Dal delitto Cuscito al Mostro di Firenze: emerge una pista ufficiale mai analizzata
Un nuovo, documentato, collegamento emerge tra l’omicidio irrisolto di Clelia Cuscito, avvenuto a Firenze nel dicembre del 1983, e i delitti attribuiti al Mostro di Firenze. Un incrocio investigativo finora mai analizzato in modo sistematico, che mette in relazione un sospettato del caso Cuscito con una pista ufficiale seguita dalla magistratura nell’ambito delle indagini sul serial killer. Nei giorni scorsi è stata depositata presso la Procura di Firenze un’integrazione all’esposto già presentato sull’omicidio Cuscito. La nuova relazione introduce un elemento oggettivo e documentale: la convergenza tra due procedimenti giudiziari distinti, attraverso atti formali prodotti dagli investigatori dell’epoca.
“Nella relazione depositata individuiamo un incrocio documentale oggettivo tra la persona che riteniamo essere il principale sospettato dell’omicidio di Clelia Cuscito e una pista ufficialmente seguita dalla magistratura nell’ambito delle indagini sul Mostro di Firenze”, spiega l’avvocato Mattia Alfano, che ha curato il deposito dell’integrazione. Il collegamento nasce da due atti giudiziari formali. Il primo è un verbale di Polizia Giudiziaria del 1983, che attesta la disponibilità, da parte del sospettato del caso Cuscito, di una Alfa Romeo Giulia bianca. Il secondo è un atto della Procura del 1986, che trasmette un rapporto di indagine relativo alla ricerca di una Alfa Romeo Giulia bianca segnalata sul luogo del duplice omicidio di Baccaiano di Montespertoli del 19 giugno 1982, delitto attribuito al Mostro di Firenze.
“Si tratta di una pista ufficiale, disposta dalla magistratura, non di una semplice segnalazione testimoniale – sottolinea Matteo Calì, giornalista -. L’elemento inedito è che questa pista non è mai stata messa in relazione in modo sistematico con il procedimento relativo all’omicidio Cuscito”.
Il documento, firmato dagli investigatori dell’epoca, riguarda una ricerca a tappeto della vettura, effettuata solo nell’agosto del 1985, sulla base di un rapporto del Nucleo Carabinieri del 2 agosto 1985, quindi a distanza di tre anni dal delitto di Baccaiano e a un mese dall’ultimo omicidio di Scopeti, attribuito al Mostro di Firenze.
La ricerca nasce dalla testimonianza di una persona che, la sera del 19 giugno 1982, riferì di aver visto un’Alfa Romeo Giulia bianca nei pressi del luogo del delitto. “Colpisce il fatto che, pur in presenza di una segnalazione immediata, la ricerca sistematica dell’auto venga avviata solo nel 1985 – osserva Loris Bonacci Martinelli, consulente -. È un dato che oggi assume un peso diverso alla luce dell’incrocio documentale emerso».
Questo nuovo collegamento si aggiunge ad altri punti di contatto già noti tra il caso Cuscito e il perimetro dei delitti del Mostro di Firenze. Tra questi, il rinvenimento del numero di telefono di Clelia Cuscito nel portafoglio di una vittima del delitto di Travalle del 1981, e la presenza di tracce biologiche compatibili con il raro gruppo sanguigno B sia nell’omicidio Cuscito sia nell’ultimo delitto attribuito al Mostro, quello di Scopeti del 1985.
“Anche il profilo della persona indicata come principale sospettato dell’omicidio Cuscito risulta compatibile, sotto il profilo criminologico sessuale, con le dinamiche dei delitti seriali attribuiti al Mostro di Firenze – aggiunge l’avvocato Alfano – per tipologia di interessi, contesto relazionale e struttura comportamentale”.
L’integrazione depositata in Procura non formula accuse, ma introduce «un nuovo asse di verifica tecnica, amministrativa e forense», fondato su documenti ufficiali e su elementi oggettivi rimasti finora separati.
“Alla luce di questi elementi, il delitto Cuscito non può più essere considerato un caso isolato – concludono Alfano, Calì e Bonacci Martinelli – ma un possibile tassello di un quadro criminale più ampio, connesso ai delitti del Mostro di Firenze».
