Un commento di Michele Giuttari. Dal suo profilo Facebook.

In questo post voglio sottolineare l’importanza del significato esoterico dei delitti dei Mostri, di cui anche gli “esperti” non ne parlano. L’ho esaminato e studiato sulla base di fatti certi e per me era ed è importante per capire quel tipo di crimini e di fatti di cui oggi si incomincia a parlare anche oltreoceano. Trascrivo quanto accertato a suo tempo partendo da fatti che già esistevano nel 1985, dopo dopo l’ultimo delitto dei francesi e ancora oggi non riesco a spiegarmi come non sia stato valutato neppure dalla difesa. Purtroppo a suo tempo, per i fatti, purtroppo noti, che ho dovuto subire ingiustamente, non mi è stato possibile approfondirli meglio. Ho lasciato quanto accertato in maniera integrale ma indicando i vari testimoni solo con le iniziali, visto soprattutto che uno di loro, dopo essere stato interrogato nel mio ufficio agli inizi del 2000, ricevette una minaccia mediante telefonata anonima alla moglie. Ad ulteriore conferma che i condannati all’epoca erano già morti o in carcere e che, come in effetti credo sulla base di fatti oggettivi, c’era ancora qualcuno che operava da dietro le quinte. Non posso non sottolineare la professionalità del professore Francesco Bruno che nei suoi studi del 1984 e 1985 per il sisde, (diretto all’epoca da Vincenzo Parisi, poi capo della polizia che conobbi personalmente durante le indagini sui sequestri di persona in Calabria), aveva ipotizzato un significato esoterico di quei crimini. E che condivido alla luce di quanto ho potuto accertare in una indagine molto ma molto complessa che evidentemente stava mettendo paura, come è assolutamente chiaro ed inequivocabile anche nel mio ultimo libro “I Mostri di Firenze e il patto segreto”, che ho scritto col pensiero alle vittime e ai loro familiari per lasciare una prova storica.

Significato magico.

Significato esoterico del movente principale dei duplici omicidi.

Come noto, alcuni aspetti attinenti all’esecuzione dei delitti, da una rilettura degli atti, non potevano essere ritenuti semplici coincidenze, ma piuttosto manifestazioni necessarie ed essenziali per la realizzazione di quel particolare tipo di omicidi.
Si è proceduto pertanto, con apposite note, già inviate alla S.V., ad evidenziare tali aspetti, sottolineando, tra l’altro, come essi sostanzialmente rappresenterebbero una specie di ritualità, che potrebbe trovare la sua spiegazione nel collocare quegli omicidi ai metodi operativi tipici delle sette sataniche o, in ogni caso, dei gruppi dediti alla Magia nera.
Oltre a quanto già dettagliatamente riferito nelle precedenti note e, in particolare, in quella sopra citata del 18 giugno 2001, recentemente si è proceduto allo sviluppo di alcune acquisizioni, a suo tempo, documentate dal Commissariato di P.S. di Sesto Fiorentino; elementi, questi, che indubbiamente contribuiscono a fornire una lettura ancora più puntuale del significato esoterico.
Si fa riferimento, in particolare, all’acquisizione di alcuni riscontri obbiettivi, che confermerebbero, in maniera attendibile, proprio il significato di cui trattasi.
Infatti, in ordine al duplice omicidio ai danni di Jean Michel Kravechvili e Nadine Gisele Janine Mauriot, verificatosi, come noto, la notte tra l’8 ed il 9 settembre 1985 in località Scopeti di San Casciano V. di P., il Commissariato di Polizia di Sesto Fiorentino, in data 17.9.2001, inviava a questo ufficio la nota del 1.10.1985, diretta al Dir. della Squadra Mobile dell’epoca, con la quale veniva trasmessa una relazione di servizio dell’I. P. P., redatta in pari data, relativa alla consegna presso quell’ufficio, da parte di tale C.A., di un proiettile per pistola calibro 22, recante impressa sul fondello la lettera “H”; proiettile, che era stato rinvenuto dal predetto C.
alle ore 15 di quel giorno in una zona boschiva prospiciente la via Carmignianello del Comune di Sesto Fiorentino, vicino ad un mucchio di sassi su cui era stata fissata una croce fatta con due ramoscelli. Nella occasione, così come risulta dalla relazione del citato Ispettore, si riferiva che il C. si era recato nella zona del rinvenimento per constatare se fosse stato manomesso un mucchio di sassi, dallo stesso notato alcuni giorni prima e che, secondo la sua convinzione, avrebbe potuto avere qualche riferimento a fatti religiosi od altro. Nella nota di trasmissione della relazione, si faceva altresì presente che, dalla località in questione, erano stati allontanati da una guardia venatoria volontaria, tale Zoppi Gianni, i due cittadini francesi Jean Michel Kravechvili e Nadine Gisele Janine Mauriot qualche giorno prima che gli stessi venissero uccisi in località Scopeti di San Casciano. Si faceva, a tal proposito, presente che, in data 10.9.1985, la suddetta circostanza era stata riferita al Dirigente Regionale della Criminalpol.
In data 21.9. 2001, sempre il Commissariato di Sesto Fiorentino, su richiesta di questo ufficio, trasmetteva la nota, esistente in quegli atti, relativa alla trasmissione al Dirigente della Criminalpol del verbale di sommarie dichiarazioni testimoniali, rese in quell’ufficio dal citato Zoppi Gianni.
Nel citato atto, redatto il 10.9.1985, alle ore 9, quest’ultimo, impiegato postale, Guardia venatoria volontaria alle dipendenze della Federcaccia, riferiva che i due cittadini francesi, uccisi a San Casciano, ed i cui volti aveva visto sul giornale “La Nazione” di quel giorno, erano stati allontanati da lui e da un suo collega, tale Cellai Francesco, durante un servizio di vigilanza venatoria in via di Carmignianello, intorno alle ore 7,15 del 4.9.1985, in quanto erano accampati in uno spiazzo, frequentato da coppie, dove vigeva il divieto di capeggio imposto dal Comune di Sesto Fiorentino. Aggiungeva che, prima di allontanarsi dal posto, aveva constatato che i due turisti effettivamente avevano tolto la tenda, allontanandosi. Dichiarava, altresì, che, nella stessa zona, nei giorni precedenti, aveva notato una moto di grossa cilindrata di colore bianco, presumibilmente di marca BMW o Moto Guzzi, targata sicuramente Firenze, con due borse laterali, alla cui guida vi era un uomo di circa 55 anni, di robusta costituzione, alto un metro e 75, viso tondo, carnagione scura. Precisava al riguardo che sarebbe stato in grado di riconoscere quell’uomo.
Il predetto Zoppi non è stato risentito da questo ufficio perché, nel frattempo, é deceduto.
Il giorno 1.10.2001, personale di questo ufficio assumeva a sommarie informazioni C.A.
Costui dichiarava:
– che nel 1985 praticava il volontariato come guardia giurata volontaria per conto della Federcaccia, con compiti tra l’altro di controllo delle zone di ripopolamento e cattura di Monte Morello, insieme ad un collega, Z. G., deceduto verso la fine degli anni 80/inizi anni 90;
– che nei primissimi giorni del mese di settembre 1985, lo Z. gli aveva riferito di avere allontanato da una piazzola due persone, campeggiatori abusivi, poi dallo stesso riconosciute nelle foto dei due cittadini francesi uccisi,
– che lo Z. gli aveva riferito che, entrato in contatto con la Polizia della Questura, si era recato con alcuni operatori nella piazzola in questione, ove avevano rinvenuto tracce dei due francesi (lattine di birra francese e pacchetti vuoti di sigarette di marca francese);
che, qualche giorno prima del delitto, si era recato ad eseguire un controllo nella zona boschiva di via di Carmignianello, ove erano solite appartarsi le coppiette. Nella circostanza, aveva notato una struttura fatta con sassi e pietre di forma circolare e, poco distante, altre analoghe costruzioni, all’interno delle quali c’erano bacche e/o ramoscelli di alberi di circa 15 cm posizionati all’interno. Precisava che si trattava di un vero e proprio mosaico, costruito accuratamente con pietre di dimensione media/piccola incastrate tra di loro, di forma circolare e di diametro di 90 cm precise, così come aveva accertato utilizzando una ruota metrica in suo possesso;
– che la zona in questione era da lui conosciuta come zona “sacra” con riferimento al fatto che era stata utilizzata dagli Etruschi come luogo mortuario, tanto che a poche centinai di metri in linea d’aria si trovano le tombe etrusche “La Montagnola” e “La Mula”;
– che, incuriosito di tale rinvenimento, si era rivolto ad una signora di Sesto Fiorentino, conosciuta per le sue conoscenze esoteriche, tale G. R. Costei, invece di dargli una risposta, gli aveva consegnato un libro del ‘700, scritto in francese o latino, affinché trovasse in esso, da solo, la risposta alla sua curiosità. In effetti, all’interno del libro, aveva trovato una figura umana che aveva catturato la sua attenzione per il fatto che su di essa vi erano sovrapposti dei cerchi del tutto simili a quelli da lui rinvenuti. Nell’occasione della restituzione del libro alla G., questa gli aveva detto che quella figura faceva riferimento ad un rito di magia nera;
– che, successivamente, in altra occasione, era andato sul posto con un poliziotto di Sesto Fiorentino, tale L.V., il quale, con una pala, aveva scavato all’interno di uno dei cerchi rinvenendo una porzione di pelliccia che, in base alla sua esperienza di cacciatore, poteva attribuirsi ad un animale e probabilmente a quella di un gatto;
– che, in altra occasione ancora, era tornato sul posto sempre con lo stesso L. e con un altro poliziotto, tale P., fotografando le circonferenze dei cerchi. Successivamente, sempre in compagnia dei suddetti poliziotti, si era recato nel luogo ove erano stati uccisi i due francesi, per verificare se fossero presenti anche in quel posto dei segni simili, ma l’esito era stato negativo;
– che, qualche giorno dopo, era tornato nuovamente sul posto del rinvenimento dei cerchi spinto dalla curiosità e, in questa occasione, durante le ricerche, aveva rinvenuto, all’interno di una macchia di vegetazione che dava proprio sulla piazzola, ove erano solite intrattenersi le coppiette, una specie di postazione ben nascosta dalla quale era possibile vedere senza essere notati. In questo posto, aveva trovato una cartuccia calibro 22 con impressa sul fondello la lettera “H”, integra nelle sue parti e senza segni di ruggine od altro, tanto che aveva dedotto che si trovasse lì da poco tempo. Precisava che aveva portato detta cartuccia al Commissariato di Sesto Fiorentino, consegnandola al P., al quale aveva raccontato ciò che aveva scoperto. Precisava altresì di non essere stato preso a verbale né in quella occasione, né nelle altre;
– che aveva consegnato le foto, da lui scattate e sviluppate, con i relativi negativi, a P. o a L.;
– che della scoperta della “stanza” di arbusti e del ritrovamento della cartuccia, a parte il Commissariato, ne erano a conoscenza la sua ex moglie, R.M., e l’attuale sua compagna G. G., mentre, ad eccezione dello Z., nessun’altra guardia volontaria era a conoscenza delle sue scoperte;
– che, nell’anno 1992, aveva inviato un fax al dott. P., così come risultava in questi atti, a seguito di notizie di stampa che riportavano l’invito della Polizia ai cittadini a collaborare. Precisava che, dopo l’invio del fax, era stato contattato telefonicamente ed in modo fugace da qualcuno della Questura, che in seguito non si era fatto più sentire;
– che era in grado di indicare i luoghi di cui aveva parlato.
C.F., assunto a verbale in data 1.10.2001, confermava il controllo dei due turisti francesi, eseguito da lui stesso e dallo Z. nel corso di un servizio antivenatorio in uno slargo, che si raggiungeva percorrendo la strada Carmignianello e che si trova vicino all’allora villa Marini. Precisava che la zona in questione era notoriamente conosciuta come zona frequentata da guardoni, che spiavano coppie in intimità.
A seguito di sopralluoghi, effettuati da personale dipendente, in data 1.10.2001, insieme al C.A. e, in data 3.10.2001, insieme al C.F., veniva localizzata la piazzola in questione e i luoghi, ove era stata rinvenuta la cartuccia cal. 22 ed i cerchi fotografati dal C..
In data 3.10.2001, veniva assunta a verbale G.R.. Costei, appassionata di esoterismo, riferiva:
– che, qualche giorno prima dell’uccisione dei due turisti francesi, il C.A. le aveva consegnato 4 foto polaroid, che aveva scattato in una zona vicino a Monte Morello, allo scopo di dare una interpretazione di quello che raffiguravano;
– che, per interpretare quelle foto, oltre alle sue conoscenze esoteriche, si era avvalsa di un libro che, nell’ambito della sua famiglia, si erano tramandati di generazione in generazione. Precisava che si trattava di un libro del 1812 o del 1814, scritto in parte in latino, in parte in francese ed in parte in italiano;
– che, a suo giudizio, l’interpretazione delle foto, che spontaneamente consegnava a questo ufficio, era la seguente: il cerchio chiuso rappresentava l’unione di due persone e cioè la coppia; il cerchio aperto rappresentava invece l’individuazione della coppia; il cerchio con le bacche e la croce rappresentava invece l’uccisione della coppia;
– che aveva riferito al C. tale sua interpretazione, manifestandogli le sue preoccupazioni per qualcosa di brutto che stava per accadere;
– che aveva prestato il libro al C., il quale poi le aveva fatto notare che al suo interno esisteva, a tutta pagina, la figura di un uomo, ritratto in piedi, a braccia e gambe aperte, ricoperta di cerchi concentrici che, secondo la sua interpretazione, toccavano i punti vitali della persona. Precisava di aver riferito al C. che quella figura afferiva a riti esoterici;
– che avrebbe cercato il libro in questione per consegnarlo a questo ufficio;
– che, insieme alle foto, conservava un foglietto di carta a quadretti, sul quale vi era disegnata una figura geometrica, notata nel libro e che aveva riportata su quel pezzo di carta. Precisava che si trattava di una figura composta da nove cerchietti, collegati tra di loro da linee.
In data 5 ottobre 2001, veniva sentito a verbale P.C., Ispettore Superiore attualmente in servizio presso la Questura di Prato ed all’epoca dei fatti presso il Commissariato di Sesto Fiorentino. In tale sede, il teste confermava di aver verbalizzato il 10.9.1985 il sig. Z.G., nonché il contenuto di quelle dichiarazioni, che gli venivano rilette. Confermava altresì la circostanza della consegna da parte del C. della cartuccia calibro 22 recante sul fondello la lettera “H” presso il Commissariato di Sesto Fiorentino; cartuccia, che, insieme alla relazione, così come risultava dagli atti, aveva trasmesso superiormente. Lo stesso dichiarava di non ricordare se era stato a suo tempo insieme al C. sul posto, ove erano stati allontanati i due francesi, così come non ricordava se, sempre insieme al C., fosse stato agli Scopeti, ove erano stati uccisi i due turisti, né la circostanza della consegna da parte del C. delle foto che costui aveva scattato sul posto.
Sempre il giorno 5 ottobre 2001, veniva sentito a verbale L.V., ispettore Capo, in servizio presso il Commissariato di Sesto Fiorentino. Costui, con ricordi piuttosto sfumati, ricordava però di essersi recato in località Carmignianello unitamente al C., ove aveva avuto modo di notare un cerchio costituito da una serie di sassi di diametro di circa un metro, all’interno del quale vi erano dei pezzetti di legno bruciato e, secondo i suoi ricordi, forse anche dei pezzettini di ossa. Precisava che aveva avuto l’impressione che si trattasse dei resti di un bivacco. Dichiarava altresì di non ricordare se il C. avesse scattato delle foto, come pure di non ricordare se il C. gli avesse consegnato delle foto. Confermava poi il racconto ricevuto a suo tempo dallo Z. sui due francesi e la circostanza di essersi recato insieme ad un collega, forse il P., nella località dove i due turisti erano stati uccisi.
In data 7 ottobre 2001, veniva risentito a verbale il C.A.. In questa sede, precisava:
– che aveva rinvenuto i cerchi in un raggio di 50 metri intorno alla piazzola di cui aveva parlato ad una decina di metri uno dall’altro. Precisava di averli misurati e fotografati, prima con la Polaroid in dotazione per l’attività che svolgeva all’epoca e, poi, con una macchina fotografica normale. Aggiungeva, a proposito di queste ultime foto, che il rullino da 24 o 36 l’aveva fatto sviluppare sicuramente da un fotografo di sesto Fiorentino con esercizio vicino alla propria abitazione od al proprio negozio di Sesto e che aveva consegnato a suo tempo sia le foto che i negativi alla Polizia di Sesto Fiorentino. Quest’ultimo Ufficio, a sua volta, per come aveva appreso successivamente, aveva mandato il tutto in Questura;
– che il proiettile cal. 22, a suo tempo rinvenuto e consegnato alla Polizia, era stato da lui trovato in un posto collocabile nella macchia di cui aveva parlato tra il secchio e l’uscita del cunicolo;
– che, quando nel 1992 aveva inviato il fax alla Questura, lo aveva fatto per rispondere ad un appello apparso sul quotidiano “La Nazione” con cui la Polizia invitava chi aveva notizie sulla vicenda del Mostro a farsi sentire. Precisava di aver ricevuto quella stessa sera o la sera seguente una telefonata dalla Questura, forse proprio da parte del dott. P., che lo aveva interpellato ed al quale aveva fatto presente che aveva fatto all’epoca le foto su quella piazzola che aveva segnalato;
– che la zona di via Carmignianello non rientra negli itinerari turistici, ma può, invece, considerarsi come luogo per passeggiate domenicali da parte della gente del posto;
– che, nel posto di cui aveva parlato, né in precedenza all’episodio narrato, né successivamente, aveva mai notato persone colà accampate, essendo quel posto luogo frequentato da coppie della zona.
In relazione ai fatti sopra citati, si riferisce che:
– in data 27.10.2001, si assumevano informazioni dal dott. P., in esecuzione della delega della S.V. del precedente giorno 25 ottobre.
Il funzionario, nella circostanza, dichiarava di non ricordare, anche perché erano passati tanti anni ed anche perché di rinvenimenti ne erano avvenuti in quantità, il particolare del rinvenimento di un proiettile nella zona di Sesto Fiorentino da parte di tale C.A.. Precisava che, in simili casi, la prassi era quella di ottenere immediatamente una risposta alla domanda sulla compatibilità o meno del proiettile. Dichiarava, inoltre, che l’annotazione in calce al fax datato 17.7.1992, inviato da C.A., era stata fatta da lui ed evidentemente rappresentava una sintesi degli accertamenti che egli aveva disposto per ricostruire i fatti. Aggiungeva, al riguardo, che, sicuramente, il tenore della nota presupponeva che la cosa era in evidenza in attesa di rintracciare i riscontri oggettivi agli accertamenti balistici all’epoca richiesti;
– del proiettile, consegnato dal C., non é stata rinvenuta traccia alcuna in questi atti se non la trasmissione dello stesso a Roma con nota del 2.10.1985 per i necessari riscontri, per cui, giusta delega della S.V., è stato interessato il Servizio Centrale della Polizia Scientifica, che, a tutt’oggi, non ha fornito alcuna risposta in merito;
– il libro della G. di cui si è fatto cenno non è stato ancora rinvenuto dalla teste. Costei, però, risentita a verbale in data 30 novembre 2001, riconosceva in alcuni disegni, sottopostile in visione, quegli stessi disegni, che erano rappresentati nel libro in questione. Precisava che l’unica differenza consisteva nelle dimensioni, essendo, quelli del libro, a tutta pagina. Nella circostanza, la G. aggiungeva che, riflettendoci, con tutta probabilità, il libro non le era stato restituito dal C. poiché, in questo caso, gli avrebbe riconsegnato le foto polaroid, che, invece, erano rimaste in suo possesso, tanto che le aveva consegnate nella precedente occasione all’ufficio;
– in data 17.10.2001, presso l’abitazione del C.A., perveniva una telefonata da parte di un interlocutore, rimasto anonimo, che profferiva frasi chiaramente minacciose alla moglie del C.. Quest’ultima, sentita a verbale in merito, manifestava forti preoccupazioni dal momento che la telefonata in questione era avvenuta a seguito delle dichiarazioni rese dal marito a questo ufficio (vedasi nota del 29.10.2001).Le suddette evenienze appaiono di estremo interesse, atteso che forniscono precisi elementi fattuali, acquisiti peraltro in epoca non sospetta, di una ritualità esoterica riconducibile a quel particolare tipo di omicidi.
Già, in precedenza, come noto, erano stati presi in considerazione alcuni elementi, che deponevano per un simile significato (quali: le particolari condizioni meteorologiche: i delitti furono eseguite in giornate festive o pre festive, da giugno a settembre – quindi, non in periodo invernale – con la luna nella fase del novilunio; le vittime furono tutte sorprese in atteggiamento intimo in auto; le vittime furono uccise utilizzando sempre la stessa pistola ed un’arma bianca, come se la ripetitività delle identiche armi fossero state una condizione necessaria ed imprescindibile per il particolare significato di quegli omicidi; la profanazione della tomba della Pettini; il danneggiamento della croce della Rontini in località “Le Boschette”; il rinvenimento di una pietra a forma di piramide tronca verniciata di rosso in prossimità del cadavere di Cambi Susanna).
Il significato esoterico, inoltre, aveva costituito oggetto di studi sulla vicenda effettuati da personale del Sisde, già all’epoca dei fatti (anni 1984 – 1985). In tali elaborati, rinvenuti solamente negli ultimi tempi ed in conseguenza dell’effettuazione di specifiche attività di polizia giudiziaria, veniva sottolineato proprio il significato esoterico dei duplici omicidi e si fornivano le spiegazioni. Detti elaborati, come è noto alla S.V., non erano mai pervenuti agli inquirenti dell’epoca, così come risultò dal riscontro eseguito in atti.

Più in particolare, si tratta degli studi, eseguiti dal Prof. Bruno e da questi consegnati all’allora Direttore del Servizio e dello studio di tale T.L., quest’ultimo datato Firenze 28.9.1985, dei quali si parlerà diffusamente nel prosieguo della presente nota e, segnatamente, al punto contraddistinto dal numero 5.
Riferendo sull’esoterismo e sulla magia occorre ricordare che alcuni personaggi, che in qualche modo avevano avuto rapporti con i responsabili dei duplici omicidi, erano dediti a pratiche di magia e, in particolare, di magia sessuale, così come emerso dal contesto delle investigazioni sui complici di Pietro Pacciani. E’ emerso, infatti, che nella nota casa di via di Faltigliano del mago Indovino Salvatore, frequentata da prostitute, sbandati e balordi (ed anche da adepti degli Hare Krishna), si praticavano sistematicamente riti di magia sessuale, specie il sabato sera. Più dichiarazioni convergenti su tale punto, rese da più testi, costituiscono specifico significato probatorio (vedasi dichiarazioni di G.G. del 27.12.1995, pag. 3, e dell’8.2.1996, in particolare pag.5, di S.M.A. del 7.3.1996 a proposito dei riti di magia nera ed orge a casa di Indovino Salvatore, di S.D.S. del 9.7.1994 a proposito delle doti del Mago Indovino per preparare i filtri d’amore).
Inoltre, giova ricordare l’esistenza di alcuni riscontri oggettivi, acquisiti nel corso di perquisizioni locali, a suo tempo, eseguite a carico del Pacciani, che dimostrano in maniera inequivoca la predilezione anche del Pacciani per siffatta realtà magica (vedasi, in particolare, il cartellone acquisito in data 11.6.1990 nel corso di una perquisizione domiciliare a carico del Pacciani e, poi, sequestrato dal P.M. in data 19.7.1991, perfettamente simile a quello di cui parla la G. per averlo notato nella casa dell’Indovino e gli appunti sulla magia nera rinvenuti in altra perquisizione a carico dello stesso Pacciani, quali: il testo “Pericolo di Morte”, distribuito dalla libreria “Evangelica /CLG” sita in Firenze, via Ricasoli, 97/r, nei quali si parla proprio di magia; gli appunti, manoscritti, su “Magia nera”; l’opuscolo “Satanismo”; il volume intitolato “Dominio sui demoni” di H.A. Maxwell Whyte; l’annotazione su un’agenda del 1968 “guaritore di dolori reumatici mago Cancelli Foligno”).
Come si vede, quindi, il tema della Magia è ricorrente nel contesto complessivo della vicenda ed è risultato comune a personaggi, a suo tempo imputati, quale il Pacciani, o semplicemente sfiorati nel corso delle prime indagini.

7 Maggio 2026 Un commento di Michele Giuttari

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