I testimoni che videro Francesco Narducci a San Casciano
Francesco Calamandrei, Giuseppe Jommi, e Eugenio Jacchia mentirono palesemente sulla loro conoscenza e frequentazione di Francesco Narducci. Eppure le testimonianze che li vedono insieme sono tante e diverse. Quindi c’è da chiedersi perché abbiano mentito, forse sapevano del coinvolgimento di Francesco Narducci nei delitti del mostro?
FRANCESCO CALAMANDREI
Cito dalla sentenza De Luca del 21.5.2008 sul processo Calamandrei
“In sostanza è possibile che il Calamandrei abbia mentito sul punto della sua conoscenza con il dott. Narducci di Perugia in quanto se è vero die esiste un gruppo (anche abbastanza nutrito) di soggetti prima evidenziati, i quali non hanno riconosciuto il Narducci nelle foto mostrate, non avendo nemmeno mai sentito il suo nominativo, tuttavia un gruppo ancora più nutrito di persone (anch’esse ben individuate dalla P.O. e sentite nel corso delle indagini) lo hanno quantomeno riconosciuto, vuoi per la sua frequenta/ione presso la farmacia del Calamandrei o nella piazza di S. Casciano, vuoi per aver avuto con lui rapporti sessuali, anche se in maniera minima ed estemporanea. Tuttavia se ciò comporta un sospetto, anzi un’ombra nera (tanto per rimanere in terna di magia, esoterismo e cose affini..) nei suoi confronti per aver taciuto di detta conoscenza io amicizia), mentendo in proposito avendo espressamente dichiarato nella richiesta di giudizio abbreviato in data 10 marzo 2007:
“Mai e poi mai ho conosciuto tale Narducci”,
sottoscritta dal Calamandrei, dagli atti del presente proc. pen. e di quello pendente presso la Procura della Repubblica di Perugia non è dato ravvisare, almeno allo stato, quale sia il nesso logico che leghi il Narducci con la vicenda del “mostro di Firenze”.
Anche in tale ambito, al più, si versa in un sospetto o anelli’ in un indizio di una certa consistenza circa la presenza del Narducci nella zona di Firenze e di San Casciano; ma certamente quel soggetto “un po’ finocchino” per usare lo stesso gergo adoperato dal Nesi) che si accompagnava a qualcuno dei cittadini viventi all’epoca in quel paese, ma in maniera senz’altro sporadica, non è dato ravvisare in che modo sia coinvolto in detta vicenda, essendo acclarato solo che si fosse trattenuto con qualche prostituta per soddisfare i suoi appetiti sessuali e che, sotto quest’ultimo aspetto, assumeva talvolta atteggiamenti perversi (come sottolineato dalle stesse pp.ii.ff).
Non può essere certo di aiuto l’indagine tuttora pendente a Perugia, archiviata, per quel che è dato sapere, per la posizione dell’odierno imputato quale possibile mandante dell’omicidio del Narducci. Rimangono, dunque, anche per tale ambito solo sospetti, dubbi e congetture e quell ’ombra nera di cui si e parlato sopra.” Pg 165
“Le modalità della morte del Narducci, e ciò che ne è seguito, alla luce di quanto risulta realmente emerso sulla persona e sui suoi contatti a San Casciano, e non di mere congetture, portano effettivamente un’ombra di sospetto sul Calamandrei, il quale, avendo sempre serbato nel presente procedimento un atteggiamento di assoluto riserbo non risultando aver mai effettualo alcun tipo di dichiarazione, solo in tale ambito ha negato decisamente qualsiasi sua conoscenza con dello personaggio.” Pg 171
Trovo fuori luogo nella sentenza l’elenco delle persone di San Casciano che non videro, o meglio non riconobbero Narducci, che è come chiedere “chi non ha visto l’assassino?”
Significativo a riguardo il fatto che nella perquisizione a Francesco Calamandrei non furono trovate né foto, né appunti, risalenti agli anni prima del 1989, quindi agli anni del mostro.
Avvistamenti di Narducci e Francesco Calamandrei a San Casciano
15 Luglio 2005 Richiesta sulla competenza indagine su Narducci
1) Marzia Pellecchia, in atti generalizzata, assunta a informazioni il 4 e il 7 febbraio 2003, ha riferito di avere frequentato a “festicciole a luci rosse” in un cascinale nelle campagne di San Casciano, nell’estate del 1982 ed ha riconosciuto, oltre a Pietro Pacciani, Mario Vanni, Giancarlo Lotti, Gian Eugenio Jacchia, il Dr. Francesco Calamandrei e il Dr. Francesco Narducci, presentatosi come “medico di Prato”, con cui ebbe un rapporto sessuale, descrivendolo in termini assolutamente sovrapponibili al Narducci (altezza 1,80, fisico sportivo, capelli chiari, elegante, diverso dagli altri, viaggio in Thailandia e sport acquatici come lo sci d’acqua che Narducci praticava. Riconobbe anche una sua collana d’oro con una medaglia rettangolare che dovrebbe essere quella nella foto. Francesco Calamandrei non disponeva del numero di telefono di Marzia Pellecchia a differenza delle altre prostitute che erano con lei, organizzate da Lina Giovagnoli ma che disse di non aver mai visto Narducci, né Jacchia, se non che ricordavano qualcuno e disse di non aver mai fatto festini a San Casciano.
cito il rapporto Gides del 2005 pg 19
https://www.mostrodifirenze.com/2005/03/02/2-marzo-2005-nota-riassuntiva-nr-133-05-gides/
“La Giovagnoli negava, invece, di essersi recata a festicciole con la Pellecchia e/o con le altre amiche. In sede di individuazione fotografica, la donna poi riconosceva Francesco Calamandrei e, poi, aggiungeva che con questi, che era stato un suo cliente, aveva avuto rapporti sessuali. Negava, però, di essersi recata a San Casciano. Nella occasione, considerata la discordanza tra le sue dichiarazioni e quelle della Pellecchia, le due donne venivano messe a confronto e, durante tale atto, la Giovagnoli pur rimanendo sulla stessa posizione, dichiarava: “se lei (facendo chiaramente riferimento alla Pellecchia) dice così (della partecipazione ai festini) significa che è successo veramente…perché lei (la Pellecchia) non dice cazzate. Si vede che la mia mente ha deciso di cancellare questi ricordi perché troppo brutti“.
“La circostanza della reale conoscenza tra la testimone e il Calamandrei era suffragata dal rinvenimento in un’agenda dell’ex farmacista dell’utenza telefonica 055.362432, intestata per l’appunto a Giovagnoli Angiolina, via Bellini, 41, Firenze. Come pure dal rinvenimento nella documentazione sequestrata alla predetta del nominativo e dell’utenza del Calamandrei. Era chiaro pertanto che l’ex farmacista aveva frequentato come cliente la prostituta, che era proprio una del giro di cui aveva parlato la Pellecchia!“
La cosa è molto strana, quindi non si può escludere che lo stesso Calamandrei l’abbia chiamata istruendola sul negare la presenza ai festini e la conoscenza del Narducci e dello Jacchia.

2) Il Narducci è stato riconosciuto persino dal cognato del Dr. Calamandrei, Pietro Ciulli, fratello di Mariella Ciulli, che, sentito in data 23 luglio 2003, riconosce il Narducci come una persona vista insieme al farmacista di San Casciano, o al matrimonio di sua sorella con quest’ultimo o in farmacia. Anche il Ciulli sottolinea la finezza e l’eleganza del gastroenterologo perugino, dicendo: “Era una persona molto distinta, sembrava quasi un Conte”.
3) La testimone Martellini Tamara, ex moglie dell’Arch. Gianni Beccatelli, amico di Francesco Calamandrei, sentita in data 17 settembre 2003, conferma la presenza del Parker a San Casciano negli anni ’80 e quella del Narducci all’interno della Farmacia del Calamandrei, da lei visto proprio intento a parlare col farmacista e con altre persone. La Martellini, anch’essa colpita dal Narducci, ricorda di averlo visto con gli stivali da equitazione e con indosso una maglietta “Lacoste” bleu, appoggiato al bancone della farmacia, intento a parlare col Calamandrei. Il particolare degli stivali da equitazione (piuttosto insolito ed esclusivo) collima in modo impressionante con quanto riferito dal Dr. Paolo Aglietti, che, assunto a informazioni il 4.05.2002, ricorda di averlo visto indossare degli “stivali da cavallerizzo”, come evidenziato anche dalla foto 0025. Il Narducci era, inoltre, solito portare magliette Lacoste bleu, come riferito dal collega Carlo Clerici (in data 18 settembre 2003) e Ferruccio Farroni (in data 26 giugno 2002).
4) Francesco Giuntini, assunto a informazioni il 1.10.2003, ha anch’egli confermato la presenza del Narducci, conosciuto come medico, nella farmacia del Calamandrei
5) Ceccatelli Giovanni, assunto in data 8.10.2003, ha riconosciuto la foto del Narducci e ha riferito di associarla ad una persona vista insieme al Calamandrei a Viareggio, in occasione dell’esame di una barca che il Calamandrei aveva intenzione di acquistare
6) Il carabiniere Roberto Giovannoni riconobbe in Francesco Narducci visto in Tv quel medico visto nella farmacia Calamandrei cito dalle note informative https://www.mostrodifirenze.com/2007/06/27/27-giugno-2007-nota-informativa-del-comando-provinciale-carabinieri-di-perugia/
“Altra testimonianza particolarmente significativa riguardante la presenza del NARDUCCI nel territorio fiorentino, ed in particolare in San Casciano in Val di Pesa, emerge dalle dichiarazioni rese da 142Roberto GIOVANNONI, già Carabiniere in servizio, nell’anno 1977, in quest’ultima località. Lo stesso, sentito 01.10.2005, ha riferito un particolare interessante, avvenuto nell’agosto 1977, mentre si trovava in pattuglia nella Piazza di San Casciano Val di Pesa. Praticamente il GIOVANNONI racconta di aver notato un’autovettura tipo Alfetta bianca, targata Perugia, parcheggiata nei pressi della farmacia del CALAMANDREI che gli destò sospetti anche perchè, a qualche metro di distanza dal veicolo, c’era il tristemente noto postino Mario VANNI. Ritenne, quindi, opportuno procedere al controllo del veicolo che si trovava parcheggiato senza nessuno a bordo; chiese al VANNI a chi appartenesse tale autovettura e questi gli rispose che il conducente si trovava all’interno della farmacia, per cui si addentrò nel locale chiedendo la stessa cosa. A seguito di ciò dal retrobottega della farmacia, uscirono frettolosamente il CALAMANDREI e il NARDUCCI Francesco, che riconobbe.”
La berlina tipo alfetta bianca targata Perugia di Francesco Narducci era probabilmente la BMW bianca, molto simile all’alfetta che invece era molto più comune in quegli anni.


Segnalo l’avvistamento di una berlina chiara, forse una BMW nei pressi del delitto di Rabatta del 1974

Nella Nota Carabinieri 27 giugno 2007 a pg 224 si parla ancora di una berlina chiara a 4 porte del Narducci cito
“In data 19.04.2006, con nota nr. 60/685-2002, quest’ufficio ha comunicato a Codesta A.G. le notizie qui riferite dal Tenente Michele CANNIZZARO, attualmente comandante della 1° Sezione del R.O.N.O. di Reggio Calabria. L’ufficiale, dopo aver appreso che questo Reparto stava conducendo le indagini collegate con la Procura del capoluogo toscano per quanto attiene i delitti de “il mostro di Firenze”, riferiva particolari interessanti che lo avevano visto protagonista in prima persona. Il Tenente CANNIZZARO comunicava: nel periodo compreso tra l’ottobre 1984 e il febbraio 1985, mentre si trovava in servizio come giovane Carabiniere al Nucleo Operativo e Radiomobile di Viareggio, durante un servizio di pattuglia nei pressi della pineta in località “Torre del Lago”, lui ed un suo collega, vedono un’autovettura berlina, forse di colore chiaro, quattro porte, parcheggiata in un annesso nei pressi della villetta isolata. I due militari si avvicinano al veicolo e, trovandolo aperto, notano che sul sedile posteriore era riposta una rivista medica dove, nelle pagine centrali, era riportato un disegno con uno schema che raffigurava un pube di una donna adulta e con un tratteggio veniva indicata la parte da incidere in caso di asportazione.“
Il G.I.DE.S. (Gruppo Investigativo Delitti Seriali Firenze-Perugia) con nota n.257/06/G.I.DE.S. datata 30.04.2006, comunicava, su richiesta di questo Ufficio, le risultanze degli accertamenti effettuati nella documentazione presente all’interno del fascicolo intestato a NARDUCCI Francesco della S.A.M.. (Squadra Antimostro). Tra le altre cose, risulta che in data 07.10.1984 il Commissariato di Viareggio avrebbe effettuato delle interrogazioni in sequenza alla Banca Dati Forze di Polizia di 21 nominativi, tra cui quello di NARDUCCI Francesco con la dicitura: “ore 11,12 NARDUCCI, maschio, 04.10.1949”. Dunque, è evidente che l’interrogazione in questione riguarda il personaggio di nostro interesse. Purtroppo, una più approfondita verifica richiesta al Commissariato di Viareggio, non ha potuto fornire elementi di riscontro, tendenti ad acclarare il motivo per cui venne richiesto tale accertamento.”

7) La zia Maria Mugnaini secondo Luciano Malatesta conosceva Francesco Narducci, una volta lo incontrarono, in strada, lei glielo presentò con molto entusiasmo come un grande dottore, tanto che Luciano pensò che fosse il suo amante giovane. La zia Maria conosceva anche Jommi e da lui fu ospitata nella casa nella casa di Procchio all’isola d’Elba, vicino a quella di Francesco Narducci. https://www.mostrodifirenze.com/2018/10/18/18-ottobre-2018-intervista-di-luciano-malatesta/
8) La ex prostituta Gabriella Ghiribelli, in atti generalizzata, assunta a informazioni il 28 febbraio, il primo, il 5 marzo 2003 e il 5 giugno 2003, ha anch’essa riconosciuto la foto del Narducci, che frequentava la zona insieme all’orafo Fabio Filippi, (di Foligno) al dermatologo Achille Sertoli. In data 11 luglio 2003, la Ghiribelli confessava di aver avuto quattro o cinque rapporti sessuali con il Narducci, in un albergo a San Casciano, ubicato nella piazza dove si teneva il mercato il lunedì, ogni fine settimana, percependo dal Narducci lire 300.000 a prestazione, precisando che una volta lei e il gastroenterologo andarono a pranzo in compagnia di Filippa Nicoletti e del Lotti, al Ristorante “La Lampara”, a Firenze, Via Nazionale.
9) Filippa Nicoletti, assunta l’11 settembre 2003, ha anch’essa riconosciuto il Narducci, descrivendolo come: “..una persona molto fine, elegante, che parlava bene e che non era di Firenze….Lo vidi una sola volta alla trattoria di Via Nazionale, credo proprio “La Lampara” e mangiai insieme a lui…..Era sicuramente il 1981“, confermando il racconto della Ghiribelli
10) Fernando Pucci dichiarò (3 giugno 2003 e 4 agosto 2003) di conoscere l’uomo ritratto nella foto che gli veniva mostrata (appunto il Narducci). Affermò nell’occasione: “La persona della foto numero 1 l’ho vista al bar. Era magro, era un tipo finocchino“.
11) Cito la testimone Elisabetta Marinacci (che conosciamo personalmente) dalle note informative del 2007. https://www.mostrodifirenze.com/2007/06/27/27-giugno-2007-nota-informativa-del-comando-provinciale-carabinieri-di-perugia/ pg 247 “….Nei primi mesi del 1981 accompagnavo mio padre a Firenze per effettuare visite specialistiche.. mi recai a San Casciano, in farmacia. Sono sicura della circostanza che il farmacista si chiamasse Calamandrei perché me lo presentò mio padre con questo nome che a me pareva particolare, Dopo che mio padre ebbe fatto presente al farmacista di avere grossi problemi di digestione, il giornalista gli consigliò di far visitare il maestro dal dottor Narducci di Perugia Due giorni dopo siamo ritornati nella farmacia ove era già presente il dott. Narducci; egli si mostrò subito gentile e gioviale e visitò mio padre nello studio posto sopra la farmacia.”
12) Il testimone Lorenzo Nesi, assunto a informazioni il 4 e l’8 aprile 2003 e il 22 maggio 2003, ha confermato le dichiarazioni della Ghiribelli e della Pellecchia Anche il Nesi ha riconosciuto il Filippi e il Narducci, che abitava in una grossa casa colonica lungo la strada che da San Casciano va verso Cerbaia, vicino alla chiesa di San Martino, aggiungendo che non era una persona del posto, che correva voce che fosse omosessuale e che l’aveva vista insieme al Calamandrei, alla sorella e al cognato dello stesso, oltre che con un “omone” di nazionalità straniera, vestito in modo stravagante, anche lui forse omosessuale e abitante nella stessa zona del Narducci e ciò negli anni dal 1975 al 1982, poi riconosciuto dal Nesi in Nathanel Vitta, l’unico, sino al 1985, a disporre di campi da tennis privati nel Comune di San Casciano.

Cito dalla De Robertis

13) Secondo Francesca Spagnoli Francesco Narducci nel giugno 1985 vendette la sua ritmo, per acquistare dal prof Ermanno Rinonapoli una Citroen CX verde metallizzata che spesso si faceva prestare.
Ci sono vari testimoni che parlano di un’auto Citroen CX in uso a Francesco Narducci color verdolina vista più volte a San Casciano e sono: Gabriella Ghiribelli; Alves Maria, Davide Vecchi e Mario Vanni.
A proposito della CX verdolina, il giornalista de “La Nazione” Amadore Agostini, in data 4.03.2006, ha detto:
“Sono assolutamente certo che la signora GHIRIBELLI mi parlò di questa moto e di questa CX verde prima dell’indagine perugina e colloco temporalmente questi colloqui che ho avuto con lei da poco prima della sentenza d’appello di PACCIANI ad un anno dopo la stessa.”
Questa è la prova indiretta che davvero la Ghiribelli vide Francesco Narducci a San Casciano
14) Nella memoria difensiva, Ugo Narducci nel 9 settembre 2009 dice:
“La suddetta dichiarazione fatta il 27 maggio 2004 si riferirebbe all’ultimo delitto del mostro di Firenze avvenuto in data 8 settembre 1985: sarebbe stata notata sul luogo del delitto, una grossa macchina di colore chiaro che potrebbe essere stata di Francesco.”

Quindi la Citroen Cx verde acqua
Francesco Narducci anche con Jommi scambiava l’auto ce lo dice la Alves.

14) Cito la testimonianza del giornalista dell’Espresso Davide Vecchi del 3 marzo 2004:
https://www.mostrodifirenze.com/2004/03/03/3-marzo-2004-testimonianza-di-davide-vecchi/
“portatosi tra San Casciano e Cerbaia, ha parlato con un signore sui 60-65 anni, alto 1,75, capelli radi e grigi e tuta da lavoro, che era nei campi vicino a degli ulivi, con tre cani legati alla catena fuori di casa. Mostratagli la foto del Narducci, lo ha immediatamente riconosciuto con certezza, precisando che frequentava quella zona. Gli ha detto anche che aveva una CX chiara sul verde che avrebbe usato anche il Calamandrei. Era arrabbiato perché il Vecchi faceva finta di non crederci. Anche qui, un’altra conferma convergente sulla CX e indipendente da quella dei precedenti.“
15) Cito dalla relazione della commissione antimafia
“Mario Vanni fu condannato, in concorso con altri, per gli ultimi quattro duplici omicidi. Venne sentito dai P.M. Canessa e Crini il 17 gennaio 2005. Vanni riconobbe Narducci. Costui, affermò Vanni, aveva un’auto grossa, verde, a quattro sportelli nella quale è salito insieme al giovane che guidava, a Pacciani e ad altri, per andare a prostitute a Firenze. Costui gli aveva detto di avere una casa a Mercatale ed erano stati tutti insieme alla trattoria nella frazione di Ponte Rotto (in piena conferma di quanto dichiarato da Pucci che peraltro era amico di Lotti). Il riferimento all’auto verdolina di grossa cilindrata è uno dei punti più importanti di questa dichiarazione fondamentale e Vanni non poteva averlo appreso da qualcuno che gliel’avesse suggerito e non poteva sapere che il prof. Emanuele Rinonapoli aveva infatti venduto al Narducci una Citroën CX , di colore verdolino, forse metallizzato.“
16) Cito dalla sentenza Micheli pg 35
Mariella Bigerna Torcoli ha confermato gli stretti rapporti che univano il NARDUCCI a Firenze. Si riporta un passo delle dichiarazioni rese dalla stessa il 19.01.06:
“FRANCESCO è cambiato tanto da quando ha iniziato a frequentare Firenze. E’ divenuto ancora più sfuggente di prima. Fu FRANCESCO che mi disse che aveva iniziato a frequentare Firenze, credo per motivi di studio. FRANCESCO mi disse questa cosa, grosso modo nel periodo compreso tra il 1973 e il 1975. Mi ricordo che, spesso, quando lui mi invitava ad uscire ed io gli proponevo un giorno della settimana, generalmente il giovedì, il sabato o la domenica, lui mi diceva che non poteva perché era a Firenze“.
19) Cito l’ ordinanza De Robertis pg 8 sulla presenza di Francesco Narducci a San Casciano a casa di Francesco Calamandrei


Giuseppe Jommi avvocato già legale della Menarini farmaceutici con la quale lavorò Francesco Narducci.
Sulla frequentazione di Firenze da parte del Narducci, aveva parlato anche Alves Jorge Emilia Maria, sentita il 6.11.2001 e precedentemente il 4.07.1990 e il 17.11.1990, che si era interessata al Narducci, avendogliene parlato l’Avv. Giuseppe Jommi
https://www.mostrodifirenze.com/1990/07/04/4-luglio-1990-testimonianza-di-jorge-alves-emilia-maria/


Sempre la Alves a verbale https://www.mostrodifirenze.com/2001/11/06/6-novembre-2001-testimonianza-di-jorge-alves-emilia-maria/

Cito da questa testimonianza https://www.mostrodifirenze.com/2001/11/09/9-novembre-2001-testimonianza-di-jorge-alves-emilia-maria/

Probabilmente Jommi andava nella direzione della casa in uso al Calamandrei sulla Cassia, dove faceva le feste, dove ricevette l’avv Fioravanti e dove forse alloggiava Francesco Narducci.
Cito da questa testimonianza https://www.mostrodifirenze.com/2002/02/13/13-febbraio-2002-testimonianza-di-jorge-alves-emilia-maria/
“lo Jommi mi disse che anche lui aveva un amico medico Anche questi si chiamava Francesco ed era un Gastroenterologo di Perugia ed aggiunse che era bravissimo e bellissimo. Quest’ultima affermazione, relativa alla bellezza mi sembrò un poiana ma non gli chiesi di più. Ricordo che aggiunse che questo Francesco era stato allievo del Professor Morelli,….. Relativamente al Francesco di Perugia che conosceva lui, mi disse anche che insegnava ad Harvard. A.d.r. Lo Jommi non mi fece mai il cognome di questo Francesco ne io mai glielo chiesi perché la cosa non mi interessava, A dr Come ho già detto questo discorso con lo Jommi, su questo amico di Perugia lo colloco tra gli anni 81/82. Aggiungo ancora che all’epoca lo Jommi era spesso a Perugia, ma non ne conosco esattamente il motivo. Ricordo anche che una volta lo vidi con un auto targata Perugia, era di colore verdolino chiaro, tipo mono-volume e lo vidi dalla finestra. Gli chiesi come l’avesse avuta e lui mi rispose che era di un amico.”
Francesco Narducci non solo aveva l’auto verdolina di Perugia, ma era proprio stato allievo del prof Morelli.
Gian Eugenio Jacchia professore di ortopedia con una condanna per abusi su un minorenne.

Va aggiunto che, benché risulti ormai acclarata la conoscenza del Narducci con lo Jacchia (come risulta da una importante telefonata tra Maria Bona Franchini e una sua amica (9 giugno 2002), confermata da Gianni Spagnoli)
Nella conversazione telefonica registrata, avvenuta tra Bona Franchini, moglie di Gianni Spagnoli, e una donna, di nome Federica, nel corso della quale una voce femminile (quella di Federica), commentando con la sua interlocutrice la conoscenza e la frequentazione del Narducci con lo Jacchia, ad un certo punto aveva abbassato il tono della voce quasi per non farsi sentire dall’interlocutrice e come se si rivolgesse ad altra persona che, insieme a lei stava seguendo l’andamento del colloquio, e diceva: “gliel’ha dati lui”, con tutta probabilità intendendo riferirsi ai “feticci” (vedasi telefonata n. 68 del 9.6.2002, ore 09.55 utenza in uso a Spagnoli Gianni).
Lo Jacchia ha negato di conoscere il Narducci. A riguardo cito Giancarla Sogaro suocera di Francesco Narducci
“Jacchia conosceva sicuramente Francesco Narducci perché uscivamo tutti in barca insieme e spesso, pur stando su imbarcazioni diverse, capitava che, durante gli ormeggi, chi stava su un imbarcazione passasse su un’altra e viceversa. A.D.R. all’inizio pensavo che Jacchia fosse un buon medico, poi quando seppi che aveva perso tutta la carriera in seguito all’accusa di pedofilia, rimasi esterrefatta e il mio stupore aumentò quando seppi che aveva patteggiato la condanna. Alla fine lo persi di vista, dopo che era intervenuta la separazione dalla moglie Stefania.”
Cito dalle note del 2004 pg 23
Altre intercettazioni telefoniche confermano la conoscenza tra l’ortopedico fiorentino Prof. Jacchia e il Narducci e, in una telefonata tra l’ortopedico e un suo amico, lo Jacchia informa l’altro che il Narducci lavorava nell’Ospedale di Fucecchio e va considerato che è stato accertato che un’attività di consulenza, non veniva conservata alcuna documentazione e tutto si svolgeva secondo modalità assolutamente informali.

Complimenti, ottimo documento. Da fare leggere ai falsari che hanno paura della verità
E dire che il processo a Calamandrei non riuscì a dimostrare la reciproca frequentazione dei due…!
Questo dovrebbe tagliare la testa al toro perlomeno sulla evidenza che il nostro amico dottore frequentasse S.Casciano.
Sul fatto che fosse implicato nei delitti, personalnente mi esimo dal commentare.