Il 7 Dicembre 2015 rilascia testimonianza Gianluca Vigilanti.

Nel verbale del 7 dicembre 2015, il figlio di Giampiero Vigilanti, Gianluca, dice: “Non so se mio padre sappia qualcosa degli omicidi del Mostro di Firenze o vi abbia assistito. Posso solo dirle che mio padre sa nascondere bene le cose”. (Faldone 2 pag. 67). Vedi: 21 Luglio 2022 Opposizione alla richiesta di archiviazione del procedimento “cartuccia orto Pacciani”

Questo il verbale: 7 Dicembre 2015 Testimonianza di Gianluca Vigilanti

Questa la trascrizione:

PROCURA DELLA REPUBBLICA 

PRESSO IL TRIBUNALE DI FIRENZE 

VERBALE DI ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI – art. 362 c.p.p. – 

Proc. pen. n. 7372/2014 RGNR Mod. 44 

In Firenze – presso il Comando Provinciale Carabinieri, via Borgognissanti nr. 48 – il 07 Dicembre 2015 alle ore 15.50 dinanzi al Pubblico Ministero dr. Paolo Canessa, con la presenza del Col. STRADA Domenico, Lgt. LANFRANCHI Luca e Mar. Ca. CAPPELLETTI Paolo del ROS – Sezione Anticrimine di Firenze è comparso, previa citazione: 

VIGILANTI Gianluca, nato a Prato il 22.09.1965, residente in Prato, Via Anile, 10. 

ADR: Sono il figlio minore di Giampiero Vigilanti. Abito in casa con i miei genitori. Sono divorziato e ho una compagna all’estero, in Brasile, con la quale ho avuto una figlia minore che abita con la mamma. 

ADR: Io ho conosciuto il Dr. Francesco Caccamo, me lo ricordo bene, era il nostro medico di famiglia quando abitava a Prato. Ricordo di essere stato con i miei genitori e con mio fratello Andrea, qualche volta, a Vicchio presso l’abitazione del dottore ove si era trasferito con la famiglia. Mi sembra che il CACCAMO avesse dei figli ma non so dire di che età o sesso perché non li ho mai visti. Ho conosciuto anche la moglie del Dr. CACCAMO che mi sembrò una persona abbastanza strana. Ho nitido un ricordo in cui io con i miei genitori e con mio fratello andammo a trovarli e la moglie del medico non ci volle aprire. Mi sembrò una cosa strana. Ricordo che poi ci venne ad aprire il CACCAMO ma andammo via subito anche perché capimmo che non era il caso di fargli visita quel giorno. Non so capire cosa potesse essere successo. Aldilà di questa stranezza non ricordo se, in quella occasione, la moglie del Caccamo abbia litigato apertamente con il marito ne se le abbia tirato uno schiaffo. Slamo stati altre volte a trovarli a casa con tutta la mia famiglia e mio padre parlava in francese con con lui CACCAMO e noi stavamo a sentire. Fra il CACCAMO e mio padre era nata una certa amicizia dal tempo che il CACCAMO era il nostro medico a Prato. Non ricordo quando i coniugi CACCAMO siano andati via da Prato trasferendosi a Vicchio. Ricordo comunque le visite che gli facevamo e le colloco quando io avevo 15 / 16 anni cioè fra il 1977 ed il 1978. Ho ben chiara la scena in cui la donna ci lasciò fuori dalla porta. Le altre volte per la verità, nel corso di altre visite, la donna era stata più cordiale. Noi andavamo spesso a trovare CACCAMO perché andavamo prima a trovare la mia nonna che abitava li vicino. 

ADR: Mi viene a questo punto mostrata una foto attuale del CACCAMO (che viene allegata al presente verbale). Lo riconosco soprattutto dagli occhi e dalla parte superiore del viso in genere. Io, frequentando spesso la casa della nonna specialmente in estate a Vicchio. Ho conosciuto la Pia Rontini ed il babbo, Renzo Rontini, che aveva un’officina vicino al Bar La Spiaggia di Vicchio e che io frequentavo un po’ perché appassionato di auto. 

ADR: Ricordo che la Pia RONTINI lavorava per un certo periodo al Bar La SPIAGGIA di Vicchio davanti all’officina del padre. Mi è capitata di vederla al bancone del bar. All’epoca era ancora viva la mia nonna, che è deceduta nell’ottobre 1988, parecchi anni dopo l’omicidio della Pia RONTINI. 

ADR: Ricordo che quanto ci fu l’omicidio della RONTINI io non andai neppure per curiosità sul posto ho però capito che era avvenuto in una strada vicino alla casa del CACCAMO. 

ADR: Non so dire se la RONTINI Pia avesse fratelli o meno. 

ADR: Mio padre andava più spesso di noi a trovare la sua mamma, certamente più di noi, che crescendo iniziammo ad andare per conto nostro. In genere mio padre andava dalla madre il sabato e la domenica. Più spesso la domenica mattina. 

ADR: Effettivamente a volte sia io da solo, che con mio padre, abbiamo parlato del CACCAMO come persona coinvolta nell’omicidio della RONTINI o negli omicidi attribuiti al mostro in genere. Non so spiegare il perché di questo sospetto. In me è nata comunque la considerazione che fosse una persona strana. 

ADR: Non ho mai sentito parlare di un possibile aborto della Pia RONTINI. Non ho mai parlato di ciò neanche con mio padre. 

ADR: E’ vero che mia nonna ASSIRELLI Assunta in VIGILANTI era amica della Winnie RontiniMia nonna era anche un po’ amica di tutti soprattutto perché era maestra e perché in anni lontani scriveva lettere per tutti. 

ADR: Diverse volte Carabinieri e Polizia sono venuti a perquisire la nostra casa. Mio padre era amante di armi. Andava spesso al tiro a segno e comprava proiettili. 

ADR: E’ vero che a mio padre hanno rubato delle armi ma non so dire niente a tal proposito tra l’altro ero fuori Prato quando ciò è avvenuto. 

ADR: Non so se mio padre sappia qualcosa degli omicidi del mostro di Firenze o se vi abbia assistito. Posso solo dirle che mio padre sa nascondere bene le cose. Fa confondere in continuazione mia madre che non ne può più. Tutta l’estate hanno litigato. Mia madre è molta arrabbiata con lui anche perché mio padre fa debiti in giro presso le banche e poi non riesce a pagarli. Ricordo che nel 1999 prese 12/13 milioni di lire in banca chiedendo un finanziamento alla Prestitempo del gruppo Deutsch Bank facendo firmare anche mia madre. Mio padre ha pagato sole poche rate tant’è che la Banca si stava rivalendo su mia madre che è proprietaria della casa. Io per aiutare mia madre mi sono accollato il debito firmando cambiali per 20.000 € con una rata mensile di 200 € con scadenza al 10 di ogni mese e fine pagamenti all’anno 2023. 

ADR: Non so a cosa gli siano serviti i denari presi in prestito nel 1999. Ho il contratto a casa e lo farò avere ai Carabinieri. 

ADR: Lei mi chiede se so qualcosa della storia dello zio di mio padre di origine americana che gli avrebbe lasciato una cospicua eredità. Io non sono mai andato in America a trovare questo VIGILANTE John e non so dire niente di più preciso. Di fatto qui non è arrivato alcunché. Sono fatti avvenuti dopo il 1997. Ricordo che parlai con uno al telefono che diceva essere uno zio di mio padre. Non ricordo se chiamò lui o lo chiamammo noi. Parlammo un po’ in italiano e un po’ in inglese, per la precisione nel 1998, ma in verità non parlammo mal di eredità ma solo per capire se fossimo parenti. Il suo cognome per la verità era VIGILANTE e non VIGILANTI. 

ADR: Mio padre non mi ha parlato di luoghi o indirizzi per ritirare questa eredità e non so se questo VIGILANTE sia vivo o morto. 

ADR: Non so dire perché mio padre abbia fatto tutta questa messa in scena. Voglio aggiungere che io sono sempre stato dalla mia parte e non ho mai chiesto nulla a mio padre. Forse nei primi del 1990 avrei avuto bisogno di aiuto ma mi sono arrangiato da solo. Fui arrestato dai Carabinieri per i quali facevo un’attività sotto copertura. Sono stato in carcere per la detenzione illegale di una calibro 9 ma non sono mai stato processato né condannato. 

ADR: Non so dire, come lei mi dice, perché mio padre custodisse a casa di mia nonna i ritagli di giornale dal 1974 fino al 1984 relativi ai delitti addebitati al mostro di Firenze. 

ADR: Mio padre conosceva il Pacciani erano entrambi di Vicchio. 

ADR: Niente so di una casa nel casentino che mio padre avrebbe acquistato per noi figli. Lei mi dice che questa circostanza emerge su di un articolo rilevato dall’archivio del Tirreno del 1997 (NdR: Il Tirreno 16 ottobre 2006)(che viene allegato allegato in copia al verbale) ma non ne so niente. 

ADR: Mia madre sta abbastanza bene, è lucida, anche se ha un astio nei confronti di mio padre, lo ha infatti denunciato lo scorso agosto per una aggressione. Di fatto mio padre la offende sempre in continuazione. Da mio padre comunque non c’è da sapere nulla di ciò che fa o di quel che ha fatto. 

ADR: LENZI Antonio lo conosco in quanto era un commercialista di Prato che ha lavorato presso la Tecnotex di Montemurlo (PO). Lei mi dice che, come risulta dalle indagini, il LENZI in qualche modo sia era fatto l’idea che mio padre potesse essere coinvolto con i delitti del mostro di Firenze senza specifiche motivazioni e che la voce era venuta ai Carabinieri di Prato. Io di questa cosa non ne sapevo niente. Voglio però spiegare meglio l’episodio del mio arresto di cui ho parlato prima. Nel novembre del 1990 sono stato arrestato a Genova e portato in Carcere a Marassi dove sono stato recluso 18 giorni esatti. Fui arrestato perché fui trovato alla stazione Principe di Genova nei bagni appena sceso dal treno che era partito da Prato. Avevo addosso una Beretta Cal. 9 ed ero stato incaricato di fare quel trasporto da persone che avevo conosciuto a Roma con l’intermediazione di un ex commilitone di cui al momento non ricordo il nome. 

Ricordo che questo commilitone, dopo molti anni del congedo avvenuto nel 1985, all’incirca nel 1987/1988 capitò a Prato apparentemente per altri motivi. Mi venne a trovare e dopo un po’ mi chiese in successivi incontri se ero disponibile a fare una operazione per conto di qualcuno per conto dei cosiddetti Servizi. Ricordo che la cosa andò avanti per un po’ di tempo prima dell’arresto. Lo stesso commilitone venne a Prato e mi consegnò la pistola che dovevo portare a Genova. Qualche ora prima mi dette 2 milioni di lire che erano esattamente la metà del prezzo concordato per il trasporto che era di complessivi 4 milioni di lire. Dovevo scendere alla Stazione di Genova Brignole dove avrei avuto il contatto previa comunicazione telefonica. Mentre ero sul treno notai che a La Spezia era salito qualcuno che mi seguiva. Scesi quindi alla Stazione successiva di Genova Principe e nei bagni venni arrestato con la pistola. Fui condotto in carcere e detenuto per gg. 18 complessivi. Io avevo capito che doveva essere un trasporto per un qualcosa da fare a Genova. Subito dopo il fatto ho avuto la sensazione che mi avevano messo nel mezzo e che mi avevano fatto un “pacco”. Rinunciai a capire ciò che mi era successo e non ho mai più cercato il mio ex commilitone. La pistola era una Beretta Cal. 9. Il commilitone mi aveva detto che lavorava a Roma per conto dei Servizi senza spiegarmi altro. Mi disse comunque che lavorava per un suo superiore e che la sua zona di competenza era la Toscana. Fui scarcerato, come già detto, dopo 18 giorni, non ricordo di aver fatto udienze con Gip o PM, nessuno mi ha interrogato, almeno non lo ricordo. Venne in carcere un avvocato donna che avevo nominato tramite un altro detenuto. Venni successivamente convocato alla DDA di Genova nel 1997 ed II PM Dr. Pio MACCHIAVELLO mi fece domande su di una casa che ai suoi atti risultava in locazione a me. Gli dissi la verità, io di questa locazione nulla sapevo. 

ADR: Io non avevo mai dato i miei documenti a chicchessia né tantomeno al mio ex commilitone. 

A.D.R. Le ripeto, anche se sembra impossibile come lei mi fa notare, non ricordo Il nome di questo commilitone.

ADR: All’epoca mio padre non raccontai nessun particolare del fatti, dissi solo che ero stato arrestato senza fornire altre indicazioni né lui mi chiese altro. Solo nel 1997 quando fui convocato a Genova dalla DDA spiegai a mio padre il motivo della mia convocazione. Ho a casa alcuni documenti relativi alla mia carcerazione e successiva scarcerazione e prendo atto che vengo invitato a consegnarli in copia agli Uff.li di P..G. del ROS di Firenze. 

Prendo atto che sono invitato a mantenere il segreto su quanto oggi riferito. 

L.C.S.

7 Dicembre 2015 Testimonianza di Gianluca Vigilanti

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