IL DEPISTAGGIO DEL 1982. Il Passaggio cruciale per la comprensione dell’intera vicenda del Mostro di Firenze.
di Carlo Palego e Pietro Medolla
1. PREMESSA
Nel nostro lungo lavoro di ricerca (canale YouTube “Leviamo la Maschera al Mostro di Firenze”), noi abbiamo dimostrato sulla base di un corposo insieme di elementi indiziari che i “Mostri” erano soggetti che “per mestiere coperto” erano legati alla locale cellula Gladio Stay Behind.
Tra questi “Mostri “ il capobanda o Mostro 1 (il cittadino statunitense ex militare – in quiescenza negli anni delle uccisioni delle coppie opera del “Mostro“) – J/G Bevilacqua, che però non era, fino a prova contraria che ad oggi non èstata da alcuno portata, lo Zodiac killer californiano; vedasi il mio video dedicato alla figura dell’ex CID dell’ottobre 2024 e per quanto concerne la vicenda Amicone i miei due video di giugno 2025) era uomo del livello di vertice di questa importante cellula Stay Behind, nonché agente di collegamento tra questa cellula e la base di Camp Darby (presso la quale Bevilacqua era stato in servizio continuato dal 1971 al 1974, per poi trasferirsi con lavoro di copertura in zona San Casciano).
Ma alla medesima cellula Stay Behind – e sempre al suo livello di vertice (rimando sul punto al mio video del 16 agosto del 2024) – appartenevano i due soggetti operanti presso il comando dell’Arma di Borgognissanti in Firenze e che per quasi tutti gli anni del Mostro furono i due in grado di condizionare l’attività investigativa di quel comando (che fino a quasi tutto il 1984 ebbe l’esclusiva dell’attività di polizia giudiziaria sugli assassinii delle coppie che erano fino a quel momento avvenuti nella campagna circostante il capoluogo toscano). Costoro erano il tenente colonnello CC Olinto Dell’Amico e il colonnello CC Federigo Mannucci Benincasa, ventennale capo del centro di controspionaggio del servizio segreto militare di Firenze e gran maestro dell’arte del depistaggio della rete Stay Behind italiana (vedasi sentenza-ordinanza denominata “Italicus bis” emessa dal tribunale di Bologna il 3 agosto 1994). Questo suo ruolo di vertice non sostituibile nell’importante cellula Gladio- Stay Behind di Toscana e Centro Italia fu essenzialmente il motivo per cui il cosiddetto “Mostro” (segnatamente il capo della omonima banda Bevilacqua) godette di una copertura così efficace (circostanza che è emersa in maniera lampante e clamorosa proprio nell’estate del 1982, dopo i gravi errori commessi dal “Mostro” durante l’aggressione di Baccaiano: gli unici veramente gravi errori commessi dal “Mostro “ negli anni in cuiè rimasto attivo).
2. IL DEPISTAGGIO DEL 1982 E’ FATTO CERTO
E’ circostanza non dubitabile che QUANTOMENO i bossoli ritrovati nel fascicolo del caso Mele / Signa a luglio 82 non fossero quelli che il perito incaricato del 1968 Innocenzo Zuntini aveva esaminato nei giorni successivi al duplice omicidio di Castelletti di Signa. Infatti: gli unici segni impressi su reperti balistici esplosi dall’arma semiautomatica che tra il 1974 e il 1985 ha ucciso giovani coppie appartate nella campagna fiorentina (l’arma, semiautomatica cal 22 long rifle, del Mostro) che sono confrontabili con la perizia di Zuntini del 1968 – nella quale stranamente è contenuta una sola descrizione verbale dei bossoli e dei proiettili repertati sul terreno di Castelletti di Signa e manca qualsivoglia rilievo fotografico di questi reperti fatto dal perito balistico incaricato (circostanza che per i negazionisti della sostituzione QUANTOMENO dei bossoli nel fascicolo Mele è normale, ma che normale certamente non è) – sono i segni impressi in zona fondello dei bossoli esplosi dall’estrattore e
dall’espulsore di quell’arma semiautomatica. A nessuna conclusione definitiva circa la provenienza dei reperti ritrovati nel fascicolo Mele a luglio 82 è invece possibile giungere confrontando, con la descrizione solo verbale di Zuntini del 1968, il segno impresso sui bossoli esplosi dal percussore dell’arma del Mostro, così come le rigature e i segni rilevabili sui proiettili esplosi sempre da quest’arma. Questo perché per questi segni è insufficiente il confronto con una descrizione solo verbale (in mancanza come si è detto di foto fatte dal perito incaricato nel 68) 1 .
1 La forza dell’impatto sul fondello del bossolo del meccanismo di percussione e la velocità di uscita dall’arma di un proiettile, che poi inevitabilmente impatta ostacoli di varia natura, fanno sì che siano troppi i dettagli e i micro-dettagli che vanno considerati per poter fare un confronto balistico significativo per poter essere questi dettagli e micro-dettagli sufficientemente ed esaustivamente considerati in una descrizione solo verbale. Per questo motivo Arcese e Iadevito nel 1983 si focalizzano solo sui rilievi fotografici disponibili (cfr perizia del 1983, par. “Esame esterno dei reperti”).
In tal senso si esprimono chiaramente i periti Arcese e Iadevito nel 1983, i quali dopo aver sottolineato nella loro perizia (par. “Esame esterno dei reperti”) la non significatività di un confronto con una descrizione solo verbale, basano di conseguenza il loro esame balistico sulla “documentazione fotografica” loro disponibile, sorvolando però sulla cruciale circostanza che i rilievi fotografici disponibili erano (e ancora oggi sono) quelli fatti ai reperti ritrovati nel fascicolo del processo Mele a luglio 82 (N.B.: non esistono altri rilievi fotografici e in particolare non esistono – rectius: non sono mai stati ritrovati – rilievi fotografici fatti sui reperti del 68 prima del 20 luglio del 1982, sicché sin dal 1982 questi rilievi fotografici ancora oggi disponibili sono ERRONEAMENTE definiti come “foto dei reperti del 68”). Questi rilievi fotografici niente pertanto potevano (e possono ancora oggi) dire circa la provenienza dei reperti ritrovati nel fascicolo del processo Mele a luglio 82. Ma per Arcese e Iadevito il problema della provenienza (dal terreno di Castelletti di Signa o meno) dei reperti ritrovati nel fascicolo Mele a luglio 82 era stato affrontato e risolto in quel 1982 dal primo perito incaricato di esaminarli, il col. Ignazio Spampinato (e questo hanno dato per scontato sia Arcese e Iadevito nel 1983, sia tutti i periti incaricati negli anni successivi di esaminare i reperti che erano stati inaspettatamente ritrovati presso il Tribunale di Firenze, a luglio 82), con la conseguenza che nessuno, in alcuna sede ufficiale, ha mai fatto esplicitamente il confronto di questi reperti con la perizia Zuntini del 1968; tutti gli esperti coinvolti giungendo, in tal modo, alla medesima scontata conclusione che l’arma del Mostro fosse quella che aveva sparato nel 1968 a Locci e a Lo Bianco. Peccato che Ignazio Spampinato nella sua perizia del 1982 neppure citi la perizia balistica di Zuntini del 68, né sia mai stato richiesto o sollecitato a farlo quel confronto, né dal GI Tricomi né dal Dell’Amico (così come, incredibilmente, Innocenzo Zuntini non solo non fu nominato dal GI Tricomi e dal Dell’Amico, nel 1982, quale perito incaricato di esaminare i reperti ritrovati nel fascicolo del caso per il quale era stato lui il perito incaricato nel 1968, ma neppure sia stato mai coinvolto nelle verifiche balistiche che si sono fatte su quei reperti. Non c’è un atto ufficiale che citi il suo coinvolgimento, né mai Zuntini ha affermato di essere stato coinvolto).
Ebbene gli unici segni su reperti esplosi dall’arma del Mostro che sono confrontabili con una mera descrizione verbale – che come si è detto sono i segni impressi sui bossoli dai meccanismi di estrazione ed espulsione dell’arma del Mostro – sono radicalmente diversi dagli analoghi segni impressi sui bossoli esplosi dall’arma del 1968, quali descritti da Zuntini nella sua perizia balistica del 1968. E’ oggettivo e documentato che i segni di estrattore ed espulsore siano, quanto a conformazione (e nel caso dell’espulsore anche quanto a posizione), descritti da Zuntini in maniera radicalmente diversa da come sono stati descritti e fotografati da tutti i periti incaricati di esaminare bossoli repertati sulle scene del crimine del Mostro (incluso lo stesso Zuntini nel 1974 e ovviamente anche Spampinato nel 1982, essendo i bossoli ritrovati nel fascicolo del caso Mele / Signa a luglio 82 indubitabilmente bossoli esplosi dall’arma del Mostro).
Questa fondamentale circostanza, inoppugnabilmente dimostrata dall’evidenza balistica disponibile, non consente tuttavia di pervenire ad una conclusione univoca riguardo l’unicità o meno dell’arma da fuoco tra il 1968 e i successivi duplici delitti (l’arma del Mostro essendo o arma dello stesso tipo e calibro di quella del 68 ma non l’arma del 68, oppure essendo l’arma del 68, ma dopo aver subito, dopo l’agosto del 68 e prima del settembre 74, modifiche che ne hanno cambiato i segni che imprimeva sul fondello dei bossoli esplosi).
Ciò che prova senza ombra di dubbio l’evidenza balistica disponibile (tutta l’evidenza balistica disponibile, quindi inclusa la perizia Zuntini del 1968) è che i bossoli ritrovati nel fascicolo Mele a luglio 82 non erano i bossoli repertati a Castelletti di Signa ad agosto del 1968. Infatti sia che l’arma del Mostro fosse arma dello stesso tipo o classe di quella del 68, ma non quella del 68, sia che fosse quella del 68, ma rispetto al 68 modificata, per aprire la pista sarda nel 1982 sarebbe stato comunque necessario far sì che un qualsiasi esperto balistico non esaminasse i veri bossoli del 68, a meno di non obbligare questo esperto balistico a lasciare in atti un palese falso, che sarebbe stato facilmente riconoscibile da chiunque in buona fede avesse rifatto, negli anni a venire, quel confronto. In atti invece sono rimasti i bossoli e le foto dei bossoli che sono stati ritrovati (rectius: fatti ritrovare) nel fascicolo del processo Mele a luglio 1982 e che erano bossoli certamente esplosi dall’arma del Mostro. Mentre nessuna comparazione con la perizia Zuntini del 1968 è stata lasciata in atti. Chiamando ingannevolmente questi reperti, come ancora oggi comunemente avviene, “bossoli del 68”, la conclusione non poteva e non può ancora oggi che essere una : ”l’arma del Mostro è l’arma del 68”. Ma questa conclusione tiene solo a condizione di non considerare la perizia Zuntini del 1968. Quando la perizia Zuntini del 68 è (correttamente e in ogni sua parte) considerata, la conclusione dell’unicità dell’arma tra il 68 e l’85 diventa ciò che realmente è: un’affermazione non provata (stante la suddetta radicale diversità degli unici segni impressi su reperti esplosi dall’arma del Mostro che sono confrontabili con la descrizione verbale dei reperti balistici rinvenuti sul terreno di Castelletti di Signa fatta da Zuntini nel 1968).
La sostituzione nel fascicolo del caso Mele / Signa QUANTOMENO dei bossoli (nulla di definitivo potendosi dire sui proiettili per via della suaccennata mancanza di rilievi fotografici fatti sui veri reperti del 68 dal perito balistico incaricato, quindi prima del luglio 82), sostituzione che nel luglio 82 ha di fatto consentito l’apertura della pista sarda, e’ dunque una circostanza certa, provata: la pista sarda si è potuta aprire solo per via di questa (certa) manipolazione di documentazione processuale.
3. COME È STATA ATTUATA LA SOSTITUZIONE DI REPERTI BALISTICI NEL FASCICOLO DEL PROCESSO MELE
E’ corretto e legittimo chiedersi come – cioè con che modalità – questa manipolazione di documentazione processuale possa essere avvenuta, sempre che questa domanda non sia finalizzata a mettere in dubbio o addirittura a negare un fatto di cui per una serie di motivi oggettivi e ricostruibili (negare i quali diviene esercizio di disonestà intellettuale) si ha certezza. Questo è un principio fondamentale di ogni attività di indagine o ricerca che voglia poggiare su basi metodologiche rigorose.
Riguardo le modalità con cui la sostituzione, quantomeno dei bossoli, nel fascicolo del caso di Castelletti di Signa fu attuata, più scenari sono possibili e noi oggi, a così tanta distanza di tempo, non siamo ovviamente in grado di ricostruire in dettaglio come si siano immessi nel fascicolo relativo al caso di Signa reperti balistici non inerenti a quel caso ed esplosi dall’arma che in quel momento (dal 1974) stava uccidendo giovani coppie di fidanzati appartate nella campagna fiorentina. Possiamo però affermare con relativa certezza che l’immissione nel fascicolo processuale Mele / Signa di reperti balistici estranei a quel caso non rappresentava di per sé un problema oltremodo complesso per soggetti che, come si è osservato in premessa, avevano dimestichezza con ambienti di indagine e avevano rapporti e godevano di coperture da parte di altri soggetti che avevano pieno e incondizionato accesso agli archivi del Tribunale di Firenze, quali erano certi uomini dei nuclei operativo e investigativo del comando CC di Borgognissanti. La vera difficoltà era un’altra: darla a bere agli inquirenti (tanto più ove si consideri che colui che nel 1982 era l‘uomo di riferimento e la memoria storica del nucleo investigativo di Borgognissanti era anche colui che nel 1968 aveva condotto l’indagine di polizia giudiziaria sul caso di Castelletti di Signa e anche, a dirla tutta, che il Procuratore capo di Firenze in quel 1982 era il dr. Vigna, sostituto nel 1968). La cooperazione di almeno qualcuno di livello adeguato interno al comando CC di Borgonissanti era necessaria, per avere una qualche chance di far passare l’operazione di sostituzione di reperti balistici nel fascicolo Mele totalmente inosservata, come in effetti è avvenuto a luglio 82. Torneremo su questo cruciale aspetto nel successivo paragrafo.
Ciò che con maggior probabilità noi crediamo sia avvenuto, quando si decise di procedere con l’operazione di sostituzione dei reperti balistici effettivamente provenienti dal terreno di Castelletti di Signa con reperti esplosi dall’arma del Mostro, è che ai “Mostri” sia stato chiesto, da chi a Borgognissanti disponeva della documentazione relativa al caso di Signa e in particolare della documentazione balistica prodotta dal perito del 1968, di esplodere con l’arma con cui si erano uccise coppie appartate (in quel momento quattro coppie appartate) i colpi che servivano (tenendo ovviamente conto di tutte le descrizioni fatte da Zuntini nel 1968 presenti, ma forse meglio dire che sarebbero state lasciate, in atti) e di consegnare poi proiettili e bossoli esplosi. Da notare che – stante la mancanza di qualsiasi arma (non trovata sia nel caso del 68, sia nei successivi duplici omicidi) e ancor più nel caso, come si è detto possibile, di arma del Mostro stessa arma del 68, ma rispetto al 68 modificata – una scelta razionale ed efficiente sarebbe stata quella di sostituire solo i bossoli e non anche i proiettili. Noi riteniamo che sia probabile che siano stati sostituiti solo i bossoli, ma che sia certo (questa è la nostra conclusione definitiva) che QUANTOMENO i bossoli ritrovati nel fascicolo del processo Mele a luglio 82 non fossero i veri bossoli del 68, ma fossero quelli sostituiti.
È’ altresì probabile che i reperti balistici esplosi con l’arma del Mostro da immettere nel fascicolo del processo Mele siano stati consegnati da qualcuno della banda del Mostro o banda Bevilacqua, o direttamente (su istruzione degli uomini di Borgognissanti coinvolti nell’operazione) o per il tramite degli uomini di Borgognissanti coinvolti nell’operazione, a qualcuno, compiacente, operativo all’interno del tribunale di Firenze, che ha materialmente provveduto all’immissione nel fascicolo Mele dei reperti esplosi dall’arma del Mostro. Interessante al riguardo la figura, che al tempo lavorava presso il tribunale del capoluogo toscano, di tale Gianni Frezzolini (malvivente che sarebbe stato in seguito condannato per aver sottratto corpi di reato da archivi e/o appositi depositi di alcuni tribunali toscani – Firenze e Lucca – e averli poi consegnati a bande criminali), il quale Frezzolini risultò aver avuto rapporti con la famiglia di Susanna Cambi a cui – stando alla testimonianza resa dalla sorella di Susanna, Cinzia – il poco di buono avrebbe fatto balenare la possibilità di risolvere i guai finanziari che la affliggevano (pare a condizione di avere in cambio favori sessuali da parte dell’avvenente Susanna).
4. IL DEPISTAGGIO DEL 1982 FU OPERAZIONE FIRMATA
Ma il vero punto rilevante di questa operazione di sostituzione, quantomeno dei bossoli, nel fascicolo del processo Mele / Signa è che, una volta riconosciuta come tale, questa operazione è praticamente firmata.
Infatti questa operazione, di per sé non difficile, come si è detto, da eseguirsi, sarebbe stata pressoché impossibile da far passare (come è invece passata) indenne al vaglio degli inquirenti, se alcune figure, tra questi inquirenti, non fossero state attivamente coinvolte nella manipolazione del fascicolo Mele. E queste figure necessariamente sono:
– il tenente colonnello CC Olinto Dell’Amico, che sul caso di Signa aveva a lungo e in prima persona indagato e quindi non solo non poteva non conoscere (né essersi dimenticato) dei dettagli di quell’episodio, ma disponeva anche – sin dal 68 – di ogni documentazione utile, a cominciare da quella balistica prodotta da Zuntini nel 1968; Dell’Amico che guarda caso fu colui che contattò per primo, nella prima quindicina di luglio, il GI Tricomi, per fargli acquisire il fascicolo del caso Mele / Signa del 68, mandando poi dal GI il suo sottoposto maresciallo Fiori con il foglio di giornale che parlava di quel caso e del processo Mele e inventandosi (rectius: concordando col Tricomi) la balla della lettera anonima che parlava di Castelletti di Signa che si sarebbe detta alla Della Monica, per puntellare la quale il Dell’Amico dispose di fare lo strano appello a mezzo stampa del 20 luglio 82 al fantomatico estensore di lettere anonime che in quell’appello viene denominato “cittadino amico “;
– il perito balistico incaricato di esaminare i reperti ritrovati a luglio 82 spillati al fascicolo Mele (il perito amico nonché uomo Stay Behind, fedelissimo del col. Federigo Mannucci Benincasa e con lui in seguito rinviato a giudizio e condannato per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, col. Ignazio Spampinato). Perito balistico incaricato che se fosse stato realmente un esperto indipendente avrebbe senz’altro avanzato istanza formale per acquisire la perizia balistica di Zuntini del 68 (neppure nominata nella relazione peritale di Spampinato del 1982) e per poter sentire lo stesso Zuntini in ordine ai molti lati oscuri che c’erano circa la provenienza di quei reperti, che però erano decisivi per aprire la pista sarda; ma che invece non fece niente di tutto questo e non ha lasciato in atti una sola parola circa la necessarissima verifica di provenienza di reperti ritrovati 14 anni dopo il fatto di sangue cui si presumeva che questi reperti si riferissero e circa nove anni dopo la sentenza definitiva che aveva condannato lo Stefano Mele, fuori posto e non assistiti da alcuna documentazione certificante il loro percorso, né come si è detto da rilievi fotografici fatti dal perito balistico del 68;
– e infine il giudice istruttore all’epoca incaricato del caso del “Mostro”, il dr Vincenzo Tricomi, che a luglio 82 senza battere ciglio nomina – su indicazione evidentemente del col. Olinto Dell’Amico – quale perito balistico incaricato di esaminare i reperti singolarmente ritrovati spillati al fascicolo del processo Mele, un esperto diverso da colui che, in qualità di perito balistico ufficialmente incaricato nel caso del 68, era l’esperto che in linea di principio quei reperti aveva già esaminato quattordici anni prima (e che era anche il perito che era stato anche incaricato di esaminare proiettili e bossoli repertati alla Rabatta, nel 1974). Il giudice Tricomi invece serenamente nomina il perito “amico” (il col. Ignazio Spampinato), l’esperto balistico ed esplosivista che nel 1994 sarà rinviato a giudizio e successivamente condannato assieme al colonnello Federigo Mannucci Benincasa per il reato di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna. Il GI Vincenzo Tricomi che inoltre non chiede e non si accerta che il necessarissimo confronto dei reperti balistici stranamente ritrovati nel fascicolo del caso Mele / Signa, senza documentazione del corpo di reato e senza rilievi fotografici fatti dal perito dell’epoca, fosse stato fatto, documentato e depositato in atti da Spampinato. Questo confronto non esiste in atti e come si è prima detto non risulta essere mai stato fatto in alcuna sede ufficiale.
5. CONCLUSIONI
Ma davvero si crede che tutto ciò sia casuale? Davvero si crede che uomini come Dell’Amico , Spampinato e Tricomi fossero degli sprovveduti buoni a nulla a cui non si sarebbe dovuto dare neppure l’incarico di dirigere il traffico, ad un incrocio però non molto trafficato?
Come ampiamente dimostrato nei video dedicati allo specifico tema del canale YouTube “Leviamo la Maschera al Mostro di Firenze”, Dell’Amico, Spampinato e Tricomi (i tre dalla cui interazione prese il via, nell’estate del 1982, la pista sarda) erano tutti e tre legatissimi al colonnello CC – SISMI Federigo Mannucci Benincasa (anche il GI Tricomi, che sappiamo addirittura da atti di indagine come egli frequentasse abitualmente Mannucci Benincasa e Dell’Amico, anche al di fuori di orari e spazi di lavoro).
E’ circostanza secondo noi provata che uomini di massima fiducia del colonnello Mannucci Benincasa (il che vuol dire uomini di punta della locale cellula Gladio-Stay Behind) nell’estate del 1982 aprirono la pista investigativa sarda, ordendo un’operazione di manipolazione di documentazione processuale che dimostra con pochissimo margine di dubbio come questi uomini sapessero chi era il cosiddetto Mostro di Firenze e fossero in grado di stabilire un contatto con gli assassini.
Riferimenti:
- Perizia tecnico – balistica d’ufficio del col. Zuntini Innocenzo nel procedimento penale contro Mele Stefano (1968)
- Perizia tecnico-balistica del col. Zuntini Innocenzo sui bossoli e proiettili repertati alle Fontanine di Rabatta (1974)
- Perizia tecnico – balistica del col. Spampinato Ignazio sui bossoli e proiettili ritrovati presso il Tribunale di Firenze nel fascicolo del caso Mele/Castelletti di Signa (1982)
- Perizia tecnico-balistica di Arcese e Iadevito sui bossoli e proiettili ritrovati presso il Tribunale di Firenze nel fascicolo del caso Mele/Castelletti di Signa (1983)
- Sentenza ordinanza “Italicus bis” del Tribunale di Bologna del 3 agosto 1994
- F. Amicone “Il depistaggio del Mostro” 5 agosto 2021
- F. Amicone “Come il Mostro ha depistato gli investigatori” 6 agosto 2021
- V. Fenili L. Carletti “Supernotes” memorie dell’agente Kasper, 2017
