IN MORTE DI PIETRO PACCIANI

Il 22 Febbraio 1998 fu rinvenuto il cadavere di Pacciani, nella sua abitazione a Mercatale in via Sonnino dove aveva due stabili uno al civico 28 e uno al 30, anche se nell’indagine patrimoniale risulta il civico 32.

Cito Perugini al processo Pacciani.

l’abitazione di via Sonnino 28 ha un ingresso, su a destra un camino, una larga stanza e un bagnetto, l’abitazione di via Sonnino 30 ha più camere, una camera da letto sulla destra, una cucina che è frontale alla porta d’ingresso, un’altra camera piuttosto larga sulla sinistra e un bagno in fondo.

Quindi Pacciani alla morte aveva due appartamenti in via Sonnino.

La scoperta del corpo è dei carabinieri, che furono chiamati dai vicini allarmati dalla porta e dalle finestre aperte, in pieno inverno, della casa Pacciani. Il cancellino della corte era chiuso quindi scavalcarono la rete del giardino per entrare.

Via Sonnino 28 entrata nella corte che porta a casa Pacciani e vista dall’alto via sonnino 28/30. La goccia rossa sarebbe il civico 28 ma non può essere la casa di Pacciani.

Il cancellino trovato chiuso ce dà accesso al civico 30

La casa di Pacciani all’acquisto

 La porta finestra del civico 30 trovata aperta

L’orto di Pacciani davanti al civico 30 l’angolo con la grondaia a dx è il civico 28 in terra i famosi paletti usati come camminamenti dove troveranno la cartuccia a chiodo gobbo.

Cito il rapporto di Giuttari sulla morte di Pacciani

Mandanti dei duplici omicidi attribuibili al cosiddetto Mostro di Firenze. Nota riepilogativa relativa ad un consuntivo delle indagini sui vari filoni, nonché attuale stato delle stesse.

https://www.mostrodifirenze.com/1998/10/22/22-febbraio-1998-verbale-dei-carabinieri-sulla-morte-di-pietro-pacciani/

Pacciani sul tetto a pulire la canna fumaria

Appresa la notizia del decesso, personale di questo Ufficio, giunto presso l’abitazione del defunto Pacciani Pietro a Mercatale alle ore 16.40 del 22 febbraio 1998, già presenti i carabinieri della Stazione di San Casciano, riscontrava la seguente situazione:

– le due porte d’ingresso erano aperte, così come quella della cantinetta, posta nel giardino della casa;

– le luci, così come riferito dai carabinieri, erano tutte spente;

– la stanza cucina era in completo disordine;

– sul tavolo della stanza cucina si rinvenivano: due padelle contenenti cibo; una bottiglia di vino; un bicchiere colmo di vino; due mozziconi di sigaretta; alcune carte; il telecomando della televisione; un paio di occhiali da vista; un foglio di carta recante la dicitura “Vino da tavola F. Francioni e figli” con annotato a penna: “domani sabato 21 febbraio 1998”;

– per terra si rinvenivano alcuni stick di pillole medicinali e, in particolare, una scatola vuota di “Urbason Retard” con la scritta “mezza al mattino, mezza la sera – eliminare” (medicina che non risultava ricompresa tra quelle prescritte al Pacciani dal suo medico curante, né tra quelle che il Pacciani era solito acquistare presso la farmacia Piscitelli di Mercatale, così come risultava dai verbali delle dichiarazioni rese dalla dott.ssa Gambassini Anna Maria e della dott.ssa Piscitelli Maria Antonietta);

– la camera da letto presentava il letto disfatto solamente da un lato e sul comò vi erano alcune bottiglie contenenti la rimanenza di un liquido bianco trasparente inodore;

Disegno preso da una tavola dell’opera a fumetti “Il mostro di Firenze” Sceneggiatura: Liri Trevisanello Disegni: Erika De Pieri 144 pagine, brossura, b/n editrice Beccogiallo graphics 15 euro

https://www.beccogiallo.it/negozio/graphic-journalism/cronaca-nera/il-mostro-di-firenze/

– sul pavimento della stanza (posta sulla sinistra per chi entra nell’abitazione), vi era il corpo, privo di vita, di Pietro Pacciani, che si presentava disteso per terra a pancia sotto con i pantaloni abbassati. Lo stesso indossava pantaloni grigi, una maglia di colore azzurro ed un paio di scarpe allacciate da uomo di colore marrone, sporche di fango secco;

Pacciani era a carponi in rigor mortis, quindi aveva assunto la rigidità nella posizione in cui è morto con le ginocchia piegate la faccia e la pancia in terra. Questo è un cadavere in rigor mortis con le braccia che stanno in alto per le contrazioni muscolari. Quindi alla morte le braccia erano in quella posizione

– il medico legale, intervenuto sul posto, constatava che l’uomo, all’altezza del pube, aveva uno straccio fermato alla maglia con tre spille di sicurezza, imbevuto di varechina; il decesso, data la morbidezza del corpo, non risaliva a molto tempo prima; la strana presenza di macchie ipostatiche nella schiena, dal momento che il cadavere, a dire dei carabinieri, era stato da costoro rinvenuto a pancia sotto;

– da un controllo non erano rinvenute bottiglie contenenti varechina;

– dal certificato di Constatazione di avvenuto decesso, rilasciato il 22.2.1998 dal dott. Shaf.ei Sarvestanin, medico della Postazione di Emergenza Medica Est – San Casciano, risultava che il professionista si era recato alle ore 14.50 presso l’abitazione del Pacciani, chiamato dal 118 attestando che la morte di quest’ultimo presumibilmente era da far risalire alle ore 01.00 di quel giorno e che il decesso era stato causato da “probabile arresto cardio circolatorio”;

– dal verbale dei carabinieri, relativo all’intervento in occasione del rinvenimento del cadavere, redatto il 22.2.1998 alle ore 21.00, risultava che:

* nel giardino, davanti alla porta d’ingresso, che era aperta, proprio spalancata, vi erano una tinozza ed una scatola di cartone, ricolme di immondizia e, intorno, vari contenitori di cartone; * nel vano cucina vi era un grande disordine e sporcizia. Sul tavolo, vi erano resti di cibo e carte varie;

* l’ambiente non risultava essere illuminato da luce artificiale;

* nella camera da letto vi era disordine, il letto risultava disfatto e le coperte rivoltate su una parte. L’imposta era chiusa e l’ambiente non era illuminato da luce artificiale;

* nel vano, adibito a tinello, subito dopo la porta, sulla sinistra, vi era una valigia aperta con all’interno vari effetti personali;

* dinanzi al tavolino di cui sopra vi era il cadavere del Pacciani, bocconi, con i pantaloni abbassati fin sotto i glutei e la maglia parzialmente sollevata.

Inoltre, sul quotidiano “Il Giornale della Toscana” del giorno 1 aprile 2001, a pag. 3, sono stati pubblicati più servizi sulla morte di Pacciani, tra cui un’intervista alla nota Suor Elisabetta dal titolo “Aveva paura di essere ucciso”.

Nel corpo di tale intervista, la suora riferiva che il Pacciani aveva paura soprattutto dopo la sua scarcerazione, tanto che temeva che qualcuno, di notte, entrasse in casa sua. E, più specificatamente, alla domanda se Pacciani, quando era stato dimesso dall’ospedale, avesse sempre paura, Suora Elisabetta riferiva: “certo. Anzi le dirò di più. Io non vorrei fare confusione con le date. Ma dopo la seconda carcerazione degli anni novanta, mi raccontò che una volta, in quel periodo, un signore alto, vestito di nero, aveva suonato al campanello della sua casa. Pacciani era uscito a vedere chi fosse, ma lui questo signore distinto non lo conosceva. Pacciani non aprì il cancello, non lo fece entrare. Eppure quel signore alto, così mi raccontò Pacciani, lo minacciò. “Mi ha detto cose minacciose” mi confidò Pacciani”. In conclusione la suora riferiva che Pacciani non le aveva detto chi fosse quel signore perché non lo conosceva, ma le aveva fatto presente che si trattava di “una persona piuttosto elegante”. Successivamente, il giorno 3 aprile 2001, Mazzeri Anna Maria (Suora Elisabetta), sentita a verbale, confermava l’intervista in questione, ma non la circostanza, riferita dall’articolista, che Pacciani temeva di essere ucciso. Confermava, invece, interamente la parte dell’intervista relativa alla visita ricevuta dal Pacciani da parte di un signore distinto, che non aveva fatto entrare in casa.

Il giorno 29 marzo 2001, giusta delega della S.V., in Roma, veniva sentito a verbale, come persona informata dei fatti, Lavorino Carmelo. Nella circostanza, il Lavorino confermava i suoi sospetti sull’uccisione di Pacciani, riportate dagli organi di stampa, e produceva una memoria chiarificatrice di cinque pagine.

Appare opportuno ricordare, altresì, che, tra il materiale sequestrato nell’abitazione del Pacciani nel corso della perquisizione eseguita dopo la sua morte, vi era un biglietto manoscritto, apparentemente dalla mano dello stesso Pacciani, dal seguente tenore:

28. giugno 1992 – Madonnina del Rosario e Divino Gesù, Voi lo sapete che sono innocente da queste accuse infami che mi fanno, aiutatemi, non ho nessuno a cui rivolgermi, mi vogliono uccidere, porgi la Tua mano protettrice sui nemici cattivi, Ave o Maria”.

I dubbi sul decesso di Pietro Pacciani, come noto, non sono stati sciolti dalla consulenza tecnica disposta dalla S.V., che ha consentito di accertare, in particolare, che il cadavere del predetto non presentava traccia alcuna dei farmaci che per le patologie di cui il Pacciani era affetto avrebbero dovuto essere presenti, mentre si poteva accertare la presenza, nei succhi gastrici, di tracce di un farmaco antiasmatico (Eolus) contenente, nella sua composizione, principi attivi controindicati per le malattie cardiache del Pacciani.

Tali risultanze, se da un lato non sono riuscite a chiarire le reali cause della morte, dall’altro, non possono che fare aumentare le perplessità su una morte naturale dell’imputato, soprattutto in considerazione delle condizioni oggettive, in cui a suo tempo il corpo era stato trovato.

Corriere della Sera del 3 marzo 1998

FIRENZE – Carmelo Lavorino, criminologo del collegio di difesa di Pacciani, fu il primo ad avere dubbi sulla morte del contadino di Mercatale, stroncato da un infarto il 21 febbraio del ’98. Poche ore dopo l’accaduto dichiarò che il suo assistito «era stato portato verso la morte giorno dopo giorno, ora dopo ora».

Ma non venne ascoltato, tanto più che i risultati dell’autopsia confermavano il decesso per cause naturali. «Le mie dichiarazioni passarono inosservate – racconta – perché l’attenzione degli inquirenti e dei mezzi d’informazione era rivolta verso il processo d’appello contro i cosiddetti compagni di merende Vanni, Lotti e Faggi».

Carmelo Lavorino a dx e a sx Pacciani

Dunque anche oggi condivide, come allora, l’ipotesi che Pietro Pacciani sia stato ucciso da ignoti. L’infarto non sarebbe naturale ma indotto attraverso la somministrazione di medicinali incompatibili con la sua malattia?

«Pacciani soffriva di diabete, di cuore e di pressione alta, ma non era a rischio immediato. Si curava prendendo tutte le medicine prescrittegli dal medico di famiglia. L’ultima volta che gli avevo parlato, nella sua casa di Mercatale, mi era sembrato depresso, senza più quella vitalità che lo aveva sempre caratterizzato. Perciò, dopo la sua morte inaspettata, i miei primi sospetti caddero sui medicinali. Apparve inoltre insolito che, quando l’uomo venne trovato privo di vita, la porta e la finestra della casa erano spalancate e il cadavere aveva i pantaloni leggermente abbassati e la maglietta sollevata, come se qualcuno lo avesse trascinato per i piedi. Certo con quella morte scomparivano un protagonista della tragica storia dei delitti, che doveva subire un nuovo processo, e le tracce che avrebbero portato ai veri mandanti degli omicidi. Adesso spero che, oltre alle analisi dei liquidi organici, vengano prelevati dal corpo di Pacciani frammenti di unghie e capelli, cose che potrebbero servire ai periti».

Una settimana prima della morte, il vostro assistito si era rivolto all’Associazione vittime dell’ingiustizia, manifestando timori per la propria incolumità. Il pool della difesa aveva preso delle precauzioni?

«Gli avevo raccomandato di cambiare la serratura, di non far entrare estranei, di non parlare al telefono con sconosciuti. Ma lui non mi ascoltava. Ricordavo infatti che nel ’96, quando si trovava ancora in carcere, una misteriosa signora in pelliccia riuscì a entrare nella sua casa di via Sonnino e, dopo aver addormentato la moglie, Angiolina Manni, vi rimase per ore rovistando dappertutto. Non si è mai scoperto chi fosse quella donna. Alcuni mesi più tardi, quando il contadino venne liberato e tornò a casa, non respinse la visita della pornostar Jessica Massaro che si fece fotografare mentre lo abbracciava».

E, dopo tre anni, ai suoi sospetti si aggiungono anche quelli degli inquirenti che su quella morte hanno aperto un fascicolo.

«Ieri a Roma (giovedì, ndr ) ho avuto un incontro col dottor Giuttari. Non posso entrare nei particolari del nostro colloquio, ma sono certo che le indagini seguono una pista che converge con la mia. A mio avviso si è arrivati alla fase finale del secondo livello».

Cioè?

«Si ritiene che esista un mandante dei duplici delitti e di altre morti rimaste misteriose, una specie di gran sacerdote con personalità e cultura superiori a quella dei “compagni di merende”. Si era creata un’organizzazione di guardoni, di personaggi che studiavano i posti dove colpire, di altri che facevano da palo. Erano tutti agli ordini di qualcuno che poi interveniva per uccidere. Questo personaggio frequentava forse la casa colonica di Faltignano, una specie di corte dei miracoli, dove oltre a Pacciani e i “compagni di merende” si davano appuntamento prostitute, guardoni».

Un amico di Pacciani, Celso Barbari disse” il giorno in cui morì lo chiamai mi disse che c’era in casa con lui un erborista.” In realtà dai tabulati telefonici la chiamata risaliva a qualche giorno prima.

Dorotea Falso e le sette di Perugia raccontano che i satanisti dissero di aver ucciso Pacciani perché traditore di Satana, lo dissero anche di FN la cui morte, ai tempi, era data come disgrazia, invece era omicidio, e gli unici che lo sapevano erano loro. Magari hanno millantato, o magari sono gli assassini.

Anche l’avvocato Vieri Adriani è convinto che Pacciani sia stato ucciso e fa una riflessione interessante: Pacciani sarebbe morto per causa iatrogena, cioè per un cambio di terapia. Avrebbe infatti smesso l’assunzione dei farmaci correttamente prescritti, per assumere l eolus che lo ha ucciso, anch’ esso prescritto 10 mesi prima, ma irresponsabilmente. Inoltre suppone che Pacciani sia morto verso le 22 appena rientrato a casa, perché era vestito con le scarpe allacciate e sporche di fango. Preso da un attacco diarroico lasciò la porta aperta ma non raggiunse il bagno. Il letto di Pacciani era sfatto, ma magari lo era dal mattino per la trasandatezza del Pacciani.

A giustificare la sua tesi il Vieri Adriani presenterà due perizie, la prima, quella tossicologica, fu chiesta dal pm Canessa sui tessuti di Pacciani, dove trovarono l eolus, e si conclude affermando che l eolus avrebbe potuto uccidere Pacciani, questo è in contrasto con le affermazioni del dott Marello, che fece l’autopsia a Pacciani concludendo che l eolus era stato ininfluente. Se l eolus era nei tessuti significa che era andato in circolo.

https://italiancriminaljustice.blogspot.com/2018/04/la-strana-morte-di-pietro-pacciani.html?m=1&fbclid=IwY2xjawJSpZRleHRuA2FlbQIxMAABHc5aQGNi3PYQ_GZaWALLj6JPjJFUtrBD3s3iAibmJGwjaulNBD69ObdRkg_aem_VvT-x8xDgJie3kTmpvoDUg

cito April2 12, 2018

Queste brevi note fanno seguito all’incarico che il legale delle famiglie dei due giovani francesi, uccisi a Scopeti nel 1985 dal “Mostro di Firenze”, ha recentemente conferito al Dr. Edoardo Franchi, medico legale, di esaminare la relazione peritale consegnata a suo tempo alla Procura della Repubblica di Firenze dal Prof. Giovanni Marello. Fu lui che espletò l’autopsia sul cadavere di Pietro Pacciani, concludendo che la sua morte (avvenuta il 22 febbraio 1998) fosse la conseguenza di cause naturali. Ad avviso di chi scrive vi è più di una ragione per poterne dubitare. Ecco le relative considerazioni, suddivise per punti.

1. La relazione del Prof. Giovanni Marello

Pietro Pacciani fu rinvenuto cadavere all’interno della propria abitazione il pomeriggio di domenica 22 febbraio 1998, riverso in posizione prona sul pavimento dell’ingresso. Secondo la testimonianza del cronista de La Nazione, inviato sul posto, Pacciani indossava una maglietta alzata fino al collo e dei pantaloni calati, quasi girati su un fianco. Le macchie ipostatiche non erano, stranamente, uniformi. La relazione di consulenza tecnica medico legale sul suo decesso, sottoscritta dal Prof. Giovanni Marello su incarico del Sost. Proc. Dr. Paolo Canessa, rispose ai quesiti affermando:

1) che la morte di Pietro Pacciani sarebbe avvenuta verso le ore 22.30 del giorno precedente;

2) che essa sarebbe dovuta sostanzialmente ad:

“insufficienza cardiaca con edema polmonare in recente infarto del miocardio…il Pacciani presentava esiti di pregressi infarti ed erano presenti segni di anasarca e di notevole stasi con epatomegalia con aspetto a noce moscata, oltre a gastrite emorragica diffusa, cistite ed ipertrofia prostatica”

Tali conclusioni appaiono tuttavia in contrasto con le “considerazioni medico-legali sul decesso di Pietro Pacciani”, espresse dal consulente tecnico di parte del legale delle famiglie dei due francesi uccisi a Scopeti di San Casciano nel 1985, l’ultimo fra i delitti attribuiti al c.d. “Mostro di Firenze”. Il consulente, in breve, nulla obbietta “con gli elementi macroscopici a disposizione, tra i quali il tipico edema polmonare prodotto dallo scompenso acuto del cuore sinistro”.

Ugualmente spiega anche che “risalta però l’assoluta negatività dell’esame istologico del miocardio (del cuore) che, al di là di una miocardiosclerosi compatibile con le pregresse ischemie e comunque non necessariamente fatale, non dà alcuna dimostrazione degli aspetti tipici di un infarto acuto, (peraltro non sempre facili da individuare). È altrettanto vero che nessun altro meccanismo eziopatogenetico del decesso è oggi ipotizzabile sulla base dei reperti autoptici, fatta eccezione per un’ipotesi tossico venefica.”

Da quanto sopra si fa discendere che la morte di Pietro Pacciani non sia equiparabile a quella di un qualunque settantenne, afflitto dai vari “acciacchi” legati alla sua età, facendosi largo la possibilità, quindi, dell’avvelenamento. A conferma di ciò ci sono altri anche alcuni dettagli:

a) “Ipostasi nelle regioni declivi, ancora improntabili”

b) presenza negli alveoli polmonari di una “sostanza finemente granulare e debolmente eosinofila”

Le ipostasi, innanzitutto, farebbero supporre che Pacciani sia stato girato alcune ore dopo la morte da un qualcuno rimasto ignoto e introdottosi in casa. La relazione Marello non commenta questa ipotesi (né sarebbe stato compito suo) e lascia aperto pertanto l’interrogativo se vi sia stata o meno la manomissione del cadavere. Per quanto riguarda poi la sostanza trovata negli alveoli finemente granulare, rilevata nella perizia, non è precisato di che si tratti. Già sotto questi primi aspetti è assai dubbio che la morte di Pietro Pacciani possa essere attribuita ad un semplice infarto.

2. L’Eolus

L’Eolus, prodotto farmaceutico destinato ai sofferenti di asma ma controindicato per i cardiopatici come era Pacciani, viene in considerazione solo nel 2001: è in quell’anno, infatti, che il P.M. Proc. Dott. Paolo Canessa richiede una consulenza a due esperti docenti di tossicologia forense, la Professoressa Elisabetta Bertol e il Professor Francesco Mari. I due periti, il 30 ottobre 2001, consegnano al suddetto magistrato una perizia tecnica di 80 pagine, elaborata recuperando i tessuti di Pacciani immediatamente congelati. In una sintesi dell’elaborato tecnico, pubblicata in un articolo del quotidiano “Il Tirreno” dalla giornalista Cristina Orsini, viene spiegato che un principio attivo, il formoterolo, contenuto nell’Eolus, potrebbe avergli provocato l’infarto:

“è un medicinale molto forte che deve essere usato sotto diretto controllo medico, ha un effetto che copre un arco specifico di 12 ore ed ha specifiche controindicazioni soprattutto in soggetti predisposti: siccome provoca delle aritmie non viene prescritto ai malati di cuore, è controindicato negli stati di ipertensione e nei malati di diabete”

Tutte patologie delle quali Pacciani soffriva, anche gravemente. Ma c’è di più, a dire dei due periti: “secondo i nostri accertamenti Pacciani, due o tre giorni prima di morire, aveva sospeso ogni terapia, sia quella per il cuore, sia quella per la pressione alta e il diabete”.

Si ignora chi possa averlo consigliato in tal senso, ma certo doveva trattarsi di un medico e pure di una persona influente, capace di avere rapporti con Pacciani, anche non per telefono (posto sotto controllo) e di presentarsi a casa sua senza preavviso, dando consigli o prescrivendo farmaci in contrasto con le patologie cardiache delle quali era sofferente, sino a convincerlo di affidarsi totalmente all’Eolus negli ultimi tempi. Medicinale che per Pacciani equivaleva al veleno.

Nella consulenza Marello nulla si dice, tanto meno vi si esprimono considerazioni sulle medicine assunte o dismesse da Pacciani, dovendo la stessa limitarsi a rispondere ai quesiti. Che non prendono in considerazione queste eventualità L’Eolus, di cui Pacciani aveva in disponibilità tre confezioni, sarebbe stato prescritto nell’aprile 1997 (quindi 10 mesi prima) dal medico curante, il quale conferma il proprio intervento per due prescrizioni, mentre s’ignora come il paziente abbia potuto ottenere la terza confezione. Ancora il medico curante, che fu sentito dalla polizia il 31 ottobre 2001, rimane sul vago, descrive le condizioni di sporco e di disordine della casa di Pacciani, ammette di conoscere poco dei precedenti di salute del paziente, del quale deduceva le patologie in base alle prescrizioni delle quali aveva preso visione. Sul pregresso infarto ritiene che probabilmente gliene avesse parlato il dott. Lotti, sebbene tale patologia fosse ormai cosa arcinota, un fatto apparso a più riprese sulla stampa di tutta Italia e oggetto di dibattito al processo. Sull’Eolus, sebbene non ricordi di averglielo prescritto, riconosce la sua firma. A suo giudizio fu una prescrizione occasionale, per un paziente affetto da problemi di respirazione. Da notare come Pacciani sulla scatola avesse annotato, di suo pugno, “SPRAI

RESPIRO ARIA”, come se lo stesso avesse inteso appuntarsi per sua memoria la finalità di assunzione di quel farmaco (completamente errata, però….), seguendo i consigli impartiti da un qualche “medico” rimasto sconosciuto. Non sappiamo però se Pacciani fosse anche allergico. L’impiego di formoterolo rimane, secondo la migliore scienza ed esperienza, una vera follia terapeutica.

Inoltre, la dottoressa che avrebbe dovuto scrivere sulla ricetta Asl anche la posologia, non lo fa. Nel fascicolo non ci sono maggiori spiegazioni. Non c’è l’eventuale verbale del dott. Lotti. Non ci sono i dati della cartella clinica di dimissione dall’Ospedale di Ponte a Niccheri. Appare certo, comunque, che Pacciani ad un certo momento, abbia smesso di seguire una cura (reputata non adatta) per prendere medicinali fortemente controindicati, andando incontro a morte nel breve tempo ( l’uso di alcool non c’entra nulla). Una verosimile conclusione è sostanzialmente che egli sia morto in conseguenza dei farmaci che gli erano stati prescritti e non per infarto. I vicini di casa nel verbale riferiscono che a Pacciani, negli ultimi tempi, “gli mancava il fiato, tossiva quasi continuamente”. Questo potrebbe essere attribuibile non solo alle patologie dalle quali era afflitto, ma agli effetti delle medicine per l’ipertensione. Quindi è verosimile che Pacciani abbia deciso di consultarsi con qualcuno, diverso dal medico curante o dal dott. Lotti (o perché troppo assenti o perché di loro non si fidava) oppure di far tesoro di una autorevole consulenza, fino al punto di modificare la sua terapia ed in pratica di avvelenarsi.

3. Le intercettazioni telefoniche e l’isolamento progressivo di Pacciani

Nel fascicolo sono anche presenti gli appunti dei funzionari che intercettavano Pacciani, i quali riportano in sintesi le conversazioni ascoltate. I verbali iniziano da settembre 1997 e giungono fino a pochi giorni dopo la morte di Pacciani. Risulta che Pacciani si telefonasse con poche persone: lo hanno chiamato solo la suora (che qualche volta fa da tramite con gli avvocati), saltuariamente qualche giornalista (Monastra o qualcuno dell’Ansa), raramente l’avvocato Valente, spesso degli ignoti (per fargli degli scherzi od offenderlo) e praticamente nessun altro. La suora a volte fa da “intermediario” (come l’avvocato Valente), a volte da “scudo”. In alcune telefonate di settembre e ottobre, appunto, Pacciani chiede alla suora di chiamare il proprio legale. In altre Pacciani si fa aggiornare dalla suora, ma sempre con grande cautela. Sono rarissimi i riferimenti a cose interessanti per le indagini, quasi nulli. Ma in una telefonata del 10.10.1997, sintetizzata come le altre nel brogliaccio, Pacciani dice all’avv. Valente:

“Pietro chiama Valente parla del Calamosca. Dice che lui ha parlato con il Calamosca della Bugli perché era in cella con lui nel 1951. Valente dice che Marazzita è in Tunisia”.

Il giorno stesso lo richiama la suora

“S. Elisabetta richiama Pietro gli parla della Bugli dice che lei era in carcere nello stesso periodo e quindi non è possibile che avesse fatto un figlio con lei. Dice che chiacchierava con Calamosca. Parla del Vinci”.

Da queste telefonate pare che l’ambiente dei sardi fosse molto vicino a quello di Pacciani e potessero esserci conoscenze lontane nel tempo, acquisite in carcere. In ottobre Pacciani non sta bene ed è portato all’ospedale: a consigliarlo e fare per lui, c’è sempre suor Elisabetta. Questo lo si evince sempre dai brogliacci.

Il 25 ottobre alle 19.07:

“S. Elisabetta chiama Pietro e gli chiede le novità, lui dice che deve andare lunedì e chiede a S. Elisabetta di telefonare al Professore. Lei dice che ci penserà lei”.

Alle 19.31:

“S. Elisabetta richiama Pietro gli dice che a Ponte a Niccheri stasera c’è il dottore che lo aveva curato e che verrà l’ambulanza a prendere. Lei dice che ha avvisato Valente che deve telefonare al dottore”.

Alle 20.02:

“S. Elisabetta richiama dice che ha sentito Valente il quale ha avvisato i carabinieri che hanno avvisato loro il 118”.

In novembre Pacciani parla sempre con l’onnipresente suor Elisabetta, una vera segretaria tuttofare. Nella situazione Pacciani si scusa (tramite la suora) per un’intervista rilasciata senza il parere degli avvocati. Questo avviene il 30.11.1997:

“Pietro chiama S. Elisabetta dice che quelli della Falco lo hanno fatto intervistare da Visto, all’insaputa degli avvocati. Lui dice alla suora di dire agli avvocati che non è colpa sua”.

Il 2.12:

“S. Elisabetta chiama Pietro. Gli dice che ha telefonato a Valente il quale ha spedito una lettera per fermare la pubblicazione dell’intervista di Visto”.

Pietro Pacciani richiama il medico curante il 2 dicembre, poi ha un peggioramento, si sente male alla Coop il 21 dicembre. Il 25 dicembre si sente male di nuovo, respira a fatica e arriva la guardia medica. Poi ci sono altre telefonate con la S. Elisabetta che sollecita Pacciani a farsi ricoverare, ma lui non vuole. Sente freddo. Pacciani è solo, come se si fosse voluto intenzionalmente fare il vuoto intorno a lui negli ultimi mesi antecedenti al decesso. L’unica persona con la quale parla dei propri problemi di salute è sempre la suora, che lo consiglia su un nuovo ricovero e di accendere i termosifoni. Ma anche le telefonate con costei terminano misteriosamente il 9 febbraio. Così Pacciani muore, isolato da tutti, la notte del successivo 22. Qualche ora prima dell’exitus vi è una telefonata con una recente amicizia, nata in occasione del processo, alla quale accenna della presenza a casa sua di un’altra persona, un erborista, mai identificato.

4. La morte di Pietro Pacciani, una conseguenza “voluta e necessaria”?

Sulla sua morte si sommano, alle tante, le ipotesi provenienti dal pool difensivo di Pacciani. Carmelo Lavorino nel 2001 dichiara alla stampa che Pacciani sarebbe stato lentamente ucciso dal vero Mostro di Firenze:

“Pacciani era il ‘convitato di pietra’ in almeno altri due processi, era il perno attorno a cui tutto ruotava e per questo – secondo Lavorino – doveva morire”.

L’investigatore privato, 007 dell’ex pool di difesa organizzato dell’avvocato Nino Marazzita, è convinto che ad aver avvelenato lentamente Pacciani sia stato: “il grande sacerdote, Io chiamo così – spiega – il maniaco omicida”. Di analogo tenore era stata Suor Elisabetta nel 1998:

“Temeva che qualcuno di notte, entrasse in casa sua. Pacciani usciva sempre meno di casa. Andava al bar e tornava indietro. Aveva paura che qualcuno lo uccidesse.”

Già dopo la morte la suora ha da ridire sul medico curante: per quel che le diceva Pacciani lo seguiva poco, anche se in parte la giustifica, “Pacciani era una persona che si lavava poco e aveva un carattere scontroso”. Secondo chi lo rappresentava processualmente “tutto quello che è accaduto in questi ultimi mesi ci desta profondi sospetti (….).

Abbiamo assistito a un atteggiamento pseudoprogressista – afferma il legale – che invece di recuperare l’uomo, di ricostruire un nucleo familiare, seppur profondamente lacerato, ha preferito dipingere Pacciani sempre come il mostro cattivo”. L’avvocato difensore di Pacciani, non risulta tuttavia , abbia mai chiamato il suo cliente, né che lo abbia mai fatto chiamare da persone di sua fiducia.

“Avevo promesso a Pacciani che avremmo ottenuto l’assoluzione a processo. Avevamo fatto un patto proprio pochi giorni fa quando lo avevo sentito al telefono. E ciò lo aveva rinfrancato”.

Talmente “rinfrancato” che, negli ultimi mesi, non vedeva quasi più nessuno, si svegliava tardi, si chiudeva in casa dopo le 18.30 e le sue condizioni di salute si erano deteriorate parecchio. Comunque che gli uomini del cosiddetto “Super- pool” della sua difesa seguissero davvero Pacciani è un po’ una chimera: Pacciani sembra al contrario abbandonato a sé stesso. Si fa il vuoto intorno a lui. Il poco che ufficialmente essi conoscono, lo apprendono per il tramite della suora.

Le condizioni di Pacciani erano tuttavia compromesse, al punto di potere scommettere che, senza le necessarie cure, egli sarebbe giunto a morte certa. L’isolamento, l’assenza di cure adeguate, l’assunzione di farmaci controindicati, potrebbero non essere stati del tutto casuali. La sua morte potrebbe non essere che il risultato necessario e voluto di queste premesse. Alla fine tutto è chiuso in maniera sin troppo disinvolta e superficiale: le ipostasi non sono prese in considerazione; gli esperti di criminologia lanciano sospetti su ipotetici “gran sacerdoti” etc. etc.; gli inquirenti si fermano troppo presto.

Sul piano oggettivo rilevano, invece, le condizioni in cui fu rinvenuto il cadavere. Dalle fotografie in atti emerge la stranezza del fatto che Pacciani fosse vestito e indossasse le scarpe, come se dovesse uscire o se fosse da poco rientrato. Poiché l’ora della morte si colloca a notte fonda (e poiché secondo i vicini Pacciani viveva da recluso o quasi) il fatto appare quantomeno anomalo. Con chi si era incontrato o con chi si sarebbe dovuto incontrare? Dove poteva essere diretto o da dove tornava?

Interrogativi, questi, rimasti, sempre, senza risposta. Le anomalie sono ancor più evidenti, se è vero che le luci di casa furono trovate tutte spente. Non è pensabile che Pacciani, il quale si sentiva male e che (secondo il Prof. Giovanni Marello) aveva in atto una crisi di diarrea, si trovasse in casa totalmente al buio. Anomalo è anche il fatto che avesse lasciato la porta di casa aperta, quando invece aveva l’abitudine di chiudersi dentro e serrare tutto, già nel tardo pomeriggio.

In conclusione: è plausibile che qualcuno abbia intenzionalmente provocato la morte di Pietro Pacciani. In tale eventualità è altrettanto plausibile che la sua fine sia stata decisa in un ambito più ampio, quello costituito da una o più persone, collocate ad un livello superiore ed agenti con lo scopo precipuo sia di ostacolare le indagini di polizia giudiziaria, sia di impedire la ricostruzione e l’attribuzione delle responsabilità per gli otto duplici omicidi di coppie di fidanzati, avvenuti in territorio della provincia di Firenze fra il 1968 ed il 1985.

avv. Vieri Adriani & Luca Innocenti

La seconda perizia presentata è autoptica ed esclude l’ infarto acuto come causa di morte, per mancanza di riscontri istologici: cioè nelle cellule cardiache. Quindi Pacciani sarebbe morto per edema polmonare e scompenso cardiaco, quindi per eventi cronici, non acuti.

Tornando all’autopsia del dott. Marello che potete leggere qui

https://www.mostrodifirenze.com/1998/04/28/28-aprile-1998-consegna-della-perizia-autoptica-di-pietro-pacciani/

Tra le trasformazioni tanatologiche ci sono le macchie ipostatiche.

Il medico descrive il sangue di Pacciani come molto fluido, e rileva delle macchie ipostatiche sia nelle parti declive che in quelle antideclive. Cioè sia sul ventre e sugli arti , le declive, sia sulla schiena e sulle spalle, le antideclive. Le macchie ipostatiche si manifestano precocemente, nel caso in cui il sangue sia più fluido del normale, per uso di farmaci, o a causa di asfissia e cardiopatia.

Si chiama Livor mortis la colorazione della pelle dei morti da macchie ipostatiche, che si formano seguendo un andamento particolare, più o meno fisso.

Nelle prime 2-3 ore dal decesso non sono presenti, dopodiché iniziano a comparire e aumentano di intensità fino a 12 ore.

Dalle 6-8 ore abbiamo la fase della migrabilitá assoluta: muovendo il cadavere, le ipostasi scompaiono dalle sedi iniziali e riappaiono in quelle diventate declivi.

Dalle 8-12 ore, fase di migrabilitá parziale: spostando il cadavere le ipostasi non scompaiono completamente dalla vecchia sede, che rimane “macchiata” per imbibizione emiglobinica dei tessuti.

Dalle 8 alle 48-72 fase di fissità relativa: le ipostasi si spostano solo applicando una pressione locale ad esempio con la digitopressione rimarrà l’impronta del nostro dito come potete vedere nella foto. Le macchie di Pacciani erano ancora improntabili cioè rimaneva l’impronta del dito bianca quindi non erano ancora fisse

Dalle 48-72 ore fissità assoluta: le ipostasi non possono più spostarsi, non sono più improntabili.

– Giovanni Marello, il medico che fece l autopsia: Pacciani morì per cause naturali: il suo cuore era gravemente compromesso… e sospetto un influenza gastrointestinale, infatti la casa era imbrattata copiosamente di feci…. Aveva inalato un antiasmatico, questo non ha effetto nocivo sul cuore, quindi non ha un valore reale sulla sua morte. Poiché non si poteva lasciare indietro la possibilità di un’eventuale opera di terzi – ha ricordato ancora il medico legale – sono stati sostenuti anche gli esami tossicologici. Che non hanno trovato farmaci nel sangue, però hanno trovato un antiasmatico a livello gastrico. Cosa significa? Che se un soggetto inala un antiasmatico, una parte di questo, oltre ad andare nei polmoni, va a finire anche nello stomaco. Per cui si può dire che Pacciani aveva preso un antiasmatico, ma questo non ha effetto nocivo sul cuore, per cui anche questo non ha un valore reale sulla sua morte”

L’eolus nel tratto gastrointestinale ha un rapido assorbimento, ma nel sangue non fu trovato. L’eolus spray è controindicato per i cardiopatici.

04.3 Controindicazioni

Tachiaritmia, blocco atrioventricolare di terzo grado, stenosi aortica sub-valvolare idiopatica, cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, ipertiroidismo.

A dosi più alte di quelle raccomandate per l’uso terapeutico, aumenta il rischio di disturbi del ritmo ventricolare

https://www.torrinomedica.it/schede-farmaci/eolus_sospensione_pressurizzata_per_inalazione/?fbclid=IwY2xjawJSkvhleHRuA2FlbQIxMAABHRjymz7jrLFT4U4TB0q-nEia2_HJ_liTQ9Ixsp_lXtPExNU2TnxWgxY1AQ_aem_qFuB6KQFamGelNGm0zPXFw

Si aprì un fascicolo ma venne chiuso subito perché la morte fu ritenuta naturale

L ipotesi di Vieri Adriani è che Pacciani sia stato spostato 1 o 2 ore dopo la morte, quindi a notte fonda, altrimenti, nell’ ipotesi di un intervento maldestro dei soccorritori, non si sarebbero formate le macchie ipostatiche ventrali.

A spiegare queste incongruenze una ricerca di Donatella Paganini sulle congestioni da cardiopatia post mortem, a volte addirittura pre mortem, che si manifestano su zone ben precise a prescindere dalla postura, e cioè: nuca, collo, spalle e sulla parte superiore della schiena. Queste congestione spesso vengono confuse con macchie ipostatiche.

. Il fenomeno è spiegato bene qui

https://www.medicinapertutti.it/argomento/ipostasi/

Le ipostasi rientrano tra i fenomeni cadaverici consecutivi e sono la conseguenza della cessazione dell’attività cardiaca: il sangue si accumula passivamente nelle zone più basse per gravità.

L’espressione apprezzabile all’esame esterno del cadavere è costituita dalla caratteristica colorazione rossa, di solito scura, che compare alle regioni declivi non soggette a compressione: ad esempio, nel cadavere supino si apprezzerà la coloritura ipostatica alle regioni posteriori del collo, del tronco e degli arti; in posizione prona (come in un annegato) le ipostasi saranno situate sul viso e sulle regioni ventrali del tronco; nel decubito laterale sull’emifianco del decubito;

la posizione epistatica, cioè sulle spalle, a livello delle regioni giugulari e sovraclaveari è compatibile con una morte per causa cardiaca per la quale il sangue tende ad accumularsi in queste regioni;

nel cadavere di un impiccato si troveranno in corrispondenza dei segmenti distali degli arti superiori ed inferiori con disposizione tipica a guanto e a calzino.

La comparsa delle ipostasi è precoce e intensa negli stadi di fluidità del sangue (asfissie acute, morti improvvise); sono più tardive e scarse nelle rapide coagulazioni del sangue (ustioni).

Il colorito delle macchie ipostatiche è solitamente rosso scuro, dovuto al fatto che dopo la morte l’ossigeno si stacca dal gruppo eme determinando lo stato ridotto dell’emoglobina. Il colorito può variare:

Le fasi descritte possono essere influenzate da una serie di fattori sia ambientali sia da fattori legati al cadavere, che devono essere considerati nella valutazione dell’epoca di morte.

La velocità di comparsa delle ipostasi e il loro colore danno indicazione anche sulle cause del decesso: ad esempio, rosso ciliegia nell’avvelenamento da CO, pallide e scarse nello shock emorragico, bruno marrone nell’assunzione di veleni metaemoglobinizzanti.

Queste congestioni possono essere confuse con le macchie ipostatiche. Non sono in grado di discernere, su Pacciani, se le macchie sulla schiena siano ipostatiche o tipiche congestioni da cardiopatia, certo è che questo spiegherebbe la dinamica: Pacciani si sente male, tira una boccata di eolus, magari lo aveva con sé, ( sulla bomboletta aveva scritto: sprai aria respiro) entra in casa di corsa per la diarrea, ma muore e cade di faccia e si escoria il viso e le ginocchia.

Restano i dubbi sulle feci sul dorso delle mani e sul viso, ( ma Pacciani magari era stravolto) e ci sono dubbi su chi abbia aperto le finestre.

L ipotesi di Vieri Adriani sulla morte causata da errata terapia, per me resta valida, invece lo staging di Pacciani, potrebbe non esserci stato.

Immagini di Donatella Paganini

Esiste il verbale di interrogatorio alla dott.ssa che prescrisse l’Eolus a Pacciani dove la stessa afferma di riconoscere l’originalità della sua firma sulla ricetta trovata al Pacciani, ma non ricorda di averlo mai prescritto: non vuole assumersi la responsabilità di aver causato la morte di Pacciani con un suo errore grossolano.

A mio parere l’eolus ha peggiorato un quadro clinico già di per sè molto grave, si può dire che abbia contribuito alla morte, ma di sicuro non è l’unica causa. L’eolus, per me, ha solo accelerato un processo già in atto ed inevitabile

Considerazioni:

– escludo categoricamente che i carabinieri abbiano spostato il corpo di Pacciani prima dell’arrivo di Giuttari, che si trovo’ davanti ad una specie di messa in scena: il corpo a carponi, feci sparse, anche sul dorso delle mani, escoriazioni alla faccia e alle ginocchia. Forse nell’attacco diarroico si mise il dorso della mano tra le natiche come a bloccarne l’uscita imbrattandosi e successivamente si sporco’ con le mani il viso, magari quando cadde. Difficile immaginarsi la dinamica come pure è improbabile che un assassino abbia usato le feci diarroiche di Pacciani per imbrattarlo in segno di disprezzo.

Le luci erano spente, chi le ha spente? Possibile che Pacciani colto da malore non abbia acceso le luci e si sia mosso dalla camera alla cucina al buio? Oppure stava rientrando e colto dalla scarica non ha fatto in tempo ad accenderle? Questo spiegherebbe la porta di casa aperta, ma le finestre? Le aveva lasciate aperte prima di uscire?

Pacciani ha un panno legato in vita con uno spago, Giuttari dice impregnato di varechina.

Di certo è cosa strana:

– il Marello ci dice che Pacciani aveva una cistite, questa può dare perdite notturne e magari, per me, il Pacciani si arrangiava con una specie di pannolino.

– altri ipotizzano una pratica tradizionale e cioè un panno con disinfettante usato nelle campagne, per curare malattie in zona pubica come : parassitosi, micosi, suppurazioni e cistiti ecc.

– a qualcuno ricorda il panno arcaicizzante di FN a funzione punitiva ma non c’entra nulla

– perché c erano le finestre e la porta spalancate di notte in inverno? Non le hanno aperte di certo i cc perché è proprio il motivo per cui i vicini chiamarono i cc allarmati dalle finestre aperte Chi sospetta l omicidio sostiene che dopo aver spruzzato due bombolette di eolus, è Giuttari che dice due, che hanno ucciso Pacciani, l assassino ha arieggiato.

– se fosse omicidio l assassino da dove è entrato e uscito? Il cancellino fu trovato chiuso, magari lo ha chiuso l assassino uscendo e si è tenuto le chiavi, oppure ha fatto come i carabinieri, passando dal giardino.

dottor Z era tra i sospettati perché uso infilare tralci di vite nella ” cicalina” di alcune prostitute. La moglie del dottor Z la signora I fu sospettata di essere la bionda che va a casa Pacciani a rovistare, mentre lui è in carcere. Il dott. Z procurava a Pacciani svariati lavoretti perché aveva molti amici tra cui tutti i sospettati del gides.

– aggiungo che:

-un cardiopatico muore anche per il freddo e per lo spavento,

– che l eolus a forte dosaggio può dare infarto,

– tra l ipotesi di omicidio o di morte naturale la vera discriminante sono la porta e le finestre spalancate. Impossibile per me che i carabinieri trovino Pacciani morto a pancia in su e lo girino per metterlo a carponi: non era prono, era alla pecorina! Escludo che Pacciani in inverno, cardiopatico, diabetico, con l influenza gastrointestinale stia in casa con porte e finestre spalancate in pieno inverno. Forse è entrato di corsa e non ha fatto in tempo a chiudere la porta finestra, e la finestra era aperta per arieggiare prima di rientrare.

A mio parere i farmaci hanno peggiorato un quadro clinico già di per se molto grave, molto indicativa la mancanza nel sangue dei farmaci prescritti, quindi l’interruzione della terapia che avrebbe dovuto prevenire gli attacchi cardiaci l’eolus non si può dire che abbia contribuito alla morte, di sicuro non è l’unica causa, certo non è causa di intossicazione acuta perché non è stato trovato nel sangue, ma non sempre i famaci o le sostanze nocive che danno patologie si trovano nel sangue alla morte dal paziente. Ad Es quando si muore di tumore raramente nel sangue si trovano le sostanze che lo hanno causato.

L’eolus, per me, ha solo accelerato un processo già in atto ed inevitabile.

La lapide di Pacciani sepolto nel cimitero di Mercatale.

Repubblica scriveva: Non l’hanno voluto neanche da morto. Non l’ha voluto sua moglie, Angiolina, che non s’è fatta vedere. E’ rimasta nella casa di riposo a Radda in Chianti a ripetersi: ‘Almeno ora è finita con le botte, le bastonate, le minacce: T’ammazzo e ti metto le budella al sole’. Non l’hanno voluto le figlie, Graziella e Rosanna, assenti anche loro in chiesa. Graziella non è andata neanche alla perquisizione nella tana sudicia del padre. Ha avvertito il magistrato: ‘Oggi non vengo in paese perché c’è il funerale. Il babbo non lo voglio incrociare neanche da morto’. Firenze ha sepolto il suo mostro. Vero o presunto. Appena venti persone ieri ad ascoltare le parole di don Cubattoli, davanti a quella bara di legno, due mazzi di fiori per terra: ‘Dio perdona tutte le sue creature’. In compenso a centinaia hanno fatto la fila alle ricevitorie del Lotto per giocare i numeri di Pacciani: il 21, giorno della morte, il 73, i suoi anni, e il 38: il mostro“.

La tomba di Pacciani alla riesumazione dei resti

Graziella e Rossella Pacciani al funerale della madre

Angiolina Manni

24 Settembre 2025 In morte di Pietro Pacciani di Claudio Costa

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