LA PROCESSIONE DISTRAENTE

La scomparsa del prof Francesco Narducci è sempre stata avvolta nel mistero, citerò oggi la testimonianza di Cesare Agabitini, per cercare una ricostruzione storica degli avvenimenti attraverso la probabilistica.

Cito dai verbali resi al pubblico ministero Giuliano Mignini

https://www.mostrodifirenze.com/tag/cesare-agabitini/

Sono stato custode dell’Isola Polvese dal 1974 al 1998 e prima ancora ero stato guardia caccia dal 1967 al 1974. Quello che ricordo e che lavorava con me per conto dell’Amm.ne Prov.le che era ed è proprietaria dell’Isola, un certo Luigi Stefanelli che è morto a 62 anni, circa 8-9 anni fa. Questi era sposato con una certa Emma Magara che essendo molto brava nella cucina veniva chiamata dai Narducci quando avevano degli ospiti nella villa di S. Feliciano, di solito nei giorni festivi. Rìcordo che la stessa coppia avevano tre figli, Pietro Mauro e Moreno. Lo Stefanelli si occupava anche della manutenzione della Villa dei Narducci ed aveva le chiavi della stessa.”

Cesare Agabitini in una sua intervista dove polemizza sulla trasformazione dell’isola in parco che ha distrutto a suo dire l’economia dell’isola. Negli anni 80 sull’isola arrivavano circa 150 mila persone all’anno per: turismo balneare, campeggio, caccia e pesca. l’8 settembre del 1985 tra questi turisti probabilmente c’erano gli assassini di Francesco Narducci, che sicuramente fu assassinato.

Nelle varie verbalizzazioni MANCINELLI dichiara che:

”…. il pomeriggio dell’otto ottobre 1985, era una giornata bellissima, senza vento e verso le 19.00 venni a sapere che non era tornato dal lago il Prof. NARDUCCI. Allora partii con un’imbarcazione presa da Peppino TROVATI, in compagnia del dr. CECCARELLI e mi diressi verso l’isola Polvese, passando

Il motoscafo grifoplast con motore endurance

a Nord dell’isola verso quella Maggiore e individuai la barca del NARDUCCI, della GRIFOPLAST modello MAMBO, con motore da 60 cv marca EVINRUDE, adagiata sul canneto prospiciente il “Castello dei Frati”. (lato sud) A quell’ora una brezza leggera che andava da Castiglione del lago verso l’isola Polvese. Quando trovammo la barca erano le 21 e 30 e so che in precedenza erano passati altri ricercatori, tra cui forse il TROVATI, che non avevano visto niente. La barca si vedeva perché era bianca. Ricordo che vi era la chiave di accensione era inserita ma non in posizione di chiusura, perché il motore era spento, perché la leva del cambio era in posizione di folle e tutto nella barca era in ordine. Non salimmo nell’imbarcazione del NARDUCCI e ci limitammo a dare un’occhiata al natante, su cui c’erano solo un pacchetto di sigarette avviato, contenente poche sigarette ed un pacchetto di cerini. Non vidi altro.”

Cito dalla relazione della commissione parlamentare la testimonianza di Cesare Agabitini

https://www.mostrodifirenze.com/2022/01/11/11-gennaio-2022-audizione-cesare-agabitini-da-parte-della-commissione-parlamentare/

Agabitini ha anche raccontato un episodio poco noto che si aggiunge agli elementi che servono a ricostruire il quadro quantomai complesso di quel che accadde sul lago Trasimeno tra l’8 e il 13 ottobre 1985. Il predetto ha riferito che, prima dell’alba del 9 ottobre 1985 (« faceva ancora buio »), venne svegliato da un gruppo di persone sopraggiunte sull’isola Polvese. Tra queste vi erano il padre e il fratello di Francesco Narducci, ma anche il suocero di questi Gianni SPAGNOLI e Peppino Trovati i quali lo portarono al castello situato sull’isola Polvese, a circa 150 metri dal luogo dove lo stesso Agabitini era solito pernottare. Questi ha riferito dell’impressione che con il rivolgersi a lui a quell’ora comunque insolita e indirizzandolo verso il castello, il gruppo intendesse distogliere la sua attenzione, portandolo in un luogo da cui non sarebbe stato possibile dare il via all’ordinario giro di ispezione dell’isola che i guardiani compivano giornalmente alle 7.20 del mattino. In sostanza, Agabitini dichiara che a suo giudizio fu distolto dal poter notare ciò che non doveva essere visto: « …perché sicuramente c’era qualcosa di strano in giro, sulla sponda di Isola, alla rovescia del dove eravamo noi ».”

L’Agabitini riferisce anche un particolare ulteriore: il professor Ugo Narducci, una volta che il drappello era giunto al cancello in metallo posto all’ingresso del castello dell’isola Polvese, avrebbe gridato tre volte il nome del figlio, come a volerlo cercare chiamandolo all’interno del castello medesimo. Quindi, avrebbe detto all’Agabitini: « Te lo dico io cosa è successo: che lui si è messo a prendere il sole sull’albecco di una barca, è cascato e si è annegato ».

La freccia rossa indica punta Macerone a Tuoro, vicino l’isola maggiore dove cercarono il corpo di Francesco Narducci, la freccia bianca invece la punta zona Macerone dell’isola Polvese, chiamata così perché si affaccia proprio alla punta Macerone di Tuoro. La freccia gialla invece indica il relais, cioè la stazione marittima dove attracca il traghetto con relativo porto dell’isola Polvese.

Il relais, in molti pensano che sia l’unico approdo all’isola, quindi che chiunque arrivi sull’isola sia visto dal guardiano, in realtà sono tanti i piccoli porti e le darsene lungo le sponde dell’isola alle quali attraccare

Adiacente al porto ci sono le uniche case abitate, a quel tempo da due famiglie: gli Agabitini e i Ticchioni. Dalle case del porto non si può vedere la zona del Maciarone. Enzo Ticchioni compaesano e amico d’infanzia di Emanuele Petri, poliziotto, ucciso dalla Br testimonierà una confidenza dello stesso

Cito dalle testimonianze di Cesare Agabitini:

https://www.mostrodifirenze.com/tag/cesare-agabitini/

Non so con quale mezzo vennero, so soltanto che bussarono alla porta della mia abitazione all’isola e che ci dirigemmo verso il castello. La prima cosa che mi disse Ugo fu se avessi notato qualcosa di anormale nell’isola e nei dintorni della stessa. La domanda mi stupì anche perché queste persone si erano presentate a quell’ora, quando non era ancora giorno chiaro e senza alcun preavviso. Il prof. Ugo mi rivolse la domanda appena uscii all’esterno. Poi ci recammo verso il castello e durante il tragitto nessuno parlò. Giunti in prossimità di un recinto vicino al castello, il Prof. Ugo chiese a Trovati dove fosse stata rinvenuta la barca e Trovati indicò il canneto antistante il castello. A questo punto, il Prof. Ugo cominciò a chiamare a gran voce Francesco per più volte e ciò mi stupì perché la barca era stata trovata senza nessuno a bordo e non capivo dove poteva pensare di ritrovare il figlio. Poi i quattro se ne sono andati e non tornarono più nell’isola in quei giorni e comunque quella fu l’unica volta in cui li vidi nell’isola in quel periodo. La mattina del giorno successivo, cioè circa due giorni dopo la scomparsa del medico, è arrivato un battello della Provincia con a bordo appartenenti delle Forze dell’Ordine in borghese, forse carabinieri, tra cui il Maresciallo Bruni, allora Comandante della Stazione di Magione. Uno di questi, magro e abbastanza alto, con i capelli radi sulla fronte che sembrava comandare anche il Maresciallo Bruni, mi si presentò come questore o vice, non ricordo bene, e mi chiese cosa ne pensassi della persona scomparsa. Quando mi fece questa domanda eravamo soli io e lui perché gli altri erano indietro. Io gli risposi: “”Per me è sott’acqua“” e l’uomo osservò: “”Diciamo che è una persona scomparsa che non si ritrova””. Saranno state le nove della mattina ed io, visto un tale spiegamento di forze, mi chiesi se per caso il medico non fosse stato rapito. Aggiungo anche che da gente di San Feliciano ho saputo che tre o quattro giorni dopo la scomparsa del NARDUCCI, Peppino TROVATI, insieme al Prof. Ugo e a BELARDONI Giuliano, collaboratore del TROVATI, si sono recati nei pressi dell’Isola Maggiore per ricercare lo scomparso sulla base di indicazioni date da stregoni.” ” L’abitazione in cui mi trovavo nell’Isola Polvese era a metà in direzione tra Sant’Arcangelo e San Feliciano e da lì non potevo vedere quello che accadeva nei pressi dell’isola, meno che meno potevo vedere la zona del Macerone. Non ricordo di aver sentito nulla di strano in quella notte.”

Nella foto punta Macerone sulla sponda nord del lago appena sotto Tuoro.

Nella foto la freccia rossa indica punta della zona Macerone dell’isola Polvese che si affaccia alla punta Macerone di Tuoro sulla sponda nord del lago. Con la freccia Bianca è indicata una darsena per l’attracco con a fianco un canneto dove trovarono la barca di Narducci.

Piccolo porto sulla punta est dell’isola verso San Feliciano

Questo è il sentiero che in un minuto dal porto dei frati conduce al monastero di San Secondo.

Ci sono anche tante spiagge sulle sponde dell’isola dove, volendo si può sbarcare dai motoscafi, anche in zona Macerone, (frecce rosse) una è proprio sotto il monastero. Secondo google maps il tragitto segnato, con i pallini, dalla spiaggia chiamata il porto dei frati si arriva al monastero in 1 minuto

. Porto dei frati proprio perché era quello più vicino e più accessibile per il monastero.

Il tragitto invece a piedi dal porto renaria (pallino bianco) al monastero è invece di 11 minuti, seguendo la strada.

Tra la zona del porto e la zona nord est c’è questa chiesa diroccata: la Chiesa di SAN LEONARDO E SANTA MARIA DELLA CERQUA. Anche questo potrebbe essere un posto da messe nere.

Continuo la testimonianza di Cesare Agapitini.

Premetto che Luigi Stefanelli, come ho detto, proprio il giorno dopo la scomparsa, mi disse di avere visto, il giorno prima, la lettera, lasciata dal Narducci, nella villa di San Feliciano, verso le 16,30, perché mi aveva chiesto di lasciare un’ora prima il lavoro e cioè alle 16 e, nel giro di mezz’ora, era arrivato a San Feliciano. Mi disse anche che con lui c’era anche la moglie Emma Magara che aveva anche lei visto la lettera. Sempre secondo il racconto dello Stefanelli, questi, recatosi a dormire, era stato avvisato dai figli della scomparsa del medico, verso le 23, si era, quindi, recato nella villa e aveva notato la scomparsa della lettera. Ricordando le dicerie, in voga nell’Isola, sin dal 1981 – ’82, circa il coinvolgimento del medico nella vicenda del “Mostro di Firenze”, lo Stefanelli commentò che, se avesse saputo che il Narducci non avrebbe fatto rientro nella villa dal lago, la lettera l’avrebbe conservata lui perché questo avrebbe permesso di svelare il mistero. Aggiungo anche che qualcuno, non ricordo chi, mi ha detto che il fratello dello scomparso, giunto nella Darsena di Trovati tra le 20 e le 21 del giorno della scomparsa, disse al Trovati che, prima di iniziare le ricerche nel lago, avrebbe fatto un salto nella villa perché poteva darsi che il fratello avesse fatto rientro nella villa in seguito a un guasto al motore dell’imbarcazione che poteva averlo costretto ad attraccare il natante in un altro punto del Lago, diverso dalla Darsena di Trovati.//

il giorno della scomparsa del NARDUCCI vi erano nel porticciolo antistante il castello e la villa, una famiglia composta da tre persone vale a dire il pescatore di professione Enzo TICCHIONI, la moglie e una delle figlie.//

Poiché me lo chiede le dico che né in quei giorni, né in giorni successivi sono state fatte ricerche al Macerone. Anch’io, quando sono uscito il giorno dopo, ho fatto le ricerche solo nella zona dove sono state fatte le ricerche ufficiali, cioè dalla parte opposta del Macerone.”

FRANCESCO NARDUCCI FU UCCISO SULL’ISOLA IN ZONA MACERONE?

La barca di Narducci fu ritrovata davanti al castello, a sud dell’isola.

Il lato Sud dell’isola Polvese a destra il grande molo (relais) per i traghetti provenienti da San Feliciano. A sinistra, appena dopo la chiesa e il castello, una piccola darsena dove avrebbe potuto attraccare chiunque senza essere visto dal custode.

Piccola darsena vicino alle rovine del castello e alla chiesa di San Giuliano nel lato sud dell’isola verso Sant’Arcangelo, chiamato porto della pioppetta. Attraccando qui si arriva al monastero sopra la punta nord dell’isola di zona Macerone in circa 12 minuti a piedi secondo google maps.

Dettaglio del molo in pietra di destra del porto della pioppetta

A destra della Darsena il castello guelfo e dietro la chiesa di San giuliano costruita su resti di edifici romani. “il Guelfo” era il soprannome che Izzo aveva dato a Francesco Narducci nel suo romanzo “The Mob. “ scritto in carcere da Izzo già dal 1975.

Ci sono altri due moli, per l’attracco, sul lato nord: quello a sinistra è chiamato porto della renaia, quello a destra è una piccola darsena in zona nord est chiamato porto dell’oliva

Il porto dell’oliva con la spiaggia e la darsena.

Il castello ha una pianta pentagonale irregolare. Proprio in questo canneto davanti al castello fu trovata la barca di Narducci.

Le rovine della chiesa di San secondo, vicino al monastero olivetano allora disabitato, che si vede dietro la facciata. Questo potrebbe essere un posto adatto per fare le messe nere, come dichiarato dal figlio di Trovati

E’ una chiesa sconsacrata in una zona disabitata difficile da raggiungere specie di notte. C’è una legge regionale del 19 luglio 1988, n. 23 | Regione Umbria che regola la navigazione notturna sul lago che cito: Per tutte le imbarcazioni che si trovino a navigare sul lago Trasimeno è stabilito il limite di velocità massima di 20 nodi (37 kmh) durante il giorno (dal sorgere al tramonto del sole) e di 10 nodi (18,5 Kmh) nelle ore notturne (dal tramonto al sorgere del sole).

Nella foto le sponde del lago di notte viste da una barca in navigazione notturna.

Quindi chi partecipava alle messe nere di notte sull’isola poteva comunque navigare sul lago per tornare a casa anche perché i riferimenti delle luci di San Feliciano o Sant’arcangelo erano ben visibili.

c’è anche una cripta, a San Secondo come a Sassovivo dove facevano le messe nere nelle rovine della cripta del beato Alano, secondo appunto la testimonianza di Irene, che disse anche di aver saputo, dal padre, che Francesco Narducci era in questa setta.

“C’era una setta segreta dietro ai delitti e io ne facevo parte. Era coinvolto anche Narducci, il medico perugino sospettato di essere il vero mostro… Sono le dichiarazioni choc di una giovane perugina, (Irene) …………….ha raccontato che quando era bambina avrebbe partecipato ad alcuni riti sessuali a sfondo satanico celebrati da …un gruppo di persone facoltose di Perugia e provincia”.

https://www.perugiatoday.it/cronaca/testimone-dei-riti-della-setta-dietro-ai-delitti-del-mostro-di-firenze.html

Cito dal verbale 28/06/2004 di Irene a Mignini“ ( durante un rituale) …i genitori avevano con se un figlio piccolo…arrivò una ragazza in cinta, le fu asportato il feto e il sangue fu fatto bere a noi bambini…poi un uomo con un coltello le asportò gli organi sessuali….il Massenzi aveva con se una valigetta con dei soldi per pagare gli organi della ragazza….effettuato il pagamento il Massenzi prese le parti asportate.” Aggiunge Irene: “ tanti particolari della setta me li raccontava mio padre che mi raccontava sempre tutto.”

https://www.mostrodifirenze.com/2004/06/28/28-giugno-2004-testimonianza-anna-rita-piermarini-e-i-m/

Attraccando nella golena in zona sud, senza essere visti dal guardiano si può arrivare a piedi, in 12 min, al monastero forse sede di messe nere, dove forse il Francesco Narducci aveva un appuntamento con la morte. Di certezze sul posto dove fu ucciso Narducci non ce ne sono, ma è certo che fu ucciso.

Ipotesi: Per me il padre lo sapeva già l’8 perché chiama la Spagnoli chiedendo dove fosse il figlio e lei sorpresa rispose: sarà in ospedale. Ho sempre pensato che in quel momento il padre avesse già ricevuto una telefonata dagli assassini che gli dicevano: abbiamo ucciso Francesco! e secondo me gli dicono anche dov’era, perché la mattina del 9 fanno la processione distraente alla Polvese, distraendo Cesare Abatini dal giro solito e lo portano a sud, al castello, dove c’era la barca. Per me invece la salma di Francesco Narducci era invece a nord: alla cripta del monastero, dove, per me, facevano le messe nere. Dal porto dei frati, cioè dall’attracco per le barche piccole, alla cripta del monastero a piedi ci vuole 1 min. Chi potrebbero essere quelli che vanno a prendere il cadavere di Narducci alla cripta? E’ probabile per le testimonianze sentite che tra loro ci fossero Secondo Sisani e Peppino Trovati. Sisani raccontò a Daniela Cortona di aver portato il corpo del Narducci presso la villa insieme ad altri due pescatori e di aver vestito il cadavere fuori dalla villa e che il cadavere del medico, al momento del ritrovamento aveva la mani ed i piedi legati, tanto che per avvicinarlo all’imbarcazione, lo presero proprio alla corda con cui era legato? E’ vero che lei aggiunse che la corda aveva lasciato un grosso segno ai polsi?”

Il Peppino Trovati sarebbe il garzone della darsena indicato da Attilio Piselli de relato come colui che uccise il Narducci. “quando il padre si accorse di quello che faceva il figlio, lo fece ammazzare sulla barca dal garzone nel lago Trasimeno”.

Anche l’ispettore Napoleoni era al lago quella mattina.

Organizzano tutto: il suo amico fraterno, Brizioli prende una muta da sub dal suo negozio di nautica a Perugia, lo dice la commessa, e forse, ma è solo un’ipotesi, àncora il cadavere di un uomo di colore, corpulento, trovato all’ultimo momento e lo porta sott’acqua, legandolo a dei pesi per mantenerlo sommerso il più a lungo possibile e renderlo irriconoscibile. Quando ritengono che il corpo sia pronto, lo fanno riemergere e inscenano la nota pantomima: lo fanno riemergere vicino all’isola maggiore, nel punto indicato dal medium cioè dove era stato ancorato. Solo che alla sera del 12 non lo trovano, forse per la bassa visibilità e quindi riemerge il 13 mattina(per me)

L’incaprettamento di Francesco Narducci, già trattato nell’articolo “Chi ha visto Francesco Narducci morto,” mi ricorda anche la morte del Vinci, fa pensare alla stessa mano, e quindi ad un avvertimento per gli altri.

9 Luglio 2025 La Processione distraente di Claudio Costa

Un pensiero su “9 Luglio 2025 La Processione distraente di Claudio Costa

  • 10 Luglio 2025 alle 23:20
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    Costa e il Vs. lavoro sempre interessanti e ricchi di dettagli che invece in altri ambienti web sembrano (volutamente?) essere ignorati e sminuiti
    Piccolo appunto.. come precedentemente scritto da Voi il mar.llo Enzo B. negò di aver parlato all’ allevatore di “un garzone”
    Certo è che per organizzare uno scambio di corpi ed identità – riuscito poi, per ben 17 anni, “la posta” in gioco doveva essere enorme
    Anche io credo che il Narducci fu strozzato, da una persona forte e mancina – quindi non dal “MdF”, che era destrimane – non era in stato d incoscienza e nell’ agguato si sia difeso a calci (mie supposizioni)
    Accantonerei un attimo il Pacciani (che c’entra, eccome, essendo coinvolto nei delitti almeno dall ottobre 1981) ma sembra che lui e Francesco Maria avessero un comune amico molto influente, G.C.Z., (costui peraltro volto noto anche alla moglie di Pacciani)
    Dalla testimonianza Giovannoni possiamo anche dedurre che F.N. frequentasse – cosa questa ostinatamente ed “inspiegabilmente” negata tuttora, da molti – il sancascianese almeno dal 1977
    Lo vide – forse una volta sola – la Nicoletti in trattoria al P.Rotto e lo riconobbe anche altri “elegante..sembrava un conte” ed il Pucci, specificandone un particolare interessante “questo (F.N.) si vedeva meno spesso degli altri”
    Poi cosa andasse a fare (a parte la consulenza/rappresentanza all industria farmaceutica?) in Toscana, così alla chetichella, non si sa per certo…sappiamo invece che anche il Lotti non era estraneo a questo eterogeneo giro di conoscenze

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