Il 30 Luglio 2015 presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Borgo Ognissanti viene interrogatorio Giampiero Vigilanti da parte del Sostituto Paolo Canessa alla presenza del Colonnello Domenico Strada, Luogotenente Luca Lanfranchi e il Maresciallo Luca Cappelletti del ROS.

Questo l’interrogatorio: 30 luglio 2015 Interrogatorio Giampiero Vigilanti

Questa la trascrizione:

PROCURA DELLA REPUBBLICA 

PRESSO IL TRIBUNALE DI FIRENZE 

VERBALE DI ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI – art. 362 c.p.p. – 

Proc. pen. n. 7372/2014 RGNR Mod. 44 

In Firenze – presso il Comando Provinciale Carabinieri, via Borgognissanti nr. 48 – il 30 Luglio 2015 alle ore 11.00 dinanzi al Pubblico Ministero dr. Paolo Canessa, con la presenza del Col STRADA Domenico, Lgt LANFRANCHI Luca e Mar Ca CAPPELLETTI Paolo del ROS Sezione Anticrimine di Firenze è comparso, previa citazione : 

VIGILANTI Giampiero, nato a Vicchio di Mugello (Firenze) il 22 Novembre 1930 residente in Prato, Via Anile, 10 

ADR: come le ho già detto l’altra volta io ho conosciuto il Pacciani perché entrambi di Vicchio. Io ero un po’ più giovane di lui. Ho riferito qualche tempo fa ai Carabinieri che con il PACCIANI ho avuto uno screzio perché voleva prendere il lavoro a mio babbo. 

Ebbi con lui una vera e propria discussione. All’epoca tre giorni di lavoro erano una cosa importante e ricordo che il PACCIANI voleva avere lui un lavoro dal Comune anche se era già stato assegnato a mio padre. 

Io difesi mio padre tirando una bastonata in testa al PACCIANI. Ricordo comunque che lui non fece alcuna denuncia e la cosa finì così. Io ero alto fin da quando andavo alle scuole elementari. Il PACCIANI era un pochino più basso di me. 

Era un “tangaro” cioè un uomo robusto, forte, mezzo contadino e mezzo operaio. Lui quella volta si prese la bastonata e non reagì. 

Io quando si tratta di cose che riguardano i familiari sono disposto a tutto. Io, per intendersi, facevo 30 km nel deserto del Sahara con un litro d’acqua e non avevo certo paura del PACCIANI. 

Io ho patito la fame. Sono stato sempre abituato a reagire a qualsiasi tipo di difficoltà. A 12 anni andavo a Firenze a lavorare con le “cardarelle” in spalla. Non ho mai avuto paura di nessuno. 

Lei mi ricorda di avere già raccontato l’episodio in cui i due arabi facevano confusione nel mio locale di Marsiglia in Piazza della Borsa. Era un locale per spogliarelliste, tipo night, dove si beveva. Come le ho già detto i due arabi stavano esagerando nel comportamento e furono ammazzati alla “araba”. Come si diceva all’epoca. “Così non lo fanno più!” 

ADR: nell’occasione fui messo in carcere. Ci stetti cinque giorni, al massimo una settimana. Ci fu riconosciuta la legittima difesa e fui scarcerato. I due arabi volevano i soldi e quindi io e il mio socio dell’epoca reagimmo e facemmo quello che loro avrebbero altrimenti fatto a noi. 

In quell’episodio eravamo solo io ed un mio socio. Non era presente il terzo socio. Eravamo tutti e tre ex legionari (uno francese e l’altro italiano), di nome: FRANCESCHINI forse Mario (era di Siena o di Grosseto). Non l’ho mai più rivisto. 

ADR: a volte comunque dopo essere tornato in Italia capitava di tornare a Marsiglia a trovarli. A volte ci sono andato anche in macchina. All’epoca avevo una FIAT 2300 di colore blu. 

ADR: l’episodio in cui andai in carcere a Marsiglia si colloca nel 1961. Il carcere era quello di Marsiglia che si chiamava Les Baumettes ed era sul mare. 

ADR: in carcere c’ero stato qualche volta anche in precedenza in occasione dei passaggi alla frontiera non autorizzati a seguito dei quali i clandestini come me venivano trattenuti 8 giorni e poi venivano muniti di foglio di via con l’obbligo di presentarsi al Sindaco del Comune di residenza. 

Ricordo di essere stato per questi motivi, per brevi periodi, nel carcere di Genova e mi sembra anche nel carcere di Oneglia. 

ADR: dopo le carcerazioni che ho detto, dopo il mio rientro in Italia, non sono mai stato recluso in altri carceri. 

Anzi, poiché Lei me lo richiede, forse sono stato in carcere anche a Firenze per motivi di informazioni non fornite su certi miei comportamenti ma non certo per rapine, violenze o cose del genere. Sono stato pochi giorni nel carcere delle Murate. “Lì si sta bene!” 

ADR: periodi lunghi di detenzione non li ho mai fatti. 

Lei mi chiede di spiegare cosa voglia intendere per “essere stato recluso per fornire informazioni”. Voglio precisare meglio. Qualcuno mi aveva accusato di qualche storia e mi hanno trattenuto per accertamenti e poi mi hanno liberato. 

Lei mi da lettura dell’oggetto di un atto della Questura di Firenze del 12.10.1958 allegato alla nota del 27 luglio 2015 del ROS CC di Firenze dal tenore: “denuncia in stato di arresto a carico di VIGILANTI Giampiero ai sensi dell’art. 629 CP – tentata estorsione”. 

Ricordo il fatto. Non ricordo il nome di chi fece quella denuncia. Era il nome di uno che mi doveva dei soldi. 

Lei mi fa presente che l’atto è redatto da personale della Questura di Firenze – Ufficio della Buoncostume. 

Io anche dopo la sua precisazione non ricordo l’episodio. Se vuole me lo legga. Lei mi fa presente che l’accusa che mi veniva mossa era di tentata estorsione sul presupposto che la parte offesa aveva avuto rapporti sessuali con me. 

Mi viene da ridere. Avevo 28 anni e comunque la Giustizia per quei fatti ha già fatto il suo corso. E’ stata una cosa da poco. 

Capirono che era un bluff e che il denunciante non aveva elementi certi per accusarmi. Lei mi fa presente che negli atti della Questura dell’epoca il denunciante si chiama POGGIOLINI Sergio. Il nome non mi ricorda niente. 

Ci sono sempre stati tanti che hanno fatto denunce a mio carico. 

Ad esempio, ultimamente, un giornalaio di Prato, con edicola in Via Machiavelli; non ricordo il suo nome. Mi ha denunciato recentemente. 

Ho presente che questo signore, di cui come ho detto non ricordo il nome, è figlio di un avvocato. 

Mi ha denunciato l’anno scorso ed a seguito della sua denuncia mi sono venuti a perquisire una quindicina di persone della Questura. 

Per la precisione le ultime perquisizioni che ho subito sono le seguenti: 

negli anni scorsi c’è stata una prima perquisizione nell’ottobre/novembre 2013 da parte della Questura di Prato per le armi che avevo in casa. 

Ricordo che all’epoca in realtà le armi mi erano sparite ed io ho avuto sempre il sospetto al 99% che me le avesse rubate una persona che spesso veniva a casa mia. 

Voi mi chiedete se per caso si tratti del “bombolaio” che mi portava il gas ed io vi dico che Voi CC siete “braconi”. Per la precisone per me l’autore di quel furto è stato proprio lui. 

Io volevo riprendere da me le mie armi che il bombolaio mi aveva preso. Lo volevo minacciare per riprendermele. La Questura pensava che le avessi nascoste. 

Figuriamoci se le avrei nascoste in casa. Era ovvio che sarebbero venuti a cercarle in casa. Non ricordo il nome del bombolaio che ha il negozio a Iolo di Prato. I bombolai per la verità sono due cognati. Il mio sospetto è sul più giovane. 

Successivamente, l’anno dopo, c’è stata una seconda perquisizione che mi è stata fatta da Lei PM e dai CC del ROS di Firenze oggi presenti. 

C’è stata poi una terza perquisizione fatta da personale della Questura di Firenze. Erano tanti, 10 – 12 persone. 

Tale perquisizione è stata fatta a seguito di denuncia del giornalaio di Via Machiavelli di Prato che io avevo minacciato in quanto si era appropriato di roba mia. Non ricordo il suo nome è figlio di un avvocato che è morto 4 o 5 anni orsono ed abita in Via Machiavelli di Prato nelle vicinanze della Banca. Lei mi dice chiamarsi NESTI. Si effettivamente è il suo cognome e abita in Via Fossi a Prato vicino alla Banca. 

Questo NESTI io l’ho minacciato perché mi aveva rubato delle foto grandi che io avevo a casa. 

Ricordo che erano foto di alcune parate militari ad Hanoi, nel Vietnam. 

II NESTI aveva anche visto le famose foto in cui io ho una testa mozzata in ciascuna mano. Quelle foto non me le ha prese perché le avevo già fatte sparire io. Le avevo però fatte vedere a suo padre. 

Queste foto ce le ho ancora in un posto che so io e che non voglio rivelare in quanto è bene che sappia che sono abituato alle torture. Verranno con me quando “tirerò il calzino”. I miei figlioli sanno che Voi lo sapete e le faranno sparire. 

Tornando al NESTI, qualche fotografia di grosse dimensioni me l’ha restituita. Molte altre se le è trattenute e l’ho più volte sollecitato per la restituzione. Mi ha preso anche dei documenti della Legione. Mi ha preso questo materiale perché è fissato per questi oggetti. 

Io nella Legione ero Sergente, avevo 25 uomini sotto di me: ero un “qualcuno”! 

ADR: tornando all’arresto che mi fece la Questura nel 1958 Lei mi chiede chi fu l’Avvocato che mi difese; io non ne ricordo il nome, sarà stato sicuramente d’ufficio. 

Lei mi chiede se oltre quello in Italia ho avuto altri procedimenti penali a mio carico. Non me lo ricordo. E comunque non ricordo i nomi dei difensori. 

ADR: Lei mi chiede se per la recente questione delle armi a Prato ho avuto un difensore. Ricordo che è stata una questione che si è sistemata e sono stato difeso da un difensore di Prato. Non mi ricordo il nome ma mi viene in mente che ho nel portafogli un suo biglietto da visita. 

Si dà atto che il sig. VIGILANTI estrae dal proprio portafogli un biglietto da visita dell’Avv. Diego CAPANO di Prato che viene fotocopiato ed allegato in copia al verbale con restituzione dell’originale al VIGILANTI. 

Sono stato diverse volte nel suo ufficio di Prato, che è in centro in uno stabile al II piano assieme a diversi altri legali. Non mi ha presentato alcuna parcella. 

ADR: lei mi chiede di precisare dove tengo le foto con le due teste tagliate: io non intendo dirlo. Le tengo lontane in una Banca in America per non compromettere i miei figlioli. 

ADR: sono in possesso di passaporto. Mi ricordo che non mi è stato trovato nel corso della perquisizione che mi è stata fatta. 

ADR: tornando a nomi di avvocati che mi hanno difeso ricordo due fratelli di Prato di cui non ricordo il cognome con studio in centro vicino a Piazza Ciarli al I piano vicino al Panificio “Gnam” dove avevano l’abitazione. Uno dei due, quello a nome Dante, è deceduto. Mi hanno difeso solo per degli incidenti stradali. 

ADR: non ho mai avuto avvocati di Firenze. 

Ricordo però di un avvocato di Prato che era segretario del Sindaco CENNI ed anche questo Avvocato si chiamava CENNI. Sono entrambi di destra. Conosco l’Avvocato CENNI perché andava a scuola con mio figlio Andrea

ADR: insisto con il dire che non mi sembra di aver avuto Avvocati di Firenze. 

ADR: effettivamente ho comprato negli anni proiettili cal. 22 ma avevo regolarmente denunciato una pistola di tale calibro. In questo momento non ho né armi né pallottole calibro 22. 

ADR: Lei mi chiede se sono mai stato processato per la detenzione di proiettili cal. 22. 

Io le dico che processi veri e propri per fatti del genere non ne ho avuti. 

Una cosa del genere l’ho avuta circa 10 anni fa. Ricordo comunque che dopo tale processo ho potuto continuare a detenere le armi. 

Questo processo di circa 10 anni fa è stato relativo a proiettili cal. 22. Mi sembra che me li trovarono nel corso di una perquisizione. Io se ho una pistola ne posso tenere 200, quindi ero tranquillo. Non ricordo esattamente come andò a finire quel processo ma ho forse ho pagato una multa. 

ADR. Non ricordo chi fu il difensore. Gli avvocati si vedono una volta in Tribunale e poi non si rivedono più. 

Si dà atto che a questo punto il Sig. VIGILANTI ricorda il nome dei due fratelli Avvocati di Prato: gli avvocati GALLETTI di cui uno, come già detto, si chiamava Dante. 

ADR: mi viene a questo punto mostrato un documento con cui nomino l’Avv. Pietro Fioravanti di Firenze per l’udienza del 11.11.1996 al Tribunale di Prato. 

Dopo averci pensato un po’ mi viene in mente di avergli dato un bel po’ di soldi a questo avvocato. Non era un avvocato nominato d’ufficio. Gli ho dato perlomeno un milione di lire. Ne sono sicuro. 

Io non ricordo bene perché ho nominato lui. Forse perché era parente di qualcuno che conosco. 

Forse questo avvocato FIORAVANTI era amico di mio cognato, marito di mia sorella Mirian, Pasquale, ora morto, che aveva un negozio di moto in Via dè Neri a Firenze. 

L’Avvocato FIORAVANTI l’ho visto per le udienze. 

ADR: non sono mai stato allo Studio dell’Avv. FIORAVANTI a Firenze. 

ADR: avrò visto il FIORAVANTI in tutto un paio di volte. 

ADR: Ho visto e so che il FIORAVANTI era il difensore del PACCIANI. Qualunque avvocato che facesse una udienza per il PACCIANI diventava famoso, andava sempre in televisione. 

Questa circostanza ora la ricordo bene ma li per lì non lo ricordavo. Non ho altri motivi per avere nominato l’Avvocato Fioravanti. 

Si da atto che alle ore 13.00 si interrompe brevemente la testimonianza del Sig. VIGILANTI e la relativa verbalizzazione per permettere la consumazione di un pasto. 

Si da atto che la verbalizzazione del teste VIGILANTI riprende alle seguenti ore 13.30. 

ADR: Lei mi fa presente che appare veramente strano che, nel 1995, io abbia nominato mio difensore l’Avv. FIORAVANTI in un processo per illecita detenzione di proiettili cal. 22 LR dal momento che si tratta dello stesso difensore che all’epoca aveva Pietro PACCIANI. 

Anche se la cosa può sembrare strana Le dico che io all’epoca non ci ho fatto caso. 

ADR: effettivamente conoscevo l’Avv. FIORAVANTI perché lo avevo visto in televisione alle udienze del processo Pacciani. 

Aggiungo che inoltre che io venivo qualche volta in udienza al processo Pacciani per curiosità ed il FIORAVANTI l’ho visto personalmente in udienza ma non ci ho mai parlato. 

E’ proprio la verità io sono venuto a Firenze alle udienze in più occasioni. 

ADR: Lei mi chiede quali sono le mie idee politiche. Io le dico che sono sempre stato di destra. Per chiarirle meglio la questione le preciso che ho conosciuto bene l’Onorevole ALMIRANTE. L’ho frequentato a lungo. 

Sono stato per lunghi periodi, nei primi anni ’60 e successivamente, componente della sua scorta personale. 

Si fidava di me. 

Ci spostavamo con auto che reperivamo di volta in volta a secondo dei luoghi dove doveva andare. 

ALMIRANTE è venuto anche per più volte alla Sezione del MSI di Prato. 

Per la mia appartenenza politica ho conosciuto altre persone importanti del MSI. 

Ho conosciuto e frequentato l’Ammiraglio BIRINDELLI. Ho conosciuto solo di vista Iunio Valerio BORGHESE. Ho frequentato anche Giuseppe BOTTAI che è stato anche Ministro. Il BOTTAI l’ho conosciuto quando eravamo entrambi sergenti nella Legione Straniera. 

Spesso ALMIRANTE veniva per incontri Montecatini Terme ed io gli facevo da guardia del corpo. Per questo servizio non percepivo alcun compenso. Mi venivano rimborsate le solo spese. 

Quando ALMIRANTE veniva a Prato, veniva alla Sezione del MSI che si trova sotto le Logge in centro, Via Santa Trinita, vicino alla Piazza San Francesco. 

Io frequentavo quella Sezione che adesso credo non ci sia più. 

Ricordo di essere stato anche al funerale di ALMIRANTE nel 1988. 

Lei mi riferisce a questo punto che dagli atti del dibattimento a carico del PACCIANI emerge che i difensori dell’imputato all’ultima udienza prima della discussione finale, hanno rivolte numerose domande all’allora Brigadiere dei CC AMORE, da loro stessi indotto come teste, in merito al rinvenimento nel corso di una perquisizione fattami subito dopo l’omicidio del 1985 a Scopeti (FI) di numerosi proiettili cal. 22 

Mi fa presente anche che tali domande miravano a dimostrare che a mio carico c’erano elementi per pensare che fossi io il “mostro di Firenze”. 

Non conoscevo queste circostanze. 

Non posso non pensare che l’Avv. FIORAVANTI forse voleva incastrare me per salvare PACCIANI mettendomi così “nella padella che friggeva”. 

Io non posso che ripeterle che ho conosciuto personalmente l’Avv. FIORAVANTI successivamente a quel processo nei modi e per gli scopi difensivi che le ho già narrato. 

Io non ho alcun responsabilità per tali delitti. 

Le voglio a questo punto esternare quale è stato sempre il mio pensiero al proposito. 

C’era qualcuno che eseguiva o faceva eseguire tali delitti per soddisfare qualche particolare esigenza magari della propria compagna. 

Io ho avuto da sempre una impressione fissa e riguarda un medico, di nome Francesco Caccamo, che abitava molto vicino e cioè a non più di 100 mt o poco più dalla località “La Boschetta” dove nel 1984 fu commesso l’omicidio di Pia Rontini e Claudio Stefanacci

E’ una idea fissa che ho sempre avuto. 

Era un dottore che avevo conosciuto a Prato quando faceva il medico ed aveva una bella clientela e vari studi in Prato. Ad un certo punto della sua vita chiuse improvvisamente questi studi e si era improvvisamente trasferito a Dicomano, località Le Balze, appunto vicinissimo al luogo dell’omicidio. 

Era un tipo molto strano, sostanzialmente un tunisino con cultura prettamente araba così come sua moglie. 

Parlavano entrambi molto bene il francese ed io ho frequentato per un certo periodo la sua casa. Ora non so che fine abbia fatto. 

Uno dei motivi per cui l’ho sempre sospettato è soprattutto il comportamento della moglie che mi sembrava avesse uno strano atteggiamento nei confronti del marito e che fosse capace di fargli commettere quei delitti per soddisfare proprie perversioni. 

Questa donna quando mi vedeva si nascondeva ed aveva uno strano atteggiamento. 

Il CACCAMO prima di andare a stare a Dicomano abitava, come detto, a Prato in località Santa Lucia ed io ero un suo paziente da quando cioè abitavo a Prato. 

Lei mi chiede di spiegare meglio i motivi di questi miei sospetti. Io non posso che ridirle che dopo averlo conosciuto ho sempre avuto forti dubbi come autore degli omicidi o quantomeno dell’omicidio del 1984 a Vicchio. 

Lei mi chiede se so che, come risulta dalla nota del ROS del 27.07.2015 pag 20, la pistola cal.22 High Standard che io ho acquistato nel 1983 al tiro a segno di Prato era stata acquistata proprio dal CACCAMO in epoca antecedente cioè dal 1973. 

Apprendo solo ora tale circostanza e la cosa mi meraviglia. 

Capisco quali sono le sue perplessità ma io non so darle spiegazioni. Io tale circostanze non la conoscevo ed i miei sospetti su CACCAMO derivano dalle circostanze che le ho riferito solo ora. 

ADR: anche io frequentavo il tiro a segno di Prato (così come il dr. CACCAMO) ed ho usato per i tiri oltre che la High Standard del Caccamo che poi ho acquistato, anche pistole cal. 22 marca Beretta che erano di proprietà del tiro a segno. 

Circa i dubbi che ho sempre avuto sul CACCAMO le voglio precisare che secondo me i delitti addebitati al mostro di Firenze possono essere stati commessi alternativamente da più persone fra loro unite per motivi diversi. 

Non ho però elementi ulteriori certi da aggiungere. 

Lei mi chiede di riflettere su tale circostanza. Io le dico che altre persone vicine al Caccamo possono essere di origine meridionale o comunque siciliana ma non intendo aggiungere altro. 

Voglio comunque aggiungere che i delitti possono essere stati commessi magari conoscendo le vittime, quantomeno quelle femminili. 

In merito alla vittima femminile del delitto del 1984, Pia RONTINI, debbo dire che il babbo di Pia, Renzo Rontini era cugino della mia nonna FAGORZI Rosa

Le voglio aggiungere che almeno per quanto riguarda l’omicidio de “Le Bartoline” vi erano come ho detto due persone che erano molte vicine al CACCAMO. Uno era un professionista che faceva il veterinario a Vicchio credo ora sia morto, l’ho visto circa un anno orsono. Aveva lo studio a Vicchio nel viale della Stazione FF.SS dove prima c’era un fioraio. Era di origine siciliana. Un altro molto unito al CACCAMO e a questo veterinario era un esattore delle tasse del Comune di Vicchio. 

I tre erano molto amici, anche l’esattore era siciliano e non era sposato. Abitava a Vicchio o dintorni. 

II CACCAMO non aveva amicizie di nessun genere diverse da questi due. 

Non andavano né a caccia né a pesca. Erano molto amici tra loro avevano lo stesso carattere, le stesse abitudini “Un salterellino non va con uno che bestemmia per strada”. 

Mi è sempre sembrato molto strano che un professionista medico con studi medici avviati a Prato venga a stare in una campagna isolata con una casetta vicina al fiume. 

Io feci amicizia con il CACCAMO anche perché parlavo francese. Andavo a trovarlo con mia moglie. 

ADR: per quel che ricordo quando il CACCAMO aveva lo studio a Prato aveva anche pazienti che venivano dalla Sardegna. 

Lei mi chiede se ho conosciuto anche Francesco Vinci e Salvatore Vinci. So benissimo di chi si tratta. Li conoscevo. 

Erano anche clienti del CACCAMO e li ho visti più volte nei suoi due ambulatori a Prato sia in quello di Via Bologna – a Coiano – che quello a Prato Viale Montegrappa. 

Ho conosciuto anche un altro sardo di nome Pietro, parente dei due VINCI, di cui non conosco il cognome e che abitava vicino a casa mia a Prato Via Anile nr. 18. Ora questo Pietro è tornato in Sardegna 

Voglio aggiungere circa i tre amici che frequentavano il Bar Giotto ubicato in Vicchio nell’omonima piazza. Spesso la domenica ed il giovedì erano lì. 

Sono a conoscenza del fatto che Pia RONTINI lavorava in quel bar. 

Voglio aggiungere a questo proposito che mi è sempre risultato strano il comportamento del padre di Pia RONTINI, Renzo, come detto mio lontano parente, perché è stato sempre troppo attivo ed ogni presente. Ho quasi avuto l’impressione che Renzo RONTINI sospettasse qualcosa in merito all’omicidio della figlia. 

ADR: in merito all’episodio della presunta eredità di cui è notizia in vari giornali acquisiti agli atti e che Lei mi dice essere davvero strano e poco credibile, io le dico che ho i documenti. 

II VIGILANTI era davvero un mio lontano cugino. Anche se lei non ci crede, le dico che sono stato a trovarlo in America. Era una persona molto importante, un procuratore. Ricordo in proposito che per andarlo a trovare non ebbi neanche la necessità di usare il mio passaporto di cui è stata trovata fotocopia nel corso della perquisizione dello scorso anno perché mio cugino mi fece ospitare su di un aereo militare statunitense in partenza da Pisa. 

Per quanto concerne l’eredità io non l’ho ancora ricevuta. Ho capito che il pagamento potrebbe avvenire solo dopo 20 anni dalla morte di mio cugino che a questo punto è abbastanza imminente. 

Le voglio aggiungere che dell’eredità non mi interessa davvero niente. 

Non ho nessuna intenzione di andare in America perché voglio rimanere qui per vedere per come va a finire tutta questa storia. 

L’ufficio dà altresì atto che il signor Vigilanti indossa una maglietta senza maniche nera con al centro in bianco la scritta “2° REGIMENT ETRANGIER DE PARACHADUTIST” e sotto un triangolo a testa in giù. 

L.C.S. 

30 Luglio 2015 Interrogatorio di Giampiero Vigilanti

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