stati esplosi i colpi;

g) ricostruita la posizione delle vittime, quando furono attinte dai colpi.

  • Riguardo a Keyer che:
    • a-b) fu raggiunto da 3 colpi d’arma da fuoco uno con foro diretto in regione occipitale, uno con foro d’ingresso alla base dell’emitorace destro, l’altro al gluteo sinistro;
    • c) la morte fu determinata in seguito ad una ferita da arma da fuoco che aveva interessato il fegato, pericardio, cuore e polmone sinistro;
    • d) Fu raggiunto:
      • 1) da un colpo d’arma da fuoco in corrispondenza della regione parieto-occipitale con proiettile ritenuto fra cuoio capelluto e la teca cranica
      • 2) da un colpo d’arma da fuoco all’emitorace destro con proiettile ritenuto a livello del 4° spazio intercostale sinistro sulla linea ascellare anteriore, con tramite, quindi, verso l’alto, avanti e a sinistra.
      • 3) Un colpo d’arma da fuoco con foro d’ingresso in regione glutea sinistra e ritenuto in regione epigastrica, con tramite, quindi, in alto, in avanti, verso destra.
    • e) tale punto verrà trattato in seguito e contemporaneamente per ambedue le vittime;
    • f) i colpi furono esplosi da una distanza compresa fra gli 80 e i 100 cm;
    • g) quando fu raggiunto dai 3 colpi, doveva trovarsi in posizione prona con lieve, maggiore appoggio sul fianco sinistro e con il volto poggiante, con la guancia sinistra, sul cuscino.
  • Riguardo a Rusch che:
    • a-b) fu raggiunto da 4 colpi di arnia da fuoco: due al volto, uno alla mano sinistra ed uno (di striscio) alla coscia sinistra;
    • c) la morte fu determinata da un colpo d’arma da fuoco che interessò il lobo occipitale e cerebellare destro;
    • d) fu raggiunto al volto da due colpi di arma da fuoco:
      • 1) uno con proiettile frammentato e ritenuto parzialmente all’interno dell’emiarcata superiore sinistra dopo aver percorso, attraverso il labbro superiore sinistro, un brevissimo tramite dall’avanti all’indietro, da sinistra verso destra;
      • 2) l’altro, con foro d’ingresso in regione zigomatica sinistra, è stato rinvenuto in regione occipitale destra, dopo aver percorso, quindi, in tramite obliquo verso destra, l’alto e l’indietro. Il colpo che attinse la mano sinistra ebbe il suo ingresso a livello della membrana interdigitale tra primo e secondo dito e foro di uscita in corrispondenza dell’eminenza ipotenar. Il tramite ebbe, quindi, direzione obliqua verso il lato ulnare e la faccia palmare della mano, dall’avanti all’indietro. Nulla assume, relativamente alla direzione e a riguardo del colpo di striscio alla coscia sinistra.
    • e) tale punto verrà trattato in seguito e contemporaneamente ad ambedue le vittime;
    • f) la distanza dei colpi è compresa in un intervallo di Spazio da calcolarsi intorno agli 80-100 cm;
    • g) dovette essere ferito da un primo colpo alla coscia sinistra mentre si trovava disteso, alla sinistra del compagno e appoggiato sul fianco destro. Invece, quando fu attinto dai due colpi al volto si trovava in posizione semiseduta in fondo all’angolo sinistro del furgone con il volto reclinato verso destra rispetto al corpo. Il colpo alla mano destra dovette raggiungerlo, con estrema verosimiglianza, in una fase intermedia mentre, dalla posizione supina, si portava verso il fondo del pulmino.
    • Infine, relativamente al punto e, il perito medico legale, premettendo la rapidissima successione dei colpi e non escludendo che i due corpi siano stati attinti in successione alternata, assume, con ipotesi (soggettiva) più verosimile, che l’omicida abbia esploso i primi due colpi dalla parte destra del pulmino colpendo Meyer, alla base dell’emitorace destra, ed il Rusch, alla coscia sinistra. Quindi, che si sia portato sulla fiancata sinistra, mentre, nel frattempo, il Rusch, benché ferito ma in grado di muoversi, si rifugiava in fondo al pulmino, esplodendo tre colpi attraverso la fiancata destra ( due attraverso i vetri ed uno attraverso la lamiera) e colpendo il Meyer, alla nuca e alla natica sinistra, ed il Rusch, alla mano sinistra. Assume ancora il perito sentore che l’omicida, non riuscendo a colpire ulteriormente il Rusch (rifuggiatosi in fondo al pulmino), si sarebbe spostato nuovamente a destra e che qui, attraverso lo sportello anteriore aperto, avrebbe esploso i due colpi che hanno attinto il giovane al volto.

Premesso quanto fin qui esposto, da un confronto di tutte le risultanze degli esami ed accertamenti eseguiti (pertinenti ad ambedue le perizie) viene, innegabilmente, rilevato che tutti i 6 episodi criminosi presentano identità oggettive relativamente ai fattori:

a) Tempo;

b) Luoghi;

c) modalità d’azione.

a) Relativamente al tempo:

  • 1) tutti sono stati commessi in periodo compreso fra giugno e ottobre;
  • 2) tutti sono stati commessi durante le ore notturne;
  • 3) tutti sono stati commessi in periodi caratterizzati da luce lunare o assente o scarsissima (novilunio, o ultimissima o primissima fase di lunazione).

b) Relativamente ai Luoghi:

  • 1) tutti sono stati commessi in località prossime a Firenze;
  • 2) tutti sono stati commessi in aperta campagna.

c) Relativamente alle Modalità d’azione:

  • 1) tutti sono stati commessi con la identica pistola Beretta, modello della serie 70, cal.22 L.R.;
  • 2) tutti sono stati commessi, ognuno per volta, in danno di una coppia di persone;
  • 3) tutti sono stati commessi in danno di persone che si trovavano a bordo di un’autovettura.

Nel contesto di tali analogie di carattere oggettivo inseriscono alcune varianti di ordine subbiettivo, che si concretizzano nei seguenti fatti:

1) Eccezionalmente, 1’ultima coppia di vittime è composta da due uomini;

2) soltanto su due cadaveri di donne, con riguardo agli organi genitali, è stato commesso il reato di vilipendio;

3) relativamente ai proiettili, tutti quelli relativi ai primi due duplici omicidi erano del tipo ramato; per il 3°, il 4° ed il 5 ° erano tutti in piombo nudo mentre, per il sesto omicidio, ( Keyer-Rusch) dei 7 proiettili uno è ramato e gli altri sono in piombo nudo;

4) relativamente all’elezione dei bersagli, le vittime degli omicidi Lo Bianco-Locci e Gentilcore-Pettini non presentano ferite alla testa che, al contrario, sono state riscontrate in almeno una delle vittime degli altri quattro duplici omicidi.

Risposte ai quesiti:

1) Se tra i reperti in sequestro esista effettivamente omogeneità di calibro, tipo e marca; Con riguardo al quesito di cui al n.1: a- tutti i bossoli presentano omogeneità di calibro e di marca; b- il proiettile, ramato, di cui alla fotografia n.16 (fleyer- Susch) presenta omogeneità di tipo con i proiettili, ramati, (fotografie della precedente perizia) repertati in occasione dei duplici omicidi Lo Bianco-Locci Gentilcore-Fettini mentre, i frammenti ed i proiettili di cui alle fotografie (Heyer-Rusch) sono in piombo nudo come i proiettili alle fotografie della precedente perizia repertati in occasione dei duplici omicidi Foggi-De Nuccio, Baldi-Cambi, Migliorini-Minardi.

2) da quali partite di fabbricazione o, trattandosi di cartucce di fabbricazione estera, da quali partite di importazione provengono, attraverso la comparazione con modelli eventualmente acquisiti presso la fabbrica o l’importatore, relativi ai periodi tra gli anni antecedenti il 1968 e fino al 1982, i bossoli i proiettili in sequestro, e se sia possibile verificarne la destinazione commerciale in Toscana e in Sardegna; Con riguardo al quesito di cui al n.2: Null’altro può aggiungersi se non quanto già esposto, in merito, nel precedente elaborato peritale.

3) se le cartucce, repertate in ciascun caso, siano state effettivamente esplose da una sola arma e che tipo di arma, corta o lunga da fuoco, si tratti e sia possibile determinare la sua marca el’epoca possibile di fabbricazione. Con riguardo al quesito di cui al n.3: a- resta fermo quanto assunto nel precedente elaborato peritale; l’arma utilizzata per i precedenti 5 duplici omicidi è stata anche utilizzata per l’omicidio dei due cittadini tedeschi.

4) se trattandosi di una sola  arma questa abbia mantenuto o meno l’efficienza iniziale e quale sia stato, nel corso degli anni il suo stato d’uso e di manutenzione, e se, finalmente, l’arma possa essere stata munita di dispositivo di silenziamento, o per lo sparo a raffica o di qualsiasi altro genere. Con riguardo al quesito di cui al n.4: resta fermo quanto assunto nel precedente elaborato peritale, in tutte le sue considerazioni e deduzioni.

5) trattandosi di un sola arma, per l’elezione dei bersagli e le modalità in genere di esecuzione dei tiri, mirati o liberi, a ripetizione, sia probabile che si tratti del medesimo sparatore per tutti i casi. Con riguardo al quesito di cui al n.5: Verrà trattato in itinere al quesito di cui al n.6.

6) quale in ipotesi di risposta positiva al quesito precedente, quale sia il livello di attitudine al tiro complessivamente manifestato dallo sparatore, e se vi sia stata una sua evoluzione attitudinale al tiro nel corso degli anni. Con riguardo al quesito di cui al n.6 : Data la complessità delle argomentazioni si tratterà, specificatamente, nel paragrafo seguente. A sommesso parere degli scriventi, per una risposta al quesito 5 e 6 bisogna considerare che nel capitolo “caratteristiche di massima dell’omicida come tiratore di pistola” del precedente elaborato peritale furono esposte una serie di considerazioni in base alle quali si giunge a due ipotesi. Caratteristiche dell’omicida: L’autore del duplice omicidio ai danni dei cittadini tedeschi se, per alcuni versi, sembra somigliare in modalità di azione, un pò tutte quelle caratteristiche le quali, nel precedente elaborato peritale portarono a quella duplice formulazione di ipotesi, per altri, si presenta sotto un aspetto nuovo che, però più che contrastare quella vecchia fisionomia già individuata, sembra integrarla con nuove sfaccettature. A tal fine, si reputa necessario, in primo luogo, di effettuare un parallelo fra i risultati ottenuti in questa sede e le argo­mentazioni dedotte nelle due ipotesi formulate nel precedente elaborato peritale.

Concordanze con la prima ipotesi:

1) Si tratta di un individuo per il quale la scelta dell’arma è legata ad un fatto puramente occasionale, o quanto meno, obbligato (ad esempio è l’unica che possiede e non può possederne altre).

2) Nella si può dire sullo sparatore perchè mancano parametri di valutazione.

3) Il modus operandi denoterebbe una persona che ha dimestichezza solo occasionale con armi da fuoco.

4) manca di professionalità in quanto non riesce a sfruttare l’elemento sorpresa, prova ne siano i colpi esplosi in maniera disordinata, anche se in rapida successione.

Concordanze con la seconda ipotesi:

1) Come per l’omicidio 3 coppie Foggi-De Nuccio, Baldi-Cambi, Migliorini-Mainardi, denota una miglior selezione nell’indirizzare i colpi nei bersagli umani (ad esempio alla testa).

Concordanze riscontrate con entrambe le ipotesi:

1) Utilizza sia proiettili ramati (prima ipotesi) che proiettili in piombo (seconda ipotesi).

2) denota grande celerita nei movimenti di spostamento.

Discordanze riscontrate con entrambe le ipotesi:

1) Le vittime sono ambedue uomini .

2) dagli esami degli elementi riscontrati nell’omicidio dei due tedeschi, si deducono, a carico dell’omicida, le seguenti considerazioni di carattere oggettivo:

  • a) Appare disordinato, pur se veloce, sia nella prima fase di contatto con le vittime, sia anche nelle fasi successive (vedasi la ricostruzione dei fatti, tramite la successione dei colpi, elaborata nella perizia medico legale).
  • b) appare determinato nella scelta dei punti vitali nei quali colpire le vittime.
  • c) uccide due individui di sesso maschile.
  • d) non infierisce sulle vittime.
  • e) utilizza, indistintamente, cartucce con proiettile sia ramato che in piombo nudo.
  • f) ha agito in un luogo compreso nel suo “raggio d’azione” come si evidenzia sulla carta topografica.
  • g) ha agito in condizioni di luce precaria (il giorno 7 settembre la luna era nelle prime fasi di novilunio).

Tutto questo fa pensare ad un unico omicida (prima ipotesi) avvalorato da nuovi elementi. Tale tesi trova il suo conforto proprio in quest’ultimo fatto delittuoso. Infatti in esso concorrono sia le due serie di elementi in base alle quali si erano prospettate le due diverse soluzioni e sia, infine, una serie di elementi nuovi quali apportano un arricchimento di fiati innegabilmente utili a ricostruire la personalità dell’omicida.

In sintesi, e a parziale modifica di quanto argomentato nel precedente elaborato peritale, i sottoscritti Consulenti Tecnici d’Ufficio sono del parere che a compiere i 16 duplici omicidi, che coprono un arco di tempo compreso dal 1968 al 1983 sia stata una sola persona che nell’elaborazione di massima del disegno criminoso, ha agito in maniera univoca:

a) sotto la spinta dello stesso movente (psicologico),

b) nell’elezione delle vittime,

c) nella scelta del tempo e del luogo

d) nell’utilizzazione della identica arma e che, e) nel dare pratica attuazione a tale disegno, ha apportato tutte quelle varianti (materiali) che si rendevano necessarie a seconda delle esigenze del momento.

Tutto ciò, evidentemente, darebbe una logica spiegazione alle differenze riscontrate nell’elezione dei bersagli nell’apparente disordine dell’agire e in tutte quelle discordanze (di carattere soggettivo) scaturite dai raffronti fra i singoli episodi criminosi ( potrebbe qui rientrare, relativamente all’ultimo episodio, la scelta per errore ” di due uomini).

Pertanto, l’omicida dovrebbe avere tali caratteristiche :

1)- Si tratta di una sola persona;

2 )- non è dotato di “professionalità”, bensì di una buona esperienza (maturata nel tempo);

3)- probabilmente, pur non essendo un tiratore sportivo, ha buona dimestichezza con le armi da fuoco (e con le armi da punta e taglio, siano esse proprie che improprie).

Infine, relativamente all’utilizzazione costante della stessa arma, nel ribadire, quanto assunto nell’esposizione della prima ipotesi (pag.106, del precedente elaborato peritale), si potrebbe aggiungere che tale costanza per imperscrutabili motivi di ordine psicologico, possa essere dettata, anche, dalla volontà di apporre la propria “firma” ad ogni “opera” compiuta. Tuttavia corre l’obbligo di precisare che tale ultimo assunto, non potendo essere corroborato da dati scientifici, resta una illazione degli scriventi.

6 Febbraio 1984 Perizia balistica comparativa Arcese-Jadevito

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