3 pensieri su “21 Febbraio 2021 Analisi di Enrico Manieri della dinamica omicidiaria a Scopeti

  • 25 Febbraio 2021 alle 15:35
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    Complimenti per l’approfondimento del caso e l’acutezza delle osservazioni…La deduzione circa l’orario premattutino del delitto, oltre a spiegare il motivo della premura di nascondere i corpi delle povere vittime (che mai si era mostrata in precedenza), rimuoverebbe la criticità dell’illuminazione del luogo del delitto, soprattutto dal punto di vista della vittima maschile, altrimenti impossibilitata a tentare di effettuare quel percorso di fuga. Nello stesso tempo, però, non rimuove alcune perplessità /domande che esplicito di seguito: 1. Perché il ragazzo, ferito, tenta la fuga sostanzialmente andando incontro all’uccisore che, date le condizioni di luce, doveva in quel momento essergli facilmente visibile? Non avrebbe dovuto apparirgli più spontaneo (terrore permettendo) cercare la fuga tra la vegetazione che nasconde vari sentieri di accesso alla piazzola piuttosto che affrontare vìs a vìs lo sparatore armato? 2. Il terreno della piazzola risultava molto accidentato, le radici delle piante lo sovrastavano. Lo spostamento della ragazza, la ricorsa al ragazzo – seppur ferito – e il successivo trascinamento del suo corpo, tutta l’azione omicidiaria svoltasi in pochi minuti, denotano che lo sparatore – se unico artefice del delitto – oltre a denotare una particolare capacità pianificatoria, freddezza e prontezza “professionali” nell’affrontare situazioni imprevedibili, doveva essere anche molto abile e forte fisicamente (ad es. è assai poco plausibile che tali azioni potessero confacersi a Pacciani che nell’85 aveva già subito 2 infarti, il secondo dei quali poco prima). Si è trattato, dunque, di un killer solitario, una specie di Rambo, oppure tutto ciò è compatibile con la presenza di più soggetti complici, con ruoli diversi, sulla scena criminis? E, ancora, si può affermare con ragionevole certezza una delle due tesi, ovvero, omicida unico o gruppo di assassini? E perché? Grazie.

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    • 25 Febbraio 2021 alle 16:58
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      Buongiorno,
      mi è stato segnalato il suo commento e sono ben lieto di poterle rispondere.
      Cerco di rispondere nel medesimo ordine delle sue domande.

      1) Quando il MdF guadagnò il livello della piazzola, JMK si era allontanato passando dietro la tenda e cercando la salvezza andando verso la propria autovettura, non certo con l’intenzione di salire su di essa, ben sapeva che la stessa era chiusa a chiave, ma cercando riparo da essa ai colpi che glil erano stati sparati dalla scarpatina antistante l’ingresso principale della tenda. Probabilmente non aveva avuto la percezione che il MdF fosse salito sulla piazzola, ma pensava che fosse al suo inseguimento nella scarpatina, quindi frappose fra lui e lo sparatore l’ostacolo della macchina. A quel punto cercò, protetto dalla massa della vettura, di guadagnare il lato opposto della piazzola (quello più lontano da dove provenivano i colpi) per cercare la fuga verso lo stradello di accesso che portava alla strada asfaltata. Il MdF invece era salito sulla piazzola e aveva sparato un ulteriore colpo contro Nadine, rimasta ferita in modo gravissimo fin dai primi colpi, per poi rivolgere il tiro da davanti la tenda a JMK che stava cercando di scappare. JMK venne colpito al gomito destro, da dietro, perché quella era la parte che esponeva al fuoco di chi lo stava seguendo col mirino dell’arma nella sua fuga e che lo vide entrare nella vegetazione che separava i due bracci della piazzola. Invece di inseguire JMK, il MdF gli tagliò la strada, conoscendo perfettamente la topografia della piazzola e l’impossibilità per JMK di scappare nel bosco dal lato destro della piazzola, per la presenza di uno sbarramento costituito dalla folta vegetazione che delimitava quel lato della piazzola, ben visibile dalle fotografie dei rilievi. Quando JMK si accorse della minacciosa presenza DAVANTI a lui, era ormai troppo tardi: si girò per tornare sui propri passi e scappare verso il fondo cieco di quel ramo della piazzola, ma il MdF lo inseguì, lo afferrò da dietro ed iniziò a colpirlo. Il seguito della ricostruzione è noto dal video che ho pubblicato.

      2) Il MdF dimostrò sia a Baccaiano (1982) che a Giogoli (1983) la capacità di prendere decisioni immediate ed efficaci per i suoi scopi, Baccaiano soprattutto, per cui non mi stupisce che a Scopeti seppe gestire l’ennesima situazione per lui difficile, agendo istintivamente e con grande lucidità. Nessuno credo possa negare che il MdF dimostrò sempre estrema lucidità e decisione, al limite della temerarietà nel portare a termine l’opera che aveva iniziato. Ho volutamente evitato l’aggettivo “professionalità” perché si presterebbe ad essere frainteso, suggerendo ipotesi completamente estranee al mio pensiero: non è necessario alcun addestramento militare per compiere le azioni che il MdF compì, quanto, piuttosto, delle doti caratteriali che possono essere appannaggio di chiunque, indipendentemente dalla professione esercitata. Certamente una certa prestanza fisica poteva essere d’aiuto, ma non dobbiamo dimenticare che nel suo modus operandi cerca sempre di partire da posizioni di indiscusso vantaggio per assicurarsi di avere ragione delle vittime: è armato di un’arma da fuoco, spara prima al maschio per eliminare subito il suo principale avversario, colpisce di sorpresa – a tradimento – sparando colpi rapidi e ripetuti a brevissima distanza, a discapito della precisione e solo dopo utilizza l’arma bianca, quando la vittima è in stato di inferiorità perché ferita e in preda al terrore dell’aggressione.

      3) Fermo restando che dove agisce una persona, nulla vieta di immaginare la presenza di più persone, quello che posso dire senza tema di smentita è che dall’analisi della scena del crimine di Scopeti, ma anche da quelle dei delitti precedenti, nulla IMPONE di pensare alla presenza di più persone, anzi, alcuni aspetti farebbero pensare proprio alla presenza di una sola persona, di un unico aggressore. Per esempio, a Scopeti, perché il corpo di JMK venne lasciato per qualche minuto a dissanguarsi sulla piazzola, invece di essere trascinato subito fra i rovi? a Mio parere proprio perché il MdF era solo: mentre si “occupava” della vittima femminile, il ragazzo venne lasciato a morire dissanguato sulla piazzola, quindi, nascosto il corpo di Nadine nella tenda richiusa, assestò delle coltellate in zona parainguinale a JMK e nascose il corpo fra gli arbusti e con le latte di vernice. Per me il MdF era un sk unico, mai entrato nelle indagini o forse solo sfiorato.
      Grazie per le domande, spero di avere risposto.
      Buona giornata

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      • 26 Febbraio 2021 alle 08:49
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        In maniera ineccepibile ed esauriente… grazie! attendo con interesse i prossimi approfondimenti e spero tra questi ve ne sia anche uno che riguardi il profilo psicologico-comportamentale del serial killer e l’elaborazione di ipotesi tipologiche che lo caratterizzano.
        Di nuovo grazie e buon lavoro!

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