“Mostro, caso chiuso. La svolta dal dna è fallita per incuria”

Parla l’ex procuratore capo Giuseppe Quattrocchi

Firenze, 21 gennaio 2021 – Giuseppe Quattrocchi , procuratore capo a Firenze fino al 2014: l’ultima inchiesta sui delitti del “Mostro” è cominciata con lui.

Procuratore, secondo lei ci sono stati inquinamenti nelle lunghe indagini sui sedici omicidi?
“Devo dire, per l’esperienza personale maturata dai tempi in cui ’vistavo’ le sentenza dei giudici istruttori a partire da Minna fino poi al lavoro fatto con Paolo (Canessa, ndr), che “manine” onestamente non ne vedo. Non ho mai avuto l’impressione che qualcuno possa aver dirottato, anche inconsapevolmente, sotto il profilo di un interesse personale, l’andamento delle indagini”.

Quindi, no.
“Alla domanda rispondo no. Se lei mi chiedesse se nelle indagini sui Georgofili è rimasto fuori qualcuno con delle responsabilità, le risponderei di sì. Ma sul mostro, no”

Però ci sono ancora tre delitti che per la giustizia non hanno un colpevole.
“E’ vero. Ma Pacciani non ha avuto un processo completo”.

Con lei a capo della procura di Firenze, è cominciata l’ultima indagine sui delitti.
“Paolo è stato bravissimo anche a sviluppare le sollecitazioni dell’avvocato. Come accade nella vita, qualcosa potrebbe esserci sfuggito ma abbiamo rivisitato davvero tutto”.

La «pista sarda» è stata una pista battuta a vuoto?
“C’entravano i sardi, perché i sardi c’erano nel primo episodio consumato nel 1968. Poi però si arrivò a Vinci e lì si morì”.

Pensa che questa storia ci potrà col tempo portare nuovi elementi? Non abbiamo la pistola, per esempio.
“Per quanto riguarda di un contributo dichiarativo, temo che il passaggio del tempo porta via le persone. Si muore. L’unica sperenza di poter riaccendere il cold case sarebbe data da un dato tecnico scientifico. E’ stato cercato. La tenda, il fazzolettino, o una qualsiasi altra cosa, ma al tempo di dna qui non si sapeva neanche cosa fosse”.

Un colpo di fortuna.
“Potrebbe essere possibile, ma oltre alla mancata fortuna c’è la maledizione dell’incapacità della conservazione dei reperti e delle scene del crimine. Bisogna fare i conti con quello e ormai credo che non sia più recuperabile. La cosa terribile che emerge oggi è la maniera infausta con la quale questi rilievi sono stati operati. Vedo la scena del delitto dei francesi e con la logica delle attività investigative di oggi c’è da inorridire”.
Stefano Brogioni

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20 Gennaio 2021 Stampa: La Nazione
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