«Mostro di Firenze, la pista sarda non è una sorpresa: mio padre sapeva»

Dalle investigazioni sui sequestri di persona a Tempio all’inchiesta sugli omicidi delle coppiette in Toscana: parla Mario Rosati, il figlio dell’ufficiale dei carabinieri che indagò sulla catena di delitti. E puntava su Villacidro

«Adesso ogni tassello è al suo posto, ma per mio padre non sarebbe stata un sorpresa apprendere che il test del dna su Natalino Mele porta ai Vinci, ossia porta alla pista sarda, porta a Villacidro. Mio padre lo ha sempre saputo e lo ha scritto alla Procura di Firenze nel 1985, ma sono state fatte altre scelte investigative. Una cosa è certa, 30 anni fa il maggiore dei carabinieri Vincenzo Rosati aveva capito che era necessario cercare il mostro di Firenze in Sardegna»: Mario Rosati parla nel suo studio di Tempio, è un avvocato, ma soprattutto è il figlio dell’ufficiale dell’Arma che mise fine alla tragica sequenza di omicidi, avvenuti nella provincia di Firenze a partire dal 1968.

Mario Rosati mostra un corposo rapporto giudiziario e dice: «Certo, è così. Quando, nell’autunno del 1985, mio padre, Vincenzo Rosati, arriva a Firenze da Tempio, con il colonnello Torrisi punta subito alla pista sarda. Sulla base di questa informativa, dopo qualche mese, Vinci sarà arrestato. Da allora il “mostro” non ha colpito più. E in questi giorni la cosiddetta pista sarda ha un nuovo formidabile argomento a supporto, il test del dna di Natalino Mele».

Firenze nera

Il racconto di Mario Rosati parte dal trasferimento dei genitori in Toscana: «Mio padre comandava la Compagnia dei carabinieri di Tempio e dopo le indagini, concluse con successo, sul caso De André e su altri 40 sequestri di persona, la cosiddetta anonima gallurese, viene promosso. Gli viene assegnato il comando del Nucleo operativo di Firenze. Ho vissuto da vicino quella fase, arriviamo in Toscana nel settembre del 1985 e troviamo un clima plumbeo. Appena iscritto a Giurisprudenza, vedo una città tappezzata di manifesti che invitano i ragazzi a stare attenti. Pochi giorni prima erano stati uccisi agli Scopeti, Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, duplice omicidio seguito dal solito macabro rituale delle mutilazioni. Mio padre assume il comando del nucleo dell’Arma che indaga sui delitti del “mostro”, c’è anche un gruppo specializzato, guidato dal maresciallo, sardo, Salvatore Congiu. Gli investigatori di via Borgognissanti trasferiscono i fascicoli a mio padre e in quelle pagine trova gli elementi che lo riportano in Sardegna».

Indagini a Villacidro

È la pista che arriva a Salvatore Vinci, un artigiano di Villacidro trasferito a Firenze dopo la morte della moglie, la pista sarda. Mario Rosati mette in fila i fatti: «Mio padre segnala alla Procura di Firenze e al magistrato Luigi Lombardini, con il quale ha un rapporto di strettissima collaborazione, diversi elementi: le anomalie del suicidio della moglie di Vinci, Barbarina Steri, avvenuto a Villacidro nel 1960, il furto di una pistola calibro 22 e di un centinaio di proiettili (con la lettera H nel fondello) avvenuto sempre a Villacidro ai danni del dirimpettaio di Vinci, armi e munizionamento che sono una costante in tutti gli omicidi del “mostro”.

https://www.unionesarda.it/news-sardegna/mostro-di-firenze-la-pista-sarda-non-e-una-sorpresa-mio-padre-sapeva-qljwyegx

1 Agosto 2025 Stampa: Unione Sarda – «Mostro di Firenze, la pista sarda non è una sorpresa: mio padre sapeva»
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Un pensiero su “1 Agosto 2025 Stampa: Unione Sarda – «Mostro di Firenze, la pista sarda non è una sorpresa: mio padre sapeva»

  • 5 Agosto 2025 alle 10:23
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    il problema è che in Italia non si sa mai chi fa le indagini…carabinieri, polizia, procura…ci fu una evidente contrapposizione tra Carabinieri e Polizia negli anni del Mostro. fascicoli che andavano da una parte all’altra, superpoliziotti, squadre antimostro….etc. ognuno con la sua storia e le sue convinzioni.
    La pista sarda così come specificato nell’articolo sembrerebbe la più semplice e la più logica, e fu anche battuta da Rotella ma non si arrivò a capo di nulla e non si sa perché.

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