29 Aprile 1994, 7° udienza, processo, Pietro Pacciani

Sergio Spinelli, Riccardo Cagliesi Cingolani, Laura Parrini, Giovanni Autorino, Giovanni Iadevito, Giuseppe Storchi, Giovanni Leonardi, Mauro Maurri

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Presidente: Bene, buongiorno signori. Allora, l’udienza è aperta. L’imputato c’è, i difensori lo stesso. Allora, signor Pubblico Ministero, possiamo ricominciare, prego.
P.M.: Buongiorno Presidente. Sì, ricominciamo dal punto dove eravamo rimasti, cioè cerchiamo di ricostruire completamente l’omicidio di Baccaiano, 19 giugno ’82. Abbiamo visto come ci fu un intervento “ad adiuvantum” della Polizia Scientifica per i rilievi. Ieri la Corte ha ammesso come teste, ad integrazione, l’operatore di Polizia Scientifica che fece questo rilievo: l’operatore Spinelli. Chiedo quindi che sia sentito oggi, è presente.
Presidente: Benissimo. Allora introduciamolo. Si accomodi, prego, dia le sue generalità e legga, per cortesia, quella formula.
S.S.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità, e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza. Spinelli Sergio, nato il XX/XX/19XX a Xxxxxx. Sovrintendente Capo della Polizia di Stato.
Presidente: Risponda, per cortesia, alle domande del Pubblico Ministero.
P.M.: Grazie Presidente. Sovrintendente Spinelli, ci può dire quali erano i suoi compiti in occasione del fatto del 1982? Lei, quando intervenne, quali erano le sue funzioni all’interno della Polizia?
S.S.: Sì, ero cinefotosegnalatore addetto ai sopralluoghi.
P.M.: Addetto, mi scusi?
S.S.: Ai sopralluoghi.
P.M.: Ai sopralluoghi, per la Scientifica.
S.S.: In genere, sì.
P.M.: Ricorda quando intervenne sul luogo? Dopo quanto? Che ore erano?
S.S.: Era l’una esatta, quello ricordo. Ci accompagnarono una squadra della Notturna, dell’ufficio di Notturna; ci portò sul posto perché non eravamo, non conoscevamo la zona, noi.
P.M.: Lei ricorda quale fu la sua attività? Cioè, era già stata fatta una attività di repertazione o di sopralluogo da parte di altri organi di Polizia Scientifica? Poté capire se era stato toccato qualcosa – sia pure a fini di indagine – o di questo non ebbe possibilità di chiarire molto?
S.S.: Sicuramente qualcosa era già stato toccato, perché si parlava di duplice omicidio e c’era un solo cadavere in macchina.
P.M.: Ecco, questo è il primo punto. Quando arrivò lei, cosa le dissero?
S.S.: Che uno era già stato portato via perché era ferito, insomma non era…
P.M.: Bene e il sopralluogo, quindi, ebbe come oggetto il cadavere, l’auto e i reperti intorno?
S.S.: Certo.
P.M.: Ci vuole un po’ descrivere, cominciando da cosa vuole lei, o dall’autovettura?
S.S.: Sì, l’autovettura. La prima che ci venne in mente e che ci venne presentata fu l’autovettura, che era fuori strada con le ruote posteriori dentro un canaletto, dentro una fossa laterale a sinistra.
P.M.: Senta, scusi, l’autovettura, per quel che le dissero, non era stata minimamente toccata, mossa? Era nella posizione in cui, anche apparentemente, in cui era stata trovata?
S.S.: Sicuramente. Mossa no.
P.M.: Quali erano le caratteristiche evidenti dal punto di vista di Polizia Giudiziaria, al di là del cadavere, di questa autovettura?
S.S.: Erano i segni di… i due fari rotti.
P.M.: Ecco, veniamo a questi fari. Si poté ricostruire come erano stati rotti, con certezza?
S.S.: Si, per terra furono trovati dei bossoli, e all’interno c’erano dei punti di impatto.
P.M.: Sui fari.
S.S.: All’interno della parabola del faro.
P.M.: Punti di impatto di un colpo?
S.S.: Di colpo di pistola.
P.M.: Vogliamo vedere queste foto dei fari, per cortesia, che ieri magari non li abbiamo ben focalizzati? I punti di impatto dei proiettili. Furono trovati, quindi, anche i proiettili?
S.S.: Proiettili? No, noi non ne repertammo.
P.M.: Ci dovevano essere, in teoria.
S.S.: Sì. Ma la parabola… sicuramente erano schizzati all’esterno.
P.M.: Ecco, intorno questi proiettili ci dovevano essere?
S.S.: Ci dovevano essere.
P.M.: Li trovammo?
S.S.: No.
P.M.: Trovammo i bossoli?
S.S.: Solo i bossoli.
P.M.: Li cercammo, i proiettili?
S.S.: Penso di si.
P.M.: Lei li cercò?
S.S.: Si.
P.M.: Li trovò?
S.S.: No.
P.M.: Bene, grazie. Vediamo i fari. È possibile vedere, in questa foto, quale sarebbe il punto di impatto? Se da qui si vede. O dove lo rico… guardi come si vede bene.
S.S.: Sì, è quello sì.
P.M.: Quello è il punto di impatto.
S.S.: Sì.
P.M.: E è chiaramente di un…
S.S.: Di un proiettile.
P.M.: Di un proiettile. Vogliamo vedere l’altro faro?
S.S.: Ecco, sì.
P.M.: Quindi non avete avuto dubbi che i fari sono stati rotti da 2 colpi, bene?
S.S.: Sì.
P.M.: C’erano vetri in terra sicuramente riferibili a quei fari, quindi?
S.S.: Sì.
P.M.: Fece questa verifica lei?
S.S.: Sì, sì. Erano i fari dell’auto.
P.M.: I vetri furono repertati, o non serviva perché era pacifico?
S.S.: Noi personalmente non abbiamo repertato nulla.
P.M.: Nulla di nulla, o non i fari?
S.S.: No, nulla di nulla.
P.M.: Voi avete fatto un sopralluogo dal punto di vista fotografico.
S.S.: Sì.
P.M.: Ho capito. Quindi la repertazione fu fatta da…
S.S.: Da altri organi.
P.M.: Da altri organi di Polizia Giudiziaria, bene. Quindi questo è il primo dato. Questa foto l’ha fatta lei?
S.S.: Eravamo io e un agente…
P.M.: Sì, lei nel senso voi.
S.S.: Sì, sì.
P.M.: Vogliamo allora vedere un attimo le foto relative alla posizione dell’auto e relative… ecco, cominciamo un attimo. Voi avete potuto ricostruire i movimenti dell’auto attraverso tracce sul terreno, ad esempio, dove si trovava l’auto prima di rimanere in quella condizione, in quella posizione?
S.S.: Mah, si è ricostruita un’ipotetica traiettoria dell’auto a retromarcia.
P.M.: Ecco, come mai? Da cosa… c’erano delle tracce evidenti?
S.S.: Sì, c’erano delle tracce, c’erano dei bossoli sparati dall’altra parte e dei frammenti di vetro all’altra piazzola.
P.M.: Vogliamo vedere e passare a quelle foto 11? Cioè non c’erano dubbi che la…
S.S.: Sì, venisse di là.
P.M.: Vuol vedere? Ci sono delle freccette varie…
S.S.: Sì.
P.M.: Quello è un bossolo.
S.S.: È un bossolo, sì.
P.M.: Questa è la posizione dell’auto.
S.S.: Sì.
P.M.: Tutte le altre frecce sono bossoli?
S.S.: Sì, sono 3 bossoli.
P.M.: Bene. Tracce di quelle che si chiamano sgommature, cose del genere, c’erano?
S.S.: No, no, non ne abbiamo rilevate.
P.M.: Nessuno tipo di…
S.S.: No.
P.M.: Lei era presente quando fu spostata e portata via l’auto?
S.S.: No.
P.M.: Lei andò via prima?
S.S.: Si.
P.M.: Bene. Andiamo avanti con le foto per vedere, ecco, qui cosa si vede?
S.S.: Questa è la piazzola dove presumibilmente era ferma l’auto con la parte anteriore…
P.M.: Ecco, come si può stabilire – se si è stabilito – in che posizione era l’auto prima di trovarsi in quella posizione lì? E se, essendoci bossoli, ci sono stati spari in quella piazzola, in quale direzione, com’era l’auto e com’è…
S.S.: L’auto era in direzione con la parte anteriore rivolta verso la parte chiusa.
P.M.: Verso l’operatore che fa la foto.
S.S.: Si.
P.M.: Bene. Questo da cosa si deduce? Ci sono tracce?
S.S.: Dal vetro sinistro, che era rotto.
P.M.: Era infranto.
S.S.: E sul lato sinistro c’erano i bossoli.
P.M.: Dove sono quelle frecce lì?
S.S.: Sì, dove sono quelle…
P.M.: Quindi era logicamente deducibile che l’auto era in quella posizione?
S.S.: Sì.
P.M.: Quando furono sparati i primi colpi.
S.S.: Si.
P.M.: Vogliamo andare avanti? Se c’è qualche altra foto che ci dimostra… ecco. Questa qui cosa si vede?
S.S.: La punta dell’auto che indica…
P.M.: Si, no, quella…
S.S.: È un proiettile… è un bossolo.
P.M.: E’ un bossolo. Andiamo avanti.
S.S.: Sono i frammenti di vetro dei due fari.
Presidente: Vogliamo dire che foto è?
P.M.: Sì, sì Presidente. E’ la foto numero 5. Senta una cosa, lei ricorda – o l’ha descritto da qualche parte – quale era la distanza fra la piazzola e la prima posizione e la posizione dell’auto? Cioè, se fu misurata la distanza esatta fra i due punti in cui erano la macchina prima e la macchina dopo.
S.S.: Sì, erano sugli 11 metri.
P.M.: 11 metri.
S.S.: 11 metri e 50, 11 metri.
P.M.: Bene, grazie. Andiamo avanti, se abbiamo qualche altra foto che può favorire dei ricordi. Ecco, sembra che ci sia un proiettile sul parabrezza.
S.S.: Si.
P.M.: Fu fatto qualche accertamento ai fini… sembra a destra, non è questo qui, ecco. Lo vuol vedere?
S.S.: Si.
P.M.: E’ il foro di un proiettile.
S.S.: Foro di un proiettile.
P.M.: Fu trovato il proiettile all’interno?
S.S.: No. Non c’era punto di impatto.
P.M.: Sull’auto non c’era.
S.S.: No.
P.M.: Quindi l’ha preso il ragazzo.
S.S.: La persona, sì.
P.M.: Questo si deduce da… Bene, andiamo avanti, se c’è qualche altra foto. Questi sono i fari, li abbiamo già visti. Qualche foto di insieme, se la troviamo. Ecco, questa?
S.S.: E’ il lato sinistro dell’auto per evidenziare…
P.M.: Il vetro e il cadavere.
S.S.: Il cadavere.
P.M.: Senta una cosa, sul vetro rotto furono fatti accertamenti per capire qual era il mezzo che aveva rotto questo vetro? Cioè, se era stato rotto con un colpo di arma da fuoco o con altro corpo contundente, oppure non fu possibile?
S.S.: No.
P.M.: Non c’era più nemmeno il vetro.
S.S.: Non c’era più nulla, e frammenti comunque, molti frammenti, erano all’interno, la maggior parte.
P.M.: Il fatto che il vetro è completamente rotto – non è rimasto niente in piedi – può aiutare a capire quale è stata la causa della rottura, o non ci aiuta?
S.S.: Mah, non aiuta, però fa capire che sono stati sparati parecchi colpi su quel vetro. Non uno solo.
P.M.: Potrebbero essere state tirate anche delle sassate, insomma, o altri corpi contundenti, o è necessariamente deducibile che si è trattato di colpi?
S.S.: Ma è deducibile, perché se erano pietre si potevano trovare all’interno. Non è stato trovato nulla.
P.M.: Ecco, pietre in esterno, dove c’erano nella piazzola?
S.S.: No, con vetri frammisti, no.
P.M.: Idonee a fare quell’operazione, no. Quindi avete dedotto che era sicuramente stato infranto a seguito di colpi di arma da fuoco.
S.S.: Si.
P.M.: Bene, vediamo qualche altra foto. Ricorda qui che cosa avete messo in evidenza? Sembra di leggere dalla didascalia, la 11: “Si osservano macchie di sangue e la rottura del vetro”. Queste macchie di sangue ci vuol far capire meglio su quale vetro sono, quale sportello?
S.S.: Sì, sono sulla portiera sinistra, il lato dove era il ragazzo, il giovane.
P.M.: Quindi è fotografato dall’interno?
S.S.: Sì, è dall’interno. Presumibilmente ci si è appoggiato già ferito, con…
P.M.: Abbiamo fatto, o avete fatto, qualche accertamento su questo sangue? O l’avete ritenuto superfluo?
S.S.: No, no, noi no, perché c’era la Medicina Legale che faceva gli accertamenti.
P.M.: Quindi il sangue voi non l’avete repertato?
S.S.: No.
P.M.: Bene, andiamo avanti, grazie. Qui?
S.S.: Anche questo.
P.M.: Anche questo, vogliamo leggere? È la foto 12 dove si dice: “Insieme del sedile anteriore sinistro; si notano frammenti vetrosi dello sportello e macchie di sangue”. Stesso discorso?
S.S.: Sì, è il lato della guida.
P.M.: E’ il lato guida, lo stesso dove c’è il vetro rotto. Le macchie di sangue sono quelle sul montante?
S.S.: Si.
P.M.: O ce ne sono altrove?
S.S.: Anche sul sedile.
P.M.: Anche sul sedile. Discorsi simili sul sangue, cioè non è. . . voi non avete provveduto a fare repertazioni o esami del sangue?
S.S.: No.
P.M.: Bene, andiamo avanti. Ora farei una domanda al di là della foto. Ricorda se nell’auto c’erano oggetti personali degli occupanti, tipo borse, portafogli, documenti, roba del genere?
S.S.: No, non c’era nulla.
P.M.: Quando arrivò lei non c’era nulla.
S.S.: Quando arrivai io c’erano solo due maglie e un orologio, poi.
P.M.: Sa se qualcuno ha provveduto a occuparsi dell’esame di documenti, di borse, eccetera?
S.S.: No.
P.M.: Non lo sa.
S.S.: No.
P.M.: Bene, quindi dobbiamo riportarci ai verbali. Nessuno le parlò di una borsa, borsa aperta, borsa chiusa? Se c’era, non c’era? Come avevano identificato i cadaveri?
S.S.: No.
P.M.: Non furono cose che riguardavano lei. Vogliamo andare sulla destra della testa della ragazza per capire cos’è quel…?
S.S.: Sono dei peluches, dei giocattoli.
P.M.: Bene, bene, perfetto. Andiamo avanti. La stessa, in terra c’è qualcosa?
S.S.: Sì, c’è un bossolo calibro 22.
P.M.: Ce lo può indicare? Ci può indicare qual è?
S.S.: Sì, c’è una lettera. E’ tra le gambe della ragazza.
P.M.: Ah, ecco. Bene.
S.S.: Dietro.
P.M.: Bene, andiamo avanti. Da qui si vede se ci sono oggetti? Riconosce nulla?
S.S.: No, non…
P.M.: Quindi oggetti, quando arrivò lei, non ce n’erano?
S.S.: No.
P.M.: Andiamo avanti, se c’è qualche altra foto di insieme. Possiamo andare avanti, questa riguarda la Medicina Legale. Stessa foto, è il proiettile.
S.S.: Questo è il particolare del bossolo.
P.M.: Senta, lei vedo che fa, se l’ha fatta lei, un cerchio rosso in un certo punto: come mai la colpi?
S.S.: Mah, era un ematoma. Sembrava provocato dall’abbassamento del sedile, dal ferro, cioè la parte sottostante il sedile. O buttato all’improvviso, o dopo quando hanno soccorso il ragazzo, ora non…
P.M.: Come se il sedile…
S.S.: Sì, si fosse buttato all’improvviso.
P.M.: Gli fosse caduto sul piede, sulla gamba.
S.S.: Sì, sul piede e gli ha provocato… sulla gamba.
P.M.: Sul piede, sulla caviglia.
S.S.: E provocato quell’ematoma, sì.
P.M.: Bene, andiamo avanti. Lo stesso tipo di rilievo, più particolareggiato, dico bene? Cosa c’è? Una fascetta, un?
S.S.: No, quella è una scarpa.
P.M.: Ah, è la scarpa.
S.S.: Scarpa allacciata.
P.M.: Ah, è il laccio della scarpa.
S.S.: Sì.
P.M.: Perfetto. Andiamo avanti. Qui c’è un oggetto.
S.S.: E’ un maglione marrone a V, a forma di V, da uomo.
P.M.: Da uomo. Lo repertò lei, poi?
S.S.: No, no, noi abbiamo…
P.M.: Bene, andiamo avanti. Queste che cosa sono?
S.S.: Sono…
P.M.: Che foto è, scusate? Leggiamo la didascalia. E’ la 21: “Particolare della posizione dei bossoli…”
S.S.: Dei bossoli.
P.M.: “…rinvenuti nello spiazzo antistante”.
S.S.: Sì, nella piazzola di fronte al luogo dove è stata rinvenuta la macchina. E c’erano…
P.M.: Quindi, scusi, sulla sinistra della foto c’è una freccia: lì siamo nella piazzola o sull’asfalto?
S.S.: No, siamo sull’asfalto sì.
P.M.: Quindi lì c’è un bossolo.
S.S.: C’è un bossolo.
P.M.: Quindi le distanze, rispetto alla linea di termine dell’asfalto, fra bossolo sull’asfalto e bossoli sulla terra, in che ordine possono essere?
S.S.: Mah, pochi metri, qualche metro.
P.M.: Quindi è la prospettiva che ci falsa un po’. Quella freccia in basso a sinistra, rispetto alla “D” per intenderci, alla freccia “D”, che distanza può essere?
S.S.: Sono 2-3 metri, 3 metri.
P.M.: Così distanti? Lo ricorda? L’ha scritto da qualche parte?
S.S.: Mah, c’è scritto nel verbale.
P.M.: Va bene, benissimo, era questo che volevo sapere. Andiamo avanti. Quella linea bianca nel mezzo, sulla strada, è preesistente o è servita per i rilievi?
S.S.: No, no, era preesistente.
P.M.: E’ una…
S.S.: Sì, è una linea.
P.M.: Stradale, riguarda la strada. C’è qualche reperto particolare relativo al sopralluogo?
S.S.: No.
P.M.: Scusi, quelle cosa sono? Cartellini bianchi?
S.S.: Sì, sono le tre lettere, quelle che indicano 3 bossoli.
P.M.: I bossoli verso l’auto.
S.S.: Verso l’auto, sì.
P.M.: Bene grazie, andiamo avanti. Qui invece?
S.S.: Sono i particolari dei bossoli.
P.M.: Nella piazzola?
S.S.: Sì. Sterrato.
P.M.: Bene. Quanti erano questi?
S.S.: Erano 4 per terra.
P.M.: E 1 sull’asfalto.
S.S.: 1 sull’asfalto, 3 accanto alla macchina e 1 dentro la macchina.
P.M.: Quindi in totale?
S.S.: 9.
P.M.: 9, bene. Andiamo avanti, grazie. Questo è il secondo dei bossoli sull’asfalto nella foto, dico bene?
S.S.: No, sempre…
P.M.: No, sulla piazzola.
S.S.: Sempre sulla piazzola.
P.M.: Bene. Questo?
S.S.: Anche.
P.M.: E’ il terzo bossolo sulla piazzola. Andiamo avanti, grazie. Ancora uno, il quarto, e il quinto. Bene, è cosi?
S.S.: Si.
P.M.: Questo è quello sull’asfalto?
S.S.: Questo è sull’asfalto e comincia a essere segnato dal gessetto.
P.M.: Bene. Questo?
S.S.: Si, sull’asfalto.
P.M.: Ancora sull’asfalto, era vicino alla macchina?
S.S.: Vicino alla macchina.
P.M.: Questi colpi vicino alla macchina, fra loro, la rosa dei colpi che circonferenza ha, se ha una circonferenza, o che linea può avere?
S.S.: Mah, erano vicinissimi, poche decine…
P.M.: Ci può dare?
S.S.: Qualche…
P.M.: Di centimetri?
S.S.: Sì, si parla di qualche decina di centimetri.
P.M.: Rispetto all’auto?
S.S.: C’è segnato nel verbale.
P.M.: Lo ricorda, grossomodo?
S.S.: Qualche metro al massimo.
P.M.: Bene. Andiamo avanti. Questo è l’ultimo. Andiamo avanti. Questo è il corpo della ragazza dopo che è stato spostato.
S.S.: Sì.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori Avvocati di parte civile? Ci sono domande?
A.S.F.: Nessuna Presidente.
Presidente: Avvocato Fioravanti, prego.
A.F.: Una sola domanda.
Presidente: Abbiamo dato atto che l’avvocato Bevacqua è sostituito, benissimo.
A.F.: Una sola domanda. Senta, fino a che ora lei… è arrivato a che ora, lì?
S.S.: All’una.
A.F.: Fino a che ora si è trattenuto?
S.S.: Fino alle 3.45.
A.F.: Lei ha fotografato l’interno della macchina?
S.S.: Sì.
A.F.: Ecco, c’erano – l’ha chiesto anche il Pubblico Ministero – altri oggetti oltre al maglione?
S.S.: Mah, c’era una busta di oggetti personali… no, c’erano oggetti… una busta vuota di preservativo, un preservativo avvolto, una carta tipo Scottex, una cartina, poi altri oggetti…
A.F.: Lei non ha provveduto a fare le analisi su questi?
S.S.: No, no, era Medicina Legale…
A.F.: Nessun’altra domanda.
Presidente: Nessun’altra domanda? Bene, può andare. Buongiorno.
S.S.: Grazie.

Presidente: Chi introduciamo, signor Pubblico Ministero?
P.M.: Introduciamo uno dei due medici legali che ha provveduto poi all’autopsia, professor Cagliesi Cingolani.
Presidente: Professor Cagliesi.
A.F.: Questo è il medico legale.
Presidente: Buongiorno, Professore. Si accomodi lì, per cortesia, e legga quella formula.
R.C.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità, e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Bene, dia per cortesia, le generalità alla signorina.
R.C.: Mi chiamo Riccardo Cagliesi Cingolani, sono nato a Xxxxxx il XX/XX/XX; risiedo a Xxxxxx in via Xxxxxxx, XX.
Presidente: Risponda, per cortesia, alle domande del Pubblico Ministero.
P.M.: Professore, ricorda… anzitutto, qual è la sua professione?
R.C.: Faccio il medico legale, sono… all’epoca del delitto di cui si tratta, ero assistente ordinario presso l’Istituto di Medicina Legale. Attualmente sono professore associato presso il medesimo Istituto universitario.
P.M.: Ecco Professore, si ricorda lei di avere avuto un incarico relativamente all’autopsia dei corpi di Mainardi Paolo e Migliorini Antonella?
R.C.: Certamente.
P.M.: Ricorda di averla fatta con dei colleghi o da solo?
R.C.: La feci insieme alla dottoressa Parrini e anche con il professor – ora attualmente – professor Maurri.
P.M.: Ricorda, Professore, di essere lei, eventualmente, essere andato sul luogo del fatto?
R.C.: No, io sul luogo del fatto non sono mai stato.
P.M.: Ricorda se qualcuno, invece, degli altri suoi colleghi è andato sul fatto?
R.C.: Non sono in grado di ricordarlo.
P.M.: Non è in grado di dirlo. E quando, come e dove lei ha visto i corpi, prima di procedere all’autopsia?
R.C.: Presso l’Istituto di Medicina Legale.
P.M.: Erano sul tavolo autoptico o avevano ancora… Scusi, ad esempio in alcuni casi è stata portata l’autovettura – vedremo – con ancora un cadavere dentro. In questo caso lei…?
R.C.: No, io vidi i corpi già presso l’Istituto di Medicina Legale.
P.M.: Quindi lei l’autovettura non l’ha mai vista?
R.C.: Io l’autovettura l’ho vista, ma l’ho vista alcuni giorni dopo – non saprei precisamente il giorno in cui l’ho vista – perché fui portato a vederla presso una caserma che mi sembra di ricordare fosse a Signa, la caserma dei Carabinieri.
P.M.: Quindi lei ha fatto l’autopsia sui due corpi. Poi per completare il suo incarico ha anche visto l’autovettura.
R.C.: Esattamente.
P.M.: Quindi l’oggetto del suo incarico, deduco, oltre la semplice autopsia prevedeva la possibilità, con i limiti che ha un’indagine del genere, di ricostruire la dinamica del fatto?
R.C.: Sì.
P.M.: Dell’aggressione. Bene. Per ora mi vorrei limitare con lei ai risultati dell’autopsia.
R.C.: Sì.
P.M.: Le dico subito che noi negli atti abbiamo poche foto di quella autopsia. Mi sembra di aver capito che eventuali altre foto, eventualmente, sono a Medicina Legale, o è una mia supposizione?
R.C.: No.
P.M.: Non ci sono.
R.C.: A me sembra di ricordare che esistessero delle foto, che credo siano le uniche. In Istituto non…
P.M.: Che avete allegato alla perizia.
R.C.: Allegate a suo tempo alla relazione peritale.
P.M.: Foto fatte in Istituto?
R.C.: Beh, si.
P.M.: Bene. Contemporaneamente, dopo o prima?
R.C.: Contemporaneamente.
P.M.: A documentare il lavoro medico autoptico.
R.C.: Per documentare il lavoro e con riferimenti, ovviamente, nel testo.
P.M.: Siccome le foto che per ora abbiamo sono poche, vediamo se possiamo ricostruire i colpi da cui sono stati attinti questi giovani, e le direzioni, facendo molto affidamento sulla sua memoria e sul suo elaborato, poco sulle foto che abbiamo. Comunque, qualcuna l’abbiamo. Al P.M. interessa che lei ci spieghi, innanzitutto, cominciando dal cadavere del ragazzo: da quanti colpi fu attinto, come, in quali zone del corpo, se – siccome noi sappiamo che c’è stato un periodo di sopravvivenza all’ospedale – quanto può avere inciso l’attività di soccorso, e se questa ha portato qualche elemento che non le ha permesso poi di – a seguito, non so, di interventi chirurgici o cose di questo genere – di valutare appieno gli elementi o, in caso contrario, ce lo dirà lei. Questo è il primo punto: il ragazzo.
R.C.: Dunque, il ragazzo fu attinto da 4 colpi di arma da fuoco.
P.M.: Il Mainardi.
R.C.: Il Mainardi.
R.C.: Dei quali: 1 alla spalla sinistra, direi versante latero-posteriore della spalla sinistra, e 3 al cranio. Di questi 3 colpi al cranio solo 1 fu endocranico, nel senso, cioè, che attraversò la scatola cranica ledendo il cervello, ed è l’unico, cioè l’unico, è quello che certamente ebbe la sostanziale rilevanza causativa del decesso. Gli altri 2 colpi esplosi al cranio non entrarono nella scatola cranica, ma rimbalzarono contro strutture ossee molto… cioè, uno rimbalzò contro la struttura ossea della base del cranio restando al di fuori; l’altro fu invece un colpo trasfosso, vale a dire attraversante, praticamente la faccia dalla mandibola alla guancia.
P.M.: Quindi, se non ho capito male io, in sede autoptica voi repertate un solo proiettile?
R.C.: Dunque, in sede autoptica noi repertammo…
P.M.: Se lo ricorda. Non è che abbia poi…
R.C.: … i frammenti, diciamo meglio – perché dentro si spezzettarono tutti – di 3 proiettili.
P.M.: Di 3 proiettili.
R.C.: Perché 3 furono i proiettili ritenuti, e una sola la ferita trapassante.
P.M.: Ecco, comunque 3 furono – sia pure poi come ci ha descritto lei – quelli che entrarono e di cui c’erano tracce.
R.C.: SI, 1 penetrante alla spalla; 2 penetranti al cranio, dei quali soltanto 1 attraversando poi anche l’encefalo; il quarto semplicemente imbastendo – se così si può dire – la cute dell’emifaccia sinistro e poi riuscendo.
P.M.: Quelli al cranio, ci può sintetizzare o far capire meglio la direzione?
R.C.: Si, sono tutti colpi sparati, naturalmente facendo riferimento alla testa, eh.
P.M.: Bene.
R.C.: Non al resto del corpo.
P.M.: Alla testa.
R.C.: Facendo riferimento alla testa, sono tutti colpi sparati dalla sinistra alla destra. E questo è abbastanza intuitivo. Quello alla faccia entrò subito dietro l’angolo sinistro della mandibola, e con direzione in alto verso destra – sto sempre facendo riferimento come se fossi io il ferito.
P.M.: Sì, sì, benissimo, abbiamo capito.
R.C.: In alto verso destra e un po’ in avanti, eh? uscì alla guancia appena al lato del naso. Quello alla spalla fu esploso alla spalla sinistra, quindi versante latero-posteriore della spalla sinistra, con direzione da sinistra a destra pressoché orizzontale, pressoché trasversale.
P.M.: Di questi 4 colpi…
R.C.: Gli altri 2…
P.M.: Prego.
R.C.: Gli altri 2, cioè quelli proprio al cranio, uno entrò nel meato uditivo, rimbalzò contro le strutture solide della base del cranio e si fermò dopo aver lussato l’ottavo dente superiore sinistro. Il quarto, quello che attraversò la scatola cranica, entrò da poco sopra e dietro l’orecchio e attraversò il cranio, anche questo, in posizione, in direzione trasversale da sinistra verso destra e un pochino in avanti, ma non molto.
P.M.: Di questi 4 colpi che lei fu in grado di individuare sul corpo del ragazzo, fu possibile – dai colpi – dedurre qualcosa in merito alla distanza dell’arma?
R.C.: No, certamente non si trattava di colpi esplosi a bruciapelo, nel senso cioè che non si trovarono in stretta prossimità dei fori di entrata tracce di polvere da sparo.
P.M.: Questo ci può portare a ipotizzare una distanza minima?
R.C.: Questo ci può portare a ipotizzare una distanza che, direi, possa andare da alcuni centimetri in là.
P.M.: Da alcuni centimetri, quanti?
R.C.: No, questo non credo di poterlo dire.
P.M.: Non lo può dire. Scusi un attimo, di questi 4 colpi ce ne sono, da come ci ha descritto lei, alcuni per i quali si può dedurre una potenza maggiore e alcune sicuramente meno? Nel senso: possono aver incontrato un ostacolo prima di colpire il ragazzo? Noi sappiamo che c’era nell’auto – presumibile posizione del ragazzo che è stato portato via dal sedile anteriore sinistro – sportello sinistro, vetro rotto. E’ compatibile per qualcuno – 1, 2, 3 o nessuno – di questi colpi, una diminuzione della potenza o della velocità del proiettile dovuta al fatto che ha incontrato prima il vetro? O su questo non è stato possibile acquisire nessun tipo di…?
R.C.: No, non credo, no, no.
P.M.: Non si può dire nulla di certo.
R.C.: Non si può dire nulla in proposito, no, direi di no.
P.M.: Rispetto a questa ricostruzione, che io ho fatto ora circa la posizione dovuta a elementi oggettivi diversi da quelli medico legali, lei può dirci qualcosa in merito alla ipotetica posizione in cui si trovava il ragazzo rispetto allo sparatore?
R.C.: Beh, Sono colpi tutti sparati dal suo fianco sinistro, con direzione da sinistra a destra, quindi certamente, diciamo, il vivo di volata dell’arma si doveva trovare alla sinistra del ragazzo. Non so a che distanza, ripeto.
P.M.: Mi scusi, sull’auto noi abbiamo visto, nelle foto la possiamo prendere quella foto del parabrezza per cortesia? Il parabrezza anteriore dell’auto. Ecco, c’è, sembra di vedere – cosi è stato repertato dalla Scientifica – sul parabrezza, sembra proprio in prossimità dello sterzo dell’auto, un colpo che se il ragazzo era dietro quell’effrazione, quel colpo, avrebbe dovuto avere un colpo in fronte, o giù di lì, dal davanti. Questo colpo non c’è.
R.C.: Non c’è. Sono tutti colpi di là, sono. Alla regione auricolare.
P.M.: Benissimo. Sul cadavere del ragazzo ci ha da aggiungerci altro che ci possa illuminare dal punto di vista delle sue conclusioni medico¬legali?
R.C.: No, per completare del tutto la lesività…
P.M.: Dal punto di vista del solo ragazzo.
R.C.: Del solo ragazzo?
P.M.: L’aspetto della sopravvivenza, o meno.
R.C.: La sopravvivenza…
P.M.: Cioè, il fatto che…
R.C.: … la sopravvivenza la conosciamo, nel senso, cioè, che fu. . . arrivò a morte la mattina del giorno di poi, verso le 8, mi sembra di ricordare, in ospedale.
P.M.: Lei non andò a vederlo?
R.C.: No. Senza nessun intervento chirurgico.
P.M.: Non fecero…
R.C.: No. Il colpo mortale fu certamente quello trapassante il cranio. È entrato da dietro l’orecchio, che poi, il cui proiettile si fermò dalla parte opposta della scatola cranica.
P.M.: Nessun intervento medico poteva avere alcun tipo di speranza, insomma.
R.C.: Mah, a quel punto no.
P.M.: No. Ha lei, per caso, da aggiungere qualcosa?
R.C.: Semmai la possibilità dei singoli colpi di permettere ancora degli atti coordinati o meno.
P.M.: Ecco, vediamo.
R.C.: Vale a dire…
P.M.: Dal momento che noi sappiamo che almeno l’auto si è spostata.
R.C.: Abbiamo parlato di 4 colpi. Quello alla spalla certamente è causativo di una intensa sintomatologia dolorosa alla spalla, ma ancora del tutto compatibile con compimento di qualsiasi atto.
P.M.: Una manovra di guida.
R.C.: Come anche una manovra come quella per scappare.
P.M.: Quindi mi scusi, questo primo colpo…
R.C.: Potrebbe essere…
P.M.: . . . potrebbe essere stato sparato nella piazzola.
R.C.: … potrebbe essere il primo dei 4 colpi che attinsero il ragazzo. Anche se non necessariamente. Circa gli altri 3, uno certamente incompatibile con la conservazione in vita, quello trapassante l’encefalo; ma direi tutti e tre, per l’importanza delle sedi attinte, tali da comportare un’alterazione, se non addirittura un’abolizione – anche gli altri due, oltre quello trapassante il cervello – dello stato di coscienza. Quindi, direi incompatibili con la possibilità di compiere degli atti coordinati come una manovra di retromarcia con la macchina.
P.M.: Quindi, una semplice deduzione sua…
R.C.: Sì.
P.M.: … con le premesse che ci ha fatto finora, se può, la dinamica relativa al ragazzo, essere ipotizzata in questo modo: un colpo alla spalla sinistra in un primo momento, quindi assolutamente non mortale, doloroso quanto vogliamo, un’azione del ragazzo sull’auto, uno spostamento altrove, e i colpi mortali successivi. Noi sappiamo che nel mezzo, prima o dopo, ci sono anche dei colpi ai fari dell’autovettura.
R.C.: Ai fari, sì.
P.M.: Su questi colpi lei, dal punto di vista medico legale e da quello che ci ha detto, ci può dire qualcosa? O sono deduzioni che possiamo fare tutti, e non… Nei limiti delle deduzioni, ovviamente.
R.C.: Nei limiti delle deduzioni forse sono… no, niente di particolare.
P.M.: Quindi lei dice, la cosa possibile è uno sparo alla spalla, movimento, in qualche modo è riuscito a fermare il ragazzo, comunque l’ha ucciso con i colpi dopo che si era spostato dalla parte opposta.
R.C.: O nel mentre che si stava spostando perché la macchina stava andando indietro. Quindi ci sta anche che li abbia, che i colpi siano stati ricevuti…
P.M.: Lo seguiva.
R.C.: Ecco, esattamente.

P.M.: Vogliamo vedere le foto del ragazzo, se ne abbiamo qualcuna, per vedere…
Presidente: Non inquadriamo queste foto, eh.
P.M.: Ecco. Vogliamo leggere la didascalia? È la numero 7: “Particolare della parte sinistra del volto del cadavere del Mainardi. Si osservano una soluzione di continuità, foro di entrata, a margini introflessi, tondeggiante all’angolo mandibolare e altra soluzione di continuo, foro di entrata rotondeggiante a margini escoriati del diametro di millimetri 5 sulla regione temporale.” Qui c’è una rasatura. Forse in ospedale, o l’avete fatta voi?
R.C.: Si.
P.M.: Vogliamo vedere allora i colpi, al di là di questo? Corrisponde al racconto che lei ci ha fatto?
R.C.: Dunque, la prima ferita, quella all’angolo della mandibola sinistra – quella sotto all’orecchio -sulla sinistra diciamo così, in questo momento, all’orecchio, fu il foro di entrata che poi riuscì – non si vede in questa foto, è sopra, in alto – al lato del naso, perché… Ecco, esattamente, quello, lì.
P.M.: Bene.
R.C.: Quello lì. Quello è uscito. Poi, un altro colpo – si vede male, lo si intuisce – dalla… un pochino dal sanguinamento, ma appena, appena, è nel meato uditivo. E’ proprio dentro il condotto uditivo, l’entrata.
P.M.: Bene, bene, Professore, lo vediamo.
R.C.: L’altro colpo ancora è sopra e dietro l’orecchio.
P.M.: Bene. Vediamo se abbiamo qualche altra foto. Ah, quello alla spalla qua non si vede. Va bene, qui è già stata fatta – non ci aiuta granché – l’autopsia. “Particolare della calotta cranica destra…”
R.C.: Questo è il colpo che è stato estratto dietro e sopra l’orecchio e si è fermato sul tavolato cranico del lato opposto del cranio dopo aver attraversato tutto l’encefalo.
P.M.: Andiamo avanti. Questo è quello alla spalla.
R.C.: Questo è quello alla…
P.M.: L’alone chiaramente visibile?
R.C.: Chiaramente dimostrativo di una vitalità del colpo. È un sanguinamento.
P.M.: Ecco, ecco. Benissimo. Questo volevo chiederle. Benissimo. Andiamo avanti.
R.C.: Un foro rotondo, fra l’altro, e questo fa prospettare una non deformazione del proiettile prima di entrare. In altre parole…
P.M.: Quindi vuol dire che il vetro era già rotto.
R.C.: … non ha avuto un impatto contro delle strutture solide, tanto da deformarsi prima di entrare.
P.M.: Quindi è un po’ incompatibile con quello che ci ha detto prima. Cioè, che se è sparato – mi chiedo, eh! –
R.C.: Sì, sì.
P.M.: Se è sparato come primo, il vetro era già rotto.
R.C.: Eh, questo…
P.M.: E allora non è il primo.
R.C.: La regolarità del colpo mi farebbe pensare di sì.
P.M.: O il vetro è stato rotto con un oggetto diverso dalla pistola… Bene, benissimo, teniamo questo elemento. Andiamo avanti.
R.C.: Questi non sono colpi d’arma da fuoco.
P.M.: Ecco, che cosa sono?
R.C.: Serve per completare la visività sul ragazzo. Furono trovati naturalmente, lo si intuiva prima anche dalla fotografia dell’emivolto sinistro, sia sull’emivolto sinistro, sia in prospicienza della spalla, ma sia anche in minor misura al tronco, piccole ferite, minute ferite che ipotizzammo – e penso che sia un’ipotesi ancora valida potessero essere state prodotte da frammenti di vetro del cristallo frantumatosi. Una o due di esse erano un pochino più ampie, appena, appena, e un pochino più profonde. Non deve far, dover sorprendere questo alone ecchimotico che è abbastanza ampio, ma la ferita che gli corrisponde al centro, è una foto molto minuta.
P.M.: Bene.
R.C.: Probabilmente frammenti di vetro più grossi, oppure anche un altro strumento. Non saprei dire quale.
P.M.: Che ha comunque…
R.C.: Qualcosa come per punzecchiare, ecco.
P.M.: Su questo siamo nel campo di ipotesi soltanto.
R.C.: Di pure illazioni.
P.M.: Pure ipotesi. Lasciamole, perché sennò ci confonde, se è un’ipotesi… Cioè, coltelli, cose di questo genere siamo troppo lontano, dico bene? Andiamo avanti. Bene. Anzi, ci fermiamo. Vogliamo passare alla descrizione dei colpi alla ragazza? Prima facciamo, inquadriamo sulla macchina.
Presidente: Non inquadriamo, non inquadriamo queste foto, eh!
P.M.: Le foto della ragazza sull’auto… Ecco, qui…
Presidente: Lei, non è che sta riprendendo? Ecco, perché comunque, guardi, giri la telecamera, per cortesia, così siamo più tranquilli tutti, oppure la rivolga verso un altro punto.
P.M.: Prego Professore, lasciamo, spengiamo questa foto. Questo è il cadavere come fu trovato. Vediamo di capire i colpi da cui fu attinta, quanti, direzione. Il solito discorso.
R.C.: Si. La ragazza fu attinta, sicuramente, da due colpi d’arma da fuoco, anch’essi alla testa. Entrambi. O per meglio dire, alla fronte, dei quali, uno penetrante con direzione dall’avanti all’indietro, pressoché orizzontale.
P.M.: Togliamo la foto, scusi, tanto ora non ci interessa. Spengiamola un attimo, la riprendiamo dopo. Bene.
R.C.: E uno invece con traiettoria del tutto perpendicolare alla prima. Cioè, il primo penetrante dall’avanti alli’indietro.
P.M.: Frontale.
R.C.: Frontale. E l’altro…
P.M.: Trattenuto?
R.C.: Sì, trattenuto.
P.M.: Bene.
R.C.: L’altro invece trasfosso, vale a dire con entrata ed uscita. Del tutto perpendicolare rispetto alla traiettoria del primo.
P.M.: E con direzione?
R.C.: Con direzione da sinistra a destra.
P.M.: Bene.
R.C.: Dico sicuramente, perché poi fu trovata anche una frattura, una lesione – poi lo vedremo sulle foto – una lesione al naso. C’erano una ferita lacera, abbastanza irregolare al naso, con una sottostante frattura delle ossa nasali, della quale lesione non sapemmo interpretare esattamente la natura. Nel senso cioè che, nel caso di un’arma da fuoco, ci si sarebbe dovuti aspettare, intendo dire un proiettile di striscio, tanto per intendersi, una ferita un po’ regolare, a semicanale, mentre invece era proprio una ferita che aveva più della ferita da contusione, ecco, che non quella di un proiettile.
P.M.: Ho capito.
R.C.: Però niente toglie che potesse essere, non lo so, anche un proiettile deformato, perché ha rimbalzato da qualche altra parte prima di…
P.M.: Ed entrambi questi colpi sicuramente mortali?
R.C.: No, dei colpi alla fronte, solo uno mortale, quello…
P.M.: Quello frontale.
R.C.: … anteroposteriore, perché interessò anche questo, come per il ragazzo, ma in questo caso in senso anteroposteriore, la scatola cranica e quindi l’encefalo. L’altro fu un colpo del tutto superficiale, puramente cutaneo, entrato ed uscito dalla cute della fronte.
P.M.: Altri colpi?
R.C.: No.
P.M.: Altre lesioni?
R.C.: Piccole ecchimosi. L’ecchimosi… c’era un’ecchimosi a una caviglia, ma non ci demmo molta importanza. Ma minuta ecchimosi, senza niente di figurato…
P.M.: Caviglia destra?
R.C.: Sì, la caviglia destra o sinistra, ora non ricordo, si.
P.M.: La successione di questi due colpi può essere determinata?
R.C.: Direi di no, in linea di massima.
P.M.: Rispetto all’auto, alla posizione della ragazza nell’auto che abbiamo visto – rimostriamo la foto, per piacere – ci può far dedurre qualcosa relativamente alla posizione della pistola, e quindi dello sparatore? Cioè, era dentro l’auto, per intendersi, chi sparava era lontano… Dato che i colpi sono, da come ci ha detto lei, uno in una direzione e uno completamente nell’altra. È ovvio che la ragazza si può essere mossa, no? Quindi…
R.C.: Sì, è evidente che dal primo al secondo c’è stato un movimento della testa rispetto, ipotizzandolo dal punto di partenza identico, per entrambi i colpi, del proiettile…
P.M.: Si è spostata.
R.C.: Si è spostata di 90 gradi.
P.M.: Bene. Possiamo dire qualcosa, dal punto di vista medico-legale, circa la distanza dello sparatore? Cioè, la pistola era dentro l’auto, o poteva essere benissimo lontano?
R.C.: Poteva essere dentro l’auto, come fuori. Io ricordo che fu trovato un bossolo dentro l’auto, ma è una…
P.M.: Dal punto di vista…
R.C.: Nessuna attinenza medico-legale.
P.M.: Dal punto di vista degli aloni, quei concetti e quelle circostanze, non c’è alcun elemento che ci possa dare certezze sulla distanza.
R.C.: No, no. Sono tutti colpi vitali, comunque.
P.M.: Andiamo alla… se abbiamo delle foto relative all’autopsia. Questa è sempre in auto. Se le abbiamo, eh, ecco.
R.C.: C’è molto sanguinamento perché… che deriva da questa lesioncina, che poi non è una grossa lesione, insomma, è una lesione con una frattura nasale. In buona parte viene da qui.
P.M.: Quindi qui non si vede niente.
R.C.: Non si vede niente, perché è prima di lavarlo.
P.M.: Andiamo avanti, se si vede qualcosa. Sempre stesso discorso… difficile.
R.C.: Si.
P.M.: Ci riportiamo sempre ai suoi… andiamo avanti, se c’è qualcosa di più specifico. Ecco, qui forse, dopo il colpo frontale è quello frontalmente a sinistra.
R.C.: Frontale di striscio è quello più a destra, per chi guarda. E l’uscita è quella specie di… no, la più intermedia. No, no, no, sopra, sopra, alla fronte, l’uscita è poco accanto. No, quello… quella, ecco.
P.M.: Questa è quello…
R.C.: L’uscita del colpo a destra.
P.M.: Il colpo invece penetrante?
R.C.: Il colpo invece penetrante, in senso anteroposteriore, è all’emifronte destra della ragazza.
P.M.: Bene.
R.C.: In più c’è questa frattura nasale con queste ferite lacere che, ripeto, non sapemmo interpretare.
P.M.: Bene, grazie. Io… Ha qualcosa da aggiungere rispetto al tipo di deduzioni o ragionamenti che abbiamo fatto?
R.C.: No.
P.M.: Non ho altro da chiedere al Professore.
Presidente: Signori, Avvocati di parte civile, avete domande da fare? Avvocato Fioravanti, prego.
A.F.: Sì. Professore, quanti colpi erano stati trattenuti nel ragazzo? Quanti proiettili erano stati trattenuti nel ragazzo, e quanti nella ragazza?
R.C.: 3 nel ragazzo e 1 nella ragazza.
A.F.: Quindi, 4 proiettili.
R.C.: Si.
A.F.: Ecco, non so se lei l’ha vista la foto. Era passata, mi sembra, alla foto 21 di prima – però non… – ecco, sul piede della ragazza…
Presidente: La vogliamo rivedere?
A.F.: Io non so se era… eravamo dopo la 12, ma sono saltati dei numeri. Non so. C’era quel famoso ematoma. Ematoma sul piede della ragazza.
Presidente: Guardiamo.
R.C.: Non è…
A.F.: Ecco, questo ematoma, voi lo avete verificato, l’avete… ecco, da che cosa può essere stato prodotto?
R.C.: È una superficiale ecchimosi, diciamo, per noi è un’ecchimosi. Volgarmente si potrebbe dire un livido, ecco, per spiegarsi meglio, ma molto superficiale ed estremamente modesto. Da qualsiasi cosa, non aveva niente di figurato, niente che potesse far risalire al mezzo di sua produzione.
A.F.: Quindi non da un’aggressione avuta. Da un movimento interno alla macchina, quindi.
R.C.: Anche.
A.F.: Quindi può essere non prodotto dall’aggressore.
R.C.: Può essere tutto. Era recente, perché era ancora di colorito violaceo, quindi certamente recente, ma potrebbe essere stato provocato da un modesto traumatismo di qualche ora prima. Qualsiasi cosa, insomma.
A.F.: Ecco, lei mi ha detto prima che 3 colpi erano stati – 3 proiettili – erano stati trattenuti nel corpo del Mainardi, del ragazzo.
R.C.: Si.
A.F.: E uno in quello della ragazza. Lei ha visto la macchina dopo alcuni giorni…
R.C.: Sì.
A.F.: … ha visto se c’erano dei fori e con proiettili trattenuti sulla macchina?
R.C.: No, non sono stato in grado di trovare nessun reperto in proposito. Ricordo…
A.F.: Ecco, questo ci eravamo dimenticati di chiederlo al perito balistico ieri sera, comunque voi avete esaminato anche la macchina.
R.C.: Noi esaminammo la macchina, preoccupandoci essenzialmente di reperti di ordine biologico. Fu trovato appunto un fazzolettino che poi risultò macchiato di liquido seminale, ricordo. Un profilattico, e poi raccogliemmo alcuni campioni di sangue per fare le indagini ematologiche.
A.F.: Grazie, non ho nessun’altra domanda.
Presidente: Nessun altro? Bene. Può andare. Grazie Professore, buongiorno. Chi introduciamo ora?
A.S.F.: Mi scusi Presidente, avrei una domanda da fare alla Corte.
Presidente: Il suo nome, Avvocato.
A.S.F.: Avvocato Luca Santoni Franchetti.
Presidente: Funziona il microfono? Benissimo. Prego, avvocato Santoni.
A.S.F.: Mi ha riferito il Pubblico Ministero che per l’assenza dell’avvocato Bevacqua, dopo il prossimo testimone vi sarebbe una sospensione da…
P.M.: No, no, scusi.
A.S.F.: Non ho capito bene, allora.
P.M.: No, no, per carità! Io ho detto esclusivamente che il difensore, uno dei due difensori, aveva fatto presente che stamani non c’era e questo potrebbe condizionare in qualche modo il lavoro, ma non dipende certo da me.
A.S.F.: No, certo che non dipende dal Pubblico Ministero. Apposta domandavo alla Corte, per sapere noi difensori che abbiamo anche altre…
Presidente: No, ci è stato semplicemente, credo, tra il Pubblico Ministero e la difesa, un accordo per invertire l’ordine di certi testi, credo.
P.M.: Esatto, esatto. Tutto qua.
A.S.F.: Quindi vi è una prosecuzione in mattinata.
Presidente: Certamente.
A.S.F.: Ringrazio la Corte.
Presidente: Senza dubbio!

Presidente: E così introduciamo un altro testimone.
P.M.: Sì, la dottoressa Parrini. Laura Parrini. Presidente: Dottoressa Parrini. Buongiorno Dottoressa, si accomodi, prego. Le vogliamo dare quella formula da leggere, per cortesia? Grazie.
L.P.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Vuol dare le sue generalità alla signorina?
L.P.: Laura Parrini, nata a Xxxxxx, il XX/XX/19XX.
Presidente: Residente?
L.P.: Residente a Firenze, via Xxxxx Xxxxx, 31.
Presidente: Xxxxx Xxxxx, 31. Vuole rispondere, per cortesia, alle domande del Pubblico Ministero?
P.M.: Dottoressa, ci vuol precisare innanzitutto qual è la sua professione e quali erano, o quale era – se diversa – la sua professione nell’82.
L.P.: Io sono specialista in medicina legale e all’epoca ero, diciamo, assistente volontaria presso l’Istituto di Medicina Legale. Successivamente, adesso, sono aiuto medico legale presso l’INAIL.
P.M.: Dottoressa, ricorda di avere eseguito lei, con dei colleghi, l’autopsia relativa ai cadaveri di Mainardi Paolo e Migliorini Antonella?
L.P.: Si, con il professor Cagliesi e il professor Maurri.
P.M.: Ricorda quando vide i corpi da sottoporre a esame? Se sul posto, se in auto, se…
L.P.: No, io vidi i corpi all’Istituto di Medicina Legale.
P.M.: Ricorda anche particolari? Li ha rivisti? Posso andare già con domande specifiche? Lei ha abbastanza presente il caso?
L.P.: Ho cercato di ricostruirlo in questi giorni.
P.M.: L’ha riguardato il suo elaborato? Allora io andrei un attimo alla foto del parabrezza con il foro evidente nella posizione frontale. Lo rivediamo un secondo. Facciamo un’inquadratura, ecco, un po’ più ampia. Vede Dottoressa, c’è uno sterzo, e sopra un foro da proiettile, apparentemente. Così ci è stato spiegato finora. Sul tergicristallo.
L.P.: Sì.
P.M.: Questo reperto sull’auto, lei lo conosceva quando fece le autopsie?
L.P.: No.
P.M.: Non lo conosceva.
L.P.: Non lo conoscevo.
P.M.: Ha visto successivamente l’auto?
L.P.: Ho visto l’auto successivamente presso la caserma di Signa, mi sembra, alcuni giorni dopo l’autopsia.
P.M.: Vide questo reperto.
L.P.: Si.
P.M.: Nel momento in cui fece l’elaborato e le sue conclusioni insieme ai colleghi, questo reperto le fu d’aiuto per determinare la corrispondenza con colpi di arma da fuoco sui cadaveri?
L.P.: Mah, direi sostanzialmente di no.
P.M.: Allora segua un attimo me, se il mio ragionamento può avere qualche utilità in quella ricostruzione che avete fatto.
L.P.: Sì.
P.M.: Il professor Cagliesi ci ha detto che il ragazzo non presentava fori frontali.
L.P.: Si.
P.M.: Ci ha anche detto che la ragazza presentava un foro frontale. Vogliamo vedere la posizione della ragazza sull’auto?
Presidente: Solita raccomandazione, di non fotografare.
P.M.: Questa è la posizione. Ci interessa solo la posizione. Ora vediamo la foto del foro sulla fronte della ragazza in sede di autopsia. Ce n’è una più verticale, mi sembra. Ecco, questa. Ci ha spiegato il professor Cagliesi che quello sulla sinistra è un colpo di arma da fuoco frontale. Tenendo presente allora, in questo momento, il parabrezza con quel foro dietro, anzi, davanti allo sterzo, la posizione della ragazza apparentemente sulla sinistra del sedile posteriore, anche se un po’ reclinata verso la destra. Abbiamo oggi, o avevate allora, qualche possibilità di collegare il foro sul cranio della ragazza frontale, e il foro sull’auto, o sono invenzioni del P.M. in questo momento?
L.P.: No, si può dire che, molto verosimilmente, come ha già detto il mio collega, che i colpi che hanno raggiunto il ragazzo, non potevano provenire dal davanti, a meno che la testa del ragazzo non fosse fortemente ruotata verso destra. Quindi in questa posizione, che è abbastanza poco verosimile. Quindi si può parlare generalmente, in termini di verosimiglianza…
P.M.: Sì, sì. Stiamo cercando…
L.P.: … e in questi termini è sicuramente più verosimile che abbia attinto la ragazza, il colpo frontale penetrante, quello per intenderci sparato dal davanti e che è stato ritenuto all’osso temporale.
P.M.: Quindi sparato sul parabrezza?
L.P.: E’ più probabile, sicuramente, che abbia attinto la ragazza sulla fronte, che non il ragazzo.
P.M.: Allora stia a sentire me. Però, se così fosse, è compatibile, per quello che ne sa lei, un colpo che fora un parabrezza, percorre, facciamo, minimo un metro – come minimo fra il parabrezza – forse più, e il sedile posteriore, attinge la ragazza, viene ritenuto nei modi che ci ha spiegato il professor Cagliesi, ed è mortale. Cioè, è compatibile una traiettoria di questo genere, è ancora una forza, o lei non è in grado di dirci nulla?
L.P.: Mah, con sicurezza non ritengo sia possibile dirlo.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori, avete domande?
P.M.: Dottoressa, scusi, se qualcuno forse vuole ancora farle delle domande.
L.P.: Si.
Presidente: Nessun altro, mi pare. Avvocato Fioravanti?
A.F.: Si, una sola domanda, ma è brevissima, quindi può stare anche comoda. Volevo chiedere se sono stati esaminati i fazzolettini con il contenuto sperma e il preservativo, quello annodato.
L.P.: Sì. Sono stati fatti degli esami sia su delle tracce di sangue, che sul fazzoletto di carta e sul profilattico. Sul profilattico e sul fazzoletto di carta, c’erano tracce di liquido seminale. L’esame è stato fatto molti giorni dopo il ritrovamento dei due ragazzi, e quindi non è stato possibile trovare degli spermatozoi evidenti, perché il materiale era ormai in stato, diciamo, di degradazione avanzata. Però era liquido seminale.
A.F.: Quando vi sono stati consegnati a voi questi reperti?
L.P.: Al momento, mi sembra di ricordare, al momento dell’esame dell’auto alla Caserma di Signa.
A.F.: Quindi 3 giorni dopo.
L.P.: Almeno. Io non ricordo il giorno esatto, ma vari giorni dopo.
A.F.: Grazie.
Presidente: Può andare, grazie. Un altro testimone.
P.M.: Presidente, il P.M., per quanto riguarda i testi relativi al caso del 1982, ha terminato. Li abbiamo sentiti quasi tutti ieri, e oggi con questi esami ha terminato. Avrei bisogno di 5 minuti per passare al caso successivo in quanto il primo teste che è l’agente di Polizia della Scientifica che ha fatto i rilievi sta arrivando, perché siamo andati un po’ troppo veloci stamani.
Presidente: 10 minuti di sospensione.
P.M.: Grazie.

Presidente: Ci siamo tutti? Bene, scusate, eh. Possiamo cominciare, allora. Prego.
P.M.: Presidente…
Presidente: Chi abbiamo come teste?
P.M.: … il P.M. intende parlare del fatto relativo all’omicidio del 10 settembre ’83 in Giogoli di Scandicci, ai danni dei due giovani tedeschi Meyer e Rusch. In quella occasione, dai sopralluoghi che abbiamo negli atti, vediamo che intervenne, ugualmente per motivi di coordinamento delle indagini di cui ci è stato già riferito ieri più volte, intervennero i due organi di Polizia: sia i Carabinieri che la Polizia Scientifica. Abbiamo ora indicato come teste l’ispettore Autorino della Scientifica che all’epoca ha redatto un verbale di sopralluogo e ha provveduto a fare alcune foto. Ovviamente si tratta di integrare i due sopralluoghi che sono già in atti, fatti sia dalla Scientifica, che dai Carabinieri. Lo stesso Ispettore, poi ci spiegherà in che termini e in che collaborazione.
Presidente: Allora l’Ispettore era già stato sentito, vero?
P.M.: È già stato sentito per un analogo intervento…
Presidente: Per cui non importa…
P.M.: …fatto anni prima.
Presidente: …ripetere né formula, né generalità. E quindi può rispondere alle domande.
P.M.: Ugualmente faremo poi uso delle foto – che lo stesso Ispettore ha fatto all’epoca – per chiarire meglio la dinamica del fatto ed il sopralluogo. Ispettore, vuole spiegare alla Corte come e quando intervenne su questo fatto? Come fu avvertito, dopo quanto arrivò, se quando arrivò un’attività preliminare, o collaterale, di rilievi era già in corso o era già stata fatta?
G.A.: Noi si giunse sul posto verso le 9 e mezza, le 21.30 di sera.
P.M.: Ecco, di sera.
G.A.: E poi, come si evincerà dagli stessi rilievi fotografici, vi sono lettere alfanumeriche – che dovranno poi indicare tutti i siti, e delle soluzioni di continuo sul furgone, e delle macchie ematiche – che sono, diciamo, quelle in dotazione ai nostri colleghi Carabinieri. Pertanto, noi abbiamo lasciato che loro finissero, poi ci fu chiesto di effettuare una ricerca di impronte.
P.M.: Sempre la sera stessa?
G.A.: Sempre, sempre contestualmente. Soltanto che, per non limitarci alla, diciamo, a una fredda ricerca, che poi fra l’altro risultò anche negativa perché trovammo, si, un frammento d’impronta, ma era strisciata e sovrapposta e pertanto non fu utile per eventuali confronti.
P.M.: Poi ce ne parla dopo, quando la localizziamo.
G.A.: Poi ne parleremo. Allora, così, per avere a corredo dei nostri atti qualche cosa, effettuammo delle foto e in più prendemmo degli appunti che poi abbiamo tradotti in verbale.
P.M.: Quindi l’attività principale è quella, innanzitutto, di fotografare i luoghi.
G.A.: Sì.
P.M.: E i reperti.
G.A.: Grossomodo, e avere una documentazione dell’ambiente così come poi noi lo troviamo, ecco. Non era certamente nella sua situazione, diciamo, di asetticità post reato, ma sempre, già alterata, ecco….
P.M.: Comunque è un’attività integrativa di rilievo. Ecco, vogliamo parlarne un attimo?
G.A.: Si.
P.M.: Quando… Lei quando arrivò? Ha detto alle 21.30?
G.A.: Sì, verso le 21.30.
P.M.: Sa quanto tempo prima era stato scoperto, quanto…
G.A.: Ma penso che fosse passato quasi un’ora, ecco.
P.M.: Quasi un’ora.
G.A.: Sì, perché io non ero di servizio e vennero a prendermi a casa e mi accompagnarono.
P.M.: Vogliamo vedere questa sua attività di sopralluogo, cominciando proprio dal luogo.
G.A.: Ecco, allora noi localizziamo subito il furgone.
P.M.: Ecco, localizziamolo rispetto alla strada.
G.A.: Ci troviamo in vai dei Giogoli.
P.M.: Una strada asfaltata.
G.A.: Una stradina asfaltata, un pochino stretta, perché mi sembra che sì o no ci possa passare un’autovettura. A 100 metri dal suo inizio fisico, sulla sinistra…
P.M.: L’inizio fisico è su una strada principale.
G.A.: Su una strada che io non ricordo come si chiama, per la verità.
P.M.: Va bene, va bene.
G.A.: Sulla sinistra si estende uno sterrato di forma…
P.M.: Sulla sinistra di questa via piccola.
G.A.: A 100 metri dal suo inizio.
P.M.: Sulla sinistra rispetto a dove viene lei, ovviamente.
G.A.: Rispetto a come noi ci siamo arrivati, ecco. Si estende uno sterrato di forma rettangolare.
P.M.: Ampio?
G.A.: Poteva essere sui 30 metri, 40 metri.
P.M.: In pendio, o…?
G.A.: Era caratterizzato, diciamo, da dislivelli. Cioè il terreno…
P.M.: Ma rispetto alla strada, più in pendio o parallelo?
G.A.: Rispetto alla strada è leggermente più in basso.
P.M.: Benissimo, benissimo.
G.A.: Però, diciamo, dalla strada c’è un piccolo scivolo, diciamo, che consente a chi volesse accedervi anche con una autovettura…
P.M.: Di entrare con un mezzo.
G.A.: … ci poteva benissimo accedere.
P.M.: Bene.
G.A.: Quest’area è delimitata a destra anteriormente e a sinistra da viti, ulivi; mentre sulla sinistra noi vediamo un piccolo muricciolo diroccato al quale è ridossato una siepe, nella cui parte mediana…
P.M.: Il muricciolo divide la proprietà da qualche…
G.A.: Divide quest’area da un campo, da un campo che è comunque sempre incolto.
P.M.: Bene.
G.A.: E vi sono vari alberi e cespugli. Il furgone noi lo localizziamo a 7 metri e qualcosa, se non vado errato, dal ciglio della strada di via di Giogoli.
P.M.: Perfetto.
G.A.: E ha la parte anteriore rivolta ad un passaggio, sicuramente un passaggio – formatosi a furia di… proprio che le persone accedevano dall’area al campo, o viceversa e ci ha la parte anteriore, questo furgone, rivolta a questo scivolo, a questo passaggio, mentre la parte posteriore è rivolta al ciglio di via dei Giogoli.
P.M.: Quindi quello che vede lei dalla strada è solo la parte posteriore del furgone, o è obliquo?
G.A.: Sì, dalla strada si vede la parte posteriore e dà – cosi, a seconda di come uno poi si sposta – la visione che abbia come una diagonale verso, diciamo, il passaggio di cui sopra.
P.M.: Bene. La parte opposta alla strada. La parte davanti è nella parte opposta.
G.A.: La parte davanti è rivolta – lei tenga conto che si tratta di un’area di forma rettangolare – il lato dove si erge questo muricciolo diroccato e dove, nel cui centro poi troviamo questo passaggio, si trova sulla sinistra, pertanto ha questa leggera diagonale verso quella parte.
P.M.: Benissimo, chiarissimo.
G.A.: La cosa che abbiamo visto sono che gli sportelli, anche se poi nelle foto forse non corrisponde a questa mia descrizione, però gli sportelli erano aperti.
P.M.: Gli sportelli?
G.A.: Gli sportelli di cui era munito il furgone sono: i due della cabina di guida, più due sportelli apribili verso l’esterno…
P.M.: Laterali.
G.A.: … laterali destro, laterale destro sempre rispetto al furgone, e questi erano aperti.
P.M.: Sulla sinistra nessuno sportello.
G.A.: Sulla sinistra, no.
P.M.: Dietro.
G.A.: No. Abbiamo iniziato, diciamo, le procedure…
P.M.: Sono sportelli laterali che scorrono l’uno sull’altro?
G.A.: No, non sono quelli scorrevoli, ma sono apribili verso l’esterno.
P.M.: Benissimo.
G.A.: Abbiamo iniziato le procedure di sopralluogo e abbiamo rinvenuto – cioè abbiamo rinvenuto: più che altro l’avevano già rinvenuto, noi non abbiamo fatto altro che documentarlo -…
P.M.: Si, sì.
G.A.: … un bossolo calibro 22 Long Rifle, marca Winchester con il fondello percosso, sul lato sinistro del furgone, tra il… diciamo, quasi nella parte mediana di questo furgone, e un albero che allora si ergeva – perché io ci sono passato tempo addietro e non l’ho visto più – a ridosso del muricciolo.
P.M.: Bene.
G.A.: Poi nella. . .
P.M.: Scusi, questo bossolo è vicino allo sportello sinistro?
G.A.: Allo sportello sinistro no, diciamo un pochino più verso la parte mediana, se non ricordo male; non vorrei dirle…
P.M.: Benissimo.
G.A.: Non vorrei dire delle…
P.M.: Lo vediamo nelle foto. In corrispondenza di quel bossolo c’è qualche cosa di aperto, un finestrino un…?
G.A.: No, perché il lato sinistro c’era forse, sicuramente, lo sportello anteriore, perché noi così l’abbiamo visto, però se era aperto perché era aperto, o perché l’hanno aperto, io non glielo so dire.
P.M.: Non lo sappiamo. Invece di tutta la parte posteriore del furgone è finestrata, o no?
G.A.: La parte posteriore del furgone…
P.M.: Cioè, la parte laterale sinistra.
G.A.: Laterale sinistra?
P.M.: Sì.
G.A.: Laterale sinistra ci ha due finestrini fissi, di cui uno opaco, per 3/4, e l’altro invece, diciamo, normale, ha un vetro normale.
P.M.: Questi finestrini sono integri, o aperti, rotti?
G.A.: I due finestrini presentano delle soluzioni di continuo. Uno che non so, non posso al momento dirgli le misure, perché non le ho memorizzate. Però entrambi presentano queste soluzioni. Un’altra soluzione…
P.M.: Sono fotografati, poi?
G.A.: Sì, sono stati fotografati.
P.M.: Lo vediamo dopo.
G.A.: E sono stati indicati con le lettere, se non vado errato, “C”… eh, “D”, “E”.
P.M.: Poi le guardiamo nei dettagli.
G.A.: Mentre con la lettera “C” noi indicammo una soluzione di continuità sulla superficie metallica del furgone.
P.M.: Sempre posteriore sinistro.
G.A.: Sul terzo destro della fiancata sinistra.
P.M.: Terzo destro della fiancata sinistra.
G.A.: Le misure le potrà vederle dalle foto.
P.M.: Lo vediamo nelle foto, vada pure avanti. Ci sta dando un quadro più che completo.
G.A.: Mentre sulla parte terminale della marmitta che fuoriusciva appena dal lato posteriore…
P.M.: Sinistro.
G.A.: No, posteriore… sinistro, sempre…
P.M.: Del posteriore.
G.A.: … del posteriore, proprio in corrispondenza vi è una macchia, una gora, rappresa che apparentemente allora sembrò sostanza ematica, e penso che lo fosse, da dove sia fuoriuscito… poteva essere colato dall’interno, visto che i due cadaveri giacevano proprio uno, quasi in corrispondenza dell’angolo del cassone: dell’angolo posteriore sinistro, rispetto al furgone.
P.M.: Perfetto.
G.A.: Sulla fiancata destra, invece, sul secondo sportello, sul vetro del secondo sportello, vi è una soluzione. Questa dovrebbe distare 20 centimetri dalla base soltanto del quadrato del finestrino, e 20 centimetri dal bordo destro.
P.M.: Bene.
G.A.: È caratterizzato da uno stacco di vetro, di frammenti vitrei, dall’interno. Questo presuppone…
P.M.: Dall’interno verso l’esterno.
G.A.: Dall’interno del furgone. Da ciò si deve inferire che questo stacco, viene, si produce, almeno per la nostra esperienza, quando viene attinto un vetro; dà l’impressione invece che fosse l’inverso, mentre invece lo stacco avviene al lato opposto, cioè laddove il proiettile fuoriesce.
P.M.: Lo vediamo meglio nella foto.
G.A.: La restante superficie invece è fessurizzata. Non è rotta, nel senso che si è staccata, è rimasta fessurizzata.
P.M.: La vediamo nei dettagli.
G.A.: Accanto, poi, c’è un altro finestrino, fisso, nel senso che non è che. . . che si può basculare ma verso l’esterno, ma di poco e infatti, all’atto del sopralluogo, noi lo troviamo basculato sul lato sinistro, sempre per chi osserva, verso l’esterno e anche questo presenta una soluzione, per cui il primo indicato da me era “A”, questa è “B”.
P.M.: Bene.
G.A.: Ci siamo portati…
P.M.: Veniamo sempre sulla vettura nel suo complesso.
G.A.: Sì. Poi ci siamo portati, abbiamo guardato, osservato all’interno dell’abitacolo della guida, dove sul sedile – che era un unico sedile, se non vado errato, ma mi sembra di si – poggiava un bossolo, un bossolo calibro 22 Long Rifle caratterizzato dal fondello percosso; per cui si trattava di un bossolo sparato, così si dice, almeno in gergo. Un altro bossolo invece lo troviamo…
P.M.: In che punto era di questo sedile così ampio?
G.A.: Si trovava quasi, diciamo, tra la metà e il terzo destro, stando però rivolti con le spalle proprio al sedile, propriamente detto. Ci siamo…
P.M.: Va bene. L’ha fotografato.
G.A.: È stato fotografato. Ci siamo, poi, introdotti proprio all’interno del posto dove giacevano i corpi e lì, fra…
P.M.: I corpi che erano nella parte posteriore.
G.A.: … che si trovavano nella parte posteriore. E si trovavano diciamo sulla metà anteriore, perché…
P.M.: Prima di parlarci dei corpi, la parte posteriore, nella struttura del furgone, com’è fatta? C’è un piano?
G.A.: Sì, c’è un piano metallico ondulato, se non ricordo male, e in più sopra c’erano delle materasse, o un lettino. Infatti i corpi erano semiavvolti da coperte.
P.M.: Bene.
G.A.: Giacevano sulla metà anteriore rispetto a chi osserva dai due sportelli laterali, e non più dal furgone, rispetto al furgone. Uno aveva, il ragazzo moro – io li indico così perché non ricordo i nomi – il ragazzo moro aveva la testa rivolta all’angolo anteriore sinistro del cabinato, cioè di quel posteriore, mentre il… ed era in posizione quasi bocconi, cioè, almeno per quello che si osservava, nella parte del tronco. Il giovane biondo, invece, poggiava in posizione supina, sempre nell’angolo posteriore sinistro…
P.M.: Erano molto vicini?
G.A.: Diciamo che formavano quasi un angolo, così, i corpi come se…
P.M.: A forma di “V”.
G.A.: Eh, a forma di “V”. E poggiava in posizione supina, e poggiava con la testa, con la regione occipitale, allo spigolo, proprio all’angolo che forma poi all’interno di questo cabinato; ed era flesso in avanti. Si notò che aveva degli imbrattamenti di sostanza ematica sul tronco, mentre l’altro – il ragazzo moro – aveva, si notava sempre dall’osservazione così, degli imbrattamenti sulla fronte. Tra un paio di scarpe, lì vicino, e alcune coperte e altri indumenti, abbiamo poi trovato un terzo bossolo. È vero che nel verbale si parla di quattro bossoli, appunto, sempre per riallacciarci all’originario discorso che abbiamo fatto, diciamo, quasi in collaborazione coi colleghi Carabinieri, il quarto bossolo fu repertato, trovato e repertato da loro.

P.M.: Ho capito. Oggetti, diversi da bossoli?
G.A.: Oggetti…
P.M.: Ci sono delle foto di oggetti vari?
G.A.: Sì, cioè, più che altro quello che poteva essere il corredo di questi due ragazzi che si erano portati per potersene poi stare così, senza andare in un albergo, diciamo.
P.M.: Lo vediamo poi se l’ha fotografato nei dettagli con le foto. Ci può ancora illustrare qualcosa, o è bene passare alle foto, perché la sua memoria viene aiutata dalle foto?
G.A.: Mah, possiamo guardare le foto. Comunque le foto non sono poi tante perché, le ripeto, per quello che abbiamo fatto noi, era semplicemente documentativo.
P.M.: Benissimo. Bene, grazie. Questa però, vedo subito, che è di giorno.
G.A.: Infatti, noi tornammo il giorno dopo, per meglio documentare e dove – diciamo così, alla luce del giorno – l’ambiente, e anche per dare un, diciamo, per fare una specie di ispezione nell’altro campo che era adiacente, proprio alla ricerca di qualche cosa che potesse poi indirizzarci verso il colpevole.
P.M.: Senta Ispettore, è evidente che qui il furgone è già stato portato via. Lei ricorda chi lo portò via, dove fu portato e quando? Lei era presente?
G.A.: Io mi ricordo che sembra che il furgone fu portato alla caserma dei Carabinieri.
P.M.: Nella notte, la mattina?
G.A.: La notte, prima fu portato all’Istituto di Medicina Legale perché dovevano effettuare non so che. Mi sembra che addirittura i corpi rimasero dentro, però non glielo, non ne sono certo di quello che sto dicendo.
P.M.: Le sembra di ricordare che il furgone con i corpi fu portato a Medicina Legale.
G.A.: Si, e poi lo hanno ricoverato presso la caserma dei Carabinieri per fare effettuare indagini di tipo balistico e medico-legali.
P.M.: Benissimo. Allora vediamo i luoghi, dato che sono fotografati di giorno.
G.A.: Ecco, quell’albero che lei…
P.M.: Vogliamo… scusi, scusi Ispettore…
G.A.: Prego.
P.M.: … partire dalla didascalia che ci aiuta.
G.A.: Allora, rilievo numero 1: “Panoramica del luogo visto dalla sinistra del campo, effettuata il giorno successivo. La freccia indica ove era parcheggiato il furgone”.
P.M.: Vediamo, è abbastanza chiara. Qui, le spalle sue, o comunque di chi fa la foto, sono alla strada.
G.A.: Perfettamente.
P.M.: Questo è l’albero che poi non c’è più, nel suo racconto.
G.A.: Sì, che non c’è più e che noi prendemmo, diciamo, come riferimento per tracciare le coordinate – ascisse e ordinate – per trovare la localizzazione del primo bossolo da me indicato precedentemente.
P.M.: Il muretto è quello che si vede dietro l’albero?
G.A.: Esattamente. Quello che, oltre il quale, troviamo il campo.
P.M.: Vogliamo andare avanti con la seconda foto, se non ci sono altri particolari? Leggiamo prima la didascalia, grazie.
G.A.: Siamo al rilievo numero 2: “Come al rilievo precedente, vista da altra angolazione”. Cioè, abbiamo fatto lo stesso rilievo, però ci siamo posti da un’altra parte.
P.M.: Ci sono reperti, qualcosa, in questa foto? No.
G.A.: No, più che altro era così, come panoramica per meglio far vedere il luogo.
P.M.: Le dispiace se può indicarci in che punto era il furgone su questa foto? Non so se abbiamo quel puntatore che avevamo ieri, la penna.
G.A.: A me mi sembrerebbe sulla sinistra.
P.M.: Va bene, poi vediamo le foto… ma insomma per avere…
G.A.: Perché lì si intravede anche un po’ di muricciolo, se si sposta più in qua. Eccolo lì.
P.M.: Sì, sì. Quindi è sulla sinistra della foto.
G.A.: Per cui dovrebbe essere da questa parte, sì.
P.M.: Va bene. Andiamo avanti con la successiva.
G.A.: Siamo al rilievo numero 3: “Insieme della parte retrostante il muretto. La freccia “A” indica il posto ove era parcheggiato il furgone. La freccia “B” e “C”, dove sono state rinvenute le riviste pornografiche”.
P.M.: Ecco, allora questo, vediamo in particolare.
G.A.: Ecco. Qui ci troviamo nei campo adiacente all’area dove era parcheggiato il furgone.
P.M.: Cioè, oltre il muretto.
G.A.: Oltre il muretto. E quasi, diciamo, a ridosso di questo muretto. Tra…in mezzo a questa vegetazione che noi osserviamo, sul terreno, erano sparsi vari fogli e riviste pornografiche, quasi tutti in lingua italiana; o quasi tutte, o tutte.
P.M.: Avete avuto la possibilità di mettere in relazione queste riviste con il furgone, con i fatti, oppure non c’era nessun elemento?
G.A.: Non c’era nessun elemento. Si potè soltanto dedurne che lì doveva essere un posto frequentato da coppiette, e da quest’altro lato doveva essere un’osservatorio per guardoni.
P.M.: Ecco, bene. Questo è un dato. Andiamo avanti con la 4.
G.A.: Particolare – siamo al rilievo numero 4 “Particolare delle riviste contrassegnate con le frecce “B” e “C”,” se non vado errato.
P.M.: Il dato fondamentale è che sono riviste di questo tipo e che sono in italiano.
G.A.: Almeno quei fogli che noi abbiamo osservato, così, che stavano più vicino. Non abbiamo fatto una ricerca, diciamo, a largo raggio perché sicuramente ne avremmo trovate altre.
P.M.: Comunque nessun elemento per poter dire che avevano qualcosa a che fare coi tedeschi, o comunque con il fatto.
G.A.: Almeno 11, da quell’ispezione, non emerse, diciamo, qualche cosa da poterne poi dedurne il collegamento con il fatto.
P.M.: L’unico elemento possibile e probabile, posto di guardoni, o comunque cose del genere.
G.A.: Ecco, questo penso proprio di sì.
P.M.: Bene. Andiamo avanti.
G.A.: Numero 5, con la freccia “C”, perché nell’altro rilievo indicavo soltanto con la freccia “B”, ma si tratta sempre…
P.M.: Vediamo quella che sembra scritta, vediamo se è in italiano, vediamo… ecco, se ci riusciamo, sennò…
G.A.: Sì.
P.M.: Perfetto. “Mucchi…”, è sicuramente in italiano. Andiamo avanti.
G.A.: Qui ora ci troviamo proprio al momento, diciamo, dell’intervento. Quelle precedenti erano il giorno dopo.
P.M.: Sì, Si.
G.A.: Il rilievo numero 6 invece indica, come può già vedere, ci sono i nostri colleghi dei Carabinieri che stanno effettuando il sopralluogo.
P.M.: Bene. Quindi questo non ci aiuta a niente per i particolari. Andiamo avanti. Vogliamo leggere innanzitutto la didascalia?
G.A.: Rilievo numero 7: “Insieme del furgone visto dalla parte anteriore “E”.
P.M.: Quindi siamo dalla parte opposta alla strada.
G.A.: Sì.
P.M.: Bene.
G.A.: Diciamo dal lato che delimita anteriormente lo spazio.
P.M.: Vediamo gli sportelli così come ce li aveva descritti lei. Sono gli sportelli…
G.A.: Gli sportelli, le ripeto, sulle foto forse contrastano con quello che io ho detto e che sicuramente ho scritto nel mio verbale, perché qualcuno avrà chiuso lo sportello mentre l’altro collega effettuava le foto.
P.M.: Va bene. Andiamo avanti.
G.A.: Ecco, qui vediamo il lato – rilievo numero 8 -: “Il furgone visto dalla parte destra”.
P.M.: Vogliamo vedere, cominciare a guardare i finestrini per capire quello che ci aveva detto.
G.A.: Ecco, guardiamo. Come si può vedere sono due sportelli apribili verso l’esterno, almeno è molto evidente sull’altro, e lì, in quel puntino nero che si vede quasi al centro – questo sarebbe il “B”, però ci deve essere un’altra… eccolo lì, quello indicato dalla penna – è la soluzione che noi trovammo già contrassegnata dalla lettera “A”.
P.M.: Sotto i vetri, quei finestrini, ci sono dei fori, o è…?
G.A.: No, no non sono fori, Dottore.
P.M.: Sono caratteristiche del furgone.
G.A.: Si, non lo so, potrebbe essere anche qualcosa della pellicola.
P.M.: Ah, ho capito.
G.A.: O proprio qualcosa apposta sul furgone.
P.M.: Senta una cosa, lei, al momento del fatto o successivamente, si è preoccupato di fare delle misurazioni? Ad esempio l’altezza di quei finestrini e di quei fori rispetto al terreno, l’ha mai misurati?
G.A.: Purtroppo Dottore non abbiamo effettuato tutte le misurazioni come nostro, diciamo, nostra abitudine, proprio perché si trattava di operazione integrativa. Cioè noi pensammo, pigliamo qualche cosa da portare a casa per aver… a futura memoria.
P.M.: Stia a sentire me. Nel caso fosse necessario, dalla fotografia si possono ricavare misurazioni, o comunque è possibile ritrovare un furgone simile per ricostruire…?
Presidente: Scusi Pubblico Ministero, ma insomma, qui non ho capito. Ma cosa siete andati a fare una passeggiata, lì? Perché questo è gravissimo che non ci sia stato una misurazione! Lo si potrà fare in un secondo momento, ricostruendolo in base alle fotografie…
P.M.: Presidente, ancora non sappiamo cosa hanno fatto negli altri verbali.
Presidente: È incredibile!
P.M.: Si, noi lo constatiamo – siamo qui io e lei – ognuno per la sua parte.
Presidente: Il furgone è stato restituito, e anche questa è un’altra cosa gravissima. Imputabile, purtroppo, a noi Magistrati, penso.
P.M.: Senz’altro, Presidente.
Presidente: Come pure tutti gli altri mezzi. Qui c’è, veramente, da rimanere a dir poco sorpresi!
P.M.: Nella nostra sorpresa, diciamo che abbiamo le foto. Daltronde noi dobbiamo ricostruire i fatti, almeno le foto… no, se dobbiamo essere cosi pessimisti – come obiettivamente lo siamo abbiamo le foto, e comunque, relativamente al fatto specifico, oggetto di questo processo, sia pure dopo, qualcosa di sicuro sulle misurazioni lo potremo ugualmente dire.
Presidente: Speriamo!
P.M.: Speriamo, senz’altro, Presidente.
Presidente: Proseguiamo.
P.M.: La constatazione la potevo fare io, l’ha fatta giustamente lei, ma andiamo avanti. Noi dobbiamo solo vedere cosa si può ricostruire oggi, se non è già stato ricostruito. Prego!
G.A.: Io non so se quelle misure di cui parla il signor Presidente siano state prese dai Carabinieri.
P.M.: Lo chiederemo a loro, comunque.
G.A.: Comunque, per quanto ci riguarda, noi delle misure le abbiamo prese. Sono localizzate soltanto sul supporto, laddove è stato attinto. Se noi troviamo, per rispondere alla sua domanda, un furgone simile, identico…
P.M.: La possiamo ricostruire.
G.A.: Da quelle misure che noi abbiamo riportato è indubbio che si possa effettuare.
P.M.: Questa era la domanda e ovviamente era pro futuro, perché può darsi che sia utile in questo processo. Vogliamo andare avanti per vedere… no, scusi, no no, sulla stessa foto, prima. È possibile, sui finestrini anteriori ci sono altri segni, su questo sportello aperto, o qualcosa di caratteristico?
G.A.: No, su questo sportello non venne…
P.M.: Nessuna caratteristica. Andiamo avanti. Nell’interno…
G.A.: L’interno, come vede, è un po’ a soqquadro, però non si può dire se c’è stato, diciamo, buttato all’aria o se era proprio originariamente così. E un po’ più dentro rinvenimmo l’altro bossolo.
P.M.: Un po’ più?
G.A.: Fra, diciamo, fra quegli indumenti che si intravedono.
P.M.: Tanto ha altre… ci sono altre foto più specifiche?
G.A.: Penso di sì.
P.M.: Andiamo avanti. Vogliamo leggere la didascalia della foto numero 9?
G.A.: Rilievo numero 9: “Come al rilievo precedente, visto dalla parte posteriore, lato sinistro. Il numero 1 indica il bossolo; il numero 2 la macchia di sangue”.
P.M.: Quelle cose che ci ha già descritto nella sua introduzione?
G.A.: Sì, all’inizio.
P.M.: Si vede qualcosa di specifico, o non si vede…
G.A.: No, lì. . . non lo so se è stato fatto poi in particolare. Mi sembra di sì.
P.M.: La macchia forse si vede?
G.A.: La macchia si può intravedere.
P.M.: Ce la può lei localizzare con…
G.A.: Eccola lì.
P.M.: Benissimo.
G.A.: Delle gocciolature.
P.M.: Mi scusi, avete poi fatto voi la verifica se era sangue o meno?
G.A.: No, perché sul posto è intervenuto anche il personale di medicina legale. Penso che…
P.M.: Non l’ha fatta lei. Bene, andiamo avanti. La foto numero 10, se non sbaglio. 11… 10.
G.A.: Sì. “Insieme delle soluzioni “A” e “B”, poste sulla fiancata destra”.
P.M.: Vogliamo chiarire meglio?
G.A.: Non si riesce ad individuare bene, comunque questa è “B”. E ci troviamo sul vetro fisso opacizzato che era sulla sinistra dello sportello laterale, del secondo sportello laterale destro. Mentre questa è la soluzione “A”. Di questo mi ricordo la misura che era 20 centimetri dal bordo destro e 20 centimetri dal bordo inferiore. Sto parlando sempre della cornice del vetro.
P.M.: Quindi queste… almeno queste foto e queste sue misurazioni, volendo, ci possono servire per quella…
G.A.: Penso proprio di sì.
P.M.: Bene. Non sono del tutto… non è impossibile ricostruire.
G.A.: No, era impossibile se non avevamo questi dati.
P.M.: Ecco, allora diciamo che almeno questi li abbiamo. Andiamo avanti, non aggiungiamo altro, noi.
G.A.: Rilievo numero 11: “Particolare della soluzione “A””.
P.M.: Quella che era indicata prima.
G.A.: Qui si intravede proprio il punto d’ingresso del proiettile, la fessurizzazione che da esso si dirama, e poi all’interno vi era un’asportazione di scaglie vetrose, tipico indice per far capire all’investigatore che il proiettile è entrato dall’esterno verso l’interno.
P.M.: Ispettore, quella linea bianca che è sotto questa rosa, ecco, ha… ecco, riguarda il furgone? Ricorda?
G.A.: Potrebbe essere qualcosa che… potrebbe essere che all’interno di questi sportelli vi erano delle… dei cilindri di supporto. E io penso che sia quello che si vede un po’ sfocato, proprio del.. .
P.M.: Supporto del furgone. Questi finestrini, rispetto al furgone, alla conformazione del furgone, erano fissi? Lo ricorda? Erano apribili…
G.A.: Quello subito dopo lo sportello…
P.M.: Questo, questo che stiamo vedendo.
G.A.: Sì, dovrebbe essere fisso. È l’altro che è basculato, perché lo troviamo proprio basculato.
P.M.: Andiamo avanti. La foto successiva, leggiamo prima la didascalia.
G.A.: Ecco, questo qui. Si tratta sempre di un finestrino che dà luce, diciamo, è solo sulla fiancata.
P.M.: Questo sembra opaco o c’è un foglio, qualcosa. È opaco di suo?
G.A.: Sì, sì è opaco per 3/4 della superficie.
P.M.: Stesse caratteristiche di prima?
G.A.: Stesse caratteristiche.
P.M.: Rispetto alle dimensioni e alle misure?
G.A.: Diciamo, forse non si osservano le fessurizzazioni radiali che abbiamo visto nell’altra foto, perché la costituzione del vetro, di questo vetro, è diversa.
P.M.: Essendo opaco.
G.A.: Essendo opaco, forse.

P.M.: Bene, andiamo avanti, grazie.
G.A.: Rilievo numero 13: “Insieme delle soluzioni “C”, “D”, “E”, site sulla fiancata sinistra”.
P.M.: Si può dire qualcosa qui? Ecco, vediamolo intanto in particolare. Qui siamo dalla parte opposta.
G.A.: Quella è la “C”. Dovrebbe essere sulla fiancata.
P.M.: Ecco, quel “C”, cos’è?
G.A.: Questa è la soluzione a bordi introflessi che noi osserviamo sulla carrozzeria. Anche di questa noi abbiamo le misure.
P.M.: Noi le abbiamo.
G.A.: Abbiamo le misure, sì.
P.M.: Rispetto al terreno?
G.A.: Sempre rispetto al furgone, e non rispetto al sottostante terreno.
P.M.: Rispetto al furgone. Senta una cosa, in corrispondenza dell’interno del furgone, di quel “C”, sa dirci cosa c’era? Che parte…
G.A.: Lei vuole sapere della traiettoria della pallottola?
P.M.: Se possiamo dire cosa c’era dalla parte opposta.
G.A.: Quale linea ha seguito?
P.M.: Sì.
G.A.: Non lo so.
P.M.: Non lo sa. Andiamo avanti. Allora, rispetto agli oggetti e alle persone che sono nel furgone a cosa corrisponde?
G.A.: Potrebbe, potrebbe, dico, perché non l’ho verificato…
P.M.: Per intendersi, scusi… parte piedi o parte…
G.A.: … potrebbe essere una pallottola che ha attinto uno dei corpi.
P.M.: In che punto dei corpi, se…
G.A.: No, noi non li abbiamo neanche scoperti i corpi perché, per ordine di…
P.M.: Sì, ma scusi, in quella direzione lì. Proprio in grosso c’erano i piedi o la testa?
G.A.: A ridosso, lì, ci deve essere il tronco.
P.M.: Il tronco, bene. Era questo che volevo sapere. Sui punti “D” e l’altro può dirci qualcosa?
G.A.: Sì, presentano le stesse caratteristiche, diciamo, della soluzione “B”, cioè…
P.M.: Sono di entrata anche questi?
G.A.: Sono sempre di entrata, proprio perché caratterizzato da quello stacco di frammenti vitrei all’interno.
P.M.: Ispettore, è azzardato pensare ora, sulla base di quel che abbiamo visto, che chi ha sparato ha fatto un giro del furgone e ha sparato in più punti? Questo è il concetto.
G.A.: Io penso proprio di sì, che non è per niente azzardato, sicuramente la…
P.M.: E come minimo, scusi eh, richiami solo la nostra memoria, per ora, fra la parte destra e la parte sinistra, quanti colpi troviamo?
G.A.: Dunque, ne abbiamo 3 più 2, 5.
P.M.: Bene. Quindi, sicuramente 3 da una parte e 2 dall’altra, tutti dall’esterno verso l’interno.
G.A.: Tutti dall’esterno verso l’interno.
P.M.: Era un dato che interessava. Andiamo avanti.
Presidente: E tutti dall’alto verso il basso?
G.A.: Signor Presidente, il fatto di determinare dall’alto verso il basso, dovremmo avere un riscontro del punto di impatto, in modo da tracciare una linea, perché da un solo foro come quello, se non vi è proprio una direzionalità della pallottola, noi potremmo vedere passare centinaia di rette. Pertanto…
P.M.: Centinaia di rette?
Presidente: Di rette. Ma per esempio…
G.A.: Come facciamo a determinare con precisione…
Presidente: … per esempio, per esempio, in quelle che forano la carrozzeria.
G.A.: Sì, però noi, lì, vediamo una soluzione ovalizzata a bordi introflessi, ma non riusciamo a capire se, pur mettendoci dentro un’asticella, dove va a finire, come abbiamo fatto nell’altro caso di cui ho risposto che abbiamo utilizzato il cacciavite e abbiamo visto il tramite.
Presidente: Il consigliere Polvani le vuole dire qualcosa.
Cons. relatore: Ispettore, ci chiedevamo, ma seguendo la introflessione della carrozzeria non si arriva a poter determinare la direzione?
G.A.: Sicuramente sì. Cioè se… notiamo che poniamo all’interno della soluzione un cilindro…
Cons. relatore: Bene.
G.A.: … e vediamo che questo cilindro scala in una, diciamo, va in una determinata direzione. Ecco, allora noi possiamo desumere quello che giustamente lei dice.
Cons. relatore: Questo è possibile?
G.A.: È possibile, però le ripeto, sono tutte cose che noi abbiamo, sì, documentato, però ci viene… allora almeno, si agì in un modo di dire: verrà il perito balistico a meglio indicare certe cose.
P.M.: Senta una cosa, se… ma da qui, da questa foto che è abbastanza chiara, possiamo ingrandirla? Si può vedere, se si vede, certo manca la luce.
G.A.: No, perché il cratere è buio.
P.M.: Il cratere è buio. Si può illuminare meglio con codesta telecamera, o di più non si può fare? Ecco, qualcosa però… Mi sembra che sia un ottimo ingrandimento ed è molto illuminato. Lei ci dica solo se è possibile capire qualcosa sulla direzione. Se non è possibile non azzardiamo.
G.A.: Io non azzardo nessuna…
P.M.: Benissimo, grazie. Andiamo avanti.
A.F.: Mi potrebbe lasciare quella foto? Se permette…
P.M.: La rimettiamo quando abbiamo finito, Avvocato. È a sua disposizione. Andiamo avanti che l’esame per ora…
A.F.: Per non intralciare.
P.M.: No, ritorniamo, tanto è a sua disposizione. Vediamo la foto dopo.
G.A.: Rilievo numero 15: “Particolare della soluzione “D””.
P.M.: Sul vetro opaco.
G.A.: Sì, sul vetro opaco. Siamo sulla fiancata sinistra.
P.M.: Questo vetro opaco, nella struttura del furgone, è in corrispondenza dell’altro vetro opaco che c’è dalla parte opposta?
G.A.: Mi sembra di sì.
P.M.: Bene, andiamo avanti.
Presidente(fuori microfono): Sembra un vetro opacato all’interno.
P.M.: Vogliamo leggere la didascalia?
G.A.: Rilievo numero 16: “Particolare della soluzione “E””. Anche questo vetro, come vediamo, ha reagito come quello precedentemente indicato da me; cioè che presenta delle fessurizzazioni generalizzate su tutta la superficie.
P.M.: Bene. Andiamo avanti, grazie.
G.A.: Rilievo numero 17: “Insieme della cabina di guida”.
P.M.: Ci dovrebbe essere quel bossolo.
G.A.: Il bossolo dovrebbe essere quasi in corrispondenza di quel cuscino che noi vediamo.
P.M.: Si può azzardare qualcosa rispetto a uno sparo, con la posizione di quel bossolo? O potrebbero essere tante di quelle direzioni che è inutile fare ipotesi?
G.A.: Diciamo che – sempre tenendo presente il fatto della parabola espulsiva di un bossolo dall’interno di una pistola semiautomatica questo, se non incontra ostacoli e pertanto fa la sua parabola e cade a terra, è un conto; ma qui ci troviamo vicino a superficie, pertanto potrebbe essere stato sparato e dal lato posteriore e finire sul sedile, ma potrebbe essere anche sparato, stato sparato, dall’interno della cabina di guida ed avere impattato sul vetro per poi ricadere lì. Ma qui siamo sulle ipotesi.
P.M.: Proiettili corrispondenti a quel bossolo non possiamo dir nulla.
G.A.: No.
P.M.: Non abbiamo nessun elemento per trovare…
G.A.: Non ho proprio elementi per poterglielo dire.
P.M.: Non ne abbiamo. Andiamo avanti.
G.A.: Questo è il bossolo di cui parlavamo prima. Rilievo numero 18: “Particolare del bossolo contrassegnato con il numero 4, rinvenuto sul sedile della cabina di guida”.
P.M.: Bene. Andiamo avanti. Qui siamo?
G.A.: Rilievo numero 19: “Particolare del bossolo contrassegnato con il numero 1”.
P.M.: In che posizione rispetto al furgone è questo?
G.A.: Questo si trovava nell’erba, diciamo, frontalmente alla fiancata sinistra. Le misure ce l’ho, però ce l’ho nel verbale e non ricordo a che distanza.
P.M.: Rispetto, scusi, al furgone, fiancata?
G.A.: Rispetto?
P.M.: Al furgone?
G.A.: Era sul lato sinistro.
P.M.: Dietro.
G.A.: Diciamo, poteva essere all’altezza del terzo posteriore.
P.M.: È quello che abbiamo già visto all’inizio?
G.A.: Che abbiamo già visto all’inizio.
P.M.: Sì, sì, benissimo. Volevo essere…
G.A.: Le misure ci sono nel…
P.M.: Volevo essere sicuro di questo. Andiamo avanti, grazie.
G.A.: Rilievo numero 20: “Particolare della chiazza di sangue”.
P.M.: Quella sotto… ecco sì, la marmitta.
G.A.: In corrispondenza.
P.M.: Bene. Che dimensioni può avere?
G.A.: Io penso che si aggiri sui 15 centimetri. Poi era…
P.M.: Circolare? 15 centimetri cos’è, un lato, un…?
G.A.: A parte che non aveva una configurazione circolare, ma era arciforme.
P.M.: Quindi il lato più lungo è sui 15 centimetri.
G.A.: Sì. Poi è caratterizzato, diciamo, è orbitata, più che altro da gocciolature…
P.M.: Bene. Andiamo avanti.
G.A.: Rilievo numero 21: “Particolare del bossolo contrassegnato con il numero 3”. Questo è quello che rinveniamo all’interno dell’abitacolo posteriore.
P.M.: Bene.
G.A.: Poi il quarto bossolo è stato repertato dai Carabinieri e non so dov’era.
P.M.: Vi siete divisi i bossoli. Andiamo avanti.
G.A.: Rilievo numero 22: “Insieme dell’interno del furgone, con riferimento ai cadaveri”.
P.M.: Vuol vedere se riesce a spiegarci un po’?
G.A.: Io penso che grossomodo qualche cosa avevo già accennato.
P.M.: Allora…
G.A.: Vediamo il ragazzo…
P.M.: Qui, scusi, stiamo fotografando dalla parte anteriore del furgone, verso la parte posteriore…
G.A.: Stiamo fotografando dal posto, diciamo, di guida.
P.M.: Bene. Quindi c’è un’apertura nel posto di guida.
G.A.: Si.
P.M.: È aperto.
G.A.: Sì, sì, è aperto.
P.M.: Sì, sì. Bene, bene. Per capire. Cosa… si vede un cadavere. Dico bene?
G.A.: No, qui vediamo, come si diceva prima, che intanto il corpo del ragazzo biondo è ridossato, almeno per il suo lato sinistro, al…
P.M.: Ah, perfetto, perfetto.
G.A.: … alla fiancata, diciamo, alla superficie interna del furgone, lato sinistro; dove, sul lato sinistro esterno, noi abbiamo evidenziato la soluzione “E”.
P.M.: Bene. Scusi, può dirci qualcosa, se lei è in grado di dirlo, ma solo in termini come li conosce lei, sulla presenza – da questa foto non sembra ci siano grandi cose – di oggetti nel furgone?
G.A.: Noi…
P.M.: Cioè, sa se era già stato toccato qualcosa, se qualcuno aveva toccato i corpi, o non sa niente di preciso e quindi è inutile chiederlo a lei?
G.A.: Guardi, le ripeto che il sopralluogo fu effettuato prima di noi dai Carabinieri. Noi abbiamo fatto queste foto. Abbiamo osservato lo stesso alla ricerca di qualche cosa di utile che potesse servirci, però qualcosa proprio da poter capire… non abbiamo visto nulla.
P.M.: Andiamo avanti. Rimaniamo nel… non prendiamo sicurezze.
G.A.: Rilievo numero 23: “Insieme della parte superiore del cadavere di Horst…”
A.F.(fuori microfono): 23 non 20.
P.M.: Bene.
G.A.: Qui si vede sul cuscino alcune maculazioni di sostanze ematiche.
P.M.: Bene. Questo è l’altro che abbiamo già visto. Riesce a vedere i fori nella carrozzeria? Quelli che ricordava prima?
G.A.: Mah, apparentemente sembrerebbe quello indicato dalla…
P.M.: Ecco, ecco, è quello?
G.A.: Apparentemente sembra quello.
P.M.: Apparentemente. Scusi, possiamo ingrandire quel foro, se si può, ecco, azzardiamo nulla sulla angolazione? È meglio di no, è…
G.A.: Dottore, io penso, anzi, consiglio proprio di no, perché le foto non sempre possono corrispondere alla percezione diretta.
P.M.: Non azzardiamo. Con la sua esperienza, da questa fotografia, un esame più approfondito potrebbe consentire qualcosa, o è tempo perso?
G.A.: Se lei mi chiede così, ora, di esprimere un mio parere su quello che percepisco, io le dico che sembrerebbe che vada dall’alto verso il basso e in direzionalità destra.
P.M.: Bene. Rimaniamo…
G.A.: Rispetto all’ingresso.
P.M.: Sì, sì. Rimaniamo su questi dati. È una sua esperienza, non è… Andiamo avanti. Questi sono i bossoli repertati dopo, no?
G.A.: Rilievo numero 25: e sono i bossoli.
P.M.: Bene. Come dice, scusi? Più…? È proprio quel discorso che abbiamo fatto.
G.A.: “Insieme dei bossoli repertati, più uno “A”, repertato dai Carabinieri di Firenze, fotografato a circa 2 diametri”.
P.M.: Di ingrandimento.
G.A.: Sì, per meglio evidenziarlo, visto che il 22 è abbastanza piccolo, abbiamo preferito fare così.
P.M.: Bene. Quindi, 1, 3, 4 e “A” è…
G.A.: 1, 3, 4, sono i nostri, cioè quelli che abbiamo repertato noi. “A”, invece, è stato repertato dai Carabinieri e la sua sede di rinvenimento non la conosco.
P.M.: Il numero 2 manca perché era la macchia di sangue? Come reperto?
G.A.: Non ho capito.
P.M.: Manca un numero 2, no? Evidentemente.
G.A.: Il numero 2?
P.M.: 1, 3, 4 è “A”, nel…
G.A.: Ah, sì, il numero 2, giusto, era la macchia di sangue.
P.M.: Era la macchia di sangue. Bene?
G.A.: Era la macchia di sangue.
P.M.: È chiaro? È così.
G.A.: Sì, almeno dai rilievi risulta questo.
P.M.: Quello che noi deduciamo oggi li ha fatti, grossomodo, lei. Andiamo avanti.
G.A.: Rilievo numero 26: “Particolare dei fondelli dei bossoli Winchester, calibro 22”. Sono stati fotografati a 4 diametri.
P.M.: Quel segno sopra la “H”, così evidente, tanto per…
G.A.: È il colpo che viene dato dal percussore.
P.M.: È un segno della percussione.
G.A.: Della percussione, sì.
P.M.: Bene. Che è, poi vedremo nelle varie perizie, chiarissimo. Bene. Qui siamo già a Medicina Legale, dico bene? O comunque…
G.A.: Sì, sì, siamo già a Medicina Legale.
P.M.: Bene. Grazie per le foto. Ispettore, lei ricorda – se lo ricorda o sa qualcosa – di eventuale attività di descrizione di reperti diversi da questi? Cioè oggetti… Questi ragazzi avranno avuto… boh, penso documenti, le cose personali. Tutte cose di cui non si è occupato lei.
G.A.: No, le ripeto che il furgone fu, così, appena finiti questi rilievi, fu portato a Medicina Legale.
P.M.: Senta una cosa: valigie, cose di questo genere?
G.A.: Non ne abbiamo viste. Almeno per… non abbiamo frugato, ma noi non le abbiamo viste.
P.M.: Ci sono, perché ci sono verbali con delle valigie. No, non l’ha fatte lei, ecco. Bene?
G.A.: Sì.
P.M.: Lei non le ha viste o non ricorda perché non era sua attività? Erano già state tolte le valigie?
G.A.: Diciamo che, se avessi iniziato io il sopralluogo e ricevevo l’ordine di frugare, avrei frugato. Non c’è stata questa direttiva. Ci siamo limitati a quello che abbiamo fatto.
P.M.: Io volevo solo vedere se il suo ricordo è tale da portarci ad una oggettivazione del fatto che c’erano valigie o meno.
G.A.: No, io non me lo ricordo.
P.M.: Non lo ricorda. Bene, io non ho altre domande, grazie.

Presidente: Gli Avvocati di parte civile hanno domande? No.
A.F.: Avvocato Fioravanti.
Presidente: Fioravanti, prego.
A.F.: Dunque, io vorrei rivedere il rilievo numero 1 e 2, in campo vasto, grande, sulla panoramica dei luoghi. Ecco Ispettore
G.A.: Mi dica.
A.F.: Lei ha descritto benissimo i luoghi e ha fatto un’affermazione…
G.A.: Sì.
A.F.: Poi mi dovrebbe dire se è una sua deduzione, oppure è una constatazione: è un posto di guardoni, questo?
G.A.: Cioè, la sua domanda è questa?
A.F.: Sì.
G.A.: Avvocato, cioè, trovare le riviste pornografiche ridossate a cespugli che affacciano su un’area che è facilmente accessibile da autovetture è, sì, una mia deduzione, ma è una deduzione che viene fuori da quei dati. Cioè, chi va a buttare le riviste pornografiche in quel luogo, se non ci si sofferma poi per altre attività? Almeno io la vedo così.
A.F.: Senta una cosa – io l’ho visto molto bene da Villa l’Apparita e dall’altra Villa di sopra -guardando in giù è un posto scopertissimo. C’è un muricciolo piuttosto basso, c’è un’apertura d’entrata piuttosto ampia e ci sono dei cespugli solo nella parte esterna sud-est, diciamo.
G.A.: Nella parte, nella parte… sì.
A.F.: Ecco. Ora, in quel punto…
G.A.: Dov’era il furgone?
A.F.: Ecco, dov’era il furgone, il furgone era dietro un altro cespuglio che sorgeva in mezzo e ora poi c’è la pianta che non c’è più.
G.A.: Sì, c’è quest’albero.
A.F.: E dicevo questo, ma qualsiasi guardone non aveva posto per mettersi lì, se non sopra il muretto.
G.A.: Ora, guardi, la posizione esatta del rinvenimento delle riviste…
A.F.: Riviste.
G.A.: … io non so se erano proprio sotto sotto quel muricciolo, o si trovavano spostate verso dove…
A.F.: Ah, non le avete rinvenute voi?
G.A.: Le abbiamo documentate, così, a livello generale. Cioè, abbiamo detto che oltre quel muretto si estendeva un campo e in questo campo, quasi vicino, diciamo, al muricciolo laddove si ergono altri cespugli, avevamo notato delle riviste pornografiche. Punto e basta.
A.F.: Ecco, a che distanza dal furgone, le riviste?
G.A.: La distanza può essere… dal furgone?
A.F.: Sì.
G.A.: Così, al ricordo potevano essere sui 30, 35, 40 metri, 50 metri.
A.F.: Ah, quindi molto, molto in là.
G.A.: Sì. Un po’ più dentro.
A.F.: Molto in là. Verso il lato…
G.A.: Sempre verso il campo.
A.F.: Verso il campo.
G.A.: Il campo e non nell’area. Perché per meglio indicarla siamo entrati nel campo.
A.F.: Ecco, c’erano solo questi tipi di riviste che voi avete visto spaginate, mi sembra, oppure altre?
G.A.: No, abbiamo visto queste riviste, poi non abbiamo fatto, diciamo, un’ispezione a largo raggio. Perché sicuramente, forse, si poteva trovare altra roba. Abbiamo cercato di individuare così, perché noi non cercavamo tanto le riviste, quanto eventualmente qualcosa che fosse stato perso, che poteva collegarci poi all’autore del fatto.
A.F.: Lei sa per caso quando è stato fatto l’intervento dei Carabinieri, precedenti a voi?
G.A.: Mah, l’intervento dei Carabinieri io credo che loro, ricevuta la notizia, si saranno portati immediatamente sul posto e avranno iniziato i rilievi. Pertanto, se io sono arrivato alle 9 e mezza, ed è vero che sono venuti a prendermi a casa, perché non ero di servizio – pertanto da dove abitavo io a lì, ci abbiamo messo quasi tre quarti d’ora, o giù di lì – io penso che un’ora, un’ora e mezzo prima avevano iniziato i rilievi.
A.F.: Perché lei sa che l’omicidio è stato la sera prima.
G.A.: Sì, infatti i cadaveri erano già freddi e maleodoranti.
A.F.: Ecco, un’altra cosa. Sui rilievi numero 15, 13, anzi, 13-14, dovrebbe essere. Dove avevamo le lettere “CH e “D”.
G.A.: Sì.
A.F.: Ecco. Lei avrà aperto il furgone, sarà entrato dentro, sicuramente.
G.A.: Non più di tanto. La descrizione è avvenuta quasi dall’ingresso, diciamo, dei due portelloni. Ma non perché non abbiamo voluto entrare dentro per qualche motivo, proprio per evitare, perché ci fu detto che venivano traslati così com’erano, a Medicina Legale, perché volevano forse vedere meglio addirittura le traiettorie. Dunque, entrare dentro, muovere i corpi, o cose del genere, poteva compromettere quell’altra attività che doveva seguire la nostra.
A.F.: Ecco, lei vede quel foro sul punto “D”.
G.A.: Perfettamente.
A.F.: Entrando dentro, vi corrisponde… ecco, entrando dentro al furgone – questo è l’esterno -…
G.A.: Si, sì.
A.F.: Sì, sì. No, lo capisco, è l’esterno.
G.A.: Sì.
A.F.: Entrando dentro al furgone, c’è un giaciglio lì sotto?
G.A.: La testa del ragazzo che noi appena entriamo, si trova proprio in direzione dell’angolo.
A.F.: Di quella finestra opaca?
G.A.: Se non di quella finestra, ma di quell’angolo, perché questo…
A.F.: Di quell’angolo, ecco, quindi c’è un giaciglio. Almeno…
G.A.: Almeno quel lato lì doveva essere occupato.
A.F.: Almeno, avete rilevato l’altezza del giaciglio dal foro?
G.A.: Ritorniamo al discorso di prima. Noi…
A.F.: Eh, perché altrimenti…
G.A.: Sì, Avvocato, lei ha perfettamente ragione, però noi ci siamo limitati a questo perché era un’attività integrativa. Cioè, noi, la nostra attività doveva finire con la ricerca delle impronte ed avremmo dovuto fare sicuramente una relazione molto sterile, perché fra l’altro fu negativa la ricerca. Sì, è vero che trovammo un frammento vicino alla maniglia, però era un frammento sovrapposto, strisciate, non utili per il confronto. Pertanto avremmo dovuto, allo scopo di evidenziare, e abbiamo… tutta la procedura. Per non lasciare proprio così qualche cosa di fronte ad un omicidio, abbiamo detto: visto che i Carabinieri, sicuramente, loro hanno fatto la loro attività, portiamo a casa come ufficio, un qualche cosa documentativo, ma non tanto approfondito, come è uso fare da noi.
A.F.: Quindi, quel foro lì che lei presumibilmente dice che ha una traiettoria dall’alto in basso…
G.A.: Stiamo parlando del?
A.F.: … ha ricevuto un proiettile dall’alto in basso.
G.A.: No, guardi, non era questo quello lì che di cui parlavo, eh. Era quell’altro sulla carrozzeria.
Presidente: Era il foro contrassegnato con “D”. Quale sarebbe?
A.F.: Il “D”. Io parlo…
Presidente: È il “C”, il “C”.
G.A.: Era quello sulla carrozzeria.
Presidente: È il “C”. Questa è la foto numero? Ricordiamolo.
A.F.: Mi sembra 13.
G.A.: 13.
Presidente: 13 benissimo.
A.F.: Si, vorrei più vicino. Ingrandito un pochino.
P.M.: Che cosa avvocato? Il “C” il “D”…
A.F.: Quello che sto vedendo. Il “D”, il “D”. No il “D” no il “C”. IL “D”, ecco! Eccolo. Quindi il giaciglio non era a quell’altezza…
G.A.: No, no, questo si trova più in alto.
A.F.: Ecco, più alto. Nemmeno un corpo sopra arrivava a quella…
G.A.: No, penso proprio di no. Questo… Se noi inquadriamo… Vediamo invece l’insieme del furgone possiamo renderci conto…
A.F.: Si, difatti io le chiedevo…
G.A.: E i finestrini si trovano a quell’altezza.
A.F.: Lo chiedevo dopo perché a me non sembra un foro di proiettile quello che lei avrebbe detto “può darsi”. Dentro il furgone. Comunque…
G.A.: Ah quello che ha visto dentro…
A.F.: Si, si, si. Ecco, dentro. Lei mi dovrebbe dire comunque, il suo rilievo, pur nella limitatezza, è stato abbastanza completo? I suoi rilievi.
G.A.: Sono stati, diciamo, danno delle informazioni ma con i fatti poi che si sono evidenziati ora sicuramente se lo dovessi fare adesso quel sopralluogo, lo farei sicuramente molto più complesso.
A.F.: Lo farebbe diversamente.
G.A.: Cioè, darei quante più informazioni possibili, perché ora lo vedo in un’altra dimensione.
A.F.: Ecco, ma lei sa dov’è il furgone oggi?
G.A.: No.
A.F.: E oggi, prendendo il furgone, se ancora fosse in vita, se non fosse stato distrutto – sono 11 anni si potrebbe rilevare l’altezza, da quel terreno?
G.A.: Dal terreno penso che sia un po’ impossibile, perché il terreno, in tutti questi anni ha subito delle alterazioni. Forse là dove c’era un dosso ora c’è un avvallamento. Cioè, sono passati alcuni anni, e… Però possiamo rilevare…
A.F.: Dunque, io dicevo questo: secondo le sue supposizioni – perché già di supposizioni ne abbiamo fatte abbastanza, ne abbiamo sentite, e purtroppo se non c’è chiarezza bisogna andare a supposizioni – secondo…
Presidente: Avvocato… ecco, non commentiamo.
A.F.: Presidente…
Presidente: Non facciamo commenti.
A.F.: Presidente, io… no, di fronte al Pubblico Ministero che fa le introduzioni mastodontiche, almeno una parola!
Presidente: Va bene.
A.F.: Ecco, siccome di supposizioni…
P.M.: Le produzioni non sono supposizioni.
A.F.: No, supposizioni o altre cose…
Presidente: Bene. Facciamo la domanda, invece, Avvocato.
A.F.: Ecco, la faccio la domanda, però non vorrei che si riprendesse solo me, Presidente. Dunque, io chiedevo questo: l’altezza di un uomo che spara dall’esterno, alzando quanto vuole un braccio, anche alla Salomone, dovrebbe essere molto elevata l’altezza.
P.M.: La domanda.
A.F.: È questa: “dovrebbe”, è una supposizione. Io gli chiedo: lei, avendo fatto i rilievi, essendo stato su quel terreno, avrà pure alzato un braccio. L’ha alzato un braccio per vedere dove arrivava, dov’era il foro?
G.A.: Ma il foro non si trova, poi, a così grande altezza.
A.F.: Non si trova a così grande altezza. Ma doveva arrivarci un braccio per sparare.
G.A.: Guardi che quello lì che noi vediamo, che penetra all’interno, io non vorrei sbagliarmi, ma si trova a un metro e cinquanta, o giù di lì. Il furgone, dalle foto, viene un po’ falsato come dimensione. Se noi prendiamo il furgone per davvero, noi ci accorgiamo che è molto più piccolo, e le soluzioni che noi abbiamo rinvenuto – che apparentemente sembrerebbero molto più in alto – sono molto più in basso. Che poi ha sparato da 10 centimetri, da 20 centimetri o da un metro, questo è tutto da appurare da chi è competente in questa materia e pertanto va vista la direzionalità, vanno visti tanti elementi che poi concorrono a definire tutti il fatto ma così dicendo, io non posso sapere se quello ha alzato la mano, o se l’ha abbassata, o che cosa ha fatto.
A.F.: Oh, dunque, io vorrei vedere la chiazza di sangue – è il rilievo numero 20 -. All’interno del furgone, quale parte del corpo corrispondeva alla macchia di sangue?
G.A.: Dovrebbe essere la parte superiore del tronco, lato destro, che era quasi ridossata a quella parete.
A.F.: Ecco, lei mi ha detto che è quasi all’altezza del tubo di scappamento del furgone, o no? La chiazza di sangue.
G.A.: La chiazza sì, grossomodo stava lì.
A.F.: Quindi dormivano con la testa…
G.A.: Dalla posizione, uno dei ragazzi si trova con la testa proprio nello spigolo posteriore sinistro.
A.F.: Ecco, e quindi era il lato sinistro, questa chiazza di sangue.
G.A.: Pertanto, essendo che il tubo di scappamento, diciamo – mi sembra, eh?, e poi vediamo nell’insieme – trova proprio posizione sul lato sinistro.
A.F.: La foto numero 23, il rilievo numero 23, per favore. Ecco, questa è l’ultima domanda che le voglio fare, perché poi saranno altre domande agli altri periti…
G.A.: Benissimo.
A.F.: No, c’era un’altra cosa però. Non c’era quel foro famoso dall’interno, che si vedeva dall’interno? Mi son sbagliato io?
G.A.: In fondo, sì.
P.M.: Sì, sì, è in questa foto.
A.F.: È quella, eccola.
P.M.: È in corrispondenza della testa. Come altezza è…
A.F.: Eccolo lì, ora si vede bene. Me lo può ingrandire un attimo? Me lo può avvicinare? Ecco, quel foro. Volevo sapere se era un foro di proiettile?
G.A.: Credo di aver già risposto al signor Pubblico Ministero. Apparentemente si percepisce come il foro di uscita del proiettile da noi indicato con la lettera C; però se glielo dovessi giurare, non lo farei.
A.F.: Grazie.
Presidente: Altre domande?
P.M.: Nessuna il P.M., grazie.
Presidente: Prego, il Consigliere Polvani le rivolge una domanda.
Cons relatore: Per cortesia, in corrispondenza dei fori di ingresso sulle pareti del furgone o sui vetri, lei notò tracce di affumicatura?
G.A.: Non si notarono, queste tracce.
Cons relatore: Non c’erano.
G.A.: No.
Cons relatore: Grazie.
Presidente: Ricorda se nello spiazzo antistante, oltre a queste riviste, c’erano anche cartacce, materiale cartaceo di altro genere?
G.A.: No, cioè non si poteva certo definire una discarica, se è questo che lei voleva intendere.
Presidente: Sì, no no, ma oltre queste riviste sembra che, almeno a giudicare dalle foto fatte dai Carabinieri, che ci fossero sul limitare, in corrispondenza della strada, altre cartacce – che io qui non le vedo in primo piano, quindi -materiale cartaceo di vario genere.
G.A.: Sul limitare di via dei Giogoli?
Presidente: Sì.
G.A.: Non le abbiamo viste. Noi il giorno dopo, quando siamo andati, ci siamo andati apposta per fare queste ricerche e ci siamo portati all’altro lato proprio per dare un’occhiata.
Presidente: Va bene. Nessun’altra domanda?
P.M.: Scusi, mi è venuta… un chiarimento. Nel caso in cui l’arma da fuoco spari sulla carrozzeria, a secondo della distanza che l’arma ha rispetto alla carrozzeria, secondo la sua esperienza rimangono degli aloni e delle affumicature – come sui corpi, per intendersi – oppure questo dato non è così apprezzabile?
G.A.: Sicuramente, diciamo, l’epidermide o una stoffa reagisce in modo diverso che non una superficie dura come può essere un vetro, come può essere… però nulla esclude che per, diciamo, per composizione stessa della carica di lancio e dei gas che fuoriescono poi dalla bocca di volata dell’arma, possono produrre sulla superficie, laddove attinge poi il proiettile, qualche alone. Sicuramente più visibile sul corpo umano, perché troviamo addirittura come una forma di tatuaggio. Sicuramente su una stoffa perché assume proprio una configurazione di combustione; ma molto meno su superfici metalliche o affini.
P.M.: Ispettore, quindi, il fatto che su quel colpo che abbiamo visto, che lei ha contrassegnato se non sbaglio con il C, bene? – i due finestrini, il C sulla carrozzeria -, “apparentemente”, lei ha già risposto, “non c’era un alone visibile”. Può avere importanza e essere oggi rilevato per stabilire un’ipotetica distanza dello sparo, o è un campo da abbandonare perché non sappiamo cosa dire?
G.A.: Io penso che sia un campo da abbandonare.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Altre domande?
P.M.: Nessuna il P.M.

Presidente: Avvocato Saldarelli, prego.
A.S.: Non è una domanda, signor Presidente. Vorrei pregare la cortesia della Corte se può far proiettare comparativamente le due foto che ritraggono il foro di entrata sulla carrozzeria e questa foto, nel punto in cui ritrae quello che può essere il foro di uscita dello stesso colpo. Siccome esistono dei parametri comparativi presentati…
Presidente: Quali foto, mi scusi? Questa è una e l’altra?
A.S.: E l’altra è la foto dall’esterno. Per vedere la collocazione. Siccome esistono parametri comparativi rappresentati dai montanti del finestrino… Ecco, se l’operatore può ingrandire la prima foto, quella dell’esterno.
Presidente: È la 13 quell’altra, va bene? Vi domando conferma, è la 13. Sì, esatto.
A.S.: Quella dell’esterno.
Presidente: Dovrebbe essere la “C”, no?
A.S.: Esatto. Ecco, se può essere in qualche modo riallargato il campo per… Ecco, e poi l’altra foto, quella dell’interno.
Presidente: Che è la 22, no?
A.S.: Esatto. Se la collocazione dei due fori è compatibile con foro di ingresso e foro di uscita.
G.A.: Me l’ha chiesto, vero?
A.S.: Sì. È compatibile?
G.A.: A questo punto penso proprio di sì, perché se noi pigliamo come riferimento la cornice del finestrino, lì può essere sui 20 centimetri. E troviamo il riscontro subito all’interno dell’altra foto.
A.S.: Ecco, un’altra domanda. All’interno è stata rinvenuta traccia di altri fori di uscita, salvo quello da lei indicato come presumibile foro di uscita del proiettile?
G.A.: Le uniche che noi apprezziamo sono quelle sui vetri. Ma sulla carrozzeria, no.
A.S.: All’interno solamente quello…
G.A.: Quello indicato sui vetri dalla lettera “A”, “B”, “D”, “E”.
A.S.: No, le chiedo scusa. Esaminando l’interno della carrozzeria nella seconda foto, la 22, nella zona interessata dall’esterno dal foro di ingresso del proiettile, sono stati rilevati altri segni o altre tracce che in qualche modo possano far presumere al foro di uscita del proiettile? Salvo quello da lei indicato.
G.A.: No.
A.S.: Quindi solamente quello?
G.A.: Si, sulla carrozzeria solo quello.
A.S.: Quindi quello non può che essere il foro di uscita del proiettile?
G.A.: Sì.
A.S.: Sennò il proiettile sarebbe stato rinvenuto all’interno della pannellatura.
G.A.: Sì, no, no, la pannellatura non c’entra, lì è uscito.
A.S.: È uscito.
G.A.: Sì, sì.
A.S.: Quindi, quello è il foro di uscita.
G.A.: Sì.
A.S.: Ecco. Basta, grazie.
Presidente: Ma scusate, intendiamoci bene perché non vorrei che qui si sbagliasse, questo foro – riportiamoci alla foto 13 – non è il foro “C” che nella foto numero 24, nella 23 e nella 22 lo vediamo dall’interno? No?
A.S.: Sì Presidente, è il “C”.
Presidente: È il “C”.
A.S.: Quello che ha attinto la carrozzeria.
Presidente: E allora, se è il “C”, perdonate, guardate la foto numero 14: qui sembrerebbe che la lamiera sia piegata verso l’interno.
A.S.: Sicuramente.
Presidente: Ecco, no, appunto, dicevo.
A.S.: Per questo sto dicendo: siccome all’interno nella pannellatura del furgone non è stata rinvenuta altra traccia che, in qualche modo, possa essere assimilata nella stessa zona del foro di ingresso esterno, eh, quel foro non può che essere il foro di uscita del proiettile
P.M.: Non può essere che quello.
A.S.: Direi, quello interno, eh. Avvocato Fioravanti: Mi sembra il rovescio, la “C” è di uscita, non è di entrata.
G.A.: Visto dall’esterno, no. È il foro di entrata, certo. Quando noi vi abbiamo fatto il particolare, è dall’esterno, ed è di entrata.
A.S.: La direzione del proiettile è: esterno-interno. Bordo introflesso.
Presidente: Non vorrei che qui si equivocasse. No, scusi avvocato Saldarelli, ritorniamo al discorso. Non è che questo sia il foro sul… – rilievo numero 24, per cortesia. Sì il 24, perché mi sembra il particolare che è più ingrandito. O 22, se vi piace, anche il 22. Non è che questo sia, dico…
A.S.: Chiedo scusa, Presidente.
Presidente: Sennò ci confondiamo tra entrata e uscita.
A.S.: No, no, io mi riferisco…
Presidente: Non è che questo sia il foro di uscita sull’altra fiancata del furgone.
A.S.: No, no, Presidente. Siccome…
Presidente: È la stessa?
A.S.: Certo.
Presidente: Sia ben chiaro. Sennò sembra che sia entrato da una parte e uscito dall’altra.
A.S.: No, è la stessa fiancata, Presidente.
Presidente: Non parliamo di entrata e di uscita. È chiaro che fora la lamiera all’esterno e all’interno…
A.S.: No Presidente, siccome esiste chiaramente una pannellatura, perché quella che si vede qui non è lamiera.
Presidente: Sì, è una pannellatura.
A.S.: Altrimenti avrebbe presentato i margini di introflessione. È una pannellatura. Quindi io per questo ho parlato di foro di uscita.
Presidente: Pavimentazione… come la volete chiamare.
A.S.: Quella che è. Per questo ho parlato di foro di uscita.
Presidente: Benissimo. Perché sennò si poteva capire che invece era uscita sull’altra fiancata.
A.S.: No, tanto è vero che, a mio avviso…
Presidente: La fiancata è la stessa.
A.S.: Esatto.
Presidente: Esce dalla pannellatura.
A.S.: Tanto ciò è vero che, a mio avviso, vi è una perfetta corrispondenza tra l’esterno e l’interno, chiamiamolo cosi, della stessa fiancata, e all’interno non è stata rinvenuta altra traccia né di foro, né di rigonfiamento che possa in qualche modo far pensare ad un trattenimento del proiettile nell’intercapedine tra la parte metallica e la pannellatura. Quindi la conclusione, che io ho chiesto al teste, è che quel segno rappresenta il foro del proiettile.
Presidente: Certo.
A.S.: Corrispondente al foro esterno.
Presidente: Lei, non so se c’era prima, lamentavamo appunto che i rilievi – ora, io non ce l’ho mica con l’Ispettore – in tutta questa sfortunata indagine noi lamentiamo che, in un’occasione come questa, non si sia presa l’occasione per fare dei rilievi più precisi.
A.S.: Presidente, io me ne rendo conto. Ma siccome su questo accertamento che, a mio avviso, è assolutamente chiaro e pacifico, in qualche modo si è equivocato o si è introdotto il dubbio che questo segno potesse rappresentare l’uscita del proiettile dalla stessa fiancata, ecco, la mia domanda al teste era proprio questa. In quella zona lì non sono state rilevate altre tracce di sorta, quindi è certamente quello il segno riferibile al proiettile esploso sulla fiancata del furgone.
Presidente: Bene. Signori, avete altre domande?
A.S.F.: No, grazie.
Presidente: Possiamo licenziare l’Ispettore. Può andare, Ispettore.

Presidente: Signor Pubblico Ministero, chi introduciamo ora?
P.M.: Dunque, introduciamo a questo punto il dottor Iadevito, che ha fatto la consulenza balistica su questo caso insieme a un collega che, per motivi di salute non può venire…
Presidente: Dottor Iadevito, si accomodi, per cortesia.
P.M.: … non può venire. Passeremo poi, oltre, all’esame dei Carabinieri che hanno fatto il sopralluogo.
Presidente: Si accomodi Dottore, sieda là, legga quella formula e dia le sue generalità.
G.I.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità, e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Dia le generalità, per cortesia.
G.I.: Sono Giovanni Iadevito, nato in Xxxxxxx il XX/XX/19XX. Sono primo dirigente della Polizia di Stato.
Presidente: Sì, avviciniamo il microfono, per cortesia. Risponda Dottore, prego, alle domande del Pubblico Ministero.
P.M.: Dottor Iadevito, lei nel 1982 fu incaricato di fare una perizia balistica rispetto a questo caso nell’imminenza del fatto, o, come sembra dalla relazione, un paio di anni dopo? La relazione è datata in data 22 marzo ’84; il Giudice Istruttore, eccetera. Cioè, lei ricorda? Andiamo subito al dunque della reale domanda.
G.I.: Sì.
P.M.: La perizia balistica lei l’ha fatta sicuramente per questo caso.
G.I.: Certo.
P.M.: Insieme al collega, al…
G.I.: All’allora maresciallo Arcese.
P.M.: Arcese, sì.
G.I.: Ricordo bene, certo.
P.M.: Il caso, i rilievi sul fatto sono relativi al giugno ’82. Io le dico, lei, questo furgone, innanzitutto sul posto, l’ha visto?
G.I.: No, non l’ho mai visto.
P.M.: Successivamente l’ha visto?
G.I.: No, non mi è stato…
Presidente: Che data ha detto? Abbiamo capito ’88.
P.M.: No no, mi scusi. Il fatto è dell’82, la perizia che io ho e che loro hanno in atti inizia con: “In data 22 marzo ’84 il Giudice Istruttore mi convoca, eccetera”. Quindi lei ha fatto il suo elaborato sulla base di bossoli che le sono stati dati.
G.I.: Sì, soltanto…
P.M.: E le foto del furgone le ha avute? Cioè, lei ha esaminato solo i bossoli ai fini comparativi?
G.I.: Direttamente ho esaminato soltanto gli elementi da munizioni.
P.M.: I bossoli.
G.I.: Pallottole e bossoli, direttamente.
P.M.: Pallottole e bossoli. Ha cercato, perché era il suo incarico, di ricostruire la dinamica dell’aggressione dal punto di vista strettamente balistico, o questo quesito non le è stato dato? Oppure, se le è stato dato non aveva elementi per rispondere?
G.I.: Se non ricordo male, il quesito mi fu dato forse non in maniera specifica; tant’è che ricordo di aver esaminato le relazioni peritali del medico legale.
P.M.: Quindi la ricostruzione eventuale che lei ha fatto dal punto di vista…
G.I.: È mediata, non è immediata.
P.M.: Oh, è mediata. Questo volevo sapere. Il furgone non l’ha visto, né al momento del fatto, né successivamente.
G.I.: No, no, questo lo ricordo bene.
P.M.: Il reperto sicuro che le è stato dato è costituito dai bossoli e proiettili.
G.I.: Bossoli e frammenti di pallottole e due pallottole quasi integre, se non ricordo male.
P.M.: Bene. Più i verbali di autopsia.
G.I.: Sì.
P.M.: O comunque la relazione medico-legale.
G.I.: Almeno, sì, almeno le relazioni medico-legali si, questo ricordo che mi fu dato.
P.M.: In questo momento – al di là dell’elaborato che è già agli atti, e quindi lo può controllare in qualsiasi momento se la Corte la autorizza – lei ricorda di avere tentato una ricostruzione dell’aggressione, al di là dell’aspetto meramente di comparazione bossoli-proiettili con precedenti bossoli di altri delitti? Oppure la eventuale sua ricostruzione dal punto di vista della dinamica è fatta su questi dati che ci ha detto, per cui…?
G.I.: Sarei quasi sicuro di risponderle: certamente fatta sui dati acquisiti. Non su elementi diretti.
P.M.: In questo momento lei ricorda – se l’ha fatta – in che modo si è oggettivata questa ricostruzione dal punto di vista dell’aggressione, oppure…?
G.I.: No guardi, d’altra parte son passati dieci anni. Io non ricordo.
P.M.: Va bene, allora mi dice…
G.I.: Ricordo bene tutta la perizia dal punto di vista strettamente balistico…
P.M.: Comparazione.
G.I.: Quello sì.
P.M.: Allora…
G.I.: Le comparazioni le ricordo tutte.
P.M.: In questo caso quanti bossoli e quanti proiettili furono messi a sua disposizione?
G.I.: Se non vado errato, dovrebbero essere 4 bossoli, se non vado errato.
P.M.: Ecco, 4 bossoli. E quei proiettili?
G.I.: Dunque, di proiettili: di integri, quasi integri, 2; gli altri erano tutti frammenti, anche se c’era qualche grosso frammento.
P.M.: Allora l’oggetto del suo esame, della sua perizia sicuro è quello: comparazione proiettili-bossoli con bossoli, proiettili, repertati in analoghi episodi precedenti?
G.I.: SI, certo.
P.M.: Ci può spiegare nei dettagli le sue conclusioni quali sono, in termini di identità, e come è arrivato a queste eventuali conclusioni che io ho premesso?
G.I.: Si, ma penso che questa perizia qui fu quella per me più agevole, perché avevo già del materiale; cioè in effetti mi trovai nelle condizioni ottimali per portare a termine la perizia. Anche perché, se non vado errato, precedentemente avevo già fatto un accertamento sulla eventuale provenienza dal punto di vista merceologico delle cartucce. Niente, le operazioni si svolsero in questo modo. Tengo a precisare una cosa. Ho sentito molte volte parlare di “serie H” sui fondelli, cioè la definizione “serie H” non ha molto senso, ecco. Ha soltanto senso l’impressione merceologica impressa dalla fabbrica che è l'”H” e l’ha tenuta la Winchester fino ad un certo tempo. Poi l’ha sostituita con la “W”. Le impronte che ho preso in considerazione sempre sono state: le impronte da percussione, le impronte da estrazione e le impronte da espulsione. D’altra parte devo anche sottolineare che, nell’andare avanti nel tempo, tutti quei dati acquisiti, anche dopo, hanno convalidato sempre i risultati iniziali. Particolarmente su…
P.M.: In termini di comparazione fra bossoli di delitti diversi?
G.I.: Sì, sì, certo.
P.M.: Questo è il concetto.
G.I.: Ma anche perché diciamo che, in questo caso qui, si ha a che fare con bossoli calibro 22 L.R. e direi che è una delle situazioni ottimali per un perito balistico, perché ha a disposizione materiale particolarmente duttile, malleabile e le microimpressioni che vengono impresse al momento dello sparo, diciamo che sono molto fedeli alla matrice. Parliamoci chiaro, penso di dover fare… Consideriamo il percussore. Il percussore, nel momento in cui percuote la capsula – in questo caso non è la capsula, ma è tutto il bordo del fondello della cartuccia – lascia una impronta, una forma. Ora, in questa forma poi, analizzandola al microscopio, vengono evidenziate tutte quelle piccole asperità che si sono stampate – e per complemento e per depressione – al momento della percussione. Perché è chiaro che apparentemente il percussore alla punta è liscio, ma poi guardandolo al microscopio tale non è. Perché è comunque stato lavorato e porta delle piccole imperfezioni: sono quelle imperfezioni che vengono chiamate elementi determinanti e quindi soggettivi, soggettivizzanti dell’arma. “Mutatis mutandis” tanto si verifica anche nell’espulsore, come anche nell’estrattore. Sono tutti quanti dei pezzi meccanici che vengono lavorati, a volte vengono rifiniti a mano; tant’è che il rifinirli a mano personalizza ancora di più, e individua ancora di più, l’elemento che si sta esaminando. Ecco, io in questo caso posso dire che è una delle situazioni ottimali in cui può lavorare un perito, perché ho fatto anche altri accertamenti di fatti ripetitivi attraverso stesse armi -questo nel campo del terrorismo – però non ho mai avuto l’occasione di esaminare reperti che facevano, che erano costituiti da munizioni, da elementi da munizioni provenienti da, diciamo, dallo stesso lotto. E questo è importante. È importante perché al momento in qui si fa un esame balistico, il perito dovrebbe utilizzare, fin nei limiti della possibilità, cartucce grossomodo, o meglio, della stessa epoca o dello stesso lotto addirittura dei reperti balistici rinvenuti sul luogo, perché le pressioni possono variare. Qui, invece, abbiamo avuto sempre un’omogeneità. Quindi, per me il lavoro è stato molto più semplice.
P.M.: Dottor Iadevito, noi inquadreremo un attimo due bossoli che sono stati repertati proprio in occasione dell’omicidio Meyer-Rusch, almeno… e fotografati in occasione di un altro elaborato. Non è il suo, ma sono a colori e sono molto chiare, possono servire a lei per spiegarsi meglio per quanto riguarda quei parametri che ci ha detto: percussione, estrazione, espulsione. Questo è proprio, se leggiamo la didascalia, almeno avevo chiesto quello Meyer-Rusch. Rimaniamo sul… Leggiamo, eh, Meyer-Rusch, bene. Allora andiamo su ai bossoli. 1983, è quello proprio di cui parliamo. Questi sono due dei bossoli che lei ha esaminato.
G.I.: Sì.
P.M.: Ecco, ci può, con la foto, chiarire ancora meglio quello che ci ha detto.
G.I.: Sì. L’impronta, quella ben visibile, diciamo, a ore 12.00, è l’impronta da percussione. Perfettamente quella. Ora tengo a precisare questo, che l’esame di un perito balistico, pur arrivando – rapportato all’esame di un altro perito balistico – pur arrivando allo stesso giudizio di identità a volte si basa su elementi diversi. In altri termini, è come si orienta la luce al microscopio. Io ero abituato a orientarla in un determinato modo perché cercavo una microimpronta particolare che riproduceva un’asperità della punta del percussore.
P.M.: E si vede in quel cerchietto, forse?
G.I.: No, nel cerchietto no perché quella lì è l’impronta da espulsore; mentre nella percussione noi non si può vedere perché è decisamente piccola.
P.M.: Vogliamo indicare, oltre tutte le impronte che lei vede su questi bossoli, quelle che ci ha… prendiamone una.
G.I.: Questa qua indicata nel cerchietto è l’impronta da espulsore, perfetto.
P.M.: Ed è caratteristica di una sola arma.
G.I.: Si, sì, ed è caratteristica, si certo.
P.M.: Come mai?
G.I.: Questa qua ci dà la classe di arma, il tipo d’arma, e, insieme ad altri elementi, si arriva poi a dire anche il modello dell’arma. In più ci dà – per le microstriature analizzate al microscopio – ci dà la soggettività dell’arma. In altri termini ci dice che quella impronta lì, presente in tutti quanti i bossoli, proviene da una identica impronta lasciata da un espulsore che è sempre lo stesso.
P.M.: Uno unico. Come mai è sempre lo stesso? Come può avere questa sicurezza? Sulla base di che cosa? Per far capire a noi…
G.I.: Prima di tutto il giudizio di identità…
P.M.: … siete in tanti che dite la stessa cosa, ma noi vogliamo proprio non avere dubbi su questo.
G.I.: Sì, infatti ci stavo arrivando, signor Pubblico Ministero. Guardi, è la somma di elementi che dà l’identità globale.
P.M.: Ce li ripete, per cortesia?, rispetto a questo bossolo?
G.I.: Certo. Rispetto a questo bossolo ne abbiamo: l’impronta dell’espulsore.
P.M.: Questa qui.
G.I.: Sì, quella lì. Più l’impronta del percussore, cioè abbiamo già due elementi più che sufficienti, in questo caso, per dirci senz’altro: è stata quella l’arma.
P.M.: Un terzo elemento non c’è, qui non si vede.
G.I.: Un terzo elemento qui non si vede. Dovrebbe essere, a volte viene trovata bene l’impronta dell’aggancio dell’estrattore.
P.M.: Qui non si vede.
G.I.: Quello lì è un rigonfiamento di camera.
P.M.: Ecco, vediamo allora questo rigonfiamento. Questo è un altro…
G.I.: Sì, rigonfiamento di camera che sia, si tenga presente una camera di pistola: ha un piccolo vano, in altri termini un piccolo vuoto, all’inizio per consentire alla unghia dell’estrattore di agganciare il collarino. Ora, quel vano lì, chiaramente non viene protetto durante l’espansione dei gas e quindi il picco di pressione. Il materiale, dicevo prima, è duttile, malleabile, e lì subisce un rigonfiamento.

P.M.: Dottore, rispetto alla “H” – torniamo alla “H” e a quei bossoli – gli accertamenti che lei ha fatto sulle partite di proiettili, in che modo lei è arrivato a dire – se c’è arrivato – che può darsi che ci sia o la stessa partita, o simili partite, o conclusioni simili? La “H” è lì, se può farci questo discorso – se è in questi termini o simili – partendo da quella “H” lì, per far capire a noi e ai Giudici come si può arrivare a dire che questa “H” può provenire da un punzone simile, o quei discorsi che voi avete fatto per scritto successivamente.
G.I.: Sì, certo. Tengo a precisare questo, che è un normale lavoro del perito balistico cercare di individuare in partenza con che tipo e con quale lotto di cartucce ha a che fare. Ripeto, perché le prove balistiche andrebbero sempre ripetute con cartucce dalle stesse caratteristiche di costruzione. Tra un lotto e un altro ci può essere una differenza anche minima di polvere, differenza minima di polvere, di carica oppure di innesco, che può portare a una differenza di pressioni. Differenza di pressioni che, all’atto dello sparo, nelle varie impronte che si stampano, che abbiamo visto prima, possono subire delle modifiche. Ecco perché si cerca sempre di risalire. Sotto questo aspetto io pensai fosse opportuno di cercar di capire che tipo di provenienza avevano quelle cartucce lì. Poi, anche da un punto di vista strettamente, così, di indagine tecnica, volevo capire se erano sempre le stesse cartucce, o perlomeno erano cartucce risalenti ad epoche, all’epoca del primo fatto criminoso che, se non ricordo male, dovrebbe essere il ’68, no?
P.M.: Esatto.
G.I.: E quindi si esamina al microscopio. In questo caso io ho a che fare soltanto con l'”H”, l'”H” che ripete la iniziale di Henry, che è il primo fucile Winchester, poi Winchester lo prese lui. E, siccome era una cartuccia a percussione anulare, per molto tempo le percussioni anulari hanno conservato l'”H” di Henry in onore al vecchio Henry. Questa è una piccola digressione. Niente, ho esaminato questa “H” e ho visto che questa “H” qui nelle linee principali aveva sempre gli stessi, presentava sempre gli stessi difetti. Posso avvicinarmi un attimo?
Presidente: Certo, certo, Dottore.
G.I.: Tanto mi seguirà. Guardando particolarmente queste impronte, vediamo che qui, ecco, è più larga da questa parte che da questa. È un’imperfezione. Qui si ripete nello stesso modo. Qui assume una forma molto più snella, qui invece è un po’ più tozza ma il tutto è riconducibile al punzone che ha stampato l’impressione al momento in cui, comunque sia, è stato fabbricato il bossolo. Ora, una grande fabbrica quale è la Winchester, va da sé che costruisce bossoli, pallottole, li stocca, poi vanno, in determinati periodi vanno, entrano in produzione. In altri termini, vengono caricati, uniti, caricati con la polvere bossolo e palla e diventano la cartuccia. E qui ha giocato anche la fortuna, e la fortuna non guasta mai secondo me in queste cose.
Presidente: Verissimo.
G.I.: È che ho fatto le ricerche nel campionario della Criminalpol – all’epoca io dirigevo la Sezione Indagini Balistiche della Criminalpol – e cercai nelle vecchie cartucce stoccate qualcosa di simile: fortuna volle che trovai un pacco intero di cartucce Winchester dove erano contenute varie, direi una trentina, se non ricordo male, di cartucce che presentavano le stesse identiche caratteristiche. Ora, la cosa essenziale fu aver trovato il pacchetto che portava il numero della impacchettatrice. Ora tramite la Winchester risalire all’anno di produzione non fu un fatto particolarmente geniale, soltanto una conseguenza logica, ecco, in questo modo… e risalivano quelle cartucce lì, in particolare queste, poi l’esame fatto su tutte quelle successive sono rapportabili senz’altro ad una certa epoca che è precedente a quella, anche se non ricordo male di non molto tempo, sarà stato un paio di e prima…
P.M.: Prima del primo omicidio.
G.I.: Prima del primo omicidio.
P.M.: Come produzione.
G.I.: Come produzione.
P.M.: Andiamo avanti.
G.I.: Ecco che ritorniamo nel giudizio di identità dato, direi, con certezza perché abbiamo la fortuna, purtroppo è brutto parlare di fortuna in questo caso ma la fortuna da un punto di vista di indagine, di avere una omogeneità di cartucciamento. Le pressioni sono sempre le stesse, probabilmente conservate nello stesso posto le cartucce, anche perché poi, siccome il bossolo della 22 è bossolo completamente chiuso, in quanto a percussione anulare, non ha il vano dove c’è l’innesco, quindi non potrebbe prendere nemmeno umidità da quel punto, dovrebbero avere tutte quante la stessa omogeneità anche relativamente alle pressioni che si verificano al momento dello sparo. Ecco perché dicevo: è una situazione ottimale in cui può lavorare un perito.
P.M.: E le sue conclusioni? Io volevo arrivare…
G.I.: Le mie conclusioni che sono…
P.M.: Scusi eh… la domanda è se quei proiettili repertati e comparati in occasione degli omicidi possono essere datati come produzione.
G.I.: Si con un ottimo margine di veridicità.
P.M.: Primo datati e secondo in che modo si può dire che fanno parte dello stesso lotto.
G.I.: Ripeto è perché esaminati al microscopio hanno nelle impressioni dell’”H”… hanno le stesse deformazioni… cioè non dico identiche… ecco… il concetto di identità è un tantino diverso, hanno le stesse deformazioni perché… si tenga presente questo che in un lotto di cartucce capitano tante cartucce che fanno parte di una certa produzione di bossoli, ora il punzone ad un certo punto viene cambiato perché soggetto ad usura, quindi possiamo avere che nello stesso scatolo di cartucce abbiamo delle immagini più nette, come in questo caso, oppure più evanescenti, ma ciò non toglie che è dovuto soltanto all’usura del punzone che ha stampato l’”H”.
P.M.: Abbiamo capito benissimo.
Presidente: Dopo quanto viene cambiato il punzone? Dopo quanti…
G.I.: È la ricerca che feci, signor Presidente, e venne fuori un numero che rapportato alla produzione di allora, della Winchester, era particolarmente irrisorio, grosso modo corrispondeva alla produzione di 5/6 giorni, se non ricordo male.
P.M.: Ecco Dottor Iadevito e rispetto a quella data azione che lei ci ha fatto “un paio d’anni prima”, come ci è arrivato? O se questa è una datazione di produzione e troppo empirica…
G.I.: E le ripeto, perché facendo riferimento…
P.M.: Si, si è per chiarirlo, io credo di averlo capito ma vorrei esser sicuro di aver capito…
G.I.: Facendo riferimento a quel pacchetto di cartucce che era stockato alla Criminalpol ebbi la fortuna di avere un numero impresso sul pacchetto delle cartucce, era il numero dell’impacchettatrice; la ricerca fatta con la Winchester ci disse: ‘in quest’epoca era fatto lì’ e c’erano anche altri piccoli dati che adesso comincio anche a ricordare, c’era anche qualche altra cosa, per cui tramite la Winchester si venne a sapere che quell’impacchettatrice e quei dati facevano riferimento ad una precisa produzione, individuata nel tempo.
P.M.: Individuata nel tempo.
G.I.: Si individuata nel tempo.
P.M.: Un paio di anni prima del’68.
G.I.: Si, se non ricordo male, ovvia sarà…
P.M.: Per vedere se ho capito bene, il discorso si approfondì anche dal punto di vista… al di là della produzione che fa la Winchester, del fatto, se questo è un ragionamento che lei ha seguito o un esame, un accertamento che ha fatto, del fatto che la Winchester, probabilmente inviava dei vari paesi lotti omogenei? Cioè il fatto di questa sua fortuna di avere trovato cose omogenee perché forse in Italia in quel periodo…
G.I.: Si perché…
P.M.: O è un accertamento che non ha niente a che vedere con quello che ci ha detto?
G.I.: Diciamo che all’epoca della nascita del pacchetto, ecco, all’epoca della nascita del pacchetto io penso che…
P.M.: Il pacchetto quanti proiettili contiene?
G.I.: 50 cartucce. All’epoca della nascita, penso di ricordare bene anche perché allora ero ragazzo e con la 22 sparavo come un matto e ne consumavo moltissimi. Ricordo bene che c’era la Winchester italiana da poco sorta e quindi l’approvvigionamento del materiale era costante ed era abbastanza ampio perché si volevano affermare sul mercato. Cioè questo lo ricordo bene come tiratore e come cacciatore.
P.M.: Io non ho altre domande, grazie.
Presidente: Vi sono domande signori?
A.F.: No.
Presidente: Senta Dottore ma sbaglio o si parlava non di punzone, di spesso punzone, ma di stessa matrice dal quale questo punzone o questi punzoni erano stati tratti. Può essere?
G.I.: Si, beh, la matrice del pun… oddio la… proprio il punzone. La matrice… o non ricordo bene…
P.M.: Presidente, un ulteriore accertamento peritale, fatto da altri periti, fa discorsi in linea con quello che lei sta dicendo, non sono discorsi che ha fatto del suo e lavorato con precisione il Dottor Iadevito.
Presidente: Ma dunque allora spieghiamo allora cos’è la matrice del punzone anche se naturalmente si può intuire.
P.M.: Sì, sì.
Presidente: Cos’è la matrice del zone?
G.I.: Cioè è quello che materialmente crea il punzone.
Presidente: Lo stampo, diciamo.
G.I.: Si, uno stampo.
Presidente: Diciamo così, volgarmente.
G.I.: Si.
Presidente: Ma allora da questo stampo si traggono, diciamo così, si possono trarre tanti punzoni che hanno le stesse caratteristiche… Glielo domando.
G.I.: Guardi… no. Signor Presidente, posso rispondere a questa domanda per un fatto di pratica.
Presidente: Sì.
G.I.: Io esaminai altre cartucce, perché non era mica l’unico pacchetto che era stockato alla Criminalpol, l’unico era quello! Cioè non si era ripetuto, non l’ho visto ripetuto altre volte.
Presidente: Quindi lei dice che è possibile che da una matrice da cui vengono tratti vari punzone però questi non lasciano segni identici?
G.I.: A questo punto potrei anche pensare questo: che probabilmente…
Presidente: Cioè punzoni tratti dalla stessa matrice possono non essere identici tra di loro?
G.I.: No penso che esistano più punzoni. Più matrici. È una fabbrica! Allora… Oggi la Winchester non è in ottime acque ma prima aveva una grossa produzione quindi…
Presidente: Dalla stessa matrice… dallo stesso stampo è intuitivo che vengano tratti più punzoni e la domanda è: ma allora questi punzoni comparativamente sono identici tra di loro, nel senso lasciano sul bossolo le stesse tracce o no?
G.I.: Si, dovrebbero lasciare le stesse tracce.
Presidente: Dovrebbero lasciare le stesse tracce.
G.I.: A meno che non sono rifinite a mano.
P.M.: A meno che non si consuma con il tempo anche la matrice, insomma quel discorso lì.
G.I.: A meno che non abbiamo altr… ecco si, si ho capito adesso perfettamente lei che cosa mi voleva chiedere. Si, certo. Certo signor Presidente.
A.F.: Presidente io volevo sapere una cosa tecnica, se era possibile, dal Dottor Iadevito.
Presidente: Avvocato Fioravanti.
A.F.: Si, scusi Presidente. Se aveva esaminato oltre agli proiettili e agli bossoli anche la pistola.
P.M.: Aiuto. Forse non…
A.F.: La canna, la pistola. Quella pistola.
P.M.: Presidente, scusi o sono di fuori o non capisco il concetto.
Presidente: Quale pistola… spieghi…
A.F.: Ha esaminato, ha periziato bossoli…
P.M.: Ce l’ha nascosta il Dottor iadevito la pistola del mostro per rispondere a questa domanda.
Presidente: Ma lei dice una pistola del tipo? La modello ’70?
A.F.: Nooo! Ma non quella pistola del mostro! La calibro 22. Quella di cui abbiamo parlato questi giorni.
P.M.: Allora una pistola! Una 22!
A.F.: Se l’avessi trovata l’avrei portata qui.
Presidente: Pubblico Ministero abbiamo capito benissimo.
P.M.: Bene, anch’io.
Presidente: Bene. Allora lei…
G.I.: Ho capito la domanda dell’avvocato. Penso di averne esaminate di pistole intorno a 640, perché ce ne sono 640 che mi mandò allora la Procura. Fu un regalo della Procura quello. Sbaglio o no? Come numero?
P.M.: Si. È un altro tipo di indagine…
G.I.: È un altro tipo di indagine sparando tre colpi, se non ricordo male, con 640 armi.
Presidente: Con 640 armi.
G.I.: Si.
Presidente: Benissimo. Domande ulteriori signori? Dottores… Avvocatessa Bevacqua.
A.B.:
Presidente: Forse non funziona il microfono. Non funziona. Avvocato Fioravanti presti il microfono.
A.B.: Precedentemente lei ha affermato che il punzone veniva cambiato ogni 5/6 giorni, ecco, veniva cambiato il punzone o la matrice?
G.I.: Il singolo punzone.
A.B.: Il singolo punzone.
G.I.: Il singolo punzone, perché quello che si usura è quello che materialmente imprime, fa l’impressione dell'”H” in questo caso.
A.B.: La ringrazio.
G.I.: Prego.
P.M.: Scusi, a questo proposito, per maggiore chiarezza, lei ha accertato se la Winchester produceva i punzoni da sola?
G.I.: No, è un accertamento che non ho fatto.
P.M.: Ecco, perché questo è preliminare, sennò non sappiamo… Bene, grazie.
Presidente: Altre domande, signori? Possiamo licenziare il dottor ladevito. Chi sentiamo ora?
P.M.: Presidente, abbiamo quelle difficoltà di convocazione. I prossimi testi sono i Carabinieri, che non sono arrivati.
Presidente: Non abbiamo altri testi ora?
P.M.: In questo momento no, Presidente.
Presidente: Allora andiamo alle ore 15.00, va bene?
P.M.: Perfetto, per le 15.00 li facciamo venire. Grazie.
Presidente: Così quello che perdiamo ora, recuperiamo stasera.

Presidente: Buonasera.
P.M.: Buonasera.
Presidente: Allora passiamo al teste che é?
P.M.: E’ il maresciallo Storchi dei Carabinieri che potrà riferire qualcosa in merito al sopralluogo relativo all’omicidio di cui stiamo trattando – o cercando la ricostruzione – cioè quello di Giogoli del 10 settembre ’83.
Presidente: Benissimo, allora Maresciallo, legga quella formula per cortesia – diamogli il cartoncino -.
G.S.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Dia le generalità, Maresciallo, per cortesia.
G.S.: Sì. Maresciallo Storchi Giuseppe, nato a Xxxxxxx Xxxxxxx il XX/XX/XX. Attualmente Comandante della Stazione Palazzo Pitti, Carabinieri-Palazzo Pitti, Firenze.
Presidente: Prego, signor Pubblico Ministero.
P.M.: Maresciallo, può spiegare alla Corte qual’era il suo incarico nel settembre ’83?
G.S.: Dunque, io mi portai sul posto…
P.M.: Scusi, quale era: presso quale Stazione o presso quale Comando operava, lei?
G.S.: Dunque allora comandavo la Stazione di Firenze Galluzzo.
Presidente: Galluzzo.
P.M.: Quindi competente per territorio rispetto alla località Giogoli?
G.S.: Mah, era sul confine. Nella strada che separava…
P.M.: Sul confine, va be’.
G.S.: Sulla strada che separava…
P.M.: Lei come e su indicazione di chi intervenne, e quando intervenne?
G.S.: Mah, dunque io fui chiamato dalla Centrale nostra, di andare lì sul posto e trovai già altri militari: la Radiomobile, poi il mio Comandante e vari ufficiali, funzionari della Questura.
P.M.: Benissimo, quindi lei arrivò in un momento non immediato, successivo?
G.S.: Mah, io direi dopo 15 minuti.
P.M.: Bene. Ricorda chi stava facendo il sopralluogo ai fini della identificazione di reperti, fotografie dei luoghi? Perché c’è un verbale di sopralluogo che mi sembra ci sia la sua firma, no?
G.S.: Dunque, adesso non ricordo bene perché io dopo un pochettino mi sono assentato per andare a sentire dei testimoni.
P.M.: Ecco, allora intanto…
G.S.: Dei vicini che abitavano lì dietro, vicino al fatto.
P.M.: Quindi lei si occupò principalmente di attività di indagine di contorno, non direttamente del sopralluogo?
G.S.: Sì, più che altro, quello di sentire le persone, i testi.
P.M.: I vicini raccontarono qualche cosa di utile ai fini – mi segua, mi segua – ai fini della ricostruzione del fatto, non delle indagini relative all’autore? Cioè se qualcuno aveva visto questi ragazzi prima o qualcosa sul mezzo.
G.S.: Sì, allora… la prima fu un tedesco Rolf, quello che poi scoprì il fatto.
P.M.: È quello che vi aveva avvertito.
G.S.: È quello che ci chiamò. Dunque, il tedesco mi riferì che era passato la sera del 9 verso le 20.30.
P.M.: La sera del 9 è la sera in cui intervenite voi?
G.S.: No, il 10. Se non vado errato…
P.M.: Quindi lui la sera prima.
G.S.: La sera prima.
P.M.: Voi intervenite il 10… lei a che ora arriva? Così ci chiariamo tutto.
G.S.: Io sono arrivato sul posto, dunque lui ci ha chiamato alle 19.35 circa.
P.M.: Lei a che ora è grossomodo arrivato?
G.S.: Io sono arrivato la sera del fatto verso le…
P.M.: No, scusi, non la sera del fatto, la sera del 10, poi il fatto lo vediamo dopo noi.
G.S.: Certo. Sì. La sera del 10 sono arrivato un cinque alle 20, così.
P.M.: Questo teste la prima cosa che le riferisce sono fatti relativi al giorno antecedente?
G.S.: Sì.
P.M.: Ecco, vediamo un attimo.
G.S.: Dunque lui dice che era passato la sera, anzi, passò la sera e lui non li aveva visti…
P.M.: Non li aveva visti perché non…
G.S.: … passò alle 19, all’incirca, 19.30, così, comunque lui passò e non c’erano. Li notò il mattino.
P.M.: Il mattino successivo.
G.S.: Il mattino, quando praticamente erano già morti, lui passò…
P.M.: Scusi eh, è stato ricostruito dopo, che erano già morti.
G.S.: Sì. Il 10…
P.M.: Lasciamolo fare questo discorso dei morti. Andiamo avanti sul fatto… su quello che racconta limitatamente al furgone.
G.S.: Dunque, lui dice che il mattino è passato di là, ha visto questo furgone che era mi sembra della sua città, o una città vicino dove lui…
P.M.: Incuriosito dalla targa, quindi.
G.S.: Certo. E lui si fermò. Andò vicino e vide il biondo – adesso non ricordo come si chiama quello che era appoggiato sulla parte posteriore sinistra del furgone – e lo voleva chiamare. Però, nel frattempo, sopraggiunse in questa stradina Via di Giogoli, una macchina di un altro vicino e non riusciva a passare. Quello gli suonò e allora lui è partito, il Rolf.
P.M.: Quindi non… Si fermò dalla strada, non si avvicinò o cose di questo genere.
G.S.: Certo. Tornando la sera dal lavoro…
P.M.: Ecco. Come mai vi avverte, invece, la sera?
G.S.: Tornando la sera dal lavoro, rivide il furgone nello stesso posto, allora si avvicinò e notò che un finestrino era infranto, c’era un foro di una pallottola.
P.M.: La mattina non si era avvicinato al furgone?
G.S.: Si stava avvicinando…
P.M.: Però non si era avvicinato.
G.S.: Non era arrivato vicino vicino, insomma.
P.M.: Bene.
G.S.: E non aveva fatto nemmeno caso a questo finestrino che era incrinato da questa pallottola. Richiamato dall’arrivo di un altro utente della strada che non riusciva a passare, è andato via subito. Tornando la sera, ha rivisto il furgone nello stesso posto e si è fermato. Ha visto praticamente il foro, ha visto quello che c’era, insomma, così – questo biondo macchiato di sangue – e allora è andato a casa e ha chiamato subito noi.
P.M.: E ha chiamato voi. Va be’… La sua attività sul luogo, invece, repertazione oggetti, fotografie, non ha avuto alcun tipo di intervento di questo tipo lei?
G.S.: Dunque la sera no perché io mi occupai di interrogare una decina di testimoni.
P.M.: Bene, invece il mattino?
G.S.: Il mattino successivo mi presi un metaldetector per la ricerca di metalli.
P.M.: Come mai? Come mai questo?
G.S.: Perché avevamo visto nel furgone, mi sembra, 7 fori, se non vado errato e delle cartucce ne erano state trovate 3, di bossoli, 3 o 4 , non mi ricordo.
P.M.: Quindi tornaste a cercare ulteriori bossoli che la notte gli altri non avevano trovato perché non era attività sua.
G.S.: Ceto.
P.M.: Qualcuno le dette questo incarico di andare a cercare altri bossoli?
G.S.: Sì, il mio Comandante mi disse di andare…
P.M.: Bene, era una circostanza che avevano valutato altri. Lei eseguì l’ordine.
G.S.: Esatto.
P.M.: Quale fu l’esito di questa ricerca?
G.S.: Dunque, se non vado errato, fu trovato un bossolo all’altezza lato destro…
P.M.: Il furgone non c’era più?
G.S.: Come?
P.M.: Il furgone non c’era più?
G.S.: No, no.
P.M.: No. no. bene. Mi scusi un attimo, fra questa sua ricerca mattutina e l’attività precedente di ricerca di bossoli, la zona era stata presidiata, o quando arrivò lei era libera? Nel senso, lei arrivò era tutta circondata, era un posto ancora asettico o si mise a cercare in un posto che non era…? Mi sono spiegato? Cioè, la notte era stato lasciato qualcuno a presidiare la zona?
G.S.: No, questo non lo so perché io.
P.M.: No lo sa, mi scusi quando arriva lei, c’erano dei suoi colleghi, c’era la Polizia o non c’era nessuno, c’erano dei curiosi o non c’era nessuno?
G.S.: Il mattino c’era qualcuno, quando io sono arrivato…
P.M.: Qualcuno delle forze di Polizia?
G.S.: C’erano delle Forze di Polizia, adesso non ricordo chi, però qualcuno c’è stato.
P.M.: Erano lì a presidiare la zone o erano anche loro a fare indagini?
G.S.: No, loro stavano lì sul posto, non so cosa stavano facendo, per vedere se recuperavo qualche cosa perché il fatto era buio, la sera.
P.M.: Lei ci sa dire, allora, la domanda è ancora più chiara, se la notte qualcuno aveva dato disposizioni per presidiare la zona, affinché nessuno si avvicinasse?
G.S.: Questo non lo so.
P.M.: Non lo sa. Benissimo, lei fa la sua ricerca, ci sono altre forze di Polizia o altri suoi colleghi, non lo ricorda. La sua ricerca la fa da solo o con qualchedun altro?
G.S.: No, c’erano altre persone. C’erano…
P.M.: Ci può dire chi erano, o non lo sa?
G.S.: Adesso a distanza di tempo, non mi ricordo.
P.M.: Colleghi, quindi?
G.S.: Forse nel verbale di sequestro del bossolo ci dovrebbe pur essere, quindi qualche nome…
P.M.: Va bene, allora, poi lo vediamo. Questo bossolo come viene trovato?
G.S.: Era fra l’erba.
P.M.: Come lo trova lei? Visivamente o con l’apparecchio?
G.S.: No, no, con l’apparecchio, col metaldetector.
P.M.: E questo bossolo è in prossimità di un punto identificabile rispetto a dove era il furgone come l’aveva visto lei la sera prima?
G.S.: SI, avendo visto la posizione del furgone la sera precedente, mi sono reso conto che questo bossolo era all’altezza dello sportello, fra i due sportelli, quello anteriore destro e quello scorrevole lì vicino, insomma, quello della cabina…
P.M.: Non c’erano, come vedrà nelle foto, sportelli scorrevoli. L’altro sportello.
G.S.: L’altro sportello, insomma.
P.M.: Stia a sentire, dove lei trovò il bossolo, prima di toccarlo, di prenderlo, fece delle foto? Abbiamo una documentazione fotografica di questo suo reperimento o no?
G.S.: Questo non lo, non lo so questo.
P.M.: Lei andò lì con un fotografo?
G.S.: Mah, io credo che i rilievi lì avevano fatti già la sera.
P.M.: No, mi scusi, stiamo parlando della mattina in cui lei trovò il bossolo. La mattina lei va lì alla ricerca del bossolo, ha il metaldetector e lo trova. Quando lo trova, prima di prenderlo, fa un’operazione di identificazione del punto, esatto dove si trova?
G.S.: Sì, certo.
P.M.: Questa la fa verbalmente in suoi appunti che trasferisce in un verbale, o fa delle foto per poter documentare il punto esatto dove l’ha fatto, dove l’ha reperito?
G.S.: Mah, questo adesso… sul verbale c’è stato messo la posizione, però, poiché i rilievi venivano sempre fatti in continuazione, non so se al momento opportuno fu fatto o meno. Questo non mi ricordo.
P.M.: Non mi interessa il momento opportuno. Nel momento in cui lei prende il bossolo, prima di toccarlo e tirarlo su, fece fare delle foto a qualcuno o no?
G.S.: Non ricordo questo.
P.M.: Non lo ricorda. Va bene. Ha fatto altre attività di rilievi lei?
G.S.: No.
P.M.: Rilievi.
G.S.: Ho soltanto interrogato i testimoni.
P.M.: No, rimaniamo ai rilievi. I rilievi ha fatto solo questo bossolo? Cioè, lei fece una ricerca accurata, trovò solo questo?
G.S.: Esatto.
P.M.: Proiettili ne trovo?
G.S.: No.
P.M.: No. Nella sera precedente – cioè quando lei era andato e il sopralluogo, la ricerca la facevano altri – lei ricorda se queste operazioni venivano condotte da qualcuno in particolare dei suoi colleghi? Cioè, chi era la persona fisica che come Arma dei Carabinieri ha proceduto, la sera, cioè la notte, a fare l’operazione di rilievo o a condurla o a dirigerla?
G.S.: Mah, io so che molto si è interessato il Maresciallo Leonardi…
P.M.: Benissimo.
G.S.: … che ha fatto anche, poi, l’ispezione al furgone.
P.M.: Vediamo un attimo se c’è una foto relativa – una foto a giorno – che possa documentare il reperimento di questo bossolo. Se ce l’abbiamo, eh. Se non l’abbiamo, io ora non ho presente questo fascicolo. Prima gli da un’occhiata lei, prima di girare. Se trova una foto, se no non trova una foto del bossolo cerchiamo una foto più panoramica possibile che ci consenta ora di ricostruire dove il Maresciallo ha trovato… Lei Maresciallo, comunque, ricorda oggi, se noi le mostriamo la zona, cioè la strada, gli alberi, il muretto e quelle altre cose dove grossomodo lei ha trovato il bossolo? Oppure, se noi le mostriamo il furgone come era, dov’era il bossolo che ha trovato lei poi la mattina successiva?
G.S.: Certo.
P.M.: Bene. Allora proviamo a mostrare il furgone nelle due direzioni. Ecco, da quel che ha lei raccontato finora era da questa parte qui, era sulla destra?
G.S.: Posso alzarmi?
P.M.: Sì, sì. No, scusi, era sulla destra o sulla sinistra?
G.S.: No, qui sulla destra.
P.M.: Quindi va bene questa foto qui? Lei sulla foto riesce a indicare grossomodo dov’era.
G.S.: A questa altezza qui. … dalla porta della cabina e dietro alla cabina c’è la seconda a terra.
P.M.: Quindi lei dice: era lì perché ha il ricordo di dov’era il furgone la notte e la mattina, trovandolo, ricostruisce – lei – col suo ricordo della notte, dove era?
G.S.: Certo.
P.M.: Bene. Vediamo se troviamo qualche foto del reperimento del bossolo. Foto diurne non ci sono in quel fascicolo? No, no, se ci sono foto… Ecco questa, la numero 1 è diurna o notturna?
G.S.: Sono tutte notturne.
P.M.: Tutte notturne. Allora io non ho nessun’altra domanda a questo punto. Grazie.
Presidente: Sì, perché di giorno non è stato fotografato questo furgone, mi sembra.
P.M.: Mi sembra anche a me.
Presidente: Tra gli altri…
P.M.: E’ stato fotografato il luogo di giorno dalla Polizia e l’abbiamo visto. Di giorno non è stato fotografato.
G.S.: Fu portato via la sera.
P.M.: Fu portato via di notte, ci hanno detto i testi.
Presidente: Sì, tra gli altri dati brillanti di questa sfortunata vicenda manca proprio… No, no, queste sono foto ma senza il furgone. Va bene. Domande, signori? Avvocato Santoni. Avvocato Santoni, allora.
A.S.F.: Lei sa per caso se quel luogo era normalmente frequentato – normalmente, occasionalmente, il sabato – frequentato da coppiette che si volevano appartare?
G.S.: Qualche volta sì.
A.S.F.: Vi risultava, passando dalla zona, di averle…
G.S.: Non frequentemente, ma comunque qualche volta sì.
A.S.F.: La ringrazio. Vicino al camper avete trovato delle riviste pornografiche?
G.S.: Sì, a distanza… il giorno, il pomeriggio successivo, furono trovate delle riviste pornografiche mezze spezzate, insomma.
A.S.F.: Erano bagnate, erano asciutte, erano accartocciate? Si ricorda come erano?
G.S.: Mah, io quando le ho viste – che me l’ha portate, me l’ha fatte vedere un vicino – erano asciutte, non aveva piovuto. Sono state ritrovate la sera successiva, il pomeriggio.
A.S.F.: Quindi non erano state depositate lì da molto tempo perché non c’erano tracce di umidità.
G.S.: No, da molto tempo no.
A.S.F.: Erano stracciate?
G.S.: In parte, in parte, metà foglio. Così.
A.S.F.: Si trattava, si ricorda se erano riviste di donne, oppure avevano titoli maschili, omosessuali? Quale era il loro contenuto?
G.S.: Non sono certo, mi sembra comunque che era una rivista – cioè una rivista, erano qualche foglio non è che poi erano molti – erano tre o quattro fogli, se ben ricordo, c’erano anche delle foto di donne, mi sembra.
A.S.F.: “Anche” vuol dire che c’erano anche foto di uomini?
G.S.: Forse sì.
A.S.F.: Per caso la rivista si chiamava “Golden Gay”?
G.S.: Può darsi.
A.S.F.: Se ricorda qualcosa…
G.S.: Però io penso che la teste, quella che mi ha chiamato, che mi parlò di questo fatto, dovrebbe esserne molto più certa, più sicura.
A.S.F.: Comunque non può escludere che si chiamasse “Golden Gay”; peraltro risulta dagli atti, quindi non c’è…
G.S.: Mi sembra di sì.
A.S.F.: La ringrazio. L’ultima domanda è questa: il pulmino era orizzontale al terreno, c’erano degli avvallamenti, era leggermente in salita? Come se lo ricorda?
G.S.: Dunque, il pulmino era pianeggiante, però sulla sinistra, sulla sinistra del pulmino, c’era una specie di muretto a terra con un po’ di siepe, mezzo cespuglio alto, io direi, un 70-80 centimetri.
A.S.F.: Ma il pulmino era orizzontale al terreno?
G.S.: Sì.
A.S.F.: Le ruote erano parallele al terreno, cioè, non c’erano buche in cui si fossero, si potessero avere…
G.S.: No, direi di no.
A.S.F.: … avvallamenti del terreno.
G.S.: Direi di no.
A.S.F.: Nessun’altra domanda, grazie.

Presidente: Domande al teste?
A.B.: Sì, signor Presidente.
Presidente: Prego.
A.F.: Vuoi fare te dopo?
A.B.: Fai te vai!
A.F.: Così ti riposi.
A.B.: Fai, fai te.
A.F.: Avvocato Fioravanti. Maresciallo, mi potrebbe dire chi ricevette la telefonata del Rolf?
G.S.: Il 112,la Centrale Operativa.
A.F.: Che poi hanno trasmesso a voi?
G.S.: Sì.
A.F.: Ecco, lei mi dice che è andato verso le 20.30, prima delle 21.00 del giorno 10 settembre.
G.S.: No, io sono andato prima, io sono andato prima.
A.F.: Cioè, la telefonata l’avete avuta – almeno dagli atti risulta – alle 19.45.
G.S.: Sì, io ho detto 15 minuti, quindi, il tempo di 15 minuti per andare su.
A.F.: Diciamo alle 20.00.
G.S.: SI.
A.F.: Quando è arrivato lei, chi ha trovato sul luogo?
G.S.: Mah, c’era una pattuglia della Radiomobile; mi sembra c’era il mio Comandante di Gruppo colonnello Zocchi – e poi, dopo poco, è arrivato l’allora maggiore Torrisi, personale del Nucleo Operativo e la Questura.
A.F.: Ecco, voi siete entrati dentro il camper, cioè, lei è entrato dentro al furgone?
G.S.: No.
A.F.: Quindi non ha visto i due tedeschi? I due ragazzi tedeschi.
G.S.: Ho intravisto i due tedeschi quando, diciamo, era stato aperto la portiera, diciamo così, però dopo io dopo sono andato via, dovevano fare ancora i rilievi, mentre facevano i rilievi, insomma, ho visto i due corpi.
A.F.: Ecco, c’era quindi un Ispettore di Polizia che stava facendo i rilievi mentre lei era lì?
G.S.: Stavano facendo i rilievi, io mi sono affacciato in lontananza e ho visto i due cadaveri, insomma, i due corpi.
A.F.: Senta, lei – la domanda mi sembra che l’abbia fatta anche il Pubblico Ministero – lei è tornato al mattino dopo, il giorno 11?
G.S.: Sì.
A.F.: Il camper… Il furgone era stato già portato via?
G.S.: Si.
A.F.: Lei sa chi aveva autorizzato a portare via il furgone?
G.S.: Mah, io non lo so perché sul posto venne, mi sembra, se non vado errato, il dottor Vigna, la dottoressa Della Monica. Io, ripeto, ho visto – mentre stavano facendo i rilievi – ho visto, così, i due corpi. Poi il mio compito era di interrogare i vicini e io mi sono allontanato. Son tornato il mattino – perché il mio Comandante mi aveva detto di trovare il metaldetector, poiché non si erano trovati i bossoli – e io sono tornato sul posto. Tra l’altro sono andato anche a una caserma dei soldati per vedere se riuscivamo a trovarne degli altri, perché magari loro ne avevano di più potenti, ma anzi, è stato un risultato negativo, a parte quel bossolo che ho parlato prima.
A.F.: Ecco, degli oggetti che erano dentro il furgone, lei non sa nulla?
G.S.: Ha fatto l’inventario il maresciallo Leonardi che, credo, venne la sera sul posto.
A.F.: Per caso c’erano due valige dentro il furgone che sono state inventariate?
G.S.: Non lo so, questo non lo so perché non l’ho fatto io.
A.F.: Ecco, un’altra cosa: sul luogo, quando è andato via lei, ha lasciato delle persone?
G.S.: Certo! Stavano facendo i rilievi.
A.F.: C’erano curiosi anche?
G.S.: Mah, qualche curioso c’era. Adesso io, ripeto, sono stato lì 5 minuti, 10 minuti, per avere disposizioni, poi mi sono allontanato.
A.F.: Lei mi dovrebbe dire, tanto questo penso che lo sappia, chi sono stati i primi ad arrivare: i Carabinieri o la Polizia?
G.S.: Prima noi.
A.F.: Prima i Carabinieri. Ecco, in merito a quelle riviste, le riviste – io non so che titolo avesse quella rivista – era carta patinata o carta semplice, comune?
G.S.: Mah, sulla rivista non saprei dire molti particolari. Poi una rivista!, ripeto, mi sembra che erano dei fogli.
A.F.: Sì, dei fogli, dei fogli.
G.S.: Qualche foglio, tre o quattro fogli, così.
A.F.: Dei fogli.
G.S.: Erano, mi ricordo che erano a colori, questo sì, però non posso dire se erano…
A.F.: Non ricorda se era carta patinata?
G.S.: Sì, non mi ricordo questo.
A.F.: Ecco, furono rilevate delle impronte?
G.S.: Questo non lo so, perché non so nemmeno poi da chi sono stati sequestrati questi fogli.
A.F.: Quindi lei non sa che fine hanno fatto queste riviste?
G.S.: No, non lo so.
A.F.: Per ora basta così. Grazie.
A.B.: Maresciallo io non so, non ho il piacere di sapere se lei ha partecipato – perché sono arrivato ora – alle prime indagini, nel momento in cui fu scoperto questo fatto. Volevo domandarle questo innanzitutto.
G.S.: Mah, io le indagini, mi ripeto, ho visto un attimo la posizione del furgone, tutte quelle cose, poi mi sono occupato di interrogare i testimoni.
A.B.: Ecco, senta, lei ricorda che ci fosse sulla parte anteriore destra del furgone un foro ben preciso che poi non si vide più perché cadde tutto il vetro? Si ricorda di questo foro anteriore destro – furgone – credo nel vetro anteriore destro ad un’altezza piuttosto elevata?
P.M.: Possiamo mettere la foto, forse, se le serve.
A.B.: La ringrazio Pubblico Ministero.
P.M.: Proviamo a mettere una foto del… sportello anteriore destro?
A.B.: Credo che sia la foto di cui parla anche il Consulente d’ufficio e esattamente, mi scusi signor Presidente, questa foto: “la distanza da terra del foro sito nel vetro del finestrino anteriore destro, non ha potuto essere misurato in quanto, durante il trasporto del pulmino molti dei frammenti di vetro si erano spaccati”.
P.M.: Però nel trasporto? Quindi qui nella foto lo vediamo intero?
A.B.: Vediamo se è quella. “Dalla documentazione fotografica relativa ad un momento in cui i frammenti erano ancora in sito, si rileva che il foro in questione è ad altezza superiore rispetto a quello del vetro posteriore destro, distante da terra centimetri 140, ad un’altezza deducibile di almeno 145 centimetri. Va notato che i fori in questione sono ad un’altezza abbastanza costante, quanto meno di circa 137 da terra”, dopodiché il Consulente d’ufficio ricava da questa… Io non so se sia questa o quella, dovrebbe essere… Cioè non è “pari sono” questa o quella.
P.M.: Dunque, chiariamoci se è la parte destra o la parte sinistra.
A.B.: Dovrebbe essere la parte destra da quel che dice…
P.M.: Allora le foto sono giuste.
A.B.: Sono giuste.
P.M.: Se è la parte destra, ma ovviamente…
A.B.: Però non so se questa riproduce, se questa foto riproduce il mezzo quando ancora non era caduto, non si era frantumato.
P.M.: E’ il mezzo sul luogo come è stato trovato, almeno così dicono le foto. Leggiamo, forse la didascalia, così non…
G.S.: Per via del terreno.
A.B.: Eh?
G.S.: Quella è la foto della zona, del teatro del fatto.
A.B.: Allora, io vorrei vederla, se non le dispiace signor Pubblico Ministero, ora, così com’è, e vorrei vederlo dopo quando è stato trasportato.
P.M.: Noi ci abbiamo solo questa, il dopo trasportato non abbiamo foto. Se ce le ha lei Avvocato?
A.B.: No, io non ce l’ho perché l’avevate tutte voi.
P.M.: No, va be’, non l’abbiamo.
A.B.: Non l’abbiamo.
P.M.: Ne dà atto di questo fatto solo il Consulente medico. Lo dà atto solo quel Consulente lì, dai rilievi ovviamente, se è stato portato da un’altra parte il rilievo non può contenere…
A.B.: Ecco, allora vorrei, mi scusi signor Presidente, siccome è una circostanza, direi abbastanza importante per quel che può valere, anche perché questo dato di altezza del luogo, del punto in cui l’assassino ha sparato potrebbe essere indicativo anche della sua altezza – così come riferisce il perito d’ufficio – perché questa altezza pare che sia oltre i 145 centimetri dal suolo, quindi, molto alto rispetto alla presumibile altezza, anzi, dell’attuale imputato, io credo che sia importante sapere dov’è andato a finire questo pulmino. Se questo pulmino manca – se c’è in Italia – di quel vetro, e quindi di quel buco, e se si può eventualmente ricostruire – se fosse questo il buco, il punto – si può ricostruire attraverso la fotografia, l’altezza in cui sarebbe stato provocato quel foro.
P.M.: Per sua notizia, Avvocato, stamani abbiamo fatto una lunga attività di PG per cercare…
A.B.: Eh, lo so. Io speravo che l’attività fosse invece meno lunga, per la verità.
P.M.: No, è perché qualcuno ha fatto delle domande.
A.B.: Eh, va be’, ma insomma.
Presidente: Va be’, comunque Avvocato, tra gli altri dati brillantissimi di questa sciagurata indagine, il pulmino è stato restituito. A quel che mi si dice, noi non l’abbiamo in sequestro.
A.B.: Ah!
Presidente: Con tutto quello che conteneva. Magnifico!
A.B.: Ecco, mi scusi signor Presidente, io ho soltanto delle foto e una di queste – la numero 8 per me – raffigura per l’appunto questa foto qua. Io…
P.M.: Leggiamo la didascalia per toglierci i dubbi.
A.B.: “Inquadrata la fiancata laterale destra dell’autofurgone con la portiera centrale aperta all’interno del quale si intravede il capo del giovane Meyer Horst”. Però…
P.M.: Mi sembra proprio questa.
A.B.: Certamente, ma siccome questa è l’ultima dei vetri della fiancata laterale destra, non è la prima, io vorrei sapere se questa era ancora esistente dopo che è stato trasportato, oppure ce ne fosse ancora un’altra nella parte anteriore destra, il primo o il secondo sportello.
P.M.: Proviamo se questo teste ci può aiutare, sennò bisogna fare in un altro modo.
A.B.: Sennò dobbiamo farlo, comunque. Ecco, teste ci può aiutare?
G.S.: Mah, io ho, se mi consente la Corte…
A.B.: Signor Presidente, non so se io mi sono spiegato: si dice da parte di un Consulente tecnico che era stata fotografata un segnale, un punto, ad una certa altezza, bene? che lui ricostruisce. Dopodiché, proprio perché è stato trasportato questo pulmino, è caduto il vetro sicché non è più possibile, non sarebbe stato più possibile, individuare l’altezza, cioè segnalare, segnare, misurare questa altezza. Io vorrei sapere, siccome mi si dice da parte del perito – che evidentemente aveva visto prima di me, sicuramente, queste foto, probabilmente anche lo stesso pulmino – se questa foto si riferisce a quella lì o addirittura ad un’altra, che qui non c’è, perché si parla di portiera anteriore destra, laterale destra. Ora, siccome là, la portiera anteriore laterale destra è mezza aperta una, e poi c’è ancora un altro vetro evidentemente…
P.M.: Scusi, se dice anteriore laterale destra non è quella che vediamo, ma è l’altra che è chiusa.
A.B.: È appunto! Ma questo è un dato piuttosto importante, io credo.
P.M.: Sì, dico, non è questa foto allora.
A.B.: Eh, appunto, non lo so. proprio per questo volevo capirlo.
P.M.: Allora, mi scusi, Avvocato, per praticità chiediamolo a quel Consulente che lei sta citando, sennò perdiamo tempo. Chi è il Consulente a cui lei si rifà?
A.B.: Sono tre: De Fazio, Galliani e Luberto.
P.M.: Oh, per carità, sono tutti Consulenti che non sono intervenuti sul posto e che hanno elaborato – come lei ben sa – dati ricavati da altri Consulenti, quindi da questo teste andiamo ben lontano. Sono Consulenti…
A.B.: Io non credo che abbiano commesso un falso ideologico.
P.M.: No, no, ma questo teste su questi argomenti ci aiuta poco. Volevo solo dire questo. Benissimo l’argomento, ma centriamo il teste, sennò non andiamo da nessuna parte.
A.B.: Ecco, centriamo – ci apostrofo entriamo – oppure centriamo?
P.M.: Centriamo, tutto attaccato.
A.B.: Perché se noi centriamo il teste, bisognerebbe che il teste mi dicesse se lui è arrivato quella sera…
P.M.: L’ha detto finora, Avvocato, ha parlato solo di questo: di quando è arrivato, come, perché, chi ce l’ha portato, è l’unica cosa che ci ha saputo dire, poveretto!
A.B.: Senta, posso?
P.M.: Si, no, era perché poi chiamiamo tutti quei testi lì, li ho già citati io, ma non possiamo farlo dire a un signore citato da me che non sa queste cose. Era questa il concetto.
Presidente: Questo non si sa se le sa.
P.M.: Finora ha detto così.
A.B.: Mi scusi, Presidente…
Presidente: Quindi è la portiera centrale, laterale centrale?
A.B.: Presidente, qua si dice, non portiera laterale centrale, si dice anteriore destra.
Presidente: Anteriore destra non è quella lì, Avvocato, è quell’altra, quella anteriore.
A.B.: E appunto, vi chiedo scusa. Qua si dice “la distanza da terra dal foro sito nel vetro del finestrino anteriore destro” – finestrino anteriore destro – Quindi, o è quello e allora sta sbagliando il Consulente è a pagina 83 della perizia triplice, come l’alleanza, Francesco De Fazio, Galliani e Luberto. Questa perizia…
P.M.: Forse per capire di cosa parliamo, bisogna illustrare alla Corte di che perizia si tratta, sennò qui…
A.B.: E’ una perizia comparativa dei vari omicidi…
P.M.: Di medici che non sono andati sul posto e che non hanno visto…
Presidente: Pubblico Ministero, per piacere sennò non si capisce nulla! Allora, che cosa direbbe questa perizia, Avvocato?
A.B.: Pagina 83, l’ultimo comma…
Presidente: Me la legga per favore, si fa prima. Che ci sarebbe nel finestrino anteriore destro…?
A.B.: “La distanza da terra del foro sito nel vetro del finestrino anteriore destro, non ha potuto essere misurato…”
Presidente: Finestrino anteriore destro, pare da queste foto, assolutamente integro. Guardate la foto numero 7.
A.B.: Allora ha sbagliato lui?
P.M.: Io volevo che si chiedessero queste cose a chi ha scritto questo. Non possiamo chiederlo a un altro, perché potrebbe… Era questo che cercavo di dire.
Presidente: Va bene ho capito. Ma non formalizziamoci, chiariamoci tra di noi. Qui, nella foto numero 7… P.M.: Ve be’ però il dato va prima accertato, no?
A.B.: Presidente, quello è il sinistro Presidente, fiancata laterale sinistra è la foto 6, mi scusi.
Presidente: Lei dice il finestrino anteriore destro?
A.B.: Destro, esattamente.
Presidente: Sto guardando quello della Questura, io.
A.B.: Credo che sia identico.
Presidente: La foto numero 7 c’è il pulmino con, tra l’altro…
A.B.: Con quel foro però sulla sinistra, questo. Ora qua c’è questa foto 8, chiedo scusa signor Presidente…
Presidente: No, no, non è mica giusto.
A.B.: … che sicuramente, che raffigura la parte laterale destra. Però, siccome questo Consulente – errando o no non lo so – ha parlato di finestrino anteriore destro, e siccome i finestrini della parte destra sono perlomeno tre, è chiaro che l’anteriore non dovrebbe esser quello dove già, però, risulta un buco.
Presidente: No, Avvocato, questo, hanno preso una cantonata, perché l’anteriore è questo qua.
A.B.: Finestrino anteriore destro, non davanti, Presidente.
P.M.: Anteriore vuol dire quello, però scusate, si potrebbe risolvere il problema chiedendolo a questo Consulente, dove ha preso questo dato e così risolviamo il problema. Perché ci ostiniamo a chiederlo a uno che queste cose non l’ha scritte?
Presidente: Va be’, era solo per chiarirsi tra di noi.
P.M.: Sì, sì, certo ci mancherebbe. Facevo per facilitare quando sarà il momento.
A.B.: Va bene. Ecco, mi scusi, Maresciallo, lei è arrivato… sul posto dopo quanto tempo era stato scoperto? Mi scusi perché non c’ero prima, sennò non gliela farei questa domanda.
G.S.: Verso le 20.00, dopo 15 minuti.
A.B.: Che era stato scoperto il fatto, no?
G.S.: No, il fatto, io non lo so quando è stato commesso il fatto. Quando ci hanno chiamato, io ho detto: alle 19.35 circa il Rolf ha chiamato il 112; il 112 ha chiamato il mio Comandante, il Nucleo Radiomobile è andato sul posto, sono andato pure io. Quindi il tempo di 15 minuti, non so cinque alle 20.00.
A.B.: C’era già gente sul posto?
G.S.: C’era, l’ho detto, c’era la pattuglia del Nucleo Radiomobile, c’era il colonnello Zocchi.
A.B.: Facevano già foto, praticamente, o le ha fatte lei le foto?
G.S.: No, erano arrivati e poi è arrivata la Scientifica, dopo un poco, della Questura.
A.B.: Quindi lei non ha eseguito delle misurazioni, degli accertamenti fotografici?
G.S.: No, non ho fatto nulla io.
A.B.: E, allora niente, non ho altre domande da fare. Chiedo scusa, Presidente. Grazie.
Presidente: Altre domande, signori, al teste?
P.M.: Nessuna il P.M., grazie.
Presidente: Comunque, Maresciallo, quando lei è arrivato attorno a questo disgraziatissimo furgone, c’era un nugolo di persone, a quel che ho capito.
G.S.: Sì, c’erano i nostri militari, c’era Rolf, altri vicini, qualcuno c’era.
Presidente: … addirittura.
G.S.: C’erano. Anche perché il fatto era questo: che il mattino prima che venisse scoperto, erano state notate delle macchine su questo piazzale, cercatori di funghi, altre persone. Non è che la zona non c’era andato nessuno, c’erano andati, tant’è che un teste, o due testi, fanno riferimento – due testi se non vado errato – che avevano visto due macchine nel… in questo oliveto.
Presidente: Va bene, può andare. Buonasera.
G.S.: Buonasera.

Presidente: Chi sentiamo adesso?
P.M.: Il maresciallo Leonardi che, da quello che dicono le carte, avrebbe fatto il sopralluogo e, comunque, la repertazione degli oggetti descritti.
Presidente: Sentiamo il maresciallo Leonardi. Buongiorno, maresciallo. Si accomodi là, per favore. Legga, per cortesia, quella formula e dia poi le generalità alla segretaria. Intanto non si è ancora capito… servirebbe sapere come è stato trovato questo pulmino.
P.M.: Quello che ho cercato di sapere dai testi non mi è riuscito. Forse ho sbagliato a indicarli, vedrà la Corte se ne trova dei migliori, in fatto di oggettività.
Presidente: Non si capisce se è stato trovato chiuso, se con gli sportelli aperti, e se con le portiere aperte, quale.
P.M.: Presidente, ha perfettamente ragione. E’ una constatazione che facciamo tutti, a voce alta e non a voce alta. Vediamo il maresciallo Leonardi quale compito aveva allora, e che cosa ha fatto in concreto. Se mi consente le domande, Presidente.
Presidente: Maresciallo, legga quella formula.
G.L.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Prego.
P.M.: Maresciallo, può dirci quale era il suo incarico nel settembre ’83? Cosa faceva come incarico all’interno dell’Arma dei Carabinieri e cosa ha fatto in concreto relativamente ai rilievi concernenti l’omicidio di Giogoli.
G.L.: Sì, io ero sottufficiale addetto al Nucleo Operativo del gruppo Carabinieri di Firenze.
P.M.: Aveva qualche particolare competenza in fatto di rilievi?
G.L.: In particolare no ma di prassi venivo, così, incaricato di eseguire rilievi tutte le volte che si verificavano fatti più o meno…
P.M.: Quindi aveva esperienza, quanto meno esperienza?
G.L.: Ma sì, almeno sufficiente.
P.M.: Relativamente a questo caso, ricorda innanzitutto quando arrivò lei? Quando arrivò lei chi c’era? Arrivò per primo? Ha avuto la possibilità di capire o di constatare che la zona dal punto di vista dei rilievi era asettica o meno?
G.L.: Sissignore. Dunque io, erano circa le 20.00, mi sembra di ricordare, ero a casa, sono stato chiamato telefonicamente dalla Centrale e quindi invitato a recarmi subito in Caserma. Da lì abbiamo raggiunto la località Giogoli e c’era già diversa gente sul posto.
P.M.: Gente… cittadini o Polizia Giudiziaria?
G.L.: Polizia Giudiziaria, Polizia di Stato, e Carabinieri anche.
P.M.: Bene. Quindi tutti operatori di Polizia.
G.L.: Sissignore.
P.M.: Da quello che capì lei nel momento in cui arrivò da quanto gli altri erano già sul posto? Lei arrivò nell’immediatezza, o c’era già persone per cui si poteva pensare che qualcuno aveva già fatto qualche rilievo documentato o meno?
G.L.: Nossignore, rilievi, no. Comunque molta gente era intorno al furgone a osservare…
P.M.: Scusi, ma quando dice gente, continuiamo a parlare solo di operatori di Polizia?
G.L.: Operatori di Polizia, sì.
P.M.: Indipendentemente dal fatto dell’appartenenza a un’Arma o meno?
G.L.: Sissignore.
P.M.: Bene.
G.L.: Da circa mezz’ora almeno erano arrivati.
P.M.: Erano arrivati. Qualcuno in punto di rilievi, invece, tecnici, che poi lei magari curò per questa sua esperienza, le evidenziò qualcosa di particolare o fu il primo lei ad occuparsi dei rilievi? Qualcuno le disse ‘guarda, qui ci sono bossoli, qua ci sono…’?, Oppure lei si mise lì con santa pazienza, con un fotografo o meno, con un blocco di appunti o meno, non lo so, ce lo dirà lei, e cominciò lei per primo?
G.L.: Ad onor del vero, veda..
P.M.: Sì, sì, del vero, del vero, maresciallo, a questo punto facciamo il vero. E’ sempre meglio.
G.L.: Tutti gli operatori che erano intorno, me compreso, prima abbiamo giustamente osservato, dato una frugata intorno nelle vicinanze.
P.M.: Non c’era qualcuno che si assunse la direzione di quest’operazione di frugare? Ognuno frugava per conto suo?
G.L.: Ma ripeto, allora comandava il Nucleo Operativo il colonnello Torrisi…
P.M.: Lasciamo fare le persone, dico…
G.L.: Ecco…
P.M.: C’era già il colonnello Torrisi? Quando arrivò lei era già sul posto?
G.L.: Questo non lo ricordo.
P.M.: Il più alto in grado era questo colonnello Torrisi? Il più alto in grado dal punto di vista vostro dell’Arma era il colonnello Torrisi?
G.L.: Nossignore. Credo che subito dopo sopraggiunse…
P.M.: No, scusi, subito prima, mi interessa subito prima. Quando arrivò lei, prima di lei chi c’era?
G.L.: Questo non…
P.M.: Non lo ricorda. Nessun problema. Andiamo a questa attività…
Presidente: Vogliamo far vedere un attimo, Pubblico Ministero, questa fotografia…
P.M.: Sì, ecco, io preferivo farla vedere dopo che il teste ci aveva spiegato la situazione. Questa è talmente chiara.
Presidente: Era questa la scena che lei trovò sul luogo? Migliore, peggiore, più gente, meno gente…
G.L.: Sì, sì, è questa, certo!
Presidente: Quindi là il blindato… Le macchine dei Carabinieri erano addirittura nello spiazzato sterrato vicino al furgone?
G.L.: Sì.
P.M.: Quindi io anticipo la domanda, tanto lo stavo facendo io l’esame, ma quello che vogliamo dire è questo: come fate a fare rilievi del luogo se, almeno apparentemente in prospettiva, ci sono macchine sul terreno, maresciallo?
G.L.: Ecco, questo stavo per dire…
P.M.: Ecco, ce lo dica lei, così ci leviamo questo groppone, è inutile… Guardi lì… Scusi eh… Guardi le persone che ci sono! Come fa lei che arriva a fare i rilievi a sentirsi in grado di farli?
Presidente: Maresciallo, mancavano i brigidini e poi era la fiera all’Impruneta.
G.L.: No, no… Dopo che…
Presidente: Questa è la situazione.
P.M.: Meno male che avete fatto la foto, perché almeno ci date la certezza che quello che lei racconta sono fatti…
G.L.: Dopo circa mezz’ora o un’ora che eravamo sul posto, io e tutti gli altri operatori di Polizia a un certo punto, io e il collega Di Bonaventura…
P.M.: In questa situazione cominciate i rilievi…
G.L.: … ricevemmo l’incarico di eseguire i rilievi.
P.M.: Almeno in quel momento qualcuno dette l’ordine di mandare via tutti o voi fate i rilievi in quella situazione di fatto?
G.L.: Il colonnello Torrisi disse ‘voi vi occupate dei rilievi…’.
P.M.: Scusi, la domanda è diversa. Prima che voi iniziate – abbiamo già capito che siete voi due che fate i rilievi – fu almeno da quel momento in poi liberata la zona o i rilievi che voi fate è in questa situazione oggettiva?
G.L.: Nossignore, fu liberata la zona.
P.M.: Oh, almeno da quel momento fu liberata la zona. Le macchine dei Carabinieri furono tolte?
G.L.: Furono tolte.
P.M.: Dopo. Allora ci descriva…
G.L.: Prima di iniziare i rilievi.
P.M.: capisce però… Il Presidente gliel’ha già detto… Insomma…
Presidente: Non è mica un rimprovero per lui!
P.M.: No, no, no… Si figuri se è nostr…
Presidente: È stupefacente.
P.M.: Noi stiamo cercando di ricostruire oggettivamente com’era e di dimostrare com’era il rilievo fatto dal nostro teste oggi. Quindi poi ci son delle… Quindi tutti questi signori – guardi un attimo la foto – vanno via e lei comincia i rilievi. Io vedo qualcuno che è proprio dove poi vengono repertati i bossoli e cose del genere, no?
G.L.: Non ho capito scusi.
P.M.: Scusi, vedendo quella foto – mi perdoni ma tanto non è lei la persona… – nel momento in cui lei inizia i rilievi…
G.L.: Si
P.M.: …qualche minuto prima perlomeno, la quantità di persone vicino al furgone è veramente imponente.
G.L.: Si.
P.M.: Quindi quando lei fa i suoi rilievi come si fa a pensare che i rilievi sono oggettivi?
G.L.: Certo perché c’era stato un po’ di pesta, pesta di… cioè anche per terra l’erba…
P.M.: Bene, abbiamo capito. Allora parliamo di questi rilievi, per quello che, a questo punto, possono valere, eh? Perché abbiamo già capito che sono rilievi fatti da un certo punto in poi. Ci descrive l’operazione di rilievi che lei inizia insieme al suo collega Di Bonaventura quando fortunatamente non c’è più nessuno.
G.L.: Esatto.
P.M.: Ci descrive quest’operazione? Poi avete fatto foto successive, e possiamo anche vedere.
G.L.: Io ora cronologicamente non ricordo bene tutti i vari passaggi, ciò che è stato…
P.M.: Vuole un po’ memorizzare? Se no cominciamo direttamente con le foto. Lei che cosa ricorda?
G.L.: Be’, io ricordo, cominciando dal furgone, che c’erano i corpi dentro, bocconi, distesi su un fianco.
P.M.: I corpi?
G.L.: Sì, i corpi delle vittime, ovviamente. Erano distesi seminudi, avvolti in delle lenzuola insanguinate. I fori all’altezza di un metro e sessanta, settanta circa sui vetri laterali.
P.M.: Scusi, questo ‘circa’ perché lei si mise lì con un metro o è una cosa ovvia?
G.L.: No, perché questo particolare si osservò subito durante…
P.M.: Mi scusi, la domanda non è il particolare: questa misurazione, questa indicazione numerica che lei ci dà ‘uno e sessanta, uno e settanta’, se non ho capito male, ce la dà sulla base di una misurazione che lei fa con un metro, con un centimetro, o con la sua esperienza?
G.L.: Con la mia esperienza e in funzione della mia…
P.M.: Con la sua esperienza e con la sua persona. Non prese lei, non si prese l’onere di prendere un filo a piombo o un centimetro, un metro?
G.L.: No, no.
P.M.: Quindi centosessanta, centosettanta è una misurazione, a occhio, mi perdoni, con la sua persona?
G.L.: Con la mia persona.
P.M.: E nel punto in cui lei era sul terreno. Il terreno era pianeqqiante o era scosceso? Cioè, mi scusi, non perfettamente…
G.L.: C’era erba, coltivato. C’era un prato abbastanza solido, diciamo, con erba.
P.M.: Allora andiamo un po’ avanti. Forse, maresciallo, mi sembra di capire che se andiamo con le foto si fa prima. E’ meglio. Andiamo…
A.B.: Scusi, Pubblico Ministero, questo uno e sessanta, uno e settanta cosa sarebbe?
P.M.: Ne abbiamo parlato finora. Il discorso facciamolo ripetere al teste; può darsi io ho capito male.
G.L.: Siccome nei precedenti omicidi si era ipotizzato, per ricostruire la figura del cosiddetto “mostro”, un’altezza ipotetica, ecco, si è pensato che poteva essere la stessa persona come nei precedenti perché quell’altezza corrispondeva alla descrizione…
Presidente: Quindi senza prendere misure, voi avete…
G.L.: Ma così… Ma perché erano tutti discorsi che si facevano a caldo…
P.M.: Se non altro è spontaneo il teste, Presidente. Non sarà preciso, ma spontaneo sì. Apprezziamolo.
G.L.: E questo particolare venne anche commentato in Caserma la volta in cui si portò il furgone nel piazzale.
P.M.: Il furgone lo portaste in Caserma?
G.L.: Sissignore.
P.M.: Dopo quanto? E quando?
G.L.: Credo in nottata. Ora non me lo ricordo bene.
P.M.: Allora lasciamo fare se non lo ricorda.
Presidente: Maresciallo, si volti verso di noi, se no non la vediamo e non la sentiamo.
G.L.: Sì, scusi.
P.M.: Proviamo un attimo a vedere se queste foto che sono – ecco, magari dà un’occhiata – queste foto le ha fatte scattare lei, le ha scattate lei, le ha scattate qualche altro, ricorda?
G.L.: Nossignore, le ha scattate il fotografo del gruppo Carabinieri.
P.M.: Ricorda chi era quella sera?
G.L.: Se non ricordo male era il carabiniere Chiarella, non vorrei sbagliarmi.
P.M.: Ah, non lo so. E queste foto ci aiutano, secondo lei, o aiutano il suo ricordo a spiegare la posizione del furgone rispetto al luogo? Lei lo ricorda?
G.L.: Si, io ricordo come era situato il furgone. Cioè salendo, arrivando dal centro, diciamo, della strada, quindi alla sinistra subito per chi sale, c’è questo spiazzo di terreno; ecco, il furgone era sistemato perpendicolare a chi arriva; quindi dava subito il retro perpendicolare alla strada asfaltata, e le fiancate una verso un cespuglio e l’altra verso lo spiazzo.
P.M.: Facciamo vedere qualche altra foto? Queste – chiedo scusa un attimo, un chiarimento a me – questo è il fascicolo fatto dai Carabinieri. Bene, perfetto, si, si è chiarissimo. Lei lo ricorda il fascicolo? L’ha fatto lei?
G.L.: Ma io ripeto, ho compilato questi atti, si svolsero diversi accertamenti susseguenti…
P.M.: No, no, veniamo al sopralluogo.
G.L.: Il sopralluogo sì.
P.M.: Be’, il fascicolo l’ha fatto compilare lei?
G.L.: Si inventariò tutto quello che venne rinvenuto a bordo del mezzo.
P.M.: Avete fatto un verbale, quello lo leggiamo. Volevo capire, siccome queste foto le abbiamo già viste in un altro fascicolo della Polizia Scientifica, volevo vedere se, per caso, sono foto coincidenti o se… perché l’1 mi sembra proprio uguale. No, rimaniamo su quel numero 1. Lei ricorda che cosa è repertato a quel numero 1?
G.L.: No.
P.M.: No. Quindi, così abbiamo già alla misura del suo ricordo. Allora andiamo avanti. Il 2 le dice qualcosa? Poi leggiamo la didascalia. Cosa c’era?
G.L.: No, non mi sovviene nulla.

P.M.: Non le sovviene, e quindi la sua attività di sopralluogo in questo momento… bisogna risalire alla documentazione, non al suo ricordo. Dico bene?
G.L.: Certo.
P.M.: Andiamo avanti; proviamo con la foto 3. Le ricorda qualcosa di particolare?
G.L.: Sì. Questi fori mi ricor… Ecco, mi ricordo che quando sono giunto sul posto c’era ancora la radio accesa.
P.M.: C’era ancora?
G.L.: La radio accesa. L’autoradio.
P.M.: Di questo mezzo?
G.L.: Di questo mezzo.
P.M.: Era un’autoradio davanti sul cruscotto?
G.L.: Si, davanti, al centro. Cantavano una canzone di Sting.
P.M.: Sulla destra o sulla sinistra.
G.L.: Al centro, mi pare.
P.M.: Al centro. Quindi, mi scusi, lei ricorda se, al di là del fatto che la radio era accesa, se c’erano le chiavi nel cruscotto?
G.L.: Le chiavi non mi ricordo.
P.M.: Non lo ricorda.
P.M.: Al di là della radio – perché a noi ci interessano più, lo capisce, i colpi – ha qualche ricordo specifico, o no?
G.L.: No, non…
P.M.: Al di là con la misurazione a cui le si riferisce, fatta nei modi che ci ha già detto, è relativa a quei colpi lì?
G.L.: Certo.
P.M.: Però mi scusi, maresciallo – lei ci ha detto ‘poteva essere uno e sessanta, uno e settanta’ – mi scusi un attimo, se noi guardiamo i colpi, da quel che si vede dalla foto, non sono – li facciamo tutti e tre, tutto quello che si può, bene – non sono tutti sulla stessa linea. Quindi quando lei dice ‘uno e sessanta, uno e settanta’, a quale si riferisce di questi tre?
G.L.: Be’, in generale, una linea mediana.
P.M.: Bene, bene. Capito la meticolosità dell’accertamento. Andiamo avanti, grazie.
A.F.: Presidente, ma io…
P.M.: No, scusi, scusi, scusi, mi lascia finire, mi lascia finire.
A.F.: Sono affermazioni, e poi la risposta viene subito dopo!
P.M.: No. Era solo per il fatto che possiamo andare avanti ed è inutile insistere col teste sulla misurazione.
Presidente: Tanto più, tanto più che questa misurazione andrà fatta in altra maniera se non c’è un dato specifico.
P.M.: Quindi la mia affermazione era al fine andiamo avanti; è inutile insistere su questa foto.
Presidente: Vorrei sapere qualcosa, vorremmo sapere qualcosa di più preciso su questa radio accesa. Perché non è da escludere che era già accesa; oppure è stata accesa da qualcuno che partecipava a questa festa campestre.
P.M.: No, no Presidente, scusi, Presidente, ho chiesto io se si sapeva, se il teste sapeva. Mi rendo conto…
Presidente: Signori, non ridiamo, perché vi assicuro che c’è proprio poco da ridere!
P.M.: Presidente, però mi consenta anche, pur con la constatazione di fare il mio mestiere.
Presidente: Prego.
P.M.: Sulle misurazioni abbiamo capito. Io le ho chiesto delle chiavi per vedere se era possibile avere qualcosa di più preciso in merito a questa radio accesa. Spesso, non è sempre cosi, togliendo le chiavi, si spegne anche la radio; a volte non è collegata con l’impianto centrale per cui la cosa non è direttamente consequenziale. Allora io le dico, su questo fatto della radio accesa e delle chiavi lei ha qualche ricordo in proposito?
G.L.: No, io ripeto, la radio era accesa…
P.M.: E lei per fortuna si ricorda che canzone si cantava… Andiamo avanti.
G.L.: Prego, non ho capito.
P.M.: Ricorda che musica si suonava.
G.L.: Sì, cantavano una canzone, trasmettevano una canzone di Sting.
P.M.: Si. Capisce che in questo momento, maresciallo, è l’ultima cosa che a noi interessa del suo ricordo, lo capisce anche lei?
Presidente: A che volume era?
P.M.: Il Presidente, la Corte mi sta indicando, o comunque il Presidente avrebbe interesse a capire se aveva un volume alto che si sentiva da lontano; o lei notò questo perché andò molto vicino?
G.L.: Notai questo perché ero molto vicino a guardare all’interno, e quindi, non aveva il volume alto.
Presidente: Era in sottofondo?
G.L.: Sissignore.
P.M.: Andiamo avanti. La foto successiva, grazie. Questi oggetti e questi numeri le ricordano qualcosa in merito alla sua attività di repertazione e di sopralluogo, o le vede ora e le commenta con noi?
G.L.: No, francamente non riesco a ricordare cosa si volesse indicare.
P.M.: Scusi, allora facciamo una domanda inversa: quando nella didascalia che ancora non abbiamo letto di quelle foto si descriverà qualcosa, le ha fatte lei queste didascalie o no?
G.L.: Sì, io assieme al collega.
P.M.: Allora leggiamole. Cortesemente può leggere lei nella foto numero 9 cosa avete repertato? Così può darsi che lo ricordi meglio. Lo legge a voce alta?
G.L.: Leggo io?
.M.: Sì, grazie.
G.L.: “Interno del furgone, vano posteriore in corrispondenza dello sportello d’ingresso. In tale foto è evidenziato il punto in cui è stato rinvenuto un bossolo”.
P.M.: Lo ricorda ora? Il bossolo ce lo sa evidenziare?
G.L.: Sì, sì.
P.M.: Andiamo alla foto accanto. Forse con le didascalie è più facile ricordare la sua memoria. La 4? Le ricorda qualcosa in particolare, o no?
G.L.: Forse c’era un bossolo anche lì, forse.
P.M.: Bene, leggiamola.
G.L.: Foto numero 10: “Fiancata laterale anteriore destra, in corrispondenza della portiera aperta, in corrispondenza della quale all’interno sul sedile è evidenziato il punto in cui è stato rinvenuto il terzo bossolo”.
P.M.: Qui nelle foto ne abbiamo visti due; un altro dov’era? Lo ricorda?
G.L.: Ma forse sul piano posteriore, credo.
P.M.: Scusi, ma lei sapeva che oggi veniva sentito su queste cose?
G.L.: Nossignore. Io sono stato avvertito ieri sera.
P.M.: Bene. Quindi non sapeva su cosa.
G.L.: Nossignore.
A:B.: Perché si devono prima preparare?
P.M.: No, no, assolutamente. Ma almeno fare memoria su cose…
A.B.: No, no, se si ricorda, che si ricorda si ricorda!
P.M.: Sì, ma si ricorda di qualcosa. Se non sappiamo su cosa deve ricordare, Avvocato!
Presidente: Va bene, forza.
P.M.: Andiamo avanti. Leggiamo la didascalia della…
G.L.: Foto numero 11: “Particolare del bossolo rinvenuto sul sedile anteriore del furgone. Punto 4”.
P.M.: Lei lo ricorda? L’ha materialmente preso lei questo bossolo? L’ha messo in qualche scatola, qualcosa?
G.L.: Credo di sì. Li abbiamo repertati e portati…
P.M.: Va be’, andiamo avanti. Andiamo avanti. Foto successiva, leggiamola.
G.L.: Foto numero 12: “Interno del furgone: vano posteriore, pianale medio-posteriore dove sono visibili dei piumoni, dei materassi con i corpi di Meyer e Rusch”.
P.M.: Senta, questi materassi e questi piumoni poi sono stati repertati, descritti meglio, esaminati da qualcuno, lei lo sa?
G.L.: Si, si.
P.M.: E poi sono stati restituiti alla famiglia o sono stati fatti degli esami da parte sua? Poi se li hanno fatti altri non lo chiedo a lei.
G.L.: Non credo degli esami. So che successivamente, dopo qualche mese, mi pare, sono venuti in Firenze i parenti delle vittime…
P.M.: E glieli avete resi.
G.L.: … ai quali è stato reso tutto.
P.M.: Benissimo. Quindi l’attività di repertazione è stata fatta solo per i parenti? 0 avete fatto qualche esame?
G.L.: Questo non…
P.M.: Non dipendeva da lei. Andiamo avanti. Leggiamo la didascalia. Ci può aiutare.
G.L.: Foto numero 13: “Visione interna del furgone: pianale ricavato nella parte posteriore ove sono adagiati i corpi dei due giovani. Sul cadavere del Meyer sono visibili due fori d’ingresso, rispettivamente all’altezza del gluteo destro – A – e della regione costale destra – B – “.
P.M.: Lei ricorda se all’interno di questa parte del furgone furono notate tracce interne di bossoli, di colpi, misurazioni relative a colpi dall’esterno? Lei non lo ricorda. Andiamo alla foto successiva.
G.L.: Foto numero 14: “Parte superiore del cadavere di Meyer Horst che giace bocconi sul pianale del mezzo”.
P.M.: Andiamo avanti, grazie. Lei ricorda qualcosa di particolare in merito a questa foto?
G.L.: No, no, esattamente così.
P.M.: Come è fotografata. Vediamo la foto di sinistra.
G.L.: Foto numero 15: “Veduta panoramica dell’interno del furgone, con in primo piano il cadavere di Rusch”.
P.M.: Andiamo pure avanti.
G.L.: Foto numero 16: “Primo piano del cadavere di Rusch, che in fondo al furgone giace disteso e con il capo appoggiato all’angolo posteriore sinistro del mezzo”.
P.M.: Un esame dei corpi e dei colpi sparati dall’esterno per vedere provenienze, traiettorie? Lei personalmente non è stato incaricato di farle, né le ha fatte di suo? Ad esempio, per vedere se questo giovane…
G.L.: Si, si è ricostruito da dove erano provenuti, da dove erano stati sparati…
P.M.: Allora ci dica da che parte era stato colpito questo ragazzo, se l’ha ricostruito.
G.L.: Be’, questo non… certo sempre dalla fiancata destra del furgone, sicuramente, perché da lì mi pare erano tutti… C’erano da tutte e due le parti, mi ricordo ora, i fori.
P.M.: Quindi la ricostruzione è quella che è negli atti?
G.L.: Che è negli atti, ovviamente.
P.M.: Bene, andiamo avanti.
G.L.: Foto numero 17: “Ripresa del cadavere di Rusch all’interno del furgone dopo che il mezzo era stato in parte svuotato. Tali operazioni sono avvenute all’Istituto di Medicina Legale”.
P.M.: Quali operazioni, scusi? Perché qui c’è una foto in cui non è stato svuotato, e voi date atto che è stato svuotato. Ci fa capire che cosa vuol dire quella didascalia? La rileggiamo insieme e poi ce la spiega?
G.L.: “Ripresa del cadavere di Rush all’interno del furgone dopo che il mezzo era stato in parte svuotato. Tali operazioni sono avvenute all’Istituto di Medicina Legale”.
P.M.: Mi scusi, questa foto è stata fatta all’istituto di Medicina Legale?
G.L.: Sì, credo di sì, perché…
P.M.: Allora perché dite ‘svuotato’, non è identica a quella che avevamo prima? No, sembra qualcosa tolto.
G.L.: È più buia un po’, credo.
P.M.: No, a parte il buia. Questo fatto dell’Istituto di Medicina Legale, noi abbiamo già saputo, qualcuno ci ha detto stamani che il furgone la notte fu portato a Medicina Legale.
G.L.: Sì.
P.M.: Io le dico: lei si ricorda di essere stato all’Istituto di Medicina Legale, che lì fu portato il furgone e che lì fu fatta questa foto, o non lo ricorda?
G.L.: Sì, io penso di essere andato a Medicina Legale senz’altro.
P.M.: E questa foto fu fatta a Medicina Legale, dato che c’è questa didascalia non chiarissima, o è bene rimanere con il dubbio?
G.L.: Guardi, sicuro non sono al cento per cento. Penso di si.
P.M.: Bene, andiamo avanti, grazie. Questa leggiamola.
G.L.: Foto numero 18: “Panoramica dell’interno del furgone dopo che i due cadaveri erano stati rimossi all’Istituto di Medicina Legale”.
P.M.: Oh, almeno questa è più chiara la didascalia; sembra che lei abbia fatto, o fatto fare, queste foto dopo che sicuramente erano stati tolti i corpi.
G.L.: Sì.
P.M.: Lei scrive che erano stati tolti a Medicina Legale, perciò due più due fa quattro. Questo lo capiamo. Andiamo avanti.
G.L.: Foto numero 19: “Visione generale delle coperte, materassi ed altro, ripresi nell’atrio dell’ingresso dell’Istituto di Medicina Legale dopo che erano stati tolti dal furgone, sulla quali sono visibili delle macchie di sangue”.
P.M.: Vogliamo vedere con l’operatore – ma penso non ci riusciamo – se riusciamo a vedere qualcosa sui vetri? A questa e all’altra foto, dal momento che la difesa era giustamente interessata a un vetro caduto. Vediamo, dal momento che almeno dalla didascalia sappiamo che a Medicina Legale, avvocato Bevacqua, scusi…
A.B.: Mi dica.
P.M.: Abbiamo delle foto fatte a Medicina Legale. Dato che sono lì e la didascalia dice questo, vogliamo vedere insieme se queste foto possono dare risposte a quello che lei voleva sapere?
A.B.: Ma pare di no, signor Pubblico Ministero.
P.M.: Bene, bene, allora vado avanti.
A.B.: No, no, si può andare. Pare di no perché avete chiesto voi in Germania con un fonogramma particolare di farvi restituire…
P.M.: No, no, sto parlando tutto di un’altra cosa: dico se da queste foto si può vedere quel discorso dei vetri.
A.B.: Non so, ma se ne vede uno, l’altro non si vede.
P.M.: Allora vado avanti.
A.B.: Io voglio accertare la verità.
P.M.: Appunto, dico, qui abbiamo delle foto che sono fatte, si dice nella didascalia, a Medicina Legale, queste foto possono essere utili per quello che lei stava dicendo o andiamo avanti?
A.B.: Non ho problemi.
P.M.: Andiamo avanti.
A.B.: Però non sono dalla parte…
P.M.: Appunto, e quindi era solo buona volontà la mia. Questa l’abbiamo già vista; vediamo quella dopo.
G.L.: Foto numero 21: “Interno del furgone, vano posteriore”.
P.M.: Mi scusi, maresciallo.
G.L.: Prego.
P.M.: Questa foto è sicuramente dopo la rimozione dei cadaveri, ma dopo la rimozione di diverse cose.
G.L.: Sì.
P.M.: Ricorda? Qui compare apparentemente un sedile. Ci sa spiegare com’era? più una scarpa, vedo più dei barattolini… Ci sa spiegare qualcosa, o no?
G.L.: Ricordo chiaramente che c’era molto disordine. C’erano molti oggetti, oggetti da campeggio: scarpe, attrezzature, pentole. Quindi tutto sossopra messo. Quindi ecco perché abbiamo vuotato tutto, anche per spulciare bene, vedere se ci fossero delle…
P.M.: Senta una cosa, man mano che toglievate, repertavate?
G.L.: Certo.
P.M.: E ciò che repertavate è in quel lungo verbale dettagliato di oggetti trovati?
G.L.: Sissignore.
P.M.: Io volevo chiederle: qui sembra di vedere un sedile. Prima, quando c’erano i cadaveri chiaramente non c’era il sedile, o era piegato. Lei sa dirci qualcosa su come era fatto questo furgone? Cosa avete tolto?
G.L.: Si, due sedili anteriori normali.
P.M.: No, nella parte interna.
G.L.: Sulla parte posteriore c’era…
P.M.: Sembra di vedere un sedile frontale verso noi, più, sulla sinistra cosa c’è? Un tavolino, una brandina, ricorda qualcosa?
G.L.: Io questo sedile posteriore non me lo ricordo, questo che appare qui; io ricordo bene che c’era un piano – faccia conto di una tavola robusta – dove i due dormivano, quindi faceva da letto, da rete, e poi sopra i materassi per dormire.
P.M.: Bene. Qui c’è una scarpa…
G.L.: Si, sì, c’erano molte cose…
P.M.: Che sono apparse a voi dopo che avete tolto i materassi? Capisco bene?
G.L.: Sì, ma si vedevano anche; ecco perché…
P.M.: Bene, andiamo avanti, andiamo avanti.
G.L.: “Pianale del furgone senza i due cadaveri. Gli altri indumenti; sono visibili delle grosse chiazze di sangue”.
P.M.: Questo pianale a vederlo da qui sembra un po’ artigianale, no?
G.L.: Sì, direi di si.
P.M.: Ecco, bene. Qui si va già ai cadaveri, ci possiamo fermare. Fermiamoci. Senta una cosa, maresciallo, lei ha ricordo di qualche cambiamento che avviene casualmente sul furgone quando andate a medicina legale? In particolare se un vetro casca, roba di questo genere?
G.L.: Nossignore.
P.M.: Non ha ricordo, o lo esclude.
G.L.: Potrei escluderlo, ecco, cioè al novantanove per cento.
P.M.: Nella sua memoria un episodio di questo genere non c’è.
G.L.: Nossignore.
P.M.: Io non ho altre domande, Presidente.
Presidente: Parti civili?
A.S.F.: Nessuna.

Presidente: Avvocato Bevacqua.
A.B.: Grazie. Maresciallo, lei ha fatto l’elenco del materiale che è stato trovato all’interno del furgone, dettagliato, credo, e mi auguro che sia in atti.
Presidente: C’è, Avvocato, c’è.
A.B.: Ricorda in particolare se vi era, fra l’altro, un portamonete in pelle contenente 171 marchi?
G.L.: Questo non lo ricordo, però c’è scritto; si fu molto precisi su questo, su questo posso essere più che certo.
Presidente: Quindi se c’è scritto, come infatti c’è scritto.
A.B.: No, ma siccome si annette grande importanza al fatto che qualcuno…
Presidente: Avvocato, qui c’erano 171 marchi, altri soldi italiani, tessere eurocheque…
G.L.: Si, sì, credo che ci fossero.
A.B.: Siccome si annette grande importanza, uno va ad ammazzare e fa tutte queste cose soltanto per pigliare quattro cose…
Presidente: Va bene, la situazione è questa.
A.B.: E’ questa. No, volevo saperla se era questa. Senta, c’era anche un orologio da polso, marca… eccetera, eccetera, si ricorda questo? C’erano degli orologi, dei monili?
G.L.: Si, si.
A.B.: Oh, io le faccio una domanda, ma vorrei che lei se potesse, se lo ricorda; se non lo ricorda preferisco che lei non dica nulla.
G.L.: Certo.
A.B.: Fu trovato anche uno zainetto tipo militare verde? Anzi gli zainetti erano due: uno tipo militare verde, contenente macchina fotografica completa di obiettivo, una scatola con filtro, eccetera; e poi uno zainetto tipo militare contenente spazzola per capelli, rasoio elettrico Brown con relativa prolunga, quattro penne e una matita, una custodia contenente un paio di occhiali, una taglierina con lame di ricambio, uno spazzolino da denti ed altro materiale cartaceo. Se la ricorda questa circostanza? La domanda che io le faccio – se lo ricorda, se non ricorda preferisco che lei… – questo zainetto era chiuso, aperto, com’era?
G.L.:
A.B.: Non se lo ricorda. Va bene. No perché qua si attribuisce che uno con tutto questo ben di Dio abbia preso anche un portasapone e se lo portava a casa. Nient’altre domande. Tranne un’altra, ed è questa: lei ha partecipato poi alle ulteriori indagini che sono state effettuate dalla Procura della Repubblica?
G.L.: Non ricordo fino a quando, però sì.
A.B.: Io le domando se questo ‘quando’ arriva fino all’84.
G.L.: Sì, fino a… diciamo dicembre ’83.
A.B.: Ecco, ricorda se la Procura della Repubblica si attivò particolarmente per cercare di riavere indietro perlomeno il vetro del finestrino del furgone? Tant’è che chiese addirittura al Console Onorario di Firenze di attivarsi lui per riottenere la restituzione di questo finestrino? Ricorda anche – perché qua c’è un atto, e qui ce n’è un altro – se anche la Questura si attivò nello stesso senso con una richiesta di cui le sto leggendo? “Il Giudice istruttore, dottor Rotella, presso il Tribunale di Firenze, in data 8/02/84 ha chiesto, tramite Consolato Generale Tedesco a Firenze, a Polizia Giudiziaria di Difholz di procedere a sequestro dei vetri laterali del pulmino marca VOLKSWAGEN crivellati di colpi. Ha inoltre sollecitato che venga chiesto a persona attualmente in possesso del pulmino in questione di mettere a disposizione lo stesso…” eccetera. La domanda che le faccio è questa – perché agli atti non trovo nulla – sono arrivati, son tornati, si sono visti, non si sono visti, o no?
G.L.: No, no, non le posso rispondere perché di questi fatti io non ne ho trattati. Penso che avevo, ero stato già destinato ad altri incarichi, e che altri miei colleghi hanno continuato eventualmente queste…
A.B.: Lei non sa se sono venuti, sono ritornati?
G.L.: No, no, questo non lo so.
A.B.: Sia pure in importazione temporanea questi cosi, oppure no?
G.L.: Sapevo che un altro…
P.M.: Esente da IVA.
A.B.: Esente da IVA. Non c’è nessuna che si chiama IVA.
G.L.: Nossignore.
A.B.: No erano delle battute… Va be’ nessun’altra domanda. Grazie.
Presidente: Altro?
A.F.: Si.
Presidente: Avvocato Fioravanti.
A.F.: Maresciallo Leonardi, lei sa che fine hanno fatto questi oggetti da lei repertati ed elencati? Da lì dove sono andati a finire? Dal posto.
G.L.: Gli oggetti repertati?
A.F.: Tutti gli oggetti repertati.
G.L.: Li abbiamo portati in ufficio.
A.F.: Cioè, il portafoglio con i marchi, tutti quegli oggetti…
G.L.: In ufficio.
A.F.: In ufficio. Lei ricorda, sono stati dissequestrati in una certa data?
G.L.: Sì. No, in una certa data non ricordo; comunque sono stati sequestrati, repertati, e poi, mi sembra sono stati restituiti ai parenti che sono giunti dalla Germania.
A.F.: Ecco, restituiti.
G.L.: Credo di sì, perché non sono stato io a eseguire questa restituzione, ovviamente autorizzata, penso.
A.F.: Ecco, voi siete stati i primi a repertare, ad elencare tutti gli oggetti che c’erano lì dentro. C’erano due valige bleu dentro il furgone, repertate?
G.L.: Questo non me lo ricordo.
A.F.: E questo è il mistero delle valige bleu, allora! Grazie.
Presidente: Comunque nell’elenco c’erano? Voi avete elencato tutto?
G.L.: Guardi, abbiamo… non perché uno le altre volte non fosse preciso, ma…
Presidente: C’era un elenco dettagliatissimo
A.F.: In qualche elenco c’erano.
Presidente: Due valige. Ma nell’elenco non pare che ci siano o ci sono?
A.F.: Erano le due valige dove avevano i loro effetti personali. Sono state richieste dai genitori; c’è agli atti questo.
Presidente: Ma non erano nell’elenco.
A.F.: Non erano nell’elenco.
Presidente: Quindi mancano.
A.F.: Mancano.
A.B.: Però erano state trovate.
A.F.: Si.
Presidente: Erano state trovate?
A.F.: Sì.
Presidente: E dove sono finite?
A.F.: E non ci sono.
Presidente: Chi le ha trovate? Da chi sono state trovate?
A.F.: E’ un mistero, lo spiegheremo alla fine del processo, Presidente.
Presidente: No, no, misteri alla fine del processo non se ne spiegano più.
A.F.: Non lo sappiamo più.
Presidente: Chi le ha trovate? Se no queste sono affermazioni – Pubblico Ministero – sono affermazioni che non stanno né in cielo, né in terra. Lei mi dice chi le ha trovate e da cosa lo sa.
A.F.: Non lo sappiamo più, lo chiediamo a loro.
P.M.: Da cosa lo sa.
Presidente: Bene, proseguiamo.
P.M.: Io non ho altre domande da fare al teste.
Presidente: Quindi, signori, non facciamo affermazioni buttate là! Se voi avete qualcosa da provare…
P.M.: Si prova oggi.
Presidente: … questo è il momento. Se no altrimenti… chiaramente, queste sono affermazioni che non hanno il minimo…
A.B.: Presidente, mi scusi, il collega probabilmente voleva dire questo, anzi ha voluto dire questo.
P.M.: Facciamolo dire al collega.
A.B.: C’erano due valige bleu che sarebbero state richieste dai genitori. Volevamo sapere se erano state repertate oppure no.
Presidente: Avete l’elenco, ditemi se trovate due valige bleu. Possiamo leggerlo insieme.
A.B.: Scusi, Presidente. Ecco: “Allegato 1: alla cortese attenzione del maresciallo Congiu – vede che i figli ogni tanto aiutano – come dagli accordi telefonici intercorsi, in allegato ci pregiamo rimettervi due foto che ci sono pervenute in data odierna da parte dei genitori del Meyer – evidentemente foto – . In ambedue le foto è ben visibile una valigia bleu che poi non è stata ritrovata sul luogo del delitto; conteneva tutto il vestiario del ragazzo, mentre il vestiario ritrovato, ad eccezione di una maglietta e di un paio di pantaloni apparteneva a Rusch. Questo per vostra opportuna conoscenza, ringraziandovi della vostra collaborazione, ci è gradita l’occasione per porgervi distinti saluti”. Ora noi domandavamo…
Presidente: Chi manda questa lettera, e a chi?
A.B.: Questa è una lettera che viene esattamente da Honorar Konsul, Console Onorario della Repubblica dio Germania; Console Onorario della Repubblica Federale di Germania, Brigitte Meyer…
Presidente: Di Firenze? Dove?
A.B.: Florenz, 31/01/84.
Presidente: Mandata a…? Al Giudice istruttore?
A.B.: Mandata alla cortese attenzione del maresciallo Congiu dei Carabinieri.
Presidente: Con allegate foto, evidentemente.
A.B.: Evidentemente, sì. Sono due foto, però non si capisce bene, questo è il punto, siccome c’è una foto con questo povero ragazzo vivo, va bene? E poi c’è una foto con tutto quello che è stato trovato immediatamente fatta dopo il ritrovamento, quindi non si sa se si riferisce alla prima foto – quella quando il ragazzo era vivo, con questa valigia – o si riferisce alla seconda foto, dove però sembrerebbe percepire degli indumenti che probabilmente erano inseriti in questa valigia. Non si sa esattamente. Questo. Volevamo capire soltanto questo.
P.M.: Possiamo, penso che per l’accertamento della maggiore verità, ecco, vedere se negli atti abbiamo le foto originali, e cosi le forniamo alla Corte sia perché ci consenta di fare domande di acquisizione di prove diverse, sia perché dal momento che è usato, quelle foto siano a disposizione della Corte, non le tengono le parti, qualsiasi siano le conseguenze che possiamo trarre in punto di fatto dato che…
A.B.: Presidente, io posso produrle.
P.M.: Sono fotocopiate?
A.B.: Sono fotocopiate.
P.M.: Scusi, negli atti ci sono foto originali o fotocopie anche lì?
A.B.: Io ho solo fotocopie.
P.M.: Va bene, mi impegno io a farle avere alla Corte.
Presidente: Il Pubblico Ministero penserà…
A.B.: Pagina 63, pagina 64, pagina 65.
Presidente: Benissimo, se non c’è opposizione, può anche produrle, così vediamo.
P.M.: Produciamo senz’altro…
Presidente: Può essere un punto interessante.
P.M.: … concordemente, anche a richiesta del P.M., le foto; se ci sono foto originali, se sono fotocopie anche quelle negli atti, perché i Tedeschi hanno mandato solo foto fotocopiate, basteranno quelle.
Presidente: Va bene.
P.M.: Presidente, Presidente mi scusi, sul punto, se lei crede, vorrei rimostrare un attimo la foto numero 7 in cui si vede chiaramente la valigia, così ci leviamo qualche dubbio.
A.B.: Però ne manca una.
P.M.: Sì, sì, intanto almeno una vediamo che c’era.
Presidente: Vediamo.
P.M.: Perché sembra una valigia e un sacco accanto, non lo so. La foto numero 7, almeno nel fascicolo della Polizia scientifica, scusi, eh! abbiamo questa. Vediamo se la possiamo schiarire al massimo. Accanto, io onestamente, al di là di una valigia… no, no, teniamola ingrandita. Quindi la valigia c’è!
Presidente: Sembra la valigia di questa illustrazione, allora.
P.M.: Così ci siamo levati il dubbio. Le altre son fotocopie di fotocopie.
Presidente: Be’, abbiamo trovato le fotografie.
P.M.: Con le valige. Ed ogni dubbio in punto di valige…
Presidente: È una valigia! È una valigia in fibra, sembra, non si riesce a capire.
P.M.: Quell’altro è uno zaino. Vogliamo vederlo insieme se il teste si ricorda qualcosa di questo zaino?
G.L.: No, no, non mi ricordo questi particolari,
P.M.: Non ricorda niente.
G.L.: Relativamente alla valigia e agli zaini.
P.M.: Al contenuto di questi, ricordo…
G.L.: Nossignore, non ricordo nulla.
P.M.: Lasciamo questa foto. Io comunque a questo teste non ho altro da chiedere.

A.B.: Presidente, se posso, per chiarezza, nel loro elenco del materiale inventariato, lo deve aver…alla “A” – è il numero 1 – c’è un sacco di colore… con manici, non si sa se è Coca Cola, Cola, non si sa, con manici in pelle, contenente nove magliette bianche, sette slip bianchi, quattro paia di calzini, una carta stradale dell’Italia, eccetera; dodici musicassette e materiale cartaceo. Ecco, volevo domandare se ricorda questo particolare e se poteva avere questo colore?
G.L.: No, non ricordo.
A.B.: Se aveva un colore bleu?
G.L.: Non ricordo assolutamente. Direi una bugia.
Presidente: E’ stata poi riconsegnata questa valigia, Avvocato.
A.B.: Come?
Presidente: Questa valigia è stata riconsegnata.
A.B.: Una. Pare che fossero due da quello che si dice nella lettera.
P.M.: Ma non si sa in base a cosa per ora.
A.B.: Loro parlano di due valige.
P.M.: Lo dicono sulla base di una…
Presidente: Avvocato, mi scusi, proprio dal documento da voi prodotto, sembra che si parli di una sola valigia. Rileggiamo, scusate.
P.M.: Sì, grazie, Presidente.
Presidente: “… Come da accordi ci sono pervenuti… eccetera… In ambedue le foto è ben visibile una valigia bleu…”, in ambedue le foto, ma la valigia bleu è la stessa. Poi ci sono le foto, queste qui, le potete guardare. Che poi non è stata ritrovata sul luogo del delitto. Conteneva tutto il vestiario del ragazzo, mentre il vestiario ritrovato, ad eccezione della maglietta e un paio di pantaloni apparteneva a Rusch. Quindi è una valigia sola, non sono due.
P.M.: Quindi si deduce dalla lettura di questi atti che è sparita una valigia, o ho capito male?
Presidente: No, no.
P.M.: No. Benissimo, basta.
Presidente: E poi i Carabinieri rispondono dicendo mancava la valigia bleu, si fanno carico di cercarla, e dicono: “Il 7 corrente personale di questo Nucleo controllando un armadio rinveniva detta valigia, la quale, per mera svista, era terminata nell’immobile, pertanto non era stata inclusa… eccetera – In data odierna la valigia in questione, con il relativo contenuto, è stata consegnata al Consolato Onorario della Repubblica Federale di Germania tramite…”, eccetera, eccetera.
A.B.: Ecco, ma questa valigia, la domanda che si voleva fare anche noi perché l’abbiamo preso ora estemporaneamente…
Presidente: Quindi il mistero, sotto questo profilo, è chiarito. Era una sola valigia, ed è stata restituita. In ritardo.
A.B.: Il mistero era uno scheletrino. Va bene. In un armadio. Ed era una valigia.
Presidente: E va be’!
A.B.: No, no, Presidente, chiedo scusa.
P.M.: Di cui si descrive il contenuto e nessuno dei parenti…
A.B.: Ecco, qual è il contenuto, quello di cui al numero 1? E’ un sacco o una valigia? Non ho capito bene questo, mi scusi, Presidente.
Presidente: “Conteneva tutto il vestiario del ragazzo”
A.B.: Ecco, perché ci sono sette slip bianchi in quella…
Presidente: “Ragazzo”, il Meyer, eh!
A.B.: Ragazzo?
Presidente: Meyer.
A.B.: Io se fosse il Meyer non lo so, poveretto!
Presidente: Lo dicono loro. Cioè i genitori del Meyer fanno sapere attraverso il Consolato Onorario, eccetera, di Firenze che questa valigia conteneva tutto il vestiario del ragazzo.
P.M.: Presidente, mi scusi, avrei sul punto forse una richiesta che, se la Corte mi segue un attimo, potrebbe risolvere il problema. Mi sembra di capire che la lettera è indirizzata al maresciallo Congiu, che il maresciallo Congiu ha provveduto al ritrovamento nell’armadio di questo “scheletro”, e che l’ha restituito dopo aver descritto cosa c’era. Perché per levarci ogni dubbio non convochiamo, e ne faccio espressa richiesta, il maresciallo Congiu per Lunedì mattina o per la prossima udienza? Oggi non c’è. Se la Corte ritiene di avere dubbi sul punto; se non ha dubbi io la mia richiesta la ritiro.
Presidente: È del tutto inutile convocare Congiu, sembra che…
P.M.: Bene, è cartaceo e documentale a disposizione della Corte.
Presidente: Questi documenti prodotti dalla difesa descrivono l’episodio e tutto guanto può servire.
P.M.: Bene, e allora come non detto. Era per dimostrare che non c’era nessuna volontà di non andare in fondo all’episodio valigia.
A.B.: No, no, per carità, nessuno…
Presidente: Va bene, va bene, abbiamo chiarito.
A.B.: Presidente, mi perdoni, siccome il punto, non so se il Pubblico Ministero vuole andare avanti su questa indagine relativa ai fatti dell’83, io vorrei fare una richiesta, mi auguro assecondata anche dal signor Pubblico Ministero, per capire se sono tornate, son venuti o non son venuti questi vetri dalla Germania. Ecco, solo questa richiesta vorrei fare. E sulla base, per fare questa richiesta mi avvalgo di questi documenti che ha una pagina 62… Al Pubblico Ministero glielo mostro…
Presidente: Il Pubblico Ministero li ha visti?
P.M.: Sì, si, nessunissimo problema.
Presidente: Dunque, Pubblico Ministero, c’è un seguito a queste richieste?
P.M.: Presidente, come lei vede sono atti del Giudice istruttore; non c’è seguito, a mia memoria.
Presidente: È stata fatta questa rogatoria per ottenere…?
P.M.: Il Giudice istruttore mi sembra di ricordare che ha tentato a dei fini peritali, ottenendo poca risposta. Però, onestamente, mi dia il beneficio d’inventario anche a me, sennò faccio il cattivo teste in questo caso. Presidente: Direi che in questi limiti la richiesta difensiva va accolta. Il Pubblico Ministero se può…
P.M.: Io faccio tutte le ricerche negli atti e le ricerche presso gli uffici. Faccio presente che non l’ho ben presente perché è un’iniziativa del Giudice istruttore.
Presidente: Nel caso formalizzeremo poi il tutto, ma certo che…
A.B.: Mi pare che sia importante, Presidente.
Presidente: Naturalmente.
A.B.: Potrebbe essere importante.
P.M.: Importante… mi sembra che sia tutto a fini peritali, una volta che si è stabilito, oramai è una constatazione che il furgone non c’è più quando si vogliono fare…
Presidente: E con questo si chiudono le stalle quando i buoi sono scappati. Avvocato Bevacqua vuole continuare? No. Avvocato Santoni, prego.
A.F.S.: Signor Presidente, vorrei che fosse mostrato – non mi ricordavo che erano state fotografate – la fotografia al teste riguardante le riviste pornografiche, per vedere se si ricorda con l’ausilio della foto, la distanza tra il furgone e le stesse. Ricordo che questa circostanza è importante in quanto nella perizia De Fazio, Luberto, Galliani, dell’Università di Modena, è dato spazio e vi sono inferenze criminologiche proprio riferite a questo reperto. Ora vedendo le fotografie forse il teste si ricorda – speriamo – a che distanza erano dal furgone.
G.L.: Sì, mi ricordo della presenza di questi fogli, erano dei fogli di giornale, di riviste pornografiche stracciate, calpestate, così, stavano circa, dietro una siepe, ad una distanza di circa dieci metri dal furgone, dieci, quindici metri, se non ricordo male. Comunque nelle vicinanze, immediate vicinanze. Come potrebbe essere da qui al di là del tavolo.
A.F.S.: La ringrazio.
Presidente: Nessun’altra domanda?
P.M.: Nessuna il P.M., grazie.
A.F.: Una sola.
Presidente: Avvocato Fioravanti.
A.F.: Avvocato Fioravanti. Queste riviste, questi fogli sono stati repertati da lei?
G.L.: Ma io penso di sì, perché non credo di…
A.F.: Ecco ma poi dove sono finiti?
G.L.: Questo non me lo ricordo francamente, ma se c’erano…
A.F.: Sono stati consegnati alla Polizia o trattenuti dai Carabinieri?
G.L.: No, questo non me lo ricordo. Comunque se sono stati notati, sono stati repertati. Come è stata repertata una bustina di un calmante come quelle che possono essere dello zucchero nei bar, quelle confezioni chiuse, che finisce in “an”, e fu detto che poteva essere, si poteva trattare di un farmaco – siccome finiva in “an” era un calmante. Evidentemente qualcuno l’aveva assunto per rendersi calmo. Cosi si ipotizzarono queste cose. Ed era, mi pare, nelle vicinanze delle riviste, di questi fogli di giornale.
A.B.: Ah, c’era anche un farmaco in quest’occasione?
G.L.: Sì, c’era una bustina come delle dimensioni di, diciamo simile, della stessa grandezza di una bustina da zucchero, di quelle chiuse che stanno di solito nei bar.
A.B.: Ed era “Norzetan”, forse?
G.L.: Ecco, “Norzetan”, si.
A.B.: Anche qua c’era il “Norzetan”?
P.M.: No, no, scusi un attimo, non facciamo dire al teste se questa cosa non la sa.
A.B.: Ha detto una cosa che mi giunge nuova.
P.M.: No, “Norzetan” gliel’ha detto lei.
G.L.: Forse è questa, o io confondo. Non vorrei aver detto una cosa…
P.M.: Ecco, ecco, maresciallo, cerchi…io non voglio farla ritrattare minimamente. Non vorrei che il teste confondesse. Quindi vediamo, se la cosa interessa, di essere un attimino.
Presidente: Vediamo allora, Maresciallo…
P.M.: Se no, capito?
Presidente: Intanto si rivolga verso di noi.
G.L.: Sissignore.
P.M.: Si ricorda cosi poco che invece ricordarsi questo dato che negli atti non è repertato, no?
Presidente: Dunque, le domande le faccio io ora.
P.M.: Bene, Presidente, non ho problemi.
Presidente: Cos’era questa bustina? Da dove salta fuori?
G.L.: Ora, ecco, mi rendo conto di essere andato forse fuori tema.
Presidente: Se c’era lei avrebbe dovuta repertarla, innanzitutto.
G.L.: Certo, certo, ma fu repertato questo, senz’altro.
P.M.: Dove?
Presidente: Dove fu repertato? Le faccio io ora le domande.
G.L.: Non ricordo se si riferisce ora a quest’episodio o ad un episodio precedente.
Presidente: Ah, Ah, e caspita! Lei a quale altro episodio ha partecipato?
G.L.: Quello che poi ci portò a Signa, a Montelupo, quindi nel periodo forse in cui si indagava su, su… uno dei Vinci, mi pare. Ecco, forse.
Presidente: Comunque questa bustina lei la localizza, la ricorda?
G.L.: Sì, però, ecco, non sono sicuro se fa parte in questo, se si riferisce a quest’episodio o ad altri.
Presidente: Se si riferisse a questo episodio – le domando – lei l’ha repertata sicuramente in quell’elenco?
G.L.: Sì, sì.
Presidente: Quindi se non è in quell’elenco, non si riferisce a questo.
G.L.: Non si riferisce a questo e sarà senz’altro in un altro procedimento, un altro episodio.
Presidente: Va bene. Altro?
P.M.: Nessun’altra domanda il P.M.
Presidente: Avvocato Bevacqua, prego.
Presidente: Mi scusi, Presidente. Ma lei da quanto tempo era al Nucleo Operativo?
G.L.: Io ero dal ’76 fino al ’78; poi tornai nell’82 fino all’84 quasi, gennaio ’84. Ecco perché ho vissuto anche precedenti duplici omicidi, ma non in prima persona. Quindi di supporto.
A.B.: E a quali omicidi ha partecipato?
G.L.: Partecipato no.
Presidente: Di quali si è occupato, via, diciamo! Be’, va be’, basta capirsi.
P.M.: Ci siamo intesi, ormai il clima è questo.
G.L.: Non in particolare dell’omicidio, ma delle indagini e delle segnalazioni e degli accertamenti che si facevano in funzione delle segnalazioni che ci pervenivano. “X” sospetto, allora si andava, lo si perquisiva. Ecco in questo contesto.
A.B.: No, siccome tutto è possibile, che venga alla luce anche dopo. Però se non viene alla luce, pazienza. Le domando, lei è stato anche alle dipendenze del colonnello Dell’Amico?
G.L.: Si, certo.
A.B.: Ecco, ricorda di avere fatto indagini, oppure no? Oppure l’ha saputo per un altro omicidio oltre che per questo, nel quale la Polizia, e i Carabinieri in particolare, si attivarono per cercare di capire chi poteva, che tipo di personalità potesse avere il presunto omicida, cioè se era un malato di mente, oppure no?
G.L.: Sì, sì, certo.
A.B.: Cioè quando fu trovata quella bustina di “Norzetan”…
G.L.: “Norzetam”.
A.B.: “Norzetam”, o quello che era.
G.L.: Sì, sì, ora ricordo bene.
A.B.: Ecco, solo una volta fu trovata o più volte?
G.L.: No, una volta sola. Ecco perché io pensavo fosse connessa a questo duplice omicidio, invece evidentemente…
A.B.: Va bene, io speravo che fossero due volte…
G.L.: No, no, è un caso unico e solo
A.B.: Va bene. Grazie.
Presidente: Altro?
P.M.: Nessuna domanda il P.M.
Presidente: Possiamo licenziare il teste. Grazie, può andare.

Presidente: Allora, Pubblico Ministero?
P.M.: Vorrebbe introdurre il teste, professor Maurri?
Presidente: Professor Maurri. Buonasera Professore, ecco si accomodi. Ci rivediamo e dunque, signor Pubblico Ministero, prego.
P.M.: Professor Maurri, ricorda di essersi occupato dell’esame autoptico dei giovani tedeschi uccisi il 10 settembre 1983?
M.M.: Sì.
P.M.: Insieme a altri suoi colleghi o da solo?
M.M.: Professor Graev e…
P.M.: In questo momento le viene…
M.M.: … e un giovane medico, in questo momento non mi ricordo, in questo momento…
P.M.: Benissimo, benissimo. Ricorda di essere andato sul posto?
M.M.: Si.
P.M.: Andò sul posto quando il furgone era ancora sulla Via, sul…
M.M.: Sì, sì.
P.M.: Benissimo. La notte quindi.
M.M.: La notte, sì.
P.M.: Ha qualche ricordo particolare di quel suo sopralluogo dal punto di vista di considerazioni medico-legali che poi lei fa nel suo elaborato?
M.M.: Non particolarmente, ci rendemmo solo preliminarmente conto dei colpi esplosi attraverso, diciamo, la carrozzeria e i vetri della macchina, ma non facemmo nient’altro. Proprio un sopralluogo, direi, del tutto superficiale.
P.M.: Quindi gli accertamenti relativi ai colpi sparati sono stati fatti poi a seguito dell’esame dei cadaveri e dell’esame autoptico?
M.M.: Sì.
P.M.: Vuole dirci innanzitutto complessivamente quanti colpi furono trovati sui corpi dei ragazzi? Quanti sull’uno e quanti sull’altro, se lo ricorda?
M.M.: Complessivamente sette, mi sembra, tre sull’uno e quattro sull’altro.
P.M.: Allora proviamo a descrivere innanzitutto quello che era con la testa sul furgone nella parte anteriore, ricorda? Ce n’è uno con la testa verso la parte anteriore, e uno sull’angolo; mi sembra uno biondo di dietro e uno moro davanti.
M.M.: Quello sulla parte anteriore mi sembra che fosse il Wilher Meyer.
P.M.: Bene, dai capelli più corti, moro? Va be’, lo vediamo sulle foto…
M.M.: Questo non me lo ricordo.
P.M.: Va be’, lo vediamo sulle foto. Relativamente dal cadavere di questo ragazzo, comunque, indipendentemente dal nome, quello che è sulla… con la testa verso la parte anteriore del mezzo..
M.M.: Sì.
P.M.: Ricorda se fu attinto, se al suo elaborato – poi penso la Corte l’autorizza a guardarlo – lei ricorda da quanti colpi fu attinto quel ragazzo lì?
M.M.: Ora francamente, dottor Canessa, non mi ricordo se è il Wilher Meyer o l’altro.
Presidente: Guardi un po’, Professore.
P.M.: A noi, capisce, non interessa il cognome in questo momento; allora proviamo a innanzitutto mostrare una foto del furgone con i due ragazzi.
M.M.: Mi ricordo quali sono i colpi in ciascuno dei due, ma non mi ricordo quale fosse la posizione reciproca nell’interno del furgone.
P.M.: Ecco, c’è una foto in cui si vedono entrambi, quella di sinistra. Consultando eventualmente il suo elaborato riusciamo poi a spiegare di quale parliamo; sennò vediamo le foto sul tavolo autoptico, e via.
Presidente: Comunque consulti eh, Professore, sennò!
M.M.: Direi che questo in primo piano dovrebbe essere proprio il Wilher Meyer, perché ha i richiami alfabetici a livello delle lesioni, e siccome è quello che è stato colpito, è stato raggiunto da tre proiettili, uno dei quali alla testa, e uno dei quali al fianco destro…
P.M.: Corrisponde, corrisponde pienamente. Allora vediamo se lei riesce innanzitutto con questa foto relativa al ragazzo che qui è contrassegnato con una “A” – anche se è difficile parlare di un ragazzo con una lettera dell’alfabeto d’altronde…
M.M.: Forse la lettera “A” si riferiva al colpo alla testa?
P.M.: Non lo so, eh… Professore, io vorrei cercare con lei di ricostruire, se possibile, l’esame che lei ha fatto circa i colpi da cui è stato attinto, le cause di morte, quanti. Se lei vuol consultare il suo elaborato, se vuole vedere altre foto…
M.M.: Si ma…
P.M.: Tanto per cominciare il discorso sennò non so di quale parliamo e mi è difficile farle le domande…
M.M.: Se si sposta un po’ la foto in modo da vedere il tronco si vede un reperto… ecco… un reperto abbastanza importante al livello del fianco, quella macchiolina nera rotondeggiante che è sicuramente il foro d’ingresso di un proiettile d’arma da fuoco.
P.M.: Allora vogliamo vedere una foto di questo ragazzo sul tavolo autoptico? Se ce l’abbiamo… sennò ci sono qui mi sembra.
Presidente: Ovviamente, solito discorso, voltate altrove gli obbiettivi.
M.M.: Sì.
P.M.: Leggiamo prima la didascalia Professore, così ci aiuta… aiutiamo il ricordo: 32 “Insieme…”
M.M.: “…del cadavere di…” Si ecco qui…
P.M.: Non è Meyer ma è Horst.
M.M.: Wilhelm Meyer non Horst. Meyer si chiama. O almeno noi in perizia l’abbiamo sempre…
P.M.: Va be’…
M.M.: Comunque è lui. Allora…
P.M.: Vediamo qui, scusi, la… Ecco, il ragazzo coi capelli corti.
M.M.: Si.
P.M.: Facciamo così.
M.M.: E lui qui, sempre sul fianco destro…
P.M.: È quello che abbiamo visto prima nella… come posizione.
M.M.: Si. Il foro. Sono scomparse quelle imbrattature di sangue che c’erano intorno, perché lo abbiamo un po’ lavato, comunque questo è sicuramente un foro d’inqresso. Fra l’altro è il foro del proiettile che è risultato mortale, perché entrando da destra ha gravemente leso il fegato, e continuando poi il suo tragitto da destra verso sinistra è passato dall’addome dentro la cavità toracica, ha colpito il cuore, ha trapassato il cuore ed è andato a finire nel polmone sinistro. Quindi questo è ampiamente e gravissimamente mortale.
P.M.: E questo è un colpo.
M.M.: Si. Un altro lo aveva del tutto superficiale alla testa, alla regione occipitale, ma questo direi che ha appena scalfito…
P.M.: Lo vediamo qui?
M.M.: No, dovrebbe essere proprio posteriore, occipitale.
P.M.: Occipitale. Non si vede neppure.
M.M.: Ma ha scarsissima importanza traumatologica…
P.M.: Comunque un attimo, andate… ah ecco, un attimo, guardi, è questo?
M.M.: Sì, sì.
P.M.: Leggiamo la didascalia per vedere se ci aiuta. “Particolare della soluzione di continuo sulla regione occipitale”.
M.M.: Questo è penetrato appena sul tavolato cranico osseo esterno, quindi scarsissimo potere lesivo.
P.M.: E siamo a due; uno, il primo, mortale, e questo scarsissimo…
M.M.: Il terzo dovrebbe essere alla regione glutea a sinistra, anche questo però penetrato un po’ nei tessuti muscolari locali ma senza….
P.M.: Se può guardare, è questo qui?
M.M.: La regione non la riconosco. Sì c’è, gluteo sinistro, è penetrato nei muscoli di quella regione, non entrato in addome, terminato a fondo cieco, ferite di scarso rilievo.
P.M.: Vediamo la foto di sinistra se… leggiamo la didascalia per favore.
M.M.: Questo è il fianco destro…
P.M.: “Particolare della soluzione di continuo sulla regione costale inferiore”.
M.M.: Inferiore destra.
P.M.: Destra.
M.M.: Cadavere supino qui.
P.M.: Quindi torna completamente con quello che ricorda lei: tre colpi di cui uno mortale…
M.M.: Sissignore. Al tronco.
P.M.: È quello che ci ha descritto, e gli altri due sono assolutamente ininfluenti sulla causa della morte.
M.M.: Ecco, quello alla regione glutea, il cadavere è stato spostato, qui è in posizione prona, ovviamente.
P.M.: Sì, sì. Abbiamo altre foto relative a questo ragazzo? Sennò ci fermiamo qua. No. Ricorda ora… queste sono foto d’insieme, le abbiamo già viste… invece l’altro, se… Prima di vedere le foto ricorda lei, Professore, l’altro come…
M.M.: Sì, l’altro per quanto mi ricordo, è stato raggiunto da quattro colpi d’arma da fuoco. Due dei quali alla testa, uno alla coscia sinistra e il quarto, mi sembra, al tronco, ma forse se vediamo le fotografie me lo ricordo. Comunque…
P.M.: Quelli mortali, proviamo con quelli o quello mortale.
M.M.: Quello mortale è uno dei due che hanno raggiunto il cranio, perché uno dei due…
P.M.: Cominciamo a vederle tutte, rilievo 28 “Come al rilievo precedente”, allora andiamo al rilievo precedente. 27, insieme del cadavere di Rusch.
M.M.: Uwe Rusch è il nome del cadavere…
P.M.: Visto dal lato destro.
M.M.: Dunque, sul lato destro – si può avvicinare un pochino e ingrandire? – perché quella all’ascella potrebbe essere un foro d’ingresso, però…
P.M.: Può consultare l’elaborato.
M.M.: Potrebbe. Io mi ricordo però bene dei due fori cranici occipitali, perché uno dei due fu l’unico a risultare, dei quattro colpi, mortale.
P.M.: Proviamo se abbiamo delle foto dei colpi occipitali; partiamo da quelli. Questi sono quelli di uscita?
M.M.: Eh, scusi. Sì, quelli sono quelli di uscita; uno, entrambi sparati al cranio con uscita, e uno di questi il superiore al…. mi scusi d’ingresso, non di uscita.
P.M.: Sono di entrata.
M.M.: Sì, sì e infatti…
P.M.: Torna anche, se lei si ricorda, con la posizione del cadavere nel furgone, perché noi vediamo…
M.M.: Sì, comunque qui sono sicuramente ingressi. Quello superiore ha colpito l’osso zigomatico, è penetrato nel cranio da sinistra verso destra, è andato, direi, a ledere gravissimamente la parte destra del cervelletto. Quello di sotto invece non è penetrato, ha interessato la metà sinistra del labbro superiore, entrato nel cavo orale, ha rotto qualche dente, si è frantumato il proiettile stesso, e quindi è uscito in pratica dalla cavità orale senza produrre grossi danni, se non quelli dentari.
P.M.: Quindi uno sicuramente importante dal punto di vista della causa della morte.
M.M.: Sì, quello superiore.
P.M.: Bene, andiamo avanti agli altri, andiamo alle altre foto per vedere…
M.M.: Ecco, questo è il terzo che mi ricordo della coscia, anche questo scarsamente importante, quasi di striscio, infatti ha una figura grossomodo ovalare, di striscio, quindi anche questo non lesivo. Il quarto non mi ricordo, ma se si vede comunque non fu sicuramente mortale, perché la morte è unicamente dovuta alla gravissima lesione da uno dei due colpi alla testa.
P.M.: Leggiamo la didascalia.
M.M.: Il quarto alla mano.
P.M.: Eccolo lì, è sulla mano e addirittura trapassante…
M.M.: E’ vero sulla mano sinistra.
P.M.: “Particolare della mano sinistra…”
M.M.: Trapassante il polso.
P.M.: “…direzione del foro di entrata e di uscita”.
M.M.: Si.
P.M.: In punto di dinamica della aggressione, dal momento che i colpi sono questi, i fori sul furgone lei li ricorda?
M.M.: Sì, li ho rivisti ora in parte.
P.M.: Lei li ha visti e corrisponde… ha qualcosa da chiarirci…
M.M.: No, direi grossomodo no. C’è una…
P.M.: Non ha niente da dirci in più.
M.M.: Direi di no. Noi misurammo l’altezza di questi fori lungo…
P.M.: L’altezza di questi fori sul furgone.
M.M.: Di ingresso. Sissignore.
P.M.: Ohooo, vediamo se… Scusi, li misuraste su un terreno… Perché voi avevate il furgone?
M.M.:
P.M.: Cioè li misuraste sul furgone?
M.M.: Li misurammo sul furgone.
P.M.: Con strumenti idonei alla misurazione Professore?
M.M.: Con i metri…
P.M.: Si benissimo, benissimo grazie.
M.M.: Un normale metro da sarto, diciamo.
P.M.: Perfetto.
M.M.: Quelli gialli arrotolati.
P.M.: Benissimo. Insomma con un…
M.M.: Ora non mi ricordo se l’abbiamo misurati lì ma direi di no perché era notte. Credo…
P.M.: No, dico… noi sappiamo, perché lo abbiamo letto negli atti, che il furgone fu portato a medicina legale, lei lo ricorda?
M.M.: Si e li abbiamo misurati a medicina legale se non altro perché era giorno e quindi le misurazioni con un metro, con un comune metro a nastro…
P.M.: Dalla mattina dopo insomma.
M.M.: Le abbiamo fatte la mattina dopo.
P.M.: In punto di queste misurazioni che furono fatte evidentemente quando il furgone era su un piano, sul terreno di qualche locale dell’Istituto, del cortile, non lo so dove…
M.M.: Sissignore. Certo, certo. Livello stradale piano.
P.M.: Bene. In punto di misurazioni voi faceste delle misurazioni dei colpi a voi evidenti sui vetri o sulla fiancata?
M.M.: Uno anche sulla fiancata se non mi ricordo male.
P.M.: Ha qualche ricordo preciso? Circa le misure, circa le possibilità di essere precisi su queste misure.
M.M.: Ora non me le ricordo esattamente però sono riportate esattamente nella relazione.
P.M.: Le dispiace rileggerla e poi farcelo sapere a noi nei dettagli queste misurazioni?
M.M.: Posso farlo ora?
P.M.: Sì, grazie se la Corte…
Presidente: Pagina 18.
M.M.: Scusi?
Presidente: Mi pare a pagina 18, Professore.
M.M.: 18, c’è una lunga introduzione teorica in quanto si…
P.M.: Lasciamo quella teorica e veniamo alle misurazioni innanzitutto.
M.M.: Pagina 18, “le seguenti misure furono sulla carrozzeria del pulmino”, quindi non sul vetro.

P.M.: Vogliamo vedere un attimo quella carrozzeria con quei tre fori che tutti ricordiamo, o comunque è bene averli presenti, per vedere se la misurazione che lei riporta nella sua relazione si riferisce al foro sulla carrozzeria che è in questa foto.
M.M.: Sulla carrozzeria naturalmente, non sui vetri, credo che ce ne fosse uno..
P.M.: Cominciamo da quello sulla carrozzeria.
M.M.: Credo ce ne fosse uno solo, se non mi ricordo male, di fori sulla carrozzeria..
P.M.: Sulla carrozzeria da questa parte… No, forse abbiamo una foto più… “Insieme delle soluzioni, ‘C’ e ‘B’ site sulla fiancata sinistra”. Per fortuna abbiamo le lettere. Partiamo dalla ‘C’ che sembra dalla foto quella sulla carrozzeria.
M.M.: Si.
P.M.: Voi misuraste questa…
M.M.: Sissignore.
P.M.: Oh!
M.M.: Era 137 cm da terra.
P.M.: Ecco, quindi abbiamo ora 130, prima avevamo una descrizione…
Presidente: La foto l’abbiamo indicata col numero? Scusate.
P.M.: E’ la foto numero 13, e abbiamo una misurazione per fortuna fatta scientificamente…
Presidente: Secondo il Professore questo foro sarebbe quello indicato con la lettera?
M.M.: “C”.
P.M.: “C”. E’ cosi,. Professore?
M.M.: Sì, noi non abbiamo indicato con le lettere qui, ma è quello.
P.M.: È quello sulla carrozzeria.
M.M.: 137 da terra e 60 cm dal bordo posteriore del pulmino; ovviamente lo stesso lato.
P.M.: 60 dal bordo posteriore del pulmino, cioè bordo posteriore cos’è, scusi?
Presidente: Vediamolo un po’ qui, vediamolo un pochino.
M.M.: Vediamo forse una visione d’insieme della fiancata; e non si vede.
P.M.: Dallo spigolo forse?
M.M.: Sì, diciamo spigolo.
Presidente: Vediamo se ce n’è qualche altra. Ah, di lì, sì, quello è il posteriore. Quindi sarebbe quel foro lì; questa è la foto numero?
P.M.: 13, Ah scusi, no, no.
Presidente: No questa è un’altra. La 6 dei Carabinieri corrisponde a quella della lettera “C”, e quindi sulla destra di quel foro c’è la parte posteriore…
M.M.: Sulla destra fotografica del foro c’è il margine posteriore: 60 cm.
P.M.: Un’altezza da terra sul piano di 137 cm.
M.M.: Sì, sì..
P.M.: Bene, grazie. Vediamo l’altro foro sul vetro se lo avete misurato.
M.M.: Allora, vetro posteriore, fiancata sinistra.
P.M.: Bene, è quello opaco, ne date atto?
M.M.: Sì.
P.M.: È questo qui?
M.M.: Sì, dovrebbe essere questo; se questa è la fiancata sinistra, dovrebbe essere questo.
P.M.: Sì, questa è la fiancata sinistra.
M.M.: 140 cm da terra.
P.M.: Difatti è un po’ più alto, vede, Professore?
M.M.: Si, è un po’ più alto.
Presidente: È più alto, è più alto.
P.M.: A parte la prospettiva.
M.M.: Ed è a 100 cm dal bordo posteriore.
P.M.: Benissimo, torna.
M.M.: Cioè è 40 cm più avanti del foro precedente.
P.M.: Togliamo ogni dubbio sulle altezze. Andiamo avanti.
M.M.: Il terzo, vetro anteriore sinistro, eccolo qui: 137 anche questo da terra.
P.M.: Torna con le prospettive. È così, Professore? Sono questi tre, no? I due esterni, 137 quello centrale 140 quelli…
Presidente: Quelli forati sì; attenzione, questo è anteriore, ma non lato, laterale …
A.B.: Laterale, sembra.
P.M.: Laterale sinistro.
M.M.: Anteriore…
Presidente: Cioè non quello del guidatore, quello prima.
M.M.: Abbiamo indicato, direi, un po’ erroneamente con la parola anteriore; diciamo il primo, il primo sulla fiancata.
Presidente: Quello subito immediatamente dopo procedendo verso il guidatore, immediatamente dopo quello opaco, diciamo cosi.
M.M.: Sissignore.
Presidente: Quello schermato, e che risulta in effetti forato.
M.M.: E questo naturalmente è più lontano dal bordo posteriore 176 cm.
P.M.: Sono state fatte altre misurazioni, Professore?
Presidente: Ce n’è un altro poi.
M.M.: Sissignore, a destra.
P.M.: Vediamo la destra. Vediamo se abbiamo la fiancata destra. Foto 8. Ecco la fiancata destra. Ecco qua.
Presidente: Ecco la fiancata destra.
M.M.: Vetro posteriore, diciamo, posteriore potrebbe indurre in errore, che fosse la parte posteriore della macchina…
P.M.: Guardi, Professore, intanto guardi se lo riconosce. Sarebbe quello…
M.M.: È quello lì, quello opaco.
Presidente: Vetro giusto, vetro latero posteriore.
M.M.: Sissignore
Presidente: Anche questo schermato all’interno.
M.M.: Laterale posteriore destro, anche questo 140 cm da terra e 100 cm dalla, diciamo, fine, dalla parte posteriore del ..
P.M.: Dallo spigolo posteriore.
M.M.: Sissignore. E poi una quinta annotazione su quello famoso che non potè essere misurato perché il vetro si è rotto.
P.M.: Però, però, Professore, stia a sentire me, guardiamo, guardiamo ora, qui c’è il vetro, vede? Vediamo se lo troviamo il foro – per cortesia vediamo il foro – per consentire noi con la misura di quello accanto di avere quanto meno qualche indicazione che, anche se approssimativa ci… ecco, lo vede quel foro, è più in alto,
M.M.: Sì.
P.M.: E’ un po’ più in alto, voi non avete potuto misurarlo perché il vetro era caduto.
M.M.: Era caduto.
P.M.: Ecco, cerchiamo di fare il possibile per focalizzare al meglio, prima il colpo sul vetro, se ci riusciamo…
M.M.: Lì si vede abbastanza bene…
P.M.: Abbiamo altre foto?
A.B.: Ce lo fa vedere? Ce lo può rimostrare?
P.M.: Si, si, sto cercando di fare la stessa operazione che… prima quello sul vetro, vetro non opaco, ecco lì…
Presidente: Lì è contrassegnato.
P.M.: Se riusciamo, a ingrandirlo al massimo, benissimo, si vede benissimo, una lettera “A”
Presidente: E si vede con molta chiarezza.
P.M.: Poi indichiamo quello con la lettera “B” al massimo dell’ingrandimento, ecco, sono al di là delle prospettive e delle considerazioni, il “B” è un po’ più basso, “A” un po’ più alto; “B” è sicuramente 140. Grazie, Professore.
A.B.: E “A” quanto sarà?
P.M.: “A” non lo sappiamo perché il vetro è caduto, lasciamo…
M.M.: 145 con punto interrogativo.
P.M.: Massimo
M.M.: Forse 144, forse 143
P.M.: Bene, grazie
A.B.: Fermiamoci a 145. A me mi sta bene.
P.M.: Io non ho altre domande. Non ho altre domande, Presidente.
Presidente: Bene. Prego, signori. Avvocato Santoni.
A.S.F.: Avrei una domanda, forse due, ma vediamo la prima. A pagina 52, Professore, lei dice che i colpi sparati non sul Meyer, sull’altro, Rusch mi sembra, sono, sì, infatti, si trattò infatti di colpi sparati tutti in rapida successione. Tutte le ferite hanno caratteristica di vitalità, nel contesto di una situazione nella quale vi furono da parte del Rusch spostamenti all’interno del pulmino. Ecco, lei ha visto le fotografie che ora, dei vetri, alcuni opachi, altri no, alcuni colpi sparati nella lamiera. Ma tutte queste ferite, ripeto, hanno carattere di vitalità. Poi rivedremo appunto quale fu il primo colpo sparato, se mortale o non mortale, sempre partendo dalla sua relazione. Ma la mia domanda era questa: per colpire con caratteristica di vitalità lui deve aver mirato con la pistola in un atteggiamento di mira o ha sparato all’impronta?
M.M.: Difficile dirlo, penso però che non abbia sparato alla cieca, ecco; ha sparato nell’interno della macchina intravedendo le sagome di queste persone, perché in parte i vetri erano opachi e un colpo è stato sparato attraverso la carrozzeria. Ma ho l’impressione che non abbia sparato alla cieca. Naturalmente è un’impressione.
A.S.F.: Evidentemente sennò non avrebbe potuto colpire in zone vitali gente che si spostava all’interno. La ringrazio, Professore. Per quanto riguarda – il punto era molto importante – per quanto riguarda la dinamica del Meyer, lei parla di tre ipotesi; mi interessa molto. Dice, la prima ipotesi, gliele ricordo.
M.M.: Sì, grazie.
A.S.F.: “Sempre per il Meyer possono farsi due ipotesi, che il primo colpo lo attinse, che sia stato sparato alla nuca, e dopo che lui abbia girato intorno al pulmino. L’altra ipotesi è che invece l’omicida abbia sparato il primo colpo al fianco destro, dal lato destro del pulmino e successivamente e rapidamente si sia portato dal lato sinistro esplodendo gli altri due colpi sempre al Meyer”. Ora le volevo… “e poi esiste anche una terza ipotesi oltre le due, ovvero che l’omicida abbia esploso prima tutti i colpi sparati dalla destra del pulmino, e quindi anche quelli mortali, quindi si sia portato sulla sinistra e abbia esploso gli altri colpi forse per essere sicuro di aver ucciso i due giovani”. Lei dice però che la più verosimile era la seconda, ma anche la più complessa. Perché? Questa seconda ipotesi, cioè che abbia sparato prima il primo colpo al fianco destro dal lato destro del pulmino, e successivamente sempre rapidamente si sia portato al lato sinistro la cosa è molto importante. “Questa seconda ipotesi sotto il profilo medico risulterebbe più verosimile” lei dice, “in quanto stante la posizione del rinvenimento del corpo del Meyer, sarebbe da ammettersi che il giovane sia stato colto in stato di riposo”. Se lo ricorda questo particolare, lo conferma?
M.M.: Sì, sì, certo.
A.S.F.: Ha rivisto le fotografie, rinfrescate, ecco, perfetto. “E quindi attinto da un primo colpo istantaneamente mortale”. Però dice: “La difficoltà, nell’ambito della ricostruzione del fatto, tuttavia questa seconda ipotesi rende più laboriosa l’azione dell’omicida, il quale avrebbe dovuto prima sparare a destra, poi da sinistra e poi ancora da destra essendo i colpi che hanno attinto l’altro giovane, e che potrebbero essere gli ultimi esplosi, sparati dal portello anteriore destro del pulmino”. Ora lei mi capisce, Professore – e le chiederò poi se le è possibile rispondere quale ancora di queste ipotesi le sembra la più possibile – che questi movimenti possono incidere rapidi, veloci emotivamente rilevanti sulla mira della persona che spara, evidentemente, e quindi che necessiti poi di un’ulteriore attenzione nel tiro. È evidente, perché se io sparo dieci colpi stando fermo dalla solita posizione ho un risultato…
A.B.: (fuori microfono): …
Presidente: Avvocato, la domanda!
A.S.F.: La domanda è, e l’avevo già formulata – strano che l’osservazione venga dalla difesa – la domanda che era già formulata, quale ancora di queste tre ipotesi, secondo lei, è la più verosimile, cioè con il più alto grado di probabilità di esecuzione.
M.M.: Avvocato, io non ho motivi, stando qui non ho avuto dati ulteriori, né ho sentito alcunché che mi possa far modificare queste tre ipotesi; ma quella che è stata considerata la più valida allora ritengo che…
A.S.F.: Rimane oggi…
M.M.: Sempre come ipotesi, si capisce.
A.B.: Cioè quale sarebbe questa ipotesi?
Presidente: Ripetiamola.
A.S.F.: Se la seguivi!
M.M.: I movimenti ripetuti da destra a sinistra… I movimenti della persona che impugna l’arma
A.B.: E quindi un’altezza particolare di normalità, sulla quale si..
M.M.: 140, abbiamo visto da 137 a 145.
A.B.: I buchi.
M.M.: I buchi, certo.
Presidente: Avvocato Colao, voleva fare domande?
A.C.: Grazie, Presidente.
Presidente: Prego.
A.C.: Professor Maurri, lei è stato perito settore anche in altri episodi di omicidio e ricollegandomi alla domanda che le ha rivolto il collega, la tecnica di sparo e di uccisione può essere paragonabile alle altre, riferito all’avvicinarsi prima ad una fiancata e poi all’altra? Riguardo i corpi.
M.M.: Sta parlando naturalmente degli altri episodi di coppie?
A.C.: Esatto, esatto, degli altri episodi…
Presidente: Fino allora…
M.M.: Per quanto mi ricordi, c’è questo particolare qui ma non sono assolutamente sicuro che la memoria non mi tradisca, che in questo episodio qui i colpi sono stati sparati dai due lati dell’automezzo e gli altri precedenti, mi sembra di ricordarmi, i colpi sono stati sparati solo da un lato.
A.C.: In tutti gli episodi?
Presidente: Le sembra.
P.M.: Andiamo… Ci ha detto ‘gli sembra’… Ci son gli elaborati, non è che…
A.C.: Grazie professore.
M.M.: In quelli finora noti.
Presidente: Le sembra, le sembra.
M.M.: Mi sembra di sì, che non ci sia stato accostamento.
Presidente: Comunque al di là di questa particolarità, lei ricorda qualcosa che identifichi in particolare questo omicidio rispetto ad altri? No?
M.M.: No, solo questo fatto qui, se vuole un particolare negativo: la mancanza del secondo mezzo lesivo, dell’arma bianca.
Presidente: L’arma bianca.
A.C.: Grazie, Dottore.

Presidente: Prego, signori…
A.B.: Grazie, signor Presidente.
Presidente: Avvocato Bevacqua.
A.B.: Grazie. Senta, Professore, lei ha fatto tutti quanti gli omicidi. Cioè, gli omicidi, ha fatto, ha partecipato a tutte le indagini peritali per tutti gli omicidi.
M.M.: Tranne il primo. Locci…
A.B.: Tranne il primo, ’68. Certamente. Ecco, siccome è certo che questi due poveri ragazzi sono stati trovati dopo diverso tempo, dopo diverse ore, tant’è che addirittura nella macchina vi era la radio accesa, almeno questo…
M.M.: Scusi, sta parlando di questi…
A.B.: Questo, questo. Così, la sua esperienza… Le faccio due domande: una relativa alla normalità di sparo, il senso dell’altezza che sarebbero… se si o se no che che sarebbe stata riscontrata in questo omicidio. Cioè, mi spiego meglio. Sembrerebbe dall’altezza dei fori che questa persona adottasse un sistema normale di sparo. Cioè tenesse questa pistola in un certo modo, tant’è che i vari fori sono a 137, 140, 145. Quindi praticamente un atteggiamento di sparo, direi, naturale, se si può chiamare naturale. Cioè, non così, o così.
M.M.: Sì, certo, certo.
A.B.: Direi naturale.
M.M.: Diciamo grossomodo la mano che impugna l’arma che non supera l’altezza della spalla.
A.B.: Non supera l’altezza del bra… quindi naturale.
M.M.: Direi di sì.
A.B.: Naturale, o così, o così. Non così, non così.
M.M.: No.
A.B.: Bene. Quindi lei dà, ricostruisce… la domanda è questa: se lei può ricostruire, sulla base di questi colpi, di questi fori, la… posso farla la domanda, Presidente?
P.M.: Mi sembra che sia un contenuto peritale, così.
Presidente: Sì, però, scusate, ricordatevi che se lui voleva colpire i ragazzi da quell’altezza lì, se le foto non mi ingannano, visto che non c’è il pulmino, lui doveva sparare dall’alto verso il basso. Cioè, il colpo doveva essere diretto verso il basso…
A.B.: No, Presidente…
Presidente: I ragazzi sembrano più in basso.
P.M.: I ragazzi son più bassi dei vetri.
Presidente: Sembra. Vogliamo rivedere le fotografie?
A.B.: Sì, sì.
P.M.: Rivediamole. E’ un argomento del P.M., lo tenevo da una parte, adopriamolo subito.
A.B.: Eh, pigliamolo subito allora.
Presidente: No, ma la domanda è molto calzante, quella dell’avvocato Bevacqua è molto calzante, quindi direi che…
P.M.: Sì, sì, non no…
Presidente: Se il professor Maurri deve rispondere è bene che allora documentiamoci in base a quel poco che abbiamo. Dunque, no, non è questo qui.
P.M.: Abbiamo quel foro, se ricorda, Presidente.
Presidente: Sì, anche questo va bene.
P.M.: Ecco, quell’altro che è, almeno nella foto, sopra il corpo del ragazzo.
Presidente: Vedete? Questo volevo dire io.
P.M.: Sì, sì, la stessa foto.
A.B.: Sì, ma i ragazzi sono già morti, Presidente. I corpi sono già a giacere.
P.M.: Stanno…
Presidente: Chiunque fosse l’assassino, qualunque altezza avesse, certamente bisognava sparare con un tramite verso il basso. Da quello che si vede dalle fotografie…
A.B.: Non lo so, Presidente. Questo, mi perdoni, ma io non credo, mi perdoni, io non credo che questi ragazzi fossero a sedere, perché c’era una… della musica e questi ragazzi erano dentro. Non sappiamo esattamente come fossero, come si trovassero.
Presidente: Eh, questo ce lo può dire…
A.B.: Ecco, se ce lo può dire lui… Perché, veda, anche il foro d’ingresso di questo povero disgraziato, è sicuramente molto più basso del foro d’ingresso che risulta sulla carcassa della macchina. Eh, quindi evidentemente il ragazzo era in piedi, o a sedere, o comunque in una situazione…
P.M.: In piedi non ci stava.
A.B.: Non lo so. Ma non era questa, certamente…
P.M.: Lo spazio è…
A.B.: Sì, ecco, allora la domanda è questa al Professore: se quel proiettile, quel buco che c’è sul torace, parte destra di questo poveretto, possa collimare in qualche modo con i fori che esistono là nella carcassa.
P.M.: Quelli sono dietro, quindi bisognerà vedere…
A.B.: O davanti o di dietro. Io credo di no.
M.M.: Assumendo che questa persona da vivo avesse più o meno questa posizione che ha ora da morto, quindi, disteso sul… dentro il pulmino.
A.B.: Sì. Certo, il discorso è questo…
M.M.: Il proiettile, credo che bisogna mettere in evidenza esplicita, è entrato di lì, da quel fianco, no? Dal fianco destro.
A.B.: Sì.
M.M.: Ma ha avuto una traiettoria… sto parlando del cadavere, non del pulmino, ha avuto una traiettoria quasi perpendicolare all’asse maggiore del corpo, quindi è entrato da destra…
A.B.: Gli ha sparato da…
M.M.: … ed è andato a finire un pochino in alto, a sinistra.
Presidente: Quindi lei pensa che fosse seduto questo ragazzo?
M.M.: Ho l’impressione di sì. Voglio dire che se fosse seduto potrebbe combaciare topograficamente in maniera pressoché perfetta il foro a destra della lettera “B” con il foro sul fianco.
A.B.: Ecco, quindi se era seduto e se chi stava fuori intravedeva la sagoma, evidentemente la sagoma, a lui si presentava molto ampia, anche in altezza. Perché, se lo ha colpito lì, va bene? È chiaro che colui che vedeva da fuori vedeva non soltanto la parte mediana del corpo, ma vedeva anche le spalle, vedeva anche la testa. Professore, questo…
M.M.: Vedeva una persona seduta.
A.B.: Certamente! Ma siccome il tramite è a questa altezza, se io sparo oltre questa parte qui dove io dirigo l’arma e il colpo, evidentemente vedo anche sopra. O no?
M.M.: Credo di sì. Da quel finestrino lì.
A.B.: Oh, quindi, quindi io che sparo a questa altezza, sparo ad un’altezza normale. Cioè, non devo alzarmi od abbassarmi per sparare. Mi scusi, Professore. E’ vero o non è vero?
M.M.: Se si suppone che questa persona fosse seduta…
A.B.: Proprio questa fotografia mi interessa.
M.M.: … no, è vero. Forse, non lo so, non è mia competenza, ma un esame del foro nella carrozzeria ci potrebbe dire se ha una certa obliquità.
P.M.: Eh, sì, Professore, grazie, ma purtroppo…
Presidente: Professore, lei tocca un tasto dolente.
P.M.: E’ un tasto…
A.B.: No, ecco, scusi Presidente…
Presidente: Non ritorniamoci sopra che è meglio.
A.B.: Scusi, Presidente, mi pare che questa fotografia può illuminare un po’ tutti.
Presidente: Magari, Avvocato!
A.B.: Anche se è già stata.. . no, illumina, Presidente.
Presidente: Allora illuminiamo la fotografia.
A.B.: Ecco. No, la fotografia la stanno illuminando loro. Io vorrei capire se uno di quei fori che vi sono nella carrozzeria indica il tramite – mi consenta la terminologia forse non corretta – che lega anche uno dei fori che si trovano nel corpo di questo ragazzo.
P.M.: Se sappiamo la posizione del ragazzo.
A.B.: Se sappiamo la posizione.
M.M.: Certo. Se si ammette che fosse seduto, e che avesse il fianco destro rivolto verso la parete della macchina…
A.B.: Oh…
M.M.: …può essere stato colpito o dal foro che è sulla carrozzeria vera e propria, attraverso il proiettile della carrozzeria, o da quello del, finestrino.
A.B.: E allora facciamo un discorso…
P.M.: Scusi, abbiamo anche dei fori dalla parte opposta della carrozzeria. Ne abbiamo tre anche di qua, eh? Non dimentichiamocelo, se no falsiamo tutta la nostra ipotesi.
M.M.: È vero.
P.M.: Vero, Professore?
A.B.: Va bene, ma li facciamo anche quelli, facciamo…
P.M.: No, eh, ma ricordiamoglielo al Professore, se no…
A.B.: Facciamo un discorso inverso, Professore. Mi perdoni. Nello stato in cui si trova questa cadavere, va bene? E il cadavere dell’altro ragazzo, questi fori che si trovano nel cadavere del ragazzo sono compatibili, oppure no, con i fori che vi sono sulla carrozzeria?
M.M.: Con uno dei fori che sono sulla… sì.
A.B.: Con quale?
M.M.: Non lo so.
A.B.: Eh, ma allora…
M.M.: Avvocato…
P.M.: Ce ne sono cinque, Professore, ricordiamoci che sono cinque.
A.B.: Allora, vediamo anche quegli altri.
M.M.: Scusi… io sto parlando dei due fori che si vedono lì.
P.M.: Allora ricordiamo che ne abbiamo cinque.
M.M.: Non degli altri. Il foro sul fianco destro di questo cadavere qui è compatibile con un colpo esploso…
Presidente: Lateralmente.
M.M.: …lateralmente. O attraverso la lamiera, o attraverso il vetro.
A.B.: Oh…
M.M.: Se il ragazzo era seduto con il fianco destro, diciamo, appoggiato fra virgolette, in quel punto lì, è compatibile.
A.B.: Oh…
M.M.: Ma non so dire se possa essere stato un…
A.B.: Quindi, se il ragazzo è appoggiato, mi scusi, rifacciamo mentalmente… rinquadriamo mentalmente noi, noi, questa posizione di questo ragazzo. Il ragazzo è appoggiato, va bene? sulla macchina, va bene? Scusi, Professore, il ragazzo è appoggiato sulla macchina, vediamo quel ragazzo. È appoggiato sulla macchina, viene colpito a questa altezza, giusto? Quindi il ragazzo mostra…
P.M.: Guarda dietro, innanzitutto.
A.B.: Guardo dietro, o guardo davanti…
P.M.: No, è per esser completi.
A.B.: Va be’, il ragazzo mostra allo sparatore, non soltanto questa parte giù che non si vede perché c’è la lamiera, ma certamente da questa parte qui fino in su. O no?
M.M.: Avvocato, no, Avvocato… Se il ragazzo è a sedere…
Presidente: Il microfono, il microfono, Professore. Microfono, per favore, sennò…
A.B.: Professore, mi pare che io ho fatto Se io sono a sedere… ora qua ci vuole sempre questo benedetto microfono…
Presidente: Eh, lo so, Avvocato.
A.B.: La difesa non ha il laser, Presidente, quindi non può fare col microfono…
Presidente: Neanche noi.
A.B.: Dunque, se io sono così, Professore, mi perdoni, mi dica se sbaglio…
M.M.: Avvocato, se questa persona è seduto con questo fianco, il destro, diciamo più o meno appoggiato o volto da questa parte della carrozzeria, è chiaro che o il proiettile è penetrato di qui o l’altro – che non capisco bene se è questo o questo – …
A.B.: Questo qua.
Presidente: Quello, quello, Professore.
M.M.: Questo qua, uno di questi due può aver leso il torace.
A.B.: Oh…
M.M.: Non sono in grado di dire quali dei due.
A.B.: Professore, questo volevo che lei dicesse. Se questo, uno di questi due proiettili entrati dall’uno o dall’altro dei buchi – scusi la terminologia – è entrato dentro il costato di questo ragazzo, evidentemente il ragazzo si trovava a questa altezza e mostrava a colui che sparava, non soltanto il punto dove poi è stato colpito, ma anche la parte superiore.
M.M.: Se si ammette che si guardi di qui, perché se si spara da qui, al di fuori, attraverso la carrozzeria…
A.B.: Professore, questo doveva sparare per uccidere. Qui ha sparato, doveva uccidere…
M.M.: Sì, va bene, diciamo che dal finestrino…
A.B.: Tant’è che spara e fa diversi…
M.M.: Dal finestrino si poteva vedere la massa, l’ombra di questo uomo seduto dentro.
A.B.: Oh, quindi l’ombra di quest’uomo seduto dentro dimostrava e mostrava a questo assassino tutta una parte che va da qui in su?
M.M.: Certo, certo.
A.B.: Oh! Questo volevo che lei dicesse.
M.M.: Direi di sì.
A.B.: Va bene? Quindi queste fotografie sono incompatibili, così, per una ricostruzione esatta.
M.M.: Lei vuol dire che la posizione in cui c’è il cadavere non è quella della persona quando è stata colpita?
A.B.: Non è quella… Certo.
M.M.: Direi sì, che non è quella.
A.B.: Oh, e allora mettiamo a verbale che la posizione non è quella. Ecco.
Presidente: Senta, Professore, tutto questo è in via ipotetica.
M.M.: Certo.
Presidente: È in via ipotetica. Sia ben chiaro perché non dimentichiamo che sono sparati colpi anche all’interno.
M.M.: E’ quello che volevo dire.
Presidente: All’interno del veicolo.
M.M.: Sì.
Presidente: Lei può escludere, sempre nella stessa via ipotetica nella quale siamo che, per esempio, quel colpo lì sia stato provocato da un colpo sparato all’interno del veicolo?
M.M.: No, non lo posso escludere affatto. Diciamo che il corpo di quest’uomo è stato investito sul fianco destro, perché ad un certo momento offriva il fianco destro alla pistola. Vuoi che la pistola sparasse da destra, vuoi che la pistola sparasse da sinistra. Ci doveva essere semplicemente una coincidenza di lato fra la pistola che spara in quel momento e il fianco destro della persona. Potrebbe essere stato sempre seduto e guardare in avanti. E quindi sporgere, porgere il fianco destro all’altro lato del mezzo.
A.B.: Ecco, Professore, lei, dato che il signor Presidente ha fatto questa domanda, ricorda o non ricorda – se lo ricorda – che non vi era alone di abbruciacchiamento in prossimità della ferita di questi ragazzi? Quindi la vicinanza dell’arma?
P.M.: Abbiamo visto le foto, no, Professore?
A.B.: No, sto domandando una cosa diversa.
Presidente: Non pare.
P.M.: No, era per facilitare il ricordo, Avvocato.
A.B.: Cioè, Professore, lei sa…
M.M.: No, che vuol dire alone e abbruciamento?
A.B.: No…
M.M.: Affumicatura?
A.B.: Affumicatura da colpo in prossimità della canna.
M.M.: Non ce n’era, per quanto mi ricordo. Né affumicatura, né tatuaggio.
A.B.: Oh! Quindi questo colpo è stato sparato perlomeno a 40, 50 centimetri di distanza, o comunque è stato sparato e l’affumicatura si è impattata – scusi la terminologia – contro un qualche schermo che poteva essere il vetro, che poteva essere…
M.M.: Cioè, se anche il fianco fosse stato poggiato in corrispondenza di quei due fori, il…
Presidente: Il Presidente ha fatto una ipotesi, cioè, è possibile che sia stato sparato dentro un colpo, cioè, questo corpo così potrebbe essere compatibile con un colpo sparato all’interno del camion, del camioncino…
M.M.: Certo, certo.
A.B.: Questo comporterebbe degli ulteriori elementi di riscontro che non ci sarebbero. Cioè, perlomeno se è stato sparato all’interno, poi si vedrà – credo non sia stato possibile fare questo -bisognava che ci fosse un alone, va bene? Di abbruciacchiatura. Si chiama così…
M.M.: Affumicatura.
A.B.: Affumicatura, che non c’era. Lei non lo ha riscontrato questo?
M.M.: No. L’alone e l’affumicatura non c’è. Ma se il colpo è stato sparato ad una distanza convenzionalmente superiore ai 40 centimetri, l’affumicatura non c’è. Se poi il colpo è stato sparato a distanza anche più ravvicinata, ma c’è lo schermo potente della lamiera, o del vetro, è chiaro che non c’è.
A.B.: Ecco, Professore…
M.M.: Anche se fosse stato a contatto con la lamiera.
A.B.: Ecco, io le faccio una domanda molto semplice. Qua noi abbiamo una serie di fori che praticamente circondano questo pulmino. Lei crede che almeno uno o due o tre di questi fori, o uno, abbia potuto essere il tramite di un proiettile che poi ha colpito anche uno di questi corpi, oppure no?
M.M.: Lei vuol dire se qualche colpo è stato mandato a vuoto?
A.B.: No, se qualche co… no, io ho voluto dire invece l’inverso, se qualche colpo è andato dritto, o no?
M.M.: Dritto…
A.B.: Nel senso che ha colpito anche il corpo di qualcuno di questi.
M.M.: Non ho capito la domanda, Avvocato, mi scusi.
A.B.: Certo, lei crede che questi buchi che ci sono…
M.M.: Sì.
A.B.: Ecco, qualcuno di questi buchi è stato provocato da un proiettile che dopo aver bucato ha anche attraversato il corpo di qualcuno di questi, sì o no?
M.M.: Attraversato no.
A.B.: Ferito, colpito.
M.M.: Ferito. Certo.
A.B.: Certo. Oh, quindi se ha attraversato o ha colpito, questo corpo non poteva trovarsi in quello stato là, adagiato così. O no?
M.M.: L’abbiamo già detto.
A.B.: Vorrei che lei lo ripeta, Professore.
M.M.: Vista la direzione del colpo, quello mortale in particolare, che è quasi perpendicolare all’asse maggiore, deve essere stato sparato allorché anche la figura, la persona era seduta.
A.B.: Oh… la persona era seduta. Basta. Cioè, lei…
M.M.: O inginocchiata. Diciamo col tronco eretto.
A.B.: O inginocchiata, comunque uno…
M.M.: Col tronco eretto.
A.B.: E uno di questi colpi, uno di questi colpi, quello mortale, è compatibile con uno di questi fori.
M.M.: Sì.
A.B.: 137, 140, 145.
M.M.: È compatibile con i fori di destra e con i fori di sinistra. Perché i fori sono tutti allo stesso, grossomodo, alla stessa altezza.
A.B.: Ecco. Senta, signor Presidente, io farei una richiesta. Non so se si chiama ricognizione, o si chiama esperimento. Perché non esiste. La ricognizione è sulle cose, l’esperimento è…
Presidente: Perché non domandiamo un’altra cosa al Professore?
A.B.: Faccio ancora un’altra…
P.M.: Avrei delle domande anch’io, poi.
Presidente: Prima ancora. E cioè mi inserisco a questo punto, se quei fori sulla carrozzeria, a quell’altezza…
M.M.: Questi che si vedono ora?
Presidente: Intanto quelli lì, ma poi magari…
M.M.: Anche gli altri.
Presidente: Sono compatibili con i fori di entrata che erano sul corpo dell’altro ragazzo. Non dimentichiamocelo.
P.M.: Oh esatto! La domanda mia… che aveva, il ragazzo, dei fori, due fori all’altezza del naso, quindi in piedi non era. Va bene Professore? Oh, allora la domanda la facci mia per ripetermi soltanto perché l’ha già detto chiaramente il Presidente. I fori sulla carrozzeria e sui vetri sono compatibili con i fori del ragazzo in viso che è in quella posizione lì? Se lo guardiamo…
Presidente: Facciamo rispondere. Guardi Professore. Possiamo mostrarle anche un’altra foto di questi poveri ragazzi.
M.M.: Lei dice se sono compatibili, Dottor Canessa, con il foro al fianco? O quelli in…
P.M.: No, no, i fori al viso, ora guardiamo il viso del ragazzo.
M.M.: Dell’altro ragazzo.
P.M.: Sì, sì dell’altro. Si ricorda ci son dei fori?
M.M.: Sì, sì certo. Uno è quello mortale.
A.B.: E però dov’è questo povero ragazzo? Dov’è messo là? Non c’è mica nessun foro là!
A.S.F.: Scusate, facciamo…
P.M.: Facciamo rispondere il Professore, chiediamogli se…
M.M.: Vogliamo rivedere la fotografia?
P.M.: Ecco, ecco.
Presidente: Vogliamo rivedere l’altro ragazzo?
P.M.: Cominciamo dal volto del ragazzo sul tavolo autoptico, così facciamo prima. Così ci richiariamo dove sono i fori…
Presidente: Sarà meglio riguardare le foto sul tavolo anatomico.
P.M.: Ecco, bene.
Presidente: Ecco, è questa.
M.M.: Certo.
P.M.: Questi sono due fori abbiamo detto.
M.M: Sì.
P.M.: Sono due proiettili.
M.M.: Sì.
P.M.: Bene. Molto vicini.
M.M.: Sì.
P.M.: Ora vediamo le foto del ragazzo com’è stato trovato sul furgone. Poi vediamo i fori sulla… i cinque fori sulla carrozzeria, e poi vediamo se si può dir qualcosa.
A.B.: Eccolo là il ragazzo, eccolo là il ragazzo.
M.M.: Qui si vede poco francamente.
P.M.: Se vogliamo ingrandire il…
M.M.: No, si vede, si vede abbastanza.
A.B.: Ma è un corpo morto che è caduto già.
M.M.: Sì.
A.B.: Ecco, quindi era prima… prima di essere…
M.M.: Dottor Canessa, lei vuol sapere qual era presumibilmente…
P.M.: Se si può dire qualcosa in merito alla provenienza dei colpi che hanno colpito il ragazzo al naso, rispetto ai cinque fori che sappiamo essere sulla carrozzeria. Se li ricorda? Due a destra e tre a sinistra.
M.M.: Sì, sì, me lo ricordo. Tutti e…
P.M.: Se possiamo dire qualcosa, eh, o se non è possibile, Professore, è meglio non dirlo e le valutazioni…
M.M.: Sì, non mi vorrei sbilanciare. Non mi vorrei sbilanciare.
P.M.: Bene, grazie.
A.S.F.: Presidente…
M.M.: Per l’altro era più chiaro, qui meno.
A.B.: Posso fare una cosa qua? Prima…
Presidente: Professore, Professore…
A.S.F.: È proprio attinente a questo, è un passaggio anteriore.
Presidente: Il Consigliere Polvani vuol farle una domanda.
Giudice a latere: Si può rimettere la fotografia sul tavolo autoptico?
A.S.F.: Sì, scusi, Presidente…
Presidente: Diciamo sempre che foto sono, eh.
A.S.F.: È una domanda anteriore questa, sennò si perde.
A.B.: Va be’, lasciamo fare, la facciamo dopo.
A.S.F.: No, se è una domanda anteriore non si fa dopo.
Giudice a latere: … sulla destra, dove si vedono bene i colpi sul volto, mi sbaglio…
A.B.: Sono due.
Giudice a latere: … mi sbaglio, o sono colpi piuttosto angolati, rispetto alla superficie che vengono a…
M.M.: Sì, sì. Sono angolati direi con direzione sul cadavere. Da sinistra a destra e da basso in alto.
Giudice a latere: Marcatamente angolati.
M.M.: Discretamente angolati. Tant’è vero che quello mortale è entrato nella regione zigomatica, ma è finito dall’altra parte opposta del cranio a livello cerebellare.
Giudice a latere: Bene, grazie.
A.B.: Sì, ma angolati come zona topografica, ma non sappiamo come fosse la testa di questo ragazzo.
M.M.: La posizione quand’è stato colpito.
A.B.: Quindi, angolati, scusi…
Giudice a latere: È l’impatto che è angolato.
A.B.: E’ l’impatto che è angolato, ma capisce? L’angolato, sì, ma può essere…
A.S.F.: Rispetto al tavolo autoptico.
A.B.: Si può trovare in mille modi, così, così, cosi, ecco…
A.S.F.: È evidente, no? Che è rispetto al tavolo autoptico.
A.B.: Però la domanda credo che il signor Consigliere Relatore…
A.S.F.: Presidente, avevo una domanda, dopo il Pubblico Ministero, anteriore. Ai fini di una ipotetica…
Presidente: Avvocato Santoni.
A.S.F.: – Avvocato Luca Santoni Franchetti – … ricostruzione, poi del fatto, volevo domandare questo al Professore. I colpi che hanno impattato i vetri e la lamiera hanno evidentemente subito una trasformazione. O no?
M.M.: I colpi no, i proiettili.
A.S.F.: I proiettili, logicamente. I proiettili che hanno impattato vetri e la lamiera hanno subito una trasformazione. Si può, ai fini sempre di una eventuale futura ricostruzione, capire, visto che quando a loro volta, successivamente, impattano il corpo di questi ragazzi, sarà un impatto diverso di un colpo che…
M.M.: Non deformato.
A.S.F.: Non deformato. Che attinge direttamente.
M.M.: Lei sta parlando di deformazione.
A.S.F.: Quindi si può ricavare, secondo lei, vedere, se il colpo che ha attinto un ragazzo è stato prima deformato o dal vetro – o ci sono studi particolari sia sull’una che sull’altra ipotesi – sul vetro o sula lamiera? Che è stato deformato prima, o dal vetro o dalla lamiera?
M.M.: Avvocato, presumo di si, ma io sono solo laureato in medicina.
A.S.F.: Certo.
M.M.: Questo lo potrebbe fare un perito balistico.
A.S.F.: Ma logicamente, con le nostre conoscenze, perché evidentemente il colpo diretto dovrebbe lasciare un margine più netto, più regolare, di un colpo deformato dalla lamiera o dal vetro.
M.M.: Mi domando quanto un vetro possa deformare un proiettile. Quanto vistosamente. La lamiera, forse. Ripeto, non è di mia competenza.
A.S.F.: Comunque, in via ipotetica è una…
M.M.: Certo. In…
A.S.F.: La prima risposta era possibilistica.
M.M.: Il proiettile incontra un corpo, un bersaglio che ha una certa resistenza, per cui è da presumere che si sia in qualche modo deformato. Non le so dire in che modo e in che misura.
A.S.F.: Nè quanto ma si possono sempre fare esperimenti in tal senso, per vederlo. La ringrazio.
Presidente: Avvocato Bevacqua, prego.
A.B.: Ecco signor Presidente, gradirei cortesemente vedere, rivedere, far vedere al Professore la foto 22.
Presidente: La foto 22, per favore.
A.B.: Sì, se è la stessa che ho io. Ecco, l’interno del camioncino.
M.M.: L’interno vuoto.
A.B.: No, la vorrei piena. L’insieme dell’interno del furgone con riferimento ai cadaveri. Io ho “Ril. n. 22”. Non so se sia questa. Sennò le do questa. Ecco, esattamente, grazie. Allora senta, Professore, qua ci sono i due cadaveri come sarebbero stati trovati nel momento in cui fu scoperto questo omicidio, penso.
M.M.: Sì, sì.
A.B.: Ecco. Questi cadaveri sono adagiati sul fondo, o sul mezzofondo di questo pulman. Va bene? Ecco, sembrerebbe che, quando furono attinti i due corpi, non si trovassero in questa posizione, o no?
M.M.: Avvocato, l’abbiamo detto finora. Quello che è stato colpito al fianco destro deve essere stato colpito quando era presumibilmente seduto o inginocchiato. Quando offriva, cioè, il tronco in posizione longitudinale. Verticale.
A.B.: E anche l’altro, e anche l’altro, perché l’altro…
M.M.: Questo non lo so dire. Questo non lo so dire con uguale sicurezza, perché…
A.B.: No, perché ci sono due… mi scusi, Professore…
M.M.: Sì.
A.B.: Le faccio la domanda, gliela completo. Perché, come abbiamo visto sul tavolo settorio, questo ragazzo ha due fori di entrata sulla faccia, sul volto…
M.M.: Certo, il Rusch.
A.B.: … anteriore sinistro.
M.M.: Il Rusch, il Rusch, si.
A.B.: Esattamente. Ecco, però questi due colpi non sembra abbiano, questi due fori sul corpo, abbiano una corrispondenza con quelli che esistono nella, così, nel camion. O no?
M.M.: Avvocato, io non so in che posizione… sono quasi sicuro della posizione di questo in primo piano; dell’altro non lo so.
A.B.: Cioè, è possibile che anche quell’altro fosse più alzato, più in alto.
M.M.: È possibile fosse seduto anche lui, certo.
A.B.: Fosse seduto anche l’altro. Quindi è possibile che anche lui mostrasse, cioè più verosimile, non è che io… possibile è tutto. Dico, sul piano ricostruttivo di questa macabra storia, è possibile che l’uno e l’altro fossero abbastanza seduti o perlomeno mostrassero, a chi stava di fuori, una superficie piuttosto ampia per potere essere colpiti. O no?
M.M.: Certo che è possibile.
A.B.: Ecco. E allora le faccio una domanda di altro tipo, Professore.
M.M.: Sì.
A.B.: Lei, come medico legale, come – se gliela posso fare, ma credo di sì – che ha fatto parte di tutte le equipe che si sono interessate di questi vari omicidi, come spiega, se lo spiega, se lo può spiegare, che l’assassino in questo caso non fece più nulla, non violentò nessuno, non vilipese i cadaveri, non fece nulla, rispetto agli altri.
M.M.: Posso rispondere?
Presidente: Prego.
A.B.: Non usò coltello, non usò…
Presidente: Risponda, risponda.
M.M.: Naturalmente una mia idea.
A.B.: Certo, le idee sono tutte rispettate.
M.M.: Una mia impressione.
A.B.: Certo.
M.M.: Che a un certo punto si è accorto di aver ucciso due maschi.
A.B.: Due maschi.
M.M.: E non aveva interesse a mutilare i maschi, e quindi ha desistito. È un’idea come un’altra. Gliela do per certa.
A.B.: No, no Professore è un’idea rispettabilissima, anzi, che ci conforta. Senta, Professore, ma evidentemente quest’uomo che ha commesso questo delitto, questi delitti, è un uomo che, non lo so, ha delle turbe, o no?
M.M.: Questo non me lo chieda a me.
P.M.: Ma abbiamo già tentato ieri questa strada, poi l’abbiamo smessa.
M.M.: Sì, me l’ha già chiesto l’avvocato Fioravanti un paio di giorni fa. Non lo so.
A.B.: Non lo sa. Non ha turbe, è uno normale.
M.M.: Non lo so Avvocato.
A.B.: Non ha né turbe, né turbanti.
Presidente: Abbiamo già fatto questo discorso.
A.B.: Bene, Presidente, allora un’altra domanda.
M.M.: Il Presidente rispose in maniera molto saggia. Se questo fosse normale, chissà cosa farebbero gli anormali.
A.B.: Certo. Allora…
M.M.: Mi sembra la risposta valga anche oggi.

A.B.: La domanda è questa che io rivolgo alla Corte eccellentissima. Se si può fare questo – come si chiama? – esperimento sull’altezza dell’attuale imputato?

Presidente: Sull’altezza attuale?

A.B.: O attuale dell’imputato, o sull’altezza dell’attuale imputato.

Presidente: Dell’attuale imputato ci interessa poco. Sicuramente è più piccolo di allora…

P.M.: L’altezza dell’imputato nei vari momenti storici l’abbiamo con certificazioni, direi, non discutibili del carcere. Le produciamo tutte. Ad esempio, nell’84 fu misurato… nell’87 fu misurato quando entrò in carcere, e abbiamo una misurazione, in epoca non sospetta, circa l’interesse a non misurare correttamente. Abbiamo le altre detenzioni che ci possono aiutare su questo e le forniremo.

A.B.: Io ho fatto un processo per la misurazione, un’altezza di un povero vigile urbano che era più su e più giù. Quindi sarebbe meglio vederlo, Presidente.

Presidente: Ma attualmente ha un valore relativo. Se invece abbiamo questi documenti, credo di si…

P.M.: Li abbiamo, li abbiamo.

Presidente: Acquisiamoli tutti, certamente…

P.M.: Li fornisce il P.M. così poi la Corte li può…

A.B.: Potrei saperlo io, così, per saperlo. Se lo ricorda…

P.M.: Dunque, se non ricordo male, quindi…

Presidente: Ma lei ci produrrà tutti i documenti di cui…

P.M.: Sì, sì, quindi preferirei produrli…

A.B.: Ma io chiedo comunque l’esperimento.

P.M.: Se non ricordo male, nel 1987, al carcere di Pisa dove fu portato nella detenzione per le figlie, fu misurato 1,68.

Presidente: Però questo dato ci serve documentale.

A.B.: 1,68 è quanto mio figlio, eh.

Presidente: Quindi lei si impegna, Pubblico Ministero.

P.M.: Sì, infatti io ho premesso non lo ricordo bene, quindi lo ritiro come cifra perché ho detto solo che ricordo. C’è il documento, c’è il… 1,68. No, no, lì c’è scritto 1,68…

A.B.: È 1,55 ora.

P.M.: Allora, come non detto. Prendiamo il documento, e basta.

Presidente: Produciamo i documenti.

P.M.: Senz’altro, senz’altro. Presidente…

Presidente: Quanto prima, per favore.

P.M.: Sì, se c’è… ormai alla prossima udienza, perché mi occorre…

Presidente: Sì, be’ naturale!

P.M.: Presidente, vorrei fare un’ultima domanda al professor Maurri. Esattamente una domanda che riguarda la foto 22, di nuovo. Può essere mostrata?

Presidente: Foto 22.

P.M.: Allora, Professore, segua con me un attimo la foto, poi le faccio la domanda.

M.M.: Sì.

P.M.: Vediamo il ragazzo in… nella parte… il ragazzo moro di cui si vedono le mani, per intendersi.

M.M.: In primo piano.

P.M.: Abbraccia un cuscino. È d’accordo?

M.M.: Sì.

P.M.: Ha, andiamo avanti, indietro, cioè. Ha un vistoso materasso… piumone, sopra il tronco.

M.M.: Sì.

P.M.: Ne ha uno meno vistoso, più leggero che gli abbraccia la parte del… ecco, inquadriamolo. Lo vede bene?

M.M.: Sì, sì.

P.M.: Ora, quei discorsi che lei ci ha fatto sulla possibilità che è stato colpito seduto, sulla base di queste considerazioni, cioè il ragazzo che abbraccia il cuscino e quelle due coperte sopra, sono ancora valide? O è bene lasciarle lì? Soprattutto il cuscino.

A.B.: C’è un buco anche nel cuscino?

M.M.: Dottor Canessa, lei vuol chiedere, in altre parole, se possa essere stato ucciso in questa stessa posizione…

P.M.: Oh! O per caso è stato mosso qualcosa quando sono state fatte queste foto? Quindi è bene non addentrarci su posizioni seduto, posizione in piedi, posiz…

M.M.: Potrebbe essere stato mosso qualcosa.

P.M.: Non ho altre domande. Grazie.

A.B.: Ce l’ho io invece, Presidente. Scusi, Professore, è stato fatto, è stata fatta un’indagine su quei… su questi… non so cosa sono, coperte. Se ci fossero dei buchi o se ci fossero stati dei buchi?

M.M.: Che risulti a noi no.

A.B.: Ecco.

M.M.: Non credo neanche che ci siano mai stati portati all’Istituto, ma di questo non sono sicuro.

A.B.: Ma non c’erano buchi, sennò l’avrebbero fatta l’indagine. Questa era un’indagine sicuramente da fare. Poi, è sicuro che costui, colui che ha ucciso, ha dovuto verificare se erano maschi o femmine, perlomeno voleva vedere se c’era una femmina. Ha visto che erano due maschi e quindi poi li ha ricoperti. O no?
M.M.: Dire che lo deve aver verificato.

P.M.: Quindi Professore, la domanda che avevo fatto è questa: abbiamo delle sicurezze con questi reperti per dire la posizione dei ragazzi…

M.M.: No, no, assolutamente no.

P.M.: Oh! Basta.

M.M.: Ipotesi; sicurezze, assolutamente nessuna.

P.M.: Perfetto, perfetto. Grazie.

A.B.: È tutto un processo di ipotesi.

Presidente: Avvocato, Avvocato. Chi parla ora?

A.S.F.: Dopo il P.M., pensavo la parte civile.

Presidente: Facciamo parlare un momento l’avvocato Santoni che è già tanto che chiede la parola. Prego

A.S.F.: No, ma non era una domanda proprio. Visto che la difesa ha chiesto accertamenti sull’altezza del proprio assistito, e visto che noi abbiamo presentato inizialmente e ritualmente una domanda di accertamento, invece, sull’altezza del presunto omicida, della persona che ha sparato, io volevo dire questo: noi ci riserviamo all’esito delle ulteriori produzioni sull’altezza – e segnaliamo alla Corte l’importanza decisiva dell’argomento – dell’altezza del signor Pacciani e delle altre prove che saranno espletate sul punto – perché mi sembra che la difesa abbia chiesto anche il parere del professor De Fazio, Luberto e Galliani proprio sul punto – ci riserviamo di ripresentare… era soltanto un problema di tempi, Presidente, di ripresentare questa richiesta di accertamento perché si è detto ora – il P.M. – non ci si capisce… non è possibile… non è meglio, è meglio non indagare. Per noi, invece, è bene indagare a fondo; e se possibile, e lo segnaliamo alla Corte, una ricostruzione esatta; e lo domando anche al professor Maurri e questa è una domanda, se con i reperti che abbiamo, non sto parlando dell’altezza della persona che ha sparato, in questo momento, ma ricostruire – e faccio riferimento alla domanda che le ho fatto prima – i colpi spararti attraverso il vetro, il colpo sparato attraverso la lamiera, i colpi diretti – una ricostruzione in termini di probabilità della posizione, della dinamica dei colpi sparati, cioè della successione, e della posizione iniziale, che è quella fondamentale, perché se non si è detto della posizione iniziale…

Presidente: Avvocato, lei ha detto ‘con i reperti che abbiamo’.

A.S.F.: … delle vittime.

Presidente: Con i reperti che abbiamo.

A.S.F.: Con i reperti che…

Presidente: Io direi con i reperti che non abbiamo!

A.S.F.: Qualcosa l’abbiamo. I fori li abbiamo, le ferite le abbiamo, l’analisi delle ferite e dei tramiti l’abbiamo, quindi abbiamo già dei parametri. Ecco, questa è la mia domanda: se è possibile ricostruire con… – la VOLKSWAGEN si può ritrovare, un tipo uguale – se è possibile, con i reperti che abbiamo, una ricostruzione iniziale delle vittime, della posizione delle vittime, e della successione, già peraltro effettuata da lei nella sua…

Presidente: Avvocato, ma se ha detto che si va per ipotesi qui il Professore fino ad ora!

A.S.F.: Ma io sto dicendo per ipotesi.

Presidente: Come possiamo parlare di posizione delle vittime, se lui stesso molto onestamente…

P.M.: Ci ha spiegato perché.

Presidente: Eh!

A.S.F.: Questa è una domanda differente. Ora, a queste domande io ho detto: certo, allo stato degli accertamenti ha detto si va per ipotesi. Io dico: rincominciando con queste fotografie, con questi tramiti, con queste indagini, se è possibile, ripeto, ricostruire la successione dei colpi e la posizione iniziale delle vittime, in termini di probabilità.

M.M.: Io temo fortemente di no. Se non altro perché ci manca l’elemento più importante, cioè i due elementi umani da mettere dentro il camioncino, da ricollocare nelle varie posizioni confrontandole con i fori, eccetera. Chi ci mettiamo dentro, due persone della stessa altezza? Non lo so, vediamo.

A.S.F.: Due persone della stessa altezza, fac-simile. I tramiti li abbiamo, i fori di ingresso li abbiamo, la natura dei fori, ma anche dei tramiti, ci sono; dico, si potranno fare diverse soluzioni come lei ha ipotizzato, tre soluzioni di attacco per il Meyer, va bene? una probabilistica, le altre due ipotetiche, si potranno fare, a mio avviso, delle ricostruzioni in termini di probabilità.

M.M.: In termini di sicurezza certo no.

A.S.F.: Ah no, ci mancherebbe altro, ma in termini di probabilità si.

M.M.: Io sono un po’ perplesso a questa domanda, perché non so se si possa concretamente tirar fuori qualcosa. Ammesso che troviamo un pulmino di questo tipo, ci vanno due persone, ci vanno i piumoni come avevano questi qui, bisogna mettere le cose in maniera da poter avere il materiale più vicino possibile a quello originale.

A.S.F.: Certo.

P.M.: Ma ci manca la posizione vera. L’abbiamo visto nel momento del sopralluogo, per cui abbiamo visto che è difficile dire qualcosa. Io sono remissivo, però teniamo presente…

Presidente: Tutto si può fare al mondo.

P.M.: … teniamo presente che noi la posizione finale delle vittime certa non ce l’abbiamo, perché quelle foto non ci aiutano.

M.M.: Io vorrei fare anche questa osservazione ulteriore, che stiamo, e per forza di cose non possiamo fare diversamente, schematizzando le varie successioni topografiche e cronologiche come se fossero scandite da piccoli intervalli. In realtà è una situazione fortemente dinamica per tutti e due, che si sviluppa in un continuum temporale brevissimo, per cui non riusciremo, credo, mai a sapere con esattezza in quel momento preciso qual era la posizione. Questi possono essere stati allarmati dalle grida, dal rumore di passi, quindi modificare subito la propria posizione. Ai primi colpi sicuramente tutti e due si saranno mossi in maniera forse, direi, vistosa, importante. Non è una situazione statica, non si spara a delle statue o a dei modellini in cera: si spara a persone che sono, almeno in un primo tempo, in grado di muoversi, di gestire, cercare di difendersi, di scappare, di nascondersi.

A.F.: Ma il primo colpo, per esempio, sul Meyer fu mortale, quindi non si è più mosso dopo.

P.M.: Non sappiamo qual è il primo nella successione.

M.M.: Anche questa è un’ipotesi.

A.F.: Lo afferma il Professore.

P.M.: No, qual è il primo…

M.M.: Anche questa è un’ipotesi, perché dipende naturalmente dalla posizione reciproca e delle due persone nell’interno, e di quello che sparava.

Presidente: Va bene, basta.

M.M.: Purtroppo…

Presidente: “De hoc satis”.

A.B.: Mi scusi, Presidente, mi perdoni, il signor perito, il professor Maurri, ha fatto riferimento a due persone che si muovono, va bene? Che evidentemente si agitano, eccetera. Ecco, sulla base di quelli che sono gli elementi oggettivi che queste fotografie hanno fornito, e cioè questi fori a questa altezza; un unico bossolo trovato dentro – quindi la probabilità che un solo colpo sia stato sparato dall’interno – questi due colpi che sono stati trovati a sinistra, chiedo scusa, di questo povero ragazzo; ecco, mi possono, così, indicare la certezza che almeno un colpo è stato sparato dall’interno?

M.M.: Certo.

A.B.: E uno di questi colpi potrebbe essere…

M.M.: Potrebbe essere…

A.B.: Potrebbe essere uno di questi due, perché non ci sono due punti vicini, va bene? Ma gli altri indicherebbero, cosi, a occhio che colui che ha sparato, ha sparato ad una certa altezza perché queste sagome si muovevano ad una certa altezza. Perché sembrerebbe da quello che lei ha detto fino ad ora che qualcuno di quei colpi per i quali vi sono i fori abbia attinto o l’uno o l’altro o tutti e due i corpi. Va bene questo, o no?

M.M.: Abbia…?

A.B.: Attinto, attinto.

M.M.: SI, toccato uno…

A.B.: Toccato, ferito…

M.M.: … in posizione seduta. È questo che vuol dire?

A.B.: Non lo so, in posizione tale che non era quella che noi abbiamo visto ora. Sicuramente mostrava, dimostrava…

M.M.: Certo, certo.

A.B.: Quindi mostrava la sagoma; è questo, va bene?

M.M.: Certo, certo.

A.B.: Su questo siamo d’accordo; cioè che la fotografia che riproduce questi due poveri ragazzi ormai adagiati, inermi, eccetera, non è compatibile con questi buchi, con questi fori?

M.M.: Assolutamente.

A.B.: Grazie.

M.M.: Dall’una e dall’altra parte.

A.B.: Certamente.

Presidente: Signori, stringiamo, eh?

A.F.: Sì, no, io stringo perché la mia è brevissima. L’ora della morte Professore ce la può dire?

M.M.: L’ho scritta nella relazione e non ho nessun motivo per modificarla, sia pure con i limiti massimi e minimi che si dice, che di solito si adopera in questa precisazione della cronologia della morte.

A.F.: Sì, dalle 11.00, va bene. Abbaiava una cane quando è successo questo. E potevano essere svegli quindi a quell’ora?

M.M.: Prego

A.F.: Potevano essere svegli entrambi?

M.M.: Avvocato, come fo’ a dirlo? O come faccio a dire il contrario?

A.F.: Fioravanti: Mi dice quanto meno seduti, mi dice quanto meno seduti.

M.M.: Avvocato, potevano essere addormentati e si sono svegliati a rumore dei passi o dà qualche rumore sospetto e si sono messi seduti, o potevano essere svegli e seduti. Come faccio a dirlo?!

Presidente: Poteva. Benissimo.

A.F.: Sono stati fatti altri rilievi sui corpi dei due ragazzi?

M.M.: Rilievi di che tipo?

A.F.: Oltre alle ferite mortali o altro, sul sesso?

M.M.: No.

A.F.: No. Grazie.

M.M.: Prego.

Presidente: Avvocato Colao.

A.C.: Professor Maurri, scusi…

Presidente: Poi basta.

A.C.: Una domanda semplice e breve: lei ci ha dato dei dati inequivocabili: ha parlato di altezza di 137 centimetri dal suolo nella carrozzeria, di un foro, e gli altri due di 140 centimetri.

A.B.: 145.

A.C.: Allora la domanda è questa: poiché dalla foto 22 abbiamo visto senza ombra di dubbio che i corpi erano sdraiati, quindi si presume che quando uno viene colpito, naturalmente assume quella posizione che aveva e quindi erano molto allungati, quindi la presunzione è che questi corpi non si sa con certezza in che posizione erano. Allora, posto questo, se erano allungati e sdraiati, e l’altezza presumibile di un uomo che può andare intorno a un metro e sessantacinque, sono compatibili con quei fori, tenuto conto dell’alzo che può fare nel braccio e nel movimento?

M.M.: Avvocato, non glielo so dire. Non glielo so dire.

A.C.: Grazie.

Presidente: Va bene.

M.M.: Non sono in grado di dire…

Presidente: Basta cosi. Chiudiamo qui l’udienza, allora, va bene? E rinviamo il processo, attenzione, perché purtroppo vi dico subito che lunedì 2 la mattina il bunker è impegnato per altri servizi. Su questa questione degli impegni del bunker ci sarà molto da dire più in là. E quindi noi ci troveremo il 2, ma alle ore 15.00, va bene? La scorta prenda nota per portare il detenuto. Quindi il processo è aggiornato e rinviato a quella data. 2 Maggio ’94, ore 15.00. Buonasera.

P.M.: Buonasera.

29 Aprile 1994 7° udienza processo Pietro Pacciani

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