“Due donne e le orge con minori”. Il filo che lega mostro e Forteto
FIRENZE Un filo che lega due atrocità: il misterioso e mai chiarito “secondo livello“ che avrebbe operato sopra gli esecutori materiali…
Stefano Brogioni
Un filo che lega due atrocità: il misterioso e mai chiarito “secondo livello“ che avrebbe operato sopra gli esecutori materiali dei delitti del mostro di Firenze, e la setta del Forteto al cui interno si perpetrarono orribili abusi sui minori ospiti della comunità di Vicchio. Ad unire le due vicende più fosche che hanno segnato la storia del nostro territorio ci ha provato l’ex capo della squadra mobile Michele Giuttari, convocato dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto. Giuttari, dopo aver ripercorso la storia dell’inchiesta che lo portò a individuare i “compagni di merende“ Giancarlo Lotti e Mario Vanni, ha introdotto due figure, Veronica e Alessandra, due donne che, negli anni in cui il mostro uccideva e in cui alla comunità di Vicchio arrivavano dal tribunale dei minorenni, ragazzi da famiglie in difficoltà, avrebbero organizzato “festini“ che coinvolgevano appunto minori.
Ma quando Giuttari è entrato nei meandri dell’argomento, l’audizione è stata secretata. Dunque, almeno per il momento, resta un enigma questa possibile connessione fra mostro e Forteto.
Anche se, come raccontò lo stesso Giuttari anni addietro di fronte a un’altra commissione d’inchiesta – quella della Regione Toscana -, e come sa chi conosce gli atti meno noti dell’inchiesta mostro, i punti in cui la figura del “profeta“ Fiesoli s’avvicina ai duplici omicidi, sono stati diversi.
Innanzitutto Fiesoli era finito nelle liste dei sospetti della Sam, la squadra anti mostro: un testimone riferì di averlo visto nei pressi della piazzola di Scopeti il venerdì prima che si consumasse l’omicidio dei francesi. Poi, una scheda telefonica tramite la quale una voce ignota che mise in relazione la morte di Pacciani a quella del medico perugino Francesco Narducci, faceva strane telefonate minatorie a un’estetista di Foligno, aveva fatto chiamate anche al Forteto. La sede della cooperativa era distante appena qualche centinaio di metri in linea d’aria dalla piazzola della Boschetta dove si consumò il delitto del 1984 e, infine, l’ultimo indagato per i delitti del mostro, il medico Francesco Caccamo (archiviato), era finito ad abitare proprio accanto ai terreni del Forteto. Coincidenze, forse suggestioni. A meno che non ci sia quel filo “secretato“.
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Qui si va per la città ardente….