Il giorno 26 novembre 1984 il Colonello Nunziano Torrisi e il Maresciallo Salvatore Congiu, durante le loro indagini a Villacidro, interrogarono lo spasimante di Barbarina Steri Antonio Pili, recandosi presso Macomer (NU). Pili nella sua testimonianza nega che Barbarina potesse essersi tolta la vita.

Questo un riassunto delle sue dichiarazioni estratte dal Rapporto Torrisi del 22 aprile 1986. “Il predetto, quasi come a liberarsi di un grave peso morale che lo affligge da anni, per non aver trovato il modo, il tempo, la persona giusta a cui poter raccontare la verità circa determinati avvenimenti che hanno segnato la sua vita ed i suoi ricordi, descrive minuziosamente i suoi travagliati rapporti con la STERI Barbarina, a causa dei familiari di lei e di un secondo pretendente, VINCI Salvatore. I due, secondo il racconto del PILI, hanno modo di conoscersi in Villacidro, sin dall’età di 15 anni lui, e 13 lei, e da quel momento i loro incontri sono sempre più frequenti, però vengono subito avversati dai familiari di lei. In una circostanza in cui il PILI osa manifestare le sue serie intenzioni al padre della giovane, non solo riceve un categorico rifiuto ed un ammonimento a smetterla, ma anche un colpo di frusta.
Le liti subentrano anche con il fratello a nome Salvatore, e lui ed il padre fanno di tutto, ricorrendo anche alle maniere forti, per allontanargli la figlia. Le ragioni di questa ostilità diventano palesi allorché la Barbarina gli confida che i genitori vogliono darla in fidanzamento ad un intimo amico del fratello Salvatore, VINCI Salvatore, assiduo frequentatore della loro abitazione. Anche tra il PILI ed il VINCI si verificano delle liti con reciproco scambio di insulti e pugni, sempre per le medesime ragioni, sino a quando il giovane e la sua famiglia si trasferiscono altrove ed i due interrompono i rapporti. Dopo due anni circa, rientrato con la famiglia a Villacidro, egli riprende i rapporti con la Barbarina e viene da lei a conoscenza di essere sposata con il VINCI Salvatore, di aver avuto un figlio al
quale, nel suo ricordo, ha dato il nome di Antonio. I loro incontri, che diventano sempre più frequenti, avvengono nei pressi di un casello ferroviario ed in altri luoghi, di volta in volta fissati.
La STERI racconta al PILI di essere stata obbligata e costretta a sposare il VINCI Salvatore per una serie di motivi, tra cui quello di essere rimasta incinta, di subire maltrattamenti continui anche con pugni al viso, da parte del suo marito, che è sua intenzione lasciare.
Nonostante la relazione sia ormai di dominio pubblico, e gli inviti del PILI ad allentare gli incontri, la STERI, senza darsi per vinta, perché innamorata del giovane, continua a coltivarla senza preoccuparsi delle botte e minacce ricevute.
Il PILI, inoltre, nel confermare quanto a suo tempo dichiarato all’Arma di Villacidro circa l’episodio che aveva dato luogo alla denuncia di lui e della Barbarina, riferisce che, sia i due SPADA che il PILLERI, nella circostanza cercano di ricattarli, offrendo il loro silenzio in cambio della compagnia della donna. Ma al pianto della STERI ed alla reazione minacciosa del PILI, i due SPADA si allontanano dicendo che avrebbero raccontato tutto al VINCI. Il PILLERI, invece, che a sua volta minaccia di far vedere al VINCI le fotografie che li ritraggono insieme, invitato dal PILI a non complicare la situazione, si allontana anche lui, tranquillizzandoli nel senso.
Il PILI, conclude affermando di non aver più visto la donna da quell’episodio, certamente perché controllata a vista, e di non aver poi creduto al suo suicidio, considerato il suo carattere e i loro programmi di ricostruirsi una vita assieme, trasferendosi altrove, e che qualora ciò fosse stato impossibile realizzare, la STERI aveva previsto di trasferirsi a lavorare presso un Istituto Religioso, portando con sé il bambino.

26 Novembre 1984 Testimonianza di Antonio Pili a Villacidro

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