Mostro di Firenze, trovata la tomba della prima vittima Barbara Locci. Il figlio Natalino: «Ma non possiamo fargliela adesso?»

La ricerca si è intrecciata con importanti sviluppi legali e scientifici riguardanti l’identità di Natalino Mele

Per quasi sessant’anni, il destino dei resti di Barbara Locci è rimasto avvolto nel silenzio, specchio di un’epoca che non perdonava la libertà sentimentale femminile. Prima vittima della serie di omicidi legati alla Beretta calibro 22, la donna fu sepolta nel 1968 al cimitero di Trespiano sotto il cognome del marito, Mele, secondo le usanze del tempo.

L’oblio di Barbara 

Senza che nessuno reclamasse le sue spoglie, nel 1982 la salma fu trasferita dalla fossa 44 del quadrato F in un ossario comune, cancellando ogni traccia visibile della sua sepoltura. 

La ricerca legale

Il ritrovamento di questo luogo simbolico è avvenuto grazie alla determinazione dell’avvocato Lorenzo Tombelli, che ha assistito Natalino Mele, l’unico sopravvissuto a quella tragica notte di Signa.

Come riporta La Nazione, il legale ha intrapreso una complessa indagine burocratica tra vari comuni toscani e registri parrocchiali, scontrandosi inizialmente con numerosi “no” e documenti mancanti. La svolta è arrivata consultando i vecchi archivi cartacei di Trespiano, dove la donna era stata registrata non con il proprio cognome, ma come “Barbara Mele”.

Nuove verità biologiche

Questa ricerca si è intrecciata con importanti sviluppi legali e scientifici riguardanti l’identità di Natalino Mele. Nel 2025, infatti, è emerso che il padre biologico dell’uomo non era Stefano Mele, bensì Giovanni Vinci, fratello maggiore di Francesco e Salvatore, entrambi figure centrali e sospettate nelle indagini sui delitti del Mostro di Firenze. Questa scoperta ha aggiunto un ulteriore tassello di verità a una storia familiare segnata da segreti e tragiche ambiguità. 

Il peso del pregiudizio

La solitudine postuma di Barbara Locci racconta molto dell’Italia di fine anni Sessanta, un periodo in cui il delitto d’onore influenzava ancora profondamente il giudizio sociale. Uccisa durante un incontro clandestino con Antonio Lo Bianco, la Locci fu vittima di una doppia emarginazione: quella del killer e quella di una società che scelse di non onorarne il ricordo. Mentre Lo Bianco ebbe funerali celebrati e una tomba curata, per lei non ci furono fiori né preghiere ufficiali, finendo sepolta nell’indifferenza collettiva.

Nonostante l’impossibilità tecnica di avere oggi una tomba individuale, Natalino Mele è riuscito finalmente a dare un volto e un luogo al suo dolore. Sabato scorso, il figlio della vittima ha visitato l’ossario di Trespiano portando con sé una foto della madre scaricata dal web, l’unica immagine in suo possesso dopo una vita trascorsa tra orfanotrofi e collegi. Quel ritratto in bianco e nero, posato tra i lumini dell’ossario comune, rappresenta la fine di un’attesa durata oltre mezzo secolo e il primo gesto di pietà filiale per Barbara. La Nazione riporta le parole di Natalino: «Ma non possiamo fargliela adesso, una tomba come tutti gli altri?».

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20 Gennaio 2026 Stampa: Corriere Adriatico – Mostro di Firenze, trovata la tomba della prima vittima Barbara Locci. Il figlio Natalino: «Ma non possiamo fargliela adesso?»
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