Di pista esoterica satanica parlò una strana testimone Maria Consolata Corti in arte Haziel Victoria.

Cito dal blog mdf.com

Maria Consolata Corti nata a Pisa nel 1947 regista televisiva e autrice di testi e sceneggiature per il teatro.

Giornalista, scrittrice, regista, si è laureata in Giurisprudenza all’università La Sapienza di Roma. Per anni ha firmato articoli e rubriche su numerose testate cartacee e online, fra cui «Vanity Fair» e corriere.it. Ha pubblicato vari saggi e romanzi con lo pseudonimo di Vittoria Haziel (.Haziel è l’Angelo dell’Amore Universale, che ci permette di amare veramente, di trasformare ogni forma di negatività con la bontà e la gentilezza.) Sposata con Giorgio De Rienzo professore universitario, critico letterario, scrittore e linguista italiano. Ha avuto due figli, adesso ha quasi 80 anni.

Il marito scrisse un libro giallo “l’inchiesta” dove le vicende di un sk si intrecciano con quelle dei servizi segreti.

https://www.mostrodifirenze.com/2004/01/01/1-gennaio-2004-lindagine-di-giorgio-de-rienzo/

La sua prima testimonianza fu nel gennaio 1987, quindi dopo circa un anno e qualche mese dal delitto di Scopeti, quando aveva circa 40 anni, telefonò in questura per riferire notizie sul mdf.

il 20 gennaio 1987 il dottor Gennaro Monaco all’epoca primo dirigente della polizia di Roma su richiesta del questore di Roma dell’epoca. dottor Monarc invia un proprio funzionario, il dottor Robert Nash, presso l’ospedale Filippo Neri da dove Maria Consolata Corti. Come si può vedere in seguito la corte indicò una donna come primo contatto che la accompagnò la questura e non Robert Nash che non ha mai conosciuto) Il dottor Nash dopo aver ascoltata, accompagna la Corti negli uffici della squadra mobile, qui la donna gli manifesta i suoi convincimenti con: “ frasi sconnesse senza alcun sesso logico” per cui dato l’evidente stato precario di salute psichica della Corti ( sempre secondo il Nash) avevano provveduto a contattare telefonicamente la di lei madre Elena Del Dottore per affidargliela.

Questa è la versione di Gennaro Monaco, questa versione verrà smentita categoricamente da Maria Consolata Corti.

tre anni dopo, il giorno 5 novembre 1990 sulla rivista settimanale visto, esce un trafiletto in cui compare un’intervista rilasciata al giornalista Maurizio Caravella da parte di Maria Consolata Corti

questa è una parte del testo:

“ il mostro di Firenze è un personaggio molto noto e potente, con una doppia identità e fa parte di una terribile setta satanica, è un uomo di 72 anni che lavora per i servizi segreti, di origine siciliana, ma che ha vissuto a lungo in Toscana. Gli investigatori dovrebbero già conoscere il suo nome, mi ha confessato che i membri della setta uccidono l’uomo e la donna nell’atto di accoppiarsi, per uccidere l’amore e colpire Dio! Mi ha detto anche: “io strappo il pube o il seno con un coltello mille usi e lo faccio non solo per odio, ma perché, secondo la setta, durante l’atto sessuale il corpo libera energie di cui ci si può servire anche per curarsi o per aumentare la forza fisica.”

Il 13 novembre 1991 è la SAM che chiede delucidazioni alla questura di Roma sulle dichiarazioni della Corti. La questura di Roma rispose dicendo che il dottor Robert Nash si recò presso l’ospedale Filippo Neri da dove la donna aveva telefonato, aveva appreso dalla donna che alcuni comportamenti del dottor Gennaro Mangano, dirigente superiore della polizia di stato a riposo, con cui da qualche mese intratteneva una relazione sentimentale, l’avevano impaurita avendo compreso che il funzionario potesse essere il cosiddetto mostro di Firenze. Tale ipotesi le era nata dopo aver osservato alcuni comportamenti del suo amante dei momenti più intimi; si trattava in particolare del fatto che costui durante gli amplessi non diceva alcuna parola e che lo stesso era solito farsi la doccia con acqua gelida. Quindi nonostante l’assoluta mancanza di credibilità della donna che peraltro appariva non nel pieno possesso delle sue capacità mentali, aveva accompagnato la Corti negli uffici della squadra mobile, qui la donna gli aveva manifestato i suoi convincimenti con: “frasi sconnesse senza alcun nesso logico” per cui, dato l’evidente stato precario di salute psichica della Corti aveva provveduto a contattare telefonicamente la madre Elena del Dottore per affidargliela.

il 24 maggio 2001 Maria Consolata Corti viene ascoltata a verbale sia da Paolo Canessa che da Michele Giuttari, l’incontro avviene in una località imprecisata del Piemonte, dove risiedeva.

La Corti precisò che: cercai telefonicamente il questore di Roma che era amico di mio papà e fui portata successivamente alla squadra mobile in via Nazionale dove parlai con dei funzionari, c’era anche un ispettrice che mi accompagnò. ( quindi c’era una donna non il misterioso Robert Nash che non risulta in nessuna relazione di servizio)

Nella suddetta circostanza la test negava decisamente la relazione sentimentale con Gennaro Mangano e negava decisamente il contenuto della relazione del dottor Monaco sulle sue precarie condizioni psichiche. E negava l’affidamento alla propria madre.

La Corti rivela che il padre, un funzionario del ministero dell’Interno e poi questore morto stranamente a cinquantaquattro anni, le aveva rivelato di aver conosciuto un agente operativo dei servizi segreti che era adepto di una setta segreta responsabile degli omicidi delle coppie. Dopo la morte del padre, avvenuta per un sospetto tumore, la Corti ritrova un foglio usato dal padre, per fare un aereoplanino ai nipoti piccoli, al cui interno è segnato il nome della persona in oggetto accompagnato da una nota: “tutte le piste portano lui possibile che nessuno se ne sia accorto”

Questo le permette di rintracciare l’uomo ed incontrarlo come dichiarato. Il racconto dell’uomo avviene dopo svariati incontri fra i due ed è particolareggiato sulla sua azione omicidiaria e sul fatto che gli identikit erano tutti falsi, dato che loro portavano maschere diverse ogni volta.

La Corti fornì precise indicazioni per l’identificazione dell’uomo: questo uomo ha lavorato dal 1968 al 1985 a Firenze, era di origine siciliana, sposato con un figlio, si è occupato di terrorismo e criminalità organizzata, una volta in pensione ha continuato ad operare per i servizi segreti.

La corti in procura (dall’archivio Sgherri)

Il 15 settembre 2001 esce un’intervista della signora Maria Consolata Corti sul quotidiano il Messaggero l’intervista ha sempre come argomento, i fatti accaduti nel gennaio 1987, l’articolo viene riportato per intero sul libro il mostro di Firenze di Fabio Gariani.

Foto di Maria Consolata Corti di circa 20 anni fa adesso e ha quasi 80 anni

testo dell’articolo:

“ Mio padre è morto in circostanze misteriosa a 54 anni, aveva sospetti su quel collega, l’ho capito dopo, ricordando l’episodio di quando vivevo nella casa dei miei genitori: un giorno trovai in cantina uno degli aeroplanini di carta che papà faceva per uno dei miei bambini, per quello, aveva usato un foglio dove c’era un appunto con il nome di x e una nota che diceva più o meno: “ tutte le piste portano a lui possibile che nessuno se ne accorga?”.

Nell’85 mio padre viene ricoverato in una clinica Romana per un sospetto tumore venne operato e poi trasferito in ospedale, in rianimazione. Prima di morire disse:” assassini siete una mafia”

Chiedemmo un’autopsia alla presenza di un nostro medico ma la fecero in fretta e furia dicendoci: “ è venuto un dottore che ha detto di essere mandato da voi” Non era vero! Quindi presentammo denuncia alla questura di Roma, ma fu archiviata.

Nell’86 mi occupo del mostro per la trasmissione RAI per cui lavoravo e mi viene in mente l’aere planino le ultime parole di mio padre. Chiesi l’appuntamento a quell’uomo con una scusa, al secondo incontro mi propose un lavoro illecito: doveva trovare persone disposte ad acquistare titoli accademici e titoli nobiliari falsi, ma io dissi di no! Sospettava che io avessi intuito tutto e quindi che mi voleva inguaiare, ci siamo visti però altre volte, lui ha iniziato a fidarsi, mi ha raccontato che molti anni prima si era innamorato di una ragazza allontanata da lui dalla famiglia, disse che aveva iniziato a odiare le persone che si amano. Mi confessò di essere entrato in una setta che uccideva uomini e donne al momento dell’accoppiamento, che aveva commesso anche altri delitti, oltre a quelli attribuiti al mostro di Firenze, ma che i cadaveri non erano stati mai trovati. Mi raccontò particolari tremendi: che aveva tagliato pube e seni ad alcune delle sue vittime con un coltello multiuso. La setta li usava per dei macabri rituali ritenendo che durante l’atto sessuale venissero liberate energie che possono essere utilizzate per curare malattie o aumentare la forza fisica. Disse cose pazzesche tipo i veri mostri sono quelli che fanno uscire falsi identikit come quello che ha portato un barista al suicidio, il vero identikit non esiste, perché quando ammazzavo usavo maschere sempre diverse. Ero terrorizzata andai alla mobile di Roma a raccontare tutto ma mi dissero di lasciar perdere.”

Questo articolo del 15 settembre 2001 è in dissonanza con una dichiarazione attribuita alla Corti pubblicata su Repubblica dell11 settembre 2001 che cito

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/09/11/nuove-accuse-contro-il-giornalista-fu-lui.html

“l’ inchiesta va avanti anche rileggendo le vecchie testimonianze alla luce delle nuove rivelazioni. Fra queste quella di Maria Consolata Corti, figlia di un questore. La donna disse nel 1990 che il mostro era un uomo dei servizi segreti, legato ad una setta. A maggio gli inquirenti hanno riascoltato la donna che oggi dice: «Non commento, allora deliravo».”

Questa non è un’intervista alla Corti sembra più una frase riportata ai giornalisti non si sa bene da chi, ma ricorda la relazione di Gennaro Monaco vista sopra a cui la Corti rispose che.

negava decisamente il contenuto della relazione del dottor Monaco sulle sue precarie condizioni psichiche. E negava l’affidamento alla propria madre.”

:E’ la prima volta che viene descritto un movente satanico esoterico, per il mdf, di una setta legata ai servizi segreti, molto simile a quello descriverà più di vent’anni dopo Irene per la setta di Sassovivo. Molto prima di Pasquini, Carlizzi , Rizzuto, Malatesta e quindi Giuttari. Nel 1985 il rapporto Bruno aveva solo ipotizzato un movente satanico esoterico con le ipotesi della criminologa Teresa Lucchesi, e della psicologa Simonetta Costanzo moglie del Francesco Bruno , datato Firenze 28.9.1985 In tale elaborato, che si compone di 4 pagine dattiloscritte, l’estensore sottolinea l’attendibilità dell’ipotesi secondo cui :

i delitti sarebbero opera di più aggressori, un delitto dunque collettivo, forse un tipo particolare di comunità religiosa segreta, una setta che attua una specie di magia nera, che attraverso propri giuramenti e codici inneggia al loro Dio compiendo così sacrifici con macabri ed immondi riti, allo scopo di potenziare lo spirito umano, mirando preminentemente al sesso femminile, apoteosi delle loro sacre (ma alquanto profane) funzioni”

https://www.mostrodifirenze.com/wp-content/uploads/2021/07/Nota-3.12.2001-mandanti-stato-indagini.pdf?fbclid=IwAR26j0DTDTtUUT8Hmigz1vB3NG_OUZRSnak3kC2ujEUZXx9joPz_vIHerLc

La Corsi più volte dirà nelle interviste di aver avuto molta paura in quegli anni per se e per la sua famiglia.

Cito dalla nota del Gides a firma del dirigente Michele Giuttari inviata dalla questura di Firenze al sostituto procuratore della Repubblica Paolo Canessa in data 4 luglio 2001:

Il personale dipendente in Roma procedeva ad assumere informazioni dai familiari della nominata Corti e più precisamente dalla madre dal fratello:

– Elena del Dottore, madre della Corti riferiva succintamente le esperienze e la vita professionale del marito funzionario di polizia, confermando quanto aveva dichiarato sul punto la figlia, confermava altresì il racconto della figlia sul Mangano, relativamente all’aiuto di quest’ultimo per aver aiutato la Corti a cercare un lavoro nel campo finanziario a Torino. Circa poi l’episodio specifico narrato dalla corti concernente il Mangano e il colloquio avuto presso la questura di Roma, la Del Dottore riferiva di aver saputo dalla figlia che questa tornando in auto da Torino con il Mangano, per una frase o qualche cosa detta dall’uomo, si era molto spaventata e scesa dall’auto aveva chiesto aiuto, venendo poi accompagnata a casa da un poliziotto, aggiungeva di non essere mai stata contattata telefonicamente dalla questura per essere messa al corrente che la prima figlia si trovava lì. Precisava che la figlia in quella circostanza era sì molto agitata e spaventata. In relazione poi ad eventuali patologie psichiche della figlia riferiva che quest’ultima non aveva mai sofferto di alcuna malattia o di disturbo di questo genere precisando che la figlia è una persona impulsiva, talvolta si innervosisce, ma che il tutto rientra nella completa normalità caratteriale. Ha escluso inoltre che la propria figlia potesse aver avuto una relazione sentimentale con il Mangano, ha confermato l’incendio della cantina della propria abitazione con conseguente distruzione di quello che conteneva. La del Dottore non confermava assolutamente il contenuto della nota relazione di servizio del dottor Gennaro Monaco della questura di Roma che: come noto, nel suddetto atto, tra l’altro, faceva riferimento ad un evidente stato precario di salute psichico della Corti e a contatti telefonici avuti dal funzionario con la madre che, a dire del funzionario, si era scusata per il comportamento della figliola attribuibile a, suo dire, ad un grave esaurimento nervoso dovuto ad alcune sfortunate vicende familiari.

– Il fratello della nominata Corti Giovanni confermava l’episodio della sorella con Mangano e aggiungeva che la sorella allora soffriva di forti stati di depressione e di euforia, particolarmente nel periodo in cui si era identificato l’episodio con Mangano, ma precisava che la sorella non è mai stata ricoverata per disturbi psichici né era stata mai in cura per tali infermità.

In relazione al dottor Gennaro Monaco, Rino, si è già riferito evidenziando gli illeciti tenuti dallo stesso, che hanno influito notevolmente sullo sviluppo delle indagini sui duplici omicidi in questione, che, come noto alla signoria vostra, a causa delle vicissitudini professionali di questo dirigente, hanno subito una prolungata fase di stallo, protrattasi per oltre un anno. infatti il dottor Monaco nella sua veste di direttore della polizia criminale, criminalpol, redigeva atti palesemente falsi che sono stati utilizzati dal ministro dell’interno per emanare decreti con cui questo veniva sollevato dall’incarico di dirigente della squadra mobile di Firenze, mentre era notoriamente impiegato in prima persona nelle indagini sul filone dei mandanti dei duplici omicidi, all’uopo delegato della signoria vostra, per essere assegnato a minore incarico: quello di dirigente dell’ufficio stranieri!

La scrittrice torinese si è occupata anche di Sindone.

Durante l’assenza di questo dirigente le indagini sulla vicenda mostro sono rimaste di fatto bloccate per tutto il periodo, non essendo state portate avanti le deleghe, a suo tempo rilasciate da codesta procura della Repubblica, tanto che alla ripresa del servizio da parte del dirigente, nell’agosto dell’anno scorso, la signoria vostra con apposite note rinnovava le deleghe, sollecitandone l’evasione, trattandosi di procedimenti di vecchia data, anzi aggiunto che al rientro in servizio di questo dirigente, quando si è presentata l’occasione di rivedere il fascicolo di D’Altilia e in particolare il cosiddetto parere pro veritatae del suddetto e al suo tempo fatto recapitare al sottoscritto, lo stesso non veniva più rinvenuto agli atti della squadra mobile, nonostante attente ricerche.

Dopo il secondo trasferimento subito nel mese di marzo del 2000, su disposizione del dirigente della squadra mobile Pro tempore, è stata azzerata la memoria del computer storico della SAM con salvataggio dei documenti in floppy disk queste circostanze non possono che essere considerate come sintomatiche della volontà di non proseguire nell’inchiesta, il cui esito ulteriore, evidentemente, una volta trasferito il sottoscritto, non interessava ad alcuno dei responsabili. Appare per altro chiaro e documentato, che il dottor Gennaro Monaco con la sua azione, ha arrecato il giusto danno.

– sia all’attività investigativa in corso, volta di individuare i responsabili quali mandanti dei duplici omicidi in questione,

-sia a questo dirigente, che a causa dei due trasferimenti di ufficio patiti ha subito ingenti danni: patrimoniali, morali, ivi compresi quelli della propria immagine professionale di investigatore serio e capace.

A proposito sempre del dottor Monaco, giova riferire che: Pecoraro Osvaldo ispettore capo della Polizia di stato, sentito a verbale su delega della signoria vostra, il giorno 7 giugno 2001 a proposito di Alberto Bevilacqua, tra l’altro, riferì la notizia, ricevuta e confermata da più fonti che tra questi mandanti vi sarebbe lo scrittore Alberto Bevilacqua, che mi risulta legato strettissimamente al: dottor Cavaliere, al prefetto Monaco, al dottor Antonio del Greco e al capo della polizia dottor Masone, tutte queste personalità istituzionali, avrebbero avuto ed avrebbero tuttora interesse, non meglio per me individuato, a fornire certi aiuti al Bevilacqua, nel senso di non farlo entrare nelle indagini che state svolgendo, come si vede dalle notizie avute dal Pecoraro Osvaldo che è un ispettore capo della polizia di stato in servizio presso il ministero degli interni, e lo stesso confermato da più fonti: il dottor Monaco e il dott Masone si sarebbero attivati per mantenere fuori dalle indagini sul mostro di Firenze il noto scrittore Alberto Bevilacqua.

28 Luglio 2025 Maria Consolata Corti di Claudio Costa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *