Il 30 Gennaio 2023 il PM Luca Turco deposita una memoria in relazione al proc. RGNR n. 14165/2019 Mod. 44. come opposizione alla richiesta di riapertura delle indagini formulata dall’Avv. Vieri Adriani con le opposizioni in data 31 maggio 2022 e il 19 ottobre 2023.

La richiesta di archiviazione viene accolta il 17 maggio 2024.

Questa la memoria: 30 gennaio 2023 Memoria PM Luca Turco

Questa la trascrizione:

Procura della Repubblica
Presso il Tribunale di Firenze

RGNR n. 14165/2019 Mod. 44

Al Signor Giudice per le Indagini Preliminari

– Sede

MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO

Il Pubblico Ministero,
letta l'”opposizione alle richiesta di archiviazione” relativa al fascicolo RGNR n. 14165/19 mod. 44 che costituisce stralcio del fascicolo RGNR n. 7265/2017 depositata in data 26.7.2022 dall’Avv. Vieri Adriani, difensore di LANCIOTTI Anne, figlia della defunta Nadine Mauriot, deceduta in Scopeti di San Casciano nel settembre del 1985 e considerato che tale atto indica altresì temi di indagine da sviluppare che giustificherebbero una riapertura delle indagini relative ai delitti del cd. “Mostro di Firenze” e di cui al fascicolo RGNR n. 7265/2017;
letti ed esaminati gli atti relativi ai sopra indicati procedimenti penali e, altresì, gli allegati alle suddette istanza e la annotazione della Sezione di Polizia Giudiziaria in sede Aliquota Carabinieri prot. n. 90/29/20178/CC in data 12.10.2022 con 15 allegati;

OSSERVA:

1) innanzi tutto, risulta accertato dalle indagini espletate che fu un’unica arma da fuoco ad essere utilizzata per commettere tutti gli otto i duplici omicidi.
Gli accertamenti per determinare l’arma usata dall’omicida hanno riguardato l’esame dei bossoli e dei proiettili repertati; gli accertamenti su questi ultimi, con la recente tecnica della misurazione dell’angolo di torsione, hanno dato riscontri più precisi. Le rigature della canna lasciano impresso segni caratterizzanti sui proiettili, in numero variabile ed andamento curvilineo ben preciso in base alla rotazione che chi ha progettato l’arma, ha inteso conferire al proiettile, filettando in tal senso la canna stessa.
L’unicità dell’arma utilizzata per la commissione degli omicidi di cui si tratta è innanzi tutto acclarata dalla perizia balistica del maggiore Paride Minervini.
Peraltro, il ritrovamento nel 2015 di un proiettile conficcatosi in un cuscino rinvenuto nella tenda delle ultime due vittime (1985), le cui caratteristiche morfologiche non sono state alterate se non dal passaggio nella canna dell’arma dalla quale è stato esploso, quindi privo di ogni altro segno, ha permesso di acquisire elementi certi sull’arma di provenienza.
Il predetto proiettile è stato esaminato dagli specialisti del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma (comunicazione n. 4308/7 di prot. I.T. 2014 datata 24 marzo 2016 all._A) con le seguenti conclusioni:

“L’esame metrico e ponderale del proiettile in piombo consegnato il 2 aprile 2015 dal personale della Sezione Anticrimine del ROS Carabinieri di Firenze ha consentito di riferirlo al calibro .22 LR.
Tale proiettile, repertato all’interno di uno dei due cuscini rinvenuti nella tenda ove il 9 settembre 1985 erano rimasti vittime due giovani turisti francesi, è caratterizzato da un profilo pressoché integro e sulla superficie cilindrica sono presenti n. 6 (sei) rigature destrorse, mediamente ampie 0,5-0,6 mm, impresse dalla canna dell’arma da fuoco che lo ha sparato.
Tali canoniche caratteristiche di classe sono compatibili con quelle dei proiettili esaminati nella perizia balistica ARCESEIadevito depositata il 6 febbraio 1984 presso il Tribunale di Firenze e, alla luce dei più recenti database d’identificazione balistica menzionati nella presente relazione, risultano coerenti con quelle delle pistole semiautomatiche, calibro .22 LR, marca “BERETTA” appartenenti ai modelli della serie 70.
In considerazione dei quesiti posti si è effettuata una ricerca tre le pistole semiautomatiche, calibro 22 LR, marca “HIGH STANDARD”, che riunissero caratteristiche di classe come quelle del proiettile in reperto e/o degli elementi di cartuccia esaminati sia nella citata perizia ARCESE-IADEVITO sia nella consulenza balistica CastiglioneSpampinato del settembre 1982

Con riferimento alle caratteristiche di classe dei proiettili solo i modelli della serie HB e B delle citate pistole “HIGH STANDAR”, potrebbero esibire una labile compatibilità, in quanto sono caratterizzate da canne aventi sei rigature destrorse ampie rispettivamente 0,60-0,80 mm e 0,65-0,80 mm (dati ricavati dal database “Firetyde” descritto in atti).
Tale panorama, però, si restringe ulteriormente se si prendono in considerazione le caratteristiche di classe dei bossoli esplosi. Infatti, osservando tutti quelli documentati nelle citata relazioni balistiche dell’82 e dell’84, essi esibiscono un’impronta di percussione anulare dalla forma pressoché rettangolare. Questa peculiarità consente di escludere i modelli della serie B delle citate pistole “HIGH STANDARD”, poiché la forma delle percussione anulare è di tipo circolare così come mostrato nelle due foto sottostanti, le quali ritraggono rispettivamente il fondello di uno dei bossoli calibro .22 LR, marca “Winchester” esaminati nella perizia ARCESE-IADEVITO ed il fondello di un bossolo di pari calibro estrapolato dal database “Firetyde”.
Utilizzando il medesimo database sono state estrapolate anche le immagini di un paio di fondelli di bossoli esplosi da pistole semiautomatiche, calibro .22 LR, marca “BERETTA”, della serie 70, da cui si evince la tipica forma rettangolare dell’impronta di percussione pienamente compatibile con quella visibile nei bossoli in reperto trattati nelle citate relazioni balistiche dell’82 e 84.
Inoltre l’analisi relativa all’angolo di torsione delle rigature sui proiettili (parametro contemplato nei moderni database per l’identificazione delle armi da fuoco) ha consentito di misurare un valore compreso tra 2,4°-2,8° per il proiettile in reperto. A questo punto tale misura è risultata solo marginalmente sovrapponibile con quella dei proiettili delle citata pistole “HIGH STANDARD” appartenenti ai modelli della serie HB che è compresa tra 2,2°-2,5°, mentre è risultata altamente compatibile con Quella delle citate pistole “BERETTA” appartenente ai modelli della serie 20 che è compresa tra 2,5°-2,8°.
Pertanto ed in conclusione si ritiene che il proiettile in reperto giunto il 2 aprile 2015, analogamente agli altri elementi di cartuccia narrati nelle citate relazioni balistiche dell’82 e dell’84 (esaminati soltanto dallo studio degli atti resi disponibili), sia stato esploso da una pistola semiautomatica, calibro .22 LR, marca “BERETTA” appartenente ad uno dei modelli della serie 70.
Tale conclusione è supportata non solo dalla coincidenza delle caratteristiche di classe canonicamente previste per i proiettili (numero, andamento ed ampiezza delle rigature) ma anche dalla misura, secondo le nuove tecniche d’indagine balistica, dell’angolo di torsione sul proiettile in reperto, nonché dalla forma dell’impronta di percussione sui bossoli esplosi in reperto.

2) Quanto alla descrizione dell’arma utilizzata per la commissione del primo delitto (1968)
Dalle indagini relative a quell’omicidio emerge che l’unica persona che risulta aver visto e descritto l’arma mai ritrovata fu Stefano Mele, imputato e poi condannato per l’omicidio della moglie Locci e del suo amante Lo Bianco.
MELE, sentito a due giorni dal delitto, il 23 agosto 1968, fornisce la descrizione dell’arma riportata nell’estratto che segue:

Effettivamente, la pistola che più somiglia a quella descritta da MELE è la Beretta della serie 70 calibro 22 LR che può montare due canne differenti per lunghezza. Il VINCI a cui fa riferimento è Salvatore Vinci.

Nel corso delle indagini svolte, furono esaminate diverse pistole calibro 22 L.R., la maggior parte marca “Beretta” vendute nella provincia di Firenze, con estensione delle verifiche anche ad armi simili vendute e detenute nei luoghi d’origine di alcuni degli indagati, come nel caso di quelle vendute a Villacidro, paese di nascita dei noti VINCI Salvatore e Francesco.
L’accertamento presso la “Beretta” è stato ripetuto limitatamente alla pistola appartenuta ad Franco Oresti, nato a Villacidro il 10/8/1938, deceduto in Velsen (Olanda) il 9/11/1963, in seguito ad un incidente sul lavoro.
La pistola marca “Beretta” calibro 22 L.R. modello 71, matricola 24856 che, dall’esame degli atti di indagine dell’epoca, risultava di proprietà di ARESTI, non è mai è reperita. Di essa si sono perse le tracce non figurando né smarrita, né rubata, né ereditata dai successori del predetto (comunicazione n. 34/354-1 datata 20 novembre 1984 del Reparto Operativo del Gruppo Carabinieri di Firenze allegata in copia alla richiesta del 17 maggio 2017 – All. B).

L’esito dell’accertamento ha permesso, inoltre, di fugare le perplessità scaturite dal ritrovamento sui luoghi dei delitti di più bossoli rispetto ai canonici otto che comunemente si riteneva potesse contenere il serbatoio di armi simili, o magari 9 considerando l’inserimento di una cartuccia direttamente in canna.
Gli incaricati della “Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A.” di Gardone Val Trompia, oltre a confermare i dati di vendita dell’arma, hanno specificato che**:
– la stessa è stata prodotta il 28 agosto 1959;
– non sono in grado di precisare la lunghezza della canna ed il numero di cartucce del serbatoio, non essendo elementi sottoposti a registrazione di pubblica sicurezza;
– al tempo erano prodotte canne da 90 mm e da 150 mm oltre che serbatoi da 8 e da 10 cartucce;
L’arma utilizzata, dunque, potrebbe avere l’una o l’altra canna oppure entrambe (comunicazione n. 222_17 datata 24 maggio 2017 della “Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A All. C).
I reperti balistici sequestrati nel corso degli accertamenti relativi al primo duplice omicidio, furono esaminati, su incarico della Procura della Repubblica, dal colonnello Innocenzo Zuntini (All. D). E opportuno richiamare alcune sue osservazioni, per poter meglio valutare i risultati delle successive perizie (si riporta di seguito parte della perizia:

Stralci della perizia Zuntini del 1968

Il colonnello Innocenzo Zuntini esaminò anche i reperti balistici del secondo duplice omicidio, quello avvenuto a Borgo San Lorenzo nel settembre 1974, vittime Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore (allegato I annotazione Sezione di Polizia Giudiziaria in sede Aliquota Carabinieri in data 12.10.2022), giungendo alle seguenti conclusioni:

Stralci della perizia Zuntini del 1974

Il colonnello Zuntini, nel ricostruire la dinamica del delitto evidenzia che i colpi furono esplosi in rapida successione. Si fa notare che alcuni modelli della Beretta serie 70 in calibro .22 hanno il serbatoio che può contenere fino a 10 cartucce ed essere già approntate per lo sparo con l’introduzione manuale di una cartuccia in canna.
Per meglio descrivere i reperti li disegna come rilevato dalla schede allegate alla relazione delle quali si riporta quella che raffigura uno dei bossoli repertati sulla scena del delitto, in basso si nota la rappresentazione della anomalia rilevata alla base dei bossoli, uguale a quella segnalata nei reperti del delitto del 1968 che il perito descrive come “rigonfiamento ben marcato (arma usurata con molla esausta)”:

Trattandosi della stessa anomalia riscontrata nei bossoli del primo delitto e poi rilevata anche sui bossoli di quelli successivi.
In tempi più recenti, nell’ambito del procedimento 364/10 R.G.N.R. mod. 45, gli esperti della Polizia Scientifica di Firenze, hanno avuto modo di esaminare la pistola semiautomatica consegnata da Anna DEL RE alla Stazione Carabinieri di San Casciano in Vai di Pesa, appartenuta al defunto padre Elio DEL RE.
Trattandosi di una Beretta modello 72 calibro .22 Long Rifle (con serbatoio da 9 cartucce), come da prassi ormai consolidata nella lunga indagine sui delitti del “mostro di Firenze”, l’arma su delega del dottor Paolo Canessa, è stata sottoposta a verifica che ha avuto il seguente risultato (allegato 2):

3) Quanto alle ulteriori considerazioni svolte nella “opposizione alla archiviazione” dep.
il 26.7.2022 dall’Avv. ADRIANI si osserva quanto segue.

– Sui punti 1.1 – 1.2 — 2.2 – 2.3 – 2.4 dell’opposizione alla richiesta di archiviazione
– In proposito, quanto al punto 1) della opposizione di cui si tratta, si osserva: che dagli atti del procedimento penale n. 7265/17 R.G.N.R. mod. 21 a carico di Giampiero Vigilanti e, in particolare, dalla relazione balistica preliminare, di cui ai fogli 1012 al 1031 del faldone 6, a firma del C.T. del Pubblico Ministero Paride Minervini, emerge che effettivamente per la comparazione tra i reperti balistici in sequestro, relativi agli otto duplici omicidi, è stata usata, tra le altre, una pistola HI—Standard Military modello 107, e non l’esatto modello “104”, in quanto presumibilmente non reperita.

Peraltro, proprio in relazione a tale ultima circostanza il C.T. sottolinea che “la differenza tra i due modelli -104 e 107- è solo inerente alla tacca di mira regolabile, dove nelle “104” è presente sulla culatta del carrello è nella “107” è montata su un ponticello che si vincola al castello e permette all’interno, di far scorrere il carrello alleggerito” (allegato 3).
La tacca di mira, essendo esterna all’arma, non produce effetti né sui bossoli né sui proiettili, non lasciando alcun segno per un eventuale confronto comparativo; l’uso della arma n. 107 in luogo della n. 104 non ha dunque in alcun modo compromesso la affidabilità delle conclusioni del CT del Pubblico Ministero.
Per le altre argomentazioni si rimanda a quanto in premessa, sottolineando che è prassi analizzare tutte le pistole in calibro .22 L.R. rinvenute o consegnate alla P.G. per la rottamazione qualora le condizioni delle stesse lo consentano.
Sul punto 3.4
Come appurato dai militari del ROS di Firenze che hanno sentito Francesco Caccamo (comunicazione n. 73/1-64-2013 datata 23 aprile 2016, atti di cui ai fogli 494 a 514 del Faldone 4 del procedimento 7265/17 – allegato 4), la pistola HI-STANDARD mod. 104 unitamente ad un revolver era stata acquistata da Caccamo dal maresciallo
Giocondo Bove, nei primi anni ’70, presso il poligono di Prato, ove quest’ultimo gestiva la vendita del munizionamento e curava la cessione della armi ai tiratori.
Caccamo afferma di aver poi ceduto nuovamente le armi a Bove quando, con l’entrata in vigore della legge sulle armi (L. 100/1975), erano state imposte limitazioni sul numero di armi detenibili.
L’arma HI-STANDARD mod. 104 successivamente entrava in possesso di Paolo Franchi, come emerge dagli atti inseriti nella comunicazione n. 90/3/2017 datata 8 maggio 2018, faldone 5 fogli 511 e seguenti in particolare foglio 680. Infatti, il 3 giugno 1983, Franchi dichiara, denunciandolo alla Questura di Prato, di essere venuto in possesso, oltre che di un fucile ricevuto dall’armeria “Bianchi Antonio” di Prato, anche della predetta HI-STANDARD acquistata dal Tiro a Segno Nazionale – Sezione di Prato (allegato 5)
Sul punto 3.5
Dalla comunicazione n. 90/3/2017 datata 8 maggio 2018, faldone 5 fogli 511 e seguenti, precisamente foglio 722, si evince che Vigilanti, allorquando acquista il revolver matricola 314 calibro 7,65 e lo denuncia alla Questura di Prato in data 15 ottobre 2008, riepiloga le armi e munizioni detenute, nel caso specifico la pistola Hi-Standard registrata al numero 554 e n. 100 cartucce calibro 22 LR registrate il 23/10/1995 (allegato 6). Risulta quindi che, a quella data, VIGILANTI non detiene altre armi e/o munizioni.
Non è dato sapere il motivo per cui Giampiero Vigilanti abbia dichiarato alla stampa di aver posseduto una “Beretta” ed il perché un’affermazione simile sia stata riferita dalla moglie ai militari del ROS di Firenze. E’ però certo che malgrado le varie perquisizioni, subite nel corso degli anni (tutti atti a sorpresa), questa detenzione mai
è stata appurata.

Ciò che si legge alle pagine 389 e ss. del Faldone 3 degli atti del procedimento RGNR n. 7265/17-21, ovvero dalla trascrizione dell’appunto redatto a mano (allegato 7) individuato dai militari del ROS di Firenze negli atti dell’Arma territoriale di Prato, ha ben diverso significato se si leggono per interno i periodi indicati come “punto 9”
riguardante l’uso di armi da parte di Vigilanti:
“9) dal 1976 è iscritto al poligono di tiro ma fino al 1980 non ha mai sparato nel 1980 spara con una 22 Beretta”
“9 dal 1976 è iscritto al poligono di tiro ma fino al 1980 non ha mai sparato può essere successo che: 1) abbia sparato con qualche suo amico che riempiva il modulo a suo nome 2) non abbia (mc) al poligono) (mc)… perla prima volta con pistola del poligono ma tutte cal 22 ha poi sparato (mc) nel 1983 ha comprato una High Standard L. R.”
Risulta plausibile che il secondo “punto 9” sia stato arricchito con la precisazione che Vigilanti potrebbe essersi esercitato al poligono (non indicato ma potrebbe essere quello di Prato) e che quindi il riferimento a calibro 22 sia a pistole calibro 22 in dotazione a quel campo di tiro (allegato 7)
Sul punto 3.6
L ‘iter relativo alle n. 176 cartucce calibro 22 LR marca Winchester serie H, sequestrate a Vigilanti Giampiero il 22 novembre 1994 a seguito di perquisizione, è stato riepilogato dai militari del Ros di Firenze nella comunicazione n. 73/1-29 di prot. 2013 datata 27 luglio 2015, fogli 338 e seguenti del faldone 3 del procedimento 7265/17 (All. 8).
Dagli atti utilizzati dai militari del ROS per ricostruire la sorte delle munizioni sequestrate nel relativo procedimento penale a Vigilanti, si comprende che il Giudice per l’Esecuzione dottor Geloso Petragnani in due diverse date ha disposto la confisca delle munizioni in sequestro ed il versamento alla competente direzione di artiglieria, rispettivamente il 18/10/1996 (foglio 405) ed il 13/7/00 (foglio 410). Questa seconda volta specificando che si tratta del corpo di reato n. 1286 e che il versamento è relativo a munizioni specificando tra parentesi “due proiettili”.
Dal carteggio della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Prato si comprende il motivo di questi due diversi provvedimenti: dopo la sentenza i militari hanno depositato le 176 cartucce calibro 22 sequestrate, ma non le due calibro 7,65, perché mai sequestrate, ma solo prese in consegna ricevendole una da Vigilanti ed una da Beatrice Garardo, quest’ultima parte offesa nel procedimento; per tale ragione è stato chiesto al giudice dell’esecuzione un provvedimento specifico.
Del resto sarebbe incomprensibile un doppio provvedimento per uno stesso reperto, mentre è plausibile che sia stata la Direzione di Artiglieria a richiedere che fosse formalizzato l’essere le due cartucce calibro 7,65 confiscate e quindi da distruggere, in mancanza del relativo sequestro.
Da quanto si è detto emerge che ad ordinare la confisca e la distruzione delle munizioni di cui si tratta sia stato il giudice dell’esecuzione dottor Geloso Petragnani.
Inutile dal punto di vista investigativo soffermarsi sui lotti di cartucce Winchester serie “H”, attesa la vastissima produzione di questa munizione, tant’è che ancora oggi se ne sequestrano scatole intatte. Le cartucce inesplose, non avendo subito i vari passaggi in un’arma, tali da lasciare impresse sulle loro parti i segni dell’azione meccanica dei congegni che portano allo sparo, non sono utili per i confronti.

Sul punto 3.7
Non sono state individuate agli atti fotografie dei reperti balistici del primo duplice omicidio, quello del 1968.
Le fotografie ditali reperti si ritrovano nelle successive perizie balistiche. Leggendo la consulenza tecnica, svolta dal colonnello Zuntini, appare chiaro che non furono scattate foto dei reperti ma che lo stesso procedette alla loro attenta osservazione con dispositivi di ingrandimento ottico (lenti e microscopio). La descrizione fu minuziosa e si soffermò su particolari individuati sui bossoli che avrebbero consentito un facile riconoscimento dell’arma che li aveva esplosi, qualora questa fosse stata ritrovata (allegato 9, le cui parti rilevanti si riportano di seguito):

Stralci della perizia Zuntini del 1968

Questa particolare impronta da ultimo individuata presente sui bossoli segnalata già nel ’68 dal colonnello Zuntini, non sfuggì ai successivi periti.
In proposito si richiama, anche in quanto riepilogativa di tutte le analisi svolte sui reperti balistici dei sedici omicidi, la perizia dell’ingegner Domenico Salza e del PI Pietro Benedetti (allegato 10) che spiega anche perché in alcuni bossoli non è evidente questo rigonfiamento:

La circostanza che la gonfiatura sia presente solo su alcuni dei bossoli e non su altri, sui quali si può rilevare solo una lieve impronta, si può spiegare solo pensando alla differenza di durezza del materiale da bossolo a bossolo o, più propriamente, considerandola come effetto delle differenze di pressione dei gas dello sparo da un colpo all’altro.
(…)
Alla medesima conclusione della identità dell’arma da fuoco impiegata dall’autore dei delitti del cosiddetto “mostro di Firenze”, giunge il perito Maggiore Paride Minervini (All. E), che ha esaminato per ultimo tutti i proiettili ed i bossoli repertati.
Resta ignota la provenienza di quei frammenti di proiettili repertati, che proprio perché tali, deformati e frazionati in più parti, non consentono alcuna analisi balistica, come più volte chiarito dai vari periti.
Il motivo della osservazione degli opponenti è intuibile: si paventa la creazione di prove ad arte per indirizzare le indagini verso i sardi; tuttavia all’epoca, nel 1982, non vi era alcuna pista specifica o privilegiata verso cui avrebbe dovuto dirigersi l’attività di “depistaggio” delle indagini.
La questione del collegamento con il delitto del 1968 è stata approfonditamente affrontata dagli inquirenti del tempo.
In proposito si osservi che nel verbale del 9.5.1989, il colonnello Olinto Dell’Amico sentito dal giudice istruttore Mario Rotella e dai pubblici ministeri Vigna e Canessa (allegato 11), afferma: “La S. V. mi chiede come durante le indagini del 1982 si ebbe notizia del possibile collegamento del delitto di Montespertoli con un precedente duplice omicidio del 1968. In quel periodo io reggevo anche il Reparto Operativo e anzi mi trovavo nell’Ufficio del quel Comando. Una mattina venne da me il maresciallo Fiore, che era addetto al Nucleo Informativo del Gruppo, e che nel 1968 era presso la Compagnia di Signa. Egli mi fece rammentare che appunto in quell’anno vi era stato il duplice omicidio di Signa e che la pistola era dello stesso calibro di quella adoperata per il duplice omicidio di Signa. Io ricordai anche che la pistola in quella circostanza non era stata trovata. Il giorno dopo ne parlai con il G.L Tricomi. Il maresciallo Fiore mi disse semplicemente che si era ricordato dei fatti del 1968. Durante quegli anni, pur essendosi susseguiti nel ’74 e nell “81 altri delitti, non si era rammentato del collegamento, perlomeno non me ne aveva parlato. Fiore mi spiegò che improvvisamente si era reso conto che anche nel 1968 vi era stato un assassinio di due persone in una autovettura ferma. Per quanto ne so io, escludo che Fiore, che faceva parte del Nucleo Informativo, e quindi era estraneo alle indagini del 1982, avesse avuto notizia anche di fonti confidenziali, sia pure indirettamente, relative al fatto del 1968.
Le espressioni “egli mi fece rammentare” e “io ricordai anche” originano dal fatto che l’allora tenente Dell’Amico aveva partecipato alle indagini sul delitto del 1968, quando era in servizio presso il Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Firenze, come si evince dal rapporto giudiziario n. 34/354 del 21 settembre 1968 (allegato 12) e aveva assistito il dottor Antonino Caponnetto, all’epoca sostituto Procuratore, nelle operazioni di ricognizione dei cadaveri (verbale allegato al predetto rapporto).
Quanto riferito dal colonnello Dell’Amico viene poi riportato in alcuni passi della sentenza-ordinanza n. 357/1981 in data 13.12.1989 del giudice istruttore dott. (allegato 13, Rotella che si riporta di seguito):

Stralci della sentenza Rotella del 1989 ( … ) pag. 60

Il Giudice Istruttore del 1982 a cui si fa riferimento nella suddetta sentenza è Vincenzo Tricorni; dagli atti del fascicolo n. 357/81A emerge che il 29 ottobre 1982, mentre si trova a Palermo, TRICOMI nel trasmettere al Consigliere Istruttore presso il Tribunale di quel capoluogo le dichiarazioni di Rosalia Barranca e Lo Bianco Rosa, affinché vengano sentiti, nel riepilogare schematicamente i fatti scrive: “A seguito di segnalazione anonima che esisteva un quinto duplice omicidio commesso dal cosiddetto “mostro” si risaliva all’omicidio di Lo Bianco Antonio e Locci Barbara commesso nel 1968 in relazione al quale era stato condannato il marito della Locci. Tutti e cinque gli omicidi sopra indicati sono legati dall’uso della medesima pistola calibro 22.” (allegato 14).
– Sul punto 3.8
Si osserva che la perizia balistica del maggiore Paride MINERVINI scioglie ogni dubbio sulla provenienza unica di tutti i reperti balistici
L’ipotesi di “un vero e proprio depistaggio attuato dal o per conto del vero responsabile/i, così da far sembrare che l’autore dei delitti commessi dal 974 in poi dovesse essere ricercato nell’ambiente malavitoso dei sardi, già condannati e/o indagati per quello del 1968” (così a pag. 11 dell’opposizione di cui si tratta), non trova conferma alcuna negli atti delle indagini espletate nel corso degli anni che complessivamente considerati, mostrano che gli inquirenti dell’epoca seguivano più piste e svolgevano vari tipi di accertamenti in “filoni” paralleli non trascurando alcunché. Ciò è dimostrato anche dalle numerose perquisizioni e dalle diverse attività investigative svolte che hanno riguardato diversi soggetti.
Lo stesso orientamento esprimeva già l’allora giudice istruttore Mario Rotella che, tra l’altro, nella sua lettera del 30 novembre 1987 avente ad oggetto: “duplici omicidi dal 1968 in Signa al 1985 in San Casciano V.P. VINCI Salvatore imputato/indiziato“, indirizzata anche alla Procura della Repubblica di Firenze (allegato 15 – la lettera è stata individuata in un faldone sulla cui costala è riportata l’indicazione “Appunti fuori indice – copia atti – atti G. I. Vinci S.”), osserva:

Stralci della lettera di Rotella del 1987

Ciò posto ed in considerazione delle circostanze sopra evidenziate, il Pubblico Ministero insiste nella richiesta di archiviazione trasmessa in data 15.5.2022.

Firenze, 30.1.2023

IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

Dott. Luca Turco

Dott.ssa Beatrice Giunti – Sost.

30 Gennaio 2023 Memoria del PM Luca Turco
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