VIGILANTI E IL PASSAGGIO DELLA PISTOLA

cito la confessione del Mele per l’omicidio Locci Lo Bianco del 1968

Quindi una pistola Beretta calibro 22 long rifle, cioè adatta all’uso di cartucce long rifle più lunghe e con più carica rispetto alle short, adatte ai fucili ma usate anche nelle pistole da tiro a segno , come quella del mostro di Firenze, Inoltre il Mele descriverà esattamente il numero di colpi sparati. Una pistola simile apparteneva ad un conoscente dei Vinci: Claudio Franco Aresti emigrato in Olanda acquistò la pistola, mai rintracciata, nell’estate del 1961

LA PISTOLA DI VILLACIDRO

https://www.mostrodifirenze.com/1984/11/20/20-novembre-1984-rapporto-indagini-a-villacidro-sulla-beretta-calibro-22/

Nel corso delle indagini svolte quando i delitti erano attuali, furono esaminate diverse pistole calibro 22 L.R., la maggior parte marca “Beretta” vendute nella provincia di Firenze, con estensione delle verifiche anche ad anni simili vendute e detenute nei luoghi d’origine di alcuni degli indagati, come nel caso di quelle vendute a Villacidro, paese di nascita dei noti VINCI Salvatore e Francesco. E’ stato ripetuto l’accertamento presso la “Beretta” limitatamente alla pistola appartenuta ad ARESTI Franco, nato a Villacidro il 10/8/1938, deceduto in Velsen (Olanda) il 9/11/1963, in seguito ad un incidente sul lavoro.

La pistola marca “Beretta” calibro 22 L.R. modello 71, matricola 24856 che, dall’esame degli atti dell’epoca, risultava di proprietà di ARESTI, mai è stata reperita. Di essa si sono perse le tracce non figurando né smarrita né rubata, tantomeno ereditata dai successori del predetto (comunicazione n. 34/354-1 datata 20 novembre 1984 del Reparto Operativo del Gruppo Carabinieri di Firenze allegata in copia alla richiesta del 17 maggio 2017). L’esito dell’accertamento ha permesso, inoltre, di fugare le perplessità scaturite dal ritrovamento sui luoghi dei delitti di più bossoli rispetto ai canonici otto che comunemente si riteneva potesse contenere il serbatoio di anni simili, o magari 9 considerando l’inserimento di una cartuccia direttamente in canna.

Gli incaricati della “Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A.” di Gardone Val Trompia, oltre a confermare i dati di vendita dell’arma, hanno specificato che: – la stessa è stata prodotta il 28 agosto 1959;

– non sono in grado di precisare la lunghezza della canna ed il numero di cartucce del serbatoio, non essendo elementi sottoposti a registrazione di pubblica sicurezza; –

al tempo erano prodotte canne da 90 mm e da 150 mm oltre che serbatoi da 8 e da 10 cartucce; quindi l’arma potrebbe avere l’una o l’altra canna oppure entrambe (comunicazione n. 222_17 datata 24 maggio 2017 della “Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A)”.

L’ARMA DEL MOSTRO DI FIRENZE

Zuntini già nel 68 ci dice che l’arma dovrebbe essere una long rifle cal 22

Non riuscirà ad individuare il modello nel 68

Nel 74 sempre Zuntini ci dice:

Non individua l’arma ma pensa sia un a Beretta automatica serie 70

Le altre perizie stabiliranno che probabilmente si trattava di una Beretta LR serie 70, già in produzione nel 1960.

Cito la perizia Arcese- Iadevito del 1983

“ come ampiamente illustrato siamo in presenta di una di pistola beretta 22 LR della serie 70”.

Il modello non è mai stato individuato con certezza, anche se nella sentenza Ognibene sulla condanna a Pietro Pacciani c’è scritto a pg 17 :

La perizia balistica affidata al perito dr. Giovanni Iadevito prendeva in esame un campione di circa 450 pistole Beretta cal. 22 LR sequestrate ai legittimi detentori nel territorio della provincia di Firenze (in pratica tutte quelle regolarmente denunziate) al fine di individuare, con la minore approssimazione possibile, attraverso l’esame, in particolare, del tipo di percussione, a quale modello, tipo e periodo di produzione potesse farsi risalire la pistola Beretta cal. 22 L.R. usata sia nell’ultimo duplice omicidio che in quelli precedenti. La risposta del perito era che, eseguite le prove di sparo e tutti i necessari raffronti, le caratteristiche di percussione dell’arma omicida erano tali da poter escludere che essa fosse stata fabbricata oltre il 1964 e comunque non oltre il 1966: però le caratteristiche di percussione di una delle Beretta campione, modello 71, erano quelle che più di tutte assomigliavano alle pari caratteristiche presenti nei reperti.

Quindi una Beretta 22 L R mod 71 proprio come quella di Franco Aresti mai trovata a Villacidro. C’è anche la probabilità che i Vinci abbiano comprato la stessa identica pistola mod 71 da un’altra parte magari sul mercato nero, ma è decisamente più probabile che il Franco Aresti, una volta limata la matricola dell’arma, l’abbia venduta ai Vinci prima di partire per i Paesi Bassi.

IL FASCICOLO PARRETTI

Cito dalla commissione antimafia:

https://www.mostrodifirenze.com/2022/11/04/4-novembre-2022-relazione-commissione-parlamentare/

Nel « fascicolo » è contenuto un appunto del brigadiere Vincenzo Parretti stanziato a Prato,

un suo informatore « gli aveva aperto la strada » per più incontri con una persona di origini sarde; questi gli aveva confidato che il proprio padre, in punto di morte, aveva rivelato i veri colpevoli del delitto avvenuto a Signa, nei pressi del cimitero, per il quale era stato condannato Stefano Mele, marito della vittima Barbara Locci;

questo delitto era stato compiuto da Salvatore Vinci coadiuvato dal fratello Francesco Vinci, il quale lo aveva ivi accompagnato, soltanto perché in grado di conoscere il luogo esatto ove la Locci usava appartarsi;

la pistola di piccolo calibro, mai ritrovata, doveva provenire da Salvatore Vinci;

vi era un bambino in auto, appunto il figlio della Locci, al momento della consumazione del delitto;

i fratelli Vinci si sarebbero recati sul posto con una Lambretta.

Le ribadisco che non posso fare alcun riferimento alla confidenza per l’impegno preso e aggiungo che ho fatto un giuramento di sangue

FRANCESCO VINCI

Dopo gli omicidi di Baccaiano Mainardi-Migliorini del 1982 gli inquirenti iniziarono a sospettare di Francesco Vinci perché Il 21 giugno 1982, quindi 3 giorni dopo il delitto la sua autovettura, una Renault 4 bianca con una portiera grigia targata FI 695592, venne trovata nascosta infrattata in località “Corbaie” a Civitella Paganica in provincia di Grosseto.

Il testimone Luigi Nesi riferirà di aver visto l’auto di Francesco Vinci una Renault bianca con una portiera grigia, vicino alla piazzola di Baccaiano nei giorni del delitto, ma non è sicuro del giorno. Forse il Vinci era in zona solo per monitorare la coppia che usava quella piazzola frequentemente.

https://www.mostrodifirenze.com/1982/12/20/20-dicembre-1982-testimonianza-di-luigi-nesi/

Per i carabinieri il Vinci era coinvolto in un furto di pecore andato male, forse la macchina era guasta o forse serviva da staffetta. Questo insospettì la procura, perché controllando il fascicolo di Francesco Vinci scoprirono che era stato indagato per un altro duplice delitto cioè quello della coppia Barbara Locci e Antonio Lo Bianco a Signa nel 1968. Gli inquirenti pensarono che Francesco Vinci sapendo di essere stato visto e individuato da Mainardi cercasse di scappare. In effetti quando Francesco Vinci fu arrestato, il 14 Agosto 1982 a casa di Giovanni Calamosca, un imprenditore di origine sarda stava cercando di scappare all’estero con un passaporto falso. Giovanni Calamosca aveva legami e faceva affari sia con la malavita sarda che con l’anonima sarda.

LA TESTIMONIANZA DI GIOVANNI CALAMOSCA del 1997

https://www.mostrodifirenze.com/1997/03/13/13-marzo-1997-testimonianza-di-giovanni-calamosca/

CITO

Alcuni giorni prima che il Vinci fosse arrestato a casa mia (fatto avvenuto il 15.8.1982), Francesco Vinci venne a casa mia a chiedermi d’interessarmi perché, tramite mie conoscenze a Milano, gli procurassi un passaporto per andare all’estero. In quell’occasione, con tono molto preoccupato, mi disse che doveva andare all’estero perché non voleva mettere una famiglia nella merda. Nel dirmi ciò, anche se non me lo spiegò chiaramente, mi fece capire che la sua preoccupazione riguardava quei delitti del Mostro. Preoccupazione, sempre da come ebbi modo di capire, che era determinata dal fatto che Vinci evidentemente ricattava la persona a cui aveva dato la pistola utilizzata in quei delitti e da questo ricatto aveva avuto dei problemi….L’unica spiegazione che riesco a darmi, soprattutto per aver visto le serie preoccupazioni del Vinci per le vicende del Mostro e per aver saputo del fatto del ricatto, è che il Vinci sia stato ucciso proprio per evitare sia che continuasse a ricattare chiedendo soldi sia che, essendo diventato un ubriacone, potesse raccontare i suoi segreti” (vds verbale del 13.3.1997).”

Calamosca Giovanni, parlando delle frequentazioni di Vinci Francesco, tra le altre, ha fatto riferimento ad una prostituta, incontrata in una circostanza insieme al Vinci in un ristorante di Barberino. Ha descritto detta donna, poi riconosciuta, a seguito d’individuazione fotografica, proprio per la Malatesta Milva (vedasi verbale del 13.3.1997 pag. 5).

La testimonianza del Calamosca ha come riscontro la conoscenza dei fratelli Vinci da parte del Vigilanti ammessa da lui medesimo.

LA TESTIMONIANZA DI GIUSEPPE SGANGARELLA

https://www.mostrodifirenze.com/1996/06/10/10-giugno-1996-testimonianza-di-giuseppe-sgangarella/

Sgangarella Giuseppe, riferendo delle confidenze apprese in carcere dal Vinci Francesco, ha raccontato che il Vinci:

aveva conosciuto nella zona di San Casciano, circa dieci anni prima del racconto, il Pacciani ed altre persone, tra cui un postino amico del Pacciani ed alcune prostitute. Mi raccontò che erano soliti andare tutti in una casa colonica, credo disabitata, della zona di San Casciano, ( la stamberga del mago Salvatore Indovino in via Faltignano) ove si sedevano intorno ad un tavolo e Pacciani a capo tavolo per fare i tarocchi e predire il futuro. Andavano sempre di sera e mi diceva che la strada per arrivare a questa colonica era brutta in quanto vi erano dei fossi. Vinci mi disse anche che in questa colonica vi era anche un’amante di Pacciani” (Pacciani come sua amante si riferiva a Maria Antonietta Sperduto madre di Milva Malatesta e non a quest’ultima come poi riferito dallo Sgangarella, probabilmente per errore)

L’ITERVISTA A VIGILANTI DI STEFANO BROGIONI

https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/mostro-firenze-indagine-666abd0a

In un’altra intervista sempre di Brogioni il Vigilanti disse:

“ Conosceva Salvatore Vinci (fratello di Francesco, inizialmente inquisito come Mostro e poi prosciolto ndr)?

«Sì, eravamo vicini di casa a Vaiano, ma non ci parlavo. Lo conoscevo di vista. Mi sembrava violento».

Cito da“Opposizione all’archiviazione” del 21 luglio 2022 dell’avv. Vieri Adriani

https://www.mostrodifirenze.com/2022/07/21/21-luglio-2022-opposizione-alla-richiesta-di-archiviazione-del-procedimento-cartuccia-orto-pacciani/

Al giornalista Stefano Brogioni che lo intervista per conto de “La Nazione”:

la Berretta era la prima pistola che ho avuto quando andavo al tirassegno”.

Quanto detto trova poi ulteriore riscontro nell’annotazione dei CC di Prato del 17.11.1984 (in faldone III, p.389) ove si legge che:

dal 1976 è iscritto al poligono di tiro, ma fino al 1980 non ha mai sparato. Nel 1980 spara con una Beretta cal 22.”

Quindi il Vigilanti conosceva i Vinci già nei primi anni 60 quando abitava alla Briglia di Vaiano come i Vinci e come Miranda Bugli la ex fidanzata di Pacciani che forse lo stesso andava a spiare.

La conoscenza di Pacciani dei Vinci invece avverrà tramite la frequentazione del mago Salvatore Indovino che conosceva bene i Vinci e che conobbe Pacciani nel 1982 1983.

Quindi se i Vinci hanno passato la pistola l’acquirente più probabile è Vigilanti rispetto a Pacciani perché è certo che li conosceva già negli anni 60 e si iscrive al poligono già nel 1976 dove andrà a sparare proprio con una beretta cal 22 mai identificata.

LE PERQUISIZIONI AL LEGIONARIO

La prima del 10 settembre 1985 diede esito negativo ( come del resto la prima perquisizione a Pacciani) cito a riguardo il rapporto del 2018 sulla segnalazione di Vigilanti da parte del sisde fatta nel 1985 e mai presa in considerazione.

Perché mai fecero una perquisizione con troppo impeto e senza un’accurata attività informativa, ad esempio su altre case a disposizione del Vigilanti, come quella della madre che andava perquisita subito?

https://www.mostrodifirenze.com/1985/09/16/16-settembre-1985-perquisizione-di-giampiero-vigilanti/

Nella 2° perquisizione a Vigilanti viene sequestrata la pistola cal 22 High standard ma non viene periziata e gli viene restituita. Se alla High standard il percussore fosse stato sostituito con quello della Beretta sarebbe una pistola compatibile con quella usata dal mostro di Firenze.

Alcuni esempi di articoli trovati a Vigilanti

Terza perquisizione in seguito a denuncia del vicino per minacce

Quando i cc andarono a perquisire la casa di Vigilanti per la terza volta nel 1994 trovarono 176 cartucce LR 22 non denunciate, senza giustificazioni di acquisto. Ma non gli trovarono le pistole perché gle le avevano rubate.

DA LEGIONARIO CON LE TESTE MOZZATE IN MANO A CHIERICHETTO CON IL TURIBOLO.

Da https://www.mostrodifirenze.com/wp-content/uploads/2022/08/26-marzo-2018-Informativa-sui-documenti-sisde-su-giampiero-Vigilanti-con-allegati.pdf

CITO IL DOSSIER Vigilanti

in data 29 marzo 2018 procuratore dottor Luca Turco SCRIVE:

La segnalazione del sismi sul conto di Giampiero Vigilanti che risultava appunto non protocollata, non classificata, ma trasmessa la procura sul conto di Vigilanti Giampiero datato 29/11/1985 e trasmessa dal centro di Firenze alla procura della Repubblica.

Pertanto poiché tale appunto nonostante scrupolose ricerche non veniva riferito agli atti insieme ad altra documentazione acquisita, sembrava non fosse mai stato depositato presso lo procura, bensì rimasto presso la squadra mobile di Firenze.

La ricerca del documento aveva dato esito positivo nell’occasione veniva consultato anche il fascicolo della Sam intestato a Giampiero vigilanti con sorpresa veniva constatato che la scheda informativa redatta al 20/12/1985 ( cioè il mese dopo) risulta depositata presso la procura di Firenze e risultava aggiornata

In particolare la scheda risultava così aggiornata:

GPV fin dalla giovane età ha avuto inclinazioni maniaco sessuali, ha fatto parte per un lungo periodo della regione straniera, sarebbe stato visto in tempi recenti maneggiare un grosso coltello, è solito minacciare le persone”.

Nel verbale del 1950 dice:

ammetto di essere dentro alla pederastia di avere avuto rapporti omosessuali varie volte. Oggi ero in compagnia di altri due pederasti nelle latrine della Fortezza da basso allo scopo di vedere uomini che si recavano per urinare, approfittando di ciò per soddisfare la mia libidine anche guardando coloro che orinano”.

appunti su vigilanti:

– alto 1,90 occhi verdi corporatura robusta

-in possesso della licenza di porto d’armi

– ha una pistola automatica da 22 da tiro high standard è iscritto al poligono di Prato

– è conosciuto alla polizia per oltraggio a pubblico ufficiale, furto, tentata estorsione, violazione al tulps e al foglio di via obbligatoria

– ha tentato il suicidio nel 61

-è stato curato nel 63 per una crisi depressiva

-e dall’ottanta gode di una pensione per malattia

. – inoltre si è venuti autonomamente a conoscenza, che obbligherebbe la moglie a prostituirsi

– sarebbe in possesso di altre armi non denunciate e opportunamente ben nascoste

– è solito di sera allontanarsi da casa e ritornare a notte fonda e sua abitudine spostarsi in autovettura portando con sé dei cani.

a questo punto si ritiene opportuno fare queste considerazioni:

– la perquisizione fatta dall’arma dei carabinieri è stata effettuata con troppo impeto senza svolgere precedentemente un accurata attività informativa.

– interessato dal 1985 non è stato più oggetto di indagine da parte degli inquirenti.

– è opportuno approfondire l’attività informativa coadiuvando la se necessaria col servizi di pedinamento e appostamento considerando però che il soggetto è da ritenere pericoloso soprattutto per la spregiudicatezza che ha dimostrato in passato e per La dimestichezza che ha nelle armi da fuoco

– tiene in uso un’auto Lancia vecchio tipo di cui non si conosce la targa in quanto non a lui intestata

– un anonimo lo segnala come sospetto mostro

– conduce vita molto riservata non riceve nessuno è persona di dubbia condotta

– farebbe prostituire la moglie

30 luglio 2015 Interrogatorio Giampiero Vigilanti

https://www.mostrodifirenze.com/1985/12/20/18-novembre-1985-nota-su-giampiero-vigilanti/

in una nota del 20 12 1985 si dice che:

“ Sarebbe stato visto in tempi recenti maneggiare un grosso coltello. E’ solito minacciare di far male alla gente.”

Un grosso coltello ma non è specificato se militare come quelli della legione, come probabile.

Coltello in uso nella legione straniera negli anni 50

Notevole il fatto che già nell’85 ci fosse la contezza da parte del sisde che un anonimo segnalava Vigilanti come mostro di Firenze.

pugnalate inferte a JMK sono simili a quelle inferte a Severino Bonini nel 1951, tanto da ipotizzare la stessa mano.

IL FURTO DELLE PISTOLE

Cito L’ intervista video di GIAN PIETRO FIORE

https://www.mostrodifirenze.com/2017/12/08/8-dicembre-2017-intervista-a-giampiero-vigilanti-di-gian-pietro-fiore/

Sulle pistole rubate: si potrebbe ipotizzare che il Vigilanti facesse commercio di armi in nero o meno: in effetti ne aveva tante sparite misteriosamente alla perquisizione. Come aveva tante cartucce mai denunciate.

Ricordiamo la frase del rapporto sisde:

– sarebbe in possesso di altre armi non denunciate e opportunamente ben nascoste –

In realtà la moglie di Vigilanti disse che le aveva vendute per pagare le bollette reato grave, perché finite in mano magari alla malavita. Il fatto se vero confermerebbe l’ipotesi di Vieri Adriani sul fatto che Vigilanti facesse contrabbando di armi.

9 maggio 2007 – Italia 1 – Il Bivio

E’ fiero del suo passato tutti sanno che ama sparare al tiro a segno. Al banco chiede delle pallottole calibro 22 ma quando gli squilla il cellulare si allontana e lascia la scatola sul banco Giampiero comprerà la scatola dimenticata winchester serie h calibro 22 l’ultima scatola della confezione.

ma non c’erano ancora i cellulari! Quelle cartucce infatti erano fuori produzione dal 1981: impossibile che un poligono avesse una scatola di 10 anni prima cioè nel 1992 al tempo dei primi cellulari. Molto più probabile che l’acquisto di quelle cartucce fosse avvenuto molti anni prima e in nero.

Domani, che barba che noia, ma se domani vai al tirassegno, la tua passione: domani finalmente si spara. Solo al tiro a segno Giampiero si sente felice oggi il bersaglio viene più volte centrato e i caricatori finiscono presto. Quando il tirassegno è chiuso a Giampiero piace andare in campagna camminare sparare un ottimo esercizio per tenersi in forma ogni volta che spara il tempo sembra essersi fermato quanti ricordi riaffiorano alla memoria si spara al bersaglio senza uccidere

( perché dice questa scemenza? Non si può sparare nei boschi. Forse perché sa di essere stato visto nei boschi con la pistola, magari a Mosciano da Fosco Fabbri?)

Sparare al tirassegno e avere una macchina rossa come quella segnalata nei luoghi del delitto è una colpa?

chi ha sospettato e denunciato Giampiero?

chi pensa possa essere lui il mostro?

Vigilanti: “anche la storia della sera ( omicidio Vicchio) qualcheduno ogni tanto diceva: ho visto la macchina rossa, la Lancia Flavia, ad esempi, andare a Vicchio dove stavo io, dove viveva la mamma, io andavo la su e al cimitero”

E infatti l’hanno visto con la Flavia bicolore proprio alla boschetta di Vicchio, non di passaggio, e lo hanno segnalato il giorno e l’ora del delitto: ecco perché GPV mette le mani avanti da Ruggeri.

IL LOTTO DI CARTUCCE POTEVA ESSERE IDENTIFICATO COME QUELLO USATO DAL MOSTRO DI FIRENZE?

Il perito Giovanni Iadevito nelle udienze del processo Pacciani spiegò che le cartucce usate per i delitti avevano dei piccoli difetti al punzone per stampigliare la H sul fondello. Cito:

https://www.mostrodifirenze.com/1994/04/29/29-aprile-1994-7-udienza-processo-pietro-pacciani/

ho esaminato al microscopio questa “H” e ho visto che questa “H” qui nelle linee principali aveva sempre gli stessi, presentava sempre gli stessi difetti. Guardando particolarmente queste impronte, vediamo che qui, ecco, è più larga da questa parte che da questa. È un’imperfezione. Qui si ripete nello stesso modo. Qui assume una forma molto più snella, qui invece è un po’ più tozza ma il tutto è riconducibile al punzone che ha stampato l’impressione al momento in cui, comunque sia, è stato fabbricato il bossolo. Ho fatto le ricerche nel campionario della Criminalpoltrovai un pacco intero di cartucce Winchester.. che presentavano le stesse identiche caratteristiche… sono rapportabili senz’altro ad una certa epoca che è precedente a quella di un paio di anni prima del primo omicidio…. ora il punzone che stampa la H ad un certo punto viene cambiato perché soggetto ad usura, quindi possiamo avere che nello stesso scatolo di cartucce abbiamo delle immagini più nette, come in questo caso, oppure più evanescenti, ma ciò non toglie che è dovuto soltanto all’usura del punzone che ha stampato l’”H” .”

Quindi le cartucce usate dal mostro furono prodotte nel 1966 e riconoscibili ad un’analisi attenta e accurata, che purtroppo non ci fu sulle cartucce sequestrate a Vigilanti perché furono distrutte dopo il suo patteggiamento.

CONCLUSIONI

Seguo il solito metodo per trarre le probabilità che la pistola dai Vinci, sia passata di mano proprio a Vigilanti incrociando vari indizi che sono:

  • La pistola usata nel 68 era sicuramente una BERETTA 22 long rifle come descritta da Stefano Mele e da Zuntini

  • La pistola del 68 è quella usata dal mostro di Firenze in tutti i delitti vedi perizia Arcese Iadevito sui bossoli e sui proiettili.

  • Le cartucce usate nel 68 sono le stesse usate nel 74 le 22 L.R. a punta ramata mai usate in altri delitti o rapine dalla malavita in Toscana come da ricerca di Francis Trinipet. Del tutto improbabile la possibilità che qualcuno abbia trovato la pistola gettata nel Vingone, come dichiarato da Stefano Mele perché non avrebbe avuto le stesse cartucce a disposizione per l’omicidio del 74.

  • I Vinci erano coinvolti nel delitto del 68 sia per le accuse di Stefano Mele che per quelle di Parretti e del Calamosca.

  • La pistola potrebbe essere proprio la Beretta 22 Long Rifle mod 71 di Claudio Franco Aresti di Villacidro, paese dei Vinci, sparita nel nulla e mai ritrovata.

  • Francesco Vinci dopo la condanna definitiva del Mele potrebbe aver venduto la pistola, con le cartucce al mostro di Firenze, vedi testimonianza Calamosca. La pistola ormai è pulita, perché con la sentenza definitiva, chi vende e chi compra, presume che nessuno indagherà mai più sull’omicidio del 68 passato in giudicato

  • Vigilanti conosceva i Vinci e conosceva il loro medico il dr Vincenzo Caccamo che comprava e vendeva occasionalmente delle armi, ad es la High Standard di Vigilanti era del dr Caccamo

  • Il rapporto del Sisde dice che Vigilanti probabilmente possedeva armi non denunciate che sapeva nascondere bene. Di fatto deteneva 176 cartucce 22 long rifle non denunciate sulla cui origine ha mentito.

  • Le perizie balistica di Zuntini nel 74 a Rabatta di De Fazio a Giogoli nel 83 e a Vicchio nel 84 escludono che a sparare sia stata una persona bassa. A Vicchio le impronte delle ginocchia fanno pensare ad un uomo molto alto, almeno 190, come Vigilanti che si appoggia alla portiera con le ginocchia mentre entra con il busto nell’abitacolo.

  • Abbiamo visto negli articoli precedenti che Vigilanti era molto probabilmente sulle scene del crimine sia a Calenzano che a Vicchio.

https://www.mostrodifirenze.com/2025/11/25/25-novembre-2025-considerazioni-sulla-presenza-di-vigilanti-sui-luoghi-e-nei-giorni-dei-delitti-di-calenzano-e-vicchio-di-claudio-costa/

  • Abbiamo visto che Vigilanti conosceva alcune vittime o le loro famiglie e conosceva oltre a Narducci i compagni di merende: Pacciani, Lotti, ma anche il Vanni.

Quindi incrociando tutti gli indizi procedo come mio solito alle esclusioni e alle probabilità con una griglia di logica.

  • Si può escludere che La pistola del mdf provenisse da Villacidro in Sardegna? No anzi è molto probabile, perché proprio dello stesso modello dotata anche di canna lunga come descritta dal Mele

  • Si può escludere che I Vinci fossero complici nel delitto del 68? No anzi è molto probabile.

  • Si può escludere che Francesco Vinci abbia venduto pistola e cartucce qualche anno dopo la condanna definitiva del Mele del 73? No anzi è molto probabile.

  • Si può escludere che Francesco Vinci abbia venduto pistola e cartucce proprio a Vigilanti: visto che era segnalato come detentore di armi non denunciate, vista la sua presenza sui luoghi di almeno due delitti, visto che Vigilanti si iscrive al poligono di tiro nel 1976 proprio per sparare con una Beretta cal 22?

NO non si può escludere, ma non posso neanche sbilanciarmi a dire che è molto probabile, perché non ci sono testimonianze a riguardo ( a differenza dei punti precedenti) di certo è una possibilità!

Vigilanti conosceva Pacciani fin dagli anni 50, può darsi che la pistola sia finita a Pacciani, di certo nel 74 chi uccide la coppia Pettini Gentilcore ripete lo stesso tipo di delitto del 68, con la stessa arma e le stesse cartucce, come a ripercorrere un delitto compiuto dalla stessa rama: questo ha un valore enorme dal punto di vista esoterico.

Claudio Costa

12 Aprile 2026 Vigilanti e il passaggio della pistola di Claudio Costa
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3 pensieri su “12 Aprile 2026 Vigilanti e il passaggio della pistola di Claudio Costa

  • 18 Aprile 2026 alle 07:13
    Permalink

    Beh, che dire? Ho letto tutto, parola per parola e i dubbi li ha instillati anche a me, che sono convinto della colpevolezza del Vampa.

    Rispondi
    • 20 Aprile 2026 alle 21:44
      Permalink

      hahahha il vampa colpevole h ahahahaha ahha a a ha ma statti zitto

      Rispondi

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