Un commento di Michele Giuttari. Dal suo profilo Facebook.

Oggi voglio ritornare ancora sulla falsa pista sarda, sempre con fatti concreti, che sono quelli che contano e accennare al falso Mostro americano.

Nel 2006, subito dopo la pubblicazione del mio libro “Il Mostro – anatomia di una indagine”, Mario Spezi, con due complici (un ex poliziotto e un pregiudicato napoletano) cercò di attuare un depistaggio per riportare in auge la vecchia “pista sarda”, invano seguita dalla magistratura dal 1982 al 1989, per far trovare dalla polizia nella dependance di una villa una traccia che avrebbe provato la responsabilità di un personaggio sardo, all’epoca utilizzatore di quel luogo.

Il sig. Douglas Preston, per seguire l’operazione, raggiunse Firenze, partecipando anche a un sopralluogo per osservare con discrezione la villa, obiettivo della prova falsa (esistono anche colloqui registrati del Preston).

Come risulta dagli atti giudiziari, non più segreti, Spezi, attuando l’attività criminale, finalmente “avrebbe avuto uno “scoop mondiale” al seguito del quale si sarebbero fatti “un sacco di soldi… sarebbe stata una grossa soddisfazione, sarebbe stato smerdato Giuttari” (Procedimento penale nr. 2782/05 R.G.N.R. Mod. 21 presso il Tribunale di Perugia).

Spezi e lo stesso Preston, peraltro, non avevano nascosto il loro forte risentimento nei miei confronti, tanto da avere preparato due vignette caricaturali (una con la mia testa grondante di sangue e Spezi con un coltellaccio nell’altra mano e altra con un cartellone per il tiro a segno con il mio volto) inviate con e-mail a Preston che le attendeva e gli aveva manifestato il proprio compiacimento (esistono agli atti giudiziari le e-mail e le vignette nel citato procedimento di Perugia). Addirittura, Spezi le aveva inviate con e-mail al curatore di una mostra nel mese di agosto 2006 a Firenze per farle pubblicare; cosa che quel curatore si era guardato bene dal fare.

Spezi e i suoi complici poi non è vero che furono prosciolti in pieno, come fatto sapere alla stampa amica e come affermato nel libro americano, ma fu emessa sentenza di non luogo a procedere per l’intervenuta prescrizione dei reati. Una sentenza, dunque, che aveva inciso solo sotto il profilo giuridico ma non anche sulla ricostruzione dei fatti che restavano – e restano – accertati in modo incontrovertibile grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali, perquisizione e attività di polizia sul territorio, tutte regolarmente autorizzate dalla magistratura di Perugia.

I due coautori Preston e Spezi riuscirono a pubblicare in USA il libro The Monster of Florence rappresentando la storia come vera ed ebbero un notevole successo perché gli americani non conoscevano la vicenda fiorentina. Quindi, Spezi era stato perseguitato ingiustamente dalla magistratura e da Giuttari per la sua legittima attività investigativa tanto da essere considerato come un eroe che avrebbero voluto portare al cinema nei panni di famosi attori. Ma ancora si sta aspettando questo film.

La lettura di quel libro in lingua inglese, ricco di falsità (in italiano non è stato pubblicato nonostante la traduzione dell’editore italiano), fatta recentemente ha fatto conoscere altri fatti molto rilevanti, alcuni dei quali cerco di riassumerli e vedono coinvolti nomi molto noti a Firenze che, forse non immaginavano di essere pubblicizzati. Come quello del Conte Niccolò Capponi, citato più volte e del di lui genitore, Neri Capponi, oggi defunto, che aveva inviato una lettera a un magazine americano, sperando che non venisse pubblicata e al limite eventualmente solo con le iniziali. Invece, dagli americani fu pubblicata integralmente. Non la riporto qui per la sua lunghezza ma è significativa per capire il blocco dell’inchiesta e il giudizio espresso in essa sulla magistratura italiana che piuttosto andrebbe riferito a molti americani. Chi è interessato la può trovare nel Kindle amazon.it The Monster of Florence.
Anche tali incontri, colloqui e lettera di Neri Capponi sono stati già riferiti in dettaglio all’autorità giudiziaria competente.
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Preston a Firenze conobbe e frequentò il conte Niccolò Capponi con cui pranzò più volte parlando della vicenda del Mostro di Firenze.
Qui una sintesi di alcuni colloqui tratti dal libro che chi interessato può sempre riscontrare essendo ancora in vendita anche in e-book aggiornato al 2016, dove alla fine Preston aggiunge di essere convinto, come alcuni amici di Spezi, che questi in parte sarebbe morto per la persecuzione giudiziaria subita dal dr. Mignini.
Durante un pranzo, Preston informò il conte di voler scrivere con Spezi un libro sul mostro di Firenze e il conte cercò di dissuaderlo dicendogli di stare molto attento perché ancora c’erano indagini in corso su “sette sataniche, messe nere, una villa degli orrori… Gli italiani prendono queste cose molto sul serio. Carriere sono state fatte – e rovinate – su questo caso. Bada che tu e Mario non ficchiate troppo vigorosamente con i vostri bastoni in quel nido di vipere. Se fossi in te, tornerei a quel delizioso romanzo che mi hai descritto su Masaccio – e lascerei stare il Mostro di Firenze.”
Durante un altro pranzo al Bordino, parlando sempre sul Mostro, il conte gli spiegò il significato di “Dietrologia”, da conoscere per capire l’indagine sul Mostro di Firenze. E gli disse che c’era sempre “qualcosa di nascosto dietro. Non è proprio quello che voi americani chiamate teoria del complotto. La teoria del complotto implica una teoria, qualcosa di incerto, una possibilità. Il dietrologo si occupa solo di fatti. È così che stanno le cose. A parte il calcio, la dietrologia è lo sport nazionale in Italia. Tutti sono esperti di ciò che sta realmente accadendo, anche… come si dice, voi americani?… anche se non sanno un cazzo.” Poi, per essere più chiaro: “La Dietrologia è legata alla mentalità italiana del potere. Devi sembrare al corrente di tutto. È il nocciolo della questione! A tutti i costi, devono trovare qualcosa dietro l’apparente realtà. Non può non esserci qualcosa. Perché? Perché non è possibile che ciò che vedi sia la verità. Niente è semplice, niente è come sembra. Sembra un suicidio? Sì? Beh, allora dev’essere un omicidio. Qualcuno è uscito per un caffè? Ah! È uscito per un caffè… Ma cosa stava facendo veramente? In Italia, c’è un clima permanente di caccia alle streghe. Vede, gli italiani sono fondamentalmente invidiosi. Se qualcuno fa soldi, ci deve essere un imbroglione da qualche parte. Certo che era in combutta con qualcun altro. A causa del culto del materialismo qui, gli italiani invidiano i ricchi e i potenti. Li diffidano e allo stesso tempo vogliono essere come loro. Hanno un rapporto di amore-odio con loro. Berlusconi è un classico esempio.”
E alla domanda di Preston se era per questo che gli inquirenti stavano cercando una setta satanica di ricchi e potenti, gli risponde: “Esattamente. E a tutti i costi devono trovare qualcosa. Una volta iniziato, per salvare la faccia devono andare avanti. Per il bene di quest’idea, farebbero qualsiasi cosa. Non possono rinunciarvi. Voi anglosassoni non capite il concetto mediterraneo di faccia. Stavo facendo ricerche storiche in un antico archivio di famiglia e mi sono imbattuto in una piccola cosa interessante che un lontano antenato aveva fatto trecento anni fa. Niente di molto male, solo una cosa cattiva che era già ampiamente nota. Il capofamiglia era inorridito. Disse: “Non potete pubblicare questo! Che figura ci facciamo! Che vergogna getterebbe sulla nostra famiglia!”
E ancora sempre sul Mostro: “Guai a chi contesta la loro teoria perché questo lo rende complice. Più nega con veemenza di essere coinvolto, più forte è la prova.”
Posò alla fine una grande mano sulla spalla di Preston dicendogli: “D’altra parte, forse c’è del vero nelle loro teorie. Forse esiste una setta satanica. Dopotutto, questa è l’Italia…”
In un’altra conversazione
“Ah!” disse il conte Niccolò in una delle nostre frequenti conversazioni. “Certo che tu e Spezi non avevate buone intenzioni in quella villa! Dietrologia insiste che sia così. Solo un ingenuo potrebbe credere che voi due giornalisti siate andati alla villa ‘solo per dare un’occhiata’. La polizia non avrebbe arrestato Spezi senza motivo! Vedi, Douglas, un italiano deve sempre apparire un furbo. Non hai un equivalente inglese per questa meravigliosa parola. Indica una persona astuta e furba, che sa da che parte tira il vento, che può ingannarti ma non essere mai ingannato lui stesso. Tutti in Italia vogliono credere al peggio degli altri per non fare la figura degli ingenui. Soprattutto, vogliono essere visti come furbo.”
Da americano, Preston ebbe difficoltà ad apprezzare il clima di paura e intimidazione che circondava la questione in Italia, dove per lui non esiste una vera libertà di stampa, soprattutto perché qualsiasi pubblico ufficiale può chiedere che venga presentata un’incriminazione penale contro un giornalista per “diffamazione a mezzo stampa”. E spiegò che “l’intimidazione della stampa è stata particolarmente evidente nel rifiuto del nostro editore, RCS Libri, parte di uno dei più grandi conglomerati editoriali al mondo, di rilasciare una dichiarazione di sostegno a Spezi. In effetti, il nostro direttore ha evitato assiduamente la stampa, tranne quando è stato rintracciato da una giornalista del Boston Globe.
“Il giornalista Spezi e il capo investigatore della polizia si odiano”, ha dichiarato al Globe.
“Perché? Non lo so… Se [Preston e Spezi] pensano di aver scoperto qualcosa di utile alla polizia e alla legge, dovrebbero dirlo senza insultare polizia e giudici”.
Un’altra conversazione
Il Conte gli riferisce che era accaduto quello che gli aveva preannunciato: “Giuttari sta pagando la colpa. Con la vostra campagna, avete sputtanato la magistratura italiana di fronte al mondo intero, con il rischio di renderla lo zimbello internazionale. A loro non importa niente di Spezi e dei suoi diritti. Volevano solo farla finita il più in fretta possibile. A loro importa solo di salvare la faccia. La faccia, la faccia! L’unica sorpresa per me è che sia successo molto prima di quanto mi aspettassi. Mio caro Douglas, questo è l’inizio della fine per Giuttari. Come oscilla rapidamente il pendolo!”
Il conte fa capire che già sapeva quanto sarebbe accaduto a me con le false accuse della Procura di Firenze. E nella lettera del genitore ci sono altri riferimenti significativi.
Mi fermo qui su questi aspetti, che sono solo alcuni fatti conosciuti purtroppo dopo aver lasciato forzatamente l’indagine.
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Il falso Mostro Americano.
Nel libro inglese, che ebbe una grandissima diffusione, diverso da quello pubblicato in Italia (Dolci Colline di Sangue con il Mostro in Carlo), viene bene indicato il Mostro, che all’epoca del primo delitto aveva solo 9 anni e al secondo del 74 appena 14. Un uomo che non c’entrava nulla con i delitti e che, quando lo interrogai per la sua conoscenza con i due autori, mi disse che si era riconosciuto in Carlo e che non avrebbe fatto denuncia perché i suoi figli ancora andavano a scuola e non voleva che venissero additati come figli del Mostro. Da uomo, l’avevo capito. Lui, un’altra vittima dei depistatori della storia del Mostro di Firenze, che ancora taluni “esperti” condividono con la pista sarda, diffondendo falsità. Finisco qui con “Carlo”, ma agli atti esistono anche telefonate di Spezi con lui per cercare di convincerlo a firmare una liberatoria dell’intervista fattagli insieme a Preston, non voluta firmare perché lui aveva riferito solo che quei nominativi di cui avevano parlato non c’entravano nulla con i delitti e che lui lo scoop non glielo avrebbe fatto fare. Persona seria. Come pure esistono telefonate di Spezi con l’editor Rizzoli per vedere come impostare nella narrazione il coinvolgimento del Carlo in modo più verosimile possibile. Sono fatti che rimangono.
Questi sono solo alcuni degli aspetti “sporchi” della vicenda con un giornalismo che ha sposato in pieno le bugie senza aver verificato i fatti veri che avrebbero fatto capire quanto stava accadendo in quel contesto storico del 2006 a me e a Mignini per bloccare l’indagine di Perugia da parte della Procura di Firenze, funzionalmente incompetente, come risulta da sentenze definitive. Cosa, poi, verificatisi. Come pure per capire perché i miei libri verità sulla storia del Mostro non furono pubblicati in lingua inglese, dopo ben sette libri pubblicati con notevolissimo successo internazionale. Il libro del Mostro per gli anglosassoni ormai era quello di Preston. Sembra assurdo, ma è proprio così. Preston, per la pubblicazione del suo libro (aveva anche altre case editrici) lo aveva proposto a un editore americano appartenente allo stesso gruppo di quello che aveva pubblicato i miei. Forse una scelta apposita e non fortuita.
Ma la verità non la potrà cancellare nessuno.
Neppure quei potenti rimasti anonimi.
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Un’ultima cosa per oggi.
Sempre nel libro The Monster of Florence si legge:
“Tutto è iniziato d’estate molti anni fa sulle colline fiorentine. La data era il 7 giugno 1981, una domenica. Mario Spezi, allora trentacinquenne, lavorava per la cronaca nera a la Nazione, il giornale principale di Firenze quando arrivò una chiamata: una giovane coppia era stata trovata morta in un vicolo tranquillo sulle colline a sud della città. Spezi che viveva su quelle stesse colline saltò sulla sua Citroen e guidò come l’inferno lungo le strade secondarie arrivando davanti alla polizia”.
Ecco era arrivato sulla scena del crimine prima della polizia.
Ed è assolutamente vero perché a me risultava con certezza.
Un collega al tempo di quel delitto era stato avvisato mentre si trovava in servizio in auto in cittá e subito a forte velocità era arrivato sul posto trovandovi solo Spezi. Si era meravigliato. Me lo disse una mattina durante un incontro alla presenza di Mignini. Mi disse: Michele, da anni mi porto dentro un fatto che ti voglio raccontare. E me lo raccontò prima di salutarci.
Ho sempre evitato di parlare di chi è morto, lasciandolo riposare in pace, ma questa storia merita di essere conosciuta interamente per quello che si è saputo ed è certo.
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Sull’odio reciproco che l’editor Rizzoli avrebbe detto al giornalista del Globo devo precisare che quella parola non fa parte del mio vocabolario. E che per le calunnie e diffamazioni di Spezi in Italia ho solo difeso la mia reputazione e dignità ottenendo sentenze di condanna presso più autorità giudiziarie. E che per l’ultimo processo con imputato Spezi presso il tribunale di Padova per il libro “Inviato in galera” poiché il dibattimento non poteva andare avanti a causa del suo grave stato di salute e aveva dichiarato di voler assistere, rimisi la querela a fronte del pagamento delle spese vive, oltre 14 mila euro tutte documentate che non volli ricevere destinandoli in beneficenza. Avevo solo difeso la mia dignità senza quella parola. Anche per altri processi, tipo quello di Perugia, rinunciai a chiedere il risarcimento dopo la sentenza definitiva di condanna.

16 Maggio 2026 Un commento di Michele Giuttari

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