Il 2 Gennaio 1996 viene convocato per rilasciare testimonianza Fernando Pucci. Denominato poi testa Alfa.

Questa la testimonianza: 02 Gennaio 1996 – Fernando Pucci Testimonianza

Mi viene chiesto se conosco ed ho frequentato in passato tale Giancarlo Lotti, detto “Zampino”. Ho conosciuto Giancarlo Lotti che ho anche frequentato per circa 6/7 anni fino a circa 10 anni fa, allorchè egli non venne ad un appuntamento che mi aveva dato a San Casciano, per cui non lo cercai più e mi allontanai da lui. Con il Giancarlo ero solito trascorrere tutte le domeniche pomeriggio e sera, in quanto, con la macchina del predetto, ci recavamo a donne qui a Firenze. Preciso che solitamente andavamo da una certa Gabriella che trovavamo a Borgo San Lorenzo, ove la donna aveva un mini appartamento e ci riceveva. Prima di conoscere Gabriella andavamo a donne che si prostituivano nella zona della stazione ovvero delle Cascine, mentre, quando abbiamo conosciuto la Gabriella, praticamente venivamo a Firenze solo per lei. La Gabriella era bassina, mora, piccola e rotondetta ed è la stessa persona che mi risulta aver abitato anche a San Casciano, in Borgo Sarchiani, la stessa via dove abitava Mario Vanni ex postino. Con me e Giancarlo, che eravamo coppia fissa per le girate a Firenze la domenica, qualche volta è venuto anche il Vanni, che, mi risulta, non ha avuto, in quelle circostanze, rapporti con prostitute. Il Vanni era un tipo un po’ particolare, nel senso che non era normale, tanto che si porvava appresso falli di gomma. Il Vanni è venuto insieme a noi, in quanto era un buon amico del Giancarlo. Mi viene chiesto se, qualche volta, durante le nostre girate, con Giarcarlo mi sono fermato nella piazzuola degli Scopeti di San Casciano. Al riguardo ricordo bene che solamente in una occasione ci siamo fermati in questa piazzola e ciò si è verificato circa 10 anni fa e, precisamente, una domenica allorchè, rientrando da Firenze dopo la solita girata e visita alla Gabriella, ci siamo fermati per un bisogno fisiologico di entrambi e ricordo che fù il Giancarlo a dire di fermarci in quel posto. Una volta fermatici all’inizio della stradina che conduce nella piazzola, ricordo bene che notammo una macchina, di colore chiaro, ferma a pochi metri di distanza da una tenda e, alla nostra vista, due uomini, che si trovavano a bordo di quell’auto, scesero da essa e si misero a vociare contro di noi con atteggiamento minaccioso, tanto che subito andammo via. I due ci minacciarono di ucciderci qualora non fossimo andati via subito e noi, impauriti, aderimmo allontanandoci subito dal posto. Il Giancarlo mi accompagnò a San Casciano, ove io avevo lasciato l’ape e con questa ritornai nella mia abitazione. L’orario in cui partivamo da San Casciano verso Firenze era intorno alle 14.30, mentre facevamo ritorno la sera, col buio, talvolta dopo cena, in quanto ci fermavamo a mangiare a Firenze, anche a casa della Gabriella. Il Giancarlo, nel tempo, ha avuto diverse autovetture, con le quali ci recavamo a Firenze. Ricordo prima una Fiat 850 di colore bianco, poi una Fiat 124 celeste, poi un 128 coupè di colore rosso-aragosta e, infine, un 131 di colore anche questa rosso-aragosta. Quando ci fermammo agli Scopeti e si verificò l’episodio che vi ho riferito, il Giancarlo possedeva o il 128 coupè o il 131; non sono in grado di precisare esattamente quale delle due macchine, in quanto è trascorso molto tempo. Il Giancario, per quanto mi risulta, non ha mai posseduto due autovetture contemporaneamente, ma, nel tempo, le cambiava. Mi viene chiesto se ho appreso ed in quale modo del duplice omicidio di Scopeti avvenuto nel mese di settembre del 1985. Ho appreso dai giornali e dalla televisione di questo brutale delitto. Ricordo che in paese sia io che Giancarlo raccontammo al bar centrale che ci eravamo fermati in quel posto di sera ed eravamo stati cacciati da due uomini che si trovavamo già lì e che ci avevano anche rincorso per farci allontanare. Poichè questi due uomini erano nei pressi della tenda e l’episodio narrato si era verificato il giorno prima della notizia, avevamo commentato che quelle due persone probabilmente avevano a che vedere con il delitto. Ricordo, in questo momento, che nell’occasione riferita, scappammo via anche perchè, sentendoci rincorsi, temevamo che potesse essere utilizzata nei nostri confronti qualche arma di cui i due eventualmente disponessero. Ricordo che Giancarlo fermò la macchina agli Scopeti sulla strada per San Casciano proprio in corrispondenza della stradina che conduce alla piazzola e con il muso rivolto verso San Casciano. Eravamo appena scesi dal mezzo quando ci vennero incontro i due uomini, che si trovavano su un’auto sulla stradina che conduce alla piazzola, ferma a metà strada tra l’asfalto e la piazzola stessa, ove notammo anche una tenda da campeggio. A questo punto l’ufficio mostra una foto aerea a colori del luglio 1992 riproducente la panoramica della piazzola degli Scopeti e luoghi limitrofi. Il Pucci, dopo averla esaminata attentamente, dichiara: È proprio questo il luogo che vi ho descritto. Posso dare come riferimenti: il punto che indico come 1, sulla strada Firenze-San Casciano corrisponde al luogo in cui Giancarlo posteggiò la sua macchina; il punto che indico come 2, sulla stradina che conduce alla piazzola, è il luogo in cui notammo ferma l’autovettura dei due individui; il punto che indico come 3 è il luogo ove era posizionata la tenda da campeggio e che si trovava pertanto quasi alla fine dello spiazzo. Si dà atto che tale foto viene firmata sul retro dal Pucci e dai verbalizzanti ed allegata al presente verbale. La macchina dei due uomini mi sembrò di colore chiaro, ma non posso essere più preciso per il lungo tempo trascorso. Non ricordo le persone che si trovarono al bar centrale quando raccontammo l’accaduto; ricordo solamente che vi era il proprietario. Non ho raccontato a nessun altro, anche dei miei familiari, quanto mi capitò quella sera. I due uomini hanno pronunciato verso di noi parole di minaccia e ricordo che ci sollecitarono ad andare subito via altrimenti ci avrebbero ammazzati; anche se è trascorso molto tempo, i due si esprimevano in dialetto toscano e quando dico toscano intendo dire fiorentino. Ricordo che quella domenica, mentre con Giancarlo andavamo a Firenze, come al solito passammo dagli Scopeti, e ricordo, all’andata, di aver notato, sul lato destro – direzione Firenze -, all’altezza di un cancello, posto di fronte alla piazzuola del delitto, un vecchio motorino che era appoggiato nei pressi del cancello al muro o ad un albero. Dopo aver commentato al bar l’episodio di quella notte, non frequentai più il Giancarlo, in quanto, la domenica successiva, mi diede l’appuntamento per la consueta visita a Firenze, ma non si presentò ed io giudicai questo comportamento sleale, per cui ruppi l’amicizia. Mi viene chiesto se conosco altre persone che frequentavano il Giancarlo. Mi risulta che Giancarlo si accompagnava al Vanni, come ho già specificato, ed anche al Pietro Pacciani, con il quale era solito andare a fare merende ed ubriacarsi. Ricordo che il Lotti, una volta, si adoperò a cercare l’auto del Pacciani che questi non riusciva più a ritrovare dopo averla parcheggiata in compagnia di un maresciallo in pensione. Non ricordo però dove si verificò l’episodio. Ricordo che la domenica in cui si registrò l’episodio dei due uomini con Giancarlo ci eravamo fermati a cena qui a Firenze e, quindi, siamo ripartiti sul tardi per far ritorno a San Casciano. Ricordo che arrivai a casa mia verso mezzanotte, l’una. Quella sera, dopo l’episodio dei due uomini, il Giancarlo divenne molto nervoso, tanto che, lasciato il posto degli Scopeti, iniziò a guidare nervosamente e, giunti a San Casciano, mi lasciò subito a riprendere la mia ape, che ero solito parcheggiare o al bar centrale o nel piazzone. La domenica successiva, di mattina, mi recai al bar centrale, vidi il Giancarlo, che ancora era abbastanza nervoso per quanto ci era occorso la domenica precedente e con lo stesso presi, come al solito, appuntamento per le 14 per venire a Firenze. Alle 14 tornai al bar centrale, ma non trovai Giancarlo, che, da come seppi, era già andato via. Da allora non lo cercai più. Mi viene chiesto se conosco ed ho frequentato la bottega di generi alimentari di Ezio a Spedaletto. Si che la conosco. Anzi devo dire che, la domenica, mi fermavo spesso a fare colazione insieme a Giancarlo; di giorno quando ci fermavamo in zona, mentre la sera quando tornavamo da Firenze. Ricordo che la domenica sera di cui ho parlato non ci siamo fermati da Ezio perchè Giancarlo, dopo l’episodio dei due uomini, era molto nervoso ed aveva premura di raggiungere San Casciano. I due individui che scesero dalla macchina e ci minacciarono erano entrambi di mezza età e di corporatura robusta, come quella del Giancarlo per intenderci. Il loro aspetto mi è sembrato piuttosto rozzo ed il loro abbigliamento mi è sembrato piuttosto primitivo, nel senso che erano vestiti con indumenti non fini. Indossavano o un giubbotto o un giaccone. Ricordo che anche il loro parlare era piuttosto primitivo, tanto che le frasi che riuscii a percepire furono: “cosa venite a rompere i coglioni, andate via perchè vi si ammazza tutti e due”. Ne vidi meglio uno dei due e questo aveva il viso pieno ed era un po’ stempiato in fronte; era piuttosto tarchiato ed era di altezza media, più o meno come me che sono alto mt. 1.70. Quando si verificò l’episodio del duplice omicidio e commentammo quanto accadutoci, dissi a Giancarlo che volevo andare dai carabinieri a raccontare tutto, ma Giancarlo mi disse di non andare in quanto lui non sarebbe andato mai e poi mai per non passare da spione. Mi disse esattamente così: “Non voglio passare da spia”, facendomi intendere che in effetti egli aveva riconosciuto i due individui ed aveva paura di parlare con i carabinieri. Egli però non mi disse mai chi fossero quei due soggetti, ma sono sicuro che egli li riconobbe e così giustifico anche il suo nervosismo nell’immediatezza e nei giorni successivi e la rottura dell’amicizia con me. Mi viene chiesto se Giancarlo aveva buoni rapporti con il Mario Vanni. Devo dire che Giancarlo mi sembrò avere sempre paura del Vanni, come fosse in soggezione e tale stato d’animo, aggiungo, dimostrava anche nei confronti di altro suo compagno, Pietro Pacciani. Al riguardo, devo aggiungere che, dopo l’episodio degli Scopeti, il Giancarlo, almeno durante quei giorni che ebbi modo di vederlo prima di interrompere il nostro rapporto di amicizia, aveva ancor più paura sia del Vanni che del Pacciani, ma non mi spiegò mai i motivi di tale sua paura, anche perchè io non glielo ho mai chiesto.

2 Gennaio 1996 Testimonianza di Fernando Pucci

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