Il delitto di Clelia e alcuni strani legami: le piste infinite del Mostro di Firenze
Antonella Mollica
L’ultimo capitolo porta al delitto di una prostituta di Firenze nel lontano 14 dicembre 1983, durante gli omicidi del Mostro
Si continua a scavare tra i delitti irrisolti e spesso dimenticati del passato alla ricerca di una chiave per decifrare i delitti del Mostro di Firenze. Piste mai battute o abbandonate che oggi, con i nuovi strumenti offerti dalla scienza, potrebbero fornire altri spunti di indagine e aggiungere tasselli inediti all’inchiesta infinita degli otto duplici delitti che insanguinarono le colline di Firenze dal 1968 al 1985.
L’ultimo capitolo porta al delitto di una prostituta di Firenze nel lontano 14 dicembre 1983. Clelia Cuscito, ex infermiera, aveva 37 anni quando fu massacrata con 15 coltellate nel suo appartamento a sud di Firenze. Non fu una rapina, questa è l’unica cosa certa: chi uccise non portò via niente, nè gioielli, nè i 14 milioni di lire.
Per quel delitto ci sarà un unico sospettato ma a distanza di 15 anni: è Giancarlo Lotti, uno dei compagni di merende di Pietro Pacciani, morto nel 2002 dopo essere stato condannato a 26 anni per quattro degli otto duplici delitti. Verrà iscritto dal pm Paolo Canessa sul registro degli indagati nel 1998, uno degli identikit tracciato dopo il delitto era talmente somigliante a lui che fu lui stesso a riconoscersi in quel disegno.
Le indagini non portarono a nulla e nel 2009 il fascicolo verrà archiviato.
Adesso l’avvocato Mattia Alfano, che si è avvalso del giornalista Matteo Calì e del consulente Loris Bonacci Martinelli, ha presentato un esposto in procura sul caso di Clelia mettendo in fila una serie di elementi su quel delitto dimenticato.
Da una rilettura degli atti emerge che l’ultima persona che entrò a casa di Clelia, secondo le testimonianze dell’epoca che portarono anche a un identikit, fu un uomo mai indagato: era la persona che produceva e forniva a Clelia le videocassette hard che lei utilizzava per il suo lavoro — ne aveva 46 in casa — e che frequentava regolarmente l’appartamento di via Orsini.
Quell’uomo, oggi ultraottantenne, è ancora vivo.
In casa venne trovata un’agenda telefonica sporca di sangue con due pagine strappate, forse lì c’era una traccia che poteva portare all’assassino, su un interruttore della luce all’ultimo piano del condominio venne trovata un’impronta e tra le mani di Clelia vennero trovati capelli strappati a un soggetto di gruppo sanguigno B, lo stesso trovato su un fazzoletto e su un capello repertati sul luogo dell’ultimo delitto della serie del Mostro, quello degli Scopeti nel 1985.
C’è un altro elemento che emerge dalle vecchie inchieste: un biglietto con il numero di telefono di Clelia venne trovato nel portafogli di una delle vittime, Stefano Baldi, ucciso con la fidanzata Susanna Cambi nel duplice omicidio di Calenzano del 1981.
Nel 1983 la pistola Beretta calibro 22 — dopo il primo delitto della serie, quello del 1968 — aveva già ucciso altre cinque coppie, l’ultima solo tre mesi prima del delitto di Clelia, quando morirono due ragazzi tedeschi dentro un furgone.
Tra il 1982 e il 1984 furono quattro le prostitute uccise a Firenze.
Il 12 febbraio 1982 era stata uccisa con una trentina di coltellate Giuliana Monciatti, ex ballerina di 40 anni. Dopo Clelia, il 27 luglio 1984 fu trovata strangolata Giuseppina Bassi, 55 anni, ex modella, in una casa vicino alla stazione Santa Maria Novella. Il 13 ottobre 1984 Luisa Meoni, 42 anni, venne trovata uccisa nel suo appartamento di via della Chiesa.
