CONSIDERAZIONI SULLA PRESENZA DI VIGILANTI SUI LUOGHI E NEI GIORNI DEI DELITTI DI CALENZANO E VICCHIO.
PERCHE’ VIGILANTI TEME DI ESSER STATO VISTO?
PERCHE’ NEL 1994 USCI’ L’ARTICOLO DI GENNARO DE STEFANO SU VISTO
Cito dalla nota dei carabinieri:
Un articolo di stampa di Gennaro DE STEFANO, pubblicato sulla rivista “Visto” edizione 1994 nr. 49 – di seguito sintetizzata – nel quale il giornalista già ipotizzò il fatto che nel lontano 1981 un ex legionario venne fermato poco dopo l’omicidio dei due giovani fidanzati di Vicchio a bordo di un’autovettura Alfa Romeo di colore rosso in evidente stato di agitazione che comunque non destò alcun sospetto sui militari dell’Arma impegnati nel controllo di Polizia (All. 25):
“… perché nelle trentamila pagine dell’inchiesta la verità c’è, forse è seppellita o forse troppo evidente da non essere stata vista, ma c’è. E prima o poi verrà fuori. Perché ad esempio un’Alfa Romeo rossa fu fermata dai carabinieri alle Bartoline poco prima dell’omicidio di Susanna e Stefano, che avvenne attorno alle 23:30 e i militi dell’Arma si limitarono a controllare la patente del guidatore osservando, però, che “il conducente rivelava uno stato di agitazione psicomotoria” (cosa peraltro mai riscontrata in sede documentale da questo personale – ndr).
“… in un crescendo esibizionistico, poco dopo 1”omicidio, una guardia giurata affermò che vicino a un bar s’era fermato un uomo su una macchina rossa lasciando in terra cinque proiettili calibro 22. Successivamente furono rinvenuti altri 30 proiettili a Poggio a Caiano e una decina a Scarperia. Una vera e propria semina che non consentì però di dimostrare che appartenevano al mostro perché si trattava di colpi inesplosi. …”
“… i Carabinieri non lo sanno e non parlano, ma nelle famose trentamila pagine dell’inchiesta l’ex Legionario è apparso, eccome, e proprio, nel 1981 e proprio dopo l’omicidio di Susanna e Stefano. Era lui l’uomo fermato alle Bartoline su un’Alfa rossa alle 22 circa del 22 ottobre era lui l’uomo agitato e nervoso che fu lasciato andare, era lui uno dei guardoni della zona. …”
Quindi De Stefano non fa il nome di Vigilanti, altrimenti i carabinieri lo avrebbero citato, ma parla di un generico legionario. Invece Pacciani lo accusa direttamente.

La lettera di Pacciani o memoriale su Vigilanti

L’avv Vieri Adriani nel suo articolo . L’intoccabile e il Mostro pg 15 scrive:
“Pacciani dopo la condanna, nel secondo memoriale, descrive un “ex Legionario di Prato”, fermato dai carabinieri nel 1981 a Calenzano su un’Alfa rossa, trovato in possesso di proiettili calibro 22. Un ritratto che coincide con GV. All’apparenza Pacciani sta copiando il testo di un articolo pubblicato dal giornalista Gennaro De Stefano sul settimanale Visto, l’ultima settimana del novembre 1994. Nella realtà è lui che ha fornito al giornalista l’informazione apparsa su Visto, verosimilmente tramite la sua difesa, per il timore di scoprirsi di persona. Così adesso può anche passare semplicemente per quello che “chiosa” un articolo di stampa già uscito, senza molta originalità e, soprattutto, senza grossi rischi.”
https://www.avvocatoadriani.it/il-delitto-degli-scopeti/
CONSIDERAZIONI
Chi era la fonte del giornalista De Stefano? Non può essere un testimone qualunque, deve essere una persona che conosce i fatti nel dettaglio: Vigilanti sapeva di essere stato visto, e questo è successo, ma chi poteva conoscere il dettaglio del fermo fatto dalla stradale , con Vigilanti in stato di agitazione, che corrisponde alla descrizione fatta dai due fidanzati Tozzini e Parisi che cito :

Quindi la fonte di De Stefano :
– o era presente al fermo, cioè un uomo delle forze dell’ordine.
– o ha raccolto delle confidenza dallo stesso Vigilanti, che però non sapeva, al tempo delle sue dichiarazioni, che il verbale del fermo non sarebbe mai stato trovato.
Pacciani in realtà non scrive solo ex legionario, fa proprio il nome di Vigilanti, che conosceva,

De Stefano invece non fa nessun nome almeno per il testo che dispongo.
Come mai Pacciani si fida ad identificare Vigilanti nel protagonista dell’articolo di De Stefano? Perché ha avuto dallo stesso delle confidenze?
Le alternative sono davvero insondabili per me!
OMICIDIO CALENZANO 22 ottobre 1981
A 5 metri dall’omicidio di Stefano Baldi e Susanna Cambi a Calenzano, i carabinieri trovarono delle impronte di scarpone molto particolari, ne fecero il calco, che però andò perso. Il n del piede per qualche fonte è 44 per altri 45

A sx la suola degli scarponi dei legionari: rangers argueyrolles bm 65 a destra l’impronta ritrovata a Calenzano
Sono molto simili: al centro sono uguali, ma i tasselli laterali SECONDO Manieri sono diversi perché
– singoli nello scarpone,
– mentre sono appaiati a coppia nell’impronta, e traccia un disegno di tasselli appaiati
ma l’impronta si vede male, poi c’è l’usura dello scarpone e il fango ecc
Impronte di anfibi di tipo militare, presenti in almeno due scene del crimine. L’orma di scarpone militare (non delle nostre forze armate), rilevata alle Bartoline, e ancora un altra a Scopeti di cui ancora non e’ stato possibile (per adesso) recuperare le foto. Quest’ultima impronta di scarpone (sempre taglia 44) fu notata dal comandante Rimicci, tra i primi ad intervenire sul posto. L’allora comandante riferisce anch’essa essere con un carrarmato di tipo militare e che era presente in prossimità del cadavere maschile, già prima dell’intervento delle altre forze di polizia e dell’esercito che sopraggiunse dopo per effettuare i rilevamenti.
Sembra, secondo Loris Martinelli, che in numero di piede non corrisponda a quello di Vigilanti che aveva il 47 non il 45-44: purtroppo è una verifica che non si può fare perché il calco dell’impronta è andato perso e a Vigilanti non hanno preso le misure dei piedi.

Questa impronta deve essere quella digitalizzata dai Ros nel 2010
Ci sono foto diverse a colori più nitide dove invece i tasselli sembrano proprio accoppiati, in parte in basso a dx c’è l’orma di un cane secondo i cc.



Vigilanti con uno dei suoi cani, passione che aveva in comune con Joe Bevilacqua.
Il maresciallo Amore disse che Vigilanti usciva spesso di notte vestito di nero con gli anfibi militari e con i suoi cani.
Il Luigi Nesi testimone di Baccaiano vide un cane lupo appena dopo aver sentito gli spari nella stradina sotto la piazzola lungo il torrente.
Testimonianze particolari, come le dichiarazioni di Fosco Fabbri il quale raccontò a verbale il 13 giugno 1981


Un legionario con la tipica divisa grigia e il cappello Kapi bianco le “kapi blanc” L’unico che aveva una divisa strana, una o più pistole, ed era alto, tra i sospettati era proprio il Vigilanti.
Anche in una relazione del 1986 del nucleo operativo dei CC DI Prato si legge al punto 11:
“Il soggetto cioè Giampiero Vigilanti veste sempre da cacciatore con anfibi… ciò fa pensare alle tracce rinvenute a Calenzano. E in un altro omicidio fu rinvenuto un bottone che in genere è usato nelle giacche dei cacciatori “
E ancora, divise e attività di addestramento si ritrovano anche nelle dichiarazioni di Suor Elisabetta che, con riferimento preciso a coinvolgimenti con la vicenda del mostro di Firenze, riferisce di racconti di un detenuto che negli anni 90 gli parla di attività in divisa sulla Calvana. Lo stesso detenuto effettivamente fermato nel 1970 in Calvana con un valigione con armi e divise. Frequentava Vaiano per lungo tempo tra la fine degli anni 60 e inizio 70, dove si recava a fare “tiro al segno” (hobby condiviso in quegli anni anche da altri personaggi che ritroviamo nell’inchiesta). Questo detenuto dovrebbe essere Claudio Marucelli De Biasi

Un terrorista di destra con problemi psichici, omicida e probabile autore della lettera “del Galluzzo”

Secondo quanto sostenuto dall’avvocato Nino Filastò, inoltre, poco prima del delitto Susanna Cambi avrebbe fatto capire alla madre di essere pedinata da qualcuno. In una circostanza, mentre guidava l’auto in compagnia della madre, aveva rischiato di provocare un incidente spiegandole che “un tale, il solito” la stava seguendo e che era sua intenzione evitare di incontrarlo.
Testimonianza Tozzini-Parisi

Il ponte sulla Marina dove passò il sospettato con un auto rossa, ci sono i lampioni. cito dal blog mdf.com

Tozzini parlerà di un alfa rossa gt a 4 fari nello specifico, ma era buio e non la vide bene.
Siamo nel 1981 l’alfa gt era fuori produzione da 6 anni mentre l’Alfetta gt a 4 fari seconda serie era uscita nel 1980

Da sx a dx Lancia Flavia coupè, ALFA ROMEO Alfetta GT, ALFA ROMEO Giulia GT coupè, e 128 coupè
Tutte a 4 fari, più le luci di posizione I lampioni sul ponte della Marina non è detto che ci fossero nell’81, o nel caso, che facessero molta luce anche perchè i testimoni dicono che c’era buio e che non hanno visto bene, se non che l auto aveva quattro fari ed era una coupè: una alfa ( ma dubito che potessero riconoscere una Flavia coupè cme quella di Vigilanti: auto rarissima.

Faccio l’esempio di una serie di auto a doppi fari nel buio ( a fari spenti in questo caso)
Lotti acquisterà la 128 rossa solo nel 1983

Vigilanti acquista nel 1971 una Lancia Flavia coupè grigia, che fece dipingere di rosso con i cofani anteriori e posteriori di nero.

Rossella Parisi nel 1997 in udienza al processo


La Lancia Flavia coupè, come quella di Vigilanti al rally di Montecarlo nel 1964

Quella in foto, ridipinta di grigio come in originale, è esattamente l’auto di Vigilanti: stessa targa. Vinse il rally storico della Corsica nel 2011

Cito: “I fidanzati parlano di una Alfa color aragosta scuro con ruote più larghe di quelle di serie ed il cofano PIU’ SCURO del resto della carrozzeria” Siamo a Calenzano i fidanzati sono Giampaolo Tozzini e Parisi

A sx la lancia flavia coupè con le ruote originali più piccole di quelle montate nella coupè di Vigilanti.

A sx la Fulvia da rally a dx la Flavia coupè di Vigilanti che ne riprende la livrea da rally. Ci sono anche i fendinebbia quindi sembra un auto a 8 fari, in realtà i fari sono 4, poi ci sono le luci di posizione, come tutte le auto, e gli antinebbia, ma Tozzini e Parisi videro solo 4 fari, quindi i fendinebbia:
– o non erano ancora montati
– o erano spenti.

Notare che Vigilanti in auto tocca quasi il tettuccio come descritto sia dalla Parisi a Calenzano che nella testimonianza di S.G. un abitante di Borgo San Lorenzo che il 6 aprile 1989 verbalizza quanto segue, riguardo alla notte del delitto dell’84: un’auto rossa sportiva a forte velocità alle ore 23:15 sulla Sagginalese, che rischia quasi di scontrarsi con la sua auto, con a bordo un uomo sulla cinquantina piuttosto robusto e abbastanza alto da toccare con la testa il tettuccio.”

Questo tipo di autovettura con questo particolare colore di fabbricazione, il rosso, è stata richiamata, tra l’altro, nella nota nr. 367/48-1981 datata 28/06/1982 (vds. All. 26), a firma del Comandante della Compagnia Carabinieri di Prato, nella quale – in sintesi – si riferisce alla Procura della Repubblica di Prato del prosieguo dell’indagine sull’omicidio delle Bartoline
“… nel proseguo delle indagini lo scrivente e personale dipendente, stabilivano che verso le ore 00,30 del 23.10.1981 due giovani confidenti, che non intendono in alcun modo apparire od essere menzionati, riferivano che mentre a bordo di autovettura percorrevano via Mascagni di Calenzano diretti sulla citata via dei Prati, giunti nei pressi dell’imbocco del ponte sul fiume La Marina, avendo notato che un’autovettura proveniente dal senso opposto viaggiava ad elevata velocità, al fine di evitare una possibile collisione, erano stati costretti a fermare il proprio mezzo e nella circostanza notavano trattarsi di un’autovettura tipo sportivo di colore aragosta o rosso sbiadito condotta da una persona di apparente età 45-50 anni, stempiata dal viso e sguardo stravolti, con lineamenti tondeggianti, vestito di scuro, di cui riuscivano a far comporre un identikit della parte superiore, precisando di averlo notato bene per aver azionato nella loro macchina il segnale delle luci abbaglianti con cui intendevano richiamare l’attenzione dello sconosciuto conducente dell’altro autoveicolo della loro presenza; tali giovani collaboravano anche visionando fotografie e persone, i cui dati somatici o comportamento avevano richiamato l’attenzione degli inquirenti.
Altro giovane confìdente, anch’egli contrario ad apparire ed essere menzionato, riferiva oralmente che verso le ora 22,40, si trovava appartato insieme alla fidanzata, a bordo della loro autovettura, parcata all’inizio di via dei Prati per chi la imbocca dal lato Calenzano, in cui sostavano anche altre 3 o 4 autovetture con a bordo persone di cui non sapeva fornire indicazioni, prima di entrare in intimità, la ragazza si era insospettita per la presenza di un ombra. Alchè, per tranquillizzare la fidanzata, era sceso dall’autovettura ed in tale circostanza aveva notato un uomo avente le stesse caratteristiche di quelle descritte dai precedenti 2 giovani, tranne una lieve differenza dei capelli, che pur radi, erano corti e dritti, il quale avendolo notato si dileguava con andatura svelta e goffa nella adiacente sottostante campagna. Precisava che poteva essere alto 1,75-1,80, aveva corporatura robusta, gambe apparentemente arcuate, simili a quelle dei fantini di cavallo e braccia incrociate, dandogli la sensazione che vi nascondesse sotto qualche oggetto. Aggiungeva che se avesse avuto la possibilità di rivederlo avrebbe potuto quasi sicuramente riconoscerlo. Le indicazioni sull’uomo sconosciuto fornite dal giovane in questione erano le stesse di quelle acquisite dagli altri due confidenti, tanto che confermava il primo identikit prodotto, con la sola variante dei pochi capelli descritti. Anche a tale giovane venivano fatte visionare fotografie e persone che avevano destato qualche sospetto;…”
L’IDENTIKIT


Dal libro di Cochi e Cappelletti “MDF: al di là di ogni ragionevole dubbio!”

Quindi come visto, un secondo testimone riconosce l’identikit fatto dalle descrizioni dei due fidanzati, ma nella versione con più capelli. La somiglianza con Vigilanti è marcata, anche se nella foto più vecchio rispetto a 1981. Ai tempi, ai testimoni, mostrarono solo la foto di Faggi, perchè Vigilanti non era nemmeno indagato.
Cito il PM Del Turco dall’archiviazione di Vigilanti


Stefano Baldi lavorava come tecnico di macchine operatrici nelle filature della zona di Vaiano è possibile che per lavoro abbia conosciuto Vigilanti o il Reinecke. La stessa zona ove a lungo ha soggiornato GV indagato per tutti e otto i duplici omicidi
CITO vieri Adriani
– lo stesso individuo, sentito a sommarie informazioni testimoniali dal Pubblico Ministero prima di essere indagato, e perciò in quell’occasione senza il difensore, dichiarò e poi confermò anche alla stampa, di essersi trovato in zona “Le Bartoline” la notte in cui furono uccisi i due giovani Baldi e Cambi e di essere stato fermato a poca distanza per un controllo di routine da parte dei CC – lo stesso indagato era solito aggirarsi di notte, dunque in orari assai insoliti, in quel di Prato in compagnia dei propri cani di grossa taglia – le foto che abbiamo di lui lo ritraggono calzare anfibi di foggia miliare, unitamente al resto dell’abbigliamento uniformato sullo stesso stile
Testimonianza di Vigilanti a Canessa nel 2015
Vieri Adriani
Susanna Cambi, da fonte di stampa (La Nazione e La Città), frequentava il Mugello da moltissimi anni, sembra che qui avesse una seconda casa e che la giovane coppia fosse ritornata poche settimane prima, la domenica, in quei passati luoghi di vacanza, dove però era nato e aveva soggiornato anche il medesimo indagato di che sopra e dove lo stesso era solito recarsi, la domenica, in visita alla madre che abitava nei pressi – lo stesso individuo, sentito a sommarie informazioni testimoniali dal Pubblico Ministero prima di essere indagato, e perciò in quell’occasione senza il difensore, dichiarò e poi confermò anche alla stampa, di essersi trovato in zona “Le Bartoline” la notte in cui furono uccisi i due giovani Baldi e Cambi e di essere stato fermato a poca distanza per un controllo di routine da parte dei CC.
IL TESTIMONE

Agli atti dell’Arma di Prato è stata rilevata una missiva avente prot. nr. 1/98 del 17.11.1994, indirizzata alle Procure di Firenze e Prato, quest’ultima per conoscenza, relativa alla trasmissione di una annotazione di servizio (All. 22) redatta dal personale dell’Aliquota Operativa di quel Nucleo Operativo e Radiomobile avente il seguente testo:
REGIONE CARABINIERI TOSCANA COMPAGNIA DI PRATO Nucleo Operativo e Radiomobile Aliquota Operativa Prato, 17/11/1994
OGGETTO: Annotazione di servizio.
I Sottoscritti Brig. GIACHINO Carlo e App. DELL’ANNO Giovanni, appartenenti al Nucleo in intestazione, riferiscono a chi di dovere quanto segue: Alle ore 09:15 odierne gli scriventi, su richiesta di una persona, che almeno per il momento vuole mantenere l’anonimato, si recavano ad un appuntamento al fine di acquisire delle notizie, che a dire della fonte, erano utili al fine di addivenire ad eventuali complici del PACCIANI, noto come “mostro di Firenze”. La fonte riferiva di aver seguito nei giorni scorsi le udienze relative al processo PACCIANI e dalle testimonianze rese dagli Uff.li di P.G. intervenuti in occasione dei duplici omicidi di S. Casciano Val di Pesa e Calenzano nonché dalle testimonianze rese da personale che fornirono identikit del presunto “mostro” ha potuto associare diversi particolari ad un personaggio da lui conosciuto per VIGILANTI Giampiero abitante in Prato via Anile 10. In particolare:
è una persona molto alta, robusta, agile, con i capelli corti a spazzola;
dal 1985 al 1987 possedeva un’Alfa Romeo sprint coupé di colore rosso;
portava al dito un anello di grosse dimensioni con inciso un simbolo, particolare questi riferito anche dal barista di Vicchio BARDAZZI Baldo, in merito all’omicidio RONTINI;
a fine 1985 inizi 1986 portava braccio e parte della spalla ingessato; era solito calzare occhiali da sole ray ban con lenti gialle;
è un ex legionario, pensionato, quindi con molto tempo libero e possibilità di spostarsi nonché violento; amante delle armi;
nell’anno 1988 tramite una finanziaria ed altra banca di Prato prese un prestito di circa 80 milioni; somma quasi equivalente a quella sequestrata successivamente al PACCIANI;
prima di andare in pensione lavorava all’OFISA (Impresa onoranze funebri); adiacente alla propria abitazione vi abita certo DOLCE Claudio, rappresentante di medicinali, il quale, tempo addietro, avrebbe riferito a diverse persone di appartenere ad un gruppo speciale della Polizia di Stato e di calarsi dagli elicotteri di servizio con funi al fine di entrare in appartamenti ove fare irruzione. La fonte riferiva che sia il VIGILANTI che il DOLCE hanno rapporti di amicizia.
Il VIGILANTI Giampiero si identifica in VIGILANTI Giampiero, nato a Vicchio il 22/11/1930, residente a Prato in via Anile nr. 10.
Il DOLCE Claudio si identifica in DOLCE Claudio, nato a Prato il 25/08/1959, ivi residente in via Anile nr. 8.
Dagli atti in possesso a questo Nucleo si è potuto accertare che in data 16/09/1985 è stata eseguita perquisizione, ai sensi dell’art. 41 T.U.L.P.S., presso la propria abitazione sita in questa via Anile nr. 10, quella della propria madre sita in Vicchio del Mugello, località Padule, via Caselle nr. 36. Nell’occasione furono sequestrati numerosi articoli di giornali ritagliati riportanti notizie sul “mostro di Firenze”. Era in possesso di pistola Istandard Calibro 22 da tiro con matricola nr. 1955392, regolarmente denunciata al Commissariato di P.S. di Prato.
Il DOLCE, da appunti in possesso a questi uffici, risulta spacciarsi per Colonnello dell’Aviazione e Commissario di Polizia. La fonte inoltre riferiva di essere disposta ad avere un colloquio riservato con il Dott. CANESSA della Procura della Repubblica di Firenze. Tanto se ne riferisce per le ulteriori valutazioni e determinazioni di codesta
A.G.. App. DELL’ANNO Giovanni Brig. GIACHINO Carlo
CONCLUSIONI
A Calenzano i punti che combaciano con la presenza di Vigilanti sul luogo sono:
L’auto, che secondo Tozzini poteva essere anche una Lancia Falvia coupè a 4 fari
Il colore rosso dell’auto con cofano scuro
Un auto che ricordava quella dei rally come la Fulvia rossa e nera
Le gomme larghe come quelle dell’auto di Vigilanti
l’identikit
l’altezza dell’uomo che quasi toccava il tettuccio,
la ammissione dello stesso Vigilanti di essere a Calenzano il giorno e l’ora dell’omicidio.
Sono 7 punti che collimano. Statisticamente è davvero poco probabile che sul ponte della Marina non fosse Vigilanti con la sua Lancia Flavia coupè!
OMICIDIO DI CLAUDIO STEFANACCI E PIA RONTINI 1984 A Vicchio

https://www.mostrodifirenze.com/2015/11/06/6-novembre-2014-testimonianza-di-giampiero-vigilanti/
Una Flavia coupé rossa con tetto nero fu avvistata in prossimità della scena del crimine, da una persona che la segnalò telefonicamente i primi di agosto. Persona anonima che ne descrisse il modello e anche le caratteristiche fisiche del conduttore. Un uomo che somigliava all’identikit pubblicato dai giornali, ma con i capelli più lunghi.
La testimonianza fu fatta da un uomo di Pistoia che la notte del delitto passava in auto sulla provinciale. Il possessore era nella sua auto Flavia coupé rossa con tetto nero, parcheggiata nei pressi della “boschetta”. Al sopraggiungere del “pistoiese” scese per controllare se la sua auto ostacolava il passaggio. Pochi giorni dopo il delitto il “pistoiese” raccontò tutto a un giornalista.
L’auto di vigilanti ai tempi era un flavia coupè infatti Vigilanti afferma:
“Ho posseduto una Lancia Flavia rossa. Se fa riferimento alla macchina rossa vista a Vicchio prima del delitto di Pia Rontini e Claudio Stefanacci può essere anche la mia: lì a pochi passi dalla piazzola abitava mia madre, a trovarla ci andavo in macchina”.
Dal gazzettino Chianti
Auto con 4 fari che assomiglia alla famosa auto vista da Tozzini a Calenzano.

Particolare dell’auto che ritroviamo nella testimonianza di S.G. un abitante di Borgo San Lorenzo che il 6 aprile 1989 verbalizza quanto segue, riguardo alla notte del delitto dell’84: un’auto rossa sportiva a forte velocità alle ore 23:15 sulla Sagginalese, che rischia quasi di scontrarsi con la sua auto, con a bordo un uomo sulla cinquantina piuttosto robusto e abbastanza alto da toccare con la testa il tettuccio
La testimonianza sull’altezza combacia perfettamente con quella già vista di Tozzini e Parisi sul ponte della Marina a Calenzano, nella foto in effetti Vigilanti sembra che tocchi il tettuccio e gli si vede solo mezza fronte.

Umberto Cecchi già direttore de La Nazione Il 10 Agosto 1984
Per me Vigilanti disse di essere passato per la boschetta, perché sapeva di essere stato visto. A verbale nel 2015 disse:
«Ero a Vicchio, ma solo per curiosare. Ero stato con Pacciani e Lotti alla Boschetta, sia nei giorni precedenti che dopo il delitto. Passai in auto da Calenzano, ma seppi del delitto l’indomani»
Vigilanti dichiarò di aver visto Lotti e Pacciani a Vicchio in zona boschetta prima e dopo l’omicidio: perché?
Sull’automobile dello Stefanacci vennero rilevate alcune impronte che potrebbero essere ricondotte all’autore del duplice omicidio. Nello specifico, la fascia paracolpi impolverata dello sportello destro mostrava due aloni semicircolari, riconosciuti verosimilmente come impronte di ginocchia, alte da terra 60 centimetri. Sulla cornice dello sportello destro vennero inoltre evidenziate due impronte digitali parziali. Molto si è elucubrato soprattutto sulle impronte di ginocchia che permisero di stabilire un’altezza superiore a 180 centimetri di colui che le aveva lasciate. Addirittura De Fazio ipotizza un’altezza vicino ai 2 mt. Tra i sospettati entrati nelle indagini ci sono persone sono così alte: Gian Piero Vigilanti, Rolf Reinecke, Robert Parker e Nathanel Vitta.
TESTIMONIANZA
“Uno dei testimoni che udi’ gli spari la sera dell’ omicidio, il 9 agosto di quell’anno verbalizzò di aver notato, 2 o 3 mesi prima di quella tragica notte, un’auto rossa (forse un’Alfa GT ma comunque un modello sportivo) con cofano anteriore nero in transito sulla Sagginalese. Auto simile a quella di Vigilanti.

In foto Vigilanti con la Flavia rosso e nera a doppi fari rotondi come le alfa.
Vigilanti a verbale disse:
«I delitti avevano mandanti diversi, appartenenti a una setta di persone pervertite, che sceglievano la vittima femminile»
Inquietante, un aforisma di Vigilanti sempre nello stesso verbale
“ un santarellino non va con uno che bestemmia per strada”

Un anziano Vigilanti con la maglietta del reggimento di parà della legione dove aveva militato da giovane.
Secondo le testimonianze di Vicchio, Vigilanti e Pacciani si frequentavano molto, avevano la fama di delinquenti, la fama di quelli che se pagati sistemano qualunque cosa anche con la violenza, qualcuno aveva pure dei dubbi sulle disponibilità economiche di Vigilanti. Anche l’avvocato Vieri Adriani sottolinea che GPV aveva uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità economiche.
CONCLUSIONI
Come nel caso di Calenzano anche a Vicchio ci sono testimoni che vedono la sera del delitto:
Un auto rossa con cofano nero
Già vista alla boschetta mesi prima, proprio rossa con il cofano nero
guidata da una persona molto alta che toccava quasi il tettuccio
persona che assomigliava all’identikit pubblicato dai giornali ma con più capelli
come di una persona molto alta erano le orme delle ginocchia sulla panda delle vittime
anche in questo caso come a Calenzano Vigilanti si pone sulla zona del crimine, proprio perché sa di essere stato visto.
Come a Calenzano ci sono 6 punti che combaciano e dato:
– la rarità del modello di auto,
– la rarità della sua livrea rossa e nera
– la rarità di un conducente molto alto che quasi tocca il tettuccio
– la somiglianza dell’identikit fatto per Calenzano
Statisticamente si può affermare che è davvero poco probabile che quello visto a Vicchio non fosse Vigilanti con la sua auto.
OMICIDIO DI RABATTA
La madre di Vigilanti abitava a Caselle, una piccola frazione di Vicchio, davanti al bar: Stefania Pettini andava spesso in questo bar, specie alla domenica a trovare le cugine. (fonte Vieri Adriani)

Il Bar latteria a Caselle in via Padule
E’ quindi molto plausibile che il Vigilanti sapesse chi fosse la Pettini e che suo padre fosse un partigiano.
Intervista a Paolo Canessa dal libro “Il labirinto del mostro di Firenze”.


Eccellente articolo.
Veramente, completo e dettagliato!
Cit.
“Vigilanti a verbale disse: «I delitti avevano mandanti diversi, appartenenti a una setta di persone pervertite, che sceglievano la vittima femminile»”
__________
Gli atti su Vigilanti sono ancora secretati, tranne quei pochissimi passaggi emersi attraverso un articolo de La Nazione del 2019. Giusto?
https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/delitti-mostro-pacciani-vigilanti-91c1966b
O mi sono perso qualcosa? Perché da una ricerca in rete non riesco a trovare nulla su quel verbale, tranne quelle rare citazioni che vengono da quell’articolo.
Grazie
Nel blog/archivio è stato inserito, ultimamente, molto materiale su Vigilanti e Caccamo.
Ho letto tutto quello che ho trovato su entrambi, ma non mi pare di aver visto il verbale a cui si accenna in questo articolo.
No, quello non c’è. Dobbiamo ancora finire il carteggio disponibile su Vigilanti, magari salta fuori.