Un commento di Michele Giuttari. Dal suo profilo Facebook.

CAPITOLO 58 del libro The Monster of Florence di Douglas Preston e Mario Spezi
Lettera del conte Neri Capponi, genitore di Niccolò Capponi, di cui si è riferito nel post del 16.5.26
THE COUNT CAPPONI
Sir,
The travesty of justice undergone by Douglas Preston and Mario Spezi is the tip of the iceberg. The Italian judiciary (which includes the public prosecutors) is a branch of the civil service. This particular branch chooses its members, is self ruling and is accountable to no one: a state within a state! This body of bureaucrats can be roughly divided into three sections: a large minority, corrupt and affiliated with the former communist party, a large section of honest people who are too frightened to stand up to the political minority (who controls the office of the judiciary), and a minority of brave and honest men with little influence. Political and dishonest judges have an infallible method of silencing or discrediting opponents, political or otherwise. A bogus, secret indictment, the tapping of telephones, the conversations (often doctored) fed to the press who starts a smear campaign which raises the sales, a spectacular arrest, prolonged preventive detention under the worst possible conditions, third degree interrogations, and finally a trial that lasts many years ending in the acquittal of a ruined man. Spezi was lucky because the powerful Florentine public prosecutor is no friend of the Perugia one and, I am told, “suggested” that Spezi be freed: the Perugia court, I am told, accepted the “suggestion”. It may be of interest to know that miscarriages of justice in Italy (excluding acquittals with a ruined defendant) amount to four million and a half in fifty years.
Yours sincerely,
Neri Capponi
P.S. If possible I would ask you to withhold my signature or reduce it to initials because I fear reprisals on myself and my family. If withholding my signature is not possible, then go ahead, God will look after me! The truth must out.
The Atlantic printed the letter, with his name. The British newspaper the Guardian also ran an article on the case and interviewed Chief Inspector Giuttari. He said I had lied when I claimed to have been threatened with arrest if I returned to Italy, and he insisted that Spezi and I were still guilty of planting false evidence at the villa. “Preston did not tell the truth. ” He said. “Our recordings will prove this. Spezi,” he insisted, “will be prosecuted.”
TRADUZIONE
IL CONTE CAPPONI
Signore,
la farsa della giustizia subita da Douglas Preston e Mario Spezi è solo la punta dell’iceberg. La magistratura italiana (che include i pubblici ministeri) è una branca della pubblica amministrazione. Questa branca in particolare sceglie i suoi membri, si autogoverna e non deve rendere conto a nessuno: uno stato nello stato! Questo corpo di burocrati può essere grosso modo diviso in tre sezioni: una larga minoranza, corrotta e affiliata all’ex partito comunista, una larga parte di persone oneste che sono troppo spaventate per opporsi alla minoranza politica (che controlla l’ufficio della magistratura) e una minoranza di uomini coraggiosi e onesti con poca influenza. I giudici politici e disonesti hanno un metodo infallibile per mettere a tacere o screditare gli oppositori, politici o di altro tipo. Un’accusa fasulla e segreta, intercettazioni telefoniche, conversazioni (spesso manipolate) fornite alla stampa che avvia una campagna diffamatoria che fa impennare le vendite, un arresto spettacolare, una carcerazione preventiva prolungata nelle peggiori condizioni possibili, interrogatori di terzo grado e infine un processo durato molti anni che si è concluso con l’assoluzione di un uomo rovinato. Spezi è stato fortunato perché il potente pubblico ministero fiorentino non è amico di quello perugino e, mi è stato detto, ha “suggerito” di liberare Spezi: il tribunale di Perugia, mi è stato detto, ha accettato il “suggerimento”. Potrebbe essere interessante sapere che gli errori giudiziari in Italia (escluse le assoluzioni con imputati rovinati) ammontano a quattro milioni e mezzo in cinquant’anni.
Cordiali saluti, Neri Capponi
P.S. Se possibile, vi chiederei di omettere la mia firma o di ridurla alle iniziali perché temo ritorsioni su me stesso e sulla mia famiglia. Se omettere la mia firma non è possibile, fate pure, Dio si prenderà cura di me! La verità deve venire a galla.
L’Atlantic pubblicò la lettera, con il suo nome. Anche il quotidiano britannico Guardian pubblicò un articolo sul caso e intervistò l’ispettore capo Giuttari. Disse che avevo mentito quando affermai di essere stato minacciato di arresto se fossi tornato in Italia, e insistette sul fatto che io e Spezi eravamo ancora colpevoli di aver piazzato false prove nella villa. “Preston non ha detto la verità”, disse. “Le nostre registrazioni lo proveranno. Spezi”, insistette, “sarà processato”.
In effetti il procedimento penale di Spezi a Perugia subì un percorso diciamo curioso: il “potente pubblico ministero fiorentino” si era dato da fare per farlo trasferire da Perugia a Firenze sotto la sua competenza (esistono nel procedimento penale di Perugia chiare conversazioni telefoniche legalmente registrate con Spezi e la richiesta ufficiale fatta alla Procura Generale della Cassazione per farlo trasferire a Firenze e che è stata bocciata); il Gup di Perugia dr. Micheli, poi, aveva deciso dopo oltre due anni con sentenza bocciata dalla Cassazione, che portò il nuovo Gup ad emettere sentenza di non luogo a procedere essendo intervenuta la prescrizione. Questi sono fatti veri, tutti ben documentati con atti definitivi, che provano che non si concluse con l’assoluzione, come asserito dai due autori (Preston e Spezi) nel loro libro. Inoltre, risulta dagli atti che Mignini, nella parte finale delle indagini, fu affiancato ufficialmente da altri due sostituti procuratori fino a quando non intervenne il nuovo Procuratore Generale di Perugia che chiese che dovesse continuare a indagare solo Mignini. Ma a quel punto l’indagine ormai era stata compromessa.
Sui Capponi che dire?
Mi ha colpito in particolare il fatto che padre e figlio, persone sicuramente intelligenti e di cultura, abbiano manifestato una grande superficialità nel loro comportamento senza conoscere l’effettiva verità, ma fidandosi delle loro fonti: due autori del libro, di cui uno, Mario Spezi, coinvolto personalmente in una attività illegale (già documentata nel precedente post sul falso mostro citato nel libro in USA), e di una fonte confidenziale, dalla quale il padre, come scrive nella lettera, “gli è stato detto” dell’iniziativa del “potente pubblico ministero fiorentino”.
Sul comportamento di quest’ultimo personaggio esistono anche altri elementi ufficiali agli atti molto importanti di assoluta certezza sui quali al momento soprassiedo. Ma, prima o poi, verranno fuori insieme ad altri fatti assolutamente certi ad ulteriore affermazione della verità, che ancora taluni cercano di confondere (credo la maggior parte in buonafede) cercando di riportare in auge la pista sarda, che tutt’al più vede il passaggio di mano, da parte di un unico soggetto, dell’arma per il suo significato simbolico, ma non l’identificazione del serial killer, come spiegato nel precedente post del 16.5.2026. Sarebbe opportuno leggere tutti gli atti ufficiali per avere una conoscenza approfondita fedele ai fatti reali, piuttosto che seguire le ipotesi fantasiose di qualche “esperto”, che lasciano il tempo che trovano e che potrebbero essere originate da fini personali sui quali chi di competenza dovrebbe indagare. E che potrebbero rasserenare quei personaggi intoccabili, emersi nella vicenda, sui quali non si è potuto indagare.
Del figlio Niccolò Capponi, voglio ricordare una breve telefonata con Spezi del 22 giugno 2005 ore 19.42.41, legalmente registrata e presente negli atti di Perugia: Spezi telefona a Niccolò Capponi, il quale subito gli fa capire che il telefono di Spezi è sotto controllo (curioso anche questo particolare). Spezi gli dice di aver saputo da Preston che Niccolò ha una conoscenza che potrebbe essere interessante. E Capponi conferma, dicendogli che si tratta di un personaggio molto particolare. Spezi lo interrompe e gli chiede: “forse è meglio a voce?” I due decidono allora di incontrarsi di fronte alla Biblioteca Nazionale.
Quello che conta per conoscere la verità non sono i fatti privi di fondamento e addirittura falsi, come diffuse in particolare in USA con il libro The Monster of Florence dei due autori e The Lost Tomb (capitolo The Monster of Florence) di Douglas Preston, pubblicati dalla casa editrice Grand Central Publishing di Hachette Book Group, già documentate ad Hachette Book Group US anche con prove privilegiate. Come pure non contano le ipotesi e le parole suggestive degli “esperti”, ma le azioni chiare ed inequivocabili, ignorate purtroppo da ben identificati magistrati che ne dovranno rendere conto in particolare ai familiari delle 14 vittime, assassinate con tantissima crudeltà e a quelli delle ragazzine abusate sessualmente anche in riti orgiastici da personaggi dediti anche a sedute spiritiche e ad attività esoterica di magia. Oltre che chiaramente alla società civile e nelle sedi istituzionali. A questo fine, continuo ad essere determinato senza farmi impressionare dalle minacce che ancora mi giungono in modo anonimo, nonostante quasi un ventennio fa (per esattezza il 4 aprile 2007, ultimo mio rapporto giudiziario per la Procura della Repubblica di Perugia) fui costretto ad abbandonare le indagini.
Per queste indagini, curate dal 1995 al 2007, dopo importanti operazioni di polizia per oltre 30 anni, anche nella lotta alle mafie, mi hanno rubato la carriera, che neppure un capo della polizia avrebbe potuto vantare, ma non la dignità.
8 Giugno 2026 Un commento di Michele Giuttari

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