La strada per la verità di Giarlasco passa da Firenze e Perugia

di Luigi Di Giulio

Estate 2025. Oltre cinquant’anni sono trascorsi dal primo duplice omicidio della serie.

Eppure nonostante molti dei protagonisti siano ormai spirati torna prepotentemente alla ribalta la vicenda Mostro con clamorose rivelazioni.

Natalino Mele è figlio non di Stefano Mele, il presunto assassino di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco, ma di Salvatore Vinci.

E di colpo riparte la gran cassa mediatica avente come obiettivo non nascosto il ritorno in auge della “pista sarda”.

Pino Rinaldi, quel Pino Rinaldi che beneficiò della prescrizione nel procedimento N° 2782/05/21 RGNR Procura di Perugia incardinato dal P.M. Giuliano Mignini il quale ritenne di dover procedere per i fatti attinenti all’annosa vicenda perugina, si affretta a ribadire che il killer “era uno solo” e che l’unica pista intelligente era quella sarda.

Depistare è l’imperativo categorico. Depistare per coprire. Depistare per sopravvivere.

Il quesito da porsi è quindi cosa può spaventare ancora oggi nonostante sia trascorso più di mezzo secolo dall’inizio della “Grande Opera”.

Il Mostro ha finalmente trovato la pace eterna, deceduto causa malattia, dopo una vita di dolore interiore, di traumi infantili mai risolti e di un’esistenza in pena affogata nella violenza, nell’abuso di alcool ed in lunghi periodi presso un Convento a Firenze per curare le ferite dello spirito.

Ciò che ancora oggi deve essere evitato è che possano venire alla luce i delitti collaterali, apparentemente privi di alcun collegamento ma, invece, legati a doppio filo alle dolci colline di sangue fiorentine.

Nella più grande inchiesta di sempre per numero di forze dell’ordine impiegate nella ricerca del colpevole e di risorse investite, in soli due momenti si è giunti vicinissimi alla verità.

Il primo quando Michele Giuttari con le sue indagini arrivò a lambire la casa del Mago, quel Salvatore Indovino, presso Via di Faltignano, San Casciano Val di Pesa, scoprendo il livello più basso di quell’eggregora attorno alla quale transitavano vari livelli distinti, dai compagni di merenda alle prostitute reclutate per i noti festini fino ai protagonisti del passo dell’orco.

Giuttari arrivò a sfiorare l’Hari Krishna nella cui locale di Firenze militava il figlio di un altissimo magistrato di Firenze, si giunse a Villa Verde e quindi al pittore francese Claude Falbriand i cui dipinti ancora oggi lasciano spazio a forti suggestioni, quindi al Mago Indovino vero catalizzatore e reclutatore delle vittime sacrificali da unire grazie ai suoi filtri magici…per l’eternità.

Dalla perizia di trecento pagine redatta da Tommaso D’Altilia nel quale uno dei capitoli recitava “Depistaggi dolosi da parte dell’Arma dei Carabinieri”, anch’essa nelle mani di Giuttari fino alla perizia redatta dagli investigatori privati assoldati dalla famiglia di Naudine Mariot i quali ricostruirono la vicenda e la catena dei depistaggi, il quadro indiziario era completo per quel salto di livello che avrebbe spostato l’asse inquirente dai compagni di merende ad un livello finora mai toccato dall’inchiesta.

Corre l’anno 1997 e 1998, Giuttari è quindi ad un passo dall’individuazione del livello superiore ed improvvisamente l’Italia viene scossa da una nuova serie di terribili delitti inspiegabili.

Donato Bilancia compie ben diciassette omicidi in un ristretto lasso di tempo.

Bilancia dichiarerà di aver ucciso senza sapere il perché, come guidato da una voce che gli indicava come e quando passare all’azione.

Giuttari nel 1999 arrivato a ricostruire almeno i primi tre livelli dell’organizzazione multi-piano delle Rose nere di Firenze, viene improvvisamente stoppato dalla Procura di Firenze e trasferito frettolosamente ad altro incarico.

Il secondo momento in cui l’organizzazione si sentì braccata e con il fiato sul collo arrivò con l’apertura del filone perugino e la scoperta del “doppio cadavere” del medico perugino Francesco Narducci.

In tal caso grazie al lavoro del P.M. Giuliano Mignini – per quanto controllato a vista da suoi colleghi con tutt’altre intenzioni – si arrivò nuovamente al vertice, almeno nazionale, della loggia degli Orchi.

Da Perugia a Vicchio, nelle dolci colline imbrattate di sangue del Mugello, quindi al Forteto.

Quel Forteto “custode” non solo del Mostro stesso quando in quelle notti agitate andava a rifugiarsi in preda alle sue crisi di identità in quanto figlio illegittimo e frastornato dall’abuso di alcool.

Se la casa del Mago Salvatore Indovino fungeva da luogo di reclutamento per le vittime ignare che a lui si rivolgevano in cerca di pozioni d’amore che avrebbero asseritamente unito per l’eternità le coppiette – da un certo punto di vista ciò era vero – dall’altra il Forteto rappresentava il cuore ideologico ed esoterico delle Rose nere di Firenze con al centro la Sacerdotessa.

Un luogo, il Forteto, dove i vari livelli si incontravano fra loro. Da Pacciani che lì tagliava le siepi e nel frattempo assisteva agli incontri, a lui Il Mostro, che lì cercava riparo dopo aver ucciso ed effettuato le terribili escissioni passando per i vertici della Soka Gakkai fino alla rete di protezione giudiziaria che gli permise di farla sempre franca con visite in pompa magna dei più alti funzionari del Tribunale di Firenze, anche del Tribunale dei Minori, minori che continuavano ad essere affidati alla struttura nonostante condanne già pronunciate per abusi sui minori.

Ed eccoci al duemilasette, anno in cui la Procura di Perugia chiude le indagine, molto complesse, sulla vicenda del Dott. Narducci. All’interno dell’inchiesta nomi eccellenti, vertici istituzionali perugini e membri della Loggia P2.

Pochi giorni dopo l’Italia viene nuovamente scossa da una scia di sangue.

13 Agosto 2007 a Garlasco, o Giarlasco per Pietro Pacciani che la disegna nei suoi schizzi durante la reclusione, viene ritrovata priva di vita Chiara Poggi, delitto ad oggi ancora irrisolto ed oggetto di innumerevoli depistaggi con molte somiglianze alla vicenda Mostro.

01 Novembre 2007 a Perugia in una notte particolare viene invece rinvenuta senza vita Meredith Kercher, delitto anch’esso che avrà un’iter giudiziario molto complesso il quale avrà ripercussioni fino a oltre oceano.

Ogni qual volta l’organizzazione è stata prossima ad essere individuata si sono consumati inspiegabili delitti su cui ancora oggi, a decine di anni di distanza, non si è riuscito a fare chiarezza.

Ed eccoci ritornati al via: Pino Rinaldi che riporta in auge la pista sarda e la teoria del killer solitario.

Questo è il cuore della questione.

Il Mostro oggi è morto e riposa dopo tanti strazi subìti ed inflitti. Ma l’organizzazione di cui il Mostro fu soltanto uno dei Direttori d’Orchestra di una serie è più che mai viva.

E’ Mario Spezi a fornire preziose informazioni nella famosa intervista resa a Paolo Cochi nel 2010 quando interrogato disse: “dei tanti omicidi che accadono in una nazione solo pochi hanno una rilevanza mediatica così importante, perché ? Quello che ha reso celebre il Mostro è il palcoscenico in cui si è esibito, le meravigliosi colline toscane, la bellissima città d’arte di Firenze”. Esattamente come secoli addietro Jack the ripper ( noto in Italia come Jack lo squartatore ) scelse il palcoscenico di Londra”.

Quindi il Mostro non uccide ma “si esibisce” secondo il Mostrologo, come un eccezionale Direttore d’Orchestra.

E’ Spezi a collegare clamorosamente la vicenda Mostro di Firenze a Jack lo squartatore, come fu Spezi il primo a collegare la vicenda Mostro alla super-setta dei pedofili che costituiva il livello dei mandanti, inviando dei messaggi non molto celati a chi di dovere azzardandosi a collegare la vicenda fiorentina con quella di Foligno avente come protagonista Luigi Chiatti con sullo sfondo ancora una volta la pedofilia.

Quindi cosa rappresentano il delitto di Perugia e di Garlasco.

Null’altro che offerte e sacrifici a Baal’ per invocare protezione e immunità dalle turbolenze giudiziarie che investirono la setta.

Se il significato esoterico profondo dei duplici omicidi è rinvenibile nel testo antico “La magia sacra di Abramelin il Mago” redatto dall’ebreo cabalista Abraham Ben Simon nel quindicesimo secolo e molto in voga fra le famiglia nobili fiorentine ancora oggi, il significato dei delitti collaterali è invece rinvenibile in una richiesta di immunità con un contestuale sacrificio di sangue da offrire a Set, in perfetta conformità ideologica con la dottrina esoterica dell’Ordine dei nove angoli, giunto anch’esso alla ribalta dopo le dichiarazioni esplosive di Angelo Izzo.

Angelo Izzo, il mostro del Circeo, che ha svelato il collegamento fra la scomparsa di Rossella Corazzin e la famiglia Narducci di Perugia all’interno della cui proprietà sul Trasimeno sarebbe stata sacrificata la giovane Corazzin, svela la chiave di volta per l’inquadramento grandangolare della vicenda.

Dai compagni di merende fino ai vari gruppi che sapevano e che si facevano pagare per il loro silenzio quindi i sardi e le prostitute, la manovalanza costituita da guardoni, pervertiti e depravati gravitanti la casa del Mago Indovino, fino ai livelli superiori costituiti dai professionisti ed insospettabili, persone ineccepibili di giorno spesso con funzioni apicali nei vertici delle istituzioni fino alla super loggia dei pedofili in possesso dei video dei delitti e delle messe nere le cui ostie venivano ricavate dai feticci fino alla custodia dei trofei veri e propri ricavati dalle escissioni.

Per concludere con il Mostro stesso, figura cerniera in quanto agente di collegamento fra le Rose nere di Firenze e la Loggia-madre in America, con il quale il Mostro intratteneva stretti legami, anche editoriali. Lui, Il Mostro, dotato di potere infinito in quanto depositario di verità indicibili, conoscitore dei vizi e dei peccati dei vertici delle istituzioni su cui è fondato lo Stato, quindi con licenza di uccidere e di far uccidere in quanto titolare di immunità penale guadagnata sul campo a suon di ricatti incrociati.

Ed ecco svelato il profondo significato della frase pronunciata dal giornalista Mario Spezi indagato dalla Procura di Perugia: “…mi trovavo a cena assieme a Pier Luigi Vigna, ciò significa che io mi debba preoccupare per lui? “

Ed arrivati ai giorni nostri ecco perché non deve stupire che nella vicenda Garlasco sullo sfondo appaia con sempre più chiarezza l’ombra della pedofilia, la pedofilia intesa come metodo di governo, di ricatto e come strumento di potere e controllo.

La sparizione dei bambini immigrati giunti come ospiti presso la Madonna della Bozzola di Garlasco segue di pari passo la triste vicenda di quelli prelevati durante gli anni dei barconi dall’Albania e destinati ad essere abusati e sacrificati al Forteto, grazie alla complicità del super-poliziotto e del noto Questore, frequentatore abituale anch’egli del Forteto.

Pedofilia, sacrifici umani, satanismo o Ordine dei Nove Angoli con radici nella dottrina di Aleister Crowley, il mago inglese che Mussolini cacciò dalla Sicilia nel 1923.

Cent’anni dopo Crowley, o meglio i suoi discepoli, sono rientrati dalla finestra ed hanno nuovamente preso il controllo dei vertici delle istituzioni. Ciò che lo dimostra è l’impossibilità a giungere alla verità giudiziaria per quanto oramai conclamata oltre che intuita dai più ed inerente ai più importanti casi mediatici e delitti efferati che hanno insanguinato il Paese negli ultimi decenni.

La verità è nelle carte ma lì deve rimanere, confinata come oggetto di studio da parte di pochi ed all’oscuro delle masse totalmente ignare del sistema di potere imperante.

Anche l’Italia ha avuto il suo Jeffrey Epstein ed egli era quel Violinista Verde, in grado di far decollare in un istante una carriera nelle istituzioni se solo si accettava di bere dal suo “calice insanguinato”.

Luigi Di Giulio

27 Agosto 2025 La strada per la verità di Giarlasco passa da Firenze e Perugia di Luigi Di Giulio
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