5 Luglio 1994, 25° udienza, processo, Pietro Pacciani,

Presidente Enrico Ognibene, P.M. Paolo Canessa, Avv. Rosario Bevacqua, Avv. Santoni Franchetti, Vinicio Caselli, Giuliano Pucci, Heidemarie Meyer, Francesco Donato, Claudio Proietti, Presidente Enrico Ognibene

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Presidente: Bene, buongiorno.  
P.M.: Buongiorno, Presidente.  
Presidente: Signori, prima di cominciare debbo purtroppo comunicarvi che stamani mattina improvvisamente è scomparso Sua Eccellenza De Castello, Rainero De Castello, Presidente della Corte d’Appello: persona che tutti conoscete, persona che tutti stimavamo, era un magistrato preparato, un uomo serio, un amico possiamo dire, un vero signore. Ne siamo colpiti dolorosamente tutti, anche perché è stata una scomparsa repentina, improvvisa, nessuno se l’aspettava. Io lo devo ringraziare per la disponibilità, la gentilezza che ha dimostrato anche verso di noi personalmente, per questo processo, consentendo che Antonio Iannelli venisse qui a darci una mano; e in mille altri modi. E quindi non posso fare altro che sospendere brevissimamente, ovviamente, l’udienza in segno di lutto e con la partecipazione di tutti. Signor Pubblico Ministero, lei si associa?  
P.M.: Non posso che associarmi, dicendo, ricordando a noi tutti che Sua Eccellenza De Castello è stato per tanti anni anche Procuratore Generale, e vicino a tutti noi nel compito quotidiano della Procura della Repubblica.  
Presidente: Avvocato Bevacqua.  
A.B.: Anche noi avvocati ci uniamo integralmente al coro di cordoglio che stamattina ci unisce nel ricordo di quest’uomo così bravo, così amico, veramente, di tutti quanti noi, anche di noi avvocati. Io lo ricordo particolarmente magistrato attento, valorosissimo, quando ho cominciato la mia professione come relatore in un processo assai delicato in Corte di Assise. Me lo ricordo fino a pochi giorni fa, sempre sorridente, con noi a prendere il caffè alla Corte d’Appello, prodigo sempre di consigli e di una affabilità forse unica per un magistrato di quel valore. Lo ricordo ancora a noi tutti, a loro, e mi unisco al cordoglio che ci deve unire nel pensiero di quest’uomo che purtroppo, improvvisamente, non c’è più. 
A.S.F.: Anche i difensori di parte civile vogliono testimoniare il loro cordoglio. Personalmente, sono molto giovane ancora, ma lo ricordo sempre molto disponibile, una persona con cui si poteva parlare, che riceveva sempre e ascoltava attentamente, e aiutava, i problemi che purtroppo ci affollano sempre. Quindi a nome, anche delle altre parti civili, mi associo.  
Presidente: Bene. Una breve sospensione in segno di lutto. 
– DOPO LA SOSPENSIONE – 
Presidente: Bene, direi che possiamo allora cominciare. Signor Pubblico Ministero, ci dica.  
P.M.: Sì, Presidente.  
A.S.F.: Presidente, Pubblico Ministero chiedo scusa, avrei due istanze da presentare.  
Presidente: Dica, avvocato Santoni.  
A.S.F.: Io ho avuto, prima da parte del Pubblico Ministero e poi del Presidente, l’invito a portare i testi. Prima ho saputo da lei e dalla Corte per venerdì; il Pubblico Ministero invece mi ha chiesto di spostarli in data successiva. Io vorrei sapere innanzitutto a che giorno, a questo punto, devo… Facendo presente alla Corte che l’unico giorno in cui manco è proprio il 12, perché sono impegnato a Bologna, al Tribunale di Bologna. Ecco, volevo sapere questo. Poi, ho altre due istanze a seguire, proprio attinenti a questa. La prima, che i miei testi ammessi, due, Salvatore Vinci, uno, non è reperibile. Speravo che prima o poi lo si potesse trovare, i Carabinieri lo hanno cercato, e non soltanto i Carabinieri.  
Presidente: Ma è vivo costui, sì?  
A.S.F.: Salvatore si, si crede vivo almeno. Poi non si sa. Francesco sicuramente è morto. E la perizia Francesco Vinci ha detto che appunto il corpo, dopo lunghe analisi, era bruciato: è quello di Francesco Vinci. Quindi sappiamo sicuramente che è morto. Salvatore non sappiamo dov’è. Chi dice all’estero, chi forse in Italia, ma non si sa dove.  
Presidente: Va be’, comunque.  
A.S.F.: Allora chiedevo… E poi anche i Carabinieri da me sentiti, a parte che il maresciallo Congiu che è l’unico che sa ritrovare – il Pubblico Ministero è al corrente di questo – queste persone è in ferie e quindi non possiamo nemmeno chiederglielo; Giovanni Locci non è reperibile nemmeno lui. Non sappiamo se è a Greve, se è a Signa. Io chiedevo allora, per gli stessi poteri che ha il P.M., che ha il Pubblico Ministero, di poter sostituire Salvatore Vinci – in quanto la testimonianza di Salvatore Vinci verteva sui rapporti eventuali con altre persone, con altri gruppi di persone – con la moglie Massa Rosina.  
Presidente: Che è irreperibile.  
A.S.F.: No, no, che lei è reperibilissima e Giovanni Locci con Piero Mucciarini, che sono le due persone che possono supplire esattamente agli stessi temi che, su cui dovevano essere interrogati. Poi la data: chiedo la cortesia che la Corte mi dica…  
Presidente: Va be’, ora per la data vediamo, ne parliamo in separata sede, vediamo.  
A.S.F.: Comunque io chiedo la sostituzione di questi due testi irreperibili con, ripeto: Salvatore Vinci con Massa Rosina, e Giovanni Locci con Piero Mucciarini. Poi ho un’altra istanza, Presidente. In questi giorni…
Presidente: Dunque, Giovanni Locci era stato indagato, a suo tempo? 
A.S.F.: No.  
Presidente: No. Mentre Piero Mucciarini mi pare di sì.  
A.S.F.: Piero Mucciarini, sì.  
Presidente: Era stato arrestato, no?  
A.S.F.: Era stato anche arrestato, e le sentenze di proscioglimento che ho depositato. C’è poi un’altra istanza, Presidente. Ieri ha detto il Pubblico Ministero che le filze sono 130, che noi abbiamo dovuto vedere, in parte fotocopiare, con grosse difficoltà. Ma non solo 130 filze; evidentemente molte carte che si pensava di avere non le abbiamo avute, per nostra colpa non le abbiamo lette. E’ stato molto difficile seguire questo processo, è evidente, soprattutto per noi che dobbiamo scegliere il materiale da analizzare. Durante gli interrogatori, a mio avviso, è scappata, diciamo, una domanda che potrebbe essere fondamentale – e quindi la rivolge alla Corte – a uno dei testi, che è esattamente il Maresciallo dei Carabinieri di Calenzano per il secondo delitto del 1981. In questi giorni testi improvvisi o altri testi si sono ricordati di aver visto il Pacciani – il Nesi, per esempio, o un altro teste portato dalla parte civile, avvocato Colao – in prossimità del delitto degli Scopeti, in certe zone. Ora, il Maresciallo nel suo rapporto, il Maresciallo di Calenzano nel rapporto del 28 giugno 1982 dice, ed è il maresciallo Barone, Comandante della Compagnia, quindi siamo nell’82, dice questo – ho sbagliato – dice questo qui, due testi: “Verso le 0.30 del 23/10”, no no, non sbaglio, è proprio Calenzano “verso mezzanotte e mezzo del 23 ottobre 1981 due giovani confidenti, che non intendono in alcun modo apparire o essere menzionati, riferivano che mentre a bordo di autovettura percorrevano via Mascagni di Calenzano diretti sulla citata via dei Prati, avendo notato un’autovettura proveniente nel senso opposto, riconoscevano una persona di età apparente di 45-50 anni, stempiata, dal viso e sguardo stravolti, con lineamenti tondeggianti e vestito di scuro, di cui riuscivano a far comporre un identikit della parte superiore, precisando di averlo notato bene per aver azionato i fari”. Ora, dice successivamente: “Altro giovane confidente, anch’egli contrario ad apparire ed esser menzionato”, e questo mi sembra strano, questi non sono confidenti, sono testimoni. Come sarebbe a dire che non vogliono dare le proprie generalità? Questi sono testi, non confidenti. E dice che “si trovava sempre quella stessa sera, però alle 22.40, appartato insieme alla fidanzata a bordo dell’autovettura all’inizio di via dei Prati, di chi la imbocca dal lato di Calenzano, in cui sostavano. E vede un’ombra”. Dice, “Questa persona che vede questo ragazzo aveva le stesse caratteristiche di quelle descritte dai precedenti due giovani, tranne una lieve differenza dei capelli”. Dice, “dando la sensazione che si nascondesse sotto qualche oggetto. Aggiungeva che se avesse avuto la possibilità di rivederlo, avrebbe potuto quasi sicuramente riconoscerlo. Le indicazioni sull’uomo sconosciuto fornite dal giovane in questione erano le stesse di quelle acquisite dagli altri due confidenti, tanto che confermava il primo identikit prodotto con la sola variante dei pochi capelli descritti”. Ora, noi abbiamo che la notte del delitto delle persone vedono in orario prossimo all’omicidio stesso, prima e dopo, la stessa persona col volto stravolto, che sta fuggendo, eccetera. Tanto che i Carabinieri ne fanno un rapporto perché considerano una cosa importante. È il rapporto, ripeto, della Legione Carabinieri di Firenze, Compagnia di Prato, del 28 giugno 1982: delitto Baldi e Cambi Susanna. Ora, io penso che sapere i nomi di queste tre persone e sentirle sia importante. Io non avevo letto questo rapporto. Mi sono riletto le dichiarazioni rese durante il dibattimento e nessuno ha posto una domanda su queste persone. Ecco, penso che sia importante. Io personalmente questo foglio non l’avevo letto, me ne ero scordato, era rimasto in tante filze che ho cambiato di posto, non l’avevo potuto visionare. Le altre parti non so se se ne sono dimenticate o se non hanno ritenuto opportuno porre delle domande precise su queste cose e, soprattutto, chiedere i nomi di questi testimoni. Anche perché il dato che la persona da loro vista sia, fosse stempiata è importante perché mi ricordo che gli altri testimoni che hanno visto, o creduto di vedere, persone che possono essere interessanti ai fini di giustizia, anche loro hanno detto che era stempiato. Quindi, siccome siamo nell’85, questi dicono di poterlo riconoscere se lo vedono, sentiamoli. Sentiamo il Maresciallo; chi sono queste persone ce lo deve dire perché non sono confidenti, ma sono testimoni. E che quindi ce lo dica. Ecco, Presidente, quindi abbiamo quest’istanza. Io non l’avevo vista prima, il teste era già stato citato perché è il Maresciallo di Calenzano e, comunque, è firmato da un altro teste già sentito, che è il comandante della Compagnia, Orfidio Barone, che ci dicano chi sono queste persone al fine di poterle sentire. Vi ringrazio.  
Presidente: Le altre parti che cos’hanno da dire? I difensori di parte civile, già che ci siamo.  
A.C.: Noi siamo remissivi su questo.  
Presidente: Signor Pubblico Ministero?  
P.M.: Si associa alla richiesta o, comunque, remissivo.  
A.B.: Remissiva anche la difesa. Con l’augurio che poi non diventi da calvo, diventi pieno di capelli questo.
Presidente: Dunque, sulla sostituzione dei testi chiesta dall’avvocato Santoni?  
P.M.: Remissivo il P.M.  
Presidente: Le altre parti sono remissive? 
A.S.: Sì.  
Presidente: Allora senz’altro la Corte a questa richiesta può accedere. Va bene? E ora vediamo quando li può portare.  
A.B.: Presidente…  
Presidente: Sull’altra…  
A.B.: No, no, volevo fare una cosa diversa.  
Presidente: Ah no, allora scusi.  
A.B.: Volevo fare i complimenti e gli auguri di buon lavoro al dottor Mura che, abbiamo saputo stamattina, è stato eletto alla prestigiosa carica di Consigliere Superiore della Magistratura.  
Presidente: Bene, una buona notizia ci voleva.  
A.B.: Da parte di un avvocato e con l’augurio che lei veramente contribuisca a che i rapporti fra avvocatura e magistratura siano sempre più sereni. Grazie.  
Presidente: È l’augurio di tutti.  
P.M.: Ci associamo tutti, ovviamente.  
A.C.: Estendiamo anche quello delle parti civili. Ed in bocca al lupo.  
Presidente: Bene. Ci congratuliamo anche noi naturalmente, era una buona notizia. Il dottor Mura, con la modestia che lo contraddistingue, naturalmente non aveva fatto parola. Naturalmente perderemo un magistrato di grandissima levatura, sotto ogni profilo. Speriamo che torni, alla fine della consiliatura.  
P.M.: Andrà sempre più in alto, ci abbandona.  
Presidente: Speriamo di no. Bene, signori, allora, riservandoci sulla ulteriore richiesta dell’avvocato Santoni.
Presidente: Signor Pubblico Ministero?  
P.M.: Sì, Presidente. Comincerei con alcuni testi della lista del Pubblico Ministero, che avevano mandato a suo tempo certificati medici e che era stato difficile citarli. Comincerei con il dottor Caselli Vinicio, che ha problemi di salute più volte certificati, e che stamani ha chiesto di essere sentito subito. Noi siamo… Buongiorno, Dottore, prego.  
Presidente: Buongiorno, Dottore, si accomodi prego. Dottore, innanzitutto lei consente la ripresa televisiva?  
V.C.: Come dice?  
Presidente: Consente l’uso delle telecamere?  
V.C.: Va bene.  
Presidente: Va bene. Allora potete riprendere. Vuol leggere quella formula?  
V.C.: Sì. Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente: Vuol dare le generalità, Dottore, per cortesia?  
V.C.: Caselli Vinicio nato a San Casciano Val di Pesa il 12/12/35, residente a San Casciano Val di Pesa, Mercatale, via Nunzi, 60.  
Presidente: Vuol rispondere, per cortesia, Dottore, alle domande del Pubblico Ministero?  
P.M.: Dottore, può spiegare innanzitutto qual è la sua professione?  
V.C.: Io sono medico chirurgo, e sono un medico di base su a Mercatale Val di Pesa.  
P.M.: È stato mai medico della famiglia Pacciani?  
V.C.: Sì, sono stato medico della famiglia Pacciani da quando vennero a Montefiridolfi fino all’età… all’85-86. Ora l’hanno preciso cui loro cambiarono medico io non me lo ricordo.  
P.M.: Ricorda, grossomodo, il periodo complessivo in cui lei è stato medico della famiglia Pacciani?  
V.C.: Penso sicuramente per una… per più di dieci anni.  
P.M.: Ci può dire qualcosa, in merito ovviamente al periodo in cui li ha conosciuti lei, sullo stato di salute del signor Pacciani? Aveva problemi? Veniva da lei spesso o raramente? Manifestava qualche patologia?  
V.C.: Per quello che mi ricordo di quel periodo, non mi sembra che ci fosse qualcosa di rilevante a carico del Pacciani.  
P.M.: Ricorda se nel 1980-81 aveva gli occhiali o lei gli ha prescritto visita oculistica?  
V.C.: Dunque, lei capisce bene che si parla di 14 anni fa.  
P.M.: Sì, effettivamente mi rendo conto della domanda. Ma lei su questo ha già risposto, volevo che – alla Polizia Giudiziaria – volevo se faceva mente locale su quel tipo di…  
V.C.: Io facendoci mente locale non mi ricordo assolutamente di aver prescritto né visita oculistica né accertamenti di quel genere lì.  
P.M.: Era questo che volevo sapere e al contrario, se lei lo ricorda, sulla base di questa sua precisazione ha mai visto il Pacciani in quell’epoca lì con gli occhiali?  
V.C.: No.  
P.M.: Mai. Fino all’85, l’anno in cui… Non le sembra.  
V.C.: L’anno, ecco, l’anno preciso sinceramente non…  
P.M.: Comunque lei non l’ha mai visto. Senta una cosa, per quanto riguarda i compensi per questa sua attività di medico – a parte ci ha spiegato era medico di base – si offriva di pagarle onorari il signor Pacciani?
V.C.: No, no, questo mai successo.  
P.M.: Mai successo. Lei sa per caso – se lo sa, ovviamente – se all’epoca, anzi, quale poteva essere nel 1980 il prezzo di una visita oculistica, deduco, privata? Noi abbiamo un appunto del signor Pacciani.  
V.C.: Nel 1980?  
P.M.: ’80-’81, se lei è in grado, se lei lo sa o se è in grado di ricordare.  
V.C.: No, proprio… non vorrei dire delle stupidaggini. No, questo non… sicuramente un po’ meno di 50.000 lire, penso. Poi lì dipende anche dalla figura, dal professionista che fa la visita oculistica. C’è chi… le oscillazioni sono piuttosto ampie.  
P.M.: Certo. Lei ha conosciuto anche gli altri familiari del Pacciani?  
V.C.: Sì, si, le figlie e la moglie.  
P.M.: Ricorda se a loro per caso nello stesse periodo ha prescritto occhiali?  
V.C.: No.  
P.M.: Non lo ricorda o lo esclude?  
V.C.: No, le bambine erano piccoline e non avevano bisogno di occhiali. Io non mi ricordo di aver mai prescritto…  
P.M.: A nessuno della famiglia.  
V.C.: A nessuno della famiglia, esatto.  
P.M.: Ricorda di aver notato – se è mai stato in casa – quali erano i rapporti padre-altri familiari?  
V.C.: No, senta, in casa ci sono stato molto poco perché in quest’arco di tempo evidentemente la salute di tutta la famiglia era abbastanza buona. Perché io mi ricordo di esserci stato pochissimo.  
P.M.: Ricorda…  
V.C.: Si parla di una volta o due nel giro anche di dieci anni.  
P.M.: In questi brevi o rari rapporti ha mai avuto la possibilità di capire quali erano i rapporti padre-figlie, marito-moglie?  
V.C.: No, assolutamente.  
P.M.: Niente di anomalo?  
V.C.: No.  
P.M.: Non ha avuto la possibilità.  
V.C.: No.  
P.M.: Un’ultima cosa. Ha mai parlato con lei il signor Pacciani di malattie particolari per le quali aveva necessità di usare un vibratore?  
V.C.: Mi sembra, cioè, dunque, del vibratore me ne ha parlato il Pacciani e questo mi è rimasto in mente perché me ne ha parlato per due sere consecutive ma non per spiegarmi… Mi è rimasto in mente perché lui era come se volesse portare alla mia conoscenza che lui possedeva o faceva uso di un vibratore. Poi, insomma, per che cosa lo usava, sembra che… per che cosa lo usava, forse per una sindrome emorroidaria… Però quello che mi è rimasto in mente è che proprio per due sere consecutive lui mi parlò dell’uso di questo apparecchio.  
P.M.: Lei può ricordare in che periodo fece queste?  
V.C.: Eh, guardi, questo veramente…  
P.M.: All’inizio o al termine del vostro rapporto professionale?  
V.C.: Forse sul termine, sulla fine.  
P.M.: Sul termine. Quindi lei ci ha indicato…  
V.C.: No, ma guardi l’indicazione dell’anno è un po’…  
P.M.: È un po’ difficile.  
V.C.: Difficile, sì.  
P.M.: Comunque nell’ultimo periodo. E lei ha avuto questa sensazione, cioè che fu lui a parlargliene.  
V.C.: Sì, esatto.  
P.M.: Quasi, lei ci dice, per metterla a conoscenza di questo.  
V.C.: Esatto, esatto.  
P.M.: Questo strumento ha effettivamente o meno la possibilità di essere usato in alcune patologie, che lei sappia?  
V.C.: Non mi risulta.  
P.M.: Ecco. Non ho altre domande, grazie.  
Presidente: Avvocato Colao, prego.  
A.C.: Dottore, scusi.  
V.C.: Prego.  
A.C.: Lei si ricorda un episodio in cui al Pacciani fu estratto un vibromassaggiatore dall’ampolla rettale, all’ospedale, circa il ’76?  
V.C.: Dunque, me lo ricordo per sentito dire. Perché io non ero presente quando il Pacciani venne, mi sembra, a casa mia una mattina, dicendo che gli era successo questo inconveniente, io non ero presente, per cui lui poi, o perché fu consigliato o di sua spontanea volontà, andò all’ospedalino di San Casciano dove gli fu estratto.  
A.C.: Gli fu consigliato il ricovero?  
V.C.: Il ricovero no, credo di no. Gli fu consigliato unicamente di presentarsi al Pronto Soccorso di San Casciano.  
A.C.: Senta, scusi, Dottore, riguardo alle… le parlò naturalmente di avere – perché già l’ha riferito prima, in parte… Lei dice che non aveva problemi alla vista, no? Però… ha detto che il Pacciani non aveva problemi alla vista.  
V.C.: Lei, Avvocato, deve sempre tener presente che si parla di 14 o 15 anni fa. Quindi non è tanto…  
A.C.: Sì, capisco. Però, in linea di massima lei ha detto cosi ‘Io non mi ricordo che avesse problemi’.  
V.C.: In linea di massima non mi risulta né quello, né altre patologie particolari. 
A.C.: Ecco, allora si ricorda un episodio in cui il Pacciani la informava che doveva farsi degli occhiali perché aveva due diottrie in più?  
V.C.: Non me…  
A.C.: Questo è verbalizzato, eh.  
V.C.: Come?  
A.C.: Lei lo verbalizzò, questo particolare ielle due diottrie in più. Cerchi un tantino di soffermarsi. Dice, ‘Ho due diottrie in più…’.  
V.C.: Non glielo posso dire con sicurezza, non me lo ricordo con sicurezza, ecco.  
A.C.: E il discorso di due diottrie in più, proprio detto così ‘io ho due diottrie in più’, è positivo o negativo per la vista?  
V.C.: Ma mi sembra che sia positivo.  
A.C.: Cioè uno che vede meglio del normale?  
V.C.: Esatto.  
A.C.: Quindi era un modo di esprimersi errato, in ogni caso?  
V.C.: Esatto, esatto.  
A.C.: La ringrazio, Dottore, non ho altre domande.  
V.C.: Prego.
Presidente: Nessun altro? Prego, Avvocato Bevacqua.  
A.B.: Grazie. Senta dottore, lei ha reso due dichiarazioni: una alla SAM, Squadra Antimostro, e una poi al signor Pubblico Ministero dottor Canessa, che è qui presente. In una di queste dichiarazioni lei ha detto che – l’ha confermato anche stamattina – che lei era il medico curante del signor Pacciani per i primi dieci anni.  
V.C.: Ma, Avvocato, sono sempre…  
A.B.: Circa.  
V.C.: Ecco, diciamo circa, più o meno, perché francamente non lo so nella maniera più assoluta.  
A.B.: Poi lei, su richiesta insistita del signor Pubblico Ministero, ha detto quante volte veniva da lei il Pacciani rispetto ai familiari. E esattamente: “Pur essendo medico di tutta la famiglia, quello che vedevo più spesso era il Pacciani” 
V.C.: Esatto.  
A.B.: La conferma questa circostanza. E poi ha fatto anche riferimento alla ripetitività, cioè a quante volte comunque il Pacciani poteva venire nell’arco di un anno. Io glielo leggo, vediamo se va bene, se conferma.
V.C.: Sì, prego, prego.  
A.B.: “Non è che il Pacciani venisse da me spesso, in ambulatorio. Sarà venuto con una media di una decina di volte all’anno” 
V.C.: Si.  
A.B.: Oh, quindi una decina di volte all’anno per dieci anni, Pacciani, così, orientativamente, sarà venuto da lei un’ottantina, un centinaio di volte, va bene? Oh, e quindi queste patologie di cui lui era sofferente potevano essere di varia natura. Potevano essere di varia natura: dalla pressione, al diabete…  
V.C.: Esatto.  
A.B.: … a qualche altra cosa.  
V.C.: No, diabete magari no.  
A.B.: No, non era diabetico lui?  
V.C.: Diabetico, comincia già a parlare di una malattia abbastanza importante. 
A.B.: Oh, quindi poteva – abbastanza importante – quindi questa, così, questo calo di vista eventuale lei non lo ricorda, poteva rientrare in questa specie di piccole patologie di cui poteva essere sofferente il signor Pacciani? Cioè “Oggi mi si è annebbiata la vista” dico; oppure “Mi fa male il braccio”.  
V.C.: No, no, non mi risulta di questa vista.  
A.B.: Non le risulta.  
V.C.: No.  
A.B.: Però lei ha dato delle spiegazioni a proposito delle famose 25 mila lire della… la somma relativa ad una visita medica. E lei dice questo.  
V.C.: Ma sempre…  
A.B.: Orientativamente.  
V.C.: … per le 25 mila lire molto orientative.  
A.B.: “Non sono in grado di dare grosse spiegazioni su tale annotazione, oltre che…” 
V.C.: Su tale?  
A.B.: Annotazione.  
V.C.: Si.  
A.B.: Un’annotazione che gli ha fatto vedere il Pubblico Ministero sul blocco.  
V.C.: Sì.  
A.B.: “Oltre ciò che ho già detto posso aggiungere che lire 25 mila all’inizio degli anni ’80 poteva essere l’onorario di una visita oculistica di un medico privato”. Questo ha detto. Lei la conferma questa circostanza?  
V.C.: Io su quelle 25 mila lire…  
A.B.: L’ha detto allora, io gliela porto, gliela produco. Anzi, produco il documento.  
V.C.: Insomma diciamo 15, diciamo 30, va be’, insomma, orientativamente, poteva essere.  
A.B.: Oh, “All’epoca qualche oculista che veniva da Firenze visitava o presso l’ottico Gianni di via Machiavelli”, che per la verità si chiama Gherardo Gherardi “o presso l’ambulatorio di una delle due farmacie”. Conferma anche questa circostanza?  
V.C.: Si, esatto.  
A.B.: Grazie. Le due diottrie di cui parlava il collega di parte civile che sembrerebbero che sono due diottrie in più, che sarebbe… sembrerebbe una prescrizione di un occhiale con due diottrie in più. Sembrerebbe questa, no? Perché sennò non si capisce, due diottrie in più: me lo spieghi.  
V.C.: Sì.  
A.B.: Se io vedo scritto in un appunto “due diottrie in più”.  
V.C.: Poteva riferirsi a…  
A.B.: A una prescrizione.  
V.C.: Alla taratura degli occhiali.  
A.B.: Ecco. Può riferirsi alla taratura degli occhiali?  
V.C.: Potrebbe riferirsi.  
A.B.: No, sennò, capito? siamo fuori dalla…  
V.C.: Sì, ecco, potrebbe.  
A.B.: Un’ultima considerazione, un’ultima cosa che lei ha detto; voglio sapere se lei la conferma. Lei ha scritto così: “Confermo, come ho già detto alla Polizia Giudiziaria, che il Pacciani diceva di avere problemi di emorroidi e che usava un vibratore”. Questo lei ha detto. “Ricordo che un sabato venne a casa mia, io non c’ero e andò al Pronto Soccorso per ritenzione di un corpo estraneo”.  
V.C.: Esatto, sì.  
A.B.: Vero?  
V.C.: Sì.  
A.B.: Quindi lui prima gli aveva detto che aveva problemi di emorroidi, collegando questi problemi di emorroidi…  
V.C.: Sì, lui mi aveva…  
A.B.: … all’uso di un vibratore.  
V.C.: Sì, lui mi aveva più parlato del vibratore che non delle varici emorroidarie. Comunque, sì.  
A.B.: Quindi conferma questa circostanza. Ecco, io produco questo documento. Grazie, signor Presidente, per le contestazioni implicite che sono state… Grazie, grazie. Non ho altre domande.  
Presidente: Avvocato Fioravanti, prego. 
A.F.: Dottor Caselli, lei è stato medico del Pacciani da quando è venuto a Montefiridolfi, o a Mercatale, fino al 1987 di maggio.  
V.C.: Ecco, lei lo sa meglio di me. 
A.F.: Questo risulta da atti e anche da certificazioni sue che ha fatto per il Pacciani.  
V.C.: Sì, esatto. 
A.F.: Lei ha prescritto mai al Pacciani questi medicinali: Persantin 75Nitrodur e Calvasin 
V.C.: Avvocato, che cosa le devo rispondere io? Se c’è una mia certificazione di codesti prodotti, glieli avrò prescritti certamente. Però come faccio a ricordarmi di avergli prescritto un Calvasin o Nitrodur, eccetera, a distanza di 10 o 11 anni, o di 8 anni. Ma come si fa a ricordare! 
A.F.: No, guardi, Dottore, che il Persantin lei al Pacciani glielo ha prescritto poco prima di entrare in carcere, nel maggio dell’87.  
V.C.: Può darsi, se c’è una mia ricetta… 
A.F.: Ecco, il Persantin, il Persantin per che cosa serve?  
V.C.: Il Persantin è un antiaggregante piastrineo e si adopera soprattutto per le forme circolatorie. 
A.F.: Forme circolatorie. E il Nitrodur 
V.C.: Il Nitrodur è un cerotto che si mette, è un nitroderivato e serve per le forme anginose. 
A.F.: Il Calvasin 
V.C.: Il Calvasin lo stesso, si adopra per le forme anginose. 
A.F.: Ecco, per le forme anginose. Quindi questi tre medicinali presupponevano dei sintomi particolari in un soggetto da lei curato?  
V.C.: Presupponevano, scusi? 
A.F.: Dei sintomi.  
V.C.: No. Più che altro presupponevano delle… sì, dei sintomi o una malattia.
A.F.: O malattie persistenti.  
V.C.: Sì. 
A.F.: Ecco, lei ha mai visto, letto le cartelle cliniche, i diari clinici di alcuni ricoveri di Pacciani, sicuramente dopo che è venuto a Mercatale?  
V.C.: Se il Pacciani in quel periodo è stato all’ospedale, certamente… 
A.F.: Dal ’73.  
V.C.: Sì, certamente io poi ho letto le cartelle, quando lui è tornato cioè, ho letto la relazione dell’ospedale.
A.F.: Ecco, la relazione.  
V.C.: Avrò letto, sicuramente l’avrò letta. Se lui me l’ha portata, io l’ho letta. 
A.F.: Ecco, nel ’78 – glielo ricordo io – il Pacciani fu ricoverato prima a Careggi dal professor Pizzetti e poi in una clinica vicino a Mercatale… Tavarnelle Val di Pesa, sì. È vicino a Mercatale.  
V.C.: Sì, sì. 
A.F.: Per – il professor Bozza – per una malattia particolare che sta accompagnando tuttora Pacciani. Lei ricorda questo?  
V.C.: No, non me lo ricordo, Avvocato. 
A.F.: Lei dopo il ’78 ha curato Pacciani per postumi di infarto miocardico e per angina retrograda. Ecco, lei ha curato Pacciani per questo. Ricorda un infartuato tra i suoi mutuati di Mercatale?  
V.C.: Ma Avvocato, io me lo ricordo po… non me lo ricordo nitidamente questa faccenda dell’infarto. Proprio non me la ricordo, anche perché sono 16 anni. Ma non l’ho presente molto bene, molto chiara. 
A.F.: Ecco, il Persantin si dà per prevenire l’infarto o per curarlo?  
V.C.: Si può dare nell’uno e nell’altro caso. 
A.F.: Calvasin e Nitrodur per prevenire?  
V.C.: Si può dare in tutti e due i casi. 
A.F.: In tutti e due i casi. Quindi, due ipotesi che lei sicuramente si sarà fatto, cioè avrà fatto: perché io do a Pacciani il Persantin?  
V.C.: Sicuramente ci saranno state le ragioni. 
A.F.: E lei ha misurato mai la pressione arteriosa al Pacciani?  
V.C.: Credo sicuramente di sì. 
A.F.: Ecco. Dalla misurazione della pressione arteriosa lei ha potuto rilevare che Pacciani era un soggetto infartuato o…?  
V.C.: No, assolutamente no. 
Presidente (fuori microfono): Che c’entra la pressione con l’infarto? 
A.F.: No. A rischio, soggetto a rischio?  
V.C.: Avvocato, io non me lo ricordo, questa faccenda qui del rischio del soggetto del ’78.  
A.B.: Se gli dava il Persantin… 
A.F.: Il Persantin 75 si dà proprio ai soggetti a rischio. Io sono un profano della medicina.  
V.C.: Il Persantin 75 si dà a dei soggetti in cui ci sono delle patologie particolari. 
A.F.: Ecco, è una patologia particolare anche l’infarto. Torniamo un attimino a quello che impropriamente in quest’aula è stato chiamato vibratore; perché vibratore non era. Pacciani viene da lei e racconta. Pacciani penso che, o gliel’ha mostrato, un idromassaggiatore che, come dalle sue parole nella verbalizzazione o nelle annotazioni quando è stato sentito, lei dice che era per curare le emorroidi. Lo dice “sindrome emorroidale” lei, questa parola precisa tra virgolette. Trattavasi di massaggiatore, di idromassaggiatore o di vibratore? Sono due cose diverse?  
V.C.: Non lo so, Avvocato, io non l’ho visto mai questo apparecchio. 
A.F.: Ma le emorroidi si curano con un idromassaggiatore?  
V.C.: Boh, non glielo so dire. 
A.F.: No, io…  
A.B.: Si domanderà a un medico. 
A.F.: Si domanderà a un medico.  
V.C.: Si, glielo domandi, lo domandi a un proctologo, sì. 
A.F.: Lo dice l’avvocato Bevacqua, ecco.  
P.M.: A un medico un po’ particolare, comunque chiediamo. 
A.F.: E’ un metodo purtroppo che noi non conosciamo, o meglio possiamo conoscere…  
V.C.: Non lo conosco neanch’io, Avvocato, il metodo della cura delle…  
Presidente: “Confermo che Pacciani diceva di avere problemi di emorroidi e che usava un vibratore”
A.F.: Sì, un vibratore è una parola… è idromassaggiatore, comunque.  
V.C.: Insomma io non l’ho visto.  
Presidente: Quello che ci aveva infilato dentro quando è andato all’ospedale era un vibratore?  
A.B.: Fu detto che è un vibratore, però, sa. 
A.F.: È detto.  
A.B.: Evidentemente per massaggiare deve un po’ vibrare, non lo so.  
Presidente: Il Dottore dice che il vibratore non serve per usi terapeutici.  
V.C.: Io… sentiamo un proctologo.  
P.M.: Presidente, se qualcuno si volesse togliere qualche dubbio, nei verbali di sequestro c’è sequestrato qualcosa di simile con tanto – se non ricordo male – di foto. E cosi la difesa…  
Presidente: Non ci interessa.  
P.M.: La difesa, intendevo dire, si toglie qualsiasi dubbio sul punto. 
A.F.: Ma io potrei anche, col permesso della Corte, chiedere ad una farmacia e portarvi un vibratore e un massaggiatore in visione.  
P.M.: Per carità, per carità! Ci basta questo. No, lasci, lasci.  
Presidente: Ma noi siamo pratici, Avvocati, ne abbiamo visti tanti. Tranne che servisse per curare le emorroidi: questo non lo sapevamo. Comunque… Altre domande, signori?  
P.M.: Nessuna il P.M.  
Presidente: Avvocato Fioravanti, ha altre domande da fare? 
A.F.: Si, un’altra domanda.  
Presidente: Prego, allora. 
A.F.: Ecco, lei si potrebbe sforzare di ricordare se a Pacciani… e io glielo ripeto questo, perché ho avuto molti dubbi su questa sua particolare deposizione qui sulla questione occhiali. Perché Pacciani entra in carcere nel maggio ’87, quando entra in carcere lui ha degli occhiali e che vengono depositati al casellario e dal casellario – risulta dal diario clinico inviato a noi, cioè dato a noi dal Pubblico Ministero, un diario clinico del maggio ’87 – viene ordinato al casellario di restituire al Pacciani occhiali a lenti per presbiopia, e ordinando anche una visita dentro il carcere, maggio ’87, perché la vista a Pacciani si era abbassata, la miopia era aumentata. Io posso anche depositare questo alla Corte, comunque… aspetti, lo devo trovare. Lo deposito fra due minuti, appena ho finito. C’è un diario clinico, l’ho visto proprio ora, del carcere dove si ordina al casellario di consegnare a Pacciani degli occhiali che aveva portato quando è entrato in carcere, ordinando anche, al punto 2, una visita medica per abbassamento di miopia. Lei ha mai sentito parlare di miopia in Pacciani… di presbiopia in Pacciani?  
V.C.: No. 
A.F.: Grazie. 
Presidente: Avvocato Colao?  
A.C.: Scusi, Dottore, una…  
A.B.: Ci si riserva sul punto di produrre il documento, Presidente.  
Presidente: Va bene.  
A.C.: Una precisazione, se lei può. Lei ha detto naturalmente che il Pacciani venne al suo ambulatorio, e tre o quattro volte, arrivato sull’uscio, gli disse se il vibratore faceva bene per le emorroidi, senza chiederle nessun parere medico però, ecco. E poi ha riferito che ci fu l’episodio dell’estrazione ospedaliera di questo vibratore, perché non se lo poteva togliere da sé evidentemente. Allora io le chiedo: lei, essendo questo un fatto piuttosto insolito perché naturalmente non penso che capiti tutti i giorni a un medico un discorso del genere, sa collocare nel tempo, se avvenne prima l’episodio ospedaliero e poi le notizie che il Pacciani chiedeva a lei all’ambulatorio?  
V.C.: Prima le notizie. Prima le notizie e poi il fatto ospedaliero.  
A.C.: Prima le notizie e poi il fatto ospedaliero.  
V.C.: Sì.  
A.C.: Grazie, Dottore. Un’ultima cosa, senta. Le risulta che il Pacciani – è a verbale, eh – castrasse gli animali che gli capitavano a tiro o avesse… ?  
V.C.: No, Avvocato, no.  
A.C.: Perché è verbalizzato, eh.  
V.C.: No, Avvocato, non mi risulta.  
A.C.: Glielo contesto perché lo scrisse, è qui a verbale. Sì, nel verbale qui, scusi, Dottore, verbale reso – è chiaro, è passato molto tempo, no? – verbale reso al Comando Legione dei Carabinieri Stazione di San Casciano in Val di Pesa, del 27 marzo del ’93, lei su domanda dice: “Se può essere di interesse a connotare il personaggio, aggiungo di avere sentito da qualcuno in paese – di cui non ricordo il nome – che il Pacciani castrava gli animali che gli capitavano a tiro”. Guardi un tantino se…  
V.C.: Non me lo ricordo, no.  
A.C.: Va bene, grazie. Se la Corte ritiene si può produrre questo, visto che è stato oggetto di contestazione.
P.M.: Eh si.
A.F. (fuori microfono): Ma un contadino castra gli animali… ma come…  
Presidente: Va bene. Che è una deposizione, Avvocato? Mi fa vedere, Romano?  
A.B.: Ma è per sentito dire, però.  
Presidente: Sì, sì, va bene, va bene. Può andare il Dottore, vero? Dottore può andare, grazie.
PresidentePassiamo al prossimo.
P.M.: Sentiamo Pucci Giuliano, se è arrivato.
PresidentePucci Giuliano. Buongiorno, signor Pucci. Prego, stia attento agli scalini. Si vuole accomodare per favore lì? Ecco, sieda. Consente la ripresa televisiva, o no?
G.P.: No.
PRESIDENTE: No. Allora il signor Pucci non deve essere ripreso, va bene signori? Vuole leggere, per cortesia, guella formula?  
G.P.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
PresidenteVuol dare le sue generalità, per cortesia?  
G.P.: Pucci Giuliano, Xxxxxxx Xxx xx Xxxxx, numero XX, Xxx Xxxxxxx, insomma.
PresidenteRisponda per cortesia alla domande che le faranno le parti, e prima di tutto il Pubblico Ministero.
P.M. Signor Pucci può dire innanzitutto alla Corte qual’è o qual’è stata la sua professione?
Giuliano Pucci: Professione…
P.M.: Che lavoro faceva
G.P.: Muratore
P.M.: È in pensione ora o lavora?
G.P.: Si, in pensione, 4 anni di invalidità
P.M.: Lei ha conosciuto il signor Pacciani?
G.P.: Si, ci ho anche lavorato.
P.M.: Come e in quale occasione? Per quali motivi? In quale periodo?
G.P.: Per lavoro
P.M.: In che periodo e per quale lavoro?
G.P.: Il periodo un me lo ricordo c’era da fagli un tetto della su casa, mi disse lui un gli riusciva disse se andavo io a fagliene questo tetto e gli feci il tetto io, ecco, con lui facendo il manovale
P.M.: Si ricorda il tetto di quale casa era?
G.P.: La prima casina appena si inizia lì ‘ndo ci’ha quei due quartieri
P.M.: Quindi non in Piazza del popolo ma l’altro.
G.P.: No, no il primo appena s’arriva lì in quel rientro, ecco, allo…
P.M.: Lo scivolo famoso
G.P.: Si, lo scivolo.
P.M.: Lei, era una casa da rimettere e gli ha dato una mano a fare il tetto?
G.P.: Il tetto si, perchè le altre cose le faceva da se, mi disse
P.M.: Si ricorda allora, se non gli anni precisi, quanto tempo fa è stato? Dieci anni, vent’anni…
G.P.: No che vent’anni, ora un mene ricordo, lavoravo sempre in ditta, lo facevo il sabato avanzatempo..
P.M.: E quindi lei avanzatempo il sabato andava a dare una mano a lui
G.P.: Eh.
P.M.: Può essere che fossero gli anni ’84,’85,’86, anni così? Una diecina d’anni fa?
G.P.: Anche ’86, si.. ’87 sarà stato…
P.M.: Ha visto lo ricorda con un pò di buona volontà! Alla Polizia lei disse ’86 ma comunque non ha importanza, sono quegli anni lì,
G.P.: Io ummene ricordo…
P.M.: Senta una cosa in queste occasioni in cui, se non ho capito male, lavoravate insieme, lei dava una mano o lei se lo faceva per conto suo?
G.P.: No, no lui mi faceva da manovale, c’era anche le figliole a fa da manovale.
P.M.: Le figlie facevano da manovale?
G.P.: Mhm…
P.M.: E lei ricorda se avete stretto una sorta di amicizia o comunque una conoscenza.
G.P.: Amicizia, così, lavoravo, perchè io avevo fissato un tanto l’ora, lui m’ha pagato, siamo pari.
P.M.: Avete mai parlato di interessi comuni?
G.P.: Mai.
P.M.: Mai. Lui gli ha mai detto, le ha mai chiesto se andava a guardare le ragazze, le donne che andavano a fare il bagno al lago, nude?
G.P.: Si, me l’ha chiesto, si.
P.M.: Glielo diceva e gli chiedeva se lo faceva anche lei?
G.P.: Mi domandava se io andavo se… …io andavo tante volte a i’ lago a fa i’ bagno, quando ero libero…
P.M.: Le ha mai parlato di luoghi dove le coppie facevano l’amore? Se lui li conosceva e se lei li conosceva?
G.P.: No, no, mai.
P.M.: Non avete mai parlato di questo?
G.P.: Mai.
P.M.: È sicuro?
G.P.: Si, si.
P.M.: Ora lo vediamo un attimo. Ha mai mostrato a lei, nelle conversazioni, giornali pornografici che lui aveva?
G.P.: Si.
P.M.: Dicendo qualcosa in particolare?
G.P.: Si, quello si, insomma…
P.M.: Cosa diceva?
G.P.: Belle donne qui, fatte bene…
P.M.: Le ha mai mostrato se aveva fatto qualche disegno sopra…
G.P.: Si.
P.M.: Di cosa si trattava?
G.P.: Pitture così, anche di qualche donna nuda ma..
P.M.: E disegni sulle riviste pornografiche? Segni?
G.P.: Sulle riviste pornografiche, sulle bestie, su due uccelli, c’era diversi disegni.
P.M.: Le ha mai mostrato foto o riviste pornografiche in cui lui aveva fatto dei segni sulle parti intime delle donne?
G.P.: Si fotografie me le fece vedere, fatte, insomma, diceva l’ho fatte io, ma poi io, sai…
P.M.: No, mi scusi, forse non mi sono spiegato bene, fra un mattone e l’altro, fra una tegola e l’altra, parlavate di questo?
G.P.: Si a volte cascava, hai visto,  qualche gocciola, ci si fermava cinque minuti e..
P.M.: Allora provo meglio, forse non ho fatto bene la domanda. Le ha mai mostrato riviste pornografiche o foto pornografiche in cui lui a biro aveva fatto dei segni sulle parti intime delle donne raffigurate?
G.P.: Mha, io codesto un me ne ricordo.
P.M.: L’ha detto lei, ora vediamo. Senta un pò ma torniamo un attimo al discorso di un’attività di guardone nei confronti di coppie che si appartavano che avrebbe fatto Pacciani di cui ha parlato con lei, avete mai parlato, glielo chiedo nuovamente perchè questo lei ha riferito alla Polizia, se lo ricorda?
G.P.: Non ho capito, ecco!
P.M.: Il Pacciani le ha mai detto che lui Pacciani andava a guardare le coppie?
G.P.: A me mai. Mi ha detto d’anda’ a i’ lago, una volta m’ha detto se volevo venire insieme a me a i’ lago ma mai stati insieme con il Pacciani…
P.M.: Ah, le offriva di andare al lago insieme, senta però io le contesto che ha detto: “…inoltre mi diceva anche a lui piaceva fare all’amore in prima persona ma quando guardava le coppiette che lo facevano provava un sentimento di schifo e nel dirmi questo mi sembrava che si agitasse” questo ha raccontato lei alla Polizia.
G.P.: Ma per i’ Pacciani io? Come la sta? Io…
P.M.: Se vuole glielo rileggo, gliel’ho contestato ora, che avete fatto questi discorsi e che lui Pacciani le ha confessato questo.
G.P.: Non è vero.
P.M.: Non è vero.
G.P.: Non è vero, no perchè io a vedere le coppie non ci ho mai visto…
P.M.: Eh no, no no, signor Pucci lei lo ha ammesso due volte ai Carabinieri, quindi…
Avvocato Bevacqua: Scusi Pubblico Ministero lo contesto, perchè può darsi che non lo ricorda.
G.P.: Perchè io questo non ho mai visto, non importa…
P.M.: Gliel’ho contestato fin’ora…
Presidente: Allora, allora, signori…
G.P.: Io non ho mai visto guardare una coppia il Pacciani.
P.M.: Glielo ha mai raccontato lui che andava a guardare le coppie?
G.P.: Ah che me lo abbia raccontato così, me l’avrà raccontato, ma andava a vedere così, ai laghi…
P.M.: Allora son io che non mi so spiegare bene…
G.P.: Sarò io che un capisco, perchè sai…Io ho fatto la terza elementare, io…
P.M.: No, ci mancherebbe! La verità è quella che prima o poi viene sempre, allora così lui le ha raccontato che andava a guardare. Senta una cosa, a proposito dei giornali, lei aggiunge, io glielo contesto, “…il Pacciani mi mostrava giornali pornografici con foto di donne in determinate posizioni e in alcune foto egli aveva sottolineato con la biro le parti intime delle donne raffigurate”, lei aggiunge, “così mi sembra di ricordare”, ora lo ricorda meglio questo episodio che gli mostrava i giornali segnati con la biro?
G.P.: Ma io giornali segnati con la biro io non me ne ricordo. Le donne me le ha fatte vedere, giornalini me ne ha fatti vedere tanti, quello si, ma io, segnato con la biro…. …io non me ne ricordo.
P.M.: Senta un’ultima cosa, lei dice che gli ha mostrato dei quadri che aveva fatto lui, diceva?
G.P.: Si.
P.M.: E qualcuno era anche di foto, rappresentava donne nude?
G.P.: Si.
P.M.: Diceva di averle fatte lui?
G.P.: Si.
P.M.: Le ha mai parlato del fatto che lui andava a caccia?
G.P.: Si ha parlato così, a volte, così…
P.M.: Lei non l’ha mai visto?
G.P.: Io un l’ho mai visto.
P.M.: Ha mai visto se aveva fucili?
G.P.: No.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
P.M.: Allora facciamo… Sì, passiamo al teste Meyer Heidemarie Margherete Gisela, che è la sorella di una delle vittime,  per cui appare necessario provvedere a traduzione. Si è offerta stamani la signora Meyer, anche se il cognome è uguale, non ci sono parentele, del Consolato tedesco di Firenze.
Presidente: Benissimo, benissimo.
P.M.: Faccio presente e ricordo alla Corte che si tratta di una deposizione interamente negli atti del  dibattimento,   perché  fa  parte  della rogatoria. Io ho chiamato la signorina stamani, che è la sorella di una delle vittime, perché…
Presidente: Buongiorno.
A.B.: Ecco, la difesa ha, come interprete di parte, la dottoressa Claudia Marini del proprio studio… formalmente
Presidente: Benissimo
A.B.: …è qui accanto a me.
Presidente: Che è presente.
A.B.: È collaboratrice…
Presidente: Allora, nominiamo intanto formalmente l’interprete E allora il giuramento dei periti, c’è lì?
Interprete: Devo venire lì a giurare?
Presidente: No, stia pure lì, signora. Basta che lei legga quella formula.
Interprete: Sì. Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell’incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senz’altro scopo che quello di far conoscere la verità e mantenere il segreto sulle operazioni peritali. Lo giuro.
Presidente: Vuole dare le generalità alla signorina,  per cortesia?
Interprete: Brighitte Kudron Barbara Meyer. Nata il XX/XX/XX a Monaco di Baviera. Residente a Xxxxxx, Xxx Xxxxx, XX
Presidente: Ecco, adesso vuole chiedere, signora, il nome della signorina Meyer qui presente? Le  generalità complete.
H.M.: Heidemarie Margherite Gisela Meyer. Nata il 06/12/1961 a Diepolz.
Presidente: Bene. Vogliamo darle la formula dei testimoni, alla signorina Meyer? Ecco. Gliela vuole tradurre, signora?
Interprete: (traduce) – Ha giurato.
Presidente: Benissimo. Adesso dovete dividervi il microfono. Il Pubblico Ministero farà delle domande, signorina, e lei signora ce le tradurrà, poi. Prima tradurrà le domande alla signorina; sentirà la risposta… La signorina deve parlare nel microfono, poi lei passa il microfono a noi quando  lo vogliamo staccare. Dunque, innanzitutto una cosa: vuol chiedere acconsente alla ripresa televisiva, o no? O non vuole essere ripresa?
Interprete: Acconsente.
Presidente: Acconsente. Benissimo, potete riprendere la signorina. Allora il Pubblico Ministero farà delle domande alla signorina e la signorina, per tramite suo, dopo la traduzione risponderà. Prego. 
P.M.: Signorina, innanzitutto lei è la sorella di Meyer Horst deceduto a Firenze il 10 settembre ’83?
H.M.: Si.
P.M.: Signorina lei è stata sentita dalla Polizie di Diepholz su delega del Procuratore della Repubblica di Osnabruck nell’ambito di una richiesta di una rogatoria fatta dal procuratore della Repubblica di Firenze e ha reso deposizioni il 22 giugno del 1992. La mia domanda è questa, ricorda quella deposizione? La conferma? Ciò che disse è la verità, innanzitutto?
Interprete: Si ricorda e lo conferma.
P.M.: Disse la verità in quell’occasione. Io vorrei fargli delle domande non a chiarimento ma sono, mi rendo conto, ripetitive di quelle deposizioni che ha già fatto e che la nostra Corte conosce già, ma vorrei mostrarle delle fotografie di blocchi che ha già visto all’epoca e vorrei che vedendo queste fotografie ci spiegasse se le ricorda e a cosa si riferiscono. Vuole rispondere alle mie domande?
H.M.: Si vuole rispondere.
P.M.: Io vorrei mostrargli due blocchi da disegno che hanno una copertina rossa e la scritta Skizzen Brunnen, prima di mostrarglieli, lei ha presente, blocchi di questo tipo? Li ha presenti, li ha mai visti?
H.M.: Si, mio fratello adoperava questi blocchi, frequentava una scuola di grafica.
P.M.: Dove, mi scusi?
H.M.: Ad Osnabruck.
P.M.: Vuol vedere, le mostro una foto ora, su quello schermo dietro a loro, se sono questi blocchi qua? Possiamo mostrare la foto per cortesia?
Presidente: Come al solito siamo tecnicamente deficitari
P.M.: Vogliamo prima leggere la didascalia insieme? È fotografato dalla Polizia scientifica, “Blocco da disegno Skizzen Brunnen della misura 17×24” è la pagina di copertina. Ha mai visto, la signorina, blocchi di questo tipo? Sono quelli di cui ci ha parlato cioè?
H.M.: Dice: ho visto questi blocchi da mio fratello sono questi stessi blocchi che mi sono stati esibiti.
P.M.: Lei ricorda se in casa c’erano blocchi di suo fratello uguali o simili come misura o come caratteristiche?
H.M.: Si, dice, mio fratello abitava in casa con noi e lui adoperava questi blocchi in varie misure
P.M.: Allora questo è il blocco, per intendersi, per la corte 17×24 è quello più piccolo, trovato, come sappiamo, all’imputato, vorrei ora mostrare la foto di un blocco più grande e vorrei che la signorina spiegasse come, dove, se ne sa qualcosa, è quello che nelle carte risulta ha consegnato la signorina alla Polizia di Diepholz. E’, come si vede dalla didascalia, della foto 2, un blocco da disegno Skizzen Brunnen della misura 24×33, se ingrandiamo la parte scritta piccola si vede come la misura qui è 24×33, nella foto precedente, vorrei tornare un attimo indietro, per far vedere che è un blocco diverso, la misura è, perchè sono uguali identici, 17×24, tornerei al 24×33, farei vedere le foto successive che riguardano il contenuto del 24×33, per vedere se è quello, se conosce la signorina questo blocco. Vorrei andare alle foto successive, al contenuto interno. Queste sono le foto… …prima di fargli rispondere vorrei farle vedere altre foto del contenuto, andiamo avanti, le ingrandiamo un attimo,  dei disegni che sono all’interno di questo blocco, andiamo ancora avanti, ancora, grazie, mi fermerei ora, tanto sono nel fascicolo del dibattimento, chiedo alla signorina se questo blocco, con questi disegni, è quello che ha consegnato lei alla Polizia.
H.M.: Si
P.M.: Lo ha consegnato lei alla Polizia di Diepholz e questo blocco dove era e come mai lei è certa che era di suo fratello e di chi sono quei disegni?
H.M.: Dice, il blocco che ho consegnato alla Polizia era in casa, era di mio fratello ed io ho conservato tutti gli oggetti di mio fratello come ricordo e siccome io stessa disegno molto volentieri l’ho adoperato e i disegni che sono su questo blocco sono i disegni che ho fatto io.
P.M.: Lei sa, dato che i blocchi sono apparentemente uguali per noi, aldilà della dimensione, dove suo fratello comprava questi blocchi?
H.M.: Mio fratello usava acquistarli o a Osnabruck o in un negozio chiamato Prelle-shop o in un altro credo si chiamasse Heinzmann che sono dei negozi specializzati.
P.M.: Ecco, signori della corte, negli atti del processo, nella rogatoria, ci sono tutta la parte relativa alla verifica che presso il negozio Prelle-shop venivano venduti quei blocchi. Vorrei andare avanti con la signorina per chiedere se sa come mai li comprasse in quei negozi e quale scuola frequentava, se per caso è il tipo di scuola che gli ha consegnato quei blocchi o se c’è un motivo relativo alla scuola frequentata per acquistare quel tipo di blocchi che sembrano particolari, come qualità.
H.M.: La prima domanda?
P.M.: Che scuola frequentava suo fratello?
H.M.: La scuola si chiama Fachoberschulen Veranstaltung a Osnabruck, una scuola superiore di disegno e grafica di Osnabruck.
P.M.: Quei blocchi erano blocchi particolari come qualità utili per i corsi che faceva? Era la scuola che consigliava quel tipo di blocchi oppure c’è qualche attinenza?
H.M.: Non so dire se è la scuola che li abbia consigliati ma sono sicura che mio fratello mi ha detto che mi consigliava assolutamente questi blocchi perchè avevano un’ottima carta e si potevano fare dei disegni a matita molto bene.
P.M.: Grazie. Anche la signorina ha frequentato un tipo di scuola simile?
H.M.: Si, io ho frequentato la Fachoberschule Veranstaltung, cioè la stessa, di Minnen, è un’altra località.
P.M.: Vorrei chiedere ancora, suo fratello le ha mai detto se usando quel tipo di blocchi, così particolari come qualità, li usava di dimensioni diverse, più grandi e più piccole?
H.M.: Non mi ha mai detto niente di specifico ma io l’ho sempre visto che aveva questi blocchi di varie misure.
P.M.: Li ha visti lei personalmente di varie misure?
H.M.: Si, personalmente.
P.M.: Ricorda anche se ha visto una misura più piccola di quella che ha consegnato lei, cioè quella misura che è stata mostrata per prima e che noi abbiamo trovato all’imputato, quel 17×24, lo ricorda di averlo visto?
H.M.: Non posso dire con certezza il numero dei centimetri però sono sicura che lui aveva questi blocchi di varie misure.
P.M.: Anche più piccola di quella che ha consegnato lei alla Polizia?
H.M.: Si, questo lo posso dire con certezza.
P.M.: Grazie. Non ricorda ovviamente la misura. Chiedo se ricorda di aver visto il fratello o di aver visto in casa usare matite colorate, di che tipo?
H.M.: Si, lui disponeva di molti pastelli, di gessetti, matite colorate, di matite varie di cui normalmente uno che fa disegno ha bisogno.
P.M.: Questo è vero, ricorda se aveva matite di marca Fabel Castell o Stabilo?
H.M.: Lui aveva sia matite che matite colorate di tutte e due le marche.
P.M.: Vogliamo mostrare per cortesia le foto successive relative al sequestro effettuato presso Pacciani di matite colorate? Mostriamo le foto. Mostriamole tutte, per cortesia, poi la signorina ci risponde dopo.
Avvocato Bevacqua: È fuori dal capitolo, comunque…
P.M.: Non è un capitolo è una rogatoria già fatta per intero, quindi non ha niente a che vedere con il capitolo, il capitolo è se conferma o meno quello che ha detto in rogatoria.
H.M.: Quelle blu mi ricordo benissimo.
P.M.: Erano le scatole, per cortesia. Le vogliamo rivedere? Ecco.
H.M.: Le scatole non me ne ricordo.
P.M.: Bene, grazie. Vorrei mostrare ora la foto di un portasapone che è stato trovato a Pacciani, ora gliela mostro eppoi la signorina ci dice se ricorda qualcosa, vogliamo leggere la didascalia per cortesia? Leggiamo la didascalia insieme sennò non sappiamo cosa gli mostriamo. “Portasapone in plastica di colore rosa pallido rinvenuto in Via Sonnino 30, facciata anteriore” abbiamo anche la facciata posteriore? Ricorda la signorina se questo oggetto ha per lei una familiarità? Se ha mai visto qualcosa di simile?
H.M.: Mi sembra familiare ma non so bene dove l’ho visto.
P.M.: “Familiare” allora cosa vuol dire?
H.M.: Quando i poliziotti, in casa dei miei genitori, mi hanno fatto vedere la prima volta questo portasapone spontaneamente pensavo – E’ di casa nostra – ma non saprei dire di chi è esattamente. E’ di casa.
P.M.: Ricorda se c’era qualche altro familiare, in quell’occasione, che ebbe la stessa sensazione?
H.M.: Sia mio madre, anzi, lui come prima che un altro amico che era lì presente, tutti hanno avuto questa stessa reazione.
P.M.: Ci può dire i nomi dell’amico e dell’amica?
H.M.: Il ragazzo era Manfred Lemke e la ragazza Katrin Doll.
P.M.: Chiedo scusa, questo Manfred Lemke, aveva fatto dei viaggi, conosceva bene suo fratello? Era intimo del fratello o era un’amicizia occasionale?
H.M.: Erano molto amici. Mio fratello lo ha anche aiutato a trovare un posto per il servizio civile e in precedenza, cioè, prima del viaggio in Italia, erano stati in Spagna insieme a fare un viaggio.
P.M.: Proprio in quel periodo? In quell’estate lì?
H.M.: Si, nell’anno 1983.
P.M.: Molte grazie. Ricorda quanto prima del viaggio in Italia? A Firenze? Quanto tempo prima rispetto al settembre ’83, andarono in Spagna insieme con Lemke.
H.M.: Io penso che fosse tarda primavera, prima estate perchè loro hanno messo a posto la macchina, il bussino della Volkswagen, che hanno attrezzato e poi hanno fatto anche il trasloco a Munster insieme.
P.M.: Con quel pulmino e con questo ragazzo?
H.M.: Prima di partire per l’Italia.
P.M.: Benissimo. In questo viaggio in Spagna erano quindi andati con quel pulmino insieme?
Avvocato Fioravanti: Presidente la difesa si oppone a questa domanda perchè non è capitolata.
P.M.: Non ho fatto nessun capitolo è il …
Presidente: La domanda è ammessa.
PM: Grazie. Se erano stati con lo stesso pulmino in Spagna in quell’estate.
H.M.: Si era la stessa macchina però era molto vecchia, molto brutta, era beige e doveva essere messa a posto perchè doveva passare il collaudo tecnico e dopo l’hanno anche verniciata di nuovo. Quando sono stati in Spagna era ancora beige e quando sono andati in Italia era messa a posto.
P.M.: Ho capito. Comunque erano andati insieme e come viaggiavano? Facevano campeggio? Se lei lo sa ovviamente.
H.M.: Erano in tutto in sei. Cinque amici e mio fratello. Non credo che fossero al campeggio anche se non lo so dire con certezza ma ho visto delle foto, credo abbiano pernottato sul fiume, ho visto lì c’erano dei sassi vicino.
P.M.: Quindi una sorta di campeggio libero?
H.M.: Si.
P.M.: Come hanno fatto in Italia.
H.M.: Si, si.
P.M.: Vorrei chiedere ancora, ci ha parlato la signorina di un trasloco fatto a Munster, se non ho capito male, dall’abitazione che avevano insieme, fatto con quel pulmino, ci può spiegare se ho capito bene come è stato fatto questo trasloco, di che cosa e quando.
H.M.: Il trasloco per Munster era imminente al suo viaggio in Italia.
P.M.: “Imminente” cosa vuol dire? Poco prima?
H.M.: Poco prima perchè il trasloco perchè il trasloco non era del tutto concluso lui doveva ancora andare uno o due volte dalla casa vecchia a Munster per portare ancora roba ma lui era talmente contento perchè aveva ottenuto un posto di studio allora voleva concedersi ancora una vacanza. Allora ha praticamente interrotto il trasloco ed è partito.
P.M.: Il trasloco quindi l’ha fatto con quel pulmino? O l’ha fatto fare a una ditta?
H.M.: Si, si con il pulmino.
P.M.: Lei ricorda se l’ha riempito in qualche modo, portava scatole, gli oggetti suoi li metteva sul pulmino? E che oggetti erano se è così… Alla rinfusa o se era una persona molto ordinata che faceva pacchetti chiusi? Cose di questo genere…
H.M.: Mio fratello non si può dire che era ordinatissimo, chiaro che lui aveva alcuni oggetti a cui teneva che erano preziosi per lui, come dei bicchieri antichi e dei vetri antichi o la sua attrezzatura fotografica, questo è chiaro, li custodiva per bene dentro le scatole, mentre le altre cose le metteva un po’ alla rinfusa perchè non si può dire che fosse molto ordinato.
P.M.: Vorrei chiedere ancora, ha per caso la signorina visto il pulmino carico quando partì per l’Italia? Cosa c’era su questo pulmino? Se l’ha visto eh?
H.M.: Si, dice, io sono tornata in quel periodo dalla Sicilia perchè ero in ferie, ho visto l’autovettura da noi nel cortile ma non ho fatto molto caso, cioè non ho osservato coscientemente quello che avesse lì.
P.M.: Lei sa se il fratello, quando andava in questi viaggi, portava dietro blocchi da disegno? Se aveva questa abitudine o meno?
H.M.: Non lo posso dire perchè io non ho mai fatto viaggi insieme a lui, ho fatto delle gite giornaliere in quelle occasioni mio fratello, più che altro, fotografava.
P.M.: Grazie. Sa se in passato aveva fatto viaggi in Olanda?
H.M.: Dice mi ricordo un viaggio che ha fatto con mio altro fratello Klaus Meyer ed altri 2 amici ad Amsterdam e poi lui spesso faceva anche una scappatina più che altro in Olanda a Groning perchè lì si poteva comprare molto bene vestiario da uomo.
P.M.: E sul Reno? Viaggi sul Reno ne ha mai fatti?
H.M.: Non che ne sapesse qualcosa.
P.M.: Lei ricorda o sa se suo fratello aveva un interesse particolare per gli oggetti un po’ kitch che si comprano ai mercatini tipo foto, collezioni di fotografie?
H.M.: Lui aveva un po’ la passione per queste cose, un amore particolare per gli oggetti kitch, per esempio mi ricordo che aveva comprato occhiali, una parrucca, una borsa da donna rosa molto particolare e li esponeva poi in casa o sul davanzale.
P.M.: Ricorda se fra gli oggetti che gli mostrò la Polizia, il giorno che fu sentita in Germania, gli furono mostrate foto del Reno e di Amsterdam che volendo sono fra gli oggetti sequestrati e se fra quelle foto vide qualcosa che poteva essere di suo fratello?
H.M.: Si, ricordo di aver visto questi oggetti ma non li conoscevo.
P.M.: Non ho altre domande grazie.
Presidente: Avvocato Santoni prego.
Avvocato Santoni: Lei ha detto che suo fratello teneva insieme molti blocchi da disegno. E’ vero?
H.M.: Si.
A.S.: Quindi non li usava contemporaneamente erano di varie misura, usava qualcuno alla volta, gli altri li teneva da parte. Com’era la cosa?
H.M.: Cioè questi blocchi avevano anche una qualità di carta differente o più liscia o più ruvida e lui li adoperava secondo la tecnica che adoperava, quelli più lisci per le matite da disegno quelli più ruvidi per altre tecniche, per acquerelli e secondo quello che faceva.
A.S.: A parte che era un po’ disordinato su questo, li teneva in posti specifici, non so, in cucina o in stanze del laboratorio fotografico, se ne aveva uno, lo sa dove li teneva particolarmente? Quelli che non usava dove li ammucchiava.
H.M.: In casa dei miei genitori lui disponeva di una stanza, di una piccolissima stanza letto e di un bagnetto e i blocchi erano un pò dovunque.
A.S.: Un po’ dovunque, benissimo. Suo fratello parlava italiano?
H.M.: Per quanto ne sappia io non ne parlava.
A.S.: Non ne parlava e non leggeva nemmeno l’italiano? Non sapeva nemmeno leggere l’italiano? Non conosceva l’italiano allora?
H.M.: Senz’altro siccome era già stato in Italia qualche parola ma ne lo parlava ne lo leggeva.
A.S.: Senta, suo fratello era impegnato politicamente?
H.M.: Era una personaggio, una persona critica ma non faceva parte di nessuna organizzazione.
A.S.: Ecco, ma non aveva mai fatto, partecipava a manifestazioni politiche contro la dittatura, contro il potere in genere? Fra giovani a volte succede.
H.M.: Lui prestava servizio civile, mi sembra che abbia partecipato una volta ad una manifestazione pasquale per la pace era contro la forza atomica…
A.S.: Era un pacifista?
H.M.: Si.
A.S.: Grazie. Lui comprava anche disegni, se gli piacevano, opere grafiche?
H.M.: Non ne so niente.
A.S.: Bene grazie.
Presidente: Avvocato Colao.
A.C.: Signorina quanti anni aveva suo fratello quando è stato assassinato?
H.M.: Aveva 22 anni e fra poco ne avrebbe fatti 23.
A.C.: Senta, scusi, era fidanzato o aveva progetti matrimoniali che lei sappia?
H.M.: No.
A.C.: Per quanto lei possa ricordare aveva l’abitudine intenzionale o no di segnare lettere particolari dell’alfabeto? Non so una doppia V o una parola con la doppia V?
H.M.: Lui aveva la sua normale calligrafia, certo nella sua istruzione, nella scuola di grafica dovevano esercitarsi nelle varie tipo di scritture, mi ricordo che per l’anniversario di nozze dei miei genitori fece un biglietto con una grafia particolare.
A.C.: Grazie non ho altre domande.
Presidente: Altre domande avvocati di parte civile? Signori avvocati per la difesa. Avvocato Bevacqua.
Avvocato Bevacqua: Grazie. Signora vuol cortesemente domandare alla signorina se il fratello aveva già esaurito gli studi nel 1983?
H.M.:  Si.
A.B.: Quindi gli studi della scuola di grafica erano già esauriti?
H.M.: Si, la scuola di grafica che faceva era conclusa  ma siccome aveva ottenuto un posto di studio all’università, sempre nel settore della grafica, lui per presentarsi doveva presentare una mappa dei suoi lavori. E stava lavorando per questo.
A.B.: La signorina ha detto, quando fu sentita dalla polizia, che in vacanza “normalmente mio fratello faceva delle foto e non si portava dietro del materiale da disegno” la conferma questa circostanza?
H.M.: Si lo confermo.
A.B.: Grazie. Volevo domandare, la città di Osnabruck è vero che ha circa 170.000 abitanti?
H.M.: Non lo so.
A.B.: E’ una città grande?
H.M.: Relativamente grande.
A.B.: Più grande di Bonn?
H.M.: Non so quanti abitanti ha la città di Bonn.
A.B.: Quanto Monaco?
H.M.: Più piccola.
A.B.: “Kleine” l’ho capito anch’io, c’è “Eine kleine nachtmusik” di Mozart. Volevo domandarle un’ultima cosa, suo fratello, ha detto la signorina, che andava ad acquistare dei blocchi sia al Prelle-shop come da Einzmann, è vero?
H.M.: Si.
A.B.: Quindi usava blocchi diversi, diversi tipi di blocchi.
H.M.: Io da lui ho visto sempre, solo quelli della ditta Brunnen e solo un altro tipo che era speciale per acquerelli.
A.B.: Non ho altre domande.
P.M.: Meno male.
Presidente: Senta signorina a proposito di questi album, questi album da disegno li comprava dalla ditta Prelle e/o indifferentemente dall’altra ditta, questi album?
H.M.: Lui mi aveva raccomandato questa ditta Prelle e Einzmann e anche gli altri amici mi hanno  confermato che lui si rivolgeva sempre a questi due negozio, cioè, per la massima parte. Può darsi…
Presidente: Senta, gli furono restituiti, a lei e ai suoi familiari, gli oggetti che erano contenuti nel camper, nel pulmino dopo l’omicidio?
H.M.: Si, tutto quanto si trovava nell’autovettura è stato consegnato, salvo un po’ di cose che sono state bruciate.
Presidente: Bruciate da chi?
H.M.: Mancava il sacco  a pelo per esempio.
Presidente: Ho capito e queste cose che furono restituite alla famiglia loro le hanno ancora?
H.M.: Dice per la maggioranza non abbiamo più niente, c’erano delle tavole dentro l’autovettura che abbiamo dato via e un amico ho poi provveduto a vendere per noi il bussino e noi, la famiglia, abbiamo tenuto i pochi ricordi personali.
Presidente: Senta signora perchè non rimangano dubbi. Vuol far vedere questo quadro, ricorda che qualcosa del genere, anche non colorato, fosse in possesso di suo fratello o dell’altro amico?
H.M.: No, non conosco questo quadro, non posso ricordare niente.
Presidente: Non lo ha mai visto comunque in possesso di suo fratello?
H.M.: No
Presidente: Benissimo. Possiamo riporlo. Non ci sono altre domande.
P.M.: Nessuna il P.M.
Avvocato Fioravanti: Signor presidente forse mi ha rimesso lei in ballo per questa domanda.
Presidente: Avvocato Fioravanti.
A.F.: Tra gli oggetti che dovevano essere restituiti subito, suo fratello aveva una valigia blu e un sacco a pelo blu?
H.M.: La valigia blu era di tutta la famiglia e non è stata restituita, il sacco a pelo non era blu ma era multicolore, arancione, cioè di vari colori.
A.F.: Non è mai stata restituita la valigia blu?
H.M.: Dice la valigia blu momentaneamente non c’era ma è stata ritrovata dopo e abbiamo detto, anche al consolato tedesco, che non la volevamo più, che poteva essere adoperata per dei turisti che ne avessero bisogno.
A.F.: Ecco, gli effetti personali che erano dentro questa valigia sono stati restituiti?
H.M.: Credo che non c’erano più cose personali dentro perchè tutti i documenti e la patente di guida, la carta d’identità e tutte queste cose erano sciolti nella macchina e sono stati restituiti prima.
A.F.: Volevo sapere se il pulmino, l’auto Volkswagen è stata restituita alla famiglia.
Presidente: Questo è sciaguratamente pacifico.
A.F.: Volevo sapere..
Presidente: Lo ha già detto! L’hanno fatta vendere.
A.F.: Ma io volevo che me lo ripetesse signor presidente.
Presidente: Avvocato, assolutamente, sennò qui andiamo… proprio… L’ha detto, ridetto, è pacifico! Nessuno lo contesta.
P.M.: Ci sono i verbali.
Presidente: Fu sciaguratamente restituita. Aggiungo io. Perchè bisognava prima i controlli che sappiamo. Non furono fatti ed è stato restituito tutto. Evviva. Quindi che cosa domanda a fare questa circostanza? E poi è pacifica. Non ammetto la domanda. Ha altro da domandare?
A.F.: Io sono soddisfatto della precisazione che ha fatto lei presidente. Grazie.
Presidente: L’esame della teste è chiuso. Ringraziamo molto la signorina e lei signora naturalmente. Arrivederci. Vogliamo sospendere un quarto d’ora?
H.M.: Arrivederci.
P.M.: Si Presidente, grazie.
Presidente: Prego.
A.R.: Si presidente le chiedo scusa prima che Lei…
Presidente: Avvocato Eriberto Rosso.  
A.R.: …la ringrazio, dia la parola al Pubblico Ministero. La signora Meyer all’esito della sua testimonianza, mi ha informato di avere portato con se dalla sua abitazione in Germania, quattro serie di matite; due contenute in un astuccio e che erano nella esclusiva disponibilità del fratello, sono matite colorate usate e altri due gruppi di matite raccolti con degli elastici che la signora non sa attribuire, non può attribuire in modo esclusivo al fratello ma che certamente erano nella disponibilità sua e comunque dei membri della sua famiglia. È circostanza che io ho appreso ora, a me pare che la acquisizione di questo materiale sia utile anche ai fini eventualmente, valuterà la corte, di una attività di comparazione con oggetti in sequestro per cui ne chiedo la acquisizione. Ho chiesto alla signora Meyer di trattenersi fino a quando la Corte non si fosse, non fosse nuovamente uscita dalla camera di consiglio proprio per consentire alla stessa di fare personalmente, se la Corte lo riterrà, questa produzione.  
Presidente: Bene vogliamo richiamare la signorina Meyer?  
A.R.: Si la signorina Meyer dovrebbe mi pare…  
Presidente: Dov’è? Ecco prego, accomodatevi nuovamente lì. Ecco, si accomodi pure signora. Allora, l’Avvocato Rosso ci ha informato… …dalla Germania. Ecco vogliamo farle dire di che si tratta.  
H.M.: Allora si tratta di una scatola di Stabilo, sono delle matite…  
Presidente: La scatola, quella scatola nera che lei ha in mano.
H.M.: Quella scatola nera, che erano di proprietà di mio fratello; poi questo sta… …poi della ditta Faber Castel delle, dei gessetti colorati che erano anche di mio fratello; poi della ditta Gold Faber delle matite colorate, quelli li adoperavo io insieme a mio fratello, non posso dire… …questi li ho adoperati anch’io…  
Presidente: E questa scatola che lei ha in mano è quella chiamiamola lucida, più piccola a un solo scomparto d’accordo.  
H.M.: Si e queste matite che sia mio fratello sia… …sono di varie durezza secondo quello che si doveva fare, li adoperava lui e li ho adoperato anch’io.  
Presidente: Sono quel mazzetto di matite legato con l’elastico. Ecco.  
H.M.: Si.  
Presidente: Signori su queste deduzioni, a parte avete anche domande da fare…  
A.R.: Io ovviamente sulla traduzione non solo mi associo e sono favorevole, anzi è utilissima, e ringraziamo tutti la signorina che si è premurata di questo. Volevo chiederle se ricorda in particolare fra le matite che le furono mostrate a suo tempo dalla polizia su, quando fu interrogata, se c’era qualche matita specifica che lei ricorda, ci sono le fotografie di quelle sequestrate… …ecco, abbiamo anche gli originali che hanno indotto la signorina oggi a portare queste matite, c’è qualche motivo specifico perché le ha ricorda…  
H.M.: Quando c’era la polizia non ho visto… …chieste le marche che adoperava mio fratello e quando sono adesso andata a casa, in casa dei genitori, ho pensato fosse utile e questo è il motivo per cui ho voluto portarle.  
A.R.: Molte grazie.  
Presidente: Altre domande… Signori Avvocati della difesa prego.
A.B.: Presidente, la difesa mah si potrebbe opporre però l’opposizione potrebbe essere controproducente perché se le matite erano, no chiedo scusa, se le matite erano lassù evidentemente non le aveva portato con se comunque faccia la corte.
Presidente: Avete domande da fare alla signorina su questo punto, nessuna. Va bene allora se c’è l’accordo di tutti non ci sono problemi e quindi possiamo acquisire questo materiale che la signorina ci consegna
A.B.: Comunque formalmente la difesa si oppone poi la Corte decida.  
Presidente: Ah allora, allora il discorso cambia.  
A.B.: No Presidente, ha ragione, però siccome veda abbiamo visto una persona calma come me che poi è diventata con i capelli lunghi nel corso del dibattimento, io ho paura di tutto Presidente e allora mi oppongo anche per questo.  
Presidente: Comunque Avvocato Rosso…  
A.R.: Mi dica Presidente.
Presidente: …ai soli fini della risoluzione di questa questione, vuole esplicitare i motivi, che peraltro sono abbastanza evidenti ma comunque è bene esplicitarli, per cui lei chiede che siano acquisiti…  
A.R.: Certo, certo è un fatto nuovo che non era a conoscenza del difensore, non sapevamo che la signora avesse delle disponibilità di queste matite, lo abbiamo appreso questa mattina, sono disponibili mi pare che come oggetto di prova e come possibilità di introdurre in questa fase del procedimento non vi sia nessun…
Presidente: Si, no, va bene… Che cosa vuole provare però, è evidente che cosa vuole provare.
A.R.: Piano della prova, poiché vi sono in sequestro delle matite che sono appunto state rinvenute presso l’imputato, vi è una possibilità di comparazione delle matite che sono state certamente nella disponibilità di una delle vittime per il quale è il processo.  
Presidente: Ecco, benissimo, questo era solo per esplicitarlo anche se naturalmente era più che evidente.  
A.B.: Ecco allora la difesa su questo punto…  
Presidente: Prego.  
A.B.: … si oppone, perché comunque io non conosco esattamente se queste matite possono essere dello stesso tipo; in ogni caso è chiara che non è possibile oggi a dodici anni di distanza una comparazione fra questo tipo di matite, fra la fabbricazione, la data di fabbricazione di questo tipo di matite con quelle altre che sarebbero state rinvenute in casa Pacciani. Voglio ricordare alla Corte Eccellentissima anche che in casa Pacciani è stato rinvenuto di tutto, quindi anche roba francese, roba inglese, roba giapponese di tutto. Quindi se noi dovessimo cioè ricevere oggi, ai sensi del 493 mi pare del codice di procedura penale, introdurre delle cose che non hanno una precisa attinenza compatibilità con un problema probatorio vero e proprio io credo io comunque mi oppongo.  
Presidente: Benissimo.  
A.R.: Chiedo scusa, volevo solo dire questo: ma il problema probatorio mi sembra che sia già stato illustrato dalla parte civile, volevo far presente che al di là di qualsiasi prova tardiva o meno comparazione che la Corte potrà o non potrà fare, in ex 507, direi che il primo esame, quello più semplice è quello di confrontare ciò che è in sequestro…  
Presidente: Dopo averle acquisite però.  
A.R.: Scusi, ciò che è già in sequestro e sequestrato a Pacciani con ciò che produce oggi la signorina. Quindi, è ovvio che il problema non è probatorio perché la prima cosa che la Corte può fare con la propria scienza è quello di verificare che si tratta di matite di quel tipo come quelle sequestrate. Se poi, corrispondono a quelle che fornisce la signoria e la Corte avrà i dubbi potrà fare tutte le indagini successive che crede, ma il confronto lo può fare la Corte da solo, lo può fare anche oggi prima di acquisire oppure con le fotografie, è la foto 5 dei rilievi in atto.  
A.F.: Signor Presidente, la difesa a maggior ragione si oppone anche perché a una comparazione, perché l’epoca di acquisto delle matite di Pacciani e l’epoca di acquisto di queste di cui noi non sappiamo niente non penso siano riavvicinabili.  
Presidente: Bene, dunque allora facciamo questa domanda alla signorina Meyer. Queste matite erano usate da suo, a parte quel mazzetto lì sciolto, ma erano usate da suo fratello, erano quelle usate da suo fratello?  
Presidente: Lo ha già detto mi pare…
H.M.: Queste due scatole si sono sue…  
Presidente: Ecco.  
H.M.: …son di sua proprietà.  
Presidente: E quindi la Stabilo e la…  
H.M.: Faber Castel  
Presidente: Faber Castel, esatto. Mentre le altre…  Ecco la scatola piccolina…  
H.M.: Le scatole piccoline lui le adoperava però non posso essere sicura se sono a questo punto quelle che lui…  
Presidente: Le adoperava che erano proprio sue.  
H.M.: Si proprio sue…  
Presidente: E allora…  
H.M.: Perché anche queste matite…  
Presidente: Quelle legate con l’elastico.  
H.M.: Legate, però erano dello stesso tipo di quelle che lui adoperava.  
Presidente: Benissimo. Dunque poi se mi vuole riconfermare, che già la detto, se le ha trovate in casa?
H.M.: Queste due scatole erano nella sua valigetta dei disegni.  
Presidente: Dei disegni, quindi le due scatole grandi e la Faber Castel e la Stabilo erano nella scatola.
H.M.: Queste due scatole più grandi.  
Presidente: Più grandi. In casa, in casa dei suoi genitori.  
H.M.: In casa dei genitori nella sua stanza.  
Presidente: Nella stanza del ragazzo, dentro la valigetta da disegno.  
A.B.: Scusi Presidente se si vuol domandare…  
Presidente: Scusi solo un altro attimo Avvocato sennò mi passa di mente. Non è che tra le cose restituite dall’Italia alla famiglia c’erano anche matite da disegno, lo ricorda per caso? Pastelli… abbiamo un elenco delle cose restituite…  
H.M.: Abbiamo ricevuto una lista di tutti gli oggetti restituiti ma adesso non posso ricordare…  
Presidente: Ricordare, va bene.  
H.M.: …mi ricordo…  
Presidente: La lista ce l’abbiamo anche noi.  
H.M.: Si.  
Presidente: Possiamo certamente, possiamo. Vogliamo per cortesia far rivedere alla signorina le, la foto delle matite sequestrate in casa Pacciani.  
A.B.: Scusi Presidente…  
Presidente: Prego scusi Avvocato mi ero…  
A.B.: …La valigetta quanto era grande?  
Presidente: La valigetta da disegno?  
A.B.: Certo.  
Presidente: La valigetta da disegno che dimensioni aveva pressappoco?
H.M.: Lui aveva un contenitore che normalmente si prendono per i meccanici, che si aprono cosi a soffietto e sopra teneva dei delle gomme dei piccoli oggetti e sotto aveva delle matite, era di plastica.  
Presidente: Gli album da disegno stavano dentro questo contenitore o aveva un contenitore apposito?
H.M.: I blocchi non sarebbe stato possibile metterli perché era troppo piccolo, erano un po’ dovunque…  
Presidente: Quindi serviva solo per il materiale da disegno in senso stretto, cioè matite, gomme…  
H.M.: Si.  
Presidente: Pastelli…  
H.M.: Si dice anche quelli coltelli per carta ma piccoli oggetti.
Presidente: Taglierine per carta. Benissimo.
(voce fuori microfono) Scusi parliamo un attimo di queste matite eh…
Presidente: Ecco, vogliamo inquadrare allora per piacere le matite, le matite eh, non la scatola proprio le matite. Allora il Consigliere Polvani voleva fare una domanda alla teste, prego.  
Giudice a latere: Ecco magari le inquadriamo tutte non solo i particolari ecco, ecco oh bene vedo che la signora sta indicando qualche cosa, le può chiedere se riconosce qualche cosa in quelle, in quelle matite se le dicono qualche cosa di preciso?  
H.M.: Quelle blu.  
Giudice a latere: Oh brava, ecco in che cosa, che cosa in particolare le dicono quelle matite blu?  
H.M.: Sono le stesse come queste qui.  
Giudice a latere: Sono come quelle lì, ma le dicono qualcosa di più perché vedevo anche prima che le indicava in maniera piuttosto.. .  
H.M.: Dice forse anche quella bianca, quella matita bianca le ricorda qualcosa…  
Giudice a latere: Ecco che cosa le ricorda?
Interprete: E sta aprendo adesso la scatola di suo fratello se quello bianco qui può essere quello uguale a quello che avete sulla foto. Bisognerebbe vederlo in mano.
Presidente: Comunque abbiamo gli originali signora.  
Giudice a latere: Ecco signora e che cosa le ricordano queste matite?  
H.M.: Quelle della foto?  
Giudice a latere: Si, naturale.  
H.M.: Mio fratello adoperava essenzialmente quelle blu, quelle bianc… e… gialle e nere, queste della Steadler li adopravo io, però siccome noi mescolavamo i nostri attrezzi di lavoro può essere benissimo che lui aveva con se anche cose mie.  
Giudice a latere: Quel blu Steadler, Steadler quello dove c’è scritto 100 se non leggo male vero? Ecco… 1 graf, 100 6b o qualcosa del genere. P.M.: C’è anche un due B giallo.  
H.M.: È lo stesso, è lo stesso però c’è scritto su tutti…  
Giudice a latere: Si, si, benissimo, benissimo. Ecco signora un’altra domanda per cortesia, la signorina si ricorda se il fratello usava appuntare le matite in quella maniera che per me che non sono un esperto della materia pare un po’ grossolano?  
H.M.: Lui al solito le appuntava con l’appuntalapis ma siccome io il mio appuntalapis lo perdevo spesso io le appuntavo anche spesso col col coltello così.
Giudice a latere: Va bene, grazie.
Presidente: Eh…  
A.B.: Ecco, scusi, volevo domandare…  
Presidente: Ah prego Avvocato.  
A.B.: Prego, prego Presidente.  
Presidente: No, mi era venuto in mente prima una cosa a proposito di una domanda del Consigliere Polvani, perdoni Avvocato. Che tipo di appuntalapis usava? Come faceva la punta alle matite?  
H.M.: Aveva uno di quelli tipo plastica cilindretto che sopra si inserisce la matita aveva uno rosso e uno verde e faceva così.  
Presidente: Faceva cosi, si. Tanto è vero che quei pastelli che che aveva in mano mi pare siano appuntati… In maniera corretta.  
A.B.: Senta…  
Presidente: No scusi vorrei rivedere quelle matite le dispiace? Perdoni ancora un attimo Avvocato Bevacqua.  
A.B.: No, no ma la domanda era quella che ha fatto lei.  
Presidente: La signorina si intende un po’ di disegno no?  
H.M.: Ho fatto lo stesso tipo di scuola e anche dopo la morte di mio fratello ho disegnato.  
Presidente: Ecco, perché qui, io non ho fatto scuole ma mi dilettavo un pochino di disegno; quel 6 B 100 che cos’è, 1 graf eccetera, dovrebbe essere una matita extra morbida o qualcosa del genere.  
H.M.: La matita più morbida è 6B è abbastanza morbida.  
Presidente: È abbastanza morbida. Ma non è una matita frequentissima, credo. Perché, cioè, l’uso di quella matita è abbastanza raro. Glielo domando…  
H.M.: Se per esempio si fanno dei disegni su natura si prendono quelle morbide perché bisogna un po’ scancellare, mentre se si vuol rendere bene la struttura per esempio di un gesto o il disegno del legno allora si deve prendere una latita dura perché rende meglio la struttura.  
Presidente: Si, si, questo lo so, va bene. Ecco, c’è una domanda dei Giudici Popolari, che sono interessati a conoscere se la valigetta che la signora ci ha detto conteneva le matite rientra tra il materiale che il fratello aveva portato in Italia e poi fu restituito dopo il fatto oppure se era stata lasciata…  
H.M.: No, questa valigetta si trovava a Munsten nella sua nuova casa, già.  
Giudice a latere: Ho capito. No, la domanda, dico, tendeva, tende evidentemente a comprendere se il fratello della signora era solito portare le matite a giro, anche senza la valigetta. Anche senza questa valigetta. La funzione della valigetta era di contenere le matite. Abbiamo noi in sequestro queste matite dello stesso tipo. Ci interessa di capire fino a che punto circolavano senza la valigetta deputata invece a contenerle.  
H.M.: Dice, mio fratello era un po’ disordinato e non è che tenesse soltanto nella valigetta le matite. Lui aveva, per esempio, anche nella macchina, nel davanti, sul cruscotto, delle matite; o aveva una borsa verde, teneva anche lì, di solito, delle matite. O dove teneva la macchina fotografica, l’ho viste anche lì. Le teneva un po’ dovunque queste sue matite.  
Giudice a latere: Va bene, grazie.  
A.B.: Mi scusi…  
Presidente: Prego, avvocato Bevacqua.  
A.B.: Ecco. Prima di andare via suo fratello, prima di venire in Italia, aveva ripulito il pullman. È vero? Perché prima era grigio, quindi l’aveva ripulito tutto perché doveva essere… Va bene? La domanda che le faccio, che lei, per cortesia, vuol fare alla signora, è se queste matite dentro il cruscotto l’aveva viste prima. Cioè, no, la domanda è questa: se aveva, qualche tempo prima, qualche mese prima di venire in Italia, il fratello, ripulito il pulmino. Cioè rifatto nuovo, era stato, non so, doveva fare una carta di circolazione nuova, non lo so, una revisione, e poi era stato addirittura ripulito e riverniciato. Questa è la domanda.  
H.M.: La domanda… voglio dire due cose: le matite che aveva visto nel cruscotto della macchina non era nel pulmino, ma era in una macchina loro, precedente, che adoperavano insieme. Era un esempio. Mentre quando l’autovettura è stata riverniciata, dopo sono andati in Spagna e avevano già fatto il collaudo tecnico. In più, con questo pulmino, ha fatto anche il trasloco.  
A.B.: Benissimo, grazie. Nessun’altra domanda. Quindi lei, le matite, erano in un’altra macchina. Io non lo sapevo, però grazie alla signorina che ce l’ha detto. Grazie.  
Presidente: Dunque, allora, signora, se la signorina può lasciare a disposizione della Corte queste matite, la Corte deciderà poi se acquisirle. In ogni caso, se non le acquisisce, le verranno poi restituite. Se ce le può lasciare. Sì? Benissimo. E allora…  
P.M.: Presidente, chiedo scusa, una cosa sola. Si può verificare se in quell’astuccio dove ci sono le matite bianche ne manca una bianca? Nell’astuccio aperto.  
Presidente: Ne manca una bianca?
P.M.: Mi sembra ci sia un’amica della signorina presente che ricorda una cosa del genere. Verifichiamolo noi…  
Presidente: Una matita bianca l’abbiamo già vista. Sono complete? C’è la matita bianca.  
P.M.: Bene, grazie. Cosi evitiamo di…  
Presidente: L’avevamo vista però che c’era.  
P.M.: Presidente, io evitavo di chiamare un successivo teste. Lo vedevamo da noi.
Presidente: Comunque controlliamo se in queste qui ne manca…  
H.M.: Qui ne manca uno, però non sappiamo di quale colore.  
Presidente: Di che colore è.  
P.M.: Allora fra quelle lì c’è una bianca? Mi scusi.  
Presidente: Ce n’è una bianca, signora?  
H.M.: Non siamo sicuri.
P.M.: No, fra quelle lì che ha lei. Ce n’è una… No, in quella scatola che lei ha nella mano, c’è una matita bianca?  
H.M.: No, non c’è nessuna…  
P.M.: Non c’è una matita bianca, però non si sa quella che manca.  
H.M.: No.
P.M.: Benissimo, grazie.  
Presidente: E la scatola è quella piccolina… Come si chiama, quella scatola lì, signora? Di metallo, ecco, di metallo.  
H.M.: Goldfaber.  
Presidente: Goldfaber. Va bene. Allora, se la signorina ci può lasciare… La Corte si riserva in merito alle richieste di acquisizione e alle opposizioni della difesa. Va bene? Sì, grazie. Signori, possiamo mettere in libertà la teste e l’interprete? 
P.M.: Senz’altro. Per il P.M. senz’altro.  
Presidente: Benissimo. Allora di nuovo grazie, grazie molto di tutto, veramente di essere venuta. Buongiorno. Proseguiamo.
P.M.: Presidente, se possiamo andare avanti.  
Presidente: Prego.  
P.M.: Io vorrei sentire il consulente tecnico del P.M., dottor Donato, innanzitutto, quale consulente tecnico nell’ambito della perizia di cui ci hanno parlato ieri i periti Benedetti e Spampinato, perché in quell’occasione, quella dell’incidente probatorio davanti al GIP, il P.M. nominò quale consulente tecnico il dottor Donato che partecipò alle operazioni. E anche sul fatto che il dottor Donato, prima di partecipare a queste operazioni, aveva fatto quegli accertamenti tecnici che hanno poi motivato la perizia. Quindi, su questo punto innanzitutto, e su altri che vedremo più avanti, vorrei sentire il dottor Donato.  
Presidente: Facciamolo entrare. Si accomodi, Dottore. Benissimo. È consulente, quindi non c’è bisogno di formule sacramentali. Prego, signor Pubblico Ministero. 
P.M.: Dottore, può spiegare innanzitutto alla Corte quale è la sua professione?  
F.D.: Sì. Sono il dirigente del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica per la Toscana, con sede presso la Questura di Firenze.  
P.M.: Dottor Donato, io ho diverse cose e diversi argomenti su cui fare le domande. Partirei dai primissimi accertamenti che furono a lei delegati, in questo caso non come consulente del P.M., ma come dirigente del Gabinetto di Polizia Scientifica, quando fu repertato il proiettile nell’orto del Pacciani. Lei fu il primo a vederlo, dopo gli ufficiali di Polizia Giudiziaria e a fare le prime valutazioni sul punto. Le chiedo, come ufficiale di Polizia Giudiziaria addetto al Gabinetto di Polizia Scientifica di cui era il dirigente, quali furono le caratteristiche o comunque gli elementi che destarono il suo interesse che poi hanno portato a quella perizia che sappiamo.  
F.D.: Si.  
P.M.: Partirei un attimo dal precisare questo alla Corte. Lei fece un elaborato già all’epoca.  
F.D.: Sì. Quando mi pervenne in ufficio il reperto che era stato sequestrato nella mega-perquisizione nel giardino dell’imputato, la richiesta che mi venne fatta fu quella di comparare la morfologia dell’”H”, della lettera “H” che si vedeva impressa sul fondello di questa cartuccia, con le altre lettere “H” che erano state oggetto di una precedente perizia dell’allora, credo, Giudice Istruttore, perizia Iadevito. Cioè, in quel momento non… era una cartuccia integra, quindi non si pensava minimamente che fosse stata incamerata. Si pensava ad una cartuccia come quella trovata anche presso l’ospedale di Ponte a Niccheri. Quindi il quesito che il P.M. mi formulò con quell’invio fu quello di verificare la morfologia di questo punzone.  
P.M.: Quindi, mi scusi, eh, perché noi, nessuno sapeva che c’erano possibilità ulteriori di verifica.  
F.D.: Certo.  
P.M.: Quindi lei… Fu lei, insomma.  
F.D.: Sì. In effetti, dall’esame che feci al microscopio, oltre ad osservare le corrispondenze morfologiche dell’”H”, notai subito che sul margine della corona del fondello di questo bossolo, c’erano delle caratteristiche microstrie, microstrie che erano causate da un congegno dell’arma e per fare questo feci anche delle prove in laboratorio con analoghe cartucce e analoga arma. In effetti l’impronta di… che si trova con queste microstrie è dovuta all’impronta cosiddetta di spalletta mento. La nostra scuola italiana, tutto sommato, di balistica forense, non tiene mai in considerazione queste impronte. Normalmente sono impronte secondarie. Tant’è vero, tant’è vero che, quando io scoprii questa impronta, a uno dei periti, del Collegio dei periti, tutto sommato cadde un po’ dalle nuvole, perché non sapeva effettivamente a cosa mi riferissi. Solo dopo, dinanzi a delle prove, in effetti, che si fecero, si riuscì a capire che in effetti era un’impronta dovuta all’urto della cartuccia nel momento in cui viene fuori dal serbatoio, dal caricatore, prima che si alloggi nella camera di scoppio. In quel momento però, siccome eravamo in presenza di cartucce calibro 22 con percussione anulare che va a ricoprire quella stessa sede dove la cartuccia urta con la testata dell’otturatore, era un’ipotesi un po’ peregrina andare a verificare se effettivamente su tutti i residuati balistici era possibile rinvenire queste impronte di microstrie. Tant’è vero che io conclusi l’utilità del giudizio delle microstrie presenti su quel fondello di questa cartuccia, e richiesi io stesso al P.M. la possibilità di fare un accertamento ulteriore per comparare queste microstrie presenti e, dico, se siamo fortunati, si può vedere se su tutta questa serie di duplici omicidi, su questo bossolame repertato ci possa essere qualche cosa. Per quanto riguarda queste impronte di spallettamente, dicevo, la scuola anglosassone la tiene in ampia considerazione. E la scuola anglosassone è maestra in campo di balistica forense. Io ho avuto modo anche di confrontarmi con i colleghi di Scotland Yard proprio sulla utilità e sulla valenza probatoria di questa impronta. Loro ne fanno un uso routinario. Cioè, accanto alle impronte primarie del percussore, dell’estrattore e dell’espulsore, valutano anche tutte le impronte secondarie che sono quelle sia delle labbra del caricatore, se lasciano dei tagli, e in maniera particolare questa della massa culatta-otturatore. Perché? Perché ogni arma ha la sua impronta della massa culatta-otturatore. La sua impronta…  
P.M.: Ecco, questo dovrebbe spiegarcelo bene, perché noi…  
F.D.: In effetti…  
P.M.: … non riusciamo a capire come questa impronta possa essere identificativa di un’arma.  
F.D.: Esatto.  
P.M.: Qual è il meccanismo e perché lei ha questa certezza.  
F.D.: Per quanto… A parte il fatto, l’abbiamo anche accertato con prove varie di laboratorio, comunque, per quanto l’arma è un congegno meccanico e sembrerebbe fatto in serie, questo tipo di congegno viene limato pezzo per pezzo per pulire le sbavature della fresa che ha fatto questo congegno.  
P.M.: Quindi viene pulito a mano.  
F.D.: Quindi nel momento… Pulito a mano.  
P.M.: Oh!  
F.D.: Quindi, pulito con lo scovolino… E almeno negli anni… Ora ci saranno anche gli strumenti più automatizzati, ma nonostante il sistema automatizzato imprime su ogni pezzo il proprio elemento, la propria impronta, perché questi scovolini con l’uso si logorano, quindi lasciano questi microsolchi, microstriature che sono poi utilissime, alla stessa stregua di quanto avviene per le rigature della canna, per esempio, dove l’elicoide è fatto dal tornio che serve appunto a ripulire le sbavature con lo scovolino, e quindi sono proprio quelle le identità che devono essere prese in considerazione per un’identità balistica. Non sono tanto i macroprofili che a volte possono anche coincidere in armi dello stesso tipo – questo per esempio per la canna – ma quello che sono, sono le impurità del metallo, sono le imperfezioni che sono state lasciate dalla limatura per eliminare le sbavature della fresa. 
P.M.: Mi scusi, Dottore, quindi questo è un segno di identificazione pacifico per questo tipo di armi…  
F.D.: Certo.  
P.M.: … così costruite, indipendentemente dal fatto che voi, o i periti, abbiano fatto un’analisi comparativa su alcune armi.  
F.D.: Certo. Cioè, ogni arma…  
P.M.: Cioè, loro ne hanno… ne hanno provate tre e hanno avuto questa prova, ci hanno detto ieri. Ma lei dice che la scuola, o comunque il congegno è talmente… la prova, cosi, secondaria è talmente pacifica che sia individualizzante, che è un dato accertato al di là del fatto che si possa fare la prova su più armi.  
F.D.: Certo.  
P.M.: È questo il concetto.  
F.D.: Certo. È un dato tanto acquisito che, non solo noi, ma anche in altri paesi d’Europa lavorano anche su questa microstria. Perciò facevo riferimento…  
P.M.: Come elemento individualizzante.  
F.D.: … facevo riferimento a Scotland Yard, insomma.  
P.M.: Quindi non c’è bisogno di fare una analisi comparativa su più armi. È un dato…  
F.D.: Si, è un dato vis… Cioè, una volta impressa sul reperto che dobbiamo esaminare, è un’impronta da valutare ed esaminare.  
P.M.: Individualizzante.  
F.D.: Esatto. Oltre tutto, oltre tutto, nelle prove di laboratorio che io feci, prima che si arrivasse alla consulenza che poi il P.M….  
P.M.: Alla perizia.  
F.D.: … mi diede, e quindi ad assistere i periti, io feci una serie di prove, anche, e quindi notavamo l’identità praticamente di queste microstrie sia sulle cartucce che venivano sparate, e quindi modificate dal percussore, dall’azione dello sparo, sia sulle cartucce che venivano semplicemente incamerate. Quindi c’era questa continuità. Con quelle stesse armi ci davano identità…  
P.M.: Ogni singola arma. 
F.D.: Ogni singola arma dava le proprie caratteristiche. Quindi questo è “ad abundantiam” a provare che…
P.M.: Avete fatto anche una prova.  
F.D.: Esatto. Proprio come se fosse una, direi, impronta digitale dell’arma. A differenza delle impronte digitali, dove invece è richiesto dalla Suprema Corte un numero minimo di punti di identità, e quindi sono 14-16, qui non vengono indicati. Perché, innanzitutto, ogni arma, essendo un congegno, non ha, riproduce la stessa impronta digitale, quindi è chiaro che la valutazione è data da tutti quegli elementi tipici che in quella tipica arma ha agito, per come ho detto, lo strumento che ha ripulito le sbavature, eccetera. E quindi sono importanti ritrovare la posizione, l’andamento, il fascio delle microstrie, il loro livellamento altimetrico. Sono questi i fattori utili e che sono necessari per individuare. Quindi il primo giudizio che si dà è l’utilità di queste microstrie per poterle comparare. Questo è il primo giudizio. Se non ci fosse il giudizio di utilità non si potrebbe passare ad esami e confronti. Nella cartuccia, in reperto, questo giudizio io l’avevo dato, e quindi poi si è potuti passare alla seconda fase. In questa seconda fase…  
P.M.: Quella dei periti. 
F.D.: … in cui io, ecco, ho assistito il P.M. come consulente, investito formalmente come consulente, io mi sono recato a Gardone Valtrompia dove era la sede dell’ingegner Benedetti che fece questa perizia insieme al generale Spampinato e dove abbiamo potuto ancora suffragare, infatti anche Benedetti condivideva con me questa impronta di spallettamento, questa tipicità di questa impronta. Abbiamo fatto ancora ulteriori prove con le armi, ma non solo. I reperti provenienti dai serial killer, dai duplici omicidi, sono stati analizzati singolarmente e abbiamo visto corrispondenze dei fasci di microstrie. Quindi la prima identità, la prima utilità è stata data sui fasci di microstrie provenienti sui singoli reperti che provenivano dai duplici omicidi. Fatto questo, abbiamo detto è una costante importante; vediamo se succede anche qui quello che successe a me in laboratorio, a riprodurre. E allora, in quella fase Benedetti prese tre armi e si… quello che già ho avuto modo…  
P.M.: Perché ne prese tre e non cento, ad esempio?  
F.D.: Ma ne ha preso tre giusto per esemplificare il caso…  
P.M.: Perché era pacifico il dato.  
F.D.: Sì, era pacifico il dato, e per esemplificare ancora meglio, per poter poi dare al Magistrato, una documentazione…  
P.M.: La dimostrazione di un dato pacifico.  
F.D.: … di come si erano verificate le cose. Anche in questi esperimenti fatti lassù infatti abbiamo assistito quello che io poi avevo potuto sperimentare qui a Firenze. Io qui vorrei, però, puntualizzare una cosa che mi sembra, anche dal conforto, diciamo, che ho avuto dai colleghi anglosassoni. È vero che la cartuccia sequestrata a seguito della perquisizione, è una cartuccia integra, mentre i bossoli sono bossoli sparati. Quindi nel loro insieme sembrerebbero test disomogenei, non è dubbio. Sennò…  
P.M.: Ce l’hanno spiegato chiaramente ieri.  
F.D.: Però, se noi analizziamo le microstrie sul fondello, sono superfici omogenee. Se i test ottenuti in laboratorio vengono fatti con lo stesso tipo di cartuccia, abbiamo test omogenei, la superficie è omogenea. Perché? Mi spiego subito. Perché l’impronta che assume nel momento dall’uscita dalle labbra del caricatore, prima che si alloggi con un piccolo movimento anche rotatorio – ed ecco perché poi si spiega a volte queste impronte a destra o a sinistra del percussore; ci ha una piccola rotazione la cartuccia prima che si alloggi nella camera di scoppio – dicevo, queste impronte su queste superfici sono omogenee, perché sono impronte cosiddette a freddo. Quindi non c’è nessun problema sul discorso dell’azione termica dello sparo. Perché l’azione termica dello sparo agisce sul percussore che va a deformare che cosa? Va a deformare le superfici adiacenti, adiacenti, vicine, prossime all’impronta del percussore. Ma tutto ciò che è a monte o a valle, cioè nelle superfici nette, pulite… 
P.M.: Non è deformato.  
F.D.: Non è deformato. E siamo in presenza di superfici omogenee. Quindi era una puntualizzazione che volevo dare sulla scorta anche di un confronto avuto anche con colleghi non italiani. E quindi, su questo…  
P.M.: Prego, vada. . . Questa è la sua esperienza.  
F.D.: Ecco, quindi su questo…  
P.M.: Cosa è emerso allora…  
F.D.: Sul discorso che è venuto fuori a me mi è sembrato che il Collegio peritale, nella relazione che poi ne è venuta fuori, hanno sempre evidenziato queste microstrie come abbondantemente documentato, devo dire, un lavoro veramente molto egregio che hanno fatto, e viene…  
P.M.: Dove parlano di coincidenze, coincidenze…  
F.D.: Coincidenza. Parlano di rilevanti identità, di significativa identità, di coincidenza, di punti di identità coincidente, di corrispondenze.  
Presidente: Lei sa, appunto, che il Collegio peritale dice: “Siccome non abbiamo avuto a disposizione campioni omogenei…” 
F.D.: Sì, appunto, appunto, vengo, Presidente…  
Presidente:  Perché c’è quella obliterazione…  
F.D.: Eh, vengo, vengo proprio…  
Presidente:  Sì, quindi noi non possiamo, per principio, dire…  
F.D.: Però, ecco…  
P.M.: Però ci può spie… tecnicamente il dottor Donato…  
Presidente: No, solo per ricordarvi.  
F.D.: Sì, sì, volevo… Esatto, però volevo puntualizzare, essendo superfici, come, Presidente, lei ha visto benissimo, infinitesimali, piccole, allora in questi casi se l’identità esiste, e i periti ce lo dicono, su porzioni piccole, dove è più difficile trovare l’identità, e non c’è dubbio, va da se che maggiori superfici ci danno maggiori identità. Cioè, su un’ampia superficie maggiori sono i punti coincidenti. Cioè, è molto più difficile trovare punti qualificati come quelli che sono stati dimostrati mi sembra…  
P.M.: Su spazi piccolissimi.  
F.D.: Su spazi piccolissimi. E mi sembra che su alcuni spazi piccolissimi ci sono delle coincidenze rilevantissime con una serie di frecce che loro hanno indicato, quindi che sono molto rilevanti. In effetti la terminologia usata dagli stessi periti parla di identità, di rilevante identità. Non hanno mai adoperato un termine di analogia, di somiglianza, di corrispondenze cosi vaghe che possono portare a quella conclusione della probabilità. Quando ci sono termini di identità, di corrispondenze, il giudizio non può che avere due corna del discorso, cioè identità o non identità. Ecco…  
P.M.: Senta una cosa, ma lei, nell’esame con i periti, avete trovato in questi piccoli spazi così millesimi… cosi…  
F.D.: Infinitesimali.  
P.M.: Infinitesimali, in cui lei dice c’erano identità…  
F.D.: Certo.  
P.M.: … invece qualche elemento che vi ha destato perplessità perché era contrario?  
F.D.: No, direi che erano di gran lunga superiori i numeri coincidenti che i numeri inferiori si… ritornavano poi dove? Dove ritornavano i punti di… Più ci avvicinavamo all’impronta del percussore, e più trovavamo dismorfie. Eh, ma gli stessi periti infatti nella loro relazione lo dicono: che le disuguaglianze eventualmente riscontrate sono dovute all’azione termica del percussore.  
P.M.: Ecco.  
F.D.: Quindi la disuguaglianza è data e si ritrova, e si riscontra, come ben visibile in quella documentazione abbondantissima, devo dire e ribadisco, vicino alle impronte del percussore dove effettivamente, è pacifico, le superfici non sono omogenee.  
P.M.: Nelle parti…  
F.D.: Ma nelle parti omogenee, che io ritengo omogenee, c’è una rilevante…  
P.M.: Anche se piccoliss…  
F.D.: … quantità di punti coincidenti, e identità del resto come lo dicono gli stessi periti.  
P.M.: Senta una cosa, Dottore, lei ricorda se nell’ambito di questo lavoro fatto dai periti si fece qualche esame – non lei, ovviamente, i periti – per vedere se, putacaso, quella… quelle caratteristiche di sparo che si diceva e si è detto, sono di una pistola, potessero essere ad esempio di una carabina? Ieri qualcuno, tramite il difensore, ci ha fatto questa obiezione. Il dottor… l’ingegner Benedetti ha detto di non ricordare se… di non sapere se è stato fatto questo tipo di analisi. Lui non ci sapeva rispondere. Lei ricorda qualcosa in proposito? 
F.D.: Sì. Questo fu… si fece, non in questa consulenza in cui io fui consulente per la cartuccia rinvenuta a seguito della perquisizione, ma fu fatta a seguito di quella consulenza fatta da Benedetti e dall’ingegner Salza, quando io fui pure consulente del P.M. e mi recai anche in quella occasione a Gardone Valtrompia. 
P.M.: Ecco.  
F.D.: Questa analisi è stata fatta dall’ingegner Salza. Io lo… 
P.M.: Personalmente.  
F.D.: Personalmente. Tant’è, tant’è, non so se posso dirlo, posso suggerire il discorso…  
P.M.: Prego, prego. 
F.D.: Proprio stamani… 
A.B.: Ancora l’ingegner Salza deve essere sentito, Presidente.  
P.M.: No, eh… però lei c’era quando… 
F.D.: Sì. Sì, sì, c’ero…  
P.M.: …l’ingegner Salza fece questo.  
F.D.: … e so che è stata fatta, è stata fatta…  
P.M.: Bene.  
F.D.: … oltre alle considerazioni della poco, diciamo, manualità di quest’arma lunga…  
P.M.: Va be’, questo non ci interessa, perché… 
 F.D.: … va fatto una considerazione. Però, ecco, io so che l’ingegner Salza ha esaminato delle carabine, anche se poi appunto…  
P.M.: Beretta.  
F.D.: Delle carabine, si. Ritenendo che non erano per delle diversità di posizioni delle tre impronte. So che questo esame è stato fatto, e credo che Salza sia senz’altro disponibile, anche perché stamattina, ripeto, mi ha telefonato perché dalla stampa era venuta fuori… Non so, appunto, Presidente, se posso dirlo, ma…  
P.M.: Lo dica, poi sentiremo Salza….  
F.D.: … sul giornale era venuto che… Esatto. Una parte era stata avanzata e si era messo in dubbio il discorso che poteva essere anche una carabina. Salza si è allarmato e mi ha chiamato, dice ‘Dottore, si ricorda quando abbiamo fatto… che lei era consulente, io non l’ho messo per iscritto, però io feci questo esame, allora, sulle carabine. Benedetti non lo sa perché è un esame che feci io, e quindi su queste cose posso tranquillamente dire che la diversità d’impronta del percussore, estrattore ed espulsore, è completamente difforme da quella della pistola’. 
Presidente: Va be’, questo semmai lo facciamo dire… Avvocato Bevacqua: Questo lo dirà Salza. 
P.M.: Lo facciamo dire all’ingegner Salza.  
Presidente:  Oppure lo accerteremo in…  
F.D.: Certo.  
P.M.: Lo accerterà la Corte in modo diverso.  
Presidente:  Comunque…  
P.M.: Interessava sapere che il dottor Donato era in quella…  
Presidente: Relata…  
P.M.: No, al di là del “relata… ”  
F.D.: Infatti ho detto se potevo riferire.  
P.M.: …in quella consulenza che fece lui…  
F.D.: Non è mia scienza e quindi, come tale non posso…  
P.M.: … aveva presente il problema. Bene, io su questo punto, non ho altre domande. Andrei per ordine e prima di passare ad altri argomenti col dottor Donato. 
A.B.: Possiamo… Ecco, possiamo andare avanti? Possiamo fare delle domande?  
P.M.: Certo…  
Presidente: Ecco, sì, allora, gli Avvocati di parte civile, hanno nulla da domandare?  
P.M.: Prima di passare…  
Presidente: No. Allora, avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Presidente, io avrei bisogno, però, mi perdoni, perché io non… di un pezzo di carta e di una matita. Anche se non sono un pittore e non ci ho matite rosse, gialle, o Steatler, e andare lì.  
Presidente:  Andare là. Benissimo.  
A.B.: Grazie. 
Presidente: Allora, per favore riattiviamo…No, no, resti lì. No, resti lì, Dottore: Lei resti lì.  
P.M.: Un lapis ce l’ho. Le serve un lapis? 
Presidente: Perché l’Avvocato, il quale però avrà bisogno di un microfono… Dunque, qui c’è bisogno di un microfono però ora lì. 
Presidente(fuori microfono): Vediamo… Se è un buon disegnatore… non so… Vuole questa?  
Presidente:  Se vuole qualche matita l’abbiamo qua, eh. 
A.B.: (fuori microfono): …  
Presidente: Allora, Avvocato, qui siamo senza microfono, mi pare. Ecco, però bisogna che… attenzione. Qui bisogna contemperare varie esigenze.  
A.B.: Va bene, bene. Grazie. Cioè sulla base delle considerazioni che ha fatto poc’anzi il consulente, secondo cui i punti di identificazione di un bossolo sparato sarebbero normalmente tre, va bene? è vero? io mi permetto di fare, di tracciare una specie di bossolo…  
Presidente: Fondello, allora.  
A.B.: Eh?  
Presidente:  Un fondello, allora.  
A.B.: Un fondello di bossolo. Questa parte sarebbe la zona della percussione, va bene? del percussore; questa la parte dell’estrattore, mi pare…  
F.D.: Espulsore.  
A.B.: Dell’espulsore. E poi qua, da un’altra parte…  
F.D.: Ad ore 15.00 l’estrattore, il collarino.  
A.B.: Questi sono i dati di identificazione…  
F.D.: Normalmente…  
A.B.: Normalmente adottati. Secondo la teoria degli inglesi, di Scotland Yard, che poi si uniscono agli americani, va bene? un altro dato di identificazione ulteriore sarebbe quello delle microstrie che sarebbero queste striscioline che ci sarebbero da una parte o dall’altra. Va bene? Le microstrie, secondo quello che lei ha sostenuto, sarebbero delle tracce lasciate da una specie di estrat… di… come si chiama?  
F.D.: La testata della culatta-otturatore. Dell’otturatore.  
A.B.: Della culatta-otturatore. Che pressappoco è fatta in questo modo.  
F.D.: È il congegno di chiusura dell’arma.  
A.B.: Esattamente. Ora qua non è che si può… È fatta cosi, va bene? e da questa parte, a questa estremità, a questa estremità ci sarebbero dei residui, all’atto della costruzione, di ferro. Giusto? Per cui vengono limate migliaia e migliaia di questi otturatori con una lima. Cioè c’è un operaio che lima  
F.D.: Con degli scovolini.  
A.B.: E la lima è fatta in un certo modo. Va bene? Credo che sia così fatta la lima. E lima: una botta in su e una botta in giù. La lima è la stessa… Giusto? E quindi, essendo la stessa lima, può lasciare, dovrebbe lasciare tracce pressoché analoghe. O no?  
F.D.: No, non è vero perché su ogni metallo…  
A.B.: Non è vero. Ma può lasciare, perché la lima è la stessa.  
F.D.: Ma noi innanzitutto per fare questo discorso, non possiamo fare un discorso ipotetico. Anzitutto dobbiamo documentare…  
A.B.: No, no, facciamo il discorso cosi come nasce in natura.  
F.D.: Dobbiamo documentarci.  
A.B.: Facciamo il discorso in natura.  
F.D.: Sul sistema della natura dello scovolino, e da come esce il pezzo dal laminatoio.  
A.B.: Mi scusi, mi scusi, io sto torno “ab ovo”, in natura.  
F.D.: Sì.  
A.B.: Qua ci sono… c’è questo pezzo di ferro, giusto? Ci ha delle sbavature di…  
F.D.: Sì. Quindi già di suo, già di suo, ogni pezzo è diverso da un altro.  
A.B.: Certamente. Però le striature…  
F.D.: Cioè, ogni pezzo…  
A.B.: … le striature vengono date dalla limatura.  
F.D.: La lima che non rimane mai sempre uguale, perché la lima si…  
A.B.: Siamo d’accordo, però la lima…  
F.D.: … si consuma.  
A.B.: … la lima è una. C’è anche un fiume che si chiama Lima, ma questa è una lima…  
Presidente: Sì, la lima chi l’ha detto che è una?  
F.D.: Eh, ma appunto. Non sappiamo se è una la lima. Non sappiamo…  
P.M.: Ma anche la mano che manda la lima…  
Presidente: Signori, signori, scusate…  
A.B.: Io non so. Chiederemo…  
F.D.: Stiamo ragionando…  
A.B.: … alla Beretta quanti limatori ci sono.  
F.D.: Appunto. Questa non è mia scienza.  
A.B.: Allora, tanto per cominciare io penso che ci sia una sola lima tenuta da uno, da un operaio.  
F.D.: Questa è un’ipotesi.  
A.B.: Io non credo che l’operaio tenga tre lime.  
F.D.: Io, per mia scienza, posso sapere che…  
Presidente: Non è possibile, Avvocato. Ci saranno lime di… tante lime, tutte diverse tra loro.  
F.D.: Non sappiamo… tutte diverse.  
Presidente: Perché ogni lima, ha capito? Serve…  
F.D.: Serve per fare…  
Presidente: … per fare un lavoro più grosso, più piccolo…  
A.B.: Certamente, Presidente. Che ci siano tre lime diverse…  
Presidente: Quindi credo, tra l’altro, che… Scusate se… Credo che per fare un lavoro di questo genere sarà adoperata più di una lima.  
F.D.: Certo.  
Presidente: Perché c’è da rimuovere il grosso e poi finire con quella più piccola.  
A.B.: Ecco, io non so esattamente, Presidente. Mi è stato detto che ci sono dei residui ferrosi che vengono immediatamente limati, cioè limati. Queste tracce…  
Presidente: Ci sono i riccioli.  
F.D.: I trucioli, si.  
Presidente: I trucioli.  
A.B.: Eh, i famosi trucioli, i trucioli. 
 P.M.: I riccioli.  
A.B.: I ricciolini. Va bene?  
F.D.: Quelli che vengono dal laminatoio.  
A.B.: I ricciolini che stanno qua.  
F.D.: Come il pezzo esce dal laminatoio, dalla macchina laminatrice, esce…  
Presidente: Scusate, scusate. Qui c’è un tornio a taglienti frontali che scava nel blocco metallico dell’otturatore la sede del fondello. È chiaro che lascia… parte dei trucioli metallici vanno via, ma in parte certo restano lì. E quindi ecco la necessità di usare scovolini, quindi spazzole di ferro… 
F.D.: Che saranno piccolissime, anche, saranno diverse di diversa natura, di diverse misure. Ora, questo…
A.B.: Io vorrei domandare allora al dottor Donato…  
F.D.: Si.  
A.B.: … queste tracce che vengono lasciate da questo otturatore sono le tracce di questa limatura, oppure no?  
F.D.: Certo.  
A.B.: Oh! Allora sono le tracce della limatura. La limatura che viene fatta da qualcuno, da un operaio.  
F.D.: Può essere anche una macchina meccanica che lo fa, che si sono organizzati.  
A.B.: Oh!  
F.D.: Una volta può darsi che lo faceva un artigiano, a mano.  
A.B.: A maggior ragione se è macchina meccanica, perché la macchina meccanica evidentemente lima sempre allo stesso modo e allo stesso punto. 
F.D.: Ma la macchina meccanica potrebbe essere ora. Una volta era tutto un discorso di artigiani…  
A.B.: Ora ci distanziamo un pochino. Quindi potrebbe essere o meccanica o a mano.  
F.D.: Appunto ho detto, può essere manuale o meccanica. Io propendo per l’ipotesi manuale perché all’epoca, se specialmente si tratta di una pistola modello 70, era fatta ancora col sistema artigianale che c’era in tutti gli armieri di Brescia. Se lei ha modo di visitare una delle fabbriche di Brescia…  
A.B.: Io sono un pacifista.  
F.D.: … ancora ha la possibilità di vedere che l’automazione è lenta ad entrare, tutto sommato, dove si tratta poi di questi congegni. Perché anche la canna, questa stessa considerazione che è su questa impronta, Avvocato, vale per la canna. È identica.  
A.B.: Sì, ecco, ma ecco, scusi, fermiamoci qua, perché a me interessa…  
F.D.: Sì, si.  
A.B.: … più qua che la canna. Dunque, la canna è buona per pescare, ma non per questo, abbia pazienza. Dunque, quindi qua c’è una… viene ripulita o meccanicamente, oppure attraverso questa specie di…  
F.D.: Limatura manuale, si.  
A.B.: … lima, eccetera. Oh. Viene pulita da un operaio, da più operai e viene fatta su un notevole numero di armi. Giusto? Oh. Quindi è possibile, in teoria, così come è possibile per le 17 punte delle papille dermali – non sono 16, la Cassazione dice 17 – è possibile che ci sia una o più di questi otturatori che abbia analoga, analogo o analoghe striature, o no?  
F.D.: Guardi, la formula del Baltazzarre che è stata sperimentata sulle impronte dattiloscopiche non è stata sperimentata nel campo della balistica, perché, ripeto… 
A.B.: Quindi non è stata sperimentata…  
F.D.: … ogni pezzo è diverso da sé, già per il semplice fatto che è un pezzo meccanico, e quindi è diverso dall’impronta digitale.  
A.B.: Certamente, certamente. Però…  
F.D.: Se vogliamo studiare il caso, allora c’è un discorso da fare, un lavoro di studio scientifico e vedere se rapportabile la formula del Baltazzarre…  
A.B.: Veda, il caso interessa perché c’è una persona che rischia…  
F.D.: … che ha fatto su un’impronta, su un milionesimo di esseri viventi…  
A.B.: Veda, noi siamo tutti grandi scienziati. Io sono un povero qualsiasi che cerca di capire.  
F.D.: No, no…  
A.B.: Ma devo capire anche che può darsi che certe situazioni così come si prospettano, all’improvviso possono dare un’immagine diversa, e distorta…  
F.D.: Le dico di no, Avvocato, perché di norma…  
A.B.: … dalla realtà. Ecco.  
F.D.: … in natura nulla si ripete. E quindi, nello stesso caso, nel congegno meccanico non può essere nulla simile a se stesso nel meccanismo.  
A.B.: E “panta rei”, e tutto scorre, però non vorrei che scorresse qua. Va bene? Aspetti. Dunque, allora, qua a questo punto noi abbiamo… grazie. Abbiamo questa… questo otturatore che lascerebbe queste tracce, ecco. Lascerebbe queste tracce. Queste tracce che vengono… le famose microstrie sono, consentono di essere un supporto ulteriore, va bene? alla possibilità di riconoscere due pallottole sparate. Cioè due pallottole sparate dalla stessa arma.  
F.D.: Certo.  
A.B.: Cioè, si riconosce con… perfettamente, con perfezione un bossolo sparato da un’arma, rispetto ad un bossolo sparato dalla stessa… rispetto ad un altro bossolo, se ci sono questi tre punti, va bene?
 F.D.: Certo.  
A.B.: … che coincidono. Questa microstria è un supporto ulteriore.  
F.D.: Sì, va a suffragare un’ipotesi già sulle tre impronte primarie.  
A.B.: Per cui sembrerebbe di capire che due pallottole, anzi, due cartucce che non sono state esplose, va bene? con questo… soltanto con questo dato, microstrie, non possono essere… non si può essere certi della loro entrata in canna nella stessa pistola. O no?  
F.D.: Se l’andamento, ripeto appunto, è un discorso di qualità, oltre che di quantità. Cioè non ci basiamo su un esame quantitativo dei punti, ma sull’esame qualitativo. Io per esame qualitativo mi sono riferito all’esame altimetrico di come vanno: l’andamento, la posizione, le fasce delle microstrie.  
A.B.: Si.  
F.D.: Quindi, se noi ritroviamo in piccole superfici punti coincidenti, ritengo che maggiori punti coincidenti si trovano in superfici più ampie.  
A.B.: Ah. Questa è una sua considerazione? 
F.D.: Certo.  
A.B.: Oh! Allora mi perdoni. Voi avete fatto, voi avete fatto le comparazioni fra microstrie, va bene?  
F.D.: Si.  
A.B.: … soltanto fra questa microstria che è stata trovata…  
F.D.: Questa della cartuccia, diciamo, per intenderci.  
A.B.: … questa microstria che è stata trovata nella cartuccia, e soltanto due o tre di altri bossoli.  
F.D.: No.  
A.B.: Su tutti?  
F.D.: Sono stati fatti su tutti. Ora, se vuole, le posso dare anche…  
P.M.: Su tutti. C’è anche l’elenco, eh.  
F.D.: Ci ho l’elenco. Le posso dire…  
Presidente: Su tutti i bossoli di tutti gli omicidi.  
A.B.: Su tutti i bossoli.  
P.M.: Episodio per episodio…  
F.D.: Le posso dire… dunque…  
A.B.: Benissimo.  
F.D.: Episodio Gentilcore-Pettini: le microstrie coincidenti si sono osservate su due bossoli; episodio Foggi-De Nuccio su due bossoli; Baldi-Cambi su due bossoli; Migliorini-Mainardi su due reperti; Meyer…
A.B.: Ecco, perché non sono stati…  
F.D.: … su due reperti; e sull’ultimo su ben quattro bossoli, quello dei francesi. 
P.M.: È quello che abbiamo visto per ultimo… 
F.D.: Lei mi dice giustamente una domanda, dice “come mai?” Ma perché appunto, gliel’ho detto anche prima. Quando il P.M. all’inizio mi diede l’incarico di accertare solo l’”H”, io che cosa dissi? Se siamo fortunati a vedere che la parte dove queste microstrie vengono poi successivamente obliterate dal percussore…  
A.B.: Sì.  
F.D.: Se queste ipotesi, su tanti… siamo fortunati a trovarle queste microstrie, si può fare un confronto. Ma perché dicevo questo? Perché in effetti questa sede è la stessa sede che viene ricoperta dalle impronte del percussore. Quindi…  
P.M.: Quindi nelle altre è stata nascosta tutta.  
F.D.: … era nascosta dal percussore.  
P.M.: Oh!  
A.B.: Se è stata nascosta non è comparabile.  
F.D.: Certo. Se è nascosta dal percussore non abbiamo microstrie. O almeno…  
A.B.: Oh! Mi perdoni…  
F.D.: … ci sono fasci, o almeno ci sono microstrie in adesione all’impronta del percussore che appunto per quella disomogeneità di superficie non può essere presa in considerazione; e quindi come tale non può essere emesso un giudizio di utilità. Perché non dimentichiamoci che la prima cosa da fare in queste cose è emettere il giudizio di utilità. Si può o meno comparare?  
A.B.: Giudizio di?  
F.D.: Questo è il primo esame: giudizio di utilità di confronti. 
P.M.: Come per le impronte digitali.  
F.D.: Questo è il primo esame da farsi. Cioè non ci si va lì… abbiamo le microstrie e compariamo subito. Dobbiamo prima accertare…  
A.B.: Mi scusi, Dottore…  
F.D.: … se quelle microstrie presenti sono su una superficie idonea, utile e hanno delle caratteristiche tipiche che ci consentono di poterle poi esaminare e confrontare con quelle dei testi o con quelle dei reperti.  
A.B.: Mi scusi…  
F.D.: Prego.  
A.B.: La nostra cartuccia, la nostra cartuccia, la cartuccia che fu trovata dal Pacciani aveva delle microstrie di questo tipo, mi pare.  
F.D.: Sì. A destra o a sinistra del percussore.  
A.B.: Eh. E’ così, vero?  
F.D.: Lei dice quella della cartuccia sequestrata nell’orto? Sì.  
A.B.: È vero? È così, giusto?  
P.M.: No, per verticale.  
F.D.: No, sono per…  
A.B.: Sono verticali.  
F.D.: Mah, se si vuole si può mettere una foto di quelle…  
P.M.: Ci sono le foto, eh!  
A.B.: Cosi. Giusto? Cosi…  
F.D.: Sì, si. Perché…  
A.B.: … cosi, di questo tipo. Ecco, di questo andamento. Oh…  
P.M.: Perché è l’otturatore che è orizzontale.  
F.D.: Esatto. È la base dell’otturatore, la spalletta. Ecco perché si chiama impronta di spallettamento.  
A.B.: Invece, in quell’altre gran parte è coperta dalla percussione.  
P.M.: Certo.  
A.B.: Giusto?  
F.D.: Sì, perché va a mettersi proprio su quella sede.  
A.B.: Quindi noi abbiamo fatto, voi avete fatto una comparazione fra una parte, o da qui o da lì, dei bossoli che sono stati sparati, rispetto all’intera zona del bossolo che è stato introdotto in questa presunta pistola.
F.D.: Sì, l’impronta, Avvocato, ha un inizio e una fine. E quindi abbiamo iniziato dall’inizio del…  
A.B.: Voi avete fatto…  
F.D.: … punto in cui ritenevamo utile la…  
A.B.: Si, ho capito. Voi avete preso soltanto una parte.  
F.D.: La parte utile.  
P.M.: L’unica che c’era.  
F.D.: La parte utile che c’era.  
A.B.: Quindi voi non sapete se in quell’altra parte l’andazzo è diverso completamente da quell’altro, che poi…  
F.D.: Ho seri dubbi che possa essere diverso.  
A.B.: Come?  
F.D.: Ho seri dubbi che possa essere diverso.  
A.B.: Ha seri dubbi, ma non l’ha visto lei. quindi…  
F.D.: Non si può vedere.  
A.B.: Non si può vedere.  
Presidente: Ci spieghi perché ha seri dubbi.  
F.D.: Perché ritengo… È sempre su questo. Cioè, se noi abbiamo… l’impronta ha un inizio e una fine, e iniziamo a combaciare dall’inizio della microstria, man mano ad avvicinarci all’impronta…  
A.B.: Però l’impronta, mi scusi, l’impronta è originata da un disegno che c’è in questo, famoso.  
F.D.: Certo. E se questo…  
A.B.: Quindi lei non conosce il disegno.  
F.D.: Questo è vero. Ma se il primo, se il micro…  
A.B.: E allora se non conosce il disegno come fa a dire, scusi?  
F.D.: Ma questo è il discorso anche delle… Se i microprofili coincidono nelle parti…  
A.B.: Ma i microprofili possono coincidere… Mi scusi, perché…  
F.D.: Non è vero, perché… Cioè…  
A.B.: Ma come non è vero?  
F.D.: Cioè, se l’identità non c’è…  
A.B.: Il microprofilo non coincide all’inizio. Da una parte c’è un microprofilo uguale, perché è la stessa lima…
F.D.: No, no. Se la coincidenza non c’è, c’è su uno, ma non su tutti.  
A.B.: Non su tutti?  
F.D.: Esatto.  
A.B.: Come non su tutti?  
F.D.: Cioè, praticamente il discorso è questo: se la coincidenza c’è, la coincidenza c’è poi su tutto il resto; se non c’è coincidenza può coincidere una microstria, due microstrie, ma non più.  
A.B.: Ma come no? Ma…  
F.D.: Cioè, l’identità viene data su una coincidenza rilevante di punti. E in questo caso c’erano i punti rilevanti, altrimenti non veniva data una identità.  
A.B.: Sì, ma secondo lei questo è un criterio scientifico?  
F.D.: È un criterio scientifico… 
P.M.: Utile per confronti.  
F.D.: Utile per confronti.  
A.B.: Ma utile siamo d’accordo. Io ho iniziato… 
P.M.: In tutto il mondo. Ce l’ha spiegato.  
F.D.: Ho premesso che non è solo… Non è solo la nostra scuola italiana che usa questo metodo.  
P.M.: Ci ha spiegato che è così in tutto il mondo.  
A.B.: Come, così in tutto il mondo?  
P.M.: Ci ha spiegato il dottor Donato, come inizio, che l’utilità delle… di queste impronte è un metodo usato non dal signor Donato o dal signor Benedetti o dal signor Spampinato, ma è un metodo usato. Quindi è a monte.  
F.D.: Purtroppo, sa qual è effettivamente? In Italia non viene molto adoperato, perché ci si accontenta delle tre… Cioè, in effetti che cos’è? Noi abbiamo sempre sul luogo del reato reperti sparati, deflagrati. Allora che cos’è? Il manuale… accontentiamoci delle tre impronte perché ci sono le tre impronte. Quando abbiamo anche l’ogiva, e che è grasso che cola, come si suol dire, perché abbiamo ancora la possibilità di trovare le rigature della canna e ci fermiamo lì. Ma non è detto che le impronte sono quelle. Se noi prendiamo i manuali, i sacri testi di balistica forense ci dicono che tutte queste altre impronte, tant’è vero che si chiamano impronte secondarie. Ma non perché hanno una valenza minore rispetto…  
A.B.: Però si chiamano secondarie.  
F.D.: Perché, ripeto, le prime tre impronte sono quelle dei tre… del congegno tipico. Ma proprio perché sono impronte secondarie servono a suffragare il giudizio…  
A.B.: A suffragare.  
F.D.: … il giudizio di identità. Ma non…  
A.B.: A suffragare in presenza di altre tre impronte.  
F.D.: Normalmente sul luogo del reato si trovano impronte sempre a suffragare…  
A.B.: Ecco, a suffragare in presenza di altre tre impronte.  
F.D.: … bossoli deflagrati, sparati, e…  
A.B.: Mi scusi. A suffragare in presenza di altre tre impronte.  
F.D.: Servono a suffragare, però…  
A.B.: Oh. Impronte quando ci sono.  
F.D.: Certo.  
A.B.: Oh. Allora…  
Presidente: Sì, ma da sé, però…  
F.D.: Da sé valgono.  
Presidente: Ecco.  
F.D.: Cioè è un’impronta, e del resto mi sembra che anche il Collegio dei periti…  
A.B.: M da sé valgono, signor Presidente, se noi avessimo trovato, mi scusi se io mi rivolgo alla Corte…
P.M.: No, ce l’ha già spiegato.  
Presidente: Io non dico nulla, Avvocato….  
A.B.: … valgono soltanto se io ci ho due bossoli non sparati.  
Presidente: Lo dice il consulente.  
A.B.: Eh, sennò non vale.  
Presidente: Da sé possono valere e come, dice lui.  
F.D.: Ma tant’è vero…  
Presidente: Tranne che…  
F.D.: Scusi, Avvocato, eh! Tant’è vero che valgono, che…  
Presidente: Lo dice lui, eh!  
F.D.: … questa identità l’abbiamo riscontrata sia sul…  
Presidente: Signori, tra cinque minuti sospendo, eh.  
P.M.: Bene, Presidente, grazie.  
Presidente: Prego, prego.  
A.B.: Posso finire di parlare?  
Presidente: Si, si, si.  
F.D.: … sia sulla cartuccia…  
A.B.: Già mi tocca a fare tutto da me. Quindi…  
P.M.: No, fa il perito dei periti, lei.  
A.B.: Anche, certo.  
Presidente: Può cominciare… può ricominciare dopo.  
F.D.: Dicevo, questa identità, tant’è che si riscontra sia sulla cartuccia non sparata, che sulla cartuccia sparata.  
A.B.: Certo.  
F.D.: Quindi le microstrie coincidono… 
A.B.: Comunque…  
F.D.: … sia su quella che noi abbiamo fatto in prova, in laboratorio… 
A.B.: Una cosa importante credo che sia, che abbiano un po’ tutti capito, che queste microstrie sono state lasciate da questa… da questo otturatore, come si chiama…  
F.D.: Sì.  
A.B.: … il quale è limato, e otturatore ce n’è uno per ogni pistola.  
F.D.: Certo.  
A.B.: E le pistole vendute dalla Beretta in quell’anno sono migliaia, migliaia, migliaia. Giusto? Oh! Quindi, una limata qualche volta, una limata può essere uguale ad un’altra. O no? È possibile?  
F.D.: Io ritengo di no.  
A.B.: In natura è possibile questo, oppure no?  
F.D.: No, ritengo di no, perché ogni pezzo è un pezzo singolo.  
A.B.: Ah, ogni limata è diversa.  
F.D.: Si, certo.  
A.B.: Duemila… quarantamila limate.  
F.D.: Ogni limata… ma lei, facendo questo concetto…  
A.B.: Sì, va bene.  
F.D.: … no, mi scusi, cadrebbe anche il palinsesto dell’identità balistica per quanto riguarda le rigature dell’ogiva, dove ormai abbiamo acquisito dalla Suprema Corte, anche. Cioè, io…  
A.B.: Ma la Suprema Corte, qualche volta, può anche sbagliare.  
F.D.: No, no, ma dico, ma sono cose… cioè, se noi mettiamo… mettiamo in discuss…  
A.B.: Dico, può anche…  
F.D.: Mettiamo in discussione il principio dell’identità, allora cade tutto il palinsesto dell’identità balistica.
Presidente: Va bene. Su questo argomento diamo un “satis”.  
F.D.: Vi sembra?  
Presidente: Si, si.  
A.B.: Allora, un’altra domanda sempre sulla… sul proiettile. Ieri è stato ipotizzato da parte di uno dei due… Dottor Donato, parli con me, tanto è bello anche il Pubblico Ministero, ma io sono un vecchio, ormai. Lo abbia un pochino con me, via, andiamo.  
F.D.: Mi dica.  
A.B.: Sì. Oh. Ieri è stato ipotizzato dal… da uno dei due periti che questa impronta di questo bossolo, sia stata provocata da uno scarrellamento. Presidente (fuori microfono): Questo pezzo della perizia dopo ne parliamo.  
F.D.: Da una errata manovra, mi sembra.  
A.B.: Da una errata manovra.  
Presidente: Sì. Dunque sentite, signori, la questione è delicata, appunto. Trattiamola con calma alle tre e mezzo. Va bene?  
P.M.: Bene, Presidente.  
Presidente: Va bene, avvocato Bevacqua?  
A.B.: Io…  
Presidente: No, lei ha introdotto una questione…  
A.B.: Possiamo parlarne anche domani…  
Presidente: No, facciamola dopo mangiato. Alle tre e mezzo, d’accordo? Con tutta calma.  
A.B.: Tanto la Nigeria… Si va lo stesso.  
Presidente: Della Nigeria non ce ne importa assolutamente niente. Perlomeno a livello di calcio. Quindi facciamola con calma, dopo. Va bene? Alle tre e mezzo. D’accordo, signori?
Presidente: Bene, si ricomincia l’udienza. Allora, ognuno ai propri posti. Quindi il dottor Donato qui, l’avvocato Bevacqua… Domandiamo, attenzione, perchè… Aspetti Avvocato, che bisogna accendere tutti i nostri sistemi operativi.  
A.B.: Ieri il Dottor, uno dei due periti ha ipotizzato come poteva essere accaduto che questa pistola… che questa cartuccia, nonostante non fosse stata percossa, quindi esplosa… non fosse stata esplosa, fosse potuta cadere o avesse potuto cadere – fosse, avesse, non lo so – in quella specie di buco da vigna. Va bene? E allora uno dei due consulenti ha ritenuto che questa pallottola fosse entrata nella…  
F.D.: Camera di scoppio.  
A.B.: Nella camera di scoppio e poi, per un motivo qualsiasi, fosse stata estratta dalla camera di scoppio. Estratta dalla camera di scoppio significa che avrebbe dovuto lasciare il segno dell’estrattore. O no?  
F.D.: Certo, se l’estrazione è avvenuta attraverso il congegno dell’arma, senz’altro. Però potrebbe essere stata estratta manualmente.  
A.B.: Come manualmente?  
F.D.: Tirando indietro il carrello, la si fa tornare indietro; oppure è cascata. Come un caricatore che non fosse inserito potrebbe scivolare anche dalla parte dove alloggia il serbatoio.  
A.B.: Quindi si dovrebbe ipotizzare quello che ha pensato il signor  
Presidente: Che a un certo punto questa pistola sarebbe stata operata nel giardino di Pacciani.  
F.D.: Certo.  
A.B.: Penso di si, no? Sarebbe stato infilato il proiettile dentro, giusto? Sarebbe stato tirato fuori, scarrellato indietro e poi cascato per terra.  
F.D.: Certo.  
A.B.: Senza che ci fosse il caricatore.  
F.D.: E certo, se è caduto dalla parte…  
Presidente: Ricordatevi però sempre che c’è stato un inceppamento. Quel proiettile, secondo i periti, è rimasto in quella posizione.  
F.D.: Certo, infatti questo volevo dire.  
A.B.: Scusi Presidente.  
F.D.: Sì, infatti volevo…  
A.B.: Scusi Presidente, io non ho capito, abbia pazienza, qua c’è il cane – il cane, non il cane di Pietro. Scusi, eh? Noi abbiamo questo carrello.  
Presidente: Un momento, Avvocato. I nostri mezzi tecnici sono per il momento fermi.  
A.B.: I miei sono molto rudimentali.  
Presidente:  Là è spento, bisogna accendere il monitor, via. Vogliamo… avete quella pistola e i proiettili?  
P.M.: Ce l’ha il dottor Donato  
A.B.: Io qua sto cercando di fare, per quel che posso fare…  
F.D.: Presidente, ce l’ho io. Vuole?  
Presidente: Tiriamolo fuori, potrebbe servire.  
A.B.: Ecco, se può… Dunque, qua c’è questa specie di pistola fatta, chiedo scusa per la non perfetta…  
Presidente: Va bene, va benissimo.  
A.B.: Il carrello torna indietro, va bene? Torna indietro, mettiamo che torni indietro il carrello, e spinge, va bene?  
F.D.: Si.  
A.B.: Attraverso questa parte, quella che è stata praticamente limata, spinge la pallottola – mi pare che fa così, ditemi se sbaglio – per infilarla dentro, va bene?  
F.D.: Sì, dovrebbe…  
A.B.: Dentro la canna, che sarebbe questa. Giusto?  
F.D.: Perfetto, si sì. Perfetto.  
A.B.: Oh, va bene cosi o no?  
F.D.: Perfetto.  
Presidente: Avvocato, poi lei ci firma il tutto.  
A.B.: No, Presidente.  
P.M.: Lo mettiamo agli atti.  
Presidente: Lo mettiamo a verbale, certo.  
A.B.: Sto cercando di capire la…  
F.D.: No no, è vero.  
A.B.: Purtroppo invece di vedere le cose belle, di sentire musica, mi tocca far ‘sta cosa.  
Presidente: Lo alleghiamo al verbale.  
F.D.: Benissimo, rende molto l’idea.  
A.B.: Rendo, meno male che rendo. Speriamo di rendere alla fine. Dunque, allora, quindi il punto di contatto è questo, giusto?  
F.D.: Perfetto.  
A.B.: Allora, questo proiettile dovrebbe entrare qua dentro.  
F.D.: Esatto.  
A.B.: Questo proiettile non entra qua dentro non si sa perché. Giusto?  
F.D.: Purtroppo si possono fare delle ipotesi, ma nel campo delle ipotesi non abbiamo certezze.  
A.B.: Oh, ecco perché una prima ipotesi – la più corretta, cioè la più attendibile, la più prossima alla realtà in una situazione del genere, cioè caduta di un proiettile là, in quella zona eccetera – era quella che questa pistola fosse stata, avesse avuto dentro la canna un bossolo. Giusto?  
F.D.: Molto verosimile, direi, questa ipotesi.  
A.B.: Era molto verosimile.  
F.D.: Per via della depressione a forma, appunto, concava che si riscontra sull’apice dell’ogiva. E in effetti nessun congegno dell’arma ha forme tondeggianti per poter provocare quell’avvallamento. Quindi si ritiene che la corona di un bossolo incamerato precedentemente, che si presenta appunto con forma tondeggiante, possa verosimilmente aver provocato. Però, ripeto, siamo nel campo delle ipotesi. E nel campo delle ipotesi non abbiamo certezze.  
A.B.: E che sia andata a battere contro chi? Faccia finta che quella sia una, una… cosi.  
F.D.: Ecco, nel momento che sale su…  
A.B.: Sia andata a battere…  
F.D.: Immaginiamo, ecco, dove lei ha la penna ora la camera di scoppio, un’altra cartuccia, cioè il fondello di un’altra cartuccia che ha questa posi… vede? tondeggiante al bordo.  
A.B.: Ecco, quindi…  
F.D.: Se punta nella parte tondeggiante del bordo della cartuccia che precede in camera, è chiaro che…
A.B.: Oh, mi scusi, e questo io…  
F.D.: … potrebbe, diciamo potrebbe, però.  
A.B.: È questo che volevo capire, cioè è ipotizzabile ed è stato ipotizzato…  
F.D.: Ed è questo che, è esatto, può aver favorito l’inceppamento dell’arma con l’innalzamento della cartuccia.  
A.B.: Oh, l’inceppamento.  
F.D.: Che poi è rimasta tagliata tra la canna e l’otturatore, creando quelle due depressioni.  
A.B.: Oh, però…  
F.D.: Scusi se l’interrompo.  
A.B.: Però, però ieri i signori periti ci hanno detto – c’è un altro foglio? –  
Presidente: Però guardate che l’inceppamento può essere avvenuto anche con una canna libera.  
A.B.: Ma infatti l’inceppamento poteva essere avvenuto in questo modo.  
Presidente: Sì, anche con la canna libera.  
F.D.: Certo, certo. Non c’è dubbio.  
A.B.: No no, mi scusi, non ho capito. Mi perdoni, non ho capito questo. Cioè lei ha parlato…  
Presidente: Tanto qui si fa solo delle ipotesi.  
F.D.: Sì, si fa solo accademia in effetti.  
A.B.: Cioè ha battuto contro la parte posteriore del bossolo.  
F.D.: Potrebbe, diciamo.  
A.B.: Potrebbe aver battuto, dopodiché si sarebbe inceppata.  
F.D.: E alzato.  
A.B.: Messa cosi, va bene?  
F.D.: Si. E quindi rimasta quasi a tenaglia tra l’otturatore e la canna.  
A.B.: Però i consulenti, i consulenti, hanno detto che questo non poteva avvenire, perché?  
F.D.: Per le prove che hanno fatto.  
A.B.: Per le prove che loro hanno fatto, perché a quest’altezza…  
F.D.: Certo.  
A.B.: A quest’altezza praticamente c’è l’incontro – mi scusi la terminologia – … 
F.D.: No, è giusta.  
A.B.: … con la parte anteriore superiore della…  
F.D.: No, si sarebbe avuta più bassa quella depressione…  
A.B.: Ecco, una depressione molto più bassa.  
F.D.: … sul, sulla superf…  
A.B.: Quindi questa, mi scusi, è piuttosto misterioso insomma, come…  
F.D.: No.  
Presidente: Verosimilmente non c’era proiettile in canna.  
F.D.: Verosimilmente non… può darsi.  
A.B.: Oh, non c’era proiettile in canna.  
F.D.: Come osserva il Presidente, l’inceppamento dell’arma può avvenire anche senza una pre…  
A.B.: Allora, siamo d’accordo. Allora noi dovremmo ritenere, mi perdoni, no? perché per capire dovremmo ritenere…  
F.D.: Poi potrebbe essere una cartuccia già pregressa, inserita, cioè questo per giustificare la depressione sull’ogiva.  
A.B.: Oh, però, capisce? La cartuccia pregressa inserita bisogna che… perché ieri i periti hanno detto che hanno visto più volte delle cartucce – il perito di Gardone Valtrompia -…  
F.D.: Si, Benedetti.  
A.B.: Esattamente. Che aveva visto delle cartucce sparate che erano state più volte in canna, cioè erano entrate ed erano state estratte dalla canna.  
F.D.: Sì, si, si.  
A.B.: In questo caso noi abbiamo una cartuccia che ha soltanto queste striature o microstrie, come le vuol chiamare, del famoso carrello. Va bene?  
F.D.: Sì.  
A.B.: Di questo carrello che… fatto a mano, fatto…  
F.D.: Spalletta.  
A.B.: Esattamente. E basta, non abbiamo altre.  
F.D.: Be’, diciamo che sulla superficie piana del fondello c’è quell’altro, in quei due reperti, quell’altro solco dovuto alle labbra del caricatore.  
A.B.: E quell’altro solco. Sì, va bene. Quell’altro solco che è…  
F.D.: Non ha la stessa valenza di queste, però…  
A.B.: Il solco che è dovuto, mi pare, al famoso…  
F.D.: Alle labbra del caricatore, le labbra del caricatore.  
A.B.: Perché forse non si capisce bene. Questo è il caricatore, praticamente il solco è, mi pare che sia, questa è la pallottola, va bene? Quando la pallottola entra dentro, il solco è questo; oppure è questa parte qua del solco. 
F.D.: Sì, dove proprio va inserito.  
A.B.: In questa parte qua.  
F.D.: Dove urta prima dell’inserimento, certo.  
A.B.: Va bene?  
F.D.: Sì, perfetto.  
A.B.: Quindi è un solco che c’è in tutti questi caricatori?  
F.D.: Sì, certo. Ora…  
A.B.: Che sono fatti, mi scusi, sono fatti…  
Presidente: No, ci può essere come non essere, a secondo di come si inserisce…  
F.D.: Certo, dalla manovra di inserimento della cartuccia, certo.  
A.B.: Difatti in alcuni c’è, in altri non c’è.  
Presidente: In altri no, bravo.  
F.D.: Ed ecco perché non è significativa, cioè non assume la valenza che può assumere quel tipo di microstrie che si riscontrano.  
A.B.: Che potrebbe assumere, potrebbe.  
Presidente: Però, attenzione, anche su questo andiamoci piano. Perché dove c’è, può anche essere significativa.  
F.D.: Certo, si.  
Presidente: O non esserla.  
P.M.: Soprattutto se ha caratteristiche.  
F.D.: Sì, infatti nel caso in esame – io adesso facevo un discorso in generale, perché si stava facendo un discorso di accademia, generico – se andiamo nel caso specifico, oltre quelle microstrie ritrovate, con quel microsolco tipico di quelle labbra di quel…  
A.B.: Certamente. Però, mi perdoni, io credo che noi stamattina abbiamo detto una cosa importante. Lei ha detto – non io – che questa famosa ripulitura del caricature.  
F.D.: Della massa culatta-otturatore.  
A.B.: Della massa culatta esattamente, può esser fatta o a mano oppure probabilmente anche meccanicamente. Quindi non si sa se a mano, se meccanico eccetera. È certo comunque che c’è un taglierino, credo che ci sia sennò si chiederà, un taglierino che taglia il ferro, questa specie di metallo, che poi costituisce il portaproiettile. Giusto?  
F.D.: Sì. Dice il serbatoio, dice lei, il caricatore.  
A.B.: Come serbatoio, esattamente.  
F.D.: Il caricatore, perfetto.  
A.B.: Quindi c’è un taglierino che – un solo taglierino penso.  
F.D.: Sì, credo.  
A.B.: Una trancia.  
F.D.: Sì, una trancia dove verranno fatti tutti i pezzi.  
A.B.: È una trancia.  
F.D.: Certo.  
A.B.: Una trancia che ha una caratteristica, tan, tan e tutti…  
P.M.: Non è detto che sia una sola catena di montaggio, non lo sappiamo.  
F.D.: Però volevo precisargli anche questo.  
A.B.: Ho capito che ora tutte le catene si…  
F.D.: Scusi Avvocato, se noi parliamo del caricatore che ha lasciato quell’impronta particolare su quei due bossoli rinvenuti sui luoghi dei duplici omicidi e sulla cartuccia rinvenuta nell’orto, notiamo che è una particolarità di quel caricatore, che potrebbe essere data anche dal logorio. Cioè pratica…  
A.B.: Dal logorio?  
F.D.: Il logorio stesso, cioè una volta che a furia di mettere, a furia di mettere, si consuma. Cioè sono parti – se lei vuole vedere – i caricatori…  
A.B.: Può essere logorio oppure una morfologia.  
F.D.: Una particolarità che lascia all’interno, quando sempre il bossolo urta su quelle labbra del caricatore, quel microsolco con all’interno quella microstria. Cioè quel solco è caratterizzato da questo. Fosse un solco solo…  
A.B.: Dottor Donato, ho capito, non vada avanti, mi perdoni. Lei lo chiama logorio, ma potrebbe essere la morfologia di quel…  
F.D.: Potrebbe essere anche quella.  
A.B.: E allora il logorio…  
F.D.: Cioè io dico tutti i fenomeni che possono essere tipicizzati, che possono influire sul…  
A.B.: Ci può essere il logorio…  
Presidente: Può essere anche la morfologia.  
F.D.: Certo, può essere anche la morfologia.  
A.B.: Però può essere anche la morfologia, può esser fatto cosi e quindi tutti quelli che sono tranciati in quel modo danno quelle caratteristiche.  
F.D.: Sì.  
A.B.: Io non ho altro, signor Presidente, per ora su questo, che non devo fare più… Devo farle un’altra domanda su altro punto.  
Presidente: Va bene.
Presidente: Va bene. Altre domande, signori, su questo punto?
A.B.: No, devo fare su altre cose.  
Presidente: Possiamo andare, allora, avanti? Va bene, allora andiamo avanti, Pubblico Ministero. 
A.B.: No no, su altre cose.  
P.M.: Io avevo capito che aveva altre domande.  
Presidente: Ah, ma sempre sulla pistola, Avvocato?  
A.B.: Sui bossoli.  
Presidente: Ah, prego. Allora scusi, no pensavo che si potesse passare… Prego, prego. Continui pure.
A.B.: Ecco, scusi dottor Donato, lei ha fatto riferimento oggi ad una metodica comparativa di indagine che viene usata non nei paesi italiani, europei, ma anglosassoni, che è ritenuta attendibile, quale quella delle microstrie. Lei sa se esiste anche nei paesi anglosassoni, o comunque nei paesi angloamericani, una metodica di indagine per rilevare la identità di bossoli sparati diversa da quella nostra? Cioè le domando se attraverso le fotografie che lei ha visto – questo con…  
F.D.: Si sì, ho capito.  
A.B.: … onestà di coscienza, perché lei è un consulente di parte, ma è un cittadino italiano ed è anche, ed è anche un esperto in balistica – se tutti quei proiettili, anzi tutti quei bossoli che sono stati trovati, le danno tranquillità. Le dovessero dare, una volta che lei ha visto, che la pistola che ha sparato tutta quella serie di proiettili sia un’unica pistola.  
F.D.: Dunque, io posso dire che sull’argomento non ho avuto cognizioni dirette degli esami balistici su questi residuati. Non ho analizzato anche perché durante gli episodi non mi trovavo in questa sede. Ero in altra sede e quindi io sono arrivato a Firenze nell’86, dopo l’ultimo duplice omicidio dell’85. Quindi non ho preso in esame i bossoli rinvenuti, e quindi non ho fatto nessuna comparazione balistica. Ho solo avuto visione delle documentazioni in atti che diciamo – una perizia Iadevito e una perizia Salza/Benedetti – portano a conclusioni identiche, pur servendosi e seguendo metodologie diverse. È un dato di fatto acclarato, che è stato sempre cosi ritenuto, e come tale io l’ho preso, come dato di fatto. Dico questo però: che queste due perizie, pur avendo seguito metodologie diverse, portano a un’unica decisione. E questo mi sembra che sia significativo.  
A.B.: Non mi ha risposto, però.  
F.D.: Io, se vuole le dico, se il lavoro dovesse… non so dove vuole arrivare a dire, cioè.  
A.B.: No, io non voglio arrivare da nessuna parte. Se in Inghilterra…  
F.D.: La comparazione, io posso rispondere sulla comparazione fatta da me. Su quella che fanno gli altri…
A.B.: Non lo so, cioè su una comparazione fatta.  
F.D.: Ecco, la metodologia che uso io è diversa ancora da quella che viene… che è allegata agli atti. Se vuole sapere questo, non lo so.  
A.B.: E questo voglio sapere io.  
F.D.: Però è un discorso di metodo.  
P.M.: Come metodo.  
F.D.: Eh, esatto, appunto.  
A.B.: Un momento. Il metodo…  
F.D.: C’è un discorso di metodo.  
A.B.: Perché c’è il metodo…  
F.D.: Però io le dico se già due periti in atti fanno già due perizie distinte, con due diversi metodi, e questi due diversi metodi portano a univocità di conclusioni…  
P.M.: Di conclusioni.  
F.D.: Io può darsi che faccio la terza con un metodo diverso, ma arrivo anche forse alla stessa identica conclusione adesso, voglio dire.  
A.B.: Lei l’ha fatta?  
F.D.: Non l’ho fatta.  
P.M.: Nessuno l’ha incaricato.  
F.D.: Nessuno mi ha incaricato di farla, non l’ho mai…  
A.B.: Ma io, la domanda è un po’ diversa. Volevo sapere se la metodica, o metodologia come la vuol chiamare – in medicina si chiama metodica, in…  
F.D.: Rende l’idea ugualmente.  
A.B.: Se la metodica adottata dagli Stati Uniti d’America o dagli anglosassoni, da Scotland Yard e, non so, dai francesi…  
P.M.: Dal K.G.B.  
A.B.: È diversa… Il K.G.B. non lo so, perché io sono lontano geneticamente, perché sono della Grecia, quindi sono… Ecco, se questo tipo di metodica adottata è una metodica diversa da quella adottata in Europa o in Italia.  
F.D.: No, io dico che la metodica non è che è diversa. Dico per mia scienza, per mia cultura, per i miei studi, per miei approfondimenti, quando si fanno questo tipo di analisi oltre a eseguire raffronti comparativi in posizioni simmetriche, si va in sovrapposizione per vedere le continuità di queste benedette microstrie. E per questo ci si serve di uno strumento apposito che si chiama microcomparatore, che serve appunto a fare in sovrapposizione la comparazione.  
A.B.: Oh!  
F.D.: Ciò però non toglie, cioè è l’effetto della foto che…  
A.B.: Certo. Ma la domanda è…  
F.D.: Cioè da questo strumento viene fuori un’unica foto – come si diceva ieri, e il P.M. sosteneva – che fa vedere due foto distinte, cioè assumono gli aspetti di due foto distinte, ma in effetti è un’unica foto. E nello stesso fotogramma impressionato vengono viste in modo simultaneo le immagini dei due reperti messi assieme, che vanno confrontati in sovrapposizione. Questo per far documentare meglio i punti e le caratteristiche morfologiche dei…  
A.B.: Ho capito, Dottore. L’ho capito perfettamente quello, dove vuole… Però io voglio arrivare, voglio andare un po’ prima, un po’ prima. È stata fatta o non è stata fatta, nel caso, questo tipo di indagine?  
F.D.: Ma io non ho la visione di tutti gli atti, Avvocato. Io ho visto alcune cose, poi nel merito non sono mai entrato, insomma.  
A.B.: Ecco, questa indagine ulteriore, mi scusi.  
F.D.: Per quanto riguarda le rigature mi sembra di sì, mi sembra di averla vista. Forse sulle impronte particolari…  
A.B.: Parli con me, guardi me.  
F.D.: Sì sì, non ho di questi problemi, Avvocato.  
P.M.: No, guardi dove lei crede, Dottore.  
A.B.: Guardi dove le pare. No, siccome le domande…  
Presidente: Il teste può guardare quello che vuole, no?  
A.B.: Ha ragione. No, guarda lei, è giusto Presidente.  
Presidente: Doveva guardare noi, semmai.  
F.D.: Eh, guardo un po’ tutti.  
A.B.: Certamente.  
Presidente: Guardi l’Avvocato, a noi non dispiace.  
A.B.: No, mi scusi Presidente. Lei deve capire, signor Presidente, che sono in una condizione particolare.
P.M.: Ma anche il teste.  
A.B.: Già il difensore è sempre…  
Presidente: Lei vuole gli occhi del consulente, noi glieli diamo.  
A.B.: No, io non voglio gli occhi di nessuno. Già gli occhi l’ho visto da parte di una signora che guardava tutto di dietro, quindi io gli occhi li conosco ormai. Lei sa, signor Presidente, vorrei che qualche volta qualcuno facesse il difensore: non è facile.  
Presidente: Lo so.  
P.M.: Noi lo sappiamo.  
A.B.: Non è assolutamente facile.  
Presidente: Ma lei lo sta facendo egregiamente.  
P.M.: Benissimo, benissimo.  
A.B.: Grazie Presidente, grazie.  
P.M.: Oggi meglio che gli altri giorni.  
Presidente: Io non intervengo mai o quasi mai.  
P.M.: … più difficile.  
A.B.: Grazie Presidente. Allora scusi, Dottore, io voglio capire…  
F.D.: Certo, si sì.  
A.B.: … un pochino per mia coscienza, la notte voglio dormire cercando di aver fatto il mio dovere. Questa metodica cui lei si riferisce, quella delle microstrie eccetera, quella metodica che viene adottata.  
F.D.: E’ quella che si dovrebbe fare di norma.  
A.B.: Cioè di norma, di norma. Lei poi mi ricorda Bellini, la mia terra quindi: di norma. Allora questa, in questo tipo di metodica, è una metodica più moderna o no?  
F.D.: Ma da quando c’è il microscopio comparatore, che risale al 1902.  
A.B.: Galileo non l’aveva, ce l’abbiamo noi, no? Il microscopio comparatore.  
F.D.: Sì, il microscopio: cioè la Polizia Scientifica italiana, che nasce nel 1902, ha sempre adottato questo tipo di sperimentazione e di comparazione sovrapposta. In qualche comparazione di quelle foto ho visto che è stata adoperata una metodica diversa.  
P.M.: È stata adoprata quando…  
A.B.: Però non sempre, non sempre.  
F.D.: Ma si vede non hanno valutato…  
A.B.: Tanto che io ad occhio nudo, che non ho il microscopio – anche perché sono un po’ leggermente/ eh? ho anch’io qualche problema – evidentemente ho visto, mi è sembrato di vedere qualche cosa che non tornava, mi scusi.  
F.D.: Cioè, ma il problema è questo. Lo si fa per evitare il discorso enigmistico, come si usa, “aguzzate la vista”: le differenze da una parte, le differenze dall’altra. E allora per comodità anche di chi deve leggere il resoconto del perito, che non deve essere una cosa cosi astratta e prenderla per oro colato, quello che dice il perito. Ma deve essere reso alla portata di tutti, e quindi anche del “profano” cosiddetto, tra virgolette. La documentazione in sovrapposizione serve a questo: serve per far capire anche al “profano” la continuità di queste microfile. Perché sennò sarebbero che cosa, queste microfile? Sarebbero… E quindi per aiutare la vista, in simultanea, a vedere queste caratteristiche.  
A.B.: Perché, perché, mi scusi…  
F.D.: Perché altrimenti…  
A.B.: No no, perché lo sto…  
F.D.: Focalizzando, l’occhio focalizzando una cosa, poi deve lasciare quell’immagine e poi andare un’altra volta su quell’immagine. Allora, in questo passaggio si perde qualcosa. Allora ecco perché come metodica di scuola, di indirizzo, dal 1902 – io ho sempre studiato cosi – bisogna fare questo tipo di raffronto. Ora, se poi – io lo faccio – se gli altri non lo fanno…  
A.B.: Ecco. Ora lei…  
P.M.: Può darsi che non ce ne sia stato bisogno.  
F.D.: Appunto, perché era talmente evidente, non lo so, quindi…  
P.M.: Era talmente evidente che lo scrivono in perizia.  
A.B.: Ma io penso, poi, beato lei…  
F.D.: Ritengo, l’ho detto già in premessa…  
A.B.: Beato lei, Pubblico Ministero, che sa tutto.  
P.M.: Lo scrivono in perizia chi l’ha fatto, ma io, ma io, povero me!  
A.B.: Sì, certo certo.  
F.D.: L’ho detto in premessa: se…  
P.M.: Credo di avere imparato in questo processo cos’è un percussore, quindi.  
F.D.: Cioè se due perizie, che già abbiamo in atti, usano due metodologie diverse e arrivano a un unico risultato, mi sembra che sia…  
P.M.: Vorrei dire e ricordare a tutti che le due ultime sono quelle comparative; ma ce ne sono altre tre o quattro antecedenti che, con metodi ancora diversi, comparano due omicidi, poi tre fra loro, poi quattro, poi cinque, poi sei. E quindi sono tutte perizie fatte da altre persone, e le ultime due sono quelle di cui parliamo.
A.B.: Senta, dopo questa digressione sempre brillante e puntuale del Pubblico Ministero…  
P.M.: Non distratto, solo quello.  
A.B.: Quindi cerca di allontanarmi dal tema.  
Presidente: Signori, stringiamo.  
A.B.: Certo Presidente, ho capito. Le volevo soltanto domandare una cosa. Vi sono alcune fotografie dove la distanza fra la parte percossa del bossolo e la parte dell’estrattore è diversa dalle altre; cioè c’è una lunghezza, una distanza più ampia e diversa.  
F.D.: Una distanza focale più di…  
A.B.: Focale più ampia. Ecco, questo mi ha dato…  
F.D.: E quindi, avvalorare quelle differenze che lei forse da “profano”, mi scusi, tra virgolette, nota.  
A.B.: No no, sicuramente.  
F.D.: Questa diversità di profondità di campo forse a volte fa apparire al “profano” delle diversità, delle dimorfie.  
A.B.: Quindi sarebbe stata opportuna un’ulteriore indagine, oppure no? Perché io non sono tranquillo.  
F.D.: Non lo so.  
A.B.: Ora me lo dirà, spero, il mio consulente tecnico che verrà, di parte.  
F.D.: Appunto, non lo so.  
A.B.: Io ho dovuto fare un po’ tutto da me, comunque.  
F.D.: No no, io cerco di giustificare le sue perplessità sulla base delle mie cognizioni. Altro non posso dire.
A.B.: Cioè una, mi scusi, una indagine, questa metodica ulteriore oltre quelle due che sono già state adottate…  
F.D.: Certo, con una metodica in sovrapposizione non avrebbe di questi problemi.  
A.B.: Non avremmo nessuno di questi problemi.  
F.D.: Cioè nel senso che questa sua perplessità non verrebbe nemmeno fuori.  
A.B.: Oh, ecco.  
F.D.: Perché si renderebbe conto come, un chiunque “profano”, le cose come sono.  
A.B.: E allora le faccio una domanda un po’ insinuante, ma gliela devo fare. Lei, se ha visto queste fotografie, ha avuto anche lei qualche perplessità sul punto? Perplessità soltanto.  
F.D.: No, no.  
A.B.: Vedendo queste fotografie.  
F.D.: Ma io, sa, per una questione di deontologia professionale io bado… 
A.B.: No, questo è un altro discorso.  
F.D.: Eh no, non entro nel merito a giudicare il lavoro che fanno gli altri.  
A.B.: Bene, lei non vuole rispondere. Grazie.  
F.D.: No, non si tratta di non voler rispondere.  
Presidente: Ma risponda.  
A.B.: Grazie.  
Presidente: Se vuole rispondere, risponda.  
F.D.: Non ho avuto perplessità. Posso aver avuto il discorso della metodologia, posso aver visto, dico io, forse avrei per avvalorare e documentare meglio e cogliere “icto oculi” in una sola simultaneità questa evidente identità, l’avrei fatto in quest’altro modo. Ma è un discorso mio, di metodo. Non… Ecco, la mia perplessità è data solo da questo…  
A.B.: Certo. Ma questo discorso di metodo evidentemente è venuto fuori dall’interno della…  
F.D.: Ma no, “pour parler”, è un discorso accademico.  
A.B.: No, “pour parler”, ma “pour veder” più che “parler”. Dopo aver visto, no? Penso, no?  
F.D.: In quelle poche che ho visto, in effetti.  
A.B.: Benissimo, grazie. Non ho altre domande.  
P.M.: Dottore, mi scusi, per chiarire. Ma, non vorrei aver capito male io, ma tutto questo problema di cui lei ora ha cercato di dare contezza al difensore, è un problema che riguarda la documentazione fotografica di un lavoro.  
F.D.: Certo.  
P.M.: Non il metodo di comparazione. Dico bene?  
F.D.: Perfetto.  
P.M.: Si tratta soltanto di documentare, nella perizia, fotograficamente…  
F.D.: Certo.  
P.M.: … delle certezze che si sono avute nell’elaborazione. Quindi è esclusivamente una questione, se è cosi, di documentare nella perizia con foto ravvicinate anziché con foto distanti.  
F.D.: Certo.  
P.M.: Che non ha niente a che vedere col merito della perizia.  
F.D.: No. Certo, no, no.  
P.M.: Riguarda solo la ostensibilità a terzi che leggono di queste fotografie. Anziché far vedere una fotografia…  
A.B.: Gli faccia la domanda lei, – abbia pazienza – Non gli può fare la risposta. La domanda gliela faccia.
P.M.: Mi scusi, mi scusi.  
A.B.: Ha detto certe cose, mi scusi Pubblico Ministero.  
P.M.: No, io non la scuso, perché sto finendo.  
A.B.: Ah, lei sta finendo una risposta, non una domanda.  
P.M.: No, io ho chiesto: è vero che il problema è solo documentale e fotografico?  
F.D.: Sì, si, non è nel merito.  
P.M.: È vero che non è nel merito?  
F.D.: Mi sembra di averlo spiegato in maniera molto chiara.  
P.M.: Oh, a me basta così.  
Presidente: Pubblico Ministero, mi scusi, ha parlato di evidente identità – e questo su sollecitazione dell’avvocato Bevacqua.  
P.M.: Certo.  
Presidente: L’evidente identità attiene al merito.  
P.M.: Bene.  
Presidente: E quindi a cosa attiene? Lo dica in…  
P.M.: Alla identità…  
Presidente: Lo facciamo dire a lui.  
F.D.: No, si tratta, quando abbiamo parlato di identità…  
P.M.: Mi scusi, l’ha detto finora, Presidente.  
Presidente: L’avete sollecitato voi, questo giudizio.  
P.M.: No, io no.  
A.B.: L’avrò sollecitato io, Presidente, la difesa!  
P.M.: Si figuri…  
F.D.: … l’identità fra le impronte di percussore, estrattore ed espulsione.  
P.M.: … se dopo venti anni che sto a fare…  
Presidente: Signori volete stare zitti, eh?  
P.M.: Ben volentieri.  
Presidente: Allora, dica.  
F.D.: Quando mi sono riferito all’identità, parlavamo della cartuccia rinvenuta, che aveva le microstrie. E in questo caso la metodologia adoperata come documentazione è in sovrapposizione: non sorge problema. L’Avvocato mi faceva un altro problema, mi poneva il quesito sulle perizie pregresse. E io lì ho fatto un’esposizione in premessa, dicendo che io non ho avuto cognizione diretta, non ho esaminato nulla dei precedenti del “serial killer” ma ho visto gli atti, e sono a conoscenza di due perizie, che hanno adoperato due metodi diversi, e che sono arrivati a un’unica conclusione di identità – queste due perizie. Quanto al metodo, ho spiegato che non è una cosa che inficia il merito del lavoro, ma è la documentazione. Cioè noi, come Scuola di Polizia Scientifica italiana, usiamo la documentazione in sovrapposizione sfruttando lo strumento che abbiamo, che è un microscopio comparatore, proprio per meglio rendere edotto, documentare meglio il “profano” – tra virgolette – delle certezze, che per noi sono certezze. Quindi quei punti caratterizzanti che riscontriamo su queste superfici, che sono infinitesimali, di millesimi di millimetro insomma. Quindi è solo per questo.  
Presidente: Va bene.  
A.B.: Che non è stato però fatto. O no?  
F.D.: Io non ho la visione completa di tutto.  
A.B.: Dico, questo metodo non è stato fatto, non è stato adottato.  
F.D.: Per quanto riguarda le impronte di rigature delle ogive, mi sembra ci sia. 
A.B.: Va bene.  
F.D.: Mi sembra ci sia. Ora, su quelle delle impronte di percussione, mi sembra che sono state fatte delle foto accostate. Quindi le fronte di percussione, ci sono delle ottime micro e macrofotografie, però non sono in sovrapposizione; non so però se su tutte. Ecco qui non ho la visione globale del problema, perché non è mia…  
A.B.: Va bene, va bene. Quindi non sono state fatte.
P.M.: Vorrei passare ad altro argomento.  
Presidente: Direi di si.  
P.M.: Dottore, vorrei parlare brevemente a due accertamenti che lei ha fatto come ufficiale di Polizia Giudiziaria e sono molto specifici, per cui con brevissime fotografie – una, due fotografie – lei ce li può documentare. Si tratta di foto che lei ha fatto come Polizia Giudiziaria , innanzitutto.  
F.D.: Sì.  
P.M.: E riguardano, una il portasapone sul blocco, e una lo straccio che avvolgeva l’asta guidamolla. Ci vuole spiegare, in breve, questi due accertamenti a cosa hanno portato, cominciando dal portasapone e dal blocco?  
F.D.: Dunque, su un foglio del famoso blocco Skizzen è stata evidenziata, con il tecnicismo di sorgente luminosa che irradia il piano di superficie radente e puntiforme, un segno – come si può vedere dalla foto.
P.M.: Si.  
F.D.: Abbiamo la possibilità di proiettare…  
P.M.: Il portasapone sul blocco, eh? è questo.  
F.D.: Si, si. Abbiamo prima la foto 1 della relazione tecnica consegnata… No, sono quelle delle manoscritture. Quella del portasapone.  
P.M.: Prima quella del blocco.  
F.D.: L’impronta sul blocco, ma non delle grafie, ma quelle del portasapone. La foto numero 2: macrofotografia eseguita a luce radente nella zona interessata. Perché la 2B, per evidenziare meglio, è stato fatto l’indice colorato, quindi è stata tracciata. La 2 è invece è quella come si presenta la superficie del foglio. Ecco, qui è come l’insieme, il portasapone stava sul blocco da disegno in corrispondenza di quei segni che noi abbiamo evidenziato, e alle foto a seguire ci sono poi i particolari ancora. Ecco, quello in alto è il portasapone, e quella un po’ distanziata è la stondatura dello stesso portasapone, che combacia. Nella foto seguente poi c’è in sovrapposizione, sempre con la stessa illuminazione, ecco, che combacia perfettamente, quindi è scomparso il segno. E poi ci dà anche altra dimostrazione, longitudinale, della stessa impronta sulle altre due foto.  
P.M.: Possiamo vedere? Lei l’ha fotografata l’impronta senza portasapone?  
F.D.: Sì si, c’è all’inizio della foto 2.  
P.M.: Vediamola, sennò si capisce meno.  
F.D.: Questo è quel portasapone. Eccola lì, quella su in cima. 
P.M.: Vediamo di capirlo.  
F.D.: Su in cima, no, in alto. Dov’era prima, sì.  
P.M.: Bene. Questa è l’impronta…  
F.D.: In su, ecco, eccola lì.  
P.M.: … sul blocco. In che pagina è del blocco?  
F.D.: Eh, dunque…  
P.M.: Sulla copertina posteriore?  
F.D.: Posteriore.  
P.M.: Ecco. C’è questo segno.  
F.D.: Sul retro, infatti c’è…  
P.M.: Sul retro.  
F.D.: La foto rilievo numero 1 ci dà infatti la posizione. Se andiamo indietro vediamo il rilievo numero 1, ci dà la posizione del… foto numero 1, indietro.  
P.M.: Cominciamo dalla numero 1.  
F.D.: Dalla numero 1, dalla numero 1.  
P.M.: Senza portasapone.  
F.D.: Senza portasapone, esatto.  
P.M.: Ecco, questa è la pagina cosi come è, dove si vede…  
F.D.: Del retro del blocco e la freccia indica la sede dove è evidenziata questa impronta, che a osservazione diretta non si osserva. E in effetti questa foto, osservazione a luce diretta, non viene evidenziata; abbiamo messo la freccia per far capire che è quella la sede. Con il tecnicismo della luce radente, puntiforme, che serve per evidenziare tutte le depressioni sui fogli e anche le scritture…
P.M.: Vogliamo rivederla, Dottore?  
F.D.: … abbiamo evidenziato il segno lì.  
P.M.: E poi abbiamo…  
F.D.: Per meglio farlo capire, è stato documentato con indice colorato lungo tutto il tratteggio.  
P.M.: Ecco.  
F.D.: Eccolo qui.  
P.M.: Poi alla fine ci abbiamo messo il…  
F.D.: Poi abbiamo messo il portasapone.
P.M.: E è emerso che corrisponde a quell’impronta lì.  
F.D.: E’ emerso che corrisponde. E poi l’abbiamo messo in sovrapposizione, abbiamo fatte altre due… Ecco, questo è in sovrapposizione. E poi le altre anche per indicare anche che il bordo longitudinale continua con quella del portasapone.  
P.M.: Bene. Avete poi invece – l’altro argomento, sempre come accertamento di Polizia Giudiziaria – preso in esame quel panno, straccio a fiori, reperito in casa Pacciani, sequestrato, un lembo dei quali conteneva il reperto?  
F.D.: Si.  
P.M.: Che tipo di indagine avete fatto e cosa è emerso?  
F.D.: Abbiamo fatto una comparazione macrofotografica sui lembi della stoffa e abbiamo visto che le sfilaccettature della stoffa, dello straccio, combaciavano perfettamente. Per dare una dimostrazione, basta vedere il rilievo numero 2 ter, in cui c’è l’insieme di tutti i tre rilievi. La 1 e la 1 bis, il 2 ter. Ecco, il 2 ter, in cui si vede tutto l’insieme. Il numero 1 e 1bis appartengono all’asta guidamolla; infatti in quei due pezzi era avvolta l’asta guidamolla.  
P.M.: Ci sono delle macchie, infatti.  
F.D.: E ci sono delle macchie dovute, sì, all’unto. La 2, invece, la parte apicale dello straccio, è quella rinvenuta in casa dell’imputato.  
P.M.: Vediamola meglio.  
F.D.: Ecco la 2, dove ci sono le sfilaccettature che combaciano con quella parte.  
P.M.: Quel pezzettino era in casa?  
F.D.: Quel pezzettino si, contrassegnato col numero 2 è stato trovato in casa. La foto 2 quater rappresenta ancora, in ripresa più ravvicinata, in macrofotografia a maggiore ingrandimento, questa sfilaccettatura che dà questa compatibilità tra il reperto pervenuto con la lettera anonima, in cui era avvolta l’asta guidamolla, e l’ultimo lembo trovato nella casa dell’imputato.  
P.M.: Bene, grazie. Vorrei passare sempre ad un altro accertamento di questo tipo: quello relativo, a questo punto, al blocco sempre, relativo a quegli accertamenti che avete fatto a luce radente, relativi a quelle lettere che – voi scrivete in quella relazione – potrebbero essere lettere, un doppio “V” o lettere di questo tipo. Vogliamo vedere?
A.B.: Mi scusi Presidente, mi perdoni Pubblico Ministero, sennò poi andiamo in là. Potremmo per un attimo soltanto soffermarci, anche la difesa, su questi due accertamenti.  
P.M.: Ben volentieri, ben volentieri.  
A.B.: Grazie.  
P.M.: Possiamo sospendere un attimo e parlare ancora.  
A.B.: No no, parliamo solo sul blocco, sul portasapone…  
P.M.: Senz’altro.  
Presidente: Si, prego, prego.  
A.B.: Allora, la domanda è questa: portasapone.  
F.D.: Sì.  
A.B.: Questa impronta, che residuerebbe su una o più pagine di questo blocco.  
F.D.: Sull’ultima di copertina, Avvocato.  
A.B.: Sull’ultima di copertina. Secondo lei sono impronte dovute al fatto che questo portasapone è stato per parecchio tempo su questa… su questo blocco?  
F.D.: Certo, non è stato per poco. E comunque potrebbe essere lasciata anche dall’umidità, se il portasapone…  
A.B.: Sì, però che c’è stato per un certo tempo su questo…  
F.D.: … umido, lascia sulla carta, che si imbibisce Oltretutto la parte finale, del retroblocco, è di carta un po’ spugnosa, per cui assorbe. Allora, assorbendo l’acqua, crea quella depressione per il peso che ha…  
A.B.: Certamente, questo lo conosciamo in natura.  
F.D.: E quindi la grammatura della carta, in quella sede, subisce delle modificazioni del substrato cartaceo. Quindi…  
A.B.: Certamente, cioè lo sappiamo tutti, lo abbiamo visto, qualche cosa quando…  
F.D.: Quando si bagna, si…  
A.B.: Ecco, quindi questo dato è un dato che indica soltanto – che indicherebbe, se fosse certo – soltanto una cosa: che il portasapone…  
F.D.: Il portasapone è stato appoggiato.  
A.B.: … è stato su questa cosa.  
F.D.: Certo.  
A.B.: Tutte e due le cose sono state trovate da Pacciani.  
F.D.: Certo.  
A.B.: Grazie. Passiamo all’asta.  
P.M.: All’asta ci volevo arrivare prima io.  
A.B.: No all’asta, allo straccio.  
F.D.: Allo straccio.  
A.B.: Allo straccio, scusi eh? Ecco, si può avvicinare il più possibile, anche colorandolo il più possibile? Ecco Dottore, se lei fosse invece che il direttore del Gabinetto di Polizia Scientifica di Firenze, guardando quello straccio per un attimo, e dovesse così memorizzarlo, e poi andare all’improvviso una domenica mattina in un certo posto, cosa direbbe?  
P.M.: È un…  
A.B.: No, scusi eh.  
P.M.: È una domanda…  
A.B.: No! È una domanda: cosa direbbe lei di questo straccio? Che colore è e che colore e morfologia ha? No, ora non lo guardi più. L’ha visto, ora guardi da questa parte, abbia pazienza.  
F.D.: Va be’, ma lo so il colore. Sono fiorellini azzurri su fondo bianco.  
A.B.: Sì, fiorellini azzurri con?  
F.D.: Su fondo bianco?  
A.B.: Su fondo bianco.  
F.D.: Con delle macchie, perché questo è di unto.  
A.B.: Macchie? Macchie di?  
F.D.: Macchie di unto credo, non lo so adesso.  
A.B.: Di unto? Che colori ci sono in questo… ?  
F.D.: Giallognolo.  
A.B.: Giallognolo. Le macchie sono gialle oppure il fondo è bianco, scusi?  
F.D.: No, il fondo è bianco.  
A.B.: Il fondo è bianco. Poi cosa sono questi disegni, che cosa sono?  
F.D.: Un disegno floreale.  
A.B.: Floreale, va bene. Lei se lo ricorderebbe senz’altro. Bene, grazie. Non voglio altro, grazie. Grazie Presidente.  
Presidente: Andiamo avanti?  
P.M.: Si, pari…  
A.F.: No, volevo fare qualche domanda, se permette il Pubblico Ministero.  
Presidente: Prego, avvocato Fioravanti.  
A.F.: Sempre su questo argomento, sul portasapone. Il perito, il dottor Donato, mi parla di impronta sul blocco. Ma di quale portasapone si parla, in rapporto a quale impronta? E le spiego. Questa è la domanda. Cioè qualsiasi portasapone delle stessa grandezza – e tantissimi sono della stessa grandezza – può creare una simile impronta della grandezza di questa.  
F.D.: Cioè io…  
P.M.: È una domanda? Detta così è un’affermazione.  
A.F.: No, è una domanda perché gliel’ho fatta all’inizio e ho spiegato. Allora vuole che faccia il discorso…
A.B.: Il controesame lo possiamo fare, Pubblico Ministero. Sennò non possiamo far più nulla.  
P.M.: SI si, va bene. Però ora, no, volevo capire qual era la domanda che si fa al dottor Donato.  
A.F.: È semplicissima, la domanda. Io ho un portasapone e ho un’impronta del portasapone. Di quale portasapone parlo?  
P.M.: Lo sa lei, se lei ha un blocco e un sapone.  
A.F.: Senta, ma io faccio la domanda al perito e non al Pubblico Ministero, eh!! 
Presidente: Signori, per favore!! Pubblico Ministero, lei non interrompa la difesa, per favore.  
P.M.: Sono affermazioni.  
Presidente: Secondo.  
A.F.: Non è possibile, non è possibile.  
Presidente: Ma guardate che voi state veramente andando fuori pista con questo portasapone.  
P.M.: E per carità, io ho finito.  
Presidente: È pacifico che il portasapone – e questo lo dico a tutti, capito? -… 
P.M.: Io ho finito, Presidente.  
Presidente: … era in possesso del Pacciani. Ed era in possesso del Pacciani pure lo Skizzen Brunnen.
P.M.: Non erano sequestrati nello stesso posto, Presidente. Quello l’abbia…  
Presidente: Non importa.  
P.M.: No no, questo perché lei fa delle delucidazioni: le faccio anch’io.  
Presidente: Possono essere stati benissimo uno sopra l’altro.  
P.M.: Sicuramente.  
Presidente: Come può essere stato qualunque altra cosa che non fosse un portasapone.  
P.M.: Sicuramente.  
A.F.: E forse non era dello stesso colore di quello sequestrato, ecco.  
Presidente: Non lo so, Avvocato. Ma, capito?, guardate che il fatto che fosse stato sopra l’album eccetera, bah…  
P.M.: A noi…  
Presidente: Ditemi voi quale significato può avere.  
A.B.: … ordinanza della Corte sul punto.  
Presidente: Quale – tra l’altro l’abbiamo anche detto per iscritto, ora lo ripeto – quale significato può avere? Quale significato indiziante, ditemelo voi. E perché perdiamo tanto tempo su questo argomento? La Corte non lo capisce. 
P.M.: Abbiamo impiegato trenta secondi.  
A.F.: Presidente, però potrebbe esserci anche qualche ripensamento. La Corte, lei dice, non lo capisce. Ma alla fine, non lo so, tecnicismo del…  
Presidente: Ma su questo punto, Avvocato,…  
A.F.: Lo so. No no, ma io non voglio dare una coltellata contro me stesso e contro la difesa, assolutamente. Però io vorrei capire se quella impronta, e di quella grandezza, è di quel portasapone di colore giallo, me lo identifica, me lo misura. Oppure può essere di cento, di mille altri portasapone?  
Presidente: Ce lo dica, Dottore.  
F.D.: Io ho esaminato il blocco che era in sequestro e quel portasapone che era in sequestro, e che è tuttora in sequestro, entrambi gli oggetti.  
A.F.: Di colore, il portasapone?  
F.D.: Il colore mi sembra un rosa un po’ pallido, un bianco pallido, un rosa pallido, una cosa di questo tipo. Abbiamo detto che queste impronte trovate sulla copertina del blocco sono compatibili, per come dimostrato, con quell’impronta del portasapone che ci era stata prospettata come esigenza investigativa di accertare se era o meno compatibile.  
A.F.: Quanti altri portasapone erano compatibili con quella misurazione dell’impronta?  
F.D.: Ma questo chi lo può dire?  
A.F.: No, io lo chiedo.  
F.D.: Potrebbero esserci tanti altri portasapone che…  
A.F.: Mille, diecimila.  
F.D.: Però è da verificare se altri portasapone hanno la stessa stondatura, la stessa lunghezza. Non lo so, bisognerebbe fare…  
A.F.: Ma perché nell’impronta era riportata quella marca “Deis”?  
F.D.: No, nell’impronta non c’era riportata nessuna marca. C’erano semplicemente quelle impronte per depressione, dove il portasapone appoggiandosi, credo molto verosimilmente umido, bagnato, ha lasciato quella depressione. Quella forma di depressione, come si è potuto vedere nella documentazione, corrisponde con quella di quel portasapone. Puntoe basta, questo abbiamo detto.  
A.F.: Sì, Pacciani ha depositato un portasapone ad un interrogatorio – 14 luglio ’91 – dell’identica grandezza. Era di diverso colore.  
Presidente: E va be’, Avvocato.  
A.F.: Ecco.  
Presidente: Ma dico, scusate, o io non so più leggere, o qui, nelle conclusioni, c’è scritto: “Sulla scorta degli esami eseguiti, questa Sezione riferisce che le tracce evidenziate sul foglio possono essere compatibili con i lati esterni del portasapone”, punto e basta. Questo gli era stato chiesto: questo loro rispondono. Se poi ci sono altri portasapone o altri oggetti che sono… benissimo, tanto meglio. Vedete che non prova nulla tutto questo? Questi danno un giudizio di possibilità, ma gli era stato chiesto. Dice bene, benissimo, tanto meglio.
A.F.: A me Presidente sta benissimo, e la ringrazio di questo giudizio di possibilità.  
Presidente: Io non è che… È che la Corte l’aveva detto che questo non è un elemento su cui si può fondare alcunché. E voi ci insistete e ci fate perdere anche tempo.  
A.B.: No, Presidente, noi abbiamo paura che molte possibilità poi diventano certezze.  
Presidente: Nooo, sicuramente non da questo lato.  
A.F.: Eh, ma la paura è tanta.  
Presidente: Voi dovete guardarvi da altri lati, ma non da questo. Questo è un elemento che in sé non ha alcun proprio significato specifico, ma via!
A.F.: Lo straccio a fiori: due domande semplicissime e anche… 
Presidente: Lo straccio, bah.  
A.F.: No, guardi, non vorrei far perdere tempo alla Corte.  
Presidente: No no no, Avvocato, lei faccia pure tranquillamente le domande che crede. Soltanto che siccome insistiamo su questo argomento, ogni tanto ci si ritorna, vi devo ridire che questo proprio… eh.
A.F.: Ma se il Pubblico Ministero avesse rinunciato al dottor Donato per questi argomenti, avremmo rinunciato noi a fare domande.  
Presidente: Va bene, Avvocato.  
A.F.: Ecco, io chiedo solo…  
Presidente: Ma io infatti lo dico anche al Pubblico Ministero, prima che a lei. Andiamo avanti.  
A.F.: Eh, lo so. Lo so, io sono per terzo a parlare.  
Presidente: Benissimo.  
A.F.: Dunque, comparazione – io vorrei sapere soltanto questo, non voglio entrare nel merito della probabilità che sia un pezzo di straccio che sia attinente a quello straccio che era in casa e a quello che era… che ha avvolto… Comparazione macrofotografica: che cosa significa? È una domanda questa, mi sembra.  
F.D.: È stata, sono stati posti sullo stesso piano e illuminati con la stessa fonte di illuminazione, e quindi ripresa con la stessa profondità di campo, questi frammenti per vedere se tra di loro c’era o meno compatibilità delle fibre – visto che erano lacerate. Compatibilità che è risultata in quella documentazione.
A.F.: Perfetta?  
F.D.: Perfetta. Abbiamo parlato di compatibilità. In queste cose non siamo nel campo delle identità, non siamo nel campo delle identità: parliamo di compatibilità. Quello straccio era compatibile come continuazione di quei due precedenti lembi in cui era avvolta questa famosa asta guidamolla, inviata a quell’anonimo. Basta, abbiamo parlato di compatibilità.  
Presidente: Del resto abbiamo gli occhi, possiamo vedere…  
A.F.: La ringrazio. No no… Io, anche per l’economia processuale, non voglio far perdere tempo a nessuno.  
Presidente: No no, per carità!  
A.F.: Due domande sole, modestamente. Grazie, Presidente.  
Presidente: Continuiamo.  
P.M.: Sì, grazie, Presidente. Avevo cominciato a parlare…  
Presidente: Guardate che possiamo continuare con tutta tranquillità. Non vorrei che qualcuno oggi pensasse che si deve far presto. Non ce ne importa assolutamente niente. Tranne che gli argomenti, diciamo, scontati o inutili dobbiamo saltarli. Sul resto, invece, andiamoci molto piano. Prego.  
P.M.: Ecco, io vorrei affrontare un argomento su cui andare piano, Presidente – lo dico subito così metto le mani avanti. Poi mi direte se è utile o no, ma per forza di cose per ora il P.M. ha questa visione. Vorrei parlare col dottor Donato di quegli accertamenti, a luce radente fatti sul blocco, sulle parti scritte, dove – c’è già stato detto dai periti calligrafi, ma era un accertamento che aveva fatto già lei come Polizia Scientifica, e era proprio l’oggetto del suo incarico – quegli accertamenti che hanno evidenziato, in più punti, scritte precedenti latenti con lettere dell’alfabeto di un certo tipo. Vogliamo vedere questi accertamenti; vogliamo vedere le foto cosa hanno messo in evidenza; vogliamo vedere di capire anche noi cosa si può leggere. Senza nessuna comparazione, di nessun tipo. Vogliamo vedere il dato storico, perché comparazioni, lei non è stato incaricato di questo. Lei è stato incaricato di vedere cosa si leggeva.  
A.B.: Quindi non c’è un problema, perché questo non è stato oggetto di incidente probatorio, né di esame peritale che è la stessa zuppa.  
P.M.: No, è un incarico della polizia scientifica.  
A.B.: No, perché sennò dobbiamo subito bloccarci.  
P.M.: Noi non ci blocchiamo, fra l’altro esiste il 501.  
A.B.: Noi bloccarci noi in difesa ci blocchiamo, ci indirizziamo…  
Presidente: Ha il valore che può avere.  
A.B.: Va be’, Presidente, ha un valore che si sta discutendo in dibattimento…  
Presidente: La polizia…  
A.B.: … e la prova si forma in dibattimento, mi scusi, Presidente.  
Presidente: La polizia scientifica…  
A.B.: Quindi io ho delle perplessità totali sul punto, ecco.  
F.D.: Dunque nel… posso, Presidente?  
Presidente: È argomento di discussione, sono documenti…  
P.M.: Sono fatti.  
Presidente: … se sono agli atti; probabilmente il Dottore è il consulente del Pubblico Ministero.  
A.B.: Certamente, ora vediamo cosa ci dice, certamente.  
P.M.: No, Presidente, in questo caso…  
Presidente: È il consulente del Pubblico Ministero, quindi può parlare lui; potrà poi parlare il vostro.  
A.B.: Certo.  
Presidente: Non c’è nessun problema, voi potete contestare.  
P.M.: Chiedo scusa…  
A.B.: Il nostro non ce lo abbiamo, Presidente.  
Presidente: Non importa, potete contestare…  
A.B.: Noi non abbiamo nulla per ora, perché per noi è un fatto nuovo.  
P.M.: No, no, è agli del P.M.  
A.B.: No, no, no, sul piano dell’indagine probatoria questo è un fatto nuovo; lei ha fatto delle indagini, eccetera.  
P.M.: Che sono regolarmente agli atti…  
A.B.: Certamente…  
P.M.: … e io parlo di queste indagini attraverso l’escussione di testi.  
A.B.: Post rinvio a giudizio, fra l’altro, alcune…  
P.M.: No, no, no, ante rinvio a giudizio…  
P.M.: Avvocato, Avvocato…  
Presidente: Sono indagini fatte su incarico del Pubblico Ministero, su cui il consulente, che non è teste, riferisce; e liberi voi di contestarlo naturalmente. Lei l’ha fatto come consulente del Pubblico Ministero o come Ufficiale di P.G.? 
F.D.: No, no, no, questa attività è come attività di Polizia Giudiziaria.  
Presidente: Ah…  
F.D.: Come attività d’ufficio.  
Presidente: Meglio che mai, ancora meglio, meglio che mai.  
P.M.: Io… era la cosa che stavo per dire: cioè questa è un’attività di polizia scientifica, e allora io in qualche modo avendone interesse, la vorrei documentare alla Corte. Mi sembra che siamo…  
Presidente: Meglio che mai allora, ancora meglio… 
P.M.: Siamo talmente nell’ambito del… poi chiederò se il Dottore ha fatto dei documenti; chiederò alla Corte se è possibile consultarli, e via dicendo, nei limiti di quello che credo sia consentito.  
Presidente: Comunque questi sono agli atti di già.  
P.M.: Oh appunto, questo volevo dire. Allora Dottore…  
F.D.: Si.  
P.M.: Dopo le nostre disquisizioni, vogliamo venire al merito di che cosa lei ha visto in questa lettura un po’ più particolare rispetto alla lettura…  
F.D.: La squadra SAM infatti ci ha fatto pervenire in laboratorio questo blocco con lo scopo di evidenziare, oltre le cifre che erano sul retro, alcuni segni che si osservavano sul foglio – già che conteneva delle manoscritture – che non erano ben identificabili. Anche in questo caso abbiamo adoperato il tecnicismo della luce radente, che è quella che serve per vedere i solchi in depressione; e come documentato in questa relazione, al rilievo 1 abbiamo evidenziato alcuni grafemi, diciamo noi, che non sono compiutamente decifrabili, e che comunque lasciano l’interpretazione a dei caratteri grafici non propri di quella stessa grafia che si vedeva delle manoscritture su quel foglio stesso.  
P.M.: Oh questo è il punto più importante che vorrei chiarisse.  
F.D.: In effetti…  
P.M.: È una calligrafia apparentemente per lei non corrispondente.  
F.D.: Non corrispondente a quei grafemi invece che erano scritti come manoscrittura, direttamente, per azione diretta. Mentre queste sono per azione di calco quindi sono i cosiddetti solchi ciechi, quelli che vengono impressionati per scritture pregresse. E allora abbiamo cercato di dare delle interpretazioni: qui abbiamo visto che c’è una vocale con due puntini in alto che potrebbe essere…  
P.M.: Una vocale con due puntini: una dieresi, diciamo.  
F.D.: Una dieresi.  
P.M.: Ci può far vedere i puntini per capire? Bene. E sotto cos’è una “u”?  
F.D.: Una vocale, una “u”. Quella invece potrebbe essere – si parla al condizionale – una “w”. Potrebbe essere. Questa potrebbe essere una “in”, però se la si vede in questo modo. Oppure si può pensare a scritture sempre pregresse in cui il blocco era capovolto, e allora anche quella potrebbe essere una “w”, una doppia v. Quell’altro era un segno non decifrabile. Abbiamo fatto sempre delle altre riprese poi per vederne ancora meglio. Qui abbiamo evidenziato un po’ con gli indici colorati per rendere, appunto, anche al profano riuscire a far capire tutti questi segni, che senz’altro evidenziano delle scritture pregresse e che non erano in sintonia, almeno come omogeneità di struttura, sia di struttura che morfologica, con caratteri che erano presenti direttamente sul foglio.  
Presidente: Con i caratteri del Pacciani.  
F.D.: Almeno io non so se erano i caratteri quelli del Pacciani sul foglio. Ignoravo. Io l’esame lo faccio in modo molto asettico.  
P.M.: In quel momento lei non sapeva…  
F.D.: Non sapevo di chi erano. Io ho visto che…  
P.M.: Non aveva scritture di comparazione del Pacciani, quindi per lei era un blocco…  
F.D.: Per me era un foglio con delle scritture non sapevo neanche…  
P.M.: Bene.  
F.D.: Se giriamo, ecco, vediamo ancora altri caratteri: quella potrebbe essere, potrebbe una lettera “d”; oppure, se la intendiamo capovolta, potremmo avere una “w” e una “B”. Se proviamo a capovolgere rende anche l’idea, anche se c’è una foto – ecco qui – che è chiaro che una lettera, pur facente parte dell’alfabeto internazionale, anche italiano però non…  
P.M.: Almeno “wp” non viene in mente alcuna parola.  
F.D.: Appunto.  
P.M.: Del nostro vocabolario.  
F.D.: Sì, due consonanti vicine, mi sembrava appunto…  
P.M.: Fra cui un “w”. Bene.  
F.D.: E niente poi qui ci siamo fermati…  
P.M.: Questo era quello che volevo chiedere.  
F.D.: Abbiamo dato le possibilità. Poi su quello c’è stato un prosieguo per l’attività investigativa…  
P.M.: Successiva.  
F.D.: Successiva…  
P.M.: Con una consulenza…  
F.D.: Con una consulenza tecnica…  
P.M.: Di cui parleremo fra breve. Io su questo argomento, su questo punto non ho altre domande, prima di passare all’altro argomento.  
Presidente: Signori Avvocati di parte civile, avete domande,? Prego Avvocato…  
A.B.: Ecco, mi scusi lei ha redatto una…  
Presidente: Bevacqua.  
A.B.: Bevacqua si. Ha redatto una relazione tecnica per il signor Pubblico Ministero, che poi è agli atti, dove ad una certa pagina – in particolare il rilievo numero 6 – cercando di girare da una parte e dall’altra, prima da una parte e poi dall’altra, certi grafemi, ha detto esattamente questo: “Maiuscola W autografa del Meyer…”
F.D.: Ah sì, è vero.  
A.B.: E poi fra piccoletto – se si può ingrandire mi fa un piacere – a mano, perché era già convinto, si era già convinti che potesse essere non corrispondente al grafema – ecco mi può ingrandire quel “non piccolo”, per cortesia.  
F.D.: Si, certo.  
A.B.: Ecco, abbia pazienza, perché tutto serve per capire come ci si arriva. Mi alzi un po’ di più. Alzi, alzi, ecco. Non scritto, ecco, più ingrandito: “Grafema del Meyer non corrispondente al rispettivo grafema impresso per decalco sul foglio”. E se mi può fare anche la pagina 7, rilievo numero 7. “Idem, come sopra – piccolino, piccolino – non corrispondente alla minuscola ‘n’ autografa del Meyer”. Dottore, lo ha fatto lei questo?  
F.D.: Certo.  
A.B.: Grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Bene, Avvocato Fioravanti, voleva fare una domanda?  
A.F.: Si.  
Presidente: Prego.  
F.D.: Ecco, volevo precisare. Ha riferito di due rilievi fotografici. Questo per dire come l’accertamento è stato fatto in maniera a 360°, obiettiva. Abbiamo detto le cose che corrispondevano e le cose che non corrispondevano. Nei rilievi fotografici segnalati dalla difesa in questo momento, in effetti, non c’era corrispondenza. Ci sono un’altra serie di documentazioni fotografiche in cui queste corrispondenze per inclinazione…  
P.M.: Io, sono le domande che faccio io, possiamo approfittare ora e farle vedere ora.  
F.D.: … invece corrispondono. Basta vedere il rilievo numero 5.  
P.M.: Lo vogliamo vedere così…  
A.B.: Anche il numero 8 rigirato, però.  
F.D.: Questo per dire però, non è che si parla di corrispondenze. Qui siamo in un campo veramente dove…
P.M.: Lo abbiamo detto fin dall’inizio.  
Presidente: È un campo opinabile.  
F.D.: Anche perché abbiamo pochi, ecco qui in questo campo veramente siamo nella disomogeneità dei termini, quindi ovviamente non ha poi, abbiamo una carenza di materiale per poter fare un esame compiutamente di analisi grafica. Quindi ovviamente con quello che c’era si è potuto fare delle rapportabilità, dei rapporti: nella minuscola “w” ci sono delle corrispondenze per quanto riguarda l’inclinazione e la parte basale… 
P.M.: Vogliamo allargare per cortesia. Ecco.  
F.D.: E lo stesso dicasi nel rilievo numero 8, se a quel valore gli si dà la lettera “p” abbiamo una analogia – ecco, vede che qui uso il termine non di identità, perché non si può parlare di identità – qui si può parlare di analogie di corrispondenze, proprio perché i limiti dell’indagine son quelli che sono. E lo stesso dicasi, e qui adoperiamo un termine di corrispondenza, perché c’è una maggiore corrispondenza, e non una analogia, nel rilievo numero 9, dove è presente il grafema “d”, dove è caratterizzato da un’apertura dell’ovale. E questa è una caratteristica che si incontra sia nella scritta in decalco evidenziata con quel tecnicismo, sia sulla scritta di comparazione che appartiene al Meyer.  
Presidente: Però insomma entriamo nel campo veramente con quello che abbiamo a disposizione…  
F.D.: E’ troppo poco.  
P.M.: Mi sembra onesto come lavoro l’ha detto fin dall’inizio…  
F.D.: Troppo poco.  
Presidente: Lei pensa che con quel sistema – come si chiamava? – L’ESDA…  
F.D.: Le dico subito, siamo anche noi in Italia in possesso dell’ESDA, e con questo tipo di strumento queste evidenziazioni non hanno dato nessun esito. Queste evidenziazioni siamo riuscite a farle con il tradizionale…
Presidente: Avete provato anche con L’ESDA?  
F.D.: SI, e non viene nulla. Non solo, ma le dico di più: i colleghi della SAM, quando sono andati in Germania, hanno portato questo lavoro perché io conoscendo i miei limiti e conoscendo come lavorano anche a Wiesbaden, ho detto io, proviamo se in Germania hanno qualcosa di meglio. Sono andati, e l’esame ESDA fatto in Germania è stato negativo. I colleghi della Germania si sono meravigliati per come a Firenze si riusciva a fare un tipo di lavoro di questo tipo.  
P.M.: Bene, mi sembra che è agli atti della rogatoria, Presidente, se lo vogliono controllare.  
Presidente: Siccome ne avevamo parlato ieri volevo capire.  
P.M.: Si, si è pacifico.  
Presidente: Vogliamo andare avanti con le domande?  
P.M.: Non so, io andrei avanti su altri argomenti. C’era il difensore…  
Presidente: Sì, forse però la difesa non ha esaurito. Prego.  
A.F.: Sì, io vorrei rivedere la prima foto rovesciata. Cioè quella “m”… quella “w” rovesciata ad “m”.  
F.D.: La foto 3.  
A.F.: La foto 3. Io non ho visto i numeri.  
Presidente: La foto 3 la foto 3. Quella, eh.  
A.F.: Ecco.  
Presidente: Cosi, Avvocato?  
A.F.: “M” sì.  
Presidente: È la foto 3 rovesciata quella “w” sembra una “m”.  
A.F.: Sembra una “m”.  
F.D.: Una “m” una “n” ma infatti nella didascalia della foto che cosa…  
Presidente: “M” come Milano.  
F.D.: … che cosa diciamo nella didascalia noi alla scientifica: “singoli caratteri che sembrano potersi ricondurre a due distinte consonanti “d” o “n”, se lo scritto lo si considera posizionato nello stesso verso delle manoscritture che si osservano. Se lo consideriamo capovolto al rilievo 4, diventa “w” e “p”. E quello, purtroppo più di quello non si poteva dare, perché in effetti L’evidenziazione di tracce, di solchi ciechi purtroppo…  
A.F.: Ma io per quanto posso…  
Presidente: Prego.  
A.F.: Per quando possa occorrere, io ritengo che quello, lei può ritenere che quello sia una “M” maiuscola?
P.M.: La parola è di difficile lettura.  
A.F.: Sì, la parola… Tutto è di difficile lettura quando è a ricalco.  
F.D.: “W”, “M”, “P”, che…  
A.F.: Sì, no, no, io la “m”. Io guardo la “ra”. Ecco, io deposito al Tribunale, e darò una copia al Pubblico Ministero una lettera del Pacciani indirizzata a me e firmata – non è una lettera anonima – 09/09/1990, dove ci sono rilevate almeno venti “m” di quel tipo.  
F.D.: Accanto a “w”, o simili?  
A.F.: Guardi, a me del “w” non mi interessa assolutamente niente; a me interessa che quella pagina sia al suo stato naturale cioè come “m”. Perché a me nessuno mi dice che quella sia rovesciata a “w”. Quindi io la posso far vedere al Pubblico Ministero, depositare, fare la fotocopia…  
P.M.: La può depositare, io non ho bisogno di vederla sono…  
Presidente: Avete nulla in contrario, signori?  
P.M.: No. Il consenso assoluto!  
A.F.: Io ho quaranta lettere di questo, di Pacciani.  
P.M.: Anche quarantuno.  
A.F.: Ne deposito una, una ne deposito.  
Presidente: Bene, ce la produca pure.  
F.D.: No, volevo precisare che nessuno di noi ha dato una certezza di attribuibilità al tipo di grafema; ma abbiamo parlato in condizionale…  
Presidente: Siamo nel campo dell’opinabile. Va bene. 
Presidente: (fuori microfono): Si, certamente, ora vediamo. Mah… noi ce ne abbiamo cinquecento… va be’…  
P.M.: Ti abbiamo apprezzato… ti abbiamo apprezzato – almeno io apprezzato – nella qualità delle domande di oggi fatte da solo.  
A.F.: Possono anche esserci segreti epistolari, ma sono autorizzato dall’imputato Pacciani a depositarla.
Presidente: Comunque, va bene. Poi di lettere del Pacciani ne abbiamo a bizzeffe insomma.  
P.M.: Sì, Presidente, per questo dicevo non c’è problema.  
Presidente:  Bene, vuol fare la fotocopia? L’originale lo teniamo noi. E allora acquisiamolo, per quanto può valere. Lo possiamo acquisire. Bene andiamo avanti, Pubblico Ministero, prego.
P.M.: Avrei l’ultimo argomento da affrontare con il Dottor Donato insieme al Dottor Proietti, sempre della Scientifica di Roma, e chiedo che venga, perché questa è una consulenza tecnica invece data loro. Occorrerebbe una sedia, per cortesia.
Presidente (fuori microfono): È uno della scientifica di Roma che ha fatto la consulenza tecnica…  
Presidente: Buongiorno. P.M.: Proietti/Donato, hanno fatto quella cosa…  
C.P.: Buongiorno.  
Presidente: Ora le forniamo una seggiola…  
Presidente: Soltanto le sue generalità, per cortesia.  
C.P.: Proietti Claudio, nato a Roma il XX/XX/19XX.  
Presidente: Polizia Scientifica?  
C.P.: Si, sono il Direttore della Divisione Identità della Polizia Scientifica.  
Presidente: E consulente del Pubblico Ministero.  
C.P.: Consulente del Pubblico Ministero.  
Presidente: E in questa qualità lei può rispondere alle domande del Pubblico Ministero.  
P.M.: Quello è l’originale per poi scegliere di mostrare delle foto. Si tratta qui di un accertamento sempre fatto sul blocco, ed è quell’accertamento originato, se loro ricordano, da quelle dichiarazioni fatte dai periti calligrafi, in particolare il Professore di Verona, che fece presente a loro e aveva fatto presente al P.M., di come sul blocco, al di là di quei grafemi che avevamo visto, ci fossero, lui ci ha accennato come nella prima scrittura c’erano delle tracce latenti, sotto, quando ci ha fatto tutta quella spiegazione sul prendo, sul fatto che non erano scritture spontanee. Non so se ricordano?  
Presidente: Sì.  
P.M.: È quell’argomento lì. Questo a seguito di quel lavoro fatto dai periti nominati dal GIP, il P.M., nei termini, prima della decisione del GIP, ha chiesto ai periti di fare un accertamento come consulenti tecnici proprio di nuovo sul blocco, con due quesiti: primo, se quelle scritte erano di Pacciani, e poi se vi erano delle scritte pregresse. Io chiedo – c’è un elaborato che io chiedo sia acquisito ex 501, II comma, poi anche di ufficio – e vorrei, sono state fatte delle fotografie e vorrei innanzitutto che i periti spiegassero l’oggetto dell’esame e il risultato dell’esame; e poi mostrassero questi documenti che chiedo che vengano utilizzati e mostrati alla Corte, sempre ex 501. Forse il dottor Donato può cominciare, non so, come credono loro.
F.D.: L’operazione che è stata eseguita presso i laboratori centrali Divisione Identità anche in questo caso si è eseguita la tecnica della luce radente puntiforme, mentre poi noi abbiamo eseguito il raffronto grafologico per quanto riguarda l’identità di quei grafemi, evidenziati allo stato latente, con le scritture di comparazione che avevamo acquisito. Allora io strutturerei il discorso in questi termini: la prima parte la fa il collega che ha evidenziato questa strumentazione a Roma…  
P.M.: Prego, prego, come loro credono, basta capire, che la Corte riesca a capire  
C.P.: Dunque, come già ha detto il dottor Donato, il metodo dell’ESDA è stato applicato – noi lo applichiamo ormai già diversi anni – in questo caso non ha consentito di evidenziare tracce di scrittura, per cui abbiamo applicato il metodo tradizionale della luce radente, che consiste proprio in una illuminazione tangenziale per mezzo di una un punto luce messo lateralmente al foglio, che consente proprio, proprio per i chiaroscuri che determina, di ricostruire parti di scritture, queste tracce latenti di scrittura. In questo caso abbiamo evidenziato sul primo foglio del blocco, perché i reperti erano il blocco più altri due fogli…  
P.M.: Dei fogli staccati sempre del blocco che sono in sequenza.
C.P.: … del blocco che erano repertati separatamente. Dunque sul primo foglio del blocco abbiamo rilevato una serie di depressioni che poi abbiamo fotografato, e qui c’è una documentazione fotografica…  
P.M.: Vogliamo mostrarle?  
C.P.: C’è la dimostrazione fotografica, e abbiamo rilevato alcune parole o parti di parole.  
Presidente: Andiamo per ordine, vediamole via, cosi forse. Vediamo questa prima pagina e vediamo cosa si vede. Prima vediamo la pagina senza evidenziazione e poi… Vediamo prima la pagina cosi com’è e poi la pagina come letta con la luce radente. È la prima pagina del blocco che se loro lo aprono…  
C.P.: Sulla prima pagina, a figura 2, adesso lo vedremo, figura 2, c’è la parola “predo”, che è stata rilevata nel settore superiore del foglio.  
P.M.: Prima, scusi, Dottore, vediamo tutto il foglio, sennò non si riesce a capire qual è il settore. Sulla sinistra c’è tutto il foglio.  
C.P.: Allora figura 1.  
P.M.: Ecco. Vediamo il foglio per intero. C’è una prima serie di righe di parole scritte nella parte alta – che voi avete indicato con 1 – poi una parte centrale, e poi una parte sotto. Dico bene?  
C.P.: Sì, l’abbiamo separato in tre settori, ecco.  
P.M.: Il foglio cosi come si vede si legge “prendo dal Lotti un ballino di cemento”, eccetera.  
C.P.: Ecco, nel settore superiore…  
P.M.: Che cosa avete visto a luce radente?  
C.P.: Abbiamo rilevato con la luce radente – passiamo a figura 2 – sotto la parola “prendo”, ecco, ci sono delle depressioni che abbiamo letto come “predo”.  
P.M.: Leggiamo, ecco…  
C.P.: Vediamo poi c’è il lucido sopra che mostra la riprova…  
P.M.: Vogliamo provare ad ingrandire se si vede meglio? Mi sembra si veda abbastanza bene.  
C.P.: Poi possiamo passare a figura 3, se questa è chiara.  
P.M.: Sotto c’è niente vero?  
C.P.: No.  
P.M.: Prego.  
C.P.: Figura 3. Nel settore sempre superiore del primo foglio di blocco…  
P.M.: Prima andiamo a sinistra, scusate, sennò non si capisce. È la parte terminale dove diceva le Lire 8.000, sempre della prima scrittura.  
C.P.: Sì. Abbiamo rilevato sempre la parola “manda” e “quale”. Figurano due parole figurano: una che sta… ecco, ecco. Poi, figura 4  
P.M.: Ecco, la figura 4 a quale parte del blocco nudo corrisponde, sennò non si capisce.  
F.D.: Eh, dovrebbe essere il…  
P.M.: Settore centrale del primo foglio, cioè quella parte vuota della prima pagina.  
F.D.: Settore centrale.  
P.M.: Ecco, cosa si legge?  
C.P.: Si legge “domanda”.  
P.M.: Vogliamo… ecco.  
C.P.: “Domanda”, e poi “d”; che poi figura 5, che è sempre settore centrale del primo foglio del blocco ripreso a luce radente, ci sono i calchi della parola “di Ammisio”. Poi, figura 6, figurano ancora due parole.
P.M.: Sempre al settore centrale corrisponde, no?  
C.P.: Settore centrale.  
P.M.: Del primo foglio.  
C.P.: Sì. Figurano due parole: “scuola” e “olio di conged”. Poi…  
A.B.: Potrebbe essere “folio”  
P.M.: Va be’, non si legge; possiamo sapere che è…  
C.P.: Siamo passati…  
P.M.: Con un errore è “olio”, “folio”. Per questo diciamo è stato strappato, ma questo è discussione…  
C.P.: Sì, infatti…  
P.M.: Prego, prego.  
C.P.: … poi successivamente abbiamo trovato la parola scritta “foglio di congedo” in un altro foglio. Dunque poi c’è il foglio… questo, è terminato l’esame del primo foglio del blocco. Siamo passati ad esaminare il foglio staccato che era contenuto in una busta contrassegnata con il numero 9: figura 7. E di qui…  
P.M.: È divisa in tre anche questa.  
C.P.: Qui abbiamo rilevato soltanto la frase – a figura 8, dobbiamo passare a figura 8 del settore centrale – la frase “per mettere il telefono”. Poi, poi qui è terminato l’esame del foglio.  
P.M.: Del primo foglio staccato.  
C.P.: Il primo foglio staccato. Quindi c’è poi l’esame del secondo foglio staccato, figura…  
P.M.: Vediamo il foglio al naturale.  
C.P.: Figura 9. Abbiamo diviso in due settori e abbiamo rilevato nel settore superiore – figura 10 – una frase: “consumato – ecco – k/L 12“.  
A.B.: 98.  
P.M.: Qualcosa del genere.  
C.P.: Seguita da un numero sottostante: 3440. Poi a figura 11 ancora due parole, figura 11 due parole, che abbiamo letto come “un fusto” o “fusta” e “giorni”. Rilevate nel settore superiore. Oh, successivamente, quindi poi abbiamo sottoposto a luce radente anche gli altri tre fogli del blocco, quelli sottostanti, i tre fogli seguenti, ma sono risultati negativi. Poi abbiamo eseguito i confronti tra le manoscritture che figurano sul primo foglio del blocco, quelle dei fogli contenuti nelle buste 9 e 10 – cioè i fogli staccati – e il confronto con le scritture autografe di Pacciani Pietro.  
P.M.: Dei memoriali se non sbaglio.  
C.P.: Erano il diario agenda e una busta contenente una lettera datata, sì, datata 07/01/1992, indirizzata a Scardigli Angelica. Nel confronto abbiamo rilevato analogie nell’aspetto grafico in generale e naturalmente delle corrispondenze molto significative in personalismi grafici, che ci hanno fatto ritenere che sono tutti, che tutte le scritture in esame a confronto sono attribuibili ad una unica funzionalità grafica. E poi abbiamo naturalmente specificato nella relazione anche le particolarità i personalismi grafici che riteniamo più contrassegnanti, diciamo, della funzionalità grafica del Pacciani. Per cui le conclusioni sono state le seguenti: sul primo foglio del blocco Skizzen Brunnen sono state rilevate tracce di manoscrittura redatte in precedenza – quindi su un foglio soprastante – dalla stessa mano che ha vergato quella visibile sullo stesso foglio. Tali scritture sono identiche a quelle dei fogli contenute nelle buste numerate, numero 9 e 10 dei corpi di reato, e sono tutte redatte dalla mano di Pacciani Pietro.  
P.M.: La ringrazio. Dottor Donato, ha da aggiungere qualcosa o è…  
F.D.: Ritengo che è esaustiva. Tranne che se si vuole vedere la documentazione macrofotografica dei singoli grafemi che hanno dato questa tipicizzazione.
P.M.: Penso non ci sia bisogno. Io chiedo che ex 501, II comma questo documento sia acquisito agli atti.  
Presidente: Avete domande da fare? Avvocato Colao, prego.
A. Colao: Dicevo, quei solchi da cui con la luce radente avete rilevato poi le parole evidenziandole come possono essere stati prodotti? Come si son potuti verificare?  
C.P.: Ma sicuramente da una scrittura vergata su un foglio sovrapposto a quello esaminato, a quello sul quale abbiamo rilevato queste tracce. Sono delle depressioni determinate dal mezzo scrivente proprio quando si procede a una scrittura, quando si scrive su un foglio sovrapposto a quello diciamo che stiamo esaminando.
A. Colao: Sì, ma, diciamo, questo fatto di sovrapporre un foglio…  
C.P.: Sì.  
Presidente: È intenzionale o causale o casuale?  
C.P.: Ma in un blocco è automatico il fatto, perché quando si scrive in un blocco, inevitabilmente le depressioni determinate dalla penna si trasferiscono sui fogli sottostanti. Quindi in questo caso mi pare evidente che…  
Presidente: Si trattava di una penna biro poi.  
C.P.: Si, si tratta di una penna naturalmente che è in grado di poter esercitare una pressione sul foglio e quindi trasferire poi queste parole, queste depressioni sui fogli sottostanti.  
Presidente: Son parole però che, diciamo, prese così come sono state prese, non hanno un significato…  
F.D.: Ma alcune sono parole intere, altre sono parti di parole, parti di frasi, e comunque alcune si vedono, si leggono negli altri due fogli.  
P.M.: Si ripetono.  
F.D.: Staccati. Si ripetono nei due fogli staccati. Sono le stesse parole che esistono; alcune si… qualcun’altra non si…  
P.M.: Non si vede.  
F.D.: Non si vede, non si legge nei due fogli staccati; altre invece si ripetono nei due fogli staccati. Avvocato Colao: Però io torno a ripetere, si è formato per caso o intenzionalmente questo? Ragionevolmente lei che deve fare naturalmente un lavoro di questo genere…  
C.P.: Ma io ritengo casualmente, inevitabile. Chiunque scriva su un blocco non pensa adesso a lasciare volutamente delle depressioni su un foglio sottostante per poter poi farle…  
P.M.: Se strappa il foglio rimane.  
C.P.: Se strappa il foglio rimangono lì. Poi scrive sul foglio sottostante, però sono rimaste le depressioni della scrittura vergata sul foglio sovrapposto, precedente.
A. Colao: Bene, grazie, Dottore. 
Presidente: Prego, Avvocato Pellegrini.
A.P.: I due fogli staccati appartenevano allo stesso blocco?  
C.P.: Sì, per quello che ricordo appartenevano allo stesso blocco. Sì, erano dello stesso blocco.  
P.M.: C’è spiegato nei verbali di sequestro. C’è spiegato: uno si è rotto nel momento in cui… è spiegato nei verbali; e l’altro è stato trovato a parte.
A.P.: Si è parlato anche stasera di questi due fogli staccati con delle scritture sopra. Sommando il numero delle pagine rimaste nel blocco con le due staccate che appartenevano al blocco stesso, mancano ancora altre pagine per completare la consistenza originaria del blocco? Cioè sono sparite…  
C.P.: Per quello che ricordo il blocco era già iniziato. Quindi non so quante pagine mancassero. Già, già iniziato il blocco era, quindi le due pagine staccate, repertate separatamente, appartenevano al blocco, perché, ecco, anche fotograficamente riportano la stessa zigrinatura in alto, quindi appartenevano al blocco. Però non so quante pagine poi mancassero. Sicuramente qualcuna mancava, perché ci sono nelle parole che abbiamo evidenziato, nelle tracce di scrittura evidenziate, c’è qualche parola che non si ripete nei due fogli staccati.
A.P.: Perfetto. E le parole che si ripetono in chiaro e in segno latente, c’è coincidenza di collocazione, cioè si può dire che sono il ricalco di quelle scritte sui fogli staccati?  
C.P.: Quest’esame io non l’ho fatto in quanto non era richiesto dal quesito. Però poi l’ho riguardate proprio successivamente, anzi, proprio stamattina prima di… e mi sembra, non sono adesso certo al cento per cento, ma mi pare che coincidano, che quindi hanno la stessa sede, e quindi i fogli erano staccati dal blocco; e quindi le parole coincidono con le tracce latenti rilevate, diciamo, coincidono con le parole riportate nel blocco. Quindi c’è una corrispondenza.  
P.M.: È stato scritto due volte: su una pagina tolta e su quella lì.  
C.P.: Per le parole che si ripetono c’è corrispondenza di sede.
A.P.: Per le parole che non si ripetono evidentemente erano state scritte su un foglio che non esiste più, che non abbiamo, ho capito, grazie.  
Presidente: Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Ecco, la difesa si oppone alla richiesta avanzata dal signor Pubblico Ministero ai sensi del 501 del Codice di procedura penale, perché proprio le ultime parole del consulente tecnico del P.M., secondo cui lui soltanto stamattina ha fatto un’indagine, un esame, così, visivo di queste, di questi grafemi rispetto a quello che poteva essere la sovrapposizione degli stessi su altro blocco – quindi nessuna indagine di natura strettamente scientifica – e proprio in relazione a questo essendo il 501 del Codice di procedura penale norma che richiede per il consulente o per il perito la facoltà di consultare documenti, note scritte e pubblicazioni che possono – non che debbono – che possono essere acquisiti anche d’ufficio, la difesa si oppone. Perché è soltanto una indicazione di parte questa relativa all’esistenza di questi grafemi sovrapposti, che non ha il conforto e il supporto probatorio, di un incidente cosiddetto probatorio e quindi di una perizia tale da poter essere acquisita agli atti. Si dice da parte del legislatore che possono essere acquisite anche di ufficio, ma nel caso di specie proprio per le indicazioni per le dichiarazioni rese testè dal consulente tecnico di parte, secondo cui quest’accertamento avrebbe potuto avere un significato non so di che tipo, ma sul piano della valutazione complessiva di un certo fatto, che cioè l’imputato l’avesse scritto, non l’avesse scritto in contestualità di quando ha scritto una certa cosa, siccome questo accertamento che indica lo stesso consulente tecnico di parte, un accertamento da lui non fatto, ma soltanto, cosi, intuito, guardato e quindi un accertamento che non è suffragato da una metodica scientifica, io sotto questo profilo ritengo che non possa in alcun modo la Corte accedere alla richiesta del Pubblico Ministero di acquisizione ex art. 501 II comma di questo documento.  
P.M.: Insisto per l’acquisizione, e in subordine chiedo che sull’argomento sia… sullo stesso quesito sia disposta perizia dalla Corte.  
A.B.: Se dispone perizia nessuna, sulla perizia la difesa non ha nessun problema. Ma così io credo non possa in alcun modo essere acquisita.  
Presidente: Vuole consegnarci allora l’elaborato così vediamo? Signori, se non avete altro da aggiungere su questo punto la Corte lo deciderebbe subito.
A. Colao: La parte civile si associa alla richiesta del P.M. perché la prova è stata più che chiara, diciamo, e su basi scientifiche, quindi non si vede il perché per l’ultima domanda fatta al collega di parte civile…  
A.F.: Scientifiche dell’ultimo momento.
A. Ciappi: La relazione peritale, cioè la relazione del consulente tecnico del Pubblico Ministero…  
Presidente: Non deve funzionare il microfono lì. Quindi l’Avvocato Colao si associa al Pubblico Ministero. L’Avvocato Ciappi…
A.C.: La relazione del consulente tecnico del Pubblico Ministero può essere acquisita ex art. 233 I comma, in quanto il Pubblico… cioè il consulente tecnico di parte può esprimere alla Corte, al Giudice le proprie, i propri pareri anche con memorie scritte. In questo senso è acquisibile. Se non ex art. 501, ex art. 233.  
A.B.: Può acquisire i propri pareri, se quel che ricordo di procedura penale, soltanto quando sul punto è stata richiesta da parte del Pubblico Ministero o da una delle parti un accertamento peritale. Questo è un accertamento ignoto assolutamente alle parti e quindi, ignoto si, sul piano tecnico peritale era ignoto. Cioè questo è un accertamento tecnico che non so che tipo di valore può avere sul piano probatorio. Quindi io mi oppongo.
A.C.: Nella norma citata si parla di consulenza tecnica extraperitale, quindi evidentemente siamo fuori dei casi di perizia.  
Presidente: Va bene, vediamo, signori.  
A.F.: Signor Presidente, se poi sciolta la riserva o risolto questo caso si può sospendere il processo, perché Pacciani non sta bene. Grazie.  
Presidente: Sospendiamo anche subito se non sta bene.  
P.M.: Io avrei, dico subito, un altro teste che è venuto apposta da lontano, quindi, va be’ comunque.  
Presidente: Le cose sono due: o Pacciani non sta bene e non consente che si proceda in sua assenza…   
P.M.: Esatto, volevo far presente questo: è un teste…  
Presidente: E allora sospendiamo l’udienza e ne riparliamo.  
A.B.: Presidente il Pacciani non sta bene.  
Presidente: Non sta bene.  
A.B.: Sta piangendo io non l’ho mai visto piangere in aula.  
A.B.: Non l’ho mai visto piangere in aula perché si sente male; ha dolori anginosi, io credo che sia opportuno che vada all’ospedale cioè che vada…  
Presidente: Ecco, no, però mi dica solo questo se consente che sia pure a questi limitati fini…  
A.B.: Non consente perché ha diritto di sentire. Non consente.  
Presidente: Neanche per sciogliere l’ordinanza?  
A.B.: No, l’ordinanza la sciogliamo.  
Presidente: Questo si  
A.B.: Speriamo che sia però veloce.  
Presidente: Quindi diciamo che…  
A.B.: Lui si sente male, Presidente, al di là di tutte…  
Presidente: Consente unicamente che si sciolga l’ordinanza in sua assenza e poi sospendiamo l’udienza e ne disponiamo la traduzione.  
A.B.: Grazie, anche perché dovrebbe andare presto non si sente… cioè…  
Presidente: Per venerdì prossimo, d’accordo. Allora la Corte si ritira, scioglie l’ordinanza, scioglie la riserva su queste richieste…  
P.M.: Il teste vedremo.  
Presidente: E Pacciani lo mandiamo via subito naturalmente.  
P.M.: Senz’altro, Presidente.  
Presidente: Se poi c’è bisogno di intervento medico…  
P.M.: … di assistenza, facciamo subito, facciamo venire subito una…  
Presidente: Il Pubblico Ministero mentre non c’è la Corte…
P.M.: Provvedo a far venire un’ambulanza con il medico a bordo.  
A.B.: È la terza pillola che prende per…  
P.M.: Se loro credono facciamo venire un’ambulanza con il medico a bordo, così lei si toglie…Vogliamo provvedere, per cortesia?  
A.B.: Così sono più tranquillo, se viene l’ambulanza sono ancora più tranquillo. 
P.M.: Facciamo venire subito. Se lo possono portare nella stanza facciamo venire subito il medico.
A.F.: È lo stress della giornata eh…
Presidente: Diamo lettura della seguente ordinanza: “La Corte, sciogliendo la riserva sulla richiesta di acquisizione della relazione dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero, dottor Proietti e dottor Donato; Rilevato che a norma dell’articolo 233, comma I, Codice procedura penale il consulente tecnico di ciascuna delle parti può presentare una memoria che contenga il suo parere, e che per tale ben deve intendersi la relazione della quale il Pubblico Ministero ha chiesto l’acquisizione, che allo stato non appare necessario effettuare accertamenti peritali, atteso che le tracce delle scritture latenti sul blocco in esame sono sufficientemente apprezzabili nella loro oggettività, per questi motivi respinta ogni altra istanza, dispone l’acquisizione al fascicolo del dibattimento le relazioni dei consulenti tecnici del P.M. di cui in parte motiva”. Dunque a questo punto non vi sono altre domande da fare ai consulenti tecnici.  
P.M.: Nessun’altra domanda ai consulenti tecnici.  
Presidente: No, si era dato per scontato che l’esame loro fosse finito dopo di che non possiamo fare altro che – questa l’ho scritta male la riscriverò – i consulenti sono liberi. Quindi, signori, noi ci vediamo allora come si è detto…  
A.B.: Venerdì.  
P.M.: Io ho già ho già fatto presente alla parte civile che provvederà a citare – a una delle parti civili – alcuni testi, e io farò…  
Presidente: La stessa cosa poi voglio dire…  
P.M.: Dalla settimana prossima in poi noi siamo veramente come istruttoria dibattimentale per quello che riguarda il P.M. abbastanza, anzi, molto avanti.  
Presidente: Vorrei dire questo: incrociamo pure – salvo che non ci siano motivi particolari – incrociamo pure i testi di tutte le parti, difesa compresa.  
P.M.: Il P.M. non ha problemi sul punto.  
A.B.: Ecco, cioè mi pare, signor Presidente, chiedo scusa, mi mare che un giorno, penso, perlomeno una buona fetta della giornata ci sarà…  
Presidente: C’è l’esame del Pacciani.  
A.B.: No, chiedo scusa, dopo questo, mi consenta, ci sono i cosiddetti consulenti criminali o criminalistici, o eccetera.  
Presidente: Sì, sì, De Fazio. Mi pare che verranno – temo – in fondo, ve lo dico.  
P.M.: Io da quel che ho potuto capire con gli impegni deve tener presente, Signor Presidente, che glielo stiamo dicendo un po’ a termini ristretti, sono persone che hanno impegni anche diversi a cui è difficile… universitari, vari concorsi, così mi riferiscono, Presidente, fanno il possibile per trovare un giorno della prossima settimana; penso il giovedì o il venerdì non prima.  
A.B.: Ma farebbero meglio a venire qua perché è pericoloso fare concorsi ora. 
Presidente: Comunque, semmai, ecco, volevo dire questo.  
P.M.: Fanno concorsi da docenti.  
Presidente: Se non vi sono problemi particolari, tanto se siamo tutti d’accordo l’ordine del Codice lo possiamo…  
P.M.: Il P.M. acconsente a qualsiasi tipo di intersecazione.  
Presidente: Magari compreso anche l’esame del Pacciani, se credete.  
A.B.: Ecco, io lo farei proprio alla fine, Presidente.  
Presidente: Proprio alla fine, d’accordo.  
A.B.: No, anche perché oggi non si è sentito bene. Le voglio dire che c’è un certificato medico che attesta la situazione anginosa che è stata superata dal Calvasil; ne ha prese due pastiglie. Il Pacciani voleva rientrare, è di là, ma ormai a questo punto lo mandiamo, se lei è d’accordo.  
Presidente: Ma tanto, come volete.  
A.B.: No, no lo mandiamo a casa.  
Presidente: Ecco, cosa c’era ancora Pubblico Ministero lei aveva chi? Pubblico Ministero chi aveva stasera lei?  
P.M.: Io avevo una degli ufficiali di Polizia Giudiziaria che avevano provveduto a fare quella operazione di controllo per i pedinamenti, che avevano preso in affitto per intendersi l’appartamento vicino e che ci può dire qualcosa su come è andato e su un episodio in particolare.  
A.B.: Possiamo sentire venerdì, Presidente?  
P.M.: Ho qualche difficoltà; comunque proverò io. Nel caso son disposto a rinunciare se non ce la faccio.  
A.B.: O a sentirlo un altro giorno.  
Presidente: Va bene. Questo lo alleghiamo, questo certificato medico lo alleghiamo agli atti. Lo avete visto, signori, ve lo leggo. La data ore 17, giorno 5. È di ora no?  
A.F.: Sì oggi.  
Presidente: È venuto un medico del pronto soccorso.  
P.M.: Sì, ho fatto venire l’unità coronarica, Presidente.  
Presidente: Benissimo. “Crisi anginosa sospetta. Al nostro arrivo il dolore precordiale era già regredito dopo un assunzione di Carvasil”. Lo alleghiamo, per quanto può valere, agli atti.  
A.B.: Ecco, Signor Presidente, vorrei chiedere alla cortesia del Pubblico Ministero se mi indica, se mi dice che i prossimi giorni farà sentire anche gli ufficiali di polizia giudiziaria per non portarmi borsate di roba ulteriori a queste. 
P.M.: Gli ultimi rimasti.  
A.B.: Ecco, grazie.  
P.M.: Mi sembra che ne ho tre o quattro, non di più.  
A.B.: Perché sennò mi viene a me l’infarto.  
Presidente: No per carità.  
A.F.: E il Maresciallo Matassino ancora manca.  
Presidente: Abbiamo Venerdì che dobbiamo occupare completamente. Poi abbiamo, saltiamo l’11 perché noi abbiamo un’udienza in Tribunale che è un famoso processo, e poi abbiamo quattro udienze consecutive…
A.B.: 12, 13, 14 e forse 15.  
Presidente: E 15.  
A.B.: Ma c’è la finale il 15.  
Presidente: No, no, no, Avvocato, qui la finale…  
A.B.: No, no, scherzo.  
Presidente: Assolutamente. Anche se ci fosse… La finale è qui, però poi naturalmente finite, non dico finiamo, finite nei guai tutti quanti.  
A.B.: Come finiamo nei guai, Presidente? Io ho almeno dieci giorni di comporto per riguardare le… per riguardare….  
Presidente: Anche 15, anche 15. Quindi diciamo che il tempo per fare tutto ciò che dobbiamo fare ce l’abbiamo. E sennò dobbiamo andare in epoca successiva al 15. Fate voi…  
A.B.: Ecco signor Presidente le chiedo scusa, ma il 20, 21,22,23 no?  
Presidente: Avvocato, no…  
A.B.: No, non lo so.  
Presidente: No se, no se…  
A.B.: No se.  
Presidente: No se, no si.  
P.M.: Chi ha orecchi per intendere intenda.  
A.B.: Grazie.  
Presidente: L’udienza è tolta. Ci vediamo venerdì alle 09.00. Traduzione dell’imputato, eccetera.
Presidente (fuori microfono): Eppure è chiaro. No, se.
5 Luglio 1994 25° udienza processo Pietro Pacciani

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