Il 20 Novembre 1996 viene consegnata la perizia psichiatrica redatta dal Prof. Ugo Fornari e Prof. Marco Lagazzi su Giancarlo Lotti, perizia commissionata dal Sostituto procuratore Paolo Canessa in data 16 settembre 1996.

Questa la perizia: Perizia psichiatrica su GiancarloLotti 20 novembre 1996- (Fornari, Lagazzi)

Riportata in forma riassuntiva.

La perizia consta di vari punti

1) motivi per cui viene richiesta in riferimento ai delitti del MdF.

2) Documentazione peritale

3) Ulteriori indagini contenente una serie di riassunti di varie testimonianze

4) Documentazione clinica osservata

5) Dati dei colloqui clinici

Anamnesi familiare. Il padre, Lotti Primo, è deceduto nel 1966, intorno ai 67 anni, per disturbi imprecisati (forse un’infezione ad una gamba complicatasi in gangrena): “non è stato guardato bene” è tutto quello che Lotti sa dire. Il padre era affetto da ernia inguinale ed era un forte bevitore. La madre è deceduta nel 1975, all’età di 74 anni per vasculopatia cerebrale, pare di comprendere. “L’ho portata troppo tardi all’ospedale. Anche lì ho passato momenti non troppo belli. Ricordo che mia madre si fissava sulla luce, prendeva la notte per il giorno”. Una sorella di 71 anni, “ma è come neppure ci fosse. Lei non mi parla e poi siamo due caratteri un po’ diversi. Io ne ho sofferto molto, perché sono un fratello, mica un barbone di strada! Anche mia nipote non mi guarda. Cosa le ho fatto io? Io non ho mica fatto niente a tutti loro”. Anche con il cognato i rapporti sono cattivi: “non è che si andasse troppo d’accordo”. Il p. nega specifici disturbi di carattere psicopatologico a carico di ascendenti e collaterali. Anamnesi personale. Il paziente pare sia nato da parto eutocico, dopo gravidanza regolarmente condotta a temine. Il soggetto non è in grado di fornire notizie attendibili circa la prima infanzia e le eventuali malattie sofferte. Ha sempre goduto di buona salute, non ha mai avuto malattie gravi e non è mai stato ricoverato in ospedale. Probabilmente ha riportato sulla schiena un’ustione da colpo di sole nel 1993, durante l’estate. La lesione sarebbe guarita in un mese. “Io posso solo dire che i miei genitori non mi hanno mai dato uno schiaffo. Mi hanno sempre tenuto molto chiuso, specie mio padre; mi guardava un po’ troppo; se arrivavo un po’ tardi di sera, lui veniva a riscontrarmi. Mia madre invece un po’ di meno. Anche come famiglia eravamo un po’ isolati; le persone erano un po’ astiose con noi, non so perché. Mia madre era una donna molto religiosa; io invece non sono mai stato religioso”. Addebita a ciò il fatto di aver sempre avuto problemi di rapporto affettivo e relazionale con le persone, sia uomini, sia donne. “Sono sempre stato molto chiuso”. Istruzione: IV elementare con numerose ripetenze, “perché studiare non mi interessava e perché non si imparava nulla. A 14 anni ho smesso. Leggere, leggo, mi arrangio”. Ha iniziato a lavorare a 20 anni ed ha sempre svolto attività poco remunerative e saltuarie, talché ha chiesto alcune volte dei piccoli prestiti in banca. “Prima dei 20 anni aiutavo mio padre in campagna, saltuariamente. Poi mi sono messo a fare quello che trovavo. Al massimo ho preso 1.300.000 lire al mese per il mio lavoro. Pochi, per mantenere la macchina, mangiare, bere, dormire e andare a donne una volta la settimana”. Ha lavorato per 16 anni e mezzo “sotto l’acqua e all’umido e sono stati anni duri; allora ero giovane. Un mestiere non l’ho imparato; facevo quello che trovavo”. Fin dall’adolescenza ha avuto problemi di rapporto con il sesso femminile. Ha conseguito la patente nel 1978 all’età di 38 anni, dopo parecchie bocciature subite negli anni precedenti all’esame di teoria. “La patente l’ho presa mica con tanta facilità; se non mi aiutavano non ce la facevo. Non mi andava più di andare con il motorino e poi con la macchina puoi andare dove e come vuoi. Mi piaceva guidare la macchina. Adesso ho un 131 Fiat 1600. Di macchine ne ho avute tante: una 850 Fiat special bianca; una Mini Morris 1100 gialla; due 124 Fiat una celeste e l’altra gialla; un 128 coupé rosso, una 131 Fiat rossa 1300 e infine una 131 Fiat rossa 1600. Tutte macchine usate, perché non avevo la possibilità di comprarne una nuova. Le macchine che più mi sono piaciute sono state le due 124”. “Da ragazzo ero molto riservato e parlavo poco. Amici ne avevo a S. Casciano, ma non di tutti mi fidavo; e non è neppure che ne avessi tanti. Un po’ scherzavo e qualche volta mi arrabbiavo. Non sono mai andato a ballare”. Praticamente è vissuto in famiglia fino ai 26 anni, “sempre in casa. I miei non volevano che io uscissi di sera, specie mio padre, non so neppure io perché”. Dopo la morte dei genitori, è vissuto sempre da solo. “Non ho mai avuto una casa mia; una volta sono stato in affitto, ma poi mi mancavano i soldi”. Per qualche anno è vissuto in una casa del padrone della cava in cui lavorava. “Poi sono andato a vivere per 4 anni con un prete in una Comunità, dove pagavo solo la luce. Con il mio lavoro, mi compravo il mangiare e i vestiti. Per il dormire non pagavo niente. Io in quella Comunità stavo male, perché non potevo parlare con nessuno; non capivo cosa dicevano (erano quasi tutti extracomunitari). Ogni tanto mi arrabbiavo e il prete mi rimproverava. Avessi avuto i soldi, mi sarei preso una casa per me, invece niente. Non ho mai trovato modo di dividere una casa con qualcuno, anche perché non sai…” Praticamente, da anni Lotti vive da solo “e io so fare tutto in casa; perciò non ho bisogno di una donna che mi faccia le cose in casa. Certo che la solitudine è brutta, anche se ormai ci ho fatto l’abitudine”. Della sua vita sentimentale, dietro esplicite domande e dopo molti chiarimenti, ammette: “a me sarebbe piaciuto andare con le ragazze, ma sono stato troppo chiuso e non mi sono mai osato. Le donne le ho avute perché le pagavo; con le altre avevo paura, non avevo confidenza. Poi non ero tanto sicuro io. Ricordo che tra i 12 e i 14 anni qualcuna mi ha dato uno schiaffo, perché io l’avevo toccata. Da ragazzo mi masturbavo e così ho continuato fino a 20 anni. Una volta, a 12 anni, mi hanno trovato a letto con una ragazza della mia età; non si faceva niente, ma mia madre mi ha sgridato molto e mi ha picchiato”. È celibe. “Non mi sono sposato, perché io ho un carattere che la Filippa (Filippa NICOLETTI, una delle donne con la quale ha avuto una lunga, anche se non continuativa relazione) mi ha detto che non si poteva stare insieme. Io ho fatto molte cose per lei. Abbiamo incominciato a frequentarci nel 1981, quando Salvatore (il suo convivente di allora) era in carcere. Adesso sarà un anno e mezzo che non la vedo più e non ho più sue notizie. Prima ci si vedeva di frequente, poi lei se ne è andata via da S. Casciano (attualmente la donna risiede a Castiglion Fiorentino) e allora io non potevo più andarla a trovare, anche perché ne aveva un altro. Però lei veniva a trovarmi e stava da me anche qualche giorno. Poi c’era il problema dei soldi; come facevo a sposarmi senza soldi e con un lavoro che un po’ c’era e un po’ non c’era? Sono stato un po’ sfortunato. Io però ero proprio innamorato di questa donna. L’amore, con la Filippa, ne ho fatto anche troppo. Anche lei si è innamorata di me. Fu l’uomo con cui lei viveva e che poi è stato un periodo in carcere (4 mesi) che la faceva prostituire. Poi nell’85-86 Filippa è tornata ad Arezzo e io l’andavo a trovare 1-2 volte al mese”. Ammette di aver conosciuto tante donne a Firenze, “ma è sempre stata solo una cosa passeggera, solo uno sfogo. Ultimamente cambiavo, ma dall’81 a qualche anno fa ne ho frequentato sempre e solo una, che conoscevo da tanti anni e che era pulita”. (Si tratta di Gabriella Ghiribelli). “Quando ho conosciuto Gabriella lei aveva uno insieme; io non è che ci andassi molto volentieri, perché in casa c’erano la mamma e il suo uomo e a me la cosa dava fastidio. Poi costava cara, e allora la vedevo poche volte. Io le ero affezionato, ma lei mi sfruttava un po’ troppo. Lei diceva che mi voleva bene, ma non era vero, perché mi sfruttava. Io avevo già tante spese, perché dovevo mantenere me e la macchina. Alessandra (Alessandra Bartalesi) era la nipote del Vanni; la conobbi per caso; fu il Vanni a presentarmela. Lei aveva il fidanzato. A me piaceva abbastanza, ma non ne ero assolutamente innamorato. Abbiamo incominciato ad uscire insieme e poi siamo andati a letto. Lei si era ammalata a 20 anni ed era finita su di una carrozzella. Dopo qualche anno si è rimessa a camminare, ma quando si usciva insieme mi toccava reggerla. Fumava tantissimo e parlava un po’ troppo. Era molto ingrassata per tutte le medicine che prendeva. Alessandra si era affezionata a me. Adesso è tornato il suo fidanzato ed è dal 95 che non la vedo più. Era lei che veniva a cercarmi, non io”. Di fatto, Lotti non si è mai sentito soddisfatto nelle sue relazioni con le donne, anche se “le donne mi sono sempre piaciute. Però non mi è stato mai possibile averne una per me; mi è dispiaciuto. Sono anche stato invidioso di chi poteva più di me ma non potevo farci niente. Con la macchina le cose sono un po’ cambiate, perché potevo andare in giro, ma continuavo a non avere soldi. Poi ricordo una cosa brutta, di una donna che voleva spogliarmi e saltarmi addosso. Io non ho fatto niente, perché non eravamo soli; era presente anche Paola (la ragazza che in quel periodo mi piaceva e che mi ha aiutato a prendere la patente), che mi ha detto: “come, fai così? Allora non sei un uomo! Io sono rimasto impressionato da questa faccenda”. Col passare degli anni, si rimane bloccati e non si fa più nulla. A me è andata male. Il fatto è che io non ho più una grande considerazione delle donne, per tutto quello che mi è successo. Forse è dopo la faccenda di mia madre e di mia sorella che io evito le donne. Ora come ora è troppo tardi. Non mi metterò mai più con una donna. Le donne ti possono fregare”. Circa la sua attività sessuale, dichiara: “tante volte, quando ero bevuto, non riuscivo ad avere erezione. La stessa cosa quando ero emozionato o stanco o bloccato come da Gabriella, perché in casa c’era sempre qualcuno. Così anche con le prostitute che si mettevano subito nude e volevano fare subito e in fretta e a me non mi riusciva. Se invece c’era un po’ di atmosfera, andava bene. Io non riesco a farla alla svelta. Per esempio, una volta mi sono fermato con Gabriella su di una piazzola lungo una strada; in quel momento passarono i vigili; lei non se ne accorse, ma io sì; mi bloccai e feci finta di leggere il giornale; poi l’ho fatto e non ci fu problema. Qualche volta, se ero molto eccitato, venivo subito. Ora è parecchio tempo che non faccio più nulla. Con la Filippa sono stato più soddisfatto che con altre donne. Anche con lei una volta è successo in autostrada, in macchina, che la portavo dalle sue figliole ad Alessandria; lei ha incominciato a tastarmi e l’abbiamo fatto. La Gabriella di Firenze mi diceva bravo, bravo, che invece non era vero. Bravo fino a un certo punto, ma non come diceva lei”. Nel corso di un colloquio, ammette: “praticamente, non sono mai stato capace di far godere una donna”. (In effetti, risulta che la Filippa, esplicitamente interrogata circa le abilità sessuali di Lotti, gli abbia dato un voto pari a 3). Nega dì aver mai avuto curiosità particolari o di aver messo in atto pratiche sessualmente perverse. In particolare, spontaneamente precisa: “io non ho mai fatto il guardone; la cosa non mi ha mai interessato”. Per quanto riguarda il carattere, si descrive come uomo dal temperamento mite; “io sono calmo e tranquillo se nessuno mi dà fastidio; però quando mi arrabbio, mi arrabbio; se vengono a stuzzicarmi, io reagisco. Non ho mai avuto paura di nessuno; se devo farmi le mie ragioni me le faccio. A S. Casciano mi dicevano che ero troppo buono, ma io sopporto un po’ e poi basta”. Ammette, inoltre, di essere un soggetto emotivo e labile». Come abitudini di vita, ammette di essere sempre stato un forte mangiatore (ha pesato fino a 120 Kg) ed ha sofferto di ipertensione. Beveva circa 1 litro di vino al dì. Non ha mai consumato super-alcolici. “Talvolta col vino andavo troppo in là; 2 o 3 volte la settimana. Sono arrivato anche a bere più di un litro per pasto; un po’ a cena e un po’ dono cena con gli amici. Non ho mai bevuto a digiuno. Anche se bevevo parecchio, mangiavo molto. C’è stato un periodo che bevevo ma mangiavo poco e allora ho dovuto smettere, perché poi ci rimettevo di salute”. Attualmente assume giornalmente un ipotensivo (Acepress compresse da 25 mg., 1 cprs. al dì; vedere prescrizione del 6.7.96 a firma della dr.ssa Rosella Ferrovecchio). Si sottopone a controllo periodico della pressione arteriosa (che da molti mesi è compresa nella media e nella norma per un uomo della sua età e della sua struttura). Pratica saltuariamente una fiala im. di Tilcotil (farmaco antiartrosico; prescrizione del 2.7.96). Lamenta dolori alla schiena per un principio di ernia del disco (infortunio sul lavoro nel 74-75, mentre lavorava in una cava di pietrisco) ed emorroidi (“che però adesso non sanguinano più”) con emorragia rettale il 31 agosto 1996. Relativamente ai fatti per cui si procede, Lotti informa di quanto segue: “Pacciani l’ho conosciuto nell’80 circa, dopo Vanni. Io lo frequentavo poco; non mi era simpatico. Mario invece lo andavo a trovare anche a casa. Allora Pacciani abitava in una frazione di Montefilidolfi; lì io l’ho conosciuto, casualmente, attraverso Mario Vanni che era il postino di zona. Pacciani era uno che aveva la voce un po’ alta e un po’ prepotente. Poi aveva fatto delle cose brutte con le figlie e la moglie; sicché non c’era da fidarsi mica tanto. Non mi andava proprio bene frequentarlo. Voleva essere superiore agli altri. Con Mario c’era confidenza, era educato e mi dava anche i soldi per la benzina, quando si faceva portare da qualche parte. Con Pacciani, invece, non c’era confidenza; non mi andava. Non potevo parlare tranquillamente con lui, per cui preferivo stare zitto. Quando si giocava a carte, voleva vincere sempre. Quando si andava fuori, Pacciani non pagava mai. O pagava Mario o pagavo io. I soldi li aveva, ma li teneva stretti. Ad andare con lui, anche quando si facevano le merende insieme, non mi andava mica tanto bene. Come faceva Vanni a sopportarlo, non lo so proprio. Pacciani ha cercato di coinvolgermi, per farmi stare zitto, nel senso che ha continuato a portarmi con sé dopo l’82. La prima volta (1982) non sapevo mica cosa si andasse a fare. Non è mica stata una cosa molto bella. Non mi piacque niente vedere le armi e me ne tornai in macchina. Allora Pacciani ha incominciato a minacciarmi: ormai ero dentro e dovevo andare avanti. Io avevo paura che Pacciani, se dicevo di no, mi poteva fare qualcosa di male. Era un violento, suvvia, diciamolo. Pacciani comandava anche Vanni. Adesso io più che arrabbiato con Pacciani, sono preoccupato, perché non so come finirà questa storia. Pacciani è uno che ha detto che nemmeno mi conosce; io invece lo conosco benissimo e se dirà contro di me, saprò bene io come difendermi. Inoltre Pacciani è uno che sa e che, se verrà condannato, verranno fuori altri nomi. Se non dicevo nulla, ero belle che dentro. Mi hanno messo davanti a dei contrasti e io ho dovuto ammettere qualche cosa, altrimenti me ne sarei andato in carcere”.

6) Esame obbiettivo del periziando. “Quanto emerso in sede di colloqui clinici, peraltro, orienta nella direzione di una ipovalidità sessuale di natura psicogena e non organica. D’altro canto, anche se il test avesse dato un risultato positivo (avesse cioè escluso una impotenza di natura organica), lo stesso non sarebbe stato comunque sufficiente per escludere fenomeni di impotenza o di ipovalidità psicogena.” 7) Esame psichiatrico diretto.

8) Considerazioni cliniche, criminologiche e psichiatrico forensi. “Le indagini eseguite non hanno, parimenti, consentito di mettere in luce nessuna patologia psichiatrica riconoscibile come tale. Ci troviamo infatti di fronte ad un soggetto sicuramente non brillante, di limitatissima cultura e fortemente problematico sul piano psicologico, che è tuttavia immune sia da disturbi di carattere psicotico, sia da possibili aspetti di deficitarietà mentale o di involuzione su base psico-organica. Non si è infatti ravvisato nessun elemento clinico che potesse deporre in tal senso, e si deve quindi escludere ogni valutazione al proposito.Ai fini della valutazione di questo elemento, di primaria importanza ai fini del nostro esame, appare innanzitutto utile ripercorrere la storia esistenziale del periziando. Tale storia, secondo quanto ci riferisce il Lotti e secondo quanto risulta, è quella di un soggetto eccezionalmente solo, privo di stabili amicizie, connotato da un limitatissimo inserimento lavorativo (il lavoro alla draga, poi cessato) ed esistenziale, tanto da essere infine “finito” in una struttura per emarginati. In tale contesto, privo di affetti familiari (il p., con dolore, ricorda di essere stato rifiutato dai congiunti), si collocano le superficiali amicizie con prostitute a loro volta connotate da gravi problemi esistenziali e, soprattutto, si colloca il centrale e prioritario rapporto con i “compagni di merende”, Pacciani e Vanni. Tali figure, presenti per molti anni nella vita del periziando, sono prioritarie rispetto a quelle più marginali, come quel Pucci che il p. cessò improvvisamente di frequentare, e sono rilevanti soprattutto per la costanza della attenzione che il p. riserva nei loro confronti. Tale legame sembra essere stato più forte con il Vanni (persona della quale il p. ha frequentato la nipote e della quale, nonostante quanto emerso, oggi il p. non dice nulla di negativo), mentre è stato forse più ambivalente verso il Pacciani, descritto dal p. come maggiormente temibile ed aggressivo. In un panorama povero e limitato, emergono quindi con spicco le figure di Pacciani e soprattutto di Vanni, “coppia” alla quale il p. mostra di essere comunque legato (tanto da reagire oggi con sdegno alla asserzione del Pacciani circa la non conoscenza tra loro, e da evitare ogni critica verso quello stesso uomo, il Vanni, che lui ha ammesso di veder compiere gravissimi e ripugnanti gesti). Rispetto a tali figure, il periziando ci parla di un rapporto di apparente dipendenza, centrato soprattutto sul timore verso il Pacciani, ed esteso fino a coercire la sua partecipazione ai fatti criminosi ed il suo silenzio, sempre per il timore del Pacciani. Questa tesi, che di fatto assimilerebbe il Lotti ad uno “schiavo” rimasto tale per molti e molti anni, così terrorizzato da non permettersi neppure il minimo gesto verso i suoi persecutori, appare del tutto contrastante non solo con le risultanze degli atti e con le stesse dichiarazioni dell’interessato (già note, e pertanto omissibili in questa sede), ma risulta ancor più stridente, se confrontata con la personalità del periziando stesso. Pur essendo una persona di limitatissima cultura e di non brillante intelligenza, il Sig. Lotti ha saputo costantemente far fronte alla situazione peritale, eludendo ogni tentativo di “entrare in profondità” rispetto ai suoi vissuti, omettendo ogni risposta potenzialmente rilevante a fini giudiziari, mantenendo inalterata la propria tesi, ed addirittura ponendo – anche se in modo inevitabilmente ingenuo – attenzione, alle stesse risposte che forniva ai reattivi mentali. Non ci siamo quindi trovati ad un soggetto dipendente, passivo facilmente spaventabile o suggestionabile, che nel caso avrebbe immediatamente adottato un atteggiamento di altrettanta dipendenza verso gli inquirenti ed i consulenti, ma, al contrario, abbiamo incontrato un uomo determinato, sfuggente o francamente sleale quando gli era utile, del tutto privo di empatia e di rincrescimento, ed attentamente impegnato nella gestione di una sua “strategia” difensiva. Circa il mondo interno di questa persona, nella attuale sede si possono proporre unicamente alcune “tracce”, clinicamente significative, come (al test di Rorschach) la incertezza nella identificazione dell’identità di genere e la continua percezione di temi sessuali maschili (l’ano, i glutei, il pene, i testicoli), oppure come (al T.A.T.) la patognomica percezione di figure “che guardano”, e di altre figure legate ai temi della violenza, agita o negata (l’uomo nudo che fugge, la donna che non sarebbe stata violentata ma amata). A ciò, a lui non noto, il p. affianca una conscia ricerca di affettività e di sessualità in figure mercenarie, ma ammette la limitazione delle sue risorse in tal senso, quando non trova l’affetto (ben dubbio in una “professionista”) e quando il tempo è poco. Con ciò, possiamo ben comprendere come il mondo della sessualità del p. sia ben misero, e come alle frustranti relazioni con donne (quasi tutte prostitute) si accompagnino aspetti di carattere maggiormente perverso, relativi alla presenza sia di istanze omosessuali, sia di istanze palesemente voyeuristiche. Sotto questo profilo, la ricerca e la frequentazione della figura femminile potrebbe rappresentare semplicemente un alibi, un meccanismo di copertura dell’orientamento omosessuale del soggetto. Tutto questo ci consente di proporre una interpretazione delle vicende in esame, coerente con la personalità del Lotti e con le dichiarazioni da lui stesso rilasciate in atti. L’immagine che emerge da quanto rilevato è infatti quella di un soggetto che, pur non presentando esplicite valenze distruttive e sadiche, si presenta, se ci si consente il termine, come un “uomo che guarda”, che tuttavia non si limita ad esercitare un ruolo passivo, ma diviene in qualche modo “coprotagonista’’, all’interno di un gruppo che – anche se forse non sul piano fisico – sicuramente presenta pesantissime istanze di carattere omosessuale, come attestato dalla realtà profonda del Lotti, dalla coerenza del rapporto tra le tre persone, e da molti altri elementi citati in atti. Con ciò, sembra delinearsi una situazione personologica molto complessa ed inquietante, della quale sicuramente occorrerà tener conto in ogni ulteriore fase della vicenda. I disturbi sessuali di LOTTI Giancarlo. Quanto ampiamente ammesso da Lotti confrontato e confortato da quanto dichiarato da Bartalesi Alessandra, Ghiribelli Gabriella e soprattutto Nicoletti Filippa, orienta senza ombra di dubbio verso l’esistenza in Lotti di una disfunzione sessuale caratterizzata da ipovalidità erettile (disfunzione dell’erezione), indubbiamente spesso accentuata dall’uso di bevande alcoliche e da saltuaria eiaculazione precoce. Compromissione dell’eccitazione e dell’orgasmo sono spesso presenti in corso di intossicazione alcolica acuta, ma, anche indipendentemente ed a prescindere dalla stessa, sono caratteristiche ricorrenti sia negli affrettati rapporti mercenari di Lotti, sia nel corso di relazioni con donne con le quali egli ha invece avuto modo di intrattenersi ad altri livelli, di comunicare., di parlare. Nulla ci parla quindi di una possibile genesi somatica della limitata funzionalità erettile del periziando, mentre emergono moltissimi elementi in merito alla possibile influenza che, in tal senso, può essere esercitata dagli aspetti maggiormente perversi della sua personalità (aspetti rispetto ai quali, oltre a quanto già elencato, assume particolare significato la sua scelta di portare la amica Bartalesi ad amoreggiare proprio nel luogo del delitto del 1985, forse al fine di incrementare la propria performance con il ricordo di quanto accaduto in quello stesso luogo). Nel caso, non si può quindi parlare di una vera e propria impotenza – non supportata da aspetti somatici né da aspetti psicogeni – ma si deve parlare di una scarsa propensione del soggetto a raggiungere l’eccitazione sessuale in situazioni che non siano confacenti alle sue aspettative e – probabilmente – a quei desideri ed a quelle fantasie dei quali non può farsi latore in un rapporto eterosessuale e mercenario. Alla luce delle indagini effettuate, siamo quindi in grado di rispondere, in modo conclusivo, ai quesiti posti dalla S.V.Ill.ma. RISPOSTE AI QUESITI LOTTI Giancarlo è affetto da disturbi dell’erezione e dell’orgasmo di natura psicogena; detti disturbi possono essere accentuati dall’uso di bevande alcoliche, che interagiscono in sinergismo negativo con gli stessi, ma sembrano con maggior verosimiglianza essere collegati con aspetti di carattere perverso, propri della personalità del soggetto, che non possono trovare adempimento in un “normale” atto sessuale, e la cui frustrazione può forse contribuire alla scarsa performance del soggetto; tra le cause che si trovano alla base di questa situazione sono da segnalare: l’isolamento in cui ha trascorso la sua infanzia ed adolescenza; la colpevolizzazione delle sue prime curiosità e approcci erotici; la mancata acquisizione di abilità relazionali e sociali; il complesso d’inferiorità in lui presente a tutti i livelli (intellettivo, affettivo, relazionale, sociale ed economico), nonché gli elementi maggiormente perversi, sopra citati; i disturbi sessuali che lo affliggono da anni entrano direttamente nella genesi e nella dinamica dei reati per cui il medesimo è indagato, quali ricostruiti dalle indagini e dalle dichiarazioni dello stesso LOTTI; nel senso che hanno fatto di lui non solo e non tanto il passivo spettatore (ovvero “il palo”), l’esecutore marginale di delitti da altri organizzati, pianificati e portati a termine, ma anche – ed in modo più sottile – un attento e sicuramente servizievole (se ci si consente questo termine) “collaboratore” degli assassini, senza dubbio gratificato dal proprio ruolo e stimolato da quanto osservava in quelle occasioni; alla luce di quanto riferito, in estrema sintesi la realtà clinica del periziando può essere identificata in quella di un uomo apparentemente immune da patologie somatiche e psichiatriche di rilievo, ma orientato in senso omosessuale e connotato da forti istanze di carattere perverso, sicuramente tali da essere parte della sua personalità, delle sue scelte e della sua stessa interazione con l’esterno.”

20 Novembre 1996 Perizia psichiatrica Giancarlo Lotti

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