28 Aprile 1994, 6° udienza, processo, Pietro Pacciani

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Dino Salvini, Claudio Valente, Vittorio Trapani, Romeo Valanzano, Maria Grazia Cucurnia, Ignazio Spampinato, Nunzio Castiglione, Silvio Ghiselli, Giuseppe Grassi, Olinto Dell’Amico

PRESIDENTE: Bene, buongiorno. 
P.M.: Buongiorno Presidente.  
A.B.: Buongiorno, Presidente, buongiorno signor Pubblico Ministero.  
PRESIDENTE: Per favore, ognuno al suo posto.
Presidente (fuori microfono): Mi sa che per l’aula ci sarà da litigare da domani… vedrai… cerchiamo di non farlo… se poi mi ci tirano…  
PRESIDENTE: Va bene, ci siamo tutti: l’imputato è presente, assistito dai propri difensori. Il Pubblico Ministero. Possiamo cominciare. Bene, signor Pubblico Ministero, quale teste introduciamo? 
 P.M.: Presidente, introduciamo il teste Salvini Dino.  
PRESIDENTE: Salvini Dino.  
P.M.: Passiamo oggi a esaminare i sopralluoghi relativi all’omicidio del 22/23 ottobre 1981, accertato in Bartoline di Calenzano, ai danni di Baldi Stefano e Cambi Susanna.  
PRESIDENTE: Baldi Stefano e Cambi Susanna. Si accomodi, prego. Legga quella formula, per piacere.
D.S.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza. 
PRESIDENTE: Bene, vuol dare le generalità alla signorina, per cortesia?  
D.S.: Salvini Dino, nato a Xxxxxx il XX/XX/19XX, residente a Xxxxxxx, piazza Xxxxxx, X.
PRESIDENTE: Risponda, prego, alle domande del Pubblico Ministero.  
P.M.: Ecco, signor Salvini, vuole spiegare alla Corte qual è la sua professione oggi, quale era il suo incarico alla data dell’ottobre ’81?  
D.S.: Sono Maresciallo dei Carabinieri; sono, ed ero, comandante della stazione dei Carabinieri di Calenzano.  
P.M.: Lei si è occupato quindi di primi accertamenti, o accertamenti su questo omicidio?  
D.S.: Certo.  
P.M.: Vuole raccontare come ne venne a conoscenza, quando arrivò, con chi, cosa vide? Poi abbiamo delle foto, dopo vediamo il fascicolo fotografico. Prima vediamo di ricostruire cosa, come fu informato, cosa seppe e cosa vide quando arrivò lei, se era stato toccato qualcosa o meno, da chi fu informato.  
D.S.: Va bene.  
P.M.: Grazie, Maresciallo.  
D.S.: Fui informato nel mio ufficio in quanto un pensionato lì del…  
P.M.: Che ore erano, mi scusi?  
D.S.: Intorno alle undici, quando fui informato. 
P.M.: Alle? 
D.S.: Alle undici.  
P.M.: Alle undici, che giorno era? Sabato, domenica?  
D.S.: Era il 23 ottobre 1981.  
P.M.: Sì, ricorda quale giorno della settimana? Non ha importanza. Lei era in ufficio.  
D.S.: Ero in ufficio, sì.  
P.M.: Bene.  
D.S.: Venne un pensionato.  
P.M.: Bene, non c’è problema, andiamo avanti.  
D.S.: Venne un pensionato, lì del paese, che è un certo Corsini, per avvertirci che insieme a dei suoi amici avevano trovato un’autovettura e c’erano almeno due morti. Parlarono, questa fu la dizione, “almeno due morti” nei pressi di questa autovettura.  
P.M.: Le disse dove, le spiegò dove?  
D.S.: Dalla zona delle Bartoline.  
P.M.: A lei conosciuta?  
D.S.: Sì.  
P.M.: Facilmente, conosciuta bene. 
D.S.: Conosciuta da me.  
P.M.: Bene.  
D.S.: Quindi presi due, tre uomini dei miei, con questo signore e andammo subito sul posto per rendersi conto di cosa si trattava. Notai che c’era un’autovettura ferma… 
P.M.: Mi scusi, gli amici di questo signore erano ancora sul posto o quando arrivò lei non c’era nessuno?
D.S.: Sul posto era rimasto uno di questi, un altro pensionato, con il quale erano stati a parlare prima che notassero. La macchina l’avevano notata, però non avevano notato naturalmente i due cadaveri.  
P.M.: Le dissero se per fare, per capire di cosa si era trattato, se avevano toccato qualcosa?  
D.S.: Prego?  
P.M.: Le dissero questi signori, quello che venne da lei o quello che trovò, o comunque quelli che erano sul posto, se erano più di uno, se, per capire di cosa si trattava, avevano toccato qualcosa, o le dissero che il luogo era così come l’avevano visto loro?  
D.S.: No, il luogo era cosi. 
 P.M.: Cosa le dissero queste persone?  
D.S.: Mi dissero… Ci sono almeno due… perché fra l’altro erano molto, erano rimasti impressionati. Infatti mi parlarono di almeno due cadaveri. Praticamente erano shockate queste persone. 
P.M.: Lo comprendo.  
D.S.: Quindi, ecco, avevano visto quello che poi trovai, uno di queste due persone all’inizio di questa stradina campestre. E niente, andai sul posto. Resomi conto di che cosa si trattava…  
P.M.: Ce la vuole descrivere un attimo questa stradina? Nel senso, questa stradina è una stradina sterrata?
D.S.: E’ una stradina in terra proprio, non sterrata.  
P.M.: In terra.  
D.S.: Cioè una stradina campestre.  
P.M.: Campestre.  
D.S.: Che si inoltra…  
P.M.: Ecco, rispetto alla strada asfaltata, comunale o provinciale o quello che è, che distanze abbiamo?
D.S.: Sui 60 metri.  
P.M.: 60 me… Il luogo dove era quest’auto?   
D.S.: Dalla strada asfaltata alla posizione dell’autovettura.
P.M.: Benissimo, ho capito benissimo. Andiamo avanti.  
D.S.: All’autovettura. Resomi conto, appunto, di quello che c’era ricollegai mentalmente e immediatamente il delitto di circa quattro mesi prima a Scandicci.  
P.M.: Cioè lei, la scena del…  
D.S.: La scena, vedendo la mutilazione della ragazza…  
P.M.: Ecco, ancora non ce l’ha descritta, cioè che scena vide, scusi?  
D.S.: Mi venne in mente subito il delitto di Scandicci. 
P.M.: Come mai? Cosa vide? Vide un’auto.  
D.S.: Vidi l’auto. 
P.M.: Ancora non ce l’ha detto, Maresciallo, ce lo spieghi un attimo.  
D.S.: Prego? 
P.M.: Non ci ha ancora detto cosa vide. Ha detto, per ora ci ha parlato che vide un’auto. Ci può dire…
D.S.: Vidi un’auto ferma.  
P.M.: Ce la descriva un attimo. 
 D.S.: Poco più avanti, a tre metri sulla sinistra, il cadavere di un uomo, semisvestito.  
P.M.: Quindi il cadavere dell’uomo era fuori dell’auto.  
D.S.: Fuori dell’auto.  
P.M.: Bene. Andiamo avanti.  
D.S.: Sulla destra, sempre più avanti, il cadavere di una donna che, notai subito, gli era stata asportata la parte pubica, la regione pubica.  
P.M.: Allora, quindi, c’erano due cadaveri, un uomo e una donna, entrambi fuori dall’auto. La donna aveva questa asportazione così evidente che lei fece due più due in un attimo, e pensò al precedente caso del mese di giugno.  
D.S.: Certo.
P.M.: Bene. Andiamo avanti. 
D.S.: A quel punto gli uomini che erano rimasti distanti, perché non li avevo fatti avvicinare, anche perché non volevo che si compromettesse quelli che potevano essere gli elementi. 
P.M.: Le tracce.  
D.S.: Quindi, senza toccare nulla, tornai indietro, lasciai gli uomini lì. Senza dare l’allarme via radio, perché poteva essere intercettata, mi recai in ufficio, telefonai al mio comandante, esattamente il capitano Barone, il quale…  
P.M.: Gli uomini li lasciò lì.  
D.S.: I miei uomini li lasciai lì sul posto, sulla strada. Non vicino alla macchina, sulla strada d’asfalto, sulla via dei Prati esattamente. Informai telefonicamente il capitano Barone, gli feci anche presente che probabilmente si trattava di un delitto simile a quello precedente di Scandicci.  
P.M.: Di pochi mesi.  
D.S.: Quindi provvide lui a informare subito l’autorità giudiziaria, il Commissariato, e quindi io ritornai sul posto.  
P.M.: Cioè lei andò in caserma, che è vicina la sua caserma? 
 D.S.: In linea d’aria sono 800 metri.  
P.M.: Ah, ecco quindi abbastanza vicino.  
D.S.: Quindi con la macchina feci abbastanza presto.  
P.M.: Fece il tutto in pochi minuti.  
D.S.: Pochi minuti.  
P.M.: Andò e tornò.  
D.S.: Andai, telefonai. Si preoccupava…  
P.M.: Il capitano.  
D.S.: Mi disse il capitano di avvertire chi dovevo avvertire. Io tornai sul posto per non fare avvicinare nessuno al luogo.  
P.M.: Era proprio una cosa che mi interessava sapere.  
D.S.: Quindi, dopo pochi minuti, cominciarono ad arrivare appunto sia i Carabinieri di Prato, il Nucleo Operativo, il Commissariato, quindi il Giudice e il Procuratore stesso, il Giudice Istruttore. E da lì furono iniziati, dato che c’era il dottor Pasquariello, l’allora Procuratore della Repubblica.  
P.M.: A Prato.  
D.S.: E il dottor Palazzo, mi sembra di ricordare che formalizzò l’inchiesta; e quindi prese la direzione delle indagini, degli accertamenti il dottor Palazzo.  
P.M.: Senta, gli accertamenti sul luogo, di rilievi fotografici e rilievi per quello che riguarda quelli cosiddetti di Polizia Scientifica, chi li fece? Perché, se non capisco male, lì c’è lei, che è il primo intervenuto; ha avvertito tanta gente, giustamente. Però ci sono sia i Carabinieri che, lei dice, Polizia: mi interesserebbe capire chi li ha fatti – tanto per ora lei ci ha detto che nessuno toccava nulla – per capire poi chi saranno i nostri successivi interlocutori, chi ha fatto questi sopralluoghi. Noi abbiamo, se non sbaglio, un sopralluogo fatto da lei, un verbale a firma sua.  
D.S.: Sì, sì, anche.  
P.M.: E del tenente, di allora, Trapani. E poi abbiamo un verbale di sopralluogo della Polizia Scientifica che fa delle foto. Ci vuol far capire questa doppia attività, ecco? E’ casuale o aveva uno scopo?  
D.S.: Sì, lì furono praticamente divisi un pò’ i compiti.  
P.M.: Ecco, come ve li divideste?  
D.S.: Quindi gli accertamenti fotografici, i rilievi fotografici, furono affidati alla Polizia di Stato, Commissariato di Prato, nella persona di un agente – del quale non ricordo il nome -agente fotografo naturalmente, che provvide a realizzare tutti gli accertamenti fotografici del luogo, scendendo anche nei particolari.  
P.M.: Quindi le foto che abbiamo in quel fascicolo sono state fatte dalla Polizia Scientifica.  
D.S.: … del Commissariato di Prato.  
P.M.: Commissariato di Prato.  
D.S.: I rilievi di…  
P.M.: Abbiamo un grosso fascicolo della Scientifica, comunque, va be’.  
D.S.: Sì, che io fra l’altro non ho neanche visto.  
P.M.: Fecero loro. Bene, le fecero loro.  
D.S.: Per quanto riguarda…  
P.M.: Invece il verbale di sopralluogo?  
D.S.: No, accertamenti tecnici la Polizia Scientifica, cioè vale a dire come impronte e altri particolari, eccetera…  
P.M.: Bossoli, quelle cose lì. 
D.S.: Furono affidati, credo, al personale della Polizia Scientifica della Questura di Firenze.  
P.M.: Benissimo.  
D.S.: Noi, dico “noi” perché c’ero io, c’era il personale del Nucleo Operativo di Prato…  
P.M.: Le ripeto, questo verbale è fatto da lei e da un qui firmato Tenente Trapani, quindi all’epoca…  
D.S.: Da, all’epoca, Tenente Trapani.  
P.M.: Sì, che è citato.  
D.S.: Noi si fece praticamente la ricognizione più al largo, la ricerca di elementi che potevamo anche poi far notare agli operatori che facevano gli accertamenti.  
P.M.: Ai fini delle indagini. Bene, ci vuole spiegare un attimo, allora, la visione di insieme, i reperti che trovaste, al di là dei dettagli, che sentiremo poi dalla Scientifica? Com’era questa auto, le posizioni, le esatte posizioni dei cadaveri, se trovaste qualcosa. Cioè, in pratica, tutto quello che lei descrive nel suo verbale.
D.S.: Certo, certo.  
P.M.: Che mi sembra in due o tre punti è interessante per il P.M. 
D.S.: Certo. Dunque, troviamo la macchina rivolta verso la campagna, che occupa interamente la carreggiata della stradina campestre.  
P.M.: Quindi la strada…  
D.S.: E’ dietro.  
P.M.: … asfaltata è alle spalle.  
D.S.: La strada asfaltata è alle spalle.  
P.M.: Dell’auto come…  
D.S.: Dell’auto…  
P.M.: … rispetto alla…  
D.S.: Della Golf nera. A circa tre metri oltre l’autovettura, leggermente spostato verso sinistra in un leggero fossetto di scolo…  
P.M.: Verso l’avanti, verso la parte davanti dell’auto.  
D.S.: Avanti, oltre l’autovettura, leggermente sulla destra; cioè vale a dire al di fuori…  
P.M.: Leggermente sulla destra?  
D.S.: Sulla sinistra.  
P.M.: Sulla sinistra, bene.  
D.S.: Sulla sinistra sto parlando.  
P.M.: Sì, sì, scusi. Ho capito male io.  
D.S.: Leggermente fuori della strada, appunto in questo fossetto, c’era il cadavere, il Baldi, di un uomo insomma.  
P.M.: In che posizione era? Supino, prono, di fianco?  
D.S.: Era supino a gambe leggermente divaricate.  
P.M.: L’uomo.  
D.S.: L’uomo. E invece a circa cinque metri dalla macchina… posso leggere, comunque?  
P.M.: Sì, sì.  
D.S.: A cinque metri dalla macchina, in mezzo a due filari di viti distanti l’uno dall’altro…” 
P.M.: Rispetto alla direzione fronte-retro della macchina, siamo sul fronte: cinque metri avanti.  
D.S.: Siamo più avanti a destra, cioè… 
P.M.: L’uomo a sinistra, e ora…  
D.S.: L’uomo a sinistra, la donna a destra.
P.M.: Un po’ più avanti.  
D.S.: Sì, erano circa cinque metri. Anche perché la ragazza era più spostata dai margini della strada, era più lontana.  
P.M.: Più nell’erba, non so cosa ci poteva essere. D.S.: No.  
P.M.: No.  
D.S.: Dunque, lì ci sono, c’erano due filari di viti, distanti tre metri l’uno dall’altro.  
P.M.: Sia a destra che a sinistra?  
D.S.: Sì. Nel mezzo un fosso di scolo delle acque. Nel fosso stesso, la ragazza che praticamente era appoggiata all’argine, perché il fosso era abbastanza profondo, era appoggiata all’argine, quindi…  
P.M.: In declivio, insomma in posizione…  
D.S.: Quasi, non dico in piedi, ma comunque…  
P.M.: Benissimo, abbiamo capito.  
D.S.: E appunto, la ragazza.  
P.M.: Prego, prego. 
D.S.: Devo scendere nei particolari?  
P.M.: Nei particolari, grazie. Rimaniamo, i particolari dell’uomo e della ragazza.  
D.S.: I particolari dell’uomo e della ragazza. Dunque, l’uomo, come ho detto, era…  
P.M.: Vediamo i vestiti di entrambi.  
D.S.: … sul fianco destro, con gambe divaricate, i pantaloni tolti e posati vicino.  
P.M.: Posati vicino.  
D.S.: Sì, vicino a dove si trovava. Nella tasca posteriore dei pantaloni veniva ritrovato un portafogli, contenente la patente di guida…  
P.M.: Era all’interno dei pantaloni.  
D.S.: All’interno della tasca dei pantaloni.  
P.M.: Benissimo.  
D.S.: La patente di guida, la carta di identità, il codice fiscale – tutti intestati a Baldi Stefano Luigi – una sua fotografia, un biglietto con annotato un numero telefonico.  
P.M.: Quindi documenti personali e, ha detto, del denaro?  
D.S.: C’era anche del denaro.  
P.M.: Ecco.  
D.S.: Mi sembra, adesso vedo. La somma di 29.000 lire in contanti.  
P.M.: Dentro il portafoglio.  
D.S.: Dentro il portafoglio.  
P.M.: Benissimo. Andiamo avanti.  
D.S.: Dunque, c’era la cinghia regolarmente dentro i passanti dei pantaloni.  
P.M.: Non era tagliata, per intendersi. Era…  
D.S.: Prego?  
P.M.: Non era tagliata.  
D.S.: Non era tagliata.  
P.M.: Benissimo.  
D.S.: Non era tagliata. E quindi questo indossava un maglione di lana color celeste, completamente tolto. Cioè non indossava, era tolto, c’era un maglione nei pressi, tolto, si trovava sotto i glutei.  
P.M.: Il maglione.  
D.S.: Il maglione. Vestiva una camicia, senza cravatta, color celeste chiaro a righe, quasi interamente macchiata di sangue, ed uno stivale di cuoio marrone al piede sinistro. L’altro stivale poi… cioè poi, si trovava all’interno della macchina lato guida, vicino ai comandi dell’autovettura.  
P.M.: Bene, bene.  
D.S.: Aveva entrambi i calzini. Questo l’uomo.  
P.M.: L’uomo. Passiamo alla donna.  
D.S.: Dunque, la ragazza aveva una gonna recisa davanti, quasi interamente, mancava poco per essere staccata; le mutandine erano strappate da una parte.  
P.M.: Strappate o tagliate? Se l’ha accertato.  
D.S.: Io questo non lo accertai perché, vorrei precisare qui, perché io praticamente non toccai niente.  
P.M.: Bene, bene. Questo volevo… Cosa vide, allora? Rimaniamo su questo.  
D.S.: E le mutandine erano… anche lei, praticamente erano nascoste, si vedeva da una sola coscia, perché si trovavano, credo anche lei, sotto i glutei praticamente, nascoste.  
P.M.: Bene.  
D.S.: Aveva una magliettina chiara e il reggiseni alzati fin sopra alle ascelle, diciamo, sotto il collo.  
P.M.: Bene. Come oggetti della ragazza?  
D.S.: Gli oggetti…  
P.M.: Oggetti personali furono trovati?  
D.S.: Addosso niente, naturalmente. Fu trovato, all’esterno della macchina, cioè sul prato nei pressi dello sportello sinistro dell’autovettura, sull’erba.  
P.M.: Lato guida.  
D.S.: Prego? 
P.M.: Lato guida.  
D.S.: Lato guida, esatto.  
P.M.: Bene.  
D.S.: L’orologio.  
P.M.: Di? Da uomo o da donna.  
D.S.: Susanna Cambi, da donna. E un orecchino o parte di un orecchino, non ricordo bene. All’interno dell’autovettura fu trovata la sua borsetta ed era posata sul sedile posteriore.  
P.M.: Era aperta o chiusa, questa borsetta? 
D.S.: Era in perfetto ordine.  
P.M.: Bene.  
D.S.: Dunque, la borsetta era una borsetta di color marroncino con bordature marroni, con cinghia a spalla. Conteneva un’agenda con vari appunti su alcune pagine di carattere commerciale.  
P.M.: Mi interessa sapere se c’era il portafoglio in quella borsetta, o un portafoglio.  
D.S.: Controllo, sì. “Trovasi appunti, carte varie, quasi tutti attinenti la… nonché la carta di circolazione e la polizza di assicurazione dell’autovettura” che era del Baldi l’autovettura.  
P.M.: E l’autovettura era del padre della ragazza?  
D.S.: Del Baldi, del ragazzo.  
P.M.: Ah, del ragazzo. Però era nella borsa della ragazza?  
D.S.: Un borsello… Prego?  
P.M.: Era nella borsa della…  
D.S.: Era nella borsetta della ragazza.  
P.M.: Allora, nella borsetta della ragazza c’erano i documenti dell’auto di proprietà del padre del ragazzo? Chiedo.  
D.S.: Baldi Stefano, del ragazzo, non del padre.  
P.M.: Bene, però erano nella borsetta della ragazza.  
D.S.: Nella borsetta della ragazza. 
P.M.: Benissimo, tutto chiaro. Vediamo il portafoglio.  
D.S.: “Un borsello da donna in pelle nera, chiuso, privo di contenuto” praticamente vuoto.  
P.M.: Oh, questo mi interessava. C’era un borsello completamente vuoto.  
D.S.: Da donna.  
P.M.: Completamente vuoto. Un borsello, lo ricorda? Tipo portamonete o… Va be’, voi descrivete un borsello, voi dite: completamente vuoto. E’ il dato che a me interessa di più. Le chiedo, oltre questo, c’è un portafoglio? 
D.S.: No.  
P.M.: Non risulta.  
D.S.: Non c’erano portafogli oltre a questo.  
P.M.: Quindi a questo accertamento vostro la ragazza pare priva di denaro?  
D.S.: Priva di denaro.  
P.M.: Perfetto, andiamo avanti.  
D.S.: Nella stessa borsetta, naturalmente, c’era una scatoletta di profumo da donna, un fazzoletto di cotone usato sempre da donna, una forcina, un pettine da donna, una penna stilografica, un pacchetto di sigarette Multifilter con nove sigarette.  
P.M.: I documenti personali della ragazza, per identificarla, furono trovati? Come la identificaste? Dal momento che abbiamo detto il portafoglio non si trova, il borsello è vuoto, la ragazza come documenti personali…  
D.S.: Praticamente i ragazzi si venne quasi subito a sapere chi erano.  
P.M.: Sì, io…  
D.S.: Appena arrivò il personale di Prato sul posto. Perché intorno alle 9.00 del mattino, della stessa mattina qualcuno aveva denunciato al Commissariato di Prato la scomparsa.  
P.M.: Qualcuno aveva denunciato la scomparsa. No, segua un attimo me, il versante è diverso. La verifica della identità della ragazza su documenti fu fatta perché furono trovati dei documenti della ragazza, documenti personali? 
D.S.: Sul posto, no.  
P.M.: Oh, non c’è portafoglio. C’è un borsello vuoto, borsello apparentemente, non lo so se di…  
D.S.: Borsello vuoto, completamente vuoto, non c’era niente. 
P.M.: Un borsello da denaro, apparentemente?  
D.S.: Un borsellino da denaro.  
P.M.: Benissimo. Documenti personali non ce ne sono.  
D.S.: Niente.  
P.M.: Bene?  
D.S.: Bene.  
P.M.: Andiamo avanti.  
D.S.: E, niente, per quanto riguarda la donna tutto qui.  
P.M.: Ho capito.  
D.S.: L’autovettura.  
P.M.: Benissimo, vediamo l’autovettura se lei ricorda se c’era sportelli aperti, sportelli chiusi, vetri infranti, bossoli, cose di questo genere.  
D.S.: Dunque, l’autovettura presentava lo sportello destro, e cioè quello opposto a quello di guida, con il vetro infranto e caduto quasi interamente, i cui frammenti si trovavano all’interno dell’autovettura.  
P.M.: Bene.  
D.S.: Lo sportello destro. Lo sportello sinistro, cioè quello di guida, la sicura abbassata, lo sportello di guida non era chiuso a chiave, vetro alzato. E, niente, l’autovettura non presentava nessun altro danno all’infuori del vetro rotto dello sportello destro.  
P.M.: Bene.  
D.S.: All’interno della macchina, oltre a quanto già detto, c’erano: due sedili reclinati che poggiavano sul sedile posteriore; uno stivale, che poi risultava essere quello mancante all’uomo, nei pressi dei pedali di guida dell’autovettura; un bossolo, un bossolo calibro 22.  
P.M.: In che posizione era?  
D.S.: E qui vorrei essere preciso, se…  
P.M.: No, no, guardi pure, la Corte penso… Può consultare ancora, vero?  
Presidente: Certo, certo.  
D.S.: Dunque, sul…  
P.M.: Se è in grado, eh, Maresciallo. Sennò passiamo alle foto.  
D.S.: C’erano un paio di occhiali. Sul cruscotto, ripeto, c’erano un paio di occhiali da vista da uomo, con montatura metallica eccetera; un calendario; un bracciale in acciaio bianco e giallo; un calendario segnante il giorno 23… c’era un orologio da uomo con calendario perfettamente funzionante. 
P.M.: Questi oggetti dove erano, mi scusi?  
D.S.: Erano nei pianali del cruscotto, dove solitamente vengono tenuti gli oggetti.  
P.M.: Benissimo.  
D.S.: Quindi c’era un pacchetto di sigarette; tre monete da 100 lire, una da 50, un pacchetto di MS.  
P.M.: Nel cruscotto?  
D.S.: Si.  
P.M.: Bene, Maresciallo. Senta una cosa, passiamo un attimo al luogo esterno. Cioè lei ebbe modo di vedere, o meglio di controllare, il terreno, lo spazio fra l’auto e dove erano i ragazzi? Mi sembra di aver capito che lei è il primo che ha dato un’occhiata, sia pure perché arrivò per primo, ai luoghi.  
D.S.: Certo.  
P.M.: Cioè c’erano dei segni per capire, se lei fece questo tipo di osservazione che poi, forse, avrà fatto qualcun altro, su come questi ragazzi dall’auto si erano trovati lì? Cioè c’erano dei segni in terra di, chiamiamolo trascinamento, per farsi capire? Cioè lei fece questa osservazione, o non ci pensò?  
D.S.: No, no, feci l’osservazione.  
P.M.: La fece.  
D.S.: Certo, la feci.  
P.M.: Cosa le risultò?  
D.S.: Sul lato sinistro dell’autovettura…  
P.M.: Dove c’è l’uomo?  
D.S.: Esatto.  
P.M.: Bene. 
D.S.: Preciso che lì c’era prato, erba.  
P.M.: Alta o bassa?  
D.S.: 10-15 centimetri.  
P.M.: Benissimo, abbiamo capito.  
D.S.: Poi è disunita. Su quest’erba si notavano – naturalmente non distinte, ma l’impressione era questa – che non solo ci fosse, avesse camminato qualche persona.  
P.M.: Camminato.  
D.S.: Come se fosse stato trascinato qualcosa.  
P.M.: Quindi c’erano segni di qualcuno che ci aveva camminato e di qualcosa che era stata trascinata.  
D.S.: Esatto. Anche se l’erba notoriamente dopo delle ore si rialza.  
P.M.: Si rialza, col giorno si rialza.  
D.S.: Quindi le cose erano un po’ confuse, ma si notava bene.  
P.M.: Entrambi questi elementi: trascinamento e…  
D.S.: E pesticciamento.  
P.M.: Questo in direzione del cadavere, fra l’auto e il cadavere?  
D.S.: Dall’esterno dello sportello sinistro dell’autovettura fino alla posizione del cadavere uomo.  
P.M.: Benissimo, è stato chiarissimo. Stesso discorso nella direzione del cadavere donna. Fece questa osservazione? Nel mezzo c’è la strada, mi sembra di capire.  
D.S.: Non si poteva distinguere se era stato l’uomo o la donna a causare questo qui; fatto sta che trovammo per terra, oltre a macchie di sangue sull’erba…  
P.M.: Ah, anche macchie di sangue.  
D.S.: Sì, anche macchie di sangue.  
P.M.: Perfetto.  
D.S.: Trovammo l’orologio della ragazza e un orecchino, o parte di esso, sempre in mezzo all’erba.  
P.M.: Verso la ragazza?  
D.S.: Dalla parte, a destra dello sportello sinistro, cioè nell’immediatezza dello sportello sinistro dell’autovettura.  
P.M.: Bene. Andando verso la ragazza, questi segni continuano o no? Verso dove si trova il cadavere della ragazza.  
D.S.: No, no, perché per andare nel luogo in cui, nel punto in cui si trovava la ragazza, praticamente doveva esser riattraversata la strada davanti all’autovettura.  
P.M.: C’era lo sterrato?  
D.S.: E’ una strada sterrata, ho detto una strada campestre.  
P.M.: Di là c’era l’erba, si vedeva. Sullo sterrato non c’era nessun segno apparente?  
D.S.: Non si notarono.  
P.M.: Proprio non c’erano.  
D.S.: Non furono notati segni.  
P.M.: Bene, grazie. Passiamo alle foto? No, no, andiamo, ecco, andiamo direttamente alla prima foto.
Presidente: La numero?  
P.M.: Ah, è la numero 1, la didascalia è un po’ lunga, risparmiamola. Vediamo se c’è la…  
D.S.: Ripeto, io in questo fascicolo non l’ho mai visto.  
P.M.: Allora lei non guardi il fascicolo, guardi i luoghi. Ci sono delle frecce. Allora le frecce… siamo costretti a capire, a leggere noi. Intanto vediamo se lei ci sa spiegare qualcosa. Qui sembra che sia una foto senza auto, presumibilmente fatta dopo. Riconosce qualcosa?  
D.S.: Esatto, questa presa, dovrebbe essere… cioè è presa, sicuramente è presa dalla campagna verso la strada, la via dei Prati, cioè verso la strada asfaltata.  
P.M.: Quindi, vedendo così, se ci fosse la macchina vedremmo la parte frontale? 
D.S.: Frontale, esatto.  
P.M.: Bene, la freccia a destra – presumibilmente c’è il ragazzo, c’era il ragazzo.. . –  
D.S.: Il ragazzo, esatto.  
P.M.: A sinistra la ragazza.  
D.S.: Non ho visto bene a sinistra.  
P.M.: Vediamo, questa è la destra.  
D.S.: Sì, questa è la destra.  
P.M.: Vediamo la sinistra. Oltre… a sinistra, oltre il Carabiniere.  
D.S.: Beh, non si vede bene…  
P.M.: Perché c’è una prospettiva. Leggiamo la didascalia, allora, via.  
D.S.: Probabilmente quello è il luogo in cui vennero recuperati, vennero trovati i bossoli.  
P.M.: Bene. Leggiamo la didascalia: “Località Travalle, insieme del campo denominato Le Bartoline. La freccia “A” indica il punto in cui sarebbe stato rinvenuto il cadavere di Cambi Susanna” 
D.S.: Sì, ma… forse la freccia trae in inganno, perché noi ne vediamo, se vediamo la freccia, vediamo la saggina cioè vale a dire quelle piante la direzione rimane praticamente oltre la freccia.  
Presidente: Quale è la freccia “A”, vediamo un attimo. Quella a sinistra.  
P.M.: La freccia “A” è quella a sinistra.  
D.S.: Ah, sì, sì.  
P.M.: Torna?  
D.S.: Lì, indica praticamente le piante di saggina…  
P.M.: Va bene. C’era questa saggina?  
D.S.: …mentre la strada era fra i due filari delle viti che non si vedono bene. Non si distinguono bene i filari delle viti.  
P.M.: Facciamo così, Maresciallo, andiamo un attimo avanti con un’altra foto. Può darsi che questa è fatta talmente dopo che non ci aiuta ora.  
D.S.: Sì.  
P.M.: Sempre una foto però d’insieme. Sono le stesse. Qui sarebbe visto… leggiamo: “Lo stesso campo visto in posizione opposta”.  
D.S.: Opposta.  
P.M.: Cioè, sembra dalla strada.  
D.S.: È esatto. Ecco, qui vediamo le viti, ad esempio e la pianta dell’olivo.  
P.M.: Allora mi fa…  
D.S.: La pianta dell’olivo che era lì, prima che iniziassero i due filari di viti. Infatti, sulla destra non notiamo le viti, le piante di viti. Ecco qua.  
P.M.: Sulla destra c’è comunque la ragazza, sulla sinistra il ragazzo.  
D.S.: La ragazza era oltre quel filare di vite.  
P.M.: Va bene, poi lo vediamo. Grosso modo, dov’è il Carabiniere, c’era l’auto, insomma.  
D.S.: Dov’è il Carabiniere c’era l’auto, all’incirca.  
P.M.: Andiamo avanti, andiamo avanti.
D.S.: Questa è l’autovettura.  
P.M.: E’ la foto numero tre. Sono gli sportelli tutti chiusi. “L’autovettura Volkswagen, eccetera, color nero, targa – non ci interessa – intestata a Baldi Stefano, vista dalla parte anteriore.” Andiamo avanti. Ecco, vediamo di capire. Insieme del lato destro della stessa autovettura con visione del vetro relativo allo sportello che si osserva rotto. Vogliamo vedere questo sportello? Lo sportello rotto è l’anteriore destro.  
D.S.: Si, esatto.  
P.M.: Sembra che sia rotto poco. Era così, no?  
D.S.: Sì, era così.  
P.M.: Cioè, molti vetri sono rimasti su.  
D.S.: Forse non si vede… forse non si vede proprio tutto lo sportello.  
P.M.: Va bene. Vediamo se abbiamo un’altra foto.  
D.S.: Non era che, ho detto: parte era caduto il vetro, e parte il vetro era al suo posto.  
P.M.: Andiamo avanti. Allora, questo è “l’insieme del lato sinistro con visione della parte interna dell’autovettura. La freccia indica lo stivaletto da uomo rinvenuto sul pianale – va be’ – anteriore sinistro”. Vediamo se lo vediamo. Ecco, c’è…  
D.S.: Ecco, esatto.  
P.M.: Lei ci aveva detto uno stivale… C’è una busta, o sbaglio? La vogliamo ingrandire? No, che cos’è? Una borsa?  
Presidente: È lo stivale.  
P.M.: Ah, è lo stivale. Come… no, no, sono io che vedo male. Perfetto. È lo stivale, era ingrandito poco. Benissimo. Andiamo avanti. Ecco, questa è di nuovo vista dal dietro. Mi sembra non ci abbiamo – vero Maresciallo? – niente da evidenziare.  
D.S.: Sì, è il dietro dell’autovettura, esatto.  
P.M.: Bene.  
Presidente: È la numero 6.  
P.M.: E’ la numero 6. E’ una strada molto stretta, insomma. Piuttosto str…  
D.S.: Sì, è…  
P.M.: Quando c’è l’auto sembra che sia stretta.  
D.S.: Eh, praticamente la macchina…  
P.M.: Occupa quasi tutta la strada.  
D.S.: Occupa tutta la strada.  
P.M.: Ecco. Era quello che volevo evidenziare.  
D.S.: E’ una strada senza sfondo d’altra parte, quella.  
P.M.: Bene. Andiamo avanti. Qui…  
D.S.: Il bossolo.  
P.M.: “Particolare del bossolo – foto 7 – rinvenuto, mettiamo, pianale anteriore dell’autovett… destro, dell’autovettura. Contrassegnato dalla foto numero 9”. Va bene. Ah, l’avevamo vista, è la 9. Vediamo, ingrandiamo il bossolo. C’è questo solo di bossoli?
 D.S.: All’interno dell’autovettura, sì.  
P.M.: All’interno dell’autovettura, sì. Andiamo avanti. Qui siamo tra il granturco, sembrerebbe.
Presidente: La numero 8.  
P.M.: La numero 8: “Particolare di altro bossolo rinvenuto in prossimità della ruota anteriore destra, contrassegnata dalla foto 1.” Anteriore destra c’è un altro bossolo. Cioè, nei pressi di dove c’è il vetro rotto. Dico bene?  
D.S.: Esatto.  
P.M.: Bene. Andiamo avanti. Il 2 è particolare dello stesso bossolo, bene? Vediamo se vediamo qualcosa. Va bene. Quello è il bossolo.  
D.S.: Questo sarà un altro bossolo.  
P.M.: Ah, è un altro. Ma…  
D.S.: Erano 5 i bossoli dalla parte destra dell’autovettura.  
P.M.: 5. Allora vediamo se sono numerati. Questo è il secondo. Qui siamo già a 5. Vediamo, nella foto numero 10: “Particolare del bossolo contrassegnato dalla foto numero 5”. Va bene. Sono ingrandimenti… lei ci dice che ci sono 5 bossoli, tant’è che c’è un numero 5, quindi. Andiamo avanti. Una foto d’insieme dei bossoli non so se l’abbiamo. Qui abbiamo un 6. “Particolare del bossolo contrassegnato dalla foto 6”. Lei ricorda che furono repertati 5 bossoli?  
D.S.: Mah, io ricordo bene, perché come ho detto prima, questo tipo di rilievo qui, che quando veniva trovato qualche cosa, veniva indicato e alla Scientifica e…  
P.M.: Va be’ sentiremo la Scientifica…  
D.S.: … io mi ricordo che vidi 5 bossoli a sinistra. Uno sopra l’autovettura, e uno sul lato destro…  
P.M.: Uno sopra ‘autovettura?  
D.S.: Prego?  
P.M.: Uno?  
D.S.: Dentro l’autovettura, non sopra.  
P.M.: Dentro, dentro. Sopra nel senso dentro.  
D.S.: Sopra per dire all’interno dell’autovettura.  
P.M.: Bene. All’interno. E gli altri sono questi qua. Andiamo avanti. Qui abbiamo un 7. Andiamo avanti perché non riusciamo ad avere particolari. Sono tutti bossoli. Questo è ancora un bossolo… andiamo avanti; ancora avanti, a meno… ecco, particolare di una foglia. Vediamo “Particolare della foglia macchiata di sostanza ematica rinvenuta” – ecco, questo può interessarci – “in prossimità della ruota anteriore sinistra dell’autovettura”. Sembra di capire da questa foto, che ha qualche cosa a che vedere con quella descrizione che lei ci faceva del luogo fra l’autovettura e il ragazzo, dove dice che c’era del sangue. È così?
D.S.: Esatto. Sì, c’era una foglia, questa è una foglia grande, poi qualche macchia fu trovata anche su dei fili più sottili di erba.  
P.M.: Ecco. Comunque questa era la ma…  
D.S.: Comunque sempre nei pressi di questa foglia ingrandita.  
P.M.: Questa è la macchia più macroscopica di sangue che trovate nel…  
D.S.: All’esterno dell’autovettura.  
P.M.: Benissimo. Verso il ragazzo.  
D.S.: Verso il ragazzo, sì.  
P.M.: Bene. Andiamo avanti. Benissimo. Cosa dice? “Particolare dell’orologio da polso rinvenuto in prossimità della ruota anteriore sinistra”. E’ sempre la stessa zona, della stessa autovettura, e contrassegnata dalla foto. Lei ci ha detto che questo era l’orologio della ragazza. Dico bene?  
D.S.: Si, questo mi sembra che risultò essere l’orologio della ragazza.  
P.M.: Bene. Andiamo avanti, poi lo vedremo. Qui ci abbiamo delle impronte, dice, dell’orma…  
D.S.: Sì, queste sono delle impronte plantari…  
P.M.: … rinvenute a metri 5 dall’autovettura che rivolge la punta verso il casolare abbandonato, di cui veniva rilevato il calco con il gesso. Ricorda qualcosa di questo?  
D.S.: Casolare abbandonato non mi risulta. Ad ogni buon conto, su quella strada, sulla strada in cui…  
P.M.: Ci fa capire, rispetto all’auto, questa orma…
D.S.: Questa orma è oltre l’autovettura.  
P.M.: E oltre la parte anteriore dell’autovettura?  
D.S.: Sì, si, proprio al centro della strada che…  
P.M.: Aspetti un attimo per cortesia, vediamo…  
D.S.: Prego? Ah, sì.  
P.M.: Sì, vogliamo vedere, se lei… cosa ricorda di quest’orma. Per ora ci sta dicendo che è davanti all’auto.
D.S.: Dunque, sì, mi sembra… credo che sia davanti, perché quest’orma fu notata, mi sembra di ricordare, un po’ su tutta la strada, partendo dalla strada asfaltata, e che poi praticamente passava sotto l’autovettura e proseguiva verso l’aperta campagna.
 P.M.: L’orma passava sotto l’autovettura.  
D.S.: Però…  
P.M.: Scusi Maresciallo.
 D.S.: Prego.  
P.M.: Sotto l’autovettura?  
D.S.: Questo mi sembra di ricordare. Comunque andava diretta sulla strada. Aveva percorso tutta la stradina che poi si perdeva al termine della strada nell’aperta campagna.  
P.M.: Anche alle spalle dell’autovettura c’era quest’orma?  
D.S.: Non c’erano… queste sono orme molto accentuate, cioè molto evidenziate e credo che di due furono fatti i calchi. Molto marcati, questi si trovavano oltre l’autovettura, perché la strada presentava meno erba. Cioè vale a dire, presentava del terreno nudo ed era piovuto non so se il giorno prima, o due giorni prima, e ancora la strada era bagnata. Quindi non essendoci erba, dove non c’era l’erba rimaneva l’impronta così accentuata. Sull’erba si poteva magari notare, ma non evidenziare così.  
P.M.: Su quest’orma, lei sa altro?  
D.S.: Su quest’orma non so altro.  
P.M.: Bene.  
D.S.: Ricordo che anche se, naturalmente, fu presa in considerazione, però al momento, siccome quella era zona di campagna dove passa un’infinità di persone, o persone che vanno agli orti…
P.M.: Un’infinità di persone.  
D.S.: … o cacciatori…  
P.M.: Potevano essere orme di quei signori che erano…  
D.S.: No, non…  
P.M.: No. Lo escludeste?  
D.S.: No, questo noi lo escludemmo, perché prima di tutto perché furono controllate le scarpe di quel signore che era arrivato sul posto e che poi ci aveva l’orto, oltre la macchina, e quindi non corrispondevano assolutamente. Quindi quello fu escluso. Ma lì per lì non gli venne data molta importanza perché, appunto, era un… sembrava una persona che, entrando sulla strada, poi si allontanasse verso la campagna, e quindi potevano sicuramente risalire ad epoca antecedente.  
P.M.: Al fatto.  
D.S.: Al fatto.  
P.M.: Bene. Andiamo avanti. 
P.M.: Come crede. Io forse fin… 
P.M.: Come crede. Non ho problemi, io.  
Presidente: Prego.  
A.B.: Grazie, senta Maresciallo, questa orma, si risalì alla, ai piedi, cioè, al numero di scarpa? 39, 40, 48. . .
D.S.: A questo non posso essere d’aiuto, perché come ho detto, i calchi furono presi dal personale del Nucleo Operativo di Prato, e portati appresso. Quindi gli accertamenti successivi furono fatti dal Nucleo Operativo di Prato. Sull’orma, a me non mi fu riferito di elementi, perché naturalmente lavoravamo un pochettino… non mi fu riferito esiti positivi sul conto di questa orma. O per lo meno non mi furono riferiti elementi di interesse all’indagine.  
A.B.: Ma secondo lei, questa era un’orma piuttosto grande?  
D.S.: Sicuramente. Era un’orma sul, tra il 42 e il 44, su di lì, insomma.  
A.B.: 42, 44, anche qualcosa di più.  
P.M.: Anche 50, vero?  
A.B.: 50 non lo so, magari 45…  
P.M.: Bene, grazie.  
A.B.: Senta…  
Presidente: Non funziona. Un attimo, siamo alle prese col microfono.  
A.B.: La voce della difesa si spegne sempre.  
Presidente: È staccato. No, è che quando si assiepano giornalisti e altri operatori attorno al suo tavolo, Avvocato, fanno giustizia dei cavi, degli spinotti.
Presidente: Funziona il suo, Avvocato? Quello dell’avvocato Fioravanti?  
A.B.: No.  
P.M.: C’è un sabotaggio.  
A.B.: Sicuramente. È al laser?  
P.M.: Questo è al laser, il suo no. Era un punto importante, non avevamo altri mezzi, Avvocato.  
A.B.: Quale?  
P.M.: Questo, per sabotarle il microfono. Possiamo fare in due con lo stesso microfono.  
A.B.: Si, grazie. No, no grazie, solo due minuti, tanto… Mi accomuno per un attimo all’accusa. Senta Maresciallo, le chiedo scusa, questo calco era vicino, in prossimità, della macchina?  
D.S.: Era più avanti e sicuramente di svariati metri, ma non gli saprei essere preciso al momento perché non ricordo. Ricordo che erano oltre l’autovettura. 
A.B.: Era un’orma sola?  
D.S.: Cioè, furono riprese le orme.  
A.B.: Era un’orma sola, oppure erano più orme?  
D.S.: Una sola.  
A.B.: Un’orma, cioè, del piede sinistro?  
D.S.: No, no, di tutti e due i piedi.  
A.B.: Ah, no, appunto dicevo.  
D.S.: Di entrambi i piedi.  
A.B.: Tutti e due i piedi. Che venivano, andavano… ecco, se ci può indicare, così…  
D.S.: Una camminata normale, lungo la strada, al centro della strada. Senza particolare attenzione, cioè, vale a dire, la persona che… l’impressione era questa: che la persona che aveva lasciato queste orme avesse camminato tranquillamente sulla strada senza…
 A.B.: Tranquillamente. Va bene, questo è chiaro, camminava.  
D.S.: Cioè, non c’erano…  
A.B.: Pesticcio.  
D.S.: Impronte normali, senza niente.  
A.B.: Ecco, fu dato gran risalto oppure no, in quel momento, a quest’orma, da parte degli inquirenti?  
D.S.: Naturalmente fu dato risalto. Era un elemento e quindi fu, come ho detto…  
A.B.: Da valutare.  
D.S.: Furono realizzati i calchi perché potevano assumere poi rilievo.  
A.B.: Va be’, grazie, non ho altre domande. Grazie.  
P.M.: Scusi Maresciallo, per terminare, prima, se non ho capito male, lei parlava che la stessa orma, o qualcosa del genere, era anche sotto l’auto. Com’è la faccenda?  
D.S.: L’impressione era questa. Da premettere che la strada, prima dell’autovettura, presentava più erba, perché la strada, essendo non a sterro, cioè inghiaiata, ma terra sola, presentava ampie zone di erba. Forse dalle foto si può vedere. Quindi prima dell’autovettura c’era più erba rispetto a quella zona dove furono, le impronte erano più evidenti.  
P.M.: Ecco.  
D.S.: E le impronte, naturalmente, i calchi vennero presi dove le impronte erano più evidenti.  
P.M.: Sì, ma non ho capito se anche sotto l’autovettura c’era qualche orma.  
D.S.: Sotto l’autovettura non… cioè, l’impressione è questa, che andassero a diritto, però sotto l’autovettura non fu notato l’impronta.  
P.M.: Bene. Dietro l’autovettura?
D.S.: Sì, sì, dietro l’autovettura.  
P.M.: Ecco.  
D.S.: Dall’inizio, praticamente quasi all’inizio dell’asfalto…
P.M.: C’era questa camminata.  
D.S.: … si vedeva questa…  
P.M.: Una camminata lineare, non per…  
D.S.: Una camminata regolare.  
P.M.: Per intendersi, non verso sinistra, verso destra?  
D.S.: No, no, regolare.  
P.M.: Interruzioni, zigo zag?  
D.S.: No, no.  
P.M.: Benissimo. Non ho altre domande, grazie.
A.B.: Ecco, mi scusi, su questo punto. Si ricorda lei quand’era piovuto?  
Presidente: Allora, avvocato Bevacqua.
A.B.: Mi scusi. Avvocato Bevacqua. Quando era piovuto? Se lo ricorda.  
D.S.: Non mi ricordo. Era piovuto il giorno prima, o due giorni prima, roba del genere. C’erano ancora delle pozzanghere sulla strada, oltre l’autovettura, più avanti.  
A.B.: Quindi…  
D.S.: Tant’è vero che quell’orma lo dimostra.  
A.B.: Quindi, quest’orma era stata fatta dopo la pioggia. Sennò la pioggia l’avrebbe cancellata.  
D.S.: Chiaramente. Certo!  
A.B.: Ecco, era piovuto il giorno prima.  
D.S.: Avvocato, non lo ricordo se era il giorno prima o due giorni prima.  
A.B.: O due giorni prima.  
D.S.: Chiaramente non molto tempo prima.  
A.B.: E c’era ancora delle pozzanghere. C’era ancora delle pozzanghere.  
D.S.: C’era ancora, sì, delle tracce di pozzanghere.  
A.B.: E la notte era successo questo. La notte non era piovuto.  
D.S.: No, no, no, assolutamente.  
A.B.: Grazie.  
Presidente: Maresciallo, quella zona era meta di cacciatori, risulta.  
D.S.: Quella zona era meta di cacciatori, di giorno, e di coppiette la sera. E talvolta io facevo transitare anche il Servizio da quella zona perché avevamo, sapevamo anche che andavano ad appartarsi ragazzi a spinellare e roba del genere nell’alveo della Marina, perché dalla parte opposta della zona in cui venne rinvenuta la macchina con i due cadaveri si apre, c’è una apertura sul torrente – o il fiume La Marina – che, proprio nell’alveo, c’è spazio per le macchine, per appartarsi, eccetera. Andavano un po’ a nascondersi, quindi; saltuariamente ci passava anche la mia autovettura, in quelle zone.  
Presidente: Quel giorno, insomma, quel giorno, quella sera era giovedì. Quindi quel giorno era stato un giorno di caccia, diciamo.  
A.B.: L’indomani c’era lo sciopero.  
D.S.: Il giovedì, il giovedì è giorno di caccia.  
Presidente: Bene. Altre domande, signori?  
P.M.: Sì Presidente, mi scusi, vorrei continuare…  
Presidente: Pubblico Ministero.  
P.M.: . . . forse conviene, con il teste, con le foto dei due cadaveri.  
Presidente: Prego.  
P.M.: Per vedere se ci può evidenziare qualcosa.  
Presidente: Al solito, non riprendiamo i corpi! Vero?  
P.M.: Se troviamo prima quella dell’uomo. Sennò è uguale, eh. Nel senso, facciamo prima tutte uno e poi tutte l’altro. Proviamo a trovare… “Vista della parte anteriore del cadavere del Baldi”, ecco, così abbiamo, per capire come era messo. Lei ce lo ha descritto piegato…  
D.S.: Sì, così, insomma.  
P.M.: Forse se la mettiamo per verticale.  
D.S.: Per alto, sì. In alto.  
P.M.: In alto. Tutto sommato ci dà un po’ l’idea. Non ce l’ha perché così sembra seduto. Qual’è il piano della terra?  
D.S.: Prego?  
P.M.: Qual’è il piano, in questa foto? Così? Dalla parte opposta.  
D.S.: No, ecco, più… com’era prima, nella posizione di prima.  
P.M.: Proviamo ad invertirla.  
D.S.: Ecco. No, neanche.  
P.M.: Allora verticale. Va bene. Mettiamola verticale.  
D.S.: Ecco, questa, guardando l’autovettura, questa è la posizione del ragazzo. Guardando l’autovettura, quindi, la posizione del ragazzo era così.  
P.M.: C’è niente di diverso da come ci aveva descritto lei?  
D.S.: No, è così.  
P.M.: C’è molta erba, sembrerebbe, no?  
D.S.: Sì, c’è molta erba. L’ho detto, praticamente è un prato.  
P.M.: Ci sono i pantaloni lì accanto.  
D.S.: Come si vede…  
P.M.: Dico bene?  
D.S.: … come si può notare – sì, i pantaloni, sì – si può notare lì che c’è un leggero avvallamento, nella posizione in cui si trova l’autovettura.
 P.M.: Come una buca.  
D.S.: Quindi una specie… no, no, una specie di inizio di un fossetto o scolo delle acque.  
P.M.: Bene. Andiamo avanti sempre con il ragazzo.  
D.S.: Questa è un’altra posizione del ragazzo.  
P.M.: Ecco, vediamo meglio l’avvallamento.  
D.S.: Questa, sicuramente questa foto è stata ripresa davanti all’autovettura.  
P.M.: Ecco, la macchina quindi è dove si trova colui che…  
D.S.: È a sinistra.  
P.M.: … fa la foto, grossomodo.  
D.S.: A sinistra di colui che fa la foto.  
P.M.: Bene. È un discreto avvallamento, no?  
D.S.: Prego?  
P.M.: E’ un discreto avvallamento, apparentemente. Sembra apparentemente avvallata la zona, ecco, discreto, non… Sì, non… bene.  
D.S.: Discreto. Purtroppo non si vedeva…
P.M.: Sembra proprio un canale, insomma.  
D.S.: Praticamente la sagoma del cadavere si vedeva quando uno arrivava abbastanza vicino all’autovettura.
P.M.: Bene.  
D.S.: Non da lontano. Da lontano non si vedeva. Dalla strada non si vedeva assolutamente niente.  
P.M.: Perché era proprio avvallata.  
D.S.: C’era questo…  
P.M.: Andiamo avanti. Questa da che posizione è?  
D.S.: Questa è stata presa da…  
P.M.: Proviamo a leggere.  
D.S.: Dalla sinistra.  
P.M.: Foto 12. “Vista da vicino e dalla parte sinistra, rispetto alla posizione del cadavere.”  
D.S.: A sinistra del cadavere, sì.  
P.M.: “Dove si nota anche parte della strada dove era parcata l’autovettura, la loro autovettura.” Bene. L’auto quindi…  
D.S.: Ecco, si vede…  
P.M.: Ah, ecco, la strada.  
D.S.: Ecco. Si vede le pozzanghere qui. Ecco le pozzanghere dell’acqua.  
P.M.: Vediamo se riusciamo a capire quali sono. Ecco, benissimo.  
D.S.: Le pozzanghere dell’acqua.  
P.M.: Benissimo. Chiarissimo. Quindi si capisce come, no, no, benissimo. Perfetto, perfetto. Andiamo avanti. Abbiamo qualche altra foto del ragazzo. Sembra un avvallamento.  
D.S.: Sì, questa è ripresa dalla parte…  
P.M.: L’auto dov’è qui? Quella è la strada.  
D.S.: L’auto è qui a destra.
 P.M.: Ah, ecco. bene. Andiamo avanti.  
D.S.: Questa è ripresa dall’altra parte.  
P.M.: Ecco, quindi l’auto è nella parte avanti, a sinistra, l’auto.  
D.S.: L’auto sì, a sinistra.  
P.M.: Bene. Vediamo proprio che di erba ce n’è parecchia, eh.  
D.S.: Eh, è un prato. Ecco, qui si nota bene l’inizio del fosso.  
P.M.: Sì, sì.  
Presidente: Si vede anche delle pozzanghere, o sbaglio?  
D.S.: Si vedono anche le pozzanghere.
 P.M.: Si vedono molto chiaramente. Andiamo avanti. Siamo il 23 ottobre…  
D.S.: Ecco, qui vediamo sia l’autovettura, sia il ragazzo.  
P.M.: Ecco. Qui ci dà ancora più la possibilità di capire com’erano i luoghi. Il fosso è molto evidente. Bene, andiamo avanti. Ecco, quindi la distanza fra la ruota anteriore sinistra, dove sembra di vedere dei bossoli, e il cadavere…  
D.S.: Tre metri, circa.
 P.M.: Ecco. La prospettiva non ci dà molta ragione, ma sono un tre metri. Quelli sono i bossoli, quei segnetti?  
D.S.: Lì c’erano: un bossolo, l’orologio e l’orecchino.  
P.M.: Ah, gli oggetti. Ah, ecco, benissimo.  
Presidente: Che numero è, la 16, questa qui?  
P.M.: La foto numero 16.  
Presidente: Diciamo sempre i numeri, sennò poi sono guai.  
P.M.: Ha ragione Presidente, sì. Andiamo avanti. Qui riusciamo, nella 17, “Panoramica del luogo dov’è stato rinvenuto il cadavere di Baldi Stefano”. Proviamo se si riesce a capire.  
D.S.: Questa è una posizione… l’hanno girata in su. Forse…  
Presidente: Messa per così…  
P.M.: Questa sembra l’albero… Ah, siamo lontani, sì. Quella è la strada, questo probabilmente è il cadavere. Siamo alle spalle del cadavere. L’auto infatti è in cima, a destra, no?  
D.S.: Sì, infatti è a destra.  
P.M.: Completamente a destra. Si vede un faro. Può essere? Sì.  
D.S.: Sì, sì.  
P.M.: No. Non si sa cos’è. Comunque è così? Quella è la strada.  
D.S.: Sì, sì, quella è la strada.  
P.M.: Benissimo. Andiamo avanti. Questa invece è la parte, la foto 18, “Vista da vicino raffigurante la parte posteriore della Golf dove si nota anche il numero 8 raffigurante un proiettile sparato dall’omicida”. Numero 8. Vediamo se si trova questo proiettile. Se zoommiamo un po’, sembrerebbe qui. Non voleva farsi vedere. Ecco, benissimo, perfetto. Dovrebbe essere l’ultima foto, o abbiamo ancora foto del luogo, della ragazza? Andiamo avanti, grazie. Questa è una visione d’insieme, sempre dalla stessa parte. Ci sono delle… leggiamo la didascalia, cortesemente. La 19: “Panoramica raffigurante l’autovettura e parte della strada che da via dei Prati conduce all’interno della campagna, dove sono stati rinvenuti i corpi di Cambi-Baldi”. Andiamo avanti. Questa è la stessa foto un po’ a campo più ampio. Dico bene?  
D.S.: Sì.  
P.M.: Andiamo avanti. Scusi, no. Rimaniamo un attimo così. La ragazza è grossomodo dove sono quelle persone?  
D.S.: La ragazza no, no, è all’interno.  
P.M.: E’ all’interno.  
D.S.: Non si vede, praticamente non si vede.  
P.M.: Non si vede. Andiamo avanti.  
D.S.: Non si vede. Si può vedere dalla posizione dell’ultimo uomo, là. E forse anche del secondo, quello in alto.  
P.M.: Che la stanno fotografando. Che stanno facendo, forse, fanno delle foto, no?  
D.S.: Sì, fanno delle foto.  
P.M.: Apparentemente. Andiamo avanti. Qui è una visione molto ampia. Vediamo se si riesce a. . . avviciniamoci alla macchina, se ci riusciamo. Di più non riusciamo ad ottenere, eh? Comunque è molto chiara la posizione rispetto al campo e alla strada. Andiamo avanti. Qui siamo…  
D.S.: La panoramica presa dall’interno della campagna verso la strada.  
P.M.: Dall’interno, quindi dobbiamo vedere il frontale, la parte frontale dell’auto. Bene. Andiamo avanti. Qui abbiamo, sempre dalla parte della campagna, vediamo che è strettissima allora questa strada.  
D.S.: Sì, sì.  
P.M.: Veramente. Va bene. Lì ci sono degli oggetti. Ci può aiutare su dov’era quell’orma?  
D.S.: Su?  
P.M.: Quell’orma, dov’era? Per levare… perché lì, trovare delle orme, mamma mia!  
D.S.: Dunque, può darsi siano state fotografate. Ah, già, ma sono state fotografate. Naturalmente ho detto, più avanti della macchina, forse ancora di più, ancora più avanti, da quella parte, ripeto, però sull’erba, perché la persona, praticamente, aveva camminato più o meno al centro della strada. Come si vede, al centro della strada, c’è più erba rispetto ai lati.  
P.M.: Mi sembra ci sia diversi… va be’, qui chi sa quante orme ci sono.  
D.S.: Sì, ma a quell’epoca!  
P.M.: Va bene. Andiamo avanti. Non è che riusciamo a veder niente di particolare. Abbiamo altro sul luogo? Sì, qui dalle spalle dell’autovettura, se non erro.  
 D.S.: Sì, questa è dalla via dei Prati.  
P.M.: Bene. Andiamo avanti. La macchina è in cima. Leggiamo la 25: “Altra panoramica – va be’ ripresa sempre dalla via – la via dei Prati”. Andiamo avanti.  
A.B.: …  
P.M.: Finiamo queste foto e poi, io non ho problemi. 26: “Panoramica del luogo del delitto. Fra la vegetazione si nota la fossa di scolo delle acque piovane ove è stato rinvenuto il cadavere di Cambi Susanna”. Quindi siamo dalla parte esatta, sì, sì, proprio la macchina è girata.  
D.S.: Ecco, quella pianta d’olivo, quella sulla sinistra, oltre quella pianta d’olivo ci dovrebbero essere i due filari di viti.  
P.M.: Vediamo se abbiamo qualche altra foto per… perché ancora la ragazza non l’abbiamo vista, ma abbiamo un fascicolo piuttosto ampio. Questa è di spalle, andiamo ancora avanti, arriviamo se abbiamo le foto della ragazza, qui cosa è repertato nella 28? “Panoramica del luogo dove è stato rinvenuto il primo bossolo, contraddistinto dal numero 1”. Va be’, c’è un bossolo, è dalla parte del finestrino rotto, se non sbaglio.  
D.S.: Sì, esatto.  
P.M.: È lo stesso bossolo – siamo sulla ruota – andiamo avanti. Qui siamo sulla destra: “Panoramica del luogo dove sono stati rinvenuti altri due bossoli contraddistinti – bene – dai numeri 2 e 5”. Andiamo ancora avanti. Ancora bossoli nel granturco. Andiamo avanti, grazie. Ecco, l’auto, no, ancora bossoli. Poi ce li facciamo spiegare dalla Scientifica.  
D.S.: Qui c’è l’orologio.  
P.M.: Ancora bossoli, no, è la foglia questa. Leggiamo un attimo? L’avevamo vista sull’altro fascicolo, 33: “Vista da vicino raffigurante una foglia contraddistinta dal numero 4, macchiata di sangue, rinvenuta poco distante dalla macchina dei due fidanzati”. Ce l’ha già spiegata. E’ la stessa foglia di prima, no?  
D.S.: Sì, è sempre quella.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Vediamo qua la didascalia, grazie “Vista da lontano, raffigurante sempre la foglia…”. Va be’. Vediamo se riusciamo a inquadrare meglio la foglia? La macchia di sangue è quella proprio che è nel mezzo più scura che si vede. Proviamo a puntarla, se è possibile?  
D.S.: La macchia mi sembra questa più ampia, a destra di quella macchia nera, forse.  
P.M.: Ecco, questa qui è una macchia… benissimo.  
D.S.: Mi sembra, però non ne sono certo.  
P.M.: La foglia è rimasta lì? L’abbiamo portata via? Abbiamo fatto qualche esame? Non lo sa lei?  
D.S.: Non lo so cosa fece la Scientifica.  
P.M.: Bene, bene, lo vediamo dopo. Andiamo avanti. Qui 6, nella foto 35 “Vista da davanti, raffigurante un bossolo contraddistinto dal numero 6, trovato sul posto dell’omicidio di Calenzano”. Andiamo avanti, qui abbiamo ancora sette bossoli, probabilmente; qualcuno ce li deve spiegare sennò non riusciamo a capire. Andiamo avanti, ce lo dirà la Scientifica. Lasciamo pure se sono bossoli, vediamo se arriviamo alle foto della ragazza, grazie, se le vede prima lei, se la trova. Ecco, anche questo sembra un fosso, eh?
D.S.: Sì, questo è…  
P.M.: E’ il fosso opposto.  
D.S.: … tra i due filari di viti che dicevo prima.  
P.M.: Ecco il corpo della ragazza…  
D.S.: Sulla destra notiamo qua, se lo possiamo vedere…  
P.M.: Rifacciamo vedere la foto.  
D.S.: … dei viticci secchi, qua sulla destra.  
P.M.: Dei?  
D.S.: Si vedono dei rami in posizione orizzontale: sono viticci, probabilmente potature buttate lì. Questa è, appunto, la posizione della ragazza con la gonna aperta, appunto, strappata diciamo.  
P.M.: Sembra che la maglietta sia tirata tutta su.  
D.S.: La maglietta e il reggiseno sono stati tirati su, come si vede, sotto le ascelle.  
P.M.: Ha qualcosa a che vedere con un trascinamento la maglietta su, o lei non ha fatto nessun tipo di. . .
D.S.: Non credo, perché questo è il davanti e come si vede, si può notare, è pulita.  
P.M.: Cioè, da un trascinamento per le gambe verso il luogo la maglia sarebbe andata in su. Comunque se non ha fatto questo tipo di verifica lasciamo perdere.  
D.S.: No, no.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Sempre immagini che è difficile vedere con tranquillità. Andiamo avanti, poi ce le spiegheranno i medici legali.  
Presidente: Va bene, proseguiamo.  
P.M.: Andiamo avanti, le possiamo evitare. Bene. Io non ho domande. La posizione è quella lì, è più che evidente. Si, nessuna domanda, grazie.
Presidente: Prego.  
A.B.: Grazie. Bevacqua, difesa. Senta, Maresciallo, questo luogo ove si è visto sostava questa macchia, è un luogo ben conosciute dai ragazzi, oppure no?  
D.S.: Mah, all’epoca… sì, ma penso anche ora. All’epoca era dai ragazzi, cosa intende per ragazzi?
A.B.: Coppiette, ragazzi, ha detto prima che c’erano…  
D.S.: Sì, sì. E’ una zona abbastanza frequentata, un po’ tutta quella zona.  
A.B.: Dai ragazzi?  
D.S.: Dai giovani.  
A.B.: Si appartano anche di giorno? Oppure…  
D.S.: No, no, di giorno raramente. Magari di giorno andavano dentro l’alveo della Marina che sono meno visibile. Lì, in pieno giorno, dalla campagna, a 60 metri dalla strada, passa molta gente; ci sono gli orti, appunto, come ho detto. 
A.B.: Ecco, per entrare in quella stradina da dove bisogna passare, perché mi pare che sia la periferia di Calenzano questa qui.  
D.S.: No, no. E’ proprio fuori di Calenzano.  
A.B.: Fuori, lontano.  
D.S.: Sì, fuori la periferia, perché è oltre, rispetto al centro abitato di Calenzano, c’è il fiume La Marina, o il torrente. Oltre il torrente si trova questa zona, cioè questa strada che in quel luogo costeggia, praticamente, il torrente.  
A.B.: Quindi, cioè, per andarci, bisogna conoscere bene questi posti.  
D.S.: Ma non necessariamente.  
A.B.: Cioè, se vado io che non conosco Calenzano non ci arrivo.  
D.S.: Chiaramente, uno… bisogna andarci, bisogna andarci perché lì la strada viene, parte dalla zona cosiddetta “Del Molino” di Calenzano, chiamata “Del Molino”, dal centro abitato periferico; va su, costeggia per parecchio il torrente La Marina, quindi forma quasi una “U”; torna indietro dall’altra parte e va alla zona della, cosiddetta della “Querce” di Prato.  
A.B.: Ecco, quindi bisogna che…  
D.S.: C’è un altro luogo per raggiungerlo, proprio quel luogo lì. In corrispondenza di questa stradina, che si inoltra dalla campagna, sul torrente La Marina c’è una passerella, una passerella di legno che si può percorrere a piedi. Oltre quella passerella c’è un’altra strada, quella davvero periferica di Calenzano, che viene verso centro, verso tutte le direzioni.  
A.B.: Ecco, quindi, però, siccome bisogna vedere la passerella, bisogna conoscere la strada, bisogna conoscere questa strada che circonda questa zona. Cioè, una persona che come me non conosco Calenzano, bisogna che ci vada una o più volte per passare sulla passerella, per girare… o no? No, perché sa, tutto è possibile. Ora, che tutti…  
D.S.: Dietro alla passerella, c’è anche un ristorante in quella zona, teniamoci presente…  
A.B.: Certamente, difatti il Pacciani era uno che andava sempre al ristorante lì, tutti i giorni. No, le volevo domandare…  
Presidente: Non facciamo commenti.  
A.B.: No, Presidente, mi scusi, perché…  
Presidente: Ecco.  
P.M.: Dove andava lì lo dimostreremo per testi, Presidente.  
A.B.: Certo, non c’è dubbio.  
Presidente: Silenzio.  
A.B.: Non c’è dubbio che lo dimostreremo. Io volevo domandarle, Maresciallo, questa strada, questa stradina, il luogo deve praticamente è accaduto questo fatto, era piuttosto lontano dal paese. O no?  
D.S.: Mah, in linea…  
A.B.: Lei mi ha detto che c’è una strada che è lunga, si va in su, si va in su, poi si gira, c’è una passerella e poi questa passerella congiunge una strada ad un’altra strada; quest’altra strada pare che sia piuttosto frequentata e si può arrivare anche a Calenzano, così ho capito..  
D.S.: Dunque, qualche centinaio di metri prima di arrivare a questa stradina, sulla via dei Prati c’è l’ultimo palazzo di una zona periferica di Calenzano, che si trova, che è ubicata oltre il torrente La Marina, rispetto a Calenzano.  
A.B.: Sì.  
D.S.: Un palazzone, intendo perché è più alto di altre villettine, non so se sono quattro piani, cinque piani, roba del genere; abitare è veramente abitato. Quella è l’ultima abitazione in quella zona lì.  
A.B.: Sì.  
D.S.: Oltre il torrente La Marina ci sono varie fabbrichette, qualche abitazione e poi si arriva… in linea d’aria siamo vicini al centro di Calenzano, in linea d’aria.  
A.B.: In linea d’aria. Ecco, però, dico, bisogna conoscerla bene anche di notte questa zona per muoversi bene, o ne? O ci sono delle indicazioni, delle frecce, dei semafori, qualche cosa? No.  
D.S.: Mah, bisogna conoscerla bene! Quella è una strada asfaltata insomma. Ho detto c’è un ristorante, ci sono molte abitazioni; chi ci abita avrà degli amici. Insomma, conoscerla bene… Sono strade, quelle, che in genere in campagna vengono percorse da tanta gente, insomma. Non è che sono…  
P.M.: Basta girare a destra e si trova, insomma.  
D.S.: Prego?  
P.M.: Basta girare a destra e si trova.  
A.B.: Ora si gira tutti a destra!  
Presidente: Va bene, va bene. Proseguiamo  
A.B.: Va bene. Senta, Presidente, io non so se posso entrare, posso entrare ora?  
P.M.: Il teste io ho finito, quindi, con questo teste qui.  
Presidente: No, piuttosto, scusate se mi inserisco io, ma credo che la domanda vada fatta a questo punto. Maresciallo, le risulta a lei che questa zona, oltre che da coppiette, cacciatori, eccetera, fosse anche frequentata da, diciamo così, da guardoni?  
D.S.: Voce di popolo: sì.  
Presidente: Voce di popolo. Spieghi meglio.  
D.S.: Discorsi che si sentono fare al bar, che si sentono fare, così, dalle persone: quello è guardone, quell’altro è guardone. I soliti discorsi che vengono fatti nei paesi dove dicono che in giro -ma non solo quella, ma anche altre zone – nel paese, insomma, dicevano che ogni tanto qualcuno che si appartava trovava qualcuno a osservare o notava e si allontanava. Insomma. Ecco, queste chiacchiere di paese, diciamo, spicciole. Niente, da parte mia, di accertato.  
Presidente: Va bene. Grazie. Prego. 
A.B.: Ecco – signor Presidente, chiedo scusa – la domanda che ha fatto lei…  
Presidente: Dopo, avvocato Colao le do la parola. Prego.  
A.B.: … mi obbliga a farne un’altra. Voci di popolo di oggi o voci di popolo di ieri?  
D.S.: All’epoca.  
A.B.: Ah, all’epoca. Va bene.  
D.S.: Prima. Fino a quel giorno lì.  
A.B.: Grazie. Senta signor Presidente…Colao, prego.  
Presidente: Avvocato Colao, voleva ricollegarsi a questa osservazione?  
A.C.: Volevo fare una precisazione. Senta, lei, Maresciallo, può affermare che quel posto fosse noto ai cosiddetti guardoni, cioè a coloro i quali vanno a vedere le coppiette quando sono in intimità?  
D.S.: Ma, avvocato, questo mi sembra piuttosto logico perché il guardone va dove solitamente si appartano le coppiette.  
A.C.: Sì, dico…  
D.S.: Quindi, quella è una zona dove si appartavano le coppiette, come altre zone, quindi è presumibile che fosse frequentata da guardoni.  
A.C.: Grazie. E poi un’altra cosa ancora se mi è consentita. Lei, se non erro, ha precisato prima che il corpo della che il corpo della povera ragazza era pressoché in piedi sulla scarpata, pressoché in posizione…  
D.S.: Appoggiato a un argine, all’interno del fosso.  
P.M.: Vogliamo rimostrare la foto? L’abbiamo vista.  
A.C.: Appoggiato a un argine.  
D.S.: Appoggiata proprio. Non era distesa orizzontalmente. Era…  
A.C.: Appoggiato.  
D.S.: …appoggiato a un argine all’interno del fosso. 
A.C.: Allora mi ricordavo bene. Quindi è stato lì posto dall’autore, poi, della truculenta asportazione delle parti intime della ragazza?  
D.S.: Questo lo potrà dire meglio gli addetti alla Scientifica.  
A.C.: Un’altra cosa. Lei ha avuto modo di osservare bene la ragazza perché ha detto che, appena è arrivato sul posto, ha visto bene questa posizione della ragazza; non ha toccato niente ed è naturalmente andato a chiamare la Polizia Scientifica.  
D.S.: Ho notato lo scempio – che è stato visto anche qui – e quindi è quello che colpisce di più, al primo impatto con l’occhio e, quindi, mi è venuto di collegare, di ripensare a quello che era successo quattro mesi prima.  
A.C.: La corporatura della ragazza, secondo una stima che può fare un uomo come lei o come me, abituati cosi a girare tutti i giorni, era una corporatura esile, media o robusta?  
D.S.: Apparentemente, così a colpo d’occhio, era una corporatura perfetta.  
A.C.: Prego?  
D.S.: Perfetta. Cioè vale a dire, di una giovane, tipica di una giovane…  
A.C.: Ma io parlo della consistenza, cioè più o meno del corpo.  
D.S.: No, una corporatura giusta, diciamo. Né è troppo esile… né esile né, diciamo, adiposa.  
A.C.: Quindi, una persona di media forza, di media forza fisica, dico, la poteva trascinare con facilità, o no, in quel punto?  
D.S.: Eh, trascinare un uomo certo la trascina una donna in quel modo, perché è una donna, una ragazza. Non è che pesa un’enormità, insomma.  
A.C.: Grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Allora, avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Se, cortesemente…  
Presidente: Certo. Rimettiamo allora in linea la telecamera.  
A.B.: Maresciallo, io le mostro una cartina, reperibile in commercio, della provincia di Firenze – la mostro anche alla Corte – dove sono segnati, è segnata in alto a sinistra, se si vede, il luogo dove sarebbe accaduto questo fatto – il sopra, quello di sopra, cortesemente, vorrei che… il cerchio più piccolo, ecco – mi apre che sia lì, vicino a dove è successo il fatto; siccome non è indicata la località Le Bartoline o giù di lì, c’è una località, Travale. E’ possibile che sia lì vicino Travale alla località Le Bartoline?  
D.S.: Ma questa, Avvocato, è una carta…  
A.B.: Non lo so. Ce lo dica lei, per cortesia.  
D.S.: … è una carta provinciale. La zona è quella, però non è ben identificabile.  
A.B.: Se lei ce lo indica, ci fa una grande cortesia. Pressappoco dov’è, dove si trovava, dov’è la zona dov’è accaduto il fatto. Se lei cortesemente ce lo indica, perché io non la conosco.  
D.S.: Posso andare?  
A.B.: Sì, certo. Grazie. Se il Presidente ce lo consente.  
D.S.: Dunque, questa è la zona di Travalle, questo ritengo che sia la strada…  
Presidente: Qui bisogna però dargli il microfono. E’ troppo poco dettagliata, Avvocato, dice.  
A.B.: Presidente, quella ho io. Però, dico, è quella la zona? Mi interessa che sia quella la zona.  
D.S.: La zona sì. La zona sicuramente è…  
A.B.: Oh, quindi siamo fuori…  
Presidente: No, è quella di Travalle, segnata su questa carta.  
A.B.: Giù di lì, insomma; da quelle parti.  
D.S.: Sì, la zona è quella… perlomeno circoscritta è quella, anche se vedo via di Macia, che via di Macia potrebbe rientrare, potrebbe rientrare in quel cerchio. Perché la via di Macia è l’altra strada, cioè, dopo che la strada forma la “U” e torna indietro, cioè va verso la zona La Querce di Prato, quella si chiama via di Macia; non più via dei Prati, ma via di Macia.  
A.B.: Ho capito.  
D.S.: Mentre qui non è indicata la via dei Prati.  
A.B.: Ho capito. Quindi, insomma, siamo lì, in quella zona lì, che comunque… 
D.S.: La zona è quella.  
A.B.: … una sorta di periferia di Calenzano.  
D.S.: Sì.  
A.B.: Siamo certamente in una periferia di Calenzano. Giusto? Addirittura fuori già dalla periferia. Siamo al di là.  
D.S.: Mah, devo premettere che questa mi sembra una carta non certo su scala perché vedo le distanze non mi tornano, così a occhio, delle varie località.  
A.B.: Ma guardi, io non l’ho fatta.  
D.S.: Delle varie località, ecco. Quindi è molto vagamente, è orientativa.  
A.B.: Chiameremo Toscanelli qua, ma è morto. Toscanelli era famoso…  
D.S.: La zona è quella, chiaramente, però così, approssimativa.  
P.M.: Chiamiamo De Agostini.  
A.B.: De Agostini è più giovane.  
D.S.: Penso che sia più spostata.  
A.B.: Va be’, a me interessa che sia quella la zona nella quale gravitava questa, cioè c’era questa particolare località, Le Bartoline, va bene? Quella è la zona.
D.S.: Lì si vede la scritta Travalle. Travalle è riferita a una vecchia fattoria con delle abitazioni intorno, che è più distante del luogo in cui, dal luogo in cui venne trovata l’autovettura con i due cadaveri a Calenzano, rispetto alla scritta Calenzano. Cioè, Travalle risulta più lontano. 
A.B.: Va bene, allora più vicino qual è? Vicino a Macia?  
D.S.: Però qui trovo San Donato che è un’altra zona, cioè è un’altra appendice, quindi ecco, non è ben orientabile. Non si può indicare con esattezza…  
A.B.: Ma insomma pressappoco.  
D.S.: … il luogo esatto su questa carta.  
A.B.: Va be’, ma si può… è fra Travalle e San Donato, Fra Travalle e Macia?  
D.S.: Diciamo fra Travalle e La Querce, Donnini, lì – Donnini, sì, dico bene – Cioè tra Donnini e Pizzi di Monte. Quella dovrebbe essere la zona.  
A.B.: Insomma, fra Travalle…  
D.S.: Donnini e Pizzi di Monte.  
A.B.: Ecco, ce lo dice lei. 
Presidente: Scusate un attimo, scusate un attimo. Possiamo vedere le carte che sono nel fascicolo, che sono dettagliatissime?  
A.B.: Sì, ma questo non c’è, mi pare che non ci sono.  
P.M.: Non ci sarà quella, ma c’è Calenzano e il luogo esatto.  
Presidente: Va bene. Va benissimo la sua, Avvocato. L’Istituto Geografico Militare, mi sembra, no?  
A.B.: Ma non c’è, ma non ci arriviamo. Ma non c’è il luogo, signor Presidente. Non c’è Le Fontanine  
Presidente: Io non ce l’ho perché, le ha prese il Pubblico Ministero.  
A.B.: Va be’, comunque è quella la zona. Chiedo scusa, signor Presidente, volevo ancora continuare, mi perdoni, se lei me lo consente.  
Presidente: Questa mi sembra una carta inidonea, assolutamente, allo scopo. Perché non solo non è dettagliata, ma è molto confusa anche, come punti di riferimento. Per cui, se vogliamo fare un discorso preciso, prendiamo le carte che abbiamo o fornitene voi altre. Ma questa mi sembra proprio, cioè indicativa, ma in maniera molto vaga.  
A.B.: Approssimativa, va be’; ma io questo volevo…  
Presidente: Eh no, Avvocato, noi non dobbiamo lavorare su basi approssimative.  
A.B.: Approssimative no!  
Presidente: Capito?  
A.B.: Allora io, signor Presidente…  
Presidente: Quando abbiamo, Pubblico Ministero, è lei che si è impossessato, scusi, delle carte del fascicolo del dibattimento. Abbiamo…  
P.M.: A dire il vero io ho solo una carta.  
Presidente: Abbiamo…  
P.M.: Nel fascicolo del dibattimento.  
Presidente: … delle carte molto dettagliate, in una scala… 
 P.M.: Quelle che sono state messe…  
Presidente: 1:10.000, addirittura.  
P.M.: Allora, Presidente, per precisazione, sono nel fasicolo del P.M., e non in quello del dibattimento. Quindi non mi sono io…  
Presidente: Io non le avevo viste e…  
P.M.: Come non detto. Se ce le ho io, sono a disposizione.  
A.F.: Erano state depositate…  
A.B.: Siamo certi che quello è Calenzano, almeno su questa certezza, quello è Calenzano; poco più su c’è stato quello che c’è stato. La domanda che voglio fare al Maresciallo è questa: per tornare da quella zona e arrivare a Firenze, che strada deve fare una persona normale? O da Firenze per andare a Calenzano?  
D.S.: Firenze e tutte le altre direzioni possono essere raggiunte attraversando a piedi la passerella che le ho detto io sul ponte La Marina, quindi venendo in via delle Bartoline e da li quindi…  
A.B.: Io parlo di macchina.  
D.S.: Con l’autovettura, transitando sulla via dei Prati, oppure sulla via di Macia che con via dei Prati si congiungono dove formano la “U”, è raggiungibile Prato, Firenze, qualsiasi altra località, perché…  
A.B.: Sì, in quanto tempo si raggiunge Firenze?  
D.S.: Dipende dall’orario e dal traffico.  
A.B.: Nottetempo.  
D.S.: Nottetempo, quando il traffico è scarso, Firenze si può raggiungere… quale zona di Firenze, però?
A.B.: Eh?  
D.S.: Quale zona di Firenze, però?  
A.B.: Appunto, mi dica Firenze…  
D.S.: Diciamo, la Piazza della Stazione a Firenze si può raggiungere, da Calenzano, quando non c’è traffico – quando non c’è traffico, ripeto – dai 10 ai 18 minuti, a seconda della velocità che uno tiene.  
A.B.: Certo.  
D.S.: Quando non c’è traffico. Col traffico si impiega anche un’ora e mezzo.  
A.B.: Ecco, per andare verso Siena, che strada si prende?  
D.S.: Non ci sono problemi: a Calenzano c’è il casello autostradale.  
A.B.: Per andare a Siena.  
D.S.: Per tutte le direzioni.  
A.B.: Ecco.  
D.S.: C’è l’autostrada del Sole.  
A.B.: Si può vedere dove stava in quell’occasione, in quel periodo, per cortesia, il signor Pacciani? È quella di sotto; fa una carrellata,  
A.F.: C’è un cerchio grande.  
A.B.: C’è un cerchio grande; no, sempre la solita, sempre la solita.  
A.F.: La solita cartina, un cerchio grande.  
A.B.: Ecco, faccia una carrellata, per cortesia. No, piano piano. Lentamente. Facciamo finta che stiamo percorrendo da lì per arrivare a Travalle, scendiamo a Calenzano; poi andiamo a Sesto o a Campi Bisenzio dove ci vuole; poi andiamo a Firenze; poi andiamo sulla destra, chiedo scusa, ancora scendiamo, facciamo questa strada, Impruneta, S. Casciano Val di Pesa, Montefiridolfi. Ecco, io volevo illustrare alla Corte che il signor Pacciani in quel periodo si trovava a lavorare a Montefiridolfi. E questo fatto accade esattamente dalla parte opposta della città e della zona e della provincia. Il Pubblico Ministero, probabilmente, mi dimostrerà che io ci andavo in questo luogo un po’ ignoto, però vedremo.  
P.M.: Ho indicato già dei testi, lo vedremo a suo tempo, Avvocato.  
A.B.: Certamente. Grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Va bene. Ognuno proverà quello che riuscirà a provare.  
P.M.: Che intende o vuole…  
Presidente: Altro?  
P.M.: Il P.M. non ha altre domande a questo teste.  
Presidente: Altre domande? Può andare, Maresciallo. Buongiorno.  
A.F.: Ancora no. A novembre…
Presidente: Sentiamo allora…  
P.M.: L’agente Valente Claudio.  
Presidente: Prego, si accomodi.  
C.V.: Grazie.  
Presidente:  Ecco, legga la formula, per piacere.  
C.V.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente:  Vuol dare le sue generalità per cortesia? 
C.V.: Sì, Valente Claudio, nato a Xxxxxx, X xxxxxx ‘XX, residente Xxxxxxxx, Xxxxxx xxx Xxxxxxxxx, X. Serve altro?  
Presidente: Vuole rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero?  
P.M.: Ecco, signor Valente, può spiegare un attimo alla Corte qual è la sua attuale professione, la sua competenza professionale e quale era il suo incarico nell’ottobre ’81?  
C.V.: Sì, adesso esplico la mansione di Ispettore di Polizia di Stato presso la Procura Circondariale di Livorno; all’epoca ero agente di Polizia di Stato sempre, con mansioni di addetto al posto di segnalamento e documentazione della Polizia Scientifica di Prato, presso il Commissariato di Prato.  
P.M.: Ecco, quindi, ci ha detto il suo dirigente di allora che lei andò sul posto con questa mansione – sul posto, intendo, dov’era avvenuto l’omicidio ai danni di Baldi Stefano e Cambi Susanna, dell’ottobre ’81 – con mansioni di repertare cosa si trovava, di fare delle foto. Ci vuole chiarire un attimo quando arrivò, come arrivò e cosa fece? Così poi è più facile farle delle domande.  
C.V.: Certo, arrivò una segnalazione al Commissariato relativa al rinvenimento di due cadaveri. Giacché erano state diramate già delle ricerche in nottata per due giovani che non erano rientrati nelle proprie abitazioni, immediatamente con il dottor Vernacchia ci siamo recati sul posto indicato. Naturalmente essendo lì come operatore addetto alla Polizia Scientifica portai con me tutta l’attrezzatura necessaria per i rilievi e la documentazione necessaria.  
P.M.: Questi rilievi quindi li ha fatti lei, quelli di quell’omicidio: bossoli, fotografie, oggetti? Ci dicono i Carabinieri che vi divideste un po’ i compiti. Ci sono due verbali di sopralluogo, abbiamo capito per ora che cosa hanno fatto i Carabinieri; ci interessava vedere cosa avete fatto voi per capire come si possono integrare oggi i dati oggettivi che entrambe le forze di Polizia hanno acquisito sul posto perché oggi possiamo noi, o meglio la Corte, farne uso. Dati oggettivi intendo. Cioè cosa materialmente fu incaricato di fare, cosa materialmente fece?  
C.V.: Premetto, parto dalla considerazione del fatto che l’operatore di Polizia Scientifica esegue rilievi tecnici che comprendono documentazione fotografica, rilievi dattiloscopici, plastici, planimetrici, quindi tutto quello che occorre. Quando siamo giunti sul posto, già erano intervenuti i Carabinieri della giurisdizione, quelli…
P.M.: Territoriali.  
C.V.: … del Comando stazione di Calenzano. La prima osservazione che adesso, a distanza di tempo, mi sembra di poter fare ancora è quella che già ci fosse stato un primo intervento, cioè…  
P.M.: Intervento relativo all’acquisizione di dati, di reperti, di foto o manomissione, per intendersi? Perché è bene noi chiarirselo oggi, così.  
C.V.: Certo, è stato molto preciso. Diciamo manomissioni più che repertazioni o documentazioni. Quindi la vera e propria indagine tecnica è stata svolta da me, diciamo così.  
P.M.: Ecco, allora ce la vuole descrivere? Cosa fece? Si occupò dei cadaveri o della parte balistica, della macchina, degli oggetti?  
C.V.: Sì, un po’ di tutto.  
P.M.: Ecco, allora vediamo di capire anche noi quali sono le emergenze più evidenti al di là di quelli che sono i corpi che abbiamo, non solo le foto, ma abbiamo le autopsie. Veniamo agli oggetti: auto, posizioni, bossoli, oggetti appartenuti ai due ragazzi che furono repertati, che furono indicati, fotografati. Questi sono gli argomenti che vorremmo affrontare con lei. Abbiamo le foto, probabilmente sono quelle che ha fatto lei, che ci possono aiutare. Partiamo da dove lei preferisce, dai bossoli, ad esempio, se ne è occupato lei?  
C.V.: Ma guardi, sì, se partiamo dalla dinamica, da come inizia e si svolge il sopralluogo, si descrivono i luoghi in generale per passare al particolare.  
P.M.: Ha fatto un verbale, no?  
C.V.: Come si giunge sul posto.  
P.M.: Allora come le torna più semplice a lei, dal suo punto di vista?  
C.V.: Possiamo giungere immediatamente sul posto, cioè dove c’è l’autovettura.  
P.M.: Andiamo all’autovettura tanto sappiamo già la posizione, sappiamo già le distanze, queste cose le sappiamo dalle foto.  
C.V.: Perfetto.  
P.M.: A noi ci interessa forse l’argomento aperture della macchina, se c’erano sicure, se c’erano vetri rotti, quelle cose là. Abbiamo le foto e soprattutto bossoli e oggetti.  
C.V.: Sì, dunque dalla ricognizione, perché si fa prima la ricognizione dei luoghi accurata, molto accurata, sono emersi molti elementi.  
P.M.: Vediamoli.  
C.V.: Primo di tutti quello di un vetro infranto, il vetro relativo allo sportello anteriore destro, se ricordo bene, che probabilmente era stato oltrepassato da un colpo d’arma da fuoco, esploso…  
P.M.: Lo vogliamo vedere quello sportello con il vetro, perché è un vetro che rimane per buona parte intero, sembra di vedere dalla foto. Ora lei ci sta dicendo che è esploso, è stato infranto da un colpo, vediamo di capire anche noi oggi come questa deduzione ha un fondamento tecnico perché in altri omicidi abbiamo visto cose diverse, così la Corte si rende un po’ meglio conto. Quello che vediamo noi oggi è un’apertura piuttosto piccola e il vetro che rimane in piedi, forse è per le caratteristiche del vetro, non lo so.  
C.V.: Sì, esattamente, il colpo, questo faceva ritenere, da come è stato rinvenuto il vetro, il colpo sicuramente è stato esploso dall’esterno. In questi casi succede che il proiettile può praticare un foro netto a margini frastagliati che poi si possono estendere a raggiera o possono inclinare completamente la struttura del vetro, questo dipende dal tipo di vetro. In questo caso, come per tutti i vetri di autovettura, di solito si frantumano tutti, no?  
P.M.: Ecco, come mai questo rimane abbastanza in piedi?  
C.V.: Forse la violenza del proiettile, data la distanza ravvicinata anche, ha determinato che il foro fosse netto, come si può prevedere, però mi pare anche quasi molto possibile, insomma, diciamo così, che la rimanente parte possa rimanere in piedi. Di solito il proiettile come ho detto pratica solo un foro netto e basta.  
P.M.: Senta una cosa, dall’esame del vetro, risultò per lei pacifico che era stato infranto da un colpo di arma da fuoco o poteva essere stato infranto con un sasso ad esempio con un altro corpo? Cioè questa sua apparente sicurezza del fatto che era un colpo così come ci ha descritto, da cosa deriva?  
C.V.: Ma, elementi di fatto non ne ho, non ne ho trovati per cui non…  
P.M.: Non è una sicurezza così esatta. La sua esperienza…  
C.V.: Assoluta certezza che possa essere stato un sasso… che possa essere quindi a questo punto…  
P.M.: Potrebbero essere entrambe le cause?  
C.V.: … anche gettato da qualche altra parte dopo.  
P.M.: Al di là di un sasso, un altro corpo anziché il proiettile?  
C.V.: Un corpo contundente, diciamo così.  
P.M.: Quindi noi almeno per i rilievi che fece lei – poi vediamo se ne abbiamo altri – non ci sa dire se, nonostante quella spiegazione che ci ha dato prima, come possibile, c’è n’è una alternativa che potrebbe essere un corpo contundente di diversa natura ad aver rotto il vetro?  
C.V.: Non lo posso escludere, a distanza di tempo non posso fare più…  
P.M.: Benissimo, questo lo abbiamo chiarito. Andiamo un attimo avanti. Vediamo se lei ricorda come erano posizionati i bossoli, se ce n’erano alcuni all’interno della vettura, altri fuori. Abbiamo effettivamente una serie di foto però sono slegate fra loro, non ci consentono di avere una visione complessiva. Se lei, mi scusi un attimo prima…  
C.V.: Si, prego.  
P.M.: Se lei ha un ricordo di numeri o di posizioni di questi bossoli, poi li verifichiamo con le foto. Ha un ricordo di numeri, ha un verbale di sopralluogo che le dà…?  
C.V.: Sì, ce l’ho qui nelle mani.  
P.M.: Allora ci dica quanti erano i bossoli repertati.  
C.V.: I bossoli sette, complessivamente sette.  
P.M.: Sette. Benissimo. La loro posizione?  
C.V.: La posizione, uno all’interno dell’autovettura sul piancito anteriore destro.  
P.M.: Che è quello che si vede in quella foto lì? Lasciamo quella foto, grazie, un attimo.  
C.V.: Esattamente.  
P.M.: Lo possiamo un po’ ingrandire? Va be’…  
C.V.: Sono quindi fotografati in particolare.  
P.M.: All’interno dell’auto, a che ricordi lei, e da quel verbale c’è un bossolo solo?  
C.V.: Uno soltanto.  
P.M.: Proiettili esplosi dentro ce ne sono?  
C.V.: Nessuno.  
P.M.: Nessuno. Andiamo all’esterno. Se il conto che lei ci ha detto è giusto, sette meno uno, ce ne sono sei fuori?  
C.V.: Sei all’esterno.  
P.M.: Grossomodo in che posizione?  
C.V.: In prossimità ravvicinata, tra l’altro, della parte anteriore, lato destro sempre dell’autovettura.  
P.M.: Cioè in prossimità di quello sportello.  
C.V.: Sempre dello sportello e anche della ruota anteriore, diciamo così.  
P.M.: Ecco, possiamo, indipendentemente dal fatto che lì lo sportello è aperto, ma non sappiamo se è stato aperto per fare le foto o meno, avere la possibilità di dire rispetto a quella posizione dell’auto i bossoli dov’erano. Cioè sono compatibili con uno sportello aperto, per colui che spara? O sono necessariamente stati sparati, per la loro posizione in cui lo troviamo, a sportello chiuso? Si può dire questo? Lo ricorda? Fece deduzioni in proposito?  
C.V.: La domanda è impegnativa.  
P.M.: Va be’, lei non si impegni più di tanto, rimanga su cose certe.  
C.V.: Certe.  
P.M.: Sennò, ci dice, non lo possiamo dire e noi andiamo avanti…  
C.V.: Se riguardo… Mi potrei riferire alla distanza precisa di ogni bossolo sia dallo sportello che dalla ruota. Quella può essere un’indicazione.  
P.M.: Ecco, l’ha segnata nel suo verbale questa distanza?  
C.V.: Le distanze ci sono senz’altro, una per una.  
P.M.: Ce le può innanzitutto descrivere tutte insieme, cioè a che distanza da là… Erano molto vicini, erano lontani fra loro?  
C.V.: Molto ravvicinati.  
P.M.: Sei tutti vicini fra loro?  
C.V.: Diciamo in una rosa di 70-80 centimetri, un metro, non posso ricordare…  
P.M.: C’erano tutti. Nei pressi della ruota anteriore destra.  
C.V.: Destra.  
P.M.: Bene. Quindi più verso la ruota che verso la maniglia dello sportello?  
C.V.: Ritengo di sì, se ricordo bene almeno dalle misurazioni effettuate ho preso come punto di distanza, di riferimento sempre la ruota anteriore destra. 
P.M.: Quindi. per capire io che non mi intendo di armi, una pistola perpendicolare a quello sportello fa andare i bossoli sulla sua destra verso la direzione della ruota? Grossomodo è cosi? Io non me ne intendo, me lo dica lei.  
C.V.: Dipende dall’arma.  
P.M.: Le mie sono tali presunzioni che non so assolutamente se è così lo sparo. Non ho mai sparato in vita mia.  
C.V.: Nemmeno io sono un perito che possa dare un giudizio preciso su questo. Ritengo…  
P.M.: Comunque è possibile che sia così?  
C.V.: È possibile che sia così. Perché il bossolo quando viene espulso, solitamente schizza o a destra o a sinistra per cui in quel caso lì saranno schizzati tutti a destra.  
P.M.: Ah, ecco, può andare sia sinistra che a destra, dipende dallo sparo.  
Presidente: Qui c’è da accertare una cosa, da dove questa pistola espelleva i bossoli: a destra, a sinistra o di sopra? Questo lo chiederemo al perito balistico, sarà meglio.  
P.M.: Bene, bene, ce lo ricordiamo tutti.  
C.V.: Ci può anche essere questa possibilità.  
P.M.: Bene quindi è un dato…  
Presidente: Ci sono alcune pistole che lo espellono…  
P.M.: Noi non lo sappiamo, quindi non lo possiamo chiedere al teste che non ha assolutamente fatto indagini sulla pistola. Rimaniamo ai bossoli: proviamo con le foto sui bossoli? Scusi, l’ultima domanda: non ce ne sono altri nella zona, oltre questi sei. Sono tutti lì?  
C.V.: Ritengo di no.  
P.M.: Voi quelli che avete cercato, non ce n’è.  
C.V.: È stata guardata accuratamente per cui.  
P.M.: Bene, andiamo ai bossoli o almeno a quelle descrizioni fotografiche. Questo è un ingrandimento del bossolo sul pavimento di cui abbiamo già parlato. Andiamo avanti. Qui sembra, bossolo numero 1, si vede abbastanza bene. Ora per l’appunto non mi sembra di aver visto prima una foto panoramica di tutti i bossoli. Lei non ricorda di averla fatta? Sembra che ci sono tante foto ma ciascuna ha un bossolo, quindi ci manca quella visione di insieme, la rosa di 60-70 centimetri che lei ci ha descritto. Ci dobbiamo accontentare del suo ricordo, né…  
C.V.: Ci sono le distanze…  
P.M.: Segnate nel verbale. Né abbiamo qualche foto con la ruota? Possiamo controllare se c’è qualche foto con la ruota dell’auto? Va be’, abbiamo solo, possiamo solo dedurre che la vegetazione è la stessa, più o meno, ma non riusciamo a localizzarla rispetto alla ruota. Questo ci arriviamo dopo. Fermiamoci qua un attimo. Signor Valente, oggetti: abbiamo visto il vetro, abbiamo visto i bossoli. Furono repertati oggetti diversi dai bossoli? Lo ricorda?  
C.V.: Sì, tutto ciò che era contenuto nell’abitacolo, pressappoco, almeno le cose più importanti.  
P.M.: Lei ha ricordo, perché obiettivamente la foto di questi oggetti noi oggi non l’abbiamo.  
C.V.: Sì.  
P.M.: Dico bene?.  
C.V.: Sì.  
P.M.: Non è che è da qualche parte, è che non c’è proprio. Ci abbiamo la descrizione fatta da lei degli oggetti, dico bene? Abbiamo la posizione degli oggetti da quel verbale; non abbiamo la foto. Vogliamo allora vedere se ce li racconta a voce quali erano questi oggetti che lei repertò? Ha dei ricordi su questi oggetti o ha solo il suo verbale?  
C.V.: Ci ho il verbale. Se vi devo…  
P.M.: No, ricordo suo al di là del verbale?  
C.V.: Ricordo mio, c’erano dei documenti nel cruscotto e altri oggetti come un orologio, mi pare pure, delle monete.  
P.M.: Nel cruscotto?  
C.V.: Nel cruscotto. E poi una borsa da donna sul sedile posteriore.  
P.M.: Ci dice tutto quello che ricorda su questa borsa da donna?  
C.V.: C’erano vari oggetti, vari oggetti…  
P.M.: Oggetti, mi scusi, dentro la borsa?  
C.V.: Dentro la borsa.  
P.M.: Allora, cominciamo dalla borsa. Che borsa era? Purtroppo la foto non ce l’abbiamo.  
C.V.: Una borsa…  
P.M.: Sicuramente da donna.  
C.V.: Da donna…  
P.M.: In che posizione era rispetto all’autovettura?  
C.V.: Nella parte centrale e forse anche un po’ a destra del sedile…  
P.M.: Posteriore.  
C.V.: Posteriore sempre.  
P.M.: A destra, bisogna che ci aiuti, dietro la guida?  
C.V.: Dietro al sedile anteriore sinistro.  
P.M.: Bene, quindi a destra per chi entra nell’autovettura dal davanti.  
C.V.: Per chi lo guarda…  
P.M.: Bene, bene. Allora, c’era questa borsa, veniamo a vedere se riesce a ricordare – o come ha scritto nel verbale – che tipo di borsa era, la posizione ce l’ha detta, la posizione della borsa rispetto a se stessa, cioè se era aperta o chiusa?  
C.V.: Sì, ecco riguardo a questo sarà difficile, non posso essere preciso, diciamo, più che ricordare. Io ho fatto delle constatazioni.
P.M.: Vediamo queste constatazioni.  
C.V.: Queste constatazioni poi, ritornando a quanto abbiamo anticipato prima, viste le manomissioni…  
P.M.: Bene, rimaniamo a quando è arrivato lei.  
C.V.: Io le ho fatte proprio ancora più scrupolosamente riferendomi a quello che ho trovato.  
P.M.: Rimaniamo a quello che ha trovato, non si preoccupi del prima; oramai ci ha già detto la sua impressione, quindi noi l’abbiamo fotografata. Non sappiamo se quello che vede lei è quello che ha lasciato chi è andato via per ultimo da quel posto. Bene? Per ultimo.  
C.V.: Perfetto.  
P.M.: Ci siamo capiti al volo.  
C.V.: Dunque gli oggetti contenuti erano…  
P.M.: No, mi scusi, lei cosa scrive nella sua relazione circa il fatto se la borsa era aperta o chiusa, non dice nulla?  
C.V.: Non do precisazioni.  
P.M.: Il suo ricordo, al di là del fatto se era già manomessa o meno, non ci aiuta.  
C.V.: Ma questo, mi sono riferito solo a fare, ho esclusivamente fatto delle constatazioni proprio per questo.
P.M.: Bene.  
C.V.: Ritenendo che ci siano state delle manomissioni.  
P.M.: Qualcuno aveva già guardato dentro?  
C.V.: Sennò avrei dato la posizione precisa, avrei forse riferito anche se era già…  
P.M.: Questa borsa che grandezza poteva avere? Lo ricorda, che tipo di borsa era?  
C.V.: Dunque, se posso leggere almeno riguardo a questo…  
P.M.: Sì, sì grazie.  
C.V.: Una borsa da donna questo è certo. Allora dico, “Una borsa da donna in fibra color marroncino e bordatura in pelle marrone”.  
P.M.: Scusi? Può essere un po’ più chiaro, vada un attimo più lentamente.  
C.V.: Allora, “Una borsa da donna in fibra color marroncino e bordatura in pelle…”  
A.B.: Deve leggere e poi riferire; non leggere, o no?  
P.M.: Sì, noi possiamo tutti, se siamo d’accordo, ovviare a questa circostanza dato che ci mettiamo più tempo insomma, dato che ci ha già spiegato e non se lo ricorda. Quindi o ne facciamo a meno, prendiamo il verbale e chiudiamo qua – perché possiamo fare anche così – o se mi consentite io vorrei fare delle domande.
A.F.: Presidente, però che siano delle domande e non delle precisazioni che ci hanno la risposta insita.  
Presidente: Sentiamo quali sono?  
P.M.: La domanda è questa, la prima: lei trovò un portafoglio? Cioè un oggetto che avesse, per quella che è la sua nozione comune, caratteristiche di portafoglio?
C.V.: Confermo. Un portafoglio da donna naturalmente.  
P.M.: Un portafoglio. Lei ha in questo momento capito che io voglio differenziare portafoglio da portamonete. La mia domanda è questa.  
C.V.: Capisco bene.
P.M.: Lei trovò un portafoglio o un portamonete?
C.V.: Nel verbale ho scritto un borsello da donna in color nero.  
P.M.: Diverso dalla borsa di cui parlavamo.  
C.V.: Certo. Era contenuto probabilmente nella borsa.  
P.M.: Quindi, lei ha scritto un borsello. Un portafoglio, quello che si intende comunemente portafoglio, non l’avrebbe scritto borsello!  
C.V.: Infatti.  
P.M.: Bene. Questo borsello ricorda… A
A.F.: Presidente, io chiedo di nuovo, è un’opposizione alle domande del Pubblico Ministero. Non sono domande.  
Presidente: No, Avvocato, nessuna opposizione. Possiamo andare avanti, prego. Poi lei farà tutte le controdomande…  
P.M.: Il borsello ricorda, quello che abbiamo capito è un borsello, per ora non è più specifico, se conteneva qualcosa? Il borsello.  
C.V.: Privo di contenuto.  
P.M.: Privo di contenuto.  
C.V.: Così ho scritto.  
P.M.: Le dimensioni di questo borsello le ricorda?  
C.V.: Non sono precisate.  
P.M.: Fra le altre cose che lei ha repertato, in questa borsa, c’era del denaro?  
C.V.: No.  
P.M.: Io, signori, non ho altre domande al teste. 
Presidente: Signori Avvocati di parte civile? Avvocati difensori, prego. Allora, avvocato Fioravanti, prego.
A.F.: Nessuna domanda perché… le risposte…  
Presidente: Avvocato, se lei vuole controinterrogare, è il momento
A.F.: No, no, le risposte le ha date il Pubblico Ministero prima di fare le domande.  
Presidente: Ma questo lo dice lei, Avvocato.  
P.M.: Scusate, ecco, per cortesia, Presidente, io non ho dato nessuna risposta, ci tengo…  
Presidente:  Per favore.  
P.M.: C’è un verbale ed è registrato quello che ho detto.  
Presidente:  Se vuole fare domande, bene; altrimenti lasciamo stare i commenti.  
A.B.: Nessuna domanda, Presidente, grazie.  
Presidente:  Bene, bene. Possiamo licenziare il teste?  
P.M.: Licenziare il teste, grazie.  
Presidente:  Può andare grazie.
Presidente: Un altro testimone.  
P.M.: Sì, vorrei sentire esattamente il Trapani Vittorio, ufficiale dei Carabinieri su un particolare molto circoscritto, per cui non abbiamo…  
Presidente: Prego, si accomodi. Le sue generalità e legga quella formula, grazie.  
V.T.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza. Trapani Vittorio, nato a Xxxxxxx il XX/XX/XX, ufficiale…  
Presidente: Prego.  
P.M.: Grazie, signor Presidente. Signor Trapani, vuole spiegare alla Corte, qual era il suo incarico nell’ambito dell’Arma dei Carabinieri, alla data del 23 ottobre ’81?  
V.T.: Ero Comandante del Nucleo Operativo della Compagnia di Prato.  
P.M.: Negli atti la Corte ha già un verbale di sopralluogo a sua firma, oltre che del Maresciallo che abbiamo appena sentito, il maresciallo Salvini. Lei quindi andò sul luogo? Si ricorda?  
V.T.: Sì.  
P.M.: Andò subito?  
V.T.: No, subito proprio no, perché mi cercò il Capitano e mi disse di portarmi con me gli uomini che potevo racimolare sul posto. Arrivai sul posto e trovai già il Maresciallo Salvini con i militari della Stazione di Calenzano.  
P.M.: La Scientifica non c’era ancora, per intendersi?  
V.T.: No.  
P.M.: Senta una cosa, ricorda qualcosa in particolare di quel sopralluogo? Le posso far delle domande specifiche o ha solo una visione d’insieme, e ha pensato a tutto il Maresciallo?  
V.T.: Mah, la visione d’insieme c’è; domande specifiche proprio attinenti al sopralluogo o attinenti a.. .  
P.M.: Al sopralluogo, al sopralluogo.  
V.T.: No, qualcosa ricordo.  
P.M.: Vediamo. A me interessa vedere se lei ricorda innanzitutto se la ragazza aveva una borsa.  
V.T.: Sì. Una borsa che si trovava nel sedile posteriore della macchina… 
P.M.: Lei la vide? Ce l’ha presente questa borsa? Lo dica sinceramente, eh! 
V.T.: Presente proprio, no.  
P.M.: Che tipo di borsa poteva essere, se era aperta o chiusa, in che posizione era.  
V.T.: Non vorrei sbagliare, ma mi sembra aperta.  
P.M.: Senta una cosa…  
V.T.: Era una borsa di tela, se non sbaglio.  
P.M.: Di tela. Il contenuto di questa borsa ebbe a guardarlo?  
V.T.: Sì, sì.  
P.M.: Ora le faccio una domanda veramente specifica, e quindi lei ci deve vedere cosa l’aiuta la sua memoria. C’era un portafoglio?  
V.T.: Un portafoglio?  
P.M.: Le domande allora sono due: c’era un portafoglio? Un portamonete? L’uno o l’altro? Nessun dei due?
V.T.: No, se ricordo bene, la cosa mi lasciò un po’ scettico, c’era all’interno della borsa un borsello vuoto.
P.M.: Oh, perfetto. Era questo che volevo dire. Quindi, nel suo ricordo, un portafoglio, nel senso quello che porta denaro, cartamoneta non c’era.  
V.T.: Negativo.  
P.M.: Il portamonete, non c’era né monete, né banconote.  
V.T.: No, che io ricordi, almeno, poi…  
P.M.: Voi date atto di questo. Volevo vedere… Io al teste non ho altre domande da fare.  
Presidente: Signori Avvocati di parte civile? Avvocato Bevacqua.  
A.B.: Nessuna signor Presidente. Anzi il collega…  
Presidente: Avvocato Fioravanti, prego.  
A.F.: Senta, lei ha sottoscritto, o è a conoscenza del rapporto giudiziario steso il 28 giugno ’82, dove si rifà tutta la storia?  
V.T.: Rapporto giudiziario?  
A.F.: Fioravanti: Rapporto giudiziario.  
V.T.: Ma è a mia firma? 
A.F.: No, io domando, perché qui ci sono delle firme che sono illeggibili e non è detto chi lo ha redatto. È un rapporto giudiziario che riepiloga l’omicidio del 22-23 ottobre dell’81.  
V.T.: Chiedo scusa, Avvocato. Il rapporto giudiziario di solito è sottoscritto dall’ufficiale che lo redige, in calce. 
A.F.: Sì, ma si dice anche quelli che hanno partecipato.  
V.T.: No, io non ho partecipato perché, a prescindere che dopo qualche mese fui trasferito, ma la direzione delle indagini all’epoca la assunse direttamente in prima persona il capitano Barone. 
A.F.: Difatti è firmato da Barone. È firmato da Barone. No, volevo soltanto sapere questo, se ci poteva dire qualcosa di più. Siccome non è sua…  
Presidente: Non c’è altro. Possiamo licenziare il teste?  
P.M.: Sì, Presidente. Il P.M. non ha nessun’altra domanda al teste. Voglio, però…  
Presidente: Facciamo una breve sospensione?  
P.M.: Ben volentieri, Presidente, grazie.
Presidente: Bene, possiamo allora continuare con i testi del Pubblico Ministero. Sentiamo chi c’è.  
P.M.: Sarebbe opportuno per il Pubblico Ministero a questo punto investire la Corte di questa esigenza. Dal momento che abbiamo visto che con i testi che abbiamo finora citato – dei Carabinieri – abbiamo una ricostruzione sì, ma non completa perché ci ha detto il maresciallo Salvini, soprattutto, che alcuni rilievi l’ha fatti la Polizia Scientifica, la Polizia di Stato, io ho fatto venire stamani il responsabile di allora della Polizia di Prato e l’agente della Scientifica che ha fatto i rilievi. Sono qui, se la Corte crede che sia opportuno utilizzare la loro testimonianza, in breve, possiamo aggiungere alla ricostruzione che abbiamo già fatto, quello che manca. Si tratta del dottor Valanzano, all’epoca dirigente del Commissariato di Prato e l’agente Valente Claudio operatore della Scientifica che ha fatto quei rilievi che sono in atti e quelle foto che abbiamo visto. Sono tutti e due qui.  
Presidente: Su questa istanza vi sono opposizioni?  
Voce fuori microfono: Nessuna
Presidente: Benissimo, allora la Corte li ammette e quindi cominciamo.  
P.M.: Il dottor Valanzano, grazie.  
Presidente:  Si accomodi, Dottore, prego. Sistemiamo per favore l’audio, per piacere. Si accomodi, Dottore, legga per cortesia quella formula.  
R.V.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente:  Benissimo. Vuol dare le sue generalità alla signorina, per cortesia?  
R.V.: Si, sono il dirigente superiore Valanzano Romeo, nato a Xxxxxxxxx xx Xxxxxxx il XX xxxxxxx 19XX. Attualmente in servizio al compartimento Polizia ferroviaria di Firenze, dirigente del compartimento Polizia ferroviaria di Firenze. All’epoca vicequestore dirigente del Commissariato di Prato.  
Presidente:  Di Prato. Valanzano, dottor Valanzano. Bene, Dottore, vuole rispondere alle domande del Pubblico Ministero, per cortesia?  
R.V.: Prego.  
P.M.: Dottore, noi abbiamo appreso dai Carabinieri, dal Maresciallo Comandante della stazione di Calenzano che abbiamo sentito prima, che in occasione dell’omicidio, per intendersi, delle Bartoline di Calenzano, 23 ottobre ’81 in cui rimasero vittime Baldi Stefano e Cambi Susanna, oltre ai Carabinieri ci fu un intervento della Polizia di Stato che fece, partecipò al sopralluogo con personale specializzato della scientifica. Conferma questo dato? Ricorda di essere intervenuto, di avere fatto, dato disposizioni in tal senso, aver fatto lei dei rilievi? Ricorda qualcosa?  
R.V.: Sì, io ricordo che appena arrivò la notizia al Commissariato di Prato il capo della Polizia Giudiziaria del Commissariato era il dottor Massimo Vernacchia, Commissario capo all’epoca, che si precipitò unitamente all’autista e all’agente della Polizia scientifica Valente, che tra l’altro è qui presente. Intervenni sul posto e quando appresi la gravità della situazione anche io mi sono recato sul posto per mettere a disposizione le strutture del Commissariato nel caso che potessero interessare all’Autorità Giudiziaria. Quindi sul posto c’era anche, quando io sono intervenuto dopo, c’erano già stati i Carabinieri e altre forze dell’ordine e se non vado errato c’era il Giudice Salvatore Palazzo, all’epoca. Quindi furono date evidentemente delle disposizioni al mio funzionario che si prestò per fare operare l’intervento richiesto…  
P.M.: Funzionario della Scientifica, quindi. Cioè per far sì che il vostro personale della Scientifica operasse i rilievi. E’ questo il concetto?  
R.V.: Certamente, esatto.  
P.M.: Quindi lei di rilievi specifici, personalmente, non ha ricordo?  
R.V.: No, no.  
P.M.: Li ha fatti tutti, ci ha detto?  
R.V.: Tutti l’agente…  
P.M.: Valente.  
R.V.: Valente. All’epoca agente.  
P.M.: Agente Valente. Che in quel momento era il vostro agente che aveva questa competenza?  
R.V.: Sì, noi avevamo anche una competenza amministrativa su vari comuni tra cui anche quello di Calenzano. Ecco, poi Calenzano era molto vicino a Prato, quindi anche per questo evidentemente…  
P.M.: No, io dicevo competenza dal punto di vista di Polizia Scientifica, erano…  
R.V.: No, no, Polizia Amministrativa.  
P.M.: Invece questo Valente che portaste aveva una maggiore…  
R.V.: Del Commissariato era l’elemento, era il foto-segnalatore.  
P.M.: Bene, perfetto, questo volevo sapere. Allora io a questo punto al dottor Valanzano non ho alcun’altra domanda. Abbiamo identificato quindi la persona che ha fatto quei rilievi come Polizia Scientifica. Io non ho altre domande, grazie.  
PRESIDENTE: Avvocati di parte civile? La difesa?  
A.F.: Nessuna domanda.  
PRESIDENTE: Bene, grazie, neanche noi abbiamo domande da farle, Dottore. Può andare, grazie, buongiorno.
Presidente: Proseguiamo.  
P.M.: Io passerei ai medici legali che hanno provveduto a fare l’esame dei cadaveri. Sono più di uno. Dico subito che alcuni ci sono stamani e alcuni no. Vedremo se possiamo fare con quelli che ci sono, se è necessario integrare più avanti…  
Presidente: Con quelli che non ci sono evidentemente non possiamo fare!  
P.M.: Nel senso integrare nel pomeriggio, intendevo, Presidente.  
Presidente: Bene.  
P.M.: Allora chiamerei… l’autopsia è stata fatta esattamente dal Professor Maurri, che stamani non c’è; dal professor Marello, che sappiamo per motivi personali non può essere presente;  
Presidente: E dalla dottoressa Cucurnia.  
P.M.: Dalla dottoressa Cucurnia.  
Presidente: La quale c’è.  
P.M.: La quale c’è.  
Presidente: Perfetto. Facciamola venire, dottoressa Cucurnia. Buongiorno Dottoressa.  
M.G.C.: Buongiorno.  
Presidente: Si accomodi, prego. Legga per cortesia quella formula.  
M.G.C.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente: Si accomodi prego. Dia le generalità alla signorina.
 M.G.C.: Maria Grazia Cucurnia, nata a Xxxxxx, XX xxxxxxxx ‘XX.
Presidente: Medico legale.  
M.G.C.: Specialista in medicina legale.  
Presidente: Vuole rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero?  
M.G.C.: Si.  
P.M.: Dottoressa, lei si occupò di effettuare l’autopsia insieme a dei suoi colleghi, sui corpi di Baldi Stefano e Cambi Susanna, è vero?  
M.G.C.: Si.  
P.M.: Lei ricorda di aver visto i corpi per la prima volta nell’Istituto di Medicina Legale o di essere stata anche sul posto?  
M.G.C.: No, andai sul posto.  
P.M.: Lei è andata sul posto?  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Le dissero che quello che vide, rispetto ai corpi dei ragazzi, era la posizione in cui erano stati trovati, o quando arrivò lei ebbe la sensazione, o qualcuno le disse, che erano stati mossi?
M.G.C.: No, erano stati lasciati nella posizione in cui erano stati trovati. Questo almeno mi fu detto, effettivamente…
 P.M.: Così le fu detto. Ricorda in proposito su questi corpi e sulle posizioni di aver fatto già sul posto qualche esame e qualche considerazione, al di là di quello che è stato poi l’esame autoptico? Mi riferisco, innanzitutto, alla circostanza che i corpi si trovavano a una certa distanza dall’auto. Lei ha fatto qualche considerazione, o qualche rilievo dal punto di vista medico-legale, su questa posizione rispetto all’auto? Vado subito al dunque: c’erano segni di trascinamento sul luogo? Lei li ha visti? Si pose dal punto di vista medico-legale, cioè ricostruzione della dinamica – è una delle domande che le fanno i Giudici – dal punto di vista della ricostruzione, il problema dello spostamento dei corpi? Fece qualche osservazione per il suo fine medico-legale su questo punto?  
M.G.C.: Sì, diciamo che i corpi non furono molto mossi, diciamo, spostati dalla posizione. Quindi ci si limitò a osservare quei reperti che maggiormente si evidenziavano. Diciamo che sul terreno non ricordo tracce particolari.  
P.M.: Lei non li ricorda?  
M.G.C.: Non ricordo. Forse anche perché il terreno era abbastanza erboso, per cui non si potevano rilevare. Mi ricordo che c’era una foglia macchiata di sangue, questo particolare.  
P.M.: La vide anche lei?  
M.G.C.: Si.  
P.M.: Era in che posizione?  
M.G.C.: Senta, mi sembra che fosse vicino alla macchina, ma non ricordo se dalla parte… forse dalla parte sinistra. Ma non sono sicura, non sono sicura.  
P.M.: Dalla parte del ragazzo?  
M.G.C.: Sì, dalla parte del ragazzo.  
P.M.: Benissimo.  
M.G.C.: Ma non sono sicura. Dunque poi, ecco, un altro particolare, naturalmente diciamo che i particolari che più colpirono furono: le lesioni evidentissime sul corpo della ragazza, va bene?, e certi imbrattamenti ematici a livello degli abiti. Che però, sul momento, non erano particolarmente significativi perché, per non manomettere, diciamo, troppo, non furono spogliati e quindi non si poterono mettere in rapporto effettivamente con le lesioni sul corpo. Ecco, altri reperti che, diciamo, in quel momento furono osservati per un eventuale spostamento del corpo, furono, non so, il rilevare alcuni reperti indicativi, sui corpi, di trascinamento. Ora, questi, ecco, che si potevano vedere…  
P.M.: Perché voi avete una risposta…  
M.G.C.: Che si potevano vedere, diciamo così, al momento del sopralluogo, mi sembra che fossero solo sul corpo della ragazza ad un arto inferiore.  
P.M.: C’era un segno di trascinamento.  
M.G.C.: Perché si vedevano bene delle striature giallastre, chiaramente non vitali, a una delle due gambe, ora non mi ricordo. Poi dopo, in Istituto, si potè naturalmente osservare meglio, e furono anche fotografati. E poi sullo stivale del ragazzo, mi sembra. Perché la ragazza aveva un solo stivale, indossava; mentre l’altro era all’interno dell’auto.  
P.M.: Bene.  
M.G.C.: Ecco, mi sembra che anche sullo stivale ci fossero delle striature e delle tracce di fango che potevano far pensare ad un trascinamento.  
P.M.: Vogliamo vedere due foto, una del ragazzo e una della ragazza, sul luogo?  
Presidente: Non riprendiamole, eh?  
P.M.: Prima del ragazzo e poi della ragazza.  
Presidente: Si giri pure.  
P.M.: Dottoressa, così vede se questo suo ricordo su questi reperti corrisponde alle foto.  
Presidente: Magari tenga vicino il microfono, per quanto può, Dottoressa. E se lo giri in maniera che… Attenzione a non riprendere eh, chiaro?  
P.M.: Può vedere se in questa foto riconosce qualche elemento corrispondente a ciò che ci ha detto, relativamente al… ?  
M.G.C.: No, sul ragazzo in questa foto non si vede niente, perché lo stivale è coperto dal pantalone.
P.M.: Proviamo con un’altra foto, grazie. Ne abbiamo un’altra. No, va be’. Quelle che abbiamo sono qui, e quindi il reperto, lei dice, era sullo stivale.  
M.G.C.: Era sullo stivale, sì.  
P.M.: Quindi, qui nelle foto…  
M.G.C.: Non si vede nella foto.
 P.M.: Andiamo alla ragazza. La ragazza, ci ha detto, erano?  
M.G.C.: Ecco, la ragazza mi sembra… vede alla gamba sinistra, al ginocchio? Si vedono – dovrebbero essere quelle – delle striature che farebbero pensare ad un trascinamento. Qua si vedono, ecco. Se ben ricordo, devono essere quelle lì. Che poi si vedono meglio nelle foto successive.  
P.M.: Va bene. Fermiamoci qua, poi le vediamo sul tavolo anatomico.  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Bene. Allora, Dottoressa, passiamo un attimo a descrivere la vostra attività sul tavolo anatomico. Nel senso, prima di ricostruire la dinamica – cosa che avete fatto nell’elaborato – avete descritto separatamente per l’uomo e per la donna quali erano i colpi, se non sbaglio, sia di arma da fuoco che di arma bianca.
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Vogliamo partire dall’uomo?  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Quali furono i colpi da arma da fuoco, se ci furono colpi da arma bianca, quanti dell’uno, quanti dell’altra? Cronologia, se è possibile, di questi colpi.  
M.G.C.: Se è possibile. Allora dunque, nell’uomo – eventualmente posso anche aiutarmi un attimo? –  
P.M.: Penso che la Corte non abbia nessuna difficoltà. Il Codice glielo consente.  
Presidente: Anzi, meglio. Così evitiamo…  
P.M.: Senz’altro.  
M.G.C.: Diciamo, allora nell’uomo – andiamo in senso topografico, poi magari… – allora abbiamo: al volto c’era un foro di ingresso in corrispondenza dell’ala sinistra del naso, “colpo di arma da fuoco con foro di ingresso in corrispondenza dell’ala sinistra del naso, proiettile…”  
P.M.: Da sinistra, sparo da sinistra?  
M.G.C.: Sì, sì.  
P.M.: Provenienza, scusi, da sinistra.  
M.G.C.: Diciamo sì, ala sinistra del naso. Poi vedremo un attimo.  
P.M.: Rimaniamo… ha ragione lei, Dottoressa, sono andato troppo avanti.  
M.G.C.: Poi il proiettile era ritenuto a livello, all’interno sempre delle strutture facciali, vicino alla mandibola. Questo proiettile era ritenuto.  
P.M.: Questo proiettile, se già ce lo può dire, è un proiettile che può avere avuto influenza immediata sulla morte?  
M.G.C.: No, questo sono lesioni non mortali, perché non aveva interessato nessuna struttura vitale.  
P.M.: Bene. Ci può dire intanto i colpi di arma da fuoco in tutto quanti erano, sul ragazzo?
M.G.C.: Sul ragazzo erano 4.  
P.M.: 4 colpi. Ci descrive gli altri 3?  
M.G.C.: Dunque, poi abbiamo l’altro proiettile a livello della regione toracica anteriore destra, bene?, il quale fu trovato semiritenuto – una parte del proiettile fuoriusciva – in regione sotto-ascellare sinistra.  
P.M.: Il foro di entrata non…?
 M.G.C.: Foro di entrata, regione toracica destra.  
P.M.: Bene.  
M.G.C.: Va bene? Foro di uscita – esisteva perché il proiettile era parzialmente fuoriuscito, però il proiettile fu poi, diciamo…  
P.M.: Estratto.  
M.G.C.: … estratto al momento dell’autopsia.  
P.M.: Questo è il proiettile, diciamo il numero 2. Non diciamo “primo” o “secondo”, il numero 2. Questo ha qualche possibilità di avere avuto influenza con la morte?  
M.G.C.: Sì, diciamo che è stato il colpo mortale perché interessò cuore, polmone e grossi vasi.  
P.M.: Benissimo, questo è quello mortale. Andiamo al numero 3.  
M.G.C.: Poi abbiamo un numero 3, sempre andando in ordine, diciamo, topografico. Abbiamo un proiettile a livello della regione anteriore sinistra del torace, il quale, con decorso inferiore, fuoriesce sempre dall’emitorace sinistro.  
P.M.: Quindi destra-sinistra.  
M.G.C.: Così.  
P.M.: Obliquo.  
M.G.C.: Con una forte obliquità verso il basso.  
P.M.: Alto-basso.  
M.G.C.: Esatto.  
P.M.: Dall’alto verso il basso. Questo rispetto alla morte può avere avuto influenza?  
M.G.C.: No, perché è un proiettile che ebbe un decorso abbastanza superficiale, interessò solo marginalmente il lembo polmonare, quindi è un proiettile che di per sé non avrebbe determinato la morte. 
P.M.: Quarto colpo? 
M.G.C.: Quarto colpo alla base del torace destro. Questo fu trovato ritenuto a livello dell’emitorace sinistro. Un proiettile con un decorso leggermente obliquo verso l’alto che interessò la faccia superiore del fegato e, diciamo, non chiaramente mortale, però può avere contribuito – determinando una emorragia endoperitoneale – alla morte.  
P.M.: Comunque il colpo, quello più caratteristicamente mortale, è il secondo? Il numero 2, scusi.
M.G.C.: SI, sì.  
P.M.: Questi colpi avevano caratteristiche, sul corpo, tali da poterci dare indicazioni sulla distanza dello sparo?  
M.G.C.: Dunque, erano tutti colpi che presentavano un orletto escoriato.  
P.M.: Quindi, scusi?  
M.G.C.: Quindi una distanza superiore ai 40 centimetri, ma ovviamente non eccessivamente superiore ai 40 centimetri – diciamo fra i 40 centimetri e massimo potevano essere 80, un metro al massimo. Perché, diciamo, questi proiettili in fondo sono stati rinvenuti, cioè ritenuti in gran parte, quindi evidentemente una eccessiva forza viva…  
P.M.: Non ne avevano.  
M.G.C.: Anche ammettendo che sia stato sparato attraverso il vetro del finestrino.  
P.M.: Ammettendolo, non… Su questo punto, circa la dinamica dello sparo sul ragazzo, da che direzione – la distanza, ci ha detto, fra i 40 e gli 80 per le considerazioni che ci ha fatto.  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Da quel che ho capito sono tutti da destra verso sinistra, i colpi.  
M.G.C.: Sì, la direzione in tutti era da destra verso sinistra.  
P.M.: Ingresso-uscita. Quindi torna molto bene con quella circostanza finestrino di destra forato, il ragazzo seduto, presumibilmente, sul sedile di destra.  
M.G.C.: Di sinistra. Cioè, dipende se…  
P.M.: Non lo so, non lo sappiamo.  
M.G.C.: Quello della guida, diciamo.  
P.M.: Va bene, non lo sappiamo. Comunque sono tutti da destra. La possibilità di dire, di questi 4 colpi, cronologicamente quale fu il primo, quale fu l’ultimo, quali tempi di sopravvivenza?  
M.G.C.: Guardi, una ricostruzione…  
P.M.: Se furono, mi scusi, tutti morfologicamente tali da pensare a uno sparo in brevissima successione? 
M.G.C.: Allora, ecco, una cosa che fu notata guardando i tramiti di questi colpi fu che quello al naso e l’altro, sempre non mortale, al torace, che fuoriuscì – quello dotato di una obliquità verso il basso, entrato all’emitorace sinistro e fuoriuscito sempre alla base dell’emitorace sinistro – avevano praticamente una traiettoria parallela fra di loro. E quasi parallela fra di loro anche gli altri due. Cioè quasi fossero sparati in rapida sequenza, perché quattro… 
P.M.: A due a due, insomma.  
M.G.C.: Però diciamo due e altri due, ecco. Questo dava questa sensazione. E la ricostruzione che fu fatta al momento, più verosimile, fu questa. Cioè, che siccome al momento del sopralluogo c’era il sedile dalla parte della ragazza buttato giù, mentre invece quello del ragazzo era su, allora supponendo, diciamo, che il ragazzo fosse al posto di guida e la ragazza fosse accanto, un’ipotesi poteva essere quella che il ragazzo fosse stato inizialmente colpito mentre era, diciamo, piegato verso il corpo, verso la ragazza. In questo caso i primi due colpi tornerebbero bene con quelli, cioè con la traiettoria al naso e l’altro al torace. Poi, una volta colpito, il ragazzo può avere avuto la reazione di ritirarsi su, anche perché questi due colpi non erano certo mortali, né particolarmente…  
P.M.: Ha sparato quelli mortali.  
M.G.C.: … traumatizzanti, e allora sia stato colpito all’emitorace destro, e ci siano stati gli altri due colpi mortali.  
P.M.: Chiarissima, Dottoressa. Colpi di arma, segni di colpi di arma bianca ci sono?  
M.G.C.: Dunque questi, sì. Erano: 1 alla regione laterale sinistra del collo, e 3 al dorso. Sì, 3 erano, a livello della ragione scapolare e interscapolare.  
P.M.: Risp… prego, prego.  
M.G.C.: Erano, diciamo, tutti, ecco, anche il colpo al collo tenga presente che era tangenziale, cioè prendeva la regione laterale del collo. Quindi dava la sensazione, cioè ricostruendo, sono colpi inferti tutti posteriormente – anche quello del collo, anche all’esame delle codette e dei margini della ferita – e chiaramente non mortali. Cioè, scusi, non mortali e non inferti in vita, perché avevano…  
P.M.: Quindi “post mortem”, è questo che a me… era l’unica domanda che le volevo fare.  
M.G.C.: Sì, sì.
P.M.: Questo si deduce dalla caratteristica della ferita?  
M.G.C.: Sì, sì, assolutamente privi di infiltrazione emorragica.  
P.M.: Bene. Sul tipo di coltello che ha provocato queste 3 ferite, foste in grado di dire qualcosa?  
M.G.C.: Ma, guardi, si poteva dire questo, cioè che…  
P.M.: Le cose certe e poi, se ci sono, delle cose in dubbio, me le, ce le…  
M.G.C.: Sì, ecco. Diciamo che le cose certe è che era un coltello con una lama monotagliente, perché avevano un margine molto acuto e l’altro più smusso, come c’è in corrispondenza della costola del coltello.
P.M.: Quindi una parte tagliente e una costola.  
M.G.C.: Sì, diciamo che il margine tagliente era veramente tagliente perché c’erano delle ferite molto regolari come margini. E poi, diciamo, sulla larghezza della lama ma direi non cose molto certe non si possono dire perché…  
P.M.: Non le diciamo.  
M.G.C.: Ecco, non le diciamo.  
P.M.: Vediamo le foto del ragazzo. C’è qualche altra cosa su questa foto?  
M.G.C.: No. C’era quella lesione da frammento di vetro a un dito, forse. Non so se…  
P.M.: Un frammento di vetro a un dito?  
M.G.C.: Sì, al primo dito della mano destra c’era un piccola ferita, diciamo, con un piccolissimo foro d’ingresso e un piccolissimo foro di uscita, che naturalmente non poteva esser stata determinata da un proiettile. Quindi si pensò a una scheggia di vetro che avesse… ecco.
P.M.: Chiarissimo. Vediamo le foto di questo ragazzo, vediamo se con le foto lei ci può spiegare meglio quello che ci ha detto – in realtà molto chiaramente – già a voce. Chiaramente per il P.M.  
Presidente: Non fotografiamo, naturalmente.  
P.M.: Leggiamo un attimo la didascalia, ma insomma mi sembra chiara. E’ la foto numero 43: insieme del cadavere di Baldi Stefano visto da destra. Vede qualcuno dei reperti che ci ha descritto a voce?  
M.G.C.: No, in questo caso qui no, no.  
P.M.: Sennò andiamo avanti. Non indugiamo, andiamo avanti. Proviamo se abbiamo qualcosa di più caratteristico.  
M.G.C.: Ecco!
 P.M.: Scusi, no, no, ritorniamo un attimo dove la Dottoressa ha detto “ecco”.  
M.G.C.: Ecco, qui si vede a sinistra, vede? Un foro di uscita.  
P.M.: A sinistra di che cosa?  
M.G.C.: L’emitorace sinistro, lì sotto la camicia.  
P.M.: Perfetto.  
M.G.C.: Che è il foro di uscita di quel proiettile entrato sempre ali’emitorace sinistro, non mortale.  
P.M.: Bene, andiamo, vede qualche altra cosa qui?  
M.G.C.: Mah, mi sembra di no.  
P.M.: Andiamo avanti, grazie. E’ inutile. Qui non si vede nulla, c’è solo una camicia macchiata. Ecco, qua?  
Presidente: Attenzione, bisogna riconoscere la foto.  
P.M.: La foto numero? 46, leggiamola, dice: “Visione della metà inferiore…” Mi sembra che, dalle descrizioni che ci ha fatto, colpi sulla regione inferiore non ci sono.  
M.G.C.: No, no.
P.M.: Ci sono segni di trascinamento qua? 
M.G.C.: Ah, ecco. C’è qualche, vede lì?, ci sono delle escoriazioni agli arti inferiori.  
P.M.: Le vedo, per questo gliel’ho chiesto.  
M.G.C.: Che potrebbero essere messe in rapporto al trascinamento. Anzi, direi che in rapporto al trascinamento, specialmente, ecco, quelle là, si vedono abbastanza…  
P.M.: Quelle là, cioè sul braccio, sulla gamba.  
M.G.C.: Quelle là a destra, sì, guardi nella faccia interna si vedono bene delle striature.  
P.M.: Vogliamo ingrandire il ginocchio destro. Lì?  
M.G.C.: Sì.  
Presidente: Dottoressa?  
M.G.C.: Sì?  
Presidente: C’è mica la possibilità che ci siano anche tracce di fauna cadaverica? Guardi un pò’.  
M.G.C.: Mah, no, direi di no, queste qui almeno. Di solito la fauna cadaverica è più a tipo morsicatura, che non a escoriazione così.  
Presidente: Siccome se ne è parlato ieri.  
M.G.C.: Mmh mmh.  
P.M.: Qui è più escoriazione che morsicatura, per lei.  
M.G.C.: A me sembra più così, poi.  
P.M.: Per lei. Va bene, andiamo avanti. Noi abbiamo appreso il dato. Qui vede, ecco, qui forse i segni di trascinamento, se ci sono, potrebbero essere più evidenti: vede nulla?  
M.G.C.: Ma anche qui ci sono, sì, vede, questi reperti qui a destra, sulla faccia posteriore della coscia. Ecco, anche questi qui sono fatti escoriativi, tutti post mortali, perché qui segni di vitalità praticamente non ce ne sono.  
P.M.: Andiamo avanti sui, se troviamo i colpi. Ecco.  
M.G.C.: Questo è quello di prima, mi sembra. Sì, è l’altro, il foro di uscita, quello che si è già descritto nella foto.  
P.M.: Bene, andiamo avanti.  
Presidente: Diamo il numero, però, delle foto, eh.  
M.G.C.: Ecco, qui si vede…  
P.M.: E’ la 49.  
Presidente: E quindi quella di prima era la 48.  
P.M.: 48, la lettera…  
M.G.C.: Qui si vede il foro di ingresso del colpo di arma da fuoco sparato… no, anzi.  
P.M.: Lo dice anche la didascalia, la leggiamo.  
M.G.C.: Ecco. Lì si vede, sull’ala sinistra del naso.  
P.M.: Quello non mortale?  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Bene, andiamo avanti.  
M.G.C.: Qui, vede, è il primo dito della mano destra.
P.M.: E’ il vetro.  
M.G.C.: Ecco, c’era questa ferita.
P.M.: La foto 50 mostra la mano destra. Vogliamo andare, ecco, se riusciamo a trovare… Lei dice può essere un frammento di vetro.  
M.G.C.: C’era questa piccola ferita con interessamento anche dell’unghia.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Leggiamo la 51, la didascalia dice: “La lettera indica un proiettile semiritenuto in corrispondenza dell’emitorace sinistro, lungo la linea ascellare mediana.”
M.G.C.: Questo è quello che fu tolto, che sporgeva, che fu tolto nel corso… ecco, sì, da qui fu fotografato ancora con la camicia addosso.  
P.M.: Prima di toglierla?  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Bene. Andiamo avanti. Qui abbiamo la 52.  
M.G.C.: Questo è il foro di ingresso.  
P.M.: Si “…indica il foro, la lettera “S”, prodotto da proiettile di arma da fuoco in corrispondenza dell’emitorace destro, a 5 centimetri al di sotto del capezzolo.”  
M.G.C.: Sì, questo è il foro di ingresso del proiettile che poi abbiamo visto che è quello mortale.  
P.M.: Che poi abbiamo visto, quello mortale.  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. E’ la foto 53. Cosa ci può dire? La didascalia parla di “Lettera “T”, che indica delle soluzioni di continuo, rotondeggianti, in corrispondenza dell’emitorace sinistro lungo l’ascellare media prodotta dal proiettile semiritenuto.” E’ la stessa, già descritto, ha la lettera “S”.  
M.G.C.: Qui si vede anche il foro di ingresso – sopra la “T” – il foro di ingresso che trova la sua uscita in basso a sinistra, lì alla “O”.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Qui, nella 54, abbiano che…  
M.G.C.: Sì, sì, qui si vede.  
P.M.: … “La lettera “K” indica una escoriazione rotondeggiante a livello del terzo superiore del braccio sinistro, faccia mediana.” Ce lo può descrivere?  
M.G.C.: Sì, questo qui è in perfetta corrispondenza con la fuoriuscita del proiettile mezzo… semiritenuto. Quindi un’escoriazione prodotta dalla punta del proiettile nel punto di uscita, sì.  
P.M.: Benissimo, siamo sempre a colpi di arma da fuoco.  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Comunque la conseguenza. Andiamo avanti. Qui abbiamo una foto che parla da sola. Ci vuol dire qualcosa lei? Si parla di…  
M.G.C.: E questo è l’altro, è quello mortale che, diciamo, qui è visto da una posizione…
 P.M.: Un po’ più obliquo.  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Andiamo avanti. Qui cosa abbiamo? “Insieme della parte superiore del tronco vista posteriormente.” E’ la foto 56.  
M.G.C.: Ecco queste sono le ferita da arma da punta e taglio.  
P.M.: Oh, ci può descrivere quello che ci ha già detto, vedendo le ferite? Il tipo di arma è quello che ci ha detto?  
M.G.C.: Sì, sì. Non so, per esempio, in questa qui, in quella inferiore – nella prima – si vede in maniera migliore.  
P.M.: Si vede il taglio e la…  
M.G.C.: Sì, ecco un angolo più acuto e un angolo più smusso, il che farebbe pensare da una parte la lama e da una parte la costola, anche se molto sottile, dell’arma.  
P.M.: Ci può dire qualcosa, per farci capire meglio come mai sono postmortali, “post mortem”?  
M.G.C.: Perché se lei guarda i margini di queste ferite, non presentano un’infiltrazione ematica della lesione vitale.  
P.M.: Bene. Io passerei alle foto della ragazza.  
A.B.: Posso fare qualche domanda?  
P.M.: Si, sì, non ho problemi.  
Presidente: Allora, avvocato Bevacqua.
A.B.: Grazie. Scusi dottoressa, lei ha visto, sta vedendo, stiamo tutti vedendo questa foto con questi…
M.G.C.: Sì.  
A.B.: … con queste ferite così ampie, di un coltello, evidentemente. Ecco, un coltello di questa grandezza infisso nel corpo – vivo o morto – di una persona, lascia sempre questo tipo di traccia, nel senso questo tipo oblungo di traccia?  
M.G.C.: Dipende, diciamo, dal movimento che la mano imprime anche all’arma. Perché se lei entra perfettamente perpendicolare e fuoriesce perfettamente perpendicolare, è più piccolo. Ma se lei, come succede a volte, nell’uscire effettua, non lo so, alla mano imprime un movimento leggermente verso il basso, la ferita è più ampia rispetto a quella.  
A.B.: Ecco, ma dico, la morfologia, la forma della traccia che lascia dovrebbe essere identica al, direi, perlomeno dovrebbe seguire, la forma del mezzo col quale si… o no?  
M.G.C.: Sì. Diciamo più la forma che le dimensioni.  
A.B.: Cioè, se fosse un punteruolo tondo dovrebbe lasciare una…  
M.G.C.: Sì, meno allungata, più rotonda.  
A.B.: Meno allungata, ecco. Le domando: un’arma di questo tipo, che lascia questo tipo, questi tipi di ferite, questo tipo di disegno, può anche lasciare delle, così, dei disegni tondeggianti, perfettamente tondeggianti?
M.G.C.: Bisognerebbe che fosse stata inserita appena la punta, perché la lama allora va a restringersi, proprio la parte iniziale. Ma guardi, proprio la punta! Allora, diciamo, non ha tempo di penetrare la lama che determina poi l’occhiello.  
A.B.: Quindi se ci fosse, cioè, se ci fosse un altro mezzo tondeggiante lascerebbe non questo tipo di ferite, questo tipo…  
M.G.C.: No, non così ad occhiello. No, più rotondeggiante, più rotondeggiante.
A.B.: Ecco. Come questo non può lasciare, questo tipo di arma, questo che ha ferito qui, non potrebbe lasciare assolutamente delle asole tonde, diciamo così?  
M.G.C.: No, no.  
A.B.: Assolutamente.  
M.G.C.: Anche perché poi questa è penetrata in profondità, perché si è trovato poi anche interessamento dei muscoli intercostali, di parte del polmone; e quindi, diciamo, è stata inserita la lama, non è che sia stata applicata solo la punta.  
A.B.: Chiedo scusa, lei ha partecipato solo a questa perizia, vero? O no?  
M.G.C.: No, anche a quella dei tedeschi.  
A.B.: Quindi quella successiva, non quelle precedenti?  
M.G.C.: Dunque, mi sembra che fosse nemmeno quello successivo, quello successivo ancora, mi sembra che fosse nell’83.  
A.B.: Ho capito. Quindi non a quelle precedenti?  
M.G.C.: No, a quelle precedenti ho assistito, ma non ho partecipato. Cioè, ho assistito all’autopsia.
A.B.: Quindi non può dirci nulla in proposito.  
M.G.C.: Guardi, l’unica cosa che le posso dire è che le lesioni da arma bianca che c’erano sul corpo della Pettini, per esempio – quelle me le ricordo bene perché erano numerosissime, praticamente interessavano…
A.B.: Erano 96-97.  
M.G.C.: … ecco, erano, diciamo, mi sembra molto più numerose, perché era tutto il corpo.  
A.B.: Proprio di quelle le volevo fare riferimento, siccome…  
M.G.C.: Un po’ più piccole forse, però sempre…  
A.B.: Ecco, no, erano piccole e grandi. La domanda era questa, Dottoressa, mi scusi. Posso farla?
 P.M.: Sì. No, volevo che chiarisse che la Dottoressa in quel caso era…  
A.B.: L’ha già chiarito.  
M.G.C.: Spettatrice.  
A.B.: Era spettatrice.  
P.M.: Spettatrice. E allora perché non lo chiediamo a chi l’ha fatta, come…  
A.B.: L’avevo già chiesto, ma non mi sono appagato.  
P.M.: Bene, bene. Allora il dato mi sembra proprio…  
Presidente: Va be’, comunque facciamo la domanda.  
A.B.: Signor Presidente, noi dobbiamo cercare, dall’una e dall’altra parte, la verità.
Presidente: Facciamo la domanda.  
A.B.: Siccome io ricordo che tra questi 96-97 colpi, e quindi ferite, vi erano alcune identiche a queste: piuttosto ampie, larghe, oblunghe; e poi moltissime, direi…  
M.G.C.: Più piccole.  
A.B.: No più piccole, che lasciavano un’impronta rotondeggiante, del tutto rotondeggiante.  
Presidente: Bene, possiamo vedere la fotografia, forse, perché sennò…  
A.B.: Oh, grazie, grazie, signor Presidente.
Presidente: Vogliamo vedere questa fotografia?  
P.M.: Se ci date quel minimo di tempo che occorre.  
Presidente: Certo, certo, tutto il tempo che volete.  
P.M.: Possiamo metterle anche accanto… magie della tecnica.  
A.B.: Si, mettiamo accanto. Ecco, oh. Magari però, vorrei quell’altra, vorrei quella, sì…  
Presidente: Dove si vede l’intero tronco della ragazza.  
A.B.: No, io vorrei tutto il tronco. Grazie, signor Presidente.  
Presidente: Guardiamo di trovarla. Ecco, questa, vero?  
A.B.: Magari più vicino; se fosse possibile orientare meglio la, ecco. Magari mettiamola così. Ecco, veda Dottoressa, io…
Presidente: Ecco, mostriamo alla Dottoressa, il tronco della ragazza.  
A.B.: Sì, ecco il tronco. Ecco, veda che là ci sono delle…  
Presidente: L’intero tronco, vogliamo vedere?  
A.B.: Ecco, magari tutto. Ecco, veda, ci sono delle…  
P.M.: Se mettessimo tutto per verticale?  
A.B.: Sì, difatti è quello che pensavo di fare.  
P.M.: Non è possibile? Se ci riusciamo, eh. Se non ci cade tutto.  
M.G.C.: Eh, ma comunque si vede, sì.  
P.M.: Se non ci cade tutto.  
A.B.: Ecco. Magari comparandole anche con quelle di questo povero, di quell’altro ragazzo.  
P.M.: Forse se qualcuno può dare una mano a quel ragazzo. In due forse ci riescono meglio.  
Presidente: Mettiamo tutte le foto se ci riuscite, nella stessa posizione verticale, come se fossero, con la testa in su, insomma, ecco. Guardate se è possibile.  
A.B.: Ecco, veda Dottoressa, io noto, così, come primo approccio visivo, che vi è una grossa ferita vicino allo sterno.  
M.G.C.: Sì, sì.
 A.B.: Oblunga. Chiaramente da coltello da punta e taglio, sicuramente. Credo che quello… Qualche altra un po’ sotto, identica come disegno…  
M.G.C.: Sì, si.  
A.B.: E poi non si vede più niente.  
M.G.C.: No, ma comunque ho visto.  
P.M.: Prima di farlo cadere, l’abbiamo ripreso al volo.  
A.B.: Ecco. E poi tutta una serie di altri…  
M.G.C.: Tondeggianti.  
A.B.: … tondeggianti, a punteruolo, quasi.  
M.G.C.: Sì.  
A.B.: Sembrerebbe, ecco.  
Presidente: Ecco, guardi Dottoressa, l’abbiamo staccata così si vede meglio.  
A.B.: Specialmente quelle che sono vicino al pube, che delimitano questa zona, e quelle sopra.  
M.G.C.: Sì.  
Presidente: Le guardi bene Dottoressa.  
A.B.: Lei pensa che sia la stessa arma?  
M.G.C.: Guardi, potrebbe essere stata anche questa un’arma da punto e taglio se, come le ho detto prima io, usata superficialmente, tipo… come se uno bucherellasse la superficie.  
A.B.: Ecco, però il disegno immediato – il disegno – se non si ha la possibilità di sapere quello che era stato fatto sotto, cioè, l’esame del tessuto sottostante, quindi la profondità del tramite, noi non lo sappiamo, no?
M.G.C.: Sì, uno potrebbe ipotizzare.  
P.M.: Non lo sa la dottoressa, il dottor Maurri ci ha già risposto. Non lo sa la Dottoressa.  
A.B.: Non lo sa neanche lui, eh.  
P.M.: Ci ha spiegato, ci ha spiegato.  
A.B.: Ci ha detto che non lo sa, non l’ha fatte, perché erano tante.  
P.M.: Ce l’ha spiegato, comunque.  
Presidente: Non l’ha fatto. Non è stato fatto, ecco, a quanto pare. Non è stato fatto…  
A.B.: Non è stato fatto. Per quel che ricordo non è stato fatto. La domanda che le faccio nell’immediato, nell’immediato e anche nell’immediato visivo, questo tipo, su questo quadro, può indicare una diversità di arma, rispetto alle varie… cioè, due armi o più armi diverse morfologicamente, rispetto alle lesioni che sono state inferte e che noi vediamo? O no?  
M.G.C.: Diciamo che, sì, istintivamente le può indicare, però non le esclude, ecco. Perché può essere, può essere stato, possono essere state due armi diverse, può essere stata la stessa arma usata in maniera diversa, e anche se, diciamo, ci sono delle linee di elasticità della cute che a volte possono dare un aspetto diverso alla ferita.  
A.B.: Ecco. Comunque…  
M.G.C.: Però, cioè, se dovessi interpretarle io potrebbero essere benissimo in rapporto ad un’arma da punta e taglio, usata superficialmente. Questa è la sensazione che si ha vedendo quelle lesioni lì. Sì.  
A.B.: Vedendo queste.  
M.G.C.: Questo non mi permette però di escludere che possa essere stato usato un punteruolo. A quel punto bisogna vedere se in profondità…
 A.B.: E questo purtroppo non è stato visto. Invece sarebbe stato meglio vederlo. Chiedo scusa, ma mi pare che questa domanda…  
M.G.C.: Mentre invece quella alla coscia sinistra già si intravede l’aspetto della punta e taglio, perché vede sono più oblunghi, sì.  
A.B.: Il taglio è molto chiaro.  
M.G.C.: Sì, sì.  
A.B.: E’ molto chiaro.  
P.M.: Meno male.  
A.B.: Senta, nella vostra relazione peritale, firmata anche da lei, ad un certo punto della perizia si dice che è possibile che siano stati…  
Presidente: Possiamo togliere queste fotografie?
A.B.: Sì, grazie, signor Presidente.
A.S.: No, avrei delle domande da fare io, dopo.
Presidente: Va bene. Le rimettiamo. Per ora abbuiamo.
A.B.: E’ possibile che si sia trattato di due armi diverse che hanno colpito e il ragazzo e la ragazza. Se lo ricorda questo? Armi bianche, parlo di armi bianche.  
P.M.: Scusi, non ho capito io, in quale…  
A.B.: Questo ultimo, questo.  
P.M.: Questo caso di cui si è occupata direttamente la Dottoressa.  
A.B.: Le posso fare anche dopo.
 P.M.: No, no, benissimo.  
A.B.: No, anzi, le faccio dopo, perché vorrei sentire quello che dice la parte civile.  
P.M.: Non solo, poi per ora abbiamo… capito? Abbiamo solo guardato il ragazzo.  
A.B.: Dopo, dopo.  
P.M.: Come possiamo ora chiedere alla Dottoressa di fare un raffronto se ancora della ragazza non abbiamo parlato? Bene?  
A.B.: D’accordo.  
P.M.: Meno male, grazie.  
A.B.: Su qualcosa.  
Presidente: Bene, proseguiamo. Avvocato Saldarelli?  
A.S.: Sì. Dottoressa, guardando le ferite inferte al ragazzo – ovviamente quelle che la Dottoressa ha potuto esaminare per aver fatto l’esame autoptico – lei ha detto di averle esaminate in maniera approfondita e di avere anche stabilito, più o meno, la profondità alla quale queste ferite giungevano.  
M.G.C.: Sì, perché c’erano delle ferite che interessavano anche il polmone. Arrivavano fino al polmone. Ora non mi ricordo quale delle tre, o se tutte e tre – questo bisognerebbe che lo rivedessi – però mi ricordo che c’era interessamento anche viscerale, sì.
A.S.: Ecco, io le chiedo questo: avendo stabilito la profondità delle ferite, avendo stabilito anche visivamente l’ampiezza superficiale delle ferite, relativamente a quella alternativa che lei ha fatto sull’ampiezza superficiale delle ferite, è in condizioni di dire se colui che ha inferto quelle ferite ha esercitato quel movimento verso il basso, ampliando così il foro di entrata della lama, oppure si è trattato di un colpo, per così dire, perpendicolare che quindi non ha allargato, nel momento in cui usciva il coltello, il tramite di entrata?  
M.G.C.: No, guardi, questo non si può dire. Il colpo è perpendicolare, pressoché perpendicolare, però se al momento dell’uscita ha allargato inclinando la lama, questo qui effettivamente non lo si può dire.  
A.S.: Ecco, però mi consenta, avendo stabilito la profondità, l’andamento del colpo – e quindi anche la larghezza intermedia della ferita – secondo un’approssimazione direi doverosa, ma con sufficiente certezza, ecco, io le faccio questa domanda: quel movimento al quale lei ha fatto riferimento, vale a dire della mano che tende in qualche occasione a spostare il coltello, è compatibile, oppure la larghezza intermedia della ferita fa desumere un colpo proprio perpendicolare, per dire secco?  
M.G.C.: Per quello è compatibile. Non le posso dire se è stato fatto o non è stato fatto, ma è compatibile. Perché a livello di strutture muscolari, tenga presente che non si ha un’esatta riproduzione della forma della lama. Anche per quanto riguarda il discorso che faceva lei sulla profondità, noi arrivammo a dire che doveva essere una lama di almeno di un 5, 7, 8 centimetri – ora non mi ricordo esattamente questo – ma tenga presente che viene esercitata una pressione. La gabbia toracica viene compressa, quindi si tratta di valori approssimativi che le dicono la compatibilità con un certo tipo di arma, ma non le identificano decisamente le dimensioni dell’arma.  
A.S.: Ecco, però valutando tutto, mi sembra di aver compreso che lei ritenga, o esprima un giudizio di perpendicolarità del colpo e di secchezza del colpo: cioè un colpo inferto in maniera precisa, netta, senza spostamenti rilevanti nella traiettoria o nell’asse di entrata e di uscita.  
M.G.C.: Sì, questo direi di sì.  
A.S.: Ecco. Una seconda domanda. Relativamente a quella foto che le è stata mostrata – ma in ordine alla quale lei non ha effettuato accertamenti – si notano una serie di ferite che l’avvocato Bevacqua ha definito “diverse”, morfologicamente parlando. Mi sembra di avere individuato che le ferite cosiddette rotondeggianti, sono prevalentemente collocate in parti del corpo che io definirei molli, vale a dire l’addome, il seno.  
M.G.C.: Si.  
A.S.: Ecco, la domanda è questa: la tenuta del tessuto, può incidere sulla morfologia della ferita? Cioè, quella che lei ha detto essere compatibile con un’arma da punta superficialmente poggiata sulla superficie della cute, ha poi rilevanza la solidità o la tenuta del tessuto? Cioè, rispetto, per esempio, ad una coscia che è un tessuto muscolare, il tessuto addominale o un seno, possono determinare anche una variazione?
M.G.C.: Sì, sì, ma questo infatti prima glielo avevo detto. Dipende anche dall’elasticità delle linee della cute, per cui si possono avere delle morfologie diverse. Però, quando l’arma, poi, da taglio penetra veramente e recide i tessuti, allora supera certe forze; per questo parlavo di una azione superficiale, eventualmente, dell’arma da punto e taglio.  
A.S.: Ecco, sempre da quella foto, io non vorrei sbagliarmi, ma quelle che sembrano essere delle ferite rotondeggianti, quasi dei sigilli, mi sembrava che si riferissero più alla traccia ematica che non al taglio vero e proprio. In conclusione, con riferimento a quel tipo di ferite, vi è compatibilità tra l’uso di un’arma da punta, con quelle tracce rilasciate, purché quell’arma, ovviamente, non abbia interessato in profondità la cute o il corpo della vittima. Questo può essere affermato?  
M.G.C.: Sì, non ho capito le tracce ematiche, scusi.  
A.S.: E’ un concetto assolutamente, direi, non tecnico. A me sembrava addirittura di individuare, nell’ambito di quel sigillo, addirittura il segno, la scalfittura lasciata dalla lama. Potrebbe essere un’impressione, certamente non tecnica. A me interessava il suo giudizio finale, vale a dire se lo può confermare che quel tipo di ferita è comunque compatibile con l’uso di un’arma da punta e da taglio, purché utilizzata…  
M.G.C.: Molto superficialmente.  
A.S.: … molto superficialmente e su tessuti non particolarmente…  
M.G.C.: Molto elastici.  
A.S.: Molto elastici. Grazie.  
A.B.: Posso fare una domanda ancora?  
P.M.: Se rimaniamo sugli accertamenti, sull’uomo.  
Presidente: Allora, avvocato Bevacqua?  
P.M.: Ricordiamoci che poi dobbiamo fare quelli della donna. Le comparazioni le facciamo dopo. Almeno io le devo ancora fare, eh.  
A.B.: Certo, certo.  
Presidente: Prego.  
P.M.: E le volevo fare per primo.
A.B.: Scusi Dottoressa, lei ha visto le fotografie – l’ha viste, l’ha riviste – le fotografie di quel povero ragazzo con quei tagli ben precisi, piuttosto ampi e, sembrerebbe, piuttosto profondi di quel tramite, piuttosto profondi.  
M.G.C.: Sì, quello al collo è tangenziale, quindi non si può…  
A.B.: Ecco, ma ce n’è una, mi pare, sono tre qua dietro…  
M.G.C.: Sì, sì.  
A.B.: Si possono vedere? Si può vedere?  
M.G.C.: No, no, va bene.  
A.B.: Se le ricorda.  
M.G.C.: Sì, si.  
A.B.: Voi avete fatto, credo, anche un’analisi della lunghezza, della profondità. 
M.G.C.: Sì, sì.  
A.B.: Oh, e quant’era? 5, 6 centimetri?  
M.G.C.: Si era calcolato da un 5 a 7 centimetri, mi sembra.  
A.B.: Quindi, sicuramente la lama, per quel che ricordo – nozioni di medicina legale – dovrebbe essere molto più lunga; perché, se la lama ha una parte che poi ferma il manico e viene appoggiata sul corpo, lascia un’impronta.  
M.G.C.: Sì, che non c’era.  
A.B.: Che non c’era. Quindi questo coltello era molto lungo.  
M.G.C.: Sì, quindi sembrerebbe entrata solo una parte della lama, perché altrimenti, se ci fosse stata la compressione – ho capito quello che voleva dire lei – ci sarebbero stati dei segni, sì.  
A.B.: Ecco. Sicuramente era molto più lungo di, cioè la lama… ecco.  
M.G.C.: Infatti, come le ho detto prima, si parla di compatibilità con un’arma di una certa lunghezza, senza poter dire che era di quella lunghezza.  
A.B.: Cioè, sicuramente…  
M.G.C.: Non poteva essere, ecco, sicuramente almeno 5-7 centimetri doveva essere.  
A.B.: Ecco. E la larghezza l’avete potuta stabilire?  
M.G.C.: No, direi che la larghezza, effettivamente in questi casi qui… diciamo che, in base alle ferite, doveva essere una lama almeno, diciamo, di un paio di centimetri, almeno. Ammettendo poi che ci fosse stata una certa, un certo gioco nella estrazione.  
A.B.: Perché la larghezza…  
M.G.C.: Ma la larghezza viene molto alterata in queste manovre, con queste manovre, capito?  
A.B.: Perché mi pare che la larghezza di uno di questi tre segni, cioè di queste ferite, fosse intorno ai 4 centimetri.  
M.G.C.: Sì, sì, può darsi benissimo.  
A.B.: E quindi 4 centimetri, non entrata tutta quanta la lama, quindi soltanto la parte – probabilmente – soltanto la parte iniziale, poteva essere un grosso coltello.  
M.G.C.: Ho detto, almeno – almeno – di 2 centimetri. Poi potevano benissimo essere 3, o addirittura anche 3 e mezzo, ecco.  
A.B.: SI, va bene. Grazie, solo questo volevo chiedere.  
Presidente: Bene, signor Pubblico Ministero. Avv Fioravanti: L’avvocato Fioravanti, se permette signor Presidente, l’avvocato Fioravanti vorrebbe fare una semplice domanda.  
Presidente: Prego. AW. Fioravanti: Brevissima. Dottoressa, alla pagina 16 della relazione che avete firmato voi tre medici legali, è scritto che sotto un’unghia…  
M.G.C.: Sì, il pollice destro. Avv Fioravanti: … del ragazzo, vennero trovati due capelli e altri fili piccoli, corti.  
M.G.C.: Sì, sì, furono esaminati questi, sì, sì.
A.F.: Furono esaminati, ecco.  
M.G.C.: E due, i due capelli furono identificati come due capelli umani e fu fatto la comparazione con quelli della ragazza, e quindi furono attribuiti alla ragazza. I due peli erano invece di lana di…  
A.F.: Della maglia.
M.G.C.: Della maglia.
A.F.: Ecco, ma c’era anche un grumo piccolissimo di sangue sotto quell’unghia.  
M.G.C.: Non me lo ricordo.  
A.F.: Fu esaminato anche quel sangue?
M.G.C.: Guardi, non me lo ricordo.  
A.F.: Ecco. Comunque… 
M.G.C.: No, dicevo, c’era il grumo di sangue?  
A.F.: No, guardi, io – se il Tribunale permette – io rileggo: “un’unghia del primo dito” – si parla del ragazzo – “della mano destra, presenta una piccola soluzione di continuo pressoché quadrangolare di pochi millimetri di dimensioni che interessa il lato ulnare dell’unghia con infiltrazione ematica sottostante. Dal di sotto dell’unghia vengono asportati due capelli di colore castano, lunghi, ed alcuni piccoli e sottili peluzzi verosimilmente appartenenti a indumenti di maglia”. Ecco, io chiedevo…  
M.G.C.: No, Avvocato, Non fu… ora ho capito. L’infiltrazione ematica era legata al fatto che lì c’era la ferita, quindi era del ragazzo, l’infiltrazione ematica: della ferita del dito.  
A.F.: Della ferita del ragazzo.
M.G.C.: Sì, sì, non è che fosse…  
A.F.: I capelli della ragazza erano castani?  
M.G.C.: Mi sembra. Non me lo ricordo. Bisognerebbe che riguardassi. Cioè, so che c’è una parte qui fatta sulle formazioni pilifere.  
P.M.: In cui spiegate di chi sono, insomma.  
A.F.: Io non lo so di chi sono i capelli.  
P.M.: Lo dicono loro.  
M.G.C.: Non ho capito, scusi.  
P.M.: No, no, io niente.  
M.G.C.: Ah, pensavo che mi avesse fatto una domanda.  
P.M.: Ha altre domande?  
A.F.: No, no.  
P.M.: Ha finito?  
Presidente: Può proseguire il Pubblico Ministero, allora.  
P.M.: Ecco Dottoressa, vorrei passare ora alla descrizione, prima di andare alle foto, delle ferite di arma da fuoco della ragazza e delle ferite di arma da taglio, con la stessa progressione. Quindi, il tipo di domanda che le farò, glielo posso riassumere all’inizio, così lei poi sa come andare avanti. Il numero, provenienza e eventuale successione: quali quelle mortali, per quanto riguarda quelle da fuoco. Stesso discorso per quelle da arma da taglio, con la particolarità che ci descriverà poi quella escissione.  
M.G.C.: Si.  
P.M.: Grazie.  
M.G.C.: Allora, partiamo, diciamo: arto superiore destro. Facciamo così. Arto superiore destro: c’era una ferita…  
P.M.: Scusi, ci può dire innanzitutto, complessivamente, i colpi di arma da fuoco?  
M.G.C.: Sì, diciamo, parliamo di 6 ferite di arma da fuoco.  
P.M.: 6 ferite…  
M.G.C.: 6 colpi di arma da fuoco.  
P.M.: 6 colpi di arma da fuoco.  
M.G.C.: Poi vedremo che forse non erano 6 proiettili, comunque, va bene. 6 colpi di arma da fuoco, va bene?  
P.M.: E al di là della escissione, colpi di arma da taglio?  
M.G.C.: 2.  
P.M.: Dunque, 6 da fuoco, 2 da taglio, più l’escissione.  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Questo è il dato complessivo. Bene, grazie.  
M.G.C.: Sì. Allora, all’arto superiore destro, al braccio, foro di entrata e foro di uscita. Al terzo medio circa, con una direzione leggermente obliqua, dall’alto in basso e leggermente verso davanti. Poi, primo dito della mano destra.  
P.M.: Siamo, scusi, in tutti, a quanti, ora, con questo qui al dito?  
M.G.C.: Questo è il secondo.  
P.M.: Al secondo, bene.  
M.G.C.: Primo dito della mano destra; anche qui foro d’ingresso e foro di uscita. Foro d’ingresso sul lato ulnare, foro d’uscita sul lato radiale del primo dito, alla falange distale.
 P.M.: Questi due non mortali?  
M.G.C.: Non mortali, chiaramente.  
P.M.: Su sei, due non mortali. Andiamo avanti.  
M.G.C.: Poi direi subito, facciamo il terzo all’arto superiore sinistro. Al braccio sinistro, ingresso al terzo medio e non c’era uscita, il proiettile era ritenuto subito al di sopra del gomito. Poi passiamo al…  
P.M.: Tre, non mortali.  
M.G.C.: Tre non mortali. Passiamo al torace. Allora, foro d’ingresso, emitorace destro posteriormente, con proiettile ritenuto in regione sotto-ascellare sinistra.  
P.M.: Bene. Mortale?  
M.G.C.: Mortale.  
P.M.: Sicuramente mortale.  
M.G.C.: Sicuramente mortale perché questo interessò addirittura l’aorta, mi sembra.  
P.M.: Bene.  
M.G.C.: Siamo al quarto colpo. Poi, quinto colpo. Emitorace destro, foro d’ingresso, emitorace destro, ritenuto all’interno del pericardio. Mortale anche questo perché interessò il cuore.  
P.M.: Bene.
M.G.C.: Poi, altro, e siamo al sesto, la base dell’emitorace destro, ritenuto al livello del sesto spazio intercostale, non mortale.  
P.M.: Quindi di sei, sicuramente due mortali, gli altri alcuni…  
M.G.C.: Non mortali.  
P.M.: Bene. Andiamo alle ferite di arma bianca, diverse dalle ferite che hanno causato l’escissione.
 M.G.C.: Due ferite: una in regione sottomammaria sinistra e l’altra in regione…  
P.M.: Sottomammaria sinistra? Cioè il coltello a sinistra, poi la vediamo. Bene.  
M.G.C.: E scapolare destra. Posteriore, dorso-posteriore. Non mortali e non vitali.  
P.M.: Bene. Circa la provenienza di questi colpi, che ci consentano di dire qualcosa sulla posizione della ragazza quando fu attinta da questi?  
M.G.C.: Sì, quelli, diciamo, agli arti superiori avevano fatto ipotizzare un’azione, un movimento quasi di difesa della ragazza; che, quindi, fosse stata colpita, diciamo, nell’atto di sollevare l’arto superiore destro. E di questi era stato ipotizzato anche che gli stessi proiettili entrati e usciti dal braccio alla mano, fossero quelli che poi dopo hanno interessato il torace. Per il primo di questi, quello al braccio, c’era un elemento che faceva poi escludere piuttosto quest’ipotesi: perché c’era un alone di affumicatura sugli abiti di entrambi. E quindi fa pensare che fossero due colpi distinti. Comunque erano tutti colpi sparati dal lato destro.  
P.M.: Ecco, sparati da destra. Circa la distanza? Questo discorso che ci ha fatto sull’alone?  
M.G.C.: Questi due, gli aloni di affumicatura, quello al braccio e uno di quelli al torace, che presentavano l’alone di affumicatura, fanno pensare ad una distanza inferiore rispetto a quella del Baldi.  
P.M.: Quindi più vicino allo sparatore.  
M.G.C.: Più vicino allo sparatore, e quindi, diciamo, non superiore ai quaranta centimetri, ma inferiore, va bene? Anche se non a contatto; non c’era ustione, non c’era tatuaggio.  
P.M.: Quindi, presumibilmente, vicino a quel finestrino?  
M.G.C.: Vicino al finestrino. Gli altri invece potevano essere… c’era solo l’orletto escoriato, quindi anche per questi una distanza superiore ai quaranta centimetri, anche se non molto, effettivamente, perché sono sempre colpi piuttosto ravvicinati.  
P.M.: Ho capito. I colpi di arma bianca, rispetto alla morte, si può dire qualcosa?  
M.G.C.: Furono inferti dopo la morte, sì.  
P.M.: Vorrei che ce lo dicesse, e se ci può spiegare.  
M.G.C.: Sì, sì, perché sono ferite analoghe a quelle trovate sul colpo di Baldi; cioè ferite che non presentano infiltrazioni ematiche.  
P.M.: Sono sicuramente, per questo motivo, posteriori alla morte.  
M.G.C.: Posteriori alla morte, sì.  
P.M.: Ci può dire qualcosa, prima di vedere le foto, sull’escissione? Qualche caratteristica dal punto di vista della dinamica?  
M.G.C.: Diciamo, questa era rappresentata dall’asportazione di un’ampia zona di cute, sottocute e muscolo, della regione pubica e un po’ anche sopra pubica, profonda, tant’è vero che c’era esposizione della matassa intestinale; diciamo piuttosto regolare nella sua parte pubica, che poi diventava più irregolare nella parte, diciamo, fra le due cosce, nella parte posteriore, era escissa anche una parte del tessuto perianale con esposizione del….  
P.M.: Quindi molto profonda come escissione?  
M.G.C.: Si. Molto profonda.  
P.M.: La caratteristica che… Lei ha visto le altre escissioni, ad esempio, sia pure in foto, quella del ’74? Quella, scusi, quell’altra.  
M.G.C.: No, quella dopo.  
P.M.: Quella dopo. Si, scusi, ho sbagliato io.  
M.G.C.: Senta, ora non ce l’ho presente; l’ho vista, ma ora in questo, momento, visivamente, non ce l’ho presente.  
P.M.: Nel senso se questo tipo di escissioni, se lei ha, così, ha in mente delle…  
M.G.C.: Cioè, cosi come regione…  
P.M.: Questa è più profonda.  
M.G.C.: Come regione e come zona…  
P.M.: E’ quella.  
M.G.C.: Mi sembrava che nell’altra non ci fosse l’esposizione così marcata di visceri. Però mi sembra, eh!
P.M.: Sì, sembra anche a noi.
P.M.: Ora vediamo le foto. Vogliamo mostrarle?  
M.G.C.: I margini piuttosto netti come taglio che fanno presumere un’arma dotata di un filo tagliente piuttosto, insomma, un filo piuttosto tagliente, diventava più irregolare nella regione posteriore…  
P.M.: Più irregolare perché l’anatomia lì è più…  
M.G.C.: Ma ecco, per una questione anatomica. Il taglio della lama è sempre netto, solo che a quel punto per asportare il tessuto è chiaro che uno deve lavorare di più, diciamo, fare più tagli.  
P.M.: Penso si capisce molto bene anche…  
M.G.C.: Mentre invece anteriormente è piuttosto facile fare, diciamo, l’asportazione.  
P.M.: Presidente, sono le peggiori che abbiamo, per intendersi, quindi la inviterei a dire…  
Presidente: Via le telecamere e macchine fotografiche, eh!  
M.G.C.: Sono margini non infiltrati, quindi postmortali.  
P.M.: Vogliamo vedere, innanzitutto, in ordine come le abbiamo. Dottoressa, a lei il ricordo. Questa è una d’insieme, ci sono ancora i vestiti, mi sembra. Possiamo andare sicuramente oltre. Non è che ci aiuta molto. Localizziamo almeno i colpi di arma da fuoco.  
M.G.C.: Sì, ecco. Qui se ne vede uno, ad esempio, due se ne vedono. I due all’emitorace destro, quelli siti più anteriormente – ecco, sì, sì, si vedono bene – questi qui, di cui quello superiore, ritenuto all’interno del pericardio, è interessato il cuore ed è mortale. Invece quello inferiore non mortale, con proiettile ritenuto a livello degli spazi intercostali. Tutti da destra verso sinistra. 
P.M.: Vogliamo andare avanti con le foto, grazie.  
M.G.C.: Ecco, qui rivediamo quello di prima, anzi tutti, sì, si rivede bene quello più inferiore; si vede meglio. 
P.M.: Vediamo se… il colpo di arma bianca si vede qui? E’ alla mammella sinistra.  
M.G.C.: Sì, dovrebbe essere questo qui. Ecco, poi lì, a livello del capezzolo, non so se vedete, c’è una piccola soluzione di continuità brunastra, che lì fu trovato…  
P.M.: Ce lo può far vedere, per cortesia?  
M.G.C.: No, se solleva un po’ la foto a destra, eccolo lì, vede? E’ un frammentino di vetro. Anche quello un proiettilino secondario.  
P.M.: Il colpo d’arma bianca si può inquadrare meglio?
Presidente: Quale?  
M.G.C.: Ma scus…  
P.M.: Se c’è. No, no, io, ho capito.  
M.G.C.: No, ma non mi sembra, scusi eh…  
P.M.: E’ sulla sinistra, no?, ci aveva detto.  
M.G.C.: Ah ecco, appunto; perché lì per lì ho detto: ma a me non mi sembra mica che sia…  
P.M.: Allora quel segno è solo imbrattamento.  
M.G.C.: O un’escoriazione. Sembrerebbe un’escoriazione, sì.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Lei ci aveva detto a sinistra e quindi…  
M.G.C.: Infatti, c’era qualcosa che non quadrava.  
P.M.: Qua abbiamo la più tragica di queste foto.  
M.G.C.: Ecco, qui al ginocchio, vede?, alla coscia, cioè al ginocchio si vedono delle…  
P.M.: I segni di trascinamento.  
M.G.C.: … dei segni, ecco.  
P.M.: Andiamo avanti, tanto l’escissione ce l’ha descritta.  
M.G.C.: Questo è il solito.  
P.M.: Andiamo avanti. Qui c’è un “B” e un “C”. Li leggiamo. “La lettera “B” della foto 30 contrassegna altra ferita prodotta da proiettile d’arma da fuoco, in corrispondenza della base dell’emitorace destro, lungo la linea ascellare anteriore.” Vogliamo vederla? Ci può dire qualcosa di diverso?  
M.G.C.: No, è lo stesso che abbiamo visto prima.  
P.M.: Bene.  
M.G.C.: Quelle lì più basse sono escoriazioni…  
P.M.: Andiamo ancora avanti.  
M.G.C.: Non vitali.  
P.M.: Andiamo avanti. Quella “A”, scusi c’è una “A” – “A”, “B”, “C” – quella “A” in basso a sinistra è un…?
M.G.C.: Quella “A” deve essere l’altro foro. Mi sembra di intravedere un’altra… ecco.  
P.M.: Esatto. Perfetto, perfetto.  
M.G.C.: Si.  
Presidente: Il numero della foto l’abbiamo detto?  
P.M.: Mi sembra 30, esatto.  
Presidente: 30, bene.  
P.M.: Andiamo alla 31. Qui mi sembra che la 31 indica gli esiti dell’amputazione. Ce l’ha descritta. Mi sembra che il vederla cambia poco. Andiamo avanti, grazie. È macroscopica, ce l’ha già descritta la dottoressa. Mi sembra lo stesso tipo di discorso che si può fare con la 32. La stessa vista dal lato sinistro del cadavere. Potrei dire che andiamo avanti, perché non ha senso indugiare.  
M.G.C.: Ecco, lì si vede la ferita da taglio.  
P.M.: Vediamo il seno sinistro; è proprio quella. Ecco, ci può descrivere, quelle cose che ci ha detto finora sul coltello, cioè sull’arma tagliente.  
M.G.C.: Sì, è una ferita da punta e da taglio.  
P.M.: Io dico al seno sinistro, ma lo voglio solo mettere in evidenza.  
M.G.C.: Sì, con margini netti, direi anche questi, si può parlare di scarsissima infiltrazione, praticamente al limite della vita, se proprio ne vogliamo…  
P.M.: Al massimo siamo al limite.  
M.G.C.: Ecco, al limite.  
P.M.: Sulla profondità?  
M.G.C.: Sulla profondità bisognerebbe che riguardassi perché non mi ricordo. 
P.M.: Le dispiace vedere, perchè a noi interessa sapere se si può dedurre una particolare violenza o meno in colui che l’ha inferta, cioè interessa molto capire più cose che possiamo su questo colpo di arma bianca al seno sinistro. Tutto quello che lei ritiene di poterci dire è indispensabile al P.M.
A.B.(fuori microfono): Poi cerca la mammella sinistra…  
P.M.: Ognuno la vede a modo suo. Certo chi ha fatto queste cose l’ha vista non come Freud.  
M.G.C.: Mi ci vuole un attimo, dunque per ora siamo a interessamento di cute, sottocute e muscolo. Si, è questo qui… “Soluzione occhielliforme alla lettera “A” dell’ispezione esterna”. Benissimo, allora è questo.
P.M.: Ci interessa la profondità, al fine di stabilire la forza con cui è stata inferta, se si può dedurre Dottoressa, niente, il dato più oggettivo possibile senza valutazioni.  
M.G.C.: Per ora siamo, cute, sottocute e muscolo. Ora vediamo a livello polmonare perché bisogna andare…  
P.M.: Quindi cute, sottocute e muscolo vuol dire, non so, in termini di centimetri, dove possiamo essere arrivati. Bisogna che ce lo dica la dottoressa.  
A.B.: Si può fare una visione più grande, più ampia perché non ho capito dov’è questa lesione. Un attimo solo. Un flash… Ecco, grazie.  
P.M.: Ritorniamo, grazie, alla lesione.  
M.G.C.: Sottomammaria sinistra.  
P.M.: Sì, sì.  
M.G.C.: Sì. Arriva cute, sottocute e muscolo e arriva fino al polmone, comunque abbastanza superficiale tenendo…  
P.M.: Scusi.  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Con il discorso…  
M.G.C.: Tenendo conto della costituzione anche della ragazza non siamo a grosse profondità.  
P.M.: Ma c’è anche un ostacolo dato dalla gabbia toracica o no?  
M.G.C.: E’ molto elastica, quindi la gabbia toracica…  
P.M.: Può essere passata.  
M.G.C.: … può essere anche in parte, direi che come lunghezza dell’arma si rimane sulle misure…  
P.M.: Che abbiamo detto.  
M.G.C.: … che abbiamo già indicato, sì.  
P.M.: Sulla, se possiamo dire qualcosa, sulla forza con cui è stata inferta, se è un colpo, se si può dire, eh dottoressa…  
M.G.C.: Senta, anche qui non risultano esservi segni lasciati dal, diciamo dal blocco del manico, quindi non sembrerebbe un colpo inferto…
P.M.: Con particolare…
 M.G.C.: … con tutta la lama, sembrerebbe un colpo inferto parzialmente.  
P.M.: Allora andiamo avanti, grazie, con le foto successive.  
M.G.C.: Ecco, questo è il braccio sinistro e il foro d’ingresso del proiettile che poi…  
P.M.: Non mortale, ce l’ha già descritto.  
M.G.C.: Non mortale.  
P.M.: Andiamo avanti. Sulla foto numero, scusate, è la 35 lettera “F”: “un frammento di tessuto adiposo proveniente dalla regione pubica.”  
M.G.C.: Sì, che è… diciamo, nel taglio è schizzato via.  
P.M.: Nessun tipo di rilevanza con quello che abbiamo detto finora, andiamo avanti. Non mi sembra che ci sia…  
M.G.C.: Ecco, queste sono le solite escoriazioni lineari che sono state viste anche prima.  
P.M.: Forse da trascinamento. Andiamo avanti, grazie.  
M.G.C.: Questo è il colpo d’arma da fuoco al primo dito della mano destra.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Assolutamente ininfluente con la causa morte.  
M.G.C.: Queste sono l’entrata e uscita del colpo d’arma da fuoco al braccio sinistro, no, al braccio destro, scusi.  
P.M.: Andiamo avanti. Braccio destro. Qui c’è qualcosa al volto, c’è una “L”?  
M.G.C.: C’è una piccola escoriazione, sì, una piccola escoriazione, anche questa qui probabilmente, cioè compatibile anche con la stessa compressione contro il suolo, ma priva di…  
P.M.: C’è di nuovo un insieme del colpo di arma bianca al seno sinistro, è localizzato meglio, insomma nell’insieme. C’è qualcosa in più che può aggiungere su quello che ci ha già detto?  
M.G.C.: No.  
P.M.: Non cambia niente.  
M.G.C.: No, direi di no. Ci sono delle piccole escoriazioni attorno, ma quelle lì sono più in rapporto, anche quelle, a compressione contro il suolo, sembrerebbe.  
P.M.: Bene, andiamo avanti, grazie. Qui c’è qualcosa.  
M.G.C.: Qui si vede, la ferita da punta e taglio, evidenziata alla lettera “M”, la regione scapolare destra.
P.M.: Si può dire qualcosa sulla profondità?  
M.G.C.: No, direi le stesse caratteristiche occhielliformi…  
P.M.: Sempre monotagliente?  
M.G.C.: Sì, questa sì. Vede il margine inferiore più smusso nell’altra si vedeva meno, questa caratteristica.
P.M.: Qui si vede ancora più chiaramente.  
M.G.C.: Qui si vede di più, sì.  
P.M.: Andiamo avanti.  
M.G.C.: Ecco, poi lì in basso c’è un foro. Ecco, questo non è stato evidenziato ma questo è un foro d’ingresso.  
P.M.: Di quelli che già lei ci aveva messo in evidenza.  
M.G.C.: Si, si, si.  
P.M.: Bene.  
M.G.C.: Quello morta… Uno mortale.  
P.M.: Uno mortale.  
M.G.C.: Uno dei due mortali.
 P.M.: Bene.  
M.G.C.: Qui si vedono anche gli altri due, vede? Gli altri due fori?  
P.M.: Sì, sì. L'”M” è quello sotto.  
M.G.C.: Si, qui con l'”M” veramente è stata evidenziata la lesione d’arma da taglio, in base alla didascalia.
P.M.: Sì, quella sopra, sì. Andiamo avanti. Va be’ questa è la parte che ci spiega lei.  
M.G.C.: E’ la parte posteriore.  
P.M.: Vogliamo andare avanti, tanto l’abbiamo già capito. Questa l’abbiamo già vista, grossomodo. Ancora grazie, se abbiamo qualche altra foto.  
Presidente: Diciamo sempre i numeri.  
P.M.: Qui siamo al ragazzo, sono cose che abbiamo già fatto. Basta così, grazie. Io non ho altre domande, Presidente.  
Presidente:  Signori? Signori avvocati della parte civile?  
A.S.: Nessuna.  
Presidente: Avvocato Bevacqua, avvocato Fioravanti? Avvocato Bevacqua.  
A.B.: Dottoressa, lei, nella pagina 142, insieme ai suoi colleghi periti ha descritto così questa mutilazione, cioè la genesi di questa mutilazione…  
M.G.C.: Sì.  
A.B.: “Non vi è, del pari, dubbio che questa estesa mutilazione è stata eseguita mediante un’arma tagliente ed è anzi probabile che si tratti della stessa arma con cui si sono prodotte quattro ferite da punta e da taglio sul cadavere dell’uomo e due su quello della ragazza. Si ritiene che, inizialmente, questa arma sia stata adoperata di filo o di punta per delimitare la regione” – si sta parlando della regione pubica di questa ragazza –  
M.G.C.: Sì, si.  
A.B.: “specie nelle zone ipogastriche e soprapubica con margini più netti e precisi”. Cioè, sembrerebbe che questo tizio abbia a un certo punto delimitato o segnato…  
M.G.C.: No, forse si voleva dire questo: cioè, lui ha usato l’arma per fare l’incisione, dopodiché ha fatto lo scollamento.  
A.B.: Quindi ha proprio inciso.  
M.G.C.: Sì, sì.  
A.B.: Oh. Siccome lei ha fatto…  
M.G.C.: Perché non c’erano altri segni su questa.  
A.B.: Siccome lei ha fatto con gli altri medici, mi pare, uno dei quali il professor Maurri aveva già preso parte a tutte le altre perizie, ha fatto quindi una comparazione anche qui degli altri casi analoghi o pressoché analoghi, lei ha detto – lei con gli altri – ha detto che anche questo tipo di ferita, questo tipo di mutilazione era stata effettuata con le stesse modalità o quasi, direi, di quelle adottate nell’omicidio precedente. Se lo ricorda questo? Lo conferma?  
M.G.C.: Sì, diciamo, per i particolari delle lesioni bisognerebbe che le vedessi comparate, però il tipo di amputazione senz’altro.  
A.B.: Cioè, questa…  
M.G.C.: Sì, certo.  
A.B.: Perché poi voi alla fine, a me serve soltanto questa precisazione – c’è già agli atti quindi il signor Presidente ce l’ha – che, alla fine, questa mutilazione che è un po’ diversa perché in una prima parte l’esecutore compie questa azione con una discreta capacità… 
M.G.C.: Si, si, si.  
A.B.: Una discreta, ecco, direi, capacità proprio, così, di realizzazione.  
M.G.C.: Una certa disinvoltura, diciamo.  
A.B.: Disinvoltura ecco, facilità; mentre poi in un secondo momento gli succede qualche cosa, nel senso o forse perché il terreno era scosceso, insomma prende un pezzo di grasso.  
M.G.C.: Sì.  
A.B.: Ecco. Se lo ricorda questo?  
M.G.C.: Sì, sì, ho capito. Prevalentemente il discorso è questo: che, nella prima parte non trova ostacoli anche dal punto di vista anatomici, cioè l’incisione si fa molto bene. Quando lei arriva alla base, diciamo, alla piega inguinale, lì, anche anatomicamente la regione è più difficile da incidere perché c’è anche la piega della coscia. Tant’è vero che a quel punto perde quella precisione che è nella prima parte e fa diverse, ha visto come sono sfrangiati, come ci sono quei lembi a punta. Però, ecco, questo qui direi che proprio è legato alla diversità anatomica della zona dove lui ha inciso.  
A.B.: Ciononostante, però, riesce a scollare tutto facendo soltanto, così, un tagliettino…  
M.G.C.: Alla matassa intestinale.  
A.B.: A un’ansa intestinale, però, senza approfondire, senza penetrare.  
M.G.C.: Sì, però tenga presente che una volta che lei ha inciso, cute, sottocute, cioè a quel punto, lei praticamente per scollare non ha bisogno di penetrare con la lama dentro. Lei solleva il lembo, poi a quel punto si trova a doverlo staccare – e qui lo ha fatto dalla parte destra mi sembra – e allora è difficoltoso; per cui, ecco, c’è tutta una serie di tagli più irregolari.  
A.B.: Comunque, lui riesce bene a farlo questo stacco, diciamo.  
M.G.C.: Sì, ma non è che sia difficilissimo.  
A.B.: Non è che voglia dire che sia difficile. Per me sarebbe molto difficile, abbia pazienza, non credo che sia facile. Lo stacca, lo scolla, bene. Lo scolla abbastanza bene.  
M.G.C.: Si.  
P.M.: Forse il problema non è tecnico-materiale nel farlo?  
A.B.: È di qua?  
Presidente: Forza, via!  
A.B.: No, dunque al di là di questo le volevo domandare…  
Presidente: Nella perizia comunque è trattato.  
P.M.: Diffusamente.  
A.B.: Diffusamente, si ma lo volevo sapere dalla Dottoressa. Lei poi dice, anzi lo dice prima – a pagina 137 – a proposito delle armi: “anche se adoperata per produrre le singole ferite con meccanismo differente, però non si può escludere che si tratti anche di due armi bianche differenti di cui, l’una adoperata per ferire la mammella sinistra e il dorso…  
M.G.C.: Si.  
A.B.: …e l’altra per mutilare il pube e scalfire la cute della coscia destra”, lo conferma?  
M.G.C.: Si.  
A.B.: Lo conferma?  
M.G.C.: Sì. Poteva benissimo essere due armi… può essere la stessa arma, come può avere usato due armi diverse.  
A.B.: Cioè, vi siete posti… così come, lo stesso, potevano essere due armi, quelle, che hanno colpito e ferito quell’altra ragazza, quella che abbiamo detto prima.  
Presidente: A me pare, avvocato che qui si sia posto il problema, ma lo abbiano poi escluso, no?  
P.M.: Anche a me, Presidente. Comunque, abbiamo l’elaborato.  
A.B.: Loro fanno tre ipotesi, signor Presidente, fanno tre ipotesi…  
Presidente: La prima è teorica.  
A.B.: … su: una persona; una persona che usa due armi; due armi da una stessa persona, anzi, due persone; e un’arma da una stessa… una persona con un’arma.  
M.G.C.: Sì, ma questo è in rapporto alla lesione pubica, non con raffronto con le altre lesioni, eh?  
A.B.: Ecco, appunto.  
Presidente: Sì, sì, l’asportazione del pube.  
M.G.C.: Ecco.  
A.B.: Quindi, qua, invece si parla di qualcosa di diverso. Cioè, si dice che è possibile – è possibile – che queste ferite siano state inferte con due armi differenti, armi bianche. Questo dicono. Io domandavo questo.
M.G.C.: E’ possibile, certo.  
Presidente: Veramente… Dottoressa, vuole consultare, per cortesia, a pagina 147…  
M.G.C.: Scusi, si sta parlando delle, scusi, delle ferite… quelle al torace, e di quella pubica. Cioè, usata un’arma…  
Presidente:  Di quali ferite stiamo parlando, avvocato Bevacqua?  
M.G.C.: Ecco, perché mi sembra…  
A.B.: Pagina 137, signor Presidente. Pagina 137 della perizia, gliela do…  
Presidente: Se si parla delle ferite del pube è tutto un altro discorso.  
M.G.C.: Perché se si parla solo di quella al pube…  
A.B.: 137  
M.G.C.: …erano state fatte le ipotesi che potessero essere anche due mani diverse, ma poi è stata esclusa; due armi diverse, ma è stata esclusa.  
A.B.: Il problema non è del pube, il problema è che in questa occasione è possibile che siano state adoperate due armi bianche differenti.   
P.M.: Ma non è messa così, eh, però. Non è proprio che è possibile…  
A.B.: Ditemelo voi, io ve lo leggo. Allora: “Anche se adoperate per produrre le singole ferite con meccanismo differente, però non si può escludere che si tratti anche di due armi bianche differenti; di cui l’una adoperata per ferire la mammella sinistra e il dorso, e l’altra per mutilare il pube e scalfire la cute della coscia destra”. Io questo sto leggendo.  
P.M.: Se noi leggiamo 137, dice: “La logica propenderebbe per l’affermazione che si tratti della stessa arma”.  
M.G.C.: Ecco!  
A.B.: Ma questa è la logica…  
Presidente: Va be’, va be’.
M.G.C.: Tecnicamente non si può escludere, se è questo il punto.  
A.B.: Oh!  
M.G.C.: Però farebbe pensare che causata dalla stessa arma, non che cambia arma.  
A.B.: Io credo che nessuno di noi ancora sappia questa verità. Quindi si sta andando a cercarla la verità! Siccome lei ha fatto un’ipotesi – che è un’ipotesi non di terzo grado come si diceva l’altra volta, ma è un’ipotesi probabile – sulla base degli elementi dei reperti obiettivi, io le ho solo domandato se questa ipotesi che lei ha formulata, la riconferma. E’ possibile anche questo.  
M.G.C.: Possono essere due armi, tutte e due armi da taglio.
A.B.: E’ possibile anche questo?  
M.G.C.: Sì.  
A.B.: Grazie. Non volevo sapere nient’altro.  
P.M.: Un bisturi… Io non ho altre domande, Presidente.  
A.S.: Chiedo scusa, Presidente.
Presidente: Mi scusi, un’ultima domanda – vuole fare una domanda?  
A.S.: Una sola domanda volevo fare.  
Presidente: Prego.
A.S.: In riferimento a quelle poste dall’avvocato Bevacqua. Indipendentemente dalle ipotesi – tutte fattibili – le ferite da arma da taglio riscontrate sul cadavere, sono compatibili con l’uso di una sola arma da taglio?
M.G.C.: Sì. Sono compatibili con l’uso di una sola ama da taglio, non si può escludere che siano state anche armi diverse.
A.S.: Grazie.  
Presidente: Dunque, Dottoressa, l’ultima cosa che voglio domandarle: nell’escindere il pube, in maniera assolutamente cruenta, questo può essere stato anche…  
M.G.C.: Non ho capito la prima parte, mi scusi.  
Presidente: Nell’escindere il pube…  
M.G.C.: Ah, nell’escindere il pube.  
Presidente: …queste ferite così cruente, possono essere state anche l’effetto non solo dell’uso del coltello in condizioni ambientali difficili, ma anche dello strappo che, diciamo, l’omicida ha esercitato?  
M.G.C.: No, guardi, sono tutte… i tagli sono piuttosto netti.  
Presidente: Netti, eh?  
M.G.C.: Mi sembra, sì, che non ci siano, se si vuole guardare un attimo la foto, ma. . . vi sono anche quelli della parte interna della coscia sinistra e posteriormente – se lei guarda – c’è sempre il margine, il lato netto, eh?, anche se è frastagliato, ma è sempre tagliato. Sì, sì.  
A.B.: E’ stato trovato un pezzettino di grasso, se lo ricorda?  
M.G.C.: Sì.  
A.B.: Che sta dentro la dentro la…  
M.G.C.: Appoggiato sulla… sì, sì.  
A.B.: Era un pezzettino di grasso che era…  
M.G.C.: Sì, quello, tagliando può benissimo essere asportato.  
Presidente: Altre domande, signori?  
P.M.: Nessuna il P.M., grazie.  
Presidente: Possiamo licenziare la Dottoressa. Grazie. Buongiorno. Allora, data l’ora, io mi aggiornerei, però vorrei cominciare prima oggi, capito? Perché altrimenti si fa poi troppo tardi la sera e la Corte ha delle esigenze.  
P.M.: Alle tre.  
Presidente: Alle tre e un quarto. Va bene? Ci sono due ore, credo che siano sufficienti.
Presidente: Allora, generale Spampinato, buonasera. Generale, si accomodi pure. Non importa che legga la formula, perché… Ecco, allora, altro capitolo.  
I.S.: Posso fare una anticipazione, Presidente?  
Presidente: Se crede, certamente.  
I.S.: Ieri mi è stato chiesto se il serbatoio caricatore della pistola modello 70, in cali…
P.M.(fuori microfono): …  
I.S.: Certo.  
Presidente: C’era la scheda, comunque. Comunque, se crede, Generale, può…  
I.S.: Niente, il discorso è che alcuni tipi di questa stessa serie, con canna lunga, possono contenere 10 colpi in serbatoio, più uno in canna.  
Presidente: Esatto.  
I.S.: Questo era quanto volevo rettificare.  
P.M.: Si, si, ce l’aveva dato documentalmente ieri, magari…  
I.S.: Era già inserito nella perizia.  
P.M.: Sì, lei non lo ricordava ieri, quindi io lasciai perdere. Avevamo già il documento.
Presidente: Ma allora scusate, faccio una domanda…  
P.M.: Su questo.  
Presidente: … su quest’arma. Solo questo volevo sapere. Forse sarebbe bene averne una a disposizione, una qualunque.  
P.M.: Bene, la procuriamo, la procuriamo.
Presidente: O più, se credete. L’espulsione del bossolo avviene lateralmente da uno sportellino, o di sopra dalla canna che…
I.S.: Avviene a metà.  
Presidente: A metà.
I.S.: Sulla destra, obliquamente. Non perfettamente così, ovviamente. Diciamo a 45 gradi fra la verticale, il piano verticale e il piano orizzontale.  
Presidente: C’è uno sportellino, o è la canna che scopre completamente?  
I.S.: No, c’è… sì, è una svasatura dello stesso carrello dell’otturatore.  
P.M.: Tutti i modelli – intervengo io che non me ne intendo – della serie 70 sono così?  
I.S.: No.  
P.M.: Ah, ecco.  
I.S.: Io chiamo serie 70 quelle che hanno…  
P.M.: Noi abbiamo identificato, in uno dei nostri numerosi lavori che abbiamo in atto, che la serie 70 va dal modello 70 al modello 76. Il modello 76 lo escludiamo perché è commercializzato dal dicembre ’68…  
I.S.: Non solo, ma anche gli altri…  
P.M.: Di tutti gli altri prima, ecco, bisogna noi…  
I.S.: Ecco, il 70, per intenderci, per serie 70 si intende il modello 70 che è in calibro diverso.  
Presidente: Calibro?  
I.S.: Diverso. 7,65.  
Presidente: Si, esatto.  
I.S.: Poi c’è il 21, il 71, il 72, il 73 e il 74… A.B.: Della serie 70.
I.S.: Della serie 70. Due di questi modelli e per intenderci… c’è anche il 73… non è nella figura…
Presidente: Ah ecco, non è nella…  
I.S.: 71,72,73,74 che sono in calibro 22 long rifle… due di questi modelli e precisamente il 73 e il 74 – che poi sono identici ai primi praticamente ma hanno una canna lunga – contengono un serbatoio da 10 colpi.
Presidente: Esatto.  
I.S.: Quindi l’arma in totale, in questo caso, può contenerne 11 al massimo.  
P.M.: Era il motivo della mia domanda ieri, in fondo. Volevo dire, per la Corte, oltre quel prospetto lì, negli atti ce ne sono ancora più aggiornati direttamente dalla Beretta presi negli anni più recenti a Gardone, quindi abbiamo tutte le possibilità di vedere schede aggiornatissime e riepilogative di tutti i modelli.  
Presidente: Benissimo.  
P.M.: Ieri era per focalizzare che, quando ci diceva il colonnello Zuntini 11 colpi, era perché c’era questa possibilità.  
I.S.: Sì, ma lì il discorso che io ponevo era diverso.
P.M.: Sì, sì, no, era perché…  
I.S.: Perché non si sapeva se era 10…  
P.M.: Certo.  
I.S.: … o se erano 11, e di qui il mio, la mia perplessità.  
P.M.: Certo, certo. Se vogliamo, se mi consente le domande, Presidente, andrei al caso di oggi.  
Presidente: Prego. Bene.  
P.M.: Generale, noi parliamo oggi, stiamo illustrando alla Corte, il P.M., illustrando, facendo presente alla Corte, quali sono gli elementi oggettivi acquisiti nel 1900… relativamente all’omicidio dell’ottobre ’81, a Calenzano. Dagli atti risulta che lei fu incaricato, insieme al dottor Castiglione, di una consulenza tecnico-balistica, su quel caso specifico. Quindi le domande che le facciamo oggi sono queste qui. Vorrei dire, sinteticamente, lei ricorda, sulla base dei bossoli e dei reperti di cui lei ebbe conoscenza, quanti colpi attinsero l’uomo e quanti la donna?  
I.S.: Sì.  
P.M.: Scusi, prima, andò per caso sul posto, lei? Lo ricorda?  
I.S.: No, no.  
P.M.: No.  
I.S.: Io ho tenuto soltanto gli esiti di medicina legale ed i reperti di cui trattasi.  
P.M.: Bene. Ecco, allora sinteticamente quanti colpi all’uomo, quanti alla donna e se è possibile – ovviamente di arma da fuoco – ricostruire la dinamica dell’aggressione, se è possibile, e dire se quei colpi corrispondono a quelli degli omicidi precedenti, sia come munizionamento, che come arma che li ha sparati. Queste sono le tre domande che… cui…  
I.S.: Furono esplosi 7 cartucce. Esplose 7 cartucce, perché vennero recuperati 7 bossoli e vennero recuperati 7 proiettili, mentre le lesioni, come vedremo, sono – non vorrei sbagliarmi, vedo subito – sono 8.
P.M.: Generale, li abbiamo già visti con i medici, quindi può proseguire.  
I.S.: No, no, intendevo come numero.  
P.M.: Ah, bene, bene.  
I.S.: 7 cartucce, 7 bossoli e 7 proiettili repertati, 8 lesioni. Perché un proiettile, come avranno illustrato stamani, ebbe a fare, a provocare due lesioni. I colpi furono esplosi e attinsero: 4 il Baldi. II primo, dopo aver attraversato e infranto il vetro dello sportello destro, lo colpì all’ala sinistra del naso per poi essere ritenuto sotto l’articolazione temporo-mandibolare sinistra.  
P.M.: Bene.  
I.S.: E questo perché indubbiamente, è il proiettile che ha minore penetrazione perché ha prodotto la rottura del vetro. Il secondo lo attinse al capezzolo sinistro.  
P.M.: Mi scusi Dottore, noi stamani ci siamo un po’ addentrati per vedere di capire se era possibile stabilire che era un proiettile che aveva rotto il vetro. La Polizia Scientifica che è andata sul posto dice: il vetro è in quelle condizioni, cioè è rimasto parzialmente su, sia pure infranto, però dare certezza che è stato un proiettile a forare il vetro e non un altro corpo – tipo un sasso – come Polizia Scientifica non ci ha saputo dare questa certezza. Lei ha elementi, invece, per darci una sicurezza simile, o si basa su accertamenti di altri?  
I.S.: Io, adesso, non ho il preciso ricordo, però non vorrei sbagliarmi, ma non sono stato sul posto…  
P.M.: Ecco, quindi…  
I.S.: … però credo di aver visto la macchina.  
P.M.: Ecco. Ora la Scientifica fa questo ragionamento. Dice: noi, proprio dagli elementi che abbiamo, la certezza non ve la possiamo dare. Tenete presente…  
I.S.: Senta, è un colpo che ha prodotto, che è stato desunto come colpo numero uno, diciamo, primo colpo, proprio per effetto della diversa penetrazione.  
P.M.: Bene, andiamo avanti.  
I.S.: Cioè ha perso un po’ d’energia nel frantumare il vetro. Il secondo colpo lo attinse al capezzolo sinistro; il terzo e il quarto lo raggiunsero mentre trovavasi col tronco in torsione verso sinistra: uno sotto il capezzolo, e il quarto alla base dell’emitorace stesso.  
P.M.: La donna?  
I.S.: La ragazza…  
P.M.: Prego, prego. La donna, la ragazza.
I.S.: La ragazza venne attinta da 3 colpi, ma ebbe 4 lesioni, perché mi pare che uno dei proiettili, dopo aver attinto il gomito sinistro mentre questa probabilmente era nell’atto di proteggersi naturalmente, ebbe a essere ritenuto all’emitorace destro. E tutti e tre finirono all’emitorace destro. Uno di questi, precedentemente, aveva trapassato il pollice destro.  
P.M.: Bene. E sulla dinamica balistica dell’aggressione è stato possibile per voi dire qualcosa, dov’era lo sparatore, dov’erano i due ragazzi?  
I.S.: Sì, i colpi vennero rinvenuti – chiedo scusa, adesso leggo – nei pressi dello sportello destro.  
P.M.: Si, abbiamo visto le foto stamani.  
I.S.: E quindi furono sparati da destra a sinistra.  
P.M.: Ecco, noi sappiamo allora che sono… abbiamo i bossoli a destra, abbiamo quello che ci ha detto lei rispetto alle direzioni. Lei, o voi, come periti balistici, avete potuto dire qualcosa se vi siete addentrati su questo, in merito alla posizione dei ragazzi? Come furono attinti, come si trovavano?  
I.S.: Bisogna dire che, al proposito, la poltrona anteriore sinistra risultò, per quanto leggersi nei rilievi tecnici, reclinata in avanti. Se ne deve arguire che ambedue i corpi erano siti sul sedile anteriore destro.  
P.M.: Va bene. Quindi così voi deduceste sulla base di quello che sapevate al momento.
I.S.: Certo.  
P.M.: Allora passiamo, Generale, alla comparazione di questi spari con i precedenti bossoli di cui lei si è occupato.  
I.S.: Dunque, non c’è dubbio che siano fuoriusciti dalla stessa pistola.  
P.M.: Ecco, ci può dire sinteticamente perché? Così la Corte comincia a focalizzare meglio quel discorso che lei ci ha già fatto ieri, se non sbaglio, sui tre…  
I.S.: Si, perché i segni lasciati sotto il tormento dello sparo, sui bossoli e sui proiettili, su alcuni proiettili, erano identici a quegli altri in reperto. Ovvero, il segno di percussione che è anulare in questo caso, il segno di espulsione, il segno di estrazione e le loro reciproche posizioni, erano perfettamente identiche a quelle della maggior parte dei bossoli utili – e per utilità intendo che non tutti i reperti possono essere tali da potere essere messi in comparazione. Ci deve essere una certa omogeneità, cioè sempre alla presenza di questi tre segni – e poi sui proiettili, su alcuni di questi proietti abbiamo trovato una identità di strie secondarie. Cioè a dire dovute al peculiare dell’arma. Dovute, non alla tipologia dell’arma, ma a quella specifica arma.  
P.M.: Bene, grazie. Io non ho altre domande.  
Presidente: Signori Avvocati di parte civile? Avvocato Colao? Prego.
A.C.: Generale, prego, secondo lei che è un noto esperto balistico, la precisione nel tiro dimostrata dall’autore di questi omicidi, è veramente tale da dire che ci troviamo davanti ad un buon tiratore, od a un ottimo tiratore?  
I.S.: E’ una valutazione…
A.C.: Riferita anche – mi scusi, completo la domanda – agli, diciamo, ai colpi precisamente tirati in parti vitali.  
I.S.: Io… è una valutazione non più da… comunque, la cosa che mi lascia attonito – se è questa la domanda che lei mi fa – che in questo specchio suntivo, che noi abbiamo prodotto insieme alla perizia, ci sono anche le condizioni di luce e di illuminazione. La luna è sempre assente, o quasi. E quindi siamo in un clima, devo supporre…  
Presidente: Di buio.  
I.S.: Di buio.
Presidente: Oscurità. Per quanto lei sa che, adattandosi all’oscurità che non è certo completa nella notte estiva…  
I.S.: Sì, c’è l’adattamento all’oscurità, in quanto vengono a supporto i famosi bastoncini, per cui all’oscurità si intravede qualcosa. Però devo arguire che questi colpi sono stati sparati a brevissima distanza. Quindi, parlare di precisione con un’arma del genere, è un discorso che si fa male, perché a distanza di 50 centimetri, di un metro al massimo, siamo tutti precisi, con un’arma del genere. Quindi io, una valutazione del genere, non la saprei fare, insomma.  
P.M.: Anche se – mi permetto così di fare una domanda – la precisione in questo caso… spesso sono stati colpiti alle braccia, questi ragazzi, no?
I.S.: Questi sono stati colpiti nella parti che hanno offerto. Io credo che la ragazza è stata attinta al pollice e al gomito sinistro nelle… probabilmente nell’atto naturale di difesa. Quindi, voglio dire, credo che siano stati esplosi a brevissima distanza, e quindi parlare di precisione in questo caso, è quantomeno azzardato, insomma.
A.C.: Generale, scusi, la ringrazio della risposta.  
I.S.: Prego.
A.C.: E gliene vorrei porre un’altra. Lei ha periziato anche i bossoli del duplice omicidio Mainardi-Migliorini, quello di Baccaiano.  
I.S.: Che è l’ult… Dunque, il quarto.
P.M.: Parlarne ancora…  
I.S.: Diciamo del settembre ’82.
A.C.: Dell’82, del 19 giugno ’82.  
P.M.: Ancora non ne abbiamo parlato, Avvocato.
A.C.: Bene.  
Presidente: Lo facciamo dopo, Avvocato, le dispiace?
A.C.: D’accordo, grazie.  
A.B.: Una sola domanda, una precisazione.  
Presidente: Basta con le parti civili? Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Mi scusi, siccome il signor Generale ha detto poc’anzi che la pistola era una pistola modello 70, canna lunga, o no?
 I.S.: Si, ho detto: se noi ipotizziamo… siccome ieri mi era stata fatta una precisa domanda, “quanti colpi contiene il caricatore del serbatoio? Quanti ne possono essere contenuti nell’arma?” E io ebbi a rispondere: 8 colpi più uno in canna. E allora mi fu detto: non è possibile che tenga 10, 11 colpi? Io dissi: ho capito a che cosa si riferisce. Sempre ipotizzando un tipo di pistola dissi: non l’ho presente. Stamattina sono venuto a cospargermi il capo di cenere dicendo che…  
Presidente: No, che c’entra, per carità!  
I.S.: Fra l’altro venne inserito in perizia.  
Presidente:  Era un particolare. D’altro canto la perizia era chiara.  
I.S.: E’ possibile, sì, è possibile che il serbatoio sia da 10 colpi, e quindi che nell’arma possano essere detenuti 11 colpi, se l’arma è a canna lunga.  
A.B.: Oh, ecco, per capire. Quindi è possibile che sia stata cambiata la canna, o è sempre la stessa canna? Corta o lunga che sia o che fosse?  
I.S.: Mah, è possibile anche che sia stata cambiata la canna, ma su questo mi vorrei documentare meglio. Io ne sono quasi certo, però siccome mi accorgo che ci può essere una certa delicatezza… ma credo che si possa fare.  
A.B.: Ecco, scusi, dato che lei è entrato in questo discorso della canna, incanaliamoci in questo discorso. Ecco, se si cambia la canna e si esplodono dei colpi diversi con una canna e con un’altra, la differenza che esiste nei bossoli, normalmente, in che cosa consiste?  
I.S.: Nei bossoli non ci dovrebbe essere differenza, ma nei proiettili sì.  
A.B.: Certo.  
I.S.: E noi i proiettili li abbiamo periziati. Credo di essere stati… i soli ad averli periziati.  
A.B.: Ecco, e sulla base della perizia che voi avete effettuato sui bossoli, sui proiettili, che cosa è venuto fuori?  
I.S.: E’ che la canna è sempre quella.  
A.B.: Quindi, ah, quindi la canna è sempre quella.  
Presidente: E può essere corta o lunga, naturalmente.  
I.S.: Non lo sappiamo, almeno, non lo so, però…  
Presidente: Eh, ma siccome questa pistola può montare due canne, una lunga e una corta…  
I.S.: Suppongo di si, ma non ne sono… però è possibile.  
A.B.: Ecco signor Presidente, ormai non sono più esperto…  
Presidente:  No, no, ma nemmeno io. Leggo dal prospetto, eh.  
A.B.: … di armi, neanche quelle giocattolo.  
Presidente:  Lo leggo dal prospetto.  
A.B.: Ecco, esattamente. Ma siccome mi pare che il signor Generale ha fatto un discorso di questo tipo: in riferimento al caricatore, se il caricatore è di 11 dovrebbe avere, questa pistola, la canna lunga. Conferma questa circostanza? Per chiarire, non è che poi serva granché.  
I.S.: Sì, ma potrebbe anche essere che abbia usato, estratto quel serbatoio e ne abbia infilato un successivo. In assurdo, non lo so.  
A.B.: Ah, ho capito. Quindi, normalmente, cioè, uno che spara 11 colpi, normalmente dovrebbe avere la canna lunga, o no?  
I.S.: Gli 11 colpi denunciano la provenienza da un solo serbatoio lungo per intenderci, da canna lunga, o da due serbatoi di canna normale.  
A.B.: Di canna corta. Perché, mi scusi, per mia curiosità, credo ormai siamo tutti curiosi sul punto, se io esplodo con canna corta, va bene? con canna corta 11 colpi di seguito, cioè metto il serbatoio con 11 colpi, che succede? Non posso?  
I.S.: Nell’arma che monta la canna corta, il serbatoio di norma è da 8 colpi.  
A.B.: Ho capito.  
I.S.: Io adesso, e qui la mia…  
P.M.: Prudenza, prudenza, Generale. E’ una sua prudenza per non darci certezze se non le abbiamo.  
A.B.: Normalmente… va be’. Senta Generale, qua c’è un problema che io vorrei, chiedo scusa signor Presidente…  
Presidente: No, comunque voglio dire, semmai, su queste, sulle caratteristiche particolari di questa pistola, possiamo semmai interpellare qualcuno della…  
P.M.: Presidente, le facevo presente che negli atti che avete già voi ci sono particolari dati dalla stessa casa costruttrice. Documentali e abbondantissimi. Ci sono, oltre a quello del Generale che si fermò nel tempo ad elaborati precedenti, elaborati comparativi successivi che chiariranno tutto quello che manca. Abbiamo già fra i testi del P.M. dei testi che si sono occupati di questi specifici argomenti andando direttamente alla Beretta in epoca successiva. Se vogliamo essere ancora più specifici aspettiamo questi testi, fermo restando che poi, se non siamo contenti, chiamiamo – la Corte è liberissima di fare come crede – di chiamare tutti i tecnici della Beretta che vuole.  
Presidente: Magari se possiamo anche vederle, quando si…  
P.M.: C’è, e vederle. Quindi dicevo possiamo rimandare queste specifiche…  
Presidente: Certo, sono pistole abbastanza recenti.  
P.M.: Ecco, andare un po’ più…  
Presidente: Bene.  
P.M.: Per lo specifico, rimandare.  
A.B.: Siccome il Presidente mi parla di recenti, che sulla base di questo dato temporale i periti avrebbero escluso che questa pistola potesse essere stata una di quelle fabbricate dopo una certa data. Ecco, domando perché, al di là del dato – mi scusi, signor Presidente – che questi proiettili sarebbero stati assegnati, attribuiti ad un tipo di pistola del 1968, o fine ’68, quindi non sarebbero compatibili con quella che avrebbe sparato nel… a Barbara Locci, eccetera, ecco, io domando: come mai loro dicono con questa certezza che questa pistola, questo modello di pistola è un modello dopo il 1968?  
P.M.: Posso rispondere al problema? 
I.S.: Perché, perché… 
P.M.: Lo dice un altro teste, non lo dice questo perito qua. Facciamolo dire alla persona che lo ha detto, perché l’ha specificato, perché è in atti, quella perizia è depositata a tutti. Lo dice…  
A.B.: Il Procuratore…  
Presidente: No, no…  
P.M.: Lo dice una persona diversa, quindi…  
Presidente: Signori, sentiamo il generale Spampinato.  
I.S.: Oltre a quel foglio che è stato allegato, è stata allegata una seconda fotocopia che è esplicativa della prima pagina. Se lei prende la perizia, supponiamo Migliorini-Mainardi, io ho anche la precedente, c’è un secondo foglio che recita cosi all’inizio: “La serie 70 comprende un nutrito gruppo di postole automatiche basate tutte su di un modello fondamentale unico, ed immesse sul mercato a partire dal 1958” 
A.B.: Sì, io proprio questo volevo sapere. Siccome si comincia dal ’58, però si dice che la pistola che avrebbe sparato, non è, non fa parte di una di quelle costruite dal ’58 in poi, ma è una di quelle costruite, fabbricate dopo il ’68.  
P.M.: No, no, no, per carità!  
Presidente: No, no avvocato, questo no. Da cosa lo ha tratto, questo?  
P.M.: No, l’accusa…
A.B.: Prima del ’68.  
I.S.: Prima, certo. E adesso, dallo stesso foglio, perché la memoria purtroppo è quella che è, leggo che: quando le pistole a canna corta possono essere intercambiate con quelle a canna lunga.  
A.B.: Quindi?  
I.S.: No, rispondo alla prima domanda che mi è stata fatta. Se la canna poteva essere cambiata.  
A.B.: Ho capito. Senta, ma un calibro diverso, cioè una pistola, un tipo diverso di pistola, non Beretta, una pistola spagnola, ungherese – non dico giapponese, perché siamo molto in là, altro emisfero – dico, ma è possibile che ci siano delle pistole fabbricate da aziende straniere che hanno identico calibro, identica possibilità di lasciare delle tracce con proiettili “H” Winchester, come quelle che sono state lasciate da questi proiettili già sparati?  
I.S.: A parte che esiste una codificazione di quelle che sono queste principali caratteristiche, vedasi il Mathews, che poi è un volume di fire arms, fire identifications e tanti altri dell’FBI che dicono dove stanno questi elementi che lasciano traccia e che dimensioni abbiano – noi per identificare che un’arma è di quel tipo… abbiamo un sospetto, prendiamo delle misure, ci rendiamo conto che probabilmente, molto probabilmente, supponiamo sia una Colt, dopodiché andiamo a sparare con una Colt di quel tipo e mettiamo a raffronto sotto il microscopio. Se si trovano gli estremi di classe non c’è dubbio che l’arma sia quella, perché queste osservazioni vengono fatte in genere a un microcomparatore che ha da 40 ingrandimenti in su.
A.B.: Quindi sicuramente questa pistola è una Beretta.  
I.S.: Questa pistola, non c’è dubbio, che sia una pistola Beretta calibro 22 Long Rifle, modello 70. Non so se a canna lunga o a canna corta.  
A.B.: Bene. Grazie.  
Presidente: Va bene.  
Presidente: Avvocato Capanni.
A.C.: Tre domande semplicissime.  
Presidente:  Allora, cominciamo con una.  
A.C.: Il generale Spampinato, ieri, parlò di un particolare difetto della molla dell’asta riscontrata in una particolare conformazione dei segni, di estrazione o espulsione, riscontrata sui bossoli del delitto di cui parlammo ieri. Cioè, parlò di “svergolamento della molla”. Ha ritrovato questo segno particolare anche su questi bossoli?  
I.S.: Questo è uno dei segni più caratteristici. Ieri banalmente l’ho figurato come un grappolo d’uva. Questa triplice espulsione, perché poi si tratta, in poche parole, di tre incontri con l’espulsore, a mio modo di vedere è dovuto ad uno svergolamento della molla, che invece che comprimersi o rilasciarsi in maniera perfettamente assiale, proprio perché svergolata, produce tre diversi elementi. Insomma, come se fossero tre pezzi di molla, uno disgiunto dall’altro. Ed è probabile che questo… ecco, niente, basta.
Presidente: Ciò nonostante la pistola era in grado di funzionare.  
I.S.: Sì, la pistola funziona lo stesso… perchè questi ritardi sono frazioni di un decimillesimo di secondo.
A.C.: Seconda domanda. Potrà valere, la sua risposta, in linea generale per tutti i casi di cui la Corte si occupa. Si tratta di una pistola che, dato il modesto calibro e le sue caratteristiche, lei può definire di utilizzo piuttosto semplice, piuttosto facile a chiunque?  
I.S.: Senta, che poi sia il calibro, di modesto calibro nel senso della misurazione, sono d’accordo con lei. Che se poi lei per modesto calibro intende poca capacità penetrativa, io questo…  
A.C.: No, parlavo di modesto rinculo o modesto spostamento.  
I.S.: Sì, si, su questo ha perfettamente ragione.  
Presidente: Modesta detonazione?  
I.S.: No, è una pistola abbastanza facile, maneggevole e semplice da usare, direi.  
A.C.: Ultima cosa. Se è poco rumorosa.  
I.S.: Il calibro 22 in genere, anche nelle versioni più potenti, diciamo, perché si differisce la cartuccia, si differisce da cartuccia a cartuccia la potenzialità dell’arma, perché il mezzo che lede non è l’arma, è la cartuccia. Produce un rumore che al massimo è una frustata, ecco, anzi, assomiglia molto a una frustata.
Presidente: È uno schianto.  
I.S.: Devo dire però che nell’ambiente in cui è stata esplosa, in campagna, al buio, i cani dovevano abbaiare, parecchio.  
P.M.: Se ci sono.  
I.S.: Se non ci sono i cani, qualcuno deve avere sentito, perché i rumori di notte in campagna sono facilmente udibili.  
Presidente: Mah, sa…  
I.S.: Comunque questa non è una sensazione che non è poi da balistica. E l’ho fatto per quello che…  
P.M.: C’è un esperimento negli atti – così perché la Corte lo sappia – che viene sparata in piena notte e nello stesso luogo dell’omicidio dell’84, alla stessa ora, con persone in casa, venne sparato vicino casa, cioè molto più vicino di dove era l’omicidio, e non si riusciva a capire come mai nessuno aveva sentito nulla. Esperimento: nessuno ha sentito niente, almeno quella sera, quindi.  
A.C.: Grazie.  
Presidente: Altre domande, avvocato Capanni? Nessun’altra domanda? Può andare generale, buongiorno. Ci rivedremo, ho l’impressione.
Presidente: Prego, un altro teste.  
P.M.: Facciamo passare il dottor Castiglione.  
A.B.: Sempre per la stessa posizione?  
P.M.: Sì, sì, la stessa, una domanda unica, sì.  
Presidente: Buonasera, si accomodi. Bene, abbiamo il dottor Castiglione.  
P.M.: Sì, Presidente. Chiedo scusa. La domanda che vogliamo fare al dottor Castiglione, di cui abbiamo già saputo ieri le notizie in merito alla competenza. Volevo sapere, Dottore, ricorda di essersi occupato, a livello di elaborato peritale, del caso relativo all’omicidio di cui stiamo trattando oggi? E cioè quello di Calenzano dell’ottobre ’81. C’è un elaborato suo insieme al generale Spampinato.  
N.C.: Si, sì, certamente, lo ricordo.  
P.M.: Ecco, ora al di là dei particolari, che abbiamo già appreso dal Generale, volevo vedere se con lei riusciamo ancora a focalizzare meglio il punto che quei colpi, quei bossoli, repertati nell’occasione, erano uguali a quelli dei precedenti omicidi di cui abbiamo parlato finora, e in base a quale elementi voi siete stati in grado di dire che erano sparati dalla stessa arma. Se lei riesce a essere sintetico, e magari usando termini, anche il meno tecnici possibile, che consentano a noi e ai Giudici soprattutto – quelli che hanno meno esperienza di balistica – di capire bene il perché voi siete arrivati a queste determinazioni, a stabilire che era la stessa arma che li aveva sparati.  
N.C.: Beh, indubbiamente inizialmente per un collegamento puramente logico, no? Un certo fatto avvenuto qualche anno prima, qualche tempo prima diciamo, e un certo fatto avvenuto nel… durante… che ha cagionato il nostro intervento.  
P.M.: Dal punto di vista balistico, invece?  
N.C.: Dal punto di vista balistico si tratta di un accertamento che viene condotto inizialmente di routine, per vedere di risalire, di capire da quale arma possono essere stati sparati, e soprattutto se i segni che si riscontrano sui bossoli, cioè sui reperti, siano quanto meno inizialmente utili per confronti. Intendo dire, se questo materiale repertato – chiunque esso sia – nel caso nostro i bossoli presentano degli elementi tali da permettere eventualmente l’identificazione. Quindi lo studio generale che prima si conduce è quello di vedere se il reperto abbia in sé delle caratteristiche tali – i famosi contrassegni accanto ai caratteri generali – che possano permettere l’individuazione dell’arma, ove questo fosse necessario. Eseguita questa prima operazione di carattere puramente speculativo e di conoscenza per l’osservatore, peraltro è un’operazione che viene condotta sotto uno speciale microscopio che consente, appunto, di individuare esattamente i segni, i contrassegni che si cercano, come dicevo ieri, e quindi l’impronta di percussione e quella di estrazione e quella di espulsione, ultimato questo esame si cerca di risalire eventualmente, o di collegare gli attuali reperti a quelli che possono essere, di cui si può avere conoscenza perché in precedenza, come nel caso, ci sono stati dei fatti analoghi. A questo punto si esegue una comparazione fra il reperto attuale e quello precedente, mettendoli direttamente sotto osservazione contestuale, in quanto il microscopio comparatore permette la visione istantanea dei due reperti e quindi l’eventuale controllo di tutti i particolari che interessano ai fini della identificazione. Questo è la premessa di carattere generale.  
P.M.: Nel caso specifico cos’è che permise di dire che erano identici? I segni? E che quindi erano sparati dalla stessa arma?  
N.C.: Perché l’esame di carattere generale, che come le dicevo venne condotto inizialmente, permise di evidenziare alcune particolarità che sono insite nel bossolo stesso. Cioè accanto a quella che può essere la vera, l’impronta di percussione, che poi è posizionata in questo tipo di cartuccia, è posizionata in senso anulare cioè proprio vicino al bordo della capsula, permise di evidenziare alcuni segni di cui era rimasto – anche in me obiettivamente debbo dire – un certo ricordo visivo: cioè erano delle striature semilunari che si notavano accanto alla percussione e che, naturalmente, si ripetevano in modo continuo su tutti. Quindi l’esame fatto inizialmente sul tipo di percussione, e poi condotto sull’esame particolare di queste striature, e poi sui segni lasciati dall’estrazione e dall’espulsione, permise di concludere che si trattava di una identità in senso certo. Cioè la famosa equazione cartesiana che zero non può essere uguale che a zero, non può essere uguale all’uno. Il concetto di identità in senso assoluto, il concetto cartesiano che la Polizia Scientifica tiene come base per i suoi elaborati e i suoi risultati.  
P.M.: La ringrazio, Dottore. Io non ho nessun’altra domanda.  
Presidente: Domande, signori? La difesa?  
A.B.: (fuori microfono): …  
Presidente: Va bene. Può andare, Dottore, grazie. Buongiorno.  
N.C.: Buongiorno.
Presidente: Prego, un altro teste.  
P.M.: Presidente, io avrei terminato con i testi relativi a questo fatto specifico dell’ottobre ’81. Passerei, se non ci sono problemi, all’episodio successivo, quello che viene identificato come omicidio del 19 giugno ’82, le cui vittime furono Mainardi Paolo e Migliorini Antonella. In ordine di contestazione è il quinto.  
Presidente: Benissimo.  
P.M.: E sentirei il capitano Ghiselli Silvio. Si, prego.  
A.B.: No, Presidente, per carità, non voglio interrompere ma siccome si tratta di una questione temporale che riguarda… io faccio una richiesta bene precisa – ex articolo 507 del Codice di procedura penale – la Corte eccellentissima ha ritenuto di respingere la richiesta di nuove prove avanzata dalla difesa in relazione ad alcuni testimoni, in particolare Spalletti ed altri, io mi permetto, oppure la faccio anche dopo, di richiederne invece la audizione ai fini dell’accertamento della verità. Se lei me lo consente, signor Presidente, dovrei fare… sennò lo faccio anche dopo….  
Presidente: Beh, ormai, Avvocato, lo faccia ora, perché sennò…  
A.B.: Sì, certo. Ci sono alcuni atti nel processo che sono, soltanto a leggerli, abbastanza inquietanti. In particolare le dichiarazioni che vengono rese da Spalletti Dino, dalla moglie di costui e da altri personaggi quali, per esempio, un tal Fosco Ricciolo che poi si sa che è un Fosco Fabbri. In particolare questo Spalletti Dino ricorda e dice che il fratello – è una pagina 17 – loro non so se sanno, io lo dico un po’ anche alla Corte, che Spalletti fu immediatamente “preso”, fra virgolette, dall’autorità giudiziaria perché fu il primo a ricordare che quella sera, la domenica sera, dicendolo alla moglie, vi era stato un duplice omicidio. Nessuno sapeva di questa particolarità, sicché fu subito preso, arrestato, fermato perché si capisse come mai lui sapeva, meglio e più di altri, di questa particolarità a tutti ignota tranne che a lui. Questo signore fu sentito, vennero fatte delle telefonate a casa di questo signore, anche alla moglie, da parte di un altro cosiddetto “guardone”, il quale disse che questo Spalletti non avrebbe mai parlato perché aveva gran paura. Tant’è che lo stesso Spalletti ad un certo punto, dicendo di aver paura, pare che abbia mandato via la propria moglie, i propri figli lontano da casa. Sembrerebbe, da quel che traspare da questi atti del processo, che Spalletti abbia visto l’assassino, sia stato contiguo all’assassino e abbia avuto paura di questo assassino. Io mi permetto di richiedere la audizione di questo signore ai sensi dell’articolo 210 del Codice di procedura penale, di insistere sulla audizione, con i poteri che la Corte ha – ex articolo 507 – posto che noi tutti, dall’una e dall’altra parte, chiediamo, cerchiamo soltanto la verità. E credo che la verità fosse a sua volta molto vicina, e sicuramente la verità, io credo, possa essere nota al signor Spalletti. Io non so se Spalletti dirà qualcosa. Certo si è che Spalletti, la moglie, il cognato sapevano che qualcuno gravitava intorno a Spalletti e Spalletti conosceva questo qualcuno che era piuttosto folle. Dice: “Secondo me mio fratello ha paura – questo il fratello di Spalletti – ma non so dire di più, lo sanno loro, cioè mio fratello e il sedicente Fosco Ricciolo“. Questa è una pagina del processo, è un interrogatorio che viene reso al dottor Izzo il 22 giugno 1981. E poi ancora, Agnoletti Carla: “Io una sera che ero a casa di mio cognato, verso le 21.30 ebbi modo di essere presente a una telefonata. Capii che si trattava dell’amico di mio marito, ricordo che questo disse a mio cognato che io avevo fatto male a dire che la domenica ero già informata del delitto. Mio marito, per mezzo dell’avvocato Anticaglio e del Presidente della Misericordia mi ha fatto sapere che aveva paura che noi restassimo soli a casa e che era opportuno il trasferimento in casa dei miei genitori”. Questa dichiarazione angosciata della moglie di Spalletti è l’unica che riferisce all’autorità giudiziaria di sapere, quando a tutti era ignota la circostanza della morte di questi due ragazzi, che suo marito le aveva riferito “sono stati uccisi due ragazzi stanotte”, che suo marito si è trovato lì. Sicuramente la sua macchina, che aveva un color rosso, fu vista transitare qualche mezz’ora prima della morte, così ricostruita dal punto di vista cronologico dai verbalizzanti. Io credo che questa presenza nel processo, in questo processo, viva da parte di questi due signori – Spalletti per un verso e la moglie di Spalletti per un altro – sia importante. Non lo so se questo processo si concluderà in un modo o in un altro. Certo si è che noi dobbiamo ricercare comunque e dovunque la verità. E io credo molto sommessamente che la verità si può, è tanto vicina a queste persone, tanto contigua a queste persone, che la Corte eccellentissima deve, a mio avviso molto sommessamente, deve farne tesoro di queste indicazioni che con estrema umiltà la difesa propone. Per questo motivo insisto perché l’eccellentissima Corte di Assise di Appello voglia ascoltare…
Presidente: Non ancora, Avvocato, di Primo grado.  
A.B.: Come?  
Presidente: Di Primo grado. Lei ha detto Corte di Assise di Appello.  
P.M.: Per ora è di primo grado.  
Presidente: Non ancora, ho detto.  
A.B.: Mi auguro di no.  
Presidente: Appunto.  
P.M.: Lo ha detto lei.  
A.B.: Perché io penso che sia una Corte di Assise che fa l’uno e l’altro grado, come mi auguro. Comunque grazie, è un augurio mio.  
P.M.: Mi sono consentite due parole? Una.  
Presidente: Avvocato Fioravanti, lei si associa? Le parti civili nulla osservano?  
A.F.: Io mi associo all’Avvocato,
Avvocati Parti civili: Remissivi, siamo remissivi.  
P.M.: Due parole sole.  
A.B.: … a fare sempre appelli, perché…  
P.M.: Due parole sole, una di metodo e una di merito. Il metodo. Direi che il P.M. per ora ha chiesto di documentare i fatti, e stiamo parlando di fatti. Quindi direi che come metodo, qualunque sia la decisione della Corte, non è questo il momento. Come merito, le valutazioni erano già state fatte, erano tardive, la Corte aveva convenuto su questo. Andiamo allora nel merito stretto. Dice la difesa: sentiamo questi signori. Io dico alla Corte: il P.M. non è che ha problemi nel sentire chiunque. Volevo solo far presente, si tratta di persone che sono state indagate, hanno già detto tutto quello che hanno ritenuto opportuno dire, sono state sentite più volte in varie fasi processuali che riguardavano loro. Signori della Corte, signori Giudici, signor difensore, ma cosa ci possono venire a dire oggi di nuovo? Quindi dico, come metodo, non oggi. Come merito, con questa premessa, io sono remissivo.  
Presidente: Va be’, ritiriamoci.  
A.B.: Presidente, io posso dare questi atti nella valutazione?  
Presidente: Certo.  
A.B.: Il Procuratore della Repubblica, il Pubblico Ministero riconosce…  
P.M.: Ma io ho qualche problema che si possa dare atti del fascicolo del P.M., sia pure su una base di un’istanza di questo genere. Perché sennò così introduciamo quello che non ci deve essere.
A.B.: Per la valutazione.  
P.M.: Eh no, la valutazione. No, Avvocato, lei porta fatti diversi e nuovi che consentono alla Corte di fare il 507, oppure…
Presidente: Allora dobbiamo ammetterli senz’altro.  
P.M.: Bene, come credono, signori.  
Presidente: Perché nel dubbio vanno ammessi.  
P.M.: Sì, certo, certo.  
Presidente: Quindi è meglio, preferibile, avvocato Bevacqua ce li dia.  
A.B.: Io preferisco che…  
Presidente: Credo che ai fini dell’ammissibilità e della rilevanza di questi mezzi…  
P.M.: Nessun problema, ho detto sono remissivo.
Presidente: D’altra parte voi sapete che il Giudice, la Corte, il Tribunale…  
P.M.: Liberissimi, perfetto, perfetto.  
Presidente: … molte volte guarda nel fascicolo del Pubblico Ministero.  
P.M.: Nessun problema.  
Presidente: Ancora prima del giudizio.  
P.M.: Nessun problema, Presidente.  
Presidente: Basta pensare al Tribunale della Libertà.  
P.M.: Nessun problema Presidente.  
A.B.: Io accetto il dubbio, Presidente. Se le ammette, accetto il dubbio. Non c’è problema.  
Presidente: Ce li dia. Allora, diamo lettura della seguente ordinanza: “La Corte, provvedendo sull’istanza difensiva di ammissione ex articolo 507 Codice di procedura penale dell’esame di persone non indicate nell’apposita lista, e a suo tempo non richieste in sede di ammissione delle prove, sentite le altre parti, ritenuto che, a prescindere dall’intempestività della richiesta, anche in rapporto all’articolo 507 del Codice di procedura penale che, come già specificato in altra precedente ordinanza, conferisce alla Corte poteri di ammissione ‘ex officio’, esercitabili soltanto all’esito dell’istruttoria dibattimentale, non è dato allo stato ravvisare l’assoluta necessità dell’ammissione di mezzi di prova dedotti nell’istanza in esame. Per questi motivi respinge l’istanza”. Alleghiamo questo verbale, poi le restituiamo i fogli, avvocato Bevacqua. Andiamo avanti, e allora sentiamo un altro teste, signor Pubblico Ministero.  
P.M.: Si, Ghiselli.  
Presidente: Si accomodi, prego. Legga per cortesia quella formula – diamogliela, grazie – e poi le sue generalità.
 T.G.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente: Le sue generalità?  
T.G.: Silvio Ghiselli, sono Tenente Colonnello dei Carabinieri, sono nato a Xxxxx il XX xxxxxx 19XX.  
Presidente: Xxxxx il XX xxxxxx ‘XX, Lucca. Prego, signor Pubblico Ministero.  
P.M.: Colonnello Ghiselli, vuole spiegare alla Corte qual era il suo incarico nell’ambito dell’Arma dei Carabinieri nel giugno ’82, quando avvenne l’omicidio ai danni di Mainardi Paolo e Migliorini Antonella?
T.G.: Ero comandante della Compagnia dei Carabinieri di Signa, e quindi nella mia giurisdizione ricadeva il luogo dove avvenne il…
P.M.: Baccaiano quindi, Baccaiano di Montespertoli.  
T.G.: Baccaiano che era in una… del Comune di Montespertoli, appunto nella giurisdizione della Compagnia di Signa.  
P.M.: Ricorda di essere andato sul posto?  
T.G.: Andai sul posto.  
P.M.: Vuol spiegare come, quando, come fu avvertito, quando arrivò cosa c’era?  
T.G.: Io fui avvisato telefonicamente che era successo…  
P.M.: Da chi?  
T.G.: Dall’operatore della Centrale Operativa della Compagnia, il quale aveva avuto a sua volta notizia dalla Stazione che si era verificato…  
P.M.: Dalla Stazione di Montespertoli.
T.G.: Dalla Stazione dei Carabinieri di Montespertoli, che si era verificato nella zona di Baccaiano un delitto, dove si parlava, al momento, di uno o due morti. C’era stata una sparatoria e non mi seppe dire delle indicazioni più precise. Mi portai comunque sul posto, e man mano che… già via radio ebbi alcune precisazioni. Poi, arrivato lì…  
P.M.: Che ore erano, mi scusi?
T.G.: Erano circa le 23.30-24.00 grossomodo, tra il 19 e il 20 di giugno del 1982.  
P.M.: Quando arrivò sul posto c’erano già uomini della sua Stazione, o fu fra i primi?  
T.G.: Si, c’erano già militari della Stazione di Montespertoli.  
P.M.: Ricorda chi c’era? Insomma, il più alto in grado.  
T.G.: Sicuramente il comandante della Stazione.  
P.M.: Chi era? Se lo ricorda.  
T.G.: Era il maresciallo…  
P.M.: Non ha importanza, non ha importanza, era solo per capire. Senta una cosa e quando arrivò lei la situazione dei luoghi come si, cosa constatò?
T.G.: Constatai che rispetto…   
P.M.: Innanzitutto il luogo e poi la situazione di fatto relativo a questo che poi è stato un duplice omicidio; ma sembra di leggere dal sopralluogo che le cose, nel momento in cui interveniste, erano un attimo diverse.
T.G.: Un attimo di… Esatto.  
P.M.: Vuol spiegare alla Corte l’anomalia rispetto agli altri? Cioè l’intervento che faceste voi porta a qualcosa di diverso rispetto alle vittime.  
T.G.: Esatto. Io, quando arrivai sul posto, trovai rispetto alla strada della via del Virginio, trovai, io provenivo…  
P.M.: Una strada statale, una strada asfaltata, facciamo cosi..  
T.G.: Una strada asfaltata.  
P.M.: Rettilinea.  
T.G.: Rettilinea e che si ha a destra e sinistra, fiancheggiata da prati più o meno pianeggianti, anche se quello di sinistra, anche se la zona di sinistra è leggermente più alta del livello stradale. Diciamo, io provenivo dalla via vecchia Volterrana e sulla mia sinistra vedevo la macchina, la 127 a bordo della quale poi si trovava la Migliorini.  
P.M.: Ecco, scusi eh, Colonnello, lei deve essere un attimo cortese con noi. Dà per scontato… noi sappiamo la Migliorini… cioè noi sappiamo che qui è un duplice omicidio. Volevo innanzitutto capire, cioè come vittime cosa trova lei? 
T.G.: Io trovo un…  
P.M.: Lei ora ci sta parlando della donna. C’era anche un uomo?  
T.G.: Quando sono arrivato io?  
P.M.: Quando arrivò lei.  
T.G.: Quando sono arrivato sul posto non c’era l’uomo.  
P.M.: Come mai?  
T.G.: Perché era stato, i primi intervenuti, i primi soccorritori avevano…
 P.M.: Primi soccorritori Carabinieri o civili?  
T.G.: Ritengo che siano, so che sono arrivati più o meno contemporaneamente sia i Carabinieri che il personale della…  
P.M.: Un’ambulanza insomma.  
T.G.: Dell’ambulanza.  
P.M.: Scusi, sa chi aveva avvertito i Carabinieri?  
T.G.: Li aveva avvertiti…  
P.M.: Va bene, era sulla strada, è facile capirlo. Comunque vediamo di chiarire il punto.  
T.G.: Dei ragazzi, mi sembra, che erano passati.  
P.M.: Dei passanti.  
T.G.: Dei passanti.  
P.M.: Furono identificati?  
T.G.: Furono poi identificati.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Quando arriva lei c’è solo la ragazza?  
T.G.: Sulla macchina, sì.  
P.M.: Cosa le riferiscono i suoi? Cosa le riferiscono i suoi in merito al ragazzo, quindi?  
T.G.: Mi riferiscono, mi accennano della situazione appunto, di essere stati avvertiti e di essere intervenuti e che un uomo che si trovava a bordo dell’autovettura è stato portato all’ospedale di Empoli perché in fin di vita.  
P.M.: Così le dicono?  
T.G.: Sì.  
P.M.: Sul posto, quindi, par di capire che la situazione dei luoghi, per soccorrere questo ragazzo, era già stata quanto meno non dico compromessa, ma qualcuno aveva toccato la macchina ovviamente, per forza, per…  
T.G.: Sì, quando sono arrivato io c’erano già un certo numero di persone…  
P.M.: La ragazza era già stata identificata?  
T.G.: Sì, mi sembra di sì.  
P.M.: Quindi per identificarla qualcuno era entrato dentro la macchina – è questo che voglio sapere – almeno per cercare i documenti? O quando arrivò lei la situazione, almeno della donna, era asettica dal punto di vista del sopralluogo?  
T.G.: No.  
P.M.: Capisco che…  
T.G.: Presumo che già qualcuno si fosse avvicinato.  
P.M.: Per necessità, ovviamente, per vedere se era ancora viva anche lei?  
T.G.: Anche perché…  
P.M.: Nessuno, nessuno mette in dubbio questo.  
T.G.: Anche perché era stato preso il ragazzo.  
P.M.: Il ragazzo. Quindi quando arrivò lei, buona parte della ricognizione dei luoghi viene fatta sulla base dei racconti che le fanno i suoi?  
T.G.: Sì.  
P.M.: La macchina, da quel che le dissero, non era stata mossa o era mossa?  
T.G.: Non era stata mossa, da come l’avevano…  
P.M.: Da come le raccontarono i suoi. Vogliamo capire, allora, in che posizione si trovavano quest’auto e questa donna quando arrivò lei.  
T.G.: L’auto…  
P.M.: Lei dice: arrivo sulla strada, mi trovo la macchina sulla sinistra. Ci vuol descrivere grossomodo – sulla sinistra in una strada asfaltata – in che posizione è rispetto a lei che arriva?  
T.G.: E’ in posizione obliqua rispetto alla mezzeria, leggermente obliqua, quasi…  
P.M.: Sulla mezzeria opposta alla sua.  
T.G.: Si trova sulla mezzeria opposta alla mia.  
P.M.: Bene.
T.G.: In una posizione obliqua, ma quasi verticale, all’asse della strada.  
P.M.: Quindi il fronte dell’auto rispetto lei che arriva è quasi perpendicolare?
 T.G.: Esatto, quasi perpendicolare.  
P.M.: Non è parallela a lei che arriva.  
T.G.: Il fronte dell’auto è quasi perpendicolare.  
P.M.: Quindi l’auto è come, ipoteticamente, si fosse messa di traverso per una ragione che ancora noi non sappiamo.
T.G.: Grosso modo quasi di traverso, leggermente obliqua in realtà.  
P.M.: Occupa quasi l’intera mezzeria o c’è spazio, la strada è larga?  
T.G.: Occupa buona parte della mezzeria, comunque non pregiudica lo scorrimento del traffico perché essendo sufficientemente larga la strada, sull’altro lato si può…  
P.M.: C’è traffico di persone o è un orario e un posto in cui, tranne voi, non c’è nessun altro? Il traffico normale…  
T.G.: Beh, c’è un certo traffico. Però in relazione all’ora non è, cioè ci sono alcune macchine di ragazzi, di persone. Anche perché la stagione è abbastanza favorevole, quindi c’è un certo movimento. Ma direi che a quel punto poi il tratto viene interrotto dalla nostra presenza sul posto.  
P.M.: Bloccate il traffico o fate i rilievi con il traffico che va avanti.  
T.G.: No, blocchiamo il traffico.
P.M.: Nei due sensi; non passa più nessuno?  
T.G.: No, no, no.  
P.M.: Benissimo, grazie. Veniamo ai rilievi. Cosa riuscite a capire dallo stato dei luoghi possa essere successo? Vediamo la macchina in che condizioni si trova, al di là della posizione: aperture, fari, motore, cose di questo genere.  
T.G.: Innanzitutto la macchina, oltre al particolare della posizione che abbiamo indicato, c’è da rilevare che le ruote posteriori sono fuori della strada, in una fossetta laterale della strada, le ruote posteriori. I fari anteriori sono rotti.  
P.M.: Sono accesi o spenti? Entrambi rotti?  
T.G.: Mi pare di ricordare entrambi rotti.  
P.M.: Buio. Situazione di buio, per i fari davanti.  
T.G.: Sì, sì.  
P.M.: I fari dietro sono accesi?  
T.G.: Mi pare di no, e comunque sono nascosti, diciamo, dalla macchina stessa.  
P.M.: Rimaniamo a questo punto. Andiamo avanti sempre sulla macchina. Uno degli sportelli è sicuramente aperto perché è stato tirato fuori il ragazzo.  
T.G.: Con gli sportelli aperti…  
P.M.: Entrambi? Quando arriva lei. Se lo ricorda, eh! Non importa, non importa.  
T.G.: Quello di sinistra presumo sicuramente di sì perché… Quello di destra non lo ricordo.  
P.M.: Andiamo avanti, andiamo avanti. Un esame esterno e interno dell’auto.  
T.G.: Dall’esame esterno vediamo che c’è un foro sul parabrezza.  
P.M.: Parabrezza frontale.  
T.G.: Sul parabrezza frontale.
P.M.: Parabrezza dell’auto. In che punto grossomodo?  
T.G.: Grossomodo centrale, grossomodo direi, così.  
P.M.: In corrispondenza del centro dei due sedili o in corrispondenza comunque di un sedile?  
T.G.: Direi che grossomodo dovrebbe essere in corrispondenza del centro.  
P.M.: Bene, andiamo avanti.  
T.G.: Grossomodo, ma ripeto ci sono…  
P.M.: Va bene lo vediamo sulle foto se ci aiutano. I finestrini laterali.  
T.G.: I finestrini laterali quello della guida è rotto, mi pare rotto, sì senz’altro. Sul sedile posteriore, a sinistra guardando, cioè sul sedile posteriore destro, sul lato destro…  
P.M.: Prendiamo la direzione della macchina. Guardando…  
T.G.: Guardando la macchina, sulla sinistra.
P.M.: Essendo seduti in macchina?  
T.G.: Essendo seduti in macchina a destra.  
P.M.: Benissimo. Posteriore?  
T.G.: Posteriore. Si trova il cadavere di una donna.  
P.M.: Di una donna. Questo perché il sedile anteriore destro è abbassato o perché la ragazza è proprio dietro e il sedile è al suo posto?  
T.G.: No, risulta seduta dietro.  
P.M.: E il sedile è al suo posto. Cioè è veramente seduta dietro, non è che …  
T.G.: E’ veramente seduta dietro.  
P.M.: E il sedile è nella sua posizione. Si era seduta dietro in precedenza, apparentemente.  
T.G.: Apparentemente sì.  
P.M.: All’interno dell’auto… No, veniamo un attimo ancora all’auto prima di parlare della ragazza. Nota niente che ci può essere utile per capire? Il senso dei vostri rilievi; come mai la macchina si trova in quelle condizioni. Vediamo.  
T.G.: Dunque la macchina ha anche la retromarcia innestata, in posizione di retromarcia…  
P.M.: Il motore, scusi, è acceso o spento.  
T.G.: È spento, mi sembra, spento. Si.  
P.M.: Bene, retromarcia innestata. Quindi si è spento mentre aveva la retromarcia innestata.  
T.G.: Sì, si è spento.  
P.M.: Si possono fare accertamenti su chi l’ha spento? Non ricorda nessun particolare?  
T.G.: Al momento, no. Ricordo però che non troviamo le chiavi.  
P.M.: Quindi allora l’accertamento in questo senso si può fare: è spento perché mancano le chiavi.  
T.G.: Sì, sì. No, sul conto della persona… chiedo scusa avevo frainteso.
P.M.: Le chiavi si trovano?  
T.G.: Le chiavi non si trovano in quella sera.  
P.M.: Si trovano successivamente?  
T.G.: Mi pare di ricordare di sì. Mi pare, ma non…  
P.M.: Bene, lo vedremo. Come la macchina è arrivata in quella posizione si riesce a ricostruire?  
T.G.: Diciamo si…  
P.M.: Cioè ci sono dati obiettivi sul terreno nei dintorni che ci fanno capire una diversa posizione della macchina poco prima di questo fatto o dobbiamo andare solo sulle ipotesi? Cioè dove si trovasse immediatamente prima l’auto, se ci sono, per intendersi, piazzole, luoghi in cui c’è tracce di dove poteva essere la macchina prima, o comunque elementi che ci possano dire come l’auto è arrivata in quel punto. Che mi capisce è anomalo per uno che la percorre, no?  
T.G.: L’elemento che suggerisce una ricostruzione è la presenza praticamente sul lato opposto della strada a quello dove si trova la macchina, quasi alla stessa altezza, quasi di fronte, di una piazzola dove con un, diciamo, una piazzola sterrata a fianco della strada…  
P.M.: Fronte macchina?  
T.G.: Quasi di fronte alla macchina.  
P.M.: Quasi di fronte alla macchina. Distanza, circa? Lei ci ha detto ‘strada abbastanza larga’…
T.G.: Saranno circa dalla macchina, presumo…  
P.M.: A occhio suo, poi lo vediamo dalle foto, se ci riesce.  
T.G.: Saranno sette, otto metri, dieci.  
P.M.: Benissimo.
T.G.: Se non ricordo male dovrebbe essere anche leggermente più avanti rispetto alla posizione della macchina.  
P.M.: Non perfettamente allineata con la posizione della macchina in senso perpendicolare?  
T.G.: Mi pare di no.  
P.M.: Lo vediamo.  
T.G.: Leggermente perpendicolare, quindi la distanza dovrebbe aumentare…  
P.M.: Voi andate a vedere questa piazzola per capire se c’è?  
T.G.: Andiamo a vedere questa piazzola…  
P.M.: E cosa vediamo?  
T.G.: Per vedere se c’è… In prossimità di quella piazzola vengono trovati anche dei proiettili, dei bossoli di proiettile.  
P.M.: Quindi fa presumere che degli spari sono avvenuti lì.  
T.G.: Sono avvenuti da lì.  
P.M.: Sulla strada ci sono bossoli? Nei pressi della macchina ci sono bossoli? 
T.G.: Nei pressi della macchina, antistante la macchina, ci sono dei bossoli, mi sembra di ricordare.  
P.M.: Ricorda grossomodo i numeri?  
T.G.: Mi pare che siano tre davanti alla macchina, se non erro.  
P.M.: Sulla strada?  
T.G.: Sulla strada, davanti alla macchina.  
P.M.: E sulla piazzola?  
T.G.: Mi sembra siano quattro, e uno leggermente arretrato, se non ricordo male. Comunque sono quattro o cinque nella zona, diciamo, antistante.  
P.M.: Questo cosa vi consente, se ci sono altri elementi, di dedurre? Primo se ci sono altri elementi che vi… Ad esempio i vetri, per intendersi. 
T.G.: I vetri che potrebbero essere…  
P.M.: Ci sono dei vetri? Perché lei ci ha parlato di un vetro rotto e di fari rotti.  
T.G.: Ci sono dei vetri a terra sulla strada e quindi anche, mi sembra di ricordare, in prossimità della piazzola, per cui deduciamo che la macchina si dovesse trovare sulla piazzola, opposta alla posizione che adesso occupa e che da lì siano stati esplosi dei colpi di arma da fuoco, proprio per aver ritrovati i bossoli.
P.M.: Sulla macchina che si trova nella piazzola? Domando. Lei dice bossoli, sia sulla piazzola che sulla strada. 
T.G.: Che sulla strada. Quindi sono stati esplosi dei colpi di arma da fuoco dalla posizione della piazzola e dalla posizione della strada successivamente. 
P.M.: Due posizioni apparenti di sparo che si deducono dalla posizione differente dei bossoli.  
T.G.: Dei bossoli, sì.  
P.M.: I vetri che sono nella piazzola sono di un tipo e quelli sulla strada di un altro? O questo esame non viene fatto?  
T.G.: Mi pare che da un esame espeditivo fatto al momento deducemmo che dovevano essere i vetri dei fari e del vetro della macchina. Fu un esame così… 
P.M.: Mi scusi, nel senso che nella piazzola c’era un tipo di vetro e sulla strada un altro tipo di vetro, o questo tipo di distinzione non si riuscì a fare? Cioè per capire. Lei ha detto, i bossoli sono qua e là, i vetri nella piazzola sono, ad esempio, certi che erano vetri del finestrino o no; i vetri che si trovano su strada, certi o no che fossero vetri dei fari?  
T.G.: Esatto.  
P.M.: Sono vetri diversi? Penso io.  
T.G.: Sì, grossomodo in questo senso, diciamo, riusciamo a fare queste deduzioni da un esame, da un’ispezione dei vetri.  
P.M.: Questi vetri vengono repertati per fare un migliore esame circa la natura e la provenienza dei vetri o non lo ricorda?  
T.G.: Non lo ricordo. Presumo…  
P.M.: Le repertazioni bossoli e oggetti, se ci sono eventuali vetri, chi li fanno? I Carabinieri? O sembra sia intervenuta anche la Polizia, a leggere dai… Vi dividete i compiti?  
T.G.: La repertazione del materiale mi pare sia stata curata dall’Arma, dal Nucleo Operativo di Firenze. Avete fatto tutto voi. La Polizia non ha fatto niente? È intervenuta la Polizia? 
T.G.: La Polizia è intervenuta e ha…  
P.M.: Come indagini o come sopralluogo ai fini della Polizia scientifica?  
T.G.: È intervenuta come sopralluogo e ha poi anche collaborato alle indagini, successivamente.  
P.M.: Al di là delle indagini sugli autori, ora in questo momento specifico non interessa, al P.M. ovviamente, io voglio rimanere solo sul discorso sopralluogo. Il sopralluogo ai fini della repertazione degli oggetti, lo fate voi Carabinieri o lo fa la Polizia? Mi ha detto ora che le sembra di ricordare che la fanno i Carabinieri di Firenze, per intenderci.  
T.G.: La repertazione degli oggetti mi pare di sì.  
P.M.: Io ho un fascicolo fotografico che è della Polizia però; e poi ho un verbale di sopralluogo fatto dalla Polizia scientifica. Può darsi lei non lo ricordi. Ci fermiamo qua. Negli atti, cioè, questo verbale di sopralluogo fatto dalla Scientifica.  
T.G.: Si, si ma… 
P.M.: L’avete fatto in due? Ognuno separatamente?  
T.G.: No, sicuramente ci fu il fascicolo fotografico fatto dalla Polizia di Stato, dalla Polizia scientifica di Firenze, sicuramente.  
P.M.: Quindi mi perdoni. Le fotografie e i rilievi di Polizia scientifica li ha fatti la Polizia o li ha fatti i Carabinieri di Firenze come ha detto lei? Il fascicolo è qui;  
T.G.: No, no…  
P.M.: Può darsi che a noi ci manchi quello dei Carabinieri. Volevo solo, capito, tante volte non lo abbiamo ora materialmente, li uniamo e così ci serve. Lei non ricorda?  
T.G.: Chiedo scusa.  
P.M.: No, no, no. Colonnello, ci mancherebbe. È solo se, putacaso, ora a noi manca un fascicolo.  
T.G.: No, sicuramente no, perché non furono fatti atti che adesso non…  
P.M.: In questo momento lei non… No, il verbale di sopralluogo è anche fatto da voi come sopralluogo; la repertazione e il sopralluogo è fatta anche dalla Polizia. Abbiamo capito che c’eravate entrambi, che primi siete arrivati voi. Anzi prima è arrivata l’ambulanza perchè era giusto se era possibile fare qualcosa in tal senso. Ora a noi solo interessano i fatti, i luoghi, non chi è arrivato primo, ci mancherebbe. E vogliamo vedere, se è possibile, attraverso il suo ricordo, ricostruire al meglio e io volevo rimanere ai vetri e lei mi ha detto ‘io non lo ricordo’; allora volevo vedere se i vetri li ha repertati qualcuno dei due per capire chi e se qualcuno l’aveva fatto. Era questo lo scopo. Mi sembra di capire che ora lei non ha un ricordo preciso su questo. Andiamo un attimo avanti. Oggetti diversi da bossoli e vetri, che potevano appartenere o alle vittime o a chi aveva eseguito questa operazione, furono repertati? Se lei lo ricorda. E, posto che la repertazione fu fatta in questo modo duplice, lei ricorda se furono trovati oggetti? Non so, per esempio, le chiavi di cui ha accennato prima, se furono trovate, se effettivamente furono trovate, e chi eventualmente le trovò; se c’erano oggetti, borse, ad esempio, cose di questo genere, documenti dei ragazzi.  
T.G.: Ma…  
P.M.: Cosa ci può essere in una autovettura o in qualcuno che… qui sembra da come abbiamo l’impressione ora noi, difficile che qualcuno si sia messo a rovistare. Sembra quasi una situazione un po’ anomala rispetto a un qualcuno che possa agire dopo l’azione. Anzi sembra che qualcuno se la sia data a gambe, da quello che capisco io, che si capisce dagli atti. Lei ricorda se fu repertato qualcosa, qualche oggetto che era nell’auto? Particolare che riteneste utile repertare. Se se lo ricorda, eh, Colonnello, se no…  
T.G.: Io onestamente non mi ricordo quali oggetti, se alcuni oggetti furono repertati o no, anche se presumo di sì, quelli che al momento potevano sembrare più utili per le indagini. Ricordo sommariamente che vi erano degli oggetti, diciamo, la documentazione, mi pare, di bordo, del mezzo, vi erano… 
P.M.: Io mio riferisco alle persone, se c’era qualche… Documenti, borse, portafogli, cose di questo genere.
T.G.: Mi pare ci fossero degli oggetti da riferire alle persone, mi sembra un pettine… alcuni…  
P.M.: Ecco, il resto è nel verbale inosmma, lei non…  
T.G.: Rischierei di dare una…  
P.M.: Ecco. Senta una cosa, Colonnello, degli altri che eseguirono questa repertazione, ci può indicare… dal momento che abbiamo visto che qualcuno della Polizia l’ha sicuramente fatto, individuare qualcuno dei suoi uomini o dei suoi colleghi che possa avere qualcosa da dirci di più concreto sulla repertazione. Qui il verbale parla chiaro; parla di un sacco di persone. Fra l’altro si parla del maresciallo Congiu, appuntato Terzigni, carabiniere Carusone. Poi ci sono varie firme.  
T.G.: Io ricordo sicuramente il maresciallo Congiu perché, diciamo, ne avevo una conoscenza personale più diretta e quindi nominativamente mi sentirei di indicare lui.  
P.M.: Bene. Però il verbale in merito a reperti è molto più chiaro quello della scientifica.
T.G.: Si, si, sicuramente…  
P.M.: Va bene, allora sentiremo. Della scientifica si ricorda chi c’era?  
T.G.: Della Polizia scientifica?  
P.M.: O qualcuno della Polizia di Stato che ci può essere utile? Noi abbiamo convocato come teste il dottor Grassi che all’epoca probabilmente era alla mobile. Lo ricorda, no?  
T.G.: Sì, sì, lo ricordo come capo della squadra mobile.  
P.M.: Può darsi l’abbia diretta lui questa operazione, lo sentiamo da lui direttamente, l’abbiamo convocato. Dei suoi c’era il colonnello Dell’Amico. Ricorda se ha fatto qualcosa di particolare o è intervenuto dopo.
T.G.: Si, era intervenuto sicuramente anche il colonnello Dell’Amico.  
P.M.: Quella sera?  
T.G.: Sì, sì, anche quella sera.  
P.M.: Ecco. Se io le mostro qualche immagine, le viene in mente qualcosa di più specifico? Proviamo, proviamo con le immagini del sopralluogo. Foto numero 1: è una panoramica della via… Va be’ direzione Certaldo. Ci vuole far vedere? Questa sembrerebbe la direzione da cui è provenuto lei.  
T.G.: Ecco, esatto, sì, sì.  
P.M.: Quindi l’auto non è proprio al centro della strada come dice. Sembra proprio anzi molto nel fosso, vero?  
T.G.: Esatto, sì, è più…  
P.M.: Vero? Il suor ricordo… C’è uno sportello aperto, anche il destroche… Va be’, andiamo un attimo avanti, non è che si veda molto. Vediamo se abbiamo qualcosa di più chiaro. Dunque… La foto 2 non l’abbiamo? Vedo un 3. No, ho letto male io? Si, foto 2: “La stessa di cui al rilievo precedente; la freccia indica lo spiazzo dove era ferma l’autovettura”. Vogliamo vederla insieme per capire? Oh, ecco, addirittura, da come vedo io, l’auto è proprio obliqua nella direzione opposta a quella da cui proveniva lei. Dico bene?  
T.G.: Esatto, esatto, quindi…
P.M.: Tutte quelle frecce cosa ci indicano? Da una parte l’auto; le frecce a sinistra?  
T.G.: Indicano probabilmente la zona dove sono stati…
 P.M.: Possiamo ingrandire un po’ quelle frecce? Poi lo leggiamo. Sembrerebbe la piazzola, per quel che si vede.  
T.G.: La piazzola. Esatto.  
P.M.: Non si vede gran che. Ecco, quello è un bossolo forse. Leggiamo un attimo, scusate, la didascalia della foto che ci dice: “La stessa – cioè da cui al rilievo precedente – vista dal lato opposto”. Ecco, “La freccia indica lo spiazzo ove presumibilmente era ferma l’autovettura. Le frecce indicano i bossoli”. Ecco, allora tutte quelle frecce sono bossoli. Quindi c’è almeno apparentemente un bossolo nella piazzola per ora, e numerosi bossoli – andiamo sulla destra – vicino all’auto.  
T.G.: All’auto, sì.  
P.M.: Vogliamo provare ad ingrandire al massimo i fari dell’auto? Per vedere se si riesce a capire qualcosa. Di più non ci si fa per ora. Il parabrezza nemmeno eh? Va bene, ci sono poi le foto in particolare. Quindi andiamo avanti. Comunque sono abbastanza chiare. La foto numero 3 dice: “Panoramica dello spiazzo posto di fronte l’autovettura. Il tratteggio in rosso indica la più probabile traiettoria dell’auto. Le frecce indicano i bossoli”. Ecco, ci sono numerose frecce nel mezzo che si vedono poco, che indicano questa presunta traiettoria. Lo spiazzo è abbastanza…  
T.G.: Ecco, questa è la posizione della piazzola…  
P.M.: Sì, sì, abbastanza evidente. Lì sulla destra c’è una freccia in cui dovrebbero esserci più bossoli allora, a questo punto. Bene?  
T.G.: Sì, qui ci dovrebbero esserci più bossoli.  
P.M.: Poi vediamo se abbiamo dei particolari. L’auto è là lontana. Andiamo avanti. Vede come è obliqua nella posizione opposta? Qui abbiamo la foto 4: “Lo spiazzo visto dalla parte anteriore dell’autovettura”. Piuttosto lontano, si vede poco, ma insomma abbiamo capito. Vediamo che l’auto, anche le ruote davanti sono quasi se non dentro il fosso, molto vicine abbiamo visto dalla parte opposta. C’è un bossolo. Va bene, Capitano, è così?  
T.G.: Sì, sì.  
P.M.: Lo ricorda. Le fotografie rispettano i luoghi come li vide lei?  
T.G.: Sì, esatto.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Leggiamo, è la foto 5, la cui didascalia dice: “L’autovettura vista anteriormente. Circoscritti in rosso i frammenti vetrosi dei due fari”. Ecco, per fortuna sono stati… Qui l’auto addirittura sembra parallela alla strada. Ecco, ecco, benissimo, si vedono i fari. I vetri sono entrambi rotti. In terra ci sono dei vetri.  
T.G.: Frammenti di vetro.  
P.M.: Frammenti di vetro. Numerosi. La macchina sembra urtata, no?  
T.G.: Prego?  
P.M.: La macchina, il paraurti, il frontale sembra urtata, no? No, è solo una prospettiva, poi può darsi che…
T.G.: No, mi pare di no.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Qui abbiamo la foto numero 6 che dice: “Particolare di cui a rilievo precedente per evidenziare il foro sul parabrezza. Due fari rotti”. Vediamo se lo vediamo anche noi questo foro sul parabrezza?  
T.G.: Ecco, è quello in alto.  
P.M.: È abbastanza basso se è quello lì. Eccolo lì: “L”.  
T.G.: È più come le accennavo…  
P.M.: Sì, è addirittura più spostato verso il presunto autista.  
Presidente: Vogliamo rimettere un attimo quella precedente?  
P.M.: Anzi, è tutto spostato a destra se guardiamo bene.  
T.G.: Sì, sì, sì.  
P.M.: Torniamo a quella precedente. Quindi è stato sparato all’autista.  
Presidente: Va bene, va bene.  
P.M.: Bene? Andiamo avanti. Se devo andare più piano, Presidente, per i Giudici.
No, no, va bene.  
P.M.: Bene. Vediamo la foto 7, se non ricordo male dovrebbe essere la 7. Ecco qui abbiamo un primo piano: “Particolare della soluzione di continuo sul parabrezza ‘L'”. Sembra proprio bello netto, un foro… Poi qualcuno ci descriverà di che foro si tratta. Andiamo avanti. Qui abbiamo particolari, nella 8, del faro destro; poi ci sarà nella 9 il faro sinistro. Benissimo. Sono chiaramente mirati questi fari. Dico bene? Non ci sono… Son centrati i vetri.  
T.G.: Si.  
P.M.: Chiunque ha sparato li ha presi secchi.  
T.G.: Li ha presi si.  
P.M.: Bene? Non ci sono colpi vari intorno.  
T.G.: No, no.  
P.M.: Chi ha sparato o comunque li abbia rotti, li ha presi… Bene. I bossoli ci fanno presumere che ci ha sparato, ma…. Andiamo avanti. Qui cominciamo a vedere l’interno. Vediamo la foto numero 10 che dice: “La metà sinistra dell’autovettura; si osserva la mancanza del vetro della portiera”. Addirittura sembra che manchi completamente, è già tutto rotto, non c’è più nulla. Ricorda se il deflettore è intero come sembra?  
T.G.: Sì, mi pare di sì. Io onestamente… Lo vedo dalla foto.  
P.M.: E’ un particolare che non lo apprezzò e non le è rimasto nel ricordo. Si intravede la ragazza. Bene, andiamo avanti. Le sicure? Va be’, lì tanto era già stata aperto, non ci serve. Andiamo avanti. Foto 11: “La parte interna dello sportello di cui al rilievo precedente. Si osservano delle macchie di sangue e la rottura del vetro”. Vediamo se riusciamo a capire quali sono queste macchie di sangue. Lei le ricorda? Son lì proprio sul vetro? Lì dove c’è quella sicura?  
T.G.: Sì…  
P.M.: Le ricorda lei o ci fidiamo della foto? Nel senso… Fidiamo, abbiamo solo quella. Il suo ricordo non…
T.G.: Onestamente non è sicuro…  
P.M.: Quel sangue fu repertato? Non lo sa? Per vedere a chi apparteneva? Se lo sa, Colonnello.  
T.G.: Mi pare di ricordare che successivamente sia stato repertato.  
P.M.: L’auto dove fu portata? Da voi o dalla Polizia?  
T.G.: Fu portata alla Compagnia di Signa, questo sicuramente.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Abbiamo la foto 12 che dice: “Insieme del sedile anteriore sinistro. Si notano i frammenti vetrosi dello sportello e macchie di sangue”. Ecco, si vedono vetri all’interno; le macchie di sangue, per l’appunto, il sedile è scuro. Ecco, sa, quegli oggetti lì, non so, un fazzolettino, altre cose, furono repertate? Ricorda, c’è una spilla.  
T.G.: Ecco, sì, ricordo il fatto delle macchie di sangue sul sedile e mi pare questi oggetti, fazzoletti di carta… 
P.M.: Cose di questo genere.  
T.G.: Cose di questo genere. Altri particolari, onestamente, non…  
P.M.: Vetri in abbondanza. Bene, andiamo avanti. La 13 ci dice: “Interno dell’autovettura. Si osserva la posizione del cadavere con i sedili regolari”. Ecco, era la domanda che le avevo fatto, cioè proprio la conferma del fatto che almeno la ragazza era dietro. Si potè accertare dov’era il ragazzo? La ragazza sembra vestita, insomma.  
T.G.: Mi pare di ricordare che doveva essere sul sedile anteriore.  
P.M.: Questo lo deduciamo soprattutto dal fatto che l’auto si è mossa.  
T.G.: Sì, esatto. Però, ripeto, io non… Quando… non…  
P.M.: Deduciamo noi ora così, proprio senza forzare nulla, che questi qui erano appena arrivati. E’ una deduzione che faccio io ora o avevate elementi voi per dire… O se ne stavano andando. Non lo so.  
A.B.: Pubblico Ministero, la prego cortesemente di fare le domande.  
P.M.: La domanda è: voi avete elementi in tal senso?  
T.G.: Per dire che er…  
P.M.: Per dire dove era il ragazzo, innanzitutto.  
T.G.: No, io non ho elementi specifici.  
Presidente: Bene. Andiamo avanti, altra domanda. Passiamo avanti. Foto 14: “Con i sedili rimossi”. Ricorda, Colonnello, tornando alla domanda che le ho fatto all’inizio e con riferimento a quella di poco fa, che le ho mal posto effettivamente, ricorda se coloro che erano già sul luogo, le persone dell’Arma le riferirono che il ragazzo era stato rimosso o meno dal sedile anteriore? Proviamo così. L’ambulanza o i Carabinieri? Da quale sedile era stato, dove e come era stato soccorso.  
A.B.: Pubblico Ministero, chiedo scusa, prima bisogna vedere se lui sa se è stato rimosso, oppure no.
P.M.: Ce l’ha già detto. Io gli chiedo se gli hanno riferito come l’hanno rimosso. 
Presidente: E da dove.  
P.M.: E da dove. Ci ha detto che l’ha portato via l’ambulanza, quindi che è stato rimosso ce l’ha già detto, Avvocato.
Presidente: Mi pare non lo sappia.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Foto 15: “La parte posteriore dell’autovettura, vista dal lato destro per evidenziare la posizione del cadavere”. Andiamo avanti. Foto 16: “Particolare della metà superiore del cadavere”. Andiamo avanti. “E della metà inferiore”, foto 17. Foto 18 dice: “Con i sedili alzati. La lettera ‘N’ indica il bossolo calibro 22. Circoscritto in rosso l’ematoma”. Di questo lei non ha ricordo, perché finora non ce ne aveva parlato. Lo vediamo insieme su questa foto. Ricorda qualcosa di specifico?  
T.G.: No.  
P.M.: Il bossolo è lì.  
T.G.: Ricordo che c’era un bossolo all’interno della macchina.  
P.M.: Vede, le è venuto in mente.  
T.G.: Poi non…
P.M.: Di quest’ematoma sa nulla? Come mai fu evidenziato l’ematoma?  
T.G.: No, non saprei.  
P.M.: No, bene, andiamo avanti. Abbiamo la foto 19, la cui didascalia dice: “Come al rilievo precedente per evidenziare la posizione dei piedi”. Bene andiamo avanti se non ha niente da specificarci, Capitano, nel suo ricordo. Nulla, andiamo avanti. Scusi, Colonnello, chiedo scusa, l’ho conosciuto come Capitano e… Rilievo numero 20: “Particolare dell’orologio ‘M’ rinvenuto sul sedile posteriore sinistro. Parte terminale”. Lei non ricordava quest’orologio. Non ce ne ha parlato. Le dice qualcosa ora? Sa qualcosa di più specifico al di là del rilievo fotografico?  
T.G.: No, no adesso ricordo la presenza di quest’orologio, ma non ho nessun particolare da…  
P.M.: Cosa c’è? Qualche altra… una maglia, una sciarpa, qualcosa…
T.G.: E’ una maglia, sì, che c’era sulla macchina.  
P.M.: Ricorda di chi era, se fu attribuita la…  
T.G.: Presumibilmente della donna, presumibilmente della Migliorini.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Qui il rilievo 21, foto 21, dice: “Particolare della posizione dei bossoli rinvenuti nello spiazzo”. Quella è la strada?  
T.G.: Ecco, questa è la strada…  
P.M.: I bossoli sono proprio sul limitare dell’asfalto o è una cosa prospettica?  
T.G.: No, mi sembra che sia sul limitare dell’asfalto. Adesso, onestamente…  
P.M.: Andiamo avanti, andiamo avanti, se lei non lo ricorda. “Particolare della posizione dei bossoli rinvenuti, antistanti l’autovettura”. Dobbiamo ammettere che c’era poca luce, quindi un’illuminazione artificiale sulla strada, e quindi non è un rilievo fatto l’indomani. Ricorda se il giorno successivo furono fatti rilievi con la luce? O fu portata via la macchina di notte?  
T.G.: No, la macchina fu portata via la sera stessa, mi sembra.  
P.M.: Bene. Quindi rilievi con la luce non ci sono. Bene, andiamo avanti. Questo è un particolare del bossolo. Va be’, queste cose non le ha trattate lei, dico bene? Bene, io non ho altre domande al teste.  
Presidente: Domande, prego, signori. Avvocato Bevacqua?  
A.B.: Sì, una sola, anche due. Anzi due. Colonnello, lei è arrivato sul posto subito?  
T.G.: Si, dopo…
P.M.: Ci ha spiegato come.  
A.B.: Ha trovato, ha visto che c’era della roba dentro? La macchina, oltre questo orologio che doveva esser d’oro, se non erro? Se lo ricorda.  
T.G.: Ricordo l’orologio, ma non…  
A.B.: Si ricorda, per esempio, se ci fossero un portafoglio in pelle con 49.000 lire, eccetera, e altri soldi sparsi dentro la macchina? Se lo ricorda?  
T.G.: Non lo so. Dagli atti dovrebbe risultare, io…  
A.B.: Infatti risulta dagli atti.  
T.G.: Adesso non…  
A.B.: Ecco. Io le faccio una domanda, se la ricorda, se l’indomani, esattamente il giorno dopo alle 11 circa, in un’ispezione del luogo, fu trovato un qualche cosa di particolare, cioè un medicinale, un qualcosa. Si ricorda?  
T.G.: Mi ricordo che fu trovato…  
A.B.: Per malati di mente, si ricorda?  
T.G.: Mi ricordo che fu trovato una bustina di Norzetan.  
A.B.: Che è? Che cos’è il Norzetan?  
T.G.: Che era una sostanza che veniva anche assunta, mi pare di ricordare, per, appunto, per…  
A.B.: Malati di mente, o no?  
T.G.: Si o perlomeno poteva avere, forse, una qualche… cioè può avere un effetto in quel senso; poi non mi ricordo quando…  
A.B.: Ricorda se furono fatte delle indagini in proposito, addirittura si obbligarono certi venditori – cioè i farmacisti, ma non soltanto i farmacisti, anche i grossisti di medicinali – a segnalare esattamente chi, in futuro, avrebbe eventualmente preso di questo Norzetan? Si ricorda?  
T.G.: Io ricordo che su questo argomento furono fatte…  
A.B.: Delle indagini piuttosto approfondite.
T.G.: … questo fu un aspetto su cui furono svolte degli accertamenti.  
A.B.: La ringrazio. Va bene. Io le volevo fare un’altra domanda, ed è questa – lei conosce la zona, conosceva, perlomeno, la zona – le volevo domandare un’altra cosa: la zona in cui si è verificato questo fatto, quanto dista da Cerbaia?  
T.G.: Da Cerbaia…  
A.B.: Provenendo da Firenze. Il signor Presidente forse ce l’ha meglio sotto gli occhi.  
T.G.: Potrei, non so, penso alcuni chilometri.  
A.B.: Non di più. Pochi chilometri.  
T.G.: Pochi chilometri. Non saprei dire ora, onestamente, quanto tempo si può impiegare con la macchina per…  
A.B.: No, no. Ma io solo questa domanda, cioè era abbastanza vicino, insomma.  
T.G.: Eh, relativamente vicino.  
A.B.: Relativamente vicino. Un’ulteriore domanda è questa: se lei sa se quella notte, quella sera, cioè la sera stessa, a Cerbaia ci fosse una festa parrocchiale, patronale, un qualcosa del genere. Se lo ricorda. Cioè, non era una grande festa, era una festa locale. Se lo ricorda.  
T.G.: Non ricordo assolutamente questo particolare, né ricordo…  
A.B.: Né lo sa? No, dico, né lo sa? Non lo ricorda, ma lo sa?  
T.G.: No, non lo ricordo affatto.  
A.B.: Va bene, grazie. Non ho altre domande.  
P.M.: Chiedo scusa, Presidente, ne avrei una a chiarimento perché siamo andati su questo fatto dell’indagine su quel medicinale. Ma ci vuol chiarire se lei sa dove e quando fu trovato?
T.G.: No, no. Cioè, mi ricordo che questo…  
P.M.: Questa indagine ci fu. Ma lei sa dire se questo medicinale, o qualunque esso fosse, ha una sicura attinenza con i rilievi dell’omicidio? Nel senso se era sulla macchina, se era… lei non lo sa.  
T.G.: No, anzi, io posso escludere che fu trovato quella sera, che fosse trovato quella sera.  
P.M.: Quella sera non fu trovato.  
T.G.: Non fu trovato. Successivamente non, diciamo, come volevo precisare, non so se sono stato sufficientemente chiaro – la ringrazio, comunque, dell’opportunità che mi dà – non… cioè, ricordo che ci fu questa indagine su questo aspetto, come su tanti altri. Indagammo approfonditamente, però non saprei dire né quando fu trovato, né esattamente…  
P.M.: Né in che modo l’indagine fosse collegata alla macchina.  
T.G.: Alla macchina.  
P.M.: Bene, grazie. Non ho altre domande.  
A.B.: Mi scusi, mi scusi, la macchina, nessuno ha detto che era dentro la macchina, ma tutti hanno detto – perché ci sono gli atti – che questo medicinale, questa bustina, fu trovata nella piazzola dove successe il fatto. Se lo ricorda questo, oppure no?  
T.G.: Io, questo particolare non me lo ricordo, se fu… dove fu… nella stessa piazzola?  
P.M.: Guardiamo l’atto, per cortesia, dove è scritto.  
A.B.: C’è scritto che alle ore 11 del giorno dopo è stata trovata nella piazzola dove è successo il fatto.
P.M.: Dove?  
A.B.: … dove successe il fatto.  
P.M.: Perfetto, perfetto. L’ha scritto il teste?  
A.B.: Non l’ha scritto il teste.  
P.M.: Bene, benissimo.  
A.B.: Volevo sapere se lui lo sapeva.  
P.M.: Si, si.  
A.B.: L’ha scritto la dottoressa Della Monica.  
Presidente: Va bene, va bene.  
P.M.: Quindi non l’ha fatto lui il sopralluogo.  
A.B.: Domandavo se lui lo avesse fatto, se ricordava questo particolare.  
P.M.: La stessa cosa…  
A.B.: Cerchiamo la verità tutti.  
Presidente: Va bene. Altre domande al teste?
 P.M.: Nessuna, grazie.  
Presidente: Può andare, Colonnello, grazie. Abbiamo ancora mezz’ora, signori.
P.M.: Allora sentiamo il dottor Grassi, della Questura, che ci illustra come abbiamo questa, penso, i motivi di questo doppio…  
Presidente: Dottor Grassi, avanti.  
P.M.: Così si può anche eventualmente chiarire l’aspetto di chi ha trovato questo medicinale.  
Presidente: Benissimo. Dottor Grassi si accomodi, prego.  
P.M.: A quella sedia là, grazie, Dottore.  
Presidente: Prego, buona sera. Vuole leggere, cortesemente, quella formula?  
G.G.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente: Benissimo, vuol dare le sue generalità alla signorina, Dottore?  
G.G.: Grassi Giuseppe, nato il XX/XX/XX a Xxxxxxxxx Xxxxxxxx, provincia di Xxxxxxx.  
P.M.: Dottore, può spiegare alla Corte, innanzitutto, qual è la sua professione e qual era il suo incarico alla data del 19 giugno ’82?  
G.G.: Attualmente sono il Questore di Padova. Nel novembre ’82…  
P.M.: Siamo al giugno ’82.  
G.G.: Al giugno ’82 ero il Dirigente della Squadra Mobile di Firenze.
 P.M.: Lei ha ricordi precisi di suoi interventi su questo caso, o si limitò alle indagini successive, o a coordinare il lavoro di altri?  
G.G.: Noi abbiamo costituito fin dall’81 una squadra diretta dal dottor Federico, che si è interessata, diciamo, esclusivamente – ma anche di altro – di tutti i reati…  
P.M.: A questo tipo di reati.  
G.G.: A questo tipo di reato. Per cui, nel caso specifico posso dire di essere andato, di essere arrivato sul luogo del delitto intorno alle 8.00 del mattino.
P.M.: Era già giorno?  
G.G.: Era già giorno. Era già stato fatto il sopralluogo dalla Polizia Scientifica alla presenza anche, credo, del dottor Federico. I corpi erano stati già rimossi ed era rimasto soltanto l’auto sulla quale erano stati uccisi i due giovani.  
P.M.: Quindi i rilievi della Scientifica erano già stati fatti da altri suoi collaboratori?  
G.G.: Era, sì, era stato fatto il sopralluogo.  
P.M.: Dalla Polizia Scientifica.  
G.G.: La Polizia Scientifica.  
P.M.: Io, a questo punto, non ho altre domande. Grazie.  
Presidente: Domande, signori?  
A.B.: Solo una. Se ricorda che nell’occasione, comunque nello stesso giorno o il giorno dopo, o la stessa notte, o il giorno dopo, fu rinvenuto nella piazzola del luogo in cui si è verificato questo duplice assassinio una bustina di Norzetan, per la quale furono effettuate delle indagini ben precise ad opera e su richiesta del Pubblico Ministero di allora, dottoressa Della Monica. Se lo ricorda?  
G.G.: Questo particolare non lo ricordo.  
A.B.: Grazie, nient’altro. Domanderemo a chi lo sa.  
Presidente: Può andare, Dottore, grazie. Buonasera.  
G.G.: Grazie, buonasera.
Presidente: Bene, in chiusura…  
P.M.: Signor Presidente, il P.M. si era premurato, sapendo che grossomodo i testi già indicati potevano avere delle lacune sul punto, di far venire oggi l’agente della Scientifica che aveva fatto il sopralluogo. Anche se negli atti forniti alla Corte ci sono quelli dei Carabinieri, io mi ero poi accorto che anche la Scientifica aveva fatto qualcosa. Mi sembra, a questo punto, che se si vuole si può integrare. L’agente Spinelli è qui, decidano loro, sennò per me è sufficiente.  
Presidente: Vi sono opposizioni? 
A.B.: No, signor Presidente, non ci sono opposizioni, ci sono motivi di opportunità che io faccio presente – per carità! – alla eccellentissima Corte. Io ho pregato il signor Procuratore della Repubblica e il Pubblico Ministero se mi lasciava un po’ tranquillo domani, cioè ci lasciava un po’ tranquilli perché ci siamo divisi…
P.M.: Non dipende dal Pubblico Ministero.  
A.B.: No, nel senso che…  
Presidente: Ne abbiamo già parlato, no? di questo argomento.  
A.B.: Col collega ci siamo divisi i compiti. Questo momento del fatto l’avevo un pochino io studiato, quindi chiedevo la cortesia del Pubblico Ministero…  
P.M.: La massima cortesia da parte del P.M.  
A.B.: … se mi poteva lasciare un po’ libero domattina. Soltanto questo.  
P.M.: Il P.M. non ha la benché minima opposizione. Anzi, tutta la comprensione e l’interesse a che il processo sia fatto bene e con la presenza dei difensori.  
Presidente: Si, ho capito, ma non è che domattina…  
A.B.: Domattina qualcosa bisogna fare.  
P.M.: Io sono qua e ci ho i testi già stasera, Presidente.  
Presidente: Capito?  
P.M.: Io stavo… questo discorso viene fatto mentre io cito un teste ora.  
Presidente: Si tratta dell’importanza dei testi, per cui, se il Pubblico Ministero ritiene di venire incontro a lei, Avvocato, va tutto bene, ma non è che domattina non si può fare udienza. Questo assolutamente.  
A.B.: No.  
P.M.: Per ora stiamo parlando del teste di ora.  
Presidente: Ho capito.  
P.M.: Se riteniamo opportuno farlo stasera, farlo domani.  
Presidente: Io, per me, se lo vuole chiamare ora, bene; se lo vuole chiamare domani o dopodomani…
P.M.: Io l’ho già offerto, è già qui. Ora qui si tratta di un problema di tempi.  
A.B.: Io pregavo, la cortesia, se il Pubblico Ministero…  
Presidente: Possiamo andare ancora venti minuti, poi basta.  
A.B.: No, pregavo la cortesia del Pubblico Ministero, se per domani mattina potesse fare…  
Presidente: E lo dica a lui, Avvocato.  
A.B.: No, se domattina potesse chiamare i testimoni che illustrano i luoghi e le situazioni, i corpi.  
Presidente: Ma di questo teste che ne facciamo?  
A.B.: Sentiamolo pure ora. Io non ho problemi.  
Presidente: Appunto, anche a me interessa solo questo.  
P.M.: Allora io, questa era la mia istanza. Domattina non ho problemi.  
Presidente: Non capivo il senso di questa…  
A.B.: Noi, con il colonnello Dell’Amico volevo parlare con il colonnello Dell’Amico, lo volevo sentire alla mia presenza. Cioè, signor Presidente, le dico subito, tanto… Il colonnello Dell’Amico ha fatto delle indagini e ha fatto anche…  
Presidente: Avvocato Bevacqua, scusi tanto, noi sennò perdiamo inutilmente tempo. Fuori udienza, voi vi potete metter d’accordo su quello che volete e la Corte non ha nessuna difficoltà. 
P.M.: Io volevo sapere se…  
Presidente: Sentire uno o un altro è la stessa cosa.  
P.M.: … volevo sapere se la Corte intende…  
Presidente: Abbiamo venti minuti di tempo. Sentiamo un altro teste.  
P.M.: … se ha interesse a integrare con il teste che io ho offerto ora per i motivi che ho detto.  
Presidente: Lo vogliamo sentire?  
P.M.: Questo è il problema.  
Presidente: Mi pare di sì, perché non c’erano opposizioni. Si tratta di un agente della Scientifica.  
P.M.: Bene, lo facciamo passare. È il teste Spinelli.  
Presidente: Va bene? Allora lo ammettiamo. Siamo d’accordo tutti.  
P.M.: Ah, chiedo scusa, il difensore forse dice che è meglio sentire il colonnello Dell’Amico, cosi approfitta. Per me non ci sono problemi. Facciamo passare il colonnello Dell’Amico.  
Presidente: Non è lungo. Va bene, alle sei e un quarto io sospendo, per cui… Prego.  
P.M.: No, no, velocissimo, velocissimo.  
Presidente: Colonnello, si accomodi.  
P.M.: Colonnello, grazie.  
Presidente: Si accomodi pure e allora… Prego. No, no non importa perché lei ha già letto quella formula, per cui finché dura il processo è sotto il vincolo. 
P.M.: Presidente, se mi consente…  
Presidente: Prego.  
P.M.: Colonnello, sappiamo già qual è la sua professione, voglio sapere: ricorda quale era il suo incarico nell’82, cioè quando avvenne l’omicidio del 19 giugno in Baccaiano di Montespertoli? Qual era il suo incarico nell’Arma? 
O.D.: Comandavo il Nucleo Operativo del Gruppo di Firenze.  
P.M.: Ecco. Ricorda di essere intervenuto personalmente sul luogo dell’omicidio? 
O.D.: Si, si.  
P.M.: Ricorda grossomodo… 
O.D.: Dopo la mezzanotte.  
P.M.: C’erano già i suoi, insomma? 
O.D.: C’erano già, erano intervenuti i militari della Compagnia di Signa.  
P.M.: Il capitano Ghiselli ci ha già spiegato. 
O.D.: Esatto.  
P.M.: Ricorda se c’era anche la Polizia di Stato, chi fece i rilievi? Se c’era già o se venne quando… 
O.D.: Venne, vennero anche loro che furono informati subito dell’accaduto.  
P.M.: Perché era un caso di cui… 
O.D.: Sì.  
P.M.: … entrambe le Forze di Polizia si interessava per i motivi che sappiamo. 
O.D.: Sì.  
P.M.: Ricorda di aver dato qualche disposizione particolare, o il sopralluogo lo fecero per conto loro i suoi ufficiali? 
O.D.: Mah, il verbale di sopralluogo lo fece, mi ricordo, c’era Congiu. Lo fece Congiu, lo stese materialmente il maresciallo Congiu.  
P.M.: Poi ci ha già spiegato il capitano Ghiselli come fu fatto. Io a questo punto non ho domande.  
A.B.: Presidente, io ne ho qualcuna.  
Presidente: Bene, prego avvocato Bevacqua.  
A.B.: Colonnello, lei ha comandato il Nucleo Operativo, se non erro, della… 
O.D.: Esatto.  
A.B.: … Legione Carabinieri di Firenze, no? 
O.D.: Come?  
A.B.: Di Firenze. Nucleo Operativo di Firenze. 
O.D.: Sì.  
A.B.: Ecco, lei è andato sul posto e ha fatto anche, attraverso i suoi collaboratori, un esame delle cose che furono rinvenute sul posto stesso, cioè dentro la macchina, fuori dalla macchina, oltre i bossoli, proiettili, eccetera. Si ricorda se furono rinvenute nella macchina queste cose? E cioè un orologio, credo d’oro, della ragazza, lo ricorda? 
O.D.: Sì, mi sembra che sul sedile posteriore, a fianco del corpo della ragazza c’era una borsetta. E c’erano sul sedile degli oggetti che probabilmente provenivano dalla borsetta, penso.  
A.B.: Ecco. E si ricorda se c’era anche un portafoglio con somme in contanti di 49.000 lire? 
O.D.: No, questo non lo ricordo.  
A.B.: Comunque è scritto nel relativo sopralluogo, verbale di sopralluogo, quindi lei lo conferma questo verbale di sopralluogo. 
O.D.: Esatto.  
A.B.: Senta, le domando anche un’altra cosa: ricorda se, in quell’occasione, avete eseguito anche una perquisizione nei confronti di Fabbri Fosco? 
O.D.: Non ricordo. Furono fatte, quella notte furono fatte varie perquisizioni perché furono perquisite tutte le persone che, praticamente, che…  
A.B.: Erano state prese in considerazione. 
O.D.: … erano state sospettate, e quindi si procedette a perquisizione di diverse persone.  
A.B.: Si ricorda anche se fu sospettato, senza dire il nome e cognome, la prego, un… due noti medici, due medici: un ginecologo e un altro medico. Uno della zona di Empoli e uno della zona di Firenze. 
O.D.: Sì, ma io ricordo solo, solo un medico ricordo, non due. Me ne ricordo uno.  
A.B.: Furono due, va be’. Senza dire nome e senza dire cognome, se lo ricorda questo? Qualcuno di questi… 
O.D.: Furono perquisiti, ma non…  
A.B.: Va be’. Si ricorda se fu ritrovata nella piazzola dove accadde il fatto, anche una bustina di Norzetan?
O.D.: Si, fu fatta tutta una ricerca su questo Norzetam.  
A.B.: Oh, fu fatta una ricerca, tant’è che c’è un rapporto, credo a sua firma, se non erro, sicuramente a sua firma, che dice così – se lei conferma questo tipo di rapporto – : “La bustina vuota del farmaco Norzetan rinvenuta verso le ore 11.00 del 20/06/82 nella piazzola ove sono stati assassinati i fidanzati Mainardi-Migliorini, apparteneva al lotto preparato dalla Albert, in data 28/07/80. Detto lotto è stato consegnato al deposito di Roma in data…” eccetera, eccetera, e furono fatti una serie di accertamenti. Se lo ricorda questo? 
O.D.: Sì, sentimmo anche tutti i medici per sapere chi prescriveva questo Norzetan.  
A.B.: Perché era un medicinale di un certo tipo che faceva… 
O.D.: Veniva dato…  
A.B.: Si pensava a qualcuno che fosse malato di mente o qualcosa del genere. 
O.D.: Veniva usato anche, mi sembra, per persone insomma un po’ malate.  
A.B.: Per curare… 
O.D.: Sì, per curare.  
A.B.: …malati nervosi. Ecco, un’ultima domanda e poi mi cheto. Mi risulta, ad un certo punto che avete fatto, per cercare di ritrovare la pistola – su impulso del Pubblico Ministero – anche un accertamento, che poi però non mi sembra sia stato ulteriormente protratto, un accertamento in ordine ad una pistola che sarebbe stata, che poi non è stata trovata, che sarebbe stata venduta da un certo Ferrari Gino, o Ferrari Luigi di Borgo San Lorenzo. Questo signore dice che questa pistola sarebbe stata venduta ad un suo nipote. Si ricorda lei questa circostanza? 
O.D.: Ma questo si riferisce all’omicidio del ’74, di Vicchio?  
A.B.: L’omicidio del ’74, ma anche su questo punto è stato fatto. Non se lo ricorda? 
O.D.: No, non me lo ricordo. 
A.B.: Non lo ricorda. Si ricorda se, nella occasione di questo omicidio, dopo qualche giorno, vi furono due telefonate piuttosto strane che si dice del “Mostro”, il quale dice: “Il Mostro ha colpito ancora”. Se la ricorda questa telefonata che sarebbe stata ricevuta con voce flebile, molto cavernosa, e poi si è spenta subito la comunicazione, da parte di una voce maschile che avrebbe telefonato allo zio, credo, di uno di questi poveri ragazzi morti dicendo: ‘ho colpito ancora, sono il “Mostro”‘. Se lo ricorda questo? Avete fatto un accertamento? 
O.D.: Si, ricordo, sì ricordo. Ricordo qualche cosa, si.  
A.B.: Non faccio altre domande, grazie.  
Presidente: Colonnello, quale era la Stazione dei Carabinieri competente per territorio lì? 
O.D.: Per l’omicidio di Baccaiano?  
Presidente: Si. 
O.D.: Montespertoli.  
Presidente: Montespertoli. I militari intervennero? 
O.D.: Si, ma i militari furono i militari di Montespertoli che avvertirono il Gruppo, la Centrale Operativa.  
Presidente: Chi era il comandante allora lì? 
O.D.: Il comandante del Gruppo era il colonnello Zocchi che era arrivato il giorno prima. 
Presidente: No, no, il comandante della Stazione. Non lo sa. 
O.D.: Non lo so, non lo ricordo in questo momento.  
Presidente: Per quanto lei sappia, quella zona, quel punto lì dove erano i ragazzi era frequentato da coppiette? 
O.D.: Secondo quello che ci dissero, sì, era zona, sì. Quella piazzola dove stava, dove era parcheggiata la macchina prima di attraversare la strada, era zona abitualmente frequentata. Era stata vista anche da dei ragazzi che erano passati poco prima, quelli che dettero l’allarme, poi.  
Presidente: Va bene. Altre domande, signori?  
P.M.: Il P.M. nessuna.  
Presidente: Può andare, Colonnello. Be’, c’è altro? Un teste rapidissimo?  
P.M.: No.  
Presidente: No, bene.  
P.M.: Il teste di Polizia Scientifica, Presidente, richiede un po’ di tempo. Presumo. 
Presidente: Allora possiamo aggiornarci a domani mattina alle ore 9.00. 
P.M.: Va bene, grazie.  
Presidente: D’accordo? Disponendo la traduzione del detenuto.
28 Aprile 1994 6° udienza processo Pietro Pacciani

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