Il 15 settembre 2001 esce un’altra intervista, dopo quella del 10 novembre 1990, della signora Maria Consolata Corti sul  quotidiano il Messaggero. L’intervista ha sempre come argomento i fatti accaduti nel gennaio 1987. L’articolo viene riportato per intero sul libro Il Mostro di Firenze” di Fabio Fox Gariani.

Testo dell’articolo: “Mio padre L., morto in circostanze misteriose a 54 anni, aveva sospetti su quel collega. L’ho capito dopo ricordando un episodio. Quando vivevo a C. nella casa dei miei genitori, un giorno ho trovato in cantina uno degli aeroplanini di carta che papà faceva per uno dei miei bambini. Per quello aveva usato un foglio dove c’era un appunto con il nome di X e una nota che diceva più o meno: “Tutte le piste portano a lui. Possibile che nessuno se ne accorga?”.

Nel ’75 mio padre venne ricoverato in una clinica romana per un sospetto tumore. Venne operato e poi trasferito in ospedale in rianimazione. Prima di morire disse: “Assassini, siete una mafia!”. Chiedemmo un’autopsia alla presenza di un nostro medico. Ma la fecero in fretta e furia dicendoci: “È venuto un dottore che ha detto di essere stato mandato da voi”. Non era vero. Presentammo una denuncia alla procura di Roma che venne archiviata.

Nell’87 mi occupai del mostro per la trasmissione RAI per cui lavoravo. E mi tornarono in mente l’aeroplanino, le ultime parole di mio padre. Chiesi un appuntamento a quell’uomo con una scusa. Al secondo incontro mi propose un lavoro illecito: dovevo trovare persone disposte ad acquistare titoli accademici e nobiliari falsi. Dissi di no. Capii che sospettava che avessi intuito tutto. Mi voleva inguaiare. Poi ci siamo visti altre volte.

Lui ha iniziato a fidarsi. Mi ha raccontato che molti anni prima si era innamorato di una ragazza, allontanata da lui dalla famiglia. Disse che aveva iniziato ad odiare le persone che si amano. Mi confessò di essere entrato in una setta che uccideva uomini e donne al momento dell’accoppiamento, che aveva commesso anche altri delitti oltre a quelli attribuiti al mostro di Firenze, ma che i cadaveri non erano stati mai trovati. Mi raccontò particolari tremendi, che aveva tagliato pube e seni di alcune delle sue vittime con un coltello multiuso. La setta li usava per dei macabri rituali, ritenendo che durante l’atto sessuale vengano liberate energie che possono essere utilizzate per curare malattie o aumentare la forza fisica. Disse cose pazzesche tipo: “I veri mostri sono quelli che fanno uscire falsi identikit, come quello che ha portato un barista al suicidio. Il vero identikit non esiste perché quando ammazzavo usavo maschere sempre diverse”.

Ero terrorizzata. Andai alla Mobile di Roma a raccontare tutto, ma mi dissero di lasciar perdere.

15 Settembre 2001 Intervista di Maria Consolata Corti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Traduttore