4 Luglio 1994, 24° udienza, processo, Pietro Pacciani,

Paolo Canessa, Piero Fioravanti, Franco Marini, Riccardo Cagliesi Cingolani, Francesco Saint Omer Bartolini, Pietro Frillici, Pietro Benedetti, Ignazio Spampinato

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P.M.: Prima di iniziare l’audizione dei testi convocati per oggi devo far presente che la difesa fece un’istanza per ascoltare due testi di cui uno fece il nome di Cigolini Luciano perchè diceva che questo signore era a conoscenza di fatti importanti. Faccio presente che effettivamente fra gli atti del PM, sono 13o volumi, per verificare che Cigolini Luciano rilasciò testimonianza dalla Polizia Giudiziaria all’epoca dell’omicidio dell’85 e rese dichiarazioni ai Carabinieri di Desenzano insieme ad una ragazza, Sossi Milena. Le deposizioni sono agli atti  del processo, si trovano nel fascicolo 36 degli atti del PM. Tutto questo per dire che questo signore esiste e si tratta di persone che insieme ad un centinaio di altre persone, tutte nel fascicolo, che hanno fatto presente di essere stati attenzionati da persone identificati come guardoni. Il PM non ha provveduto a citarle perchè le indagini non erano andate oltre quelle deposizioni e gli elementi forniti non erano sufficienti per andare avanti. Vorrei aggiungere che nel verbale del Cigolini non si parla di quelle circostanze, come il coltello o la bava alla bocca, che poi sono state riferite al difensore che le ha poi riferite in aula. Se analizziamo il verbale del Cigolini  sembra più che la persona descritta, di cui fu fatto un identikit, assomiglia più ad un ladro che ad un guardone. Primo si tratta di deposizioni note a tutte le parti e dovevano essere indotte secondo i tempi, se poi hanno detto qualcosa di diverso si rimane perplessi. Seconda considerazione, se si dovesse sentire tutti i testimoni del 1985, anche quando non ci sono dati significativi, si appesantirebbe molto il lavoro della corte. Sottopongo alla corte quei verbali perchè possa valutare l’istanza del difensore facendo presente che il PM si oppone all’audizione di quei testi in quanto andavano indotti al momento opportuno.

Presidente: Avete qualcosa da dire? Avv. Colao?

Avvocato Colao: Siamo remissivi.

Presidente: Avvocato Fioravanti.

Avvocato Fioravanti: L’avvocato della difesa chiese l’ammissione di questo teste, Lucino Cigolini, perchè vi erano elementi nuovi. La difesa non ha letto i verbali di Cigolini e Sossi e di questo mi dolgo, ma se è vero, come dice il PM, che ci siano elementi diversi rispetto a quelli verbalizzati a suo tempo, e quelli il Cigolini ha riferito al sottoscritto avvocato difensore e venuto a conoscenza attraverso un approfondimento del Dott. Catani per la trasmissione “Chi l’ha visto?” di RAI3, a cui il Cigolini si è rivolto per sapere che fine aveva fatto la sua denuncia fatta a suo tempo ai Carabinieri di Desenzano.  Il difensore ritiene che il coltello e della bava alla bocca riferiti a questo difensore siano elementi del tutto nuovi che possono portare all’audizione del Cigolini e se necessario dell’allora compagna Sossi. La difesa insiste per l’ammissione del teste.

Presidente: La corte si riserva per prendere visione del fascicolo che il PM ci fornirà.

Presidente: Possiamo andare avanti.
P.M.: Si Presidente, vorrei sentire i periti Cagliesi Cingolani, Bartolini Saint Omer e Marini Franco che nel corso dell’indagine fatta dal giudice istruttore nel 1985 furono incaricati di esaminare quel pezzetto – allora di materia non identificata – contenuto in una busta che all’indomani del delitto dell’85 pervenne alla dottoressa Della Monica presso la Procura della Repubblica – quella lettera con un “P” sola – di Firenze. I periti sono degli esperti di medicina legale, in particolare sull’esame dei tessuti, che fecero una comparazione fra quel tessuto, perché tessuto umano risultò, e una stessa parte di tessuto prelevato dal cadavere della Mauriot. Chiedo che i periti oggi siano esaminati sul contenuto della loro relazione.
Presidente: Benissimo, li possiamo introdurre allora, si accomodino. Sedete pure, prego, allora il professor Cagliesi Cingolani è già stato sentito quindi non c’è bisogno di ripetere la formula, gli altri invece per cortesia vogliono cortesemente dare le loro generalità e leggere la formula? Dei testimoni eh…
F.M.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Dunque lei è?
F.M.: Marini Franco.
Presidente: Marini Franco, generalità complete.
F.M.: Nato a Firenze il 20 giugno 1954.
F.B.: Bartoloni Saint Omer Francesco nato a Lucca il 17 ottobre 1936. Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Allora prego signori rispondete alle domande del Pubblico Ministero e poi a quelle dei difensori. Il microfono ve lo passate a seconda della necessità, potete anche tenerlo in mano e allora sentiamo, Pubblico Ministero.
P.M.: Ecco, la mia domanda la rivolgo a tutti e tre comunque penso che potrei avere ora come interlocutore il professor Cagliesi Cingolani che è quello a cui ci rivolgeremo per primi. Ecco, lei ricorda, professore, che il 13 settembre 1985, cioè appena arrivata quella busta che ora vorrei mostrare un attimo, tanto si tratta di un istante…
Presidente: Certo, certo. La conosciamo tutti, vero?
P.M.: Forse la Corte… ecco, o non tutte le parti l’anno presente… 

Presidente: Ohoo, benissimo, ci siamo finalmente, abbiamo superato gli inconvenienti tecnici e allora voi ricorderete, vero? Questa busta…
P.M.: Ecco, vogliamo far vedere l’intero? Così è come pervenne, ovviamente le macchie nere sono perché è stata evidenziata dalla scientifica per trovare delle impronte… impronte che sono solo sull’esterno e non utili per confronti, ce lo dirà poi il teste che chiameremo sugli accertamenti di Polizia scientifica, penso verrà domani. Qui si tratta solo dell’accertamento, diciamo, medico-legale sul contenuto della busta. Possiamo far vedere qualche altra foto, loro vedono come è stato fatto l’indirizzo… ecco, le macchie, continua a dire, sono… sembrano così scure perché sono state evidenziate. Ci sono lì delle… ecco… se vogliamo leggere… dei frammenti d’impronta evidenziati sulla facciata anteriore esterna della busta, quindi in esterno da lettere, sotto ancora si spiega che i frammenti d’impronta evidenziati sulla facciata posteriore esterno della busta… i frammenti… vediamo a destra, per cortesia. No, no, no ecco, quella figura lì, la 13 e 14 per intendersi, ecco dice: “Frammenti di impronte evidenziati su facciate interna dalla busta da lettere” però dobbiamo tener presente che è una busta che è stata aperta, ovviamente, nessuno pensava nell’ufficio che riceve la posta alla Procura che si trattasse di busta – all’epoca – importante, poi sono stati presi per fortuna, come sempre avviene, in un secondo momento accorgimenti diversi, però lì non abbiamo alcuna possibilità per quanto riguarda le impronte di dire a chi si riferiscono, ovviamente sono le persone che hanno toccato la busta. Comunque sia si tratta di impronte non utili per confronti così non abbiamo neppure questo problema, se ci fosse la possibilità di capire di chi sono. Sono comunque impronte non utili per i confronti. Invece il contenuto della busta è importante, fu analizzato dai periti. Fu consegnato il 13 settembre, cioè il giorno successivo a quando la busta pervenne, al professor Cingolani il quale insieme ai colleghi fece degli accertamenti sul quale ha riferito per iscritto e che chiedo oggi ci riferisca sommariamente. Professore, grazie.
C.C.: Si, fu fatto un accertamento di ordine istologico, cioè microscopico, per vedere di quale tessuto si trattasse e risultò essere di tessuto mammario…
P.M.: Cioè, innanzitutto umano, questo era…
C.C.: L’accertamento dell’appartenenza alla specie umana fu fatta con un’altra metodica, non una metodica…
P.M.: La prima è che era mammario.
C.C.: Si, era un tessuto mammario, era un tessuto contenente… cioè era un frammento contenente un tessuto ghiandolare che fu identificato dal professor Bartoloni, che della nostra terna era appunto il più esperto in proposito, e del tessuto adiposo come spesso si trova frammisto insieme a questi acini ghiandolari. Poi a parte fu fatta l’indagine ematologica relativa invece al fatto che si trattasse appunto di un tessuto di specie animale o umana e poi anche un’indagine che si spinse per accertare a quale gruppo sanguigno potesse appartenere il possessore del frammento. Risultò essere appartenente al gruppo sanguigno “A” nel sistema A,B,0 e la stessa indagine in parallelo venne compiuta anche su un frammento prelevato dal cadavere della Mauriot…
P.M.: Perché vi venne subito il dubbio?
C.C.: Ci venne subito il dubbio che si potesse trattare dello stesso… cioè della stessa provenienza…
P.M.: Certo.
C.C.: E sempre sul cadavere della Mauriot fu anche identificato il gruppo sanguigno di appartenenza. E’ possibile farlo, lo si fece in corso di autopsia e risultò anche questo… cioè anche la Mauriot risultò appartenere al gruppo sanguigno “A”.
P.M.: Che incidenza ha il gruppo “A” come percentuale nei gruppi..
C.C.: Gruppo sanguigno nella popolazione europea, quindi italiana, intorno al 40% degli individui.
P.M.: Quindi il gruppo in sé non ci diceva niente di sicuro, era il tessuto mammario che ci consentì di andare avanti.
C.C.: Il tessuto mammario, vale a dire… gli aspetti istologici, diciamo, e relativi al frammento e relativi al frammento prelevato dal cadavere coincidevano in linea di massima.
P.M.: Identità, era una coincidenza che voi vedevate al microscopio, ovviamente non si poteva fare all’epoca nessun tipo di analisi diversa…
C.C.: Certamente.
P.M.: Faceste quella del gruppo e quella dell’esame del reperto con strumenti idonei, ecco, la coincidenza fu manifesta…
C.C.: Queste sono le uniche due coincidenze che noi a quell’epoca avevamo la possibilità di fare.
P.M.: Ecco, forse il professor Bartolì Saint Omer ci può spiegare qualcosa di più preciso e se non sbaglio, mi ha fatto presente stamani, che i reperti li ha ancora lui in quella scatolina che ha oggi, ecco. Questo per…
F.B.: Esattamente, i reperti sono qua a disposizione, quelli relativi al frammento in esame e quelli relativi a frammento di tessuto mammario prelevato dalla salma di Mauriot. Quanto ai risultati io posso riferire sul piano della mera indagine morfologica, quindi formale, e sotto questo profilo indubbiamente il tessuto da indagare e il tessuto mammario di Nadine coincidono per quanto riguarda la composizione del tessuto adiposo, del tessuto connettivale e anche dei lobuli ghiandolari, questo peraltro non significa che necessariamente ci sia una attribuzione certa…
P.M.: Con quel tipo di analisi lì?
F.B.: Con questo tipo di analisi morfologica.
P.M.: Sono le circostanze nel loro complesso che vi hanno aiutato a risolvere in questo…
F.B.: Immagino di si, elementi diversi che convergono.
P.M.: Ecco, non so se il dottor Marini ha qualcosa da aggiungere su questo… Ecco, le sembra di no. Allora la domanda che vorrei fare successiva forse al dottor Cagliesi Cingolani è questa: all’epoca, se non sbaglio, non avevamo metodiche di raffronto come quelle che la è poi ci ha portato in tempi successivi, mi riferisco al DNA, quindi all’epoca nessuno pensò, perché nessuno ne era al corrente, di poter fare un’analisi diversa sul DNA, che se le mie conoscenze non sono sbagliate, era un caso di scuola, perché avevamo a disposizione due reperti nello stesso stato di conservazione quindi era possibilissimo farlo. Il fatto che oggi, se la Corte volesse per me no, assolutamente nece… o alcune delle parti avessero necessità di approfondire quest’esame, il fatto che oggi abbiamo quei reperti, se qualcuna delle parti ne avesse necessità, ci può aiutare per farlo oggi o oggi professor Cagliesi è difficile, se qualcuno lo volesse, introdursi su questa strada?
C.C.: Io credo che la possibilità di ricavare dei risultati utili dall’indagine compiuta su quegli stessi frammenti che il professor Bartoloni ci ha in mano…
P.M.: Che gelosamente ha conservato.
C.C.: …che gelosamente ha conservato, giustamente, è una possibilità lontana, recondita. Non credo di poter aggiungere altro. E’ recondita ma non mi sentirei di dire che sia impossibile.
P.M.: E’ l’ultima domanda, per completezza la faccio allora al professor Bartolini. Secondo lei professore… se ha più esperienza, non lo so o se…
F.B.: Per la verità esperienza in questo specifico non ne ho.
P.M.: Ecco, nemmeno lei.
F.B.: Per analogia le posso dire che per indagini di altra natura, per la identificazione del DNA virale si utilizza materiale analogo a questo però in quel caso siamo in possesso già di un modello acquisito, disponibile sul mercato…
P.M.: Di quel tipo di tessuto…
F.B.: … di quel tipo di…
P.M.: Quindi una metodica su quel tessuto specifico.
F.B.: Su questo dovremmo procurarci preliminarmente…
P.M.: Ho capito, io la ringrazio. Direi che non ho altre domande da fare, non ho istanze, a dir la verità, da formulare alla Corte sul punto, secondo me l’indagine fatta all’epoca ai fini della ricostruzione dei fatti da parte del P.M. è sufficiente.
Presidente: Bene, signori avvocati di parte civile? Avvocato Colao prego.
A.C.: Scusino, di che dimensioni era il frammento? Che dimensioni aveva il frammento?
C.C.: La prego un attimo di attendere, l’abbiamo scritto a suo tempo, magari può rispondere il dottor Marini che è… ci vede meglio.
F.M.: Allora, dunque è stato descritto, era un “frammento di materiale deformabile con la pressione del peso di 1,30 grammi circa, di forma pressoché quadrangolare e di dimensioni di cm 2,8 x 2,00 circa e uno spessore di circa 2/3 millimetri… il colorito era giallastro, se si eccettuava una piccola porzione marginale che aveva un colorito più francamente biancastro.”
A.C.: Dicevo, un frammento di questo tipo che è piccolissimo, no?
C.C.: 2cm, 2cm e mezzo.
A.C.: Deve essere stata…
Presidente: Un francobollo, via…
A.C.: Dev’essere stato preso con delle pinzette, non so… O con… con qualche cosa deve essere… o con delle dita… non lo so.
C.C.: Cioè lei si riferisce probabilmente…
A.C.: Al prelievo.
C.C.: Al prelievo quindi… probabilmente, visto che i margini erano abbastanza regolari era stato tagliato con una lama o con qualcosa di tagliente, indubbiamente. Se sia stato preso con delle pinzette o con dei guanti, credo sia difficile ora… Ah lei dice essendo una fetta è stato preso… Mah, non lo so, insomma… Sono 2,3 millimetri di spessore quindi probabilmente può essere anche stato affettato senza l’utilizzo di una pinza, può essere di si come può essere di no, insomma non è…
A.C.: E se, scusi dottore, e se non fosse stato imbustato immediatamente, se non fosse stato… doveva essere tenuto con una certa cura, immagino, no? Perché sennò un frammento del genere si poteva deteriorare…
C.C.: Deteriorare si.
A.C.: Quindi è presumibile che sia stato subito messo con cura in una busta no? O no?
C.C.: Infatti non era inserito direttamente nella busta ma era coperto tra dei foglietti di materiale di tipo plastico e ciò probabilmente ha contribuito abbastanza alla conservazione.
A.C.: Ha contribuito abbastanza?
C.C.: Alla sua conservazione, alla buona conservazione.
A.C.: Certo, bene, grazie, grazie non ho altre domande.
C.C.: Non si è disperso abbastanza la fase acquosa.
Presidente: Avvocato Santoni, prego.
A.S.: Chiedo scusa ma voi quando avete visto questo reperto? Quando l’avete potuto esaminare? Dopo il fatto… cioè… dopo l’omicidio della Mauriot evidentemente…
C.C.: Noi abbiamo scritto nella relazione che è arrivato questo frammento all’istituto di medicina legale alle ore 20:00 del 10 settembre 1985.
A.S.: Ecco, allora vi volevo chiedere questo: esaminando il reperto potete risalire – e vedendo ovviamente le sue condizioni – a quanto tempo presumibilmente prima era stato…
C.C.: Questo è un quesito che fu posto all’epoca…
A.S.: Che oggi vi trova consenzienti…
C.C.: Si, ci trova sostanzialmente consenzienti, univocamente consenzienti su quello che è stato relazionato.
A.S.: Che era compatibile con il momento della morte? E’, ovviamente! Questo è de… Vi ringrazio.
Presidente: Avvocato Pellegrini.
A.P.: Il frammento era stato prelevato dalla superficie esterna della mammella o l’interno? Era un pezzetto dell’interno… cioè c’era pelle o non c’era pelle?
C.C.: Ecco, cioè frammenti di epidermide non sono stati riscontrati, gli unici due tessuti, come ha detto prima il professor Bartoloni sono stati: tessuto adiposo e tessuto di ghiandola mammaria.
A.P.: Quindi all’interno diciamo, per intendersi.
C.C.: Sulla superficie più profonda.
A.P.: Ecco, ai fini di una riconoscibilità e quindi di una identificazione di quel reperto con i tessuti adiposi della povera francese, era più facile il confronto se ci fosse stata della pelle o così come si è presentato il reperto era più identificabile? O è indifferente?
C.C.: Dunque questo è un quesito che sicuramente a cui può rispondere meglio il professor Bartoloni, magari sentiamo anche il suo parere in proposito, personalmente posso dire che credo che fra i tre tessuti possibilmente rinvenibili, di cui però sono stati rinvenuti solo due, quello che più si prestava a, se si vuol dire, ha individuazione – molto tra virgolette – forse è proprio quello mammario perché può avere delle modificazioni più evidenti tra soggetto e soggetto. Comunque sentiamo il professore.
F.B.: Modificazioni anche di carattere ormonale, vero… Per quanto riguarda la cute non c’era, non comprendeva il frammento in esame tessuto cutaneo e quand’anche così fosse stato il nostro confronto sarebbe avvenuto ovviamente anche con frammento cutaneo prelevato dalla salma.
A.P.: Certo.
F.B.: La cute che riveste l’area mammaria di solito è confrontabile un po’ fra tutti i soggetti, quindi nessuna possibilità di approfondire ulteriormente l’identificazione, quindi l’attribuzione certa.
A.P.: Ma la mia domanda era un po’ diversa, e cioè, se ci fosse stata della cute, e non c’era, il riconoscimento, l’identificazione sarebbe stata più facile, più difficile o indifferente rispetto al tessuto in confronto?
F.B.: Ripeto che non avrebbe aggiunto niente in termini di certezza.
A.P.: Né avrebbe tolto, la pelle sarebbe stata uguale, indifferente?
F.B.: Penso di si.
A.P.: Grazie.
Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
A.B.: Grazie. Ecco professor Bartoloni, lei ha detto prima che dall’analisi che lei ha fatto, che voi avete fatto il tessuto connettivale e cellulare di questo lembo di carne coincideva – così ha detto lei – con quello del povero cadav… del cadavere della povera signorina, signora o signorina. E’ vero questo?
F.B.: Si, per la verità, si possono correggere un piccolo dettaglio, io ho detto che in termini di composizione il frammento prelevato…
A.B.: Ecco, la composizione, si, si, lo so, composizione. Quindi, ecco, il tessuto connettivale cellulare di una persona può essere diverso da altre persone? Specialmente quello mammellare?
F.B.: No, direi di no, se si prescinde dallo stato funzionale della ghiandola che può variare da soggetto a soggetto, il tessuto connettivo è tessuto connettivo, il tessuto adiposo è tessuto adiposo però ci sono mammelle più ricche di tessuto adiposo… quindi quello percentualmente essere predominante rispetto al connettivo e viceversa.
A.B.: In questo caso, lei ha detto prima, che questo tessuto mammellare… era certamente mammellare, coincideva, come tipo, come morfologia, come struttura con quello della ragazza a cui era stato asportato il seno.
F.B.: Si.
A.B.: Ohooo, un’altra cosa le volevo domandare e proprio in riferimento alla domanda fatta dal collega di parte civile, questo lembo era di circa 2,8 x 2,00, ecco com’è… morfologicamente era quadrato?
F.B.: Come un francobollo.
A.B.: Come un francobollo.
F.B.: Quasi quadrato.
A.B.: Ed i lembi erano molto netti, molto netti…
F.B.: Se non ricordo male, si.
A.B.: Sicchè si presumerebbe che sia stato adottato uno strumento da taglio piuttosto affilato o no?
F.B.: E’ verosimile.
A.B.: E’ verosimile. Ecco, quanto alla compatibilità cronologica voi avete detto che sicuramente poteva essere stato asportato, questo lembo, da quel seno perché la lettera è pervenuta esattamente il 10 settembre ’85 alla dottoressa Silvia Della Monica, pare che l’omicidio sia dell’8 settembre, la lettera è pervenuta il 10 settembre 1985… La dottoressa Silvia della Monica… imbucata questa lettera, guarda caso, in San Piero a Sieve, voi le ricordava a te queste cose, le sapevate queste circostanze?
C.C.: Si.
A.B.: Ecco, nei due foglietti, non so che cos’è, di cellophane o di questo materiale…
Presidente: Polietilene, avvocato.
A.B.: Polietilene? Mi scusi professore, con lei, questi due foglietti non avevano alcuna impronta? Di nessun tipo, di nessun genere? Loro l’hanno visto?
F.M.: Ho ceduto il microfono al professor Cagliesi perché è stato lui che ha avuto in consegna in concreto…
A.B.: Io domando, sa…
C.C.: Dentro la busta, che è una busta di…
A.B.: Dentro la busta si c’era…
C.C.: Dentro la busta di carta c’era un’altra, diciamo, un’altra busta… ora non ricordo fosse proprio una busta o fosse semplicemente due foglietti di polietilene del tutto trasparente, attraverso il quale si vedeva appunto questo frammento.
A.B.: Ecco, quindi siccome pare che non siano state rispettate delle impronte, che dovrebbero invece… così a mani nude, a mani bagnate di sangue eccetera… dovrebbero residuare se ci sono… sembrerebbe che colui che ha tagliato e inserito in questi due foglietti questo lembo di carne abbia adottato, abbia usato delle precauzioni, abbia adottato dei guanti, qualcosa del genere o no? Sembrerebbe, insomma… perlomeno…
F.M.: Potrebbe essere si.
A.B.: Cioè se io taglio un seno e da questo seno taglio un altro pezzettino di carne dovrei… e lo inserisco in una busta o… non soltanto di carta ma anche in mezzo a due pezzettini di cellophane… se io a mani nude… qualcosa resta… invece quando non è stato trovato nulla?
F.M.: No, così come ci fu consegnato a noi in istituto, la bustina interna, diciamo, di polietilene non conservava dei frammenti di impronte.
A.B.: Io non ho altre domande, grazie, scusi. Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Un momentino, però qui c’è da chiarire una cosa, se qualcosa fosse stato trovato non era certo compito dei medici qui presenti trovarlo o cercarlo…
P.M.: Verranno i tecnici della scientifica, penso domani, a spiegarci gli accertamenti che hanno fatto.
Presidente: Queste non sono domande a cui i medici legali possono rispondere, non era loro compito cercare le impronte, ci mancherebbe altro!
A.B.: Va bene però le impronte, pare che non ci fossero!
Presidente: Chi gliel’ha detto avvocato? Loro che ne sapevano? Avete mai cercato impronte?
C.C.: Non abbiamo certamente cercato alcuna impronta, poi, credo…
P.M.: Non era nel loro incarico se non sbaglio:
A.B.: Presidente, siamo d’accordo che…
Presidente: Cerchiamo di scindere i due momenti, la Polizia scientifica che ha fatto certi rilievi e sono dettagliatamente indicati, se volete ve li leggo…
P.M.: Sono agli atti.
Presidente: …i medici legali, i quali avevano tutt’altro compito.
A.B.: Presidente, sono andato forse oltre ma non tanto per me ma lei conosce, perché l’ha letto meglio di me, il verbale peritale…
Presidente: Certo, certo.
A.B.: Tutte le risultanze di questo tipo ma la Corte probabilmente non lo sapeva, io mi sono permesso di ricordare questo dato, mi pare sia obiettivo. Grazie.
P.M.: Sentiremo comunque stamani il Maresciallo del ROS Carabinieri, che ha fatto gli accertamenti intanto sulla provenienza della busta.
Presidente: Sono dati su cui i medici legali non possono riferire. A loro è stato consegnato il reperto per fare un certo tipo di indagine medico-legale, non dattilo-scopico. Bene, altre domande?
P.M.: Nessuna il P.M., Presidente.
Presidente: Possiamo licenziare allora… grazie, buongiorno, arrivederci. Piuttosto il reperto, lo tratteniamo?
P.M.: Presidente, meglio forse… non so… vedo che il professore l’ha tenuto gelosamente per nove anni 15 possiamo fidare – fra virgolette – comunque come crede la Corte, io non…
Presidente: Lei ne resta in possesso professore, come depositario, ci fosse bisogno di ulteriori indagini… sennò poi lo verserà, naturalmente, al Pubblico Ministero e quindi alla…
P.M.: Come crede lo possiamo prende… non lo so, lei lo tiene in frigorifero, non so… Non ha necessarietà di cautele particolari… come crede lei Presidente.
Presidente: Ah, quindi il professor Cagliesi Cingolani dice che c’è del materiale… allora direi… diamo atto che i feriti sono in possesso del materiale…
P.M.: Certo, che l’hanno conservato.
Presidente: Trattenetelo pure, conservatelo nel migliore dei modi, certamente lo conserverete meglio di noi e poi…
P.M.: Lo hanno dimostrato, son passati nove anni e lo hanno ancora, quindi gliene dobbiamo dare atto.
Presidente: Ecco, se non saranno necessarie nuove indagini sul punto lo consegnerete poi alla cancelleria. Grazie, buongiorno, arrivederci.

Presidente: Bene, andiamo avanti signor Pubblico Ministero.
P.M.: Presidente, riservandomi di sentire poi i testi che hanno provveduto agli accertamenti di Polizia scientifica, vorrei sentire oggi, perché è presente, il Maresciallo Frillici che ha invece fatto gli accertamenti circa la provenienza di quella busta
Presidente: Ah…
P.M.: Cioè dove fu imbucata, quando e come.
Presidente: Bene.
P.M.: Il Maresciallo Frillici è già stato sentito, è qua presente oggi.
Presidente: Bene introduciamo il Maresciallo…
A.B.: Io mi riservo signor Presidente perché non sapevo che oggi sarebbe venuto il Maresciallo Frillici, non avevo…
P.M.: No, no ma tornerà eh! Oggi viene solo su questo punto.
A.B.: Anche su questo punto mi riservo di interloquire, di fare delle domande…
Presidente: Va bene avvocato, va bene.
P.M.: Come crede, rimane a sua disposizione.
Presidente: Nessun problema, comunque il fatto è molto semplice, ha tutti i dati storici che già più o meno sapete…
P.M.: Fra l’altro il Maresciallo si è avvalso e ha sentito tutti gli impiegati postali di quel luogo, sono tutti perfettamente identificati negli atti del P.M., ci sono i verbali, se qualcuno aveva qualcosa da obiettare aveva tutto il tempo di citare quei testi.
Presidente: Bene si accomodi Maresciallo.
P.F.: Buongiorno.
Presidente: Qui c’è la relazione del Gabinetto regionale della Polizia scientifica.
P.M.: Si, si, c’è anche quello lì. C’è quello della Gabinetto regionale ed è già agli atti, poi c’è quella fatta a Roma.
Presidente: Solo per ricordare.
P.M.: Si, si, io… è negli atti del P.M…. della Corte, trattandosi di atti…
Presidente: Bene Maresciallo allora… lei è già stato sentito quindi non c’è nient’altro da dire, risponda alle domande che le faranno il Pubblico Ministero ei difensori.
P.M.: Ecco Maresciallo, la domanda è questa: noi sappiamo già che lei ha fatto parte della SAM, come della parte Carabinieri, e che comunque nell’85, all’epoca dell’omicidio, fu incaricato insieme ad altri suoi colleghi – ma lei ne ha curato alcune personalmente – di fare indagini circa la provenienza della busta con quel contenuto che noi già sappiamo e con quell’indirizzo fatto con pezzi di giornale. Sulla busta, lei ricorda, se c’era un timbro di provenienza?
P.F.: Esatto, io l’ho vista in fotografia perché la busta…
P.M.: Non è stata data a lei.
P.F.: C’era un timbro di provenienza: 9 settembre 1985, timbro di annullo dell’ufficio postale di san Piero a Sieve.
P.M.: Il 9 settembre, per ricordarsi noi, era un lunedì?
P.F.: Esatto era un lunedì.
P.M.: Lei accertamenti sulla busta non li ha fatti, ha fatto…
P.F.: Io ho fatto accertamenti per capire… cioè si voleva capire da dove veniva questa busta, se proveniva da una delle cassette nelle immediate vicinanze o periferiche di quelle che sono ubicate nel territorio della giurisdizione, diciamo, del Comune di san Piero a Sieve.
P.M.: Perché il timbro unico era quello di San Piero.
P.F.: Solo quello c’era.
P.M.: Lei andò all’ufficio postale? Sentì qualcuno?
P.F.: Si, sentimmo tutti gli impiegati che allora operavano nell’ufficio postale di san Piero a Sieve, dal direttore agli impiegati, ai postini.
P.M.: L’ufficio postale di San Piero che raccoglie è uno, unico?
P.F.: E’ uno unico. Raccoglie su di un territorio geograficamente molto vasto, nel senso che siamo in campagna quindi queste cassette postali sono dislocate in punti anche lontani dal centro abitato.
P.M.: Ricorda quante sono le cassette?
P.F.: Dunque noi ipotizziamo che… praticamente questa post… chi avesse impostato questa lettera avesse percorso l’autostrada, questa un’ipotesi che si fece…
P.M.: Una mera ipotesi.
P.F.: E imboccando, uscendo a Barberino di Mugello e quindi percorrendo la strada a scendere in direzione di San Piero a Sieve, attraversare San Piero a Sieve e quindi individuammo questa serie di cassette, tra l’altro misurammo anche le distanze dalla uscita del casello autostradale fino alle cassette, all’ultima cassetta del comune.
P.M.: Aldilà delle distanze, ci arriviamo per gradi, lei ricorda l’ufficio di San Piero quante cassette ha sotto di sé?
P.F.: Dunque se lei mi consente…
P.M.: Prego, se lo vuole… penso la Corte l’autorizzi.
Presidente: Consulti, consulti Maresciallo.
P.F.: Ritengo di dirglielo con esattezza in quanto…
P.M.: Avete fatto anche poi un disegno, se non sbaglio.
P.F.: Ecco, l’ultima utile praticamente… ne sono 12 quindi.
P.M.: Sono 12 cassette che potrebbero astrattamente…
P.F.: Sono 11 perché la dodicesima già siamo nel comune di Vaglia.
P.M.: Con il timbro San Piero sono 11 cassette.
P.F.: 11, esatto.
P.M.: Lei ricorda… questi accertamenti li ha fatti nell’imminenza dei fatti, nel senso che le persone addette all’ufficio postale ricordavano qualcosa?
P.F.: Io le feci esattamente, se non erro, il giorno 14.
P.M.: Nella settimana.
P.F.: Un momento, i verbali sono del 12 quindi…
P.M.: Addirittura il 12.
P.F.: Ecco, il 14 è la mia lettera di trasmissione…
P.M.: Quindi lei li ha fatti il 12. Lei ricorda se attraverso – una volta ricostruito 11 cassette – attraverso l’escussione di testi o accertamenti che ha fatto fu possibile innanzitutto identificare il momento in cui era stata impostata? Cioè i momenti dei prelievi?
P.F.: Dunque noi dobbiamo dire questo che il prelievo della posta avviene tutti i giorni, ovviamente, feriali dalle ore 10:00 alle ore 12:00. Quindi la posta viene generalmente timbrata dalle 12:00 in poi.
P.M.: Dalle 10:00 alle 12:00 qualcuno effettuava il prelie… dalle 10:00 alle 11:00? No dalle 10:00 alle 12:00 e alle 12:00 qualcuno nell’ufficio postale, una volta raccolta…
P.F.: Minuto più, minuto meno…
P.M.: … metteva il timbro.
P.F.: Le disposizioni del direttore dell’ufficio postale erano quelle di prelevare la posta dalle 10:00 alle 11:00 di tutti giorni.
P.M.: Feriali.
P.F.: Feriali.
P.M.: Nel festivo venivano…
P.F.: No, nel festivo no.
P.M.: Lei, accertò se per caso in quella occasione si erano comportati in modo diverso?
P.F.: No, ognuno aveva questi compiti quindi… una parte di queste cassette… c’è chi addirittura aveva delle cassette molto periferiche, che la posta ne contenevano… che la posta ne conteneva molto poca… maggiormente erano uno o due cassette che contenevano la posta in quantità superiore.
P.M.: Chi era che effettuava questi prelievi? Il portalettere della zona?
P.F.: Il portalettere della zona.
P.M.: L’ho un po’ preceduto ma insomma… è esperienza comune che nei paesi…
P.F.: Si, è il portalettere della zona.
P.M.: Quindi questo portalettere rientrava e riportava entro le 12:00 ciò che trovava nelle casse.
P.F.: Si.
P.M.: Quindi l’unico che può aver visto, o capito qualcosa era il direttore che riceveva…
P.F.: Si che riceveva… quindi che iniziava, timbrava o faceva timbrare la posta a qualche altro dipendente.
P.M.: Qualcuno aveva – che lei si ricordi – notato questa busta?
P.F.: No, questa busta non era stata notata da nessuno. La nota soltanto il direttore, che se non vado errato e il signor Toccafondi, se non sbaglio.
P.M.: Che cosa le riferì? Era il direttore, il quale faceva da imbuto…
P.F.: Il direttore Forasassi, siccome io…
P.M.: Quello che faceva da imbuto di tutte queste raccolte dei portalettere?
P.F.: Si, il quale praticamente iniziò a timbrare la posta alle 12:00 circa e si accorse subito di questa lettera, per questa sua particolarità di indirizzo scritto con le…
P.M.: Ecco, e lui la vide in cima al mucchio?
P.F.: La vide in cima al mucchio…
P.M.: Quindi?
P.F.: Quindi noi cioè…
P.M.: Cosa disse?
P.F.: Ecco, se ne trasse questa conclusione: poiché tutte le… avevamo sentito tutti gli impiegati addetti al ritiro di questa posta, allora, qualcuno ci disse addirittura che ne aveva vista una o due di queste buste…
P.M.: Erano cassette poco… poco lavorate.
P.F.: Poco lavorate, le uniche lavorate, maggiormente, erano quella dell’ufficio postale perché ovviamente è più disponibile per l’impostazione e un’altra che era spostata verso, diciamo, andando fuori dal centro di Pontassieve…
P.M.: Di San Piero a Sieve.
P.F.: Chiedo scusa di San Piero a Sieve, sul lato sinistro rispetto a chi percorre questa strada in direzione Firenze.
P.M.: Cioè chi viene da Scarperia, Barberino, per intendersi verso Firenze, deve attraversare la strada per impostare.
P.F.: Esatto.
P.M.: Chi viene da Firenze per la strada normale e va verso Scarperia la trova…
P.F.: Sul lato destro.
P.M.: Sul lato destro.
P.F.: Quindi praticamente sentendo tutte queste persone addette al ritiro della posta ci rendemmo conto e anche con le indicazioni da parte del direttore dell’ufficio postale, che quella era la posta ultima arrivata e proveniente appunto da questa cassetta postale.
P.M.: Siccome lui la vide subito, era quella sopra il pacco, l’ultima era quella versata sul tavolo…
P.F.: Si.
P.M.: Quindi lui dedusse che era quella di quella cassetta lì.
P.F.: Esatto.
P.M.: Che si trova sulla destra da chi viene da Firenze, sulla sinistra da chi viene da Barberino.
P.F.: Da Barberino. Allora sentimmo l’addetta al ritiro di quella posta, che se non erro era una certa signora Camiciottoli…
P.M.: Le disse quando l’aveva ritirata?
P.F.: Disse che l’orario di ritiro era quello, cioè dalle ore 10:00 alle ore 12:00…
P.M.: Del lunedì 9?
P.F.: Del lunedì 9. E lei ricordò… allora noi, giustamente, gli chiedemmo: ‘Ma lei nel ritirare la posta ha notato questa…’ per avere la certezza che fosse quella la cassetta, disse: ‘Guardi, la posta era abbondante, generalmente in questa cassetta… essendoci un agglomerato di case, quindi molte più persone che impostano, la quantità della posta sempre notevole’ disse di non averla vista.
P.M.: Che fra l’altro la prendono con un sacco che mettono sotto, quindi non è…
P.F.: Disse di ricordarsi di averla versata nel mucchio della posta da timbrare per ultimo, insomma, ecco quindi…
P.M.: Si ricordò di essere stata l’ultima a versare nel mucchio.
P.F.: Si e quindi era emersa… praticamente era, appunto per questo, era la posta che era sul mucchio, sulla parte superiore.
P.M.: Un prelievo fatto tra le 10:00 e le 12:00 di lunedì 9.
P.F.: Di lunedì 9.
P.M.: Le disse se il sa… quando aveva fatto il precedente prelievo?
P.F.: Dunque non me lo disse questa signora ma lo disse, credo, un altro impiegato, il vicedirettore, se non vado errando, che disse che il prelievo, anche il sabato, era stato fatto tra le 10:00 e le 12:00 e quindi la posta era stata comunque timbrata, insomma, sostanzialmente.
P.M.: Quindi voi cosa avete dedotto?
P.F.: Che di sabato non c’era questa busta, insomma, perché altrimenti…
P.M.: Sabato non c’era e comunque era stata impostata in un’ora antecedente alle 10:00 del lunedì mattina, di lunedì 9.
P.F.: Si, noi, ovviamente è una deduzione logica questa, pensare che a un certo punto l’autore di questi… che ha impostato…
P.M.: Di questo invio.
P.F.: Di questo invio, aveva avuto il tempo, diciamo, tutta la domenica fino alle 10 di mattina del lunedì.
P.M.: Da quando aveva fatto il suo… e quello sono altri accertamenti… tutta la notte e comunque tutta la mattinata fino alle…
(…)
A.C.: Lei naturalmente esaminò anche la busta e la scritta?
P.F.: No, avvocato, io la busta l’ho vista in fotografia, perché questa busta è arrivata alla Procura, quindi ha avuto un percorso diverso, l’ho vista in fotografia in tempi successivi. Io la busta non l’ho mai vista.
A.C.: Ah, ecco, capisco.
P.F.: Io ho visto… ho fatto solo accertamenti tendenti a cercare di capire da dove… qual’era la cassetta da dove era stata inbucata, impostata.
A.C.: Quindi molto probabilmente poi verrà qualche teste che ci potrà dire di più su questo, vero dottor Canessa?
P.M.: Sì, sì, sì, della scientifica, a parte sono già negli atti del dibattimento tutti gli accertamenti sulla busta. Comunque verrà.
A.C.: Va bene, grazie, non ho altre domande.
P.F.: Prego.
Presidente: Dunque, comunque, per non fare domande inutili, la relazione del Gabinetto regionale di Polizia scientifica, che nel faldone numero 12, ricordo che dice: “I caratteri a stampa ritagliati sulla busta, provengono non da un quotidiano ma da periodici di tipo corrente, la cui carta a un grado minore di lucentezza rispetto a quelli più quotati. La busta è una busta da lettere di uso corrente di vasta distribuzione. Per la chiusura e l’applicazione del francobollo è stata usata colla in aggiunta a quella originariamente esistente. Per la busta è stata usata colla tipo UHU, per il francobollo colla a base di destrina. Quest’ultima è stata usata anche per incollare le lettere sulla busta. All’interno della busta furono rinvenuti un foglio di carta piegata incollato lungo i margini con colla tipo UHU e un frammento di sacchetto trasparente di polietilene”, ecco, questo tanto per ricordare questi dati.
P.M.: Penso che sia inutile far venire, a questo punto, il tecnico che ha fatto quell’accertamento…
Presidente: Può venire per confermare.
P.M.: Bene, bene, lo faccio venire.
Presidente: Avvocato Santoni cosa voleva dire?
A.S.: Lei ha detto che questa busta fu notata dal direttore dell’ufficio postale perché era in cima al mucchio.
P.F.: Era tra le prime del mucchio, così mi disse. Alle 12:00 quando iniziò a timbrare la posta.
A.S.: Questo è molto importante per me. Allora, mi vuole spiegare un po’ meglio? Perché fa pensare che fosse in fondo al sacco… dove le mettevano esattamente queste buste?
P.F.: Il sacco generalmente arrivano…
A.S.: Buttavano esattamente dove la posta?
P.F.: Sopra un tavolo.
A.S.: Sopra a un tavolo.
P.F.: Dove ci sono vicini i timbri per timbrare…
A.S.: Me lo ricordo un pochino com’era quel tavolo. Come… prima buttavano quindi le buste, i sacchi periferici?
P.F.: Si, la raccolta avveniva così; e per la distanza che quindi arrivavano, diciamo, un po’ più lontano, poi all’ultimo… questi sacchi… chi arrivava versava il contenuto della posta che proveniva dalle cassette.
A.S.: Quindi sicuramente l’ultima ad essere… l’ultimo sacco veniva buttato sugli altri…
P.F.: Si venivano buttato sugli altri, ammucchiata così, alla rinfusa.
A.S.: E questa è proprio… una delle prime delle…
P.F.: Si una tra le prime, così dice il teste.
A.S.: Lei in quel periodo faceva parte della S.A.M.?
P.F.: No, io in quel periodo, praticamente, venni incaricato di dare mano al nucleo operativo, che era titolare delle indagini, a fare questi accertamenti.
A.S.: E ha detto che secondo voi, chi ha portato questa busta veniva dall’autostrada, esatto?
P.F.: Beh, questa è…
A.S.: E’ un’ipotesi.
P.F.: Un’ipotesi, tenendo conto che era il percorso più… era un’ipotesi, più logico, meno rischioso, anche soggetto a controlli…
A.S.: Non c’è dubbio su questo. Vorrei sapere se informalmente avete fatto delle indagini, visto che nel 1985 c’erano dei sospetti, di persone passate dal casello di Barberino la notte del sabato.
P.F.: Io sapevo che esisteva questa attività ma non risultò niente per quel che mi ricordo io. Non risultò niente, diciamo, di interesse, da questa attività…
A.S.: Ma fu fatta anche questa attività, che lei si ricordi?
P.F.: Io sapevo che c’era questa attività, non ne ho conoscenza diretta.
A.S.: La ringrazio.
P.F.: Prego.
Presidente: Nessun altro? Avvocato Bevacqua.
A.B.: Si, mi scusi Maresciallo, è stata fatta anche un’indagine di questo tipo, cioè che distanza intercorre – non soltanto sul piano chilometrico ma anche cronologico – fra il luogo, quindi temporale, che tempo ci vuole passando dalla strada normale dal luogo in cui fu effettuato l’omicidio al luogo in cui è presumibile si sarebbe invocata questa lettera?
P.F.: Dunque sulla questione… riferito al tempo no, noi facemmo solo una questione riferita agli accertamenti… alle distanze.
A.B.: Alle distanze.
P.F.: Si può dire questo: che uscendo da Barberino di Mugello e arrivare a San Piero a Sieve, quindi questa… l’ultima cassetta utile per l’impostazione del… abbiamo 11 chilometri e 800 metri, qualcosa del genere…
A.B.: E da… ecco, scusi, e venendo da dove è accaduto il fatto, l’omicidio, va bene?
P.F.: Si.
A.B.: L’omicidio… il duplice omicidio dei francesi…
P.F.: Si.
A.B.: A Barberino di Mugello quanto tempo ci vuole? Quanti chilometri ci sono?
P.F.: Dunque…
A.B.: Passando sia dall’autostrada come da altre…
P.F.: Passando dall’autostrada si può anche ipotizzare il tempo e i chilometri glieli do per certezza, abbiamo 4 chilometri e mezzo fino a Certosa, poi abbiamo 34 chilometri e qualchecosa fino al casello, più gli 11 per arrivare… 11 qualcosa anche di meno, per arrivare… perché il centro di Pontassieve… di San Piero a Sieve è un pochino più indietro, quindi praticamente siamo nell’ordine dei 49 chilometri.
A.B.: E quanto tempo di autostrada? Un’oretta?
P.F.: Beh bisogna vedere che macchina c’è, come guida, come cammina, comunque in tempi normali 50 chilometri in autostrada si possono fare in mezz’ora, tre quarti d’ora.
A.B.: No, 50 chilometri d’autostrada, tutta autostrada siamo d’accordo, si deve scendere, Certosa, prendere l’autostrada…
P.F.: Si sono 4 chilometri e mezzo dal luogo del delitto a Certosa. 4 chilometri e mezzo insomma… non è poi una strada – almeno per mia conoscenza – molto trafficata.
A.B.: Si, certamente, tutto… e invece strada normale quanto ci vorrebbe?
P.F.: I percorsi sono alternativi, se ne possono fare più di uno quindi questo non lo prendemmo in considerazione, onestamente, perché se uno deve attraversare la città può fare i viali, può fare la Bolognese, quindi può fare…
A.B.: E quindi è molto più lunga, molto più…
P.F.: Certo, molto più lunga.
A.B.: Comunque quella sera furono effettuati, diceva al collega, dei servizi al casello dell’autostrada del Sole?
P.F.: Io so che esistevano questi servizi, però il risultato di questa attività di indagine non è a mia conoscenza.
A.B.: Senta, lei ha detto prima, che sarebbe stata invocata prima delle ore 10:00 questa lettera, no?
P.F.: Io ho detto che in ipotesi…
A.B.: Però anche potrebbe… quindi potrebbe essere stata invocata anche 2:00, alle 3:00, alle 4:00, alle 5:00 di notte, di mattina eccetera?
P.F.: Penso. Dal momento del fatto fino alle 10:00 del mattino…
A.B.: Bene, grazie. Nessun altra domanda.
Presidente: Null’altro? Possiamo licenziare il teste?
P.M.: Nessuna domanda il P.M.
Presidente: Grazie Maresciallo, arrivederci, buongiorno.

Presidente: Bene.  
P.M.: Sto cercando di fare… Sentirei, Presidente, il perito Benedetti, che insieme all’ingegner Salza ha fatto la perizia comparativa dei bossoli repertati in occasione degli otto duplici omicidi, facendo presente, come dicevo stamani, che l’ingegner Salza, per motivi di salute, ha fatto pervenire un certificato medico che gli impedisce di venire per lungo tempo. Per cui penso che la prova può essere assunta attraverso l’escussione del solo perito Benedetti.  
Presidente: Salvo eventualmente…  
P.M.: Salvo eventualmente e compatibilmente con le condizioni di salute, perché…  
Presidente: Che sono molto gravi.  
P.M.: Ecco, ha subito un intervento di cui io ho certificazione che fornirò alla Corte. Penso che sia una degenza piuttosto lunga. Nel caso lo stesso perito Benedetti…  
Presidente: La mettiamo poi al verbale.  
P.M.: Sì, senz’altro.  
Presidente: I difensori l’hanno vista?  
P.M.: L’ho qui io, la metto a disposizione delle parti. 
Presidente: … a disposizione della difesa. Allora, nel frattempo…  
P.M.: Ecco, scusi, faccio presente un’altra cosa. Il perito Benedetti, facendomi presente che ha avuto – non so – qualche esperienza negativa in passato, faceva presente forse sarebbe bene per quanto riguarda la sua deposizione fare a meno delle telecamere.  
Presidente: Ah, certamente, sì, sì. Benissimo, prego. Non inquadriamo il perito, d’accordo? Si accomodi, prego.  
P.M.: Dunque, prima di fare le domande, faccio anche qui presente che c’è una relazione che ha già la Corte, piuttosto nutrita per quello che riguarda le conclusioni. Ma ci sono numerosi, 4 fascicoli fotografici relativi alla documentazione che gli stessi periti hanno a suo tempo fatto, che mi sembra non solo utile, ma indispensabile vedere. Ce le indicherà il perito Benedetti le foto da vedere, che ci dicono come il lavoro che hanno fatto è stato documentato e come le spiegazioni che danno in termini di risposta ai quesiti possono agevolmente essere giustificate, o meglio dimostrate, attraverso l’elaborato fotografico. Che è quello che avevo fornito alle parti; è qui, lo metterei a disposizione dell’operatore che potrebbe…  
Presidente: Può leggere intanto la formula? No, stia pure comodo. 
P.B.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.”  
Presidente: Le sue generalità, per cortesia.  
P.B.: Sono Pietro Benedetti, nato a Brescia il 31 gennaio del 1947, residente presso Banco Nazionale di Prova di Gardone Valtrompia in provincia di Brescia.  
Presidente: Benissimo. E allora le parti, il Pubblico Ministero per primo, se vorranno, per le domande.
P.M.: Sì, grazie, volevo ricordare alla Corte – perché abbiamo già sentito su questo stesso argomento un altro perito, il dottor Iadevito, se non sbaglio – che in precedenza il Giudice istruttore aveva fatto svolgere uguale, anzi identica, perizia comparativa sugli otto duplici omicidi, sui bossoli repertati. Fu per mero scrupolo del Giudice istruttore, su richiesta del P.M., che nel 19…  
Presidente: Arcese/Iadevito, era Arcese/Iadevito.  
P.M.: Arcese/Iadevito, esatto. 
Presidente: Nell’84.  
P.M.: E Iadevito lo abbiamo già sentito. Dicevo, per mero scrupolo, su richiesta del P.M. il Giudice istruttore nell’87, quando la serie omicidiaria aveva subito, all’epoca, un’interruzione – oggi un’interruzione un po’ più lunga – ritenne opportuno di fare un’ulteriore verifica della identità di arma, sulla identità di arma che aveva sparato quei bossoli. Per questi furono incaricati l’ingegner Salza e il perito Benedetti. Quindi questo è il contenuto e la storia relativa al perché di questa nuova perizia. Quindi la mia domanda, in realtà, è molto semplice. Avendo il perito Benedetti esaminato a campione i bossoli repertati in ognuno degli otto duplici omicidi, i risultati di identità o meno che ha ottenuto nel confrontarli; e se ci può spiegare – c’è anche la documentazione fotografica – i metodi seguiti e le certezze o meno che sono state acquisite, attraverso quali elementi. È un po’ complessa, ma i quesiti erano molti, la sostanza è questa.  
P.B.: Dunque, abbiamo esaminato due coppie di bossoli, cioè due bossoli relativamente ad ogni caso, che ci furono consegnati. E su questi erano presenti le impronte prodotte rispettivamente dal percussore, dall’estrattore, dall’espulsore, nonché, diciamo, un rigonfiamento che riproduceva il profilo, diciamo, della gola di imbocco che serve per convogliare la cartuccia in canna. Quando viene sfilato dal caricatore per facilitarne l’introduzione, c’è questo scarico che… ecco. Noi abbiamo comparato, prima di tutto abbiamo cominciato a vedere se, relativamente a ogni caso, la posizione reciproca, cioè la distanza angolare fra le singole impronte – immaginatevi un quadrante d’orologio – coincideva. Questo accertamento ha dato esito positivo. Poi abbiamo cominciato invece ad analizzare impronta per impronta. E, in effetti, abbiamo trovato identità morfologiche peculiari, sia all’interno dell’impronta del percussore, sia all’interno dell’impronta prodotta dall’espulsore, che all’interno dell’impronta prodotta dall’estrattore. Diciamo identità peculiari perché la loro dislocazione, la loro forma, le minuscole tracce che, diciamo, si trovavano all’interno di queste impronte – rilievi, depressioni, strie – avevano delle coincidenze, diciamo, spiccate, che praticamente corrispondono alle impronte digitali che quest’arma ha. E che fortunatamente, probabilmente essendo stata conservata abbastanza bene, quest’arma ha mantenuto nell’arco del tempo, cioè dal primo omicidio all’ultimo, dal primo duplice omicidio all’ultimo, che mi pare avvenne nel 1985. Queste identità sono state documentate con microfoto di comparazione che sono agli atti. E penso che il risultato, diciamo, di questo accertamento sia ben documentato e che possa convincere anche, diciamo, chi di questa materia è poco pratico. Che certi segni sono ripetitivi, specialmente quelli più profondi: sono quelli più significativi, e quindi direi che in questo caso, per quanto riguarda i bossoli, c’è assoluta certezza che questi bossoli, appunto, furono sparati dalla stessa arma. Anche per quanto concerne i proiettili… ad eccezione di due casi dove le pallottole erano talmente deformate o addirittura erano dei frammentini che non erano più utili alle comparazioni. Abbiamo trovato coincidenza su microstrie presenti all’interno delle singole impronte. E diciamo che, in particolar modo, c’era un’impronta da noi convenzionalmente indicata col numero “1”, perché è la riga riferimento, è quella che ha al suo interno delle caratteristiche maggiormente peculiari. Questa qua aveva due microstrie talmente profonde all’interno, che erano ripetitive e sono state comparate, sono stati comparati incrociando proiettili dei diversi casi, avendo sempre risultato positivo.  
P.M.: Quindi la identità avviene in… cioè, la prova dell’identità, attraverso due elementi: il bossolo, nel quale addirittura ci sono tre termini di paragone.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Percussore, espulsore, estrattore, quindi ci danno addirittura tre parametri che sono identificativi, da quel capisco.  
P.B.: Certo.  
P.M.: E, dall’altra parte, il proiettile. Sul proiettile, microstrie particolari. Ecco, potrebbe lei scegliere nei suoi fascicoli fotografici alcune delle foto, sia dei bossoli che dei proiettili, che ci permettono di verificare anche noi visivamente ciò che ci ha detto?  
P.B.: Penso che sia utile magari guardare gli originali, perché le fotocopie…  
P.M.: No, no, io le do gli originali. Se lei è cosi cortese di indicarci quali, noi poi le proiettiamo. Partiamo con i bossoli, e, se è possibile, sui bossoli trovare quei segni che lei ci ha detto. In un secondo momento facciamo i proiettili.  
Presidente: Guardi con calma.  
P.M.: Magari più di una, per fare il paragone fra le varie…  
Presidente: Oh, solo a puro titolo di cronaca, voglio ricordare che quando il Giudice istruttore Rotella dispose la prima perizia, che fu depositata il 6 febbraio ’84 – la perizia Arcese/Iadevito  
P.M.: Questa è quella di cui… 
Presidente: … mancavano all’appello gli ultimi due omicidi, chiaramente.  
P.M.: Certo, certo.  
Presidente: Nel senso che ancora non erano stati consumati. 
P.M.: Faccio presente però che poi il dottor Iadevito ne fece un’altra nell’85… nell’84, per cui ha già riferito che all’84 per sette duplici omicidi – l’abbiamo sentito uno delle prime udienze -aveva trovato segni di identificazione anche sulle “H”. E quindi c’era un terzo parametro. Ora questa è, come dicevo, riepilogativa per tutte e otto, ma i termini sono solo bossoli e proiettili. Perché le “H” l’ha fatta successivamente nella perizia con il generale Spampinato, di cui oggi stesso il perito sarà invitato a fornire dei chiarimenti.  
Presidente: Bene, allora possiamo tornare a noi. Ecco, questa è la foto numero 53: “Macrofoto di comparazione tra l’impronta di percussione del bossolo repertato numero 1, omicidio Lo Bianco-Locci a sinistra, e quella del bossolo repertato numero 24, omicidio Gentilcore-Pettini”.
 P.M.: Sono i primi due omicidi comparati tra loro.  
Presidente: “Le frecce indicano identità significative tra le due impronte”.
P.M.: Ecco, sono quello del ’68 e quello del ’74. Sono le impronte della percussione, dico bene?  
Presidente: Questa è l’impronta del percussore, eh? 
P.M.: Facciamo spiegare per bene come potrebbe…  
Presidente: Ci dica.  
P.B.: Vedete, ecco vedete i rilievi e le depressioni indicati dalle frecce nella stessa posizione reciproca. Vedete che ci sono questi avvallamenti, queste… che riproducono praticamente la forma dell’impronta del percussore, della punta del percussore, le anomalie che ci sono su questa punta. 
P.M.: Poi noi, Presidente, se crede, abbiamo qua una Beretta calibro 22. Nella successiva perizia il perito Benedetti, sia pur a altri fini, ha fotografato il percussore: all’interno, insieme all’otturatore, si vede bene il punto a cui, in foto, dove è avvenuta la percussione. Lo possiamo vedere meglio lì. Abbiamo anche la pistola, abbiamo i proiettili, abbiamo la possibilità di vedere un caricatore.  
Presidente: Benissimo. Quindi teniamola a disposizione; dopo la vediamo.  
P.M.: Ecco, anche perché successivamente ci sono delle foto che indicano benissimo il percussore e l’otturatore. Così si vede la parte che avrebbe causato quell’impronta lì, la parte della pistola, per renderlo meglio.  
Presidente: Questa è la foto 55: “Comparazione fra l’impronta di percussione del bossolo, repertata numero 1, omicidio Lo Bianco-Locci, a sinistra; e quelle del bossolo, repertato numero 3, omicidio Poggi-De Nuccio, a destra. Le frecce indicano…” anche in questo caso possiamo allargare il campo. 
P.M.: Ecco, signor Benedetti, per capire noi in questo momento. Questo è un ingrandimento o una macrofotografia; nella realtà quell’impronta che dimensioni ha?  
P.B.: Be’, come larghezza inferiore al millimetro.  
P.M.: Ecco, benissimo. Comunque, cosi ingrandita, permette di vedere queste caratteristiche che, ci diceva lei prima, sono un po’ come le impronte digitali della mano. Cioè questo percussore ha delle caratteristiche sue, che si è cosi formato nel tempo o è nato così, che lascia sul proiettile segni perfettamente individuabili, unici. È così?  
P.B.: Sì, sì, è così.  
P.M.: Perché, mi scusi, è un anello all’interno del quale c’è questo segno? L’impronta in realtà è anulare?  
Presidente: No, no, no.  
P.B.: No, l’impronta si trova alla periferia del bossolo. Per questo viene detta anulare. Ecco, però diciano… 
Presidente: Non è che l’ impronta è anulare di per sé però, eh. 
 P.B.: Sì, sì, sì.  
Presidente: L’impronta è piena.  
P.M.: È questa qui.  
Presidente: Viene lasciata…  
P.M.: Bene, volevo vedere se riuscivo a…  
Presidente: … alla periferia del bossolo.  
P.M.: Ecco. 
Presidente: Sennò si…  
P.M.: No, no, ma era perché in questa foto non abbiamo… è la macro e quindi… Ora vediamo se su una foto più grande, magari, possiamo vedere una foto più grande dell’intero fondello del bossolo. Ecco, ecco, questa volevo dire. Perché tutti i Giudici e tutte le parti possono avere una visione completa. 
Presidente: Ecco, questa è…  
P.M.: Una vista ingrandita del fondello, della coppia dei bossoli 1 e 1A, ecco, quindi.  
P.B.: Ecco, all’interno del cerchio bianco è l’impronta d’espulsore. 
P.M.: Oh, andiamo per ordine. Questa è quella che poi abbiamo veduto ingrandita. 
P.B.: Questo è il percussore, sì. 
P.M.: È il percussore. Già che ci siamo, approfittiamo di queste foto per vedere quella che lei ha… ecco, è un cerchietto bianco che ha fatto lei, no? Sulle foto.  
P.B.: Sì, sì.  
P.M.: Dove c’è un segno.  
P.B.: Sì, quel segno lì è l’impronta prodotta dall’estrattore… dall’espulsore, scusate.  
P.M.: Il quale espulsore ha anch’esso una caratteristica abbastanza individuabile, nel senso della posizione.
P.B.: Sì, della posizione, perché quella è comune a tutte le pistole di questo modello.  
P.M.: Ecco, però per…  
P.B.: All’interno ha dei rilievi che sono ripetitivi.  
P.M.: Ecco, quindi sono i rilievi dell’impronta. Vogliamo andare avanti, qualche altra foto che avevamo prima identificato, ora che abbiamo più chiaro due parametri? Più chiari. Qui siamo sempre sul segno del percussore.  
Presidente: Questa è la foto 69: “Comparazione fra le impronte di percussione di bossoli repertati numero 1, omicidio Lo Bianco-Locci a sinistra; e 2A omicidi Gentilcore-Pettini”.  
P.B.: Perché l’impronta è stata ripresa illuminandola da differenti posizioni, perché da una parte, diciamo, illuminando da una determinata posizione si vedevano determinate cose, illuminando da un’altra posizione si vedevano cose diverse.  
P.M.: Quindi sono due fasci di luce diversi, che danno identificazioni diverse.  
P.B.: Ecco, vedete…  
P.M.: E che, sommate…  
Presidente: Quella specie di cratere che si vede in alto a destra, eh?  
P.M.: Ecco, grazie. Quello è il fatto delle freccette bianche, che sono…  
Presidente: Gli ci vuole il microfono, per favore.  
P.M.: Ecco, magari se rimane lì con il microfono a portata di mano. Ora glielo trovano.  
Presidente: Guardi se si può un po’ allungare. Porti tutto il transatlantico lì. Attento, attento. Ecco, vediamo se funziona.  
P.B.: Ancora un po’. Bisognerebbe vedere un po’ tutt’è due. Riduciamo un po’ l’ingrandimento. Vedete, questa posizione è la stessa di questa. Questa è la stessa di questa. Questo, vedete che c’è questo cratere, quest’altro.  
Presidente: Lei sta indicando tutte le frecce.  
P.B.: Ecco, sono le impronte più significative anche, cioè perché sono anche quelle più profonde, e quindi maggiormente riproducibili.  
P.M.: Vogliamo vedere un’altra delle foto? Probabilmente riferita – leggiamo la didascalia – a un diverso…  
P.B.: Questo qua è un’altra copia, probabilmente. 
 P.M.: Leggiamo prima, scusi, la didascalia. “Idem. Cioè confronto come foto 69. La ripresa è stata effettuata con maggiore profondità di campo, per meglio evidenziare le identità”.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Quindi sono la stessa coppia di bossoli.  
P.B.: Ecco, qui c’è questo particolare che si vede meglio, sul fianco sinistro. 
P.M.: Allarghiamo, ecco.  
P.B.: E poi vedete anche questi due piccoli, che prima là non si riusciva a vedere; questo c’era anche prima. 
P.M.: Sono segni di identità?  
P.B.: Sì, sono segni di identità.  
P.M.: Andiamo avanti. 

Presidente: Questa è la 79.  
P.B.: Sì.  
Presidente: “Comparazione fra le impronte di percussione…”.  
P.B.: Fra Lo Bianco-Locci e Stefanacci-Rontini.  
Presidente: “… numero 7 Stefanacci-Rontini”.  
P.M.: Fra il primo e il settimo.  
Presidente: Stefanacci-Rontini.  
P.M.: Ecco, lei dice, le frecce indicano le identità fra le due impronte. Vogliamo rivederle?  
P.B.: Ecco, vedete queste che sono esattamente di là, questo che è qui, quest’altro che c’è qua. Questi due piccoli avvallamenti, e anche qui tutta questa serie che si riproduce esattamente uguale.  
P.M.: Vogliamo andare ancora avanti?  
P.B.: Ecco, queste sono impronte da espulsione.  
P.M.: Ecco, è uno… il secondo tipo di parametro?  
P.B.: Sì. Lo Bianco-Locci, Baldi-Cambi.  
P.M.: Ecco, identità fra le impronte dell’espulsore in questo caso.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Che era quel cerchietto bianco che lei ci aveva fatto vedere sui bossoli.  
P.B.: Sì, ecco, vedete che ci sono questi due piccoli rilievi, che ci sono qua e qua. C’è questo avallamento qui che si riproduce qui. E anche la forma adesso qui. Forse lei ingrandisca un pochino.  
P.M.: Allarghiamo. Ecco, bene.  
P.B.: E c’è anche questo profilo qua, che può essere poi colto di là.  
P.M.: Effettivamente.  
P.B.: Qui sotto, anche lì.  
P.M.: Anche l’espulsore, almeno in due casi, è…  
P.B.: No, no, anche in più di due casi.  
P.M.: Vogliamo andare avanti? Qui è la foto 94.  
P.B.: È Merlosh, sempre col numero 1 Lo Bianco-Locci.  
P.M.: Sempre espulsore, eh? in questo caso.  
P.B.: Sì.  
P.M.: C’è la stessa che abbiamo visto prima su due omicidi diversi.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Anche qua c’è un’identità. Vogliamo allora vederla?  
P.B.: Ecco, sono sempre…  
P.M.: Cioè sembra la stessa foto di prima; invece, in realtà, sono foto di bossoli diversi. È cosi?  
P.B.: Sì. Ecco, si vede bene qua.  
P.M.: Allarghiamo, per favore.  
P.B.: Provi a rimpicciolire. Mah, se non si riesce a vedere… Questa è un pochino più scura forse, però, ecco, le identità sono queste, di questi rilievi qua.  
P.M.: Ecco, obiettivamente a noi profani sembra la stessa foto di prima.  
P.B.: Vede, qua e qua, questo…  
P.M.: Andiamo avanti.  
P.B.: Questo è un altro espulsore. Stefanacci-Rontini contro Lo Bianco-Locci; è il settimo caso questo.  
P.M.: Sempre l’espulsore. Stesse identità? Vogliamo vede… Ecco.  
P.B.: Ecco, vedete tutto questo profilo qua che si ripercuote, si riproduce ancora.  
P.M.: Bene. Ecco, vogliamo passare a qualche altra impronta identificativa?  
P.B.: Ecco, qui è ripresa l’impronta prodotta dall’estrattore.  
P.M.: Quindi è il terzo elemento di identificazione dell’arma, dal punto di vista balistico. Che qui ci dovrebbe spiegare, magari, dove si trova rispetto al fondello che abbiamo visto prima.  
P.B.: Diciamo che si trova sulla faccia interna, sulla parte cilindrica terminale del bossolo.  
P.M.: Ecco, abbiamo gualche foto di un cilindretto? Perché qui non siamo sulla parte piana terminale, ma sul fianco.  
P.B.: Sì. Diciamo, questa è l’incisione prodotta dall’unghia dell’estrattore che è caratterizzata al suo interno da questo piccolo rilievo – che vedete qua indicato dalla freccia. Questo rilievo si trova anche sugli altri bossoli.  
P.M.: È il terzo segno. Ne vediamo qualche altro?  
P.B.: Sì.  
P.M.: Vogliamo fare un’altra foto, per cortesia. Qui se crede, Presidente, abbiamo anche dei proiettili. Se è necessario, sono a disposizione per farli vedere in concreto anziché in foto.  
P.B.: Questo è il Foggi-De Nuccio.  
P.M.: Quindi è un altro. È la stessa impronta dell’estrattore.  
P.B.: Ecco, vedete che c’è sempre quel segnino lì, all’interno, che…  
P.M.: Ecco, poi magari se vedremo l’arma riusciremo a capire come… Anzi, lei ha fatto un disegno, mi sembra, qua su questa perizia.  
P.B.: Per il modello, sì.  
P.M.: Che ci permette…  
P.B.: Ecco, questa è la stessa foto a colori, vedete questo, si vede un po’…È Baldi-Cambi questo.  
P.M.: Questa è la 104, è l’impronta dell’estrattore sempre.  
P.B.: Dell’estrattore.  
P.M.: Nell’omicidio 4, Baldi-Cambi.  
P.B.: Questa è fatta a colori, e si vede un po’ meglio.  
Presidente: Foto 104.  
P.M.: Vogliamo andare avanti.  
P.B.: Queste sono quelle dei proiettili.  
Presidente: Foto 110.  
P.B.: In cui vi sono… ecco, forse bisognerebbe guardare la foto numero 106 come didascalia, che ci consente di vedere il confronto. Ecco… 
Presidente: Leggiamo qui.  
P.B.: Lo Bianco-Locci in alto, e Gentilcore-Pettini in basso; sono le pallottole. Ecco, qui è la riga numero 1 all’interno della quale ci sono queste tre microstrie che sono profonde e hanno lo stesso andamento, la stessa posizione reciproca.  
P.M.: Questi sul proiettile in che punto sono quindi? Le foto?  
P.B.: Sulla riga che noi abbiamo convenzionalmente indicato col numero 1, e non è che venga fuori stampata. Ed è la riga più significativa, che caratterizza, diciamo, tutte le pallottole esplose, che sono comparabili – perché, come ho detto, in due casi non sono comparabili.  
P.M.: Perché sono… questo è il proiettile.  
P.B.: E che ci sono su tutti. È appunto una caratteristica comune che c’è sia sui bossoli, cioè sui proiettili ramati, che sul… in piombo. 
P.M.: Ecco, allora queste sono – perché qua si vede veramente male – sono due foto: una…  
P.B.: Sono due proiettili. 
 P.M.: Ecco, esatto. Ecco, la parte superiore è la foto di un proiettile.  
P.B.: È un proiettile.  
P.M.: A metà della pagi… della foto è un altro proiettile.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Sono messi uno accanto all’altro le foto.  
P.B.: Sono sovrapposte.  
P.M.: Sono sovrapposte. E danno la linearità centrale di quelle frecce.  
P.B.: Sì. 
P.M.: Ecco, quindi l’identità è data dalla continuità di quella riga su due foto diverse.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Bene, abbiamo capito. Sempre proiettili.  
P.B.: È un’altra impronta di rigatura.  
Presidente: Foto 110.  
P.B.: È quella sulla riga che noi abbiamo indicato col numero 4, una retta che si romperà, anche perché i proiettili non è che fossero in buone condizioni.  
P.M.: Sempre proiettile, una riga diversa.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Che ha le stesse caratteristiche. Il metodo, anche se qui si vede meno, sono due foto: una nella parte superiore…  
P.B.: Questo è un proiettile e questo è un altro.  
P.M.: Ecco, e a metà dove poi ci sono le frecce si vede fino a un certo punto, data l’identità…  
P.B.: C’è la linea.  
P.M.: Ecco, ma siccome sono cosi simili, noi la vediamo male. In realtà sono due foto diverse avvicinate; foto di proiettili diversi. Bene, grazie. Vogliamo andare avanti. Stesso discorso. La foto è la 113.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Come dice la didascalia, foto 11: “La riga è stata ripresa con maggiore profondità di campo”.  
P.B.: Questa è un’altra impronta che è caratterizzata da questa riga; qui non si vede molto bene, ma c’è questa microstria molto profonda che c’è su entrambi i proiettili. 
P.M.: Questi sono proiettili che sono stati, per chiarezza, o estratti dai corpi delle vittime o trovati – perché hanno oltrepassato, o sono andati a vuoto – sono stati trovati nel luogo degli omicidi. Quando noi abbiamo sentito gli ufficiali di P.G. che dicevano di aver repertato i proiettili, sono questi qua. Andiamo avanti.  
P.B.: Ecco, questa…  
P.M.: Leggiamo, scusi, la didascalia. È la 121: idem come nella 120, cioè lo stesso omicidio: “La ripresa è stata effettuata con maggiore profondità di campo per meglio evidenziare le microstriature con andamento coincidente”. 
P.B.: Ecco, qui vedete che ce n’è un discreto gruppo.  
P.M.: Quindi è un punto diverso, è stato ruotato il proiettile.  
P.B.: Si, si ruota di volta in volta. Su ogni proiettile. Non tutte le righe sono comparate. Però ce ne sono sei. L’arma aveva sei righe.  
P.M.: Ecco. È un buon numero, è una quantità tale da consentire questo tipo di verifica balistica.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Andiamo ancora avanti.  
P.B.: C’era ancora un altro elemento vicino; ecco questa è un’altra.  
P.M.: Leggiamo, scusi, la didascalia che ci aiuta e la 122 come foto. Dove è avvenuta la comparazione fra pallottole repertate negli omicidi De Nuccio, Foggi, Meyer e Rush e dove lei mette in evidenza che le frecce indicano le profonde microstriature con andamento coincidente presente all’interno della riga, che lei ha indicato come 1. Sono effettivamente… qui si vede bene, la luce è tale che ci permette di vedere bene che sono due foto relative ai due proiettili, uno sopra e uno sotto, e le righe sono effettivamente equiparabili. È cosi? 
A.B.: Procuratore, facciamoglielo dire al perito. Che dice?  
P.M.: E be’. Ce l’ha detto finora e io…  
Presidente: Va bene, va bene, signori, forza!  
P.B.: Vedete che qui praticamente il profilo altimetrico delle… diciamo, immaginiamo che sia come, non so, una serie di colline fra loro adiacenti e vedete che qui c’è una depressione, c’è un rilievo; cioè praticamente c’è come un passo che si riproduce sistematicamente. Finché ha lo stesso andamento su entrambe le pallottole. Quello era il primo omicidio e l’altro invece adesso non saprei… Posso vedere la didascalia per cortesia?  
P.M.: Possiamo rivedere la didascalia, scusi?  
P.B.: Ecco, Meyer e Rush deve essere il sesto, se non sbaglio.  
P.M.: Meyer-Rush è il sesto; Foggi-De Nuccio il terzo.  
P.B.: Furono fatte delle comparazioni anche incrociate, cioè la stessa riga, non so, abbiamo comparato Foggi-De Nuccio con Gentilcore-Pettini con Lo Bianco-Locci…  
P.M.: Sì, l’uno con l’altro per far vedere…  
P.B.: La ripetitività.  
P.M.: Abbiamo qualche altra foto che lei aveva evidenziato?  
P.B.: Sì, questa è un’altra foto; poi mentre che si riferisce a un altro…  
P.M.: Idem.  
P.B.: … omicidio.  
P.M.: Lei dice, è stata effettuata la comparazione più in basso.  
P.B.: Sì, perché si è fatta  
P.M.: In più punti. Vogliamo vederla?  
P.B.: Ecco, anche qui quelle due famose microstrie profonde, vedete? hanno un andamento coincidente.
P.M.: La continuazione in vari punti del cilindro.  
P.B.: Sì, sì.  
P.M.: Anche in senso verticale.  
P.B.: Sì, sì.  
P.M.: Vogliamo andare avanti, se ce ne sono altre? Non ne aveva evidenziate altre. Ecco, io volevo un attimo mostrare… Lei, nell’ultima pagina della relazione ha fatto un disegno con cui evidenzia meglio i punti del percussore, dell’estrattore e dell’otturatore. Se vogliamo, per cortesia, mostrare questo disegno, lo mostriamo almeno… Va be’ tanto l’avevo io.  
Presidente: C’è una fotografia. 
P.M.: Ah, c’è una foto! Meglio ancora! Comunque il disegno… Ecco, prima facciamo la foto, via.  
Presidente: La foto 25; 24 e 25.  
P.M.: Questo era il disegno allegato alla relazione, cosi lei…  
P.B.: Questo è un disegno ricavato da disegni che ci ha dato la ditta Beretta, dove viene riprodotto appunto la testata dell’otturatore.  
P.M.: Quindi sulla pistola. Ciò che dalla pistola si produce sul proiettile.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Questo è la parte posteriore del…  
P.B.: La vista frontale dell’otturatore, questa. E questi invece sono…  
P.M.: Questa è la vista frontale dell’otturatore?  
P.B.: Sì. E questo invece è il punto dove batte la punta dell’espulsore; e qui dove c’è l’estrattore.  
P.M.: Quindi i tre segni che lei ci ha indicato, il percussore è quello nel mezzo, l’unghietta che lei aveva fatto nel cerchio bianco è quella a sinistra, e a destra c’è l’espulsore.  
P.B.: Ecco, se guardiamo la foto numero 25… 
P.M.: Sì vede lo stesso disegno, però sul proiettile.  
P.B.: Sul bossolo. 
P.M.: Sul bossolo.  
P.B.: Ecco, qui vediamo, dove c’è l’impronta del percussore… Questa digressione qua è stata fatta perché, a volte, in base ai giochi, può variare da colpo a colpo quella che è la…  
P.M.: Un po’ si muove.  
P.B.: … l’inclinazione, si. Qui c’è l’impronta dell’espulsore, qua.  
P.M.: È quell’unghia circolare concava; convessa, anzi.  
P.B.: Praticamente questo ci dà la possibilità di vedere che le impronte sono, capitano sui bossoli, sui limiti di tolleranza previsti dal progetto. È ancora dell’estrattore.  
P.M.: Quel segno è fatto con la vernice?  
P.B.: Quel segno è fatto con la vernice per indicare che sulla faccia opposta… 
P.M.: Perché è sul cilindro, lei ci ha fatto vedere.  
P.B.: Sì, è sul cilindro. Quindi non si vede sul fondello.  
P.M.: Si vede però la localizzazione sulla circonferenza.  
P.B.: Sì, sì.  
P.M.: È sempre su quel punto lì.  
P.B.: Sì. Ecco qui si vede forse meglio che… qui si vede bene l’impronta dell’espulsore, vedete?  
P.M.: Si vede molto bene effettivamente. Qui ancora, la luce ci consente di vedere che è un’avvallatura. E qui non si vede solo il segno, perché noi l’abbiamo visto.  
P.B.: Sì.  
P.M.: E questo è sul collarino. Signor Benedetti, quindi lei è assolutamente tranquillo nel suo esame nel dire che è sempre in tutti e otto i casi la stessa arma per i motivi che ci ha spiegato?  
P.B.: Certamente.  
P.M.: Molte grazie. Non ho altre domande. 

Presidente: Signori Avvocati di parte civile, avete domande? Nessuna. Signori Avvocati difensori? Avvocato Santoni? Scusi un attimo.
A.S.F.: Una sola domanda.  
Presidente: Prego.  
A.S.F.: I punti utili dati dal percussore sul bossolo che lei ha evidenziato logicamente con un certo criterio no? – l’utilità deriverà da certi criteri specifici – devono essere tutti riscontrabili su tutti i bossoli analizzati, o come mi è parso di capire – questa è una domanda che poi può avere uno sviluppo successivo – è necessario, secondo lei, che soltanto alcuni di questi punti utili debbano riscontrarsi nei bossoli?  
P.B.: Diciamo che quelli più significativi sono senz’altro quelli più profondi, perché riferibili a delle anomalie più marcate e che quindi rimangono sempre impressi. Però sul fondello, già di per se stesso, ci sono già delle piccole anomalie prima dello sparo. Poi, diciamo, sulla punta a percussore possono di volta in volta depositarsi anche delle piccole particelle che danno luogo magari a delle piccole tracce che non si ripetono sul bossolo successivo. Però, diciamo, quelli da tenere in considerazione sono quelli maggiormente profondi, perché chiaramente riferibili ad un’anomalia più marcata. Infatti adesso noi abbiamo visto soltanto una parte delle fotografie di comparazione sui percussori; però, per esempio, c’è un lato, mi pare il lato destro dell’impronta, che ha un suo profilo particolare ripetitivo su tutti i bossoli. Cioè che, guardandolo sulla foto, illuminato cosi, non si vede. Però se si illumina, si posiziona l’impronta del percussore in un’altra disposizione angolare, si illumina diversamente, si vede questa particolarità che su queste foto, diciamo, non è stata evidenziata. Però chiaramente, diciamo, l’impronta al 100% non è mai uguale perché, come ho detto, lo sparo dà origine a piccole parti dei combusti. Poi ci sono le differenze dimensionali fra bossolo e bossolo, perché ricordiamoci che qui c’è un limite di tolleranza. In più, ci sono anomalie oppure dei segni che vengono riprodotti o meno in funzione della pressione sviluppata alla cartuccia; cioè voi, non si può pensare che dieci colpi sparati facciano la stessa pressione, la stessa velocità, no. Su cartucce prese dalla stessa serie, dalla stessa scatola, possiamo avere, diciamo, delle differenze di impressione anche di 400 omosfere, di 30 metri al secondo. Chiaramente, se abbiamo 400 omosfere – vi ricordo che il 22 LR può sviluppare fino a 1.800 omosfere con la cartuccia normale – cosa succede? Che se ho una cartuccia da 1.800 omosfere, questa ricalca in modo ben più marcato rispetto a quella che me ne dà 1.400. Ha capito? Perché è influenzato dai fenomeni balistici di combustione. Cioè le cariche non sono tutte uguali, hanno le loro tolleranze. Quindi, in funzione di questo, certe impronte rimangono sempre magari più o meno profonde, appunto perché sono influenzate. Però in quel punto lì ci sono sempre questi segnetti qua. Su altri, invece, quelli più minuti, meno profondi, diciamo, sono influenzati da, appunto, da questi fenomeni che a volte ci sono e a volte non ci sono. Poi, chiaramente, su quell’impronta lì ce n’erano anche altre da far vedere, però allora riempivamo tutto con le frecce, e non si vedeva poi quello che si voleva far risaltare, insomma, ecco. Abbiamo messo soltanto i punti caratteristici, più peculiari di queste impronte.  
A.S.F.: Quindi profondità e anomalie sono lasciate… la rilevanza della profondità delle anomalie sono lasciate all’interprete. Non c’è un termine oggettivo per rilevare quanta profondità è necessaria perché il colpo, la percussione, il segno sia ritenuto utile? 
P.B.: No, no. Diciamo che ci sono… È come con le microstrie: sui proiettili non ci sarà mai due proiettili che hanno tutte le microspie coincidenti. Perché di volta in volta il fenomeno combustivo, le dimensioni esterne, cioè un proiettile da 9 millimetri può avere un diametro di 9.04 anche 9.06. Quindi certe impronte, su quello di 9.06, rimangono giù, e su 9.04 non rimangono giù; perché appunto avendo queste differenze, diciamo, non vengono segnate. Sui singoli elementi della cartuccia sono fatti costruttivamente con delle tolleranze. In più, gli elementi di caricamento, cioè miscela innescante e dose di polvere sono pure, diciamo, per quanto i processi tecnologici oggi ci consentono di aver migliorato la qualità, però sono sempre, diciamo, variabili da un colpo all’altro. Magari lei nella stessa serie di 10 colpi trova 2 cartucce che danno la stessa velocità e una pressione di 15/20 bar differente; ma, come ho detto, nella stessa serie può trovare anche 400 o 500 bar. E chiaramente, allora, le impronte, diciamo, più sottili, meno profonde ne risentono e a volte possono non rimanere impresse.  
A.S.F.: Ecco, nei colpi, nei bossoli ritrovati nel 1968…  
P.B.: Sì.  
A.S.F.: … lei ha notato qualche caratteristica peculiare sempre riferentesi a anomalie, come lei dice, diversa come categoria, cioè come gruppi a quelli dei colpi sparati successivamente?  
P.B.: Ma diciamo che quelle… i segni più importanti, no; c’è stata una lieve evoluzione sulle tracce più piccole. Quello si, perché magari qualche piccolo processo di ossidazione così, nel tempo si è formato. Però, come ho detto, le impronte più significative e quelle più profonde, quelle che tutti i periti prendono in considerazione, sono rimaste inalterate. 
A.S.F.: La ringrazio.  
Presidente: L’ossidazione di che cosa?  
P.B.: Come, scusi? 
Presidente: L’ossidazione di che cosa?
P.B.: Potrebbe darsi sulla punta del percussore. Ossidazione, oppure anche a forza di sparare, siccome si sviluppa una combustione e quindi le temperature sono anche elevate, possono anche crearsi delle piccolissime microfratture sulla punta dell’organo e che poi vanno a influenzare, diciamo, la morfologia dell’impronta. 
P.M.: Chiedo scusa, allora. Un’ultima domanda, dato che la parte civile non aveva finito. Solo per capire un attimo, siccome il signor Benedetti dice “tutti i periti”. Ecco, voi questa perizia l’ha fatta insieme con l’ingegner Salza che all’epoca era il direttore del banco di prova?  
P.B.: Sì, sì.  
P.M.: Ecco, volevo chiedere, voi al banco di prova, e lei in particolare, da quanti anni è, e che esperienza ha in materia? Cioè quante armi di questo tipo ha visto e quante perizie ha fatto? Per illustrare un attimo alla Corte, mi permetto di chiederle questo. 
P.B.: Io sono dipendente del banco di prova dal 1 gennaio 1970. Ho cominciato a fare perizie nell’anno 1973 sotto la guida dell’ingegner Salza, e da allora diciamo che abbiamo fatto parecchi casi importanti, specialmente nel campo del terrorismo, delinquenza. Diciamo gli episodi…  
P.M.: Senta, so che è una domanda così, ma quanti ne avrà fatti?  
P.B.: Penso, circa un 300 perizie.  
P.M.: Perizie di questo tipo?  
P.B.: Sì. Perizie di ufficio.  
P.M.: In giudizio. Ma di armi e di Beretta calibro 22 o proiettili di questo genere?  
P.B.: BÈ, penso una decina. Non è che sia un’arma molto diffusa nel campo del… 
P.M.: Bene, grazie. Non ho altre domande.  
Presidente: Signori, ricordate che c’è poi da sentire lo stesso perito e il generale Spampinato che ho visto arrivare.
A.C.: Una domanda. 
Presidente: Prego.  
A.C.: Senta, scusi, abbiamo visto sulla parte sinistra del fondello, dei fondelli che erano oggetto di comparazione, no? che c’erano delle strie, delle microstrie che si riferivano all’estrattore sulla parte sinistra.  
P.B.: No. Espulsore.  
A.C.: Espulsore. Ecco, io vorrei che ci precisasse, visto che io per la verità non sono un tecnico, la differenza che c’è fra estrattore e espulsore. Perché, se non erro, quelle dell’estrattore erano sulla parte sinistra e sull’espulsore dalla parte destra.  
P.B.: No.  
A.C.: Ecco, appunto farei… perché non mi è chiaro.  
P.B.: L’espulsore è, diciamo, un organo che nella fase di arretramento del carrello, dopo lo sparo, il bossolo sparato, viene estratto dalla camera di cartuccia e trova nel movimento retrogrado del carrello otturatore l’opposizione di questa punta che serve per svincolare il proiettile, il bossolo dall’unghia dell’estrattore ed espellerlo dall’arma; altrimenti, diversamente, avremmo un inceppamento di questa. L’estrattore, invece, è un unghia che sormonta il collarino del bossolo, va ad agganciarsi, diciamo, su questo e quando, diciamo, la pressione sviluppata dai gas, oltre alla combustione della polvere, riesce a vincere l’inerzia opposta all’apertura della pistola da parte della massa del carrello otturatore e della molla di recupero, consente di sfilare il bossolo dalla camera dove era stato introdotto precedentemente insieme alla cartuccia. La cartuccia, lei sa, è composta da questi due componenti: bossolo e proiettile. Il proiettile viene proiettato fuori dalla canna, e il bossolo sparato chiaramente, se dobbiamo potere risparare un altro – semiautomatismo – deve essere estratto ed espulso. Chiaramente ci riferiamo a fenomeni che durano poche decine di milionesimi di secondo. Cioè è difficile immaginare, ma quando ci sono delle armi che sparano 1200, 1300 colpi al minuto, quindi tutto il fenomeno di caricamento, cioè sparo, arretramento del carrello otturatore, espulsione del bossolo sparato, reintroduzione della cartuccia in camera, avvengono nell’ordine di due o tre centesimi di secondo.  
A.C.: Ecco, però c’erano segni di compatibilità sia nell’espulsore che nell’estrattore.  
P.B.: Sì, infatti, le abbiamo fatte vedere. 
A.C.: Ecco. Sulla palla, invece, lei ha detto, su due palle, no, su due proiettili, c’erano altrettanti segni di strie e di microstrie. 
P.M.: Non solo su due, su diversi. Non su due su …  
P.B.: Noi abbiamo fatto… la comparazione è stata fatta in questo genere qua: fra i primi due casi abbiamo fatto quattro impronte fra loro adiacenti, trovando microstrie coincidenti; poi, visto che l’impronta che da noi è ritenuta più significativa è classificata col numero 1, aveva queste due profonde, veramente profonde, microstrie che caratterizzavano questi proiettili, siamo andate a cercarle anche sugli altri quattro casi, perché, come ripeto, due casi non erano comparabili; e questa riga numero 1 l’abbiamo trovata su tutti e ha dato sempre incontrovertibilmente lo stesso risultato, cioè queste due profonde strie avevano la stessa larghezza, la stessa profondità; erano dislocate, diciamo, riferendoci all’interno della riga, nello stesso punto.  
A.C.: Bene, grazie.  
Presidente: Avvocato Bevacqua.  
A.B.: Ah, grazie, Presidente, la ringrazio di avermi chiamato. Senta, Dottore, lei ha detto, poc’anzi, cioè ha fatto riferimento a due casi non chiari, va bene? cioè, mi pare, quello del… il sei e l’otto, dove praticamente – o gli ultimi due o comunque il sei, sesto duplice omicidio e l’ottavo duplice omicidio – dove non c’era una grande coincidenza, dove non era perfettamente coincidente, tant’è che guardandole stamattina queste foto mi sembravano anche a me, un po’, non perfettamente sovrapponibili. Meyer Horst, mi pare, e i francesi.  
P.M.: Mi sembra abbia spiegato che dipende… 
Presidente: Beh, facciamo rispondere…  
P.B.: Le pallottole di due, repertate in occasione di due duplici omicidi, su uno, mi pare che si leggesse appena… a malapena  
P.M.: Vogliamo vedere le fotografie? Cosi facciamo vedere come erano ridotti… 
A.B.: Ancora la devo fare la domanda… 
P.M.: Prendiamo le foto, dico.
P.B.: Comunque sono due casi che non sono stati comparati appunto perché uno era completamente distrutto; l’altro invece c’era sostanza organica tutta avviluppata, non era possibile… era talmente deformata che si riusciva a leggere a malapena il discorso delle sei righe verso il fondello. Però, come ho detto, dopo lì, non ci siamo più dilungati più di tanto, perché poi c’era quelle coincidenze sui bossoli che erano talmente evidenti che rendevano, al limite, questo accertamento inutile. 
A.B.: Certo. Ma anche sui bossoli – io sono un profano totale in questa materia – avevo notato qualche non eccessiva coincidenza tra questi bossoli degli ultimi omicidi e quelli di Lo Bianco, eccetera. Ecco, specialmente la distanza fra il punto dove viene percossa la cartuccia, il bossolo, e la distanza, a sinistra, dove c’è l’estrattore, l’estrattore, ecco. Come mai…? 
P.B.: No, lì c’è… Dipende da tanti fattori. Può dipendere… difatti ci sono delle impronte che sono leggermente diverse, diciamo, come ampiezza, perché il percussore può disporsi in una determinata maniera, può anche darsi, a volte, che nell’introduzione in canna di questa cartuccia si crei una lieve deformazione sul proiettile che, pur camerando la cartuccia, lo tiene leggermente più inclinato, ma questo non va poi a influire sul… e allora in questo caso, magari, non so, il fondello non si presenta proprio perpendicolare, allora magari la lunghezza può cambiare leggermente. Però, come ho detto, le impronte significative, cioè, quelle più profonde, le tracce più profonde, sono ancora coincidenti. 
A.B.: Ecco, senta, lei ha fatto anche, mi pare, le comparazioni fra i bossoli, e comunque le cartucce, i bossoli, anzi, dell’ultimo omicidio. Ha fatto anche quello?  
P.B.: Sì, sì certo.
A.B.: Perché poi c’è una perizia balistica, non so se lei la conosce questa, del dottor Iadevito. Non so se lei la conosce.  
P.B.: La perizia, no. Il dottor Iadevito, sì. 
A.B.: Il quale ha fatto una serie di indagini e di comparazioni fra 400 e più pistole, va bene? E poi, alla fine, ha esploso diversi colpi ed alcune di queste pistole, e i relativi colpi esplosi, davano una sorta anomala, comunque quasi coin… perfetta, anzi, di coincidenze fra quei bossoli che erano stati poi repertati, quelli degli omicidi, ecco. 
P.B.: Di questo non ne sono a conoscenza, però, diciamo che le identità rilevate sulle tre impronte, in più, c’è anche un altro elemento del quale non abbiamo ancora parlato, che si tratta di una microstria profonda che c’è sul corpo cilindrico del bossolo, più a monte dell’impronta d’estrattore, e su alcuni reperti ha la stessa posizione reciproca ed è coincidente: ci sono delle fotografie allegate. Cioè, per quanto riguarda, diciamo, le comparazioni sui bossoli, gli elementi che abbiamo raccolto sono tanti e, secondo me, non c’è assolutamente nessun dubbio in ordine alla… 
P.M.: Identità.  
A.B.: Ci sono altre indagini, cioè, recentemente, ci sono altre indagini chimico-balistiche, tali da potere essere ancora più tranquillizzati, diciamo cosi, sotto il profilo della coincidenza, della identità dei vari bossoli, oppure no?  
P.B.: Direi che la peculiarità di queste impronte, secondo me, rende… si potrebbe tentare con microscopio a scansione; però, come ho detto, gli elementi e i quesiti sono talmente tanti che penso che sia un’indagine, in questo caso, quasi superflua, ecco.  
A.B.: Ecco, mi perdoni, è stata effettuato il raffronto fra i primi bossoli, cioè i bossoli del primo omicidio e poi, volta volta, i bossoli degli altri omicidi. Ecco. Non è mai stata fatta una comparazione fra, per esempio, i bossoli del terzo omicidio con quelli del quinto o del sesto? Oppure no?  
P.B.: Può darsi che l’abbiano fatto…
A.B.: … Era superfluo, oppure no?  
P.B.: Adesso non ricordo. Comunque l’abbiamo fatta sui proiettili questa e ha dato risultati univoci.  
A.B.: Senta, un’altra cosa le domando: è stato ritenuto un po’ da tutti che l’arma che sarebbe stata usata, o le armi, a seconda di cosa si vuole intendere, fossero, o fosse, una pistola calibro 22. Lei sa se in quel periodo, in cui venivano vendute queste pistole calibro 22, identica strumentazione – mi scusi la terminologia che non è forse la più corretta – era stata dalla Beretta anche applicata a delle carabine calibro 22 LR. Io le do anche la indicazione, Smalbore Rifle Carabine? Insomma qualcosa del genere. 
P.B.: Guardi, noi… 
P.B.: Ma guardi… 
A.B.: Per identico voglio dire lo stesso… la stessa struttura, lo stesso meccanismo, cioè lo stesso posizionamento dell’estrattore e dell’espulsore. 
P.B.: Ma guardi, noi… mi pare che ci sia una lieve differenza angolare sulle impronte; però noi non abbiamo preso in considerazione molto le armi lunghe per un motivo, diciamo, che difficilmente penso si vada con un arma lunga più di un metro… 
A.B.: Eh no. Perché l’arma lunga, mi scusi, eh, ha ragione anche lei, però, veda, l’arma lunga, in particolare la carabina fino al 1985 poteva essere tranquillamente portata dal cacciatore.  
P.B.: Sì, sì, d’accordo, però come ho detto noi abbiamo anche…  
A.B.: . .. dal cacciatore che quindi tranquillamente se la portava dietro e faceva quello che voleva.  
P.B.: Guardi, noi abbiamo guardato anche i dati sulle rigature pubblicate sul Matus, sul Manuale dell’FBI, e in effetti le larghezze delle impronte e il passo, diciamo, era…  
A.B.: Però, non avete fatto questa indagine.  
P.B.: Sulle carabine, no.  
A.B.: Ecco, lei sa, se è di sua conoscenza, se no chiediamo alla Corte di accertarlo, se questa carabina, questo tipo di carabina avesse lo stesso tipo di meccanica, mi perdoni, forse, la terminologia non corretta, identica, cioè, alla effe… alla calibro 22 LR.  
P.B.: Adesso non potrei essere certo, però mi pare che ci sia una differenza angolare.  
P.M.: Angolare?  
A.B.: Angolare che vuol dire?  
P.B.: Sulla posizione delle singole impronte.  
A.B.: Eh, va bè, ma insomma, io so, so… mi è stato detto che è identica, quindi si può fare un accertamento sul punto, dato che abbiamo giorni, tempo… 
P.B.: Adesso non sono in grado di dirlo, si potrebbe fare.
A.B.: Ecco, possibile. va bene e questa è un’istanza che io formulo alla Corte…
Presidente: Allora, vogliamo vedere innanzi tutto quella documentazione? Poi l’istanza quale sarebbe? 
A.B.: Gliela può far vedere?
Presidente: Grazie, avvocato.
A.B.: Questa carabina nell’85… Credo che lei…
Presidente:Non ricordo se proprio nell’85 perchè…
A.B.: Sì, fino all’85 poteva essere stata a giro.
Presidente:È da tanti anni che sono state… Sì una era la Olimpia e l’altra la… Che è un modello americano. Sì la conosco bene.

P.M.: Possiamo poi, le altre parti, anche dopo, averne conoscenza, Presidente? 
A.B.: Sì, ah, mi scusi.
P.M.: Ci va bene anche dopo non…

Presidente: Una è un’arma olimpionica, diciamo, da tiro olimpionico, quindi… l’altra è quella copia del fucile americano Wetherby, che era commercializzata ricordo dalla… 
P.M.: Ma sono prodotti fabbricati dalla Beretta?  
Presidente: Sì, sì, dalla Beretta.  
P.M.: Ci ha detto, se non ho capito male, il signor Benedetti che le caratteristiche dello sparo hanno posizioni diverse: cosi ha detto lei. Però l’accertamento lei… 
P.B.: Però, non posso essere certo al 100%.  
P.M.: Era per capire il tipo di istanza. Mi va bene anche dopo, non c’è mica problemi. 
Presidente: È agevole semmai vedere, eh.  
A.B.: Ecco, mi scusi, ammettiamo che non sia la carabina, se era la carabina poteva essere tranquillamente portata – ma questa sono considerazioni che la difesa farà dopo, eventualmente – poteva essere portata tranquillamente da chiunque avesse un fucile da caccia, perché si poteva portare. La domanda che le faccio…
Presidente: Però, attenzione, Avvocato, allora, le debbo dire che ci sono omicidi consumati in periodo che è certamente fuori di quello di caccia.  
A.B.: Siamo d’accordo, Presidente, però si può portare tranquillamente…  
Presidente: Giugno, luglio.  
P.M.: Abusivamente.  
A.B.: Certo si porta abusivamente.  
P.M.: Oppure si rischia che qualcuno li fermi.  
A.B.: Ma anche colui che ha ucciso ha rischiato in ogni caso, sia di essere visto…  
Presidente: Questo solo per puntualizzare. Allora procediamo, signori, che poi abbiamo anche…  
A.B.: Grazie, Presidente. Allora, un’altra domanda. Lei sa, io non ricordo più come si fa a caricare una pistola; se uno ha una pistola prende i proiettili ci ha 50, 60 – qua pare ce ne fossero 50, 60, 70 proiettili – e con le mani carica, va bene? e infila quindi polpastrello del pollice sulla parte posteriore dove poi viene percosso, viene infilato, col polpastrello spinge e nel caricatore infila i sette, otto, dieci undici… Lei sa se sono stati, forse lei non lo sa, questo lo dovremmo domandare alla Polizia scientifica, se sono state rilevate impronte digitali nei vari fondelli? 
P.B.: No, a me non risulta.  
A.B.: Non risultano?  
P.B.: Non risulta. A noi vennero dati quei bossoli che erano già stati periziati prima, e quindi non so niente…
A.B.: Perché da quel che mi risulta, può darsi, ma è un’istanza che io formulo alla Corte eccellentissima, le componenti chimiche delle impronte digitali sono di tre tipi: amminoacidi, sali minerali e grassi. E risulterebbe questo, che sia gli amminoacidi come i grassi dal calore della esplosione vengono fissati sul bossolo, sul proiettile; per cui chi ha per primo infilato questi benedetti proiettili lascia comunque una traccia, mentre coloro che poi – i Carabinieri – la Polizia, eccetera che poi prendono questi benedetti proiettili, cioè questi benedetti bossoli, queste tracce sono molto più labili, possono essere eliminate, si possono sovrapporre-Mentre quello, colui, l’assassino, quello che ha infilato dentro la cartuccia avrebbe dovuto lasciare su ogni bossolo, va bene, dico bene bossolo? una sua impronta che rimane dopo che vi è stato lo scoppio, perché fissa. E vi è anche, vi domando anche questo, se esiste la possibilità di fare un’indagine in Italia di questo tipo. 
P.B.: È un campo del quale io non sono…  
A.B.: Ma lei sa di questa… ? 
P.B.: No.
A.B.: No. Allora, signor Presidente, io faccio questa doverosa richiesta di perizia di indagine sui vari bossoli che sono stati repertati, perché risulterebbe – me lo dice il mio consulente tecnico di parte – che colui il quale ha infilato questi benedetti proiettili, queste benedette cartucce dentro il caricatore, avrebbe dovuto comunque lasciare, avrebbe dovuto comunque lasciare delle impronte, impronte che sarebbero rimaste anche dopo, anzi in particolare, dopo l’esplosione. A meno che questo signore non abbia caricato con i guanti, come ha fatto sempre. Ma se non avesse caricato con i guanti, siccome pare che sia possibile questa indagine, io formulo questa richiesta espressa alla Corte eccellentissima per garanzia di verità. Io prima di questo ho fatto una domanda al mio cliente e il mio cliente ha detto: ‘Avvocato la faccia fare immediatamente’. Grazie. 
P.M.: Presidente, posso dire qualcosa? Direi che questo è un caricatore di una 22, questo è un calibro 22, questo è un pollice è difficile che in quell’operazione, vorrei che si facesse subito il controllo, si lasci nell’operazione di inserimento un’impronta così larga di un dito su un piccolo bossolo tale, per non parlare poi del movimento che si dà al proiettile, dal fatto che è toccato da altri, come non solo l’indagine è superflua, ma io mi permetto di dire pur nella mia inesperienza, nel caso di un bossolo cosi piccolo, di un proiettile così piccolo, peregrina. Vorrei comunque che la Corte lo facesse fare per vedere se su un bossolo, su un proiettile si lascia un’impronta. Prima proviamo noi, o facciamolo provare. Si vedrà che la quantità di impronta su un proiettile cosi piccolo è talmente poca che non permette confronti. Se io fossi smentito mi associo all’istanza del difensore. Questi sono i mezzi che loro hanno a disposizione per verificare ciò che ho detto. Prego.  
Presidente: Quindi lei si oppone. 
P.M.: Sì. Cioè, prima verifichiamo… nel senso io mi oppongo perché non è possibile; se fosse possibile non mi oppongo. Anzi, teniamo presente che poi chissà quante persone l’hanno toccato, eh. Per non parlare dei periti.  
A.B.: Ma il problema è diverso. 
Presidente: Signori avvocati di parte civile? 
A.S.F.: Remissivi.  
Presidente: Remissivi. 
A.P.: Alla richiesta del Pubblico Ministero che è interessante a verificare se questo è tecnicamente possibile accertare la identità delle impronte.  
Presidente: Va bene.  
A.B.: Ecco, Presidente, voglio ricordare alla Corte eccellentissima che c’è un movimento di introduzione dentro il caricatore, e poi, quando viene spinto in giù addirittura si lascia un’impronta molto più ampia perché l’impronta…
P.M.: Ma il dito si muove, Avvocato.  
A.B.: Certamente, ma tutto si muove; ma siccome è possibile quest’indagine farla, perché…  
P.M.: Io dico di no.  
Presidente: Vedremo. Deciderà la Corte, che si riserva. Andiamo avanti.

Presidente: Vogliamo introdurre allora ora anche il generale Spampinato?  
P.M.: Sì, Presidente, ben volentieri.  
Presidente: Facciamolo venire.  
P.M.: Allora, qui per accelerare un po’ i tempi e per capirsi. Successivamente, signori Giudici, il perito Benedetti insieme al generale Spampinato è stato incaricato dal GIP, nel corso dell’indagine a carico di Pietro Pacciani di fare con incidente probatorio una perizia diversa, una perizia che aveva come oggetto innanzi tutto il proiettile trovato nell’orto di Pacciani.  
Presidente: Bene, buongiorno, Generale. E la ringraziamo di essere venuto. 
P.M.: E ci scusiamo, soprattutto il P.M., per il fatto che per un disguido è stato – purtroppo è la seconda volta – avvertito all’ultimo momento.  
Presidente: Va bene. Speriamo non succeda una terza.  
P.M.: No, anche perché il Generale, per fortuna, è l’ultima volta che lo sentiamo, pensiamo, in questo processo. Noi facciamo ammenda.  
Presidente: Allora la Corte è già a cognizione… Si tratta della famosa cartuccia… Allora, qui è un po’ diverso l’oggetto dell’accertamento, perché non ha per oggetto un bossolo ma un proiettile, ed è quel proiettile che abbiamo visto, è stato individuato e sequestrato perché trovato nel famoso paletto portavigna. Questo proiettile la Polizia Giudiziaria aveva evidenziato che portava delle caratteristiche. I quesiti che sono stati fatti ai periti, in questo caso entrambi i periti, sono numerosi, e il primo quesito era quello di vedere, di analizzare la cartuccia trovata nell’orto per vedere se questa cartuccia innanzi tutto aveva caratteristiche peculiari che servissero a identificarla e soprattutto, per vedere se innanzi tutto questa cartuccia era stata in un’arma. Anche in questo caso i periti hanno fatto una serie innumerevole di fotografie, e io questa volta mi sono appuntato i numeri, perché nella perizia di volta in volta i periti hanno messo i numeri, chiedo che man mano che i periti esporranno le loro risposte ai numerosi quesiti – i quesiti erano sostanzialmente cinque – possano dimostrare con le foto ciò che è emerso. La prima domanda che io faccio ai periti è questa: le caratteristiche di questo proiettile quali erano, per vedere la provenienza. Cioè la prima cosa, se e perché c’è la prova, se c’è, che era stato in un’arma, e in che modo c’era stato. Anche qui ci sono numerosissime foto. Quindi la prima è: se e perché quel proiettile trovato nell’orto di Pacciani era stato in un arma e questo da cosa si deduce, cioè da quali elementi e quali caratteristiche o meglio quali segni, che sono numerosi, sono stati trovati sul bossolo. Sono i cinque quesiti a cui voi avete risposto. Non so, se vuol cominciare lei intanto, signor Benedetti e poi…  
P.B.: Dunque, sulla cartuccia sequestrata nell’orto del signor Pacciani erano presenti alcune tracce: parliamo di deformazioni sull’ogiva della pallottola e di deformazioni sul corpo cilindrico; poi avevamo una serie di microstrie presenti alla periferia del fondello su un settore abbastanza limitato, e un solco pressoché rettilineo, all’interno del quale c’era una stria. Allora, accertato, sulla base della precedente perizia, secondo noi, ingegner Salza ed io, gli elementi di colpo repertati negli otto duplici omicidi erano riferibili a una pistola Beretta della serie 70, abbiamo fatto delle prove per vedere…  
P.M.: Con delle pistole vostre?  
P.B.: Con delle pistole; due prestateci dalla ditta Beretta e una in dotazione al banco nazionale di prova, una Beretta 70S, la nostra; e due pistole Beretta modello 71 della ditta Beretta. Abbiamo fatto delle prove e abbiamo visto che introducendo, dopo aver caricato, introdotto nel caricatore delle cartucce, eseguendo la manovra di fare andare la cartuccia in canna e anche sparando poi dei colpi, delle microstrie. Non sempre, ma in buona parte dei casi rimanevano impresse sulla periferia del fondello. Si trattava di microstrie rettilinee, pressoché rettilinee. E abbiamo anche constato, facendo prima la manovra a vuoto, poi sparando, che una parte di queste microstrie veniva obliterata, oppure distrutta, dall’azione del percussore perché riferendo, guardando i bossoli sparati, praticamente queste microstrie si trovavano in circa ore 12, se immaginiamo il quadrante dell’orologio, un poco più a sinistra, un poco più a destra, a seconda dei casi. Quindi abbiamo visto appunto che con tutti e tre gli elementi, con tutte e tre le pistole, usando delle cartucce che avevano la stessa sigla impressa sul fondello del bossolo, cioè, la sigla ‘H’, quindi della stessa marca di quella repertata nell’orto del Pacciani, queste microstrie potevano essere, potevano rimanere impresse abbastanza bene, oppure risultare meno profonde, o addirittura non essercene affatto. Comunque, diciamo che sicuramente questa serie di microstrie fra loro parallele trovate sulla cartuccia sequestrata al Pacciani erano riferibili, diciamo, all’azione della parte inferiore, dello spigolo inferiore della testata dell’otturatore, organo col quale questo spigolo veniva a contatto della cartuccia inserita nel caricatore e la sfilava dalle labbra del caricatore stesso per portarla nella camera, portarla in canna. Quindi queste microstrie, l’origine di queste microstrie è stata documentata in questo modo. C’era un’altra impronta sul fondello, ed è costituita da un segno quasi rettilineo, una incisione all’interno della quale c’era una microstria. Questa… questo segno noi l’abbiamo riprodotto, non siamo stati tanto bravi nel senso di… non siamo riusciti ad ottenerlo così rettilineo come quello trovato sul fondello di questa cartuccia, però l’abbiamo ottenuto nell’azione, cioè nel caricare, nell’introdurre la cartuccia nel caricatore, facendo fregare il fondello contro uno delle labbra del caricatore. Rimanevano le altre impronte, le altre impronte che noi abbiamo rilevato erano due verso la sommità del bossolo – mi pare una a un millimetro e mezzo, l’altra a circa due millimetri e mezzo dalla sommità – disposta ad una distanza angolare di circa 180°, praticamente contrapposte.  
P.M.: Sui due fianchi del cilindro?  
P.B.: Sì. E in corrispondenza di una di queste, verso il fondello sotto il collarino, c’era un’altra deformazione abbastanza accentuata, che per le sue dimensioni non era assolutamente riferibile all’azione di un estrattore. Abbiamo pensato che… inoltre il proiettile era disassato, cioè non era perfettamente disposto sull’asse longitudinale del bossolo, ma era inclinato. Queste impronte, a nostro avviso, non dovevano essere, non potevano che essere il frutto di un inceppamento dell’arma. Chiaramente non siamo riusciti a riprodurlo perché le tre pistole che avevamo in mano noi erano tutte e tre efficienti, e quindi non c’era verso di provocare un inceppamento. Allora abbiamo cercato di riprodurre queste tracce manualmente, cioè introducendo la cartuccia nel caricatore in modo che il fondello del bossolo si trovasse vicino alla parte anteriore delle labbra del caricatore, e il proiettile invece disposto più in alto, inclinato in modo che non potesse entrare nella camera di cartuccia. Lasciando andare l’otturatore noi abbiamo riprodotto, come dimostrano anche le fotografie, impronte e deformazioni, direi, molto simili a quelle trovate sul reperto. Se vogliamo a questo punto guardare le fotografie… 
P.M.: Ecco, io le ho indicate. Forse ci sono… con cinque o sei foto riusciamo a illustrare i cinque… I quattro punti che ha messo ora in evidenza il perito Benedetti. Partirei se lei è d’accordo dalla foto 33/34 che sono quelle relative alle microstrie sul margine del fondello, rettilinee e parallele, che sono quelle che poi avete usato per confrontare. Ecco, per capire. Le foto 33 e 34 mettono bene in evidenza le microstrie. Poi andiamo per ordine. Perché cosi poi riusciamo a capire quali sono i paragoni effettuati. Queste sono l’esame del proiettile Pacciani. 
A.P.: Mi scusi signor… scusate signori, scusi Presidente, ma, visto che è una cosa molto interessante che andrà per le lunghe, non sarebbe il caso a rimandare tutto questo discorso alla ripresa pomeridiana dell’udienza? Perché…  
P.M.: Uno dei periti… 
A.P.: Ora ci porta via un’ora, almeno. 
P.M.: per colpa… uno dei periti per colpa nostra, mia, cioè, del mio ufficio, ha un impegno nel pomeriggio, e quindi siano stati costretti – io l’ho fatto presente al Presidente – che era bene cercare di esaurire il prima possibile. Questa è la realtà dei fatti.
A.P.: Il fatto è che… ognuno ha i suoi impegni e i suoi zuccheri che calano.  
P.M.: Io posso solo dire che per colpa del mio ufficio, il…
A.P.: L’udienza stamattina ha subito una interruzione di un’ora e mezzo. Ora… 
P.M.: Per colpa sempre di chi ha fatto le citazioni.
A.P.: No, non si parla di colpe, si parla di orari.  
Presidente: Signori, avete ragione, ma questa è la situazione in cui ci troviamo.  
P.M.: Io ho spiegato la situazione. Vediamo, anche perché poi con i periti di parte ci possiamo tornare domani, su questo argomento, se qualcuno ha ancora dei problemi. Ci sono numerose…  
Presidente: Questa non riesco a vedere che foto è. È la numero 33. Bene.  
P.M.: Allora, nella foto 33 si vede il fascio di microstrie tra loro parallele… ecco, si vedono abbastanza bene. Dico bene? Ecco, che sono quelle parallele…  
Presidente: Ecco, le indichi, Generale, grazie.  
P.M.: Che poi sono servite per delle comparazioni con i bossoli degli omicidi. Questo è il bossolo Pacciani. Ecco, vogliamo andare avanti per far vedere nella foto 34 lo stesso tipo di microstrie. La foto successiva, ecco, è la 34, ci sono delle frecce. Vogliamo leggere la didascalia? Tante volte mi sono sbagliato, ma, idem… Sì, sì, sì, trovato. Ecco. Ci è andata via la… è andato via il colore, anzi, troppo colore. 
A.F.: Ecco, il bossolo era quello trovato nel giardino dell’imputato.  
Presidente: Nell’orto.  
P.M.: Sì, sì, sì. 
A.F.: Ecco. Non il bossolo Pacciani.  
Presidente: Bè, va bè…  
P.M.: Io ho usato delle contrazioni lessicali…  
Presidente: Lo chiamiamo del tutto impropriamente “bossolo Pacciani”.  
P.M.: Bene. È solo per…  
Presidente: Ogni volta che si dice “bossolo Pacciani” è chiaro…  
P.M.: Che non è quello…
A.B.: È un acrasi, Presidente.
Presidente: Cartuccia, poi. Eh, va bè…  
P.M.: Bene.  
Presidente: Avete capito…  
P.M.: Ora questo era solo per far vedere le microstrie che sono…  
Presidente: … è solo un riferimento.  
P.M.: … sul fondello. Ora vogliamo vedere le foto 30, 31, e 32, invece sono quelle che evidenziano l’altra incisione, quella rettilinea di cui ci ha parlato…  
P.B.: Basta la 30 che si vede bene.  
P.M.: Ecco, basta la 30.  
Presidente: Foto 30. Vediamo. Ecco, generale, cortesemente se lei con…  
P.M.: C’è un po’ poca luce, o troppo…  
A.B.: Non si è capito cos’è.  
P.M.: Ecco, ecco, la freccia in basso? Scusi, Benedetti, se…  
Presidente: Abbiamo problemi di ripresa.  
P.M.: La microstria è la freccia circolare…  
Presidente: Attenzione, perché qui dobbiamo intenderci su cosa vogliamo vedere.  
P.M.: Vogliamo far vedere… Abbiamo visto la freccia circolare è quella relativa alle microstrie sul… Ecco, mentre…  
Presidente: Ecco, oh!  
P.M.: … quella rettilinea è la freccia in basso. Ecco. Aveva dato più luce, si vedeva meglio.  
Presidente: Ecco, oh! Ora, cosi.  
P.M.: Ecco, la allarghiamo… Allarghiamo ancora. Ecco. Ancora luce, se è possibile. Prima era riuscito meglio.  
Presidente: Come non riusciamo mai a… stavolta…  
P.M.: Prima era venuta molto bene. No, l’aveva data con la macchina.  
P.B.: La vediamo meglio nella successiva…  
P.M.: Allora facciamo la foto successiva, via.  
Presidente: Vediamo la foto successiva. Con questa non abbiamo potuto… Abbiamo capito cosa si vuol mostrare…  
P.M.: Ecco, ecco.  
Presidente: … ma vediamo… Ah, è l’originale allora che era poco buono!  
P.M.: Questa, quindi, è quella rettilinea; le altre erano quelle laterali, sempre sul fondello.  
Presidente: È la foto 31?  
P.B.: Sì, questa è la foto 31. È il particolare di quella…  
Presidente: Ecco, altra foto…  
P.M.: Non so se la 32 è ancora…  
P.B.: Sì, è la stessa…  
P.M.: È la stessa.  
Presidente: Vediamo la 32.  
P.M.: Ecco. Questa, se ho capito bene ciò che diceva  
Presidente: Vediamo la didascalia, scusate: “Idem con foto numero 31. La ripresa è stata eseguita… valgono le stesse considerazioni”.  
P.M.: Maggiore ingrandimento. E qui siamo a due tipi di tracce: quella rettilinea e quelle parallele che abbiamo visto poi. Lei…
Presidente: Ma vogliamo, scusate, eh, perché sennò… Vogliamo vedere la didascalia precedente? Perché sennò “valgono le stesse considerazioni” non si sa quali sono. Non abbiamo sotto gli occhi l’album. “Macrofoto del solco pressoché rettilineo presente sul fondello del bossolo della cartuccia calibro 22 repertata presso Pacciani Pietro. La freccia indica la microstria presente all’interno della discontinuazione”.  
P.M.: Ecco, se ho…  
P.B.: Come vedete c’è un piccolo rilievo…
P.M.: Signor Benedetti, lei ha detto che ci sono delle microstrie all’interno; una sola.  
Presidente: Ecco, vuol far vedere…  
P.M.: Una.  
Presidente: Una.  
P.M.: Che è particolare. Che è quella che, secondo…  
Presidente: Quella… quella lì, quella nella parte inferiore, diciamo, indicata dalla freccia nera.  
P.M.: Bene.  
Presidente: Questa è la foto…  
P.M.: Ecco.  
Presidente: Va bene, eh, perché sennò non si capiva bene…  
P.M.: Benissimo. Sì, sì. Poi lei ci ha parlato invece di incisioni laterali del cilindro, che sono rispettivamente nella foto 37, e quella al collarino nella foto 40. Se non ricordo male. Vediamo la 37…  
P.B.: C’è la 37…  
P.M.: E la 40, se non… Cioè, vediamo la 37, cosi intanto… Che sono quelle che lei ci ha spiegato potevano… Leggiamolo.  
Presidente: Ecco, leggiamolo: “Foto 37, cartuccia proiettile del calibro sequestrata presso Pacciani. Le frecce indicano le deformazioni rilevate sul terzo settore del corpo cilindrico del bossolo. Quella più in alto si trova a circa 2,25 millimetri dal margine superiore del bossolo.  
P.M.: Perdiamo spesso le immagini.  
P.B.: Ecco, questa è un’altra, quella che c’è in basso, vicino al collarino.
P.M.: Quella è la depressione, no?  
P.B.: Al collarino. Ecco, vede. Sono sullo stesso asse. Ce n’è una in basso e una in alto.  
P.M.: Ecco, lei ci può spiegare meglio? Ha detto, questi sono comunque segni che dimostrano l’inceppamento. Ci fa capire meglio, vedendo qua… ora qua non si vede che è disassata, perché…  
P.B.: Sì, perché lo dimostreremo dopo.  
P.M.: Bene. Comunque questi segni qua, poi lei ha fatto tutte le foto dell’inceppamento fatto in esperimento, ma questo è l’originale, no?  
P.B.: Sì.  
P.M.: Ecco. Quindi i segni, ce n’è uno ultimo che è quello sulla depressione concava, sono le foto 42 e 44, che invece riguardano il proiettile. Vogliamo vedere anche quelle? 42… Ecco, ecco, si vede molto bene qua. Questa è, leggiamo, foto 42: “È una microfoto della pallottola di piombo nudo montata sulla cartuccia sequestrata presso Pacciani Pietro. La freccia indica le due deformazioni a forma di calotta sferica presenti in prossimità dell’ogiva”. Sono le due frecce. Ecco, quindi direi che con queste foto lei ci ha illustrato come si presentava, quali caratteristiche aveva.  
P.B.: Ce ne sono…  
P.M.: Se ce n’è qualchedun’altra…  
P.B.: Mi perdoni. La foto numero 35…  
P.M.: Prego.  
P.B.: Ecco, si rileva l’altra deformazione che è situata ad una distanza di 180° rispetto…  
P.M.: Dalla parte opposta del cilindro.  
P.B.: Sì, dalla parte opposta, che si trova a 1,4 mm dal bordo.  
P.M.: Quel segno rosso l’avete fatto voi per identificare… per… quando l’avete smontata, insomma.  
P.B.: Sì, fu fatto dal Generale quando fu smontata…  
P.M.: Quindi ci sono due segni più o meno identici uno opposto all’altro, sul cilindro.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Ecco, una volta chiarito quali erano i vari segni che grossomodo sono due, quattro, cinque sul proiettile trovato nell’orto del Pacciami, vediamo, lei ci ha spiegato, che era possibile vedere qualcosa con gli esperimenti che avete fatto. E poi, se non sbaglio, avete fatto dei confronti. Vogliamo vedere di capire questi?  
P.B.: Allora, se noi guardiamo la foto numero 45…  
P.M.: Vogliamo leggere… La leggo io, Presidente, se crede.  
Presidente: Si, “Foto di comparazione…  
P.M.: Prego. “Di comparazione indiretta tra le microstrie presenti su un bossolo sparato dalla pistola Beretta modello 71, calibro 22 LR, matricola... – cioè quella sperimentale che avevano loro – e quelle presenti su una cartuccia inesplosa sfilata dal caricatore e convogliata nella canna dell’arma”… Quindi questo è un esperimento, dico bene? che avete fatto.  
P.B.: Queste sono le microstrie appunto che sono rimaste impresse su un bossolo sparate e su una cartuccia inesplosa.  
P.M.: Quindi, su entrambi è cosi? Rimane… rimangono dei segni, che una volta messi a confronto in questa foto, sia quello sparato, che quello non sparato, hanno queste caratteristiche sulla pistola vostra, su quella usata. Ecco, e voi cosa avete dedotto, quindi?  
P.B.: Diciamo che questa era l’origine, spiegava l’origine delle microstrie trovate sulla cartuccia sequestrata presso Pacciani.  
P.M.: Ecco. Quindi quelle microstrie che abbiamo visto per prime, per intenderci, sono, come tipo e come localizzazione, uguali a quelle fatte sul bossolo, sperimentale.  
P.B.: Sì.  
P.M.: In più qui voi dite nella vostra relazione, è cosi, che questi segni…  
A.B.: Si può fare delle domande?  
P.M.: È la domanda a cui ha già risposto.  
I.S.: No, no, forse…  
Presidente: Generale… Generale Spampinato, dica.  
I.S.: … forse ho capito male io.  
P.M.: No, no, io volevo fare una domanda, quindi, ho spiegato…  
I.S.: Il dottor Benedetti stava dicendo qual’era la causa delle striature che stiamo osservando. Senza parlare di identità o meno, perché non è il momento…  
P.M.: No…  
I.S.: … la causa è dovuta…  
P.M.: No, questo…  
I.S.: … Mi faccia finire di parlare, abbia pazienza. Mi interrompe continuamente.  
Presidente: Generale, dica.  
P.M.: È la prima volta che parliamo io e lei.  
I.S.: È già la seconda volta che mi interrompe.  
Presidente: Prego, Generale, dica.  
I.S.: Allora, scusatemi, eh. Stava spiegando il perché, da che cosa vengono prodotte queste striature. Lo aveva già anticipato prima. Vengono prodotte dal fatto che in fase di caricamento, cioè a dire di sospingimento – scusatemi la brutta parola – della cartuccia in canna da parte dell’otturatore, precisamente la sua parte più bassa, questa parte più bassa, per effetto delle tolleranze di lavorazione, produce queste striature. Questo è il motivo. Era solo il motivo che era stato chiesto. Non si parlava né se erano uguali, né se erano disuguali.  
Presidente: Benissimo.

P.M.: Vorrei fare una domanda ad entrambi i periti, cominciando da uno dei due. Proverei innanzitutto dal perito Benedetti. Se non sbaglio io ho letto una didascalia, la vorrei rileggere, per vedere se non ho capito male, dalla quale emerge che c’è un paragone in quella foto lì. Vorrei rileggerla perché effettivamente posso aver letto male.  
Presidente: Un attimo solo che vediamo.  
P.B.: È una comparazione diretta.  
P.M.: Oh! Era questa la mia domanda che stavo facendo al perito Benedetti. La comparazione fra quelle micro… Scusi, ho capito male, o quelle sono due foto una accanto all’altra?  
P.B.: Sì, sì.  
P.M.: Allora è un paragone. Allora rileggiamolo, perché può darsi che ho equivocato. Mi sembra che sia un paragone fra, nella stessa pistola, un proiettile esploso e uno inserito non esploso. Bene?  
Presidente: Va bene.  
P.M.: Questi sono confrontabili. E ci danno quelle simiglianze. Era questo…  
Presidente: E infatti è il momento successivo di cui parlava il Generale.
P.M.: Bene, bene. Quindi questa era la domanda. È così?  
P.B.: Sì.  
P.M.: Ce lo vuole spiegare meglio? Perché può darsi che io, non essendo un esperto, non…  
P.B.: Sì, diciamo che lì abbiamo fatto vedere, appunto…  
P.M.: Sperimentale, ovviamente.  
P.B.: … le microstrie prodotte su una cartuccia sparata… sui bossoli di una cartuccia sparata, e sul bossolo di una cartuccia mandata in canna senza spararla. Cioè vuol dire che quelle microstrie non si sono prodotte dopo lo sparo, ma si producono prima dello sparo.  
Presidente: A monte.  
P.M.: Quindi le microstrie vengono ugualmente.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Sono prodotte, lei diceva, da quell’otturatore, la parte…  
P.B.: Sì.  
Presidente: È quello che diceva poi il Generale…  
P.M.: Benissimo, proprio questo qui. Bene, vuole andare avanti?  
P.B.: Sulla foto numero 47.  
A.B.: Ecco, vediamo anche come si mettono e che impronta lascia, guardi, l’ha messo lei, guardi che belle impronte che si lasciano.
P.B.: Lì è illustrata la posizione che… cioè come noi abbiamo fatto a ottenere le microstrie, cioè, diciamo, l’incisione che c’è sul fondello del bossolo, delle cartucce illustrate dalle foto numero 49 e 50, nella fase di introduzione della cartuccia nell’astuccio del serbatoio. Ecco, chiaramente non è un segno cosi rettilineo, diciamo, come quello là, però insomma, in effetti, questa incisione può essersi prodotta facendo questa operazione. Se fa vedere le foto numero 50 e numero 49, o 48… 48 e 50.  
P.M.: Allora, vogliamo leggere? “Solco prodotto sul fondello di un bossolo di cartuccia Winchester Western, calibro 22 LR nella fase della sua introduzione nel caricatore di una pistola – quella sperimentale vostra, vero? – allorché il fondello è stato pressato contro la punta di uno delle labbra del caricatore”. Quindi è l’esperimento che voi – è così? – avete fatto per dimostrare come si può creare quel solco lineare che abbiamo visto.  
P.B.: Ecco, anche la numero 50 che…  
P.M.: Che lei dice ‘a noi non c’è venuto cosi diritto.  
P.B.: La 50.  
Presidente: La 50 è migliore, dice il Generale.  
P.M.: La leggiamo. “Idem come 48. È ripreso il fondello di un altro bossolo nel quale il solco provocato dall’estremità anteriore di una delle labbra del caricatore dell’arma è meno profondo. Le caratteristiche morfologiche della lettera H che è impressa al centro del fondello corrispondono a quelle della lettera H che è impressa sul fondello dei bossoli e delle cartucce repertate“. E questo è un altro argomento, poi lo vediamo. Ora…  
P.B.: Quello sopra, quello sopra.  
P.M.: Questo è quel segno che nasce nel modo… Vogliamo andare avanti? Per capire poi come, una volta avendo fatto, da una parte il proiettile repertato a Pacciani, da una parte gli esperimenti, siete andati avanti.  
P.B.: Ecco, per riprodurre quelle deformazioni trovate invece sul corpo cilindrico del bossolo, come ho detto precedentemente, abbiamo infilato le cartucce nel caricatore, ma in modo, diciamo, non corretto. Cioè come se fosse stata leggermente sfilata da un’azione… A volte a noi, a me personalmente, è capitato, sparando la cartuccia 22 LR che si, diciamo, si fermano, l’arma si inceppa nella condizione in cui si vede… è illustrata nella foto numero 54. Però, nella fattispecie, cioè come tre armi che abbiamo utilizzato noi, questo non siamo riusciti…  
Presidente: Quando uno prova a farlo, non gli succede mai.  
P.B.: Eh.. .  
P.M.: La vogliamo vedere questa 54? Per capire il modo in cui può essere avvenuto l’inceppamento. Ecco, sono quei due segni che lei dice a 180°, di qua e di là?  
P.B.: Sì. Ecco, qui…  
Presidente: Qui ci vuole il microfono, però.  
P.M.: Può vedere di dare il microfono…

Presidente: Dunque, allora un momentino, qui ci vuole il microfono.  
P.M.: Si sta cercando di procurarlo.  
Presidente: Scusate, ma qui… abbiamo apparecchiature rudimentali. L’avete già visto. Bisognerà sostituire questo impianto con un altro più moderno; con microfoni mobili… Non è che si può…  
Presidente: No, porti tutto il treppiede. Generale, ci perdoni se…  
P.B.: Può alzare un po’ la fotografia? Ecco, bene cosi. Come avevamo detto precedentemente, le due deformazioni contrapposte sono situate a due distanze differenti dal vertice del bossolo.  
Presidente: Due quote differenti, eh?  
P.B.: Sì. Una 1,40 mm; l’altra a 2 e mezzo, circa. Voi potete vedere che, inceppandosi così, questa che era esattamente quella contrapposta, rimane più in alto, perché va a toccare lo spigolo superiore della canna. Quest’altra rimane più in basso perché va a toccare lo spigolo interno del carrello otturatore. 
Presidente: Ecco Generale, le dispiace?
P.B.: Se guardiamo… la foto numero 57.
Presidente: Cinquantasette?  
P.B.: Sette. Ecco, qui è possibile vedere la deformazione verso il fondello che avevamo già notato precedentemente sulla cartuccia del Pacciani, sequestrata presso il Pacciani: è quella più in alto. Praticamente sono sulla stessa generatrice. Sulla faccia opposta è rimasta impressa un’altra deformazione come rilevato sulla cartuccia sequestrata presso il Pacciani, ubicata più in alto. Abbiamo provato a riprodurre l’inceppamento immaginando che ci fosse stato una mancata estrazione del bossolo sparato. Cioè l’estrattore è ritornato indietro senza tirar fuori il bossolo dalla canna. In quel caso, però, le due deformazioni non risultano alla stessa altezza. Se guardiamo la foto numero 60. Ecco, qui si vede… ecco, qui vediamo bene il fondello del bossolo rimasto in canna. Qui vedete che in questo caso il bossolo qua non tocca la canna e la deformazione allora in questo caso rimane più in basso di quanto noi non abbiamo visto.  
A.B.: Generale, così non vediamo bene, grazie.  
Presidente: Dove sta indicando ora il Generale.  
A.B.: Ho capito ora, grazie.  
P.B.: Praticamente non c’è contatto fra la culatta, ma col bossolo più in basso. Mentre invece sulle due impronte che noi abbiamo trovato, questa si trova più in alto, rispetto a questa. In questo caso sarebbe venuto più in basso. Chiaramente, come ho già detto, queste impronte sono state ottenute manualmente, nel senso che abbiamo posizionato la cartuccia in un determinato modo e poi abbiamo rilasciato andare il carrello.  
P.M.: Non è un inceppamento naturale.  
P.B.: Non è un inceppamento naturale. Io, negli anni, così, l’ho visto parecchie volte sul banco di prova, però…  
P.M.: Non siete riusciti a rifarlo.  
P.B.: Con queste tre armi non siamo riusciti…  
P.M.: Avete armi troppo buone.  
P.B.: Ecco, per guanto riguarda…  
Presidente: È una questione di caso.  
P.B.: Per quanto riguarda invece le deformazioni presenti sull’ogiva, erano deformazioni concave, cioè che non avevano neanche tracce di strisciamento, cioè di abrasione. Noi abbiamo provato a introdurre la cartuccia in canna con un bossolo, diciamo, sparato e non estratto, cosi… ma abbiamo sempre ottenuto deformazioni piatte, non arcuate, non emisferiche, diciamo. Personalmente penso che queste deformazioni possono essere capitate magari cadendo a terra quando è stato tirato fuori su un corpo che fosse leggermente curvo; oppure magari introducendo qualcosa all’interno della canna per tirar fuori… però, non siamo…  
P.M.: O su un’altra parte della canna.  
P.B.: Ecco, però, come ho detto…  
P.M.: Non siete riusciti a ricostruirlo.  
P.B.: Secondo noi, diciamo, non erano riferibili a una manovra di introduzione quelle due trovate sull’ogiva.
P.M.: Bene. 
P.B.: Perché non ci sono… non c’è nessuna traccia di abrasione. Se avesse urtato contro qualcosa, il piombo, diciamo, presenta delle tracce di abrasione. Invece lì non c’è assolutamente niente.  
P.M.: Vogliamo andare avanti per…  
A.B.: Si può fermare… si può domandare qualcosa, a questo punto, o no?
P.M.: Forse, penso io, finiamo… perché a dire la verità il quesito era una comparazione. Per ora è tutta la parte sperimentale. Una comparazione per vedere se il bossolo trovato nell’orto del Pacciani ha qualche similitudine o, come ci spiegheranno, e perché, i periti, con quelli dei duplici omicidi. Io penso che prima facciamo rispondere a questo oggetto del lavoro ai periti e meglio è. Poi torniamo sulla parte sperimentale, ma l’oggetto in fondo non è questo.  
A.B.: Ecco, Presidente, io… Sennò poi dimentico alcuni dati.  
P.M.: Ce li possiamo segnare, sia io che lei… Così poi facciamo le domande.  
Presidente: No, ma… Signori, cerchiamo naturalmente di fare le cose più rapidamente possibile. Però se le domande vanno fatte è meglio porle…  
P.M.: Come crede. Non ho problemi.  
Presidente: … sennò ogni volta dobbiamo ritornare indietro.  
P.M.: Bene. Non ho problemi.  
A.B.: Scusi. Dunque, ci sono due cose che voi avete notato. Il fatto che questo proie… che questa…
Presidente: Generale, la posso pregare di andare accanto al suo collega, vicino allo schermo…?  
A.B.: … che questa cartuccia…  
Presidente: E eventualmente rispondete o uno o l’altro.  
A.B.: Il tentativo di fare inceppare l’arma è stato praticamente sterile, nel senso, fare inceppare l’arma con queste modalità, diciamo così.  
P.B.: Sì. Con queste tre armi non è stato possibile.  
A.B.: Oh. Quindi sembrerebbe, mi scusi, eh, che sia stato quasi… non lo so, non dico fatto apposta, ma per…  
P.B.: Abbiamo voluto verificare se era possibile. In teoria sarebbe possibile. Cioè, io di questi inceppamenti, come ho detto, ne ho visti parecchi al banco di prova, però, nella fattispecie, non siamo riusciti a… Noi abbiamo…  
Presidente: Generale, lei conferma questa faccenda? Il microfono.  
I.S.: Tutti gli esperimenti fatti per riprodurre questi avvenimenti purtroppo sono stati infruttuosi.  
A.B.: Infruttuosi.  
I.S.: Però io concordo con il perito Benedetti, il quale… e dico che, in effetti, specie con le cartucce calibro 22…  
Presidente: Che sono appunto…  
I.S.: Questi che sono molto sottili e lunghi, si può creare un disassamento che induce ad ottenere una estrazione diversa da quella corretta. Cioè a dire un inceppamento.  
A.B.: Sì  
Presidente: Del tipo di quello lì.  
A.B.: Certamente.  
I.S.: Di questo tipo qui. Ora, questo tipo qui è stato riprodotto non… questo vuol essere più che altro una dimostrazione del come potrebbe essersi verificato il fenomeno che abbiamo osservato e che purtroppo non siamo riusciti a provare.  
Presidente: Certo.  
A.B.: Ecco, mi scusi…  
Presidente: Quindi è tutto un discorso relativo, eh, naturalmente.  
A.B.: Presidente, siamo d’accordo…  
I.S.: Ecco…  
A.B.: Voglio capire, voglio capire io…  
P.B.: Signor Avvocato, volevo anche dirle che il proiettile cosi tirato fuori, estratto, era, si presentava come quello, leggermente disassato rispetto poi al corpo cilindrico del bossolo.  
A.B.: Ecco. Si presentava disassato… Ecco, la domanda che io le faccio, se lei mi può rispondere, normalmente un proiettile che poi riesce… si inceppa, come questo, va bene? Anzi, un proiettile, una cartuccia che si inceppa, è perché è stata messa nel caricatore per sparare, oppure così…  
P.B.: No…  
A.B.: Capisce?  
P.B.: Per riprodurre… no, guardi…  
A.B.: Vorrei capire…  
P.B.: No, no, per riprodurre questo noi dovevamo fare in modo che la cartuccia non potesse entrare in canna.  
A.B.: Non potesse entrare in canna.  
P.B.: Allora l’abbiamo sfilato, diciamo, abbiamo messo il fondello nella parte anteriore delle labbra del caricatore.  
A.B.: Ecco. Quindi, praticamente, se… mi scusi, se la cartuccia fosse stata inserita regolarmente nel caricatore, e quindi chi voleva utilizzare e voleva quindi sparare, è difficile che faccia così, oppure no?  
P.B.: Mah, difficile… Diciamo che si verifica a volte per… magari per irregolarità di combustione. Però come ho detto, io fenomeni del genere, sul banco di prova, le cartucce deformate così gliene posso far vedere… Però, su queste armi qui…  
A.B.: Oh, la domanda è questa…  
Presidente: No, la domanda era un’altra dell’Avvocato.  
A.B.: La domanda è questa: io ho, sono nel mio giardino, va bene? E allora voglio sparare a qualcuno. Giusto? E invece non mi spara questa benedetta pistola e mi casca, cosi, va bene?  
P.B.: Mmh.  
A.B.: È giusto? Cioè praticamente io sto facendo, nel mio giardino voglio sparare, no? con questa… Non è che voglio inceppare, voglio sparare.  
P.B.: Potrebbe forse aver fatto, non so, una manovra di arretramento dell’otturatore…  
A.B.: Perché… perché…  
P.B.: Non completa, magari.  
I.S.: Guardi, guardi, uno dei motivi potrebbe essere questo, anzi, la maggior parte dei casi, per mia esperienza, è questo: un errato accompagnamento del carrello otturatore in fase di caricamento manuale. Cioè a dire, se io invece di lasciare andare il carrello con la molla, violentemente, lo accompagno…  
A.B.: Io ho capito. Certamente.  
I.S.: … e ritardo quindi l’azione dell’otturatore, di norma si crea un inceppamento.  
A.B.: Però io lo accompagno perché voglio che poi si espella. Dico, voglio che poi spari, no?  
I.S.: Certo.  
A.B.: Oh! Quindi io volevo sparare…  
I.S.: Voglio introdurlo in canna…  
A.B.: Aspetti. Ho capito. Voglio sparare nel mio giardino. Un’altra cosa…  
P.M.: Ha detto “voglio introdurlo in canna”.  
A.B.: In canna, per poi sparare.  
P.M.: Per caricare l’arma.  
A.B.: Mi scusi, allora mi perdoni, abbiamo fatto… abbiamo visto sul proiettile, non sulla cartuccia, quindi sul proiettile, abbiamo visto una ammaccatura. Giusto? Oh. L’ammaccatura, secondo lei potrebbe essere, perché il proiettile è molto piccolo, se non erro ce l’ha… Potrebbe essere dovuta al fatto che questo proiettile sia caduto poi sul terreno, oppure su qualche altra cosa, va bene? e quindi abbia lasciato sul proiettile questa impronta. L’avete fatta voi la prova?  
I.S.: No, no. Noi non abbiamo fatto la prova. Ci siamo subito resi conto…  
A.B.: Oh…  
I.S.: Abbia pazienza. Ci siamo resi conto che la deformazione, se ho capito bene, le due deformazioni concave che esistono sull’ogiva del proiettile…
A.B.: Possono essere…  
I.S.: … possono e… non possono essere causate che dal contrasto, con una certa violenza, contro un corpo che obiettivamente doveva essere convesso. 
A.B.: Convesso. Quindi, su un palo da vigna è difficile.
P.B.: Ma guardi, potrebbe…  
A.B.: No, no, scusi, siccome stiamo parlando di questo. Questo proiettile è stato trovato, guarda caso, dentro una piccola cosa così. Va bene? Quindi ha battuto da qualche parte e poi si è…  
Presidente: Signori, vi faccio una domanda.  
A.B.: Sì.  
Presidente: A questo punto si inserisce il Presidente. Ma…  
A.B.: Grazie, Presidente.  
Presidente: … queste deformazioni potevano anche preesistere?  
P.B.: Potrebbe… Signor Avvocato, potrebbero… Se in teoria, nell’infilare o nel mettere… o nel cadere nel terriccio ci fosse stato un sassolino, o nell’introdurlo ci fosse stato un sassolino, forse poteva anche far questo.  
Presidente: Generale, lei cosa ne pensa?  
P.B.: Però noi abbiamo detto che non poteva verificarsi nella fase di introduzione.  
I.S.: Noi possiamo solamente dire che non sono avvenuti in fase di caricamento. Se preesistessero o fossero susseguenti questo noi non lo sappiamo.  
Presidente: Ecco, va bene.  
A.B.: Ecco, allora mi scusi, Generale Spampinato e anche lei, mi perdoni. Il Generale Spampinato ha fatto un’ipotesi, cioè quella che questa pistola sia stata… il carrello sia stato spostato indietro e lentamente sia stato portato in avanti. Il “lentamente” evidentemente non consente quel contatto fra l’otturatore e questa parte superiore dove dovrebbero essere residuate le microstrie.  
P.B.: Certo, infatti io volevo dire questo. Non è da escludere che queste microstrie siano state prodotte in una fase antecedente.  
A.B.: Oh!  
P.B.: Non è la prima volta che nel corso della mia attività peritale si verifica, o mi capita di vedere delle cartucce sparate in un determinato episodio che hanno quattro o cinque impronte da espulsore. Cioè che sono state camerate precedentemente. Quindi sicuramente quelle microstrie non si sarebbero prodotte in questa fase, ma in una cameratura precedente.  
A.B.: Oh! Una incameratura precedente. Però la incameratura precedente supporrebbe che questa… che questo proiettile sia stato infilato là dentro prima, no? Sia stato infilato dentro la canna. O no?  
P.B.: Certo.  
A.B.: Oh. Io vorrei capire, cosi, come mai, guarda caso, questo proiettile che s’è infilato prima in una canna, a un certo punto cade in un palo da vigna nell’orto del Pacciani.
I.S.: No, no, no.  
P.B.: Potrebbe essersi verificato anche precedentemente. Noi non siamo in grado…  
P.M.: Caduto in terra, su un pavimento.  
A.B.: Allora lei dice: se noi dovessimo ipotizzare, come vera, o probabile, o comunque possibile la soluzione che dà il generale Spampinato, cioè che sia stato questo carrello spostato indietro e lentamente portato in avanti, è giusto? e quindi portato in avanti in questo… con questo movimento la pallottola si… la cartuccia si impenna, cioè… e quindi diventa come è là, evidentemente in questa fase non dovrebbe lasciare microstrie.  
P.B.: No.  
A.B.: Giusto?  
P.B.: No…  
A.B.: Le microstrie le lascerebbe nel caso in cui la pallottola sia stata incamerata.  
P.B.: Certo.  
A.B.: Cioè la cartuccia sia stata incamerata.  
P.B.: Bisognerebbe ammettere, nella fattispecie…  
A.B.: Quindi noi dovremmo pensare che la cartuccia sia stata incamerata, non è stata esplosa a suo tempo, per qualche motivo si è inceppata, poi è stata rimessa dentro e questa volta nella… nel giardino ha fatto zac…
P.B.: Basterebbe… Non sappiamo noi dove si è verificato questo inceppamento. Possiamo dire che i due fenomeni probabilmente si sono verificati in due tempi diversi. 
P.M.: È un’ipotesi. 
P.B.: Se lei prende una… le cartucce che sono nel caricatore del… diciamo di un’arma in dotazione ai Carabinieri, vede quante tracce hanno lasciato. Smonta e rimonta… quant’è… non è da escludere che una stessa cartuccia possa essere camerata anche tre o quattro volte. Ha capito? in tempi successivi.  
A.B.: Ecco, mi scusi, degli altri bossoli che lei ha visto, che ha adottato, adoperato, usato per fare… eh? i 50 bossoli…  
P.M.: Poi, magari, se torniamo all’esame che faceva il P.M…  
Presidente: No, no, restiamo su questo punto.  
P.M.: Bene.  
A.B.: I 50 bossoli che sono stati sparati, lei ha visto qualcosa che poteva essere, eh? sul piano del disassamento… Lo dica lei, perché non lo so. Eh, scusi, lo dica lei, perché…
 P.M.: No, un attimo di pazienza, perché magari ci sono delle regole ed è bene seguirle.  
Presidente: No, sentiamo, perché qui è il punto abbastanza importante.  
A.B.: Ah, ecco, allora no. Ha ragione, ha ragione. Era una cosa che… Lei ha visto delle altre pallottole sparate… bossoli sparati, se questi bossoli sono stati incamerati più volte?  
P.B.: No.  
A.B.: Oh! Quindi non ha visto incamera… duplice incameramento. Allora questo lo togliamo per un attimo. Lei ha parlato prima di un taglio netto, di una striatura, di un solco. Giusto?  
P.B.: Sì.  
A.B.: Solco che sarebbe stato lasciato dalle labbra del caricatore.  
P.B.: Sì.

A.B.: Lei sa come le labbra del caricatore vengono… questi caricatori come vengono confezionati? Come vengono costruiti, come vengono tagliati? Se c’è una tranche… mi perdoni, la domanda è questa: se è vero che c’è un pezzo di ferro e poi questo pezzo di ferro è tagliato a tranche da una tagliatrice. Vero?  
P.B.: Sì.  
A.B.: Che lascia identica traccia su tutti i caricatori.  
P.B.: Eh, no.  
A.B.: No?  
P.B.: Il ferro non è mica piombo, eh.  
A.B.: Che può lasciare.  
P.B.: Non è mica piombo. Qui stiamo lavorando il ferro. Questi attrezzi hanno una loro durata, una loro usura.  
A.B.: Sì.
P.B.: Chiaramente però il fatto che anche noi, senza tanta difficoltà, una incisione del genere l’abbiamo riprodotta sul fondello utilizzando un caricatore di servizio di quelle pistole che ci hanno dato, vuol dire che lo spigolo anteriore del labbro è abbastanza vivo, e quindi in grado di incidere, ecco.  
P.M.: Di caratterizzare.  
P.B.: E poi di caratterizzare…  
A.B.: Caratterizzare, no.  
P.M.: È una domanda, è una domanda.  
A.B.: La domanda la dovevo fare io, grazie.  
P.B.: Potrebbe…  
P.M.: No, la dovevo fare io, perché stavo conducendo l’esame. È il “potrebbe” che poi, fino a prova contraria è lei che si è intromesso.  
A.B.: No, mi sono intromesso su questo punto, poi mi cheto…
A.F.: L’ha permesso il Presidente.  
A.B.: Cioè la caratterizzazione…  
P.M.: Ci mancherebbe!  
A.B.: … non è quella, quella traccia non consente di caratterizzare.  
P.B.: Bisogna vedere. Come ho detto, li c’è una microstria all’interno…  
Presidente: Ricordate che però quella traccia è una microstria.  
P.M.: È una microstria all’interno del solco, no?  
A.B.: Certamente, Presidente.  
Presidente: Allora…  
A.B.: Sto parlando della microstria. Questa microstria nel solco, va bene? nel solco, è una microstria che può lasciare… che ha lasciato evidentemente la trancia, quello che ha tranciato, le labbra del…  
P.B.: Sì, vengono formate cosi…  
A.B.: Eh? O no?  
P.B.: Se lei guarda, per esempio, la fo… Aspetti, eh.  
A.B.: Cioè, mi pare che non sia un organo che si possa…  
P.B.: Sulla foto numero 48…  
Presidente: Foto 48, la vogliamo mettere, per cortesia?  
P.B.: Nella foto numero 48, per esempio, questa microstria non c’è. Quindi può esserci o può non esserci. Chiaramente io non gli do l’importanza che hanno tutte le serie di microstrie prodotte dall’otturatore. Quello è una cosa molto più importante.  
P.M.: Che poi, che dobbiamo ancora vedere, eh!  
P.B.: Però, però chiaramente, all’interno di questa, come lei può vedere, di microstrie non ce ne sono, ecco.
A.B.: Ho capito.  
P.M.: Questa è quella non Pacciani. Questa è quella sperimentale.  
Presidente: Sì, questa qui è quella sperimentale.  
P.M.: E non ci sono microstrie.  
P.B.: E non c’è quel solco che le ho detto.  
A.B.: Voqlio… Va bè, le voglio dire, questo, questo però è un organo… questo che lascia questa microstria, che lascia questo solco, è un organo che non ha sollecitazioni di sorta. Non è che si usura.  
P.B.: Mah, dipende dalla press… No, è la pressione che esercita chi introduce la cartuccia nel caricatore.  
A.B.: Ah, quindi la pressione della persona che introduce la cartuccia.  
P.B.: Sì, certo.  
A.B.: Ah, è solo della persona che introduce…  
P.B.: Se uno spinge la cartuccia contro le labbra del caricatore può incidere. Se invece, come si potrebbe fare su un caricatore del genere, uno abbassa l’elevatore e introduce le cartucce senza forzare, alla fine si trova la sua colonna belle riempita, ecco.  
A.B.: Ecco, scusi, un’ultima cosa: quella smussatura che avete visto sul proiettile, va bene?  
P.B.: Quell’incisione rettilinea, dice lei?  
A.B.: No, no, sul proiettile.  
Presidente: Sull’ogiva, si, quella bombatura, via.  
P.B.: Sì.  
A.B.: Quella bombatura, è…  
Presidente: Bombatura all’interno, via.  
A.B.: Doppia bombatura. Ecco, la doppia bombatura era, poteva essere fatta prima, fatta dopo, fatta durante…  
I.S.: Abbiamo detto, poteva preesistere e… Abbiamo escluso che si potesse… 
A.B.: Ma non avete fatto… Sì, ho capito. Ma non avete fatto delle indagini, delle prove, su come si può fare questa bombatura?  
I.S.: Abbiamo escluso prima che si potesse ottenere in fase di introduzione in canna della cartuccia.  
A.B.: Sì.  
I.S.: E quindi abbiamo dedotto forzatamente, perché ce lo avete chiesto, che poteva preesistere o addirittura essere susseguente. E doveva, e questa volta doveva, essere stata procurata, essendo concava, da una pressione, da una discreta pressione contro un corpo convesso.  
A.B.: Ecco, non avete fatto la prova? Chiedo scusa, se cadendo…  
I.S.: No.  
A.B.: … buttandola per terra, una cartuccia normale può portare…  
I.S.: Ma no, perché se l’avessimo buttata a terra su un terreno perfettamente piano, non ci sarà stato una concavità, ci sarebbe stato una deformazione pressoché piana.  
A.B.: Ho capito.  
I.S.: E invece, siccome è stata una deformazione concava… Ecco perché diciamo che deve essere stato prodotto dall’urto o dalla pressione contro un corpo convesso.  
A.B.: Comunque quello che è certo – mi scusi e poi mi cheto; mi scusi il Pubblico Ministero, anche, e il signor Presidente e la Corte – che in tutti gli altri 60 o 50 bossoli che sono stati repertati non vi era mai stata, non è mai stata reperita una doppia introduzione in canna. Grazie, grazie.  
I.S.: Non… non mi pare. Io adesso poi non li ho fatti tutti…  
A.B.: No, no, no…
I.S.: … e quindi non lo so. Ma credo che non ce ne siano.  
Presidente: Su questo punto non c’era mai stato un quesito specifico, eh.  
A.B.: No, no, ma non c’è. L’ha visto, mi scusi Presidente…  
Presidente: No, no, no…  
A.B.: Siamo d’accordo, però mi apre che il signor… non ricordo come si chiama, mi perdoni…  
A.F.: Benedetti.  
A.B.: Ha detto che dal suo esame non risulta che vi sia stata una doppia introduzione degli altri bossoli.  
P.B.: Vorrei precisare a questo proposito una cosa. Non si può escludere, perché come ho detto, come ho detto, in alcuni casi queste microstrie non rimangono incise. Noi abbiamo una serie di bossoli, mi pare del primo omicidio, dove non abbiamo nessuna stria. Quindi, se introduciamo e non rimane… è stata introdotta, ma non ha lasciato traccia, chiaramente non si può…  
A.B.: Comunque voi non ne avete trovate.  
P.B.: Cioè, noi non abbiamo trovato su un bossolo due serie di strie. Ecco  
A.B.: Su nessun bossolo due serie di strie.  
P.B.: No.  
A.B.: Grazie.  
P.M.: Per.. .  
Presidente: Su quelli che avete esaminato. Va bene.  
P.M.: Chiedo scusa, eh, per correttezza nei confronti, a questo punto del signor Benedetti, devo ricordare a lui, e comunque è nella perizia, che lui ha esaminato dei campioni. Quindi non li ha esaminati tutti e 50, ma omicidio per omicidio ne ha avuti due soli. Quindi l’indagine sua è limitata a quei campioni. Quindi se la domanda si rivolge a tutti e 50, il signor Benedetti ne ha visti 2, 2, 2 e 2… quindi 8 e 8, 16. Poi li avete visti tutti.  
P.B.: Nel secondo incarico, tutti.  
P.M.: Nel secondo incarico li avete visti tutti. Perfetto.  
Presidente: Va bene.  
P.M.: Vogliamo passare, signori periti, al punto che invece ha permesso di concludere in voi la perizia nel modo che sappiamo, circa le microstrie sull’anello? Con quelle deformazioni che sappiamo. Avete fatto una quantità di fotografie in cui continuamente mettete in evidenza coincidenti, coincidenti, coincidenti, con ogni, in ogni omicidio. Dovete spiegarci entrambi perché c’è questa coincidenza e da cosa è data. Ci sono un centinaio di fotografie, a coppie. Ne possiamo prendere alcune a mo’ di esempio. Io le ho indicate, se vuole; mi sembra che le più evidenti sono quelle dal 176 in poi – poi ne possiamo fare tante altre – in cui sono state confrontate le microstrie del proiettile Pacciani non sparato con quelli… il bossolo Pacciani non sparato, con gli altri. Ecco, vogliamo prima vederle e poi spiegare. Non so. O prima spiegare, come credono loro.  
I.S.: Se mi è consentito volevo fare un… per poter, per maggior chiarimento… 
P.M.: Certo.  
I.S.: …un piccolo, scusatemi, preambolo.  

Presidente: Dica, Generale.  
I.S.: Abbiano da una parte la cartuccia che è stata trovata nell’orto del Pacciani, e dall’altra… Perché adesso parliamo di comparazione tra i segni sulla cartuccia trovata nell’orto del Pacciani con quelli rilevati sui bossoli e sui proiettili dei vari omicidi, della serie degli omicidi precedenti, precedenti al ritrovamento del reperto. Si tratta di una cartuccia che quindi non è stata esplosa e non ha subito nessuno stress termico. E dico questo – scusatemi, non vorrei sembrare né prolisso, né fare cattedra, per l’amor di Dio! – devo semplificare, devo mettere in evidenza che il principale, la principale funzione del bossolo, che è di ottone, non è quella di contenere la polvere ed il proiettile, bensì quella di assicurare, per la dilatazione delle sue parti metalliche sotto lo stress termico, la perfetta chiusura della canna, che poi è anche chiusa meccanicamente, stavolta, dalla testa dell’otturatore. Quindi, per intenderci, mentre un bossolo esploso subisce una deformazione elastica, sì, ma deformazione del bossolo, viceversa la cartuccia non l’ha subita. Ergo le deformazioni che vengono riscontrate sul proiettile trovato nell’orto del Pacciani, che non ha subito lo stress termico e quelle repertate, individuate sui bossoli che sono stati esplosi nei vari omicidi, hanno già una loro differenza dovuta allo stress termico subito dagli altri e non dall’uno, quindi c’è già una certa differenza, perchè indubbiamente il materiale elastico ritorna un pò a quelle che… dopo lo sparo… a quelle che sono le sue condizioni, ma non perfettamente. Perché la lega, indubbiamente, subisce una deformazione. E questo significa che pur essendo state procurate, come è stato dimostrato, le deformazioni sulla parte anulare del bossolo, essendo state procurate meccanicamente – perché è stato l’otturatore che le ha provocate nel suo avanzamento – ciononostante ci deve essere una diversità. E probabilmente c’è; e ora poi lo dirà il perito Benedetti, se c’è o non c’è. Io lo so già, voi l’avete letto. Se c’è una differenza, questa può essere in parte dovuta al fatto delle diverse condizioni in cui si sono presentati i due elementi a comparazione. Ma ce n’è ancora un’altra, e l’altra è dovuta al fatto che questa ricerca di comparazione è resa difficile – lo ha già detto il perito Benedetti – perché su queste microstrie si è sovrapposta l’impronta del percussore. Quindi fate attenzione e adesso io pregherei Benedetti…  
P.M.: Ecco quindi, mi scusi, la prima – se non ho capito male – è che facciamo una comparazione fra oggetti non omogenei. Questo è il primo punto: cioè noi dobbiamo pensare che il primo ostacolo, se ostacolo è, nell’indagine vostra è dovuto dal fatto che… Disomogeneità dei reperti. Quindi, quando trarremo le conclusioni, dobbiamo tener presente che abbiamo paragonato proiettili non omogenei.  
Presidente: Questo nella perizia, d’altra parte, è chiaro.  
P.M.: È talmente chiaro. Allora vediamo se, nonostante questa disomogeneità, abbiamo ottenuto qualcosa.  
P.B.: Ma io farei una premessa, per illustrare appunto il metodo usato. Con le tre pistole acquisite da noi sperimentalmente, abbiamo fatto le varie prove e abbiamo comparato queste microstrie fra di loro. Cioè bossoli che venivano dalla stessa arma, cartucce inesplose dalla stessa arma, le abbiamo comparate. E abbiamo visto che ognuna delle tre armi produceva sul fondello della cartuccia delle microstrie che avevano tutte una loro personalità. Cioè tutte una loro peculiarità, riferibili solo e soltanto a quell’arma. Visto che, diciamo, il metodo di approccio che noi intendevamo poi andare avanti, portare avanti nell’indagine ci sembrava corretto perché dava dei risultati, abbiamo proceduto a fare le comparazioni fra le microstrie presenti sulla cartuccia repertata presso Pacciani Pietro e sui bossoli rinvenuti in occasione di alcuni duplici omicidi. Facciamo una premessa, che appunto, sulla cartuccia sequestrata presso Pacciani l’ampiezza dell’arco di circonferenza dove sono prodotte queste microstrie è, diciamo, o più ampio o perlomeno, come ha detto precedentemente il signor Generale, sui bossoli c’è una parte di queste microstrie che vengono alterate dall’impronta del percussore perché capita proprio esattamente in questi punti.  
P.M.: Quindi la quantità di anello è minore?  
P.B.: Sì.  
P.M.: Bene.  
P.B.: Noi abbiamo visto che, iniziando a comparare i vari bossoli, l’identità diciamo dell’andamento delle microstrie e anche del loro profilo altimetrico si manteneva…
P.M.: Quindi sia andamento, mi scusi, che profilo altimetrico.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Sono due, esatto.  
P.B.: Si mantenevano, o perlomeno c’erano delle buonissime coincidenze fino ad arrivare in prossimità dell’impronta del percussore. Poi queste coincidenze andavano scemando perché tecnicamente si può spiegare con il fatto che l’azione del percussore modifica e stira il materiale. Quindi quella deformazione, noi vediamo l’impronta del percussore, sì, è piatta, però vicino ai due lati c’è una specie di arcua… di arco, e chiaramente le microstrie che vengono a trovarsi su quel punto, in quel punto lì vengono a sfasarsi. Comunque, le fotografìe che noi abbiamo allegato, dal 170 in su, dimostrano insomma che su tutti i bossoli repertati, sui quali noi abbiamo trovato queste microstrie, esistono dei fasci di microstrie fra loro adiacenti che hanno una buona identità con quelli rilevati sulla cartuccia sequestrata presso Pacciani. In particolar modo, direi che le maggiori identità le abbiamo rilevate sul bossolo 7H, che mi pare che sia di Mauriot…  
P.M.: Nell’ultimo addirittura ne avete trovati 4, dite voi.  
P.B.: Ecco sì e…  
P.M.: La vogliamo vedere, la foto? Dunque, dovrebbe essere dalla 181 in poi.  
P.B.: Sì. Ecco, lì abbiamo ripreso queste microstrie con diverse illuminazioni, così, però, insomma…  
P.M.: Dalla 181 in poi ci sono una decina di foto in cui…  
P.B.: Il risultato è che queste microstrie, insomma, ha un andamento abbastanza coincidente.  
P.M.: Vogliamo leggere, quindi, la prima di queste foto? Dovrebbe essere la 180. No, scusi, 180. Allora ancora prima, ancora prima perché sono sempre… allora è la 176, probabilmente, la prima.  
P.B.: 176, sì.  
P.M.: 176 in cui voi spiegate, e poi fate sempre nidemn. Leggiamo la didascalia, perché secondo me è molto importante. La leggerei io per praticità. Dice: “Microstrie di comparazione… Microfoto di comparazione tra le microstrie presenti sul bossolo della cartuccia sequestrata presso Pacciani Pietro, a destra, e sul bossolo 2C rinvenuto sul luogo del duplice omicidio Mauriot-Kraveichvili, che è quello dell’85, contenuto nel corpo di reato eccetera”. “Le microstrie presenti in alto sono” – dicono i periti “- perfettamente coincidenti. Quelle in basso sono lievemente sfasate, forse a causa dell’incurvamento della superficie adiacente al lato sinistro dell’impronta del percussore nel bossolo”. Cioè, se non capisco male, è una foto emblematica di come… Ecco, ora poi questa è la coincidenza, dico bene? È cosi? Ora lei, voi nelle foto successive avete man mano riprodotto con diversi fasci di luce questa coincidenza. Le vogliamo vedere?  
P.B.: No, dopo cambiano i bossoli, eh.  
P.M.: No, andiamo al cento… Ah, bè allora come crede lei.  
P.B.: Come il 5F, lì c’è quella parte in alto. E poi ci sono delle microstrie più in basso, e poi parti… invece con la comparazione fatta col bossolo 7H, che è quella che…  
P.M.: Che foto è?  
P.B.: È la foto numero 178 e numero 179, che sono sulla stessa pagina. Ecco, che sono queste.  
P.M.: Leggiamo: “Idem con la 176”. Ma la comparazione è stata effettuata col bossolo 7H, cioè con un bossolo diverso dello stesso omicidio.  
P.B.: Che è quello che ha, fra i bossoli repertati, il maggior numero di microstrie.  
P.M.: E voi dite che sono coincidenti.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Andiamo ancora avanti? Perché nel…  
P.B.: E sulla successiva, diciamo che sono fatti maggiori ingrandimenti, dalla 180 in avanti, e anche con diversi metodi di ripresa.  
P.M.: Le microstrie. Indicate le frecce adesso, ecco.  
P.B.: Ecco, e vedete le frecce.  
P.M.: Ecco ecco. Per mettere in evidenza le coincidenze. Una è quella repertata a seguito del sequestro nell’orto di Pacciani, e una è il 7H dell’ultimo omicidio.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Quelle freccettine sono le coincidenze dei solchi.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Di due foto, messe una accanto all’altra.  
P.B.: Sì, una di Pacciani e l’altra è 7H.  
P.M.: Voi volete dimostrare la continuità delle righe, dei solchi.  
P.B.: Dei solchi, sì.  
P.M.: Ecco, la freccia a sinistra è uno e la freccia a destra è l’altro. E voi dite come in queste frecce si noti questa coincidenza.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Vogliamo andare avanti?  
P.B.: Sì.  
P.M.: Questo è “idem”, cioè con maggiore profondità di campo per meglio evidenziare le microstrie coincidenti. Cioè dite ce ne sono di più?  
P.B.: Sì, diciamo che a volte… Diciamo come si va a maggior profondità di campo, è perché a volte alcune strie, essendo più profonde, rimangono leggermente sfuocate. Allora vanno…
P.M.: Ecco, cosi si vedono meglio: è questo il concetto.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Vogliamo andare ancora avanti perché… Ecco, ecco, questo forse se ne vede. La 182 parla di illuminazione da differente posizione.  
P.B.: Sì.
P.M.: Valgono le stesse considerazioni. Cioè per vedere – se ho capito bene – sono sempre bossolo Pacciani da una parte, cartuccia Pacciani, e l’altra il bossolo dell’omicidio dell’85.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Bene. Ce ne sono ancora, mi sembra, ancora volendo di foto in cui la coincidenza è quella lì che si vede. Perché questa è la parte in cui non c’è percussione, è la parte dell’anello che è comparabile perché è omoge…  
P.B.: Ancora, sì sì.  
P.M.: Perché è omogenea – quello che diceva il Generale.  
P.B.: È il settore più ampio che c’è tanto su uno dei bossoli repertati.  
P.M.: L’ultimo, dell’ultimo omicidio.  
P.B.: E poi c’è ancora quella dell’8A: lì c’è un’impronta di percussione che deforma. Però se guardiamo la foto 191, anche lì ci sono una serie di…  
P.M.: Andiamo avanti. 184 è sempre… Ah ecco, voi avete messo – leggiamola.  
P.B.: Le comparazioni indirette anche lì, insomma, si vede che se si dovesse tirare con un righello…  
P.M.: Le linee sono sullo stesso piano.  
P.B.: E per far vedere, diciamo, come è l’andamento esterno della circonferenza esterna del bossolo, che poi vengono avvicinati tutti e due.  
P.M.: Quindi bisogna tener bene presente che sono due bossoli diversi, sennò non si capisce.  
P.B.: Certo, certo.  
A.B.: Ecco però, mi scusi eh, dato che stiamo guardando le foto e poi le foto passano… ma mi pare che non ci sia tutta questa grande coincidenza fra queste foto, no?  
P.M.: Ce lo dica lei, via, se c’è. Ce lo dicono loro se c’è.  
P.B.: Se lei conta il numero delle frecce su una superficie che sarà larga un millimetro e mezzo, le conti quante sono.  
P.M.: Prego, Generale.  
Presidente: Generale, microfono, microfono.  
I.S.: Su questa parte a me sembra palese.  
P.M.: Palese.  
I.S.: Il discorso è sempre vedere, ma nella parte che è stata obliterata…  
P.M.: Noi non sappiamo. È quello.  
I.S.: Cioè il nostro problema è questo.  
P.M.: Un problema di coscienza.  
P.B.: Diciamo che le identità ci sono, però non abbiamo mai potuto vedere la stessa superficie. A me è capitato un caso due anni fa, dove se, nonostante l’esperienza che ho in questo campo qui, mi è capitato un caso dove c’erano due proiettili da comparare. Uno sparato, diciamo un proiettile repertato, e un’arma che si presumeva avesse sparato in quell’occasione. Dopo aver esaminato l’arma, se era stata manomessa o no, la canna non risultava manomessa – almeno apparentemente – abbiamo sparato dei colpi. E su questo proiettile sperimentale c’era un’impronta che aveva una ventina di microstrie perfettamente coincidenti; le altre cinque impronte però no. Da qui, almeno io personalmente mi sono posto questo problema di dire: non ho tutta la superficie a disposizione, la probabilità, la forte probabilità si, la certezza, come faccio? Non ho tutto un campione a disposizione.  
P.M.: Ecco, vi manca la certezza.  
Presidente: È un concetto che fin dall’inizio i periti hanno detto.  
P.M.: Abbiamo capito. 

P.M.: Allora io faccio la domanda inversa. Avete, nella parte comparabile, trovato marcate differenze?  
P.B.: No.  
P.M.: Ecco, questo mi sembra che è il concetto inverso: se nella parte comparabile ci fossero segni che escludevano la compara… Questo non è stato trovato. Vediamo se io, se ho capito bene io. È come se aveste fatto una sorta di…  
A.B.: No, la domanda.  
P.M.: Si, ecco la domanda.  
A.B.: Eh.  
P.M.: Come tecnica è quella di fare un identikit col mezzo volto, è cosi?  
P.B.: Probabilmente sì.  
P.M.: È una ricognizione fotografica avendo solo mezzo volto.
I.S.: No, abbia pazienza.  
P.M.: No, come metodo eh?  
I.S.: Il paragone non credo che calzi.  
P.M.: Meno male.
I.S.: Perché tutti sanno che noi abbiamo un volto asimmetrico.
P.M.: Certo certo, non calza come tipo di paragone. Comunque il concetto, se fosse simmetrico, è di questo tipo?  
P.B.: Sì, se fosse simmetrico sì.  
P.M.: Bene, perfetto. Vogliamo vedere qualche altra foto, o è sufficiente questo?  
A.B.: Sul punto, sulla base della richiesta fatta dal signor Pubblico Ministero, lei ha detto che non c’erano delle marcate diversità. Ma delle diversità c’erano?  
P.B.: Bè, diciamo che sono molto più, diciamo, agli effetti nell’esame comparativo le impronte profonde coincidenti, e quindi più significative sono quelle coincidenti. Cioè nel tratto comparato…  
A.B.: No, va bè. Questo è come la vede lei e il Pubblico Ministero. Io la vedo in un altro modo. Ci sono anche delle diversità o no?  
P.B.: … differenza si, ma però ci sono…  
A.B.: Ci sono delle diversità, benissimo.  
P.B.: Ma sono…
P.M.: Ce le vuol far vedere?  
P.B.: … su caratteri meno significativi, eventualmente.  
A.B.: Va bene.  
P.M.: Ce le può far vedere, queste diversità? Cosi ci capiamo subito, quali possono essere. Prendiamo una di queste ultime foto – eravamo dal 181 in poi – così vediamo le diversità. Forse il microfono, Generale. Grazie. O cioè, se prima ci fa vedere le coincidenze.  
P.B.: Le coincidenze sono…  
P.M.: Sono quelle con la freccia.  
P.B.: Diciamo c’è una lievissima sfasatura qui, appena, appena. Però, come ho detto, ci sono tutte quelle più profonde che vanno d’accordo. Chiaramente, anche quando si fa la comparazione sui proiettili, come ho già detto prima, a causa di fenomeni dovuti alla differenza dimensionale, alla differente pressione, alla differente velocità, anche là non ci sono mai tutte le microstrie coincidenti. Però diventa basilare avere le microfasce di microstrie coincidenti, e se, soprattutto se all’interno di queste ci sono delle microstrie abbastanza profonde. Sono quelle quelle più significative, quelle che risentono meno delle variazioni che possono essere provocate dal fenomeno di balistica interna e anche dalle differenze dimensionali che c’è fra un bossolo e un altro, fra un proiettile e un altro. Però quelle più profonde, insomma, sono quelle più significative e quelle, insomma, bisogna rimarcare che nella stragrande maggioranza – se non nella quasi totalità – insomma corrispondono.
P.M.: La ringrazio. Vogliamo vedere l’ultima vostro risposta al quesito della microstria, del solco che è nelle foto 173 e 175, relativo a due soli omicidi? L’avete trovato? Sono due foto in cui mettete -173 e 175 – anche queste sono… è una foto, ecco, leggiamola. Dice: “Microfoto di comparazione fra i solchi presenti sul fondello dei bossoli della cartuccia rinvenuta presso Pacciani e sul bossolo sparato M9, rinvenuto sul luogo del duplice omicidio Migliorini-Mainardi”. Voi dite: “La larghezza del solco e la posizione relativa della microstria al suo interno corrispondono”. Cioè qui parliamo di quell’altro tipo di traccia. Ecco, ce lo vuol spiegare lei?  
P.B.: Al labbro, al labbro…  
P.M.: Il solco…  
P.B.: … del caricatore, nella fase di introduzione.  
P.M.: Ecco lei dice, voi dite: “il solco rettilineo, presenta la microstria” 
P.B.: Questo.  
P.M.: Questi sono due diversi: sono due foto…  
P.B.: Di due bossoli: uno del Pacciani e l’altro…  
P.M.: E la microstria interna – praticamente sono come tre righe parallele…
P.B.: Sì.  
P.M.: Così nella foto.  
P.B.: Diciamo, questa è la larghezza del solco.  
P.M.: E quella?  
P.B.: E all’interno c’è questo…
P.M.: Che è cosi coincidente.  
P.B.: Chiamiamola microstria.  
P.M.: Vogliamo vedere la 175 poi, che è veramente coincidente, a vederla cosi noi. 175 leggiamo ancora, scusi: “Idem come 173. Ma la comparazione è stata effettuata con il bossolo 4”, cioè un altro “rinvenuto sul luogo del duplice omicidio Meyer-Rush, contenuto in altro corpo di reato. La larghezza del solco e la posizione relativa delle microstrie al suo interno corrispondono”. Cioè voi dite, in due omicidi diversi, il discorso di questo microstria: non è tanto il solco in sé, che sappiamo come è causato, quanto la microstria interna che caratterizza. E che voi avete evidenziato.  
P.B.: Diciamo che questa sicuramente non è al livello di quelle altre, però…  
P.M.: Perché le altre erano tantissime.  
P.B.: … anche questo, insomma, è un elemento…
P.M.: È un elemento da prendere in considerazione.  
I.S.: E appunto volevo dire questo. Che rispetto alle microstrie precedentemente osservate sull’orlo dei bossoli, le cui microstrie sono in progressione moltissime, e quindi danno un’indicazione di rilievo seppur limitata da quella parzialità di cui si è detto.
P.M.: Perché ce ne manca…
I.S.: Questa, anche la presenza di questa microstria, che indubbiamente è significativa, io la prenderei “cum grano salis” perché…  
P.M.: Non si… prego.  
I.S.: … non ha lo stesso valore, voglio dire.  
P.M.: Anche perché è su due soli.  
I.S.: Anche perché è su due soli, esatto.  
P.M.: Bene, io non ho altre domande. Grazie.  
Presidente: Anche perché è su due solchi?  
P.M.: Su due soli proiettili.  
I.S.: Su due soli proiettili.
P.M.: Su due soli bossoli.  
Presidente: Non avevo capito bene.  
I.S.: E anche perché di dimensioni diverse. Perché quello che non si è detto è questo: che mentre quella microstria all’interno del solco ha una sua dimensione, supponiamo 10, quelle altre hanno una dimensione 10 diviso 10 milioni. Non so se mi spiego: sono molto ma molto più piccole come entità.  
P.M.: Non ho altre domande, Presidente. Mi rendo conto che era difficile la questione, ma… e abbiamo perso un po’ di tempo. O impiegato, più che perso.  
Presidente: Dunque, allora ricapitoliamo.  
A.B.: No, volevo domandare ancora, scusi.  
Presidente: Un attimo. Voglio chiarire una cosa: la meccanica di come può essere accaduta una certa cosa. Se io introduco con quella pistola – me la vuole dare, Pubblico Ministero, senza proiettili per favore.  
P.M.: Sì sì, me la può… Togliamo la cartuccia, sa, nella confusione. No no, mettiamo tutto.  
Presidente: Allora, mi ci vuole il caricatore. La cartuccia non mi interessa. Comunque datemela, ma non mi interessa. Bisogna togliere il caricatore.  
P.B.: Sì, perché c’è l’avviso di…  
Presidente: C’è la… Quindi siamo sicuri che… Allora io, ecco, ho questo caricatore con dei proiettili, ne introduco uno in canna facendo questo discorso, d’accordo? Mi va in canna. A questo punto – oppure mi è rimasto in canna, non lo so – per ragioni mie lo tiro indietro, il caricatore. Poi, che succede? Nel rimandarlo avanti, questo proiettile mi può rimanere incastrato? 
I.S.: No, non dovrebbe. Dovrebbe essere estratto.  
Presidente: Dovrebbe essere estratto, a quel punto.  
I.S.: Ed espulso.  
Presidente: Ed espulso.  
I.S.: Se è andato fino a fine corsa. 
Presidente: Se è andato fino a fine corsa. Se non è andato fino a fine corsa? 
P.B.: Dipende dalla velocità che lei impiega. E poi, cioè, se lei fa arretrare diciamo lentamente l’otturatore, chiaramente sfila la cartuccia e poi non dando la botta, la cartuccia, quando va contro l’espulsore si sgancia, ma rimane lì.  
Presidente: Ma rimane lì.  
P.B.: Se lei invece fa un’operazione molto veloce…

Presidente: È questo che volevo sapere.  
I.S.: È quella di far lavorare l’arma da sola, cioè lasciare subito il caricatore. Se la si accompagna…  
Presidente: Però se io non la faccio lavorare da sola è chiaro che si verificano evidentemente degli inconvenienti a secondo della velocità con cui io faccio questa manovra di scarrella… O volevo sapere se anche dalla posizione della pistola, per esempio, se più o meno inclinata. Potrebbe essere anche questo?  
P.B.: Potrebbe anche concorrere, però diciamo dipende dalla velocità; e poi anche potrebbe dipendere, come ha detto, capita abbastanza frequentemente sulle pistole al 22 chi frequenta i…
Presidente: Proprio perché questo proiettile è fine e delicato

P.B.: … se uno lo sa…  
Presidente: … potrebbe già di per sé non…  
I.S.: Anche dal serbatoio.  
Presidente: Anche dal serbatoio.  
I.S.: Dalle piccole deformazioni del serbatoio.  
P.B.: Ci sono dei casi dove dei tiratori hanno perso delle gare perché una cartuccia, che è stata sparata per regolamento, se va a bersaglio, però si è sentito un colpo , diciamo, completamente diverso dalle altre. Però è riuscita, cioè ha sparato scarrellando. Diciamo, non a far arrivare in fondo al corso di rinculo, riesce a reintrodurre oppure a sfilare leggermente il bossolo e poi succedono quei fenomeni di inceppamento. Però, come ho detto, non è infrequente. Anche sui corridoi di un tiro a segno capita che dei tiratori abbiano, gli capiti una cartuccia fasulla che ha, quindi, dei fenomeni di combustione completamente diversi, pressioni notevolmente più basse.   
Presidente: Certo.  
P.B.: Lo saprete che anche ai Carabinieri capita spesso che a volte rimanga il proiettile in canna perché la polvere non ha… cioè nella cartuccia non c’è la polvere ma c’è soltanto l’innesco. E poi se spara il colpo successivo, gonfia la canna. Ecco, questi fenomeni possono originare sempre inceppamenti, ecco. Può essere o manuale o anche un discorso, una eventualità…  
Presidente: È chiaro che io poi questa cosa mi si può verificare, avendo io incamerato la cartuccia anche se ho sfilato il caricatore.  
P.B.: Bè, in questo caso se lei fa arretrare leggermente, però la cartuccia dovrebbe cadere nel vano.
Presidente: Dovrebbe cadere nel vano, qui. Cioè proprio…  
P.B.: Quando è arrivata a fine corsa, se fa il contrasto.  
Presidente: Perché poi si potrebbe dare per ammesso anche questa ipotesi, che cioè una volta mi si è incastrato.  
I.S.: Dipende sempre dalla velocità.  
Presidente: Sì, certo.  
I.S.: Se lo fai con una velocità eccessiva…  
Presidente: Se io ho tirato il caricatore…
 I.S.: … viene fuori per la finestra di espulsione. Se lo fa piano piano, gli cade nel vano del…  
Presidente: Nel vano. Ammesso che io abbia sfilato il caricatore. Allora, un’altra cosa.  
A.B.: Però non lascia…  
Presidente: Mi sembra…  
A.B.: Non lascia quelle tre tracce sul bossolo, no?  
P.M.: Se è a contatto con l’otturatore. 
Presidente: No, sempre che mi rimanga cosi, se io sfilo il caricatore, nel fare così poi mi può cadere anche di sotto, insomma. Capito?  
A.B.: Certo. Una volta che si è…  
Presidente: Una volta che si è impennata in quella maniera, se io sfilo il caricatore e riapro, può cadere anche di qua, eh.  
A.B.: Sì sì, certo.  
Presidente: È una prova che ho fatto io. Per cui, ecco, questo vi chiedevo conferma a voi. Veramente l’avevo fatta anch’io. Allora, un’altra cosa. È pacifico, ma è bene darne atto, che se io voglio – questo è un caricatore, credo, a 8 colpi no?  
P.M.: Quello è a 8. 
Presidente: È a 8.  
P.M.: C’è anche quello da 10, eh.  
Presidente: Ce n’è uno da 10. Vogliamo prenderlo? Diamo atto che il caricatore da 10 colpi si inserisce perfettamente nella pistola, esteticamente ha solo questa piccola…  
P.M.: È una prolunga, insomma.  
Presidente: Questo piccolo peduncolo. Ma funziona perfettamente, era previsto in effetti. Benissimo. No, questo ve lo ricordo perché i francesi sono stati uccisi con 11 colpi, se non ricordo male.  
P.M.: Sì, sì, sì, certo, certo.  
Presidente: E lì i proiettili, i bossoli sono stati repertati.  
P.M.: Vogliamo far spiegare, a parte che oramai sono…  
Presidente: No, un momento, un momento. Per inserire la cartuccia in canna, non si inserisce manualmente – sarebbe alquanto laborioso, no? Normalmente come si fa? Vi chiedo conferma, o me lo dite voi direttamente. Si mette il caricatore, più o meno pieno, si tira indietro il carrello – d’accordo? – lo si lascia andare e, a questo punto, se uno vuole ricaricare si rimette quella che manca nel caricatore e a questo punto la pistola ha 11 colpi, o 9 colpi, a seconda dei casi. Dico bene?  
P.B.: Sì.  
Presidente: Sono stato preciso? Correggetemi se sbaglio. Volevo sapere anche – mi diate atto di queste caratteristiche della pistola – è un’arma a cane esterno.  
P.B.: A cane esterno, sì.  
Presidente: D’accordo? Non è a doppia azione, quindi tirando il grilletto non si ha arma il cane. Ma è a cane esterno, cioè a dire il colpo può partire solo se io manualmente alzo il cane, d’accordo?  
P.B.: Sì.  
Presidente: Mi pare anche che ci sia – e quindi questo è un elemento di sicurezza, va bene? per lo sparo. Perché non c’è un otturatore armato. Mi pare che ci sia anche una sicura di monta: questa.  
P.B.: Sì, una prima monta sì.  
I.S.: Sì.  
Presidente: La sicura di monta altro non è che quel piccolo scatto che fa il cane, d’accordo? e che lo blocca un millimetro o due circa. A che cosa serve lo volete spiegare? È un’ulteriore sicurezza perché?  
P.B.: Sì, è un’ulteriore sicurezza nel caso, diciamo, uno può, un possessore può anche girare senza il dispositivo di sicurezza tenendo quella in monta, sulla prima monta. Ma può anche verificarsi il caso, se l’arma è fatta bene, se nella fase di armamento del cane supponiamo che uno abbia il colpo in canna, no? E gli scappi la coda del cane, prima che sia arrivato sulla monta di sparo dovrebbe – se l’arma è progettata come deve essere progettata – essere intercettato dalla monta di sicurezza.  
Presidente: Quindi questo è un ulteriore dispositivo di sicurezza che questa pistola ha. Bene, volevo dare atto di queste caratteristiche che poi, alla fine, non mi pareva fossero molto, molto chiare.  
P.M.: Sì sì, non erano chiarissime. Grazie, Presidente. Abbiamo portato quell’arma proprio per questo motivo.  
Presidente: La terrei, dopo…  
P.M.: Sì sì, io…  
Presidente: La terremo a disposizione della Corte. Per il momento il Pubblico Ministero se la può riprendere.  
P.M.: Grazie. Io non ho altre domande ai periti.  
Presidente: Sì sì, queste sono caratteristiche proprie a tutte le armi della serie 70, le pistole a serie 70.  
P.B.: Sì…
Presidente: Signori difensori, avete domande da fare? Avvocato Colao, una domanda?  
A.C.: Voi avete escluso che la deformazione sul proiettile sia dovuta al contrasto con un precedente bossolo inserito perché il fondello è piatto. Vi sarete naturalmente posti la domanda se questo fondello poteva essere concavo? O deformato?  
P.B.: Dopo lo sparo no, perché la pressione, se ci fosse una cosa del genere, i gas lo respingono, ristabiliscono una condizione di planarità.  
A.C.: Perché in realtà potrebbe anche essere che, diciamo, il precedente colpo dentro presentasse un’anomalia tale da creare nel contrasto la deformazione sul proiettile. Escluderlo in maniera cosi categorica e supportarlo… 
I.S.: Ma Avvocato, d’accordo. Allora avremmo l’urto di un proiettile di piombo, nudo, contro una lega di ottone. E lei giustamente dice: ‘mah’, ha detto, se ho capito bene ‘se il bossolo si fosse rigonfiato verso l’otturatore in maniera da essere bombato, non potrebbe essersi prodotta questa cavità?’  
A.C.: È questa la domanda.  
I.S.: Eh no, perché è vero che il proiettile è di piombo, ma è una massa congrua di piombo nei riguardi di un bossolo che è di lamierino molto ma molto sottile, seppur fatto di ottone. E che quindi, al limite, non avrebbe lasciato una bombatura: si sarebbe deformato forse in parte anche il proiettile, ma non per recare una concavità.  
A.C.: Va bene, grazie.  
Presidente: Bene signori, mi pare possa bastare, d’accordo? per oggi perlomeno. Non ci sono altri testi, Pubblico Ministero?  
P.M.: Nessuna domanda il P.M., nessun’altro teste oggi.  
Presidente: Allora, signori, ci aggiorniamo a domani mattina alle ore 9.00, va bene?  
P.M.: Va bene, grazie.  
Presidente: Grazie, arrivederci. Volete un caffè? Ve lo offriamo volentieri. Mi dispiace di avervi tenuto fino a quest’ora. Anche lei Generale, un caffè lo vuole? Un caffè.
I.S.: Volentieri.

4 Luglio 1994 24° udienza processo Pietro Pacciani

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