Mostro di Firenze, Malatesta rischia la condanna per diffamazione a Vigna

A Siena per l’uomo è stato chiesto un anno e tre mesi: avrebbe infangato la reputazione dell’ex procuratore antimafia trasmessa sul canale Crime+Inestigation

Laura Valdesi

Siena, 5 maggio 2026 – Non è presente in aula Luciano Malatesta, 58 anni, fratello di Milva, la donna trovata morta carbonizzata il 20 agosto 1993 insieme al figlio di 3 anni nella sua vettura sulla strada di Ponente di Barberino Val d’Elsa. Morte ancora oggi rimasta senza colpevole. Non è seduto accanto al suo difensore, l’avvocato Stefano Cipriani che lo conosce da una vita, sebbene in altre udienze, aiutandosi a fatica con le stampelle da cui non si separa, fosse riuscito a raggiungere l’aula. Il vice procuratore onorario Alberto Bancalà chiede al giudice Francesco Picardi la condanna di Malatesta ad un anno e 2 mesi, escludendo la pena pecuniaria alternativa, per diffamazione nei confronti dell’ex procuratore antimafia Pier Luigi Vigna, scomparso nel 2012.

L’accusa

Avrebbe infangato la reputazione del magistrato nell’ambito dell’intervista che era stata trasmessa sul canale Crime+Investigation visibile sulla piattaforma satellitare Sky. Era stata realizzata a Colle Val d’Elsa prima del 2 agosto 2020, è emerso dal dibattimento. Malatesta, secondo quanto rilevato nell’inchiesta condotta dal pm Serena Menicucci, avrebbe sostenuto che Vigna sarebbe stato “coinvolto in vicende collegate ai delitti del Mostro di Firenze”. Fra le affermazioni anche la sua presunta appartenenza ad una “setta”. Nessuno era presente in aula ieri per la famiglia dell’ex procuratore antimafia, non c’è stata la costituzione di parte civile nel processo che ha preso le mosse dalle denunce dei figli nel 2021.

L’attesa per la sentenza

“Malatesta ha tirato fuori questa storia senza riscontri, dagli atti non ci sono sul nome di Vigna”, sottolinea in un passaggio Bancalà nella requisitoria. “Confido che ho un particolare pathos, ho conosciuto Luciano all’indomani di fatti molto gravi: l’omicidio della sorella e del nipote. Strangolata e bruciata lei, il bimbo bruciato vivo. Seguii da praticante il processo d’Assise che mi lasciò turbato”, l’incipit dell’avvocato Cipriani che parla di “strana diffamazione. Insieme al dichiarante di solito viene chiamato in causa anche il giornalista e il direttore”. Tratteggia l’affresco di Malatesta “che non ha mai negato di aver reso quelle dichiarazioni”. I genitori gente semplice, un matrimonio come si faceva un tempo per corrispondenza, “Pietro Pacciani e Vanni frequentavano abitualmente la casa”. Il padre poi impiccato. Ribadisce a più riprese “che non è un uomo che si sveglia e va in televisione, non cerca pubblicità, non prende soldi. Lui va prima dai magistrati dicendo cosa sa, lo ribadisce alla commissione Forteto quando viene chiamato”. Riferisce in buona fede, prosegue il difensore, ai giornalisti della trasmissione quanto la sorella Milva gli ha raccontato prima di essere uccisa. “Non ha diffamato nessuno”, chiude Cipriani. La sentenza arriverà però solo il 22 giugno.

https://www.lanazione.it/siena/cronaca/processo-malatesta-vigna-g54y5zi5

5 Maggio 2026 Stampa: La Nazione – Mostro di Firenze, Malatesta rischia la condanna per diffamazione a Vigna
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