LA TESI DELL’IMPISTAGGIO DEL 1982

(NdR: Pubblichiamo su richiesta, ma non concordiamo nella deduzione)

La tesi dell’impistaggio dell’82, sostenuta da Giuliano Mignini e da Michele Giuttari e poi ripresa da Francesco Amicone, ma anche da Carlo Palego e Valeria Vechione che hanno depositato alla procura di Firenze un esposto richiedendo chiarimenti sui reperti del fascicolo Locci Lo Bianco del 68: E’ lo stesso Palego a chiedere che altri smontino la tesi proposta, a cui io stesso credevo, ma grazie al confronto con altri: ho cambiato idea.

Durante gli anni di piombo, la strategia stragista manovrata dai servizi segreti deviati,….deviati dalla CIA , in Italia, purtroppo fu una realtà, con centinaia di vittime. Alcuni personaggi coinvolti nel caso del mdf facevano parte di questi servizi. Quindi il nucleo operativo dei carabinieri di Borgognissanti, era di fatto un centro del SISMI, Servizio informazioni e sicurezza militare, comandato per 20 anni dal tenente colonello Federigo Mannucci Benincasa e dal tenente colonnello Olinto Dell’amico. Il primo andò a processo per le stragi dell’italicus e di Bologna e fu salvato due volte dagli omissis, ma condannato per calunnia e depistaggio, il secondo fu tra i primi ad indagare sul mdf e secondo la testimonianza dell’ex agente del sismi Vincenzo Fenili era un reclutatore e addestratore di agenti segreti. Il Fenili con l’aiuto del giornalista Luigi Carletti ha scritto un libro sulle sue attività come agente segreto nome in codice Kasper.

Cito la sinossi del libro “L’inferno esiste e io ci sono stato.

Sono queste le parole con cui l’Agente Kasper, un ex carabiniere divenuto agente dei sevizi segreti e poi del ROS, comincia a raccontare la sua vicenda a Luigi Carletti.

La vicenda sembra incredibile:

l’ex carabiniere italiano ha trascorso tredici mesi in un campo di concentramento cambogiano. Con lui dovevano sparire i risultati del suo lavoro, un’indagine lunga e difficile, con un nome che forse, prima di questa storia, non diceva molto ma ora significa tantissimo: supernotes.

L’inferno dell’Agente Kasper comincia in Italia ma si consuma in Cambogia, dove nel marzo del 2008 viene sequestrato per essere eliminato. È sbattuto in prigioni improvvisate e in una caserma, poi in un ospedale-lager. Infine, a Prey Sar: un autentico campo di concentramento.

Nessuno fa niente, qualcuno ha posto un veto.

Troppo grande e troppo grave quel che l’Agente Kasper ha scoperto con la sua meticolosa indagine: banconote da cento dollari per milioni e milioni, stampate fuori dal territorio americano. Queste sono le supernotes.

Ma chi le stampa?

Quella che Kasper scopre è una verità quasi incredibile. Documenti, testimonianze, riscontri e reperti: il materiale che Luigi Carletti e l’Agente Kasper riescono a mettere insieme nella loro attenta ricostruzione è impressionante. Ma sopra ogni cosa c’è l’esperienza diretta del protagonista, narrata con il ritmo e la forza di una spy story che intreccia e svela anche pagine inedite della recente storia italiana.”

In questo link l’intervista al Fenili delle iene

https://www.iene.mediaset.it/video/viviani-le-rivelazioni-incredibili-di-un-agente-segreto_65884.shtml?fbclid=IwAR1PSX4CUAF4jKYA8d0a9XowN40jA-G5S0xb816G2C1U2SxwiO7rpAMlvUQ

Nella foto in primo piano il giornalista Luigi Carletti dietro l’ex agente Kasper Vincenzo Fenili

Il Fenili è fiorentino ed entra nell’arma sembra su raccomandazione di Pierluigi VIGNA, amico di famiglia. Il Fenili dopo esser finito nei guai per le sue frequentazione degli ambienti di estrema destra, chiese aiuto a Viga che lo fece arruolare nei carabinieri. Fu reclutato e addestrato come agente proprio da Olinto Dell’Amico. Con Vigna e Silvia Della Monica contribuì a smantellare un traffico di cocaina con la Columbia infiltrandosi nel narco traffico, negli stessi anni dei delitti del mdf.

Un altro militare che fece due perizie sul caso del mdf è Il generale Ignazio Spampinato che con l’esperto del banco nazionale prove balistiche di Gardone Val Trompia, Pietro Benedetti, fecero la perizia alla cartuccia inesplosa trovata nell’orto di Pacciani: dopo sei mesi di studio consegnarono ai magistrati un documento di 200 pagine in cui:

– pur trovando nelle parti comparabili notevoli identità con le munizioni usate dal mdf,

– non espressero mai un giudizio certo in merito.

La perizia fu molto contestata, in particolare dal perito Paride Minervini che parlò di prova artefatta. A sua volta però anche la perizia di Minervini è contestabile in quanto non replica tutti segni trovati sulla cartuccia, solo uno su tre, quindi anche la ricostruzione della dinamica di inceppamento di Minervini non è da tutti accettata. ( fonte Manieri) In particolare l’affermazione di certa stampa e dell’avv Walter Biscotti che la cartuccia fu manomessa e quindi inserita appositamente nell’orto di Pacciani per incastrarlo non ha riscontri scientifici, anzi: la parola artefatta usata da Minervini, si riferisce probabilmente a dei segni non conducibili al ciclo di sparo. Quindi Minervini replicò solo uno di questi segni, dando un colpo con un martelletto, su una cartuccia di prova. La cartuccia di Pacciani era curva probabilmente si trattava di una cartuccia incamerata che rimase inceppata e che magari lo stesso ha tolto dalla pistola con colpi di cacciavite e martelletto, facendola cadere nel terreno dove è rimasta per anni, dato lo stato di corrosione. Inoltre quello che la stampa non ha mia chiarito è che i famosi segni artefatti, sono tre, non servono a identificare l’arma che sparò, sono segni macroscopici, non sono le microstriature: quelle furono analizzate nella perizia Mei le cui conclusioni escludono che la cartuccia Pacciani abbia le stesse microstrie create dalla pistola del mostro

Precedentemente Ignazio Spampinato nel 1981 fu, con il colonnello Innocenzo Zuntini, il perito balistico sull’omicidio Foggi – De Nuccio. Ma soprattutto nel 1982 con Nuzio Castiglione fece la perizia balistica di confronto tra i reperti del 68 e quelli degli altri delitti, concludendo che aveva sparato la stessa arma.

Anche il colonnello Spampinato fu processato e condannato per depistaggio in quanto anticipò al colonello Mannucci Benincasa la perizia sull’esplosivo usato nelle stragi. Questo permise a Mannucci Benincasa di depistare le indagini su dei finti gruppi neofascisti, con dei finti attentati sui treni ad es a Taranto: usando lo stesso esplosivo.

Un altro libro, che vedete in foto menziona il generale Federigo Mannucci Benincasa ed è “i segreti di Bologna” di Cutonilli e Priore. Lo si accusa di essere coinvolto nella strage e di essere addirittura presente a Bologna almeno subito dopo la strage. C’è anche scritto come è proprio da lui che parte la telefonata depistante su Ustica. Il testo fa capire chiaramente come il Sismi di Firenze era coinvolto, quando si trattava di cose losche.

Cito la sinossi :

Dopo interminabili indagini giudiziarie e rinnovate ipotesi storiografiche, gli autori di questo libro, esaminando i materiali delle commissioni Moro, P2, Stragi, Mitrokhin, gli atti dei processi e degli archivi dell’Est, e documenti “riservatissimi” mai resi pubblici, hanno tracciato una linea interpretativa sinora inedita, restituendo quel tragico evento a una più ampia cornice storica e geopolitica, senza la quale è impossibile arrivare alla verità.

La loro inchiesta chiama in causa la “doppia anima” della politica italiana, le contraddizioni generate dalla diplomazia parallela voluta dai nostri governi all’inizio degli anni Settanta e, in particolare, lo sconvolgimento degli equilibri internazionali provocato dall’omicidio di Aldo Moro.”

Tra i sostenitori dell’impistaggio c’è Carlo Palego, che cito:

La struttura clandestina addestrata alla strategia del terrore e della tensione negli anni sessanta aveva il compito di assicurare il mantenimento dello status quo nei paesi del blocco occidentale a guida USA a prescindere dall’esito delle dinamiche democratiche ed elettorali. E si può capire: Si era in Guerra, fredda ma pur sempre guerra e in una di guerra di questo tipo era cruciale mantenere l’integrità del proprio blocco in attesa che qualcosa facesse implodere il blocco contrapposto (alla fine implose quello comunista, come sappiamo).

Ed e’ altresì chiaro che le tecniche di guerra non ortodossa che a volte passavano anche per attentati e stragi (ma di fatto l’unico episodio stragistico che corrispose esattamente a questo schema in Italia fu Piazza Fontana) furono impiegate soprattutto nel blocco occidentale (quello contrapposto non avendo certo alcuna necessità di ricorrervi essendo la’ inesistenti democrazia, partiti ed elezioni) e soprattutto in quei Paesi del blocco occidentale considerati più fragili dal punto di vista dell’assetto politico (su tutti l’Italia, evidentemente).

Quello che lega questo pezzo io credo poco conosciuto dai più ma cruciale della storia del secondo dopoguerra in Italia alla vicenda del Mostro di Firenze, è semplicemente il tipo di “soldato” reclutato ed addestrato a condurre questa guerra non ortodossa e clandestina, un “soldato” psicologicamente, oltre che tecnicamente, preparato anche ad uccidere gente inerme che nulla gli aveva fatto e nulla gli avrebbe fatto di male, quando ciò fosse stato necessario per gli scopi generali dell’Organizzazione di appartenenza.

L’OAS francese, fatta di molti legionari ed ex legionari, fu tra le prime Organizzazioni militari ad impiegare questo peculiare genere di condotta bellica in Algeria, tra la fine degli anni 50 e l’inizio del decennio successivo.

Questo tipo di persone circolavano nel nostro Paese nei venticinque anni tra il 1965 e il 1990.

E guarda caso un nucleo importante di questi agenti del terrore, che sfruttavano anche legami con organizzazioni criminali del territorio di competenza, si trovava a Firenze.”

Non so se avete seguito la rocambolesca assoluzione del gennaio scorso del ventennale capocentro SID / SISMI di Firenze col. fu Federigo Mannucci Benincasa dopo sette anni di condanne in primo e secondo grado singolarmente sempre annullate dalla Cassazione:

-(reato ipotizzato detenzione abusiva di materiale e armi varie rinvenute in stanza di appartamento sito in zona Sant’Agostino – Firenze, di proprietà della famiglia Lotteringhi della Stufa, stanza scoperta casualmente nel 1993 – sequestro fatto ben sette giorni dopo la scoperta dell’arsenale segreto del colonnello.

– Tra gli armamentari vari “depositati” dal Mannucci Benincasa. nel sito e’ da segnalare la presenza fra il vario materiale bellico e parabellico di diversi barattoli con foro per miccia sul coperchio (barattoli esplosivi) dello stesso tipo di quelli fatti ritrovare da uomini del SISMI (condannati poi per reato di depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna: tra questI l’immancabile Federigo Mannucci Benincasa) sul treno rapido Taranto-Bologna nel gennaio del 1981 insieme a volantini di fantomatiche organizzazioni internazionali di estrema destra che parlavano della fantomatica operazione “Terrore sui treni“

Sempre nel deposito di armi clandestino e personale del Mannucci troviamo poi (ma guarda un po’ la coincidenza) varie scatole di proiettili Calibro 22 Winchester serie H,

Interessante anche il fatto che Ignazio Spampinato, condannato col Mannucci Benincasa per violazione di segreto d’ufficio in connessione con le attività di depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna

_ lo Spampinato già L’ 8 Agosto del 1980 trasmise illegalmente a Federigo Mannucci Benincasa i risultati della sua perizia sull’esplosivo usato per la strage

– è il medesimo perito che ha eseguito l’esame dei bossoli singolarmente trovati “attaccati“ al vecchio fascicolo processuale ( non dunque nel deposito dei corpi di reato) relativo al duplice delitto di Lastra a Signa presso il Tribunale di Perugia , fascicolo sul quale i CC di Borgognissanti furono “opportunamente” indirizzati da un anonimo rimasto misterioso (e fatto debitamente molto presto sparire) nel Luglio del 1982, nel pieno delle indagini sul quarto duplice omicidio attribuito al Mostro (che a seguito di quell’anonimo divenne poi il quinto), quello cioè avvenuto nei pressi della località di Baccaiano.”

Cito dal blog il mostro di firenze.com un articolo de La Nazione, di Stefano Brogioni, sull’arsenale di Gladio citato da Carlo Palego

Nessuno tra gli inquirenti, all’epoca, mise in relazione quelle pallottole al serial killer, nonostante la pistola del ‘mostro’, e le sue munizioni, non siano mai state trovate e nonostante in via Sant’Agostino non ci fosse nessuna arma di quel calibro, compatibile dunque con tali cartucce. Forse perché la scoperta dell’arsenale giunse quando l’inchiesta mostro si era già concentrata sulla figura del contadino Pietro Pacciani. Oggi, a quell’arsenale, gli investigatori sono arrivati indagando su Giampiero Vigilanti, l’ex legionario 90enne (la cui posizione è stata archiviata) che nei verbali racconta di aver conosciuto l’ammiraglio Gino Birindelli e di aver fatto la scorta a Giorgio Almirante.

Anche lui, in casa, nel 1994, aveva una bella scorta di Winchester serie H uguali a quelli del mostro e a quelli dell’arsenale di via Sant’Agostino. Invece suo figlio, nel 1990 (l’anno in cui viene alla luce l’esistenza di Gladio) era stato arrestato dal Ros di Michele Riccio a Genova perché trovato in possesso di una Beretta calibro 9 che non poteva detenere. La matricola della pistola non conduceva a nessuno, e Vigilanti jr, recentemente, ha riferito ai Ros di Firenze che aveva il compito di trasportarla per conto dei Servizi. Non ha dato però indicazioni sufficienti a risalire al suo contatto.”

Nella foto l’elenco di armi e munizioni trovate nel covo Gladio tra cui cartucce W serie H 22LR stranamente presenti. È un arsenale importante mitra fucili pistole esplosivi cartucce ecce ecc

Segnalo a riguardo una bellissima live di Francis con Palego sui killers del Brabante legati ai servizi segreti americani. https://www.youtube.com/watch?v=iAzPfJMyWIQ

Già citato da Palego il giornalista Stefano Brogioni ha scritto il libro “il mostro nero” sulle connessioni tra eversione nera, strategia della tensione e il caso del mostro di Firenze

Cito la sinossi:

Il “Mostro nero” non è il solito resoconto dei sedici omicidi firmati da un’introvabile calibro 22 che terrorizzarono Firenze. Ma è l’analisi di quella striscia omicidiaria, che si fece più cruenta tra il 1981 e il 1985, collocata nel contesto storico dell’Italia di quegli anni, tra la coda della strategia della tensione e le manovre oscure che hanno segnato altri grandi misteri italiani e che non hanno risparmiato neanche chi cercava di fermare il serial killer. Indagini sbagliate, piste percorse troppo tardi, collegamenti mai fatti, dettagli ignorati, servizi deviati: tutto a svantaggio di una verità non ancora emersa. Da un misterioso arsenale di armi, fino all’inchiesta per depistaggio per la cartuccia che avrebbe dovuto incastrare Pietro Pacciani

Non c’è solo il figlio di Giampiero Vigilanti e di Olinto Dell’amico, ma anche il figlio di Federigo Mannucci Benincasa: Jacopo è il più giovane generale dell’ Arma dei carabinieri attualmente comandante della legione di Milano: sono figli d’arte!

C’è una nuova memoria difensiva di Vieri Adriani che si oppone all’archiviazione delle indagini su GPV, la analizza e la spiega molto bene Francis Trinipet in una live: “MOSTRO DI FIRENZE – Nuova Memoria Difensiva. By Vieri Adriani.”

Io condivido tutta l’analisi di Vieri Adriani che è molto cauto sulla tesi della strategia della tensione.

https://www.youtube.com/watch?v=4ahzlUc_PXQ

Si parla ad es di depistaggio-inpistaggio dell’82, i dubbi nascono sulla perizia Zuntini del 68 che descrive bossoli spanciati e con segni quasi irrilevanti di espulsore, esplosi da una pistola vecchia e usurata, mentre nel 74 sempre Zuntini descrive segni di estrazione molto marcati quindi una pistola all’apparenza molto diversa. L’avv. Vieri Adriani parla anche di incompatibilità dei bossoli nella descrizione del 68 rispetto a quelli del 74. Per questo chiede la riesumazioni di Antonio Lo Bianco che dovrebbe avere in corpo almeno due ogive da poter confrontare.

Vieri Adriani nella foto alla conferenza stampa con la figlia di Nadine Mauriot.

Come specificato più volte da Enrico Manieri i proiettili ossidati molto difficilmente consentono un confronto balistico di tracce osservabili al microscopio, specie se rimasti a contatto con i tessuti in putrefazione. Quindi temo che anche recuperando, dal corpo di Lo Bianco, il proiettile del 68 non sia più periziabile.

Francis è molto perplesso sul depistaggio impistaggio perché sostiene che non avrebbero potuto farlo, senza la certezza che la vera pistola, quella usurata, che uccise Locci e Lo Bianco, nessuno potesse trovarla. Perché se la pistola usurata fosse stata trovata sarebbe venuto meno il depistaggio con conseguenti indagini sul depistaggio stesso.

https://www.youtube.com/watch?v=KuAy_LKVTYg&t=3143s min 29

Io condivido la perplessità sul depistaggio, ma non solo per questa tesi perchè:

  • non si può escludere il depistaggio perché non si sa dove sia la pistola usurata.

  • Anche se l’avessero trovata ad es nel canale, in un campo o in una perquisizione: la pistola usurata alle prove balistiche avrebbe dato risultati molto diversi dai bossoli pinzati nel fascicolo del 68.

  • Quindi nessuno avrebbe potuto inputare a quella pistola usurata il delitto Locci Lo Bianco.

Solo chi partecipò al doppio omicidio, potrebbe riconoscere la pistola usurata, ritrovata, ma sarebbe una confessione, e a chi conviene?

Stefano Mele era presente sul luogo dell’omicidio, e non ci andò volando, ed era positivo al guanto della paraffina, quindi sparò, magari a vuoto o, come ipotesi aiutato da una mano più esperta come si fa con i principianti. nella foto un istruttore aiuta e guida chi spara.

Secondo Parretti nel delitto del 68 erano coinvolti i fratelli Vinci. Sul presunto impistaggio del 82, sostenuto da Giuttari e Mignini, nel tempo, ho cambiato idea, per me quelli del fascicolo del 68 sono davvero i bossoli e i proiettili della pistola che colpì nel 68.

Prima di iniziare ad analizzare bossoli e proiettili chiariamo bene cosa è una cartuccia 22LR, nella foto si vede bene che il proiettile ha due diametri diversi perché deve entrare nel bossolo. In questo caso c’è l’innesco a bottone, mentre nelle w 22LR la percussione è anulare sul fondo del fondello del bossolo.

La cartuccia o munizione è composta da 4 elementi: bossolo che contiene l’innesco e la polvere esplosiva e palla, o ogiva, o proiettile. Molti, anche su media nazionali, confondono il proiettile con la cartuccia ed è un errore, che crea solo confusione.

Il calibro 22 long rifle è uno dei calibri più diffusi al mondo e uno dei più usati nel tiro sportivo, ogni anno. Il calibro 22 lr è un calibro, in effetti, molto particolare: innanzi tutto è uno dei pochi che viene utilizzato indifferentemente nelle pistole semiautomatiche, nei revolver e nelle carabine, a colpo singolo, a ripetizione manuale o semiautomatiche. Nelle cartucce W 22 lr il proiettile presenta un diametro nella parte che va a finire dentro il bossolo, e un diametro diverso, superiore, per la parte che sta fuori dal bossolo. In pratica, la porzione esterna della palla presenta lo stesso diametro esterno delle pareti del bossolo.

Nella foto una cartuccia inesplosa in sezione dal blog di Enrico Manieri

Nella foto due cartucce: una a palla nuda 22 L.R. standard cioè né long né short l’altra a dx Cartuccia 22 L.R. alta velocità con palla in piombo ricoperta galvanicamente di rame dal blog di Enrico Manieri.

Nella foto i movimenti del proiettile in moto che ruota su se stesso, grazie alle rigature nella canna, La rotazione del proiettile lo rende più stabile nella traiettoria. Questa rotazione crea nelle beretta cal 22 serie 70 a canne rigata, 6 incisioni destrorse sul proiettile: le sbavature e le impurità delle canne rigate danno invece le microstrie che identificano la singola arma.

nel tragitto il proiettile poi compie movimenti di precessione e nutazione più o meno marcati, la rigatura delle canne serve proprio per stabilizzare il moto del proiettile.

Il colonnello Iadevito spiegherà bene in aula, durante il processo, che le H sul fondello hanno una stanghetta un po’ più lunga delle altre. Questo è dovuto alle matrici dei punzoni che sono rifinite a mano e quindi danno punzonature diverse tra matrice e matrice, anche se leggermente.

Cito Luca Olla sulle cartucce punzonate con la H

I bossoli sparati nei delitti del mostro sono riconducibili a 3 lotti di produzione antecedenti al 66. Lotto di produzione non significa scatola, significa che il segno della H sul bossolo viene attribuito a 3 matrici di punzonatura, quindi a 3 punzonatrici utilizzate prima del 66. I bossoli con la H impressa sul fondello verranno prodotti sino al 81, ma negli anni successivi ancora vengono venduti (sino ad esaurimento scorte) e circolanti. Parliamo di prodotti (i proiettili) a produzione di massa e largo consumo con l’utilizzo di punzoni la cui vita media era dai 4 ai 6 mesi. Pertanto se il depistatore avesse acquistato (legalmente o meno) proiettili con la H sul fondello non avrebbe mai potuto trovare quelli prodotti dai punzoni del 66, ma da altri punzoni successivi e, pertanto, con caratteristiche ben differenti Non si tratta della H, ma DI QUELLA H “.

Cito dal blog Antonio Segnini :

I colpi esplosi nel 1968 erano tutti di una scatola, tutti di tipo ramato. Anche i colpi esplosi nel 1974 erano del tipo ramato e della scatola del 1968: ciò significa che pistola assassina e cartucce ramate hanno camminato assieme dal 1968 in poi. Ciò significa che è impossibile che Stefano Mele abbia buttato contemporaneamente cartucce e pistola.”

SU I BOSSOLI

Negli omicidi del 68 e del 74 l’assassino utilizza delle cartucce winchester cal 22 LR a solid apalla ramata super speed cioè super soniche, perché la velocità di uscita del proiettile è talmente alta da creare il bang supersonico. Le cartucce LR cioè long rifle, canna lunga, hanno una carica esplosiva maggiore rispetto alle altre cartucce standard. Sono munizioni adatte alle carabine, che danno pochi vantaggi se usate in una pistola a canna corta, mentre possono darne alcuni in una pistola a canna lunga. La carica esplosiva non ha un’esplosione istantanea ma graduale per dare tempo al proiettile di essere ben incanalato nella canna lunga

I vantaggi potrebbero essere :

  • Maggiore velocità del proiettile quindi capacità di penetrazione maggiore con lesioni più letali. A Giogoli un colpo perforò le lamiere del furgone.

  • Meno probabilità di inceppamento dato che l’alta caria esplosiva fa ciclare meglio la pistola, perché i movimenti del sistema automatico hanno più forza e possono vincere più facilmente eventuali attriti.

Nella perizia del 68 il colonnello Zuntini è convinto che a sparare sia stata un’arma vecchia e usurata perché i bossoli presentano un rigonfiamento vicino al righellino, infatti accerta, dall’esame dei bossoli rinvenuti, che trattasi di pistola, presumibilmente “Beretta”, calibro 22, vecchia, arrugginita ed usurata.

nella foto il disegno del bossolo con il rigonfiamento e la dicitura : rigonfiamento ben marcato ( arma usurata con molla esausta)

Anche nella perizia del 74 Zuntini scrive, nel disegno, che l’arma è usurata con molla esausta per giustificare il rigonfiamento del bossolo. Vedi foto presa dal blog il mostrodiFirenze.com

Se l’arma di tutti i delitti dal 74 in poi fosse usurata, non vi sarebbe nessuna differenza con quella del 68, per Zuntini, salvo che nel 68 scrive segno espulsore e estrattore quasi irrilevabili, che non vuol dire che non ci sono, li valuta poco marcati.

Questo è un errore di valutazione spiegato bene nell’intervista dell’avvocato Vieri Adriani al Generale Romano Schiavi autore nell’aprile 2019 di una consulenza balistica per le persone offese.

https://www.youtube.com/watch?v=Iaa6GQE7xGw

al min 12 il generale dice “le cartucce super speed ( supersoniche) nelle pistole determinano un arretramento del bossolo e un piccolo rigonfiamento.”

Il rigonfiamento è diametralmente opposto al punto di percussione e dipende dalle forze vettoriali della maggiore carica esplosiva della cartuccia. Non tutti bossoli delle cartucce esplose dal mdf Firenze avranno però questo rigonfiamento solo uno a Calenzano e a Scandicci ma erano cartucce a piombo nudo non a palla ramata. (fonte Segnini)

Può darsi che quelle a palla ramata, nate proprio per le carabine, abbiano una carica di polvere maggiore, oppure un tipo di esplosivo diverso, rispetto alle L.R: a piombo nudo, anche di poco magari ma abbastanza per dare il rigonfiamento al bossolo..

La perizia Arcese-Iadevito, comparando le impronte su di essi rilevate, stabilì che anche i bossoli del 1968 erano stati espulsi dalla stessa pistola dei delitti successivi.

Luca Olla a riguardo scrive:

Si, è l’errore di Zuntini che considera l’arma del 68 e del 74 come vecchia, usurata e con la molla esausta, se oltre a questo ci aggiungiamo che nel 74 esclude tre modelli della serie 70 indicando l’arma del delitto tra il mod. 73, 74 e 76 perché vendute con caricatore da 10 colpi senza sapere che anche i modelli esclusi potevano montare quei caricatori, ecco che si ha consapevolezza della limitata conoscenza di Zuntini di quel modello di pistola, se non addirittura delle armi corte in generale.”

Aggiungo una considerazione è cioè che i colpi disponibili possono essere quelli del caricatore più uno messo in canna, quindi: 9 con un caricatore da 8 colpi, o 11 con quello da 10 colpi.

Cito Simone D’Angelo in un suo post:

Quindi Zuntini nel 1968 parla di quasi irrilevabili citando prima i segni dell’estrattore e poi quelli dell’espulsore, ma insieme.

Lo stesso perito scrive nel 1974 sui bossoli di Rabatta:

Segno dell’estrattore: subito dietro l’orlo sporgente del fondo, fra questo e la parte cilindrica, in corrispondenza delle ore 15: è una leggera incisione caratteristica, prodotta dall’estrattore ad unghia

e poi:

I 5 bossoli repertati hanno chiaramente impresso il segno dell’espulsore il che le fa assegnare alla categoria delle armi automatiche.”

Quindi Zuntini sull’estrattore è coerente in entrambe le perizie, mentre non lo è sull’espulsore.

Una differenza tra le due perizie è che nella prima descrive i segni dell’estrattore e quelli dell’espulsore in un’unica frase e non ne parla più, mentre nella seconda li descrive separatamente.”

Nella foto un lavoro di Simone D’angelo dove si evidenzia l’errore di Zuntini nella perizia del 68 cioè aver accomunato come irrilevanti sia i segni dell’espulsore che quelli dell’estrattore effettivamente irrilevanti.

Come fatto notare da Antonio Segnini nel 68 comunque Zuntini non dice che il segno dell’espulsore è inesistente, ma quasi irrilevabile, però c’è: tanto che conclude che l’arma non è un revolver ma una automatica, anche se le motivazioni addotte sono la posizione dei bossoli e il rigonfiamento del righellino che sono incompatibili con un revolver a tamburo, e non cita la presenza dei segni dell’estrattore e dell’espulsore che vede poco ma ci sono.

– il generale Schiavi da Vieri Adriani dice che le 22 LR in una pistola automatica hanno talmente tanta carica che il bossolo uscirebbe anche senza estrattore ed espulsore.

– le cartucce 22 LR anticipano l’uscita del bossolo nelle pistole automatiche: in pratica l espulsore tocca poco il bossolo, che scappa fuori da solo. Quindi è possibile che Zuntini nel 68 si aspettasse segni di espulsione più marcati come nelle cartucce standard, di fatto non conosceva i segni sulle 22lr tanto che confonde il tipico rigonfiamento sul colletto, con l’usura, inoltre si aspettava segni deboli perchè convinto si trattasse di una pistola vecchia e usurata. da qui la definizione errata: “quasi irrilevabile”.

In entrambi i casi 68 e 74 Zuntini fu indotto all’errore dal rigonfiamento del bossolo al colletto, che invece, come spiega il perito Giovanni Iadevito in aula, è dovuto ad un piccolo atrio nella camera di scoppio dove alloggia il dente dell’estrattore e alla carica esplosiva maggiore rispetto alle cartucce standard..

Parlo io, nella foto un altro lavoro di Simone D’angelo sono i fondelli dei bossoli del 68, solo uno quello a dx, ha un segno dell’espulsore marcato. Il segno è a ore 9 appena sotto il trattino giallo. Negli altri due bossoli è meno percepibile. :” il segno dell’espulsore va da ore 19 a ore 21″, per me lo Zuntini nel 68 li ha visti e li ha valutati poco evidenti, sbagliando, per lo meno sul terzo bossolo a dx in fig. Però tutte le altre descrizioni coincidono: stesse cartucce W 22LR galvanizzate a rame, con il rigonfiamento al colletto che Zuntini rivelerà anche nel 74. Quindi c’è un errore di valutazione soprattutto su un bossolo, e tutto il resto che combacia.

Parlo io foto dal blog mdf.com Questi sono i fondelli dei bossoli di Giogoli : non in tutti i segni dell’espulsore sono evidenti vedi 83-3 e 83-1 nella foto 1 ci sono anche altri graffi

https://www.mostrodifirenze.com/…/22-marzo-1984…/

Nella perizia Zuntini del 74 il segno verticale sui bossoli, secondo Enrico Manieri è dovuto a un caricatore sbeccato, non viene descritto…eppure è ben visibile.

La perizia Arcese-Iadevito del 1983 che prende in esame i reperti di cinque duplici delitti dal 1968 al 1982, stabilirà che a sparare fu sempre la stessa pistola, già dal 68, questo lo deducono dalle micro-striature sia sui bossoli che sui proiettili. Queste sono dovute a piccolissime differenze tra una pistola e un’altra, soprattutto nelle parti rifinite a mano, o in quelle soggette ad usura e a depositi di scorie.

a pg 55 della perizia nel capitolo sulle comparazioni dei proiettili i due periti affermano che tutte le cartucce furono esplose da una sola arma.

10 Aprile 1984 Consegna perizia balistica delitto di Giogoli del 1983 Jadevito-Arcese

C è un altro dettaglio molto importante che lega il 68 e il 74 ed è la stessa cartuccia W H 22 LR a palla ramata! Come da uno studio di Francis Trinipet mai ritrovata in nessun altro evento: delitto, rapina, o sequestro. Una cartuccia da poligono non in uso alla malavita. . La ricerca di Francis dimostra che non era una cartuccia usata dalla mala, non era nel circuito del mercato nero, un killer non l’avrebbe mai usata perchè anche se sparata con una pistola silenziata, provoca comunque lo schiocco supersonico, per lo stesso motivo poco usata dai bracconieri. Una cartuccia da carabina per poligono! Qual è la probabilità statistica che nel 68 un “killer x” usi questa cartuccia e nel 74 un diverso “killer Y” usi:

– la stessa cartuccia

– nella stessa arma: una beretta semiautomatica lr 22 serie 70,

– per altro non convenzionale in quanto cartuccia da carabina?

Una probabilità molto bassa!

Quindi o il MDF uccise anche nel 68, o chi ha ceduto l’arma cedette anche la cartuccera

Sul perchè il mdf usi cartucce supersoniche ci sono alcune ipotesi:

– quelle aveva e quelle ha usato,

– oppure ha fatto dei ragionamenti balistici da esperto: le supersoniche sono più letali e fanno ciclare meglio le pistole, cioè danno meno problemi di inceppamento.

Nessun giudice ordinò di distruggere i bossoli e i proiettili, del delitto del 68 perché come in tutti gli altri casi del MDF, non si trovò l’arma e c’era il sospetto di complici. Quindi è normale che fossero custoditi da qualche parte, mentre non dovrebbe essere la prassi custodirli pinzati al fascicolo. La filiera di conservazione dei corpi di reato, nel caso de i reperti del 68 è un anomalia, ma in quegli anni, con il trasferimento del fascicolo: era un’anomalia rara, o frequente? Gian Paolo Zanetti dice che nel fascicolo del 68 trovarono di tutto, anche il borsellino della Locci. Siamo alla preistoria nella conservazione del corpi di reato: mi sembra che non sia andata meglio dopo visto le varie sparizioni: calchi delle orma resi a Calenzano, feticcio spedito a Pietro Fioravanti, e diapositive dei due francesi.

Zuntini è convinto che l’arma del 68 e quella del 74 sia usurata, quindi dovrebbe essere usurata anche l’arma di tutti gli altri delitti, per lo stesso principio, che però è sbagliato, vedi perizia Iadevito.

Se l’arma di tutti i delitti dal 74 in poi fosse usurata, non vi sarebbe nessuna differenza con quella del 68, per Zuntini, salvo che nel 68 scrive segno espulsore e estrattore quasi irrilevabili, che non vuol dire che non ci sono, li valuta poco marcati.

Tra il 68 e il 74: sono solo 6 anni, ma in questo lasso, le perizie balistiche migliorarono enormemente.

SU I PROIETTILI

la descrizione che Zuntini fa nel 68 dei proiettili, deformati, frammentati e sporchi di tessuto organico, corrisponde ai proiettili trovati nel faldone, purtroppo non li pesa. Certo che è anomalo avere i reperti spillati al faldone, ma capita.

Oppure chi ha cercato il faldone, poi potrebbe essere andato al magazzino corpi di reato, aver cercato i reperti, averli trovati e spillati quindi al faldone, che è un’ipotesi di Marco Aufiero.

Cito dal blog di Segnini https://quattrocosesulmostro.blogspot.com/2019/12/i-bossoli-i-bossoli-i-bossoli-e-i.html

Zuntini elenca con le lettere A, B, C, D, E i cinque proiettili repertati, descrivendone le deformazioni e specificando dove ognuno di essi fu rinvenuto. Molto probabilmente l’indicazione era stata riportata anche sulla bustina che conteneva ogni proiettile, trovata tal quale da Arcese e Iadevito nel 1983, che la utilizzarono. Va tenuto presente che soltanto uno tra i cinque proiettili fu descritto da Zuntini come un “frammento”, quindi si deve presumere che gli altri, pur deformati, fossero tutti integri. Ma ecco l’elenco:

# A: “Proiettile estratto in sede di autopsia dal corpo della Locci regione ombelicale”. “Il proiettile fu estratto dalla regione ombelicale della Locci”. di piombo ramato, tracce lasciate da 6 righe destrorse, deformato soprattutto in ogiva completamente schiacciata a causa dell’urto subito subito con la seconda vertebra dorsale, leggera curvatura in senso longitudinale con incisioni profonde con andamento assiale.

# B: “Proiettile rinvenuto fra le vesti della Locci”. “Il proiettile fu rinvenuto fra i panni della Locci”. B piombo ramato un po’ deformato sia sul retro ma soprattutto in ogiva essendo completamente schiacciata, si tratta di quello penetrato alla base dell’emitorace colpendo la costola per poi uscire attraverso la parete addominale.

# C: “Proiettile rinvenuto nell’interno della autovettura sul pavimento (dietro il sedile anteriore destro)”. “Il proiettile fu rinvenuto sul pavimento dell’autovettura”.

piombo ramato sei righe destrorse l’ogiva è stata molto tormentata e appare deformata come per un urto contro una superficie piana si rileva una deformazione sulla parte cilindrica terminale poco vistosa, per esclusione quello che provocò la morte

# D: “Proiettile estratto in sede di autopsia dalla regione scapolare profonda [della Locci]: si tratta di un frammento di proiettile dello stesso tipo dei precedenti, fortemente deformato”. “Si tratta di un grosso frammento di un proiettile in piombo ramato, dal peso di g. 1,895 frammento fortemente deformato.

# E: “Proiettile estratto, in sede di autopsia, dal corpo del Lo Bianco”. “Il proiettile fu estratto dal corpo di Lo Bianco”. di piombo ramato, con 6 righe destrorse e ha subito solo una deformazione ogivale limitata presenta infatti lo schiacciamento che interessa solo la parte dell’ogiva laterale con piano di impatto a circa 40-45°circa, nella parte principale deformata una sbavatura di metallo rivolta a destra cioè nel senso della rigatua, il che indica che tale deformazione non sia prodotta a causa della rotazione impressa al proiettile della legatura bensì dall’urto contro la superficie resistente, il proiettile presenta lungo l’asse longitudinale diverse deformazioni dovuti a urti.

Ora ci si deve chiedere come il presunto depistatore sarebbe potuto riuscire a truccare le carte in un modo così perfetto, stante la difficoltà intrinseca di ottenere proiettili compatibili.

Riguardo le comparazioni, Arcese e Iadevito ne effettuarono prima una tra alcuni proiettili dello stesso delitto – quelli dove le deformazioni e la cattiva conservazione lo rendevano possibile – rilevando una completa compatibilità: tutti risultavano sparati dalla medesima pistola. Poi presero un proiettile per ciascun delitto e li compararono tra di loro. Per il delitto di Signa scelsero quello alla foto 95, ritrovato tra le vesti della Locci, che compararono con uno del delitto di Borgo, uno del delitto di Scandicci e uno del delitto di Calenzano, rilevando assoluta compatibilità: l’arma che li aveva sparati era la stessa. A completamento, furono confrontati i due proiettili scelti per i delitti di Calenzano e Baccaiano, con esito del tutto identico.”

Essendo impossibile riprodurre esattamente le stesse micro-striature rinvenute dalla perizia Arcese-Iadevito gli eventuali depistatori avrebbero dovuto usare proprio l’arma del mostro per replicare i reperti del 68 pinzati al fascicolo.

Parlo io Nella foto presa dal blog di Amicone Ostello Volante il proiettile del 68 fotografato da IADEVITO con la sbavatura.

Zuntini dice che:

nella parte ogivale deformata una sbavatura di metallo rivolta a destra cioè nel senso della rigatura destrorsa”

Amicone sostiene che la sbavatura non sia verso destra e non sia inclinata, come la descrizione di Zuntini. A me sembra inclinata, mentre il verso, effettivamente non è destrorso. Il verso indicato da Zuntini potrebbe esser dato dall’inizio dell’impatto quindi da sx a dx. Altrimenti è un altro errore: la sbavatura non combacia con quella descritta

Per avere copia esatta dei proiettili descritti da Zuntini, i presunti depistatori avrebbero dovuto avere l’arma del mostro, le cartucce del mostro e con questa fare centinaia di spari su un cadavere umano, fino ad ottenere frammenti uguali a quelli descritti. Serve un cadavere umano perché sparando ad una carcassa di suino, si correrebbe il rischio di esser facilmente smascherati, per una setola o per i tessuti stessi, se fossero animali sarebbero facilmente riconoscibili al microscopio. Inoltre almeno due proiettili dovevano restare nelle ossa senza fuoriuscire e poi essere estratti per essere identici a quelli descritti da Zuntini.

Ho visto prove di sparo a delle risme di carta con cartucce 22 LR . Mai una volta i frammenti del proiettile erano uguali uno all altro, basta una piccola differenze nell’ angolo di incidenza.

Nella foto fornita da Luca Olla i proiettili del 68 fotografati nell’82. Non esistono macro foto fatte nel 68. Come non ne esistono fatte nel 74, nel giugno 81 e nel ottobre 81. Il 5° è il reperto E con la sbavatura contestato da Amicone.

Le descrizioni di Zuntini sui proiettili: sono molto dettagliate con curvature, sbavature, schiacciamenti, angoli di impatto ecc non posso escludere che si riesca a replicarle, ma penso non sia facile, e servono: la stessa pistola e le stesse cartucce ormai fuori produzione nell’ 82, e un cadavere.

Nella foto le prove di sparo fatte da Francesco Amicone, prese dal blog ostello volante, per dimostrare la facilità di replicazione dei proiettili descritti. I proiettili nel caso furono sparati in un blocco di gelatina alimentare. Il risultato potrebbe anche essere accettabile ad un non esperto, ma mancano i residui dei tessuti umani sul proiettile, anzi potrebbero esserci sullo stesso i residui di gelatina. Il reperto E non mi sembra una sbavatura, più una slabbratura, un segno cioè molto più marcato.

Nella foto il blocco usato dal giornalista per replicare i proiettili.

https://mostro-di-firenze.blogspot.com/2009/03/processo-pacciani-studio-della-lettera.html

Chi aveva a disposizione questi proiettili usciti dalla produzione dal 1981?

Per Lotti: li portava il maresciallo Filippo Neri Toscano, amante di Annamaria Mugnaini nota satanista. Ma anche a Vigilanti trovarono i proiettili serie H, più di 170, subito distrutti senza analisi comparative con quelle del mdf, altri ne trovarono a Bagno a Ripoli fuori dall’ospedale frequentato da FN e da Jommi, in quanto legale della Menarini lì presente, e infine ne furono trovati in un covo gladio. Al processo per detenzione illegale di armi e munizioni GPV fu difeso proprio dall’avv. Pietro Fioravanti. (fonte Vieri Adriani) “L’esame della lettera H stampigliata al centro del fondello della cartuccia sequestrata presso l’abitazione di Pacciani Pietro, di quella impressa sulla cartuccia rinvenuta presso l’Ospedale dell’Annunziata, nonché sui bossoli sparati, sequestrati sui luoghi ove vennero consumati gli otto duplici omicidi, hanno consentito di accertare che gli stessi segni grafici hanno caratteristiche morfologiche generali coincidenti su tutti i reperti.”

https://mostro-di-firenze.blogspot.com/2009/01/processo-pacciani-le-perizie-balistiche_4500.html

cito Vieri Adriani a Giampiero Vigilanti fecero una perquisizione nel 1994, la seconda:

Questa volta gli sequestrano 176 cartucce Winchester serie H calibro22 non denunciate, cioè le stesse impiegate dal serial killer delle coppie per commettere i suoi crimini. Dall’intervista sul Tirreno del 29.11.94 si apprende che esse sono raccolte in tre scatole da 50 cartucce, poi ci sono 26 cartucce sfuse. Per le 24 mancanti della quarta scatola si giustifica dicendo “forse le avrò sparate a Capodanno”. Nuovamente GPV si giustifica affermando che sono munizioni diffusissime, “di quelle pallottole ne esistono a milioni” (come purtroppo capita di leggere sempre più spesso), di averle acquistate solo qualche tempo prima presso il vicino poligono di tiro dove si allena con abitudine (quasi tutte le settimane durante gli anni ’80, a dire della moglie sentita nel gennaio 2016), ma è una scusa perché esse non sono più in produzione dal 1981 e sono trascorsi 13 anni ormai….. GVP non sapendo a chi rivolgersi fra le migliaia di iscritti all’Albo, decide di incaricare della propria difesa proprio lo stesso avvocato di Pacciani, (cioè Pietro Fioravanti) quello-per intendersi- che quattro mesi prima aveva indotto come teste della difesa l’ufficiale di polizia giudiziaria il quale aveva compiuto la prima duplice perquisizione nel 1985. Sembra che GVP pretenda, anzi esiga, di farsi tirare fuori dei guai proprio da chi aveva cercato di mettergli i bastoni fra le ruote con quella seconda perquisizione. Non si conosce l’esito di quel giudizio, ma è probabile che vi sia stato un patteggiamento sulla pena. Le cartucce poste sotto sequestro sono richiamate dal magistrato titolare delle indagini su Pacciani, che questa volta ha notato qualcosa di strano, ma per un misterioso disguido o meglio un‘incomprensione fra uffici dello stesso distretto di Corte di appello esse finiscono rottamate presso la competente Direzione di Artiglieria. Non è stato accertato per iniziativa e decisione di chi. Si vede che non è interessante.” (2)

Questa è la perizia Zuntini 1974“ i segni dell’espulsore sono due : uno con direzione centripeta a partire dal bordo in corrispondenza delle ore 9 l’altro in corrispondenza delle ore 7..segno lasciato sul fondello dal risvolto della branca sinistra del caricatore “ il 2° è un segno verticale al primo che non ha nulla a he vedere con l’espulsore.

Questa è una prova di sparo con una Beretta 76 nuova che fa Zuntini nel 74 per identificare l’arma del mdf. Ci sono tre imprecisioni in tre righe: cito il segno dell’espulsore si nota ma solo in parte la 2° traccia del percussore ( eh no sta parlando dell’espulsore, questo è un refuso) ma sulle ore 8 ( ciò può dipendere dal fatto che il bossolo per una maggiore aderenza in camera di cartuccia ( forse perché più malleabile) si è presentato un poco ruotato all’espulsore ( qua è giusto) dopo l’estrazione.

A ore 8 è normale non dipende dalla malleabilità del bossolo: il segno dell’espulsore si può trovare da ore 7 a ore 9 dice Iadevito. Si nota solo in parte: ma la pistola è nuova quindi non c’entra nulla la pistola usurata, il segno non è marcato perché le cartucce hanno talmente tanta carica da uscire anche senza l’espulsore che lascia quindi un segno minimo

Questa invece è la frase incriminata della perizia Zuntini del 68 che è alla base di tutta la teoria del depistaggio. Cito

rileviamo ancora che su tutti i bossoli in sequestro sono quasi irrilevabili i segni dell’estrattore ( che deve apparire in genere dietro il righellino in corrispondenza delle ore 15 e dell’espulsore, che di norma si rivela sull’orlo del fondello in corrispondenza delle ore 20 “

Quindi assembla i due dati dell’espulsore e dell’estrattore come notato da Simone D’Angelo, ma:

  • non è vero che il segno dell’espulsore non c’è

  • non è vero che non lo vede, lo valuta quasi irrilevante ma, lo vede e lo descrive

  • non è vero che lo segnala alle 20 la sua indicazione è generica: di norma si trova a ore 20. Infatti Iadevito dirà che il segno dell’espulsore è di norma tra le 19 e le 21.

Ma torniamo quindi alla tesi del depistaggio.

cito Carlo Palego sulle condizioni indispensabili, per attuare il depistaggio :

la scelta dell’ armamento del futuro Mostro, fu fatta prima del settembre 1974, non fu libera, ma tenne conto di ciò con cui si era sparato a Signa in ragione del potenziale depistante subito intuito dall’assassino in ragione del “mestiere” che faceva.” Quindi il mostro già prima del 74 sapeva di dover fare il depistaggio, quindi sceglie la stessa arma e le stesse cartucce, le 22 lr a palla ramata ormai fuori produzione e che il mostro probabilmente non aveva più a disposizione tanto che non le userà più.(forse perchè c’è il dubbio che qualche cartuccia a palla ramata la usi anche a Giogoli).”

quindi per attuare il depistaggio nel 1982 serviva:

– conoscenza dell’omicidio del 68, nello specifico il tipo di pistola e il tipo di cartucce.

– avere la stessa arma e cartucce del mostro a disposizione dei depistatori, che ovviamente doveva corrispondere a quella del 68, e a tutti gli altri delitti anche successivi all’82.

– stesso tipo di arma e cartucce che avevano già sparato nel 68, quindi già vecchie nel 74, prodotte necessariamente prima del 68

– recuperare il fascicolo del 68,

– recuperare i corpi di reato ovunque fossero,

– far sparire quelli veri, se c’erano, che però nessuno ordinò di distruggere.

– far sparire le foto se c’erano.

– sostituire il tutto con: bossoli e proiettili sparati su dei cadaveri per aver residui di tessuto organico sui proiettili

– pinzare il tutto al fascicolo, che comunque conteneva altri corpi di reato che in teoria non dovrebbero essere pinzati al fascicolo, come il borsellino della Locci.

Nessuna di queste condizioni può mancare, sono tutte indispensabili e consequenziali, compreso il progetto di depistaggio che sarebbe dovuto partire già dal 1974 con le cartucce punzonate dalla stessa matrice usata antecedentemente al 66. ( vedi Luca Olla)

Un progetto premonitore, già avevano previsto nel 74 di fare il depistaggio nell’82….forse andavano da un medium.

Il movente per fare il depistaggio?

Sarebbe il dubbio che Mainardi abbia detto qualcosa, oppure che abbiano riconosciuto GPV dall’identikit del ponte sulla Marina. Cosa mai avrebbe potuto dire il Mainardi prima di morire?

ad es che:

– il killer era alto quasi due mt, quindi ci si sarebbe orientati facilmente su Giampiero Vigilanti, R. Reinecke, o R. Parker

– oppure che il killer dialogando o imprecando abbia parlato con un marcato accento americano, o addirittura con parole inglesi, come avrebbe potuto fare Joe Bevilacqua.

– oppure che c’erano entrambi e magari anche altri.

Non si sa, ma Olinto Dell’Amico era presente, dopo il sopraluogo a Baccaiano, Della Monica torna in macchina con Dell’amico che sarebbe tra i fautori del depistaggio, sempre per Carlo Palego. (fonte Aufiero).

Per aver informazioni su cosa sapesse Della Monica: non bastava intercettarla?

Il movente del depistaggio è debole, perché se fosse stato così la pista sarda cosa avrebbe risolto?

Nulla: sarebbero andati comunque o da Giampiero Vigilnati o da Joe Bevilacqua.

I sardi sospettati non superano 1,70 e non parlano certo in inglese .

Quindi i servizi segreti, secondo la tesi dell’inpistaggio, per paura di indagini mirate inpistano verso la palude della pista sarda.

Ma chi l’ha detto che è andata così?

Mi sembra un film di spy crime! Veramente complicato!

Tutto questo castello di ipotesi, inverosimili ed improbabili, senza prova alcuna, con un movente molto debole, viene contrapposto ad un possibile e quanto mai probabile errore di valutazione di Zuntini nel 68, profondamente convinto che a sparare nel 68 fosse una pistola vecchia e usurata.

Un errore riguardante la valutazione di un segno di espulsione su un bossolo, definito quasi irrilevante, mentre almeno in uno su tre bossoli, è rilevante.

Cioè: un romanzo alla Le Carrè, contro un banalissimo errore, fatto Zuntini, nel 68 quando le perizie balistiche erano agli albori.

Probabilità che sia andata così? Molto bassa! Per me! Ritengo che la differenze tra le descrizioni di Zuntini e i reperti pinzati siano solo errori.

E allora come mai è la stessa pistola?

Le ipotesi sono diverse, ne abbiamo già parlato, le riprendiamo.

  • La prima ipotesi è che chi ha ucciso a Signa sia il mdf

  • Potrebbe essere uno dei clan dei sardi o un sicario esterno chiamato a fare un lavoro sporco , come si usa spesso nella malavita.

  • Oppure la pistola dopo il 68 è passata di mano, o direttamente, o tramite il mercato nero delle armi.

  • La tipologia di vittima uccisa con la stessa pistola e le stesse cartucce, potrebbe avere un significato rituale, o di ispirazione per il delitto del 74. Quindi l’arma potrebbe essere quel che si dice un oggetto totemico.

  • Sicuramente i cdm, per lo meno Pacciani essendo sul luogo degli ultimi delitti, sapeva ci ha usato la pistola anche nei primi duplici omicidi a partire dal 74, anche nel caso in cui non fosse Pacciani a sparare.

Ci sono due testimonianze che fanno pensare ad una cessione della pistola:

  • La prima è quella di Giovanni Calamosca che accusa Francesco Vinci di aver ceduto al mdf la pistola che uccise nel 68 Lo Bianco –Locci, e di averlo successivamente ricattato.

  • È la seconda è il Parretti che conferma, in parte, la tesi di Calamosca in quanto accusa i fratelli Salvatore e Francesco Vinci di aver partecipato all’omicidio del 68.

Cito dalla relazione della commissione antimafia pg 86

https://www.mostrodifirenze.com/2022/11/04/4-novembre-2022-relazione-commissione-parlamentare/

In primo luogo, nel « fascicolo » è contenuto un appunto del brigadiere Parretti nel quale il sottufficiale illustrava quanto segue:

un suo informatore « gli aveva aperto la strada » per più incontri con una persona di origini sarde; questi gli aveva confidato che il proprio padre, in punto di morte, aveva rivelato i veri colpevoli del delitto avvenuto a Signa, nei pressi del cimitero, per il quale era stato condannato Stefano Mele, marito della vittima Barbara Locci;

questo delitto era stato compiuto da Salvatore Vinci coadiuvato dal fratello Francesco Vinci, il quale lo aveva ivi accompagnato, soltanto perché in grado di conoscere il luogo esatto ove la Locci usava appartarsi;

la pistola di piccolo calibro, mai ritrovata, doveva provenire da Salvatore Vinci;

vi era un bambino in auto, appunto il figlio della Locci, al momento della consumazione del delitto;

i fratelli Vinci si sarebbero recati sul posto con una Lambretta.”

Francesco Vinci avendo individuato dalla pistola ( che era quella del fratello) il mdf o alla setta li avrebbe ricattati, secondo il Calamosca, e da qui il movente del suo omicidio, che come abbiamo già visto fu molto cruento, con sevizie e torture, il verbale dei CC parla di 300 mt di strisce di sangue. Ci fu sadismo!

Elenco di 9 errori, refusi e imprecisioni nelle perizie Zuntini 68 e 74

Perizia Zuntini del 68

  • Pistola vecchia usurata

  • Non fa le foto, né normali né macro. Non le hanno rubate perché non le cita proprio.

  • Non pesa i proiettili pesa solo un frammento ma non lo misura

  • Non considera tutte le classi di Beretta solo perché non sa che i caricatori da 10 sono compatibili

  • – non individua la pistola

Perizia Zuntini del 74

  • Pistola vecchia con molla esausta

  • Nelle prove con la Beretta 76 nuova Questa è una prova di sparo con una Beretta 76 nuova che fa Zuntini nel 74 per identificare l’arma del mdf. Ci sono tre imprecisioni in tre righe: cito il segno dell’espulsore si nota ma solo in parte la 2° traccia del percussore ( eh no sta parlando dell’espulsore, questo è un refuso) ma sulle ore 8 ( ciò può dipendere dal fatto che il bossolo per una maggiore aderenza in camera di cartuccia ( forse perché più malleabile) si è presentato un poco ruotato all’espulsore ( qua è giusto) dopo l’estrazione.

  • A ore 8 è normale non dipende dalla malleabilità del bossolo: il segno dell’espulsore si può trovare da ore 7 a ore 9 dice Iadevito. Si nota solo in parte: ma la pistola è nuova quindi non c’entra nulla la pistola usurata, il segno non è marcato perché le cartucce hanno talmente tanta carica da uscire anche senza l’espulsore che lascia quindi un segno minimo.

Nel 68 Dice segno quasi irrilevante dell’estrattore e del espulsore. Su tre bossoli in uno è evidente negli altri meo, anche a Giogoli si vedono poco. I segni dell’espulsore sono diversi da bossolo a bossolo anche nello stesso giorno, perché dipende da come si tiene la pistola, al contraccolpo ecc. non è importante ai fini diagnostici descrivere il segno, solo che sia. E Zuntini lo vede.

Lo vede, ma lo giudica poco marcato, si aspetta segni più marcati come nelle cartucce standard e per me fa un altro errore: è plausibile?

Per me si, non ci fu depistaggio-inpistaggio ma solo errori di valutazione.
Claudio Costa

22 Luglio 2025 La tesi dell’impistaggio del 1982 di Claudio Costa

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