Mostro di Firenze: le verità di Vicchio

Eravamo rimasti alla casa del Popolo di Vicchio,  intorno ad un tavolo da briscola e con una spuma bionda in mano, ma ci preme fare un leggero passo indietro.

Esattamente al 7 agosto del 2017 quando il nostro viaggio ci aveva portato a Prato. Una deviazione da Firenze per entrare in un contesto molto vicino alla nostra storia sebbene più per dovere di cronaca che per effettiva personale curiosità. Stavamo girovagando nei pressi di Via Roma e ci domandavamo se fosse o meno opportuna una delle nostre solite gentili incursioni a casa di uno dei maggiori protagonisti della vicenda legata al mostro di Firenze. Decidemmo che non era il momento e che avremmo aspettato e nel tornare con la macchina verso il centro ci venne in mente che invece la stessa incursione l’avremmo potuta fare nella zona di un altro signore saltato solo recentemente agli onori della cronaca. Girammo l’auto e neppure il tempo di arrivare a destinazione che incrociammo un simpatico e nobilmente curvo, ma ancora robusto, uomo anziano in bicicletta. Aveva un cappello da baseball, una maglietta della legione straniera e tatuaggi sparsi sulle braccia. Posteggiammo l’auto e lo seguimmo all’interno di un bar dove capimmo da subito era solito consumare la sua solita limonata rinfrescante. Gianpiero Vigilanti ci accolse al suo tavolo e quello che ci raccontò lo potete rileggere nell’intervista che pubblicammo dopo qualche giorno, ma quello che non abbiamo raccontato è perché dopo aver parlato con lui ci venne in mente la storia della Casa del Popolo di Vicchio. Il Legionario era amico di Pacciani, su questo non ci son dubbi. Avevano qualcosa in comune: conti correnti bancari con bei risparmi (davvero tanti soldi) all’interno. Il primo per una eredità ricevuta dal famoso zio d’America, il secondo per la sua mania di risparmiare e non sperperare. Sposati entrambi, uno con un’infermiera di un ospedale situato alle porte di Firenze, l’altro con una povera donna contadina semianalfabeta. Fatto sta che andava verificato perché, entrambi burberi e impavidi, sembrava avessero trovato nel loro rapporto una sorta di equilibrio, un’idea di reciproco rispetto, forse dei ruoli, forse delle comuni sensibilità. Ed eccoci nuovamente al paese di Giotto. Quello che vi riportiamo sotto sono le esatte parole estrapolate da un dialogo avvenuto informalmente tra noi e gli anziani del paese:

A: No, no, no gli omicidi del mostro non c’entrano. Altre cose sistemava. La Sperduto si sa che fine ha fatto, la sua figliola, il suo nipote, il marito impiccato
NOI: Cioè regolava i conti intorno a storie parallele che nulla hanno a che vedere con il mostro, ma che alla fine lo hanno visto coinvolto?
A: Sono pettegolezzi. E’ quello che si diceva in paese
NOI: Si diceva che fossero delinquenti che sistemavano situazioni scomode, ma che con il mostro nulla avevano a che fare?
A: Anche i magistrati si vede adesso come si stanno muovendo. Sono concentrati, da quello che ho letto tra le righe, proprio su questo legame, su queste due macchine rosse, di come si muovevano
NOI: ma voi vi ricordate del Vigilanti a Vicchio?
B: No io per nulla, ma perché voi lo conoscete? Vi ha risposto? C’avete proprio parlato?
NOI: Si abbiamo parlato con Vigilanti; è ancora in forma
A: Poco. Io me lo ricordo poco
NOI: lui è stato a Vicchio fino al 1952 fino a quando si arruolò nella legione straniera.
A: Si, si arruolò! Diciamo che fu costretto via…
NOI: In che senso?
A: Ma secondo voi come faceva a permettersi quella macchina rossa? Secondo voi se l’è pagata da solo? Questo è stato un fatto di ricatti. Qualcuno dice questo.
NOI: Ma le voci di campagna cosa dicono?
A: A sentire le voci la macchina non l’aveva pagata lui e lui scappò per qualche paura nella legione, non certo si arruolò spontaneamente
B: Come i soldi dell’eredità dello zio d’America….uguale! Via, via io devo andare a preparare la cena
A: La macchina fu comprata a Borgo San Lorenzo e vi ripeto: chi gliela pagò?
NOI: Noi non lo sappiamo. Insomma Vicchio è stato veramente uno dei centri più importanti relativamente alla vicenda del mostro. Anche Pacciani abitava a Vicchio
B: Iniziò con la storia dell’omicidio della Miranda. Quello lo confessò subito, immediatamente, invece sull’accusa del mostro ha sempre negato. Secondo me per quanto era violento può essere stato lui…
A: comunque io son convinto che il Pacciani non c’entrava nulla. Lui era pilotato per altre questioni da qualcuno col cervello più fino. Se si analizza bene le persone sparite, la finezza con la quale son sparite, le cinque scomparse al di là della vicenda del mostro si capisce tutto. Lavoro pulito, portate lì e fatte fuori
NOI: Ma Pacciani e Vigilanti si frequentavano da giovani? C’ha raccontato della palata che Pietro ricevette in testa da Giampiero perché aveva rubato il lavoro al suo babbo.
A: Non ricordo benissimo. Ve l’ha raccontato lui? Una cosa è certa il Vigilanti e il Pacciani si frequentavano, ma non mi ricordo quando iniziarono. Lui saliva sulla macchina rossa e andavano via. Il Vigilanti abitava alle Caselle e il Pacciani per andare a Paterno. Ovvia, grazie della chiacchierata, è arrivata l’ora di tornare a casa.
NOI: Grazie a voi

Scendere in macchina dal Mugello fino a Firenze prendendo l’autostrada sarebbe la cosa più logica da fare, ma non per noi. Noi vogliamo fare le strade di campagna, quelle che raccontano, quelle che parlano, quelle che hanno storie da tenere vive per essere tramandate. Passiamo tra le bellezze del Mugello, scendiamo passando da Olmo, Querciola e Pian di Mugnone e ci ritroviamo direttamente a Rifredi. In realtà questa volta non abbiamo neppure perso tempo: attraverso l’autostrada avremmo fatto più chilometri.

Andrea Ceccherini

Katiuscia Vaselli

Mostro di Firenze: le verità di Vicchio

21 Agosto 2018 Stampa: Sienanews.it
Tag:         

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Traduttore