Durante la permanenza in carcere di Enzo Spalletti, sua moglie e poi anche il fratello, ricevettero delle telefonate anonime il cui tenore era l’intimidazione e la rassicurazione. Una intimidazione che serviva a far mantenere il silenzio allo stesso Spalletti esattamente per come aveva fatto sino a quel momento. La rassicurazione che presto sarebbe stato scagionato. Il testo della telefonata anonima riassume perfettamente sia l’aspetto intimidatorio (la telefonata stessa sarebbe stata più che sufficiente) che l’aspetto rassicurativo. Ecco il testo: “Ditegli che stia zitto e tranquillo, che presto sarà scagionato, presto uscirà di carcere, però gli sta bene un pò di galera, a quello scemo. Che gli è saltato in mente di dire che aveva saputo dei morti dai giornali, quando i giornali sono usciti con la notizia la mattina dopo?

E’ presumibile pensare che Spalletti o non ha visto niente o ha visto talmente tanto e cose talmente “pericolose” che è meglio farsi dei mesi di carcere al posto di parlare.

Enzo Spalletti infatti rimane in carcere senza sbottonarsi fino al 24 ottobre quando il MdF tornerà di nuovo ad uccidere. Fra l’altro in un periodo invernale, che come vedremo nel proseguire della vicenda, non rientra nel modus operandi del MdF stesso che predilige i mesi estivi.
5 Luglio 1981 L’intimidazione e la rassicurazione di Enzo Spalletti

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