Il 23 Gennaio 2016 rilascia testimonianza Elena Febbrari, moglie di Giampiero Vigilanti.

Questo il verbale: 23 Gennaio 2016 Testimonianza di Elena Febbrari

Questa la trascrizione:

PROCURA DELLA REPUBBLICA 

PRESSO IL TRIBUNALE DI FIRENZE 

VERBALE DI ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI – art. 362 c.p.p. – 

Proc. pen. n. 7372/2014 RGNR Mod. 44 

In Firenze – presso il Comando Provinciale Carabinieri, via Borgognissanti nr. 48, II 23 gennaio 2016 alle ore 10,55 dinanzi al Pubblico Ministero Dr. Paolo Canessa, con la presenza del Col. Strada Domenico, Lgt. Lanfranchi Luca e Mar Ca Cappelletti Paolo, tutti appartenenti alla Sezione Anticrimine Carabinieri di Firenze è comparsa, previa citazione: 

FEBBRARI Elena, nata a Castel del Piano (GR) II 09.02.1932, residente a Prato Via Anile Nr. 10. 

ADR: Mi sono sposata il 22.01.1962 a Firenze con Giampiero Vigilanti con il quale, purtroppo, convivo tuttora. Quando mi sono sposata per un certo periodo ho lavorato come infermiera e siamo andati ad abitare a Vaiano (PO). Prima ho detto “purtroppo” riferendomi al fatto del mio matrimonio con il Vigilanti perché con me non si è mai comportato bene. Non ha mai contribuito alle spese familiari. Quando ci siamo sposati, mio marito non aveva né il vestito né le scarpe e glieli procurai io tramite il Prof. Gasparri che lavorava a Careggi e dove lo espletavo la mia professione di infermiera. Il Prof. Gasparri era un famoso ginecologo conosciuto in tutto il mondo. Lo stesso Gasparri aiutò mio marito a trovare un lavoro presso la Ditta “Magnolfi e Rosi” che era una tessitura di Vaiano (PO) ma ci dovemmo trasferire appunto a Vaiano perché gli orari di lavoro non consentivano di abitare a Firenze. Eravamo in affitto, camera e cucina, pagavamo 12.000£ al mese e mio marito ne guadagna 60.000£. 

ADR: Ho detto prima “purtroppo” che mi sono sposata con il Vigilanti perché poi non si è dimostrato una persona perbene. All’inizio, per la verità, pensava alla famiglia ed ai due figli che abbiamo avuto presto. Successivamente, ai tempi dell’alluvione di Firenze, tornammo a stare a Prato, vicino alla casa dove abitiamo ora, in quanto la fabbrica di “Magnolfi e Rosi” ebbe delle trasformazioni. Si rimpiegò sempre in una ditta tessile a Capalle di Campi Bisenzio. Ci stette poco e trovò un lavoro all’Ofisa, ditta di pompe funebri, all’ufficio di Prato, dove ha lavorato per diversi anni. Ricordo che fu licenziato e poi non ha più lavorato. Fu licenziato perché non si era comportato come di dovere in quanto, a seguito di un funerale, si impossessò di una corona di fiori che la famiglia del defunto aveva acquistato. Fu licenziato intorno al 1975 e poi non ha più lavorato. Mi sembra di aver capito che ebbe una pensione ma non ho altri elementi in proposito. Di sicuro da quel momento non ha più lavorato. Forse smise di lavorare nel 1979 e non nel 1975. Non ne sono sicura, ma il periodo è intorno a quegli anni. La cosa sicura è che da quando è andato via dall’Ofisa non ha più lavorato. 

ADR: Non ha mai fatto nessun altro tipo di lavoro neppure saltuario nonostante lo avessi invitato a trovare una nuova occupazione. Lui diceva che non poteva fare un altro lavoro perché altrimenti gli avrebbero tolto la pensione. Non so dire a quale importo ammontasse la pensione in quanto lui di queste cose non ha mai voluto parlarne con me. Anche se non lavorava lui era sempre fuori ed in casa non ci stava mai. Lui non mi è mai stato a sentire ed è sempre stato contrario a me. I soldi entravano comunque in casa perché io dal 1983 ho ricominciato a lavorare facendo assistenza agli ammalati e a fare le notti all’Ospedale. Ho lavorato anche per un periodo, 10 anni, presso una signora che era sotto tutela dell’Avvocato Giorgio Mazzoni che credo fosse il Presidente del Tribunale di Prato. L’Avv. Mazzoni adesso è morto e lui aveva una figlia di nome Donatella che fa anche lei l’avvocato. 

ADR: Per quel che ne so io, mio marito non ha mai avuto infortuni e non è invalido. Io sono invalida al 100% in quanto ho avuto un sacco di problemi di salute. 

ADR: Io non so proprio dirle cosa faccia tutto il giorno mio marito da quando è andato in pensione. Io, come ho già detto, mi occupavo anche dei figlioli. 

ADR: Mio marito, per quel che ne so io, non so se si sia occupato specificatamente di politica, anche se è sempre stato orientato a destra ed aveva delle fotografie assieme all’On. Almirante

ADR: Per quel che ne so io andava al bar Machiavelli, vicino a casa mia, e ci passava diversi tempo. Non aveva amicizie specifiche e nessuno lo veniva a trovare a casa. Faceva vita per conto suo. Anche adesso esce ma più tardi perché la mattina fa freddo. Tanti anni fa quando usciva portava il cibo ai suoi cani vicino a dove lavorava mio figlio. 

ADR: A volte siamo usciti ovviamente insieme e spesso andavamo a Vicchio a trovare i suoi genitori. Il padre morì quando ci fu la spedizione sulla luna, la mamma invece è morta alcuni anni dopo a Firenze. I genitori abitavano in località Caselle di Vicchio dove andarono ad abitare dopo il terremoto che colpì quelle località. 

ADR: A Vicchio, aldilà dei miei suoceri e di mia cognata, non conoscevo o frequentavo, con mio marito, nessuno. 

ADR: Per quanto riguarda i medici che curavano la nostra famiglia ricordo all’inizio il Dr. Cinelli e successivamente un certo Dr. Bartoli che prima faceva solo il medico condotto e poi il dentista. Attualmente abbiamo il Dr. Ruggeri

ADR: Non ricordo dove aveva lo studio il Dr. Cinelli mentre il Dr. Bartoli lo aveva in Prato Via Frà Bartolomeo mentre il dentista lo faceva alla Misericordia di Prato in una via dietro Piazza Duomo dove ci sono vicine le stanze mortuarie. Anche i miei figli hanno sempre avuto come medico di famiglia il Dr. Cinelli e poi il Dr. Bartoli. 

ADR: Ora ricordo bene, dopo che Lei mi ha invitato a pensarci, che mio marito conosceva un dottore che parlava francese e che aveva la moglie francese. Siamo andati anche a trovarli a casa in località Sagginale non proprio a Vicchio, una casa un po’ isolata fuori dal paese. Ricordo che non ci accolsero tanto bene. Ricordo che la moglie, che era francese, era irritata per la nostra visita tanto da non farci neanche entrare in casa. 

ADR: Non so se fosse irritata per la mia presenza.

ADR: La casa come ho detto la ricordo ma non siamo di certo entrati. Ricordo Il nome Sagginale perché era mio marito che faceva questo nome. 

ADR: Io ci sono stata una volta sola, forse mio marito conosceva meglio sia il posto che i due coniugi che andammo a trovare. 

ADR: Non ricordo esattamente il periodo in cui siamo andati a trovare i due coniugi. 

ADR: Lei mi chiede se conosco un certo Dr. Caccamo. Si, questo nome lo conosco bene. E’ quello di un dottore presentatomi dal Dr. Cinelli che è diventato poi il nostro dottore dopo che noi siamo andati ad abitare a Prato da Vaiano. Questo Dr. Caccamo era quello che aveva la moglie francese. 

ADR: Ora che ho le idee più chiare Le dico che il Dr. Caccamo aveva una casa a Vicchio, in località Sagginale. Aveva una moglie francese che come ho già detto non gradì la nostra visita nell’occasione che vi ho descritto. 

ADR: Lei mi dice che le due foto che mi vengono mostrate sono rispettivamente del Dr. Caccamo e della moglie di cui non conosco il nome ma, visto il lungo tempo trascorso non le riconosco. Però confermo che conoscevamo il Dr. Caccamo e che andammo a trovarlo al Sagginale. Ricordo che il Dr. Caccamo era una persona un po’ robusta anche in viso ma il mio ricordo non corrisponde alle foto mostratemi. 

Si dà atto che vengono allegate al verbale le foto raffiguranti un soggetto maschile ed uno femminile che vengono contrassegnate con i numeri 1 e 2 che rappresentano rispettivamente Caccamo Francesco e la moglie. 

Ricordo che anche in un’altra occasione passando dal Sagginale mio marito mi indicò la casa e mi disse che lì ci abitava il Dr. Caccamo. Questo avvenne prima della nostra visita Non so dire se mio marito frequentasse o meno quella casa per conto suo. Aggiungo che penso che la casa del Sagginale fosse, per i Caccamo, la seconda casa perché facendo ambulatorio a Prato sarebbe stato difficile abitasse lì.

ADR: Non so dove abitasse il Caccamo a Prato. Lo chiamavamo sempre in ambulatorio che credo fosse vicino alla Banca Nazionale del Lavoro in Via Frà Bartolomeo a Prato.

ADR: Il Caccamo in un secondo momento iniziò a fare il dentista in un luogo dove c’erano altri ambulatori che erano della Misericordia e dove vicino vi erano le cappelle del commiato. 

ADR: Non sono mai stata nell’ambulatorio dove il Caccamo faceva il dentista. Quando iniziò la nuova attività smise di fare il medico curante. Dopo che il Caccamo smise di fare il medico generico prendemmo l’attuale nostro medico curante Dr. Ruggeri. 

ADR: Non ricordo se quando andammo a trovare il Caccamo e la moglie vi fossero con noi anche i miei figli. Per quanto ne so io i miei figlioli non sono mai stati a trovare il Dr. Caccamo da soli con mio marito. Sicuramente non con me. Comunque se ci sono andati a me non l’hanno mai detto. Comunque andammo a trovare il Caccamo parecchio tempo dopo dell’omicidio del Sagginale, luogo che si trova vicino all’abitazione dei Caccamo. 

ADR: II Dr. Caccamo è venuto sicuramente a fare le visite presso la nostra abitazione. Ha curato sicuramente Gianluca. Ricordo che venne anche quando Gianluca aveva il c.d. “lattime” e lo fece ricoverare all’Ospedale di Prato. Questo sarà avvenuto quando Gianluca aveva 6-7 anni, essendo Gianluca del 1965, questo cose dovrebbero essere avvenute nel 1972. 

ADR: E’ vero che spesso il sabato mio marito andava a trovare la madre a Vicchio. Ricordo che le portava il pane di un panificio che si trova vicino a casa nostra e che a lei piaceva. Per quel che so io mio marito non ha mai dormito a casa di mia suocera. Per quel che ricordo io mio marito ha sempre dormito a casa tranne i casi in cui è stato ricoverato in Ospedale. 

ADR: Mio marito non ha mai detto di aver parlato con il Dr. Caccamo né tantomeno di aver parlato con lui di circostanze attinenti l’omicidio del Sagginale del 1984. 

ADR: Mio marito non mi ha mai parlato di essersi trovato quella sera nei pressi della località dell’omicidio del Sagginale del 1984. Mio marito diceva che quando andava a Vicchio faceva sempre l’Autostrada entrando a Calenzano ed uscendo a Barberino. Diceva di essere sempre controllato perché aveva una macchina rossa come quella che all’epoca era sospettata di avere attinenza con quelle dei delitti del mostro. 

ADR: Mio marito diceva che conosceva bene il Pacciani perché era di Vicchio. Me lo ha ripetuto anche stamani dopo che glielo ho chiesto espressamente. 

ADR: Per quel che ne so mio marito non aveva alcuna parentela con Renzo Rontini, padre della ragazza uccisa a Vicchio nel 1984. 

ADR: Quando andavamo a Vicchio a trovare mia suocera non passavamo dalla casa del Dr. Caccamo e quindi per andare lì dovevamo andarci appositamente. 

ADR: Quando, come ho detto, andammo a trovare il Caccamo e la moglie, mia marito non mi spiegò il motivo ma mi disse espressamente “vuoi vedere dove abita il Dr. Caccamo?”. Voglio aggiungere perché sia ben chiaro che quando la sig.ra Caccamo vide che c’ero anch’io si mostrò subito irritata tanto che mi fece subito pensare che l’irritazione era dovuta alla mia presenza inaspettata e che mio marito altre volte fosse stato in quella casa e che quindi vi erano motivi che conosce di certo lui e non lo circa quella irritazione. Ricordo che quando arrivammo i Caccamo erano fuori forse vicino all’orto, vicino ad un cancello di legno ed il Caccamo ci venne incontro, ci salutò cordialmente mentre la moglie si dimostrò molto irritata tanto da non salutarmi nemmeno. Mio marito fece un rapido saluto e ripartimmo. Ricordo che mio marito mi parlò del fatto che nella zona dell’abitazione del Caccamo erano avvenuti fatti relativi al mostro di Firenze senza aggiungere altro. 

Lei mi dà lettura delle dichiarazioni rese da mio figlio Gianluca e contenute nel verbale di ss.ii. del 6.12.2015 ove nella prima pagina Gianluca parla di plurime visite ai Caccamo fatte con tutta la sua famiglia intendendo la famiglia Vigilanti. Io ho solo ricordo della visita di cui ho già detto. Lei mi fa presente che Gianluca dice che queste visite sono collocate tra il 1977 e il 1978. 

Lei mi da a questo punto lettura delle seguenti dichiarazioni di mio figlio Gianluca: “ricordo che le visite che facevamo (ai Caccamo) le colloco quando io avevo 15-16 anni, quindi tra il 1977 ed il 1978. Ho ben chiaro la scena, ci lasciò fuori dalla porta. Le altre volte per la verità, nel corso di altre visite, la donna si mostrò molto più cordiale”. 

Io non ricordo circostanze come quelle riferite da mio figlio Gianluca. Di sicuro ricordo che il Caccamo era molto cordiale non altrettanto la moglie. Come ho già detto la sig.ra Caccamo l’ho vista solo una volta e non ci ho nemmeno parlato. 

Evidentemente i miei figli ci sono andati più volte a casa del Caccamo, io ci sono andata solo una volta. 

ADR: Niente so dire circa la conoscenza del Caccamo con il Rontini tantomeno con la figlia Pia. Lei mi dice che mio marito ha riferito questo. 

ADR: Sicuramente mio marito mi ha parlato della Rontini, poi deceduta, come ragazza che aveva un bar in piazza a Vicchio. Può darsi che mio marito abbia frequentato quel bar e l’abbia vista lì. Mi ha detto espressamente che quanto andava a Vicchio si fermava ad un bar dove c’era la Rontini. Per la precisione ha detto che la ragazza uccisa lavorava in un bar a Vicchio e l’aveva vista lì e credeva fosse la figlia del Rontini. 

ADR: Non so dire se mio marito sia stato ai funerali di questa ragazza. 

ADR: Quanto al Pacciani riferisco che mio marito mi ha ribadito che conosceva il Pacciani in quanto di Vicchio. Mia marito aveva una Lancia Flavia coupé rossa con il davanti ed il dietro nero, non il tetto, almeno così ricordo. 

ADR: Mio marito non mi ha mai detto di essere passato quella sera con la sua macchina che ho appena descritto sul luogo dell’omicidio del 1984 in località Sagginale. 

ADR: Mio marito non mi ha mai detto di essere stato a casa del Pacciani a San Casciano né tantomeno a Mercatale. 

ADR: Escludo che mio marito possa essere stato in America a trovare un suo zio o che abbia avuto da questi la promessa di un cospicuo lascito. A mio marito piace dire di essere stato da tutte le parti e che si parli di lui, 

ADR: Lei mi chiede se mio figlio Gianluca sia mai stato arrestato. Io le dico che è un fatto di Genova ma mio figlio non mi ha mai voluto dire nulla, sono cose oscure.

ADR: Mai mio figlio Gianluca mi ha parlato di aver lavorato per attività che hanno a che fare con i c.d. servizi segreti. Escludo che abbia mia accennato ad argomenti simili. 

ADR: Non mi ha mai detto perché fu arrestato, mi disse che il fatto era avvenuto a Genova ed era stato a suo dire “per cose da ragazzi”. 

ADR: Gianluca è sempre vissuto in casa con noi, non ha mai abitato per conto suo, lavora in una officina meccanica di Prato. Voglio aggiungere invece che mio marito da una decina di giorni dice che si sente minacciato senza aver spiegato da chi e ha paura di esser ammazzato senza aggiungere nient’altro. Non credo che si riferisca ad indagini che lo coinvolgono. Penso di più che si comporti male con la gente e che non paghi i debiti. Spesso lo cercano i creditori e lui dice a tutti che salderà i debiti appena riscuoterà la pensione. Tra l’altro dorme da anni al piano terreno e lascia le persiane aperte chiudendo solo i vetri e da fuori si può vedere benissimo l’interno. A proposito: mio marito dal 1983 dorme nel divano. Basterebbe tirargli un sasso da fuori per fargli del male. Mi tratta da anni come una estranea, non abbiamo nessun tipo di rapporto da quando siamo andati ad abitare in quella casa, non contribuisce alle spesa di casa, non so dire come spenda i soldi della pensione. 

L.C.S. 

23 Gennaio 2016 Testimonianza di Elena Febbrari

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