La Sperduto contro Pacciani e Vanni «Mi hanno violentata»

FIRENZE – Non solo Pietro Pacciani, ma anche Mario Vanni avrebbe minacciato Renato Malatesta, il marito di Maria Antonietta Sperduto – la donna considerata l’ «amante» di Pacciani – trovato impiccato alla vigilia di Natale del 1980. La donna, già sentita nel corso del processo a Pacciani, è stata ascoltata anche dai giudici della corte d’assise del processo bis, quello ai cosiddetti «compagni di merenda» che vede imputati per i duplici omicidi Mario Vanni, Giovanni Faggi ed il pentito Giancarlo Lotti. Finita la deposizione e uscita dall’aula, è stata colpita da malore ed è stato necessario l’intervento dei medici. La Sperduto è anche la madre di Milvia Malatesta, morta nel 1993 carbonizzata nella sua auto con il figlio di tre anni. «Tutti e due, Pacciani e Vanni, minacciavano mio marito», ha detto la donna, aggiungendo che il brigadiere dei carabinieri Filippo Neri Toscano, soprannominato Mangiaorecchio o Palle d’oro, intimava al marito «di fare come dicevano loro». E sempre il graduato dell’Arma avrebbe frequentato, con Vanni e Pacciani, la casa del mago Salvatore Indovino dove la donna è sicura che fossero celebrate messe nere. Nell’esame, faticoso, a tratti segnato da risposte contraddittorie e interrotto da crisi di pianto, la Sperduto ha anche ricostruito la violenza cui la sottoposero nel 1974 Vanni e Pacciani nella piazzola degli Scopeti, la stessa dove furono uccisi i due francesi. – Ma in precedenza, ha contestato il difensore di Vanni, avvocato Nino Filastò, la donna non aveva indicato Vanni tra coloro che avevano minacciato il marito, sulla cui morte – inizialmente catalogata come suicidio – è ora aperta un’inchiesta per omicidio. E sempre Filastò ha contestato la dinamica della violenza agli Scopeti, dove la Sperduto dice di essere stata portata di forza da Pacciani in auto, ma senza che nessuno della famiglia che viveva accanto alla casa della donna accorresse in suo aiuto e dove nessuna delle coppie appartate in auto nelle vicinanze si accorgesse di alcunché. Alle descrizioni della violenza è intervenuto anche Vanni: «Presidente, io non c’ero». «Tutti e due mi hanno violentata, tutti e due c’erano», ha replicato lei.

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28 Gennaio 1998 Stampa: Il Tirreno
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