Giallo del Mostro di Firenze: la rivelazione che cambia tutto
A 40 anni dall’ultimo duplice omicidio la vicenda del serial killer toscano è a una svolta. Tutti gli uomini accusati o sospettati sono morti, ma il dna potrebbe dire chi è il vero colpevole
Cataldo Calabretta
Un’ombra lunga decenni stesa sul cuore della Toscana, otto duplici omicidi che hanno scandito un’epoca di terrore tra il 1968 e il 1985. In quegli anni si registrò una vera e propria psicosi in tutto il territorio nazionale. Il caso del Mostro di Firenze, un enigma che sembrava consegnato alla storia senza risposte definitive, potrebbe ora trovare una clamorosa e inattesa svolta. Un recente accertamento del dna ha riacceso i riflettori sulla prima vittima, riscrivendo un capitolo cruciale di questa vicenda e aprendo scenari investigativi finora inesplorati. Come è successo per altre famosi casi di cronaca nera e “cold case” che hanno infiammato l’estate (domenica troverete il prossimo giallo).
La novità, riportata da La Nazione con un articolo firmato da Stefano Brogioni, giornalista profondo conoscitore della vicenda, riguarda Natalino Mele: quel bambino di soli sei anni e mezzo, unico sopravvissuto alla strage di Signa del 1968 in cui persero la vita sua madre, Barbara Locci, e l’amante di lei, Antonio Lo Bianco. Per anni, Natalino è stato considerato figlio di Stefano Mele, il marito di Barbara, condannato per quell’omicidio con le attenuanti del delitto d’onore. Ma un esame genetico, disposto dalla Procura di Firenze, ha svelato una verità sconcertante: il padre biologico di Natalino è in realtà Giovanni Vinci.
Dna, un risultato genetico inatteso e il “clan sardo”
Giovanni Vinci era il fratello maggiore di Francesco e Salvatore Vinci, figure già note agli inquirenti per il loro coinvolgimento nel cosiddetto “clan sardo”, un gruppo di individui che dal 1982 finì nel mirino delle indagini sul Mostro. Curiosamente, nonostante l’attenzione ricaduta sui fratelli minori, Giovanni non era mai stato lambito direttamente dall’inchiesta.
Oggi, questa che potrebbe essere considerata una lacuna è al centro dell’attenzione delle indagini della Procura affidate a due magistrate, Ornella Galeotti e Beatrice Giunti. Giovanni Vinci, purtroppo, è deceduto da diversi anni, e con lui se ne sono andati interrogativi cruciali: l’assassino di Signa era a conoscenza della vera paternità di Natalino? E come ha reagito Natalino stesso, che ha ricevuto la notifica della Procura nei giorni scorsi, trovandosi spaesato di fronte a questa rivelazione? A consegnare questa clamorosa scoperta nelle mani dei magistrati è stato il genetista Ugo Ricci, specialista in “cold case”, già noto per aver rinvenuto le tracce del dna di Andrea Sempio sulle unghie di Chiara Poggi.
Gli identikit
Misteri di una notte e di una pistola
Questa nuova verità genetica potrebbe finalmente illuminare molti misteri rimasti irrisolti fin da quello che successe nella tragica notte di Signa. Non è mai stato chiarito chi e perché risparmiò il bambino, né come Natalino, senza alcun ricordo di quell’orrore, riuscì a raggiungere una casa distante un paio di chilometri, nel buio di una strada sassosa di campagna.
Ora, l’intera dinamica di quel primo omicidio deve essere riletta, forse anche nell’ottica della ricerca di quella pistola calibro 22, mai ritrovata, che sparò a Signa nel 1968 e che, dal 1974 al 1985, tornò a seminare morte, uccidendo altre sette coppie. La scoperta del Dna di Giovanni Vinci potrebbe, di fatto, scagionare il verdetto ormai passato in giudicato che condannò Stefano Mele per l’omicidio del 1968, e forse indirizzare le indagini verso un responsabile (o dei responsabili) anche per gli altri delitti.
La lunga ombra di Pacciani e dei “compagni di merende”
Il caso del Mostro di Firenze è una ferita aperta nella storia giudiziaria italiana. Dopo il delitto di Signa, la stessa arma colpì a Scandicci (1974), poi a Carmignano (1981), Calenzano (1981), Baccaiano (1982), Vicchio (1984), Giogoli (1985) e Scopeti (1985). Le indagini si concentrarono a lungo su Pietro Pacciani, un contadino di Mercatale, che fu condannato, poi assolto, e morì prima di un nuovo processo d’appello. Successivamente, furono coinvolti i cosiddetti “compagni di merende”: Giancarlo Lotti e Mario Vanni, entrambi deceduti.
Pacciani e i “compagni di merende”
Oggi, tutti i protagonisti di quelle indagini e di quei processi sono scomparsi. Tuttavia, l’eco delle loro storie continua. Paolo Vanni, nipote del postino Mario Vanni, ha chiesto la revisione della condanna dello zio, istanza che i giudici di Genova hanno dichiarato inammissibile. La richiesta di revisione è stata proposta dagli avvocati Valter Biscotti e Antonio Mazzeo, basandosi su una nuova perizia di entomologia forense che anticiperebbe di due giorni la data dell’ultimo delitto, quello degli Scopeti del 1985.
Il sostituto procuratore generale Alessandro Bogliolo ha definito la richiesta inammissibile, affermando che le nuove prove non sono sufficienti a mettere in discussione la sentenza definitiva emessa dalla Corte di Cassazione nel 2000. La Corte d’Appello ha respinto la domanda, ritenendo le nuove evidenze scientifiche non rilevanti nel contesto processuale. La difesa ha già annunciato il ricorso in Cassazione. L’avvocato Biscotti ha criticato la Corte per aver valutato il merito delle nuove prove, “contrariamente alla giurisprudenza consolidata”. Il legale ha anche rilevato la “sorprendente coincidenza” tra la decisione della Corte e la recente diffusione della notizia sulla paternità di Natalino Mele, elemento che a suo avviso potrebbe distogliere l’attenzione dal caso.
Gli omicidi del Mostro di Firenze: una cronaca del terrore
La nuova pista legata al dna di Giovanni Vinci, una figura fino ad oggi ai margini dell’indagine principale, promette di riaprire un capitolo cruciale e, forse, di avvicinarsi finalmente alla verità su uno dei casi di cronaca nera più complessi e dolorosi della storia italiana. La speranza è che questo filo genetico, emerso dopo tanto tempo, possa finalmente svelare chi si celava dietro l’appellativo di Mostro di Firenze. Un nome che evoca anni di paura e mistero in Italia, legati a una serie di otto duplici omicidi avvenuti tra il 1968 e il 1985 in Toscana. Tutte le vittime erano coppie, spesso appartate in auto in luoghi isolati, e l’arma del delitto era sempre la stessa: una pistola Beretta calibro 22, mai ritrovata. La tragica sequenza è iniziata il 21 agosto 1968 a Signa, in località Castelletti. Le vittime, come già evidenziato, sono Barbara Locci (32 anni) e il suo amante Antonio Lo Bianco.
Le vittime
Dopo una pausa di sei anni, l’orrore si manifesta di nuovo, e la vera e propria escalation criminale comincia nel 1974 a Scandicci, in provincia di Firenze, in località Rabatta. Le vittime sono due diciannovenni, Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini. Questo è il primo omicidio attribuito chiaramente al Mostro per via dell’utilizzo della stessa calibro 22 e del modus operandi.
Da questo momento in poi, la furia omicida si ripete con cadenza quasi annuale, seminando il panico in tutta la provincia fiorentina: il 6 giugno del 1981 a Lastra a Signa, in località Bartoline, vengono uccisi Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio. La donna viene atrocemente mutilata. Il 22 ottobre del 1981 a Calenzano, in località Travalle sono stati uccisi Giuliano Linari e Susanna Cambi. Anche in questo caso vi sono state mutilazioni sul corpo femminile. Il 19 giugno del 1982 a Montespertoli, in località Baccaiano, vengono assassinati Paolo Mainardi e Antonella Migliorini.
Il 9 settembre 1983 a Giogoli è la volta di Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rusch; questo è il primo e unico caso in cui le vittime sono due uomini, probabilmente scambiate per una coppia eterosessuale. Il 29 luglio 1984 a La Boschetta di Vicchio e venire uccisi sono Pia Rontini e Claudio Stefanacci
Ultimo duplice omicidio del Mostro di Firenze
L’8 settembre del 1985 a San Casciano in Val di Pesa, in località Scopeti si è consumato l’ultimo, e forse il più brutale, duplice omicidio. Le vittime sono Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, due turisti francesi. I loro corpi vengono trovati diversi giorni dopo l’esecuzione, e le mutilazioni sul corpo di Nadine sono particolarmente cruente. Ogni volta, il modus operandi era simile: la coppia veniva sorpresa in auto, uccisa a colpi di pistola e, in molti casi, venivano inferte mutilazioni post-mortem alle vittime femminili con una particolare arma da taglio.
L’ultimo delitto
Quando esce “Il mostro” su Netflix?
La serie tv Il Mostro, diretta da Stefano Sollima, uscirà su Netflix il 22 ottobre del 2025, in concomitanza con il decimo anniversario dell’arrivo della piattaforma streaming in Italia. La serie è composta da quattro episodi e racconta una delle indagini più complesse e lunghe della storia italiana, basandosi su fatti reali, testimonianze e atti processuali ed esplorando il punto di vista di coloro che potrebbero essere stati coinvolti nei crimini. Il trailer ufficiale è già disponibile.
Giallo del Mostro di Firenze: la rivelazione che cambia tutto


troppe imprecisioni nei delitti del 74 e dell’81: il primo è avvenuto a Borgo San Lorenzo e non a Scandicci; il secondo (quello di Carmela de Nuccio e Givanni Foggi) è avvenuto a Scandicci (Mosciano), e Le Bartoline si trova a Calenza no, più pecisamente nei pressi di Travalle.